Assunzioni in cambio di “sentenze”

Pina Ferro

Procedimento contro il comune di Baronissi “aggiustato” in cambio di una cucina. E’ uno dei tanti “regali” ottenuti dal giudice Mario Pagano per l’interessamento e l’intervento effettuato a favore di “amici”. E’ il caso, ad esempio della vicenda giudiziaria che aveva come attori il comune di Baronissi e la Sacar Forni di Giacomo Sessa. Secondo quanto si legge nell’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, il giudice Mario Pagano si sarebbe accordato con Giacomo Sessa per favorirlo nei procedimenti civili pendenti presso il Tribunale di Salerno “attraverso l’illecito condizionamento delle decisioni dei giudici assegnatari di tali cause, e comunque l’indebita richiesta di notizie sull’andamente di tali cause”. In particolare i procedimenti finiti nel mirino degli investigatori vi sono quella tra il comune di Baronissi e e la Sacar Forni tratta presso la sezione distaccata del Tribunale di Mercato San Severino (sentenza del 9/9/2015) dove il Comune fu condannato al risarcimento del danno a favore della Sacar Forni per una somma ammontante a 49.470,47. Si tratta di una sentenza emessa dal Got a seguito di specifiche indicazioni in merito fornite dal giudice Pagano. Ancora vi è il procedimento tra la Boulangerie (di M.Vicedomini) e la Boulangerie (di C. Vicedomini) contro la Sacar Forni anche in questo caso la sentenza pronunciata dal Got  a favore della Sacar Forni. In cambio Pagano ebbe la promessa di una fornitura di cucine alla cooperativa mista Eremo di cui Pagano era di fatto il gestore. Cucina che fu acquistata attraverso la società Salsicaia gestita anche essa di fatto dal giudice Mario Pagano .
Mario Pagano in più occasioni ha anche favorito Luigi Celeste Angrisani e la casa di Cura Villa dei Fiori. Sono decine le sentenze esaminate dagli investigatori in cui l’Asl viene condannato a pagare somme di denaro alla struttura privata dell’Agro Nocerino Sarnese. Somme a sei zero quelle che l’azienda sanitaria locale ha dovuto versare alla Casa di Cura su decisione di Pagano. Va precisato che Pagano avrebbe dovuto astenersi dal trattare tali procedimenti in quanto era amico di Angrisani  e consulente giuridico della Casa di Cura. In cambio Pagano ha ricevuto dalla casa di cura un orologio Breguet dal valore di 20mila euro e vari bonifici da 10,mila euro versati sul conto della polisportiva Rocchese per un importo complessivo di oltre 60mila euro e ‘assunzione presso la casa di Cura Angrisani – Villa dei Fiori di numerose persone alle quali Pagano era legato da rapporti di natura politico/clientelare.

Il Csm chiamato a decidere sulla sospensione del giudice

Martedì prossimo la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura (Csm) si pronuncerà sulla richiesta di sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il giudice del tribunale di Reggio Calabria Mario Pagano, arrestato nei giorni scorsi con le accuse di associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari, truffa aggravata, e falso in atto pubblico. Il magistrato è accusato in particolare di aver fatto in modo che gli venissero assegnate cause civili ai quali erano interessati amici imprenditori, per adottare decisioni a loro favorevoli. In cambio avrebbe ricevuto somme di denaro, sotto forma di finanziamenti a una società sportiva, e regali.
Accuse che si riferiscono a quando prestava servizio al tribunale di Salerno. La sospensione è stata chiesta dal ministro della Giustizia; e sarà senz’altro decisa dal Csm, perchè costituisce un atto dovuto, quando un magistrato viene arrestato.  Intanto Pagano interrogato dal Gip del Tribunale di Napoli si è avvalso della facoltà di non rispondere.



Così Mario Pagano aiutò Rainone contro il Comune di Cava

Pina Ferro

Il giudice Mario Pagano pronto a favorire gli “amici” nelle udienze che non avrebbe neppure potuto celebrare. Ovviamente l’aiuto non veniva posto in essere semplicemente in nome del legame che li univa, vi era sempre un tornaconto. Il presidente della seconda sezione civile del tribunale di Salerno, successivamente trasferito in Calabria, avrebbe dovuto astenersi dal celebrare udienze in cui figuravano tra le parti persone di sua conoscenza. Così di fatto non è mai accaduto. E’ il caso ad esempio dell’udienza a carico dell’imprenditore edile Eugenio Rainone, noto per essere il costruttore del Crescent. Rainone, amministratore delle Costruzioni generali Rainone srl contro il comune di Cava de’Tirreni . L’ente aveva presentato un ingiunzione di pagamento, entro 30 giorni, pari a 42.354,90 per mancata regolarizzazione nei termini di un avviso di accertamento Ici. Rainone aveva presentato ricorso. Mario Pagano, avrebbe dovuto astenersi, in quanto “commensale e consulente giuridico di Rainone, invece, non lo fa e con sentenza del 19 novembre 2013 accoglie il ricorso. Per il favore ricevuto Pagano ottiene dal costruttore denaro e altre utilità tra cui: 25mila euro versati in più riprese alla polisportiva Rocchese il cui legale rappresentante era il fratello del giudice, il sindaco di Roccapiemonte. Le indagini hanno accertato che in più occasioni il giudice ha ottenuto versamenti a favore della polisportiva Rocchese di cui ricopre la carica di presidente. Tra le richieste di contributo associativo inoltrate vi sono quelle all’amministratore di Villa dei Fiori di Nocera Inferiore. Il gip scrive che “Mario Pagano è in costantemente in cerca di denaro sotto forma di contributi per la Polisportiva Rocchese non esitando ad utilizzare la sua qualità di magistrato”.

Montone al giudice: “Dobbiamo ottenere una sospensiva”

Tra i soggetti finiti agli arresti domiciliari vi è anche il cognato del giudice Mario Pagano. Si tratta del cancelliere tuttora in servizio presso il tribunale di Salerno Nicola Mattone. Per il pubblico Ministero che ne ha richiesto la misura cautelare si tratta di un soggetto che ha partecipato attivamente al sodalizio così come si evince dalle intercettazioni telefoniche. Montone utilizzava il cellulare di servizio, la cui sim era intestata al Tribunale di Salerno per contattare il cognato e chiedere “notizie sulle persone dei giudici, vuole conoscere l’esito, si preoccupa affinché certe procedure vengano decise velocemente”, si legge nell’ordinanza. Nicola Montone già nel 2011 era stato coinvolto in una indagine del Gico di Salerno in particolare dalle intercettazioni telefoniche, all’epoca, fu appurato che si adoperava, unitamente al cognato per condizionare procedimenti civili e penali, esiti di concorsi pubblici e esami universitari. Sono centinaia le registrazioni telefoniche tra Pagano e Montone contenute nella richiesta di custodia cautelare. Quasi tutte hanno lo stesso tenore richieste di favori e informazioni . “Mario scusami se sono petulante ma della Ventura udienza per sospensiva di domani, relatore Tipaldi (n.d.r.si tratta di un giudice della commissione Tributaria provinciale di Salerno) ha quota societaria con persona a me cara. Vedi tu grazie”. Si legge in uno degli sms intercettati e inviati da Nicola Montone al cognato. E poi ancora: “Mario il Tipaldi è out per imprevisto, nominato il dottor Bonifacio (n.d.r. altro giudice sempre della commissione tributaria) conosciamo? scusami per rottura ma Concetta merita!”. La risposta che rassicura Montone non tarda ad arrivare da parte del giudice “Si mi attivo”. Nel pomeriggio Nicola Montone rassicura il cognato circa l’esito dell’udienza “Mario tutto ok sospensiva. Ti sono grato. Un abbraccio Nicola”.

False fatturazioni per la truffa alla Regione

False fatturazioni, assegni per il capitale sociale della Eremo mai versati sui conti societari. Sono alcuni degli altri capi d’imputazione a carico di Mario Pagano. In questa vicenda, ricostruita dagli inquirenti, è contestata una truffa alla Regione Campania relativa all’erogazione di fondi per un agriturismo. Oltre a Pagani, protagonisti della truffa sarebbero anche la cognata del giudice, Nicola Montone ed un commercialista. Secondo l’impianto accusatorio Pagano e Montone, titolari di fatto della cooperativa sociale mista l’Eremo nel 2008 presentano domanda di di partecipazione di ammissione al finanziamento a fondo perduto previsto per la realizzazione di un programma di investimenti a favore dell’unità locale di proprietà della cooperativa, da utilizzare quale agriturismo. La domanda viene accolta e la cooperativa ottiene un finanziamento a fondo perduto per un importo complessivo pari a 300.570 euro. La richiesta di finanziamento è per la realizzazione di un programma di investimenti da utilizzare per la realizzazione di un agriturismo a Roccapiemonte. Apparentemente la richiesta di ammissione al finanziamento appare in piena regola e corredata di tutti i documenti richiesti. Dalle indagini, invece, risulterà che il meccanismo di frode attuato ai danni della Regione Campania era stato così realizzato: in una prima fase Mario Pagano aveva la necessità di ottenere, da fornitori compiacenti, una serie di fatture attestanti l’acquisto di beni da parte della Eremo in modo da poter richiedere il massimo contributo erogabile. Ovviamente si tratta di costi mai sostenuti. Ottenute le fatture e costituita la contabilità “Pagano gestisce il puntuale pagamento delle fatture, attraverso trattabili operazioni eseguite a mezzo bonifico bancario. A questo punto con l’ausilio del commercialista, attraverso artificiosi meccanismi contabili. gli importi oggetto di simulati acquisti di beni e servizi “formalmente” onorati dalla Eremo vengono puntualmente restituiti dai compiacenti fornitori, in accordo con Pagano”. Dagli accertamenti effettuati è emerso anche che vi era qualcosa di strano sul capitale sociale. Il versamento del capitale sociale era uno degli elementi essenziali per la quantificazione del punteggio nella graduatoria relativa all’ammissione dei finanziamenti da parte della Regione Campania. La Eremo presenta le copie di alcuni assegni emessi dai soci della cooperativa. Successivamente viene presentata copia di smarrimento di detti assegni. In realtà dalle successive investigazioni emergerà che le somme impiegate a titolo di versamento del capitale sociale della Eramo altro non è che una simulazione allo scopo di poter presentare alla Regione Campania la documentazione richiesta.




“Caro Mario ti mando un amico: garantisco io”

Andrea Pellegrino

«Se non avesse interrotto l’alleanza con Ciriaco De Mita, mio fratello sarebbe diventato consigliere regionale». Mario Pagano cura direttamente gli interessi politici dei fratelli Carmine ed Antonio: il primo attuale primocittadino di Roccapiemente, il secondo sindaco dal 2002 al 2017. Il giudice – finito ai domiciliari – non ha mai interrotto i rapporti con il leader di Nusco. Tant’è che una telefonata tra i due viene anche intercettata. A differenza del fratello Antonio, Mario è in stabili rapporti con De Mita che gli manda un amico che gli deve chiedere una cortesia semplice. Solo le ore 15,32 del 20 febbraio 2016 quando De Mita chiama Mario Pagano: «puoi ricevere un mio amico che ti deve chiedere una cortesia semplice?», chiede il sindaco di Nusco. «Sì, come no», risponde il giudice. «Viene domani a mezzogiorno a casa tua», dice De Mita che prosegue: «si chiama G. B., la faccia non è molto raccomandabile ma te lo garantisco io». «Ciao ci rivediamo presto… Un abbraccio… Ciao Ciriaco», saluta Pagano. L’interesse che il giudice ha affinché uno della famiglia ritorni a fare il sindaco di Roccapiemonte si capisce dalle successive telefonate e dalle strategie che mette in campo. In più occasioni si rammarica ancora dell’errore politico commesso dal fratello Antonio che gli ha precluso l’elezione nel Consiglio regionale che li avrebbe agevolati nella assegnazione dei “finanziamenti”. A Renato Coppola, infatti, confessa: «A parte tutto il resto, che uno si sistema economicamente, se stava un consigliere regionale potevamo partecipare ai finanziamenti». Poi lancia la volata al fratello Carmine, che diventerà poi sindaco di Roccapiemonte. «Carmine – confessa il giudice – in questo momento è più spendibile da un punto di vista di popolarità diciamo nell’ambiente, mentre zio Antonio sarebbe un po’ più scafato per le inesperienze che ha avuto alle spalle. Queste cose ci stanno mettendo un po’ sul piatto della bilancia. Io rimango convinto che Carmine per tempo, caparbietà, capacita di imporsi, sia meglio, però devo vedere un po’ pure loro che ne pensano».




Uccise il figlio del boss Marrandino, ergastolo ad Umberto Adinolfi

Pina Ferro

Per l’omicidio del figlio del boss della Piana, Vincenzo Marrandino e di Antonio Sabia è stato condannato con il rito abbreviato all’ergastolo Umberto Adinolfi, meglio conosciuto come “‘a Scamarda”. La sentenza è stata emessa ieri mattina dal giudice per le udienze preliminari el Tribunale di Salerno Sergio De Luca il quale ha anche disposto per l’imputato, difeso da Vincenzo Senatore del foro di Nocera, l’interdizione dai pubblici uffici e la decadenza della potestà genitoriale. Inoltre, a parte il risarcimento dei danni da definirsi in sede civile e le spese processuali, il Gip De Luca ha anche disposto una provvisionale di 50mila euro a favore di ciascuna delle parti civili. Vincenzo Marrandino, 29 anni e Antonio Sabia, 26 anni, furono trucidati il 30 luglio del 1986 a Capaccio. A costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario sono stati Maria Grazia De Benedictis, moglie di Sabia e il figlio di questi, Carmine Sabia (all’epoca dei fatti aveva appena tre anni) attraverso gli avvocati Massimo e Giovanni Falci. Nello scorso mese di Giugno Umberto Adinolfi era già comparso dinanzi al Gup De Luca. In quell’occasione l’imputato, dopo trenta anni, aveva ricostruito i momenti che avevano preceduto la morte del figlio del boss e del suo autista. Giovanni Marrandino, oggi 80enne, da sempre vicino al clan Maiale e cassiere della Nco di Raffaele Cutolo. Nel corso del racconto reso al Gup De Luca, Umberto Adinolfi, in più occasioni scagionò lo zio Vincenzo Cosenza, già assolto a suo tempo nei vari gradi di giudizio. Adinolfi ha affrontato per la seconda volta il primo grado di giudizio. Gli autori dell’omicidio, individuati in Umberto Adinolfi e Salvatore Mercurio avevano già affrontato il processo in tutti e tre i gradi. Ma, mentre per Mercurio la condanna è divenuta definitiva, per Adinolfi le cose sono rtornate al punto di partenza. Umberto Adinolfi fu arrestato in Spagna nel 2005 e successivamente estradato in Italia dove è stato processato per i vari reati a lui ascritti. Tra le varie condanne vi è anche un ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore Salvatore Vaccaro. I giudici della Cassazione chiamati ad esprimersi sull’omicido del figlio del boss Marrandino e del suo autista Sabia confermano l’ergastolo per Mercurio ma rinviano gli atti alla fase preliminare per quanto concerne Adinolfi in quanto riscontrano un difetto di forma. In pratica, a suo tenpo, le autorità italiane avrebbero chiesto alla Spagna l’estradizione di Adinolfi solo per reati concernenti il traffico di droga e non per l’omcidio. Per tale motivo per i giudici della Suprema Corte il processo doveva ripartire dall’inizio. Nell’udienza dello scorso mese di giugno Adinolfi, raccontò che nell’estate del 1986 si trovava a Capaccio in quanto stava trascorrendo un periodo a casa dello zio Vincenzo. Il giorno dell’omicidio Salvatore Mercurio si sarebbe recato a Capaccio, per far visita all’amico Adinolfi che aveva conosciuto tempo addietro in Perù. Questo, quello che credeva Adinolfi, il quale ribadì di non essere a conoscenza di quelli che erano i piani omicidi di Mercurio. E quando Mercurio chiede ad Adinolfi di accompagnarlo a fare una commissione, Adinolfi non esita ad accettare e, a mettersi alla guida della sua Fiat 112. Giunti più o meno all’altezza di Ponte Barizzo, sempre secondo il racconto di Adinolfi, i due si fermano: Mercurio con il binocolo cominciò a scrutare i movimenti di Antonio Sabia. In realtà l’obiettivo era il figlio del boss Marrandino. Mercurio voleva vendicarsi per degli affronti subiti da Vincenzo Marrandino nel carcere di Poggioreale. Sabia era la strada che lo avrebbe portato al suo obiettivo: Vincenzo Marrandino si muoveva sempre in compagnia di Sabia che gli faceva da autista, quindi, individuato l’autista ed i suoi spostamenti era facile mettere a segno la vendetta. Infatti poco dopo all’orizzonte comparve Vincenzo Marrandino. Mercurio e Adinolfi mettono in atto l’agguato. Mercurio spara diversi colpi in direzione dell’auto dove si trovano Sabia e Marrandino. Ad un tratto la pistola si inceppa, allora esorta Adinolfi a sparare visto che lui a Capaccio era conosciuto. Adinolfi spara. Sabia non muore subito e riesce, nonostante ferito ad allontamarsi e cercare riparo tra i campi ma Mercurio torna in auto prende un’altra pistola e lo uccide. L’unica colpa di Sabia era quella di essere l’autista di Marrandino.




Sarno. Giudice di pace: in arrivo 4 dipendenti dal Comune

Il Comune di Sarno, per eliminare gli inconvenienti creatisi presso l’Ufficio del Giudice di Pace per l’indisponibilità dei Comuni di San Valentino Torio e San Marzano sul Sarno, invierà quattro dipendenti comunali (categoria D e C). La Giunta Canfora, infatti, ha approvato un atto deliberativo con il quale l’Ente si fa carico di potenziare l’Ufficio con quattro dipendenti comunali, i quali svolgeranno un corso di formazione per esercitare le funzioni di cancelliere, secondo un criterio di turnazione. Un provvedimento, quello adottato dall’esecutivo di palazzo San Francesco, rivolto ad assicurare il regolare svolgimento dell’attività giudiziaria del Giudice di Pace di Sarno.




Giudice di pace prossimi a chiudere

SARNO. Ufficio del Giudice di Pace ad un passo dalla chiusura. A dare il colpo di grazia alla struttura giudiziaria di via Prolungamento Matteotti, è stato stavolta il Comune di San Valentino Torio.  Infatti, dopo il dietrofront in termini di impegno a fornire dipendenti, del Comune di San Marzano sul Sarno, anche San Valentino richiama a sé l’unico funzionario pubblico che aveva messo a disposizione dell’ufficio del Giudice di Pace.  Il sindaco Michele Strianese ha deciso, per carenza di personale presso Palazzo Formosa, di richiamare per 15 giorni al mese, il comunale attualmente distaccato nella struttura giudiziaria. E così, a rischio chiusura l’ufficio che già era in bilico proprio per la mancata disponibilità di un cancelliere. Lassenza di personale sta infatti mettendo in ginocchio e facendo rischiare la chiusura al Giudice di Pace, creando non pochi problemi agli avvocati del settore ed anche togliendo di fatto un servizio importante ai cittadini del comprensorio. L’alternativa salva-Giudice di Pace potrebbe arrivare dal Comune di Sarno.  Palazzo San Francesco infatti potrebbe farsi carico della messa a disposizione di un funzionario ad hoc almeno per i 15 giorni vacanti al mese. Inoltre, bisognerebbe avviare un’azione risarcitoria nei confronti dei comuni inadempienti. Una proposta che sta prendendo piede in questi giorni tra gli addetti ai lavori.  Resta però il fatto che in passato il Comune di Sarno, davanti alla sua stessa carenza di personale, già si era fatto carico di fornire un funzionario extra alla struttura senza poter poi fare oltre coprendo anche le lacune dei comuni limitrofi.




Da Nocera ad Angri per la messa

Galisi-Ciro

Don Ciro Galisi

Liccardo-Piercatello

Don Piercatello Liccardo

NOCERA INFERIORE/ANGRI. Si ripeterà anche oggi il trasferimento in massa dei fedeli dalla parrocchia di Santa Maria del Presepe a Nocera Inferiore a quella di Santa Maria delle Grazie ad Angri? Nelle ultime due domeniche, infatti, da Nocera Inferiore sono partite intere famiglie alla volta della chiesa angrese. Il motivo? Seguire don Ciro Galisi, parrocco per vent’ani della chiesa di Santa Maria del Presepe (deta di santa Monica), trasferito, nell’ambito del turn over dei sacerdoti, nella parrocchia angrese. Don Ciro ha ubbidito senza alcuna protesta. La comunità di Santa Monica, dove sono attive molte opere di carità e fede, con molti mal di pancia ha accettato la decisione del vescovo Giuseppe Giudice. «E’ un peccato trasferire don Ciro dopo le tante inziative che abbiamo intrapreso sul territorio ma obbediamo al vescovo», hanno da subito detto i fedeli della parrocchia “in” di Nocera Inferiore.
Il turn over prevedeva che a Santa Monica venisse don Roberto Farruggio, parrocco di Santa Maria di Costantinopoli a Nocera Superiore e che qui arrivasse  monsignor Mimmo Cinque, proveniente dalla parrocchia della cattedrale. In entrambi i casi, però, problemi legati alla gestione economica delle due parrocchie hanno bloccato i trasferimenti di questi due sacerdoti per consentire loro di mettere in ordine i conti e poi essere trasferiti. E così, a Santa Maria del Presepe non è arrivato nessuno, se non un 77enne amministratore parrocchiale, monsignor Giovanni Iaquinandi, collaborato da don Ciro Zarra (destinato in un primo momento al posto di monsignor Cinque). A questo punto, i fedeli di Nocera Inferiore  non hanno accettto questa decisione del vescovo: «Avendo bloccato i trasferimenti di don Cinque e don Ferruggio, non sarebbe stato meglio lasciare don Ciro al suo posto? Che senso ha, lasciare la parrocchia in mano di un anziano amministratore? Non comprendiamo la decisione del vescovo», affermano molti fedeli. E così, in tanti da Nocera, per due domeniche, sono andati ad ascoltare dla messa ad Angri. Don Ciro continua a non rilasciare dichiarazioni e a fare il suo lavoro nella nuova parrocchia assegnatagli.Intanto, si vocifera che a Santa Maria del Presepe possa arrivare il giovane don Piercatello Licardo, attuale parroco della chiesa dei santi Simone e Giuda (Santa Rita) a Casolla di Nocera Inferiore. Don Piercatello è a Casolla da soli due anni e l’ipotesi di un suo trasferimento sta agitando le acque tra i suoi parrocchiani che vedono male un altro cambio di parroco dopo quello di don Rosario Villani. Questi trasferimenti, giusti in astratto, rischiano di scontantare in amniera eccessiva i fedeli. E’ vero che la chiesa va amministrata non in considerazione del gradimento del popolo ma scontentare tanti crea pericolose fratture tra fedeli e gerarchia e mina l’autorità dello stesso vescovo.

Monsignor Giuseppe Giudice

Monsignor Giuseppe Giudice




Nocera I. Il sindaco dal Vescovo per bloccare il trasferimento di Don Ciro

NOCERA INFERIORE/ANGRI.  Il primo cittadino dal vescovo per evitare il trasferimento di Don Ciro Galisi. Il sindaco di Nocera Inferiore, Manlio Torquato, capeggerà la delegazione del consiglio pastorale che domani mattina sarà ricevuta dal vescovo Giuseppe Giudice. Il primo cittadino chiederà al presule della diocesi nocerina di soprassedere dalla decisione di trasferire don Ciro Galisi dalla parrocchia di Santa Maria del Presepe, nel centro della città, a quella di Santa Maria delle Grazie ad Angri.
Per Torquato, ma anche per tantissimi fedeli della parrocchia meglio nota come di Santa Monica, sono mutate le condizioni a latere del trasferimento del parroco. Monsignor Giuseppe Giudice ha deciso per un turn over di tutti i parroci della diocesi ma la nomina del sacerdote che doveva venire a Santa Maria del Presepe, don Roberto Farruggio, è stata congelata. Il rischio è quello che, se non venisse revocato anche solo temporalmente, il trasferimento di don Ciro, la chiesa più frequentata e con più opere avviate di Nocera Inferiore rimanga senza un pastore.
Il vescovo potrebbe decidere per una nomina di un altro sacerdote ma i fedeli, pur rispettando e aderendo alla volontà di monsignor Giudice, gradirebbero che don Ciro rimanesse nella sua parrocchia, dove ha fatto tantissimo, almeno fino a quando le altre vicende non saranno chiarite.
Sul punto, don Ciro non dice nulla e si limita a dire che la sua destinazione la decide il vescovo e qualunque sua decisione è per il bene della chiesa               Gianfranco Pecoraro




Nocera Inf e Sup./Angri. La burrasca nelle parrocchie

don Roberto Farruggio

don Roberto Farruggio

Don Mimmo Cinque

Don Mimmo Cinque

vescovo-giuseppe-giudiceI e

NOCERA. «Incongruenze oggettive dal punto di vista amministrativo». Con questa motivazione, il vescovo della diocesi Nocera Inferiore-Sarno, Giuseppe Giudice, ha bloccato il trasferimento di don Mimmo Cinque dalla parrocchia del Vescovado a Nocera Inferiore a quella di Maria Santissima di Costantinopoli a Pecorari di Nocera Superiore e di don Roberto Farruggio da quest’ultima alla chiesa di Santa Maria del Presepe a Nocera Inferiore. Proprio la chiesa di Santa Monica (come i nocerini continuano a chiamare Santa Maria del Presepe) rischia di rimanere senza parroco, non essendo stato revocato, come per tantissimi altri sacerdoti, il trasferimento di don Ciro Galisi a Santa Maria delle Grazie ad Angri.

Insomma, almeno per il momento, monsignor Giudice non fa quadrare i conti dei trasferimenti di parroci, lasciando scoperto la casella della principale parrocchia di Nocera Inferiore. E a propositi di far quadrare i conti, il vescovo ha anche citato gli articoli del codice canonico in base ai quali è tornato sulla sua decisione, come non erano riuscita a fare le proteste delle varie comunità, dove erano state trasferiti i parroci, decine nell’arco di due anni.

Scrive monsignor Giudice: «Tra l’annuncio dato il 27 luglio ultimo scorso  e l’entrata in vigore delle nomine, il Vescovo ha incontrato i sacerdoti e approfondito alcuni aspetti legati alle comunità e alla loro gestione. S.E. Rev.ma Monsignor Giuseppe Giudice, per il bene dei singoli e delle comunità, chiamato a salvaguardare la salus animarum, ha deciso di sospendere le nomine annunciate dopo aver riscontrato alcune incongruenze oggettive dal punto di vista amministrativo (cfr. canoni 1283-1284)».

Gli articoli “violati”

I due canoni si riferiscono ad obblighi che riguardano i patrimoni. Il 1283 si riferisce alla garanzia che il sacerdote, in questo caso, deve prestare con giuramento al vescovo di svolgere onestamente e fedelmente le funzioni amministrative; di redigere inventari dei beni immobili, dei beni mobili sia preziosi sia comunque riguardanti i beni culturali, e delle altre cose, con la loro descrizione e la stima, e sia rivisto dopo la redazione; e di annotare le variazioni patrimoniali su entrambe le copie dell’inventario (una conservata nell’archivio locale e uno in curia. Il canone 1284  attiene all’obbligo di tutti gli gli amministratori sono tenuti ad attendere alle loro funzioni con la diligenza di un buon padre di famiglia, vigilando sui i beni affidati, curando che sia messa al sicuro la proprietà dei beni ecclesiastici in modi validi civilmente e secondo le disposizioni canoniche e civili o quelle imposte dal fondatore o dal donatore o dalla legittima autorità e badare soprattutto che dall’inosservanza delle leggi civili non derivi danno alla Chiesa; esigendo i redditi dei beni e i proventi, pagando nel tempo stabilito gli interessi dovuti a causa di un mutuo o d’ipoteca curando opportunamente la restituzione dello stesso capitale; impiegando il denaro eccedente le spese e che possa essere collocato utilmente, per le finalità della Chiesa o dell’istituto; tenendo in ordine i libri delle entrate e delle uscite; redigendo il rendiconto amministrativo al termine di ogni anno; catalogando adeguatamente documenti e strumenti, sui quali si fondano i diritti della Chiesa o dell’istituto circa i beni, redigendo ogni anno il preventivo delle entrate e delle uscite.

Insomma le incongruenze oggettive riguarderebbero alcuni di questi aspetti legati ai patrimoni.

Le voci

Tante le voci che girano, ma sembra che i problemi sarebbero sorti per la parrocchia di Pecorari a Nocera Superiore, nota al grande pubblico per la grande festa in onore di San Pasquale che si fa ogni anno e per il concorso internazionale dei madonnari, e per i lavori in cattedrale e a Montalbino.

Il richiamo

Che la situazioni meriti attenzione e non solo lo si percepisce non solo per la decisione del presule, mai adottata prima, ma anche dal tenore di un’altra farse del comunicato del pastore diocesano: «Mentre rinnovo l’attenzione verso i presbiteri – ha scritto il Vescovo nella lettera indirizzata ai due sacerdoti –, invito a vivere questo momento sempre nella fede, nella discrezione e nella disponibilità alle direttive della Chiesa». Un invito alla discrezione e una disponibilità alle direttive della chiesa cha può alimentare dubbi.

Monsignor Domenico Cinque e Don Roberto Farruggio continueranno, dunque, il lavoro pastorale nelle parrocchie dove attualmente svolgono il loro ministero, come ha ricordato la stessa curia. Ma per Santa Maria del Presepe che si deciderà. Certamente non si può lasciare una parrocchia senza guida, soprattutto del “peso” di quella di Santa Monica. A questo punto, la soluzione ideale sarebbe quella di far rimanere don Ciro Galisi al suo posto fino a quando non saranno chiarite le cose.

Intanto, sembra che la vicenda al centro del blocco dei trasferimenti sia diventata di interesse del Vaticano.

 

Galisi-CiroLe conseguenze

NOCERA INFERIORE/ANGRI. Ed adesso chi sarà in nuovo parroco di Santa Maria del Presepe? Dopo il trasferimento di don Ciro Galisi a Santa Maria delle Grazie ad Angri, nell’ambito del turn over dei parroci, nella parrocchia considerata di maggior “peso” a Nocera Inferiore doveva arrivare don Roberto Farruggio. Vista la decisione del vescovo di lasciare don Roberto nella sua parrocchia di Maria Santissima di Costantinopoli a Nocera Superiore in attesa di chiarimenti sulla gestione della parrocchia, la casella della chiesa nel centro di Nocera Inferiore rimane vuota.

Pare che il vescovo stia esaminando diverse soluzioni, quella di lasciare per ora don Ciro al suo posto o di trovare un sacerdote che accetti di rimanere a capo della comunità di quella che i nocerini chiamano Santa Monica per un periodo limitato di tempo, una sorta di amministratore parrocchiale ed è un impresa non facile per le molteplici attività gestite dalla parrocchia. Una soluzione da trovare in pochi giorni, visto che il 14 ottobre don Ciro prende possesso di Santa Maria delle Grazie ad Angri.

Ovviamente, anche l’importante comunità parrocchiale angrese dove vive in “pensione” il vescovo emerito monsignor Gioacchino Illiano e ultima sede del poi nominato vescovo don Franco Alfano, attende chi sarà il suo nuovo parroco.

A monsignor Giudice il compito di districare la matassa.




Agro nocerino. Il vescovo Giudice sui Migranti: «Apriamo sin d’ora la porta del cuore e delle nostre parrocchie e strutture»

«Accogliamo l’invito del Santo Padre Francesco ad ospitare Gesù nei migranti, ma per evitare che l’opera di misericordia non sia ordinata, attendiamo le “indicazioni operative” che ci saranno fornite dalla CEI dopo il Consiglio Permanente di fine mese.

Nel frattempo, anticipiamo nella preghiera e nell’attenzione del cuore le giuste modalità, in comunione con la Caritas Diocesana, per far si che l’accoglienza sia dignitosa e rispettosa di tutti.

In attesa di aprire la Porta Santa della Misericordia, simbolo di Cristo, apriamo sin d’ora la porta del cuore e delle nostre parrocchie e strutture».

 

 

 

Vi benedico

† Giuseppe Vescovo