«Mi hanno licenziata senza preavviso il giorno prima delle mie ferie»

Matteo Maiorano

Non ho ancora realizzato quanto accaduto. Non è facile dormire la notte”. È ancora forte lo shock tra i dipendenti del cinema “The Space”. L’azienda, lo scorso 3 agosto, ha convocato quattro lavoratori comunicando loro l’improvviso licenziamento. Solidarietà tra tutti i dipendenti della struttura che ieri pomeriggio si sono riuniti proclamando tre ore di sciopero. Oggi alcuni di loro sarebbero stati di ritorno dalle meritate vacanze: “Mi è stato comunicato il licenziamento il giorno prima delle mie ferie. Sono stata convocata da un responsabile che mi ha spiegato che, dal momento in cui la legge lo consente, si è proceduto al mio esonero dal lavoro”. A parlare è Angela Cautiero. La donna stava timbrando il cartellino quando gli è arrivata l’infausta notizia: “Non mi è stato nemmeno recapitato un avviso nella posta. Il motivo del licenziamento è da ricondurre al calo dei ricavi, dati che vanno controllati ma che per loro sono stati sufficienti per mandarmi a casa dopo sedici anni di lavoro. Adesso stiamo provando a muoverci collettivamente, anche se per quanto mi riguarda ancora non mi è arrivata nessuna convocazione. Non ci sono parole, oggi sarei tornata dalle ferie. Non ho ancora realizzato quanto accaduto. Non è facile dormire la notte”. Riccardo Santangelo lavorava al “The Space” da ormai undici anni: “Ero già al lavoro quando sono stato chiamato da un responsabile senza alcun preavviso. La società non è in rosso – tuona Santangelo – i dati sono tutti da verificare. Per via della legge Fornero il reintegro è quasi impossibile, lotteremo al fianco di chi lavora. Qui c’è gente che ha famiglia e lavora da quasi vent’anni, non è accettabile questo modo di agire. Siamo stati convocati dall’ispettorato del lavoro – conclude l’ex dipendente – adesso vediamo cosa ci offrono. Siamo pronti ad impugnare i licenziamenti”.

Abagnara (Cisl): «Licenziamenti illegittimi, è grave»

“Chiediamo un tavolo di trattative locale per discutere della questione. Ciò che è accaduto è davvero grave” .Nel pomeriggio di ieri sit-in di protesta indetto dai lavoratori del cinema “The Space”. Alla base della frattura tra azienda e lavoratori il licenziamento di quattro dipendenti delle sale cinematografiche. “L’adesione da parte dei lavoratori è stata totale. C’è grande solidarietà da parte di tutte le componenti. Le motivazioni che hanno portato ai quattro licenziamenti, per l’azienda, sono da ricondurre al calo degli spettatori e dei relativi ricavi”. Antonio Abagnara ha mostrato la sua vicinanza, come Filstel-Cisl Salerno, ai lavoratori della struttura: “Non c’è stato alcun preavviso, il che è assurdo: è arrivato qui un responsabile nazionale che ha licenziato quattro lavoratori in tronco. Ciò che è avvenuto è illegittimo sia nella forma che nel merito. Hanno fatto dei licenziamenti in base alla legge Fornero: il loro è stato un artificio societario. La legge permette infatti per motivi economici massimo cinque licenziamenti, invece loro sono arrivati a quota dodici, poiché a perdere il posto sono stati anche lavoratori di Livorno e Bari. Hanno diviso l’azienda – spiega il coordinatore provinciale Filstel – in tante piccole società in modo da poter agire in questo modo. Avrebbero invece dovuto seguire un iter ben preciso, seguendo quanto tracciato dalla legge 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi che prevede un determinato iter e l’apertura di una procedura per esubero del personale. Pretendiamo l’immediata reintegro dei lavoratori, c’è necessità di un tavolo di trattativa locale per discutere eventualmente, se ci sono esuberi, misure non traumatiche come riduzione di ore. Vogliamo essere ascoltati”. Sulla questione è intervenuto anche Luigi Longo: “L’azienda aveva parlato di esubero di ore, ma da queste ai licenziamenti il passo è stato breve”. Il componente Rsa aziendale critica il cinismo con cui ci si è occupati della faccenda: “In questo modo non possiamo lavorare tranquilli. Sappiamo che il settore è in crisi ma licenziare dall’oggi al domani quattro persone come degli animali è davvero grave”. Un’altra vertenza che va ad aggiungersi alle tantissime vertenze che mettono in ginocchio il settore soprattutto a Salerno. I sindacati infatti, nell’ultimo periodo sono impegnati su diversi fronti per tutelare il diritto al lavoro e agli stipendi. Basti pensare che a Salerno lo stato occupazionale non è più garantito e viene messo troppo spesso in discussione. La vertenza dei lavoratori del cinema “The space” segue infatti quella di qualche mese fa dei dipendenti del Bingo salernitano che ha tenuto banco per diversi mesi. Ad oggi però nessuna tutela per operai, dipendenti e lavoratori che troppo spesso devono fare i conti con diritti non garantiti ma soprattutto con le proprie famiglie che molto spesso non riescono a mantenere, creando un vero e proprio disagio sociale.




Il Comitato ricorre al Consiglio di Stato e Pisano ritira i licenziamenti

Brigida Vicinanza

Ricorre al Consiglio di Stato il Comitato Salute e Vita dopo la sentenza del Tar che ha riaperto i cancelli delle Fonderie Pisano a Fratte. Secondo gli avvocati del Comitato il tribunale amministrativo non ha preso in considerazione tutt’e due gli aspetti della vicenda, ovvero quello del diritto alla salute, ma solo quello del valore imprenditoriale per l’opificio e i 110 operai. “L’attività con la sospensiva si sta svolgendo di fatto in totale assenza della autorizzazioni richieste e in aperta ed “autorizzata” elusione dell’obbligo di legge di attuare tutte le iniziative utili per superare le criticità rappresentate dall’Arpac a seguito di meticolose e corrette rilevazioni effettuate sul campo – spiegano gli avvocati Lanocita, Sandro Amorosino e Simona Corradino – i giudici hanno totalmente ignorato le recenti relazioni depositate a giudizio, che confermano le abnormi criticità riscontrate (nonostante le solenni dichiarazioni rese dalla società di aver ottemperato alle prescrizioni volte al superamento delle criticità contestate), e sia degli allarmati risultati preliminari dello studio Spes, anch’essi tra gli atti del giudizio. In sostanza sono state accolte le istanze dell’imprenditore che viola la legge, mentre sono state ignorate le conclusioni tecnico-scientifiche riportate in atti prodotti da enti pubblici. Questi ultimi dimostrano in maniera inequivocabile il danno gravissimo ed irrimediabile provocato all’ambiente e alla salute pubblica a causa del persistere del grave inquinamento causato dal mal funzionamento dell’opificio industriale ormai obsoleto”. Intanto dalla prorietà c’è stato ieri l’annuncio agli operai del ritiro del procedimento di licenziamento collettivo. Adesso si attende il Tribunale del Riesame e soprattutto l’apertura delle buste all’Asi, con la partecipazione al bando di concorso da parte dei Pisano per la delocalizzazione dell’impianto nell’area del cratere e precisamente a Buccino.




Sanità, i centri privati licenziano tutti

di Andrea Pellegrino

Non sono bastate le rassicurazioni di Vincenzo De Luca (“la crisi può dirsi scongiurata, non sarà licenziato nessuno”) per far desistere gli imprenditori della sanità privata a mandare tutti in mobilità. Nel salernitano, ieri pomeriggio, erano già novecento le persone raggiunte dalla lettera di messa in mobilità, anticamera del licenziamento, a partire dal primo ottobre. Da Campolongo fino alle cliniche Cobellis, passando per le salernitane Tortorella e Del Sole, tutti hanno tagliato il loro personale, sferrando un nuovo colpo mortale al lavoro ma anche alla sanità campana. Se entro il primo ottobre non si dovesse raggiungere l’intesa il danno sarebbe duplice: per i lavoratori, naturalmente, ma anche per gli utenti costretti a pagare le loro cure nei centri privati. La vertenza punta tutto sull’accreditamento e sui tetti di spesa, ampiamente abbassati dal commissario regionale alla sanità. Domani al di sotto di Palazzo Santa Lucia ci saranno i sindacati ed i lavoratori di tutti i centri sanitari della Campania per far pressioni sui vertici regionali. La corsa contro il tempo è già partita ma da superare ci sarebbe anche uno scontro tutto politico. Il braccio di ferro tra il commissario Polimeni (mandato dal governo) ed il governatore De Luca ormai sarebbe sempre più duro. L’ex sindaco di Salerno vorrebbe uscire dal commissariamento e le pressioni sul governo sono quasi giornaliere. D’altra parte Polimeni esegue alla lettera l’incarico conferito dal ministro Lorenzin applicando, dunque, tutta la procedura nazionale, compresa quella relativa ai tetti di spesa. «Se non dovesse essere raggiunto l’accordo – annuncia Angelo Di Giacomo della Cgil – il 17 ottobre sarà sciopero regionale della sanità». Duro il commento di Pietro Antonacchio della Cisl: «Dispiace che una parte politica che dovrebbe rappresentare le fasce più deboli, le sta uccidendo – dice il segretario generale della Cisl Fp – si sta perdendo il diritto alla salute in Campania dove la situazione è già abbastanza ingarbugliata e compromessa. Basta con i tecnicismi ma ci siano scelte politiche coerenti e forti a tutela dei diritti dei cittadini di questa Regione».




Agroinvest. Aliberti: “cominciamo con il piede sbagliato”

Scafati, venerdì 11 settembre 2015 – Dopo la nomina dell’Amministratore unico della società AgroInvest, che ha raccolto anche il placet del sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, il neo A.D. come primo atto ha licenziato 5 tecnici e 6 amministratori. A tal proposito il primo cittadino ha dichiarato quanto segue:

“Pensavo che nominare l’Amministratore delegato di AgroInvest significasse salvare la società per assicurare il finanziamento di oltre 50 milioni di euro dei PIP di Scafati e Sarno. Tali opere, infatti, possono rimettere in moto l’economia e produrre sviluppo nei territori. Il licenziamento dei dipendenti come primo atto del nuovo A.D., però, va in tutt’altra direzione. E’ un provvedimento inaudito che non è stato concordato con la proprietà, ovvero i comuni, che in Assemblea avevano dato indirizzi diversi. Non condividiamo nel modo più assoluto l’azione intrapresa, pertanto, chiederemo, in qualità di soci, un incontro con l’Amministratore, che tra l’altro non conosciamo e abbiamo votato su indicazione e proposta della Provincia. A lui chiederemo l’immediato reintegro del personale, in quanto obiettivo della società è occuparsi del finanziamento dei PIP e del rilancio di AgroInvest. Se volevamo decretare la morte di quest’ultima, avremmo nominato un commissario liquidatore ed invece, abbiamo deciso di salvarla perché il nostro scopo è portare a compimento i Piani di Insediamento Produttivo di Scafati e Sarno”.




Fisciano. Lavoratori Sicurglass in agitazione per licenziamenti

I dipendenti della SicurGlass di Fisciano sono da stamane in agitazione davanti alla Azienda, per effetto degli avviati licenziamenti.




Essentra, mezzogiorno di fuoco

di Marta Naddei

Sarà un mezzogiorno di fuoco per gli operai dell’Essentra. Per le 12 di oggi, infatti, dovranno comunicare la loro decisione in merito alla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo siglata ieri dai sindacati con l’azienda dinanzi all’Ormel di Napoli. Una decisione difficile perché da mettere d’accordo ci sono 81 persone, ognuna delle quali con la propria testa, con le proprie esigenze. Venticinque mila euro: questa la proposta di buonuscita che il direttore dello stabilimento salernitano Valerio Muto – in rappresentanza dell’Essentra plc – ha portato sul tavolo dell’organo di conciliazione regionale ai rappresentanti sindacali. Una somma di cui, però, gli ex dipendenti della multinazionale britannica produttrice di filtri per sigarette godrebbero solo a partire dal prossimo mese di novembre. Già, perché fino ad allora saranno concessi loro sette mesi di cassa integrazione straordinaria: sette mesi e non i canonici 12 che loro spetterebbero per via dell’applicazione dell’Aspi. I lavoratori, riuniti in assemblea dal primo pomeriggio di ieri, stanno vagliando tutte le ipotesi possibili, avvalendosi anche della consulenza di avvocati: c’è chi vorrebbe la liquidazione dei 25 mila euro in maniera immediata, chi proprio non ci sta a vedersi catapultato fuori dal circuito produttivo in questo modo e chi vorrebbe accettare e porre fine ad uno stillicidio che va avanti da tre mesi. Ma la cosa importante è una: che siano tutti d’accordo e remino nella stessa direzione. Anche un solo no farebbe venire meno l’accordo. Dunque, in tarda mattinata si torna nuovamente a Napoli dove o si sottoscriverà l’accordo o salterà tutto. Contestualmente, nella giornata di oggi si dovrebbe procedere anche allo sgombero dello stabilimento produttivo di via De Luca, la cui attività è ormai ferma dallo scorso 31 gennaio. Oggi, scadono infatti i famosi 75 giorni e la struttura dovrà essere liberata dal presidio permanente dei lavoratori, avviato immediatamente dopo la comunicazione della chiusura dell’attività da parte del manager inglese John Scolen. Anche ieri si sono registrati attimi di tensione con l’ennesima chiamata – da parte del servizio di vigilanza dell’azienda alla centrale della questura di Salerno. Presso la sede dell’Essentra sono nuovamente intervenuti gli agenti della Digos che – come capitato in altre occasioni – sono poi in breve tempo andati via. Insomma, comunque vada oggi si scriverà la parola fine alla storia della ex Filtrona e, paradossalmente, il fardello più grande – quello della scelta, dopo il licenziamento giunto di punto in bianco – spetta proprio agli ex dipendenti della holding inglese. Saranno loro a scrivere il proprio destino decidendo se accettare o meno la proposta avanzata dall’azienda – e avallata dai sindacati – oppure se continuare con il braccio di ferro. Quel che resterà è, comunque, un altro pezzo di storia industriale salernitana che se ne va, che soccombe alle decisioni di una proprietà straniera e alle presunte logiche di un mercato che non sorride più. In primo piano, 81 uomini, tutti di un’età media di circa 40 anni e con famiglie a carico. Il dramma, ancora una volta, è il loro.




Operai contro il direttore: «E’ come Schettino»

di Marta Naddei

Si sentono come la Costa Concordia. E il direttore dello stabilmento salernitano è identificato dai suoi ex dipendenti come il novello comandante Schettino. Gli operai della ex Filtrona, al quinto giorno di presidio dell’azienda nella zona industriale, nella notte tra martedì e mercoledì hanno voluto far presente al loro direttore Valerio Muto di non aver gradito l’atteggiamento remissivo avuto nei confronti dei vertici dell’azienda all’atto della comunicazione della chiusura dello stabilimento salernitano. E lo hanno fatto apponendo uno striscione proprio dinanzi l’abitazione del dirigente salernitano della Essentra: “Eravamo sulla stessa barca. Il nostro dirigente come Schettino”. Una accusa pesante, colma di rabbia e di amarezza, di 81 persone che si sono ritrovate d’improvviso, a seguito di una semplice raccomandata inviata via fax dalla Essentra plc, senza più la propria occupazione. E nel pomeriggio di ieri, lo stesso direttore Valerio Muto, insieme ai legali Ambrosio, Diana e Menicucci, ha incontrato, presso la sede di Confindustria Salerno, le rappresentanze sindacali e gli esponenti della rsu della ex Filtrona. Un lungo confronto, durato quasi tre ore, nel quale l’azienda ha sostanzialmente ribadito la volontà di chiudere lo stabilimento salernitano dell’impresa produttrice di filtri. Per contro, ovviamente, i sindacati hanno espresso la loro ferma contrarietà alla dismissione del sito produttivo salernitano che, allo stato attuale, sta portando con sé una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge tutti gli 81 dipendenti della fabbrica che produceva filtri e che, al momento, sembra essere ancora irrevocabile. Anzi, sembra proprio che l’atteggiamento dei numeri uno inglesi della Essentra non cambierà. Al momento, si sta lavorando freneticamente al fine di portare la vertenza Essentra su tutti i tavoli possibili, fino all’interessamento delle istituzioni nazionali. Le ipotesi di accesso alla cassa integrazione, il minimo cui puntano i rappresentanti dei lavoratori, sembra essere purtroppo solo un miraggio, dal momento che l’attivazione dell’ammortizzatore sociale, di fatto, impedirebbe lo svuotamento materiale della fabbrica della zona industriale. Una fabbrica che è ancora presidiata dai dipendenti. Nel corso dell’incontro si è parlato anche di questo, ovvero delle modalità di presidio dell’ex Filtrona. A detta dei vertici aziendali salernitani, infatti, troppe sarebbero gli ex operai all’interno dello stabilimento. Le parti hanno, dunque, concordato le modalità con cui, da oggi, in poi i dipendenti potranno svolgere la propria assemblea permanente: occupazione esclusivamente della sala mensa dello stabilimento, all’interno della quale non potranno essere presenti più di nove persone nell’arco dell’intera giornata. Operai che saranno identificati all’ingresso da una guardia giurata cui verrà consegnata una sorta di lista delle presenze, che verrà preventivamente comunicata all’ingegnere Muto. Le parti si sono così aggiornate al prossimo 25 febbraio alle 15, sempre presso la sede di Confindustria, con l’azienda che ha comunque dato la propria disponibilità a proseguire la discussione.




Chiude la Filtrona, a casa 81 operai

di Francesco Carriero

81 operai a casa, senza preavviso, senza possibilità di trattativa. Questo è l’ennesima emergenza occupazionale che si registra sul nostro territorio, consumatasi nel giro di 24 ore, con l’annuncio inaspettato della chiusura immediata della Filtrona Spa, succursale salernitana di una azienda inglese con sede a Milton Keynes, specializzata nella produzione di filtri per sigarette e altri prodotti cartacei. Il tutto è cominciato da un incontro presso Confindustria , previsto per il pomeriggio di ieri, tra i rappresentanti dei lavoratori, i sindacati, i vertici aziendali ed un rappresentante del management d’oltre Manica, che avrebbe dovuto avere, quale oggetto di discussione l’andamento dell’attività produttiva nell’anno appena trascorso all’interno dello stabilimento di Salerno. Ma il meeting ha avuto risvolti, per le maestranze, drammatici: In maniera del tutto inaspettata e senza che ci fossero stati segnali che potessero addensare nuvole nere sull’opificio salernitano, il manager inglese ha annunciato l’immediata cessazione della produzione e la conseguente chiusura dello stabilimento della zona industriale, con l’apertura delle procedure di mobilità. I rappresentanti dei lavoratori, scioccati dall’annuncio, hanno chiesto un’immediata trattativa per mettere in campo tutti gli strumenti per il salvataggio dei posti di lavori, ma il colletto bianco è stato spietatamente diretto, parlando di decisioni irrevocabili. Alle maestranze nulla è rimasto se non riunirsi in assemblea davanti alla sede di Confindustria e, dalla mattinata di oggi, rimanere in presidio fisso di fronte ai cancelli della Filtrona. I rappresentanti sindacali, inoltre, hanno chiesto di poter incontrare nei prossimi giorni il Prefetto, per discutere del futuro degli 81 lavoratori. Si sono vissuti anche attimi di tensione con il manager John Scolen bloccato all’interno di Confindustria e scortato fuori, da un’uscita di servizio dalle Forze dell’Ordine per evitare che l’escalation di rabbia portasse a conseguenze ben più gravi.  «Siamo di fronte – ha dichiarato Anselmo Botte segretario della Cgil Salerno- ad una vera e propria barbarie. Eravamo stati convocati per una riunione informativa sull’andamento generale del mercato e invece ci è stata comunicata la decisione di chiudere il sito e licenziare 81 persone. Il dirigente non ha concesso margini di trattativa. E’ venuto solo per comunicare il licenziamento collettivo, l’apertura delle procedure di mobilità e la chiusura dell’azienda. Inammissibile. Naturalmente ci siamo opposti spiegando che una grande azienda prima di arrivare ad atti estremi dovrebbe mettere in campo tutte le strategie possibili per arginare la crisi e controllarla avvalendosi di tutti gli strumenti a disposizione, tra i quali, ad esempio, agli ammortizzatori sociali. Stanti così le cose, secondo noi, potrebbe persino configurarsi il reato di serrata. Abbiamo sospeso immediatamente il confronto e chiesto un incontro urgente in Prefettura. Nel frattempo gli operai si sono riuniti in assemblea dinanzi alla sede di Confindustria, perché l’azienda ha negato la possibilità di svolgerla in fabbrica. Stiamo valutando le azioni di lotta da intraprendere nei prossimi giorni che potrebbero iniziare già domani con un presidio permanente dinanzi ai cancelli della fabbrica». «La rabbia dei lavoratori è giustificata perchè siamo al cospetto non di un manager industriale ma di un provocatore – spiega Franco Tavella, segretario regionale della Cgil – è inaccettabile che questo signore sia venuto in Italia per licenziare senza alcun preavviso 81 lavoratori superspecializzati che hanno sempre dato tutto all’azienda. L’irresponsabilità di questo gruppo si è manifestato con un cultura d’impresa che non rispetta il lavoro e i lavoratori. Daremo risposte forti a questa provocazione».




Salerno Energia manda a casa cinque ragazzi

di Marta Naddei

Salerno Energia dà il benservito a cinque giovani lavoratori. Inizio d’anno choc per alcuni ragazzi salernitani fino a poche settimane fa dipendenti, con contratto a tempo determinato, della Sinergia, la “costola” della holding Salerno Energia spa. Il ramo d’azienda si occupa, tra le altre cose, anche delle notifiche delle multe per contravvenzioni al codice della strada. Ad effettuare il servizio, fino allo scorso anno, erano 18 ragazzi che, suddivisi per zone, avevano il compito di notificare ai cittadini salernitani rei di aver infranto le norme stradali, le multe loro comminate. Dal 2014, invece, i notificatori sono passati da 18 a 13: questo perché la Salerno Energia, guidata dall’amministratore unico Antonio Ferraro, ha deciso di non rinnovare loro il contratto per l’annualità in corso. Il motivo? A quanto pare una scarsa produttività dei dipendenti in questione che avrebbero notificato troppe poche contravvenzioni. I cinque giovani finiti nella tagliola aziendale, però, sembra che, oltre ad essere stati destinati, nel corso dei quattro anni in cui hanno prestato servizio presso la Sinergia, anche a mansioni diverse rispetto a quelle per cui erano stati chiamati essendo, così, impossibilitati a notificare le multe alla cittadinanza. A ciò si aggiungerebbe anche il fatto che tutti e cinque erano stati destinati a zone piuttosto complesse, come la zona industriale e i quartieri di Mariconda e Sant’Eustachio. In diversi casi, i ragazzi hanno ricevuto porte in faccia, non hanno ricevuto risposta o, addirittura, non sono stati certamente accolti con il “tappeto rosso”. Il tutto per 250 euro al mese più 70 centesimi di commissione per ogni notifica effettuata. Insomma, tutti e cinque insieme costavano a Salerno Energia la misera cifra di 1.250 euro al mese e in qualche caso erano gli stessi ragazzi a rimetterci i propri soldi per poter lavorare. Ma gli ex lavoratori di Sinergia non staranno a guardare: sono pronti ad adire le vie legali e presentare ricorsi contro la decisione unilaterale messa in campo dall’azienda. A farsi carico della vicenda è poi il consigliere comunale di Forza Italia Giuseppe Zitarosa che ha chiesto la convocazione per domani mattina della commissione trasparenza, chiedendo espressamente la presenza dell’amministratore Ferraro di Salerno Energia e di quello di Salerno Pulita Barbato (per discutere della questione del bando). «Sono stati licenziati senza criterio e senza motivo – spiega Zitarosa – Hanno addirittura millantato criteri di risparmio aziendale. Una scusa campata per aria visto che in cinque percepivano 1.250 euro al mese. Perché non tagliano i dirigenti? Rappresenterò la questione anche al sindaco in occasione della conferenza dei capigruppo di venerdì». Se a Salerno lo scopo è quello di rilanciare il lavoro, il 2014 è iniziato con il piede sbagliato.




Il pastificio Amato chiude di nuovo e manda a casa i dipendenti

di Marta Naddei

Il pastificio Antonio Amato chiude di nuovo, mentre la curatela fallimentare e tribunale sonnecchiano. A distanza di un anno e mezzo dal ritorno in attività dello stabilimento di via Tiberio Claudio Felice, dopo le vicissitudini del fallimento e di fitti revocati e rinunciati, la produzione della storica azienda salernitana subisce un brusco quanto inaspettato stop. Con buona pace dei 26 dipendenti attualmente al lavoro in fabbrica che, così, da domani resteranno (insieme agli altri 85 rimasti fuori dal circuito) senza il proprio posto di lavoro. Da domani perché scade la proroga trimestrale del fitto ottenuta da Giuseppe Di Martino all’esito del bando di gara per l’acquisto dello scorso 3 giugno, con l’asta che andò deserta, innescando automaticamente la proroga della gestione dell’imprenditore gragnanese. Una automaticità che in questa seconda tornata non è prevista e, pur volendo presentare una richiesta di ulteriore proroga, Di Martino e la sua squadra non avrebbero trovato nessuno che potesse eventualmente accordargliela. Il magistrato delegato al fallimento Amato, Giorgio Jachia, infatti, rientrerà in servizio la prossima settimana. Solo allora, sempre che sia nelle intenzioni della Dicado, potrà essere protocollata la richiesta di proroga del fitto. Nel frattempo, la curatela non ha nemmeno approntato il nuovo bando di vendita che, presumibilmente, sarà pubblicato solo il prossimo 4 ottobre. Ecco, dunque, servita la frittata: produzione ferma e lavoratori licenziati. Sgomenti i sindacalisti che si occupano della vertenza Amato, costretti a dover fare i conti con l’ennesimo colpo di scena che corrisponde all’ennesima delusione. «Credevamo – spiegano Ciro Marino della Uila Uil e Mimmo Oliva della Flai Cgil, interrogati sulla vicenda – che fosse tutto pronto per una ulteriore proroga del fitto per dare continuità ad un cammino intrapreso, per non mandare a casa nessuno e per non fermare la produzione, in attesa della pubblicazione del nuovo bando che pure tarda ad arrivare. Non possiamo che essere critici con curatela e tribunale perché stanno lasciando un po’ troppe cose al caso. Questo ultimo episodio va a fare il paio con la mancata concessione della cassa integrazione a maggio che ha decretato il licenziamento formale di tutti gli operai».
Ma un altro colpo di scena sarebbe pronto: l’imprenditore partenopeo della pasta starebbe già preparando il terreno in vista di ottobre: una nuova offerta di acquisto, sempre informale, sarebbe pronta per arrivare sul tavolo del giudice Jachia. Una mossa già tentata lo scorso mese di luglio quando fu presentata una offerta privata e informale da 12 milioni di euro dagli stessi Di Martino: all’epoca fu ritenuta irricevibile, anche in considerazione del prezzo non troppo elevato proposto da Di Martino per avere il pastificio. A distanza di un mese, la cifra messa sul piatto si sarebbe innalzata di qualche milione: Giuseppe Di Martino sarebbe pronto a sborsare circa 20 milioni di euro per chiudere la partita Amato, prendendo con sé tra i 50 ed i 60 lavoratori. Una proposta, quella arrivata negli ultimi giorni, che dovrà essere vagliata da curatela e tribunale e che servirà come eventuale “base” per la partecipazione alla prossima asta per l’acquisto. Un acquisto che, probabilmente, si concretizzerà solo alla fine dell’anno.