Scafati. Torna il corvo: “favori agli amici per l’uso dello stadio”

Di Adriano Falanga

Torna il “corvo” a Scafati. Questa volta lo fa in una maniera alquanto curiosa, quasi a significare che la mano che scrive sia diversa da quella che in passato ha anonimamente denunciato abusi edilizi di amministratori comunali, o in ultimo le irregolarità sulle autorizzazioni del mercatino dell’usato, che è stato chiuso. La missiva non è stata recapitata al protocollo di Palazzo Mayer o alla Procura, ma seppur all’interno è destinata alla commissione prefettizia, è stata indirizzata a Luca Celiberti, ex consigliere comunale e presidente della commissione Bilancio nel primo sindacato Aliberti. Il contesto è attuale, riguarda l’uso privato delle strutture sportive scafatesi. Al momento è in corso una polemica sull’annunciato aumento delle tariffe deciso dalla commissione straordinaria e pochi giorni fa, circa una decina di società e associazioni sportive hanno chiesto un incontro con la triade per scongiurare gli aumenti. <<Cosi si ammazza lo sport scafatese>> hanno detto i rappresentanti delle realtà sportive che hanno sottoscritto la richiesta. Voci ancora non ufficiali parlano di aumenti fino a cinque volte le attuali tariffe, che l’amministrazione Aliberti ha volutamente tenuto basse, per favorire la cultura dello sport. A quanto pare però, non tutte le società sportive hanno puntualmente provveduto a pagare il dovuto, e secondo la lettera firmata da “un amico” e pervenuta a Celiberti, due società di calcio non solo non avrebbero pagato quanto necessario, ma addirittura avrebbero esibito false attestazioni di pagamento. Accuse gravissime che chiaramente sono tutte da verificare, come è da verificare perché la lettera sia stata spedita a Luca Celiberti e non direttamente all’ufficio protocollo. Fornisce molti dettagli il corvo. Le società non solo non avrebbero pagato l’uso del campo sportivo comunale, ma avrebbero anche esibito al Comune fotocopie di pagamenti falsi e non gli originali come da prassi. Il corvo cita pure due impiegati dell’ufficio competente, che avrebbero taciuto tutto, nonostante fossero a conoscenza del meccanismo truffaldino. <<Sapeva tutto anche l’assessore allo sport – si legge ancora – verificate chi era>>. L’anonimo autore ostenta sicurezza in ciò che scrive: <<cari commissari, controllate pure i pagamenti, denunciateli per truffa così la finiranno di vantarsi di essere i padroni dello stadio>>.

CELIBERTI PRENDE LE DISTANZE

1-celibertiLa lettera è datata 20 maggio ed è stata spedita da Roma il 26. Destinatario Luca Celiberti, mentre all’interno la missiva, un foglio A4, è indirizzata alla commissione straordinaria. <<Posto il dubbio sulla veridicità del contenuto e premesso il modo anonimo con il quale è stato inviato, resta la perplessità sul perché sia il sottoscritto il mezzo attraverso il quale il “corvo” voglia che i commissari vengano a conoscenza dei fatti espressi>>. L’ex consigliere comunale, legato ancora oggi a Forza Italia, prende le distanze dalla lettera. <<Posso solo asserire che questo episodio conferma ancora una volta il clima negativo e delicato che insiste oggi a Scafati e la necessità di tornare ad una politica alta e di più ampio respiro, superando definitivamente l’era Aliberti, il commissariamento e tutte queste bieche forme anonime>> conclude Celiberti.

 

ALIBERTI: AUMENTO TARIFFE, A RISCHIO LO SPORT

aliberti-Pasquale-20131Corvo a parte, la polemica sull’aumento delle tariffe per l’uso delle strutture sportive comunali non si placa. Sul tema si esprime anche Pasquale Aliberti. <<Applicavamo lo sconto del 95% per le società sportive scafatesi. Lo facevamo per favorire la crescita dei giovani e delle discipline. È anche grazie a questo che è cresciuto in questi anni il numero delle società sportive esistenti a Scafati, la qualcosa ci ha consentito di essere riconosciuti dal CONI città europea per lo sport anno 2016 – scrive in rete l’ex sindaco – Lo stadio comunale che costava ad una società 50 euro oggi costerebbe 125 all’ora, la pista di atletica leggera che costava 2,5 euro all’ora oggi costerebbe 36. Questi sono solo alcuni esempi. In questo modo rischiamo di favorire solo le strutture sportive private penalizzando le società sportive e i nostri figli che sarebbero costretti anche ad emigrare, per fare sport, in altre città pur avendo strutture all’avanguardia o nuove. È prima da genitore e poi da sportivo che mi appello alla sensibilità di chi dovrebbe governare questa città e farla crescere anche nei valori della legalità che arrivano anche dalla pratica sportiva>>.




Scafati. Politica oggi: tanti generali, nessun esercito

Di Adriano Falanga

A Scafati molti generali, ma ben pochi soldati. E nessun generale ha mai vinto una guerra senza un esercito. E’ questa la sensazione che si vive in città, in attesa che il Consiglio dei Ministri decida sullo scioglimento del consiglio comunale, attualmente commissariato per le dimissioni del sindaco Pasquale Aliberti. E’ il trionfo delle seconde linee, e seppur dovessero mancare due anni alle elezioni, qualcuno ha pensato di partire subito in avanscoperta. “Prima o poi i soldati arriveranno” si sarà detto. Raffaele De Luca è un ex renziano, ancora prima assessore in giunta Bottoni, prima dell’era Aliberti. A Scafati De Luca ha portato il partito Repubblicano, ma non il vecchio partito “dell’edera” tanto caro a Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini, bensì il movimento politico che si ispira ai Repubblicani americani, attualmente alla guida degli Stati Uniti con Donald Trump. Si muove a 360° l’ex assessore allo sport, e in tasca ha già un accordo con il deputato ex Pd Guglielmo Vaccaro, che seppur sconosciuto al popolino, agli addetti ai lavori è noto essere scafatese d’origine. Si vocifera anche di un possibile incontro tra il De Luca scafatese e il più noto De Luca governatore della Regione Campania. E’ certo di avere l’asso nella manica questa volta, e tenendo nascosti i nomi dei suoi soldati, Raffaele De Luca lancia l’appello ai suoi “colleghi” aspiranti candidati sindaci. “Sediamoci ad un tavolo politico destra, sinistra e centro noi candidati alla prima poltrona della città, per le amministrative del 2019 mettiamo le carte in tavola. Vediamo quanti di loro hanno le credenziali per la poltrona Mayer”. Un tavolo di confronto, a cui potrebbero aderire almeno una decina di aspiranti alla poltrona che fino a due mesi fa era saldamente sotto Pasquale Aliberti.

3-raffaele-de-luca-300x336“Vi dico io chi sono i candidati veri – profetizza il Trump scafatese – Nel 2019 Bottoni per l’area De Luca presidente e la Paolino per la destra. Si aspetta il candidato di centro”, che potrebbe essere lui, chiaramente. Sogna un polo di moderati anche Luca Celiberti, già consigliere comunale con Pasquale Aliberti nel suo primo sindacato, non riconfermato nel 2013. Come De Luca l’ex presidente della commissione Bilancio e componente del cda di Scafati Solidale, è tra i più frenetici attivisti di queste settimane. Sogna probabilmente Filippo Accardi sindaco (già assessore con Aliberti) e un cartello di liste di ispirazione centro moderata Celiberti. Qualche settimana fa addirittura aveva incontrato il senatore Enzo Fasano, coordinatore provinciale di Forza Italia, cercando il suo benestare per rifondare il partito a Scafati, offuscato dalla coppia Aliberti-Paolino. L’entusiasmo di Celiberti è stato però prontamente frenato dai vertici provinciali forzisti. Sarà pure vero che l’ex sindaco è in difficoltà giudiziaria, ma politicamente resta ancora l’uomo elettoralmente più forte in provincia di Salerno. E’ partito in quinta anche il giovane imprenditore Angelo Matrone, consigliere comunale uscente di Fratelli D’Italia. Matrone è diventato onnipresente, dando vita ad un’intensa campagna mediatica sulla sua possibile candidatura. Lui non nasconde di ambire alla carica di primo cittadino, ma confessa che il suo attivismo è conseguenza della sua passione per la città. Insomma, l’impegno politico prescinde da una candidatura a sindaco o meno. In realtà, la sensazione è che Matrone stia semplicemente cercando di consolidare una sua nicchia di elettorato, per non finire oscurato dalla figura di Cristoforo Salvati, a Scafati ancora “l’uomo forte” del partito. E Salvati non ha mai smesso il sogno di sostituire colui per il quale è stato a lungo vice: Pasquale Aliberti. Per il resto, i tempi sono certamente immaturi e ogni vero ragionamento è impossibile. I soldati vengono lasciati a fare la guerra, mentre i generali dietro le linee studiano le strategie.

 ALIBERTI: UN MANICOMIO

1-aliberti-Pasquale-2013“Leader si propongono. Pensano di guidare un popolo ma non hanno nessuno che li segue: credo stiano facendo solo una passeggiata”. Commenta così Pasquale Aliberti, sulla sua pagina Facebook, l’ondata di aspiranti candidati sindaci di questi tempi. “Resto preoccupato, tra breve, non basterà più uno psichiatra, ci vorrà un manicomio. Autoreferenziali”. Osserva dalla finestra l’ex primo cittadino, ma difficilmente resterà spettatore impassibile. Fino a che non si pronunceranno Cassazione e Ministero degli Interni gli alibertiani restano serrati tra le loro fila, certamente sono già ridimensionati rispetto al 2013, ma al momento rappresentano ancora la forza politica più quotata. Facile candidarsi a primo cittadino, poi però occorre trovare anche chi è disposto a candidarsi e in forte clima di sfiducia e di antipolitica in pochi “sognano” di diventare amministratori comunali. Guardando alle liste del 2013, sono solo gli alibertiani infatti ad essere riusciti a prendere voti e quorum in tutte le liste d’appoggio, segno tangibile di scaltrezza nel compilare le liste. E in questo, Pasquale Aliberti ha sempre riconosciuto il merito di Giovanni Cozzolino, sua “ombra” politica sul territorio. Già staffista, Cozzolino è oggi finito sul registro degli indagati nel filone d’inchiesta sul voto di scambio e rinviato a giudizio per la nota vicenda dei “fannulloni”, avendo avuto anche sei mesi di interdizione dai pubblici uffici. Lancia un appello invece Pasquale Coppola, ex presidente del consiglio nonché consigliere più votato in ambo i sindacati alibertiani. “Sperando che il comune non venga sciolto. Scafati ha bisogno delle idee di tutti i suoi cittadini. Spero che alle prossimi elezioni tante persone che hanno mostrato voglia di contribuire alla crescita della nostra città scendano in campo per fare gli amministratori e non importa se ci saranno 50 Candidati Sindaci o 1000 aspiranti consiglieri – spiega Coppola – basta che saranno persone oneste e animate dall’amore per questa città”. Un esercito insomma, disposto a impegnarsi per l’esclusivo interesse della città, come (non) è stato fatto per vicende delicate e sensibili quali l’ospedale, il fiume Sarno, gli allagamenti e in ultimo la Helios.

SCIOGLIMENTO: SI AVVICINA LA DECISIONE

Potrebbe arrivare già questa settimana o al massimo la prossima, la decisione del Ministero dell’Interno di sciogliere o meno il Comune di Scafati per infiltrazioni mafiose. Alcuni Comuni campani su cui pendeva la richiesta assieme a quello scafatese sono stati sciolti in questi giorni. Gli addetti ai lavori vogliono quindi per imminente la decisione. Non è chiaro se da Roma aspettano la decisione della Cassazione sugli arresti di Aliberti, fissata però al 7 marzo, oppure sia la Cassazione ad attendere il Ministero per decidere la “sorte” dell’ex primo cittadino. Fatto sta che il clima è di totale incertezza e anche il commissario prefettizio Vittorio Saladino non può pianificare eventuali interventi amministrativi, in quanto non è certo neanche se resterà alla guida di Palazzo Mayer. Il commissariamento straordinario potrebbe portare un diverso presidente a capo della triade di commissari. Lo stesso clima che tiene in sospeso anche i dirigenti comunali a tempo determinato di nomina sindacale, e tutti i componenti dei cda nominati dall’ex sindaco. Naturalmente, prima fra tutti anche la posizione di Immacolata di Saia, segretaria comunale, da tempo contestata dalle forze di opposizione.




Esposto alla Corte dei Conti sul papocchio Scafati Solidale. E Celiberti: “il cda decideva eccome”

Di Adriano Falanga

Non era difficile prevederlo, dopo le interrogazioni comunali, il Pd porta il “papocchio” sulla Scafati Solidale davanti alla Procura della Corte dei Conti. Istituita nel 2009 dalla prima amministrazione di Pasquale Aliberti, la struttura è stata concepita come un’Istituzione, ma di fatto sembra essere stata sempre un settore organizzativo. Ed è qui che nasce il dilemma, i settori non hanno cda retribuiti, come accaduto fino al dicembre scorso, quando l’Anac revocò la nomina di Andrea Granata da presidente, in quanto ex consigliere comunale (quindi incompatibile) e siccome il suo ruolo, da statuto, gli conferiva poteri decisionali e gestionali. E’ dal mese di ottobre 2015 che in consiglio comunale si cerca di modificare lo statuto, ma l’argomento finisce poi puntualmente ritirato. Fino a che Aliberti quest’anno non decide di “far dimettere” i componenti rimasti al cda e nomina Gaetano De Lorenzi a capo del “settore Scafati Solidale”. Prima del De Lorenzi la struttura era retta dal direttore generale, o meglio il dirigente in posizione organizzativa delle politiche sociali, Vittorio Minneci. Dirigente che pure si è dimesso, probabilmente quando ha realizzato che la sua figura era in contrasto con il responsabile del “neonato” settore dedicato alla Scafati Solidale. Fin qui il quanto. Poi dal Pd una serie di domande, a cui non è però piaciuta la risposta. E parte la denuncia. “Abbiamo inoltrato un esposto alla Corte dei Conti perché venga accertata quale sia realmente la natura, di Settore o di Istituzione, di Scafati Solidale – spiega in una nota il gruppo Pd – anche questa vicenda infatti non si e’ sottratta ad un’ operazione di trasformismo da parte di questa Amministrazione sulla quale crediamo, invece, sia doveroso fare chiarezza dal momento che tocca la gestione di soldi pubblici e quindi dei cittadini. La tesi ultima che si tratti di un Settore del Comune quando da sempre Scafati Solidale  e’ stata definita, dalla stessa maggioranza, un’ Istituzione, con un suo CDA retribuito, un Codice Fiscale diverso da quello dell’Ente e poteri autonomi di gestione, non ci convince. Ci chiediamo infatti se un Settore con un CDA remunerato costituisca danno erariale”. A sottoscrivere l’esposto alla Corte dei Conti l’intero gruppo consiliare composto da Marco Cucurachi, Michele Grimaldi, Nicola Pesce, Michelangelo Ambrunzo e la segretaria Margherita Rinaldi. Nel tempo sono stati diversi i tentativi di “aggiustare” il papocchio, a partire dal riconoscimento non più di una retribuzione, ma di un semplice gettone di presenza riconosciuto ai componenti del cda. L’ente è stato anche interessato dai controlli di antimafia e commissione d’accesso, in particolare l’attenzione si sarebbe focalizzata sulla nomina del De Lorenzi. Quest’ultimo all’interrogazione dei democrat ha risposto: “Con deliberazione del consiglio comunale n.7 del 17 febbraio 2009 è stato fissato l’indirizzo per l’Istituzione Scafati Solidale ed approvato il regolamento. A tale deliberazione non si è poi dato seguito in sede civile con la registrazione presso un pubblico ufficiale ne con la gestione di risorse proprie, autonome e separate dal bilancio comunale. Di fatto le attività della Scafati Solidale risultano essere sempre state quelle di un settore dell’ente”. Quanto all’esistenza di un consiglio di amministrazione, il dirigente ha chiarito: “Il presidente e i membri del cda non hanno poteri gestionali e di controllo, ma solo di indirizzo e sono scelti specificatamente per le loro caratteristiche e propensioni individuali, Dalla disamina dei verbali redatti dal cda – prosegue ancora De Lorenzi – è rilevabile che questo effettuava un’attività di mero approfondimento delle tematiche della città e la funzione dei membri è da equipararsi ad una mera consulta, in quanto il dirigente incaricato e la giunta risultano gli unici titolari delle attività gestionali e programmatiche”.

CELIBERTI SMENTISCE DE LORENZI

1-celiberti-300x304E’ stato componente, con Raffaele Di Rosa e Andrea Granata, dell’ultimo cda della Scafati Solidale, fino allo scorso aprile quando, dopo mesi di “strana inattività”, e nel momento in cui stava emergendo il papocchio, Luca Celiberti rassegnò le proprie dimissioni. Tra le cose a cui stava lavorando, proprio la modifica allo Statuto. Scafati Solidale sarebbe nata come istituzione, con uno statuto che però la rende più simile ad una partecipata, di fatto però, resta semplicemente un settore organizzativo. Celiberti smentisce Gaetano De Lorenzi: “per il quale nutro una sincera stima personale – poi chiarisce –  Sul ruolo del CDA ha ragione giusto per la metà. Ossia per tutto quello che ha a che fare con la parte economica. Devo altresì contraddirlo per quanto attiene alla parte decisionale, poiché importanti scelte sono state fatte, soprattutto da me, in merito a progetti eliminati come ad esempio “una mano per chi ha bisogno” che mi apparivano anacronistici e senza copertura finanziaria, progetto attraverso il quale proprio lui fu assunto al Piano di Zona”. Non solo semplice controllo, ma vera autorità decisionale, secondo Celiberti. “Aggiungo le ulteriori azioni compiute come i voucher, come il servizio civico comunale, come l’aumento del numero dei pacchi alimentari, come i campi estivi per disabili, ai quali tengo tantissimo e di cui sono orgoglioso di averli fatti – puntualizza ancora l’ex consigliere comunale – Concludo asserendo che il ruolo del CDA era e resta sicuramente politico, naturalmente per coloro che sono umanamente e moralmente in grado di definirsi tali”.




Scafati. “Il Comune riversa sulla città i debiti della sua cattiva gestione”. Scontro con Geset

Di Adriano Falanga

“La Geset si disinteressa della delibera consiliare che aumenta la dilazione di pagamento, una volta iscritto il pignoramento a carico del contribuente vuole il saldo o altrimenti prosegue nella sua azione di esecuzione mobiliare”. Che tradotto, significa anche blocco delle pensioni. La crociata di Luca Celiberti, ex presidente della commissione Bilancio non si arresta, e continua a denunciare quelli che, a suo dire, sono dei veri soprusi sociali, legalizzati, che la società di riscossione tributi impone ai contribuenti scafatesi. Una guerra su due fronti, da un lato la necessità di fare cassa, per risollevare un Comune in pre dissesto, dall’altra la disperazione di famiglie monoreddito che si vedono pignorare anche l’unica fonte di sostentamento: la pensione. Ci sarebbe poi anche il capitolo evasori, dove abbiamo ampiamente documentato esserci la presenza di numerosi amministratori pubblici. “Mentre continuano le riunioni nella nuova ricomposta maggioranza, al fine di definire e delineare il papocchio e l’inciucio, la Geset continua a vessare senza pietà i contribuenti meno fortunati che negli anni hanno avuto difficoltà nel pagamento dei tributi, dei vari ruoli Tarsu, Tares o addirittura Ici” aggiunge Celiberti. In questi giorni è stata approvata la lista di carico per la riscossione della Tares relativa agli anni 2007-2012, Giacomo Cacchione, ragioniere capo del Comune di Scafati, ha trasmesso alla società di Cercola circa 5 mila nominativi non in regola con il saldo dei tributi, confidando di recuperare, al netto di spese e interessi, oltre 7,6 milioni di euro.

1-celiberti-300x304Una cifra enorme, che incide notevolmente sull’attuale situazione debitoria dell’Ente. “Mi appello a maggioranza e opposizione – continua Celiberti – richiamandoli ad un forte senso di responsabilità istituzionale nell’intervenire deliberando e ponendo in essere atti a favore di questi contribuenti, dando loro una risposta concreta alle loro problematiche”. Secondo l’ex consigliere comunale allo sportello di via Sant’Antonio Abate ai contribuenti viene spiegato che la società non è in obbligo di rispettare la delibera che ha modificato il regolamento delle entrate, elevando il numero delle rate possibili. “La delibera è inefficace, perché prodotta a seguito dei primi pignoramenti – spiega ancora Celiberti – poi i ruoli stanno partendo adesso, come è possibile che hanno chiesto l’aumento quando l’introito dell’evasione tributaria è stato pari a zero nel 2015? La verità è che il Comune, essendo in deficit, fa solo finta di Frenare la Geset ma in realtà ha bisogno di incassare, e subito, così come sia il Mef che i revisori dei conti gli hanno imposto di fare”. Insomma, il Comune starebbe semplicemente recuperando parte dei 76 milioni di euro di residui attivi iscritti a bilancio. Uno dei 5 parametri sforati, che hanno determinato lo stato di deficit strutturale. “Altro che razionalizzazione della spesa corrente e tagli agli sprechi, il Comune sta riversando sulla comunità l’intero costo della sua gestione fallimentare” chiosa, polemicamente, l’ex presidente della commissione bilancio nel primo mandato elettorale di Pasquale Aliberti.

MARRA: “VERIFICHEREMO L’OPERATO GESET”

1-brigida marra“Non mi risulta che la Geset stia ponendo ostacoli all’applicazione della delibera consiliare, farò immediatamente le dovute verifiche. Una cosa è certa, se davvero fosse così, farò tutto ciò che è in mia facoltà per aiutare i contribuenti in difficoltà”. Brigida Marra, con i colleghi Alfonso Pisacane e Teresa Formisano, è stata promotrice della famosa delibera. Un provvedimento votato dal consiglio comunale ad aprile scorso, quando il nostro quotidiano denunciò il blocco delle pensioni di poveri pensionati in difficoltà a pagare le già salate tasse scafatesi. “Grazie a questo provvedimento, per le famiglie che hanno un reddito ISEE non superiore a 12.500 euro, nuclei familiari composti da 4 o più figli e per le imprese che si trovano in una situazione di oggettiva difficoltà debitamente documentata, sarà possibile chiedere la dilazione secondo gli scaglioni previsti” spiegava la Marra a margine del consiglio comunale. Nel dettaglio, per debiti inclusi interessi e sanzioni fino a 500 euro, il numero massimo di rate mensili sarà di 10. Per debiti da 500 a mille euro numero rate massimo 18. Per debiti superiori a mille e fino a 5 mila max 24 rate. Da 5 mila a 10 mila le rate salgono a 36. Dai 10 mila ai 15 mila sono previste 48 rate mensili mentre il tetto massimo di 60 rate è applicabile solo agli utenti che hanno debiti superiori a 15 mila euro. “È opportuno, pertanto, al fine di evitare procedure esecutive che i cittadini con tali disagi economici, si rechino presso gli sportelli della Geset per richiedere e ritirare il piano di dilazione” spiegava la forzista. A quanto pare però, la Geset, senza un dovuto controllo, si ritiene libera di scegliere diversamente.

 




Scafati. Nella bufera Scafati Solidale, rischia di diventare un nuovo caso politico

Di Adriano Falanga

Le Cronache lo ha anticipato, la questione Scafati Solidale rischia seriamente di trasformarsi in un nuovo “caso politico”. L’Istituzione è allo sbando totale e da poche ore si è dimesso l’intero cda. Raffaele Di Rosa e Luca Celiberti hanno lasciato l’ente che cura le politiche sociali in forte polemica con il sindaco Pasquale Aliberti e la sua maggioranza. In realtà, lentamente emerge una situazione molto più complicata, con la maggioranza che cerca di metterci una pezza provando, inutilmente, a modificare lo Statuto della Scafati Solidale. Una proposta ritirata dal consiglio comunale per ben tre volte, e su cui ci sono molte zone d’ombra da illuminare. La frenetica ricerca di approvare il nuovo statuto nascerebbe dalla circostanza che la Scafati Solidale in realtà è stata gestita come un’Istituzione, ma di fatto è sempre stato un settore organizzativo. Questo renderebbe illegittimo ogni cda che si è succeduto negli anni, mettendo a serio rischio anche i bandi realizzati e i fondi dedicati. Un settore infatti non può avere cda, e questo spiega anche il perché, dopo la revoca dell’Anac di Andrea Granata da presidente, il primo cittadino non ha mai nominato in 4 mesi il suo successore sebbene il nome era largamente condiviso dalla maggioranza. E spiega anche il perché, dopo le dimissioni del dirigente Vittorio Minneci dalla guida delle Politiche Sociali, Aliberti ha voluto istituire (stavolta si) il settore in P.O. Scafati Solidale, alla cui guida è stato scelto il giovane Gaetano De Lorenzi. Nonostante ciò, restavano ancora Celiberti e Di Rosa, che seppur “autosospesi” dal convocare il cda, erano ancora ufficialmente in carica. Le loro dimissioni e la successiva modifica dello statuto, secondo l’amministrazione comunale, avrebbe potuto “mettere una pezza” al palese errore di gestione trascinatosi negli anni. Sulla vicenda promette di andare fino in fondo l’opposizione. “Con le dimissioni dei membri del CdA, De Rosa e Celiberti, di cui già è dubbia la legittimità, di fatto Scafati Solidale non esiste più. L’ Amministrazione Aliberti colleziona così l’ennesimo fallimento, ultimo solo in ordine di tempo – così Margherita Rinaldi, segretaria Pd – Che sia fallita una Partecipata o un’Istituzione è difficile dirlo perché la natura di Scafati Solidale non è mai stata chiara come sempre volutamente poco trasparente la gestione dell’intero terzo settore su cui più volte abbiamo lanciato l’allarme”.




Scafati. Tari 2016, non passano gli aumenti, restano le vecchie tariffe. Maggioranza spaccata

Di Adriano Falanga

Con un colpo di coda dei consiglieri di maggioranza Stefano Cirillo, Daniela Ugliano, Roberto Barchiesi, Bruno Pagano, a cui si sono poi accodati tutti gli altri, sindaco e opposizione compresa, vengono ritirate le nuove tariffe sulla Tari 2016. In questo modo viene evitato l’aumento previsto per i nuclei familiari oltre i 3 componenti. Restano in vigore le tariffe del 2015. Prima della seduta consiliare, già si era capito che la tassa sui rifiuti sarebbe stata protagonista della serata. Fino a due giorni fa componente del CDA di Scafati Solidale, Luca Celiberti dopo le dimissioni si riscopre attivista politico. Protesta fuori l’aula consiliare, e lo fa in maniera molto scenografica. Contesta le nuove tariffe Tari Celiberti, quest’anno in aumento per i nuclei familiari oltre i tre componenti. Improvvisatosi novello operatore ecologico, l’ex consigliere alibertiano ha parole dure contro i vertici dell’Acse, di cui ne chiede le dimissioni in toto. “Devono andare tutti a casa per il mancato raggiungimento degli obiettivi -spiega Celiberti- dov’è il piano industriale? Siamo fermi ancora al 50% di differenziata e di contro aumentano ancora i costi dell’indifferenziato. La legge obbliga al raggiungimento del 65%. La città è stanca di subire l’inettitudine e inefficienza del CDA dell’Acse”. Non solo, quest’anno i ricavi della differenziata dai 240 mila euro del 2015 scendono a 216 mila euro appena, a fronte di un piano economico finanziario di quasi 12 milioni di euro”. La seduta consiliare inizia con un dato politico non indifferente, che testimonia, se ce ne fosse ancora bisogno, la scarsa tenuta della maggioranza. Assenti Stefano Cirillo, Daniela Ugliano, Bruno Pagano e Roberto Barchiesi per il neo gruppo Identità Scafatese e Mimmo Casciello, oramai orfano alibertiano. L’assenza dei primi quattro, che entreranno poi a seduta inoltrata, è dovuta al non accoglimento dell’emendamento da loro elaborato che mirava ad evitare l’aumento della Tari.

1-consiglioIn un primo momento sembrava essere accoglibile, poi nel pomeriggio la doccia fredda dal ragioniere capo Giacomo Cacchione, che ha fortemente indispettito gli oramai ex fedelissimi. Contrariamente alle aspettative della vigilia, la discussione sulla relazione degli ispettori del Mef viene rinviata dopo che gli ultimi allegati sono stati trasmessi ai consiglieri comunali soltanto poche ore prima. Aliberti prova a stemperare le polemiche:” vicenda fortemente strumentalizzata dall’opposizione. Si tratta di una nota interlocutoria non definitiva, su una cenda che deve ancora consumarsi e questo avverrà dopo che avremo presentato le nostre controdeduzioni. Non abbiamo nulla da nascondere”. Il primo cittadino minimizza, dimenticando forse che ad inasprire i toni è stato l’alone di mistero sul dossier prima, e il rifiuto di consegnare copia da parte del ragioniere capo Giacomo Cacchione, dopo. “Il dirigente prima ci mostra l’atto, lo fotocopia e poi rifiuta di consegnarcelo, dicendo testualmente “non mi mettete in difficoltà” – ribatte Marco Cucurachi – ma in difficoltà verso chi?”. La discussione viene poi rinviata, così come chiedono anche Cristoforo Salvati, Michele Raviotta e Pasquale Vitiello: “aspettiamo le controdeduzioni del ragioniere capo, non possiamo aprire una discussione oggi su di un documento istruttorio”. Più che il Mef, a intaccare l’equilibrio già precario della maggioranza sono le tariffe Tari. Un tema spinoso, che ha già messo sotto accusa la partecipata Acse, e che neanche è stato ben approfondito nelle riunioni di maggioranza. Gli alibertani ci sono, ma il loro voto non è più scontato, ogni volta un gioco forza per trovare la sintesi ed evitare la rottura. Una rottura che però è stata oramai sancita, dopo la contrarietà di Identità Scafatese, e la latitanza non affatto causale di Mimmo Casciello. Esprimere divergenze non è più tabù tra gli alibertiani, e Aliberti sembra averlo capito.




Scafati Solidale, lasciano Celiberti e Di Rosa. Ombre sul futuro dell’ente

Di Adriano Falanga

Si dimette il cda di Scafati Solidale, hanno protocollato le loro dimissioni il vice presidente Raffaele Di Rosa e il componente Luca Celiberti. Svelato parzialmente il mistero sulla relazione degli ispettori del Mef, stasera in consiglio comunale partirà un nuovo “giallo”. Sarà ritirato infatti, per la terza volta consecutiva, l’ordine del giorno relativo alla modifica dello Statuto della Scafati Solidale. Sarà ritirato ufficialmente per ulteriori approfondimenti, in realtà il ritiro è dettato dal vano tentativo di correggere delle errate procedure che l’Istituzione si porta indietro fin dalla sua costituzione. In commissione sarebbero infatti emerse diverse irregolarità che allo stato di fatto renderebbero addirittura illegittimo lo stesso consiglio d’amministrazione. L’istituzione, dopo la sua nascita, non è mai formalmente decollata, restando di fatto un semplice settore facente capo al dirigente. Ostacoli di natura burocratica, su cui bisognerà necessariamente fare luce, rischiano di invalidare ogni atto che i diversi cda hanno prodotto nel tempo. Scafati Solidale sarebbe stata gestita come istituzione, con uno statuto che però la rende più simile ad una partecipata, di fatto però, resta semplicemente un settore organizzativo. Fino al gennaio scorso l’ente era gestito dal settore Politiche Sociali, poi, con le dimissioni del dirigente Vittorio Minneci, il sindaco ha creato un’apposita posizione organizzativa individuando in Gaetano De Lorenzi il responsabile. Di contro, fin dal mese di ottobre si sta cercando di modificare lo statuto, snellendolo e provando a renderlo idoneo per la sua natura di Istituzione. Purtroppo, dalla commissione trapelano voci contrastanti, che mettono in dubbio la natura stessa di Istituzione: Scafati Solidale sarebbe stata sì creata, ma mai ufficialmente decollata. E stasera dovrebbe consumarsi il terzo tentativo di metterci una pezza, ritirando ancora una volta l’argomento per generici “approfondimenti”. Sarebbe questo il motivo che ha spinto Di Rosa e Celiberti di lasciare in fretta e furia il loro incarico, nonostante il cda è “congelato” dalla fine dell’anno passato, dopo che L’Anac ha revocato il presidente Andrea Granata, illegittimamente nominato dal primo cittadino. E sarebbe anche questo il motivo per cui in quasi cinque mesi ancora non è stato nominato il nuovo presidente, e il cda, fino a ieri ancora legittimato, non si sarebbe mai riunito. Una situazione di stallo che sembra andare ben oltre le divergenze politiche edotte dai due dimissionari nel protocollo indirizzato al sindaco. Parole certamente dure, con accuse alla maggioranza e allo stesso Aliberti, reo di non aver mai accettato un incontro chiarificatore con i due componenti rimasti, entrambi ex consiglieri comunali alibertiani non rieletti nel 2013. Una notizia che getta benzina sul fuoco sull’Istituzione (o presunta tale) sulla cui mission mai si è capito molto. Le politiche sociali sono infatti gestite dall’assessorato e dall’ufficio apposito, in coordinamento con il Piano di Zona. Nonostante ciò, alla Scafati Solidale sono stati negli anni destinati diverse centinaia di migliaia di euro l’anno per il suo sostentamento e la sua operatività. Oggi nasce il dubbio: potevano essere risparmiati?




Scafati. Non pagano i tributi, la Geset blocca il conto corrente. Pensionati nei guai

Di Adriano Falanga

“Non mi interessa se giuridicamente sia possibile o meno, resta che il tutto è vergognoso, inammissibile, socialmente e moralmente deprecabile”. Luca Celiberti, ex consigliere comunale e formalmente ancora componente del cda dell’Istituzione Scafati Solidale, commenta così quanto sta accadendo in questi giorni a coloro che non sono in regola con il pagamento dei tributi comunali. La Geset, società privata incaricata dal Comune per la riscossione delle tasse, starebbe bloccando i conti correnti dei debitori non in regola, regolarmente messi in mora e più volte avvisati, tramite il pignoramento conto terzi. “Purtroppo questo va a colpire indiscriminatamente anche e soprattutto le fascie deboli, quali pensionati, lavoratori dipendenti e tutti i nuclei monoreddito” continua Celiberti. “E’ il caso della signora Lucia, pensionata di 83 anni che si è vista impossibilitata a riscuotere la misera pensione di reversibilità del defunto marito. Unica fonte di sostentamento, oppure il caso di Andrea – prosegue l’ex presidente della commissione Bilancio del primo sindacato Aliberti – che ha subito lo stesso trattamento per Ici ante 2012 non pagata, pari ad euro 1600. Ma oramai nel mio ufficio quotidianamente arrivano pensionati a denunciare la stessa cosa, in tanti dal vicino centro anziani”. Certo è che pagare le tasse è un dovere e un obbligo civile, ma bloccare l’unica fonte di sostentamento, quale la pensione, è moralmente condannabile, secondo Celiberti. “Bisogna distinguere tra l’evasore volontario, e colui che proprio non riesce a pagare le imposte sui rifiuti, da questa parti molto esosa, o l’Ici”. Nel dettaglio, parliamo di Ici 2009-2010 e Tarsu 2010-2012. “La mia vuole essere una protesta, un forte richiamo alle istituzioni locali e nazionali, di venire incontro a questa grossa fetta di contribuenti morosi. Non possiamo permettere il blocco del conto corrente, costringendo il povero debitore a ricorrere alle vie legali per poter sbloccare la sua misera pensione, con aggravio di spese”.

1-celiberti-300x304Secondo Celiberti una possibile soluzione ci potrebbe essere, sulla falsariga di quanto egli stesse promosse quando in consiglio comunale si occupava di Bilancio. “Si dovrebbe riuscire a riaprire i termini per il condono fiscale dei tributi dal 2010 in poi”. Il condono del 2012 infatti sanava i tributi 2003-2009 e riuscì a far incassare alle casse comunali oltre 9 milioni di euro su 23. “Per fare questo però occorre un voto unanime del Consiglio comunale, perché secondo quanto prevede la legge, bisognerà incassare almeno il 25% del rapporto tra debiti attivi e passivi, altrimenti ne risponde in solido il consiglio comunale”. A Scafati il tasso di evasione fiscale è molto alto, un condono potrebbe, secondo Celiberti, non solo rimpinguare le scarne casse comunali, ma anche scovare gli evasori. “Chi oggi si vede il conto corrente bloccato non è necessariamente un furbetto, ma il più delle volte un povero disgraziato che non riesce ad assolvere al suo dovere, nonostante la volontà di volerlo fare – aggiunge Celiberti, da qui allora la necessità del condono – che deve prevedere l’eliminazione delle sanzioni e una forte dilazione a lungo termine del pagamento”. Questo affinché anche la signora Lucia o il signor Andrea possano eliminare il contenzioso.




Scafati Solidale. Luca Celiberti: “cda ancora in carica, mai revocato”

Di Adriano Falanga

E’ giallo sull’Istituzione Scafati Solidale, mentre la maggioranza discute della nomina dei nuovi componenti il cda, i precedenti ritengono di essere ancora in carica. La delibera dell’Anac ha dichiarato illegittima la nomina a presidente di Andrea Granata, che ora si vede anche costretto a restituire quanto percepito, ma ha risparmiato le posizioni di Raffaele Di Rosa, vicepresidente e di Luca Celiberti, componente. Nonostante ciò dal 2016 non si è tenuta ancora una riunione del consiglio di amministrazione, e a gettare benzina sul fuoco è stata anche la rinuncia di Vittorio Minneci dalla carica di direttore generale. Un ruolo importante, su cui è stata aperta una manifestazione di interesse da parte del primo cittadino. Sono una ventina i candidati che si sono proposti entro la scadenza del 22 febbraio, ed i colloqui Aliberti li avrebbe tenuti lunedì scorso. Indiscrezioni però vogliono come nuovo responsabile un giovane assistente sociale attualmente impiegato ai Servizi Sociali guidati dalla dottoressa Carmela Pauciulo. Dalla maggioranza è stato già fatto il nome del futuro presidente, il coordinatore infermieristico Angelo Romano, candidato non eletto in lista alibertiana Grande Scafati, già componente del Nucleo di Valutazione. A completare il cda sembra dover esserci due donne, una indicata da un consigliere comunale, e l’altra di preferenza sindacale. Si vocifera di una ex candidata non eletta, attualmente impiegata al Servizio Civile. Ma la maggioranza sembra aver fatto i conti senza l’oste, da Luca Celiberti infatti arriva il monito: “Siamo pienamente consapevoli di essere e restare al nostro posto, poiché nessun provvedimento, né di interdizione, né di revoca ci ha mai sfiorato”. Da parte di Pasquale Aliberti è stata trasmessa una lettera di fine anno quale ringraziamento per il lavoro svolto, il che potrebbe suonare come un benservito, ma lo statuto dell’Istituzione non prevede la destituzione dei componenti, fatto salvo la revoca, che deve essere però ampiamente provata e motivata dal mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati. E ad oggi, niente di tutto questo è stato ancora trasmesso ai componenti in carica. “Ho chiesto a più riprese e in maniera pubblica, soltanto un chiarimento di natura politica al primo cittadino, al fine di conoscere le sue intenzioni – aggiunge Celiberti – ma non ho avuto riscontro”. Esprimono solidarietà all’ex presidente Andrea Granata: “l'amarezza nasce dal fatto di non aver potuto, per motivi traversi, continuare ad operare per il bene della città e soprattutto delle fasce più deboli delle quali ci occupiamo – concludono Celiberti e Di Rosa – È perciò fervida l'attesa per la nomina del nuovo Presidente, al quale spetta l'onere della convocazione del CDA, da cui ripartire per continuare semplicemente a lavorare”.

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Scafati Solidale, Di Rosa contro Santocchio: “Non si attivò in un altro caso di incompatibilità”

Di Adriano Falanga

Azzeramento si, azzeramento no, Cantone si, Cantone no, pacchi si, pacchi no. Anche Raffaele Di Rosa, (ex) vicepresidente di Scafati Solidale, interviene sui recenti fatti degli ultimi giorni che vedono protagonista l’Istituzione che si occupa di politiche sociali. “Un inutile polverone su un organismo che vale come il due di picche, perché non ha nessun potere e soprattutto, costa poco e nulla”. Di Rosa rimarca la quasi gratuità del compito svolto: “se tutti i politici italiani fossero retribuiti come noi, oggi avremmo le casse dello Stato piene, con buona pace per il M5S per cui simpatizzo – spiega Di Rosa che aggiunge – tanto clamore su tre persone che facevano volontariato politico, dietro retribuzione del solo gettone di presenza (15 euro a seduta per i consiglieri, e 30 per il presidente, ndr)”. Di Rosa difende Andrea Granata, su cui si è abbattuta la scure di Raffaele Cantone: “I poteri non fanno capo al presidente e neanche al cda, ma sono in capo al direttore Vittorio Minneci. E’ per questo che solidarizzo con Granata e contesto la decisione dell’Anac”. Una decisione che però è stata presa considerando lo Statuto dell’Istituzione, che di fatto attribuisce al presidente quei poteri che in realtà sono esercitati dal dirigente. Un tentativo di revisionare lo Statuto ci fu alcuni mesi fa, ma il documento non è mai arrivato in consiglio comunale. Sulle “strane anomalie” evidenziate dal collega Luca Celiberti sulla nuova graduatoria dei pacchi alimentari, Di Rosa ha una diversa valutazione: “mi fido dei funzionari, può capitare infatti che qualcuno a reddito zero finisca dietro un altro con un reddito più elevato ma con un nucleo familiare a carico numeroso. E ciò si evince anche dalla graduatoria pubblicata”. Sulla mancata convocazione del cda, secondo Celiberti possibile perché ad opera del vice presidente, Di Rosa ammette: “Ci ho provato, ma mi è stato detto che il sindaco aveva dato diverse disposizioni”. Conferma, sulla scia del collega, di non aver avuto ufficialmente nessuna revoca dall’incarico. Una mezza polemica Raffaele Di Rosa la lancia verso Mario Santocchio, autore dell’esposto all’Anac: “lo ringrazio per la solerzia avuta nell’attivarsi contro di noi, la stessa solerzia che non ha invece avuto quando nel 2003, su mia sollecitazione, doveva attivarsi su un palese conflitto d’interessi che un consigliere comunale aveva verso il Comune”. Non fa nomi Di Rosa, ma parla di un contenzioso molto consistente, costato 700 mila euro di sole parcelle legali, che il comitato a cui faceva capo il consigliere comunale nel 2003 aveva contro l’ente.