Scivola dall’imbarcazione, Francesco Guzzo muore annegato

Erika Noschese

Il mare continua a mietere vittime. È di questa mattina la tragica notizia di un cadavere rinvenuto a largo di Scario, a San Giovanni a Piro. Si tratta del 47enne, Francesco Guzzo, uscito con la sua barca per una battuta di pesca. La vittima sarebbe scivolata dall’imbarcazione, finendo così in acqua. Morte per annegamento, dunque, dopo vari tentativi di risalire a bordo della barca, senza successo. A segnalare il corpo senza vita alcuni bagnanti che hanno notato qualcosa galleggiare a circa un miglio dalla costa. Sul posto la guardia costiera di Palinuro, guidata dal comandante Giovanni Paolo Arcangeli, giunta sul posto con una motovedetta. Una volta recuperato, il cadavere è stato trasferito al porto di Policastro Bussentino e da qui all’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania a disposizione dell’autorità giudiziaria quando, fra 24 ore circa, verrà effettuato l’esame autoptico. Stando alle prime notizie, Guzzo, residente a San Giovanni a Piro, era partito dal porto di Scario nella primissima mattinata per andare ad un lido verso sud. È deceduto per annegamento. La barca è stata posta sotto sequestro e i familiari hanno già proceduto con il riconoscimento del corpo.




Si aggravano le condizioni del professor Antonello Crisci

Le condizioni del medico legale Antonello Crisci peggiorano. E’ stato necessario un altro intervento nella notte tra venerdì e sabato, data l’infezione causata dall’operazione effettuata alla clinica Tortorella. Qualcosa è andato storto all’interno della clinica e adesso il professore universitario e medico stimato da tutti, è costretto ad uno stato di incoscienza all’interno del reparto di rianimazione del San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. E’ intubato e sedato, soprattutto dopo l’ennesimo intervento effettuato dal primario di chirurgia d’urgenza, che ha tentato di “arginare” l’infezione in atto allo stomaco del medico legale. Doveva essere un semplice intervento per asportare la colicisti, ma l’operazione si è trasformata in un incubo, riducendo purtroppo Antonello Crisci in pessime condizioni. Adesso tutti sono alle prese con la risoluzione del problema, affinchè possa davvero trasformarsi soltanto in un incubo. Intanto al Ruggi è un via-vai di persone e amici di Crisci che n o n f a n n o altro che p r e g a r e affinchè tutto ritorni alla normalità, ma soprattutto l’impegno dei medici profuso per la causa è immane in queste ore per salvare la vita a colui che ha seguito e risolto i casi più importanti, trovando una giustificazione e una motivazione a quelle morti con un punto interrogativo.

 




Stazionarie le condizioni di salute di Crisci

Sono stazionarie le condizioni di salute di Antonello Crisci, professore e noto medico legale, ricoverato all’ospedale Ruggi d’Aragona, in seguito a complicazioni sopraggiunte in seguito ad un intervento effettuato dai medici della Clinica Tortorella di Salerno alla colicisti.Il medico legale di Salerno è ancora ricoverato in rianimazione e si attendono i risultati di alcuni esami particolari che i medici hanno effettuato. Le sue condizioni di salute, dunque, sono stabili ma gravi tanto da temere per la sua vita. La famiglia del professore, cittadino onorario di Vietri sul Mare, intende capire cosa è andato storto all’interno della clinica e a cosa sia dovuto il peggioramento delle condizioni cliniche. Al momento nessuna certezza nonostante si ipotizzi la “bucatura” dell’intestino. Il medico legale, consulente della Procura, si è occupato dei casi più importanti a Salerno, effettuando numerose autopsie. Dalle 26 migranti arrivate morte nello sbarco salernitano dello scorso anno, fino all’autopsia di Ilaria Dilillo, morta “per mano” dell’attore Diele in un incidente stradale. Tutti in questo momento provano ad essere vicini al medico legale, figlio del professor Nicola Crisci, e che ha risolto numerosi casi. La sua bravura sicuramente farà spazio a questo momento di preoccupazione e ansia che diventerà sicuramente soltanto un brutto incubo per Antonello Crisci, stimatissimo medico legale ma anche professore universitario.




Morì al Ruggi: in 6 a rischio processo

Pina Ferro

Morì dopo due interventi chirurgici, il primo di natura ginecologica ed il secondo per intervenire su una perforazione intestinale. Per il decesso di Palmira Casanova, 56 anni di Atrani, il sostituto procuratore Elena Guarino ha chiesto il rinvio a giudizio di 2 ginecologi, un radiologo ed un medico. Si tratta di Bruno Arduino, Mario Santoro, Carmine Manfra e Alighiero dell’Isola. Sulla richiesta presentata dal magistrato dovrà pronunciarsi il Gup Ubaldo Perrotta. La donna spirò nell’aprile del 2016 a per una presunta perforazione dell’intestino. Intervento eseguito in urgenza dopo un primo per cisti. La donna, tra l’ospedale di Castiglione di Ravello e il ‘San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona’ avrebbe trovato la morte per presunta imperizia. La 56enne commerciante della Costiera amalfitana era stata ricoverata al Ruggi per un intervento di routine: la rimozione di alcune cisti alle ovaie. Dopo essere stata dimessa la donna ha iniziato ad avvertire forti dolori. Dalla sua abitazione ad Atrani fu condotta prima all’ospedale di Ravello e poi nuovamente al Ruggi. Qui le è stata diagnosticata una peritonite ed è stata sottoposta a un nuovo intervento. La donna purtroppo non ce l’ha fatta. Secondo una prima ricostruzione pare che la peritonite fatale sia stata provocata dal primo intervento. Durante la rimozione delle cisti alle ovaie pare sia stato perforato l’intestino. A seguito del decesso i familiari presentarono una denuncia che diede il via all’inchiesta. Ma le indagini sono state rese più difficili del previsto, perchè i reperti biologici delle sue operazioni subite da Palmira, che avrebbero potuto causarle il decesso, non furono ritrovate. Scomparso il tratto di intestino che potrebbe essere stato danneggiato per errore nel corso della laparoscopia del 19 aprile, e che fu asportato nel secondo intervento quando la 56enne tornò al “Ruggi” in condizioni disperate e morì in sala operatoria.




Travolto da un treno in corsa

Francesco Falcione

Un incidente ferroviario mortale si è verificato nella serata di ieri a Battipaglia, al passaggio a livello di via Fosso Pioppo. Ad essere travolto ed ucciso dal convoglio in transito è stato un uomo di 41 anni. Ancora poco chiara la dinamica alla base della tragedia, sembrerebbe essere stato un suicidio. Tutti i treni sono stati completamente bloccati e gli oltre 400 passeggeri fatti scendere alla stazione di Battipaglia.L’uomo travolto dal treno è un 41enne che nel pomeriggio di ieri aveva lasciato la sua abitazione senza dare più notizie di sé- I familiari preoccupati avevano allertato le forze dell’ordine che avevano cominciato le ricerche sul territorio cittadino e non solo. Il treno dell’incidente è un regionale della linea Napoli – Battipaglia. Sul posto è immediatamente giunta la Polizia Ferroviaria, coadiuvata dalla Polizia Municipale di Battipaglia. Il magistrato di turno, il dottor Roberto Penna ha incaricato ufficialmente il medico legale Giovanni Zotti a procedere al primo esame esterno del cadavere. I vigili urbani, coordinati dal comandante Gerardo Iuliano, hanno tenuto sotto controllo la situazione e agevolato il traffico cittadino durante tutta la serata. La salma, ricomposta è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale di Battipaglia. Il traffico dei treni ha subito grossi rallentamenti. I passeggeri dei treni bloccati, sono stati fatti accomodare nella stazione di Battipaglia in attesa di poter ripartire una volta libera la strada ferrata.




Sedati e cosparsi di alcol Poi la morte per asfissia

Pina Ferro

Sedati e cosparsi di alcol, ma la morte sarebbe giunta per asfissia e non per le ustioni riportate. Questa è l’ipotesi formulata, ieri mattina, dai medici legali che hanno effettuato l’esame sui corpi di Iole De Marco, di Franco e Donato Papa, deceduti mercoledì scorso nel loro appartamento di via Tommaso Sanseverino della cittadina capofila della Valle dell’Irno. Ad eseguire l’esame necroscopico è stato il medico legale Giuseppe Consalvo su disposizione della Procura di Nocera Inferiore che ha apeto un’inchiesta. Al momento non vi è alcuna certezza sul decesso di madre e figli anche se dall’esame eseguito è stato possibile dar forza a quella che era la pista dell’omicidio – suicidio già ipotizzato dagli investigatori già nelle ore immediatamente successive al ritrovamento dei tre cadaveri. La certezza arriverà tra qualche settimana, quando saranno pronti gli esami tossicologici sui tessuti prelevati dalle tre salme. «E’ verosimile pensare che i tre non siano morti per le fiamme ma dipo aver respirato il monossido di carbonio – ha spiegato il dottor Antonello Crisci, responsabile dell’istituto di medicina legale dell’ospedale Fucito di Mercato San Severino – Probabilmente il fratello che soffriva di depressione ha dapprima sedato la madre ed il germano e successivamente li ha cosparsi di alcol. Particolare questo che è stato ipotizzato dall’esame delle salme: presentano ustioni solo sulla parte anteriore e fino alle gambe». E’ stato pensato all’alcol per la tipologia di ustioni presentate dai corpi: non molto profonde e di secondo grado. «Ed è anche ipotizzabile che il 58enne dopo aver sedato la madre ed il fratello e posto in atto l’intento omicida si sia accucciato accanto alla madre dove poi sarebbe stato ritrovato e si sarebbe lasciato morire». Ha aggiunto Crisci. Ovviamente ora tali ipotesi dovranno trovare un riscontro negli esami tossicologici. Le salme sono state liberate e restituite ai familiari per il rito funebre che è in programma per oggi. Intanto, alcuni fedeli della Parrocchia “S.Antonio” di Mercato San Severino hanno lanciato l’idea di dedicare una sala del convento a Franco Papa. Questi era un cultore di latino e greco ed aveva una grande fede. Tutte le domeniche in chiesa leggeva le Sacre scritture. Ogni giorno, si fermava nella cappellina esterna alla chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova, in cui c’è l’adorazione permanente dell’Eucaristia




Le 26 donne morte annegate

Erika Noschese

Le ventisei giovani migranti morte a largo di acque internazionali e giunte a Salerno lo scorso 5 novembre, a bordo della nave mili- tare spagnola “Cantabria” riceveranno degna sepoltura. Venerdì 17, alle ore 10, saranno in- fatti celebrati i funerali presso il Cimitero Monumentale di Salerno. In tale occasione, il Comune di Salerno ha proclamato lutto cittadino e, in segno di rispetto, verranno simbolicamente spente le Luci d’Artista dalle 18.30 alle 19. Al rito funebre prenderanno parte monsignor Luigi Moretti e l’Imam Abderrhmane Es Sbaa. Nove delle salme verranno sepolte nel cimitero di Salerno mentre le restanti in alcuni comuni limitrofi quali Petina, Sassano, Montesano sulla Marcellana, Battipaglia, Contursi Terme, Novi Velia, Polla, Atena Lucana, Montecorvino Rovella, Pellezzano, Baronissi, Pontecagnano, Sala Consilina. Inoltre, sembra data per certa la presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti che dovrebbe prendere parte al rito funebre. I migranti ed i cadaveri giunti in città sono stati soccorsi e recuperati in quattro diverse operazioni effettuate a largo delle coste libiche lo scorso 3 novembre. In particolare, 146 migranti – di cui 28 bambini, 97 uomini, 21 donne ( di cui 3 in- cinte) – sono state recuperate a bordo di un gommone della nave spagnola Cantabria; altri 64 migranti – di cui 6 bambini, 36 uominie 26donne(dicui2instato di gravidanza) – sono state recuperate in mare dopo il parziale affondamento del gommone su cui viaggiavano insieme ad altre 86 corpi dispersi in mare proprio in seguito all’affondamento del gommone e dunque, quasi certamente, morti per annegamento. Anche in questo caso, i migranti vivi ed i corpi recuperati sono stati portati a bordo della Cantabria. La terza operazione di salvataggio ha permesso di recuperare 140 migranti – di cui 12 bambini, 88 uomini e 40 donne – che viaggiavano a bordo di un gommone della M/N Bergamini della Marina Militare italiana e successivamente trasbordati sulla nave militare spagnola che si è poi diretta verso il porto di Salerno. L’ultima operazione ha permesso il recupero di 1821 migranti, di cui solo 53 salvati ( 8 bambini, 39 uomini e 6 donne di cui due incinte) che erano a bordo della nave irlandese L.E. Niamh e poi trasferiti a bordo della Cantabria. Durante quest’ultimo salvataggio sono state recuperate anche 23 salme delle giovani nigeriane mentre altre tre erano a bordo della Bergamelli, la nave italiana che ha recuperato i migranti vivi ed i cadaveri in mare Libico. Sul corpo delle salme sono state effettuate visite esterne ed esame au- toptico. Il pool di medici legali, coordinati dal professor Crisci, ha indicato come causa della morte l’asfissia per annegamento mentre in un caso, il decesso è riconduci- bile allo shock emorragico dovuto alla rottura del fegato, senza però evidenti segni esterni da rapportare ad eventi traumatici avvenuti prima della caduta in acqua e dunque ipoteticamente attribuibile al- l’impatto contro le superfici solide smusse. Sulle salme, dunque, non sono stati riscontrati segni di violenza fisica o sessuale recente. Dopo l’effettuazione dei prelievi dei campioni necessari ad una futura identificazione, la Procura di Salerno ha emesso il nulla osta al seppellimento dei cadaveri e – previa autorizzazione da parte del Tribunale Civile di Salerno – saranno seppellite anche le salme non identificate mentre il Tribunale Civile ha autorizzato la tumulazione dei corpi non ancora formalmente identificati. Due cadaveri sono stati riconosciuti nel primo caso dal marito e nel secondo da un fratello. Si tratta di Marian Shaka, di fede musulmana, e Osato Osaro, di fede cristiana. Intanto, la Polizia Giudiziaria sta procedendo al tentativo di rintraccio dei parenti delle altre vittime, avvalendosi dei numeri di cellulare rinvenuti nascosti tra i vestiti delle donne morte, oltre ad inoltrare le fotografie dei loro volti alle Ambasciate in Italia degli Stati di presunta provenienza delle giovani donne. Ad oggi è stato possibile contattare telefonicamente i familiari di tre donne decedute che hanno fornito le generalità dei parenti di cui non avevano più notizie che sarebbe originarie della Nigeria.