Inchiesta Sma: «Voi la chiamate inchiesta?»

Brigida Vicinanza

Non è mancato il riferimento da parte di De Luca (padre) all’inchiesta Sma e sugli appalti dei rifiuti condotta da FanPage, che ha come protagonista anche il secondogenito Roberto. «Quello a cui abbiamo assistito noi in questa campagna elettorale è da non credere – dichiara il governatore parlando alla platea presente al Mediterranea Hotel ieri mattina – il camorrista mascherato con i rifiuti. Ma pensate che sia una cosa che possa nascere da un’indagine giornlistica? Chi paga queste operazioni? Chi incontra un camorrista? Chi ha l’indirizzo? Chi ci ha parlato e dove? Chi ha fornito al camorrista un copione? Perché recita un copione a puntate. Voi veramente pensate che siamo di fronte a un’inchiesta?». Non abbandona l’idea di “attacco” creato appositamente per manovrare le scelte politiche degli elettori in vista delle politiche del 4 marzo e un po’ scarica la “colpa” anche all’inchiesta che ha visto la luce qualche giorno prima della chiamata alla urne. «Abbiamo avuto cose pericolose qui – continua il governatore della Campania – e noi che rappresentiamo uno dei pochi punti di resistenza istituzionale in Italia perché non facciamo parte di mafie, di camorre o di lobby come sanno tutti, diventiamo un punto di attacco di questi poteri occulti. Perché devono comandare gli altri e non le istituzioni democratiche. Abbiamo avuto cose pericolose, che continueranno. La prossima settimana ad esempio ci sarà una manifestazione a Napoli di tutti i centri sociali contro di me, altro esempio di violenza assoluta.»




Popolo della Famiglia, Adinolfi: «Elettori traditi con una legge inciucio Con noi una precisa direzione di marcia»

Erika Noschese

Popolo della Famiglia presenta i suoi candidati a Salerno. Nella mattinata di ieri, presso la sala meeting del bar Varese, il leader nazionale Mario Adinolfi ha incontrato cittadini e simpatizzanti per spiegare nel dettaglio i punti principali del loro programma elettorale. «Popolo della Famiglia è nato dopo che un milione di persone sono scese in piazza al Circo Massimo ed i partiti tradizionali di centro destra e centro sinistra , con una legge inciucio, hanno tradito le istanze del popolo». Lo ha dichiarato il coordinatore Raffaele Adinolfi, candidato nel collegio uninominale salernitano ma anche come capolista nel proporzionale per la Camera dei Deputati. «Noi abbiamo deciso di scendere in campo con un movimento autonomo dai partiti tradizionali ma che a differenza del Movimento 5 Stelle – che è un movimento avaloriale – abbiamo una precisa direzione di marcia che sono i valori in cui crediamo e che prendono le mosse dalla famiglia per la quale noi disegneremo tutte le iniziative legislative. Questo dovrebbe fare la politica: pensare al futuro e alle famiglie», ha poi aggiunto il coordinatore regionale di Popolo della Famiglia che vede, tra i suoi obiettivi, il reddito di maternità per le mamme che decidono di dedicarsi esclusivamente alla vita familiare per risolvere anche il problema della natalità; il quoziente fiscale familiare per consentire di tener conto del fatto che se due persone guadagnano le stesse somme non dovrebbero pagare le stesse tasse ma in base al numero dei componenti della famiglia: più è numeroso il nucleo familiare minori dovrebbero essere le tasse. «Dobbiamo rimettere in moto l’economia e lo si fa facendo figli. Ovviamente, è un’impronta valoriale molto chiara e precisa e noi siamo contro l’ideologia gender nelle scuole e siamo per il primato educativo delle famiglie nella scuola». Tra gli altri punti del programma anche l’immigrazione su cui abbiamo «una posizione ferma» perchè «crediamo che l’ospitalità debba esserci solo quando è possibile ma non deve essere indiscriminata. E crediamo che se non torniamo a fare figli, in Italia, non avremo mai la possibilità di arginare il fenomeno dell’immigrazione perchè c’è una legge della fisica che dice che il pieno riempie il vuoto: se noi ci svuotiamo degli italiani la popolazione sarà riempita da chi arriva dopo di noi», ha detto infine Raffaele Adinolfi. Per Mario Adinolfi, leader nazionale di Popolo della Famiglia, invece, l’obiettivo è raggiungere il 3% che permetta di avere una rappresentanza in Parlamento: «Se Popolo della Famiglia dovesse superare il 3% diventerebbe determinante per la costruzione di una maggioranza di governo. Chi vota per noi, vota per rompere il grande inciucio centro destra- centro sinistra; l’esito già scritto delle elezioni e dimostra di voler cambiare pagina davvero. In questo caso, la decina di eletti darà collaborazione ad un solo governo che al primo Consiglio dei Ministri approvi il decreto legge per l’assegnazione di mille euro al mese alle mamme che vogliono dedicarsi alla famiglia perchè le mamme lavoratrici sono la parte fondamentale del tussuto connettivo lavorativo di questo paese». Ma, attenzione, per il leader ciò non significa avere donne chiuse in casa solo a badare la famiglia: «Questo significa dare facoltà di scelta alle donne, liberarle». Per Adinolfi, Popolo della Famiglia descrive la possibilità – per le donne – di scegliere se lavorare o dedicarsi alla famiglia con un’indennità che si chiama reddito di maternità. «La Campania è una culla di consensi ed è la regione a cui sono più legato perchè la mia famiglia è di Salerno e la radice è veramente profonda. Con Raffaele Adinolfi, poco dopo la nascita del nostro movimento, abbiamo ottenuto un risultato soddisfacente alle comunali. Proprio grazie ai consensi che otterremo in Campania possiamo raggiungere il 3%». Popolo della Famiglia incarna i valori della religione cattolica ragion per cui, da sempre, si batte contro l’aborto e la liberalizzazione della pillola dei cinque giorni dopo e la legge sul bio testamento: «E’ una pillola abortiva, gli spermatozoi non stanno 5 giorni a fare un rave party ma tu stai utilizzando una pillola fuori legge e l’esito finale è che non nascono più figli. La grande tragedia di questa terra». E poi l’immancabile attacco al governatore De Luca per l’inchiesta Sma che vede tra gli indagati anche Roberto De Luca: «Enzo De Luca e forse la sua famiglia debbano entrare in un tempo quaresimale, non sbaglierebbero se vedessero nella quaresima un’occasione di riflessione dal punto di vista dei toni, dal punto di vista dei comportamenti, forse anche dal punto di vista dei pensieri. Facciano un passo In più. Venni l’ultima volta a Salerno con una classe dirigente deluchiana, che aveva un esponente che si proclamava orgogliosamente ateo e per questo pro- muoveva l’ideologia gender in città. Ecco, recuperare una radice religiosa e pensare a quella meravigliosa croce che illuminiamo grazie a Raffaele Adinolfi per Enzo De Luca può essere una riflessione: qualche volta non stare con gli occhi sempre curvi a guardare ghiande e maiali ma alzare gli occhi al cielo ed incrociare qualche fonte di ispirazione che non sia solo quella della materialità e del potere». «A noi la battaglia, a Dio la vittoria», ha detto infine il leader del movimento politico proprio per rimarcare lo stretto legame con la religione cattolica e Dio.




Inchiesta Sma, Napoli: “Roberto De Luca non è più assessore al Bilancio. Noi vittime di un’aggressione”

Erika Noschese

“Roberto De Luca non è più assessore al Comune di Salerno”. Lo ha dichiarato il sindaco Vincenzo Napoli, nel corso dell’inaugurazioni dell’avvio dei lavoratori per la realizzazione dell’oratorio a Giovi, frazione collinare di Salerno. “I nostri avversari politici usano tutti gli strumenti per una facile propaganda scadente. Roberto De Luca con un gesto di grande signorilità e grande onestà intellettuale e di grande responsabilità ha rassegnato le dimissioni da assessore. Non credo si debba discutere oltre e ringrazio Roberto per la sua grande sensibilità. Lo dico con grande dispiacere perchè sono fieramente convinto della totale innocenza – se è lecito usare questi termini – in questa torbida vicenda che è stata costruita ad arte, con la consapevolezza dei fini. Questa è una campagna di diffamazione rispetto alla quale poi vedremo quali saranno le posizioni da dover assumere in tutte le sedi possibili”, ha dichiarato ancora il primo cittadino.  “Le dimissioni sono un atto millaterale che viene protocollato e finisce qui. Roberto non è più assessore, purtroppo. E sottolineo purtroppo ma non è più assessore della mia giunta”. Il sindaco Napoli ha annunciato, inoltre, l’intenzione di trattenere per sè le deleghe “poi con calma verificheremo quali possono essere le possibilità di eventuali decisioni da prendere. C’è bisogno di fermezza e lucida calma perchè noi siamo vittime di un’aggressione che squalifica chi la fa. Quindi, dobbiamo capire fin dove arriva la protervia di alcuni, anche in termini più vari. Dunque, a mente fredda e razionalità analizzeremo la situazione e valuteremo.




Inchiesta Sma, don Manganiello: «Se hanno dignità si dimettano»

Erika Noschese

«Se hanno ancora una dignità, se hanno ancora la percezione di essere uomini e di avere una coscienza se hanno fatto questo si dimettano, lascino il posto che hanno nella lista per la prossima tornata elettorale». Parla così don Aniello Manganiello in merito all’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti tossici a Napoli che coinvolge, tra i tanti politici anche Roberto De Luca, assessore al Bilancio del Comune di Salerno e figlio del governatore della Regione Campania. Don Aniello, ex parroco di Scampia, per anni ha combattuto la criminalità organizzata, strappando alla manovalanza della camorra tantissimi giovani, criticando apertamente l’ipocrisia e la superstizione degli affiliati che ostentano case piene di immagini sacre e rifiutandosi persino di dare la comunione ai camorristi e di battezzare i loro figli.

Don Aniello, lei sa dell’inchiesta sui rifiuti tossici a Napoli?
«Si, ne ho sentito parlare stamattina (ieri per chi legge ndr) durante un convegno ad Avella, organizzato dai medici Isde per l’Ambiente e dall’associazione Ultimi che si occupa della legalità. E proprio nell’intervento fatto dal dottor Marfella si è parlato dell’inchiesta. Possibile mai che siano stati i giornalisti a scoprire queste cose? Dopo situazioni di questo tipo che nella nostra regione ne sono capitate tante, è possibile che i giornalisti debbano aver sollevato il coperchio su certe situazioni? E’ ovvio che la magistratura farà il suo corso ed emetterà una sentenza. Io non voglio condannare nessuno, ma certo, fa specie in questo Paese che dei giornalisti debbano fare delle indagini così». Lei ha fatto anni di lotta per com- battere la corruzione, la disonestà ed ora ecco fuori l’ennesimo caso. «A me viene in mente una frase che vanta il significato veramente devastante che sta contagiando il nostro paese, la nostra comunità civile: l’abitudine rende normali anche le cose orribili. Ci siamo abituati a tutto. Sull’asse mediana, quando mi è capitato di tornare all’una di notte per Scampia dopo aver tenuto degli incontri con i miei animatori della società calcio Don Guanella vedo cassoni che passano a quell’ora e mi sono spesso chiesto dove vanno. Questo significa che l’intombamento dei rifiuti avviene ancora per non parlare della bonifica che non c’è mai stata. Allora mi  chiedo: Chi ci salverà in questo mondo violentato dalla società civile, in quest’Italia che viene violentata dalla corruzione, dalla disonestà, dall’arrivismo, dall’obiettivo di fare denaro a tutti i costi e speculare. Veramente sconcertante ma ripeto: qui la magistra- tura avrebbe dovuto tenere gli occhi aperti e le forze dell’ordine dove stanno?».

Lei ha appena detto “Chi ci salverà?”. In quest’indagine sono coinvolti molti politici.

«Appunto, chi ci salverà? Sono indagati politici di entrambi gli schieramenti ma questo è partito da giornalisti che sono cittadini che fanno semplicemente il loro dovere, cercando di informare su ciò che avviene nel nostro paese e cercando di essere cittadini attivi, non eroi ma gente che ama il paese e vuole scoprire le malefatte. Ma ciò che sconcerta è che continuano, nonostante la nostra regione sia già stata devastata, violentata, violata, inquinata e continuare a fare profitto su questo, sulle malattie: bambini che muoiono sempre più prematuri, a 3 anni, a 6 mesi. Allora dico: abbiamo perso anche la coscienza? Se non ritroviamo la coscienza, se non ritroviamo un minimo di etica può trasformarsi in un boomerang contro l’uomo stesso. Quando manca l’etica, i comandamenti, i principi allora sono disastri. Ed è ciò che stanno facendo questi signori che si sono messi sotto la lente di ingrandimento della giustizia».

In piena campagna elettorale, l’inchiesta porta alla luce nomi che sono candidati alle politiche del prossimo 4 marzo.

«Ribadisco: l’abitudine rende normale anche le cose orribili. Allora, i cittadini si dovrebbero svegliare. In quella cabina voi cittadini siete rivestiti di grosse responsabilità: in quella penna ci sono le responsabilità, c’è il futuro del paese. Vogliamo continuare ad avere un paese che ha un buco nero di 60 miliardi della corruzione sui 120 miliardi che gli Stati dell’Unione Europea buttano nel tunnel della corruzione? Le elezioni possono essere il momento per dire no alla corruzione, ai corrotti e a coloro che succhiano il sangue degli italiani».

Dopo quest’ennesima inchiesta sui rifiuti tossici a Napoli sente vanificato il suo lavoro?

«Vanificato no perché chi crede nell’impegno di salvaguardare il creato, di sensibilizzare anche le giovani generazioni a rispettare la natura anche ad acquisire una linea sobria e fare delle scelte coraggiose, andando contro corrente e riappropriandosi del territorio, riscoprendo la bellezza dell’esperienza associativa è uno degli antidoti alla deriva dell’individualismo, dell’assuefazione e della devastazione del territorio stesso».

Se lei potesse lanciare un appello ai cittadini cosa direbbe?
«Ai cittadini direi che, se vogliono che il nostro paese abbia un futuro, devono incominciare a capire che il silenzio consente al male e ai disonesti e corrotti di continuare ad allargare i loro profitti».

E ai politici cosa direbbe?

«Se hanno ancora una dignità, se hanno ancora la percezione di essere uomini e di avere una co- scienza se hanno fatto questo si dimettano, lascino il posto che hanno nella lista per la prossima tornata elettorale. Lo facciano se hanno ancora un po’ di coscienza. Certo, se poi una coscienza non ce l’hanno e un po’ di onestà interiore, allora solo i cittadini possono dare il loro apporto ai cambiamenti».

Parole dure quelle che don Aniello ha rivolto ai politici coinvolti nell’inchiesta Sma chiedendo loro di fare un passo indietro. Ma no, le sue lotte non sono vanificate e il parroco di Scampia (perchè nonosntate tutto apparterrà sempre a quella comunità) non è intenzionato a mollare: continuerà la sua lotta contro la camorra, contro i politici disonesti, contro chi continua – come ha più volte sottolineato – a violentare la nostra regione.