Renzi vuole Barca vice Resiste l’ipotesi Pasquino

di Andrea Pellegrino

Le riunioni si susseguono e le caselle da riempire sono ancora molte. La corsa contro il tempo per la composizione della nuova giunta regionale a guida De Luca non ha dato ancora i risultati sperati. Colpa di Roma che vorrebbe un suo vicepresidente di peso e di caratura nazionale anche per controbattere il colpo della sospensione di Vincenzo De Luca (primo caso nella storia di questo Paese) dalla carica di presidente della Regione Campania. Così Matteo Renzi avrebbe fornito la sua rosa di nomi. E tra questi pare che stia prendendo piede l’ex ministro (governo Monti) Fabrizio Barca. Un nome di spessore, che sostanzialmente commissaria (politicamente) Palazzo Santa Lucia, strappandolo totalmente al “sospeso” Vincenzo De Luca. Sul tavolo del neo governatore resterebbero, invece, due nomi a lui più vicini: il primo quello di Fulvio Bonavitacola. Ma a quanto pare sia il deputato salernitano che lo stesso premier avrebbero scartato l’ipotesi. Il secondo quello di Raimondo Pasquino, già rettore dell’università di Salerno e presidente del Consiglio comunale di Napoli. Per lui l’ostacolo da superare sarebbe rappresentato dal veto posto da Ciriaco De Mita. Seppur, anche nel caso di Pasquino, Roma sarebbe abbastanza fredda. Troppo vicino alle posizioni di Vincenzo De Luca e troppo distante da Palazzo Chigi, secondo il pensiero dei vertici nazionali del Pd. Meglio Barca, a parere del Nazareno, esperto di Fondi europei e vicino a quella sinistra del partito che non è però in aperto contrasto con Renzi.
Quanto agli altri nomi in campo, resta in piedi l’ipotesi del generale Carmine De Pascale all’ambiente e alla Terra dei Fuochi mentre si sussurra, invece, il nome del salernitano Corrado Martinangelo all’agricoltura. L’ex assessore provinciale sarebbe sponsorizzato direttamente dal ministro Martina. Tra gli altri salernitani Luigi Cobellis, sostenuto da De Mita. A lui potrebbe andare l’assessorato al turismo e spettacolo diretto fino ad oggi da Pasquale Sommese (ex Udc). All’appello mancherebbe il nome di cozzoliniani e bassoliniani mentre prede quota l’ipotesi di Mario Casillo presidente del Consiglio regionale.
Intanto ieri è stata anche una giornata di incontri operativi per Vincenzo De Luca. Il primo per ripristinare le vie del Mare, indispensabili – ha detto il neo governatore della Regione Campania «per il turismo». Nel pomeriggio, invece, durante un incontro a Caivano non ha risparmiato accuse a Giovanni Romano: «E’ delle mie zone e fa il sindaco a Mercato San Severino, la cui società – ha spiegato Vincenzo De Luca –  ha 25 milioni di euro di debiti e la legge che abbiamo fatto serviva solo a scaricare i debiti accumulati sui comuni magari virtuosi per aumentare ancora di piu’ le bollette alle famiglie. Metteremo mano anche a questo».




Letta: «De Luca non può fare il presidente. Punto»

“Usa” nuovamente Silvio Berlusconi come termine di paragone per dire la sua su Vincenzo De Luca.
E non ci va giù tenero: «Non può fare il presidente della Regione. Punto».
Enrico Letta, ieri sera ospite di Giovanni Floris nella settimanale puntata di “Dimartedì”, è tornato a sferrare il suo attacco a Vincenzo De Luca, che per dieci mesi – tra il 2013 e il 2014 – è stato suo sottosegretario di Stato con aspirazioni da viceministro ma che sono rimaste tali perché le deleghe non gli sono state mai conferite.
«Vincenzo De Luca – ha detto Letta a Giovanni Floris  – secondo la legge Severino non può fare il presidente di una Regione. Punto. Uno può dire che quella legge è sbagliata, ma per vent’anni abbiamo combattuto contro Berlusconi che si faceva le leggi “ad personam” e le cambiava, con quale credibilità oggi noi ci troviamo con un presidente di una Regione che è nelle stesse condizioni?».
Ma non è la prima volta che l’ex premier non utilizza parole tenere nei confronti dell’ex sindaco di Salerno: a ridosso delle Regionali, sempre in riferimento all’applicazione della legge Severino, disse: «Se Berlusconi avesse candidato uno nelle sue (di De Luca, ndr) condizioni, il Pd sarebbe sceso in piazza».
(man)




Politica campana. Gambino (FdI): “Io vittima della Severino… De Luca si insedi come governatore”

Lettera del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alberico Gambino al governatore Vincenzo De Luca

LETTERA PUBBLICA AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE DELLA CAMPANIA

 

Egregio Signor Presidente della Regione Campania On.le Vincenzo De Luca,

leggo da settimane pareri ed interpretazioni, da parte di autorevoli giuristi e finanche di politici che si sono autoassunti il ruolo di fini costituzionalisti, sui contenuti della Legge Severino, sui tempi di applicazione di essa e sugli effetti che la stessa avrà sulla governabilità della Regione Campania.

Nessuno degli intervenuti, però, ricorda che la legge Severino è stata già applicata in Campania e precisamente ai miei danni e, soprattutto, nessuno ricorda – o vuole ricordare – che gli effetti sospensivi di questa legge “demenziale ed anticostituzionale” sono stati addirittura anticipati nei miei confronti, dal Consiglio Regionale della Campania, pur senza che vi fosse a monte “ il decreto di sospensione del Presidente del Consiglio dei Ministri” e finanche “ senza che vi fosse la comunicazione obbligatoria del Prefetto di Napoli alla Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

In data 12 Marzo 2013 fui assolto, con sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore n. 337/2013, da accuse infami e gravi ma fui condannato per “ concussione” in quanto “avrei costretto un imprenditore ad assumere un disoccupato mai assunto”.

Il tutto dopo aver trascorso 21 mesi consecutivi tra arresti in carcere e ai domiciliari e, quindi e conseguentemente, 21 mesi di sospensione collegata dalla carica di consigliere regionale eletto a Marzo 2010 con 27.194 preferenze nella circoscrizione Salerno e nelle file del PDL, partito di maggioranza della coalizione che all’epoca vinse le elezioni e che ha governato la Regione Campania in questi ultimi cinque anni.

Reso libero dalla custodia cautelare sarei dovuto ritornare in Consiglio Regionale il 13 Marzo 2013, essendo venuti meno i presupposti che avevano determinato la sospensione, e invece il Consiglio Regionale – con la consapevole e cosciente determinazione della mia maggioranza e della stessa opposizione oggi maggioranza – incominciò a pensare, a riflettere, a chiedere ed acquisire pareri dai propri uffici legali e amministrativi in ordine all’applicazione della procedura codificata dalla Legge Severino senza che vi fosse alcun Decreto sospensivo da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Si sostenne allora, ovviamente a parole e mai con un atto scritto o con un atto amministrativo impugnabile, che essendo stato io condannato per “ concussione” ero soggetto alla sospensione per 18 mesi statuita dalla Legge Severino e quindi non potevo rientrare in Consiglio Regionale.

A nulla valsero le mie diffide, le mie recriminazioni, i miei interpelli al Prefetto di Napoli, il Consiglio Regionale decise, o meglio non decise, e lasciò trascorrere il tempo in attesa che arrivasse il Decreto di sospensione del Presidente del Consiglio dei Ministri.

E il Decreto arrivò (il 27 Dicembre 2013 pubblicato sulla G.U. n. 19 del 24.01.2014) ben 9 mesi e 15 giorni dopo e fu adottato, dall’allora Presidente on.le Enrico Letta, sulla scorta della comunicazione del Prefetto di Napoli inviata, al Consiglio dei Ministri, a mezzo PEC in data 12 Novembre 2013 prot. 69657, cioè esattamente 8 mesi dopo la pubblicazione della sentenza.

E quel Decreto stabilì che, dopo aver motivato che “ il decreto del Presidente del Consiglio  dei  ministri non ha natura costitutiva, ma e’  semplicemente  volto  ad  accertare l’intervenuta  sospensione  quale  effetto  diretto  ex  lege   della sentenza di condanna, ancorche’ non definitiva e pertanto, dal 12 marzo 2013, data di emanazione della citata sentenza n. 337/2013, decorre la sospensione dalla  carica  di consigliere regionale della Regione Campania”, dovevo essere sospeso dalla carica “ a far data dal 12 Marzo 2013 data di pubblicazione della sentenza”.

Questi sono fatti accaduti ed inconfutabili, per come determinati meno di due anni fa dal Consiglio Regionale della Campania – dalla Prefettura di Napoli e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e quindi da essi deriverebbe – riportando il tutto all’attualità – che la sospensione obbligatoria che oggi riguarda la Sua persona dovrebbe scattare dalla data di pubblicazione della sentenza, ovvero – stante la Sua elezione a Presidente della Regione Campania – dalla data di proclamazione o, al massimo, dalla data di presa d’atto della Sua elezione da parte del Consiglio Regionale.

Invece non è così, considerato che – come ritenevo allora – l’art. 8 del D. Lgs. 235/2012 sia chiaro e che la sospensione decorre dal giorno in cui il Consiglio Regionale prende atto, per i conseguenti adempimenti, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che va emanato e notificato, per il tramite del Prefetto di Napoli, al Consiglio Regionale.

Fino a quel momento, gli organi tutti si insediano – secondo le norme ed i tempi statutari – ed operano e adottano le proprie decisioni su provvedimenti definiti e notificati nelle forme tipiche di legge.

Tanto ritenevo allora, allorchè la problematica riguardava la mia persona, tanto RITENGO OGGI che la problematica riguarda la Sua persona, perché io sempre nella vita ho creduto e pensato che le leggi si applicano ugualmente, e nella stessa forma e sostanza, sia per gli amici che per gli avversari.

E ritengo che la Legge Severino è “ demenziale ed anticostituzionale” oggi come lo era ieri e che il Consiglio Regionale all’epoca commise un’ingiustizia insanabile e indelebile nei miei confronti di cui portano il peso, oltre ai colleghi ed ai partiti della mia maggioranza, anche consiglieri regionali della Sua parte politica che oggi, legittimamente, assurgono al ruolo di “garantisti e giuristi di elevato ed eccezionale valore” ma ieri si sono piegati solo ed esclusivamente “ alla becera logica della politica del momento”.

Taccio ovviamente, e per pura carità di patria, sull’esecrabilità indiscutibile dei comportamenti tenuti dalla mia parte politica allora maggioranza.

Egregio Presidente della Regione Campania,

per tutto quanto evidenziato io credo e ritengo che Lei, legittimamente e democraticamente eletto, debba insediarsi nella carica, adottare i provvedimenti di nomina ritenuti opportuni e conformi alle Sue strategie programmatiche e cominciare, da subito, ad operare e lavorare per la realizzazione del Suo programma.

Se e quando sarà adottato il Decreto di sospensione, il Consiglio Regionale ne prenderà atto e “ adotterà i conseguenti provvedimenti”.

Fino a quella data, Signor Presidente, si preoccupi solo di governare per davvero la Regione Campania, realizzi il Suo programma, dedichi maggiore attenzione, spazio e risorse al territorio Salernitano che è stato da sempre bistrattato e, soprattutto, si guardi da una burocrazia soffocante e, per molti aspetti, anche assolutamente impreparata ad affrontare e sostenere iniziative e interventi di sviluppo e di governabilità reale ma “ brava ad auto assegnarsi poteri e prebende inenarrabili come dimostra la recentissima auto assegnazione di compensi economici vergognosi e la concretizzazione di ben novanta posizioni organizzative”.

Egregio Signor Presidente,

mi sia consentito infine, da IMPRESENTABILE a IMPRESENTABILE (come statuito dalla Sua collega di partito on.le BINDI), di invitarLa a “ rimettere la querela per diffamazione depositata nei confronti del Presidente dell’Antimafia”.

Tanto non perché inopportuna e/o infondata, anzi e tutt’altro essendo io convinto che sia stato un atto costituzionalmente eversivo e che mai sarebbe accaduto in un paese civile, ma semplicemente perché gli uomini e le donne vere rimangono tali sempre e comunque, anche di fronte ad atti vergognosi che incidono profondamente sulla dignità umana, e si distinguono da chi ha quasi sempre bisogno di momenti di celebrità mediatica per riuscire a colmare il vuoto e l’inutilità del suo percorso politico ancorchè quarantennale.

Le auguro buon lavoro mentre al centrodestra tutto, di cui faccio convintamente parte, auguro di saper riprendersi da una sconfitta annunciata,che è stata determinata esclusivamente dalla superficialità con la quale sono stati affrontati i problemi – le esigenze – le grida da aiuto provenienti dal territorio salernitano, e di saper mettere da parte egoismi e autocelebrazioni individuali al fine di costruire, dalle fondamenta, un soggetto politico nuovo capace di ascoltare, di dialogare con il territorio e di promuovere e sostenere l’azione di chi, al suo interno, opera e lavora per la risoluzione dei problemi.

Io, in tal senso, svolgerò la mia parte e convintamente eserciterò il ruolo che mi è stato conferito dall’elettorato augurandomi che altrettanto sappiano fare i miei colleghi di opposizione consapevoli tutti che il popolo ha deciso chi deve governare la Regione Campania nei prossimi cinque anni, e lo ha fatto democraticamente e nell’unico modo che un paese civile può ammettere: il VOTO.

F.to On.le Alberico Gambino




De Luca a colloquio da Renzi: Tartaglione vice. Primo consiglio il 15 giugno

di Andrea Pellegrino

Renzi? Vedremo se attiverà la sospensione ad un presidente eletto da un milione di campani. Il messaggio è chiaro. Vincenzo De Luca crede che in qualche modo la sua vicenda si risolverà nel migliore dei modi. E ieri pomeriggio, prima della festa napoletana, ha fatto tappa a Roma, ed in particolare a Palazzo Chigi, dove ha incontrato il premier Renzi. Un colloquio di circa un’ora durante il quale probabilmente sono stati scanditi i tempi riguardo la sospensione per effetto della legge Severino e sono stati messi sul tavolo i nomi della possibile giunta, con particolare attenzione al vicepresidente che potrebbe essere l’uomo o la donna chiave per salvare la guida e quindi la legislatura regionale. Il pressing sarebbe tutto su Fulvio Bonavitacola ma anche su Assunta Tartaglione. Ma per entrambi c’è l’incompatibilità con la carica di deputato. Incarico che nessuno dei due vorrebbe cedere per andare in soccorso a Vincenzo De Luca. Da Renzi, inoltre, sarebbe arrivato chiaro lo stop alla modifica alla legge Severino mentre secondo indiscrezioni non si esclude che il premier abbia concordato il giusto percorso politico prima di firmare l’atto di sospensione. Provvedimento, in pratica, che arriverebbe dopo l’insediamento del Consiglio regionale e della giunta.

«Ci sarò sempre io»

De Luca, dalla sua, annuncia: «State tranquilli avrete un vicepresidente che vi farà sognare, ma non sognerete molto, starò sempre io lì. Chi vince governa». Insomma mal che vada, “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sospensione o non, Vincenzo De Luca ha già fatto sapere che non farà mancare la sua presenza a Palazzo Santa Lucia. Intanto mentre auspica che: «Il parlamento farà la modifica alla legge Severino ed in particolare riguardo all’articolo sui sindaci condannati in primo grado. Penso – ha detto De Luca dalla consueta tribuna politica televisiva del venerdì – che ci sia stato un abuso di delega da parte del governo». Se sospeso? Rincara De Luca: «Farò ricorso al giudice ordinario».

Lunedì direzione pd

Secondo l’agenda politica, ora la prima data è lunedì quando si riunirà la direzione nazionale del Partito democratico. Vincenzo De Luca pare che abbia annunciato la sua presenza, così come la presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi. Se così fosse non si esclude uno scontro all’ultimo sangue (politico) sulla lista degli impresentabili. Una mossa, quella di Bindi, che De Luca avrebbe legato al dito. Tra il 15 ed il 20 giugno, invece, si dovrebbe tenere la prima seduta del Consiglio regionale per procedere, dunque, all’insediamento. Quanto al presidente dell’Assise, l’ipotesi Mario Casillo pare essere sempre più concreta.

Festa con De Laurentiis

Ieri sera alla mostra d’oltremare la festa di Vincenzo De Luca per ringraziare gli elettori. Alle 20,10 tra i primi ad arrivare è Aurelio De Laurentiis che ha sostenuto anche con forza De Luca durante la campagna elettorale.




Abusi edilizi, ecco la sanatoria

di Andrea Pellegrino

Se non è un vero e proprio condono poco ci manca. Le modifiche alla legge regionale numero 10 del 18 novembre 2004 sono sostanziali e aprono i termini e le modalità per sanare abusi edilizi commessi su aree non sottoposte ad inedificabilità assoluta. L’emendamento che porta la firma del consigliere regionale cavese di Forza Italia Giovanni Baldi ha ottenuto già il disco verde dalla commissione bilancio del consiglio regionale ed in questa settimana (nelle tre sedute di consiglio regionale) approderà in aula per l’eventuale via libera definitivo. Il problema abusivismo edilizio rischia sempre più di diventare una vera a propria emergenza regionale. Nella sola Cava de’ Tirreni sono centinaia le abitazioni che dovrebbero andare giù da qui a poco. Ma con molta probabilità – per effetto dei provvedimenti in via di adozione – l’emergenza potrebbe rientrare al più presto. In pratica, le proposte di Giovanni Baldi riguardano la modifica dell’articolo 9 della legge regionale numero 10 del 2004. Sostanzialmente si aumenta il periodo a disposizione dei comuni per esaminare le pratiche di sanatoria: dal 31 dicembre 2006 si passa al 31 dicembre del 2015. Ancora, viene specificato che per le disposizioni riguardo all’accesso al condono non si applicano sono per le costruzioni che ricadano in zone sottoposte a vincoli, qualora quest’ultimi comportino l’inedificabilità assoluta e siano stati imposti prima dell’esecuzione delle opere stesse. Insomma, se approvata la norma, sarebbero condonabili le opere edilizie realizzate in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. Ciò consentirebbe di salvaguardare migliaia di abitazioni a rischio abbattimento in Regione Campania, su cui insistono, per gran parte, già provvedimenti giudiziari. «Finalmente i cittadini della Campania – ha detto Giovanni Baldi – potranno avere lo stesso trattamento dei cittadini di altre regioni attraverso procedure semplificate nei casi in cui ci sia la conformità alla legge per regolare abusi di necessità, e i Comuni potranno contare su importanti risorse».




Settecento milioni fuorilegge

di Peppe Rinaldi

Avrebbero percepito dalle Asl della Campania rimesse non dovute perché le loro strutture non risultano in regola con i parametri fissati dalla legge. E potrebbero percepirne ancora altre in futuro. Soldi sottratti a chi, invece, la legge la rispetta fino all’ultima virgola dell’ultimo comma dell’ultimo regolamento. Danaro, tantissimo danaro, qualcosa come 700milioni di euro che il sistema sanitario regionale eroga complessivamente in favore di cliniche private e laboratori di analisi. E’ su questo che la procura di Salerno sta cercando di far luce nell’ambito di un’indagine aperta sul finire dello scorso anno, nata in seguito all’esposto del Fisi/Flp, sindacato autonomo di categoria che, evidentemente, è svincolato dalle logiche consociative tipiche – al netto dell’indipendenza vera di alcuni- delle sigle storiche dei difensori dei diritti dei lavoratori: almeno finora. II fascicolo è stato affidato ad un pm d’esperienza come Maurizio Cardea, il quale ha concesso delega d’indagine ai carabinieri del Nas, che stanno effettuando sopralluoghi e approfondimenti presso le strutture sanitarie individuate negli elenchi ufficiali dell’assessorato alla sanità. Già verificate alcune posizioni (Gruppo Silba e Clinica Malzoni a quanto è dato sapere finora) e già sentite alcune persone coinvolte a vario titolo nella vicenda. Altri centri medici, cliniche e laboratori saranno passati ai raggi X nelle prossime ore. Un bel grattacapo per gli inquirenti che si trovano dinanzi ad una sorta di Moloch, una bestia difficile non solo da domare ma proprio da comprendere nelle sue articolazioni e nel suo farraginoso impianto normativo. Per farla breve e per rendere l’argomento comprensibile ai nostri cinque affezionati lettori, basti dire che esistono delle regole che le case di cura ed i laboratori devono osservare nel momento in cui intendono svolgere un servizio in vece del sistema pubblico, che a questi centri si rivolge pagandoli per prestazioni che, al contrario, dovrebbe garantire direttamente. Nel mondo civile così funziona. Si tratta di regole stringenti, spesso fin troppo complicate ma, del resto, quando c’è da muovere danaro pubblico, piacciano o meno, quelle sono e bisogna osservale: se le rispetti i soldi ti toccano, se non le rispetti i soldi non devono né possono esserti dati e se io te li dò comunque allora la musica cambia entrando in quella che, drammaticamente, si chiama sfera penale: cioè, se incasso soldi, tra l’altro pubblici, senza avere i requisiti chiesti dalla legge commetto un reato e, con me, lo commette chi me li ha dati, chi ha favorito la cosa, chi doveva vigilare e non l’ha fatto, chi ha firmato le autorizzazioni e via dicendo. Insomma, ci siamo capiti. «Vaste programme» avrebbe detto qualcuno al cospetto di un’impresa titanica come quella di verificare, caso per caso, se le famose carte siano a posto: come si sa dietro a queste cose si celano sovente giganteschi giri di corruzione (quella vera, il lobbysmo è altra cosa) su cui pare di poter dire che non sempre l’attenzione delle autorità di controllo abbia puntato le proprie fiches. La torta complessiva della Campania, per questa specifica voce degli accreditamenti di settore, è di 6.890 posti letto (oltre agli ordinari si calcolano pure quelli per day surgery e day hospital) per quasi 700milioni di euro. Il grosso, inutile dirlo, lo assorbe la provincia di Napoli (il 52,5%), il resto le altre province. Salerno ha una quota pari al 16,8%, precisamente parliamo di 1.157 posti letto. Ma cosa si intende per «non avere i requisiti»? Semplice: ad esempio, che la struttura non è in regola con la normativa urbanistica, o non dispone delle autorizzazioni sindacali (del sindaco, non dei sindacati), o quelle degli enti contemplati dalla legge, a partire dalle stesse Asl che devono emanare pareri, etc. Tra i requisiti fondamentali c’è anche la dotazione in organico di un numero prestabilito di dipendenti e figure professionali: se è difettosa la pianta organica è come se mancasse la certificazione di agibilità della struttura che ospita la clinica o il laboratorio, o, ancora, l’autorizzazione dell’Asl all’esercizio dell’attività, etc. Ergo, il danaro -che è pubblico- non è possibile erogarlo. Invece, a quanto pare, si è erogato e si continua ad erogare. Sembra che la celebre convinzione che «tanto alla fine non succede nulla» stia per passare di moda.




Rifiuti, niente proroga arrivano i commissari

di Andrea Pellegrino

La proroga chiesta da Vincenzo De Luca non servirà a scongiurare l’arrivo dei commissari ad acta. Giovanni Romano, assessore regionale all’ambiente è chiaro: «Chi non ha aderito all’Ato per la gestione dei rifiuti avrà tra breve la diffida e se non ottempererà si vedrà arrivare un commissario». Per ora nessuna soluzione B, così come immaginata dal primo cittadino di Salerno che lunedì mattina aveva chiamato a raccolta i colleghi dei comuni della provincia per «fermare» la costituzione degli ambiti associati per la gestione del ciclo dei rifiuti. Dal sindaco di Salerno ci sarebbero non poche perplessità sulla gestione di una forma associata e soprattutto sui costi, passività e personale da accollarsi. In particolare De Luca avrebbe segnalato – attraverso una nota inviata al Governatore Caldoro e all’assessore – che «la tempistica della legge non consentirebbe di assicurare un ordinato e puntuale processo di transizione». Ed ancora: «Che molti comuni si ritrovano a rinnovare i loro organi amministrativi il prossimo 25 maggio». Ma la legge è legge, per Giovanni Romano, poi se sarà modificata si vedrà. Tra l’alto, spiega l’assessore regionale: «De Luca fa finta di non sapere che anche la proroga deve essere deliberata in consiglio regionale. Quindi occorre una seduta consiliare per modificare i termini previsti dalla legge». Legge – precisa Romano: «Approvata dal Consiglio regionale all’unanimità». Quindi da tutti, destra, centro e sinistra. Se modifica ci sarà, dovrà comunque passare al vaglio dell’aula e naturalmente i tempi non saranno celeri. Così la procedura va avanti, nonostante le perplessità del sindaco di Salerno che sostanzialmente avrebbe messo ora in “allerta” anche i primi cittadini della provincia (quasi tutti) che non hanno ottemperato ancora a quanto previsto dalla legge. «Tra l’altro le amministrazioni – spiega Romano – altro non dovevano fare che una semplice delibera di adesione all’Ato». Ora già dalla prossima settimana potrebbero arrivare le diffide ed entro fine mese i commissari.




De Luca, attacco ai funzionari pubblici

di Andrea Pellegrino

De Luca contro tutti. Ormai, seguendo un noto detto, l’attacco è diventato la sua miglior difesa. E ieri non ha risparmiato nessuno. Partendo naturalmente dai comitati e delle associazioni che si battono contro la realizzazione del Crescent, verso i quali ha annunciato di aver «presentato un esposto in Procura», per aver «avviato una campagna di aggressione ed intimidazione nei confronti di funzionari pubblici». «Nei mesi scorsi – dice infatti il sindaco – si sono registrati casi di funzionari pubblici che hanno parlato come se fossero esponenti di comitati di lotta: i funzionari pubblici hanno doveri di terzietà, di obiettività; chi vuole fare il libero pensatore può farlo liberamente, ma non facendo il funzionario pubblico. Chiederemo che ognuno risponda dei propri atti, in relazione ai propri doveri e obblighi contrattuale». Ma archiviato il Crescent, De Luca, vestendo i panni di viceministro senza deleghe è passato poi all’attacco verso il suo ministro Lupi. «Considero la sua attività – dice – disastrosa ed indecente». «Ad oggi – spiega De Luca parlando dell’attività del Governo di cui ne fa ancora parte – nessuno è in grado di dire con certezza quante tasse si pagano sulle case: già questo fatto è vergognoso e indegno di un governo civile. Tutta questa vicenda è non solo una truffa ai danni dei cittadini, ma anche una scorrettezza nei confronti dei Comuni. L’ultima novità è consentire ai Comuni di aumentare le aliquote della Tasi: è qualcosa di demenziale – aggiunge – Si è detto che non abbiamo toccato le famiglie, poi scopriamo che le tariffe autostradali sono aumentate fino al 7% – sottolinea – vorrei fare i miei complimenti al ministro Lupi per questo ennesimo successo, un regalo di centinaia di milioni alle concessionarie autostradali. E gli aumenti maggiori si registrano nell’area lombarda». Ancora è la volta dei partiti. «Continuiamo a vivere in una situazione di blocco politico – spiega il sindaco viceministro – Io resto dell’idea che, una volta approvata la riforma elettorale, si debba tornare a votare ed avere un governo stabile. Io continuo a non capire niente nel dibattito sulla legge elettorale. L’obiettivo, che il sistema sia proporzionale o maggioritario, è dare la possibilità ad una forza politica di avere una maggioranza solida e dunque di governare – spiega – Renzi ha messo in campo tre ipotesi: tutte sono ispirate da questo obiettivo primario. Mi auguro che questa riforma vada in Parlamento già a gennaio e che ognuno si presenti con la sua faccia ai cittadini italiani».