Artur Rangel Maia, il carioca terrone racconta la sua storia

Antonio Iovino

Artur Rangel Maia, un “Carioca Terrone” a Salerno. Artur Eugenio Rangel Maia è un 39enne brasiliano di origini italiane, nato a Niterói, nello stato di Rio de Janeiro, che da circa 3 anni vive in Italia e che studia scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Salerno.

Per incominciare, cosa l’ha portata in Italia? E perché ha deciso di rimanere qui?

“Mia nonna è nata in Calabria, molti miei zii mi hanno sempre parlato dell’Italia e dall’età di 27 anni ho deciso di imparare l’Italiano. Desideravo venire in Europa e in Italia, la realtà nella quale vivevo non mi soddisfaceva più e nel 2013, per testare le mie capacità di adattamento in una diversa realtà, sono andato via da Niterói e mi sono trasferito nel sud del Brasile, a Santa Catarina, dove poi mi sono iscritto all’università. Oggi sono ancora qui, a Salerno mi trovo benissimo, sono voluto rimanere perché davvero mi sento a casa e mi sento al sicuro. Ho voluto anche esaudire un desiderio di mio padre, il quale mi ha sempre consigliato di viaggiare e diventare un cittadino del mondo”.

Perché, nonostante lei non sia un ragazzino e abbia avuto importanti esperienze lavorative alle spalle, ha deciso di iscriversi all’università, addirittura ricominciando da zero qui a Salerno?

“Ho deciso di iscrivermi all’università sia per accrescere le mie conoscenze in ambito pubblicitario e sia perché, essendo nuovo a Santa Catarina, l’ho reputato il metodo migliore per creare una mia rete di conoscenze. Dopo essermi trasferito qui ho voluto continuare il percorso di studi che avevo incominciato, scegliendo di ricominciare da zero data la differenza dei corsi tra la facoltà di scienze della comunicazione brasiliana e quella che tutt’ora frequento”.

Nota affinità tra la città che le ha dato i natali, Niterói, e Salerno e, più in generale, tra Brasile e Italia?

“Certo, trovo Niterói molto simile a Salerno, ad esempio sono entrambe città sul mare nelle quali il pesce è ovviamente un prodotto ed un alimento tipico e nelle quali ci sono svariati pescatori. Notare delle affinità tra Basile ed Italia è più difficile essendo, il paese da cui provengo, davvero enorme ma posso dire che l’accoglienza e la generosità di molti brasiliani l’ho ritrovata anche qui, in moltissimi italiani”.

Come giudica la città che la ospita da circa 3 anni? Cosa apprezza e cosa gradisce di meno?

“Quando si guarda una realtà dall’interno è facile riscontrare molti problemi ma viaggiando per il mondo si ha la possibilità di capire che non esiste la città perfetta e che ogni luogo ha le proprie problematiche. Sicuramente Salerno ha vari difetti, ad esempio quello riguardante i trasporti pubblici che saltano le corse o non passano in orario o quello riguardante la pulizia delle strade ma io ho visto molto di peggio e posso sicuramente affermare che qui, nonostante tutto, si vive davvero bene. Qui ho trovato anche vari aspetti positivi, ad esempio qui sono diventato un amante dei dolci, della pizza e della mozzarella, e ho vissuto episodi che difficilmente dimenticherò, come quando, un negoziante, dopo appena due giorni dal mio arrivo, mi regalò una macchinetta del caffè “italiana” che naturalmente non conoscevo essendo, quella “brasiliana”, diversa”.

Nel suo futuro vede ancora Salerno?

“Vorrei rimanere qui o comunque in Italia, al massimo mi sposterei a Malta, tutto gira intorno al lavoro”.

Lei si sente brasiliano o italiano?

“Io mi definisco un “Carioca Terrone”, credo di essere un mix tra Brasile e Italia”. Definirebbe il suo percorso atipico? “Non ho mai trovato un brasiliano con un percorso simile al mio, quindi sì, credo che il mio percorso, oltre ad essere impegnativo, sia definibile atipico”.




Crisi economica: la resistenza dell’hi-tech

Un argomento sempre un pò spinoso quello della disoccupazione, nonostante si parli di una lieve ripresa economica, secondo i dati Eurostat, un settore dell’economia che resiste all’impatto della crisi è quello hi-tech, nel quale è possibile trovare buon opportunità lavorative.

Secondo le ultime rilevazioni dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha un impiego appena il 58% degli italiani, e questo ci porta in fondo ai paesi sviluppati precedendo soltanto Grecia e Turchia.

In otto anni però, nel settore della tecnologia, una fetta di lavoratori è aumentata, anche se restano in testa paesi come la Spagna, FranciaGermania dove l’innovazione riveste un ruolo fondamentale l’economia del paese.

 

di Letizia Giugliano

 




voce ai fatti

 

On line la prima puntata di Voce ai fatti- Speciale Amministrative a Nocera Inferiore.
Ospiti in studio: Vincenzo Spinelli, Domenico Fimiani, Pasquale D’acunzi

 

Un’iniziativa Rta Live, Leggi on line, Le Cronache

https://www.facebook.com/amministrative2017nocerainferiore/videos/1194539203990610/

 




Sapri fra i migliori paesi da visitare in Italia secondo Travel365

La Campania è una regione tra le più belle e popolari del bel Paese. E’ conosciuta per i suoi paesaggi marini esotici e per i magnifici borghi costieri. Dalla Costiera Amalfitana con i bellissimi paesini di Amalfi, Ravello e Positano fino alla Penisola del Sorrento, e ancora l’Isola di Capri e le meraviglie archeologiche di Pompei e Paestum. Infine Napoli, la città più famosa e importante della regione, e probabilmente di tutto il Sud Italia.  
Ma al di là delle bellezze “convenzionali” che vengono spesso decantate in tutte le guide del mondo, sono tantissime le perle nascoste meno conosciute, disseminate in tutto il territorio regionale. Ciascuna di queste località cela un mondo magico fatto di stupende meraviglie naturali, storiche, archeologiche e culturali.
Tra queste vi è il grazioso Borgo di Sapri, in Provincia di Salerno, recentemente inserito dal noto magazine di viaggio online Travel365 fra i migliori paesi poco conosciuti da visitare in Italia.
“Cicerone la definì una piccola gemma del mare del sud per la sua bellezza mozzafiato. Si tratta di una stupenda cittadina nel cuore del Golfo di Policastro, un luogo di grande importanza naturale ma soprattutto storica e culturale. Ovviamente il territorio è apprezzato per le sue spiagge, ma la cittadina può essere visitata seguendo due interessanti itinerari proposti dalla Pro Loco cittadina.”
In realtà chi conosce bene la bellezza di Sapri, non si stupisce affatto di questa prestigiosa menzione. Oltre al caratteristico centro storico, a Sapri possiamo ammirare attrattive come la Chiesa Parrocchiale e le stupende opere custodite al suo interno, numerosi siti archeologici, e tantissime bellezze naturalistiche.
Sapri è una gemma di rara bellezza capace di offrire un’infinità di soluzioni per chi vuole concedersi una vacanza nel Sud Italia. Rappresenta tutte le caratteristiche che rendono la Campania una regione unica: i colori ed i profumi del sud, la brezza marina, i reperti storici che testimoniano un passato da protagonista nel mediterraneo.
Insomma Sapri è davvero un luogo speciale, e siamo orgogliosi che le sue bellezze vengano apprezzate anche nel resto d’Italia e del mondo.




Scafati. La perquisizione a casa di Aliberti e Paolino. Gli otto articoli di le Cronache sul caso

—-VOTO E CAMORA / Un atto irripetibile effettuato su licenza forense . AL centro dell’inchiesta le elezioni ed eventuali collegamenti con La Regina

I profili social nel mirino della Dda

Acquisite le pagine di Aliberti e della Paolino alla presenza di un esperto informatico

Elezioni comunali del 2013 e re- gionali del 2015 ed eventuali ri- scontri ai risultati investigativi che hanno portato, alcune settimane fa, all’arresto, tra gli altri di Gu- glielmo La Regina. Ruota intorno a questi tre punti il motivo alla base della perquisizione effettuata ieri mattina dagli uomini della Di- rezione investigativa Antimafia di Salerno agli ordini del colonnello Giulio Pini e del capitano Iannaccone. Una decina di militari all’alba, hanno bussato all’uscio dell’abita- zione di via D’Aquino a Scafati dove risiedono Pasquale Aliberti, ex sindaco di Scafati e la moglie Monica Paolino, consigliere regionale. Oltre ai militari della Dia erano presenti il Sostituto Procuratore della Dda di Salerno Vincenzo Montemurro ed un ingegnere informatico napoletano. Il magistrato sta indagando su presunti affari tra politica e camorra che stavano per portare in carcere l’ex sindaco. Aliberti e sua moglie sono coinvolti in un’ indagine che vede coinvolti imprenditori politici, clan e professionisti: una ventina in tutto gli indagati fino ad oggi per reati che vanno dall’associazione a delinquere al voto di scambio politico mafioso passando per l’ abuso d’ufficio, concussione e violenza privata, tutti con l’aggravante mafiosa. L’indagine è iniziata il 18 settembre 2015 ed ha visto la Dda Salernitana nel giugno 2016 chiedere gli arresti poi respinti dal gip Mancini per Pasquale e Nello Aliberti, e due espo- nenti della famiglia Ridosso

La perquisizione di ieri, mirava a prelevare tutto il materiale infor-matico presente presso l’abitazione della coppia, dalla memoria dei pc, ai tablet fino ai cellulari. In particolare è stata effettuata una copia forense della bacheca facebook di entrambi. Si tratta di un atto irri- petibile effettuato dietro autorizzazione dell’ufficio legale internazionale (California) del noto social network e dopo notifica dell’atto agli interessati ed ai legali degli stessi che ieri mattina non erano presenti.

L’intera bacheca, dunque conver- sazioni e post pubblicati anche nel passato da parte di Aliberti e Paolillo sono stati acquisiti dagli investigatori su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia. Ovviamente sotto la lente della Dda vi sono le pubblicazioni relative ad uno specifico lasso di tempo ed in particolare quelle ef-fettuate in concomitanza con la campagna elettorale sia per l’ele- zione del sindaco di Scafati (2013) che per le Regionali (2015). La presenza dell’esperto, nominato dalla Procura, era necessaria pro- prio per effettuare la copia forense delle pagine personali aperte sul social network e gestite da Paolillo e Aliberti. Ovviamente ora occor- rerà visionarle e recuperare tutti i messaggi ed i post meno recenti per poter avere un quadro della situazione. Questo compito spetterà all’esperto informatico.
Pina Ferro

—- L’INCHIESTA / Le indagini della Dda di Salerno s’intrecciano con quelle dei colleghi napoletani e un primo punto di contatto è il Polo Scolastico

A caccia di “carte” sugli appalti
La perquisizione a casa dei coniugi Aliberti anche per trovare documenti scottanti
SCAFATI. Ancora una sveglia da parte dell’antimafia per i coniugi Aliberti-Paolino. Erano circa le 6:30 di ieri mattina quando gli uomini del capitano Fausto Iannaccone, su ordine del pm Vincenzo Montemurro, si sono presentati nell’abitazione di via D’Aquino per una perquisizione. Gli inquirenti sarebbero stati a caccia di documenti relativi ad appalti, in particolare sono stati acquisiti tutti i dati telematici dai supporti elettronici in uso agli indagati.
L’indagine è quella “Sarastra” sui rapporti tra politica e camorra a Scafati e nei comuni limitrofi e che ha avuto come conseguenza lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati per infiltrazioni della criminalità organizzata. Nell’ambito di questa inchiesta la “coppia politica” formata dall’ex sindaco Pasquale Aliberti e dalla consigliera regionale di Forza Italia Monica Paolino è indagata per scambio elettorale politico mafioso, voti in cambio di benefici per i clan e gli imprenditori loro vicini.
Un’indagine che vede coinvolte una ventina di persone, tra politici, collaboratori, dirigenti e funzionari comunali.
Contestati a vario titolo l’associazione per delinquere, voto di scambio politico, abuso d’ufficio, concussione, corruzione e violenza privata, tutti con l’aggravante mafiosa. Qualche giorno fa la perquisizione ad Andrea Vaiano, interessato alla gestione della “Tyche”, azienda impegnata nella costruzione del Polo Scolastico, progettata da Guglielmo La Regina della Archicons srl, lo stesso del “sistema La Regina” che ha messo nei guai (e anche agli arresti) professori universitari, dirigenti e funzionari pubblici e politici pure del calibro dell’ex assessore regionale e attuale consigliere alla Regione Pasquale Sommese.
Se il “Sistema La Regina” si intrecci con quello “Aliberti-Di Saia” è l’obiettivo sul quale indagano oggi la Dda napoletana con i colleghi salernitani.

Adriano Falanga

 

—- La telefonata che lega i sistemi  “La Regina” e “Aliberti”
SCAFATI. «Per offerta migliorativa parlo di una cosa diversa, come quella che abbiamo fatto a Scafati, ha funzionato, nell’interesse dell’amministrazione». Così parlava Guglielmo La Regina, considerato dagli inquirenti deux et machina del “sistema La Regina”, che a Scafati è entrato in molti appalti banditi dall’amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose.La Regina a telefono cita “Scafati”, spiegando quella che è la sua visione di progettazione e gestione gare per la realizzazione di opere pubbliche. Al suo interlocutore racconta dell’incapacità dei comuni che non hanno in sede competenze e capacità professionali per fare le cose e pertanto si arriva al paradosso di perdere i finanziamenti perché non vengono presentati i progetti. «Per l’accelerazione di spesa loro avrebbero bisogno di una grande mano, di una buona struttura di supporto al Rup» aggiunge La Regina al telefono. Elementi che hanno comportato la settimana scorsa l’acquisizione di documenti nella sede legale della Tyche e l’iscrizione sul registro degli indagati di Andrea Vaiano.  Ieri la nuova perquisizione a Pasquale Aliberti e Monica Paolino.                  (a.f.)SCAFATI. «Per offerta migliorativa parlo di una cosa diversa, come quella che abbiamo fatto a Scafati, ha funzionato, nell’interesse dell’amministrazione». Così parlava Guglielmo La Regina, considerato dagli inquirenti deux et machina del “sistema La Regina”, che a Scafati è entrato in molti appalti banditi dall’amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose.La Regina a telefono cita “Scafati”, spiegando quella che è la sua visione di progettazione e gestione gare per la realizzazione di opere pubbliche. Al suo interlocutore racconta dell’incapacità dei comuni che non hanno in sede competenze e capacità professionali per fare le cose e pertanto si arriva al paradosso di perdere i finanziamenti perché non vengono presentati i progetti. «Per l’accelerazione di spesa loro avrebbero bisogno di una grande mano, di una buona struttura di supporto al Rup» aggiunge La Regina al telefono. Elementi che hanno comportato la settimana scorsa l’acquisizione di documenti nella sede legale della Tyche e l’iscrizione sul registro degli indagati di Andrea Vaiano.  Ieri la nuova perquisizione a Pasquale Aliberti e Monica Paolino.                  (a.f.)

—- LA CRONISTORIA / Dal 18 settembre l’ex sindaco e la moglie sono sott’inchiesta
I due anni di indagine su politica e diversi clan 

SCAFATI. Era l’alba del 18 settembre 2015, quando gli uomini della Dia bussarono alle due villette della famiglia Aliberti. Furono notificati gli avvisi di garanzia all’allora sindaco Pasquale Aliberti, alla moglie consigliere regionale Monica Paolino, al fratello imprenditore Nello Maurizio, allo staffista Giovanni Cozzolino, alla segretaria comunale Immacolata Di Saia. Il 22 marzo 2016 arriva a Palazzo Mayer la commissione d’accesso prefettizia. Resterà sull’Ente per sei mesi, fino al 22 settembre 2016. Nel mese di giungo 2016 il pm Montemurro chiede la misura restrittiva e cautelare degli arresti per i fratelli Aliberti. Il Gip Donatella Mancini respinge, derubricando il reato di voto di scambio a corruzione elettorale, che non prevede gli arresti. La Procura Antimafia ricorre in Appello, il Tribunale del Riesame di Salerno si pronuncerà il 25 novembre 2016. La triade di giudici non solo accoglierà la richiesta dell’antimafia, ma restituirà un profilo giudiziario più grave di quello redatto dagli inquirenti. Alla sentenza del riesame il collegio difensivo degli Aliberti annuncia il ricorso in Cassazione. Il primo cittadino si dimette, il 20 dicembre arriva il prefetto Vittorio Saladino per guidare l’ente come commissario ordinario. Il 27 gennaio 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella firmerà il decreto di scioglimento per infiltrazioni criminali. Arriva la triade commissariale per la gestione straordinaria dell’ente. Un incarico previsto nella durata di 18 mesi, e affidato al Prefetto Gerardina Basilicata, al vice prefetto Maria De Angelis e al funzionario ministeriale Augusto Polito. Il 7 marzo 2017 la Corte di Cassazione nega gli arresti accogliendo parzialmente il ricorso del collegio difensivo. Il caso ritorna al riesame, dovrà motivare il perché si ritiene necessaria la misura degli arresti in carcere, piuttosto che un’altra misura restrittiva, come il braccialetto elettronico. Confermato però l’impianto accusatorio, ritenendo significativo il quadro probatorio del voto di scambio politico mafioso.                      (a.f.)

 

— «La Paolino ha fatto poco danneggiando la città»

I CINQUE STELLE /Il nome di Scafati accostate sempre ad indagini politico giudiziarie
SCAFATI. La città non ne può più di essere continuamente accostata a fatti di criminalità organizzata per le vicende giudiziarie del consigliere regionale Monica Paolino di Forza Italia. Questa in sintesi la posizione del Movimenti Cinque stelle di Scafati.
Scrivono da Sim, Scafati in Movimento usando toni molto duri: «Il nome della città di Scafati dovrebbe essere accostato a una politica per le azioni a favore del territorio e non per le indagini di riferimento e al consigliere regionale Monica Paolino che poco ha fatto per la sua città ma che in termini di cronaca giudiziaria l’ha resa famosa».
I pentastellati aggiungono anche una più ampa riflessione politica: «Ci dispiace per il nome della città che viene accostato sempre ad indagini politico giudiziarie, avvenimenti che non vogliamo facciano passare in secondo piano le vere colpe politiche del Sindaco Aliberti e dei suoi fallimenti che sono sotto gli occhi di tutti. Un sindaco che aveva una maggioranza schiacciante con 16 consiglieri e che è stato capace di perderne la maggior parte passando numericamente in minoranza. Questa è stata la sua più grande sconfitta e va ricordata».

 

—- «Un abbraccio forte a chi ci vuole davvero bene»

SCAFATI. Intonro alle 15 di ieri il primo post su Facebook di Pasquale Aliberti, l’ex sindaco la cui casa è stata perquisita ieri mattina. Tace la moglie Monica Paolino. Scrive l’ex primo cittadino sul social media:   «Le persone belle. Ho imparato che le persone #belle non arrivano dal nulla ma hanno sempre compiuto un percorso nella vita. Che hanno conosciuto la sconfitta, la sofferenza e le delusioni con #dignita’. Che hanno una sensibilità per le cose della vita che riempie le loro azioni di un #amore profondo. Io le ho conosciute: sono le più #semplici e le più comuni. Un #abbraccio forte a chi ci vuole davvero bene».

—- MONICA PAOLINO / La precisazione del consigliere regionale agli investigatori
«E’ un addetto stampa ad occuparsi del mio profilo»

Il consigliere regionale e ex presi- dente della commissione Antimafia Monica Paolino agli investigatori ha spiegato che il suo profilo Facebook non è gestito direttamente da lei ma dal suo addetto stampa. Dunque, è una persona sua fiducia, nominata in concomitanza con l’e- lezione a consigliere regionale che quotidianamente si occupa di ag- giornare la bakeka ed interagire con il nutrito gruppi di “amici” presenti sul profilo. Ovviamente su questo sarà l’esperto informatico a doversi esprimere dopo aver preso visione di post e conversazioni anche private degli indagati.
Non è la prima volta che Pasquale Aliberti e Monica Paolino vengono sottoposti a delle perquisizioni dal- l’apertura del fascicolo a loro carico con l’accusa di voto di scambio.

p.f.

 

«L’avvocato mi aveva detto di non utilizzare facebook»

“Il mio avvocato mi aveva detto che era meglio non utilizzare la pa-gina facebook”. E’ la frase pronunciata dall’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti quando gli uomini della Dia (direzione investigativa antimafia) agli ordini del colonello Giulio Pini hanno spiegato all’indagato che dovevano procedere alla copia della bacheca perso- nale del social sua e della moglie Monica Paolino.

I coniugi Aliberti nel corso della perquisizioni da parte degli uomini della Dia sono apparsi tranquilli e non hanno voluto la presenza dei legali di fiducia. p.f.

Il consigliere regionale e ex presi- dente della commissione Antimafia Monica Paolino agli investigatori ha spiegato che il suo profilo Facebook non è gestito direttamente da lei ma dal suo addetto stampa. Dunque, è una persona sua fiducia, nominata in concomitanza con l’elezione a consigliere regionale che quotidianamente si occupa di ag- giornare la bakeka ed interagire con il nutrito gruppi di “amici” presenti sul profilo.
Ovviamente su questo sarà l’esperto informatico a doversi esprimere dopo aver preso visione di post e conversazioni anche private degli indagati.
Non è la prima volta che Pasquale Aliberti e Monica Paolino vengono sottoposti a delle perquisizioni dal- l’apertura del fascicolo a loro carico con l’accusa di voto di scambio.

p.f.

pagina2 del 4 aprile 2017 pagina 3 del 4 aprile 2017




Scafati. Per Aliberti, lo scioglimento è frutto di un complotto (i 4 articoli di oggi e gli 8 di ieri)

Complotto

—- Per Aliberti è tutto un complotto politico
L’ex sindaco, rimanendo sulla linea difensiva in sede giudiziaria, ritiene che tutte le accuse mossegli sono frutto del disegno degli oppositori
L’ex primo cittadino, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, si dice vittima di un teorema

Di Adriano Falanga
Una foto in compagnia dell’ex Vescovo della diocesi di Nola monsignor Beniamino Depalma, in occasione dell’apertura dei festeggiamenti della Patrona Santa Maria Delle Vergini del 2015, accompagna sulla sua pagina Facebook un lungo sfogo di Pasquale Aliberti, che letto tra le righe, è un formale atto di accusa verso coloro che lui identifica suoi nemici. “Non credo più in questa parte del paese Italia che con gli strani teoremi e le dichiarazioni dei presunti collaboratori di giustizia, in cerca di benefici, prova a rovinare famiglie che hanno costruito la loro storia con passione, amore e competenza. Non credo in questa Italia dal falso populismo, della demagogia di facciata che con le invenzioni dei proiettili, del trik trak, dello stalking e delle minacce anonime a distanza di più di tre anni è capace di inventarsi anche il mandante di una minaccia di morte. Non credo a questa Italia che davvero crede che un collaboratore di giustizia in carcere nel periodo delle elezioni e oltre, sostiene di aver fatto campagna elettorale per le regionali in 5 comuni, nessuno appartenente a quel collegio elettorale. Non credo a questa Italia che crede ad un collaboratore di giustizia su un patto elettorale stipulato da un amministratore con un giovane laureato, non malavitoso, a cui, secondo la stessa accusa, lo stesso politico avrebbe suggerito di prendere le distanze e sconfessare la propria famiglia malavitosa. Non credo in questa Italia i cui amministratori, pur non avendo mai concesso niente ad un ipotetico clan sono condannati ad andare in carcere perché un presunto pentito, per riferite persone parla di promesse, nonostante tutto, mai ottenute”. Proiettili, trik trak, stalking e minacce anonime possono essere facilmente identificati (considerati i fatti precedenti) in Pasquale Coppola, Vittorio D’Alessandro, Marco Cucurachi. Poi Aliberti tira in ballo anche un’altra figura importante, identificabile nell’imprenditore Nello Longobardi, nell’inchiesta indicato come persona offesa e informata sui fatti. “Eppure continuo a credere nella giustizia e che in questa vicenda alcuni presunti avversari politici si siano comportati con lealtà. Voglio restare un romantico ma allo stesso tempo devo pur chiedermi qual è il ruolo dell’imprenditore che era chiaramente a capo del clan?”. L’arringa prosegue e sostanzialmente richiama quanto già sostenuto dai suoi legali nella memoria difensiva depositata per evitare l’arresto. Una memoria a cui i giudici del riesame non hanno creduto. “Qual era il ruolo del politico che chiedeva voti in cambio di danaro? Qual era il ruolo del politico che minacciava la mancata stabilizzazione, assunzione della moglie in comune? Quale era il ruolo dell’oppositore che non ha mai pagato la tassa sui rifiuti o l’altro che voleva una semplice variante urbanistica per trasformare un terreno agricolo in zona commerciale? E’ possibile siano diventati paladini della giustizia, proprio loro?”. E qui ancora una volta tra le righe possiamo leggere i nomi di Vittorio D’Alessandro, Marco Cucurachi e Mario Santocchio. “E allora quanto coraggio abbiamo avuto o quanto siamo stati stupidi nel acquisire la proprietà di un noto esponente di un vero clan per realizzare un centro sociale a San Pietro, per gli anziani o i disabili? È duro rispondere, ti brucia dentro, soprattutto sapere che per questo Stato in certi casi si è confuso il concetto di legalità – continua ancora Pasquale Aliberti -Eppure, nonostante tutto continuo a credere nella magistratura e a pensare che questa stessa l’Italia è pur sempre un grande paese, o almeno provo a sperarlo. Lo faccio soprattutto per i miei figli Nicola e Rosaria, per alleviare loro le sofferenze di una storia che un giorno meriterà di essere raccontata senza ironia”.

—-Marra: «Non posso accettare da cittadino, avvocato e politico uno scioglimento da parte di un ministro del Pd»

L’increbile commento dell’ex consigliere comunale, alibertiana di ferro. Un’affermazione che suscita polemiche e interdizione per la portatta delle sue parole

A sostenere la tesi del complotto, o quantomeno della forzatura politica, è anche Brigida Marra, ex consigliera di Forza Italia e sicuramente l’alibertiana di ferro del secondo mandato sindacale, terminato con lo scioglimento per collusioni criminali.
«Abbiamo appreso con molta tristezza la decisione adottata dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Interno Marco Minniti, di “Scioglimento del Consiglio Comunale di Scafati ai sensi dell’art 143 del TUEL –spiega la forzista – Non voglio entrare nel merito delle motivazioni che non conosco e che pertanto, aspetto di conoscere. Posso già dire però, che da avvocato non riesco ad accettare e condividere un provvedimento che oggi, non può garantire il rispetto del principio di “terzietà” sancito dall’articolo 111 della Costituzione italiana dal momento che, si tratta di un provvedimento non adottato da un organo giurisdizionale. È questa la ragione per la quale, a prescindere da quelle motivazioni che non conosco, nella qualità di ex consigliere comunale insieme ai miei colleghi, presenteremo certamente ricorso – prosegue la Marra – Non posso da cittadina, da avvocato e da politico condividere che la fine di un consiglio comunale venga proposta da un Ministro che con tutti i rispetti, è un politico eletto senatore nelle liste del Pd».
Scrive ancora Aliberti: «Nulla contro il Ministro ma la mia città, quella che con passione in questi tre anni insieme ad una grande squadra abbiamo amministrato, merita di essere giudicata con un provvedimento che sia adottato nel rispetto del principio di “terzietà”, del contraddittorio tra le parti e del giusto processo da chi ha potere giurisdizionale. Fiducia nella magistratura».
(a.f.)


Strade vuote in una città atterrita per lo scioglimento
I cittadini sono frastornati e furiosi per l’onta subita a causa della classe politica

Non trovano pace gli scafatesi, non è certamente un buon momento per loro, che indirettamente pagano in prima persona scelte e decisioni prese da altri.
Dal settembre 2015, mese in cui la Dia, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno bussò alle porte di Palazzo Mayer, la città è piombata nel buio.
Le accuse sono di quelle pesanti e infamanti, l’etichetta di “città camorrista” potrebbe essere forse uno stereotipo offensivo e gratuito, ma il rischio è concreto, il senso di quest’anno e mezzo è questo, e ci vorranno anni per portare alla luce la verità. “Chi è causa del suo male, pianga se stesso”, “Ora anche gli scafatesi hanno il giorno della memoria”, “Vergogna a tutti coloro che hanno fatto in modo che avvenisse questo. Credo che nessun scafatese si riconosca in questo”, “Speriamo solo di risalire presto, dopo aver toccato il fondo”: questi i commenti più virali in rete, da cui è palese la delusione. C’è però chi assume le difese dell’ex amministrazione, puntando l’indice contro Mara Carfagna ed Edmondo Cirielli, stando a quanto crede il noto commerciante e “politologo” Domenico “Tormentone” D’Aniello. Dal Cotucit è il braccio destro di Michele Raviotta, Carmine Sorrentino, a palesare perplessità: “Scusate ma allora perché a Roma non hanno fucilato gli ultimi quattro sindaci e tutti i dipendenti comunali?” richiamando a Mafia Capitale. (a.f.)

no mafia

La curiosità. I numeri dei Comuni sciolti per camorra

Negli ultimi 5 anni sono molti in Campania i comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche. Tra questi: Casal di Principe, Casapesenna, Gragnano, Pagani e Quarto. E’ al sud che c’è più del 90% dei Comuni sciolti per mafia dal 1991 a oggi. Con il concentramento in tre Regioni: la Campania dove dal 1991, secondo i dati di Avviso Pubblico, le procedure di scioglimento sono state 98 (10 annullate), Calabria (84, di cui 8 annullate) e Sicilia (66, di cui 4 annullate). Nel consiglio comunale sciolto ora a Scafati, in maggioranza, c’era anche il figlio dell’ex sindaco Bruno Pagano, la cui amministrazione fu sciolta per camorra nel 1993 per gli affari sempre con il clan Loreto, ma in particolare, all’epoca il gruppo era guidato da Pasquale Loreto, attuale collaboratore di giustizia e padre di Alfonso Loreto, uno dei principali accusatori dell’amministrazione Aliberti di oggi. E’ lui infatti il pentito che ha detto: “A Scafati il clan più potente è quello di Pasquale Aliberti”.

GLI 8 ARTICOLI DEL 28 GENNAIO 2017
—- Il Comune infiltrato dalla camorra

Finisce nel peggiore dei modi l’era del sindaco Aliberti: il consiglio comunale era sotto scacco della criminalità organizzata

Lo scioglimento delle assise cittadine deciso ieri dal Consiglio dei ministri su relazione del responsabile dell’Intero

Scafati_TheEnd
Di Adriano Falanga

“The End”. Termina nel peggiore dei modi la seconda amministrazione Aliberti. Non sono bastate le dimissioni, perché l’iter amministrativo legato alla relazione della commissione d’accesso è andato avanti, fino a determinare il drammatico epilogo. “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati”. Così il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a margine dell’ultima riunione, cominciata alle 9 e conclusa dopo poco più di un’ora, ieri mattina. L’argomento era già all’ordine del giorno dallo scorso dicembre, poi rinviato per le note e tristi vicende nazionali, quali emergenza gelo e terremoto. Scafati ripiomba così nel baratro totale, a quasi 24 anni dal primo scioglimento, decretato l’11 marzo 1993. Ieri come oggi sullo sfondo i rapporti tra le Istituzioni locali e la criminalità organizzata, ieri come oggi un nome comune: Loreto. Nel 1993 al vertice della camorra scafatese Pasquale Loreto, sullo sfondo le concessioni edilizie che hanno trasformato la città in un enorme dormitorio, relegandola a cenerentola dell’agro quanto a servizi e vivibilità. Oggi il Loreto che incastra l’amministrazione Aliberti è il figlio Alfonso. Entrambi pentiti, entrambi hanno confermato e raccontato gli intrecci tra il Palazzo e l’organizzazione criminale. Arriva così l’epilogo a seguito dell’inchiesta partita nel settembre 2015 che aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino, la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. Sul registro degli indagati una ventina di nomi, tra cui anche quello dell’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, dell’ex vice presidente Acse Ciro Petrucci, dei dirigenti comunali Maria Gabriella Camera (poi dimessa) e di Giacomo Cacchione, ancora in organico al settore finanziario. Fatale è stata la lunga relazione depositata dalla commissione d’accesso prefettizia, presente a Palazzo Mayer per sei mesi, dal marzo al settembre 2016. Un lungo dossier in cui sono stati riscontrati decine di atti amministrativi, concessioni, incarichi, appalti, nomine, che hanno convinto i commissari a chiedere lo scioglimento. A Dicembre l’insediamento del commissario prefettizio Prefetto Vittorio Saladino, a seguito delle dimissioni del sindaco Pasquale Aliberti. Dimissioni “forzate” dopo che il tribunale del Riesame di Salerno aveva confermato la richiesta di arresto a suo carico avanzata dalla Procura antimafia di Salerno. Entro il sette marzo si attende la definitiva pronuncia della Cassazione, anche se, venendo meno la reiterazione del reato non essendo più sindaco, Aliberti potrebbe affrontare il processo in libertà. Si attende adesso di conoscere la triade di commissari che si insedierà a Palazzo Mayer, traghettando l’ente in gestione straordinaria fino alle elezioni previste per la primavera del 2019. Non è certa la riconferma di Vittorio Saladino a presidente, mentre potrebbe restare la dottoressa De Angelis a cui si affiancherà un vice prefetto con competenze finanziarie. A breve sarà pubblicata la relazione del Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, in cui sono note le dinamiche che hanno convinto il Ministero degli Interni ad assumere la decisione di sciogliere. La città piomba nel buio.

 

—-«Valuteremo ricorso al Tar»

“Apprendo con profondo dolore la notizia dello scioglimento del consiglio comunale di Scafati, dopo una indagine di lunghi mesi. Non sono più Sindaco ma sono certo della legittimità degli atti prodotti e della camorra che sempre abbiamo tenuto a distanza, adottando anche atti forti”. Così Pasquale Aliberti, sulla sua pagina Facebook. “Leggeremo le motivazioni e insieme agli avvocati valuteremo, da subito, un eventuale ricorso al Tar. È giusto che paghi chi ha commesso errori, non è giusto penalizzare una comunità se non ci sono chiari e validi elementi di condizionamento. È una battaglia di giustizia nei confronti degli scafatesi tutti perché sono certo che il sindaco e i loro rappresentanti istituzionali li hanno scelti sempre in libertà e nella democrazia”. Bocche cucite tra le fila della sua ex maggioranza, nessun ex assessore o fedelissimo proferisce parola, ma affidano a Mimmo Casciello la pubblicazione di una nota stampa congiunta. “Con profondo rammarico, apprendiamo della decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere il comune per infiltrazione camorristica. Attendiamo fiduciosi le motivazioni che hanno indotto a tale decisione. Scioglimento a cui è possibile presentare ricorso avendo in noi consapevolezza nell’ aver visto agire in ogni occasione questa amministrazione con trasparenza e correttezza. Non in modo solo formale ma sostanziale. Alla luce di tale certezza, difenderemo sempre questa esperienza politica e amministrativa con la speranza di far valere la verità”. Forse sarà per distrazione, ma mancano alcuni “like”, piuttosto rilevanti. La nota è firmata dai “Consiglieri e Assessori che hanno fatto parte della Maggioranza”.
(a.f.)

 

—-Addio ai Cda di Acse e Scafati sviluppo e incandidabilita degli eletti

Un azzeramento di un’intera classe politico-amministrativa per anni dominante in città

In base alla legge, lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del consiglio dei ministri, al termine di un complesso procedimento di accertamento, effettuato dal prefetto competente per territorio attraverso un’apposta commissione di indagine. Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi raccolti devono essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell’influenza della criminalità organizzata sull’amministrazione, anche a prescindere dalla prova rigorosa dell’accertata volontà degli amministratori di assecondare le richieste della criminalità. “I dati acquisiti evidenziano come, pur di accaparrarsi voti e vincere le competizioni elettorali, l’Aliberti non si fa scrupolo di entrare in contatto ed in accordo con il tessuto criminale del momento”, così i giudici del riesame, accogliendo la richiesta di arresto disposta dal pm antimafia Vincenzo Montemurro. Il decreto di scioglimento, con validità dai 12 ai 18 mesi (prorogabili a 24 mesi) determina la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive nonché la risoluzione di tutti gli incarichi ai dirigenti e consulenti nominati dagli organi sciolti. Addio quindi anche ai cda di Acse e Scafati Sviluppo.
Per le “prime elezioni” che si tengono dopo lo scioglimento nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato, non sono candidabili gli amministratori che “hanno dato causa” allo scioglimento stesso, previa tempestiva dichiarazione del tribunale civile, cui il Ministro dell’interno trasmette la proposta di scioglimento. Determinante saranno i nomi indicati nel decreto, ritenuti “corresponsabili” assieme al primo cittadino. Giunta e fedelissimi rischiano un procedimento giudiziario parallelo, oltre a non potersi ricandidare nel 2019. (a.f.)

 

—- «Un giorno brutto per la storia della città. Non ci sono alibi, la camorra era nelle istituzioni»

Da Fdi al Pd, dai reppubblicani agli ex alibertiani, e da M5s un coro unanime contro la gesione del sindaco Aliberti

“Un giorno brutto per la nostra Scafati, generato dalla politica amorale e familistica del peggior Sindaco di Scafati” lapidario Mario Santocchio. Fa eco il collega di Fdi Cristoforo Salvati: “è una notizia che crea rammarico anche in chi ha fortemente rappresentato il dissenso politico a questa amministrazione con impegno ed attenzione costante, perché’ la caduta di immagine della città non giova a nessuno. Bisogna ripartire dal ripristino delle regole e da una morale politica che liberi la citta” dai condizionamenti della criminalità”. Per Angelo Matrone: “Quanto successo oggi ci sia da lezione per i prossimi anni. Abbiamo regalato alla comunità una delle più brutte pagine di storia. Adesso si riparta da zero, dando vita anche a una rivoluzione interna in Municipio”. Impietosa la posizione di Marco Cucurachi, Pd: “Ora è ufficiale, la camorra era nelle Istituzioni e ha condizionato la vita amministrativa della nostra città, facendola tornare indietro di trent’anni. Non ci sono alibi, non ci sono scuse, chi ha governato in questi otto anni, accusando l’opposizione vera di tutto e di più, ha la responsabilità delle estreme e nefaste conseguenze del fallimento politico”. Non è da meno il collega Michele Grimaldi: “La camorra era entrata a Palazzo Mayer, ne condizionava le scelte, trasformava i diritti in favori, corrompeva, minacciava, strozzava vite, opportunità, sviluppo: negava come un cancro la possibilità dei cittadini di decidere in maniera libera e consapevole, del proprio futuro e di quello dei proprio figli. Rubava, sprecava e dissipava risorse, sottraeva spazi di democrazia e di economia a noi tutti, oscurava con la propria ombra le nostra strade, i nostri progetti, tutto ciò che di bello e di buono veniva piantato. E la nostra Scafati appassiva, tra campagne elettorali, ricatti, decadenze, balletti, colpevoli connivenze, vergognosi silenzi, un ex sindaco che si dimetteva per scongiurare il pericolo di arresto per camorra”. Margherita Rinaldi, segretaria cittadina dei democratici: “Scafati ha tante energie positive e belle che possiamo e dobbiamo recuperare. Sono convinta che ripartendo da quelle si può lavorare ad una stagione nuova che faccia dimenticare presto questa”. Ex alibertiano di Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello chiede scusa alla città: “Pur non essendo addentro a queste dinamiche, pur avendo sempre esternato il dissenso rispetto a tematiche e processi che non condividevo. Le scuse di chi, motivato dal senso di appartenenza a questa comunità aveva deciso di dedicarle con impegno il suo tempo credendo in un sogno”. Giustizialista Raffaele De Luca, dei Repubblicani: “Quando si parlerà di aspiranti primi cittadini i primi che escluderemo sono chi per anni è stato con il sindaco dimissionario e di chi no, non bastano due anni per riciclarsi da politico senza macchia”. Dal M5S: “Ora si potrà far luce sulle tante ombre che hanno avvolto questa amministrazione comunale, la sua gestione e i suoi interpreti. Ci dispiace per la città, questa è un’onta per tutti i cittadini scafatesi e per il buon nome della città di Scafati, per i suoi imprenditori e per i suoi commercianti. Ci auguriamo che questo lungo periodo di commissariamento possa risollevare la città per poi andare al voto alla prima data possibile”. (a.f.)

 

—-Una bocciatura del sistema Aliberti

Alle 10,10 di ieri, La presidenza del Consiglio dei ministri pone fine la gestione del potere sotto il controllo del sindaco con un marchio infamante

Dirigenti nominati e sott’occhio del sindaco, assunzioni dirette, affidamenti sospetti, tutto finito nelle carte della dda e della commissione d’accesso

 

tutti a casa

Nel giorno della memoria, ritornano tutti gli orrori del passato a Scafati: come nel 1993, arriva lo scioglimento del comune per camorra. Non più solo una croce al valore civile e militare, non solo una città simbolo della Resistenza: piegata in due dall’asse tra politica e camorra, la città di Scafati ne esce sconfitta e commissariata. C’è lo scioglimento. Sono le 13:54 quando finalmente arriva la comunicazione ufficiale da parte del Consiglio dei Ministri che non lascia più adito a dubbi o a ipotesi complottiste: l’amministrazione comunale di Angelo Pasqualino Aliberti è stata sciolta per infiltrazione camorristica e si tratta di uno scioglimento per i legami tra i vertici politici e le organizzazioni criminali che durerà almeno 2 anni e soprattutto si tratta di un provvedimento arrivato su richiesta della Commissione d’Accesso a seguito di un pressing messo in campo dall’antimafia di Salerno e da più parti politiche. Il Comune di Scafati è stato sciolto per infiltrazione camorristica: di mattina la decisione nel consiglio dei ministri iniziato alle 9 e finito alle 10,10. Il ministro degli interni Marco Minniti ha messo la sua firma, confermata dalla presidenza della Repubblica, sullo scioglimento, annunciato oramai da mesi. Nel mirino della commissione d’accesso arrivata al comune di Scafati lo scorso 21 marzo, ci sono appalti, convenzioni, parentele tra assunti con famosi pregiudicati, ma anche la presenza di elementi vicini ai clan nelle gare d’appalto di palazzo di città, negli affidamenti, nelle nomine ed assunzioni. Tutto coordinato dalla regia di Angelo Pasqualino Aliberti e della sua gestione personalistica del potere. Dirigenti nominati direttamente e sotto il suo controllo, assunzioni dirette e affidamenti sospetti: un atteggiamento che la commissione d’accesso ha letto negli atti e vissuto nelle camere del potere di Palazzo Meyer. Il pool guidato dal viceprefetto Vincenzo Amendola, non lascia dubbi: Pasquale Aliberti e la sua squadra, erano finiti nelle grinfie del potere del clan e lo stesso sindaco, insieme a suo fratello Nello Aliberti, al fido staffista Giovanni Cozzolino ed alla segretaria comunale Immacolata di Saia, avevano creato un sistema di potere alleato della criminalità organizzata e del clan Sorrentino (i Campagnuoli) e anche con il clan Ridosso Loreto. Nella relazione del pool, citati come “alleati”, personaggi vicini anche al clan Matrone. Una realtà già messa in mostra dall’inchiesta Sarastra, coordinata dalla procura antimafia di Salerno e dal pm Vincenzo Montemurro per cui pende l’arresto al sindaco uscente e a Luigi e Gennaro Ridosso, due capi dell’organizzazione criminale. Un’inchiesta che si fonda anche sulle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, figlio dell’ex ras Pasquale, e di Romolo Ridosso. La Commissione di Accesso presieduta dal vice Prefetto Vincenzo Amendola, dal maggiore dei Carabinieri Carmine Apicella e dal super consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco, lavorava in città a stretto contatto con la Direzione Distrettuale Antimafia, con gli uomini della Dia coordinati dal Capitano Fausto Iannaccone, oltre che con un pool di tecnici esperti della Guardia di Finanza e funzionari prefettizi come la dottoressa Desiree D’Ovidio, non si è fatta sfuggire la gestione allegra e “sotto lo schiaffo” anche delle partecipate comunali e dello stesso piano di zona in cui erano stati assunti amici di amici e parenti di consiglieri e assessori comunali. Stesso discorso per alcune società che lavoravano con il comune e per le partecipate dove sembra ancora più forte la presenza delle mani del clan Ridosso Loreto. La decisione di inviare gli ispettori a Palazzo Meyer era stata presa di comune accordo dal Prefetto di Salerno, Antonio Malfi, dal Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza, di concerto con il Procuratore Capo Corrado Lembo ed avallata dal Ministero degli Interni, Marco Minniti. Ora è tempo di attendere la relazione e di leggere cosa sia successo per davvero nelle mura di Palazzo Meyer negli ultimi 8 anni. Sullo scioglimento intanto si attende la pubblicazione ufficiale della relazione.

 

—-Già al via il toto commissari

E’ già toto nomi a Palazzo Meyer per l’arrivo della triade commissariale che gestirà il municipio per i prossimi 2 anni per “ripristinare la legalità” in ogni settore della vita pubblica ed amministrativa del Comune. In pole c’è la possibilità che resti il commissario prefettizio Vittorio Saladino arrivato dopo le dimissioni, lo scorso novembre, del primo cittadino. Possibile anche il ritorno di Desireè d’Ovidio e dello stesso consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco. Il ruolo della triade che arriverà sarà innanzitutto cercare di ripristinare la legalità al Comune sarà azzerato ogni cda e ogni settore comunale: una decisione che sarà comunque presa dalla triade commissariale che a partire da lunedì e per i prossimi due anni gestirà il Comune.

 

—-Ecco le irregolarità riscontrate da magistrati e dalla commissione d’accesso agli atti

Dalla gestione degli alloggi popolari a quella delle aree affidate a pregiduicati, dall’Acse alla Scafati Solidali e quella Sviluppo agli appalti

Alloggi popolari affidati a pregiudicati, se non anche ad esponenti del clan, nomine di fedelissimi nelle partecipate, l’Acse in particolare, con lo scopo di affidare servizi e gestioni alle società del clan e poi promesse elettorali diventate assunzioni e nomine dirette a Palazzo Meyer: ecco cosa è uscito dal cilindro del pool anti mafia inviato dal Ministero per verificare l’attività amministrativa del Comune e che ha lavorato per mese tra migliaia di faldoni.

Alloggi popolari. Innanzitutto nel mirino ci sono gli alloggi popolari che sarebbero stati affidati in maniera non proprio legittima ed in particolare all’interno ci sarebbero anche alcuni pregiudicati che non avevano diritto ad occupare quelle case e non solo le avevano occupate in maniera abusiva, ma non erano neanche stati mai cacciati via dagli addetti ai lavori del Comune di Scafati.

Gestione di aree cittadine da pregiudicati. Stesso discorso anche nella presenza di pregiudicati in alcune gestioni di aree cittadine affidate non solo all’Acse, ma anche allo stesso comune di Scafati. Inoltre è stata verificata la presenza non solo di personaggi vicini alla criminalità organizzata, per quanto concerne affidamenti ed appalti, ma anche proprio nomine dirette fatte a parenti oppure a persone legate ad esponenti del clan.

Pompe funebri. È stata messa in luce anche la presenza di criminalità organizzata nella gestione dei servizi cimiteriali e soprattutto degli spazi pubblicitari dedicati alle affissioni funebri che erano finite nella piena disponibilità del clan Matrone.
Una realtà denunciata anche dal dirigente Giacomo Cacchione che ha messo in luce un’altra cosa segnalata dal pool antimafia: un clima di terrore anche per il modo in cui Di Saia e il sindaco gestivano la “res pubblica”.
Partecipate e società comunali, Acse, Scafati solidale e Stu. E’ finita nella relazione pool antimafia anche la gestione delle partecipate comunale di in particolare l’Acse in cui dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto era emersa la presenza del vicepresidente come un uomo del clan che avrebbe dovuto svolgere un ruolo pubblico per favorire le ditte appartenenti alla criminalità organizzata. Si tratta in questo caso di Ciro Petrucci, indagato nell’ambito dell’inchiesta che squarcia il velo del legame tra politica e camorra. Stesso discorso anche per la nomina di alcuni responsabili di settori comunali legati da vincoli di parentela con esponenti della criminalità organizzata locale. Alcune di queste nomine erano state fatte in maniera diretta dal sindaco Pasquale Aliberti. Anche la gestione della società Scafati sviluppo per la reindustrializzazione dell’area ex Copmes è finita nel mirino del pool antimafia che ha verificato una gestione procedurale errata di alcuni meccanismi interni ed inoltre anche segnalato la presenza di cooperative vicino alla criminalità organizzata nella gestione sia della vigilanza che anche dell’affare sicurezza.

Gestione degli appalTI. Come già segnalato dal procuratore Lembo in merito alla città di Scafati sarebbe stata evidenziata la presenza di alcune società vicine al clan dei Casalesi negli appalti comunali e quindi anche di società che addirittura erano finite nello scandalo mafia capitale. In particolare nei mesi scorsi era emersa la presenza di una ditta ed un pool di progettisti, Archicons e G&D, che avevano collaborato al progetto del polo scolastico per cui il Comune ha percepito dei fondi più Europa, ma di fatto non è stato realizzato. Era emersa anche la presenza di un architetto che aveva realizzato il bunker in cui si nascondeva Michele Zagaria, boss dei Casalesi: il professionista Domenico Nocera era stato scelto direttamente dal Comune di Scafati per effettuare dei lavori proprio in quell’area come in altri cantieri scafatesi.

GESTIONE PERSONALISTICA DEL POTERE – Una gestione personalistica del potere fatta di nomine e di incarichi dati in maniera illegittima e per cui ci sarebbe anche verificata la possibilità di voto di scambio in particolare con clientele messa in campo con l’aiuto di servizi come lo staff più Europa il piano di zona oppure il servizio civile. Verificata anche la presenza di infiltrazioni camorristiche che hanno influito attraverso palazzo Meyer, nella gestione dei parcheggi comunali ed anche in un’altra società che svolge servizi per il comune di Scafati.

IMMACOLATA DI SAIA. Uno dei perni centrali della relazione del pool antimafia che ha suggerito al Ministero degli Interni lo scioglimento del Comune di Scafati è il ruolo di Immacolata di Saia. La segretaria era presente in diversi comuni sciolti per camorra come Casapesenna, San Cipriano di Aversa, Casal di Principe, Trentola Ducenta e Battipaglia,e secondo i commissari non avrebbe rispettato il suo ruolo di garante della legalità in alcuni progetti come quello della ex Copmes ed anche del polo scolastico così come i numerosi altri appalti comunali. Ciò che viene contestato dal pool antimafia è anche una gestione allegra di tutte le procedure amministrative ed in particolare la creazione, insieme a Pasquale Aliberti di un meccanismo di potere che aveva portato alla presenza di clientelismo ed anche alla possibilità di far proliferare il voto di scambio dando una gestione personalistica diretta al Sindaco in appalti e servizi, ma anche nella gestione dei servizi sociali. Sarà la prima ad andare via, appena arriverà la triade commissariale.

IL CLIMA POLITICO. Dal 2011 ad oggi sono 63 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni di stampo mafioso. L’ultima new entry di questo triste catalogo è il comune di Scafati. Scafati rivive quindi l’incubo dello scioglimento del marzo 1993 dopo 24 anni. Arriva la stangata dopo l’inchiesta che lo scorso 18 settembre 2015 aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino,la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. La lunga inchiesta ha una ventina di persone indagate e potrebbe anche avere risvolti ancora più duri a breve. Intanto a marzo scorso era stata inviata al comune di Scafati la commissione d’accesso che per mesi ha lavorato a Palazzo Meyer: a seguito del lavoro, la commissione ha proposto lo scioglimento del municipio per infiltrazioni camorristiche. Una richiesta già formulata mesi prima dall’antimafia e poi rimandata all’analisi della commissione d’accesso. Successivamente era arrivata la richiesta di arresto per il sindaco Pasquale Aliberti, su cui il giudice si è espresso favorevolmente condannandolo al carcere insieme agli esponenti del clan Ridosso Loreto. Nulla invece per suo fratello Nello Aliberti, tuttora considerato uno dei perni di questa indagine. Sulla questione si attende la decisione della Cassazione per il prossimo 7 marzo. Ora al comune di Scafati, già commissariato dopo le dimissioni del sindaco lo scorso novembre, arriverà una triade commissariale. I primi tre nodi da sciogliere: resterà il commissario Vittorio Saladino che aveva già improntato il lavoro al Comune? Chi saranno gli altri componenti della triade commissariale e poi: cosa c’è scritto e chi viene citato nella relazione che spiega i legami tra politica e camorra a Palazzo Meyer?

 

—- Ripercussioni per Forza Italia e molti politici dell’Agro

Non solo un “fatto scafatese”. Lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati avrà sicuramente ripercussioni in tutta la provincia di Salerno. L’ex sindaco Pasquale Aliberti era uno degli uomini forti e maggiori portatori di voti di Forza Italia nel salernitano, difeso ad oltranza da molti esponenti politici anche nazionali del partito. La moglie, Monica Paolino, indagata assieme a lui in inchieste che ruotano sui rapporti tra politica e camorra, è per la seconda volta consigliera regionale di Forza Italia che l’aveva scelta per ricoprire l’incarico anche di presidente della commissione regionale antimafia, dal quale si era dimessa. Una situazione di grande imbarazzo per il partito e che non mancherà di causare guerre interne al partito, dove molti erano malpancisti del peso della coppia Aliberti-Paolino. Nell’Agro nocerino, poi, lo scioglimento del consiglio comunale per camorra e, quindi, l’assenza dalla scena politica per due anni dei rappresentanti politici scafatesi avrà un peso nel riconsiderare una stagione di gestione di enti consortili (come quella degli ultimi anni del Piano di zona per i servizi sociali, dove Scafati era Comune capofila) ma anche per quella degli anni futuri. Senza contare, inoltre, sulle ripercussioni in molti consigli comunali della zona, dove gli Aliberti avevano referenti ai quali davano anche forza politica e che ora sono senza “spalle coperte”. Gli effetti di questo scioglimento saranno ancora molti e imprevedibili.




E se un robot ti versasse il caffé?

In Italia vantiamo grandi menti creative in diversi settori, dalla moda, all’agricoltorua, dal cinema al teatro, l’ultimo vanto è nel campo tecnologico inggnristixo.

In Corea del Sudo dove si è tenuta la conferenza internazionale “Humanoids”, relativa alla robotica umanoide, ha visto la partecipazione dell’Università di Pisa e dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

Alla conferenza è stata premiata la Pisa-IIT Softhand Plus, una mano robot, versione aggiornata della Pisa-IIT Softhand.

Semplice, robusta ed efficace, sono gli aggettivi che la caratterizzano, dotata di due motori , è in grado di afferrare e maneggiare gli oggetti in modo abile.

Con il movimento delle dita esegue atti comuni nell nostra vita, dal versare il caffè a prendere una banconota, gesti compiuti con la stessa facilità di una mano umana.

Il docente di Robotica all’Università di Pisa e senior scientist all’Iit di Genova, Antonio Bicchi, si dichiara molto soddisfatto per il progresso del progetto, una mano artificiale che prende sempre più le sembianze di quella di un essere umano.

Inoltre la sua leggerezza può far si che la mano sia utilizzabile anche come protesi.

 

di Letizia Giugliano




SARNO. Inaugura oggi l’Orto botanico su un terreno confiscato

SARNO. Da una parte l’amministrazione comunale sarnese annuncia l’inaugurazione dell’orto botanico in via Sarno Palma, su un terreno confiscato alla camorra, dall’altra non si fa attendere l’attacco del consigliere comunale di Forza Italia Giuseppe Agovino che accusa l’amministrazione di appropriarsi di progetti non loro, ma progettati dalla precedente amministrazione di centrodestra. L’inaugurazione della struttura è in programma oggi 8 aprile, alle ore 10.30, in via Sarno Palma, località La Marmora. Il progetto nasce su iniziativa dell’associazione Porta Aperta Onlus e del Comune di Sarno, firmatari di un protocollo di intesa per il riutilizzo a uso sociale di beni confiscati alla criminalità organizzata. L’Associazione ha ricevuto in affidamento dal Comune il terreno per realizzare l’orto botanico didattico che sarà aperto a tutte le scuole della regione Campania. Il bene è stato rivitalizzato grazie al “Progetto Oasi”, finanziato nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Gioventù e Servizio Civile Nazionale. Un percorso naturalistico, un laghetto artificiale, due serre didattiche e coltivazioni di prodotti tipici dell’Agro-sarnese -nocerino attendono i visitatori. L’orto accoglierà gratuitamente, su prenotazione, scuole di ogni ordine e grado, gruppi di cittadini, associazioni e famiglie. Al taglio del nastro – cui assisteranno rappresentanze delle scuole – ci saranno il sindaco di Sarno e presidente della Provincia, Giuseppe Canfora, il commissario regionale antiracket e antiusura, Franco Malvano, e il presidente di Porta Aperta Onlus, Francesco Casillo. «Riaffermare la presenza dello Stato e delle sue articolazioni periferiche è il principale obiettivo del progetto che si propone di valorizzare il ruolo del volontariato come motore dello sviluppo culturale, sociale e di risveglio delle coscienze civiche. Lo scopo è anche sensibilizzare i giovani alla cultura della legalità attraverso la conoscenza delle proprie tradizioni e delle proprie radici». Così invece Agovino: «Ennesima inaugurazione di nuovi progetti da parte dell’amministrazione Canfora, con proclami pomposi e dichiarazioni circa la paternità del merito. Tali iniziative, sebbene lodevoli, sono, però, dei revival dell’amministrazione Mancusi: infatti, lo sportello di ascolto per donne in difficoltà già esisteva nella nostra città e fu fatto d’intesa con l’allora Ministro On. Carfagna. Stessa cosa per l’orto botanico, inaugurato addirittura durante il primo mandato Mancusi. Lee delibere furono fatte dalla dott.ssa Buonaiuto. Il Capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Agovino così dichiara: «Siamo alle solite: un film, ahimè tragico, prodotto e diretto interamente dalla giunta Canfora. In assenza di progetti e proposte, tendono a ripetere, attraverso una farsa e un triste siparietto, ciò che fu fatto dalle precedenti amministrazioni Mancusi e di centro destra. Per l’importanza e la delicatezza dei temi in questione (la tutela delle donne e l’ambiente sono delle tematiche fondamentali su cui bisogna sapere progettare azioni utili e di salvaguardia), ci saremo aspettati uno sforzo maggiore, anche chiedendo aiuto all’opposizione. Sicuramente saremo stati costruttivi e avremo messo il bene comune in primo piano. Purtroppo così non è stato: si è cercato di far emergere la voglia di apparire di questi politicanti locali, che dietro la presenza nascondono il nulla. Come sempre, hanno riproposto l’operato della passata esperienza amministrativa targata Mancusi: così hanno confermato che il nostro lavoro è stato egregio, andandosi da soli a sconfessarsi. Prova di ciò sono state anche il consegnare alla città opere pubbliche, progettate e finanziate dalle Giunte di centrodestra. Purtroppo la morale è questa: Copia copiassa, l’esame non si passa” conclude Agovino.
Gabriele Musco




Sarno. A sette mesi dall’approvazione resta fermo il progetto per l’ampliamento del cimitero

SARNO. Il Consiglio Comunale di Sarno, nel mese di maggio dello scorso 2015, convocato su richiesta della minoranza, aveva approvato, all’unanimità, l’atto di indirizzo per l’ampliamento del cimitero.
Si trattava di un provvedimento necessario, a tutela dei diritti di tutti coloro che avevano fatto pervenire all’Ente le loro domande e per completare il procedimento amministrativo già avviato. “La proposta di delibera della maggioranza veniva ratificata anche con il voto favorevole dell’opposizione, che aveva chiesto di inserire una modifica finale. Con l’omologazione dell’atto di indirizzo, gli uffici competenti dovevano predisporre, nel più breve tempo possibile, tutti gli atti amministrativi, per proseguire all’approvazione del progetto definitivo ed all’affidamento, per l’esecuzione dei lavori. secondo il modello di appalto integrato. Oggi, a distanza di sette mesi, siamo, ahinoi, costretti a registrare un nuova débâcle dell’Amministrazione Canfora, rivelatasi ancora una volta improduttiva, inconcludente e tardigrada, inidonea a soddisfare le aspettative di chi con sacrifici ha deciso di investire per la propria dimora eterna – dichiara il capogruppo Giuseppe Agovino- Senza portare avanti quanto sancito dal consiglio monotematico, l’Amministrazione di centro-sinistra, anziché nuove adesioni, a completare il quadro dei richiedenti ,raccoglie richieste di restituzione delle somme versate, appalesando la possibilità non remota di una realizzazione monca del progetto che dovrà essere stralciato e realizzato solo per gli effettivi richiedenti. Sarà che la fiducia degli investitori , vicina allo zero matematico, per questa squadra di governo è venuta meno? Un comportamento, quello messo in atto dal governo cittadino, che riteniamo assolutamente da censurare ”.




Battipaglia. Gambino: «Forza Italia a Battipaglia non ripeta gli errori di Eboli, Pagani e di Cava de’ Tirreni»

BATTIPAGLIA. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che da tempo è main sponsor di Tozzi all’ombra del Castelluccio, non ha lesinato dure accuse al movimento berlusconiano, che, a Battipaglia, è rappresentato da Giuseppe Provenza. All’orizzonte, infatti, si profila una scelta esterna, nel senso che, con buona pace di Antonio Roscia, coordinatore del club Forza Silvio, e di chi, come lui, vorrebbe un candidato azzurro (al salernitano piace il nome di Stefania Greco) , i berlusconiani del Tusciano dovrebbero imboccare quella che, da diversi mesi, è la pista caldeggiata dal vicesegretario provinciale, Domenico Di Giorgio, e dallo stesso Provenza, ufficializzando il sostegno alla civica Cecilia Francese, candidata sindaco di “Etica per il buon governo”. Immediatamente, FdI ha puntato l’indice contro la Francese, accusata di aver sostenuto il compagno, Gerardo Rosania, storico sindaco ebolitano appartenente all’estrema sinistra. «Ritengo assolutamente grave, ed anche pregiudizievole per la ricostruzione di un centrodestra unito in provincia di Salerno, la decisione di Forza Italia di non sostenere Ugo Tozzi come candidato sindaco di Battipaglia e di appoggiare, invece, un candidato sindaco che alle recenti elezioni regionali ha sostenuto e votato la coalizione di sinistra»: così parla l’ex primo cittadino di Pagani. Gambino, poi, prosegue così: «Spero che Forza Italia accantoni piccoli interessi di bottega o i risentimenti di qualche suo esponente e lavori per evitare, almeno questa volta, l’errore già commesso alle recenti elezioni amministrative ad Eboli, Cava de’ Tirreni e Pagani e alle elezioni provinciali del 2014 e per contribuire, fattualmente e convintamente, a costruire un centrodestra unito non solo in campo nazionale ma anche, e soprattutto, nelle grosse ed importanti realtà territoriali della provincia di Salerno». Nel frattempo, Cecilia Francese continua a riscuotere consensi. Sul finire della scorsa settimana, infatti, nella gremitissima sede di piazza Aldo Moro, l’endocrinologa ha incontrato i candidati delle sue liste. In questa riunione, la Francese ha ricordato che «i requisiti per stare nelle liste sono onestà, fedina penale pulita, nessun conflitto d’interesse con la pubblica amministrazione, nessun coinvolgimento con la passata amministrazione cittadina e l’applicazione di un codice di comportamento che parta dall’impegno a non cambiare casacca».