Caldoro: “Il Comune deve ricordare Giordano con coraggio, senza paura”

di Andrea Pellegrino

Venti anni dopo, finalmente una pagina di verità. Stefano Caldoro è di ritorno da Hammemet. E’ tra i tanti socialisti che hanno reso omaggio a Bettino Craxi negli ultimi giorni. «Oggi si dibatte sul suo progetto, non è più materia di dibattito giudiziario», spiega l’ex governatore della Campania che rilancia: «Ora serve una politica riformista, serve il coraggio di cambiare». E sulla stagione salernitana e sull’ex sindaco socialista Vincenzo Giordano, Caldoro spera: «Credo che l’Amministrazione lo debba ricordare con più coraggio, senza paure».

Craxi venti anni dopo, cosa è cambiato?

«Finalmente pagine di verità. Politica estera, intuizioni economiche, desiderio di innovazione, la storia consegna a Craxi il giusto tributo. Pagine di verità vengono scritte, grazie a chi ci ha creduto, alla Fondazione Craxi con Stefania, grazie a tanti che rileggono, con più attenzione, quegli anni».

Era solo Craxi l’obiettivo di quel pool?

«Craxi non è più materia di dibattito giudiziario. Oggi si riflette sull’orgoglio nazionale a Sigonella, sulla intuizione della ‘Scala Mobile’ che fu fondamentale per i lavoratori ed il rilancio dell’economia, sul Concordato per rinsaldare i rapporti con la Chiesa. Oggi si dibatte sul suo progetto, sempre attuale, di Grande Riforma, sulla sua idea di un regionalismo moderno. La suggestione, le posso dire, della macroregione del Sud nasce da quella capacità di lettura, da quella esigenza di modernizzazione dell’impianto statale».

Ha senso ad oggi un doppio partito socialista?

«I riformisti hanno il dovere di guardare avanti, di anticipare i cambiamenti. Riproporre idee vecchie non ha senso. Serve una politica riformista, serve il coraggio di cambiare. Non mi appassiona il dibattito sul contenitore elettorale, preferisco quello sui contenuti. Serve rilanciare il progetto della Grande Riforma, lavorare alla centralità dell’Italia nel Mediterraneo, costruire politiche capaci di tutelare i lavoratori ed i nuovi lavori. Noi siamo i figli dello Statuto dei lavoratori, oggi abbiamo il compito di unire al ricordo, alla rivendicazione, un progetto. Abbiamo un senso se costruiamo nuove tutele per chi le tutele non le ha. Dalla parte dei più deboli e senza soffocare il dinamismo delle imprese. Insomma immagino una versione 4.0 dei ‘Bisogni e Meriti’»

Tangentopoli, anche a Salerno, ha cambiato il corso della storia, come giudica quella stagione?

«All’inizio degli anni novanta il peso dei partiti era cresciuto enormemente, nella società ed in tutto il Paese avevano preso troppo spazio ed erano presenti anche fenomeni degenerativi. Fu un errore però cavalcare le vicende con un uso politico. Fu spazzata via una intera classe dirigente che aveva fatto dell’Italia la quinta potenza mondiale e furono decapitati interi gruppi dirigenti che, sui territori, erano esempi di buon governo. A Salerno pagò un prezzo altissimo Vincenzo Giordano e non fu l’unico, ricordo anche il mio amico Aniello Salzano, lo stesso Salvatore Aversano. Hanno pagato, ripeto, un prezzo altissimo e nessuno di loro lo meritava. Amministratori seri, tutti assolti dalla stessa magistratura».

Vincenzo Giordano a Salerno meriterebbe qualche riconoscimento più concreto?

«A Salerno Vincenzo Giordano fu la sintesi di una grande squadra che avviò la trasformazione della città. Le grandi opere partirono con il Sindaco galantuomo, Salerno diventò una città ancora più moderna. Credo che l’Amministrazione lo debba ricordare con più coraggio, senza paure. Bisogna superare la stagione dell’oblio e le prepotenze di chi ha interesse ad oscurare la storia. Insomma, anche a Salerno pagine di verità non sono più rinviabili».




Aggravi per 5 milioni di euro Sanità campana sotto inchiesta

Andrea Pellegrino

La sanità campana è costata circa 5 milioni di euro in più. La Procura regionale della Corte dei Conti ha notificato dodici citazioni a dirigenti di aziende sanitarie ospedaliere e universitarie campane per la mancata attuazione della spending review ai tempi del governo Monti. Nel mirino del vice procuratore generale Francesco Vitiello sono finiti anche gli ex vertici dell’Azienda sanitaria locale di Salerno e dell’azienda ospedaliera “Ruggi d’Aragona”. Dalle indagini sarebbe emerso un maggiore esborso da parte di varie Aziende sanitarie della Campania di somme pari a 4.881.378 euro a seguito del mancato conseguimento della riduzione della spesa di competenza rispetto agli obiettivi stabiliti dal legislatore per attuare la cosiddetta “spending review”. Le indagini, condotte dal vice procuratore generale Francesco Vitiello e avviate a seguito della rilevazione di alcune spese anomale presenti nei bilanci della Regione, hanno consentito di rilevare che, nonostante l’esistenza di un obbligo di riduzione del 5 per cento della spesa al fine di razionalizzare le risorse in ambito sanitario e di conseguire una riduzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi, le strutture pubbliche sottoposte a controllo “non hanno provveduto ad adempiere puntualmente a tale incombenza producendo un ingiustificato e illegittimo aggravio di spesa per le casse dell’ente regionale pari a quasi 5 milioni di euro”. I finanzieri della compagnia di Nola hanno analizzato i bilanci di dodici strutture pubbliche campane: Asl Avellino, Asl Benevento, Asl Caserta, Asl Napoli 2 Nord, Asl Napoli 3 Sud, Asl Salerno, Azienda ospedaliera dei Colli, Azienda ospedaliero-universitaria Seconda Università (ex Sun) ora “Luigi Vanvitelli”, l’Irccs Pascale, Azienda ospedaliera Moscati, Azienda ospedaliera Rummo, Azienda ospedaliera Ruggi di Salerno. Nel corso degli accertamenti è stata ricostruita l’intera procedura amministrativo-contabile adottata dalla Regione Campania e dalle singole direzioni sanitarie e ospedaliere per giungere alla riduzione delle spese di competenza rilevandosi “la colposa insufficienza dell’attività posta in essere a tal fine che ha subito significativi incrementi solo dopo l’avvio delle attività istruttorie della Procura contabile”. Le citazioni coinvolgono i singoli direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi e i referenti responsabili dell’attuazione del decreto legislativo 95/12.

I COINVOLTI

Ma l’indagine è più vasta ed è partita da una informativa del 4 dicembre del 2015 e arrivata alla Procura della Corte dei Conti pochi mesi dopo quella che ha travolto quindicitra Asl e ospedali della regione per uno spreco che di oltre 4,8 milioni di euro. Sono 44 complessivamente le persone coinvolte dopo il lavoro dei finanzieri di Nola nell’azione della procura contabile che ritiene responsabili della mancata applicazione della ‘spending review’ gli ex manager che hanno ricoperto i ruoli di direttori sanitari, amministrativi e generale delle aziende controllate. Per gli ex vertici di aziende sono stati considerati vari livelli di responsabilità in base alla “tempestivita’, alla diligenza e all’impegno nel dare attuazione alle riduzioni dei costi” previsti dalla legge e mai applicati. Per l’azienda sanitaria dei Colli che raggruppa gli ospedali Monaldi, Cotugno e Cto, le indagini sono state svolte sul direttore generale Antonio Giordano (che è stato anche dg dell’azienda sanitaria locale di Salerno), l’ex direttore sanitario Nicola Silvestrini, e sul direttore amministrativo Antonella Tropiano (che ha ricoperto lo stesso ruolo a Salerno durante il mandato di Giordano). Per il “Pascale” indagini su Tonino Pedicini e Loredana Cici in qualità di direttori generali, su Sergio Lodato come direttore sanitario. Ci sono, inoltre, gli ex direttori generali dell’Asl Napoli 2, Giuseppe Ferrara e Asl Napoli 3, Maurizio D’Amora al quale è succeduto Salvatore Panaro. I direttori sanitari Gaetano Danzi e Giuseppe Russo. Nel mirino della Procura della Corte dei Conti, infine, la gestione Squillante all’Asl di via Nizza e quelle Lenzi e Viggiani al “Ruggi d’Aragona”.




La Merkel sulla strada delle fritture. C’è la sua consulente

Il sindaco delle “fritture di pesce” contro la consulente economica della Cdu, il partito della cancelliera tedesca Angela Merkel. E’ questa la sfida che si profila, nel collegio uninominale per la Camera, ad Agropoli: Franco Alfieri per il Partito democratico e Alessia D’Alessandro per il Movimento Cinque Stelle. La D’Alessandro, fanno sapere dal Movimento, è nata ad Agropoli, città che ha lasciato cinque anni fa per trasferirsi in Germania, dove ha completato gli studi. E’ rimasta a Berlino e lavora al Wirtschaftsrat, il consiglio economico della Cdu, il partito di Angela Merkel. Così, in vista del prossimo 4 marzo, Alessia D’Alessandro tornerà nella natìa Agropoli per sfidare – nel collegio maggioritario – l’esponente del centrodestra, la docente di procedura penale presso l’Università Tor Vergata di Roma, Marzia Ferraioli, e colui che, ormai, è conosciuto come il “re delle fritture”, l’ex primo cittadino di Agropoli, Franco Alfieri, così definito dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nel corso della campagna referendaria del 2016. Attualmente, Alfieri – che è riuscito a spuntare la candidatura, nonostante numerose resistenze – è capo della segreteria politica e consigliere all’agricoltura del governatore. Ed ora lancia l’appello a tutti: «Non parlatemi più di fritture. La politica è una cosa seria, e io sono una persona seria». «La mia sarà una campagna elettorale vecchia maniera – continua Alfieri, attualmente consigliere del presidente della Regione Campania per l’Agricoltura, le Foreste, la Caccia e la Pesca – Scenderò in strada, tra la gente, ascolterò i problemi guardando le persone negli occhi. Sarà una campagna elettorale vecchia maniera anche perché rispetterò gli avversari. Non sarà una campagna elettorale sguaiata, non è nel mio costume». «Non sarà affatto una passeggiata. – conclude Alfieri – Il collegio uninominale Agropoli, Cilento, Vallo di Diano e Alburni nelle scorse tornate è stato appannaggio del centro-destra. Mi auguro che stavolta la cose possano cambiare».Alfieri è pronto a dar inizio alla campagna elettorale per spuntarla nel suo collegio.

 




La sfortuna di esere nato in Campania. La storia di Cormine Giordano

NOCERA INFERIORE. Affetto da un malattia rara genetica ed invalidante e beffato dalle istituzioni. Continua, ormai da tre anni, la battaglia, anzi il calvario di Carmine Giordano, 46enne nocerino, ex ristoratore ed ex commerciante.
Attualmente, Giordano è discoccupato da oltre 70 mesi e non riceve alcun indennizzo. Per lui, lo Stato è fantasma. «Sono affetto da Pseudoxantoma elastico, malattia che mineralizza e frammenta le arterie, causando ripercursioni sui principali organi vitali -ricorda Giordano-. Sono a rischio di diventare cieco, ho problemi cardiovascolari con zoppicamento dovuto all’occlusione delle aorte femorali. La mia vita è orami condannata all’inferno. Senza soldi, senza lavoro, senza un aiuto economico da parte delle istituzioni. Sono costretto a migrare al Nord per curarmi, in quanto al Sud gli ospedali sono carenti di macchinari all’avanguardia, a partire dalla diagnostica di questa malattia. In Italia ci sono circa 300 casi del genere. Dovevo essere fortunato, nella sfortuna, a nascere  in Toscana o in Emilia Romagna o al massimo al in Lombardia. Sono campano e quindi condannato a prescindere».
Giordano si rivolge direttamente al govertarore della Camp’ania, Vincenzo De Luca:: «De Luca aveva promesso di battersi per una sanità in Campania che fosse all’altezza delle altre regioni. Finora non abbiamo visto niente, specie per noi ammalati di una patologia rara. Per ora, non c’è cura per questa malattia. La Regione, però, dovrebbe garantire almeno una diagnostica moderna ed efficiente. I macchinari di cui necessitano le persone come me sono quelle che si utilizzano in oculistica e in cardiologia, quindi, la spesa per il loro acquisto sarebbe utile ad una vastissima platea di pazienti e non solo a quelli come me».
Giordano, però, non vuole vivere di elemosina ma vuole un lavoro compatibile con la sua disabilità.
E’ così difficle, ad esempio, trovare un posto a Pompei, come anche custode o portinaio negli scavi? Bidello in una scuola? Usciere in qualche struttura pubblica o privata? Eppure esistono i posti assegnati alle categorie protette a cui Giordano può ambire con il 46% di invalidità.




Nocera Inferiore. La sfortuna di essere nato in Campania. La storia di Carmine Giordano

NOCERA INFERIORE. Affetto da un malattia rara genetica ed invalidante e beffato dalle istituzioni. Continua, ormai da tre anni, la battaglia, anzi il calvario di Carmine Giordano, 46enne nocerino, ex ristoratore ed ex commerciante.
Attualmente, Giordano è discoccupato da oltre 70 mesi e non riceve alcun indennizzo. Per lui, lo Stato è fantasma. «Sono affetto da Pseudoxantoma elastico, malattia che mineralizza e frammenta le arterie, causando ripercursioni sui principali organi vitali -ricorda Giordano-. Sono a rischio di diventare cieco, ho problemi cardiovascolari con zoppicamento dovuto all’occlusione delle aorte femorali. La mia vita è orami condannata all’inferno. Senza soldi, senza lavoro, senza un aiuto economico da parte delle istituzioni. Sono costretto a migrare al Nord per curarmi, in quanto al Sud gli ospedali sono carenti di macchinari all’avanguardia, a partire dalla diagnostica di questa malattia. In Italia ci sono circa 300 casi del genere. Dovevo essere fortunato, nella sfortuna, a nascere  in Toscana o in Emilia Romagna o al massimo al in Lombardia. Sono campano e quindi condannato a prescindere».
Giordano si rivolge direttamente al govertarore della Camp’ania, Vincenzo De Luca:: «De Luca aveva promesso di battersi per una sanità in Campania che fosse all’altezza delle altre regioni. Finora non abbiamo visto niente, specie per noi ammalati di una patologia rara. Per ora, non c’è cura per questa malattia. La Regione, però, dovrebbe garantire almeno una diagnostica moderna ed efficiente. I macchinari di cui necessitano le persone come me sono quelle che si utilizzano in oculistica e in cardiologia, quindi, la spesa per il loro acquisto sarebbe utile ad una vastissima platea di pazienti e non solo a quelli come me».
Giordano, però, non vuole vivere di elemosina ma vuole un lavoro compatibile con la sua disabilità.
E’ così difficle, ad esempio, trovare un posto a Pompei, come anche custode o portinaio negli scavi? Bidello in una scuola? Usciere in qualche struttura pubblica o privata? Eppure esistono i posti assegnati alle categorie protette a cui Giordano può ambire con il 46% di invalidità.




Nocera. La sfortuna di essere nato in Campania. La storia del nocerino Carmine Giordano

NOCERA INFERIORE. Affetto da un malattia rara genetica ed invalidante e beffato dalle istituzioni. Continua, ormai da tre anni, la battaglia, anzi il calvario di Carmine Giordano, 46enne nocerino, ex ristoratore ed ex commerciante.
Attualmente, Giordano è discoccupato da oltre 70 mesi e non riceve alcun indennizzo. Per lui, lo Stato è fantasma. «Sono affetto da Pseudoxantoma elastico, malattia che mineralizza e frammenta le arterie, causando ripercursioni sui principali organi vitali -ricorda Giordano-. Sono a rischio di diventare cieco, ho problemi cardiovascolari con zoppicamento dovuto all’occlusione delle aorte femorali. La mia vita è orami condannata all’inferno. Senza soldi, senza lavoro, senza un aiuto economico da parte delle istituzioni. Sono costretto a migrare al Nord per curarmi, in quanto al Sud gli ospedali sono carenti di macchinari all’avanguardia, a partire dalla diagnostica di questa malattia. In Italia ci sono circa 300 casi del genere. Dovevo essere fortunato, nella sfortuna, a nascere  in Toscana o in Emilia Romagna o al massimo al in Lombardia. Sono campano e quindi condannato a prescindere».
Giordano si rivolge direttamente al govertarore della Camp’ania, Vincenzo De Luca:: «De Luca aveva promesso di battersi per una sanità in Campania che fosse all’altezza delle altre regioni. Finora non abbiamo visto niente, specie per noi ammalati di una patologia rara. Per ora, non c’è cura per questa malattia. La Regione, però, dovrebbe garantire almeno una diagnostica moderna ed efficiente. I macchinari di cui necessitano le persone come me sono quelle che si utilizzano in oculistica e in cardiologia, quindi, la spesa per il loro acquisto sarebbe utile ad una vastissima platea di pazienti e non solo a quelli come me».
Giordano, però, non vuole vivere di elemosina ma vuole un lavoro compatibile con la sua disabilità.
E’ così difficle, ad esempio, trovare un posto a Pompei, come anche custode o portinaio negli scavi? Bidello in una scuola? Usciere in qualche struttura pubblica o privata? Eppure esistono i posti assegnati alle categorie protette a cui Giordano può ambire con il 46% di invalidità.




Rapine: finiscono in carcere il figlio del boss Pignataro, il cugino e un altro giovane

NOCERA.  Il 14 novembre scorso avrebbero rapinato il bar “Coffi Caffè” di circa mille euro e il giorno dopo, sempre a Nocera Superiore, avrebbero  svaligiato il centro scommesse “Agrobet”, per un valore di circa 2.500 euro. Finiscono in carcere, dopo essere stati agli arresti domiciliari, tre giovani nocerini finiti agli onori della cronaca due valte lo scorso anno.A “Fuorni” sono finiti il figlio del boss Antonio Pignataro (che partecipò all’omicidio della piccola Simonetta Lamberti), il 24enne  Alessandro assime al cugino di quest’ultimo Adriano Di Cicco e al 30enne Gennaro Giordano tutti residenti a Piedimonte , quartiere di Nocera Inferiore. Ad arrestarli i carabinieri della sezione investigativa del reparto territoriele nocerino che hanno analizzato i filmati dei sistemi di videosorveglianza e sottoposti a sequestro indumenti e scarpe utilizzati dagli arrestati per la commissione dei delitti in argomento, oltre alle armi ed al materiale per il travisamento rinvenuti in occasione dell’arresto di questi stessi tre il 16 novembre scorso. A dirigere le indagini il pm Elena Cioncada.
Il 16 novembre scorso, i tre furono sorpresi  lungo via Nazionale tra Cava de’ Tirreni e Nocera Superiore. notarono una Renault New Twingo di colore nero con le targhe contraffatte da nastro isolante che ne rendeva praticamente impossibile l’identificazione. fermata l’auto, i carabinieri rinvennero nel veicolo tre pistole clandestine con colpo in canna, nonché due passamontagna e alcuni guanti.
Alessandro Pignataro e Adriano Di Cicco erano stati arrestatii pochie settimane fa a Battipaglia per furto di pnesumatici da un’auto, assieme ad un terzo giovane del quartiere Piedimonte di Nocera Inferiore.




Cava/Nocera. In auto con armi e passamontagna. Tre arresti: tra loro il figlio del boss

CAVA DE’ TIRRENI / NOCERA INFERIORE. Armi e passamontagna ritrovati dai carabinieri domenica sera: fra i tre giovani arrestati di nuovo in manette il figlio del boss Antonio Pignataro (che partecipò all’omicidio della piccola Simonetta Lamberti), il 23enne Alessandro assime al cugino di quest’ultimo ed ad un altro giovane. L’operazione dei militari si è svolta dunque l’altra sera e ad entrare in azione sono stati i carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore  nel quadro dei consueti servizi di controllo del territorio. Gli operanti hanno sorpresoi  tre che si aggiravano a bordo della loro autovettura lungo la via Nazionale tra i comuni di Cava de’ Tirreni e Nocera Superiore. I militari della Sezione Operativa, che da giorni stavano effettuando dei pattugliamenti straordinari in quelle zone per prevenire le rapine in danno di esercizi commerciali (tabaccherie, agenzie di scommesse), hanno notato in particolare una Renault New Twingo di colore nero con le targhe contraffatte da nastro isolante che ne rendeva praticamente impossibile l’identificazione. Viste le continue inversioni di marcia effettuate dal veicolo in prossimità di via XXV Luglio di Cava de’ Tirreni, tutto lasciava presagire che gli occupanti volessero commettere qualche malefatta. Il pronto intervento della pattuglia consentiva di fermare i tre uomini e di rinvenire nel veicolo tre pistole clandestine con colpo in canna, nonché due passamontagna e alcuni guanti. Quanto rinvenuto ha consentito l’arresto dei 23enni cugini Alessandro Pignataro e Adriano Di Cicco e del 29enne Gennaro Giordano tutti residenti a Nocera Inferiore. Per loro sono quindi scattate le manette con l’accusa di porto illegale di armi alterate e clandestine e di munizioni. Gli stessi sono stati associati al carcere di Salerno, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Alessandro Pignataro e Adriano Di Cicco erano stati arrestatii pochi giorni fa a Battipaglia per furto di pnesumatici da un’auto, assieme ad un terzo giovane del quartiere Piedimonte di Nocera Inferiore.

Gennaro Giordano

Gennaro Giordano

Alessandro Pignataro

Alessandro Pignataro

 Adriano di Cicco

Adriano di Cicco




Nocera Inferiore. M5S contro Giancarlo Giordano

NOCERA INFERIORE. I cinque stelle contro il geometra del Genio Civile Giancarlo Giordano di Nocera Inferiore  (nella foto) , più volte consigliere comunale, schierato a favore del Grande progetto Sarno e, negli ultimi mesi, più volte intervistato da una emettitente televisva sui vari cantieri per le emergenze del fiume Sarno. « Non abbiamo proposto di soluzione del problema del Sarno l’estensione del letto fluviale da Solofra a Castellammare, come pur  il volerci far passare contro le vasche di laminazione in generale. Il M5S in ogni caso, pur se appoggia le battaglie dei comitati Gente del Sarno e No Vasche, non va automaticamente assimilato ad essi nei singoli dettagli ma sulle priorità: in tal senso quanto espresso sempre dagli attivisti è stato e resta incentrato sul rifacimento strutturale degli argini (non solo meri rattoppi discutibili) e opere complementari come la manutenzione ordinaria, il dragaggio, la pulizia in genere e di non fare ulteriori danni quando si opera d’urgenza …  abbiamo richiamato in precedenza, e lo rifaremo quando occorrerà, anche il Consorzio di Bonifica e l’ente Regione Campania, non solo il Genio Civile alle loro rispettive responsabilità, che però vanno distinte per livelli e momenti. Ben vengano i chiarimenti sulle competenze, noi ci informiamo, ma esistono leggi volutamente contorte di ardua interpretazione, frutto di decenni di quella classe politica di cui lo stesso Giordano è stato parte e da cui oggi, annotiamo , prende improvvisamente le distanze».
I cinque stelle aggiungono: «Lo stesso sindaco Torquato è apparso finora il primo a invocare precisazioni, smettendola con questi scaricabarile su chi doveva e poteva fare ciò che era dovuto. Ma non siamo così disinformati e inesperti da non sapere o capire che il Genio Civile sia il braccio e non la mente. Risponde alla Regione Campania certo è ovvio, ma a maggior ragione ci viene da chiedere perché Giordano, in qualità di funzionario tecnico in Somma Urgenza, vedendo messa in dubbio la propria professionalità (a tal proposito deve ancora chiarire perché i lavori di emergenza agli argini nel 2012 si sono rivelati inadeguati), e da libero cittadino solidale con gli alluvionati (se si ritiene tale), non ha denunciato le lacune politico-amministrative del governo regionale su quanto deciso di fare / non fare sugli argini e le bonifiche? Prescindendo, così, da chi avesse il compito della fase esecutiva relativa agli interventi ordinari e/o a lungo termine. Si impegna solo a difendere la scelta della stessa regione Campania di fare la vasche di laminazione oltre che a Montoro e Fisciano anche a Nocera, dove resta il problema di una contaminazione delle falde, ma non suggerisce, a chi di dovere, che le acque si devono raccogliere laddove cadono, adattando i luoghi ed adottando soluzioni che oramai in Europa sono lo standard per la prevenzione del rischio idrogeologico: water plaza, pavimentazioni assorbenti, tetti verdi, invasi di contenimento delle acque sotto le strade e le nuove costruzioni, orti diffusi in città, piantumazione nei centri cittadini«
I pentastellati sottolienano che «Non serve che (Giordano)  chiarisca a noi di non aver ruoli esecutivi nel nascente Comitato Pro-Vasche … perché di fatto che con le sue uscite televisive lo ha praticamente battezzato e promosso all’indomani dell’evento alluvionale. Risulta, poi, alquanto singolare notare che sia così deciso e convinto riguardo le Vasche, pur reputando il comitato pro-vasche attendo verso il disinquinamento,  il glissare completamente questo tema nelle sue esternazioni tecniche, snobbando il parere di professori che qualcosa più di tutti noi sapranno per conoscenze idrogeologiche e nocività delle sostanze che vengono sversate lungo le aste fluviali. Le vasche a noi ci starebbero anche bene, purché distribuite a monte (alle pendici dei monti in particolare), di dimensioni sostenibili, e che raccolgano solo acque meteoriche e torrentizie, cosa che non è stata nemmeno pensata sull’altro versante della nostra città (Montalbino / San Pantaleone), che pur vede scendere a valle una grande quantità d’acqua che provoca grossi disagi al centro città! Sarà da tutto ciò che molti, non solo noi, evinciamo il pericolo di conflittualità, forse dovute ad un’operazione fatta per accordi politici e non perdere quei soldi?




Pagani. Le ha sfondato il cranio con 20 colpi, ma non ricorda nulla dell’omicidio

PAGANI. Non ricorda nulla di quel momento, ma solo di essere uscito di casa dopo aver acceso la televisione alla madre. Questo quanto dichiara al giudice che lo interroga il 52enne Aniello Giordano che, lunedì mattina, ha ucciso l’85enne madre Anna De Martino. E, invece, come risulta dall’autopsia le avrebbe sferrato 15-20 colpi con un piede della rete metallica sulla testa della povera donna, fracassandole il cranio.

Ieri mattina, si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto di Giordano. Al Gip Paolo Valiante che lo interrogava, alla presenza del pm Roberto Lenza e dell’avvocato Bonaventura Carrara, Giordano ha raccontato cose un po’ sconclusionate non ricordando nulla dell’omicidio in sé ne di aver avvertito la sorella di quanto aveva fatto né di averlo detto ad altri. Il 52enne  presunto matricida ricorda solo di aver acceso la tv alla madre e di esser uscito per la solita passeggiata. Sofferente di schizofrenia e in cura al centro di igiene mentale di Pagani, Giordano è rimasto in carcere a Salerno anche perché, se ce ne fosse bisogno, la struttura ha a disposizione un

PAGANI. Non ricorda nulla di quel momento, ma solo di essere uscito di casa dopo aver acceso la televisione alla madre. Questo quanto dichiara al giudice che lo interroga il 52enne Aniello Giordano che, lunedì mattina, ha ucciso l’85enne madre Anna De Martino. E, invece, come risulta dall’autopsia le avrebbe sferrato 15-20 colpi con un piede della rete metallica sulla testa della povera donna, fracassandole il cranio.

Ieri mattina, si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto di Giordano. Al Gip Paolo Valiante che lo interrogava, alla presenza del pm Roberto Lenza e dell’avvocato Bonaventura Carrara, Giordano ha raccontato cose un po’ sconclusionate non ricordando nulla dell’omicidio in sé ne di aver avvertito la sorella di quanto aveva fatto né di averlo detto ad altri. Il 52enne  presunto matricida ricorda solo di aver acceso la tv alla madre e di esser uscito per la solita passeggiata. Sofferente di schizofrenia e in cura al centro di igiene mentale di Pagani, Giordano è rimasto in carcere a Salerno anche perché, se ce ne fosse bisogno, la struttura ha a disposizione un servizio di igiene mentale.

L’uomo è indagato per omicidio aggravato dal rapporto di parentela, dalla crudeltà nell’azione e per aver colpito una persona anziana che aveva difficoltà a difendersi.

Il Gip ha ritenuto le accuse giuste, al momento, e si è soffermato in particolare sulla malvagità dell’azione.

Malvagità che è emersa con l’autopsia. II cranio di Anna De Martino è stato colpito con 15 -20 colpi, mentre era seduta su una sedia di plastica. Probabilmente non ha avuto nemmeno la forza di difendersi e non si esclude che non si sia accorta nemmeno dell’aggressione. E’ morta mentre veniva colpita nella abitazione di via Striano a Pagani e dal figlio convivente che avrebbe continuato anche a mamma morta. Una malvagità compatibile, eventualmente, con un raptus.

Nulla si sa del movente ma probabilmente si tratterebbe di un rimprovero o più rimproveri impartiti dalla madre al figlio.

Gianfranco Pecoraro

servizio di igiene mentale.

L’uomo è indagato per omicidio aggravato dal rapporto di parentela, dalla crudeltà nell’azione e per aver colpito una persona anziana che aveva difficoltà a difendersi.

Il Gip ha ritenuto le accuse giuste, al momento, e si è soffermato in particolare sulla malvagità dell’azione.

Malvagità che è emersa con l’autopsia. II cranio di Anna De Martino è stato colpito con 15 -20 colpi, mentre era seduta su una sedia di plastica. Probabilmente non ha avuto nemmeno la forza di difendersi e non si esclude che non si sia accorta nemmeno dell’aggressione. E’ morta mentre veniva colpita nella abitazione di via Striano a Pagani e dal figlio convivente che avrebbe continuato anche a mamma morta. Una malvagità compatibile, eventualmente, con un raptus.

Nulla si sa del movente ma probabilmente si tratterebbe di un rimprovero o più rimproveri impartiti dalla madre al figlio.

Gianfranco Pecoraro