Scafati. Finalmente spuntano i debiti Pip. Decise le misure del piano di rientro

Di Adriano Falanga

Cresce l’importo del disavanzo di amministrazione, che ha costretto Palazzo Mayer a ricorrere al piano di riequilibrio, cercando di scongiurare lo spettro del dissesto. In realtà, a conti e dati fatti, il piano di riequilibrio predisposto dal sovraordinato prefettizio Valentino Antonetti comporta misure di rientro del debito tipiche di quelle imposte da una situazione di dissesto. A mancare è la dichiarazione, sono però presenti debiti e misure restrittive. Da un riaccertamento della situazione contabile, complici anche (come da anni andiamo scrivendo) i debiti emersi (finalmente) dalla mancata partenza dei Pip, il disavanzo sale da 31 a scarsi 33 milioni di euro. Nel totale, i debiti che il Comune di Scafati ha accumulato per espropri non pagati e acconti dagli imprenditori non restituiti, ammontano ad oggi a circa 10,5 milioni di euro. Il 2 maggio in Comune sono state consegnate da parte di un legale, sentenze esecutive relative agli anni 2014-2015-2016, che avevano ad oggetto la condanna del comune di Scafati a di Agro Invest al pagamento di 5 milioni di euro. Secondo il responsabile dell’area Pip, i possibili debiti relativi a sentenze non ancora notificate ammontano a circa 5,5 milioni di euro. Non solo, secondo i tecnici di palazzo Mayer esiste anche la <<concreta possibilità dell’attivazione di un contenzioso da parte dell’Agenzia per lo Sviluppo del sistema Territoriale della Valle del Sarno (Ex Agroinvest) in quanto ha agito in nome e per conto del Comune di Scafati, che è lo stesso beneficiario dell’attività svolta, oltre ad essere diventato proprietario dei terreni espropriati>>, oltre il danno anche la beffa quindi. Un probabile contenzioso stimato in circa 685 mila euro, che viene iscritto al fondo passività potenziali. La situazione debitoria del Comune di Scafati relativa ai contenziosi Pip viene denunciata da Cronache da almeno due anni. Cifre però mai iscritte a bilancio e mai divulgate. Oggi viene presentato il conto, e a pagarlo saranno gli scafatesi, che non solo non avranno l’area industriale (o meglio, resta la sola Helios) ma dovranno anche pagare i debiti contratti e i contenziosi derivanti. Secondo l’ex sindaco Pasquale Aliberti, la colpa affonda nelle amministrazioni passate. <<Le attuali responsabilità sarebbero comunque di chi ha voluto il Pip e non paga la Tarsu: è chiaro alla opposizione?>> scrive Aliberti in rete, che poi svela <<era fine gennaio quando il Capo Ufficio Ragioneria (Giacomo Cacchione, ndr) scriveva al commissario “…risulta un saldo di cassa pari a zero, nonostante il mancato incasso della Tari e ulteriori crediti che vantiamo dalla Regione. Una situazione finanziaria di gran lunga migliore degli anni passati che addirittura ci consente di rientrare dal deficit strutturale. Unica nota negativa il mancato pagamento degli espropri del PIP”>>. E così, dal deficit strutturale del 2015 siamo arrivati al disavanzo di amministrazione. <<I problemi restano due: mancato pagamento degli espropri fatti dalla sinistra più di dieci anni fa e mancato incasso dei ruoli Tarsu che addirittura non sono stati mai pagati neppure da un consigliere comunale – prosegue Aliberti – Dalla relazione di gennaio ad oggi cosa è successo nell’ufficio Ragioneria? A chi giova tutto questo?>>. L’ex primo cittadino promette un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Finanze.

LE MISURE PREVISTE DAL PIANO DI RIENTRO

1-triadeL’art. 188 del decreto legislativo n. 267 del 2000 indica le azioni che gli enti locali devono intraprendere per fronteggiare una situazione di per sé negativa che impone quindi immediatamente il ripristino del pareggio finanziario. Per il ripristino o ripiano è possibile: l’utilizzo, per l’anno in corso e per i 2 successivi, di tutte le entrate e le disponibilità, ad eccezione di quelle provenienti dall’assunzione di prestiti e di quelle aventi specifica destinazione per legge; l’utilizzo dei proventi derivanti da alienazione dei beni patrimoniali disponibili. In presenza di disavanzo d’amministrazione ogni risorsa deve essere impiegata nell’operazione di risanamento, tant’è che la legge stabilisce il divieto assoluto di assumere impegni di spesa e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge (sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi) per cui ogni atto adottato in difformità dalla prescrizione è da ritenersi nullo. Solo dopo l’adozione del provvedimento di ripiano del disavanzo d’amministrazione il divieto viene meno. La commissione, sotto la supervisione e parere positivo del dottor Valentino Antonetti, sovraordinato dalla Prefettura di Salerno a tutela dei conti dell’Ente, ha già approvato e predisposto la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Palazzo Mayer è chiamato a ridurre le spese per il personale, attraverso l’eliminazione dei fondi per il finanziamento dei salari accessori. Entro tre anni dovrà ridurre di almeno il 10% la spesa per l’acquisto di beni e prestazioni servizi (ad esclusione di quelli essenziali, come illuminazione e raccolta rifiuti). Entro cinque anni dovrà ridurre di almeno un 25% per la spesa per i trasferimenti. Blocco dell’indebitamento, niente stipula di mutui quindi. Per gli scafatesi continuano i tempi di vacche magre. La cinghia è sempre più stretta.

PRELIEVO TRIBUTARIO PRO CAPITE DI 548 euro

2-tasseResta stabile la spesa corrente, come è stabile anche l’importo (comunque alto) che ogni singolo scafatese paga in media di tributi. Secondo la relazione presentata dall’Area finanziaria guidata dal dottor Giacomo Cacchione, resta stabile l’indice della spesa corrente pro capite, dai 1.025 euro del 2014, passando per gli 802 del 2015, si arriva nel 2016 a 772 euro. La spesa corrente è la spesa che l’ente sostiene per l’ordinaria gestione, rapportata al numero di abitanti. Tra le voci troviamo la retribuzione del personale, le indennità di missione, l’acquisto dei beni di consumo per la gestione ordinaria, e le spese per le utenze quali corrente elettrica, acqua. Il costo del personale è di 8,2 milioni di euro, ed incide per il 21% sull’intera voce di spesa corrente. L’indice di pressione tributaria (cioè il prelievo tributario dell’ente sul singolo cittadino) è pari ad euro 548, in leggero aumento rispetto all’anno scorso (543 euro). Un altro dato importante che emerge dagli indicatori finanziari allegati al bilancio, è l’assenza di intervento regionale, o meglio, dalla Regione Campania nel 2016 non sono arrivati trasferimenti, mentre lo Stato centrale ha girato 12,2 milioni di euro (pari al 29,45% del totale delle entrate correnti) pari a 241 euro per ogni cittadino scafatese. Neonati compresi.




Scafati. Declassati 37 dipendenti comunali, il Tar: “graduatoria da rifare”

Di Adriano Falanga

Una brutta tegola si abbatte sulla testa, e soprattutto sulle tasche, di 37 dipendenti comunali di categoria D1. Il ragioniere capo Giacomo Cacchione, applicando una sentenza del Tar del 2015, ha dovuto annullare una precedente graduatoria risalente addirittura al 2003, che aveva “promosso” a categoria superiore i 37 dipendenti. Siamo nel 2003 e l’allora segretario Vittorio Salerno facente funzioni di Direttore Generale, approvava un bando di selezione per soli titoli per effettuare le progressioni verticali di carriera interne, tra cui 37 posti riservati all’area tecnico amministrativa. Siamo in piena campagna elettorale, sindaco uscente Nicola Pesce, gli subentrerà Francesco Bottoni. Presentava domanda anche la dipendente R.E. (ancora in servizio) che però finiva 41°, mancando l’obiettivo. La donna ritenendo fondate le sue ragioni, decide di ricorrere contro la graduatoria. Si finirà davanti al Tar di Salerno, il quale con sentenza 1897/15 stabilirà che <<Il provvedimento impugnato debba essere annullato in conformità con la domanda di parte ricorrente, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti che l’amministrazione riterrà di assumere>> accogliendo di fatto il ricorso. Da qui l’applicazione della sentenza da parte dell’area Risorse Umane, e la nomina di una nuova commissione esaminatrice, dove presidente è lo stesso Cacchione, segretario Annamaria Russo e componenti le dottoresse Anna Sorrentino ed Emma Esposito. Puntuale la polemica dei grillini di Scafati in Movimento: <<I dipendenti che hanno indebitamente percepito compensi superiori, devono restituire il tutto? E chi ha partecipato ad atti amministrativi? Questi sono sempre validi?>>. Poi la stoccata: <<Scafati paga una cattiva amministrazione che parte da lontano, Aliberti è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in termini prettamente politici amministrativi si intende>>

 




Scafati. Ex Copmes: “chiudete quel poltronificio mangiasoldi”

Di Adriano Falanga

La commissione straordinaria tira dritto, e dopo aver azzerato e rinominato il cda dell’Acse (gaffe compresa) questa mattina è il turno della Scafati Sviluppo. Qui la situazione è però totalmente diversa, perché a differenza dell’Acse, la Scafati Sviluppo è una società fantasma, una macchina mangiasoldi che ha prodotto più debiti che capannoni. Nata come società di trasformazione urbana con unico socio il Comune di Scafati, la società ha in proprietà l’area ex Copmes, e come mission la sua riqualificazione industriale. Questa mattina i commissari congederanno con ogni probabilità i vertici aziendali guidati dall’a.d. Mario Ametrano e dal presidente cda Alfonso Di Massa. Entrambi volti noti della politica locale con un passato istituzionale. Dal M5S l’appello a liquidare la società, ritenendo (forse a ragione) che rinnovare il cda sia solo spreco di soldi. Non avendo nessun’altra commessa, non avendo mezzi e dipendenti, non è peccato pensare di eliminare questo pesante carrozzone, oramai parassita delle casse comunali. Domani mattina presso la sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore ci sarà anche la prima udienza per l’istanza di fallimento presentata da un ex revisore dei conti della società, che chiede compensi per circa centomila euro. <<Chiediamo alla triade commissariale che si ripristini la legalità e venga messa in liquidazione questa partecipata. Già il Mef si era espresso negativamente sui bilanci della stessa, ricordiamo che la legge prevede nel caso che le partecipate riportino più bilanci in negativo nell’ultimo triennio, queste vengano eliminate. Si evita che così che possano aggravare il bilancio comunale – spiegano da Scafati in Movimento – La vecchia amministrazione, nonostante le indicazioni del Mef e anche del Collegio dei revisori, che pure aveva segnalato questa incongruenza, aveva fatto orecchie da mercante. C’è la necessità di una netta discontinuità con il modus operandi dell’ex amministrazione Aliberti, altrimenti si andrebbe ad avvalorare e rendere lecito la sua gestione. Ribadiamo la necessità che  la STU sia messa in liquidazione,  ha fallito tutti i suoi obiettivi, di concerto vadano via tutte le posizioni e le spese ad essa legate>>. Perché se da un lato l’Acse è una società con bilanci regolari, operativa e autonoma, la Scafati Sviluppo è ritenuta dai grillini <<come poltronificio>> dell’ex amministrazione. Del resto, ad avvicendarsi, tra collegio sindacale, consulenti e cda, sono per la gran parte ex candidati (o a loro collegati) nelle liste elettorali alibertiane. Lo stato di avanzamento del progetto Ex Copmes è ufficialmente rimasto “congelato” al maggio 2016, quando ci fu la consegna dei nove capannoni del lotto C. Da allora c’è stato un cambio al vertice, dopo le dimissioni del presidente Antonio Mariniello, l’ex sindaco ha voluto sulla sua poltrona un altro volto noto della politica scafatese, Alfonso Di Massa. Tutto è poi caduto nell’oblio.

ex copmes_LenteAlla Scafati Sviluppo si lavora da anni a “pagherò”, accumulando debiti, verso gli amministratori e consulenti nel tempo nominati. Senza la conclusione dell’intero progetto, la società non può far fronte ai debiti di gestione accumulati negli anni, ben oltre il mezzo milione di euro. L’unica commessa che la tiene in vita è solo il progetto Ex Copmes, ma considerato il forte ridimensionamento avuto negli anni, e le difficoltà attuali, tra banca, impresa appaltatrice, inchiesta antimafia, passi indietro degli acquirenti, viene da chiedersi se la conclusione del progetto riesca a saldare l’enorme debito accumulato negli anni. Nata nel febbraio 2005, non ha dipendenti, non ha mezzi, non ha operatori, non ha attrezzature, ha sede presso la Casa Comunale. In organico una decina di figure tra amministratori, collegio sindacale e revisori con un totale di retribuzione annuo di circa 80 mila euro. Mille i dubbi sulla trasparenza di questa società, non ha un sito web e di conseguenza non è possibile poter visionare gli atti che la legge sulla Trasparenza richiede essere pubblici. Nessun bilancio, nessun incarico, nessuna remunerazione, nessun curriculum, tutto sembra essere avvolto in un alone di mistero. Sul sito del Comune le cose non cambiano, la Stu è letteralmente un “fantasma”, viene citata sulla home, ma sulla pagina inerente non c’è scritto praticamente nulla. Unici dati presenti sono i risultati di bilancio fino al 2014, che mostrano come la società è in perenne perdita. Un apposito capitolo le è stato riservato nella relazione del Prefetto Salvatore Malfi che ha comportato lo scioglimento del consiglio comunale. L’antimafia indaga su infiltrazioni, verificate, del clan dei casalesi nel progetto di riqualificazione dell’area ereditata dalla storica Alcatel Cavi. Ci si augura che la triade commissariale intervenga con un taglio netto agli sprechi di questa società, attuando una doverosa spending review, oltre a far luce sulla reale situazione gestionale della stessa.

LE CRITICITA’ E I COSTI

1-inaugurazione lotto c (2)Gli ispettori del Ministero delle Finanze che hanno verificato l’attività economico finanziaria dell’ente dal 2010 al 2014 hanno dedicato un apposito capitolo alla Scafati Sviluppo. Oltre ai bilanci in rosso nell’ultimo triennio, si evidenzia un altro elemento di criticità che potrebbe dare luogo per il comune di Scafati ad una possibile insussistenza di propri crediti vantati nei confronti proprio di questa partecipata. Secondo i funzionari ministeriali esiste un potenziale rischio per l’ente di non vedersi restituire la somma versata qualora l’andamento gestionale della partecipata prosegue con l’andamento negativo registrato negli ultimi esercizi. Anche i Revisori di Palazzo Mayer, nel loro parere al Previsionale 2016, hanno sollevato riserve. La società che porta avanti la riqualificazione dell’area industriale Ex Copmes avrebbe obbligo di legge, fin dal gennaio 2015, di ridursi la retribuzione del 30%. Tutto ciò non è avvenuto, scrivevano i revisori. La retribuzione del presidente, ad oggi Alfonso Di Massa, è pari ad euro 12 mila; l’amministratore delegato Mario Ametrano riceve 15 mila; i componenti del cda 7200 euro a testa; Il presidente del collegio sindacale Massimiliano Granata 7 mila, i sindaci 6 mila euro a testa; Revisore è il ragionier Ferdinando Voccia (7 mila euro) mentre Laura Semplice è consulente legale (6 mila euro) e Raffaele De Luca consulente fiscale (5 mila). Somme a dire il vero “virtuali”, perché saranno saldate solo quando sarà chiuso il progetto Ex Copmes. E’ chiaro quindi che “niente progetto, niente soldi” e i debiti aumentano. Pasquale Aliberti ha spiegato più volte che la società è formata, ed opera, esclusivamente con il solo cda, in quanto non ha dipendenti. Una situazione positiva per l’ex sindaco, ma negativa per il collegio dei Revisori, che chiede (come da piano di razionalizzazione delle società partecipate) la soppressione delle società composte proprio da soli amministratori. L’unica possibilità di guadagno poteva essere la gestione dei servizi interni all’area, quale la sorveglianza, la pulizia, la aree comuni. Eppure la Scafati Sviluppo si è tenuta fuori, affidando la gestione dei servizi interna al consorzio Conin 2000. Una convenzione dai margini non del tutto chiari, e su cui sta indagando la dda di Salerno.

LE INDAGINI

camera-alibertiLa complessa indagine condotta dal pm dell’antimafia Vincenzo Montemurro, che ha comportato anche la richiesta di arresto per Pasquale Aliberti, vede sul registro degli indagati iscritti anche due dirigenti comunali, che a vario titolo rientrano nel progetto Ex Copmes. L’architetto Maria Gabriella Camera, è finita tra gli indagati lo scorso settembre. Si è prontamente dimessa, senza che Palazzo Mayer abbia mai spiegato i motivi, neanche in consiglio comunale. Si indaga sul giro di fondi e appalti che lega tra loro la Ex Copmes con il Piu Europa, entrambi coordinati dall’architetto Camera, oramai ex dirigente a tempo determinato, di nomina sindacale. Oltre 40 milioni di fondi europei per il Piu Europa e 18 milioni relativi al primo lotto del progetto Ex Copmes. Gli ultimi sviluppi sono stati determinati dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto e dopo le audizioni di diversi funzionari comunali. Indagato anche Giacomo Cacchione, attualmente ancora a capo del settore Finanziario del Comune di Scafati. Una decisione presa da Montemurro quando Cacchione, ascoltato il 9 novembre 2016, dichiarò testualmente: “Mi fu detto dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia (indagata anch’essa nello stesso filone di inchiesta, ndr) davanti al primo cittadino ed alcuni dirigenti della Stu, di dare una mano alla società, evitando di rilevare nei bilanci della società tutte quelle voci che ne determinavano uno stato di difficoltà, in quanto se così non fosse stato la società non poteva ricevere ulteriori proroghe e pertanto andava chiusa. Mi attenni alle disposizioni perché intimorito dalle pressioni esercitate dalla Di Saia e dal sindaco, che con le stesse modalità mi hanno imposto anche l’erogazione di finanziamenti alla Stu, in parte restituiti”.

 

 

 




Scafati. Aliberti incassa il “tfr”, polemiche dal M5S e dalla commissione, che striglia i dirigenti

Di Adriano Falanga

<<Lo stipendio ad ex sindaco e ex assessori sì, le sanzioni no?>>. Il Movimento 5 Stelle scrive alla triade commissariale, ponendole davanti la vicenda Anac e incompatibilità di Andrea Granata alla Scafati Solidale e Mario Ametrano alla Scafati Sviluppo. <<Una richiesta che verte sulle responsabilità economiche a cui l’ex sindaco non può sottrarsi: quelle contestate ufficialmente dall’Anac con il deliberato 156 del 10 dicembre 2015  il quale decretava: “All’esito del procedimento così instaurato il RCP, deve dichiarare la nullità della nomina ed irrogare la sanzione (ex art. 18 del d.lgs n. 39/2013)” – spiegano i grillini – l’organismo guidato da Raffaele Cantone, oltre che dichiarare illegittime le nomine di Andrea Granata a presidente del cda di Scafati Solidale e di Mario Ametrano come amministratore delegato di Scafati Sviluppo, imponeva anche la restituzione di quanto economicamente corrisposto ai vertici contestati, tutto ciò è stato ottemperato?>> A scuotere gli attivisti la recente liquidazione di oltre 13 mila come indennità di fine rapporto di Pasquale Aliberti. <<Chiediamo, nel caso in cui non sia stato disposto che si provveda al più presto prima che vengano liquidate altre somme all’ex sindaco di Scafati>>. La determina è partita dall’area Servizi al Cittadino, guidata dalla dottoressa Laura Aiello. Il Testo Unico Degli Enti Locali prevede l’integrazione dell’indennità dei Sindaci, a fine mandato, con una somma pari ad una indennità mensile spettante per ciascun anno di mandato, proporzionalmente ridotta per periodi inferiori all’anno. L’indennità del sindaco per un comune come quello di Scafati è pari ad euro 3.904,41 mensili. Pertanto l’indennità di fine mandato, spettante per la carica di Sindaco del Comune di Scafati ricoperta nel periodo 14.06.2013/19.12.2016, ammonta ad euro 13.730,71.

Giacomo Cacchione

Ma a finire tra le polemiche anche il ragioniere capo Giacomo Cacchione, ritenuto forse troppo solerte. <<Cacchione risulta essere stato collaborativo con la magistratura, (uno degli elementi chiave dell’inchiesta e dello scioglimento, ndr) ma a noi poco interessa: nulla lo esula dalle sue responsabilità politiche e dirigenziali, passate e presenti. Ricordiamo che il dirigente Cacchione era super pagato dall’amministrazione Alberti ed era pagato per servire i cittadini e non essere asservito all’ex sindaco. A noi era chiaro, a lui forse no – puntualizzano i grillini – Anche agli ex assessori, oltre al sindaco, ultimamente sono state liquidate alcune cifre: ci sembra quantomeno intempestivo questo indirizzo delle risorse economiche, soprattutto a beneficio di persone che “servivano e guidavano” un’amministrazione responsabile e oggetto di scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Che facciamo, lì premiamo? E ‘vero che i soldi gli spettano di diritto, ma non certo in via prioritaria. Tanti cittadini, professionisti e imprese attendono a lungo i pagamenti dall’Ente, sarebbero di serie B?>>

LA TRIADE: “intempestivo” il pagamento e diffida i dirigenti

Galeotti furono quei 13 mila euro all’ex sindaco, e cosicché la triade commissariale dirama una comunicazione di servizio in cui si stigmatizza la intempestività del provvedimento: “giunto appena pochi giorni dopo l’insediamento della Commissione Straordinaria, senza che la stessa ne fosse portata a conoscenza”. Insomma, che fretta aveva la dirigente Laura Aiello di liquidare prioritariamente i 13 mila euro di fine mandato all’ex sindaco? Non che l’operazione fosse illegittima, ma quantomeno risulta essere “intempestiva”. I tre commissari non l’hanno presa bene, e nella nota ammettono di aver avuto contezza della determina “tramite gli organi di stampa” e quindi scatta la diffida a tutto il personale di “fare attenzione all’obbligo di riservatezza in relazione a procedure in fase di adozione, evitando che vengano diramate notizie oltre ai normali canali di pubblicazione e diffusione previsti dalla legge”. Ergo, vietato parlare con i giornalisti, come se l’Ente fosse stato sciolto per “infiltrazioni giornalistiche” e non “criminali”. Si perdoni l’ironia, ma la stessa stampa la notizia l’ha appresa tramite il canale ufficiale che è l’albo on line, pubblico per legge (e meno male). Del resto la Prefetto Gerardina Basilicata lo aveva subito chiarito di non amare i giornalisti, quando al suo arrivo a Palazzo Mayer rispose alle domande dei cronisti con un “rivolgetevi in Prefettura”. E’ chiaro che non essendo politici non hanno bisogno di consenso e visibilità e non essendo eletti non devono dar conto alla città, ma al Ministero Degli Interni e alla Prefettura di Salerno. Ma spesso la stampa è semplicemente il megafono della città, non necessariamente è dedita al pettegolezzo istituzionale. E l’indennità di fine mandato, è una notizia che necessita essere divulgata. Altroché.




Scafati. Nuova istanza di fallimento per Scafati Sviluppo

Di Adriano Falanga

Depositata una nuova istanza di fallimento verso la Scafati Sviluppo. La “società del mistero” scafatese rischia concretamente il default. A ricorrere al Tribunale sezione fallimentare di Nocera Inferiore un ex revisore contabile noto commercialista scafatese, che avanzerebbe crediti per gli incarichi precedenti svolti presso la Stu. La somma si aggira sui centomila euro. Lo stesso professionista scafatese aveva già presentato istanza nel 2015. In extremis fu trovato un accordo tra le parti e l’istanza fu ritirata. Accordo che prevedeva la dilazione della somma in 8 rate, e per le quali il socio unico, il Comune di Scafati, deliberò anche la concessione di un prestito “postergato” di centomila euro. I soldi sono stati erogati, ma la società ha onerato solo parzialmente il suo debito. Da qui la nuova istanza di fallimento, a giorni sarà fissata anche l’udienza. Complicata la situazione della partecipata che porte avanti il progetto di riqualificazione Ex Copmes. Lo stato di avanzamento dell’opera è ufficialmente rimasto “congelato” al maggio 2016, quando ci fu la consegna dei nove capannoni del lotto C. Da allora c’è stato un cambio al vertice, dopo le dimissioni del presidente Antonio Mariniello, l’ex sindaco ha voluto sulla sua poltrona un altro volto noto della politica scafatese, Alfonso Di Massa. Tutto è poi caduto nell’oblio. Alla Scafati Sviluppo si lavora da anni a “pagherò”, accumulando debiti, verso gli amministratori e consulenti nel tempo nominati. Senza la conclusione dell’intero progetto, la società non può far fronte ai debiti di gestione accumulati negli anni, pare oltre mezzo milione di euro. L’unica commessa che la tiene in vita è solo il progetto Ex Copmes, ma considerato il forte ridimensionamento avuto negli anni, e le difficoltà attuali, tra banca, impresa appaltatrice, inchiesta antimafia, passi indietro degli acquirenti, viene da chiedersi se la conclusione del progetto riesca a saldare l’enorme debito accumulato negli anni. Il rischio che possa abbattersi anche la scure della Corte dei Conti è concreto. Nata nel febbraio 2005, ha un capitale sociale, interamente pubblico e detenuto dal Comune di Scafati. La sua mission è la trasformazione urbana, ma in undici anni di gestione la società ha prodotto poco, molto poco, a fronte dei debiti accumulati. Non ha dipendenti, non ha mezzi, non ha operatori, non ha attrezzature, non dispone di beni immobili, ma ha sede presso la Casa Comunale. In organico una decina di figure tra amministratori, collegio sindacale e revisori con un totale di retribuzione annuo di circa 80 mila euro. Restano mille dubbi sulla trasparenza di questa società, non ha un sito web e di conseguenza non è possibile poter visionare gli atti che la legge sulla Trasparenza richiede essere pubblici. Nessun bilancio, nessun incarico, nessuna remunerazione, nessun curriculum, tutto sembra essere avvolto in un alone di mistero. Se alla loro pubblicazione non provvede la società stessa, dovrebbe essere il Comune (socio unico) a farlo. Sul sito dell’ente però le cose non cambiano, la Stu è letteralmente un “fantasma”, viene citata sulla home, ma sulla pagina inerente non c’è scritto praticamente nulla. Sull’Albo on line c’è un’apposita sezione denominata “Atti Stu, programma riqualificazione ex Copmes” ma è del tutto priva di contenuti. Dovrebbe esserci un’apposita sezione in “amministrazione trasparente” allora, così come impone legge. Ed infatti alla sezione “società partecipate” troviamo la pagina “Scafati Sviluppo”. Una pagina scarna, non aggiornata, dove non è possibile ricevere uno straccio di informazione, tra cui l’elenco dei professionisti in organico con loro curriculum e remunerazione. Unici dati presenti sono i risultati di bilancio fino al 2014, che mostrano come la società è in perenne perdita.

LE CRITICITA’ già segnalate dal Mef

 ex copmes2Gli ispettori del Ministero delle Finanze che hanno verificato l’attività economico finanziaria dell’ente dal 2010 al 2014 hanno sollevato ben 24 punti di criticità. Tra questi anche un apposito capitolo relativo alle società partecipate. Relativamente alla Stu, che risulta in perdita negli ultimi tre esercizi, si evidenzia un altro elemento di criticità che potrebbe dare luogo per il comune di Scafati ad una possibile insussistenza di propri crediti vantati nei confronti proprio di questa partecipata: “Ci si riferisce in particolare al contratto di mutuo stipulato dalla Scafati sviluppo con istituto bancario Bnl che ha richiesto il versamento da parte del Comune di Scafati alla società, a titolo di finanziamento soci, di un importo di euro 400 mila non rimborsabile fine a conclusione dell’ammortamento del mutuo che garantisce l’istituto di credito in caso di inadempimento da parte del mutuatario”. Secondo i funzionari ministeriali esiste un potenziale rischio per l’ente di non vedersi restituire la somma versata qualora l’andamento gestionale della partecipata prosegue con l’andamento negativo registrato negli ultimi esercizi. Giacomo Cacchione, ragioniere capo del settore Finanziario del Comune di Scafati, ascoltato il 9 novembre 2016, al pm antimafia Vicenzo Montemurro dichiarò testualmente: “Mi fu detto dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia davanti al primo cittadino ed alcuni dirigenti della Stu, di dare una mano alla società, evitando di rilevare nei bilanci della società tutte quelle voci che ne determinavano uno stato di difficoltà, in quanto se così non fosse stato la società non poteva ricevere ulteriori proroghe e pertanto andava chiusa. Mi attenni alle disposizioni perché intimorito dalle pressioni esercitate dalla Di Saia e dal sindaco, che con le stesse modalità mi hanno imposto anche l’erogazione di finanziamenti alla Stu, in parte restituiti”. Una dichiarazione che gli è costata l’iscrizione nel registro degli indagati nel filone che vede coinvolto l’ex sindaco e i suoi collaboratori.




Scafati. L’inchiesta: Scafati Sviluppo, la società del mistero

Di Adriano Falanga

Prima o poi bisognerà fare piena luce sulla Scafati Sviluppo, società interamente comunale che gestisce il progetto di riqualificazione dell’area industriale ex Copmes. Chiedere trasparenza è quasi come chiedere la neve a Ferragosto, perché la società non ha una struttura, e nonostante operi nel pubblico, è gestita come e più di una società a capitale privato. Fortemente attenzionata dalla Procura antimafia di Salerno, sulla Stu pendono anche diversi esposto alla Corte dei Conti, presentati dalla vecchia opposizione consiliare. Impossibile anche per i consiglieri comunali avere accesso agli atti, e senza risposta è rimasta la richiesta degli esponenti di Fdi, Cristoforo Salvati e Mario Santocchio. I due esponenti di minoranza avevano chiesto la trasmissione dei verbali delle assemblee ordinarie, dei cda, oltre che i pagamenti e contratti preliminari stipulati con le imprese acquirenti dei lotti in costruzione nell’area Ex Copmes, relativi al periodo giugno 2013-maggio 2016. Ai due consiglieri comunali sono stati consegnati solo i verbali delle assemblee dal 27 dicembre 2013 al 22 ottobre 2015. Mancano quelli non meno importanti del primo semestre 2016, dove si è avuta la revoca e rinomina dell’amministratore delegato Mario Ametrano, a seguito disposizione dell’Anac. Nata nel febbraio 2005, ha un capitale sociale, interamente pubblico e detenuto dal Comune di Scafati, di 6,2 milioni di euro. La sua mission è la trasformazione urbana, ma in undici anni di gestione la società ha prodotto poco, molto poco, a fronte dei debiti accumulati. Non ha dipendenti, non ha mezzi, non ha operatori, non ha attrezzature, non dispone di beni immobili, ma ha sede presso la Casa Comunale. In organico una decina di figure tra amministratori, collegio sindacale e revisori con un totale di retribuzione annuo di circa 80 mila euro. Una sola commessa: la riqualificazione dell’area industriale Ex Copmes, progetto di trenta milioni di euro, fortemente ridimensionato nel tempo, che ha visto ad oggi la realizzazione del solo lotto C di circa 2500 mq, è in fase di ultimazione il lotto B di quasi 7000 mq mentre gli oltre 4000 mq del lotto A sono stati stralciati e da realizzare in un progetto ex novo. Questo per rientrare nella disponibilità del mutuo che la banca erogatrice, la Bnl, ha ridimensionato.

1-inaugurazione lotto cRestano mille dubbi sulla trasparenza di questa società, e soprattutto sulla reale necessità di tenerla in piedi, considerato che il solo progetto Ex Copmes potrebbe essere anche gestito da un apposito settore organizzativo, così come viene gestito il Pip. Del resto, la società nei fatti è già un braccio operativo dell’Ente, più che struttura societaria autonoma, come magari lo è l’Acse. Non ha una sede fisica vera e propria, non ha uffici, non ha un sito web e di conseguenza non è possibile poter visionare gli atti che la legge sulla Trasparenza richiede essere pubblici. Nessun bilancio, nessun incarico, nessuna remunerazione, nessun curriculum, tutto sembra essere avvolto in un alone di mistero. E sì che si tratta di una società a capitale interamente pubblico. Se alla loro pubblicazione non provvede la società stessa, dovrebbe essere il Comune (socio unico) a farlo. Sul sito dell’ente però le cose non cambiano, la Stu è letteralmente un “fantasma”, viene citata sulla home, ma sulla pagina inerente non c’è scritto praticamente nulla. Sull’Albo on line c’è un’apposita sezione denominata “Atti Stu, programma riqualificazione ex Copmes” ma è del tutto priva di contenuti. Dovrebbe esserci un’apposita sezione in “amministrazione trasparente” allora, così come impone legge. Ed infatti alla sezione “società partecipate” troviamo la pagina “Scafati Sviluppo”. Una pagina scarna, non aggiornata, dove non è possibile ricevere uno straccio di informazione, tra cui l’elenco dei professionisti in organico con loro curriculum e remunerazione. Unici dati presenti sono i risultati di bilancio fino al 2014, che mostrano come la società è in perenne perdita. Fatto curioso è l’assenza di costi per materia prime, sussidiarie, di consumo e merci. Questo potrebbe dimostrare la totale assenza di struttura autonoma, niente uffici, niente telefoni, niente cancelleria. Avendo sede presso la Casa Comunale, è chiaro che queste voci di costo sono “caricate” indirettamente sui costi di gestione dell’Ente. Come se il tutto fosse un settore organizzativo interno, appunto. Restano però in piedi i circa 80 mila euro necessari per tirare avanti una società per azioni.

ULTIME NOTIZIE CERTE A MAGGIO 2016

1-inaugurazione lotto c (2)Era il giorno del suo compleanno quando fu inaugurato il cantiere della riqualificazione area Ex Copmes, era il suo onomastico quando il primo lotto di capannanoni ha visto il taglio del nastro. A maggio scorso, l’inaugurazione del lotto C, nove capannoni di 250 mq l’uno, al costo di 850 euro al mq. “I sindaci passano, le opere restano – spiegava Pasquale Aliberti – la Scafati Sviluppo è un caso particolare, in quanto non ha dipendenti, ma opera solo attraverso il suo cda, entro fine mese prossimo si prevede il taglio del nastro anche per il lotto B: 14 capannoni da 500 mq l’uno. “Dopodiché possiamo già ragionare sul lotto A. E a proposito, apriamo già adesso la manifestazione d’interesse per gli imprenditori che vogliono partecipare –spegava l’ex primo cittadino – questa è la riposta alla piccola e media impresa locale, per battere la camorra bisogna creare lavoro. L’altra politica quando contrasta tutto questo fa gli interessi della camorra, andando contro gli imprenditori e favorendo la disoccupazione”. In realtà, neanche del lotto C sono più arrivate notizie. Eravamo rimasti al “a giorni la presa in possesso degli acquirenti, mancano solo gli atti notarili” e chiaramente il pagamento, spiegava l’ex presidente Antonio Mariniello.

LE CRITICITA’ E I COSTI

1-bilanci-scafati-sviluppoGli ispettori del Ministero delle Finanze che hanno verificato l’attività economico finanziaria dell’ente dal 2010 al 2014 hanno sollevato ben 24 punti di criticità. Tra questi anche un apposito capitolo relativo alle società partecipate. Relativamente alla Stu, che risulta in perdita negli ultimi tre esercizi, si evidenzia un altro elemento di criticità che potrebbe dare luogo per il comune di Scafati ad una possibile insussistenza di propri crediti vantati nei confronti proprio di questa partecipata: “Ci si riferisce in particolare al contratto di mutuo stipulato dalla Scafati sviluppo con istituto bancario Bnl che ha richiesto il versamento da parte del Comune di Scafati alla società, a titolo di finanziamento soci, di un importo di euro 400 mila non rimborsabile fine a conclusione dell’ammortamento del mutuo che garantisce l’istituto di credito in caso di inadempimento da parte del mutuatario”. Secondo i funzionari ministeriali esiste un potenziale rischio per l’ente di non vedersi restituire la somma versata qualora l’andamento gestionale della partecipata prosegue con l’andamento negativo registrato negli ultimi esercizi. Anche i Revisori di Palazzo Mayer, nel loro parere al Previsionale 2016, hanno sollevato riserve. La società che porta avanti la riqualificazione dell’area industriale Ex Copmes avrebbe obbligo di legge, fin dal gennaio 2015, di ridursi la retribuzione del 30%. Tutto ciò non è avvenuto, scrivevano i revisori. Agli atti anche tre solleciti del responsabile settore finanziario (3 luglio e 30 dicembre 2015, 3 maggio 2016) in cui si invitava il cda al rispetto di quanto imposto dalla legge (147/2013). La retribuzione del presidente, ad oggi Alfonso Di Massa, è pari ad euro 12 mila; l’amministratore delegato Mario Ametrano riceve 15 mila; i componenti del cda 7200 euro a testa; Il presidente del collegio sindacale Massimiliano Granata 7 mila, i sindaci 6 mila euro a testa; Revisore è il ragionier Ferdinando Voccia (7 mila euro) mentre Laura Semplice è consulente legale (6 mila euro) e Raffaele De Luca consulente fiscale (5 mila). Somme a dire il vero “virtuali”, perché saranno saldate solo quando sarà chiuso il progetto Ex Copmes. E’ chiaro quindi che “niente progetto, niente soldi” e i debiti aumentano. Pasquale Aliberti ha spiegato più volte che la società è formata, ed opera, esclusivamente con il solo cda, in quanto non ha dipendenti. Una situazione positiva per l’ex sindaco, ma negativa per il collegio dei Revisori, che chiede (come da piano di razionalizzazione delle società partecipate) la soppressione delle società composte proprio da soli amministratori. L’unica possibilità di guadagno poteva essere la gestione dei servizi interni all’area, quale la sorveglianza, la pulizia, la aree comuni. Eppure la Scafati Sviluppo si è tenuta fuori, affidando la gestione dei servizi interna al consorzio Conin 2000. Una convenzione dai margini non del tutto chiari, e su cui sta indagando la dda di Salerno.

GLI INDAGATI

camera-alibertiLa complessa indagine condotta dal pm dell’antimafia Vincenzo Montemurro, che ha comportato anche la richiesta di arrresto per Pasquale Aliberti, vede sul registro degli indagati iscritti anche due dirigenti comunali, che a vario titolo rientrano nel progetto Ex Copmes. L’architetto Maria Gabriella Camera, è finita tra gli indagati lo scorso settembre. Si è prontamente dimessa, senza che Palazzo Mayer abbia mai spiegato i motivi, neanche in consiglio comunale. Si indaga sul giro di fondi e appalti che lega tra loro la Ex Copmes con il Piu Europa, entrambi coordinati dall’architetto Camera, oramai ex dirigente a tempo determinato, di nomina sindacale. Oltre 40 milioni di fondi europei per il Piu Europa e 18 milioni relativi al primo lotto del progetto Ex Copmes. Gli ultimi sviluppi sono stati determinati dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto e dopo le audizioni di diversi funzionari comunali. Indagato anche Giacomo Cacchione, attualmente ancora a capo del settore Finanziario del Comune di Scafati. Una decisione presa da Montemurro quando Cacchione, ascoltato il 9 novembre 2016, dichiarò testualmente: “Mi fu detto dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia (indagata anch’essa nello stesso filone di inchiesta, ndr) davanti al primo cittadino ed alcuni dirigenti della Stu, di dare una mano alla società, evitando di rilevare nei bilanci della società tutte quelle voci che ne determinavano uno stato di difficoltà, in quanto se così non fosse stato la società non poteva ricevere ulteriori proroghe e pertanto andava chiusa. Mi attenni alle disposizioni perché intimorito dalle pressioni esercitate dalla Di Saia e dal sindaco, che con le stesse modalità mi hanno imposto anche l’erogazione di finanziamenti alla Stu, in parte restituiti”. Un anno nero il 2016 per la Stu, dopo le dimissioni di Antonio Mariniello, subentra Alfonso Di Massa, volto noto della politica scafatese. Nessun comunicato ufficiale è stato mai diramato però. Sempre a settembre, si è dimesso anche il componente del collegio sindacale Catello Casciello. E’ andato via anche il comandante della Polizia Municipale Alfredo d’Ambruoso, che pure sedeva nel cda. Non è chiaro se tutti questi componenti siano stati poi sostituiti e da chi.




Scafati. L’antimafia indaga anche Giacomo Cacchione

Di Adriano Falanga

L’inchiesta avviata dalla Procura Antimafia nel settembre 2015 fa “15”. Quindicesimo è infatti Giacomo Cacchione, ad essere iscritto nel registro degli indagati. Il dirigente capo del servizio economico finanziario di Palazzo Mayer segue alla dirigente (oggi dimissionaria) del Più Europa, Gabriella Camera. Un ruolo decisamente importante il suo, custode dei conti della casa comunale. A sua firma infatti le decine di determine e atti posti sotto esame sia dalla commissione d’accesso che dai carabinieri coordinati dal pm Vincenzo Montemurro. Cacchione è stato ascoltato in Procura, e il suo verbale allegato alla richiesta di custodia cautelare in carcere presentata da Montemurro, ai danni dei fratelli Pasquale e Nello Aliberti, su cui si attende la pronuncia del Riesame, prevista il 17 novembre prossimo. Allegato alla documentazione anche il verbale redatto a seguito delle dichiarazioni spontanee rilasciate dal presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola, che in alcuni passaggi avrebbe smentito Pasquale Aliberti riguardo ai suoi rapporti con il clan Loreto-Ridosso. Depositata il 7 novembre invece l’ampia difesa del sindaco, decine di pagine mirate a smontare l’impianto accusatorio nei suoi confronti, sostenuto in primis dai pentiti Alfonso Loreto e Romolo Ridosso.




Scafati. Contributi a parrocchie, associazioni e feste: Tagli alle spese superflue

Di Adriano Falanga

Contributi alle parrocchie, festa patronale, patrocini alle associazioni: l’amministrazione ci dà un taglio. E’ dalle spese considerate “superflue” che l’ufficio Finanziario di Palazzo Mayer, guidato dal ragioniere capo Giacomo Cacchione, decide di partire per il risanamento del bilancio. Il dirigente finanziario è stato presente alla riunione di maggioranza di lunedì sera, provando a spiegare ai consiglieri alibertiani il motivo per cui si è entrati in pre dissesto e le soluzioni possibili per uscire da questo stato, che rappresenta l’anticamera del dissesto, seppur ancora reversibile. Occorre tagliare i costi, e siccome a Scafati ridurre il personale è molto difficile (l’ente è in sottorganico) l’attenzione si sposta sulle uscite considerate non necessarie. Tagli ai contributi alle associazioni, alle feste di quartiere, alle manifestazioni non istituzionali. Questo però non basta, i consiglieri di maggioranza prima di votare il rendiconto 2015, in deficit strutturale, vogliono da Cacchione un preciso piano di risanamento, per capire la concreta possibilità di uscire fuori dalla crisi economica che attanaglia l’Ente. Votare a scatola chiusa significa rispondere in prima persona di un probabile crack del Comune di Scafati. Una situazione molto difficile, e i tagli alla spese “superflue” non bastano. Del resto, la causa principale che ha determinato il pre dissesto non sono le uscite esagerate, ma le entrate incerte. Il comune di Scafati, come attestano i revisori contabili, sulla scia di quanto già dichiarato anche dagli ispettori del Mef, ha difficoltà a riscuotere i crediti. Tasse e tributi in primis. Il collegio dei Revisori nel parere al rendiconto ha pure evidenziato la “lentezza” della Geset nel riscuotere le imposte. I mancati incassi portano all’anticipazione di cassa, o meglio all’indebitamento dell’ente, che pure deve trovare le coperture per far fronte ai servizi essenziali. I tagli al personale non sono possibili, però c’è chi suggerisce anche il taglio alle consulenze, agli incarichi esterni, e a quei settori in posizione organizzativa che forse costano più di quanto producono. L’area Pip ad esempio, o la Scafati Solidale. Un taglio potrebbe arrivare anche dal settore Avvocatura, che pure è arrivato a superare il milione di euro in Bilancio. Altre voci risultano difficili da individuare, il Comune ha già difficoltà a pagare gli straordinari ai suoi dipendenti, in particolare alla Polizia Municipale. Viene da chiedersi anche come si riuscirà a far fronte alle spese di manutenzione del verde pubblico, tra cui la Villa Comunale, e per le tante infrastrutture esistenti sul territorio, come la pista ciclabile, la fontana/rotonda di via Nazionale e le diverse piazze dislocate sul territorio, molte delle quali di recente costruzione. Una voce in capitolo bilancio su cui si potrebbe tagliare è sugli affitti passivi: Palazzo Mayer paga un centinaio di migliaio di euro l’anno per immobili a servizio della mensa Caritas, del centro anziani Bagni, del centro per l’impiego (che pure dovrebbe essere a carico della Provincia). Questi servizi potrebbero essere ospitati in locali di proprietà comunale, quali quelli della ex Manifattura Tabacchi. Spetterà a Giacomo Cacchione, ragioniere capo, individuare i costi da smussare, mentre alla Geset il compito di intensificare le riscossioni. Tutto questo, evitando di ritoccare al rialzo le già salite tariffe Tari, e le aliquote Imu e Tasi. Infine, attenzione particolare a quelle società partecipate che incidono non poco sulle casse comunali, la Scafati Sviluppo in primis, che presenta tre bilanci consecutivi negativi. La società è nata con il solo scopo di portare a termine il progetto di reindustrializzazione Ex Copmes. La sua sopravvivenza è legata esclusivamente al raggiungimento dell’obiettivo, in quanto altri progetti da realizzare non esistono. E’ chiaro che un fallimento della Ex Copmes andrebbe a ripercuotersi interamente sulle casse comunali.




Scafati. Il dossier del Mef scatena la bufera. Manca ancora un cd. Aliberti scrive alla città

Di Adriano Falanga

E’ bufera politica dopo la diffusione del dossier del Ministero Delle Finanze. Gli ispettori hanno usato una scure pesante sui conti di Palazzo Mayer, definendo “non attendibili” i bilanci dal 2010 al 2014, numeri e dati scritti in maniera tale da far emergere una situazione diversa da quella che sarebbe stata riscontrata. Non solo, confermate anche le accuse delle opposizioni sulle illegittimità delle nomine dei dirigenti a tempo determinato, evidenziate incongruenze nei rapporti con le partecipate e sottolineata le necessità di restituire somme indebitamente corrisposte alla segretaria comunale Immacolata di Saia e alla Polizia Municipale. Un’ispezione durata due mesi, e la cui relazione, notificata nel marzo scorso, è stata tenuta “secretata” dall’ufficio finanziario e nascosta al consiglio comunale, fino a che non è nata la polemica, molto aspra, tra consiglieri di opposizione e il dirigente Giacomo Cacchione. Se ne parlerà stasera i consiglio comunale, dopo che il dossier, o meglio, parte di esso, è stato consegnato ai consiglieri comunali soltanto l’altro ieri. Due giorni per approfondire quattro capitoli in oltre 130 pagine. Un dossier tenuto nascosto anche alla stessa maggioranza e alla riunione di mercoledì sera neanche se ne è parlato. Nessuna discussione, assente per l’occasione sia il sindaco che il vice Giancarlo Fele e il dirigente Cacchione, oramai finito nella bufera totale. Tutto rimandato a questa sera, anche se Pasquale Aliberti prova a giustificare la sua posizione, scrivendo una lettera aperta alla città. Un periodo difficile per la tenuta dell’amministrazione comunale, da settembre sotto indagine dell’antimafia e dal mese scorso anche dalla commissione d’accesso. Una maggioranza che stenta a compattarsi, tra malumori e defezioni. Resistono nei panni del “soldato Ryan” solo pochi alibertiani, capitanati da Teresa Formisano e Brigida Marra. Sarà tempesta stasera, si parte con la discussione della relazione del Mef, poi l’approvazione (non certo facile) delle nuove tariffe della Tari 2016, passando per il “mistero” della Scafati Solidale, con le dimissioni fresche del cda e il ritiro dell’approvazione del nuovo statuto, per la terza volta. Intanto, alla relazione pare esserci allegato anche un cd con dentro “elenco rilievi e osservazioni” che non sarebbe stato trasmesso ai consiglieri comunali. Marco Cucurachi scrive ai colleghi consiglieri e anche alla segretaria comunale, che in serata risponde, sollecitando tramite missiva interna il ragioniere capo alla trasmissione di tutto il materiale necessario e propedeutico alla discussione in consiglio comunale. L’esponente del Pd tira dritto e non concede sconti: “chiedo l’immediata integrazione della documentazione, confidando che la mancata trasmissione del cd sia imputabile ad un mero errore del dirigente, diversamente, il suo comportamento risulta essere, ancora una volta, di intralcio al ruolo di controllo riservato ai consiglieri comunali”.

ALIBERTI SCRIVE ALLA CITTA’: “FIERI DI CIO’ CHE ABBIAMO FATTO”

1-maggioranzaTira dritto il sindaco Pasquale Aliberti, e incassato il colpo post relazione Mef, rilancia accusando la sua opposizione, in una lettera aperta alla città. “ Quando mi avete eletto per la prima volta Sindaco della nostra Città, orgoglioso del ruolo che mi avevate concesso, ho lavorato da subito assieme alle mie amministrazioni per cambiare il volto di questa Città. Un lavoro che mai mi sarei aspettato fosse così duro visto il dissesto economico in cui versava il Comune prima della mia elezione: abbiamo ereditato un deficit strutturale enorme. Trovai un’anticipazione di cassa di ben 9 milioni di euro, residui attivi (soldi da riscuotere e mai riscossi) per più di 20 milioni di euro a causa una gestione superficiale delle entrate da parte di chi mi aveva preceduto, imposte e ruolo TARSU che non venivano inviate ai cittadini in modo regolare in previsione della imminente campagna elettorale e addirittura i fondi vincolati della 219 utilizzati in modo illegittimo –ricorda Aliberti – Abbiamo provato a riportare i conti in ordine, pur davanti ad un momento economico difficile per tutto il Paese Italia e talvolta, a malincuore, dovendo per colpa di quella gestione scellerata del passato, vessare voi cittadini, facendo anche una scelta <<non politica>>. Ci siamo presi le nostre responsabilità nell’interesse della Città e di certo mai soldi non dovuti sono finiti nelle nostre tasche. Questo ha determinato un’anticipazione di cassa ridotta a 3 milioni di euro e residui attivi stabili. Siamo andati in anticipazione di cassa perché la Regione lo scorso anno non ha mantenuto gli accordi sui fondi, sopperendo agli stessi con le casse comunali: abbiamo prodotto opere, Politiche Sociali, Cultura e garantito il funzionamento di una macchina comunale che dovrebbe avere almeno altre cento unità, attraverso i Progetti Obiettivo che hanno permesso il potenziamento di servizi e migliorato la Città. Tutto anche con l’aiuto di quei Dirigenti che il MEF ci contesta, gli stessi sui quali la Corte dei Conti invece si era espressa in positivo a suo tempo – spiega ancora il primo cittadino – Davvero incoerente che queste vicende vengano strumentalizzate proprio da quella parte di opposizione che ha governato con noi per i primi cinque anni a alla quale la Corte dei Conti contesta le stesse cose; strano che arrivino anche da chi ha governato prima di noi e determinato il dissesto economico del Comune. Quello che abbiamo realizzato è sotto gli occhi di tutti. Gli altri hanno prodotto solo sfascio (vedi la ex Copmes, svenduta, un debito agli imprenditori di circa 2 milioni di euro; il contenzioso idrico costato circa 3 milioni di euro; e il mancato incasso degli oneri di urbanizzazione che tutti ricorderanno). A loro viene noi contestiamo l’arricchimento personale o di gruppi economico-finanziari, a noi contestano l’iperattività nella gestione e scusate se ne siamo fieri”.




Scafati. Dirigenti d’oro, mezzo milione di euro in cinque. Super Di Saia

Di Adriano Falanga

Mezzo milione di euro da dividersi in cinque. E’ il totale lordo delle retribuzioni dei dirigenti di Palazzo Mayer, compresa la segretaria comunale Immacolata Di Saia. E alla professionista casertana, vero e unico braccio destro di Pasquale Aliberti, va la palma d’oro di dirigente più pagato del 2015. La Di Saia ha percepito nell’anno appena concluso una retribuzione lorda di 139.100 euro, compresi 39 mila euro di diritti di segreteria anche per anni pregressi e indennità per convenzione. Nel 2014 portò a casa 123.260 euro. E’ stato un buon 2015 anche per i restanti quattro dirigenti d’area. Porta a casa 113.130 euro l’architetto Maria Gabriella Camera (nel 2014 erano 103 mila). La professionista a capo dell’area Lavori Pubblici ha percepito 96.370 euro di retribuzione a cui si sono aggiunti 16.760 euro di incentivi legge Merloni. Questa legge istituisce “l’Incentivo per la progettazione”. Succede così che Geometri, Architetti e Ingegneri che lavorano nella Pubblica Amministrazione e sono quindi pubblici dipendenti, nonostante siano già pagati dai cittadini per svolgere il proprio lavoro d’ufficio, quando si occupano di “progettazione” ricevano un incentivo pari al 2% del valore dell’opera, e questo indipendentemente dal fatto che l’opera venga realizzata o meno. La Camera infatti riceverà l’incentivo anche per il defunto Polo Scolastico. Alla Camera segue la dottoressa Laura Aiello, una laurea in Lettere e un Master in Letteratura e Didattica delle lingue classiche, è a capo dell’Area Servizi al Cittadino e ad interim anche del Piu Europa. Nel 2015 ha percepito un compenso lordo di 88.730 euro, compresa la retribuzione di posizione e di risultato. Nel 2014 erano 81.310. Seguono, poi, gli altri due dirigenti di Palazzo Mayer, la dottoressa Anna Sorrentino e il dottor Giacomo Cacchione, rispettivamente a capo delle aree Servizi al Territorio (gare, contratti, commercio, Suap, cimitero, autoparco) e Servizi Economico Finanziari e Fiscalità Locale e Risorse. Cacchione ad interim è anche responsabile dell’anticorruzione. I due, nonostante siano a capo dei settori più “frequentati” e “intasati” di lavoro, nel 2015 hanno portato a casa 78.510 euro lordi a testa, nel 2014 erano 73.310. Ma chi è che controlla il lavoro dei dirigenti e decide le parti variabili del loro stipendio? La legge prevede il Nucleo di Valutazione e il Controllo di Gestione, organi teoricamente indipendenti, ma di fatto nominati dal sindaco, che a sua volta nomina anche gli stessi dirigenti. I componenti del Nucleo di Valutazione e del Controllo di Gestione percepiscono un compenso pari a 4.500 euro annui.

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