Ciro Barba: quei rapporti coi fratelli Esposito, Battipaglia e Buonfiglio

di Andrea Pellegrino

Cinque società sequestrate: la Italian Food; la Green Profit Tuscany; la Global Food; la Bio Toscana e la Cava Parcheggi, oltre a somme in denaro, una macchina e un terreno. Patrimonio che, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore, sarebbe riconducibile a Ciro Barba. Con l’imprenditore nocerino (difeso dall’avvocato Giovanni Falci), sono indagati la moglie Felicia Silvestri, assistita dal professore Sergio Perongini; Walter e Giorgio Buonfiglio; Tullio Pagliaro; Santolo e Domenico Battipaglia; Gerardo Luciano; Lara Macelloni ed Enrico Esposito. Tutti accusati, in concorso, di trasferimento fraudolento di valori. Per il giudice, Barba è il gestore di fatto delle società e si è avvalso di prestanome a cui intestarle formalmente. Ha continuato a eseguire investimenti avvalendosi di terzi soggetti sia per l’esecuzione che per la ricezione di pagamenti, per l’ordinazione di forniture e per tutte le mansioni e le commissioni legate alle attività. Nel corso delle indagini, è emerso che Barba, pur dichiarando redditi da lavoro dipendente, organizzava e presenziava ad appuntamenti con fornitori, imprenditori, consulenti e professionisti: di fatto, era considerato da tutti il referente di società intestate, però, ad altri (alcuni, come nel caso di Ciro Eboli – intestatario delle quote della Global Food – senza alcuna precedente esperienza nel settore). L’intestazione formale delle società – secondo il gip Gustavo Danise – non costituisce necessariamente reato in sé ma ha costituito, nel caso di specie, il mezzo con cui Ciro Barba ha fatto ricorso al fine di eludere probabilimaure di prevenzione patrimoniale. IL BINGO DEGLI ESPOSITO. E’ qui il nesso tra Barba, gli Esposito, la Esa e Piazza della Libertà. La Procura ricostruisce tutti i passaggi societari ed il trasferimento di alcune quote societarie delle Sig alla moglie di Ciro Barba. Quote prese da Gilberto Belcore, figura chiave della Esa Costruzioni, coinvolto nelle varie inchieste che hanno riguardato Piazza della Libertà a Salerno. I LEGAMI CON I BATTIPAGLIA. Alcuni box – garage in piazza della Concordia ma anche appartamenti a Parco Arbostella. Dalle telefonate emerge il legame di Barba con i fratelli Battipaglia, a cui fanno riferimento la ditta “Costruzioni generali Battipaglia” e la ditta “Cava parcheggi srl”. Nel 2014 la proposta di costruire un garage interrato su tre livelli nei pressi di piazza della Concordia. Un lavoro da 14 milioni di euro. Ma non è l’unica proposta: sulla scrivania Barba arriva anche la proposta di permuta di più di 100 appartamenti in zona Arbostella. I FRATELLI BUONFIGLIO. Walter e Giorgio Buonfiglio erano i titolari delle società Biotoscana srl e Global Food ssrl e trovarono, nel 2012, in Ciro Barba l’uomo giusto al quale chiedere un intervento per risollevarsi dalle difficoltà di carattere finanziario: il compito di Barba avrebbe dovuto essere quello di interfacciarsi con i fornitori, garantendo loro l’adempimento dei pagamenti pregressi rimasti insoluti e sbloccando, in tal modo, le forniture. Quello fu, di fatto, l’inizio di una proficua collaborazione economica e imprenditoriale che, nei fatti, portò Barba a gestire le loro società e a disporre, in un secondo momento, delle relative quote.




Crollo:2 condanne e 7assoluzioni

Pina Ferro

Sette assoluzioni, due condanne e dissequestro del cantiere. Si è concluso così il procedimemto giudiziario per il crollo verificatosi nella costruenda Piazza delle Libertà. Il giudice monocratico Marilena Albarano ha condannato a due mesi e venti giorni di reclusione Antonio Ragusa, presidente della commissione di collaudo dal 18 settembre 2009 al 7 ottobre 2010 e Massimo Della Casa collaudatore delle strutture. Sono stati assolti da tutte le accuse Marta Santoro, direttore dei lavori dal 2012; Armando Esposito, Enrico Esposito e Gilberto Belcore rispettivamente legale rappresentante e direttore tecnico della Esa Costruzioni, impresa (in liquidazione) di Nocera Inferiore, il cui contratto è stato risolto dal Comune all’indomani di una interdittiva antimafia (nel procedimento penale in oggetto, il consulente della Esa costruzione è stato l’ingegnere Sergio De Martino che ha effettuato le prove sui materiali); Paolo Baia, direttore dei lavori fino al 2012 Sergio Delle Femmine direttore operativo della struttura e Lorenzo Criscuolo all’epoca dirigente comunale e Rup. Contestualmente il giudice monocratico Albarano ha disposto il dissequestro e la restituzione al Comune di Salerno dell’opera che era stata sottoposta a sequestro il 3 dicembre del 2013. Il pubblico Ministero al termine della requisitoria aveva chiesto la condanna a sei mesi di reclusione per ciascun imputato. Al termine della lettura della sentenza Esposito è scoppiato in lacrime. Troppa la tensione che era stata accumulata nell’attesa. Un pianto liberatorio. Fondamentale l’intervento dell’avocato Michele Tedesco (difendeva il Delle Femine) che ha sottolineato come la costituzione del Comune di parte Civile nel procedimento penale avrebbe di fatto rallentato il procedimento già incardinato in sede civile in cui l’ente ha chiesto 12 milioni di euro. Una duplicazione inutile che avrebbe potuto arrecare un danno enorme alle casse del Comune. Se non avesse ritirato la costituzione di parte civile, anche in sede penale il processo civile sarebbe stato sospeso in attesa del giudizio penale. Nel collegio difensivo tra gli altri Michele Tedesco, Giovanni Falci Massimiliano Marotta.