Comune di Battipaglia: stop alle assunzioni. La triade conferma la direttiva di Ruffo

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Stop alle assunzioni a Palazzo di Città. Almeno fino al 2023.

Lo hanno deciso Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della commissione straordinaria che regge le sorti della città.

La triade ha confermato la direttiva emanata nel 2013 da Mario Rosario Ruffo, commissario prefettizio che all’epoca occupava l’aula del sindaco.

Nei giorni scorsi, infatti, Iorio e i suoi hanno firmato la delibera 120/G, tramite la quale sono state programmate le politiche triennali – dal 2015 al 2017 – relative al fabbisogno di personale della macchina comunale.

Alla luce della ricognizione del personale, operata da ogni dirigente sul finir dello scorso anno e rielaborata nel 2015, è venuto fuori che negli uffici municipali non v’è alcuna situazione di esubero o d’eccedenza del personale dipendente.

Eppure, com’è noto, dalle parti del Tusciano bisogna ancora ottemperare ai dettami della Corte dei conti che, il 19 giugno dello scorso anno, ha approvato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Lo strumento, volto a scongiurare una dichiarazione di dissesto, fu inizialmente richiesto, negli ultimi mesi del 2012, dal  consiglio comunale timonato dall’ex sindaco Giovanni Santomauro; l’elaborazione del grosso del piano di riequilibrio fu attuata nel 2013, nell’era di Ruffo; la triade, poi, ha apportato delle piccole modifiche e ha lavorato per ottenere la fatidica approvazione.

«Per l’intera durata del piano di riequilibrio finanziario – si legge nella delibera – non si potrà procedere all’assunzione di altro personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale».

Divieto d’assunzioni che tocca pure alcuni settori particolari, come la polizia locale, che da 70 caschi bianchi è passata a contarne 53, e la municipalizzata Alba. La delibera commissariale, dunque, contrappone un netto diniego alle lagnanze dei lavoratori della partecipata, che lamentano  – e il piano Conai per il recupero di carta e cartone dà loro ragione – d’esser pochi.

Discorso diverso per Giancarlo D’Aco, nominato dirigente dell’intero settore tecnico nel 2014 e ancora legato al Comune di Battipaglia almeno fino alla primavera 2016, avendo ricevuto, lo scorso febbraio, la proroga del rapporto di lavoro – il cui contratto, come vuole la prassi nei casi di deroga al divieto d’assunzione, era già stato approvato dal Viminale – per tutta la durata dell’amministrazione commissariale: i comuni sciolti per infiltrazione camorristica, infatti, possono assumere personale a tempo determinato, in deroga ai limiti legislativi vigenti.

Ad ogni modo, con un disavanzo da ripianare fino al 2044, non è affatto da escludere che lo stop alle assunzioni vada addirittura oltre il 2023.




Scioglimento Battipaglia. Ecco perché il Tar ha respinto il ricorso

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Battipaglia resta terra di camorra.

Lo ha praticamente stabilito, una settimana fa, il collegio del Tar del Lazio, respingendo i tre ricorsi contro il decreto di scioglimento del consiglio comunale. In opponendum a quanto decretato nell’aprile del 2014 dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, c’erano l’ex sindaco, Giovanni Santomauro, rappresentato dall’avvocato Andrea Di Lieto, il già dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, Pasquale Angione, e l’ex consigliere, Pasquale Tramontano, tutelati dai legali Demetrio Fenucciu e Azzurra Immediata, e i soci di “Etica per il Buon Governo”, timonati da Cecilia Francese, e di “Battipaglia Nostra”, guidati da Carlo Zara, che si sono legalmente affidati a Sara Di Cunzolo.

“Aspettiamo le motivazioni”, avevano dichiarato in molti dieci giorni fa.

Il momento è arrivato, poiché, in anteprima, il quotidiano “Le Cronache” è entrato in possesso della sentenza emanata dal presidente del tribunale amministrativo capitolino, Luigi Tosti, e dall’intero collegio giudicante, composto da Anna Bottiglieri, Ivo Correale e dal relatore Raffaello Sestini.

Pur riconoscendo alla quaestio «una notevolissima complessità ed ampi margini di incertezza», Tosti e i suoi hanno optato per il respingimento dei tre ricorsi.

In barba al presunto difetto dei presupposti necessari a decretare lo scioglimento del Comune di Battipaglia, denunciato dai ricorrenti, i magistrati hanno infatti riconosciuto la sussistenza di tutti e tre i requisiti essenziali per mettere in atto quella che è «una misura di carattere straordinario per fronteggiare un’emergenza straordinaria». A supportare il decreto di Napolitano, dunque, ci sono «un idoneo e sufficiente supporto istruttorio», «veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione» e «una giustificazione motivazionale logica, coerente e ragionevole». «Dà adeguatamente conto di fatti storicamente verificatisi e accertati e quindi concreti» la proposta di scioglimento arrivata al Quirinale dal Viminale, basata sulla relazione firmata dall’allora prefetto di Salerno, Gerarda Maria Pantalone, fondata a sua volta sul documento redatto da Rosanna Bonadies, Pasquale Gallo e Marcella Romano, membri della commissione d’accesso che s’insediò a Palazzo di Città nel 2013, all’indomani dell’arresto di Santomauro.

Santomauro-Giovanni-Sindaco

Giovanni Santomauro

Il Tar ha evidenziato una «gestione amministrativa poco lineare, talvolta deviata dal perseguimento dei fini istituzionali dell’Ente» e quindi plausibilmente «non impermeabile a possibili ingerenze da parte della criminalità organizzata».

I giudici amministrativi confermano così «plurime irregolarità di pregiudizievoli cointeressenze degli organi elettivi e dell’apparato burocratico con particolare riguardo ai rapporti di parentela tra alcuni amministratori ed esponenti di ambienti controindicati; ripetute illegittimità nelle procedure poste in essere dall’ente e diffusa illegalità nei vari settori dell’amministrazione comunale, che hanno favorito imprese o soggetti collegati direttamente o indirettamente ad associazioni malavitose; vicende giudiziarie riguardanti alcuni amministratori e dipendenti comunali; sostegno elettorale di esponenti delle locali organizzazioni criminali».
LEGITTIMO SCIOGLIERE DURANTE L’ERA RUFFO. Lo Stato non ha commissariato lo Stato.

Uno dei cardini attorno ai quali ruotavano i tre ricorsi era la «singolare» applicazione dell’articolo 143 del Tuel (Testo Unico degli Enti Locali), che è quello relativo allo scioglimento dei consigli comunali e provinciali per infiltrazione mafiose, nel caso Battipaglia. All’ombra del Castelluccio, infatti, il consiglio comunale, già venuto meno nel 2013 sulla base dell’articolo 141, che prevede lo scioglimento pure nei casi in cui la maggioranza dell’assise consiliare rassegni le proprie dimissioni, è stato sciolto nuovamente, in quel caso sulla scorta del 143, nel 2014 quando lo scranno di primo cittadino era già occupato da un commissario prefettizio, che era Mario Rosario Ruffo.

«Doglianze non fondate», sentenzia il Tar, giacché il 143, al comma 13, spiega che «si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi, ancorché ricorrano le situazioni previste dal 141».

«Le due misure – proseguono, poi, Tosti e i suoi – rispondono a fattispecie ed a finalità diverse, e solo il con il decreto del Presidente della Repubblica del 19 giugno 2013 è stato decretato lo scioglimento del consiglio comunale, con conseguente nomina di un commissario straordinario, mentre con il secondo decreto, oggi impugnato, l’amministrazione si è limitata ad affidare la gestione del Comune di Battipaglia, per 18 mesi, ad una commissione straordinaria». La relazione ministeriale, d’altronde, afferma che « sebbene il processo di ripristino della legalità nell’attività del comune sia già iniziato da alcuni mesi attraverso la gestione provvisoria dell’ente affidata al commissario straordinario, si ritiene, comunque, necessaria la nomina della commissione straordinaria per scongiurare il pericolo che la capacità pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in occasione delle prossime consultazioni amministrative».

Dunque, non sarebbe stato leso alcun diritto democratico, giacché l’annullamento delle elezioni 2014 sarebbe servito solo a salvaguardare Battipaglia da ulteriori rischi di infiltrazioni. In altre parole, il Tar fa capire che, sì, Battipaglia è terra di camorra.

L'arresto di Santomauro

L’arresto di Santomauro




Battipaglia. 64 amministrazioni in 86 anni: da sempre instabilità politica.

di CARMINE LANDI

 

BATTIPAGLIA. Sessantaquattro amministrazioni in ottantasei anni di storia. Governi cittadini che durano mediamente quindici mesi. Quinquenni di stabilità politica che mai nessuno è riuscito a garantire. Commissari, vicesindaci, assessori facenti funzioni e consiglieri anziani seduti sullo scranno del primo cittadino.

È il ritratto impietoso di questo lembo di terra all’ombra del Castelluccio.

Da Alfonso Menna, indimenticabile commissario prefettizio che governò il Comune di Battipaglia dal 1929 al 1931, nei primi tre anni di storia ufficiale della città, a Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della commissione straordinaria che regge le sorti dell’amministrazione, nessuno tra i sindaci eletti dai cittadini ha saputo assicurare l’agognata stabilità politica alla “Milano del Sud”.

Ora, a Battipaglia, si parla nuovamente d’elezioni. Poco probabile che i battipagliesi tornino alle urne sul finir dell’anno corrente, poiché accreditate voci di corridoio riferiscono che a Roma sia già stata approntata la proroga per Iorio e i suoi.

Appuntamento al 2016, dunque, con il sessantacinquesimo amministratore che dovrà far di tutto per rimanere al governo per almeno cinque anni.

Nella storia recente, tuttavia, qualcuno s’era avvicinato a compiere l’impresa. È il caso di Fernando Zara, eletto nel 1994, che, dopo esser stato arrestato nel marzo 1997, riuscì a farsi rieleggere a novembre per poi esser dichiarato decaduto per incompatibilità – era diventato presidente di Alba Nuova – nel 2001, a un anno dal ritorno alle urne: in realtà, si trattava di un escamotage per ottenere da Forza Italia una candidatura alla Camera, che, tuttavia, sfumò all’ultimo secondo.. Per un anno il potere finì nelle mani del vicesindaco, Pasquale D’Alessio. Nel 2002 scoccò l’ora di Alfredo Liguori: pure lui fu tirato fuori dai giochi all’ultimo giro di boa, nel marzo 2006, quando sedici consiglieri comunali rassegnarono le proprie dimissioni. Un altro commissario, Pasquale Manzo, e poi, nel 2007, l’elezione di Gennaro Barlotti, che, vittima di altre dimissioni e di una mozione di sfiducia avallata proprio dal suo main sponsor, Gerardo Motta, decadde nel luglio 2008. Un altro commissariamento, targato Alfonso Noce, e nel 2009 fu eletto Giovanni Santomauro: quasi quattro anni per lui, fino all’arresto, nel 2013, a un anno dalle urne. Un commissario prefettizio, Mario Rosario Ruffo, e poi, nel 2014, le elezioni annullate dal decreto di scioglimento e l’arrivo della triade commissariale oggi in carica.

Nel 2016, allora, scoccherà l’obiettivo 2021: missione impossibile?

 

Il pericolo dei rapporti tra politica e camorra.

“Battipaglia non è terra di camorra”.

Un motivetto che, all’indomani dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione camorristica, “vola veloce di bocca in bocca” in città.

Dopo quanto accaduto sulle sponde del Tusciano, sia chiaro, gli amministratori futuri – ma pure i cittadini –  dovranno tener gli occhi spalancati sui rischi di infiltrazione.

In effetti, s’è detto e s’è scritto tanto di criminalità organizzata, ma s’è compiuto sovente l’errore di guardarsi alle spalle con la spregiudicata presunzione di aver gli occhi rivolti al futuro.

Nell’era della “modernità liquida” (Zygmunt Bauman dixit), infatti, pure la delinquenza scorre fluida.

Gli ultimi fatti di cronaca – che, per intendersi, son quelli redatti sui fermi piuttosto che sulle ordinanze – consegnano ai battipagliesi un quadro in cui la criminalità cittadina pare essere al momento alle prese con un vuoto di potere.

Per farla breve, sono stati versati fiumi di inchiostro sull’Operazione Sistema e su arresti ordinati sulla base di un corposo apparato indagatorio che, tuttavia, si ferma al 2012. S’è scritto di un potenziale condizionamento dei voti. Ma qual è il presente? Stando alle indagini appena citate, infatti, il cartello battipagliese avrebbe messo in campo diverse attività tese ad assicurarsi il controllo del traffico degli stupefacenti. No allo spaccio forestiero, insomma. Eppure, le ultime azioni delle forze dell’ordine sul territorio fanno pensare a un mercato della droga che parla l’arabo e il tamazight. E poi scippi, furti, rapine. La sensazione, insomma, è che nella delinquenza cittadina – eccezion fatta per certi tipi d’imprenditoria delinquenziale – si sia determinato un vuoto di potere. Gli amministratori stiano attenti, ché laddove c’è un vuoto può arrivare chiunque. E può farlo ex abrupto. Occhi aperti, Battipaglia!




Collettori fognari e espropri in ritardo: è caos

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Collettore: Comune espropria, Etica tituba.

Il movimento civico, Etica per il Buon Governo, timonato dall’endocrinologa Cecilia Francese, ha infatti reso pubbliche alcune riserve legate al modus operandi della macchina comunale in fatto di procedimenti di esproprio per la realizzazione del collettore fognario di via Padova: è di pochi giorni fa – e fu pubblicata anche tra le colonne di questo quotidiano – la notizia relativa alla sottoscrizione di una convenzione con la Regione Campania per disciplinare i rapporti fra i due enti per l’opera in questione e per l’adeguamento del depuratore di Tavernola.

Due importantissimi interventi in fatto di edilizia pubblica, che saranno effettuati sul dolce velluto dei finanziamenti ministeriali e regionali: alla tesoreria di Palazzo di Città, infatti, arriveranno 3,5 milioni di euro dal Ministero dell’Ambiente e 300mila euro da Palazzo Santa Lucia. Per quel che riguarda il collettore, è già stato presentato lo scorso 1 aprile – a firma della Sogesid, convenzionaria del Ministero – il progetto esecutivo, e a stretto giro di posta si arriverà all’indizione della gara d’appalto. S’attende, po

i, il piano definitivo anche per il depuratore di Tavernola, ma è sulla gestione della vicenda relativa agli espropri riguardanti il collettore di via Padova che Etica ha dei dubbi. Dubbi espressi dalla presidente e dal fidato ingegnere del movimento, Pietro Benesatto, che hanno voluto dir la loro circa gli espropri che il dirigente dell’Ufficio tecnico, Giancarlo D’Aco, e il responsabile del procedimento, Angela Costantino, hanno notificato a Pompea Parisi e a Riccardo Sica, proprietari di due immobili che, ricorrendo gli estremi della pubblica utilità, saranno in parte occupati temporaneamente e in parte espropriati: «Il Comune di Battipaglia – affermano gli “etici” – comunica l’avvio del procedimento di esproprio per il collettore fognario, ma il procedimento è già in corso da molti anni, e la comunicazione ai proprietari andava fatta prima dell’approvazione del progetto, come impone l’articolo di legge pure citato nel provvedimento a firma del nuovo dirigente. A pena di nullità».

E in effetti i dubbi ci sono tutti, perché le planimetrie catastali a cui si fa riferimento erano già nel progetto preliminare, approvato nel 2011: « Se i proprietari – concludono i due – sono danneggiati dalla presenza del collettore, allora avrebbero potuto proporre una deviazione del tracciato che riducesse il disagio e quindi il problema non è solo formale. Per il resto, più l’opera è complessa, più enti sono coinvolti, più soldi girano e maggiori sono i rischi di non veder conclusa l’opera. Per questo è meglio ricorrere a soluzioni più fattibili, più economiche e più rapide, come il recupero del depuratore di Belvedere, ultimato e mai entrato in funzione, e l’impiego del depuratore ASI, che pare sia già collegato alla rete fognaria di Battipaglia».

Cecilia Francese comizioUNA VICENDA LUNGA MOLTI ANNI. Una vera e propria battaglia. Dall’epoca in cui la più importante poltrona di Palazzo di Città era occupata da Giovanni Santomauro, il movimento di Cecilia Francese sta portando avanti una dura lotta contro la mastodontica opera del collettore fognario.

Fin dal 2009, infatti, Etica per il Buon Governo sta indicando all’amministrazione comunale due strade ben diverse da quelle che poi, alla fine, sembra saranno intraprese, ossia la messa a nuovo dell’impianto di depurazione di Belvedere o del depuratore della zona Asi.

In quell’anno, ad agosto, la Francese, che era consigliere di minoranza, presentò un’interrogazione all’amministrazione Santomauro, chiedendo al sindaco quali fossero le sue intenzioni circa il problema depurazione: il primo cittadino rispose di aver lavorato per tutta l’estate per riuscire ad ottenere un finanziamento di 4,9 milioni di euro.

Nel 2011, poi, Etica rilanciò la quaestio e, attraverso Pietro Benesatto e Antonio Renna, presentò la prima mozione di iniziativa popolare della storia di Battipaglia: il Comune si sarebbe impegnato a definire un programma per la depurazione per tutti i battipagliesi e a impegnarsi per la restituzione delle tariffe Asis per la depurazione. L’amministrazione, allora, manifestò chiaramente l’intenzione di riprendere tra le mani un progetto risalente agli anni Settanta che prevedeva, appunto, la realizzazione di un collettore fognario che connettesse Battipaglia a Bellizzi prima e al depuratore di Salerno poi: un’opera da ben 90 milioni di euro, che agli “etici”, che hanno sempre considerato più agevolmente praticabile e più efficace la strada che porta a Belvedere e alla zona Asi, non è mai piaciuta.

La redazione del progetto, al costo di 37mila euro, fu affidata in maniera fiduciaria da Santomauro all’attuale senatore grillino, Andrea Cioffi, e la Francese manifestò il proprio disappunto: solo Andrea Cioffiper un incarico oltre i 40mila euro, in effetti, sarebbe stato necessario affidare il lavoro tecnico con una gara ad evidenza pubblica, è vero; eppure, l’articolo 91 comma 2 del Decreto Legislativo 163/2006 spiega che gli incarichi tecnici di importo inferiore a € 100.000 possono essere affidati nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, e secondo la procedura prevista dall’articolo 57, comma 6, e dunque l’invito avrebbe dovuto essere rivolto ad almeno cinque soggetti. Santomauro fu arrestato, e al suo posto arrivò il commissario prefettizio, Mario Rosario Ruffo, che scelse di tirar comunque fuori dalla polvere il progetto – svanito nel corso dei mesi antecedenti – della grande opera.

«Rimettendo a nuovo quegli impianti – ha spiegato a più riprese la Francese – riusciremmo a soddisfare il fabbisogno non solo di tutta Battipaglia, ma addirittura di una collettività battipagliese-ebolitana, mentre l’attuale depuratore di Tavernola (che poi è quello che verrà ampliato con il progetto stipulato, NdA), che è l’unico funzionante, purifica i reflui di soli 15mila cittadini, costringendone altri 35mila a sversare direttamente nel Tusciano».

Verifiche a Belvedere e in area Asi, dunque, che Etica ha richiesto anche pochi mesi fa a Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone – ai quali ha manifestato anche il problema relativo alle procedure di esproprio – e pare che i membri della commissione straordinaria abbiano manifestato la propria disponibilità a muoversi in tal senso.

Oggi, però, la strada intrapresa è maggiormente lunga e dispendiosa. E resta qualche enigma sospeso. E mezzo litorale battipagliese, anche per quest’anno, non sarà balneabile.




L’uomo del popolo contro tutti: «Comune sciolto per favorire carriere politiche»

 

di Carmine LANDI

 

BATTIPAGLIA. «Battipaglia è stata dichiarata città di camorra per favorire delle carriere politiche»: non le ha di certo mandate a dire Giuseppe D’Elia, “l’uomo del popolo”, che nel comizio di venerdì sera ha scagliato pesanti strali contro parecchie personalità rilevanti legate allo scioglimento del consiglio comunale.

Il primo a finire nell’occhio del ciclone D’Elia è addirittura l’attuale procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, all’epoca dei fatti procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno: «Roberti – ha dichiarato “l’uomo del popolo” – era in corsa per la prestigiosa nomina di livello nazionale, e quando mi ricevette mi accusò di avere dei precedenti, come se fosse una discriminante, ma lui ha alle spalle le responsabilità dello scioglimento del Comune, perché sapeva di non avere i voti per ricevere la carica».

Lo scioglimento, dunque, a detta del battipagliese, si sarebbe giocato su un triangolo tra l’allora prefetto di Salerno, Gerarda Maria Pantalone, quello di Mantova, Mario Rosario Ruffo – che poi sarebbe divenuto commissario prefettizio a Battipaglia – e l’attuale procuratore nazionale: «c’è un mistero relativo alle date – ha affermato D’Elia – dal momento che era il 10 maggio del 2013 quando, a Mantova, Ruffo dichiarò di esser stato nominato commissario prefettizio; eppure, il consiglio comunale di Battipaglia si dimise soltanto il 14 di quel mese; in tutto ciò, però, bisogna considerare che c’è una profonda amicizia tra la Pantalone e Ruffo».

“L’uomo del popolo”, poi, ha levato l’indice accusatorio contro il dirigente comunale del Settore Tecnico e Ambiente, l’ingegner Giancarlo D’Aco: «questo signore dice di essere la legge – ha detto D’Elia – ma ha elaborato il computo metrico per l’abbattimento del chiosco di via Domodossola (quello che sarebbe dovuto sorgere dinanzi al liceo scientifico “E. Medi”, NdA) prima che il Tar emanasse la sentenza; ho inviato una lettera a D’Aco per fagli notare che la palestra del liceo si trova in zona rossa, e quella palestra è abusiva, non avendo alcuna concessione; la settimana scorsa, di tutta risposta, questi signori hanno chiuso un chiosco (il Chinaski-Cocktail Bar, NdA) per 10-12 centimetri ».

D’Elia s’è rivelato un vero e proprio un fiume in piena, e ha proseguito la sua filippica: «D’Aco è un truffaldino, e lo dice anche Ferdinando Imposimato in un’interrogazione parlamentare del 1989». Poi ha immaginato di rivolgersi direttamente al dirigente comunale: «Ricordi quando nella X Legislatura, tra il 1987 e il 1992, facevate le truffe alle assicurazioni? Se siete voi le persone perbene, io sono fiero di far parte della città di camorra».

L’oratore ha fatto anche delle strane dichiarazioni a sfondo erotico sull’ente comunale: «cosa fate di notte a Palazzo di Città – ha chiesto D’Elia – dal momento che ho trovato alcune foto del comune su un sito porno? D’Aco, spiega al tuo capo di chi ti sei circondato e con chi ti accompagni la notte!».

Attaccati anche i commissari: «spendono la bellezza di 1100 euro di benzina: è assurdo!».

La stoccata finale, poi, è proprio per Vincenzo Inverso: «Tu sei il lato peggiore del vecchiume: non stavi insieme a Santomauro?».

 




Puc: designata la struttura organizzativa

di Carmine LANDI

 

BATTIPAGLIA. Ora è tutto pronto: si può finalmente cominciare a lavorare al nuovo PUC.

L’ingegnere Giancarlo D’Aco, infatti, dirigente del Settore Tecnico e Ambiente, che aveva ricevuto direttamente da Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti dell’azione amministrativa battipagliese, il duplice compito di individuare delle forme innovative esterne di supporto tecnico e giuridico e di metter su una nuova struttura organizzativa interna per la predisposizione del nuovo piano urbanistico, ha portato a termine il gravoso incarico.

Se i consulenti esterni, l’avvocato Christian Iaione e l’archistar Massimo Alvisi, erano già stati designati – la cittadinanza fu ufficialmente informata lo scorso 16 gennaio – a supportare rispettivamente legalmente (col compenso di 33mila euro) e tecnicamente (con paga di 39mila euro) le politiche per il PUC, ieri è arrivata l’ufficialità delle nomine per il quadro di tecnici comunali che dovrà occuparsi della progettazione del piano urbanistico che manderà finalmente in pensione l’obsoleto PRG del 1972.

Perno della struttura organizzativa, naturalmente, resta l’ingegner D’Aco, che, oltre che da Iaione e Alvisi, verrà affiancato da una segreteria tecnica di tre membri e da un gruppo di progettazione composto da otto persone.

Il trio di segretarie sarà tutto rosa: ne faranno parte, infatti, la dottoressa Rosanna Marotta (responsabile della segreteria delle Politiche Comunitarie), il geometra Alessandra Picciariello (responsabile delle Politiche Abitative)  e Luigia Buscetta (Ufficio Segreteria Tecnica).

Il collettivo che, invece, s’occuperà della pianificazione vera e propria sarà coordinato dall’ingegnere GiovanniCannoniero – che, a Battipaglia, c’è arrivato lo scorso novembre, nel bel mezzo dell’infinita querelle giudiziaria contro il comune di Eboli, dov’era caposettore al Patrimonio e da cui fu espulso nel 2013 tramite un decreto sindacale firmato da Martino Melchionda – che a Palazzo di Città è il responsabile del servizio Governo del Territorio e che per il PUC vestirà i panni del responsabile tecnico della progettazione.

Da Cannoniero dipenderanno l’Ufficio Piano e Programmi, costituito dall’ingegner Daniele Marzullo (Ufficio Scia Edilizia e Attività Produttive) e dall’architetto Donato Mandia (Ufficio Legge 219), e il tavolo di supporto operativo, che sarà composto dagli architetti Modesto Lembo (servizio Lavori Pubblici), Anna Iorio (responsabile SUAP), Angelo Mirra (responsabile servizio Lavori Pubblici) e Alfredo Tartaglia (ufficio SUAP) e l’ingegner MarcelloMalangone (servizio Lavori Pubblici).

Mirra, Tartaglia e Malangone, poi, avranno sulle spalle ulteriori responsabilità: mentre il primo, infatti, dovrà prestare particolari attenzioni al sistema di mobilità e alle opere pubbliche, il secondo si occuperà peculiarmente della delimitazione degli insediamenti abusivi e il terzo formulerà le opportune valutazioni ambientali.

La via che condurrà Battipaglia al nuovo PUC, dunque, par essere ben definita: resta da vedere quali saranno le reazioni del mondo politico cittadino, che in diverse occasioni ha manifestato il desiderio di prender parte in prima persona al piano urbanistico che muterà completamente l’assetto della città del Tusciano.

 

UNA STORIA INFINITA CHE VEDE FINALMENTE LA LUCE. Una lunga saga, quella del PUC dei commissari, che è cominciata lo scorso 30 dicembre, quando Iorio e i suoi archiviarono definitivamente il capitolo relativo alle politiche urbanistiche dell’amministrazione Santomauro – e, forse, anche Ruffo – respingendo il PUC caro all’ultimo sindaco di Battipaglia, ma che dovrà necessariamente concludersi entro il prossimo 4 luglio: prima del giorno dell’anniversario della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, infatti, la città dovrà darsi un piano urbanistico chiaro, per evitare di finire nelle grinfie del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.

Al di là di Lembo, di Tartaglia e di Anna Iorio, che figuravano all’interno del vecchio organigramma tecnico del PUC santomauriano, i componenti del nuovo team non hanno nulla in comune con l’altro staff, che vedeva Carmen Picciariello, Clementina Bovi e Silvia Guarino alla segreteria, Attilio Busillo come responsabile del procedimento, l’architetto Antonio Parente a capo del servizio urbanistica – alle dipendenze di quest’ultimo, oltre a Lembo, Iorio e Tartaglia, c’erano Giovanni Argento, Vittorio Del Tufo, Michelangelo Guardigni, GiuseppeLepre, Pasquale Imparato e Giovanni Tavarone – e, nei panni di consulenti esterni, il docente universitario Valter Fabietti, l’architetto Alberto Francese e l’avvocato Sebastiano Conte.

Il piano urbanistico di Santomauro finì nell’occhio del ciclone nell’ambito della relazione del prefetto Gerarda Maria Pantalone che portò all’arcinoto decreto di scioglimento per ingerenze camorristiche.

 




Amianto e tumori: Battipaglia attende risposte

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Il Comitato Civico e Ambientale e quell’amianto che non va più via: la lunga storia che vede coinvolti gli uomini del gruppo di tutela ecologica, guidato da Cosimo Panico,  le amministrazioni comunali e i vertici regionali e provinciali s’arricchisce di un ulteriore documento.

Panico, infatti, ieri mattina s’è presentato per l’ennesima volta al cospetto dello sportello dell’Ufficio Protocollo e ha consegnato tra le mani dei dipendenti di Palazzo di Città un’altra richiesta di incontro.

Al centro dello scritto c’è sempre la celebre delibera di giunta comunale n°26 del 29 gennaio del 2010: all’epoca, infatti, gli assessori battipagliesi istituirono l’Osservatorio Locale sull’Ambiente, un’équipe composta da valenti medici, che avrebbe dovuto elaborare un carteggio pieno zeppo di dati relativi alla mortalità causata da neoplasie.

Quel che venne fuori dalle prime riunioni, in effetti, fu un incremento esponenziale dei decessi provocati da tumori: in molti (oltre ai soci del circolo Legambiente “Vento in Faccia”, di cui Panico, all’epoca, era vicepresidente, hanno fatto sentire le proprie preoccupazioni anche i militanti del Movimento 5 Stelle e di Civicamente) calcolarono uno spaventoso due più due, ipotizzando che l’aumento delle morti tumorali fosse causato dalla forte presenza dell’amianto entro i confini del comune di Battipaglia.

L’asbesto, in effetti, può essere alla base di una lunga sfilza di neoplasie, primo fra tutti il mesoltelioma: è vero che il Ministero della Sanità, con il decreto ministeriale del 6 settembre del 1994, mise un po’ di chiarezza nella confusa normativa relativa all’utilizzo a scopi edilizi della sostanza cancerogena, ma è altresì vero che, con il decreto legislativo n°152 del 3 aprile del 2006, lo Stato obbligò gli enti locali a provvedere al censimento di tutti gli immobili edificati con dell’amianto.

In Italia, però, accade frequentemente che gli obblighi vengano visti come dei semplici e cortesi inviti, ed è per questo che, a Battipaglia, una vera e propria individuazione dell’asbesto non è mai stata compiuta.

Colpa delle amministrazioni comunali che si son susseguite nel tempo? Senz’altro, ma non esclusivamente. Secondo le leggi nazionali, infatti, anche le regioni dovrebbero intervenire a sostegno dei censimenti e delle rimozioni dell’amianto: l’ex-commissario prefettizio, Mario Rosario Ruffo, qualcosa a riguardo la sapeva e, sollecitato da Panico e da tanti altri battipagliesi, inviò una lettera a Stefano Caldoro, governatore della Regione Campania, sollecitando un incontro per discutere del legame tra le neoplasie e l’incidenza dell’amianto sulla mortalità tumorale. Da Palazzo Santa Lucia, però, non arrivò alcuna risposta.

Il Comitato Civico e Ambientale, dunque, è tornato alla carica, richiedendo a Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti dell’azione amministrativa battipagliese, di farsi promotori di qualsiasi operazione tesa a far rientrare la presenza dell’amianto entro i consentiti parametri dell’indice di degrado inferiori al valore di 45.

Iorio e i suoi, però, hanno messo su già nello scorso giugno una task-force per la tutela ambientale del territorio, all’interno della quale in molti hanno chiesto il ripristino delle consuetudinarie azioni dell’Osservatorio, affinché si possa procedere alla realizzazione di un preciso e dettagliato registro dei tumori: al momento, però, tutto tace.

Chi vivrà vedrà? Stando alle attuali condizioni biologiche e ambientali, la domanda che sorge spontanea è tristemente monca: chi vivrà?