Vendono le case per curare i figli

Vincenzo Senatore 

Non passa giorno senza che vengano fuori nuove (dovremmo dire anche vergognose) novità sul sistema di gestione dell’assistenza agli autistici e, più in generale, alle persone portatrici di handicap. Nel caso dell’autismo parliamo di un disturbo che rientra nella sfera di competenza dei neuropsichiatri e che, come vedremo, a Salerno spesso viene trattato da operatori del comportamento formati alla meno peggio. Un enorme business di cui ci sono anche alcune cifre. La Regione Campania stanzia ogni anno 300 milioni di euro per dare alle Asl le risorse necessarie all’organizzazione dei progetti di assistenza e inclusione degli autistici. Se pensate che tutti questi soldi vengano spesi sotto la regia dell’amministrazione (l’autorità competente in materia di sanità è il commissario e presidente della Regione, Vincenzo De Luca) vivete nel mondo della favole. Palazzo Santa Lucia dà i soldi alle Asl e dice loro, in sostanza, fate voi. Le Asl delegano tutto ai centri accreditati, delle aziende private che vivono di profitti e che ovviamente se la Regione non paga se ne fregano altamante e non forniscono alcun servizio. Il bambino autistico, parliamo di quello che succede a Salerno e che ci raccontano le famiglie ma quanto raccontiamo vale anche per il resto della regione, quando va in un centro spesso finisce in lista di attesa. Questo perché il monte ore da dedicare a queste persone è rigidamente contingentato e risponde a esigenze di bilancio. Per essere più chiari: le aziende organizzano l’assistenza in base a quanto paga la Regione. “Ovviamente – ci dicono i genitori, nei giorni scorsi abbiamo sentito Vittorio Naddeo ma ce ne sono tanti altri che vivono questa condizione – le liste di attesa spesso hanno tempi lunghi”. Così i genitori, esasperati, chiedono al centro come fare per ricevere assistenza. Ed è lì che gli dicono che, nel frattempo che la lista scorre, è possibile acquistare privatamente delle prestazioni. E sapete a che costo? Un operatore qualificato prende 42 ore l’ora per l’assistenza domiciliare e 40 euro per quella fornita all’interno del centro. Considerato che parliamo di autistici fare due tre ore al giorno è il minimo per cui siamo su cifre di 80-120 euro per ogni giornata. In un mese, se escludiamo i fine settimana, siamo nell’ordine dei 1600- 2000 euro. “C’è gente – ci raccontano – che ha venduto le case per poter assistere i figli”. E la Regione che fa? Nulla. Stesso discorso per le Asl, che dopo aver delegato ai centri accreditati pensano di aver assolto il loro compito. Invece non è così. Perché per legge l’azienda sanitaria dovrebbe realizzare, insieme alle scuole e al Comune, un progetto coordinato di assistenza e inclusione sociale. Per dirla in maniera spiccia le difficoltà di queste persone diventano motivo di business per centri accreditati e non solo (nell’articolo in basso parliamo delle coop). Vogliamo parlare di un altro affare? La formazione. Esistono corsi di 40 ore che tutti possono fare e che danno l’abilitazione all’esrecizio del ruolo di operatore del comportamento. E anche qui girano soldi, perché visto che non esistono controlli gli attestati vengono rilasciati, in alcuni casi, secondo logiche perlomeno discutibili. Sì, possiamo pensare ad alta voce. Tutto questo è vergognoso e qualcuno dovrebbe fermare la corsa all’oro.




Sala Abbagnano, la strada della vergogna

Erika Noschese

Una fognatura rotta da due mesi da cui fuorisce acqua putrida ed il Comune si rifiuta di intervenire. Un disagio, quello che si ritrovano a vivere i residenti di Sala Abbagnano, quartiere di Salerno. Nello specifico, in viale delle Tamerigi, nei pressi dell’istituto scolastico J.J. Rousseau, immettendosi lungo viale dei Tigli, l’aria diventa irrespirabile a causa dell’acqua maleodorante che fuoriesce dalla fognatura. Nonostante diversi solleciti al Comune di Salerno, a distanza di tempo, la situazione non è cambiata e la situazione non accenna a migliorare. La motivazione è pre- sto detta: secondo l’amministrazione comunale, infatti, la strada sarebbe privata, ragion per cui il Comune si rifiuterebbe di intervenire. Stando ad una sentenza della Cassazione però se la strada è privata ma di uso pubblico il Comune è obbligato ad intervenire ma per l’amministrazione comunale guidata da Enzo Napoli, evidentemente, la sentenza della suprema Corte non è da tenere in considerazione. Un disagio, quello provato dalla fognatura, che coinvolge circa 50 famiglie, suddivise in sette edifici. Solo pochi giorni fa, una donna è scivolata rovinosamente proprio a causa dell’acqua che ha invaso la strada, costringendola a ricorrere alle cure mediche. Dunque, non solo un problema di igiene ma anche di incolumità in quanto questo potrebbe essere solo il primo di una serie di episodi che mettono in pericolo la vita dei residenti, anche a causa del cattivo odore che fuoriesce dallo scolo. Quando i residenti della zona hanno denunciato al Comune il problema causato dalla rottura della fognatura, sul posto si sono recati i vigili urbani ed un tecnico comunale che hanno liquidato la vicenda con un secco: “La strada è privata. Noi non possiamo intervenire”. I cittadini del posto si sono rivolti anche agli organi competenti per denunciare l’inquina- mento provocato dallo scolo. Ad onor del vero va segnalato che la strada in questione, anni fa è stata interessata da un altro spiacevole episodio che metteva a repentaglio la sicurezza dei residenti: un canale di scolo in viale dei Tigli, non protetto, che ha causato non pochi incidenti. In quell’occasione, gli abitanti degli stabili lì posizionati hanno scritto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti chiedendo intervento urgente. La strada non ha mai cambiato proprietà eppure, l’allora sindaco Vincenzo De Luca ne ha disposto la chiusura immediata. Dunque, come si suol dire due pesi e due misure. Un’unica strada in cui si sono verificati diversi episodi che hanno richiesto l’intervento del- l’amministrazione comunale e sono il alcuni casi è stato risolto il problema. Ma una strada privata resta tale, in ogni situazione. Dunque perhè, nonostante la sentenza della Cassazione, nessuno ha provveduto ha risolvere il problema? La domanda è, ovviamente, retorica.