Il prof. Olivieri presenta il “report” della Reumatologia 2016 e fissa gli obiettivi per il 2017

i ricercatori Irel

i ricercatori Irel

il prof. Olivieri con il suo staff

il prof. Olivieri con il suo staff

POTENZA – “La Reumatologia in Basilicata, report 2016 e obiettivi 2017” questo il titolo e il tema di un’interessante tavola rotonda tenutasi venerdì 24 marzo presso la sala conferenze della A.O. San Carlo di Potenza, organizzata dal luminare reumatologo, prof. Ignazio Olivieri, past-president S.I.R. (Società Italiana di Reumatologia) titolato direttore la predetta branca specialistica, organizzatore del 17° congresso internazionale sulla malattia di Bechet (svoltosi a Matera dal 15 al 17settembre 2016)  autore di numerose pubblicazioni e articoli di Reumatologia su prestigiose riviste internazionali del settore ha collezionato una serie infinita di attestati e riconoscimenti, non ultimo e a furor di popolo, quello di “Lucano dell’anno” (2016). Ricco ed autorevole il parterre delle Autorità intervenute: il presidente della Regione Basilicata on. Marcello Pittella, il presidente il Consiglio Regionale on Franco Mollica, il sottosegretario al MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) on. Vito De Filippo, il direttore generale della A.O. “San Carlo” dott. Rocco Valletta, il direttore generale del Dipartimento Salute dott. Vito Pafulli, il direttore generale l’ASM di Matera dott. Pietro Quinto, il direttore generale dell’IRCCS CROB di Rionero in Vulture dott. Giuseppe Cugno; assente per malattia il direttore generale dell’ASP di Potenza. Ha moderato i lavori, la dott.ssa Maria Rita Montebelli, medico internista presso la Fondazione Policlinico Agostino Gemelli e autorevole firma del quotidiano Sanità. Questi i numeri del successo: nel 2016 sono stati eseguite 13.500 prestazioni di cui 2.000 prime visite, 291 ricoveri ordinari e 84 DH. Per quanto attiene i ricoveri ordinari, il 42% proviene dalla Basilicata e il 58% da: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, Abruzzo, Molise, Piemonte; mentre il 75% dei DH, proviene dalla Basilicata e il restante 25% da: Campania, Calabria, Puglia, Lombardia, ecc. La Reumatologia dell’A.O. San Carlo è dotata di 8 posti letto di degenza ordinaria e 4 di day hospital, si occupa della diagnosi, cura e ricerca di tutte le malattie reumatiche, tra cui le spondilo-artriti (spondilite anchilosante, artrite psoriasica, artrite reattiva, artrite associata a colite ulcerosa e alla malattia di Crohn, forme indifferenziate, malattia di Behcet); ed effettua, le seguenti indagini strumentali: capillaroscopie, ecografie, densitometria ad ultrasuoni, morfometrie. Compongono lo staff  medico che supporta il prof. Olivieri, i dirigenti medici: Maria Stefania Cutro, Salvatore D’Angelo (consigliere nazionale SIR), Vincenzo Giasi, Pietro Leccese, Matilde Magaldi, Gianna Mennillo, Maria Montaruli, Giovanni Peruz e dulcis in fundo la prof.ssa Angela Padula (consorte del prof. Olivieri e medico di alto spessore scientifico e doti umane). Ad introdurre il Report 2016 della Reumatologia, (il tradizionale appuntamento annuale con cui il prof. Olivieri e il suo team, presentano i dati di un intero anno di duro lavoro) è il stato il Presidente della Regione on. Marcello Pittella il quale ha detto: “La firma del contratto da parte dei cinque ricercatori dell’Irel è un segnale di speranza che come Basilicata lanciamo ai giovani. Abbiamo deciso di continuare a investire nell’Istituto reumatologico lucano e in Olivieri perché la Basilicata è competitiva sul fronte della ricerca e grazie anche a questi asset abbiamo potuto riconquistare la posizione di Regione benchmark in Sanità”. Gli fa eco il prof. Olivieri che ha detto “Con l’assunzione di cinque ricercatori, tre medici e due biologi compiamo un ulteriore passo in avanti sul percorso verso l’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) reumatologico. I tre ricercatori clinici si occuperanno della Malattia di Behçet, un asset strategico delle nostre attività e di sclerosi sistemica; mentre i due ricercatori biologi, lavoreranno in laboratorio sulla Genetica delle patologie reumatiche e l’Immunopatologia”. Altra novità anticipata dal presidente Pittella “l’avvio a breve di un corso di laurea in medicina in lingua inglese al Madonna delle Grazie di Matera in collaborazione col San Carlo; un’occasione di crescita per i due poli, il sistema sanitario lucano e di integrazione con le attività di ricerca che già vi si svolgono”. Tra i ricercatori assunti, Giuseppina Abignano, 41 anni di Atripalda (Avellino), laureata e specializzata a Napoli, nel 2009 trasferitasi a Leeds (Regno Unito), dove ha partecipato per due anni al Programma di Ricerca sulla Sclerodermia ed ha conseguito il dottorato di ricerca in Immunologia poi come ricercatrice clinica dell’Istituto di Medicina reumatica e scheletro muscolare all’Università di Leeds. Ha ricevuto numerosi premi e menzioni nazionali e internazionali, per le sue ricerche, presentate in occasione di vari congressi di Reumatologia. Un valore aggiunto per l’Irel e la Ricerca Clinica Italiana sulla sclerodermia.
Pino Di Donato




Sarno/S.valentino/Scafati. Furti di medicinali e visite gratis all’ospedale: la ricostruzione dell’inchiesta

Gli 11  articoli sulla vicenda, pubblicati  il 13 gennaio 2017

La vendita dei farmaci nella scena del film cult “Febbre da Cavallo”

La vendita dei farmaci nella scena del film cult “Febbre da Cavallo”

Concetta Barba e Alfonso Ferrante

Concetta Barba e Alfonso Ferrante

Immacolata Caldarelli

Immacolata Caldarelli

—–Furti di farmaci e visite gratis. In 4 nei guai e altri 24 indagati

Ai domiciliari l’infermiere sanvalentinese Alfonso Ferranti, provvedimenti più lievi per la compagna Concetta Barba, la collega Immacolata Caldarelli di San Giuseppe Vesuviano e l’addetto alle pulizie Giovanni Strino di Angri

Le medicine sparivano dagli ospedali di Sarno, Scafati e Nocera Inferiore, dove lavoravano i principali protagonisti

 

SARNO/SCAFATI/SAN VALENTINO TORIO/NOCERA INFERIORE/ANGRI. Rubavano farmaci dall’ospedale e facevano eseguire analisi di laboratorio o visite mediche ospedaliere grazie a medici compiacenti attraverso il pronto soccorso dell’ospedale di Sarno, simulando l’urgenza per fare prima e non pagare i ticket. Quattro misure cautelare eseguite ieri mattina in base alle indagini del pm Roberto Lenza e dei carabinieri della stazione di San Valentino Torio, comandati dal maresciallo Corvino. Il Gip Paolo Valiante del tribunale di Nocera Inferiore ha valutato sei richieste di misure cautelare nell’inchiesta che conta complessivamente 28 indagati, tra personale infermieristico e medico e addetti delle pulizie. Il giudice delle indagini preliminari ha ordinato gli arresti domiciliari per il 51enne Alfonso Ferrante, infermiere di San Valentino Torio, padre dell’assessore comunale sanvalentinese con delega – tra l’altro – alle politiche sanitarie. Nei guai anche la convivente di Alfonso Ferrante, la 48enne Concetta Barba di Nocera Inferiore, dipendente di una cooperativa di pulizie operante al “Martiri di Villa Malta” destinataria di un provvedimento di dimora a Sarno. Barba  si sarebbe appropriata di materiale sanitario e farmaci ed inoltre in casa sua hanno anche trovato dei cardellini di specie protetta che non poteva detenere. Divieto di dimora anche per il 39enne Giovanni Strino di Angri, dipendente della cooperativa “Consorzio Nazionale servizi” in servizio all’Ospedale Civile “Mauro Scarlato” di Scafati, indagato per diversi furti nel suo nosocomio e per la ricettazione di altri provenienti dal “Martiri di Villa Malta” di Sarno e dall’Umberto I di Nocera Inferiore.  Interdizione dai pubblici uffici, invece, per la 46enne infermiera Immacolata Caldarelli di San Giuseppe Vesuviano  che per tre mesi non potrà svolgere il suo lavoro all’ospedale di Sarno, indagata per la sparizione di numerose confezioni di farmaci ad uso esclusivo ospedaliero ed anche per aver concesso delle prestazioni ambulatoriali alla figlia fingendo che avesse un malore.  Rigettare invece la richiesta di misura cautelare nei confronti di Barbara Krystyna Liwosz, di origine polacca, la 46 enne residente a Sarno, che nascondeva in casa questi farmaci per il suo uso privato ed ovviamente illegale. Misura cautelare negata anche per Oksana Shestopalova, 35 enne residente a Sarno, che aveva preso e nascosto i farmaci ospedalieri ricevuti da Giovanni Strino.

I PRECEDENTI
Alfonso Ferrante è di fatto residente al centro Nocera Inferiore. L’uomo già in passato era stato coinvolto in numerose inchieste, in particolar modo nel 2007 per droga, nel 2008 nell’inchiesta Taurania per il traffico di stupefacenti. Nel 2010 era stato condannato proprio per droga e quindi sul suo casellario giudiziario risultava una condanna ed aveva avuto – come pena accessoria – l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ma nonostante questo, continua a lavorare presso l’ospedale Sarnese. Il suo nome era spuntato fuori anche nell’inchiesta Nocerina Beton del 2015. Lo stesso Ferrante era finito nei guai anche nell’ambito di un’inchiesta su un giro milionario di farmaci rubati nell’ ospedale di Sarno, Nocera Inferiore, Mercato San Severino e Scafati nel marzo 2016. In quell’inchiesta era coinvolto anche lo stesso Giovanni Strino

 

—– Coinvolti 9 sanitari, tra cui un sindacalista e 11 “pazienti”

Coinvoltediverse persone e anche per fatti non connessi all’inchiesta principale. E’ il caso di Armando Della Porta, amico di caccia del principale protagonista, l’infermiere Alfonso Ferrante. Per l’indagine principale sonocoinvolti anche i medici dell’ospedale “Villa Malta” di Sarno  Giuliana Vespere,  Teresa Carfora, Paolo Scarpato (che ha lavorato anche a Scafati), Rosalba Ferrante, Luciano Iovino,  Filippo Angora, così come Nancy Tortora (dipendente Asl). E poi l’infermiere di Sarno e sindacalista Domenico Tortora, e i suoi colleghi Patrizia Albano e Sergio Crescenzo,  sempre in servizio a Sarno.
Finiscono nei guai anche i beneficiari di prestazioni non dovute: Antonio Vergati,  Antonio Nappi, Mattia Baselice, Giuseppe Landucci,  Mario Crescenzo, G.M.K, Giuseppe Comunale, Domenico Marciano, Alfonso D’ambrosio,  Attilio Marrazzo e Marianna De Filippo.

 

—– Barba, la pasisone per Ferrante e i cardellini

Doveva dimostrare una gravidanza in tribunale per un caso di violenza sessuale che la riguardava. Una donna, lo scorso dicembre, contattatò Alfonso Ferrante per farsi fare una visita e ottenere il certificato.
Ferrante, grazie a Mimmo Tortora riuscì ad ottenere visita ed ecografia. Missione compiuta fingendo il suo caso come “urgente”, da quello che emerge dai dati ritrovati in ospedale.

 

—– Giovanni Strino e la caccia ai medicinali

ANGRI.  Divieto di dimora per l’angrese Giovanni Strino. Il dipendente della cooperativa “Consorzio Nazionale servizi” in servizio presso l’ospedale di Scafati si è appropriato di diversi farmaci ed inoltre li ha ceduti anche ad altre persone in più occasioni, anche su commissione. Addirittura nel febbraio del 2016 li aveva portati a casa di Oksana Shestopalova per evitare un sequestro da parte della polizia giudiziaria.

 

—– Farmaci da rubare, addirittura ordinati al telefono

Ferrante disponibile per gli amici e non solo

Alfonso Ferrante era stato condannato per droga nel 2010 e quindi, era stato interdetto in maniera perpetua dal lavoro negli uffici pubblici: ma, dal 2010 ad oggi, ha continuato, senza freni a lavorare all’ospedale di Sarno e, addirittura, aveva messo in piedi il suo business. Dalle indagini condotte dai carabinieri di San Valentino Torio e da quelli del reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinate dal pm Roberto Lenza, è stato scoperto che l’infermiere professionale, impiegato nel reparto di Pronto Soccorso dell’Ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno aveva messo in piedi una rete in cui gestiva favori per amici e conoscenti garantendo gli esami e visite in ospedale senza fargli pagare il ticket e senza rispettare l’ordine di prenotazione. Tra le altre cose procurava anche medicinali gratis a suoi amici e conoscenti se pure si trattava comunque di farmaci destinati ad esclusivo uso ospedaliero.  Un giro di favori che molto probabilmente gli aveva fatto mettere in piedi un grande sistema di consenso della città di San Valentino Torio e non solo. In particolare dalle indagini sono emersi degli elementi in base ai quali gli inquirenti hanno ipotizzato l’appropriazione da parte di infermieri professionali in servizio di medicinali destinati all’uso ospedaliero ma anche l’effettuazione presso l’ospedale di Sarno in favore di amici e conoscenti.  Gli indagati hanno utilizzato gli strumenti dell’ospedale e hanno procurato a terzi ingiusto vantaggio di velocizzare i tempi degli esami delle visite, evitando la prenotazione, l’attesa e il pagamento del ticket. Si tratta di un grande danno alle casse dello Stato: infatti facevano passare in precedenza al pronto soccorso i propri “amici” per codici più gravi, ovvero verde, giallo oppure rosso, codici che in realtà erano bianchi e che quindi avrebbero dovuto pagare il ticket.  Dalle numerose intercettazioni è emerso che a Ferrante ordinavano i farmaci per telefono, lui dopo averli cercati glieli forniva. I militari poi, in alcune perquisizioni a casa di soggetti intercettati, avevano trovato effettivamente i farmaci ospedalieri provenienti dal nosocomio di Sarno. Ma questo giro di medicinali non riguardava solo gli amici più stretti ma anche conoscenti che chiamavano per conto di amici, titolari di famosi bar oppure personaggi in vista. Non è un caso che nella perquisizione a casa di Ferrante, lo scorso gennaio, i carabinieri hanno trovato 77 scatole di medicinali costosi e destinati solo agli ospedali.

 

—– L’inchiesta partì da una perquisizone per droga

L’inchiesta che ha scosso il settore sanitario di tre ospedali dell’Agro nocerino e  è partita nel 2015 sulla scia di una perquisizione domiciliare effettuata a casa di un uomo nel mirino dei carabinieri per la detenzione di sostanze stupefacenti.
Si trattava di Pietro Martorelli. Quest’ultimo  nascondeva in casa sua marijuana per oltre un chilo, ma anche una pistola della Beretta,  calibro otto a salve, ma modificata, oltre ad alcune munizioni da guerra.
Ben presto i militari, scoprirono dei rapporti tra Martorelli e Ferrante, grazie ad un’intercettazione telefonica e quindi iniziarono a seguire la pista delle loro attività riuscendo a scoprire che Ferrante rigava, tutt’altro che diritto e che era al centro di un tarffico illegale di medicinali.

 

—– L’infermiere sanvalentinese con la passione per la caccia

Il padre dell’assessore, supervotato di San Valentino Torio, aveva avuto altri guai e diversi

Alfonso Ferrante, padre di Enzo, assessore alle politiche sanitarie del comune di San Valentino Torio (reduce di un grande consenso alle ultime elezioni), aveva le mani in pasta in più cose.
I militari dell’Arma dei carabinieri scoprirono che Ferrante nel 1995, aveva avuto il divieto di detenzione di armi, emesso dalla Prefettura di Salerno, dopo una condanna di 6 anni e 3 mesi in quanto praticava abusivamente l’attività venatoria, usando armi da fuoco in maniera illecita, insieme ai suoi compagni della  caccia.
L’infermiere continuava a svolgere la sua attività di cacciatore fuorilegge infatti non aveva il permesso di detenzione nel porto d’armi e pure col fucile di Armando Della Porta, metteva a segno numerose battute di caccia .di solito nella zona montana di Missanello, in provincia di Potenza.
I militari in collaborazione con i carabinieri della stazione di Contursi Terme avevano anche effettuato una perquisizione ad Armando della porta ed avevano scoperto che l’uomo aveva inviato all’assessore Enzo Ferrante alcune fotografie raffiguranti suo padre Alfonso, ora arrestato, vestito in abiti da caccia con un fucile in spalla e una beccaccia in mano. Peccato però che non aveva l’autorizzazione a detenere un fucile né tantomeno ad usarlo.

 

—– Barba, la pasisone per Ferrante e i cardellini

nocera inferiore Coinvolta insieme ad Alfonso Ferrante, c’è anche la sua convivente Concetta Barba. La donna era stata assunta come dipendente in una cooperativa che effettuava pulizie presso l’ospedale di Sarno ed insieme a lui, in diverse occasioni nel 2016 è stata scoperta mentre si appropriava di confezioni di farmaci ad uso esclusivo ospedaliero e di vario materiale sanitario trovato all’interno degli uffici dell’Asl. I carabinieri a casa loro a Nocera hanno trovato di tutto: da guanti, aghi a farfalla, flebo e anche medicinali di ogni genere e tipo. Addirittura i carabinieri hanno segnalato la donna anche perché e accusata insieme al compagno di detenere in maniera illecita 13 gabbiette di legno e ferro in cui erano detenuti 13 esemplari di cardellino, una specie protetta di cui è vietata la caccia e la detenzione.

 

—– La squadra di Ferrante negli ospedali di Sarno e di Scafati

Grazie alle intercettazioni, i carabinieri sono riusciti a ricostruire una rete di amicizie che l’infermiere utilizzava per fare favori anche a conoscenti

Una parola del sanvalentinese per fare prima e gratis analisi e visite

SCAFATI/SARNO. Alfonso Ferrante insieme alla convivente Concetta Barba ed alla complicità di due medici ell’ospedale di Sarno, Teresa Carfora e Giuliana Vespere, avrebbero effettuato ad un uomo degli esami di laboratorio del valore di oltre 240 euro, simulando l’accesso in emergenz,a quando invece si trattava di un codice bianco.
Il beneficiario aveva così risparmiato sul ticket e tolto quindi soldi alle casse dello Stato.
Stesso discorso anche per un altro “paziente” che poi paziente tanto non sarebbe stato. Grazie all’intercessione dell’infermiere sanvalentinese  il paziente  avrebbe ricevuto, grazie anche all’aiuto del medico Paolo Scarpato, la possibilità di effettuare una visita specialistica gastroenterologica presso il reparto di Endoscopia Digestiva dell’ospedale di Scafati, senza aver pagato, come l’ipotesi d’indagine, il ticket.
Nel novembre 2015, un altro episodio sempre da parte di Alfonso Ferrante, con la complicità di un infermiere Domenico Tortora, sindacalista: i due avevano fatto effettuare degli esami del sangue in ospedale senza pagare la compartecipazione dell’utente, il famose ticket, mentre era stato simulato un accesso di emergenza al pronto soccorso per effettuare una serie di esami ad una donna grazie alla complicità di Alfonso Ferrante e della dottoressa Rosalba Ferrante.
Tortora insieme a Rosalba Ferrante, in più occasioni, sono stati coinvolti con l’infermiere Ferrante per svolgere prestazioni non dovute a pazienti che si fingevano in emergenza per il pronto soccorso, ma di fatto volevano semplicemente effettuare delle visite o esami gratis.
Coinvolto in questo sistema anche il medico Luciano Iovino: in un’occasione l’uomo aveva prescritto in maniera illecita un farmaco ad un amico di Ferrante che ne aveva fatto richiesta. Ferrante poi gliel’aveva dato. Stesso discorso per Filippo Angora e Sergio Crescenzo che avevano fatto entrare al pronto soccorso come emergenza un uomo e gli avevano fatto effettuare una serie di prestazioni senza pagare il ticket.

 

—– Il caso di Imma Caldarelli e la visita di emergenza a sé stessa e a sua figlia

Immacolata Caldarelli, infermiera presso l’ospedale di Sarno è finita nei guai ed ha ottenuto dal giudice la sospensione dall’esercizio della pubblica attività per tre mesi, per diversi episodi.
In particolare, anche lei aveva portato via dei farmaci ad uso esclusivo del nosocomio che poi erano stati trovati anche a casa sua ma, soprattutto, è indagata anche per aver approfittato della sua posizione di infermiera presso il pronto soccorso della struttura ospedaliera di Sarno, per accompagnare la figlia minore presso il reparto, simulando un malore e le aveva fatto sottoporre un esame del sangue, un tampone faringeo ed aveva evitato di pagare ticket sanitari previsti per questo genere di prestazioni.
Si era fatta fare anche un esame specialistico su se stessa, per evitare di pagare il ticket, con la complicità del medico Giuliana Vespere.
L’infermiera aveva anche dato dei farmaci a Barbara Krystyna Liwosz che li deteneva presso la sua abitazione per scopi privati.

 

—– Il medico candidato Teresa Canfora avrebbe favorito Ferrante in due occasioni

SARNO. Episodi simili hanno coinvolto in diversi casi anche l’infermiera Nancy Tortora e due volte il medico Teresa Carfora. In particolare quest’ultima di Sarno molto famosa perché impegnata in politica tanto che nelle ultime elezioni amministrative a Sarno, nel 2014, era stata candidata nella lista a sostegno del candidato sindaco Antonio Crescenzo.
L’ipotesi investigativo a carico degli indagati la tira in ballo, al pronto soccorso di Sarno, per una visita ortopedica transitata la strada dell’ermergenza per evitare tempi lunghi e il pagamento del ticket per 102,98 euro oppure ad un altro con esami di laboratorio oer 243,65 euro .




I 15 articoli e 15 foto sull’operazione che ha sbaragliato i Ridosso, i Loreto, i Cesarano e co.

RIDOSSO LUIGI

Luigi Ridosso

RIDOSSO GENNARO

Gennaro Ridosso

Antonio Matrone detto Michele, figlio di Franchino

Antonio Matrone detto Michele, figlio di Franchino

 

Alfonso Loreto

Alfonso Loreto

 

 

—-Finito il regno dei Cesarano a Scafati

I carabinieri del Rreparto territoriale di Nocera eseguono 16 ordinanze cautelari mettendo all’angolo gli stabiesi che tenevano sotto scacco la città

Estorsioni ad imprenditori, violenze contro chi non pagava, disponibilità di armi, ecco come quelli di Ponte Persica volevano essere re

 

Estorsioni, usura, società create ad hoc per ottenere appalti. Con queste accuse ieri mattina sono state eseguite 16 ordinanze restrittive. Una vasta operazione che ha visto l’impiego di oltre 100 carabinieri del Comando Provinciale dei Carabinieri di Salerno nell’Agro Nocerino – Sarnese.
Le ordinanze eseguite all’alba di sono state emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti dei16 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “estorsione”, “usura”, lesioni personali” e “trasferimento fraudolento di valori”, tutti aggravati dal metodo mafioso ovvero dalle finalità di agevolare sodalizi di tipo mafioso.
I particolari dell’operazione sono stati illustrati ieri mattina dal Procuratore Capo Corrado Lembo alla presenza del magistrato Russo e dei vertici dell’Arma dei Carabinieri e del Gico della Guardia di finanza che ha collaborato nelle indagini.
Un’indagine che vede il riproporsi di vecchi scenari oltre alla penetrazione di clan stabiesi nel territorio dell’Agro nocerino Sarnese.  Nel mirino delle forze dell’ordine infatti, sono finiti, gli esponenti del clan Matrone di Scafati/Boscoreale, del clan Cesarano, del clan Ridosso Loreto: contestate numerose estorsioni a imprese, aziende di pulizia, conserviere e non solo. Si indaga anche sui rapporti tra i clan locali tra Vesuviani, Scafati e Agro. L’intera rete di estorsioni ed usura è stata ricostruita grazie alle rivelazioni di un collaboratore e, alle denunce di alcune vittime. Molte infatti avevano paura e hanno cominciato a collaborare molto tardi. Chi non pagava in tempi utili le rate veniva selvaggiamente picchiato e malmenato. Così come è accaduto per un parcheggiatore di Pompei. I tassi di interesse da versare per i prestiti ottenuti erano del 10 per cento mensili.
Tra gli arrestati il figlio di un noto boss locale, Michele Matrone, figlio di Franchino a’ belva per una presunta estorsione. Si indaga sull’alleanza tra Scafati e Castellammare e sul ruolo di Luigi Di Martino, esponente del clan stabiese, anche sugli affari di Scafati e dintorni.
Tra i destinatari del provvedimento odierno, eseguito anche con il supporto di militari delle compagnie di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, oltre che con la attiva collaborazione delle Gico della Guardia di Finanza di Salerno, autore delle indagini societarie patrimoniali, figurano l’attuale reggente del clan Cesarano, Di Martino Luigi detto Gigino o’ profeta, Matrone Michele, figlio dell’ergastolano Francesco detto a’ belva, nonché Spinelli Andrea già arrestato nello scorso mese di novembre per analoghi episodi estorsivi.
Il provvedimento scaturisce dalle risultanze di una articolata attività investigativa condotta da quel nucleo operativo e radiomobile coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, in seguito all’arresto, avvenuto nel settembre 2015, di un gruppo di esponenti del clan Ridosso – Loreto dedito alle estorsioni in danno di commercianti nel territorio di Scafati e che porto alla cattura dei vertici di quella organizzazione criminale anche per referati i delitti di omicidio commessi in contesto associativo agli inizi degli anni 2000 (Omicidio Muollo Luigi e tentato omicidio Di Lauro Generoso).
Nel corso delle indagini, condotte attraverso l’esame di prove documentali ed escursioni testimoniali, riscontrate con dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, sono emersi stretti contatti, tesi ad una spartizione del Territorio Scafatese e limitrofa aria pompeiana, tra le due consorterie di tipo camorristico attiva in zona, il clan Loreto – Ridosso di Scafati, il clan Matrone ed il clan Cesarano di Pompei – Castellammare di Stabia. In particolare si è accertato che i due gruppi, tra gli anni 2004 e 2016, avevano avanzato, anche con metodi violenti, plurime richieste estorsive in danno di imprenditori e commercianti della zona consistenti in nazioni di denaro ovvero elargizione di beni e prestazioni per importi complessivi pari a circa 400.000 euro
Inoltre il clan Ridosso – Loreto, attraverso la costituzione di 3 imprese societarie, intestate a prestanome e che sono state sottoposte a sequestro preventivo unitamente ai rispettivi conti correnti bancari imponeva gli appalti per il servizio di pulizie presso il centro commerciale Plaza e la sala Bingo di Scafati nonché, con il placet dell’altro gruppo criminale che manteneva il la pronto controllo delle richieste di denaro presso l’omologa sala giochi bingo sita nel limitrofo comune di Pompei.
Durante le perquisizioni di ieri mattina è stato anche rinvenuto e sequestrato un fucile di provenienza estera.

 

—-I 16 ragiunti  da un’ordinanza cautelare

ARRESTATI E INTERDETTI

In carcere sono destinati: il 30enne Roberto Cenatiempo Roberto, il 47enne Fiorentino Di Maio (detto ‘o castelluono al momento irreperibile), il 36enne Antonio Matrone detto Michele (figlio del boss Franchino ‘a Belva), il 33enne Gennaro Ridosso, il 30enne Luigi Ridosso (figlio di Salvatore) ,  il 29enne Salvatore Ridosso,  tutti di Scafati. Stessa sorte per il 55enne Luigi Di Martino, alias “Gigino ‘o profeta”, 55 anni, reggente del clan Cesarano, il 45enne Nicola Esposito, alias “‘o mostro”, altro punto di riferimento dei Cesarano  , entrambi di Castellammare di Stabia, e per il 50enne Giovanni Cesarano, detto Nicola, di Pompei, nome di spicco dell’ominima famiglia.
Ai domiciliari sono amdati  il 34enne Vincenzo Pisacane detto Coccodè, il 41enne Andrea Spinelli, detto Dariuccio, di Scafati; il 44enne Alfonso Morello detto “‘o Balzone” di Torre Annunziata, e il 27enne Francesco Paolo D’Aniello residente a Santa Maria la Carità ma domiciliato a Scafati.
Interdetti con il divieto di assumere incarichi direttivi presso persone giuridiche e le imprese per 12 mesi: il 28enne Giacomo Casciello Giacomo, il 29enne Giovanni Vincenzo Immediato e il 48enne Mario Sabatino, tutti di Scafati.

 

—- Gli altri 21 indagati

Sono 21 gli indagati ma non colpiti da misura cautelare. Tra questo figurano  Giovanna Barchiesi, ex moglie di Alfonso Loreto e nipote del consigliere comunale Roberto indagato nell’inchiesta con il sindaco Pasquale Aliberti, Giuseppina Cascone, Agostino Cascone (alias Pappariello), di Castellammare di Stabia, Ciatti Rosalia di Torre del Greco, Gaetano Criscuolo (alias Mesopotamia) di Cava de Tirreni; Giuseppe D’Iorio, alias Peppe ‘o killer, di Acerra; Mario Di Fiore, detto ‘o cafone, di Acerra; Pasquale Di Fiore, ‘o figlio ro cafone, di Acerra; Michele Imparato, detto Massimo, 38 anni di Boscoreale; Alfonso Loreto, 30 anni di Scafati, Pasquale Loreto, 55 anni; Francesco Matrone, alias ‘a belva, 69 anni di Scafati; Giovanni Messina, 44 anni di Acerra, collaboratore di giustizia; Giuseppe Morello, 41 anni di Torre Annunziata; Francesco Nocera, detto Cecchetto, 30 anni di Scafati; Antonio Palma, 41 anni di Boscoreale; Giuseppe Ricco, Pinuccio ‘o foggiano, 58 anni di Foggia; Luigi Ridosso, di Romolo, 34 anni di Scafati; Romolo Ridosso, Romoletto, 55 anni di Scafati; Antonio Savino, detto ‘o iennero ro nirone, 29 anni di Scafati.
L’ìnchiesta non è affatto conclusa.

Francesco Matrone

Francesco Matrone

pasquale loreto

Pasquale Loreto

Romolo Ridosso

Romolo Ridosso

Salvatore Ridosso

Salvatore Ridosso

Giovanni Cesarano detto Nicola

Giovanni Cesarano detto Nicola

Nicola Esposito detto 'o mostr'

Nicola Esposito detto ‘o mostr’

Luigi Di Martino, detto 'o Profeta

Luigi Di Martino, detto ‘o Profeta

Andrea Spinelli

Andrea Spinelli

Vincenzo Pisacane

Vincenzo Pisacane

Alfonso Morello

Alfonso Morello

Roberto Cenatiempo

Roberto Cenatiempo

—-Le due associazioni per delinquere, di cui una anche per far votare Aliberti

L’evoluzione del gruppo Loreto-Ridosso e tutte le varie accuse ai 37 indagati dell’inchiesta della Dda

Sono accusati di associazione per delinquere di stampo camorristico del cosiddetto gruppo Ridosso/Acerrani: Roberto Cenatiempo, Francesco Nocera, Gaetano Criscuolo, Antonio Savino, Mario e Pasquale Di Fiore, Giuseppe Di Iorio, Michele Imparato, Giovanni Messina, Antonio Palma e Giuseppe Ricco. Questo gruppo aveva come fine diverse estorsione ad imprenditori dell’Agro nocerino soprattutto nel settore dei videopoker e programmare ed eseguire omicidi, attiva fino al 2005.
Dal 2005 ad oggi agisce autonomamente il clan Loreto Ridosso , formato da Pasquale Loreto, il figlio Alfonso, i vari Ridosso, Cenatiempo, Francesco Paolo D’Aniello, Giovanni Vincenzo Immediato e Andrea Spinelli. Questo secondo gruppo stipulerà una accordo con i Cesarano di Castellammare di Stabia. Era attivo nelle estorsioni attraverso le ditte di pulizia imposte ad imprenditori dell’industria conserviera. a programmare omicidi contro il clan Tammaro/Di lauro/Muollo. a conseguire appalti pubblici grazie all’appoggio elettorale dato al sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti nel 2013 e alla moglie, Monica Paolino, nell’elezione al consiglio regionale della Campania.
Per armi sono indagati i due Loreto e i Ridossi e Rosalia Ciatti. Di estorsione sono accusati i Loreto e i Ridosso, Cenatiempo, Spinelli, Esposito, Cascone, Di martino, Cesarano, Antonio e Francesco Matrone, Fiorentino Di Maio, Vincenzo Pisacano e D’Aniello. Di Usura sono accusati Alfonso Morello (con Alfonso Loreto anche di estorsione per recuperare il profitto dell’usura stessa). Di concorso in fraudolento trasferimento di valori sono accusati e di impiego di capitali provenienti da attività illecite Alfonso Loreto, Luigi Ridosso del 1986 e Gennaro Ridosso, Giovanna Barchiesi, Giuseppina Casciello, Cenatiemo, Giacomo Casciello, Mario Sabatino e Giovanni Vincenzo Immediato.
Giuseppe e Alfonso Morello sono anche accusati di abusivo esercizio di attività bancaria e di impiego di capitali provenienti da attività illecite.

 

—- L’usura praticata al 10% di interesse e per chi non pagava c’era la pistola di “Funzin”

I fratelli Morello avrebbero prestato i soldi provenienti dalle attività illeciete dei Loreto-Ridosso

TORRE ANNUNZIATA. Era l’usura uno dei campi più frequentati nelle attività illecite anche da parte del gruppo Loreto-Ridosso. E per questo settore, anche se non fa parte delle contestazioni dell’associazione per delinquere è considerato molto vicino ai Loreto. A Scafati, Morello gestiva la Caffetteria %000 in via De Filippo assieme a Gennaro Ridosso. Il suo nome compare per un’usura con prestiti al 10% di interessi ad un fabbro. Al povero fabbro furono estorti 3mila euro da Alfonso Loreto e Alfonso Morello, in pagamento dei debiti usurai che aveva con il torrese, minacciato con una pistola calibro 9X21 (i due Alfonso rispondono anche di ricettazione).
Indagato anche Giuseppe Morello, fratello di Alfonso 41 enne di Torre Annunziata. I due sono accusato di esercizio abusivo di un’attività finanziaria nei confronti di terzi, prestando in più casi denaro, anche a tasso usuraio, a svariate persone della zona. Oltre al fabbro, ci sarebbero almeno altro quattro persone che avrebbero ricevuto il prestito.
I due Morelli sono indagati anche per impiego di denaro proveniente da beni ed utilità ricavate da illecita attività.
In pratica, impiegavano nei prestiti i soldi che i Loreto-Ridosso intascavano con le loro varie attività illegali, tra le quali l’usura.
Il tutto, ovviamente aggravato dall’articolo sette della legge 203/1918, per favorire il clan Loreto Ridoss.

 

—-Ecco come nacque il clan Loreto Ridosso

Per la vendetta dell’uccisione del fratello Salvatore, Romoletto si alleò con i clan acerrani, poi arrivò la nuova associazione

Il neo gruppo malavitoso sfondò con la violenza nella settore delle pulizie alle ziende conserviere e alle altre ditte del territorio

SCAFATI. «E adesso che facciamo?». Questo si sarà chiesto Romolo Ridosso, l’attuale collaboratore di giustizia uno dei capi del clan Loreto Ridosso. La domande se la pose all’indomani dell’omicidio del fratello Salvatore, il 16 maggio del 2002 da parte del clan rivale dei Tammaro/Di lauro/Muollo capeggiato anche da Luigi Muollo con il quale aveva degli accordi criminali per la spartizione di alcuni fondi della legge sull’imprenditoria e sui videopoker il cui mancato rispetto portò all’omicidio del fratello di Romoletto. A questo punto, stretto nell’angolo, tramite Antonio Romano, noto esponente criminale cugino di Giovanna Terracciano, moglie di Ciro De Falco), Romolo Ridosso stipula un’alleanza con il clan capeggiato da Ciro De Falco  (oggi deceduto, detto “‘o Ciomm”) e Mario Di Fiore (“‘o Cafone”) e con Giovanni Messina e Salvatore Nolano (oggi deceduto)  del clan De Sena, tutti di Acerra. Ripresa forza combattiva, Romoletto si dedica alla vendetta del fratello Salvatore  e fece uccidere, secondo gli inquirenti, il 22 ottobre del 2002, Andrea Carotenuto, avvalendosi dell’apporto di suo figlio Gennaro Ridosso e del nipote Luigi Ridosso del 1986.
Con l’aiuto dei acerrani, Romolo Riodosso, attraverso Giuseppe D’Iorio (Peppe ‘o killer) del clamn De faklco/Di Fiore e Giuseppe Ricco (Pinuccio ‘o foggiano) del clan Panico di Sant’Anastasia, alleato con quelli di Acerra, cercò di far uccidere Generoso Di Lauro.
Il 9 settembre 2003, Romoletto fece uccidere, sempre grazie agli acerrani, Luigi Muollo, vendicando la morte del fratello Salvatore.
Il Gruppo con quelli di Acerra, andò avanti anche per varie estorsioni.
Nel 2004, questo gruppo si era sostanzialmente esaurito. Il collante principale era la vendetta del fratello/padre/nipote Salvatore Ridosso. Raggiusto questo, l’organizzazione criminale andava fondata e da qui l’idea dell’unione con i Loreto.
Pasquale Loreto, nonostante fosse in località protetta perché collaboratore di giustizia stabilì l’accordo con i ridosso e di fatto rompendo l’alleanza con i Matrone, con i quali aveva fondato un clan Loreto/Matrone, già affiliato alla Nuova Famiglia di Alfieri/Galasso.
E Così parte una delegazione dei Ridosso e raggiunge a Roma Pasquale Loreto mentre era, con tanto di scorto, al tribunale per discutere la sorveglianza. In quella occasione, viene stipulato il nuovo accordo e fu il clan Loreto/Ridosso.
I due boss avranno detto: «Largo ai giovani» e di fatto demandarono tutte le loro attività illecite ai al Alfonso Loreto, Gennaro e Luigi Ridosso. Ma non si dovevano perpettare estorsioni normali, ma di un nuovo tipo, attraverso la prestazione di un’opera, le pulizie all’interno delle aziende conserviere, ad esempio o altre ditte, con tanto di rilascio di fatture.
E così furano date il via alla Italia Service, alla Italy service, alla Splendida srls, tutte società riconducibili al clan Loreto Ridosso ed operanti nel settore delle pulizie ad aziende e ai Bingo di Scafati e Pompei, al centro Plaza, ad esempio.
Le società oggi sono sotto sequestro da parte del Gip del tribunale di Salerno,   su richiesta della Dda Di salerno, che ha messo sotto chiave anche i conti correnti e il sequestro preventivo di tutti i beni aziendali accertati e da accertare.
Così si chiude la parabola del clan che voleva fare il sallto imprenditoriale

 

—-Il “pentito” Pasquale Loreto: «Chi non vuol pagare portaelo da me»

SCAFATI. «Se non si convincono interveniamo noi». Questo avranno detto probabilmente Pasquale Loreto e Romolo Ridosso ai figli quando hanno deciso di stipulare un accordo e fondare il nuovo clan dedito soprattutto alle estorsioni anche attraverso la gestione dei videopoker nei locali ma c’era un nuovo filone da perseguire, quello delle imprese di pulizia. Per i due boss, infatti, il ruolo che si erano ritagliati era quello di intervenire nel caso gli imprenditori fossero riluttanti, quelli che cioè nono volevano far lavorare i loro “ragazzi”.
E così, il gruppo doveva segnalare, in modo particolare a Pasquale Loreto, chi non si sottometteva alle richieste di far lavorare la loro impresa di pulizia all’interno di ditte conserviere, alimentari in genere e di altro tipo.
Nonostante fosse in località protetta e quindi collaboratore di giustizia, Pasquale Loreto continuò ad operare come boss tanto da convocare una riunione in una abitazione di cui aveva la disponibilità a fondo  del Monaco a Scafati.
Qui, i figli, in maniera esplicita, dovevano far arrivare gli imprenditori a questa sorta di riunione, dove Pasquale Loreto avrebbe fatto valere tutta la sua presenza criminale per indurre i riluttanti ad accettare le pulizie delle loro attività, ovviamente a prezzi maggiori rispetto a quelli di mercato, viste le dimensioni dell’intervento, da parte delle aziende dei suoi “ragazzi”.
A quella chiamata risposero imprenditori di grande rilievo, come quelli a capo una ditta alimentare molto nota di Angri, o di un’altra con sede a Trecase poi trasferitasi a Milano (in questo caso il titolare fu preso a calci e pugni nei pressi di una banca), un’azienda conserviera di Fisciano. Perfino una guardia giurata di Scafati, coadiutore del nipote in un autolavaggio, dove subire l’estorsione.
Tra le vittime anche l’ex consigliere provinciale Raffaele Lupo che oggi nella vicenda del voto di scambio politico mafioso con il sindaco Aliberti. Ebbene, Lupo avrebbe pagato 5.000 euro per la ristrutturazione della casa, 2000 euro ad Alfonso Loreto e Gennaro Ridosso come regalo impostogli dai due dopo l’apertura di un sale e tabacchi, salvo poi finire sotto usura proprio dei Loreto e dei Ridosso per far fronte a difficoltà finanziarie.

 

—-La rivicita dei Matrone sui Loreto grazie ai Cesarano

La rivincita di Franchino matrione. Dopo la rottura del clan Loreto matrone da parte dei Loreto che avevano scelto i Ridosso per le loro estorsione, una volta abaragliati i Ridosso con gli arresti da parte della dda di salerno e dei carabinieri, i Cesarano di Castellammare di Stabia avevano scelto loro epèr proseguire la loro attività estorsiva ed estendersi anche a Pompei e a Scafati.
I Matrione venivano visti di buon occhio rispetto ai Loreto, perché Pasquale aveva inziiato una collaborazione con la giustizia e questo era un periucolo futuro.
Tolto di mezzo Nicola Esposito di castllammare di Stabia, vicino ad Alfonso Loreto, i Matrone hanno avuto partita facile con quelli di Ponte Persica ed è mnata la collaborazione.

 

—- «Mi cambi gli assegni? No? e allora pistolattate a gogo»

Il gruppo dei Loreto Ridosso amava vestire bene e conosceva molti esercizi commerciali alla moda di Scafati. In un caso, il clan pretese uno sconto dal 30 al 50% per acquistare capi di abbigliamento di note griffe. In un  altro, la pretesa era a di cambiare assegni  di provenienza illecita. Il proprietario del noto esercizio commerciale si oppose, anzi per darsi forze, affermò di essere vicino a Generoso Di lauro. Un errore fatale, perché proprio i Di Lauro erano acerrimi nemici dei Loreto Ridosso. fatto è che, nottetempo, secondo la Dda, Alfonso Loreto, Gennaro Ridosso e Cenatiempo Roberto  spararono contro la vetrina del negozio. Il commerciante comunque non accettò la richiesta.

 

— Il procuratore Corado Lembo: «Fondamentale denunciare le estorsioni e l’usura»

Chi non collabora con gli inquirenti fa un torto a se stesso e rischia anche una condanna per favoreggiamento personale, un doppio danno

Il procuratore capo. «Necessario denunciare le estorsioni e l’usura, lo stato interviene e assicura giustizia. Corrado Lembo, ieri mattiuna, durabnte la conferenza stampa ha richiamato più volte i presenti a divulgare l’idea che la denuncia è utile, un dovere morale ma anche l’unica soluzione epr affrancarsi dai malvicenti.
Purtroppo, molte delle vittime non hanno collaborato.
In questo caso, si rischia il favoreggiamento personale ed è come dare due volta vionta agli estorsori.
Ormai è chiaro che le forze dell’ordine arrivano comunque al risultato finale e quindi è inutile, per le vittkme, negare i torti subiti.

 

—- L’assalto del clan Cesarano alle “libere” Pompei e Scafati

In particolare dopo gli arresti dei Loreto e Ridosso, il gruppo criminali di Ponte Persica, alleato ai D’Alessandro si era spostato nelle due città confinanti rimaste senza oragnizzazioni criminali dedite alle estorsioni

In un secondo tempo, i Cesarano preferirono l’alleanza con i Matrone di “Franchino la Belva” e del figlio

CASTELLAMMARE DI STABIA, POMPEI/SCAFATI. «Quelli di Ponte Persica comandano a Scafati». A parlarne sia Alfonso Loreto e Romolo Ridosso, i due collaboratori di giustizia.
E a Ponte Persica, frazione di Castellammare di Stabia a confine con Scafati e Pompei, “comandano” i Cesarano, capeggiati dal 55enne Luigi De Martino, detto “Gigino ‘o Profeta” e di Castellammare di Stabia, e dal 50enne Giovanni Cesarano, detto Nicola e residente a Pompei, e per i quali avrebbe operato anche  il 45enne Nicola Esposito, detto ‘o mostr’”, di Castellammare di Stabia, il 47enne Fiorentino Di Maio di Castellammare di Stabia.
Un’egemonia che si estendeva dall’area nord di Castellammare di stabia fin verso  i comuni limitrofi e che non temeva di andare anche oltre.
Visti gli arresti e il pentimento dei Loreto Ridosso, i Cesarano decidono di dare l’assalto a  Pompei e di Scafati. va detto che, i Loreto Ridosso erano alleati con i Cesarano, anche grazie all’amicizia di “Funzin’” Loreto con “Nicola ‘o Mostr”.
I Cesarano avrebbero però visto non con grande piacere la presenza dei Loreto (e quindi dei Ridosso) perché Pasquale, il padre di Alfonso, aveva collaborato con la magistratura con un pentimento “vai e vieni”.
Arrestato Esposito, considerato una sorta di colletto bianco del gruppo stabiese,  e in decadenza il gruppo Loreto Ridosso, l’idea di stringere alleanze con i Matrone di Scafati, clan capeggiato da “Franchino a Belva” e dal figlio Antonio (detto Michele) che subentrarono ai Loreto. Del resto anche nelle estorsione ai Bingo di Scafati e Pompei, i Loreto avrebbero avuto solo l’appalto delle pulizie mentre i 3.500 euro mensili andavano ai Cesarano. A pagare nel tempo lo scotto delle estorsioni del gruppo Cesano e degli alleato scafatesi sono stati i fratelli Moxedano titolari e titolari e gestori del Re Bingo a Pompei, sottoposti ad estorsione.
I  Moxedano sono noti per il loro impegno nel Napoli, nel Savoia e nella Turris, quindi famiglia di imprenditori molto conosciuta e non solo nella zona ma lo stesso preso di mira dagli estorsori, in particolare dai Cesarano.
In un primo momento fu Nicola Esposito a chiedere alla sala Bingo di Pompei di pagare 3500 euro per i Cesarano e il gruppo Loreto Ridosso avrebbero preso l’appalto delle pulizie. Con la fine del clan Loreto-Ridosso, Di Martino e il clan Cesarano prendono il sopravvento e chiedono ai gestori della sala Bingo di Pompei ea quelli della sala Bingo di Scafati aumentano, in un caso, il pizzo fino a 5000 euro al mese.
Visto il rifiuto di pagare la rata come ogni 5 del mese, ad agosto scorso proprio il giorno 5, quattro persone che sarebbero state inviate da Luigi Di Martino e Giovanni Cesarano, pestarono il parcheggiatore del Re Bingo proferendo la seguente frase «Adesso diglielo a Moxedano».
Simbolico della nuova alleanza con i Matrone di quelli di Ponte Persica che per il Bingo di Scafati vennero stabilite pagamenti di pizzo a Natale, Pasqua è ferragosto di quindi 24000 euro l’anno su ordine di Cesarano e Di Martino con un ruolo di appoggio determinante di Antonio Matrone detto Michele figlio di Franchino la belva, pagamento avvenuto al centro Plaza di Scafati nell’estate 2015 per 3000 euro.
I Matrone spuntano anche nella richiesta estorsiva di 5.000 euro al mese allo stesso Bingo di Scafati

 

—- Con i D’Alessandro i Cesarano di Ponte Persica e gli Imparato

dalla relazione semestrale della Dia, il panorama dei gruppi criminali stabiesi, dei Monti Lattari e Pompei

SCAFATI/POMPEI/CASTELLAMMARE DI STABIA. La relazione semestrale della Dia già aveva evidenziato la trasformazione avvenuta nei sodalizi criminali del territorio a cavallo tra le provincie di Napoli e Salerno: dall’analisi effettuata dalla Direzione investigativa antimafia, emerge che ora ci sono le donne ai vertici del clan D’Alessandro.Il clan segue il percorso già intrapreso dai Gionta di Torre Annunziata.  Ai vertici della storica cosca dei Castellammare di Stabia , secondo la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, èimbocacto una strada di trasformazione  che, dopo gli arresti dei capi, sarebbe adesso guidato dalle donne della famiglia.
L’attività dei D’Alessandro è in vari settori criminali, dalla droga alle estorsioni, non solo in città ma anche nei comuni limitrofi.
Collegato ai D’Alessandro, c’è il clan Imparato del rione Savorito, meglio conosciuto come il clan “dei paglialoni” che opera nella cosiddetta “Aranciata Faito (recentemente ritornata in auge per gli acquisti di droga da parte delle organizzazioni di spaccio operanti a Nocera Inferiore). I pagalialoni sono dedito in particolare alla gestione del traffico di stupefacenti. Gli investigatori hanno inoltre riscontrato una tensione tra gli stessi D’Alessandro e la famiglia Di Somma del rione Santa Caterina. Un altro gruppo presente a Castellammare, nella zona di Ponte Persica al confine con Pompei, è quello dei Cesarano, attivo anche a Scafati e Pompei. Invece per i D’Alessandro, anche dopo l’uccisione del consigliere comunale del Pd Gino Tommasino, e in particolare nel periodo compreso tra il 2009 e il 2011, le donne avrebbero scalato la vetta della cosca.
Allargando invece il discorso nei comuni dei monti Lattari, c’è da ricordare che la relazione semestrale della Dia è giunta poche settimane dopo l’irreperibilità di Annamaria Molinari, moglie del presunto capoclan Leonardo Di Martino di Gragnano.
La donna è destinataria di un’ordinanza d’arresto emessa dalla Corte d’Appello di Napoli per una condanna definitiva, con l’accusa di associazione mafiosa.
Si tratta del processo scaturito dall’inchiesta “‘Golden Goal”, relativo al traffico di scommesse sportive. Sui Lattari invece la cosca egemone è sempre quella degli Afeltra – Di Martino, attiva soprattutto a Gragnano e Pimonte.
Ad Agerola sono invece presenti i Gentile, imparentati con gli Afeltra. Le attività principali riguardano le estorsioni e lo spaccio di stupefacenti.

 

—- Quei verbali sui boss di Ponte Persica sottoscritti da Loreto

SCAFATI/POMPEI/CASTELLAMMARE DI STABIA. Quei verbali intorno ai quali gira tutto, quelli dove ci sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Alfonso  Loreto e Romolo Ridosso. Ci poi un appunto di “Funzin” consegnato a marzo scorso ai magistrati con altri particolari   ha raccontato nei verbali illustrativi fatti e circostanze che riguardano il gruppo camorristico Ridosso-Loreto, in particolare elenca tutti i partecipanti ed i ruoli nel tempo dagli anni 2000 ad oggi. Nelle dichiarazioni emergono anche i reati del sodalizio criminale come omicidi, estorsioni, usura, conseguimento appalti di pulizie e manodopera attraverso società intestate a prestanome. Alfonso Loreto ha raccontato nei verbali anche i collegamenti e le alleanze con gli altri gruppi camorristici, in particolare quelli in essere con il clan Cesarano di Castellammare/Pompei. Nelle prime dichiarazioni ha fatto chiarezza su alcuni omicidi avvenuti a Scafati e non solo, dal 2000 ad oggi. Racconta anche reati recenti estranei alle attività del clan Ridosso-Loreto come gli scenari in cui sarebbe avvenuto l’assassinio di Francesco Fattorusso detto “spalluzzella”, oltre ai vari e molteplici attentati e raid avvenuti in città.
Numerosi gli “omissis” presenti nei verbali che certamente nascondono notizie di reato coperte dal massimo riserbo, le maggiori sorprese potrebbero arrivare nei rapporti avuti con gli ambienti politici soprattutto nei periodi elettorali. “Funzin” è un fiume in piena e certamente i benefici e la tranquilllità  del programma di protezione lo aiuteranno nel ricordare tutti i reati di cui è a conoscenza, diretta e indiretta, a cui può contribuire al fine di individuare i responsabili e i complici. Storie che i pm sono pronti ad ascoltare e vagliare, a partire da quel foglio manoscritto e firmato da Alfonso Loreto utilizzato come ausilio.

 

—-Da “Nanduccio di Ponte Persica” ai suo eredi, evoluzione di un clan che aveva mire espansive

Quell’amicizia con Nicola Esposito di cui beneficiarono anche i Loreto di Scafati

Ci sono anche i capi del clan Cesarano nell’elenco delle persone raggiunti da misura cautelare della Direzione Distrettuale Antimafia.
Tra i destinatari del provvedimento, eseguito anche attraverso il supporto dei militari di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, figurano  infatti anche Luigi Di Martino detto “Gigino ‘o Profeta”, attuale capo del clan Cesarano, e Nicola Esposito detto “’o Mostr”, oltre agli stabiesi Fiorentino Di Maio detto “’o Castelluono” e Francesco Paolo D’Aniello. Disposto anche il sequestro preventivo della società Italy Service srl con sede in via Raffaele Viviani.  Attraverso la collaborazione di alcuni pentiti, sarebbero emerse collaborazioni tra i clan per spartirsi il territorio di Scafati e Pompei, un accordo che coinvolge il gruppo Loreto-Ridosso di Scafati, il sodalizio Matrone e i Cesarano di Castellammare e Pompei.  Il clan Cesarano opera dall’inizio degli anni ’90 in attività illecite quali racket, controllo degli appalti, estorsione, controllo armi da fuoco.
Secondo il racconto effettuato a maggio dal pentito Alfonso Loreto, il clan sarebbe coinvolto anche nell’omicidio di Salvatore Polito avvenuto nel settembre 2012 mentre si recava al bar gestito dal figlio nel rione Moscarella.  Il capostipite è il famigerato Ferdinando Cesarano, detto Nanduccio di Ponte Persica, a cui sono stati contestati numerosi omicidi che rientravano, per la maggior parte, nella guerra tra la nuova famiglia di Bardellino, il gruppo di Alfieri e la nuova camorra di Raffaele Cutolo.  Celebre fu la sua evasione dall’aula bunker di Salerno nel 1998 attraverso un tunnel scavato da complici prima della nuova cattura nel 2000 dopo due anni di latitanza. I tre gruppi hanno operato tra il 2004 e il 2016 avanzando richieste di denaro a imprenditori e commercianti soprattutto in occasione delle festività (Natale, Pasqua e Ferragosto).
Vicini a loro c’erano tanti volti nuovi e reggenti, oltre a Luigi Di Martino anche quel Micola ‘Mostr, al secolo Esposito Nicola che era il trade union anche con Alfonso Loreto, quasi suo coetaneo e con il quale aveva buoni rapporti. I problemi di Esposito porteranno proprio alla’emarginazione dei Loreto, già non facilmente accolti dai Cesarano.

 

—-Antonio Matrone l’erede del padre “‘a belva”

SCAFATI. Il figlio del boss Franchino Matrone, detta ‘a belva, l’erede delle attività estorsive del padre. Anche se in un ruolo subalterno agli stabiese, i Matrone (con il figlio Antonio detto Michele)  furono considerati dai cesarano più affidabili dei Loreto-Ridosso e forse più disponibili alle attività estorsive classiche, mentre l’altro gruppo cercava di entrare in politica e condizionare il voto per poi assicurarsi appalti sostanziosi.




SCAFATI. Cozzolino, «Un modus agendi illegale ripetuto»

Non è un dirigente, non è un politico, non ha ruoli istituzionali e non è stato mai alla guida di società o enti pubblici. Giovanni Cozzolino però è uno dei personaggi più chiacchierati mediaticamente degli ultimi mesi. Un uomo riservato, considerato come l’ombra e le orecchie di Pasquale Aliberti. Riduttivo definirlo semplicemente uno staffista, perché Cozzolino era “lo staffista”. E’ forse, assieme al comandante in pectore dei Vigili Urbani Antonio Cavallaro, il nome più rilevante tra i 15 dipendenti comunali rinviati a giudizio per assenteismo, nel corso dell’indagine “Mal Comune” condotta dalla Guardia di Finanza di Scafati. La vicenda, nota anche come l’inchiesta sui “furbetti del cartellino”, ha fatto il giro dei media nazionali. Un ruolo, quello di Cozzolino, che va oltre la semplice qualifica di collaboratore amministrativo, tanto da essergli costato un avviso di garanzia nell’inchiesta condotta dalla Dda di Salerno che ha visto la richiesta di arresto per il sindaco, oggi dimissionario, Pasquale Aliberti. Con ogni probabilità il fedele collaboratore del sindaco sarà ascoltato a breve dal pm titolare delle indagini, Vincenzo Montemurro. “La qualifica di staffista risiede esclusivamente nella modalità di assunzione, che avviene mediante scelta diretta da parte del sindaco”. A scriverlo sono i giudici del Riesame di Salerno, nell’ordinanza con cui hanno respinto la richiesta dell’avvocato Raffaella Farricelli, di revoca della sospensione dal lavoro per il suo assistito. Giovanni Cozzolino è stato infatti colpito da sospensione di sei mesi, oltre a dover rispondere del reato di truffa aggravata ai danni dell’Ente pubblico. Un’indagine che ha visto il rinvio a giudizio per 15 dipendenti, tra cui 4 Vigili Urbani, ma ad essere stati denunciati sono stati in 40, mentre altri 14 sono in corso di identificazione. Cozzolino durante il monitoraggio viene notato entrare nel luogo di lavoro, timbrare il cartellino, uscirne subito dopo e recarsi a svolgere incombenze personali, come andare al bar, a casa, accompagnare la moglie o il figlio con l’auto, recarsi a Pompei, entrare e sostare al Santuario. Il periodo monitorato è di 17 giorni lavorativi, dal 4 al 20 aprile 2016. L’assenza complessiva dal lavoro è stata, secondo l’accusa, di 23 ore in tredici giorni, “un periodo che non è di scarsa entità se si considera che esso equivale a circa il 25% dell’attività lavorativa che avrebbe dovuto prestare” scrivono i giudici nell’ordinanza. Tutto nasce da una denuncia anonima: “è però evidente che le condotte illecite riscontrate costituiscono la prosecuzione di altre di un analogo tenore in precedenze commesse ad evidenziare un modus agendi illegale”. Insomma, una consuetudine, secondo il riesame. La difesa di Cozzolino, sostenuta dall’avvocato Farricelli, si è basata sull’ex art.90 del Tuel, che disciplina la figura dello staffista del sindaco. Questa norma non richiede la rilevazione degli orari di lavoro, perché la sua funzione è quella di supporto alle attività del sindaco con espresso divieto di attività gestionali e con spiccato profilo politico. Nel Piano Economico di Gestione 2015-2016 si precisa che il ruolo di Cozzolino è di gestire una mailing list di cittadini e tecnici addetti ai lavori, organizzare convegni, rapportarsi quotidianamente con il sindaco e amministratori. Secondo la difesa, se “il Cozzolino dovesse timbrare ogni volta che esce dall’ufficio manderebbe in tilt il sistema elettronico”, non solo, la sospensione di sei mesi dal lavoro è superflua perché il contratto scade a fine anno, e quindi non sussiste il pericolo di reiterazione del reato. Il riesame però, composto dalla stessa triade di giudici che ha avallato la richiesta di arresti per Aliberti (presidente Sgroia a latere Rulli e Zarone) ha precisato che lo staffista è assunto presso l’ente a tempo determinato, ma il contratto viene puntualmente rinnovato dal 2012, di anno in anno. In quanto assunto presso l’Ente, e da questi retribuito, è obbligato a timbrare il cartellino in entrata e uscita. “La sua posizione all’interno del Comune non è diversa da quella da ogni altro lavoratore subordinato assunto con contratto a tempo determinato o indeterminato”. Quanto alle mansioni ricoperte: “si tratta di un complesso di attività che si articolano in colloqui, scritti, pubblicazioni, creazioni di documenti, attività svolte a tavolino, che nulla o quasi ha a che vedere con il comportamento osservato. Del resto Cozzolino è stato visto girare per scafati e anche Pompei, discutendo davanti al bar”. Insomma, la sua scrivania doveva stare a Palazzo  Mayer, non per strada.  “Giovanni non era un guru, non era un laureato, non era un politico: era semplicemente un operaio in cassa integrazione da un decennio; lavorava la mattina presto, si svegliava alle 5 per costruire gabbie per topi e avere il resto della giornata da spendere davanti al bar – scrive di lui il sindaco, nel suo libro Passione e Tradimenti – era colui che insieme a me si occupava della composizione delle liste. Proprio così, Giovanni era capace di darmi ottimi consigli, di suggerirmi strategie”. Le liste elettorali, racconta Aliberti, le facevano loro due. “Se qualche abbinamento mi sembrava particolarmente riuscito, non esitavo a fotografarlo e inviare la foto a Giovanni, via mms – si parla di simboli di lista – Subito Giovanni lanciava uno dei suoi mitici sondaggi sul marciapiede e davanti al bar, i cui risultati erano quasi scientifici: riusciva ad indicare le preferenze e l’opinione della gente rispetto ad un fatto, o, come in questo caso, rispetto al nome che bisognava dare ad una lista, con un margine di errore bassissimo”

Adriano Falanga




Nocerina. “Condanne” della giustizia sportiva per i fondi neri

Fondi neri Nocerina: arrivano le ultime maxi-squalifiche

Il Tribunale Federale Nazionale, Sezione Disciplinare proscioglie dagli addebiti loro rivolti Aquino Orlando e Guarro Antonio; dichiara non doversi procedere nei confronti di Servi Andrea per le ragioni di cui in narrativa; in parziale accoglimento del deferimento con le precisazioni di cui in motivazione, infligge le seguenti sanzioni: Faiella Alfonso anni 4 (quattro) di inibizione; Citarella Giovanni e Citarella Christian anni 2 (due) di inibizione; Iovino Bruno mesi 6 (sei) di inibizione; Babatunde Olalekan Ibrahim, Cuomo Luigi, Giraldi Francesco, Giuliano Ferdinando, Marsili Massimiliano, Pignatta Luciano Ariel, Serrapica Giovanni mesi 2 (due) di squalifica; Borrelli Luca, Franzese Francesco, Iannelli Christian, Magliocco Roberto, Margarita Daniel Alfredo, Oliva Giovanni, Olorunleke Mathew, Pepe Marco, Perricone Aldo, Rana Luigi, Riccio Stefano e Tomacelli Giuseppe mesi 1 (uno) di squalifica.




Nocera Inferiore. Grande successo per Mamm’arte

NOCERA INFERIORE. Sucecsso per “Mamm’arte”, l’Itinerario artistico in onore della Mamma realizzato dai commercianti di via Papa Giovanni XXIII. Negli esercizi commerciali della zona, molti artisti locali hanno esposto le proprie opere. L’evento è stato curato da Maurizio Schettino. sono state lette le poesie di Carla D’Alessandro, Valeria Nastri, Nino Ranucci e Pompilia Pagano presso il Pub Bad Bors. Presentato il libro della scrittrice Gerardina Sicignano. Gli avventori hanno potuto ascoltare  anche l’intervento musicale della cantante Giulia D’Alessandro.
Fino a  sabato, le opere saranno esposte  in molti negozi della centrale strada come quello in foto e riferito alla Ranucci accessori moda e più…




Angri. C’è il decreto di canonizzazione del beato Alfonso Maria Fusco

ANGRI. “Dio ha scelto suor Maria Dulcis Miniello della congregazione delle Suore si San Giovanni Battista per completare il suo santo disegno”. Così ha esordito la madre provinciale, Suor Lina Pantano, nel corso della conferenza stampa indetta per l’annuncio ufficiale della promulgazione del decreto di canonizzazione da parte di Papa Francesco del Beato Alfonso Maria Fusco di Angri, il padre dei poveri , che passava per le vie amando e beneficando tutti in particolar modo i bambini ed io giovani. L’atto promulgato da Papa Francesco è stato reso possibile grazie al riconoscimento del miracolo avvenuto il 25 ottobre del 2005 a suor Maria Dulcis Miniello. La suora battistina fu ritrovata esanime a terra. Fu subito soccorsa da un medico che le riscontrò una ipertensione endocranica. Fu ricoverata presso l’ospedale San Camillo. Dagli esami venne diagnosticata una emorragia massiva da rottura di due aneurismi di un’arteria. La prognosi fu infausta, si poteva tentare solo un intervento neurochirurgico di craniotomia nel tentativo di salvarle la vita e comunque se si fosse salvata non ci sarebbero state possibilità di un recupero totale nè fisico né psichico. Ci furono ulteriori complicazioni ed altri interventi chirurgici che non migliorarono le condizioni e per questo trasferita all’ospedale San Giovanni per una terapia riabilitativa che non portarono risultati. Le preghiere delle consorelle che avevano affidato il corpo e l’anima di suor Maria Dulcis Miniello al proprio fondatore, ebbero all’improvviso l’effetto sperato. La suora si svegliò e tra la meraviglia di tutti i presenti riconobbe prima il fratello e poi le consorelle. Dopo una lunga agonia suor Maria Dulcis riacquistò il linguaggio e la capacità delle risorse attentive. Insomma un miracolo ottenuto per intercessione del beato Alfonso Maria Fusco. All’esame collegiale della consulta medica è stato dichiarato che la guarigione di suor Maria Dulcis Miniello è stata improvvisa e completa e il recupero cognitivo e sensoriale è stato ritenuto duraturo e non spiegabile scientificamente. Unanime è stato anche il voto dei consultori teologi che, secondo la prassi, hanno espresso il proprio voto sulla connessione di causa ed effetto tra l’invocazione univoca del Beato Alfonso Maria Fusco e la guarigione di suor Maria Dulcis Miniello. Il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza privata Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi autorizzando la congregazione a promulgare il decreto riguardante il miracolo del Beato Alfonso Maria Fusco fissando presumibilmente per il prossimo ottobre la data dell’ufficializzazione in piazza San Pietro a Roma.

Vincenzo Vaccaro




Castel S. Giorgio. Via Piave, il sindaco Sammartino smascherato in Consiglio

CASTEL SAN GIORGIO. L’ombra della crisi sull’amministrazione Sammartino si è finalmente diradata.
All’ordine del giorno la discussione sulla situazione politico-amministrativa delineatasi nell’ultimo mese, in seguito alla decisione di nominare il segretario del circolo del Partito democratico, Andrea Donato, consigliere politico e collaboratore diretto del sindaco, ed ex primo cittadino sangiorgese.
«Su tale carica si è enormemente speculato», ha esordito il sindaco, che ha aggiunto: «Castel San Giorgio ha perso una grande occasione, perché credo che Andrea Donato sia stato il miglior sindaco di Castel San Giorgio. Ritengo che la sua esperienza al servizio della cittadinanza avrebbe potuto giovare al paese».
Il segretario del partito democratico sangiorgese ha rinunciato alla nomina adducebdo motivi professionali e personali,, ma la decisione di Pasquale Sammartino aveva fatto infuriare i componenti del gruppo “Partecipazione e Trasparenza per il Cambiamento” che di fatto si erano autosospesi, fino a quando la nomina non fosse stata revocata.
Manuel Capuano, Francesco Spinelli e Giuseppe Velluto ritenevano che il provvedimento non solo fosse di dubbia legittimità sul piano della correttezza amministrativa, ma non condividevano neanche la scelta del sindaco di nominare proprio Andrea Donato, che solo pochi mesi prima, attraverso una lettera, aveva attaccato l’operato del sindaco, accusandolo di essere incapace “di dare risposte puntuali ed efficaci”.
Durante la seduta sono emersi altri problemi.
I toni si sono fatti accesi quando il consigliere di minoranza, Giovanni De Caro, ha accusato il sindaco di essere un bugiardo, riguardo alla questione di via Piave.
Il consigliere De Caro ha abbandonato l’aula, mentre il sindaco ha esposto le sue ragioni: «I tecnici hanno ritenuto che la variante su via Piave fosse pericolosa. Si sta provvedendo a risolvere la situazione, ma i tempi si sono allungati per diverse circostanze, non ultimo il problema economico. Ho preso l’impegno di risolvere la situazione, ma non ho mai detto che avrei realizzato il senso unico, perché non sono un tecnico e non posso dare valutazioni certe a riguardo».
Patrizia D’Amora




Nocera unita, Torquato tira le orecchie a Cuofano

NCOERA.  «Due Nocera? In realtà è come se ce ne fosse già una sola»: il sindaco di Nocera Inferiore, Manlio Torquato è sulla sponda opposta rispetto al primo cittadino di Nocera Superiore, Giovanni Maria Cuofano che aveva espresso la sua titubanza all’unione delle due città facendo pressing per trovare prima una propria identità e poi, eventualmente, fondersi. «Siamo favorevoli all’unificazione perché è la storia delle nostre comunità. Superiore ed Inferiore sono una finzione generata 150 anni fa da interessi di piccoli potentati locali, di poche famiglie potenti, ma che non ha portato, in 150 anni, alcun vantaggio – spiega Torquato -. Oggi è arrivato il momento di ricucire quella storia secolare, non per nostalgia, ma per necessità ed orizzonte. Ne beneficeremmo tutti, in ogni senso, saremo l’unica vera grande città dell’intera Campania a sud di Napoli ed oltre Salerno. Il resto sono chiacchiere». Sul rischio di fusione identitaria, Torquato precisa: «Le due città hanno un’unica identità: la parte di Nocera Superiore ha gli scavi archeologici della Nuceria più antica; a Nocera Inferiore insiste lo sviluppo storico successivo fino a fine ‘800. Attardarsi in divisioni fa solo il gioco di chi non vuole un Agro nocerino davvero forte – dichiara il sindaco Torquato che poi risponde alla proposta di Cuofano di una “città unica della Valle del Sarno” -. Parlare di città dell’Agro cioè di un territorio coeso da Scafati a Nocera Superiore è come dire di non voler far nulla di concretamente fattibile. Significa rinunciare volutamente e non so per quale ragione, all’unico orizzonte possibile della grande Nocera. Identità, ma perché, davvero dite? E poi scusate, cosa c’entra Nocera Superiore con Cava? O con Pompei e Scafati?». Il primo cittadino Torquato, piuttosto pensa ad indire un referendum popolare. «Da uno studio accademico condotto dal dottor Luca Denis Nota, sembra che le nostre popolazioni siano favorevoli. Decidano loro». Per Torquato, non ci sono motivi per non mettere in campo questa unione ma solo buone ragioni per la fusione: «Dalla pianificazione territoriale (a proposito di Puc non ci si può accusare di essere partiti con qualche anno di vantaggio rispetto a Nocera Superiore, mentre Cuofano sa bene che poco tempo fa gli proposi di avvalersi degli stessi esperti ingaggiati dal nostro Comune, il professor Dal Piaz, per dare una visione unitaria alle due pianificazioni, ma non lo ha fatto) agli investimenti, alla possibilità di mettere insieme energie di sviluppo. Avevo persino proposto la possibilità di svolgere alcuni servizi in comune, ma l’attuale Amministrazione preferisce guardare a Cava che, per inciso, con la Città dell’Agro, di cui pure parla, neppure c’entra» spiega Torquato. Proprio sulla città unica della Valle del Sarno, il primo cittadino di Nocera Inferiore dichiara: «La Città dell’Agro è una di quelle chiacchiere che siamo costretti a portarci addosso quando vogliamo gettare la palla in tribuna e non provare a fare le cose fattibili. Già sul Piano di Zona scontiamo difficoltà enormi tenendo insieme tutti e 12 i Comuni, figurarsi una città da Scafati a Nocera Superiore o Cava”.

Valeria Cozzolino

L’asse turistico:Cuofano favorevole. I dubbi di Torquato

CAVA/NOCERA. In che modo le due Nocera potrebbero sfruttare la vicinanza a Cava ed alla Costiera per creare occasioni commerciali e turistiche importanti? Una domanda a cui il sindaco di Nocera Superiore Cuofano risponde creando accordi ed aggregazioni con la città metelliana. Per Torquato, invece: «La Costiera è storia a sé. Cava, tolta la Badia, una volta era meta turistica per i nocerini, ora neppure più quello, si va direttamente a Salerno. Nocera attrae ormai tutti i principali servizi che riguardano anche Cava: dal Tribunale, alle strutture sanitarie, oltre ad essere il principale centro produttivo industriale dell’intera zona Nord della provincia. Quanto alla movida ormai a Nocera siamo forti anche lì, e lo abbiamo dimostrato con migliaia di visitatori sia per il Natale sia per la continua apertura di locali. Non c’è più solo Cava. Oltre le monumentalità visibili e pienamente inseribili in un vero circuito culturale come il Castello del Parco. Da Cava si scende verso Nocera, non solo geograficamente. Ecco mi spiacerebbe se dalla opportunità di una unica grande Nocera si dovesse arrivare, per ragioni poco comprensibili, ad una divisione che non fa bene alle nostre popolazioni. Ogni tanto dovremmo guardare oltre noi stessi, e pensare alla storia che abbiamo davanti e alla possibilità di scriverla». vc




«No all’unione delle due Nocera, Sì alla città della Valle del Sarno»

NOCERA SUPERIORE/NOCERA INFERIORE. “Unire le due Nocera? Innanzitutto dobbiamo trovare la nostra identità e poi suggerisco di pensare, semmai, alla realizzazione di un’unica città della Valle del Sarno” con queste parole il sindaco di Nocera Superiore Giovanni Maria Cuofano dice la sua, dopo mesi e mesi di silenzio, rispetto al tema della riunione delle due città. Storicamente vicine ma non “contigue”, per Cuofano la decisione di una unione sarebbe “inutile” a meno che non si parlasse di un progetto “comune” di tutta la Valle del Sarno. “Non sarebbe comunque Nuceria Alfaterna, al massimo potremmo intavolare un discorso sulla riunione di tutta la Valle del Sarno. Unire ora i comuni di Nocera Inferiore e Superiore sarebbe solo un “allargare” i confini. Non c’è certo una tutela storica in questa corrente di scelta a favore della sintesi. Non sarebbe rispettoso per le intelligenze di tutti dire cose contrarie” spiega Cuofano “Anche il professor Torelli con cui ho avuto un proficuo incontro a Pompei, rispetto a questa unione, ha sottolineato che il vero ragionamento sarebbe quello di unificare al massimo la Valle del Sarno”. In merito ai rapporti proprio con Nocera Inferiore, Cuofano spiega il senso della sua diffidenza (non contrarietà) sulla decisione di unire le due città vicine e distanti allo stesso tempo: “Se volessimo davvero ragionare seriamente su questa riunione allora dovremmo riaprire il discorso sul Piano urbanistico comunale di Nocera Inferiore. Non si può parlare di un percorso comune se poi loro hanno deciso in autonomia su questo strumento che noi stiamo realizzando adesso– sottolinea Cuofano – O decidevamo per una pianificazione sovracomunale, oppure, si discute di aria fritta secondo me. La colpa non è di nessuno, ma hanno avviato una pianificazione che non è stata oggetto di concertazione ed ora cosa vogliamo unire?”. Per Cuofano inoltre i limiti sono anche altri: “Noi siamo una città che deve innanzitutto costruire la sua identità: possiamo valutare l’unione con gli altri comuni della valle del Sarno quando faremo i “compiti a casa”. E’ suggestivo parlare della due Nocera ma solo quando avremo un cittadino consapevole della sua identità e del territorio in cui vive, potremmo discuterne. Inoltre, bisogna aver rispetto di un popolo che ha votato poco tempo fa per l’elezione del sindaco e di una amministrazione per governare Nocera Superiore, non le due città insieme. Pensiamo a fare i sindaci nel miglior modo possibile”

Turismo: «In rete con Pompei e Cava»

NOCERA SUPERIORE/CAVA DE’ TIRRENI. Cava e Nocera Superiore sempre più vicine per creare una “porta strategica”, un crocevia tra la valle dell’Irno, Salerno e la Costiera amalfitana, un ponte di rilancio per il turismo e la valorizzazione dei beni culturali.
A spiegare il progetto, Giovanni Maria Cuofano, sindaco di Nocera Superiore.
«Noi ci stiaamo muovendo in un progetto con Pompei e Cava de’ Tirreni per intavolare un discorso turistico, culturale e sociale», ha affermato il primo cittadino nocerino, dimenticando la vicina città di Nocera Inferiore.