Vigili assenti, traffico e incivili Dinanzi alle scuole regna il caos

di Antonio Iovino

Traffico, pochissimi posti auto, nessun vigile e caos nelle ore di punta: questo è quello che alcuni genitori di bambini che frequentano la scuola secondaria di 1° grado “Pirro” e la scuola dell’infanzia e primaria “Infanzia Serena”, hanno evidenziato. Situazioni, queste, che naturalmente non vedono responsabili i due istituti ma che andrebbero sicuramente analizzate da chi di dovere per arginare al meglio le problematiche. Per quanto riguarda la scuola “Infanzia Serena”, secondo vari genitori, la problematica nasce sia pochi metri prima, nei pressi della rotatoria di via Irno, dove ben tre strade si incontrano confluendo in una sola carreggiata; sia dalla quasi totale mancanza di parcheggio nel quartiere. Uno dei genitori ad essersi espresso sulla questione è Maurizio Ladalardo, il quale afferma: «Certo, riscontro problemi sul piano della viabilità, servirebbe qualcuno capace di gestire la situazione ma non solo qua (davanti la scuola, ndr), ma per tutta la strada, il caos parte dalla rotatoria, lì inizia la problematica vera e propria. Costruendo quel nuovo complesso edilizio, avrebbero dovuto creare dei parcheggi. Così facendo avremmo potuto parcheggiare a 100 metri di distanza, avremmo portato i bambini a scuola e inoltre, si sarebbe trattato di un intervento utile a tutti i residenti della zona». Ladalardo, si esprime, anche, sull’idea dell’intervento di un vigile urbano, ad esempio nelle ore di punta: «Non credo possa esserci un vigile tutti i giorni, credo sia sbagliata la concezione della viabilità, il problema è a monte». Un altro genitore, Giorgio Granata, afferma: «Per quanto riguarda il traffico dipende dall’orario, ad esempio, la mattina alle 8, ce n’è sempre». Lo stesso dichiara che un vigile in zona potrebbe risultare utile: «Essendo costretti a fermarci in doppia fila si cerea un po’ di traffico e sarebbe opportuno trovare qualcuno davanti la scuola capace di rendere più agevole la situazione». Il problema dei posti auto ricorre nelle parole di un altro papà, il signor Max, il quale ritiene che:«ci sarebbe bisogno di parcheggi, un vigile non credo che risolverebbe qualcosa, al massimo potrebbe servire a far fare manovra ai pulmini della scuola che giungono qui. Io per primo, però, non vedo soluzione, è una situazione difficile da gestire». Vicenda simile, ma con alcune differenze, quella che si vive innanzi alla scuola “Pirro”, in pieno centro cittadino. Infatti, anche qui vi è il problema della mancanza di posti auto con l’inevitabile formarsi di una doppia fila ma il transito delle auto resta comunque abbastanza agevole. Ciò che per vari genitori, però, rappresenta una mancanza più seria è l’assenza di vigili che, sia durante l’orario di ingresso che quello di uscita, risulterebbero molto utili per gestire e controllare il flusso di studenti che arriva a destinazione o esce per tornare a casa, in una zona della città quasi sempre trafficata. «Arrivando e andando via a piedi non ho particolari fastidi ma vi è scarsissima presenza di vigili. – spiega Enrico Mattei – La mattina, in questa traversa (alla destra dell’istituto, ndr) che è a senso unico, scendono, anche a velocità sostenuta, macchine, motorini e furgoni che, per evitare di fare il giro più lungo, effettuano il controsenso. Siamo avanti ad una scuola e potrebbe sbucare un bambino in qualunque momento; io accompagno mia figlia tutti giorni e, ogni volta, vedo più di un veicolo compiere questa infrazione». «Davanti scuola è quasi impossibile arrivare con la macchina e se ci si riesce si è fortunati, ma comunque bisogna avviarsi mezz’ora prima. – Aggiunge Claudia Campiglia – Non è una situazione agevole e quando piove è ancora peggio». Anche Campiglia, inoltre, conferma la totale mancanza di vigili negli orari di entrata e di uscita dei giovani studenti. La pensa in modo pressappoco uguale anche un altro papà, il signor Marco: «La situazione che si vede ora è quella che c’è sempre ma, in ogni caso, vigili non ce ne sono, né quando i ragazzi entrano né quando escono. Reputo che la loro presenza si rivelerebbe utile, anche per la sicurezza dei nostri figli».




Scafati. Per Aliberti, lo scioglimento è frutto di un complotto (i 4 articoli di oggi e gli 8 di ieri)

Complotto

—- Per Aliberti è tutto un complotto politico
L’ex sindaco, rimanendo sulla linea difensiva in sede giudiziaria, ritiene che tutte le accuse mossegli sono frutto del disegno degli oppositori
L’ex primo cittadino, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, si dice vittima di un teorema

Di Adriano Falanga
Una foto in compagnia dell’ex Vescovo della diocesi di Nola monsignor Beniamino Depalma, in occasione dell’apertura dei festeggiamenti della Patrona Santa Maria Delle Vergini del 2015, accompagna sulla sua pagina Facebook un lungo sfogo di Pasquale Aliberti, che letto tra le righe, è un formale atto di accusa verso coloro che lui identifica suoi nemici. “Non credo più in questa parte del paese Italia che con gli strani teoremi e le dichiarazioni dei presunti collaboratori di giustizia, in cerca di benefici, prova a rovinare famiglie che hanno costruito la loro storia con passione, amore e competenza. Non credo in questa Italia dal falso populismo, della demagogia di facciata che con le invenzioni dei proiettili, del trik trak, dello stalking e delle minacce anonime a distanza di più di tre anni è capace di inventarsi anche il mandante di una minaccia di morte. Non credo a questa Italia che davvero crede che un collaboratore di giustizia in carcere nel periodo delle elezioni e oltre, sostiene di aver fatto campagna elettorale per le regionali in 5 comuni, nessuno appartenente a quel collegio elettorale. Non credo a questa Italia che crede ad un collaboratore di giustizia su un patto elettorale stipulato da un amministratore con un giovane laureato, non malavitoso, a cui, secondo la stessa accusa, lo stesso politico avrebbe suggerito di prendere le distanze e sconfessare la propria famiglia malavitosa. Non credo in questa Italia i cui amministratori, pur non avendo mai concesso niente ad un ipotetico clan sono condannati ad andare in carcere perché un presunto pentito, per riferite persone parla di promesse, nonostante tutto, mai ottenute”. Proiettili, trik trak, stalking e minacce anonime possono essere facilmente identificati (considerati i fatti precedenti) in Pasquale Coppola, Vittorio D’Alessandro, Marco Cucurachi. Poi Aliberti tira in ballo anche un’altra figura importante, identificabile nell’imprenditore Nello Longobardi, nell’inchiesta indicato come persona offesa e informata sui fatti. “Eppure continuo a credere nella giustizia e che in questa vicenda alcuni presunti avversari politici si siano comportati con lealtà. Voglio restare un romantico ma allo stesso tempo devo pur chiedermi qual è il ruolo dell’imprenditore che era chiaramente a capo del clan?”. L’arringa prosegue e sostanzialmente richiama quanto già sostenuto dai suoi legali nella memoria difensiva depositata per evitare l’arresto. Una memoria a cui i giudici del riesame non hanno creduto. “Qual era il ruolo del politico che chiedeva voti in cambio di danaro? Qual era il ruolo del politico che minacciava la mancata stabilizzazione, assunzione della moglie in comune? Quale era il ruolo dell’oppositore che non ha mai pagato la tassa sui rifiuti o l’altro che voleva una semplice variante urbanistica per trasformare un terreno agricolo in zona commerciale? E’ possibile siano diventati paladini della giustizia, proprio loro?”. E qui ancora una volta tra le righe possiamo leggere i nomi di Vittorio D’Alessandro, Marco Cucurachi e Mario Santocchio. “E allora quanto coraggio abbiamo avuto o quanto siamo stati stupidi nel acquisire la proprietà di un noto esponente di un vero clan per realizzare un centro sociale a San Pietro, per gli anziani o i disabili? È duro rispondere, ti brucia dentro, soprattutto sapere che per questo Stato in certi casi si è confuso il concetto di legalità – continua ancora Pasquale Aliberti -Eppure, nonostante tutto continuo a credere nella magistratura e a pensare che questa stessa l’Italia è pur sempre un grande paese, o almeno provo a sperarlo. Lo faccio soprattutto per i miei figli Nicola e Rosaria, per alleviare loro le sofferenze di una storia che un giorno meriterà di essere raccontata senza ironia”.

—-Marra: «Non posso accettare da cittadino, avvocato e politico uno scioglimento da parte di un ministro del Pd»

L’increbile commento dell’ex consigliere comunale, alibertiana di ferro. Un’affermazione che suscita polemiche e interdizione per la portatta delle sue parole

A sostenere la tesi del complotto, o quantomeno della forzatura politica, è anche Brigida Marra, ex consigliera di Forza Italia e sicuramente l’alibertiana di ferro del secondo mandato sindacale, terminato con lo scioglimento per collusioni criminali.
«Abbiamo appreso con molta tristezza la decisione adottata dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Interno Marco Minniti, di “Scioglimento del Consiglio Comunale di Scafati ai sensi dell’art 143 del TUEL –spiega la forzista – Non voglio entrare nel merito delle motivazioni che non conosco e che pertanto, aspetto di conoscere. Posso già dire però, che da avvocato non riesco ad accettare e condividere un provvedimento che oggi, non può garantire il rispetto del principio di “terzietà” sancito dall’articolo 111 della Costituzione italiana dal momento che, si tratta di un provvedimento non adottato da un organo giurisdizionale. È questa la ragione per la quale, a prescindere da quelle motivazioni che non conosco, nella qualità di ex consigliere comunale insieme ai miei colleghi, presenteremo certamente ricorso – prosegue la Marra – Non posso da cittadina, da avvocato e da politico condividere che la fine di un consiglio comunale venga proposta da un Ministro che con tutti i rispetti, è un politico eletto senatore nelle liste del Pd».
Scrive ancora Aliberti: «Nulla contro il Ministro ma la mia città, quella che con passione in questi tre anni insieme ad una grande squadra abbiamo amministrato, merita di essere giudicata con un provvedimento che sia adottato nel rispetto del principio di “terzietà”, del contraddittorio tra le parti e del giusto processo da chi ha potere giurisdizionale. Fiducia nella magistratura».
(a.f.)


Strade vuote in una città atterrita per lo scioglimento
I cittadini sono frastornati e furiosi per l’onta subita a causa della classe politica

Non trovano pace gli scafatesi, non è certamente un buon momento per loro, che indirettamente pagano in prima persona scelte e decisioni prese da altri.
Dal settembre 2015, mese in cui la Dia, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno bussò alle porte di Palazzo Mayer, la città è piombata nel buio.
Le accuse sono di quelle pesanti e infamanti, l’etichetta di “città camorrista” potrebbe essere forse uno stereotipo offensivo e gratuito, ma il rischio è concreto, il senso di quest’anno e mezzo è questo, e ci vorranno anni per portare alla luce la verità. “Chi è causa del suo male, pianga se stesso”, “Ora anche gli scafatesi hanno il giorno della memoria”, “Vergogna a tutti coloro che hanno fatto in modo che avvenisse questo. Credo che nessun scafatese si riconosca in questo”, “Speriamo solo di risalire presto, dopo aver toccato il fondo”: questi i commenti più virali in rete, da cui è palese la delusione. C’è però chi assume le difese dell’ex amministrazione, puntando l’indice contro Mara Carfagna ed Edmondo Cirielli, stando a quanto crede il noto commerciante e “politologo” Domenico “Tormentone” D’Aniello. Dal Cotucit è il braccio destro di Michele Raviotta, Carmine Sorrentino, a palesare perplessità: “Scusate ma allora perché a Roma non hanno fucilato gli ultimi quattro sindaci e tutti i dipendenti comunali?” richiamando a Mafia Capitale. (a.f.)

no mafia

La curiosità. I numeri dei Comuni sciolti per camorra

Negli ultimi 5 anni sono molti in Campania i comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche. Tra questi: Casal di Principe, Casapesenna, Gragnano, Pagani e Quarto. E’ al sud che c’è più del 90% dei Comuni sciolti per mafia dal 1991 a oggi. Con il concentramento in tre Regioni: la Campania dove dal 1991, secondo i dati di Avviso Pubblico, le procedure di scioglimento sono state 98 (10 annullate), Calabria (84, di cui 8 annullate) e Sicilia (66, di cui 4 annullate). Nel consiglio comunale sciolto ora a Scafati, in maggioranza, c’era anche il figlio dell’ex sindaco Bruno Pagano, la cui amministrazione fu sciolta per camorra nel 1993 per gli affari sempre con il clan Loreto, ma in particolare, all’epoca il gruppo era guidato da Pasquale Loreto, attuale collaboratore di giustizia e padre di Alfonso Loreto, uno dei principali accusatori dell’amministrazione Aliberti di oggi. E’ lui infatti il pentito che ha detto: “A Scafati il clan più potente è quello di Pasquale Aliberti”.

GLI 8 ARTICOLI DEL 28 GENNAIO 2017
—- Il Comune infiltrato dalla camorra

Finisce nel peggiore dei modi l’era del sindaco Aliberti: il consiglio comunale era sotto scacco della criminalità organizzata

Lo scioglimento delle assise cittadine deciso ieri dal Consiglio dei ministri su relazione del responsabile dell’Intero

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Di Adriano Falanga

“The End”. Termina nel peggiore dei modi la seconda amministrazione Aliberti. Non sono bastate le dimissioni, perché l’iter amministrativo legato alla relazione della commissione d’accesso è andato avanti, fino a determinare il drammatico epilogo. “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati”. Così il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a margine dell’ultima riunione, cominciata alle 9 e conclusa dopo poco più di un’ora, ieri mattina. L’argomento era già all’ordine del giorno dallo scorso dicembre, poi rinviato per le note e tristi vicende nazionali, quali emergenza gelo e terremoto. Scafati ripiomba così nel baratro totale, a quasi 24 anni dal primo scioglimento, decretato l’11 marzo 1993. Ieri come oggi sullo sfondo i rapporti tra le Istituzioni locali e la criminalità organizzata, ieri come oggi un nome comune: Loreto. Nel 1993 al vertice della camorra scafatese Pasquale Loreto, sullo sfondo le concessioni edilizie che hanno trasformato la città in un enorme dormitorio, relegandola a cenerentola dell’agro quanto a servizi e vivibilità. Oggi il Loreto che incastra l’amministrazione Aliberti è il figlio Alfonso. Entrambi pentiti, entrambi hanno confermato e raccontato gli intrecci tra il Palazzo e l’organizzazione criminale. Arriva così l’epilogo a seguito dell’inchiesta partita nel settembre 2015 che aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino, la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. Sul registro degli indagati una ventina di nomi, tra cui anche quello dell’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, dell’ex vice presidente Acse Ciro Petrucci, dei dirigenti comunali Maria Gabriella Camera (poi dimessa) e di Giacomo Cacchione, ancora in organico al settore finanziario. Fatale è stata la lunga relazione depositata dalla commissione d’accesso prefettizia, presente a Palazzo Mayer per sei mesi, dal marzo al settembre 2016. Un lungo dossier in cui sono stati riscontrati decine di atti amministrativi, concessioni, incarichi, appalti, nomine, che hanno convinto i commissari a chiedere lo scioglimento. A Dicembre l’insediamento del commissario prefettizio Prefetto Vittorio Saladino, a seguito delle dimissioni del sindaco Pasquale Aliberti. Dimissioni “forzate” dopo che il tribunale del Riesame di Salerno aveva confermato la richiesta di arresto a suo carico avanzata dalla Procura antimafia di Salerno. Entro il sette marzo si attende la definitiva pronuncia della Cassazione, anche se, venendo meno la reiterazione del reato non essendo più sindaco, Aliberti potrebbe affrontare il processo in libertà. Si attende adesso di conoscere la triade di commissari che si insedierà a Palazzo Mayer, traghettando l’ente in gestione straordinaria fino alle elezioni previste per la primavera del 2019. Non è certa la riconferma di Vittorio Saladino a presidente, mentre potrebbe restare la dottoressa De Angelis a cui si affiancherà un vice prefetto con competenze finanziarie. A breve sarà pubblicata la relazione del Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, in cui sono note le dinamiche che hanno convinto il Ministero degli Interni ad assumere la decisione di sciogliere. La città piomba nel buio.

 

—-«Valuteremo ricorso al Tar»

“Apprendo con profondo dolore la notizia dello scioglimento del consiglio comunale di Scafati, dopo una indagine di lunghi mesi. Non sono più Sindaco ma sono certo della legittimità degli atti prodotti e della camorra che sempre abbiamo tenuto a distanza, adottando anche atti forti”. Così Pasquale Aliberti, sulla sua pagina Facebook. “Leggeremo le motivazioni e insieme agli avvocati valuteremo, da subito, un eventuale ricorso al Tar. È giusto che paghi chi ha commesso errori, non è giusto penalizzare una comunità se non ci sono chiari e validi elementi di condizionamento. È una battaglia di giustizia nei confronti degli scafatesi tutti perché sono certo che il sindaco e i loro rappresentanti istituzionali li hanno scelti sempre in libertà e nella democrazia”. Bocche cucite tra le fila della sua ex maggioranza, nessun ex assessore o fedelissimo proferisce parola, ma affidano a Mimmo Casciello la pubblicazione di una nota stampa congiunta. “Con profondo rammarico, apprendiamo della decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere il comune per infiltrazione camorristica. Attendiamo fiduciosi le motivazioni che hanno indotto a tale decisione. Scioglimento a cui è possibile presentare ricorso avendo in noi consapevolezza nell’ aver visto agire in ogni occasione questa amministrazione con trasparenza e correttezza. Non in modo solo formale ma sostanziale. Alla luce di tale certezza, difenderemo sempre questa esperienza politica e amministrativa con la speranza di far valere la verità”. Forse sarà per distrazione, ma mancano alcuni “like”, piuttosto rilevanti. La nota è firmata dai “Consiglieri e Assessori che hanno fatto parte della Maggioranza”.
(a.f.)

 

—-Addio ai Cda di Acse e Scafati sviluppo e incandidabilita degli eletti

Un azzeramento di un’intera classe politico-amministrativa per anni dominante in città

In base alla legge, lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del consiglio dei ministri, al termine di un complesso procedimento di accertamento, effettuato dal prefetto competente per territorio attraverso un’apposta commissione di indagine. Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi raccolti devono essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell’influenza della criminalità organizzata sull’amministrazione, anche a prescindere dalla prova rigorosa dell’accertata volontà degli amministratori di assecondare le richieste della criminalità. “I dati acquisiti evidenziano come, pur di accaparrarsi voti e vincere le competizioni elettorali, l’Aliberti non si fa scrupolo di entrare in contatto ed in accordo con il tessuto criminale del momento”, così i giudici del riesame, accogliendo la richiesta di arresto disposta dal pm antimafia Vincenzo Montemurro. Il decreto di scioglimento, con validità dai 12 ai 18 mesi (prorogabili a 24 mesi) determina la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive nonché la risoluzione di tutti gli incarichi ai dirigenti e consulenti nominati dagli organi sciolti. Addio quindi anche ai cda di Acse e Scafati Sviluppo.
Per le “prime elezioni” che si tengono dopo lo scioglimento nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato, non sono candidabili gli amministratori che “hanno dato causa” allo scioglimento stesso, previa tempestiva dichiarazione del tribunale civile, cui il Ministro dell’interno trasmette la proposta di scioglimento. Determinante saranno i nomi indicati nel decreto, ritenuti “corresponsabili” assieme al primo cittadino. Giunta e fedelissimi rischiano un procedimento giudiziario parallelo, oltre a non potersi ricandidare nel 2019. (a.f.)

 

—- «Un giorno brutto per la storia della città. Non ci sono alibi, la camorra era nelle istituzioni»

Da Fdi al Pd, dai reppubblicani agli ex alibertiani, e da M5s un coro unanime contro la gesione del sindaco Aliberti

“Un giorno brutto per la nostra Scafati, generato dalla politica amorale e familistica del peggior Sindaco di Scafati” lapidario Mario Santocchio. Fa eco il collega di Fdi Cristoforo Salvati: “è una notizia che crea rammarico anche in chi ha fortemente rappresentato il dissenso politico a questa amministrazione con impegno ed attenzione costante, perché’ la caduta di immagine della città non giova a nessuno. Bisogna ripartire dal ripristino delle regole e da una morale politica che liberi la citta” dai condizionamenti della criminalità”. Per Angelo Matrone: “Quanto successo oggi ci sia da lezione per i prossimi anni. Abbiamo regalato alla comunità una delle più brutte pagine di storia. Adesso si riparta da zero, dando vita anche a una rivoluzione interna in Municipio”. Impietosa la posizione di Marco Cucurachi, Pd: “Ora è ufficiale, la camorra era nelle Istituzioni e ha condizionato la vita amministrativa della nostra città, facendola tornare indietro di trent’anni. Non ci sono alibi, non ci sono scuse, chi ha governato in questi otto anni, accusando l’opposizione vera di tutto e di più, ha la responsabilità delle estreme e nefaste conseguenze del fallimento politico”. Non è da meno il collega Michele Grimaldi: “La camorra era entrata a Palazzo Mayer, ne condizionava le scelte, trasformava i diritti in favori, corrompeva, minacciava, strozzava vite, opportunità, sviluppo: negava come un cancro la possibilità dei cittadini di decidere in maniera libera e consapevole, del proprio futuro e di quello dei proprio figli. Rubava, sprecava e dissipava risorse, sottraeva spazi di democrazia e di economia a noi tutti, oscurava con la propria ombra le nostra strade, i nostri progetti, tutto ciò che di bello e di buono veniva piantato. E la nostra Scafati appassiva, tra campagne elettorali, ricatti, decadenze, balletti, colpevoli connivenze, vergognosi silenzi, un ex sindaco che si dimetteva per scongiurare il pericolo di arresto per camorra”. Margherita Rinaldi, segretaria cittadina dei democratici: “Scafati ha tante energie positive e belle che possiamo e dobbiamo recuperare. Sono convinta che ripartendo da quelle si può lavorare ad una stagione nuova che faccia dimenticare presto questa”. Ex alibertiano di Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello chiede scusa alla città: “Pur non essendo addentro a queste dinamiche, pur avendo sempre esternato il dissenso rispetto a tematiche e processi che non condividevo. Le scuse di chi, motivato dal senso di appartenenza a questa comunità aveva deciso di dedicarle con impegno il suo tempo credendo in un sogno”. Giustizialista Raffaele De Luca, dei Repubblicani: “Quando si parlerà di aspiranti primi cittadini i primi che escluderemo sono chi per anni è stato con il sindaco dimissionario e di chi no, non bastano due anni per riciclarsi da politico senza macchia”. Dal M5S: “Ora si potrà far luce sulle tante ombre che hanno avvolto questa amministrazione comunale, la sua gestione e i suoi interpreti. Ci dispiace per la città, questa è un’onta per tutti i cittadini scafatesi e per il buon nome della città di Scafati, per i suoi imprenditori e per i suoi commercianti. Ci auguriamo che questo lungo periodo di commissariamento possa risollevare la città per poi andare al voto alla prima data possibile”. (a.f.)

 

—-Una bocciatura del sistema Aliberti

Alle 10,10 di ieri, La presidenza del Consiglio dei ministri pone fine la gestione del potere sotto il controllo del sindaco con un marchio infamante

Dirigenti nominati e sott’occhio del sindaco, assunzioni dirette, affidamenti sospetti, tutto finito nelle carte della dda e della commissione d’accesso

 

tutti a casa

Nel giorno della memoria, ritornano tutti gli orrori del passato a Scafati: come nel 1993, arriva lo scioglimento del comune per camorra. Non più solo una croce al valore civile e militare, non solo una città simbolo della Resistenza: piegata in due dall’asse tra politica e camorra, la città di Scafati ne esce sconfitta e commissariata. C’è lo scioglimento. Sono le 13:54 quando finalmente arriva la comunicazione ufficiale da parte del Consiglio dei Ministri che non lascia più adito a dubbi o a ipotesi complottiste: l’amministrazione comunale di Angelo Pasqualino Aliberti è stata sciolta per infiltrazione camorristica e si tratta di uno scioglimento per i legami tra i vertici politici e le organizzazioni criminali che durerà almeno 2 anni e soprattutto si tratta di un provvedimento arrivato su richiesta della Commissione d’Accesso a seguito di un pressing messo in campo dall’antimafia di Salerno e da più parti politiche. Il Comune di Scafati è stato sciolto per infiltrazione camorristica: di mattina la decisione nel consiglio dei ministri iniziato alle 9 e finito alle 10,10. Il ministro degli interni Marco Minniti ha messo la sua firma, confermata dalla presidenza della Repubblica, sullo scioglimento, annunciato oramai da mesi. Nel mirino della commissione d’accesso arrivata al comune di Scafati lo scorso 21 marzo, ci sono appalti, convenzioni, parentele tra assunti con famosi pregiudicati, ma anche la presenza di elementi vicini ai clan nelle gare d’appalto di palazzo di città, negli affidamenti, nelle nomine ed assunzioni. Tutto coordinato dalla regia di Angelo Pasqualino Aliberti e della sua gestione personalistica del potere. Dirigenti nominati direttamente e sotto il suo controllo, assunzioni dirette e affidamenti sospetti: un atteggiamento che la commissione d’accesso ha letto negli atti e vissuto nelle camere del potere di Palazzo Meyer. Il pool guidato dal viceprefetto Vincenzo Amendola, non lascia dubbi: Pasquale Aliberti e la sua squadra, erano finiti nelle grinfie del potere del clan e lo stesso sindaco, insieme a suo fratello Nello Aliberti, al fido staffista Giovanni Cozzolino ed alla segretaria comunale Immacolata di Saia, avevano creato un sistema di potere alleato della criminalità organizzata e del clan Sorrentino (i Campagnuoli) e anche con il clan Ridosso Loreto. Nella relazione del pool, citati come “alleati”, personaggi vicini anche al clan Matrone. Una realtà già messa in mostra dall’inchiesta Sarastra, coordinata dalla procura antimafia di Salerno e dal pm Vincenzo Montemurro per cui pende l’arresto al sindaco uscente e a Luigi e Gennaro Ridosso, due capi dell’organizzazione criminale. Un’inchiesta che si fonda anche sulle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, figlio dell’ex ras Pasquale, e di Romolo Ridosso. La Commissione di Accesso presieduta dal vice Prefetto Vincenzo Amendola, dal maggiore dei Carabinieri Carmine Apicella e dal super consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco, lavorava in città a stretto contatto con la Direzione Distrettuale Antimafia, con gli uomini della Dia coordinati dal Capitano Fausto Iannaccone, oltre che con un pool di tecnici esperti della Guardia di Finanza e funzionari prefettizi come la dottoressa Desiree D’Ovidio, non si è fatta sfuggire la gestione allegra e “sotto lo schiaffo” anche delle partecipate comunali e dello stesso piano di zona in cui erano stati assunti amici di amici e parenti di consiglieri e assessori comunali. Stesso discorso per alcune società che lavoravano con il comune e per le partecipate dove sembra ancora più forte la presenza delle mani del clan Ridosso Loreto. La decisione di inviare gli ispettori a Palazzo Meyer era stata presa di comune accordo dal Prefetto di Salerno, Antonio Malfi, dal Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza, di concerto con il Procuratore Capo Corrado Lembo ed avallata dal Ministero degli Interni, Marco Minniti. Ora è tempo di attendere la relazione e di leggere cosa sia successo per davvero nelle mura di Palazzo Meyer negli ultimi 8 anni. Sullo scioglimento intanto si attende la pubblicazione ufficiale della relazione.

 

—-Già al via il toto commissari

E’ già toto nomi a Palazzo Meyer per l’arrivo della triade commissariale che gestirà il municipio per i prossimi 2 anni per “ripristinare la legalità” in ogni settore della vita pubblica ed amministrativa del Comune. In pole c’è la possibilità che resti il commissario prefettizio Vittorio Saladino arrivato dopo le dimissioni, lo scorso novembre, del primo cittadino. Possibile anche il ritorno di Desireè d’Ovidio e dello stesso consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco. Il ruolo della triade che arriverà sarà innanzitutto cercare di ripristinare la legalità al Comune sarà azzerato ogni cda e ogni settore comunale: una decisione che sarà comunque presa dalla triade commissariale che a partire da lunedì e per i prossimi due anni gestirà il Comune.

 

—-Ecco le irregolarità riscontrate da magistrati e dalla commissione d’accesso agli atti

Dalla gestione degli alloggi popolari a quella delle aree affidate a pregiduicati, dall’Acse alla Scafati Solidali e quella Sviluppo agli appalti

Alloggi popolari affidati a pregiudicati, se non anche ad esponenti del clan, nomine di fedelissimi nelle partecipate, l’Acse in particolare, con lo scopo di affidare servizi e gestioni alle società del clan e poi promesse elettorali diventate assunzioni e nomine dirette a Palazzo Meyer: ecco cosa è uscito dal cilindro del pool anti mafia inviato dal Ministero per verificare l’attività amministrativa del Comune e che ha lavorato per mese tra migliaia di faldoni.

Alloggi popolari. Innanzitutto nel mirino ci sono gli alloggi popolari che sarebbero stati affidati in maniera non proprio legittima ed in particolare all’interno ci sarebbero anche alcuni pregiudicati che non avevano diritto ad occupare quelle case e non solo le avevano occupate in maniera abusiva, ma non erano neanche stati mai cacciati via dagli addetti ai lavori del Comune di Scafati.

Gestione di aree cittadine da pregiudicati. Stesso discorso anche nella presenza di pregiudicati in alcune gestioni di aree cittadine affidate non solo all’Acse, ma anche allo stesso comune di Scafati. Inoltre è stata verificata la presenza non solo di personaggi vicini alla criminalità organizzata, per quanto concerne affidamenti ed appalti, ma anche proprio nomine dirette fatte a parenti oppure a persone legate ad esponenti del clan.

Pompe funebri. È stata messa in luce anche la presenza di criminalità organizzata nella gestione dei servizi cimiteriali e soprattutto degli spazi pubblicitari dedicati alle affissioni funebri che erano finite nella piena disponibilità del clan Matrone.
Una realtà denunciata anche dal dirigente Giacomo Cacchione che ha messo in luce un’altra cosa segnalata dal pool antimafia: un clima di terrore anche per il modo in cui Di Saia e il sindaco gestivano la “res pubblica”.
Partecipate e società comunali, Acse, Scafati solidale e Stu. E’ finita nella relazione pool antimafia anche la gestione delle partecipate comunale di in particolare l’Acse in cui dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto era emersa la presenza del vicepresidente come un uomo del clan che avrebbe dovuto svolgere un ruolo pubblico per favorire le ditte appartenenti alla criminalità organizzata. Si tratta in questo caso di Ciro Petrucci, indagato nell’ambito dell’inchiesta che squarcia il velo del legame tra politica e camorra. Stesso discorso anche per la nomina di alcuni responsabili di settori comunali legati da vincoli di parentela con esponenti della criminalità organizzata locale. Alcune di queste nomine erano state fatte in maniera diretta dal sindaco Pasquale Aliberti. Anche la gestione della società Scafati sviluppo per la reindustrializzazione dell’area ex Copmes è finita nel mirino del pool antimafia che ha verificato una gestione procedurale errata di alcuni meccanismi interni ed inoltre anche segnalato la presenza di cooperative vicino alla criminalità organizzata nella gestione sia della vigilanza che anche dell’affare sicurezza.

Gestione degli appalTI. Come già segnalato dal procuratore Lembo in merito alla città di Scafati sarebbe stata evidenziata la presenza di alcune società vicine al clan dei Casalesi negli appalti comunali e quindi anche di società che addirittura erano finite nello scandalo mafia capitale. In particolare nei mesi scorsi era emersa la presenza di una ditta ed un pool di progettisti, Archicons e G&D, che avevano collaborato al progetto del polo scolastico per cui il Comune ha percepito dei fondi più Europa, ma di fatto non è stato realizzato. Era emersa anche la presenza di un architetto che aveva realizzato il bunker in cui si nascondeva Michele Zagaria, boss dei Casalesi: il professionista Domenico Nocera era stato scelto direttamente dal Comune di Scafati per effettuare dei lavori proprio in quell’area come in altri cantieri scafatesi.

GESTIONE PERSONALISTICA DEL POTERE – Una gestione personalistica del potere fatta di nomine e di incarichi dati in maniera illegittima e per cui ci sarebbe anche verificata la possibilità di voto di scambio in particolare con clientele messa in campo con l’aiuto di servizi come lo staff più Europa il piano di zona oppure il servizio civile. Verificata anche la presenza di infiltrazioni camorristiche che hanno influito attraverso palazzo Meyer, nella gestione dei parcheggi comunali ed anche in un’altra società che svolge servizi per il comune di Scafati.

IMMACOLATA DI SAIA. Uno dei perni centrali della relazione del pool antimafia che ha suggerito al Ministero degli Interni lo scioglimento del Comune di Scafati è il ruolo di Immacolata di Saia. La segretaria era presente in diversi comuni sciolti per camorra come Casapesenna, San Cipriano di Aversa, Casal di Principe, Trentola Ducenta e Battipaglia,e secondo i commissari non avrebbe rispettato il suo ruolo di garante della legalità in alcuni progetti come quello della ex Copmes ed anche del polo scolastico così come i numerosi altri appalti comunali. Ciò che viene contestato dal pool antimafia è anche una gestione allegra di tutte le procedure amministrative ed in particolare la creazione, insieme a Pasquale Aliberti di un meccanismo di potere che aveva portato alla presenza di clientelismo ed anche alla possibilità di far proliferare il voto di scambio dando una gestione personalistica diretta al Sindaco in appalti e servizi, ma anche nella gestione dei servizi sociali. Sarà la prima ad andare via, appena arriverà la triade commissariale.

IL CLIMA POLITICO. Dal 2011 ad oggi sono 63 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni di stampo mafioso. L’ultima new entry di questo triste catalogo è il comune di Scafati. Scafati rivive quindi l’incubo dello scioglimento del marzo 1993 dopo 24 anni. Arriva la stangata dopo l’inchiesta che lo scorso 18 settembre 2015 aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino,la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. La lunga inchiesta ha una ventina di persone indagate e potrebbe anche avere risvolti ancora più duri a breve. Intanto a marzo scorso era stata inviata al comune di Scafati la commissione d’accesso che per mesi ha lavorato a Palazzo Meyer: a seguito del lavoro, la commissione ha proposto lo scioglimento del municipio per infiltrazioni camorristiche. Una richiesta già formulata mesi prima dall’antimafia e poi rimandata all’analisi della commissione d’accesso. Successivamente era arrivata la richiesta di arresto per il sindaco Pasquale Aliberti, su cui il giudice si è espresso favorevolmente condannandolo al carcere insieme agli esponenti del clan Ridosso Loreto. Nulla invece per suo fratello Nello Aliberti, tuttora considerato uno dei perni di questa indagine. Sulla questione si attende la decisione della Cassazione per il prossimo 7 marzo. Ora al comune di Scafati, già commissariato dopo le dimissioni del sindaco lo scorso novembre, arriverà una triade commissariale. I primi tre nodi da sciogliere: resterà il commissario Vittorio Saladino che aveva già improntato il lavoro al Comune? Chi saranno gli altri componenti della triade commissariale e poi: cosa c’è scritto e chi viene citato nella relazione che spiega i legami tra politica e camorra a Palazzo Meyer?

 

—- Ripercussioni per Forza Italia e molti politici dell’Agro

Non solo un “fatto scafatese”. Lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati avrà sicuramente ripercussioni in tutta la provincia di Salerno. L’ex sindaco Pasquale Aliberti era uno degli uomini forti e maggiori portatori di voti di Forza Italia nel salernitano, difeso ad oltranza da molti esponenti politici anche nazionali del partito. La moglie, Monica Paolino, indagata assieme a lui in inchieste che ruotano sui rapporti tra politica e camorra, è per la seconda volta consigliera regionale di Forza Italia che l’aveva scelta per ricoprire l’incarico anche di presidente della commissione regionale antimafia, dal quale si era dimessa. Una situazione di grande imbarazzo per il partito e che non mancherà di causare guerre interne al partito, dove molti erano malpancisti del peso della coppia Aliberti-Paolino. Nell’Agro nocerino, poi, lo scioglimento del consiglio comunale per camorra e, quindi, l’assenza dalla scena politica per due anni dei rappresentanti politici scafatesi avrà un peso nel riconsiderare una stagione di gestione di enti consortili (come quella degli ultimi anni del Piano di zona per i servizi sociali, dove Scafati era Comune capofila) ma anche per quella degli anni futuri. Senza contare, inoltre, sulle ripercussioni in molti consigli comunali della zona, dove gli Aliberti avevano referenti ai quali davano anche forza politica e che ora sono senza “spalle coperte”. Gli effetti di questo scioglimento saranno ancora molti e imprevedibili.




Scafati. Comune sciolto per camorra. I primi 8 articoli

 

—- Il Comune infiltrato dalla camorra

Finisce nel peggiore dei modi l’era del sindaco Aliberti: il consiglio comunale era sotto scacco della criminalità organizzata

Lo scioglimento delle assise cittadine deciso ieri dal Consiglio dei ministri  su relazione del responsabile  dell’Intero

Scafati_TheEnd

 
Di Adriano Falanga

“The End”. Termina nel peggiore dei modi la seconda amministrazione Aliberti. Non sono bastate le dimissioni, perché l’iter amministrativo legato alla relazione della commissione d’accesso è andato avanti, fino a determinare il drammatico epilogo. “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati”. Così il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a margine dell’ultima riunione, cominciata alle 9 e conclusa dopo poco più di un’ora, ieri mattina. L’argomento era già all’ordine del giorno dallo scorso dicembre, poi rinviato per le note e tristi vicende nazionali, quali emergenza gelo e terremoto. Scafati ripiomba così nel baratro totale, a quasi 24 anni dal primo scioglimento, decretato l’11 marzo 1993. Ieri come oggi sullo sfondo i rapporti tra le Istituzioni locali e la criminalità organizzata, ieri come oggi un nome comune: Loreto. Nel 1993 al vertice della camorra scafatese Pasquale Loreto, sullo sfondo le concessioni edilizie che hanno trasformato la città in un enorme dormitorio, relegandola a cenerentola dell’agro quanto a servizi e vivibilità. Oggi il Loreto che incastra l’amministrazione Aliberti è il figlio Alfonso. Entrambi pentiti, entrambi hanno confermato e raccontato gli intrecci tra il Palazzo e l’organizzazione criminale. Arriva così l’epilogo a seguito dell’inchiesta partita nel settembre 2015 che aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino, la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. Sul registro degli indagati una ventina di nomi, tra cui anche quello dell’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, dell’ex vice presidente Acse Ciro Petrucci, dei dirigenti comunali Maria Gabriella Camera (poi dimessa) e di Giacomo Cacchione, ancora in organico al settore finanziario. Fatale è stata la lunga relazione depositata dalla commissione d’accesso prefettizia, presente a Palazzo Mayer per sei mesi, dal marzo al settembre 2016. Un lungo dossier in cui sono stati riscontrati decine di atti amministrativi, concessioni, incarichi, appalti, nomine, che hanno convinto i commissari a chiedere lo scioglimento. A Dicembre l’insediamento del commissario prefettizio Prefetto Vittorio Saladino, a seguito delle dimissioni del sindaco Pasquale Aliberti. Dimissioni “forzate” dopo che il tribunale del Riesame di Salerno aveva confermato la richiesta di arresto a suo carico avanzata dalla Procura antimafia di Salerno. Entro il sette marzo si attende la definitiva pronuncia della Cassazione, anche se, venendo meno la reiterazione del reato non essendo più sindaco, Aliberti potrebbe affrontare il processo in libertà. Si attende adesso di conoscere la triade di commissari che si insedierà a Palazzo Mayer, traghettando l’ente in gestione straordinaria fino alle elezioni previste per la primavera del 2019. Non è certa la riconferma di Vittorio Saladino a presidente, mentre potrebbe restare la dottoressa De Angelis a cui si affiancherà un vice prefetto con competenze finanziarie. A breve sarà pubblicata la relazione del Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, in cui sono note le dinamiche che hanno convinto il Ministero degli Interni ad assumere la decisione di sciogliere. La città piomba nel buio.

 

—-«Valuteremo ricorso al Tar»

“Apprendo con profondo dolore la notizia dello scioglimento del consiglio comunale di Scafati, dopo una indagine di lunghi mesi. Non sono più Sindaco ma sono certo della legittimità degli atti prodotti e della camorra che sempre abbiamo tenuto a distanza, adottando anche atti forti”. Così Pasquale Aliberti, sulla sua pagina Facebook. “Leggeremo le motivazioni e insieme agli avvocati valuteremo, da subito, un eventuale ricorso al Tar. È giusto che paghi chi ha commesso errori, non è giusto penalizzare una comunità se non ci sono chiari e validi elementi di condizionamento. È una battaglia di giustizia nei confronti degli scafatesi tutti perché sono certo che il sindaco e i loro rappresentanti istituzionali li hanno scelti sempre in libertà e nella democrazia”. Bocche cucite tra le fila della sua ex maggioranza, nessun ex assessore o fedelissimo proferisce parola, ma affidano a Mimmo Casciello la pubblicazione di una nota stampa congiunta. “Con profondo rammarico, apprendiamo della decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere il comune per infiltrazione camorristica. Attendiamo fiduciosi le motivazioni che hanno indotto a tale decisione. Scioglimento a cui è possibile presentare ricorso avendo in noi consapevolezza nell’ aver visto agire in ogni occasione questa amministrazione con trasparenza e correttezza. Non in modo solo formale ma sostanziale. Alla luce di tale certezza, difenderemo sempre questa esperienza politica e amministrativa con la speranza di far valere la verità”. Forse sarà per distrazione, ma mancano alcuni “like”, piuttosto rilevanti. La nota è firmata dai “Consiglieri e Assessori che hanno fatto parte della Maggioranza”.
(a.f.)

 

—-Addio ai Cda di Acse e Scafati sviluppo e incandidabilita degli eletti

Un azzeramento di un’intera classe politico-amministrativa per anni dominante in città

In base alla legge, lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del consiglio dei ministri, al termine di un complesso procedimento di accertamento, effettuato dal prefetto competente per territorio attraverso un’apposta commissione di indagine. Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi raccolti devono essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell’influenza della criminalità organizzata sull’amministrazione, anche a prescindere dalla prova rigorosa dell’accertata volontà degli amministratori di assecondare le richieste della criminalità. “I dati acquisiti evidenziano come, pur di accaparrarsi voti e vincere le competizioni elettorali, l’Aliberti non si fa scrupolo di entrare in contatto ed in accordo con il tessuto criminale del momento”, così i giudici del riesame, accogliendo la richiesta di arresto disposta dal pm antimafia Vincenzo Montemurro. Il decreto di scioglimento, con validità dai 12 ai 18 mesi (prorogabili a 24 mesi) determina la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive nonché la risoluzione di tutti gli incarichi ai dirigenti e consulenti nominati dagli organi sciolti. Addio quindi anche ai cda di Acse e Scafati Sviluppo.
Per le “prime elezioni” che si tengono dopo lo scioglimento nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato, non sono candidabili gli amministratori che “hanno dato causa” allo scioglimento stesso, previa tempestiva dichiarazione del tribunale civile, cui il Ministro dell’interno trasmette la proposta di scioglimento. Determinante saranno i nomi indicati nel decreto, ritenuti “corresponsabili” assieme al primo cittadino. Giunta e fedelissimi rischiano un procedimento giudiziario parallelo, oltre a non potersi ricandidare nel 2019.                (a.f.)

 

—- «Un giorno brutto per la storia della città. Non ci sono alibi, la camorra era nelle istituzioni»

Da Fdi al Pd, dai reppubblicani agli ex alibertiani, e da M5s un coro unanime contro la gesione del sindaco Aliberti

“Un giorno brutto per la nostra Scafati, generato dalla politica amorale e familistica del peggior Sindaco di Scafati” lapidario Mario Santocchio. Fa eco il collega di Fdi Cristoforo Salvati: “è una notizia che crea rammarico anche in chi ha fortemente rappresentato il dissenso politico a questa amministrazione con impegno ed attenzione costante, perché’ la caduta di immagine della città non giova a nessuno.  Bisogna ripartire dal ripristino delle regole e da una morale politica che liberi la citta” dai condizionamenti della criminalità”. Per Angelo Matrone: “Quanto successo oggi ci sia da lezione per i prossimi anni. Abbiamo regalato alla comunità una delle più brutte pagine di storia. Adesso si riparta da zero, dando vita anche a una rivoluzione interna in Municipio”. Impietosa la posizione di Marco Cucurachi, Pd: “Ora è ufficiale, la camorra era nelle Istituzioni e ha condizionato la vita amministrativa della nostra città, facendola tornare indietro di trent’anni. Non ci sono alibi, non ci sono scuse, chi ha governato in questi otto anni, accusando l’opposizione vera di tutto e di più, ha la responsabilità delle estreme e nefaste conseguenze del fallimento politico”. Non è da meno il collega Michele Grimaldi: “La camorra era entrata a Palazzo Mayer, ne condizionava le scelte, trasformava i diritti in favori, corrompeva, minacciava, strozzava vite, opportunità, sviluppo: negava come un cancro la possibilità dei cittadini di decidere in maniera libera e consapevole, del proprio futuro e di quello dei proprio figli. Rubava, sprecava e dissipava risorse, sottraeva spazi di democrazia e di economia a noi tutti, oscurava con la propria ombra le nostra strade, i nostri progetti, tutto ciò che di bello e di buono veniva piantato. E la nostra Scafati appassiva, tra campagne elettorali, ricatti, decadenze, balletti, colpevoli connivenze, vergognosi silenzi, un ex sindaco che si dimetteva per scongiurare il pericolo di arresto per camorra”. Margherita Rinaldi, segretaria cittadina dei democratici: “Scafati ha tante energie positive e belle che possiamo e dobbiamo recuperare. Sono convinta che ripartendo da quelle si può lavorare ad una stagione nuova che faccia dimenticare presto questa”. Ex alibertiano di Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello chiede scusa alla città: “Pur non essendo addentro a queste dinamiche, pur avendo sempre esternato il dissenso rispetto a tematiche e processi che non condividevo. Le scuse di chi, motivato dal senso di appartenenza a questa comunità aveva deciso di dedicarle con impegno il suo tempo credendo in un sogno”. Giustizialista Raffaele De Luca, dei Repubblicani: “Quando si parlerà di aspiranti primi cittadini i primi che escluderemo sono chi per anni è stato con il sindaco dimissionario e di chi no, non bastano due anni per riciclarsi da politico senza macchia”. Dal M5S: “Ora si potrà far luce sulle tante ombre che hanno avvolto questa amministrazione comunale, la sua gestione e i suoi interpreti. Ci dispiace per la città, questa è un’onta per tutti i cittadini scafatesi e per il buon nome della città di Scafati, per i suoi imprenditori e per i suoi commercianti. Ci auguriamo che questo lungo periodo di commissariamento possa risollevare la città per poi andare al voto alla prima data possibile”.             (a.f.)

 

—-Una bocciatura del sistema Aliberti

Alle 10,10 di ieri, La presidenza del Consiglio dei ministri pone fine la gestione del potere sotto il controllo del sindaco con un marchio infamante

Dirigenti nominati e sott’occhio del sindaco, assunzioni dirette, affidamenti sospetti, tutto finito nelle carte della dda e della commissione d’accesso

 

tutti a casa

Nel giorno della memoria, ritornano tutti gli orrori del passato a Scafati: come nel 1993, arriva lo scioglimento del comune per camorra. Non più solo una croce al valore civile e militare, non solo una città simbolo della Resistenza: piegata in due dall’asse tra politica e camorra, la città di Scafati ne esce sconfitta e commissariata. C’è lo scioglimento. Sono le 13:54 quando finalmente arriva la comunicazione ufficiale da parte del Consiglio dei Ministri che non lascia più adito a dubbi o a ipotesi complottiste: l’amministrazione comunale di Angelo Pasqualino Aliberti è stata sciolta per infiltrazione camorristica e si tratta di uno scioglimento per i legami tra i vertici politici e le organizzazioni criminali che durerà almeno 2 anni e soprattutto si tratta di un provvedimento arrivato su richiesta della Commissione d’Accesso a seguito di un pressing messo in campo dall’antimafia di Salerno e da più parti politiche. Il Comune di Scafati è stato sciolto per infiltrazione camorristica: di mattina la decisione nel consiglio dei ministri iniziato alle 9 e finito alle 10,10. Il ministro degli interni Marco Minniti ha messo la sua firma, confermata dalla presidenza della Repubblica, sullo scioglimento, annunciato oramai da mesi. Nel mirino della commissione d’accesso arrivata al comune di Scafati lo scorso 21 marzo, ci sono appalti, convenzioni, parentele tra assunti con famosi pregiudicati, ma anche la presenza di elementi vicini ai clan nelle gare d’appalto di palazzo di città, negli affidamenti, nelle nomine ed assunzioni. Tutto coordinato dalla regia di Angelo Pasqualino Aliberti e della sua gestione personalistica del potere. Dirigenti nominati direttamente e sotto il suo controllo, assunzioni dirette e affidamenti sospetti: un atteggiamento che la commissione d’accesso ha letto negli atti e vissuto nelle camere del potere di Palazzo Meyer. Il pool guidato dal viceprefetto Vincenzo Amendola, non lascia dubbi: Pasquale Aliberti e la sua squadra, erano finiti nelle grinfie del potere del clan e lo stesso sindaco, insieme a suo fratello Nello Aliberti, al fido staffista Giovanni Cozzolino ed alla segretaria comunale Immacolata di Saia, avevano creato un sistema di potere alleato della criminalità organizzata e del clan Sorrentino (i Campagnuoli) e anche con il clan Ridosso Loreto. Nella relazione del pool, citati come “alleati”, personaggi vicini anche al clan Matrone. Una realtà già messa in mostra dall’inchiesta Sarastra, coordinata dalla procura antimafia di Salerno e dal pm Vincenzo Montemurro per cui pende l’arresto al sindaco uscente e a Luigi e Gennaro Ridosso, due capi dell’organizzazione criminale. Un’inchiesta che si fonda anche sulle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, figlio dell’ex ras Pasquale, e di Romolo Ridosso. La Commissione di Accesso presieduta dal vice Prefetto Vincenzo Amendola, dal maggiore dei Carabinieri Carmine Apicella e dal super consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco, lavorava in città a stretto contatto con la Direzione Distrettuale Antimafia, con gli uomini della Dia coordinati dal Capitano Fausto Iannaccone, oltre che con un pool di tecnici esperti della Guardia di Finanza e funzionari prefettizi come la dottoressa Desiree D’Ovidio, non si è fatta sfuggire la gestione allegra e “sotto lo schiaffo” anche delle partecipate comunali e dello stesso piano di zona in cui erano stati assunti amici di amici e parenti di consiglieri e assessori comunali. Stesso discorso per alcune società che lavoravano con il comune e per le partecipate dove sembra ancora più forte la presenza delle mani del clan Ridosso Loreto. La decisione di inviare gli ispettori a Palazzo Meyer era stata presa di comune accordo dal Prefetto di Salerno, Antonio Malfi, dal Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza, di concerto con il Procuratore Capo Corrado Lembo ed avallata dal Ministero degli Interni, Marco Minniti. Ora è tempo di attendere la relazione e di leggere cosa sia successo per davvero nelle mura di Palazzo Meyer negli ultimi 8 anni. Sullo scioglimento intanto si attende la pubblicazione ufficiale della relazione.

 

—-Già al via il toto commissari

E’ già toto nomi a Palazzo Meyer per l’arrivo della triade commissariale che gestirà il municipio per i prossimi 2 anni per “ripristinare la legalità” in ogni settore della vita pubblica ed amministrativa del Comune. In pole c’è la possibilità che resti il commissario prefettizio Vittorio Saladino arrivato dopo le dimissioni, lo scorso novembre, del primo cittadino. Possibile anche il ritorno di Desireè d’Ovidio e dello stesso consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco. Il ruolo della triade che arriverà sarà innanzitutto cercare di ripristinare la legalità al Comune sarà azzerato ogni cda e ogni settore comunale: una decisione che sarà comunque presa dalla triade commissariale che a partire da lunedì e per i prossimi due anni gestirà il Comune.

 

—-Ecco le irregolarità riscontrate da magistrati e dalla commissione d’accesso agli atti

Dalla gestione degli alloggi popolari a quella delle aree affidate a pregiduicati, dall’Acse alla Scafati Solidali e quella Sviluppo agli appalti

Alloggi popolari affidati a pregiudicati, se non anche ad esponenti del clan, nomine di fedelissimi nelle partecipate, l’Acse in particolare, con lo scopo di affidare servizi e gestioni alle società del clan e poi promesse elettorali diventate assunzioni e nomine dirette a Palazzo Meyer: ecco cosa è uscito dal cilindro del pool anti mafia inviato dal Ministero per verificare l’attività amministrativa del Comune e che ha lavorato per mese tra migliaia di faldoni.

Alloggi popolari.  Innanzitutto nel mirino ci sono gli alloggi popolari che sarebbero stati affidati in maniera non proprio legittima ed in particolare all’interno ci sarebbero anche alcuni pregiudicati che non avevano diritto ad occupare quelle case  e non solo le avevano occupate in maniera abusiva, ma non erano neanche stati mai cacciati via dagli addetti ai lavori del Comune di Scafati.

Gestione di aree cittadine da pregiudicati. Stesso discorso anche nella presenza di pregiudicati in alcune gestioni di aree cittadine affidate non solo all’Acse, ma anche allo stesso comune di Scafati. Inoltre è stata verificata la presenza non solo di personaggi vicini alla criminalità organizzata, per quanto concerne affidamenti ed appalti, ma anche proprio nomine dirette fatte a parenti oppure a persone legate ad esponenti del clan.

Pompe funebri.  È stata messa in luce anche la presenza di criminalità organizzata nella gestione dei servizi cimiteriali e soprattutto degli spazi pubblicitari dedicati alle affissioni funebri che erano finite nella piena disponibilità del clan Matrone.
Una realtà denunciata anche dal dirigente Giacomo Cacchione che ha messo in luce un’altra cosa segnalata dal pool antimafia: un clima di terrore anche per il modo in cui Di Saia e il sindaco gestivano la “res pubblica”.
Partecipate e società comunali, Acse, Scafati solidale e Stu.  E’ finita nella relazione pool antimafia anche la gestione delle partecipate comunale di in particolare l’Acse in cui dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto era emersa la presenza del vicepresidente come un uomo del clan che avrebbe dovuto svolgere un ruolo pubblico per favorire le ditte appartenenti alla criminalità organizzata. Si tratta in questo caso di Ciro Petrucci, indagato nell’ambito dell’inchiesta che squarcia il velo del legame tra politica e camorra. Stesso discorso anche per la nomina di alcuni responsabili di settori comunali legati da vincoli di parentela con esponenti della criminalità organizzata locale. Alcune di queste nomine erano state fatte in maniera diretta dal sindaco Pasquale Aliberti. Anche la gestione della società Scafati sviluppo per la reindustrializzazione dell’area ex Copmes è finita nel mirino del pool antimafia che ha verificato una gestione procedurale errata di alcuni meccanismi interni ed inoltre anche segnalato la presenza di cooperative vicino alla criminalità organizzata nella gestione sia della vigilanza che anche dell’affare sicurezza.

Gestione degli appalTI.  Come già segnalato dal procuratore Lembo in merito alla città di Scafati sarebbe stata evidenziata la presenza di alcune società vicine al clan dei Casalesi negli appalti comunali e quindi anche di società che addirittura erano finite nello scandalo mafia capitale. In particolare nei mesi scorsi era emersa la presenza di una ditta ed un pool di progettisti, Archicons e G&D, che avevano collaborato al progetto del polo scolastico per cui il Comune ha percepito dei fondi più Europa, ma di fatto non è stato realizzato. Era emersa anche la presenza di un architetto che aveva realizzato il bunker in cui si nascondeva Michele Zagaria, boss dei Casalesi: il professionista Domenico Nocera era stato scelto direttamente dal Comune di Scafati per effettuare dei lavori proprio in quell’area come in altri cantieri scafatesi.

GESTIONE PERSONALISTICA DEL POTERE – Una gestione personalistica del potere fatta di nomine e di incarichi dati in maniera illegittima e per cui ci sarebbe anche verificata la possibilità di voto di scambio in particolare con clientele messa in campo con l’aiuto di servizi come lo staff più Europa il piano di zona oppure il servizio civile. Verificata anche la presenza di infiltrazioni camorristiche che hanno influito attraverso palazzo Meyer, nella gestione dei parcheggi comunali ed anche in un’altra società che svolge servizi per il comune di Scafati.

IMMACOLATA DI SAIA. Uno dei perni centrali della relazione del pool antimafia che ha suggerito al Ministero degli Interni lo scioglimento del Comune di Scafati è il ruolo di Immacolata di Saia. La segretaria era presente in diversi comuni sciolti per camorra come Casapesenna, San Cipriano di Aversa, Casal di Principe, Trentola Ducenta e Battipaglia,e secondo i commissari non avrebbe rispettato il suo ruolo di garante della legalità in alcuni progetti come quello della ex Copmes ed anche del polo scolastico così come i numerosi altri appalti comunali. Ciò che viene contestato dal pool antimafia è anche una gestione allegra di tutte le procedure amministrative ed in particolare la creazione, insieme a Pasquale Aliberti di un meccanismo di potere che aveva portato alla presenza di clientelismo ed anche alla possibilità di far proliferare il voto di scambio dando una gestione personalistica diretta al Sindaco in appalti e servizi, ma anche nella gestione dei servizi sociali. Sarà la prima ad andare via, appena arriverà la triade commissariale.

IL CLIMA POLITICO.  Dal 2011 ad oggi sono 63 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni di stampo mafioso. L’ultima new entry di questo triste catalogo è il comune di Scafati. Scafati rivive quindi l’incubo dello scioglimento del marzo 1993 dopo 24 anni. Arriva la stangata dopo l’inchiesta che lo scorso 18 settembre 2015 aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino,la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. La lunga inchiesta ha una ventina di persone indagate e potrebbe anche avere risvolti ancora più duri a breve. Intanto a marzo scorso era stata inviata al comune di Scafati la commissione d’accesso che per mesi ha lavorato a Palazzo Meyer: a seguito del lavoro, la commissione ha proposto lo scioglimento del municipio per infiltrazioni camorristiche. Una richiesta già formulata mesi prima dall’antimafia e poi rimandata all’analisi della commissione d’accesso. Successivamente era arrivata la richiesta di arresto per il sindaco Pasquale Aliberti, su cui il giudice si è espresso favorevolmente condannandolo al carcere insieme agli esponenti del clan Ridosso Loreto. Nulla invece per suo fratello Nello Aliberti, tuttora considerato uno dei perni di questa indagine. Sulla questione si attende la decisione della Cassazione per il prossimo 7 marzo. Ora al comune di Scafati, già commissariato dopo le dimissioni del sindaco lo scorso novembre, arriverà una triade commissariale. I primi tre nodi da sciogliere: resterà il commissario Vittorio Saladino che aveva già improntato il lavoro al Comune? Chi saranno gli altri componenti della triade commissariale e poi: cosa c’è scritto e chi viene citato nella relazione che spiega i legami tra politica e camorra a Palazzo Meyer?

 

—- Ripercussioni per Forza Italia e molti politici dell’Agro

Non solo un “fatto scafatese”. Lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati avrà sicuramente ripercussioni in tutta la provincia di Salerno. L’ex sindaco Pasquale Aliberti era uno degli uomini forti e maggiori portatori di voti di Forza Italia nel salernitano, difeso ad oltranza da molti esponenti politici anche nazionali del partito. La moglie, Monica Paolino, indagata assieme a lui in inchieste che ruotano sui rapporti tra politica e camorra, è per la seconda volta consigliera regionale di Forza Italia che l’aveva scelta per ricoprire l’incarico anche di presidente della commissione regionale antimafia, dal quale si era dimessa. Una situazione di grande imbarazzo per il partito e che non mancherà di causare guerre interne al partito, dove molti erano malpancisti del peso della coppia Aliberti-Paolino. Nell’Agro nocerino, poi, lo scioglimento del consiglio comunale per camorra e, quindi, l’assenza dalla scena politica per due anni dei rappresentanti politici scafatesi avrà un peso nel riconsiderare una stagione di gestione di enti consortili  (come quella degli ultimi anni del Piano di zona per i servizi sociali, dove Scafati era Comune capofila) ma anche per quella degli anni futuri. Senza contare, inoltre, sulle ripercussioni in molti consigli comunali della zona, dove gli Aliberti avevano referenti ai quali davano anche forza politica e che ora sono senza “spalle coperte”. Gli effetti di questo scioglimento saranno ancora molti e imprevedibili.




Scafati. Il Puc tra responsabilità e danno erariale

Il consigliere comunale Marco Cucurachi del Pd intervienie sul Puc. «Dopo aver fatto la Storia a Scafati (come sostiene il Despota non piu' Illuminato ), scrive cucurachi riferendosi al sindaco Pasquale Aliberti-  la Provincia di Salerno ha bocciato il Piano urbanistico comunale per mancato adeguamento al Ptcp – Piano territoriale di coordinamento provinciale. Ora bisogna fare tutto daccapo, una muova procedura, altri consigli consigli comunali, nuove osservazioni da parte degli interessati, commissioni consiliari…, un nuovo conferimento di incarico allo Studio Fedora, nella persona dell'architetto Mesolella, redattrice del Piano. In Commissione Urbanistica ho chiesto al neo assessore Nicola Acanfora e all'ing. Fienga, di recente nominato funzionario responsabile dell'Area Urbanistica, chiarimenti, spiegazioni e quali sono le intenzioni dell'Amministrazione. Partiamo, come sempre dai dati di fatto : esiste un verbale di Conferenza di Servizi tra il Comune di Scafati e la Provincia che attesta, certifica e conferma gli errori e e illegittimita' commesse, che dovranno essere, comunque, accertate nella Commissione Garanzia, che a breve convocherò. Sarebbe stato auspicabile abile un comportamento più responsabile…».




«Questa è una brutta pagina per la storia di S.Marzano». Speciale “rielezioni”

SAN MARZANO. “Una brutta pagina della storia di San Marzano sul Sarno” così il sindaco Cosimo Annunziata commenta la decisione del Tar di rinviare al voto elettorale le sezioni 3,4,5 dopo il ricorso presentato davanti ai giudici amministrativi da parte di Andrea Annunziata che era stato sconfitto alle urne dal primo, per soli 91 voti. I giudici hanno deciso di ripetere le elezioni in quanto sarebbero emerse delle irregolarità nei seggi 3,4,5 di San Marzano. Sezioni che contano circa 500 persone ciascuno. “Non siamo noi gli autori di questa situazione. Nel pieno segno della trasparenza ho convocato questa conferenza stampa proprio per far luce su una vicenda triste per la nostra comunità. Mi piacerebbe portare agli onori della cronaca San Marzano per notizie diverse, ma, purtroppo questa volta si è verificata una situazione davvero brutta per noi – spiega Annunziata  – Non ci sono precedenti nella storia di questa città su casi simili”. Poi Annunziata dice la sua circa l’atteggiamento dei suoi antagonisti politici: “Nulla da eccepire nei confronti di chi ha presentato il ricorso: era una scelta legittima e su cui siamo certi che sarà fatta preso chiarezza” commenta Annunziata Cosimo ” La sentenza è chiaro che non penalizza chi ha fatto il ricorso ma chi viene danneggiata è la nostra città e la stessa amministrazione, parte lesa in questa vicenda. E’ una cosa che lascia perplessi: proprio per fare chiarezza, l’amministrazione, come atto dovuto, ha querelato (non penalmente ma come indirizzo amministrativo) i presidenti di seggio delle sezioni interessate dal provvedimento giudiziario. Intanto continueremo la nostra linea amministrativa nell’attesa di ricevere indicazioni dalla Prefettura di Salerno”. Sul ritorno alle urne, Annunziata dice: “Siamo pronti a scendere nuovamente in campo con la nostra campagna elettorale rispettando la decisione dei giudici del Tar Campania. Solo per quelle tre sezioni, non tutto dall’inizio – spiega – Non voglio ricorrere agli organi superiori per Appelli e ricorsi: affronteremo nuovamente il voto della città. Rispetto a questa vicenda poi, decideremo in maniera definitiva insieme alla maggioranza. In caso di elezioni, ho chiesto alla maggioranza anche di decidere di non fare la campagna elettorale porta a porta ma far scegliere il popolo in piena libertà”.  Ora la parola passa alle urne ma vista le premesse ci attendono sessanta giorni di infuocata campagna elettorale.

Gabriele Musco

 

E ora Annunziata chiede al prefetto di inviare un commissario

SAN MARZANO SUL SARNO. Dopo averr vinto il ricorso al Tar, Andrea Annunziata (nella foto) non commenta per ora la sentenza del Tribunale amministrativo regionale. Si aspetta però un intervento das parte del prefetto di Salerno affinchè nomini al più presto un commissario prefettizio.  Così Andrea Annunziata: «Non faccio alcuna dichiarazione sulla sentenza del Tar, ancora non l’ho letta tutta” spiega Andrea Annunziata “Preferisco attendere. Ma, mi aspetto che il Prefetto commissari il Comune di San Marzano sul Sarno dopo la sentenza emessa dai giudici amministrativi di primo grado. Secondo me non è questa la pagina triste della città di San Marzano ma è come questa città è stata amministrata in questi anni ad aver scritto un brutto momento per la nostra comunità” dichiara Andrea Annunziata “Sono stati anni di tristezza e questo non è altro che un ulteriore problema: passeggiando per le strade della città ci si rende conto che siamo messi male. Questa amministrazione – conclude l’ex sindaco Andrea Annunziata.- dovrebbe andare via per diversi motivi, non solo per quello che sembra sia successo nei seggi interessati. Devo essere sincero, sopo la sentenza del Tar, i cittadini li vedo più allegri come un segno di liberazione».     g.m.

 

«Completeremo  tutte le opere pubbliche che abbiamo avviato»

Sentenza Tar non ferma l’attività amministrativa – cosi conferma l’Assessore allo Sviluppo e ai Lavori Pubblici Marco Iaquinandi – “Ripartiamo dopo poche ore di stop, sono stati assegnati i lavori per la riqualificazione del piano terra della casa comunale ed anche i lavori di riqualificazione del parco urbano, chiusa la procedura per pubblicare il bando del rifacimento delle strade di via E. Fermi, via Marconi, via Salvo D’Acquisto e viale 8 Marzo. Dalla Provincia abbiamo avuto l’ok per i lavori di via Matteotti e ci consegneranno l’area di Largo de Gasperi e la Rotonda in modo da poterla riqualificare” . L’Assessore che ha delega anche per i rapporti con le associazioni culturali conferma inoltre che sono state approvate tutte le proposte delle associazioni per le iniziative 2016 ed è in pubblicazione l’avviso per il Baratto Amministrativo che consentirà ai cittadini di compensare le tasse con il lavoro.Un impegno concreto dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Cosimo Annunziata anche per la valorizzazione dei prodotti tipici e della filiera agro alimentare – “Abbiamo chiuso la procedura per la short list di esperti per la costituzione del DeCo San Marzano. (innovazione ed opportunità unica)
– continua l’Assessore Iaquinandi – Oggi sopralluogo sulla tribuna del campo sportivo che è stata collaudata e avviamo l’iter per aprirla”. In attesa delle modalità di voto per le tre sezioni chiamate al voto, il sindaco Cosimo Annunziata ribadisce l’impegno quotidiano e costante dell’amministrazione oltre all’iniziative intraprese da San Marzano sul Sarno per rispondere alle esigenze di maggiore raccordo con le istutuzioni ed enti locali. ”
g.m.

Il Commento

Il primo cittadino non lascia e lancia la sfida al suo storico rivale Andrea Annunziata

Dopo la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale di Salerno che ha deciso la “rinnovazione delle operazioni di volto per le sezioni 3,4 e 5” a San Marzano si riaprono le cabine elettorali. Infatti, l’eventuale tornata elettorale, salvo ulteriori ricorsi al Consiglio di Stato, dovrà tenersi entro 60 giorni dalla decisione del Tar. Ieri mattina il sindaco in carica, Cosimo Annunziata, ha annunciato in solitaria che non farà ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar di Salerno «la mia personale opinione – dice nel corso della conferenza stampa a Palazzo di Città – è di permettere il ritorno al voto nel più breve tempo possibile. Poi nelle prossime ore gli assessori e il gruppo dei consiglieri di maggioranza decideranno democraticamente cosa fare, se procedere o meno con un ricorso e quindi richiesta di sospensiva al Consiglio di Stato». Il primo cittadino, nonostante avesse chiesto la presenza alla conferenza stampa di tutti gli assessori e i consiglieri di maggioranza, ha affrontato l’incontro con la stampa accompagnato solo dagli assessori Calenda e Barretta e dal presidente del consiglio Silvio Oliva, mentre gli altri hanno preferito non partecipare. Tra le assenze di peso bisogna menzionare quelle di Marco Iaquinandi, che ha affidato a Facebook le sue riflessioni sul caso, e del vicesindaco Colomba Farina.  Dunque, il primo cittadino non lascia ma raddoppia e si dichiara pronto alla campagna elettorale per le tre sezioni, e dice «ho già chiesto alla mia squadra di non fare campagna elettorale, di non andare a casa della gente perché se vorranno premiare il nostro operato sanno già cosa fare». Così, allo stesso tempo, lancia la sfida all’ex parlamentare e presidente dell’Autorità Portuale Andrea Annunziata. «L’ho battuto già due volte alle comunali, e con molte probabilità posso farcela anche questa volta» dice il primo cittadino a margine della conferenza stampa con i suoi fedelissimi.Dall’altra parte Andrea Annunziata ha subito serrato le fila. Mercoledì sera, dopo la pubblicazione della sentenza del Tar di Salerno, ha chiamato a raccolta amici e candidati della lista per procedere ad una prima conta. Il gruppo dei consiglieri comunali, tutti del Partito Democratico, è arrivato compatto alla chiamata del leader. Oltre a Vincenzo Marrazzo, Filomena Fallo, Angela Calabrese e Pasqualina Forsellino c’erano anche tanti simpatizzanti accorsi nella sede del PD. L’entusiasmo è alle stelle e il primo a galvanizzare i presenti è stato proprio Alfonso Carbone nel suo intervento di apertura:«Dobbiamo scendere subito in campagna elettorale» ha detto l’ex assessore. Poi, gli interventi si susseguono velocemente sino ad arrivare alle conclusioni affidate ad Annunziata. «Andrò personalmente dal Prefetto di Salerno domattina (ieri, ndr) per chiedere una veloce attuazione della decisione del Tae – esclama il democratico Annunziata davanti ai suoi – ora dobbiamo tenere compatto il gruppo e concentrarci sulle elezioni per  ribaltare il risultato elettorale dell’anno scorso».  Infatti, sono solo 3 le sezioni dove i marzanesi saranno chiamati nuovamente a votare ed esprimere la loro preferenza amministrativa: la 3, la 4 e la 5, ovvero proprio quelle sezioni dove Andrea era andato sopra di 200 voti a Cosimo. Ora, bisognerà recuperare almeno 15 voti a sezione se l’ex sottosegretario vorrà ribaltare il risultato sul maggioritario e quindi conquistare il premio di maggioranza per il consiglio.
Raimondo Aufiero

 

 




Cava. «Regolamento approvato ma come se non ci fosse»

CAVA DE’ TIRRENI. Regolamento sui referendum comunali approvato in consiglio… ma come se non ci fosse…». Riaccende la polemica sull’approvazione del regolamento sulle consultazioni popolari nel comune metelliano, l’ex sindaco della città, Marco Galdi (nella foto). L’attuale consigliere comunale di opposizione scrive: «Nel consiglio comunale di lunedì scorso è stato approvato il regolamento disciplinante i referendum locali su proposta della minoranza. Con emendamento della maggioranza, però, si è portato al 20% degli aventi diritto al voto il quorum di firme richiesto per l’indizione del referendum: ne occorreranno oltre 7.000… Praticamente quasi impossibile svolgerlo. C’è di più. E’ stata bocciata anche la proposta di mediazione della minoranza di disciplinare almeno una Consultazione telematica non vincolante per l’Amministrazione… perché la voce della Città arrivasse nel Palazzo. Ma il Palazzo è chiuso, barricato, e non vuole minimamente confrontarsi… La chiamavano la “svolta buona” …». Una stoccata all’amministrazione del sindaco Vincenzo Servalli che della partecipazione popolare ha fatto un tema della campagna elettorale che lo ha visto eleggere primo cittadino. A richiedere la consultazione telematica erano stati cinque consiglieri compreso Galdi proponendo che e richiederla poteva essere l’1% dei cittadini aventi diritto al voto oppure il sindaco o un quinto dei consiglieri comunali. E c’è chi, su facebook, sottolinea che alle firme dei consiglieri comunali dell’opposizione “ne mancano sempre due, quelle dei due consiglieri che fanno capo a Fdi, come mai?»




Cava. Alloggi assegnati a Pregiato «Non ci furono anomalie…». Intanto sfrattata una donna di 70 anni

CAVA DE’ TIRRENI. Non ci furono anomalie nell’assegnazione degli alloggi a Pregiato. Il Gup del Tribunale di Salerno, Piero Indinnimeo, ha archiviato il procedimento per abuso d’ufficio a carico dell’ex sindaco di Cava de’ Tirreni, Marco Galdi,  e dei componenti della Giunta comunale.  L’inchiesta era partita da una denuncia presentata dall’ex primo cittadino Luigi Gravagnuolo.   Ieri mattina Marco Galdi, accompagnato dall’avvocato Marco Salerno, si è presentato davanti giudice per l’udienza preliminare ed ha depositato una memoria scritta con 25 allegati attraverso i quali è stata ricostruita l’intera vicenda. Gli elementi presentati dalla difesa a discarico delle accuse mosse nei confronti dell’ex sindaco sono stati ritenuti esaustivi dal Gup che ha disposto l’archiviazione del procedimento ed il non luogo a procedere.  Da rimarcare che già il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, aveva chiesto l’archiviazione del procedimento per la quale è stata presentata opposizione successivamente accolta dal Gip del Tribunale di Salerno. Tra gli indagati c’era anche Mario Pannullo, deceduto alcuni mesi fa (ma i legali hanno smentito un collegamento tra il tragico gesto e questa vicenda giudiziaria che comunque aveva creato non pochi fastidi all’ex assessore alle attività produttive). Nel registro degli indagati figuravano anche  Luigi Napoli, Carmine Salsano, Vincenzo Lamberti, Vincenzo Passa, Alfonso Carlea, Carmine Adinolfi, Alfonso Laudato oltre l’ex primo cittadino  Marco Galdi. Tutto nasce da una denuncia presentata dall’opposizione ed in particolare da Luigi Gravagnuolo e sostenuta dall’attuale sindaco Vincenzo Servalli, da Enrico Polichetti, da Sabato Sorrentino, Nunzio Senatore e Pasquale Scarlino.  Secondo gli esponenti della minoranza non è stato rispettato il piano di mobilitá secondo cui i primi 72 alloggi di Pregiato avrebbero dovuto essere assegnati ai terremotati occupanti le baracche del lato a e del lato b di Pregiato, al fine di liberare l’area e consentire l’ apertura di un altro cantiere nell’area di sedime. n Così non è stato: una direttiva sindacale ha stravolto il precedente regolamento attribuendo solo in parte i nuovi alloggi ai terremotati di Pregiato e un’altra quota ai terremotati storici. L’amministrazione – secondo la denuncia presentata da Gravagnuolo – diede mandato ai funzionari di procedere allo sgombero del lato a e nello stesso tempo assegnare gli altri alloggi secondo il criterio della storicitá.. un  criterio di assegnazione non consente la liberazione in toto dell’area di sedime per poter avviare la costruzione di altri 100 alloggi. Inoltre l’opposizione lamentava che molti dei nuclei familiari attualmente assegnatari e occupanti i nuovi alloggi in base al solo criterio della storicitá, si trovano in coda alla graduatoria provinciale o addirittura ne risultano esclusi. La decisione del Gup Indinnimeo ha definitivamente chiuso la vicenda.
di Alex Zattarin

 

Lo sgombero contestato

CAVA DE’ TIRRENI. La sfrattano a 70 anni dalla sua abitazione popolare di Pregiato nonostante fosse stato presentato ricorso al Tar e al Tribunale di Nocera Inferiore. Ieri mattina, la polizia locale e quella di Stato hanno eseguito lo sfratto di una pensionata che abita in via Luigi Ferrara n.57. La donna, per il Comune, non abitava più lì e quindi doveva restituire l’abitazione all’Ente. L’anziana, divorziata e madre di due figli, con una pensione di soli 500 euro al mese, regolarmente assegnataria dell’immobile, non era stata trovata a casa dai vigili urbani in alcuni sopralluoghi ed era scattato lo sgombero. L’inquilina si era rivolta all’avvocato Gaetano Falciani che aveva presentato ricorso al Tar e al Tribunale di Nocera Inferiore sostenendo che la sua assistita non potesse essere sgomberata con un provvedimento amministrativo ma del giudice ordinario e contestando anche il fatto che l’abitazione fosse non occupata più dalla donna. Pare, infatti, che l’inquilina fosse andata a trovare una figlia che non era in buone condizioni di salute al nord Italia e si fosse trattenuta qualche settimana lì. Poco è valso che all’interno dell’abitazione ci fossero i mobili e egli effetti personali della settantenne cavese. Nemmeno le rimostranze dell’avvocato sono servite, ieri mattina, a bloccare l’esecuzione dello sgombero che non teneva conto che erano in atto ben due ricorsi alla giustizia: la donna è stata sfrattata, lasciandola sola e senza riparo. Già sono preannunciate dalla difesa della settantenne ulteriori azioni giudiziarie nei confronti del Comune di Cava de’ Tirreni.
Mario Martiniello

 




E’ giallo sulla nota dell’Anac Non si parla di tutte le nomine. E sul caso Cucurachi chiede le dimissioni di Aliberti

SCAFATI. Nomine illegittime: è giallo sulla nota dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. La delibera che ha dichiarato inconferibili Andrea Granata e Mario Ametrano e legittimato Luca Celiberti con Raffaele De Rosa, non cita in alcun punto Andrea Inserra e Martino Melchionda, riguardo le nomine ricevute per una poltrona al Consorzio delle Farmacie, di cui il Comune è socio di maggioranza. Il primo cittadino ha infatti dichiarato che “La stessa nota, invece, dichiara la nomina del sindaco Melchionda e di Andrea Inserra compatibili e regolari con la carica di Presidente delle Farmacie”. Ora, premesso che non si ha conoscenza di altri eventuali documenti, l’unico  pubblicato sul sito dell’Anac è la delibera 156 del 10 dicembre 2015, che non prende in esame le cariche del Consorzio delle Farmacie, e che dichiara illegittima anche la nomina di Mario Ametrano quale Ad della Scafati Sviluppo, di contro “dimenticato” da Pasquale Aliberti nella nota di chiarimento. Sempre nel comunicato sindacale, si fa riferimento ad un azzeramento di cda avvenuto prima della segnalazione dell’anticorruzione. Secondo Mario Santocchio, autore dell’esposto, la segnalazione sarebbe invece arrivata a Palazzo Mayer il 18 dicembre ed  è dubbia anche la modalità con cui si è proceduto all’azzeramento del Cda della Scafati Solidale. Secondo il componente Luca Celiberti  nessuna revoca dell’incarico è stata ricevuta né c’è stato un incontro chiarificatore con Aliberti. “Ci è arrivata solo una lettera di ringraziamento per gli importanti risultati raggiunti in data 30 dicembre. Questa dovrebbe essere intesa come una revoca dall’incarico per aver svolto male il proprio lavoro? Nessun attaccamento alla poltrona, ma solo un invito alla chiarezza”. Tra le sanzioni emesse da Cantone, anche l’impossibilità di fare nomine per tre mesi, e questo andrebbe a vincolare il sindaco che si ritrova anche a dover rinominare il Nucleo di Valutazione e Controllo di Gestione, oltre allo stesso Cda (parziale o meno è da capire) della Scafati Solidale.

Adriano Falanga

 

Le reazioni «L’unica scelta legittima e legale che può fare Pasquale Aliberti, è quella delle dimissioni»

SCAFATI. E sulla vicenda Anac, interviene il consigliee comunale del Pd Marco Cucurachi (nella foto, ndr).  «Per la terza volta in due anni il Presidente dell’Anac – Autorità Nazionale Anticorruzione, Cantone, interviene sulle vicende amministrative della Città di Scafati e ne censura le scelte, adottate in violazione delle norme dettate in materia -scrive Cucurachi-. Nel 2013 su mio esposto dettagliato, confermò i dubbi e le perplessità, espresse in un lungo intervento in consiglio comunale, sulla copertura finanziaria del progetto di riqualificazione dell’ex Copmes, gravata di un mutuo di 10.000.000 di euro. Successivamente, e prima che la Direzione distrettuale antimafia di Salerno venisse a fare visita al Comune, ritenne, sempre su mio esposto, fondata la questione riguardante la Segretaria comunale Immacolata Di Saia, già indagata in diversi processi penali per abuso d’ufficio e falso, e sollecitò il Comune a rimuoverla dall’incarico di Responsabile del Piano Anticorruzione, ruolo che dovrebbe essere ricoperto da una persona di specchiata moralità. Oggi Cantone ci dice, con la delibera n. 156/15, che le nomine di amministratore delegato di Scafati Solidale e della STU, nella fattispecie Andrea Granata e Mario Ametrano, sono illegittime in quanto adottate in violazione del decreto legislativo n. 39/13 e perché’ i soggetti interessati negli anni precedenti avevano ricoperto incarichi incompatibili con quelli attuali ed erano candidati nelle liste di Aliberti. Al netto delle indagini della magistratura penale su vicende di stampo camorristico e scambio di voto che riguardano il Sindaco, la moglie, consigliera regionale Monica Paolino, il fratello del Sindaco, la Segretaria comunale Di Saia e lo staffista Cozzolino, continua la scia dell’illegalità e delle illegittimità (non ultima la farsa della decadenza, responsabilmente bloccata dalle iniziative compatte delle forze di opposizione) che avvolgono la nostra martoriata Città e che fotografano una maggioranza ormai allo sbando e caratterizzata da attacchi personali tra i vari componenti della stessa.  Senza contare i fallimenti politici che denunciamo da anni e che hanno fatto sprofondare Scafati in un baratro economico-industriale senza precedenti. L’unica scelta legittima e legale che può fare Aliberti, in questo mare di violazioni, è quella delle dimissioni».




Scafati. Tagli dI 300mila euro al salario accessorio, stato di agitazione dei comunali

Comune: acque agitate tra i dipendenti, si va verso lo stato d’agitazione e lo sciopero. Assemblea sindacale, ieri, tra i dipendenti comunali aderenti alla Cgil, Cisl, e Uil, guidati dai sindacalisti Giovanni Santonicola, Alfonso Rianna e Maria Bonaria Spiga. L’incontro si è tenuto all’auditorium dell’istituzione Scafati Solidale presso il centro commerciale Plaza. I lavoratori hanno discusso del taglio, circa 300mila euro previsto dall’Amministrazione, per il fondo salario accessorio, con cui si pagano la reperibilità, la turnazione, lo straordinario, l’indennità di comparto ed altre competenze spettanti ai lavoratori. I sindacati hanno lamentato la mancata presenza di un assessore con delega al personale e il modo di rapportarsi del primo cittadino con loro. Non è andato per niente giù che il sindaco abbia convocato a gruppi i dipendenti comunali per parlargli, deligittimando “la rappresentanza sindacale eletta dal 98% dei dipendenti, mentre la politica  è stata  eletta appena dal 50% dei cittadini “, ha ricordato Santonicola(Cisl).  Rianna (Cgil) ha rimarcato la mancanza di confronto con la politica “Decidono senza mai interfacciarsi con noi, con questa amministrazione sono sempre i dipendenti e i fondi a loro destinati a pagare per tutto” .  Spiga (Uil) ha definito “inaccettabile il taglio di 300mila euro al fondo”. Erano presenti circa 90 dipendenti sui 170 del Comune e non sono mancate le rimostranze da parte qualche lavoratore seduto nel pubblico che ha contestato i sindacati, troppo tenero a loro dire nel difendere alcuni interessi dei lavoratori. Verso i sindacati  sono arrivati anche accuse dure: “Dovete togliervi il vizio di andare a braccetto dei politici,”. Le Rsu hanno chiesto ai dipendenti unione, di non fare lo straordinario anche se richiesto, essere pronti a denunciare il Comune e, ove è giusto, non aver paura di andare anche contro i dirigenti  “perché a Scafati abbiamo prima dei dirigenti che denunciano il Comune per avere quello che gli tocca” , il riferimento era alla segretaria Immacolata Di Saia che ha intrapreso una causa civile per avere circa 100mila euro non retribuiti. Anche il taglio del 15% allo straordinario  elettorale di maggio non è andato giù. Nella seduta  si è  precisato anche che il lavoro previsto nei progetti obiettivo, attenzionati dalla Corte dei Conti, sono stati svolti  e  se errori ci sono stati siano i dirigenti a pagare e non loro. L’assemblea si è conclusa con una decisione unanime: non si dovrà  svolgere alcun lavoro fuori dagli orari previsti. Oggi, sarà inviato un documento in Prefettura in cui si annuncia lo stato di agitazione, probabilmente propedeutica ad uno sciopero che si potrebbe avere a breve. A tergo dell’assemblea le Rsu unite hanno accusato il Comune di clientelismo per come è strutturato: “Non è possibile avere cinque dirigenti d’area e ben 18 posizioni organizzative su circa 170 dipendenti di cui 40 vigili urbani, le posizioni organizzative dei  dirigenti vengono pagate con il prelievo di 160mila euro  dal fondo incentivante dei dipendenti” chiosano  i sindacalisti.
«Bene hanno fatto le associazioni sindacali unite dei dipendenti del Comune  a rivendicare i propri diritti ed in particolare a contestare la riduzione di 300mila euro  del  Fondo Salario Accessorio -afferma Marco Cucurachi del Pd-. Accerteremo nella competente Commissione Garanzia la regolarita’ dell’operato dei competenti Dirigenti, la correttezza e la legittimita’ degli atti adottati. Si corrispondono 100mila euro a Nek per un concerto musicale e contestualmente si riducono le risorse per i dipendenti, che hanno come unica fonte di reddito lo stipendio».  E la risposta di Aliberti non tarda ad arrivare. Su facebook scrive: «Perplesso dall’annuncio dello stato di agitazione di alcuni Dipendenti Comunali‬ guidati dalla violenza verbale di alcuni Sindacalisti.  Si chiede l’aumento dello stipendio e di lavorare meno. È giusto, invece, valorizzare chi lavora e raggiunge gli obbiettivi, come abbiamo sempre fatto, fino a rischiare le indagini e le contestazioni della Corte Dei Conti. Quanta ingratitudine, per la serie  CORNUT‬&MAZZIATI».

 

 

dipendenti scafati

Gennaro Avagnano




Scafati. Aliberti alla corte del “salvagente” Verdini

SCAFATiI. Pd e Ncd premono per una commissione prefettizia che verifichi l’operato dell’amministrazione comunale, il sindaco tenterebbe la carta Verdini per vanificare le pressioni degli esponenti locali dei due partiti di governo. Se da un lato ci sono i referenti locali del Nuovo Centro Destra e del Partito Democratico, gli ultimi più di tutti, che si sono mossi a livello romano affinché si insedi al più presto una commissione di accesso agli atti amministrativi, il sindaco Pasquale Aliberti non sarebbe stato a guardare e avrebbe giocato la carta Denis Verdini, leader di Ala (alleanza liberal popolare-Autonomie), senatore ex forzista ed ex uomo forte di Silvio Berlusconi passato, da agosto, insieme ad una trentina di parlamentari, con Matteo Renzi . A fare da trait-union tra il primo cittadino scafatese e l’alleato dell’ultima ora di Renzi, sarebbe stato il senatore di Terzigno Mimi Auricchio . Due gli incontri che sarebbero avvenuti fino ad ora tra il sindaco e il senatore Auricchio che avrebbero lo scopo di chiedere un intervento politico a livello romano che scongiuri i “fastidi e le incognite” che potrebbero risultare dall’arrivo in territorio scafatese di una commissione prefettizia. Ad accompagnare il primo cittadino scafatese agli incontri con il senatore Auricchio, con cui Aliberti ha ottimi rapporti sin dalla sua gioventù, vi era in entrambe le occasioni, un padre di un consigliere comunale che più di tutti lo avrebbe convinto a tentare l’approccio con il leader di Ala . La questione scafatese ormai è ben nota sia a Roma sia in prefettura: i referenti locali del Partito Democratico si sarebbero mossi meglio di tutti e sarebbero un passo avanti, in particolare il capogruppo consiliare Marco Cucurachi, nel riuscire ad ottenere a breve la presenza di una commissione a palazzo Mayer, questa sarebbe chiamata a verificare tutte le procedure avviate negli ultimi anni dall’amministrazione Aliberti. Il sindaco di Scafati si sarebbe rivolto ad Ala sia perché il suo partito di appartenenza, Forza Italia, è all’opposizione in parlamento, quindi con poca influenza su alcuni uffici, sia perché da tempo non avrebbe il pieno appoggio del suo partito. I primi segnali di allontanamento ad opera dei vertici romani di FI dal primo cittadino di Scafati risalirebbero alla primavera scorsa quando Mara Carfagna si dimise da coordinatrice salernitana. La responsabilità del flop di FI nel territorio salernitano alle ultime elezioni regionali sarebbe ricaduta interamente sul sindaco di Scafati, autore della lista regionale che riuscì a stento a portare la moglie Monica Paolino in regione . I risultati della partita romana che vede Scafati protagonista dovrebbero essere noti a breve, l’accesso o meno della commissione prefettizia dirà chi ha giocato meglio le proprie mosse e chi ha più peso fuori dalla città.
G ennaro Avagnano