Aggravi per 5 milioni di euro Sanità campana sotto inchiesta

Andrea Pellegrino

La sanità campana è costata circa 5 milioni di euro in più. La Procura regionale della Corte dei Conti ha notificato dodici citazioni a dirigenti di aziende sanitarie ospedaliere e universitarie campane per la mancata attuazione della spending review ai tempi del governo Monti. Nel mirino del vice procuratore generale Francesco Vitiello sono finiti anche gli ex vertici dell’Azienda sanitaria locale di Salerno e dell’azienda ospedaliera “Ruggi d’Aragona”. Dalle indagini sarebbe emerso un maggiore esborso da parte di varie Aziende sanitarie della Campania di somme pari a 4.881.378 euro a seguito del mancato conseguimento della riduzione della spesa di competenza rispetto agli obiettivi stabiliti dal legislatore per attuare la cosiddetta “spending review”. Le indagini, condotte dal vice procuratore generale Francesco Vitiello e avviate a seguito della rilevazione di alcune spese anomale presenti nei bilanci della Regione, hanno consentito di rilevare che, nonostante l’esistenza di un obbligo di riduzione del 5 per cento della spesa al fine di razionalizzare le risorse in ambito sanitario e di conseguire una riduzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi, le strutture pubbliche sottoposte a controllo “non hanno provveduto ad adempiere puntualmente a tale incombenza producendo un ingiustificato e illegittimo aggravio di spesa per le casse dell’ente regionale pari a quasi 5 milioni di euro”. I finanzieri della compagnia di Nola hanno analizzato i bilanci di dodici strutture pubbliche campane: Asl Avellino, Asl Benevento, Asl Caserta, Asl Napoli 2 Nord, Asl Napoli 3 Sud, Asl Salerno, Azienda ospedaliera dei Colli, Azienda ospedaliero-universitaria Seconda Università (ex Sun) ora “Luigi Vanvitelli”, l’Irccs Pascale, Azienda ospedaliera Moscati, Azienda ospedaliera Rummo, Azienda ospedaliera Ruggi di Salerno. Nel corso degli accertamenti è stata ricostruita l’intera procedura amministrativo-contabile adottata dalla Regione Campania e dalle singole direzioni sanitarie e ospedaliere per giungere alla riduzione delle spese di competenza rilevandosi “la colposa insufficienza dell’attività posta in essere a tal fine che ha subito significativi incrementi solo dopo l’avvio delle attività istruttorie della Procura contabile”. Le citazioni coinvolgono i singoli direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi e i referenti responsabili dell’attuazione del decreto legislativo 95/12.

I COINVOLTI

Ma l’indagine è più vasta ed è partita da una informativa del 4 dicembre del 2015 e arrivata alla Procura della Corte dei Conti pochi mesi dopo quella che ha travolto quindicitra Asl e ospedali della regione per uno spreco che di oltre 4,8 milioni di euro. Sono 44 complessivamente le persone coinvolte dopo il lavoro dei finanzieri di Nola nell’azione della procura contabile che ritiene responsabili della mancata applicazione della ‘spending review’ gli ex manager che hanno ricoperto i ruoli di direttori sanitari, amministrativi e generale delle aziende controllate. Per gli ex vertici di aziende sono stati considerati vari livelli di responsabilità in base alla “tempestivita’, alla diligenza e all’impegno nel dare attuazione alle riduzioni dei costi” previsti dalla legge e mai applicati. Per l’azienda sanitaria dei Colli che raggruppa gli ospedali Monaldi, Cotugno e Cto, le indagini sono state svolte sul direttore generale Antonio Giordano (che è stato anche dg dell’azienda sanitaria locale di Salerno), l’ex direttore sanitario Nicola Silvestrini, e sul direttore amministrativo Antonella Tropiano (che ha ricoperto lo stesso ruolo a Salerno durante il mandato di Giordano). Per il “Pascale” indagini su Tonino Pedicini e Loredana Cici in qualità di direttori generali, su Sergio Lodato come direttore sanitario. Ci sono, inoltre, gli ex direttori generali dell’Asl Napoli 2, Giuseppe Ferrara e Asl Napoli 3, Maurizio D’Amora al quale è succeduto Salvatore Panaro. I direttori sanitari Gaetano Danzi e Giuseppe Russo. Nel mirino della Procura della Corte dei Conti, infine, la gestione Squillante all’Asl di via Nizza e quelle Lenzi e Viggiani al “Ruggi d’Aragona”.




Le nuove leve dello spaccio di droga nell’Agro nocerino e i loro acquirenti

I sette articoli pubblicati il 14 gennaio 2017

—–Ecco le nuove leve dello spaccio. In 14 finiscono in manette
I pusher rifornivano di cocaina giovani e professionisti di Angri, Sant’Egidio del Monte Albino e Pagani
Quasi tutti incensurati agivano come cani sciolti e stavano crescendo nel panora,a criminale dell’Agro

I vari gruppi partivano dalle loro basi nella periferia paganese, angrese e santgidiese per vendere droga

Operazione antidroga dei carabinieri di Nocera Inferiore e del pm Roberto Lenza sbaraglia le nuove leve dello spaccio. Tutti giovani impiegati a pieno titolo nello spaccio di cocaina tra Pagani, Sant’Egidio e Angri. Nomi nuovi, qualcuno con parenti altisonanti nel panorama criminali, ma tanti giovani alle prime armi che avevano messo su un spaccio di droga in maniera semplice, grazie forse all’assenza di gruppi predominanti, dopo i continui repulisti effettuati dai carabinieri nell’Agro nocerino. La maggior parte sono incensurato, tant’è che il Gip ha disposto 13 ordinanze di custodia cautelari ai domiciliari e per uno solo, visti i precdentei, Antonio Tortora, gli arresti in carcere. Ieri mattina, per i 14 indagati, l’amaro risveglio dato loro dai carabinieri del reparto operativo di Nocera Inferiore che hanno impiegato cento uomini nell’arrestarli.
I 14 rifornivano giovani come loro ma anche professionisti di Pagani e dei comuni limitrofi. Contati brevi che partivano dalle basi angresi, sant’egidiesi e di via Filettine a Pagani, zona quartiere Arancio, il cosiddetto Bronx.
Tanti giovani, tra i 20 e i trent’anni, alcuni figli di noti artigiani-commercianti, come Fabio Quattroventi o gestori di bar come Alfonso Eulogio ad Angri.
L’indagine è tutt’altro che chiusa ed è probabile che possa evolversi con nuovi indagati sia sul fronte agro nocerino tra i pusher e in quello torrese-boschese per i fornitori di droga.

—–I nomi, le accuse e i luoghi dell’inchiesta
Agli arresti in carcere è finito il 35enne Antonio Tortora di Pagani. Ai domicliari sono andati il 23enne Andrea Pepe, il 36enne Michele Giorgio, il 40enne Mario Della Rovere, la 20enne Giuseppina Di lieto di Pagani. Stessa sorte per il 25enne Fabio Quattroventi, i 22enni Graziano Petrone e Antonio Califano, il 24enne Roberto Verlezza, i 23enne Luigi Buontempo e Luca D’Auria di Sant’Egidio del Monte Albino. Ristretti a casa anche il 32enne Alfonso Eulogio e il 20enne Sabato Fiamma di Angri e il 20enne Alfonso Ruocco di Corbara. Tutti sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, commessi a Pagani e Sant’Egidio del Monte Albino, tra il dicembre 2015 e il febbraio 2016.

—–S.Egidio/Angri/Torre Annunziata
La parentele con i zi’ Maist e l’appoggio ai Gionta nel 2012
Quasi sconosciuti ma tra di loro c’era qualcuno che poteva vantare parenti o vicinanze importanti. Come si poteva chiaramente vedere ieri mattina, diversi parenti degli arrestati si sono presentati davanti alla caserma, tra questi c’erano alcuni riconducibili ai “Zi Maist”, come veniva chiamata la famiglia del boss Luigi Iannaco, un tempo egemone a Sant’Egidio e zone limitrofe. Tra gli arrestati c’è ad esempio Sabato Fiamma, cognome che a Sant’Egidio ricorda proprio uno dei fratellastri di Iannaco.
Alcuni parenti di questi, i Fiamma, nel 2012, diedero ospitalità al latitante Salvatore Paduano, all’epoca 21 anni, reggente del clan Gionta di Torre Annunziata.

—–La cocaina consegnata a casa dell’avvocato per i suoi festini
«Fai due tranquilli hai capito, mi raccomando, vedi che sto con persone serie dai, non farmi fare figure di m…». L’avvocato paganese si raccomanda al suo fornitore di cocaina per avere droga buona da utilizzare nei suoi incontri con amici. Festini a base di coca, consegnata a casa del noto professionista al quale.

—–Lo spaccio. Solo con richieste telefoniche
Mentre uno degli spacciatori consegnava la droga al suo cliente chiedeva consigli su una questione legale della madre all’acquirente, avvocato e amico. Il legale era tanto amico da chiamarlo da Roma e da avere stupefacenti anche con pagamento postecipato.

—–E l’avvocato dava consigli al suo pusher
Mentre uno degli spacciatori consegnava la droga al suo cliente chiedeva consigli su una questione legale della madre all’acquirente, avvocato e amico. Il legale era tanto amico da chiamarlo da Roma e da avere stupefacenti anche con pagamento postecipato.


—–Le tensioni «Ma chi sono questi torresi. Giapponesi!… chi li conosce… chi li vuole conoscere a questa gente»

I pusher si rifornivano di cocaina a Boscoreale e a Torre Annunziata

La droga acquistata a Torre Annunziata e a “Piano Napoli” a Boscorelale, a pochi metri dal confine oplontino. I pusher paganesi finiti nell’inchiesta di ieri erano soliti riforirsi tra via Settetermini e zone limitrofe, tra Torre Annunziata e Boscoreale. Più volte, però, c’erano stati dissidi tra fornitori ed acquirenti per problemi di pagamento della droga acquistata.
«Ma chi sono questi torresi. giapponesi!… ma chi li conosce… ma chi li vuole conoscere a questa gente..». Questo avrebbe detto Alfonso Eulogio a Fabrio Quattroventi nel chiedere di saldare ai torresi la partita di droga che avevano acquistato. E i fornitori erano particolarmente neverosi, pretendendo il pagamento dello stupefacente.




Sarno/S.valentino/Scafati. Furti di medicinali e visite gratis all’ospedale: la ricostruzione dell’inchiesta

Gli 11  articoli sulla vicenda, pubblicati  il 13 gennaio 2017

La vendita dei farmaci nella scena del film cult “Febbre da Cavallo”

La vendita dei farmaci nella scena del film cult “Febbre da Cavallo”

Concetta Barba e Alfonso Ferrante

Concetta Barba e Alfonso Ferrante

Immacolata Caldarelli

Immacolata Caldarelli

—–Furti di farmaci e visite gratis. In 4 nei guai e altri 24 indagati

Ai domiciliari l’infermiere sanvalentinese Alfonso Ferranti, provvedimenti più lievi per la compagna Concetta Barba, la collega Immacolata Caldarelli di San Giuseppe Vesuviano e l’addetto alle pulizie Giovanni Strino di Angri

Le medicine sparivano dagli ospedali di Sarno, Scafati e Nocera Inferiore, dove lavoravano i principali protagonisti

 

SARNO/SCAFATI/SAN VALENTINO TORIO/NOCERA INFERIORE/ANGRI. Rubavano farmaci dall’ospedale e facevano eseguire analisi di laboratorio o visite mediche ospedaliere grazie a medici compiacenti attraverso il pronto soccorso dell’ospedale di Sarno, simulando l’urgenza per fare prima e non pagare i ticket. Quattro misure cautelare eseguite ieri mattina in base alle indagini del pm Roberto Lenza e dei carabinieri della stazione di San Valentino Torio, comandati dal maresciallo Corvino. Il Gip Paolo Valiante del tribunale di Nocera Inferiore ha valutato sei richieste di misure cautelare nell’inchiesta che conta complessivamente 28 indagati, tra personale infermieristico e medico e addetti delle pulizie. Il giudice delle indagini preliminari ha ordinato gli arresti domiciliari per il 51enne Alfonso Ferrante, infermiere di San Valentino Torio, padre dell’assessore comunale sanvalentinese con delega – tra l’altro – alle politiche sanitarie. Nei guai anche la convivente di Alfonso Ferrante, la 48enne Concetta Barba di Nocera Inferiore, dipendente di una cooperativa di pulizie operante al “Martiri di Villa Malta” destinataria di un provvedimento di dimora a Sarno. Barba  si sarebbe appropriata di materiale sanitario e farmaci ed inoltre in casa sua hanno anche trovato dei cardellini di specie protetta che non poteva detenere. Divieto di dimora anche per il 39enne Giovanni Strino di Angri, dipendente della cooperativa “Consorzio Nazionale servizi” in servizio all’Ospedale Civile “Mauro Scarlato” di Scafati, indagato per diversi furti nel suo nosocomio e per la ricettazione di altri provenienti dal “Martiri di Villa Malta” di Sarno e dall’Umberto I di Nocera Inferiore.  Interdizione dai pubblici uffici, invece, per la 46enne infermiera Immacolata Caldarelli di San Giuseppe Vesuviano  che per tre mesi non potrà svolgere il suo lavoro all’ospedale di Sarno, indagata per la sparizione di numerose confezioni di farmaci ad uso esclusivo ospedaliero ed anche per aver concesso delle prestazioni ambulatoriali alla figlia fingendo che avesse un malore.  Rigettare invece la richiesta di misura cautelare nei confronti di Barbara Krystyna Liwosz, di origine polacca, la 46 enne residente a Sarno, che nascondeva in casa questi farmaci per il suo uso privato ed ovviamente illegale. Misura cautelare negata anche per Oksana Shestopalova, 35 enne residente a Sarno, che aveva preso e nascosto i farmaci ospedalieri ricevuti da Giovanni Strino.

I PRECEDENTI
Alfonso Ferrante è di fatto residente al centro Nocera Inferiore. L’uomo già in passato era stato coinvolto in numerose inchieste, in particolar modo nel 2007 per droga, nel 2008 nell’inchiesta Taurania per il traffico di stupefacenti. Nel 2010 era stato condannato proprio per droga e quindi sul suo casellario giudiziario risultava una condanna ed aveva avuto – come pena accessoria – l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ma nonostante questo, continua a lavorare presso l’ospedale Sarnese. Il suo nome era spuntato fuori anche nell’inchiesta Nocerina Beton del 2015. Lo stesso Ferrante era finito nei guai anche nell’ambito di un’inchiesta su un giro milionario di farmaci rubati nell’ ospedale di Sarno, Nocera Inferiore, Mercato San Severino e Scafati nel marzo 2016. In quell’inchiesta era coinvolto anche lo stesso Giovanni Strino

 

—– Coinvolti 9 sanitari, tra cui un sindacalista e 11 “pazienti”

Coinvoltediverse persone e anche per fatti non connessi all’inchiesta principale. E’ il caso di Armando Della Porta, amico di caccia del principale protagonista, l’infermiere Alfonso Ferrante. Per l’indagine principale sonocoinvolti anche i medici dell’ospedale “Villa Malta” di Sarno  Giuliana Vespere,  Teresa Carfora, Paolo Scarpato (che ha lavorato anche a Scafati), Rosalba Ferrante, Luciano Iovino,  Filippo Angora, così come Nancy Tortora (dipendente Asl). E poi l’infermiere di Sarno e sindacalista Domenico Tortora, e i suoi colleghi Patrizia Albano e Sergio Crescenzo,  sempre in servizio a Sarno.
Finiscono nei guai anche i beneficiari di prestazioni non dovute: Antonio Vergati,  Antonio Nappi, Mattia Baselice, Giuseppe Landucci,  Mario Crescenzo, G.M.K, Giuseppe Comunale, Domenico Marciano, Alfonso D’ambrosio,  Attilio Marrazzo e Marianna De Filippo.

 

—– Barba, la pasisone per Ferrante e i cardellini

Doveva dimostrare una gravidanza in tribunale per un caso di violenza sessuale che la riguardava. Una donna, lo scorso dicembre, contattatò Alfonso Ferrante per farsi fare una visita e ottenere il certificato.
Ferrante, grazie a Mimmo Tortora riuscì ad ottenere visita ed ecografia. Missione compiuta fingendo il suo caso come “urgente”, da quello che emerge dai dati ritrovati in ospedale.

 

—– Giovanni Strino e la caccia ai medicinali

ANGRI.  Divieto di dimora per l’angrese Giovanni Strino. Il dipendente della cooperativa “Consorzio Nazionale servizi” in servizio presso l’ospedale di Scafati si è appropriato di diversi farmaci ed inoltre li ha ceduti anche ad altre persone in più occasioni, anche su commissione. Addirittura nel febbraio del 2016 li aveva portati a casa di Oksana Shestopalova per evitare un sequestro da parte della polizia giudiziaria.

 

—– Farmaci da rubare, addirittura ordinati al telefono

Ferrante disponibile per gli amici e non solo

Alfonso Ferrante era stato condannato per droga nel 2010 e quindi, era stato interdetto in maniera perpetua dal lavoro negli uffici pubblici: ma, dal 2010 ad oggi, ha continuato, senza freni a lavorare all’ospedale di Sarno e, addirittura, aveva messo in piedi il suo business. Dalle indagini condotte dai carabinieri di San Valentino Torio e da quelli del reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinate dal pm Roberto Lenza, è stato scoperto che l’infermiere professionale, impiegato nel reparto di Pronto Soccorso dell’Ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno aveva messo in piedi una rete in cui gestiva favori per amici e conoscenti garantendo gli esami e visite in ospedale senza fargli pagare il ticket e senza rispettare l’ordine di prenotazione. Tra le altre cose procurava anche medicinali gratis a suoi amici e conoscenti se pure si trattava comunque di farmaci destinati ad esclusivo uso ospedaliero.  Un giro di favori che molto probabilmente gli aveva fatto mettere in piedi un grande sistema di consenso della città di San Valentino Torio e non solo. In particolare dalle indagini sono emersi degli elementi in base ai quali gli inquirenti hanno ipotizzato l’appropriazione da parte di infermieri professionali in servizio di medicinali destinati all’uso ospedaliero ma anche l’effettuazione presso l’ospedale di Sarno in favore di amici e conoscenti.  Gli indagati hanno utilizzato gli strumenti dell’ospedale e hanno procurato a terzi ingiusto vantaggio di velocizzare i tempi degli esami delle visite, evitando la prenotazione, l’attesa e il pagamento del ticket. Si tratta di un grande danno alle casse dello Stato: infatti facevano passare in precedenza al pronto soccorso i propri “amici” per codici più gravi, ovvero verde, giallo oppure rosso, codici che in realtà erano bianchi e che quindi avrebbero dovuto pagare il ticket.  Dalle numerose intercettazioni è emerso che a Ferrante ordinavano i farmaci per telefono, lui dopo averli cercati glieli forniva. I militari poi, in alcune perquisizioni a casa di soggetti intercettati, avevano trovato effettivamente i farmaci ospedalieri provenienti dal nosocomio di Sarno. Ma questo giro di medicinali non riguardava solo gli amici più stretti ma anche conoscenti che chiamavano per conto di amici, titolari di famosi bar oppure personaggi in vista. Non è un caso che nella perquisizione a casa di Ferrante, lo scorso gennaio, i carabinieri hanno trovato 77 scatole di medicinali costosi e destinati solo agli ospedali.

 

—– L’inchiesta partì da una perquisizone per droga

L’inchiesta che ha scosso il settore sanitario di tre ospedali dell’Agro nocerino e  è partita nel 2015 sulla scia di una perquisizione domiciliare effettuata a casa di un uomo nel mirino dei carabinieri per la detenzione di sostanze stupefacenti.
Si trattava di Pietro Martorelli. Quest’ultimo  nascondeva in casa sua marijuana per oltre un chilo, ma anche una pistola della Beretta,  calibro otto a salve, ma modificata, oltre ad alcune munizioni da guerra.
Ben presto i militari, scoprirono dei rapporti tra Martorelli e Ferrante, grazie ad un’intercettazione telefonica e quindi iniziarono a seguire la pista delle loro attività riuscendo a scoprire che Ferrante rigava, tutt’altro che diritto e che era al centro di un tarffico illegale di medicinali.

 

—– L’infermiere sanvalentinese con la passione per la caccia

Il padre dell’assessore, supervotato di San Valentino Torio, aveva avuto altri guai e diversi

Alfonso Ferrante, padre di Enzo, assessore alle politiche sanitarie del comune di San Valentino Torio (reduce di un grande consenso alle ultime elezioni), aveva le mani in pasta in più cose.
I militari dell’Arma dei carabinieri scoprirono che Ferrante nel 1995, aveva avuto il divieto di detenzione di armi, emesso dalla Prefettura di Salerno, dopo una condanna di 6 anni e 3 mesi in quanto praticava abusivamente l’attività venatoria, usando armi da fuoco in maniera illecita, insieme ai suoi compagni della  caccia.
L’infermiere continuava a svolgere la sua attività di cacciatore fuorilegge infatti non aveva il permesso di detenzione nel porto d’armi e pure col fucile di Armando Della Porta, metteva a segno numerose battute di caccia .di solito nella zona montana di Missanello, in provincia di Potenza.
I militari in collaborazione con i carabinieri della stazione di Contursi Terme avevano anche effettuato una perquisizione ad Armando della porta ed avevano scoperto che l’uomo aveva inviato all’assessore Enzo Ferrante alcune fotografie raffiguranti suo padre Alfonso, ora arrestato, vestito in abiti da caccia con un fucile in spalla e una beccaccia in mano. Peccato però che non aveva l’autorizzazione a detenere un fucile né tantomeno ad usarlo.

 

—– Barba, la pasisone per Ferrante e i cardellini

nocera inferiore Coinvolta insieme ad Alfonso Ferrante, c’è anche la sua convivente Concetta Barba. La donna era stata assunta come dipendente in una cooperativa che effettuava pulizie presso l’ospedale di Sarno ed insieme a lui, in diverse occasioni nel 2016 è stata scoperta mentre si appropriava di confezioni di farmaci ad uso esclusivo ospedaliero e di vario materiale sanitario trovato all’interno degli uffici dell’Asl. I carabinieri a casa loro a Nocera hanno trovato di tutto: da guanti, aghi a farfalla, flebo e anche medicinali di ogni genere e tipo. Addirittura i carabinieri hanno segnalato la donna anche perché e accusata insieme al compagno di detenere in maniera illecita 13 gabbiette di legno e ferro in cui erano detenuti 13 esemplari di cardellino, una specie protetta di cui è vietata la caccia e la detenzione.

 

—– La squadra di Ferrante negli ospedali di Sarno e di Scafati

Grazie alle intercettazioni, i carabinieri sono riusciti a ricostruire una rete di amicizie che l’infermiere utilizzava per fare favori anche a conoscenti

Una parola del sanvalentinese per fare prima e gratis analisi e visite

SCAFATI/SARNO. Alfonso Ferrante insieme alla convivente Concetta Barba ed alla complicità di due medici ell’ospedale di Sarno, Teresa Carfora e Giuliana Vespere, avrebbero effettuato ad un uomo degli esami di laboratorio del valore di oltre 240 euro, simulando l’accesso in emergenz,a quando invece si trattava di un codice bianco.
Il beneficiario aveva così risparmiato sul ticket e tolto quindi soldi alle casse dello Stato.
Stesso discorso anche per un altro “paziente” che poi paziente tanto non sarebbe stato. Grazie all’intercessione dell’infermiere sanvalentinese  il paziente  avrebbe ricevuto, grazie anche all’aiuto del medico Paolo Scarpato, la possibilità di effettuare una visita specialistica gastroenterologica presso il reparto di Endoscopia Digestiva dell’ospedale di Scafati, senza aver pagato, come l’ipotesi d’indagine, il ticket.
Nel novembre 2015, un altro episodio sempre da parte di Alfonso Ferrante, con la complicità di un infermiere Domenico Tortora, sindacalista: i due avevano fatto effettuare degli esami del sangue in ospedale senza pagare la compartecipazione dell’utente, il famose ticket, mentre era stato simulato un accesso di emergenza al pronto soccorso per effettuare una serie di esami ad una donna grazie alla complicità di Alfonso Ferrante e della dottoressa Rosalba Ferrante.
Tortora insieme a Rosalba Ferrante, in più occasioni, sono stati coinvolti con l’infermiere Ferrante per svolgere prestazioni non dovute a pazienti che si fingevano in emergenza per il pronto soccorso, ma di fatto volevano semplicemente effettuare delle visite o esami gratis.
Coinvolto in questo sistema anche il medico Luciano Iovino: in un’occasione l’uomo aveva prescritto in maniera illecita un farmaco ad un amico di Ferrante che ne aveva fatto richiesta. Ferrante poi gliel’aveva dato. Stesso discorso per Filippo Angora e Sergio Crescenzo che avevano fatto entrare al pronto soccorso come emergenza un uomo e gli avevano fatto effettuare una serie di prestazioni senza pagare il ticket.

 

—– Il caso di Imma Caldarelli e la visita di emergenza a sé stessa e a sua figlia

Immacolata Caldarelli, infermiera presso l’ospedale di Sarno è finita nei guai ed ha ottenuto dal giudice la sospensione dall’esercizio della pubblica attività per tre mesi, per diversi episodi.
In particolare, anche lei aveva portato via dei farmaci ad uso esclusivo del nosocomio che poi erano stati trovati anche a casa sua ma, soprattutto, è indagata anche per aver approfittato della sua posizione di infermiera presso il pronto soccorso della struttura ospedaliera di Sarno, per accompagnare la figlia minore presso il reparto, simulando un malore e le aveva fatto sottoporre un esame del sangue, un tampone faringeo ed aveva evitato di pagare ticket sanitari previsti per questo genere di prestazioni.
Si era fatta fare anche un esame specialistico su se stessa, per evitare di pagare il ticket, con la complicità del medico Giuliana Vespere.
L’infermiera aveva anche dato dei farmaci a Barbara Krystyna Liwosz che li deteneva presso la sua abitazione per scopi privati.

 

—– Il medico candidato Teresa Canfora avrebbe favorito Ferrante in due occasioni

SARNO. Episodi simili hanno coinvolto in diversi casi anche l’infermiera Nancy Tortora e due volte il medico Teresa Carfora. In particolare quest’ultima di Sarno molto famosa perché impegnata in politica tanto che nelle ultime elezioni amministrative a Sarno, nel 2014, era stata candidata nella lista a sostegno del candidato sindaco Antonio Crescenzo.
L’ipotesi investigativo a carico degli indagati la tira in ballo, al pronto soccorso di Sarno, per una visita ortopedica transitata la strada dell’ermergenza per evitare tempi lunghi e il pagamento del ticket per 102,98 euro oppure ad un altro con esami di laboratorio oer 243,65 euro .




Nocera. Eseguiti gli ultimi sequestri dell’operazione “Ipervigile”

NOCERA INFERIORE. Operazione “Ipervigile”: i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno hanno dato esecuzione al “decreto di sequestro preventivo per equivalente” emesso dal gip del Tribunale di Nocera Inferiore nei confronti di Fernando De Santis, Filomena Paolino e Filomena Vicidomini, su immobili del valore di oltre 1,3 milioni di euro. Si tratta, in particolare, di un appartamento in località Sant’Ambruoso di Nocera Superiore, un grande ufficio nella centralissima piazza Amendola a Nocera Inferiore e un deposito commerciale a vico Giardinetto ad Avellino, ufficialmente intestati alla società “Enterprise Sat Srl” di Nocera Inferiore, dei quali i De Santis continuavano ad avere la disponibilità e a riscuotere gli affitti. E’ stato così raggiunto il totale dei sequestri disposti dall’autorità giudiziaria, per quasi 8 milioni di euro. L’azione di servizio che ha portato ai sequestri di ieri, coordinata dal sostituto procuratore Roberto Lenza, è il frutto dell’azione di ricerca dei beni riconducibili ai De Santis, che è stata condotta ininterrottamente dai militari della Guardia di Finanza. Sono stati esaminati, tra gli altri, i documenti concernenti la stipula dei contratti di locazione registrati dalla società “Enterprise Sat Srl”, le cui quote sociali avevano già costituito oggetto di sequestro preventivo, ed escussi in atti alcuni soggetti, che erano e o erano stati locatari degli immobili intestati alla citata impresa, i quali confermavano, in proposito, di aver avuto rapporti diretti con Fernando De Santis, Filomena Vicidomini ed altri membri della famiglia, precisando di aver corrisposto a questi ultimi, anche con denaro contante, il canone di locazione degli immobili condotti in fitto. L’operazione “Ipervigile”, eseguita a novembre 2015, aveva portato all’arresto di Fernando De Santis, Filomena Vicidomini, Filomena Paolino, Maria Assunta Scarpati e Pierdonato Gallitelli, nonché alla denuncia di numerosi altri soggetti per le ipotesi contestate a vario titolo di bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita aggravata per oltre 9,8 milioni di euro, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di Iva, omesso versamento all’Inps di ritenute previdenziali ed assistenziali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate e violenza privata. In tale contesto, l’autorità giudiziaria aveva disposto sequestri per oltre 12 milioni di euro. Nel gennaio scorso, inoltre, il Tribunale del Riesame di Salerno, prendendo atto dell’entrata in vigore della riforma dei reati tributari dal 1° gennaio 2016 e della “depenalizzazione” per alcune delle condotte commesse dai De Santis, ha rideterminato l’entità delle somme da sequestrare in circa 8 milioni di euro. Entità che è stata interamente raggiunta con i sequestri eseguiti in data odierna e che si aggiungono a denaro, depositi bancari, autoveicoli, immobili e quote societarie di 21 società già apprese nel novembre 2015. Come si ricorderà, le attività investigative dell’operazione Ipervigile sono state avviate a seguito della segnalazione, effettuata dalla Banca d’Italia nell’ottobre 2013, per l’ammanco di oltre 9,8 milioni di euro nel caveau della società Ipervigile Srl. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, sono state affidate al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno, che ha svolto un minuzioso lavoro di ricostruzione delle vicende di oltre 20 società, tutte amministrate formalmente da prestanome e riconducibili alla famiglia De Santis di Nocera Inferiore, operante da decenni nel settore della vigilanza privata, al fine di accertare eventuali ipotesi di reato poste in essere dagli amministratori e o da altri soggetti nella gestione della stessa impresa. E’ stato così accertato come il meccanismo delittuoso consistesse dapprima nello “spogliare” le società di tutte le componenti produttive (attraverso cessioni di azienda o rami di azienda) e, successivamente, nel lasciarle fallire e o farle cessare, gravate da considerevoli debiti tributari che, in conseguenza della spoliazione, divenivano inesigibili, con grave danno per l’Erario. Il metodo scientifico adottato dalla famiglia De Santis era il seguente: le cariche societarie venivano intestate a dipendenti e o consulenti delle società del Gruppo De Santis, i quali nella maggioranza dei casi erano intimiditi e costretti ad accettare quanto proposto per conservare il posto di lavoro, non versavano alcuna contribuzione previdenziale e assistenziale ne tantomeno i “tributi” delle società fino a portare le stesse al “fallimento”. Le società venivano fatte fallire distruggendo od occultando le scritture contabili o venivano messe in liquidazione, in modo da rendere impossibile per l’Agenzia delle Entrate riscuotere i crediti: operazione ostacolata anche dal fatto che i soggetti formalmente rappresentanti legali – teste di legno – non risultavano avere disponibilità finanziarie per far fronte al debito contratto dalla società, solo formalmente amministrata. Gli accertamenti hanno permesso di rilevare 11 casi di fallimento di società del gruppo, nei quali non sono mai state prodotte e consegnate ai curatori fallimentari le prescritte scritture contabili, al fine di non consentire agli organi del fallimento la ricostruzione delle vicende imprenditoriali con specifico riferimento al periodo cronologico antecedente alla declaratoria di fallimento. Nel frattempo il Gruppo De Santis creava nuove società, con denominazioni simili a quelle delle società morienti, oppure ne acquisiva altre operanti nello stesso settore della vigilanza privata. Il meccanismo consentiva anche di incassare i contributi per la riassunzione agevolata di lavoratori in mobilità o licenziati, nella forma degli sgravi contributivi. I De Santis, infatti, licenziavano i propri lavoratori e li riassumevano con un’altra società apparentemente estranea (in modo da avere diritto alle sovvenzioni) e in realtà sempre gestita dai medesimi, con un meccanismo che ha consentito di percepire indebitamente ai danni delle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro. In sintesi, tutte le società facenti parte del Gruppo De Santis sono state ritenute costituire una struttura apparente, dietro la quale si celava in realtà un’impresa unitaria gestita dai componenti della famiglia De Santis stessa e, primo tra essi, da Fernando De Santis. E le indagini potrebbero ancora continuare su questo fosco scenario.




Nocera S. Omicidio Lordi, diminuite in appello.

Nocera Superiore. Omicidio di Bruno Lordi: ridotta in appello le pene per entrambi i Serino, padre e figlio. Ieri pomeriggio, al termine dell’udienza per il giudizio di secondo grado, seguito al giudizio abbreviato davanti al gup Palo Valiante del tribunale di Nocera Inferiore.
Mentre in primo grado, lo scorso luglio erano stati condannati il 54enne Mario Serino a 11 anni di reclusione e il 33enne figlio Carmine a 12 anni, in appello al padre è stata riconosciuta la diminuente del concorso anomalo e la pena è stata ricalcolata in otto anni di carcere e per il figlio la condanna è scesa a 9 anni e 8 mesi.
Lordi fu colpito il 26 dicembre del 2014 da Carmine Serino con una bombola del gas alla testa, con il concorso del padre Mario: la 45enne vittima nocerina morì l’11 gennaio dello scorso anno, dopo ben 16 giorni di disperate cure mediche per salvargli la vita.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stata una perquisizione domiciliare ai danni dei Serino eseguita poche ore prima dell’omicidio, da parte dei carabinieri e della guardia di finanza la causa del litigio.
I militari erano stati avvertiti della presenza di fuochi di artificio illegali nell’abitazione dei Serino in via Uscioli a Nocera Superiore. Alla fine del sopralluogo i carabinieri e i finanzieri non trovarono nulla. A sollecitare l’intervento delle forze dell’ordine nel pomeriggio del 26 dicembre scorso era stato lo stesso Lordi. Questa ennesima azione negativa del 45enne nocerino avrebbe innescato la barbara reazione degli esasperati Serino che, verso le 19 del giorno di Santo Stefano, avrebbero raggiunto davanti casa la vittima che stava cenando con la compagna, e avrebbero colpito al capo con una bombola del gas, dopo una violenta lite. Portato in ospedale a Nocera Inferiore, Lordi si era aggravato domenica 4 gennaio ed era entrato in coma, la morte sopraggiunse dopo 16 giorni di agonia.
I due imputati sono stati condannati anche al pagamento di una provvisionale di 10mila euro per ciascuna delle parti civili costituite, rappresentate dagli avvocati Francesco Paolo rappresentate dagli avvocati Francesco Paolo laudisio e Pietro Pasquali. audisio e Pietro Pasquali.




NOCERA. Bancarotta azienda del gruppo Ipervigile: arrestati i De Santis

AGGIORNATO COI NOMI

Bancarotta: I De Santis ai domiciliari. Questa mattina sono stati arrestati in cinque per la bancarotta di una società della galassia Ipervigile, uno dei gruppi più importanti in Italia nel settore della vigilanza privata in Italia. Ai domiciliari sono andati Ferdinando De Santis, la moglie, la madre, una dipendente e un amministratore di una delle aziende del gruppo.

In corso la conferenza stampa del pm Roberto Lenza e della guardia di finanza

Domani, su Le Cronache, tutti i particolari

 

Su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione delle misure cautelari degli arresti domiciliari emessa dal G.I.P. del citato Tribunale nei confronti di DE SANTIS Fernando, PAOLINO Filomena, VICIDOMINI Filomena, SCARPATI Maria Assunta e GALLITELLI Pierdonato, al sequestro preventivo — disposto ai sensi dell’art. 321 c.p.p. — finalizzato alla successiva confisca di valori, beni mobili ed immobili per oltre 12 milioni di euro ed al sequestro di quote azionarie e di partecipazione di n. 21 società sull’intero territorio nazionale.

Le attività di indagine sono state avviate dalla segnalazione, effettuata dalla Banca d’Italia, nell’ottobre 2013, per l’ammanco di oltre 9,8 milioni di euro nel caveau della società IPERVIGILE S.r.l..

Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore (SA) sono state affidate al Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Salerno, che ha svolto un minuzioso lavoro di ricostruzione delle vicende di oltre 20 società, tutte amministrate formalmente da prestanome e riconducibili alla famiglia DE SANTIS di Nocera Inferiore (SA), operante da decenni nel settore della vigilanza privata, al fine di accertare eventuali ipotesi di reato poste in essere dagli amministratori e/o da altri soggetti nella gestione della richiamata impresa.

Le attività, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Roberto Lenza sono state finalizzate alla raccolta di elementi conoscitivi che consentissero di individuare compiutamente le società gestite di fatto dai De Santis e costituenti il c.d. “GRUPPO DE SANTIS”. Sono state raccolte notizie attraverso le dichiarazioni di oltre 80 dipendenti, è stata esaminata la documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni locali; sono stati eseguiti rilevamenti ed acquisite notizie presso l’Agenzia delle Entrate, l’I.N.P.S., la Camera di Commercio e la Prefettura.

All’esito delle investigazioni, eseguite dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Salerno. è stata ricostruita in dettaglio l’esistenza di una organizzazione, facente capo ai componenti la famiglia DE SANTIS di Nocera Inferiore (SA) (DE SANTIS Fernando, VICIDOMINI Filomena e PAOLINO Filomena), attivi da fin dagli anni ’80 nel settore della vigilanza privata, i quali, con la fattiva collaborazione di SCARPATI Maria Assunta e GALLITELLI Pierdonato, per mezzo di un sistema di soggetti-schermo, si sono resi autori della creazione di una ‘galassia societaria” strutturata come una holding di tipo personale – costituita da numerose imprese di cui avevano direttamente o indirettamente (tramite soggetti prestanome. per lo più ex dipendenti) la gestione – attraverso la quale hanno posto in essere una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di condotte penalmente rilevanti riconducibili a bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita aggravata per oltre 9.8 milioni di euro. emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di I.V.A., omesso versamento all’I.N.P.S. di ritenute previdenziali ed assistenziali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. spendila e introduzione nello Stato di monete falsificate e violenza privata. È stato accertato come il meccanismo delittuoso perpetrato consistesse dapprima nello “spogliare” alcune di tali società di tutte le componenti produttive (attraverso cessioni di azienda o rami di azienda) e, successivamente, nel lasciarle fallire e/o farle cessare. gravate da considerevoli debiti tributari che, in conseguenza della spoliazione. divenivano inesigibili, con grave danno per l’Erario.

Le cariche societarie venivano intestate a dipendenti e/o consulenti delle società del Gruppo DE SANTIS, i quali nella maggioranza dei casi erano intimiditi e costretti ad accettare quanto proposto per conservare il posto di lavoro. Chi non accettava veniva sottoposto a turni di notte, umiliazioni, minacce ed emarginato.

In particolare, per quanto riguarda i “lavoratori”. la strategia era quella di non versare alcuna contribuzione previdenziale e assistenziale e di far fallire le società.

Anche il mancato versamento di “tributi’ delle società costituiva un vera e propria costante, un vero e proprio metodo scientifico adottato dalla famiglia De Santis.

Le società venivano fatte fallire distruggendo od occultando le scritture contabili o venivano messe in liquidazione, in modo da rendere impossibile per l’Agenzia delle Entrate riscuotere i crediti: operazione ostacolata anche dal fatto che i soggetti formalmente rappresentanti legali – teste di legno – non risultavano avere disponibilità finanziarie per far fronte al debito contratto dalla società, solo formalmente amministrate.

Gli accertamenti hanno permesso di rilevare 11 casi di fallimento di società del gruppo. nei quali non sono mai state prodotte e consegnate ai curatori fallimentari le prescritte scritture contabili, al fine di non consentire agli organi del fallimento la ricostruzione delle vicende imprenditoriali con specifico riferimento al periodo cronologico antecedente alla declaratoria di fallimento.

Nel frattempo il GRUPPO DE SANTIS creava nuove società. con denominazioni simili a quelle delle società morienti, oppure ne acquisiva altre operanti nello stesso settore della vigilanza privata.

 

Il meccanismo consentiva anche di incassare i contributi per la riassunzione agevolata di lavoratori in mobilità o licenziati, nella forma degli sgravi contributivi. I De Santis infatti licenziavano i propri lavoratori e li riassumevano con un’altra società apparentemente estranea (in modo da avere diritto alle sovvenzioni) e in realtà sempre gestita dai medesimi, con un meccanismo che ha consentito di percepire indebitamente ai danni delle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro. Sono stati accertati anche episodi in cui nel caveau della società IPERVIGILE venivano sostituite banconote genuine con altre false, su ordine di DE SANTIS Fernando e con la collaborazione dei suoi familiari e dei dipendenti capi-conta. Per le banconote false veniva quindi chiesto il rimborso alla Banca d’Italia, mentre quelle genuine venivano sottratte.

In sintesi, tutte le società facenti parte del GRUPPO DE SANTIS sono state ritenute costituire una struttura apparente, dietro la quale si celava in realtà un’impresa unitaria gestita dai componenti della famiglia DE SANTIS stessa e. primo tra essi, da DE SANTIS Fernando.

L’attività costituisce prosecuzione e sviluppo dell’indagine nei confronti della società BSK SECURMARK SERVIZI FIDUCIARI SALERNO s.r.I., condotta anch’essa nel febbraio 2015 a dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore avvalendosi del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Salerno, per la quale alcuni componenti della famiglia sono stati ristretti agli arresti domiciliari.




Tutto sull’inchiesta “Mastrolindo e l'”Auto truffa” dell’Inps”