Scafati. Il riesame su Cozzolino “modus agenti illegale ripetuto”

Di Adriano Falanga

Non è un dirigente, non è un politico, non ha ruoli istituzionali e non è stato mai alla guida di società o enti pubblici. Giovanni Cozzolino però è uno dei personaggi più chiacchierati mediaticamente degli ultimi mesi. Un uomo riservato, considerato come l’ombra e le orecchie di Pasquale Aliberti. Riduttivo definirlo semplicemente uno staffista, perché Cozzolino era “lo staffista”. E’ forse, assieme al comandante in pectore dei Vigili Urbani Antonio Cavallaro, il nome più rilevante tra i 15 dipendenti comunali rinviati a giudizio per assenteismo, nel corso dell’indagine “Mal Comune” condotta dalla Guardia di Finanza di Scafati. La vicenda, nota anche come l’inchiesta sui “furbetti del cartellino”, ha fatto il giro dei media nazionali. Un ruolo, quello di Cozzolino, che va oltre la semplice qualifica di collaboratore amministrativo, tanto da essergli costato un avviso di garanzia nell’inchiesta condotta dalla Dda di Salerno che ha visto la richiesta di arresto per il sindaco, oggi dimissionario, Pasquale Aliberti. Con ogni probabilità il fedele collaboratore del sindaco sarà ascoltato a breve dal pm titolare delle indagini, Vincenzo Montemurro. “La qualifica di staffista risiede esclusivamente nella modalità di assunzione, che avviene mediante scelta diretta da parte del sindaco”. A scriverlo sono i giudici del riesame di Salerno, nell’ordinanza con cui hanno respinto la richiesta dell’avvocato Raffaella Farricelli, di revoca della sospensione dal lavoro per il suo assistito. Giovanni Cozzolino è stato infatti colpito da sospensione di sei mesi, oltre a dover rispondere del reato di truffa aggravata ai danni dell’Ente pubblico. Un’indagine che ha visto il rinvio a giudizio per 15 dipendenti, tra cui 4 Vigili Urbani, ma ad essere stati denunciati sono stati in 40, mentre altri 14 sono in corso di identificazione. Cozzolino durante il monitoraggio viene notato entrare nel luogo di lavoro, timbrare il cartellino, uscirne subito dopo e recarsi a svolgere incombenze personali, come andare al bar, a casa, accompagnare la moglie o il figlio con l’auto, recarsi a Pompei, entrare e sostare al Santuario. Il periodo monitorato è di 17 giorni lavorativi, dal 4 al 20 aprile 2016. L’assenza complessiva dal lavoro è stata, secondo l’accusa, di 23 ore in tredici giorni, “un periodo che non è di scarsa entità se si considera che esso equivale a circa il 25% dell’attività lavorativa che avrebbe dovuto prestare” scrivono i giudici nell’ordinanza. Tutto nasce da una denuncia anonima: “è però evidente che le condotte illecite riscontrate costituiscono la prosecuzione di altre di un analogo tenore in precedenze commesse ad evidenziare un modus agendi illegale”. Insomma, una consuetudine, secondo il riesame. La difesa di Cozzolino, sostenuta dall’avvocato Farricelli, si è basata sull’ex art.90 del Tuel, che disciplina la figura dello staffista del sindaco. Questa norma non richiede la rilevazione degli orari di lavoro, perché la sua funzione è quella di supporto alle attività del sindaco con espresso divieto di attività gestionali e con spiccato profilo politico. Nel Piano Economico di Gestione 2015-2016 si precisa che il ruolo di Cozzolino è di gestire una mailing list di cittadini e tecnici addetti ai lavori, organizzare convegni, rapportarsi quotidianamente con il sindaco e amministratori. Secondo la difesa, se “il Cozzolino dovesse timbrare ogni volta che esce dall’ufficio manderebbe in tilt il sistema elettronico”, non solo, la sospensione di sei mesi dal lavoro è superflua perché il contratto scade a fine anno, e quindi non sussiste il pericolo di reiterazione del reato. Il riesame però, composto dalla stessa triade di giudici che ha avallato la richiesta di arresti per Aliberti (presidente Sgroia a latere Rulli e Zarone) ha precisato che lo staffista è assunto presso l’ente a tempo determinato, ma il contratto viene puntualmente rinnovato dal 2012, di anno in anno. In quanto assunto presso l’Ente, e da questi retribuito, è obbligato a timbrare il cartellino in entrata e uscita. “La sua posizione all’interno del Comune non è diversa da quella da ogni altro lavoratore subordinato assunto con contratto a tempo determinato o indeterminato”. Quanto alle mansioni ricoperte: “si tratta di un complesso di attività che si articolano in colloqui, scritti, pubblicazioni, creazioni di documenti, attività svolte a tavolino, che nulla o quasi ha a che vedere con il comportamento osservato. Del resto Cozzolino è stato visto girare per scafati e anche Pompei, discutendo davanti al bar”. Insomma, la sua scrivania doveva stare a Palazzo Mayer, non per strada.  “Giovanni non era un guru, non era un laureato, non era un politico: era semplicemente un operaio in cassa integrazione da un decennio; lavorava la mattina presto, si svegliava alle 5 per costruire gabbie per topi e avere il resto della giornata da spendere davanti al bar – scrive di lui il sindaco, nel suo libro Passione e Tradimenti – era colui che insieme a me si occupava della composizione delle liste. Proprio così, Giovanni era capace di darmi ottimi consigli, di suggerirmi strategie”. Le liste elettorali, racconta Aliberti, le facevano loro due. “Se qualche abbinamento mi sembrava particolarmente riuscito, non esitavo a fotografarlo e inviare la foto a Giovanni, via mms – si parla di simboli di lista – Subito Giovanni lanciava uno dei suoi mitici sondaggi sul marciapiede e davanti al bar, i cui risultati erano quasi scientifici: riusciva ad indicare le preferenze e l’opinione della gente rispetto ad un fatto, o, come in questo caso, rispetto al nome che bisognava dare ad una lista, con un margine di errore bassissimo”




Scafati. I furbetti del cartellino davanti al giudice

Di Adriano Falanga

Sono stati ascoltati ieri mattina i dieci dipendenti sospesi dal servizio, perché sorpresi a timbrare il cartellino e allontanarsi, più volte, dal posto di lavoro. L’accusa è di truffa ai danni dello Stato e false attestazioni. Le sospensioni dal lavoro vanno da uno a sei mesi. Il Gip Paolo Valiante ha raccolto le loro memorie difensive. Un’inchiesta che ha fatto il giro d’Italia, soprattutto per le dinamiche con cui alcuni dipendenti sistematicamente si dedicavano a faccende personali. Giovanni Cozzolino respinge ogni accusa, secondo lui quelle passeggiate rientravano nelle sue mansioni di collaboratore amministrativo, alle dirette dipendenze del sindaco. Stare tra la gente, recepire i loro umori e riportare al sindaco, nonché seguire il lavoro della giunta, rientrava nelle attività per cui Pasquale Aliberti lo ha da sempre voluto al suo fianco, assumendolo come staffista. Respinge le accuse anche il tenente della Polizia Municipale Antonio Cavallaro. Il comandante in pectore ha ammesso qualche leggerezza, ma ha anche chiarito che in una circostanza almeno si era allontanato dal posto di lavoro per essere ascoltato in tribunale. Cavallaro, così come l’altro vigile urbano Salvatore Vitiello, ha rivendicato l’impegno profuso, e riconosciuto largamente, nel proprio lavoro. Vitiello, sospeso per un solo mese, ha riconosciuto di essersi allontanato per un caffè al bar all’angolo, o per una commissione all’ufficio postale, adiacente il comando. Poca roba insomma. Bruno Giordano, Gaetano Marino e Franco Avino hanno preferito non rispondere mentre Guida e Picardi, custodi al campo sportivo, hanno ammesso gli errori, salvo giustificare alcuni episodi, tra cui la visita in ospedale per il figlio sofferente di crisi epilettiche. Respingono le accuse i restanti indagati, tutti interdetti e sospesi da uno a sei mesi dalle proprie mansioni. L’operazione, denominata “Mal Comune” è stata coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore guidata dal procuratore Amedeo Sessa e condotta dagli uomini della Guardia di Finanza di Scafati, agli ordini del comandante Nunzio Napolitano. Cinque mesi di indagini serrate, tra pedinamenti, riprese video e controlli incrociati. Indagati, ma non sospesi dal servizio, altri due vigili urbani, mentre nelle ultime ore vanno delineandosi le posizioni di altri due impiegati, uno per essere stato complice dei tre custodi nel segnare ore di lavoro e straordinario mai svolte, e l’altro, impiegato della biblioteca Morlicchio, per non essere stato al proprio posto di lavoro in diverse circostanze.




Scafati. Sorpresi pure a casa a dormire, nuovi particolari sui fannulloni. Le reazioni

Di Adriano Falanga

“Ieri mattina, durante le notifiche dei provvedimenti interdittivi, uno dei destinatari, pur risultando in servizio, era comodamente a casa a dormire. Svegliato dai militari,  ancora assonnato, ha accampato improbabili scuse”. Nunzio Napolitano, capitano e comandante della Guardia di Finanza compagnia di Scafati, svela i retroscena dell’operazione “Mal Comune”. Cinque mesi di indagini serrate, pedinamenti, riprese video e controlli incrociati, contro il fenomeno dell’assenteismo nella pubblica amministrazione. “L’operazione rientra nelle attività istituzionalmente affidate alla GdF in qualità di Polizia finanziaria, svolta a tutela del bilancio nazionale, specialmente nell’attuale periodo di contenimento della spesa pubblica, per evitare che preziose risorse vadano disperse. Le tasse e le imposte dei contribuenti onesti costituiscono, infatti, i principali mezzi per garantire il funzionamento della complessa macchina statale, della sanità , dell’istruzione e etc”. Quanto al caso scafatese: “L’attività che vede coinvolti i dipendenti del Comune di Scafati, nasce da un input operativo del Comando Regionale Campania che insieme al Comando Provinciale di Salerno ha avviato una serie di incontri preventivi con altre Istituzioni pubbliche (tra cui ospedali, università e scuole) ove vengono segnalate alcune criticità. Si cerca quindi di prevenire situazioni legate all’assenteismo prima di passare alla repressione del fenomeno – spiega l’ufficiale – Nello specifico, l’operazione “mal Comune” nasce a gennaio con i primi appostamenti eseguiti nei confronti di pochi soggetti, considerati “a rischio” secondo le informazioni acquisite sul territorio dai militari del Nucleo Mobile. Successivamente proseguite a febbraio con l’istallazione di telecamere nascoste in prossimità delle macchine marca tempo  e con l’introduzione sul software comunale che gestisce telematicamente le entrate e le uscite dei dipendenti tramite i tesserini a cui sono associate delle matricole diverse per ogni singolo dipendente”. Le indagini si sono avvalse anche di particolari software per incrociare i dati, e stabilire con certezza se l’indagato scoperto a fare altro, fosse ufficialmente a lavoro. “Associato ai sistemi tecnologici, per l’esecuzione degli accertamenti, i militari operanti, hanno posto in essere un dispositivo di appostamento e pedinamento, eseguito all’occorrenza sia in modalità motorizzata che appiedata, accertando de visu che gli impiegati pubblici – oggetto dei controlli -, ufficialmente risultavano in servizio, ma in realtà eseguivano faccende meramente private che nulla avevano a che fare con il pubblico servizio – continua Napolitano – tra casi più eclatanti, spiccano quello di un dipendente fiduciario del Sindaco che quotidianamente, dopo aver marcato, si recava al santuario della vicina Pompei per una benedizione di “prima giornata” (risultato essere Giovanni Cozzolino, ndr); tra i dieci c’e’ anche chi pur risultando presente sul posto di lavoro era invece in un vivaio a comprare piante o nel proprio orto ad innaffiare ortaggi”. Dieci le misure di interdizione emesse a carico di altrettanti dipendenti, tra cui, ricordiamo, anche il tenente della Polizia Municipale Antonio Cavallaro, nominato da pochi giorni comandante a rotazione con altri suoi colleghi. Per tutti è scattata la sospensione dal servizio da uno a sei mesi. Gli indagati hanno la facoltà di esercitare la propria difesa davanti al riesame. “L’operazione svolta è ulteriore testimonianza della continua attività di prevenzione e repressione della Guardia di Finanza a tutela delle Uscite dalle Casse dello Stato. L’azione delle Fiamme Gialle, con il continuo coordinamento dell’Autorità Giudiziaria di Nocera, ha consentito di stroncare una serie di condotte particolarmente lesive del buon andamento della pubblica Amministrazione e ha contribuito a ripristinare le condizioni di equità ed efficienza di un servizio pubblico fondamentale per un Paese civile” conclude il comandante delle Fiamme Gialle di Scafati.

DAL SANTUARIO ALL’ORTO…E POI LA TRIADE DELLO STADIO

giovanni-cozzolinoLa città non ama questo genere di notizie, e i commenti degli scafatesi sui social network non sono dei migliori. Del resto, in un periodo di forte crisi occupazionale ed economica, questo genere di condotte sono sempre aspramente condannate. C’è chi invoca direttamente il licenziamento in tronco, chi invece vuole il “rimborso spese”. Il primo cittadino Pasquale Aliberti ieri mattina ha eseguito le sospensioni così come ordinato dal Gip, non ha rilasciato commenti, ma si è mostrato in un qualche modo sereno, considerato che il Comune in tutta la vicenda è parte offesa, e del resto, a suo dire: “sono stati pizzicati meno del 5% dell’organico comunale, segno che a Scafati si lavora”. Sui nomi non entra nel merito Aliberti, fatto salvo la presa di distanza da Gaetano Marino: “non è mio autista, perché questa figura l’ho cancellata cinque anni fa. Marino era autista a disposizione di ogni settore dell’ente”. Intanto gli indagati stanno facendo ancora il punto, e stabilire le proprie memorie difensive per evitare il processo. Giovanni Cozzolino (IN FOTO) sembra voler puntare all’articolo 90 del Tuel, che disciplina l’organizzazione i compiti dello staff del sindaco. Tra queste, la collaborazione con la giunta, oltre che con il primo cittadino. Lo staffista non è un dipendente dell’ente, ma è legato direttamente al mandato sindacale ed esercita, per esso, poteri di controllo e verifica. Niente gestione, ma supervisione e collaborazione nelle attività istituzionali. E in tutto questo dovrebbe essere “normale” che sia stato pizzicato fuori dagli uffici comunali. Toccherà però spiegare anche la questione della preghiera mattutina al Santuario di Pompei. Probabilmente questo ne fa un provetto cristiano, ma un cattivo impiegato pubblico. Al comando dei caschi bianchi si ostenta serenità: Cavallaro e Vitiello sono certi di poter provare che i loro spostamenti erano dovuti a motivi di lavoro, inoltre, sembra che le ore di lavoro sottratte in maniera furbetta siano poca cosa, rispetto alle accuse. Si vedrà. Coltivava carciofi nel proprio orticello il dipendente della Scafati Solidale Francesco Avino, mentre l’autista Gaetano Marino più che all’auto del Comune si dedicava con passione alla sua bicicletta, che aggiustava personalmente, quando non girovagava per la città. Decisamente collaudato lo schema dei tre custodi del campo sportivo. Tra Salvatore Guida, Bruno Giordano, Vincenzo Picardi c’era piena collaborazione nell’assentarsi dal lavoro. Facevano regolari turni, dove i presenti timbravano per gli assenti. Tant’è che uno di loro la mattina del blitz è stato ritrovato a letto a dormire, quando ufficialmente risultava a lavoro.

LE REAZIONI

4-santocchio salvatiSecondo l’opposizione il tutto non può non avere una connotazione politica, richiamando infatti l’attuale contesto in cui vivono le istituzioni scafatesi. “E’ il senso dello Stato che manca nelle nostre comunità e il rispetto  del ruolo che si ricopre, le  corrette azioni della magistratura e delle forze dell’ordine se non accompagnate da un profondo senso del dovere e della morale pubblica in chi occupa ruoli di visibilità, non risolvono  comportamenti per molti versi radicati in culture di  mancato rispetto delle regole – così Cristoforo Salvati, Fdi – un plauso invece alla gran parte dei dipendenti comunali che sono stati esclusi dalla vicenda giudiziaria che come le altre ancor più gravi fanno cadere nel baratro una città che non merita tutto ciò”. Fa eco il collega di partito Mario Santocchio: “il fatto che siano coinvolti i più stretti collaboratori del Sindaco denota come qualcuno riteneva di poter fare i propri comodi perché amico del tiranno di turno. Certo che il Sindaco, la segretaria, la dirigente del personale la responsabile dello Staff ugualmente sono responsabili almeno da un punta di vista politico”. “Confido che tutti i dipendenti coinvolti riescano a dimostrare la propria buona condotta – dal Pd Michele Grimaldi – In ogni caso, e’ singolare, come proprio lo staffista più vicino al Sindaco, definito più volte strategico, ed il suo autista siano rimasti coinvolti in questa vicenda. D’altronde, il clima di illegalità diffusa e di permissività generati da questi scellerati otto anni di amministrazione Aliberti temo continueranno a produrre danni ancora a lungo. Ma rimango ottimista: la nostra città, anche grazie alla stragrande maggioranza dei dipendenti comunali, che sono onesti lavoratori e persone perbene, potrà rialzare la testa”.

Dalla maggioranza è critico Del Regno: non si vede più nessuno in comune

1-diego-del-regno Dalle fila dell’amministrazione reggente non si sbottonano. L’unico a rompere il silenzio è Diego Del Regno, che non risparmia una critica anche verso i propri colleghi. “La città sembra navigare avvolta in una nebbia di negatività dove è facile perdere la bussola, sbagliare rotta e perdere le speranze. In queste situazioni si esce solo con una grande forza di volontà ed affidandosi a chi riesce a mantenere la lucidità necessaria a distrarsi dalle tante disgrazie che sembrano abbattersi senza tregua sulla nostra città e si continua ad adoperare per la città”. Insomma, secondo l’alibertiano in simili circostanze occorre fare quadrato, ed invece: “Ciò che mi indigna di più è constatare che alcuni amministratori non sono più reperibili, non si vedono da mesi, proprio quando la città ha più bisogno di loro e di una indicazione univoca sulla strada da percorrere per uscire da questa tempesta. Il popolo saprà riconoscere chi ha indirizzato la città su rotte sbagliate, chi si è assunto responsabilità e chi è rimasto ignavo  in questi mesi – sembra profetizzare Del Regno – Quest’altra ondata negativa ad opera di alcuni dipendenti mina ancor più la stabilità della città in balia già di maremoti giudiziari. Spero presto ognuno, magistrati ed indagati, possano dimostrare le proprie ragioni, i colpevoli paghino e gli innocenti continuino ad aiutare a governare la barca che ha bisogno di ritrovare un po’ di serenità”. Il consigliere di maggioranza non fa nomi, è chiaro che i suoi strali vanno sia all’indirizzo della minoranza ma soprattutto anche della sua stessa compagine politica. Qualche giorno fa aveva scritto sulla sua pagina in rete: “Questa amministrazione è composta da 24 consiglieri e 6 assessori. Mi è oramai difficile ricordarli tutti…Ed è intollerabile”. E se tra i 24 consiglieri ci sono anche quelli di minoranza, i sei assessori sono tutti esponenti di maggioranza. Del Regno tutto sommato non aggiunge nulla di nuovo a quanto si denota tra i corridoi di palazzo Mayer. Tranne qualche pasionario tipo Mimmo Casciello, o chi per forza di cose è “costretto” a presenziare, come il presidente del Consiglio comunale Pasquale Coppola e il vice sindaco Giancarlo Fele, sono pochi e sporadici gli incontri con altri consiglieri o componenti della giunta. Quest’ultimi però regolarmente stipendiati. Tira brutta aria, non c’è che dire.




Scafati. DOSSIER: I furbetti del cartellino. Tutti i particolari dell’inchiesta “Mal Comune”

Di Adriano Falanga

Ufficialmente a lavoro, di fatto altrove. Nei guai dieci dipendenti comunali. C’è chi andava regolarmente a Pompei, a spendere una preghiera al Santuario mariano, chi invece coltivava carciofi nel proprio orticello, chi faceva la spesa, chi invece incontrava l’amica “intima”. Blitz contro i furbetti del cartellino a Scafati. L’operazione, denominata “Mal Comune” e coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore guidata dal procuratore Amedeo Sessa, ha visto l’epilogo ieri mattina, quando dalle ore 8 i militari della Guardia di Finanza di Scafati agli ordini del comandante Nunzio Napolitano, hanno notificato le ordinanze presso gli uffici della Scafati Solidale. Dieci le misure cautelari di interdizione dai pubblici uffici emessi dal Gip Paolo Valiante nei confronti di altrettanti dipendenti comunali assenteisti, tra staffisti, fiduciari del sindaco ed altri ruoli operativi. Tra i ”pizzicati” ci sono anche due vigili urbani e l’autista del sindaco. Al termine di 5 mesi di indagini sono state ricostruite le condotte illecite dei pubblici dipendenti che, in orario di servizio, dopo aver registrato la propria presenza, si allontanavano in modo sistematico e pressochè quotidiano dal posto di lavoro. Centinaia di ore lavorative sono state falsamente attestate dai dipendenti come effettuate e quindi pagate dall’Ente pubblico per prestazioni in realtà mai svolte. Alcuni agivano anche in accordo tra loro, scambiandosi reciprocamente il “favore” della timbratura del cartellino, consentendo così ai colleghi di arrivare in ritardo in ufficio ovvero, in alcuni casi, di non presentarsi proprio per nulla sul posto di lavoro. A seguito di pedinamenti, videoregistrazioni e grazie a telecamere nascoste sono stati rilevati gli spostamenti e le attività dei pubblici dipendenti nonché le false timbrature dei cartellini di presenza. Ci sarebbero ancora altri nomi coinvolti, in via di definizione. Per i dieci furbetti l’accusa è di truffa ai danni dello Stato e false attestazioni. Le sospensioni dal lavoro vanno da uno a sei mesi. Caso assurdo: le furbate sono state fatte con la Commissione di accesso prefettizia in loco, e sarebbero stati proprio i commissari a segnalare le condotte sospette, avviando di fatto le indagini. Una ostentata sicurezza che rischia di costare caro agli accusati.

I PROTAGONISTI

4-municipioLa Guardia di Finanza ha notificato le misure cautelari di interdizione nei confronti di tre dipendenti comunali del campo sportivo: Salvatore Guida, Vincenzo Picardi (sospesi per tre mesi) e Bruno Giordano (sospeso sei mesi) azzerando di fatto l’intera guardianeria del centro sportivo intitolato al 28 settembre 1943. Nei guai anche due dipendenti di Palazzo Mayer: Vincenzo Alfano (tre mesi) e Gerardo Aquino (due mesi); un dipendente dell’istituzione Scafati Solidale, Franco Avino (tre mesi); i collaboratori diretti del primo cittadino Pasquale Aliberti, l’autista Gaetano Marino (anche presidente del Forum delle Associazioni locale) e l’oramai noto Giovanni Cozzolino, assunto come staffista, e indagato con il sindaco e gli altri accusati, nell’inchiesta dell’antimafia di Salerno (sei mesi per entrambi) Due i vigili urbani, Salvatore Vitiello (un mese) e il tenente Antonio Cavallaro (due mesi). Quest’ultimo recentemente nominato comandante dal primo cittadino, in rotazione quindicinale con gli altri due ufficiali di pari grado Pasquale Cataldo (comandante in carica) e Ferdinando Raiola (che dovrebbe assumere il comando dopo Cavallaro). L’elenco però potrebbe espandersi già nei prossimi giorni.

LA SECONDA INDAGINE

L’operazione Mal Comune non è l’unica indagine sui furbetti del cartellino che coinvolge il Comune di Scafati. A spingere la Procura a indagare è stata la Commissione d’Accesso agli atti, che ha lavorato a Scafati dal 22 marzo al 22 settembre. I commissari, guidati dal vice prefetto Vincenzo Amendola, hanno però segnalato alla Prefettura di Salerno altri 19 comunali, tra cui un paio di dirigenti. I funzionari hanno verificato le attività e i turni di lavoro espletati durante il periodo elettorale per le elezioni regionali 2015. Dai controlli sarebbe emerso che gli impiegati, con il consenso dei dirigenti, non erano al proprio posto di lavoro, diversamente da quanto stabilito. Sul loro operato pendono le valutazioni della Prefettura, che potrebbe contestare la violazione della legge Brunetta oltre alla scure della Corte dei Conti per il danno erariale. Se fosse accertato quanto segnalato dai commissari, i dipendenti e funzionari rischiano la sospensione immediata dal lavoro, fino al licenziamento.

GIOVANNI COZZOLINO, la strada il suo ufficio

giovanni-cozzolinoUltimamente lo si vedeva, più del solito, nei corridoi di Palazzo Mayer, presso l’ufficio della responsabile dello staff del sindaco, Maria Antonietta De Nicola. Generalmente, raccontano i muri della casa comunale, Cozzolino era in giro per la città. Ed è proprio quel “generalmente” che le fiamme gialle hanno verificato. E’ lui infatti il dipendente che dopo aver timbrato, con una certa costanza, si recava a piedi al santuario di Pompei, non prima però di aver consumato la colazione in un noto bar della città mariana, assieme ad esponenti politici e conoscenti vari. Per lui e per il collega autista Gaetano Marino la sospensione di 6 mesi dal lavoro. Cozzolino è l’unico staffista attualmente al servizio di Pasquale Aliberti, ma sarebbe riduttivo definirlo un collaboratore, perché il fedele Giovanni è IL collaboratore. Gli addetti ai lavori lo sanno bene, la sua funziona di fatto è stata quella di emissario fidato, Cozzolino era la bocca, l’orecchio e gli occhi di Pasquale Aliberti tra il popolo, colui che “sondava” il territorio, verificando gli umori. Era sempre lui a fare da mediatore durante le frequenti liti politiche in seno alla maggioranza. Un rapporto non certamente limitato alla sola attività amministrativa anzi, la sua era una funzione dal carattere politico. Un ruolo che gli è costato un avviso di garanzia nell’inchiesta condotta dal pm Vincenzo Montemurro della Procura Antimafia di Salerno, che sta scuotendo ogni gradino dell’amministrazione comunale e dove sono coinvolti anche il sindaco con il fratello Nello Aliberti, la moglie Monica Paolino, la segretaria Immacolata Di Saia, il consigliere comunale Roberto Barchiesi, la dimissionaria dirigente ai Lavori Pubblici Maria Gabriella Camera, l’ex vicepresidente Acse Ciro Petrucci e l’ex consigliere provinciale e comunale Raffaele Lupo. Tutti accusati, a vario titolo, di voto di scambio politico mafioso, associazione a delinquere, corruzione, concussione, abuso di ufficio. Figura discreta, mai in primo piano ma puntualmente presente in ogni questione sia politica che amministrativa, Cozzolino è sicuramente il più stretto collaboratore di Aliberti. “Giovanni non era un guru, non era un laureato, non era un politico: era semplicemente un operaio in cassa integrazione da un decennio; lavorava la mattina presto, si svegliava alle 5 per costruire gabbie per topi e avere il resto della giornata da spendere davanti al bar – scrive di lui il sindaco, nel suo libro Passione e Tradimenti – era colui che insieme a me si occupava della composizione delle liste. Proprio così, Giovanni era capace di darmi ottimi consigli, di suggerirmi strategie”. Le liste elettorali, racconta Aliberti, le facevano loro due. “Se qualche abbinamento mi sembrava particolarmente riuscito, non esitavo a fotografarlo e inviare la foto a Giovanni, via mms – si parla di simboli di lista – Subito Giovanni lanciava uno dei suoi mitici sondaggi sul marciapiede e davanti al bar, i cui risultati erano quasi scientifici: riusciva ad indicare le preferenze e l’opinione della gente rispetto ad un fatto, o, come in questo caso, rispetto al nome che bisognava dare ad una lista, con un margine di errore bassissimo”. Insomma, l’ufficio di Cozzolino era proprio la strada, a quanto pare.

ALIBERTI: azione a tutela dell’ente

alibertiE’ arrivato anche lui, una mezz’oretta dopo la Guardia di Finanza, presso gli uffici della Scafati Solidale, in piazza Madre Teresa Di Calcutta. Pasquale Aliberti, come sempre, non si scompone e mostra serenità. “L’azione della Guardia di Finanza relativamente all’uso improprio del badge comunale e alla gestione delle presenze sul luogo di lavoro, riteniamo sia a tutela del Comune e delle regole che bisogna rispettare sempre – così il primo cittadino – I controlli effettuati, in questi mesi, dalla Magistratura, in ogni caso, sono la dimostrazione che la stragrande maggioranza dei nostri dipendenti, è attenta, rispettosa e ligia al dovere. Rispetto ai dieci dipendenti sui quali pende la misura interdittiva, riteniamo, nell’immediato di adottare i provvedimenti che la norma prevede. Il nostro auspicio è che, i suddetti dipendenti, nel frattempo, riescano a dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati. In caso contrario, è giusto che l’Ente si costituisca parte offesa nel procedimento”. Non entra nei particolari Aliberti, non cita ad esempio la condotta reiterata dei suoi stretti collaboratori Giovanni Cozzolino e Gaetano Marino, nonché del neo comandante “a tempo” dei vigili urbani, il tenente Antonio Cavallaro, da tempo alla guida del delicato settore dei caschi bianchi Urbanistica.

1-cucurachi-960x742E’ decisamente contrariato Marco Cucurachi, del Partito Democratico. “Una dichiarazione di facciata, strumentale e demagogica del sindaco, ancora per poco, di Scafati. Le regole, se e’ vero che esistono e che non sono state ancora abrogate dal codice Di Saia, si applicano sempre e comunque senza distinzione tra fattispecie di reato e responsabilità. Io, invece, sono fiducioso come sempre nel lavoro degli inquirenti e garantista soprattutto ora nei confronti dei dipendenti comunali, costretti a lavorare in un clima surreale di diffusa illegittimità, che sapranno dimostrare la loro estraneità ai fatti. Distinguiamo però i lavoratori – continua l’esponente democratico – da chi aveva ed ha, per nomina diretta, compiti strategici di fiducia e responsabilità”. Seppur non direttamente citato, è chiaro il riferimento a Giovanni Cozzolino. “Già indagato per camorra e scambio di voti, che non si sa che lavoro svolge e davanti a quale bar lo svolge – prosegue Cucurachi – dimenticavo, c’è una strategia anche a scegliere caffè”.