Scarcerato dal Riesame, Raffaele Iavarone da ieri è di niuovo in cella a Fuorni

Raffaele Iavarone torna dietro le sbarre. E’ durata pochi giorni la libertà per il 38enne salernitano. Nel pomeriggio di ieri, personale della Squadra Mobile della Questura di Salerno ha dato esecuzione all’Ordinanza di Applicazione della Misura Cautelare della custodia in carcere, emessa dal Tribunale di Salerno, nei confronti di Raffaele Iavarone, 38enne di Salerno. L’uomo era già stato sottoposto alla misura della custodia in carcere presso la Casa Circondariale di Salerno Fuorni, perché arrestato nell’ambito dell’operazione “Patriot” del 16 luglio scorso, per i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L’11 agosto scorso, il Tribunale di Salerno – Sezione Riesame ha dichiarato l’inefficacia di quest’ultima misura custodiare applicata nei confronti de 38enne, per omessa notifica dell’avviso dell’udienza al codinfensore, scarcerandolo. Trattandosi di una decisione fondata su motivi formali, ritenendo ricorrenti le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, atteso che l’attività delittuosa accertata a carico di Iavarone è di particolare gravità per il suo ruolo di promotore, organizzatore e gestore di un’organizzazione dedita al narcotraffico, capace di smerciare grossi quantitativi di droga, di disporre di armi anche da guerra e di trovare canali di rifornimento dello stupefacente, la mancata adozione di una misura cautelare nei confronti dell’indagato costituisce un’esposizione a pericolo per la collettività, con il provvedimento odierno è stata disposta l’adozione della massima misura detentiva. L’indagato, terminate le formalità di rito, è stato nuovamente associato alla Casa Circondariale di Salerno.

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Accoltellò la ex, sconto di pena in Appello . All’infermiere Giuseppe Ingenito, i giudici di secondo grado hanno ridotto la pena da nove anni e mezzo a 6 anni 10 mesi e 10 giorni

di Pina Ferro

Accoltellò al cuore l’ex amante: sconto di pena per l’infermiere in servizio presso l’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, Giuseppe Ingenito, 65 anni di Pontecagnano.
I giudici della Corte di Appello di Salerno hanno inflitto all’uomo 6 anni 10 mesi e 10 giorni. In primo grado l’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Toscano, era stato condannato a a nove anni e mezzo di reclusione. Ingenito, accusato di tentato omicidio in primo grado aveva scelto il rito dell’abbrevviato.  Era il 24 aprile del 2019 quando avvenne l’accoltellamento in via Allende, nella zona orientale di Salerno. L’uomo perse la ragione non appena vide la sua ex, la 38enne rumena Emilia Davis, in compagnia di un altro uomo, un collega 39enne di Capaccio.
Ingenito si avvicinò alla donna e dopo un alterco affondò la lama nel petto della donna, rea di non voler più continuare quella storia che li aveva uniti tempo prima. Ad intervenire nell’immediato fu un carabiniere libero dal servizio che allertò anche i soccorsi.
La donna fu trasferita in gravi condizioni al vicino pronto soccorso del Ruggi dove per ore lottò contro la morte.
Ingenito fu ammanettato e associato alla casa circondariale di Fuorni.  I carabinieri della compagnia di Salerno, su delega del sostituto procuratore  Roberto Penna, ricostruirono le fasi dell’aggressione ai danni della donna rumena grazie anche ad un video, girato a un passante.
L’episodio di sangue si verificò intorno alle 18,30.




Tre cellulari per gestire on-line l’attività di spaccio In manette il 60enne Domenico Marigliano

Fissava appuntamenti, si accordava sulla quantità di stupefacente da consegnare e il posto della consegna tramite cellulare al fine di destare il meno possibile sospetti. Un escamotage che però non ha preservato Domenico Marigliano, 60 anni salernitano, già noto alle forze dell’ordine dall’arresto per i suoi legami con gruppi della criminalità organizzata. L’uomo è stato ammanettato e successivamente condotto presso la propria abitazione dove dovrà restare al regime dei domiciliari fino alla convalida del fermo, dagli agenti della Squadra Mobile di Salerno agli ordini del vice questore aggiunto Marcello Castello. Nel pomeriggio di giovedì, gli investigatori, individuata l’auto, e riconoscendo il soggetto, hanno deciso di seguirla e, dopo attento appostamento, osservavano l’uomo che a bordo dell’utilitaria veniva avvicinato da un cliente che dopo aver consegnato a Domenico Marigliano una banconota da 20 euro, quest’ultimo riceveva un involucro contenente una sostanza, successivamente rivelatasi alle analisi della Polizia Scientifica di tipo cocaina – crack. Gli agenti pertanto hanno deciso di intervenire, per effettuare una perquisizione personale e identificare i responsabili. Durante la perquisizione, è stata rinvenuta la somma complessiva di 765 euro in banconote di vario taglio, nonché ben tre telefonini dove erano ancora presenti in memoria i messaggi riportanti appuntamenti, cifre e quantità riconducibili all’illecita attività di spaccio. Marigliano potendo contare sulla disponibilità di ben tre telefonini, a bordo di un’utilitaria, riceveva i contatti, utilizzando una diffusissima piattaforma di messaggistica e consegnava la sostanza stupefacente direttamente all’acquirente. Dopo le formalità di rito, l’Autorità Giudiziaria ha disposto la sottoposizione dell’uomo agli arresti domiciliari, in attesa del giudizio di convalida.




Sport e solidarietà, il binomio vincente per la casa circondariale

di Erika Noschese

Sport e solidarietà: sembra essere questo il binomio vincente su cui la casa circondariale di Salerno punta tutto per offrire ai detenuti una valida opportunità di reinserimento sociale. Dopo le numerose iniziative di questi mesi, tra cui la pizzeria solidale, un nuovo progetto varcherà la soglia del carcere di Fuorni, destinato alla sezione femminile. Si tratta, in sintesi, di un percorso finalizzato alla gestione della rabbia e dell’aggressività, il tutto attraverso lo yoga. A portare avanti il progetto l’associazione DevaYoga di Salerno, guidata da Rita Cariello, responsabile del progetto e presidente dell’associazione. Il corso di yoga inizierà già venerdì, a partire dalle ore 13 e sarà destinato a circa 12 detenute, con una turnazione ogni tre mesi. «Il nostro progetto nasce grazie alla collaborazione della scuola Surayel yoga School di Napoli che, ormai da anni, porta avanti questo progetto all’interno del carcere di Poggioreale», ha spiegato Rita Cariello che puntualizza come DevaYoga sia un’associazione impegnata a 360 gradi nel sociale. Tra le collaborazioni, infatti, vanta anche Dona con Amore, cercando di sensibilizzare i soci circa l’importanza della donazione del sangue. Tra gli altri progetti che portano la firma di Rita Cariello e della DevaYoga la collaborazione con il Villaggio di Esteban per un progetto sociale per gli ospiti della struttura. «Lo scopo del progetto è quello di portare le detenute, attraverso la pratica dello yoga, ad una diminuzione del livello di aggressività, stimolare la conoscenza del sé e frammentare le dinamiche di isolamento, il tutto favorito al reinserimento sociale – ha dichiarato ancora la presidente dell’associazione – Puntiamo ad un reinserimento dignitoso, proprio attraverso l’integrazione di mente, corpo e spirito». Quello di DevaYoga è stato un progetto accolto favorevolmente dalla direttrice del carcere Rita Romano. L’associazione, dal canto suo, si occuperà di fornire l’attrezzatura necessaria – che rimarrano all’interno della struttura sia durante che dopo il progetto – tra cui i tappetini. «Gli insegnanti che collaborano con noi vantano tutti una forte esperienza nell’insegnamento dello yoga in soggetti complessi, come i minori affetti da particolari patologie. Il progetto, dunque, partirà proprio questa settimana con un primo gruppo di detenute.




Prova a consegnare droga e Iphone al compagno detenuto

di Pina Ferro

Erano destinati al compagno detenuto i 38 grammi di marijuana e lo smatphone rimvenuti e sequestrati dagli agenti della polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Fuorni. Il sequestro è stato operato nei giorni precedenti a Natale. A finire nei guai M. C. di Mercato San Severino, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine per reati legati agli stupefacenti. La donna in passato è stata anche detenuta presso la casa circondariale salernitana. A suo carico è scattata una denuncia a piede libero. La donna era in attesa di incontrare il compagno detenuto, un napoletano ristretto per riciclaggio e altri reati. Prima del colloquio M.C. è stata sottoposta a controllo da parte del personale in servizio. E’ stato il metal detector a evidenziare, la presenza, nelle parti intime di uno smartphone iPhone. A questo punto gli agenti hanno eseguito una perquisizione personale che ha portato al rinvenuimento, occultati nel reggiseno, di 38 grammi di Marijuana. Messa alle strette M.C. ha ammesso che lo stupefacente e il cellulare erano destinati al convivente, attualmente detenuto. Espletate le formalità di rito, dell’accaduto è stato informato il magistrato di turno. La donna è stata denunciata, mentre droga e cellulare sono stati sottoposti a sequestro e stata inviata all’autorità giudiziaria competente per le valutazioni del caso. Nonostante la carenza di organico e le festività il c o m a n d a n t e Lancellotta unitamente a tutto il personale in servizio è riuscito a garantire i controlli necessari all ’ i n t e r n o dell’istituto di pena e su coloro che si accingevano ad avere colloqui con i familiari detenuti nel corso di questi giorni di festa.




“E’ piena emergenza all’interno del penitenziario di Fuorni”

di Pina Ferro

E’ allarme sicureza nel carcere di Fuorni, Ennesimo sequestro di cellulari da parte degli agenti della polizia penitenziaria. Nelle scorse ore sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro dieci telefoni cellulari. «La situazione nel carcere di Salerno è esplosiva” – ha denunciato il segretario nazionale per la Campania del sindacato autonomo polizia pen i t e n z i a r i a (Sappe) Emilio Fattoriello, facendo riferimento ad alcuni episodi avvenuti nelle ultime settimane. A inizio novembre, nel corso di una perquisizione straordinaria, i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato dieci telefoni cellulari, tutti funzionanti. In occasione della visita del capo dipartimento Francesco Basentini, invece, un detenuto trasferito da Carinola ha sputato sangue contro un agente. “La situazione è allarmante sotto il profilo della sicurezza e servono urgenti provvedimenti ministeriali”, prosegue Fattoriello che lancia un appello al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. “Servono interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani”. Anche il segretario generale del Sappe, Donato Capece ha sollecitato le autorità competenti a intervenire: “E’ evidente a tutti che è necessario intervenire con urgenza per fronteggiare le costanti criticità penitenziarie di Salerno. E’ grave che la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario “aperto”, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”.




Droga nelle parti intime e tra le cialde da caffè : 2 arresti Inutile tentativo di disfarsi dello stupefacente

Aveva nascosto nelle parti intime 520 grammi di cocaina. Mentre un’altro pusher si è barricato in caso per disfarsi dello stupefacente prima dell’irruzione degli agenti. Gli uomini della della Squadra Mobile – Sezione Narcotici,mercoledì sera, hanno tratto in arresto in flagranza di reato due persone ritenute responsabili di concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanzestupefacenti. Durante il pattugliamento di zone periferiche della città di Salerno, particolarmente interessate dal fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti di vario tipo, gli agenti hanno proceduto dapprima al controllo di una persona già nota, Antonio Esposito di 25 anni e, all’esito della perquisizione personale, hanno rinvenuto e sequestrato 520,32 grammi di cocaina, accuratamente occultata nelle parti intime, dove lo stesso aveva artigianalmente realizzato un piccolo marsupio. Successivamente i controlli si sono estesi all’abitazione di un’altra persona, anch’essa nota agli operatori e residente a pochissimi metri dal luogo del controllo, il quale opponeva non poca resistenza agli operatori prima di consentire loro l’accesso in casa nell’intento di disfarsi della sostanza stupefacente detenuta; infatti venivano trovate tracce di stupefacente nel lavandino della cucina. La perquisizione effettuata presso l’abitazione di Fabio Salzano di anni 25, grazie all’ausilio delle unità cinofile fatte intervenire sul posto, ha consentito di sequestrare ulteriore stupefacente, nella fattispecie gr. 106,38 di cocaina e gr. 10,76 di marjuana, grazie soprattutto al super fiuto dell’ormai famoso cane antidroga “Pocho”, in quanto lo stupefacente era stato abilmente occultato insieme a delle cialde da caffè. Inoltre, veniva rinvenuto un bilancino elettronico di precisione, vari ritagli di cellophane con residui di stupefacente, nonché la somma complessiva di 5.000,00 € in banconote di vario taglio, sicuro provento dell’attività di spaccio. Dopo le formalità di rito, i due giovani venivano posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria e condotti presso la casa circondariale di Salerno – Fuorni.




Una pizzeria nel carcere per valorizzare la detenzione

I gusti da scegliere, al momento, sono otto. Tanti per chi, fino a oggi, non poteva gustare una pizza che arrivasse dall’esterno. Le regole penitenziarie sono rigide e non lo consentono. Ma se la pizza è prodotta all’interno della struttura carceraria, ai detenuti basterà pagare 3 euro per addentare una margherita o una marinara fumante. Nella casa circondariale “Antonio Caputo” di Salerno nasce la pizzeria sociale “La pizza buona dentro e fuori”. Perchè l’obiettivo, spiega il direttore del carcere Rita Romano, “è quello di aprire la pizzeria anche al pubblico che arrivi d a l l ‘e s t e r n o ” . Sono venti i detenuti che partecipano al progetto realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Salerno e della fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e con il supporto del Comune di Salerno, delle fondazioni Comunità Salernitana, che ha destinato il 5×1000 di tre anni fa a questa iniziativa, e Casamica. Le due realtà sono state impegnate nelle dieci serate di “fundraising” in altrettanti ristoranti del territorio provinciale. In tutto, sono stati raccolti 25mila euro. Quel deposito al piano terra dell’istituto dove erano accantonati scatoloni impolverati, una volta svuotato e ripulito dai dipendenti comunali, è diventato la sala dove sedersi e mangiare. Le pareti sono ricoperte da disegni colorati. Poco più in là, invece, il bancone in marmo con accanto il forno dove due pizzaioli preparano le specialità. E, poi, c’è il bagno e anche uno spogliatoio per il “personale”. Per il provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Campania, Antonio Fullone, “la pizzeria sociale valorizza il periodo di detenzione” dice mentre è in visita, per la prima volta, all’istituto di Salerno.Alla fine del mese di ottobre, inoltre, al via un corso di formazione, finanziato dalla Regione Campania, per dieci detenuti che avranno la possibilita’ di conseguire la qualifica professionale di pizzaiolo, un titolo spendibile una volta usciti dal carcere. L’inaugurazione di segna il punto di arrivo del protocollo di intesa, siglato il 5 novembre dello scorso anno tra le varie istituzioni, che ha come scopo quello di attuare, in maniera pratica, il fine rieducativo della pena e l’inserimento lavorativo dei detenuti. L’idea di mettere su una pizzeria sociale nella casa circondariale di Salerno a Fuorni viene da ancor piu’ lontano nel tempo. E, precisamente, da una chiacchierata, di qualche tempo fa, tra Roberto Schiavone, presidente dell’- Humanitas, e Antonello Di Cerbo, da sempre impegnato in progetti solidali.




Seicento euro per portare mezzo chilo di droga in carcere

di Pina Ferro

Seicento euro, questa la somma che avrebbe incassato se fosse riuscita ad introdurre all’interno del carcere di Fuorni, ben mezzo chilo di sostanza stupefacente di sostanza stupefacente. La mission a cui era destinata è fallita. Raffaella Siciliano, di Pagani e moglie di Aniello D’Auria, 39 anni, (detenuto presso la casa circondariale di Salerno per spaccio) è stata tradita dalla strana agitazione mostrata nel corso dei controlli pre colloqui posti in atto dagli agenti della polizia penitenziaria. I fatti sarebbero accaduti nella mattinata dello scorso 11 settembre. La donna aveva raggiunto il penitenziario di Salerno per far visita al marito. Prima di dare via ai colloqui tra detenuti e familiari degli stessi è prassi procedere ad accurati controlli a carico dei visitatori al fine di evitare situazioni non consentite. All’atto di tali controlli una delle agenti in servizio ha notato che la donna si presentava alquanto agitata, un atteggiamento immotivato e che ha destato non pochi sospetti. A questo punto la poliziotta, addetta ai pre colloqui, ha proceduto ad un accurata perquisizione della visitatrice. Nell’ispezionare le scarpe, la divisa ha rinvenuto, occultati sotto le solette delle scarpe degli strani involucri. La successiva perquisizione personale ha portato al rinvenimento e sequestro di 500 grammi di stupefacenti suddivisi tra hashish e cocaina ed un mini cellulare occultati sia nelle parti intime che nel reggiseno. A questo punto del sequestro è stato posto a conoscenza il comandante del reparto, il commissario Gianluigi Lancellotta che, immediatamente ha notiziato il magistrato di turno il quale ha disposto l’arresto della signora con l’accusa di detenzione di stupefacenti da introdurre all’interno del penitenziario salernitano. Interrogata, la moglie di D’Auria ha affermato di aver accettato l’incarico di portare la droga in carcere in quanto le era stata offerta una ricompensa di 600 euro. Ma, la stessa pare non abbia fatto alcun accenno a colui che le aveva affidato l’incarico e, a chi era destinata la droga. Sicuramente l’intente quantitativo, la più alta quantità mai sequestrata in carcere a Salerno, era destinato a qualcuno che intende gestire il traffico di stupefacenti all’interno dell’istituto di pena. Nelle ore successive, con il supporto degli uomini della Squadra Mobile di Salerno, la perquisizione è stata estesa anche all’abitazione di Raffaella Siciliano dove è stata rinvenuta una pistola contraffatta. Non è la prima volta che nelle carceri campane accadono episodi del genere. La polizia penitenziaria con i pochi mezzi e poco personale a disposizione riesce a garantire la sicurezza dei penitenziari. Intanto, proseguono gli appelli al capo del personale circa le difficoltà che continuano a vivere quotidianamente i poliziotti.




I socialisti in visita al carcere: «Più attenzione per i malati»

di Erika Noschese

Necessità di un protocollo operativo tra il servizio della sanità penitenziaria dell’Asl e l’azienda ospedaliera Ruggi d’Aragona per garantire percorsi assistenziali anche rapidi per i detenuti della casa circondariale di Salerno. E’ quanto emerso dalla visita effettuata dal Psi di Salerno, con il segretario nazionale Enzo Maraio, presso il carcere di Salerno. Il segretario del partito ha denunciato, ancora una volta, oltre alla problematica relativa al sovraffollamento, anche la carenza di rapporti di collaborazione con le istituzioni locali e l’azienda ospedaliera. A questo si aggiunge poi una “necessità sanitaria”: sono circa una decina le persone detenute presso la casa circondariale di Fuorni in attesa di interventi. Per il salernitano Maraio bisogna «sensibilizzare i medici rispetto agli interventi necessari ed urgenti di cui i detenuti hanno bisogno». Chiede un percorso di reintegrazione per le donne, la consigliera socialista Veronica Mondany affinché alle donne venga concessa una seconda possibilità dopo il carcere. «Il direttore Romano ha messo a disposizione dei detenuti vari progetti ma, sostiene la Mondany, «è importante permettere alle donne di cucinare e a tal proposito verranno fatti dei lavori in cucina per dare loro questa possibilità». Il gruppo socialista al Comune di Salerno pensa all’istituzione di un banco farmaceutico per i farmaci di tipo c «perché ci sono delle esigenze importanti perché ci sono condizioni economiche scarse e i detenuti non possono permettersi di curarsi – ha spiegao il capogruppo Massimiliano Natella – C’è un’emergenza sanitaria e c’è bisogno di coinvolgere e coordinare meglio il rapporto con la struttura sanitaria del Ruggi d’Aragona per quanto concerne gli interventi che sono in lista d’attesa. Ci sono anche altre emergenze di cui poterci far carico come il rapporto con Salerno Sistemi per l’ammodernamento della struttura che è in sovrannumero e c’è un grosso sacrificio da parte del personale e del penitenziario per poter gestire molti detenuti». Parla invece di maggiori attenzioni da dare ai detenuti il consigliere Paolo Ottobrini: «La nostra visita aveva il senso di verificare un po’ le condizioni; condizioni che non sono negative, c’è una realtà molto attiva all’interno del carcere, chiaramente noi come consiglieri comunali ci faremo parte attiva per promuovere determinate iniziative per supportare le esigenze dei detenuti». Intanto, proprio ieri è giunto un parere positivo per un finanziamento dalla cassa ammende di 480mila euro da destinare alle opere infrastrutturali interne della casa circondariale. Si tratta, nello specifico, di un ok propedeutico al sì definitivo che deve giungere da cassa ammende.