Abuso d’ufficio e corruzione, arrestato il sindaco di Eboli Massimo Cariello

Abuso di ufficio e corruzione. Sono le accuse mosse al sindaco di Eboli Massimo Cariello, arrestato mattina e attualmente agli arresti domiciliari. Il primo cittadino era stato appena rieletto con percentuali plebiscitarie: quasi l’80 per cento al primo turno. Tra l’altro ieri e ieri aveva nominato i nuovi assessori, ed oggi avrebbe dovuto presiedere la prima riunione della nuova giunta.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Salerno Giuseppe Borrelli e dal pm Francesco Rotondo, riguarda presunte irregolarità in concorsi culminati nell’assunzione di persone vicine al primo cittadino. Cariello è accusato anche di falso ideologico e rivelazione di segreto d’ufficio, e sono indagati a piede libero, ma con la misura dell’interdizione dai pubblici uffici, quattro funzionari dei Comuni di Eboli e Cava de’ Tirreni.




Ises e Anac, tutta la verità Via alle verifiche in Procura

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sull’assegnazione del centro “Santi Cosma e Damiano” di Eboli alla Ises, che è un’altra società rispetto alla Nuova Ises, Cronache è entrata in possesso del provvedimento dell’Autorità Anticorruzione ed è in grado di fare chiarezza sull’intera vicenda. Sul caso stanno facendo gli opportuni approfondimenti Procura della Repubblica e Corte dei Conti. Quest’ultimo organismo è chiamato in causa per valutare la condotta dell’amministrazione comunale di Eboli, proprietaria della struttura poi concessa all’azienda che si occupa di riabilitazione. L’indagine dell’Anac inizia nel mese di dicembre del 2016 in seguito a un esposto nel quale si chiede fare delle verifiche sull’affidamento, da parte del Comune di Eboli, della struttura denominata “Centro Polifunzionale dei Santi Cosma e Damiano” alla Società Cooperativa Istituti per l’Istruzione e l’Educazione Sociale e in Comunità (in prosieguo “Soc. Coop. Ises”), avvenuta in assenza di procedure ad evidenza pubblica”. Il fascicolo che viene aperto dall’Authority, numero 301/2017, si conclude con la delibera numero 613 del 4 luglio scorso e stabilisce la illegittimità di una serie di procedimenti. A cominciare dall’assegnazione del centro alla Ises senza gara pubblica.

L’intervento del sindaco

I fatti contestati si svolgono verso la fine del 2016. E’ il 12 dicembre quando il consiglio comunale di Eboli stabilisce “di dare indirizzo al sindaco per il trasferimento degli ammalati residenziali in uno con l’azienda Ises in liquidazione, presso il Centro Polifunzionale perché continuino a ricevere cure e terapie”. L’assise, nella medesima delibera, precisa però che il trasferimento deve ritenersi a titolo oneroso e temporaneo e che gli uffici comunali devono “predisporre avviso ad evidenza pubblica per l’affidamento della struttura secondo le finalità a cui essa è destinata”. La situazione però precipita e il 14 dicembre del 2016 il primo cittadino Massimo Cariello, con l’ordinanza numero 335, concede alla società cooperativa Ises l’immobile per 90 giorni e in via straordinaria e urgente. Successivamente, e siamo al primo febbraio del 2017, la giunta municipale, con delibera numero 21, fissa in 10.000 euro al mese il canone che la Ises deve pagare per l’utilizzo della struttura.

Cambia la destinazione d’uso

Quella che doveva essere un’assegnazione temporanea diventa di fatto permanente, attraverso una serie di proroghe. Che l’Anac elenca: ordinanza 110 del 5 maggio 2017, proroga di 90 giorni; ordinanza 194 del 4 agosto 2017, ancora 90 giorni; ordinanza 255 del 2 novembre 2017, 45 giorni; ordinanza 303 del 18 dicembre 2017, proroga fino al 9 gennaio 2018; ordinanza numero 3 del 9 gennaio con proroga fino al primo marzo. Non è tutto. Il 2 marzo 2017, sempre con provvedimento del sindaco (il numero 48), alla Ises viene rilasciata un’autorizzazione in via straordinaria ed urgente “all’esercizio delle attività socio sanitarie da svolgere nell’immobile”. Un atto che scatena le ire della Regione (come vedremo nell’articolo in basso).

Un lungo elenco di violazioni

L’Anticorruzione conclude la sua istruttoria rilevando una serie di irregolarità, che elenca a margine del resoconto. Prima di tutto il procedimento effettuato dal Comune viene ritenuto “contrario alle regole di evidenza pubblica”, quindi la concessione dell’utilizzo del centro polifunzionale “Santi Cosma e Damiano” alla Ises non poteva essere autorizzata. Irregolare anche la delibera di fine dicembre 2016 del consiglio comunale. Perché, a detta dell’Anac “risultava adottata in assenza di parere di regolarità tecnica ed economico finanziaria, nel presupposto che trattasi di atto di indirizzo. In realtà ciò che risultava essere stato realizzato con la Deliberazione de qua era un atto di gestione costituito da affidamento diretto”. E ancora: l’ordinanza urgente del primo cittadino, la 335, “risultava priva dei presupposti giuridici richiesti dalle norme (articoli 50 e 54 del D.lgs. 267/2000), e confermati dalla giurisprudenza, in quanto l’Amministrazione comunale era già a conoscenza, da tempo, della situazione in cui versava la cooperativa Ises”. Infine la questione del fitto, 10.000 euro al mese. “Nella determinazione del suddetto importo, non si teneva conto che l’operatore economico affidatario svolge un servizio che produce delle utilità economiche, che devono essere considerate ai fini del calcolo del valore della concessione in uso del bene”, scrive l’Anac.

Regione, via il finanziamento E l’Asl: “Tutto denunciato”

In questa storia di assegnazioni urgenti, cooperative sull’orlo del crac e soldi pubblici gestiti senza troppi controlli entrano in gioco anche la Regione Campania e l’Asl Salerno. Nel mese di maggio del 2014 l’ente di Palazzo Santa Lucia assegna, con decreto dirigenziale numero 11, un finanziamento per la realizzazione, ad Eboli, della “Casa per accoglienza per i pellegrini dei Santi Cosma e Damiano”. L’opera ha un costo di 5 milioni e 949mila euro, in parte coperti dal finanziamento regionale. Arriviamo al mese di aprile del 2018 e l’amministrazione De Luca, dopo aver verificato che nel frattempo la casa per pellegrini è diventata un centro privato di riabilitazione, con decreto dirigenziale numero 35 revoca il finanziamento concesso quattro anni prima. Non è spiegato, nell’istruttoria, se nel frattempo i soldi sono arrivati a destinazione perché in questo caso si aprirebbe anche un contenzioso giudiziario tra Regione e Comune di Eboli. L’amministrazione regionale sostiene che l’intervento ammesso a finanziamento riguardava la costruzione di un edificio per l’accoglienza attraverso attività di inclusione sociale ed assistenza a favore dei fedeli e dei pellegrini, nei confronti dei ceti sociali emarginati, degli anziani auto sufficienti e non, dei minori, delle ragazze madri, dei giovani in difficoltà nelle strutture scolastiche, degli immigrati, degli alcolisti e delle famiglie in disagio. Cosa che non è avvenuta. C’è poi la vicenda dello scontro con l’Asl Salerno. Contattata dall’Anac per fornire delucidazioni in merito alla vicenda, l’azienda sanitaria locale ha fatto sapere di essersi attivata già nel 2015 per trasferire i pazienti della Ises presso altre strutture, con il consenso delle famiglie. Il commissario liquidatore della Ises e il Comune di Eboli sostengono però che, nonostante le sollecitazioni circa una distribuzione delle persone in cura presso altri centri l’Asl non ha fonito risposte. Il problema sta anche nel fatto che, entrata in crisi finanziaria, la Ises ha perso l’accreditamento regionale. “L’assegnazione della struttura a questo soggetto privato – scrive l’Anac – è avvenuta sulla base di note interlocutorie intervenute con il liquidatore della cooperative e i familiari dei pazienti, senza però verificare la posizione del soggetto che era istituzionalmente interessato al procedimento, ovvero la Asl di Salerno”.

Il Comune va al contrattacco: “Tutelata la salute dei pazienti”

Il Comune di Eboli ha difeso le proprie scelte fornendo una dettagliata ricostruzione dei fatti all’Autorità Anticorruzione. E ha attaccato l’Asl Salerno. “Il centro Ises eroga prestazioni socio sanitarie in regime di accreditamento (poi sospeso) e solo alla fine del 2016 siamo venuti a conoscenza dello stato di crisi della cooperativa, parlando sia con i dipendenti che con il liquidatore”. Quanto all’assegnazione della struttura “abbiamo agito così – dicono all’Anac – per tutelare l’incolumità dei pazienti in assenza di soluzioni intraprese dagli enti preposti (l’Asl, nda) e per l’impossibilità di procedere alla ricollocazione dei degenti in altre strutture”. Secondo quanto riferisce l’amministrazione ebolitana nel corso di un Tavolo tra le parti ospitato dalla Prefettura di Salerno, siamon nel 2017, l’Asl non avrebbe dato alcun riscontro in merito alla ricollocazione dei degenti. Da via Nizza, però, smentiscono questa ricostruzione (vedi anche articolo a lato). Questione canone di affitto del centro “Santi Cosma e Damiano”. L’ente precisa che “il quantum del corrispettivo per la concessione è stato determinato facendo riferimento alle quotazioni fornite dall’osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del Territorio, fornendo all’uopo una relazione di stima”. Inoltre, sempre secondo quanto riferito all’Anac, il fitto è stato pagato per i primi cinque mesi e poi sospeso, “infatti per i canoni non pagati sono state avviate le procedure di recupero coattivo”. E ancora. “L’Ises – dichiarano i responsabili comunali nel corso dell’audizione presso l’Authority – non è un’azienda che gestisce servizi per conto del Comune, ma un soggetto giuridico privato che svolge prestazioni socio sanitarie in virtù di apposite autorizzazioni regionali in regime di accreditamento, che attualmente risulta sospeso”.




Libera presenta “Furti di verità, tracce di memoria: via D’Amelio 1992-2018”

“Furti di verità, tracce di memoria: Via D’Amelio 1992-2018” è l’iniziativa organizzata dal presidio di Libera a Eboli “Aniello Giordano”, insieme con il comune di Eboli, che si terrà nel Chiostro del Complesso Monumentale San Francesco il prossimo 19 luglio a partire dalle ore 20:30. L’ingresso è libero. Nel 26° anniversario della strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque dei suoi agenti di scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli) il presidio di Libera a Eboli “Aniello Giordano” e il Comune di Eboli promuovono un momento di riflessione per sostenere la richiesta di verità e giustizia dei familiari delle vittime innocenti delle mafie e dei familiari del giudice Borsellino rispetto a quel che è stato definito uno dei “più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”.  Il teatro si fa veicolo di memoria e strumento di impegno civile: la compagnia Teatro Grimaldello, infatti, porterà in scena l’opera di teatro civile “Fiore Ammazzato” (qui un breve video dello spettacolo > https://www.youtube.com/watch?v=vuwAnG6M1NA&feature=youtu.be), per la regia di Antonio Grimaldi, dedicata alle vittime innocenti di camorra. Nel cast il giornalista Alfonso Tramontano Guerritore, autore dei testi, insieme con Alessandro Gioia e Andrea Torre.  Durante la serata interverranno: Massimo Cariello, sindaco di Eboli; Anna Senatore, assessore alla Legalità; Anna Garofalo, referente del Coordinamento di Libera a Salerno; Michele Giordano, figlio di Aniello Giordano vittima innocente di camorra a cui è intitolato il locale presidio di Libera a Eboli (scopri di più sulla sua storia > http://www.memoriaeimpegno.it/wp-content/uploads/2016/07/Aniello-Giordano.-Luomo-il-padre-il-poliziotto.pdf); Antonio Grimaldi, regista della compagnia Teatro Grimaldello che cura lo spettacolo di teatro civile “Fiore Ammazzato”. Seguirà lo spettacolo teatrale. “Fiore ammazzato” è uno spettacolo di teatro civile dedicato alle vittime innocenti di camorra. Il genio visionario del regista Antonio Grimaldi decostruisce la realtà legata a un fatto di cronaca locale per dare vita a un viaggio nell’infanzia dei protagonisti che, tassello dopo tassello, costruisce una drammaturgia intensa e graffiante aperta al racconto senza dare giudizi. “Non c’è condanna -spiega il regista -. Fiore Ammazzato è un lavoro onirico che si innesta su elementi di verità, di cronaca locale, partendo da un’introspezione. È un lavoro che va a fondo nella fanciullezza dei protagonisti per trasferirsi a dimensioni altre. Indagando nei ricordi d’infanzia, fase in cui la personalità si costruisce, con i simboli di cui il teatro si nutre, segue quella linea di demarcazione tra ciò che si è diventati e quel che si poteva essere. Li riconduciamo nell’infanzia per capire che cosa li abbia portati a essere quel che sono diventati: da compagni di gioco a vittima o carnefice. Dallo spazio del gioco ci siamo poi spostati altrove, percorrendo quella linea già demarcata. L’opera parte da un’esigenza fisica, territoriale, che si apre al racconto e non dà giudizi ma porta dentro un inferno per raccontare un disagio, che non è solo quello delle nostre terre. Per raccontare il disagio, però, siamo costretti a scendere in questo inferno e ad aprire cassetti importanti dell’anima. Il ricordo, la memoria, comprende un’alterità che consente di mettersi a confronto con se stessi, scavare dentro”. Delicate ma incisive, con le sue parole il giornalista Alfonso Tramontano Guerritore dà sostanza e concretezza alle visioni del regista Antonio Grimaldi. Il corpo le spiega e gli conferisce ancora più forza. “Il cuore nero dell’uomo, il male, la parte oscura e violenta, ha la sua anima trasparente, anch’essa, un luogo che si annida lontano dalle grida, dalle botte – sottolinea l’autore -. In un ricordo, forse, dove c’è lo stesso dolore. La bellezza, persino, in un uomo che diventa killer e assassino. C’è una luce particolare in questo lavoro, un momento preciso, dove il tempo diventa impossibile e ciò che è morto rivive. Attraverso l’infanzia e la poesia. Attraverso un gioco”.  Il teatro diventa azione di memoria nel ricordo del giudice Borsellino e di tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata. Per Michele Giordano: “Rafforzare la memoria delle vittime innocenti delle mafie significa anche  rincorrere coraggiosamente, disperatamente, le verità nascoste o occultate di tanti omicidi senza colpevoli. Significa combattere, senza arrendersi mai, contro i gravissimi depistaggi della storia giudiziaria nazionale”. Anna Garofalo, referente del Coordinamento provinciale di Libera a Salerno afferma: “Spesso ci chiedono quale sia il significato del fare memoria. Credo sia tutto spiegato in quel verbo, fare. Memoria è azione non esercizio del ricordo. È mettere in gioco, ogni giorno, se stessi perpetrando atti concreti che rendano una memoria viva delle vittime innocenti delle mafie. Fare la propria parte affinché la verità non soccomba a logiche di potere poco trasparenti ma renda giustizia al dolore enorme dei familiari di uomini, donne, bambini uccisi per mano criminale. La giornata del 19 luglio ci dà l’opportunità di riflettere ancora una volta sull’importanza di lottare contro le sopraffazioni. Una lotta che non deve essere opera di eroi ma opera di una consapevolezza, di una coscienza civile che nasca dal basso. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte”. “Furti di verità, tracce di memoria”, il sindaco Massimo Cariello precisa: “Non è semplicemente il titolo di un’iniziativa teatrale e culturale. È un monito per oggi e per domani, perché la memoria di ciò che è stato diventi insegnamento per il futuro. Ospitiamo nella nostra città con orgoglio l’iniziativa dell’associazione “Libera” di giovedì 19 luglio, perché è un momento di riflessione per tutta la nostra comunità ed un impegno per chi ha la responsabilità di governare il territorio. Lo facciamo con la forza di chi si sforza ogni giorno di mettere in campo azioni qualificanti, di sostenere organismi di contrasto a violenza e sopraffazione, consapevoli che, come ci insegna Libera, non bisogna mai abbassare la guardia”. L’assessore alla legalità del comune di Eboli, Anna Senatore, afferma: “Credo fermamente che il teatro sia il mezzo più efficace di promozione della cultura della legalità. Quando ho saputo dell’iniziativa ho immediatamente pensato di inserire quest’opera di teatro civile nel piano della legalità che abbiamo strutturato come assessorato in collaborazione con l’assessore alla Cultura, Angela Lamonica. L’idea è di portarlo nelle scuole per diffondere tra i ragazzi l’importanza del principio della legalità, fondamentale nella cultura di ogni persona, anche attraverso questa tipologia di strumenti”.




Miasmi a Battipaglia: ieri l’incontro in prefettura. E il Comune fa esposto in procura

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Gli odori molesti giungono fino alle narici del procuratore capo Corrado Lembo.

Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti della città, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Salerno in merito alla quaestio miasmi.

Dalle parti Comune di Battipaglia, dunque, si tiene alta la guardia. Ieri mattina, infatti, l’amministrazione, nella persona del commissario Picone, ha preso parte a un tavolo di confronto la cui convocazione, nei giorni scorsi, era stata invocata proprio dai vertici Palazzo di Città.

Il funzionario economico della terna è stato accompagnato all’incontro dall’architetto Angela Costantino, responsabile APO del Servizio Ambiente. Attorno al tavolo, presieduto dal prefetto Antonella Scolamiero, sedevano anche l’assessore all’Ambiente del Comune di Eboli, Ennio Ginetti, i comandanti dei carabinieri della Compagnia di Battipaglia, il maggiore Giuseppe Costa, e di quella di Eboli, il capitano Alessandro Cisternino, e i rappresentanti dell’Arpac e dell’Asl.

«Lo scopo dell’incontro – ha dichiarato Picone – era proprio quello di creare un comitato sinergico tra i tecnici dei due comuni, l’Arma, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e l’Azienda Sanitaria Locale».

La più corposa mole di indizi continua a investire l’impianto di compostaggio di Eboli, di cui s’è parlato a lungo ieri mattina a Salerno. Dopo alcune analisi, effettuate la scorsa settimana, stamattina, in via Quattro Giornate di Eboli, torneranno i tecnici della Ladurner Ambiente, società di Bolzano che gestisce il centro di biostabilizzazione, per portare avanti ulteriori controlli, ai quali prenderanno parte pure tutte le altre autorità.

Il dito è puntato contro le modalità d’accumulo del materiale organico, custodito alla flebile ombra d’una tettoia, e dunque soggetto all’azione dei raggi solari.

I tecnici del Settore Ambiente del Comune di Battipaglia, in solidum con gli agenti di Polizia locale e con i carabinieri, hanno effettuato numerosi sopralluoghi all’interno degli impianti battipagliesi, pubblici e privati, che lavorano i rifiuti: pare che sia tutto in regola.

«Non ci interessa portare avanti una battaglia tesa esclusivamente ad individuare i colpevoli – dichiara Picone – ma il nostro unico obiettivo è la salvaguardia dei cittadini battipagliesi, ed è questo ciò che abbiamo vigorosamente rivendicato in Prefettura».

Dalle parti di piazza Aldo Moro, insomma, si lavora alacremente per risolvere la spinosa faccenda. «Continueremo a indagare – annuncia il commissario – e, oltre a noi, indagherà anche la procura, che ha già ricevuto i verbali redatti dai nostri tecnici».

Per Iorio e i suoi, dunque, va solcata la pista delle responsabilità penali. E i fatti danno ragione ai commissari. Stando ad alcuni verdetti emessi negli ultimi anni dalla Cassazione, anche le emissioni in atmosfera di cattivi odori sarebbero perseguibili penalmente sulla scorta dell’articolo 674 c.p.: il reato ravvisabile sarebbe quello di “getto pericoloso di cose”.

Inoltre l’ingegner Giancarlo D’Aco, dirigente del Settore tecnico, sta impegnandosi per far sì che anche a Battipaglia, città vicinissima all’impianto di compostaggio eburino, arrivi una quota di ristoro ambientale.




Miasmi a Battipaglia: carabinieri all’impianto ebolitano. Il commento

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Occhi e nasi rivolti a Eboli.

Il mistero relativo ai preoccupanti miasmi che da settimane affliggono gli olfatti battipagliesi pare ormai esser stato risolto.

Come già anticipato nove giorni fa tra le pagine di “Le Cronache”, l’acre odore arriva dall’impianto di compostaggio di Eboli.

Nella mattinata di ieri, infatti, il fetore è divenuto più forte del previsto: anche nelle zone nevralgiche della città di Battipaglia, s’avvertiva l’inconfondibile tanfo del pattume.

Decine di segnalazioni sono giunte alle forze dell’ordine e a Palazzo di Città.

In via Quattro Giornate di Eboli, dinanzi all’impianto di compostaggio, in un attimo è arrivata un bel po’ di gente.

Sul posto, infatti, sono accorsi i carabinieri della Compagnia di Battipaglia, al comando del maggiore Giuseppe Costa, che hanno allertato i colleghi di Eboli, timonati dal capitano Alessandro Cisternino. Su invito dei vigili urbani ebolitani, diretti dal comandante Cosimo Polito, sono giunti dinanzi al centro di biostabilizzazione pure gli agenti di Polizia Locale del Comune di Battipaglia, guidati dal colonnello Giorgio Cerruti.

E poi c’erano anche altri dipendenti del municipio di piazza Aldo Moro.

Naturalmente, trattandosi di territorio ebolitano, le autorità battipagliesi non hanno potuto varcare il cancello: a seguire la vicenda, al momento, ci sono proprio i caschi bianchi del Comune di Eboli.

E ci sono Massimo Cariello, sindaco di Eboli, e Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che regge le sorti di Battipaglia, che nei giorni scorsi si sono incontrati di frequente e che, nelle ultime ore, stanno lavorando per cercare di risolvere la fetida quaestio. Nei giorni scorsi, il primo cittadino eburino aveva provato a rasserenare il numero uno della triade commissariale: Cariello aveva chiesto, e ottenuto, l’intervento della Ladurner Ambiente Spa, ditta di Bolzano che gestisce l’impianto ebolitano, e, dopo il sopralluogo effettuato dai bolzanesi, aveva parlato ai nostri taccuini di «un piccolo problema tecnico, immediatamente risolto».

Da Battipaglia, tuttavia, si lamentano contravvenzioni alla normativa regionale: tonnellate di materiale organico, depositate all’ombra d’una tettoia, non sono protette da alcuna barriera, ragion per cui il pattume putrescibile diviene ancor più fetido se continuamente sottoposto ai raggi del sole, in particolare in condizioni climatiche contraddistinte da elevate temperature, come quelle degli ultimi giorni.

Anche il circolo cittadino di Legambiente è intervenuto sulla vicenda: «L’impianto, da noi a lungo richiesto, evidentemente ancora non riesce a funzionare bene, come dimostrano le tonnellate di rifiuti umidi stoccate all’esterno del capannone. Se tanto è, meglio fermarlo subito, e riaprirlo solo quando riuscirà a gestire in modo perfetto la frazione organica dei rifiuti, perché se la soluzione deve essere peggiore del male, tanto vale tenerci il male».

Come già annunciato nei dì precedenti attraverso questo quotidiano, ad ogni modo, Iorio ha immediatamente interpellato il prefetto di Salerno, Antonella Scolamiero. «Il centro – ha spiegato Iorio ai nostri taccuini – non sorge sul suolo battipagliese, ed è per questo che c’è bisogno di strutture sovracomunali in grado di coordinare gli interventi». A stretto giro di posta, dunque, la Prefettura di Salerno dovrebbe convocare le autorità battipagliesi e ebolitane. Per individuare i responsabili. E scoprire chi puzza di più.

IL COMMENTO

Elena, Filottete, il cavallo di Eboli e le facce di bronzo: epici odori molesti.

 

Cronache 10 Settembre

Da “Le Cronache” del 10 Settembre

Non vanterà di certo una storia millenaria, la nostra Battipaglia, ma, in quanto a epica, dalle parti del Tusciano ci si tratta molto bene.

Accade, dunque, che i cancelli d’un impianto di compostaggio diventino comparabili alle inviolabili mura della leggendaria Ilio, e che gli Achei provenienti dal Castelluccio debbano scervellarsi per trovare un sistema che consenta loro di penetrare all’interno della fortezza ebolitroiana. Il cavallo di Eboli.

A Troia, infatti, si son presi Elena, la donna più bella del mondo, che di secondo nome fa “ristoro”. È fantastica Elena, e i prìncipi dei regni limitrofi accorreranno al suo trono con le braccia ricolme di oboli. E i troiani, allora, son felici.

Elena è bella, è vero. L’impianto di compostaggio, invece, sarà pure affascinante, ma, più che a una principessa lussuriosa, i cultori dei poemi omerici lo paragonerebbero al povero Filottete. Un implacabile guerriero che porta in spalla l’arco, la faretra e le frecce che appartennero al glorioso Eracle. Filòttete, tuttavia, è stato morso da un serpente chiamato “pattume” e, stavolta, ad abbandonarlo, non sono gli Achei, ma i figli della gloriosa Troia, che, più furbi d’Odisseo, hanno deciso di tenerlo nel proprio campo di battaglia, ché le sue frecce son micidiali, ma di schierarlo accanto alla testuggine battipagliese. Elena a Palazzo; Filòttete in campo aperto, accanto agli Achèi.

E i greci si costernano, s’indignano e s’impegnano a far la guerra a Ettore e Paride di Troia, ma non sanno che il brutto, il Tersite della situazione, è pure tra di loro, ed è un battipagliese che avrebbe dovuto prender parte alle conferenze dei servizi ma che, per tema d’esser deriso, ha preferito rimanere a casa. Agamennone e Menelao, i vecchi regnanti della Grecia, avrebbero dovuto vigilare su Tersite, ma all’epoca erano distratti dalle avvenenti schiave negli accampamenti. Iorio, che non è un eroe, ma è semplicemente un uomo dello Stato, cerca di risolvere la fetida quaestio. Ma non ha i connotati d’un eroe. Gli eroi, per gli Achei, si dividono in due schiere: i primi, a tratti, sono addirittura i cantori, che raccontano (a modo loro!) la realtà; i secondi, invece, arriveranno in primavera. E avranno le facce come il bronzo, ché nell’antica Grecia era consuetudine ritrarre gli eroi in bronzee lamine.

 




Tanfo a Battipaglia: solo alcuni dei miasmi provenivano da Eboli

di Carmine Landi


BATTIPAGLIA.
«C’era un piccolo problema tecnico, ma è stato risolto».

Queste le parole rilasciate ai nostri taccuini dal sindaco di Eboli, Massimo Cariello.

Nella giornata di ieri, come già riferito tra le pagine di questo quotidiano, la Ladurner Ambiente, ditta di Bolzano che gestisce l’impianto di compostaggio eburino, ha mandato dei tecnici in via Quattro Giornate di Eboli.

Lo scopo era quello di rasserenare Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che regge le sorti della città di Battipaglia, che giovedì mattina aveva incontrato Cariello per manifestargli le proprie titubanze in merito al modus operandi adottato all’interno dell’impianto ebolitano.

«La Ladurner – ha spiegato Cariello – ha fatto un sopralluogo, ed è venuto fuori che c’era un piccolo problema tecnico che è stato immediatamente risolto».

A seguire le operazioni l’ingegner Giuseppe Barrella, responsabile della Manutenzione del patrimonio comunale eburino. Le anomalie, a quanto pare, erano nell’impianto di pompaggio dell’aria.

La puzza, ad ogni modo, permane: «Forse – ha dichiarato Cariello – una piccola parte di miasmi proveniva da lì, ma la fonte è un’altra, e insieme a Iorio stiamo cercando di capire di cosa si tratti».




Battipaglia, Iorio incontra Cariello per parlare di esalazioni: sospetti sull’impianto di compostaggio

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Il mistero delle esalazioni.

Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che regge le sorti della città, sta alacremente lavorando per cercare di capire da dove provengano i cattivi odori che negli ultimi giorni stanno affliggendo l’olfatto dei battipagliesi.

Un vero e proprio giallo, che dura ormai da mesi: gli ultimi indizi portano all’impianto di compostaggio della vicina Eboli, ma, dati alla mano, i responsabili del centro di biostabilizzazione dicono che non c’è nulla di sospetto in via Quattro Giornate di Eboli.

Il mosaico, nella mattinata di ieri, s’è arricchito d’un nuovo tassello: Iorio, che sta cercando in ogni modo di risolvere il problema, ha fatto visita a Massimo Cariello, primo cittadino ebolitano.

Come anticipato ieri da Le Cronache, i due amministratori, nella giornata di mercoledì, s’erano sentiti telefonicamente. Ieri mattina il fatidico appuntamento.

Gerlando Iorio Foto esclusiva

Gerlando Iorio

Il primo a sospettare che le esalazioni venissero da Eboli è stato proprio il numero uno della triade commissariale: galeotte erano state alcune fotografie che attestavano un discutibile modus operandi all’interno dell’impianto di compostaggio.  Stando a quanto testimoniato dalle immagini, il processo sarebbe il seguente: il carico di rifiuti arriva all’interno del centro di biostabilizzazione; la rompisacchi toglie il pattume dai sacchetti; rimane una percentuale minima di frazione organica che viene portata sotto una tettoia, ed è proprio qui che la spazzatura viene raffinata.

Massimo Cariello

Massimo Cariello

Il punto è che, nei fatti, la tettoia lascia praticamente all’aperto i rifiuti che, nel frattempo, non emanano di certo un buon profumo nell’aria. Aria di Castelluccio, piuttosto che di Castello Colonna: infatti, nonostante sia ubicato in territorio eburino, l’impianto di compostaggio è molto più vicino al centro abitato in riva al Tusciano piuttosto che nelle zone in cui vive il grosso della popolazione ebolitana.

Alcuni cittadini battipagliesi, che preferiscono rimanere nell’anonimato, riferiscono che, man mano che ci si avvicina all’impianto, i miasmi che s’avvertono nell’atmosfera cittadina divengono sempre più intollerabili.

Cariello, tuttavia, ha immediatamente rassicurato Iorio. I responsabili del centro di biostabilizzazione, infatti, hanno fornito i dati relativi al sito: è tutto nella norma.

Stando ai numeri, insomma, i miasmi non dovrebbero provenire da Eboli.

Il primo cittadino di Eboli, ad ogni modo, vuol rasserenare ulteriormente il presidente della commissione straordinaria, che ha preso davvero a cuore la quaestio esalazioni.

Oggi, dunque, i cancelli di via Quattro Giornate di Eboli saranno valicati dagli uomini e dai mezzi della Ladurner Ambiente spa, ditta di Bolzano che gestisce l’impianto di compostaggio.

Nel frattempo, Iorio rimane costantemente in contatto con gli uomini dell’Arpac e dell’Asl, che, in solidum con Giancarlo D’Aco, dirigente comunale del Settore Tecnico e Ambiente, e avvalendosi del supporto degli agenti di polizia municipale e degli uomini del Nucleo Comunale di Protezione Civile, stanno analizzando a fondo la vicenda per individuare cause e responsabili.

Gli ambientalisti battipagliesi, ad ogni modo, si dicono pronti ad adire le vie legali. Stando agli ultimi verdetti della Cassazione, infatti, anche le emissioni in atmosfera di cattivi odori sarebbero perseguibili sulla scorta dell’articolo 674 del codice penale: “getto pericoloso di cose”.