Scafati. Fallimento Scafati Sviluppo, a breve l’adunanza dei creditori. Il punto

Di Adriano Falanga

Si terrà martedi 10 ottobre l’adunanza dei creditori per l’esame dello stato del passivo della Scafati Sviluppo spa, la società di trasformazione urbana di proprietà del Comune di Scafati, dichiarata fallita il 13 aprile dal Tribunale fallimentare di Nocera Inferiore. Ad essere stato dichiarato fallito è l’ex cda presieduto da Alfonso Di Massa con A.D. Mario Ametrano. Nominato giudice delegato il dottor Mario Fucito, curatori fallimentari gli avvocati Bruno Meoli di Avellino e il dottor Giovanni Faggiano di Nocera Inferiore. Il cda, dietro autorizzazione della commissione straordinaria, ha depositato ricorso avverso la sentenza di scioglimento. Non è mai stato dato sapere però i motivi per cui la società non avrebbe dovuto chiudere i battenti, mentre sono invece note le motivazioni che hanno comportato all’estrema soluzione. <<La Scafati Sviluppo, a causa dell’impotenza finanziaria, non poteva essere in grado di ultimare i lavori e consegnare i capannoni restanti agli aventi diritto. Questo non creava i presupposti per la produzione dei ricavi con il conseguente pagamento dei debiti contratti>> emerge dalla sentenza di fallimento. Nel 2015 da bilancio i debiti contratti erano pari a 7 milioni di euro. Scriveranno i giudici: <<Il tutto ponendo in essere condotte di pagamento in favore solo di taluni creditori che possono essere assunte in elementi di dissipamento compiuti in stato di insolvenza e accumulando debiti ulteriori e straordinari di contenzioso, proprio per l’inadempimento degli obblighi contrattualmente assunti nell’esercizio dell’impresa>>. Impossibile andare avanti secondo i giudizi fallimentari. <<La Stu è quindi allo stato immobilizzata dal proprio stesso stato di impotenza che le impedisce di proseguire la propria attività di trasformazione, necessaria per far fronte alla debitoria assunte e senza la quale accumula ulteriore debiti>>.

In poche parole, essendo la società impegnata con una sola commessa, appunto la riqualificazione dell’area Ex Copmes, venendo meno questo progetto veniva meno anche la capacità di pagare i debiti. Andare avanti, nonostante i quattro anni di perdite consecutive, comportava solamente il crescere dei debiti. Debiti accumulati esclusivamente nei riguardi dei professionisti che si sono succeduti negli anni nella qualità di progettisti, consulenti, revisori, amministratori e consiglieri cda, e nei riguardi dei promissari acquirenti, i quali hanno versato caparre notevoli, senza vedere mai realizzarsi quanto promesso. Sono soprattutto gli acquirenti degli uffici e del lotto A, entrambi stralciati dal progetto originale, ad essersi accodati all’istanza di fallimento presentata da due ex revisori e un progettista. Lo stato di avanzamento del progetto Ex Copmes è ufficialmente rimasto “congelato” al maggio 2016, quando ci fu la consegna dei nove capannoni del lotto C. Resta in piedi, pressoché terminato, il lotto B che molto probabilmente andrà ad essere inserito nell’attivo della società e venduto all’asta.

LE INDAGINI

La gestione della società partecipata, con capitale sociale pubblico di 9 milioni di euro, è finita al vaglio dell’antimafia in relazione alle accuse promosse verso l’ex sindaco Pasquale Aliberti, di voto di scambio politico mafioso. Non solo avrebbero partecipato aziende vicino ai clan dei casalesi (secondo il decreto di scioglimento) ma ci sarebbero stati anche passaggi di denaro in favore di aziende legate al clan Ridosso-Loreto, per lavori ordinati dall’ex a.d. Filippo Sansone su pressioni, pare, di Ciro Petrucci, ex vice presidente Acse ritenuto espressione diretta del clan Ridosso. Entrambi candidati non eletti a sostegno di Pasquale Aliberti ed entrambi indagati nella lunga indagine condotta dal pm Vincenzo Montemurro, denominata “Sarastra”. Per Petrucci è stata disposta la chiusura delle indagini. Di appalti alla Ex Copmes in cambio di sostegno elettorale alla campagna per le elezioni regionali di Monica Paolino nel 2015 (prima ancora per le amministrative del 2013) hanno parlato già i pentiti Romolo Ridosso e Alfonso Loreto. <<Indebite ingerenze da parte della criminalità organizzata con particolare riferimento all’affidamento di lavori di riqualificazione di una zona industriale per la cui aggiudicazione l’Ente si è avvalso di una società di trasformazione urbana a totale partecipazione comunale (Stu) alla quale è stata trasferita la proprietà delle aree interessate dagli interventi>> è quanto si legge invece nel decreto di scioglimento del consiglio comunale.

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Scafati. Arriva l’autunno caldo scafatese. La triade chiamata a dare risposte su questi temi…

Di Adriano Falanga

Settembre è arrivato. Scafati si lascia alle spalle, lentamente e non senza strascichi, un’estate caldissima sotto ogni aspetto. Ma settembre sarà soltanto il primo di una lunga serie di appuntamenti amministrativi, politici e giudiziari, che continuerà a tenere banco l’opinione pubblica. Si parte dal 14, giorno in cui si (ri)pronuncerà il Tribunale del riesame di Salerno sulla richiesta del Pm Vincenzo Montemurro della custodia cautelare in carcere per Pasquale Aliberti, dopo il rinvio della Suprema Corte di Cassazione. Entro questo mese bisognerà anche decidere se archiviare, o rinviare a giudizio i venti indagati (o parte di questi) dell’inchiesta Sarastra, che ha scombussolato la vita socio politica della città. Dal punto di vista amministrativo la situazione non è meno delicata. La Commissione Straordinaria andrà a toccare con mano le conseguenze provocate dal taglio della spesa corrente imposto dal piano di rientro decennale, per il riequilibrio dei conti comunali. Si parte dalla mensa scolastica, portata all’aliquota massima per qualsiasi nucleo familiare, indipendentemente dal reddito. Durante i mesi estivi è stata avviata una petizione dalle mamme dei piccoli studenti. Bisognerà poi dare risposte dal punto di vista dello sviluppo economico, al momento la triade prefettizia non si è mai espressa in tal senso, limitando i suoi primi sei mesi di attività al contenimento della spesa e alla riorganizzazione della macchina comunale. Occorre nuovo atto di indirizzo quanto all’area Pip, abbandonata a se stessa e senza nessun progetto di rilancio o rivalutazione.

La città attende risposte anche sul commercio, oramai messo in ginocchio dalla totale assenza di progetti, incentivi e manifestazioni. Non calerà mai l’attenzione sulla questione ambientale, perché se da un lato scemerà la puzza del fiume Sarno, resterà dall’altro lato l’intollerabilità dei miasmi emessi dal canale San Tommaso, “operativo” sotto questo spetto per tutto l’anno. A settembre la città tornerà a riempirsi, e l’Acse sta ancora arrancando per risollevare la percentuale sulla raccolta differenziata. Il cda guidato da Daniele Meriani al momento è stato costretto a fare un passo indietro sulla decisione di lasciare i rifiuti indifferenziati a terra. Si raccoglie tutto, ogni sera, puntando però sui controlli portati avanti dalla Polizia Municipale. In tal senso i caschi bianchi, nonostante la carenza di personale, hanno già elevato decine di contravvenzioni. Poca cosa però, vista l’’stensione territoriale e la sfacciataggine dei cafoni. Occorrono telecamere, ragion per cui la commissione cerca fondi, ma occorre anche un piano industriale netto, preciso, dettagliato, che punti non solo a reprimere i cafoni, ma anche ad incentivare i virtuosi. Sotto questo aspetto la guida del dottor Meriani è ancora molto approssimativa. Sembra che l’Acse navighi a vista, e per una società con un Pef di circa 11 milioni di euro è assolutamente censurabile. Bisognerà rilanciare la struttura, migliorare la comunicazione con il cittadino e soprattutto pensare di eliminare un cda di tre componenti. In certi casi è preferibile concentrare le risorse economiche attorno alla figura di un amministratore unico o direttore generale con comprovata esperienza nel settore.

Dopo il fallimento di Aprile, è caduta nell’oblio la Scafati Sviluppo. Non sono più arrivate notizie. Il cda dichiarato fallito, nella persona dell’ex presidente Alfonso di Massa ha presentato ricorso. Poi il nulla. Al momento la società è guidata da due curatori fallimentari nominati dal tribunale, ma non è stato ancora chiarito che resta in piedi anche il cda voluto dai commissari (con relative spese). Urgente e improcrastinabile spiegare alla città le strategie per salvare l’area industriale da eventuali speculazioni immobiliari, possibili acquistando all’asta i beni della società di trasformazione urbana. In alto mare anche il Piano D’Ambito S1, di cui il comune di Scafati è capofila. La struttura che eroga i servizi sociali è ancora senza coordinatore, e questo comporta lo stallo dei servizi, tra cui l’avvio della gara d’appalto per la gestione del centro disabili Raggio Di Sole. Dato il benservito alla Publiparking, al momento la città è libera dalla sosta a pagamento. Circa venti famiglie rischiano seriamente di perdere il lavoro, e oltre al danno economico, in città sono ricomparsi gli abusivi della sosta. E non sempre diventa facile liberarsene. Un errore grave, mandare via la società che aveva regolarmente vinto gara d’appalto, senza avere alle spalle una precisa soluzione alternativa. Il servizio dovrebbe essere gestito dall’Acse, ma la società ha già difficoltà con la sola raccolta rifiuti. A Palazzo Mayer si pensa al ritorno del “grattino”, acquistabile negli esercizi commerciali.

Oppure rilevare i nuovi parcometri acquistati dal vecchio gestore e affidare il controllo alla Polizia Municipale. In quest’ultimo caso si tratta però di una soluzione più onerosa. Quanto alla Sicurezza e Viabilità il maggiore Carmine Apicella, sovraordinato prefettizio, starebbe valutando, assieme al comandante dei caschi bianchi Pasquale Cataldo, un concorso per l’assunzione di nuovi vigili urbani, a tempo determinato. Forse dieci, forse venti. Dal nuovo anno si potrà capire qualcosa di più. Resta ancora il rilancio della città, attraverso il recupero degli spazi pubblici. La Villa Comunale è oramai ridotta a poco più di una boscaglia, e le altre aree attrezzate sono stati chiuse per il forte degrado in cui erano finite. Si pensa quantomeno di attuare una buona Rassegna Natalizia, per riavvicinare i cittadini al territorio. Infine, bisognerà anche decidere cosa fare delle quote detenute al Consorzio Farmaceutico, se venderle del tutto o in parte, evitando pericolose speculazioni sulle farmacie comunali (cinque) presenti in città. Sarà quindi un anno intenso per la commissione straordinaria guidata dal prefetto Gerardina Basilicata, che seppur ha raccolto i cocci di un vaso rotto da altri, ha comunque tutta la responsabilità istituzionale di porre rimedio.

M5S: “CHI CONTROLLA ALLA EX COPMES?”

<<Sono ormai passati sei mesi dall’insediamento della Triade e a Scafati i miglioramenti ancora non si intravedono. Le partecipate più di tutte mostrano le maggiori criticità>>. Polemiche dal M5S, che si richiamano a quelle già espresse anche dal deputato Angelo Tofalo, sull’operato della triade prefettizia. <<Ci ritroviamo l’Acse con un cda che non riesce a dare le giuste risposte ai cittadini sia in termini di risparmio, che di servizi. Sarebbe opportuno eliminare il cda e affidare la gestione ad un unico direttore generale, mai rimpiazzato dopo l’uscita dell’ex ingegnere DE Vivo, andato in meritata pensione. Della Scafati Sviluppo si sono perse le tracce – continuano gli attivisti di Scafati in Movimento – il suo cda non si sa cosa stia facendo. Altro che trasparenza, abbiamo un organo che guida una società dichiarata fallita>>. I grillini incalzano sulla stu, dove sembrerebbe siano stati commessi degli abusi. <<Vengono controllati gli operatori industriali che occupano l’area? Giungono notizie di vari abusi perpetrati nell’area>>.




Scafati. L’era Aliberti? Mille euro di debiti per ogni scafatese. Neonati compresi

Di Adriano Falanga

Cosa resterà di questi 8 anni di amministrazione Aliberti? Lo scioglimento certo, ma anche e soprattutto debiti. Tanti debiti, molti debiti. Facendo una stima molto approssimativa, parliamo di qualcosa come 50 milioni di euro, che ogni scafatese sarà chiamato a pagare, neonati compresi. Ad occhio e croce fanno circa mille euro a testa. Oltre naturalmente alle imposte portate al massimo e servizi al minimo. Non vogliamo parlare delle cause, per non incorrere nel rischio di strumentalizzazione, ma vogliamo invece parlare di numeri. Di cifre e dati di fatto. Partiamo allora da quelli che erano i “cavalli di battaglia” elettorali dell’ex sindaco, i temi su cui nacque lo slogan “Orgogliosi di Scafati” nel 2013, come quel cartellone che ancora campeggia sul cantiere abbandonato del Polo Scolastico. Ed è da qui che partiamo. Un progetto ambizioso, finanziato con fondi europei per oltre 9 milioni di euro. L’epilogo è oramai cosa nota, oltre al buco in pieno centro e alla perdita delle strutture pre esistenti quali il Palazzetto dello Sport, la scuola materna e i campi da tennis, il contenzioso aperto con la Tyche srl fino ad oggi costa agli scafatesi, tra spese legali, ctu, rimozione rifiuti, oltre 300 mila euro. <<Abbiamo scritto la storia>> sosteneva un entusiasta Aliberti dopo l’approvazione del Puc. Da allora però il nulla. Lo strumento urbanistico è stato rimandato indietro dalla Provincia perché non conforme alla normativa provinciale di riferimento. Un errore palese, non un cavillo tecnico. Come a voler costruire casa senza conoscere il Piano regolatore del Comune. Ad oggi non ci sono responsabili, restano le spese per la sua redazione. Un centinaio di migliaia di euro, suppergiù. Intorno ai 400 mila euro è costata la sola progettazione dell’Urban Center, presentato in campagna elettorale come il progetto più ambizioso (e costoso) del Piu Europa.

Tra i progettisti Sintecna e Giugiaro Architettura. L’Urban Center doveva ospitare, presso l’area della Ex Manifattura dei Tabacchi, attività quali uffici pubblici e privati, centro culturale e biblioteca, ostello, ristorante, centro commerciale, parcheggio a due piani e finanche una palestra/fitness. Oggi è sede di uffici comunali, mentre gran parte della struttura cade a pezzi. Il Pip non nasce con l’ultima amministrazione, oggi però ha inciso per oltre il 50% sul disavanzo di amministrazione che portato il Comune ad adottare un piano di rientro decennale lacrime e sangue. Oltre 32 milioni di euro, frutto di debiti fuori bilancio mai contabilizzati dall’amministrazione uscente, ed è qui la responsabilità, perché, se fossero stati iscritti a tempo debito, si sarebbe (forse) potuto evitare il cumulo che ha rischiato di mandare in default l’Ente. Sul Pip Aliberti non ha mai scommesso, e in più occasioni ha dirottato gli investitori interessati a scommettere sul progetto di riqualificazione Ex Copmes. Da Monte Everest da 30 milioni di euro, il progetto firmato da Giugiaro è diventato una modesta collina, ridimensionato e diviso in due lotti, sono stati consegnati e attualmente in uso circa 2 mila mq. Nel frattempo, la Scafati Sviluppo, partecipata comunale nata appositamente per realizzare l’opera, è stata dichiarata fallita. Nell’ultimo bilancio i debiti iscritti sono pari a circa 8 milioni euro. Soldi che pure pagheranno gli scafatesi.

Centro Sociale di Mariconda, opera da finanziare con i fondi Piu Europa. Allo stato di fatto, il cantiere è oggi in evidente stato di abbandono e di pericolo. Fondi persi e un contenzioso aperto per i 165 mila euro anticipati dal Comune. Pista ciclabile, costata quasi 2 milioni di euro, fu inaugurata nel settembre 2012 e parzialmente chiusa dopo appena 4 mesi, quando si scoprì che i lavori per la pavimentazione eseguiti nel tratto della Villa Comunale non erano a norma. Ciò che resta è in totale abbandono, chiuso anche il parco giochi per manifesta incapacità di manutenzione e sicurezza. Centro Sociale San Pietro, realizzato su un terreno di proprietà della famiglia Nappo, acquisito a patrimonio comunale per un abuso edilizio, è costato oltre un milione di euro di fondi Piu Europa. Ospita il centro anziani e il centro disabili. Una sentenza del Consiglio di Stato ha però condannato Palazzo Mayer a restituire l’area al proprietario oppure a risarcirlo, perché la normativa urbanistica vigente gli permetteva di sanare l’abuso. In gioco qualcosa che si aggira sui due milioni di euro. Punto forte del programma Piu Europa è stata però la riqualificazione urbana. Decine di milioni di euro spesi per la realizzazione di alcune piazzette, e soprattutto per il completo rifacimento del manto stradale, illuminazione e accessori compresi, tra cui i dossi pedonali. Opere purtroppo che già versano nel degrado, perché la crisi economica del Comune lo rendono incapace di provvedere alla regolare manutenzione.

Inoltre, i lavori della rete fognaria hanno già distrutto le principali arterie, come via Aquino, via Catalano, via Tricino, via Della Resistenza, via Fosso dei Bagni. Da appalto l’ente attuatore il progetto dovrebbe ripristinare i luoghi allo stato originale, ma non è ancora accaduto e comunque, fatto grave, la riqualificazione stradale è stata decisa nella piena e totale consapevolezza degli imminenti lavori di scavo per la posa della nuova rete fognaria. E questo vale anche per strutture come la rotonda/fontana sul corso Nazionale. Chi pagherà questi costi? Gli scafatesi. E non solo, l’incapacità finanziaria del Comune di Scafati e l’assoluto blocco agli investimenti consegneranno alla futura amministrazione una città ridotta malissimo. Ripartire da zero sarà difficile, con sulle spalle i vincoli di spesa legati al piano di riequilibrio decennale. E poi ci sono i costi dello scioglimento del consiglio comunale. Quantizzarli preventivamente è impossibile, ma il danno morale e di immagine è già stato fatto. Che la colpa possa essere davvero dell’ex amministrazione comunale o di un eccesso di zelo del ministero dell’Interno lo dirà solo il tempo. Ma a quel punto, poco importerà.




Scafati. I redditi degli scafatesi. Città tra le più povere della provincia.

Di Adriano Falanga

Che Scafati non fosse un’isola economicamente felice era noto, ma che fosse fanalino di coda quanto a reddito prodotto pro-capite (la superano solo Pagani e Siano) dell’intera provincia non era preventivabile. Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi all’anno d’imposta 2015 (dichiarazioni 2016), poco più della metà degli scafatesi ha un reddito passibile di Irpef. Nel dettaglio, su una popolazione di 50.800 residenti, solo 27 mila dichiarano un reddito Irpef, pari al 53,2%. Una percentuale che relega Scafati a terz’ultima tra tutti i 158 comuni ricadenti nella provincia di Salerno. Si lavoro poco, e si produce ancora meno. Cifre che raccontano il come la città non ha avuto uno sviluppo economico negli ultimi dieci anni. Nel 2005 la percentuale era la stessa (53,3%). Praticamente è cresciuta la popolazione, ma non i posti di lavoro. I 27 mila contribuenti dichiarano un reddito medio di 15.900 euro, che distribuiti tra l’intera popolazione, fanno scendere il reddito medio di uno scafatese a poco meno di 8.500 euro. Il 41% dei dichiaranti è compreso tra la fascia 0 – 10 mila euro, mentre sono solo 55 i “ricchi” scafatesi che superano i 120 mila euro. 192 dichiarano invece tra i 75 mila e 120 mila. Metà degli scafatesi non ha reddito Irpef quindi, significa che producono meno di 8 mila euro l’anno, tanti quanti, per fare un esempio, evadono la Tari, che copre il ciclo dei rifiuti. Sono cifre queste che vanno a braccetto con i disagi e disservizi croce della popolazione residente. Traffico veicolare, assenza di infrastrutture, di piani industriali, agricoltura in ginocchio, e una forte economia “sommersa” sono frutto della paurosa crescita demografica, figlia della speculazione edilizia iniziata negli 80 e culminata nello scioglimento del consiglio comunale del 1993. Politiche incentrate alla cementificazione, la città ha accolto decine di migliaia di nuovi residenti, senza però offrire loro, e soprattutto alle generazioni che si sono poi succedute, possibilità di crescita economica. Anzi, da allora ad oggi molte grosse aziende sono scomparse. La Manifattura Tabacchi, l’Alcatel Cavi, la Soavex, importanti industrie conserviere e meccaniche non hanno tenuto il passo con i tempi, e hanno lasciato la città. Scafati è oggi il terzo comune quanto a popolazione residente dell’intera provincia salernitana. Ed è anche il terzo comune quanto a mancanza di reddito. C’è poco da esultare, moltissimo da riflettere.

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Scafati. Tutti i debiti di Scafati Sviluppo, la lista di consulenti e amministratori

Di Adriano Falanga

E’ trascorsa una settimana dal momento in cui il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Nocera Inferiore, dottor Mario Fucito, si è riservato la decisione se lasciar fallire la Scafati Sviluppo oppure concedere al nuovo cda guidato da Vincenzo Abate, di verificare nel dettagli i documenti contabili e decidere un piano di rientro dai debiti contratti. Due le strade percorribili: la ricapitalizzazione e l’autofinanziamento, in assenza di altre commesse di lavoro. Perché la Stu nasce unicamente per il progetto di riqualificazione dell’area Ex Copmes, e all’attivo conta sul patrimonio immobiliare di circa 130 mila mq, di cui 90 da riqualificare. Non è esclusa la vendita di parte del patrimonio per uscire fuori dallo stallo finanziario, ma anche produttivo, siccome i lavori sono fermi. Considerata la totale mancanza di trasparenza nella gestione della società, e trattandosi di ente partecipato con capitale pubblico, Cronache pubblica oggi i dati economici e gestionali aggiornati al 31 dicembre 2014, o meglio, al terzo esercizio consecutivo con una perdita d’esercizio. Dati chiaramente mancanti del 2015 e 2016, ma necessari per poter aprire una reale finestra sulla situazione della società partecipata scafatese. Dal bilancio ufficiale 2014 risulta un debito verso l’unico socio (il Comune di Scafati) pari ad euro 485 mila, una cifra però contestata da Mario Santocchio, che insiste siano oltre un milione di euro i fondi illecitamente concessi dal socio alla sua partecipata. Il debito verso la banca sfiora i 2,5 milioni di euro, mentre arrivano a 177 mila euro i debiti tributari. Un totale di oltre 7 milioni di euro accumulato al 2014. Superano i 750 mila euro i debiti verso consulenti e amministratori, oltre trenta in otto anni di amministrazione Aliberti, tra esponenti politici e dirigenti comunali. La tabella è quella allegata al bilancio 2014 e non tiene conto degli esercizi del 2015 e 2016. Alcuni hanno ricevuto acconti, ma l’importo comunque ad oggi è levitato e non di certo diminuito. Spiccano i quasi 90 mila euro dovuti al presidente del collegio sindacale Massimiliano Granata, i quasi 60 mila all’ex presidente Matteo Cannavacciuoli. Nella relazione al bilancio 2014 il cda in carica scrive al socio: “E’ stato più volte riferito al Socio della necessità che la STU si dotasse di una struttura stabile formata da personale dipendente e collaboratori. Infatti l’attuale assetto organizzativo non consente di operare con la continuità tipica delle aziende dinamiche e che appartengono ad un settore ad alta variabilità come quello edile”. E ancora: “Il secondo aspetto da sottolineare è quello legato alla mancanza di un’adeguata disponibilità finanziaria che consenta alla STU di poter fronteggiare le spese di gestione ordinaria. Il finanziamento ipotecario concesso dalla BNL per la realizzazione dell’opera, occorre solo ed esclusivamente per fronteggiare “in senso stretto” i costi di realizzazione dell’opera senza fornire un’adeguata copertura su altre tipologie di spesa quali ad esempio i costi per le consulenze dei professionisti”.

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Scafati. Fallimento Scafati Sviluppo, chiesto un nuovo rinvio, il giudice si riserva la decisione

Di Adriano Falanga

Fallimento Scafati Sviluppo, chiesto un rinvio dell’udienza per permettere ai nuovo componenti del cda di approvare il bilancio 2016 e verificare la possibilità di proseguire in bonis. Si è riservato la decisione il giudice Mario Fucito, della sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore, di lasciar fallire la società di trasformazione urbana con socio unico il Comune di Scafati oppure dare tempo ai nuovo amministratori di verificare i conti. La richiesta, presentata tramite il legale della società, l’avvocato Laura Semplice, arriva dopo che la commissione straordinaria ha revocato il vecchio cda e nominato un nuovo consiglio di sua fiducia. Nel dettaglio, la triade ha voluto i commercialisti Vincenzo Abate come presidente, Carmine Aquino come vice presidente e Immacolata Maria Ariano come componente. Una prima udienza si già tenuta lo scorso 14 marzo, e in quella data il giudice concesse un rinvio al giorno 24 per la costituzione del nuovo cda. Ieri mattina nuova richiesta di rinvio dalla Scafati Sviluppo. Come noto, il primo presidente designato, il dottor Vincenzo Cucco, ha rifiutato l’incarico non senza aver scritto una lunga relazione sullo stato di salute finanziario della società che gestisce il progetto Ex Copmes. Documento che è stato depositato agli atti dai creditori, all’attenzione del giudice. Nel documento si stronca senza riserve la gestione della partecipata, usando termini quali “reati” “esercizio abusivo dell’attività” e “bancarotta fraudolenta”, invitando i commissari Basilicata, De Angelis e Polito a liquidare la società e avviare azioni legali nei riguardi dei precedenti amministratori. Una relazione che la triade ha respinto, decidendo comunque di ricomporre il cda con l’entrata di Vincenzo Abate a sostituire Cucco.




Scafati. Mucche? Aliberti striglia la triade commissariale

Di Adriano Falanga

<<Ex Copmes: pensavate fosse una mucca da mungere?>>. Interviene anche Pasquale Aliberti sulla difficile situazione alla Scafati Sviluppo, in particolare sulla rinuncia all’incarico di Vincenzo Cucco, di ricoprire il ruolo di presidente della Stu. L’ex sindaco non manca una stoccata all’indirizzo dei commissari straordinari Gerardina Basilicata, Maria De Angelis e Augusto Polito, già tacciati di fare delle partecipate scafatesi un “nomificio”, avanzando anche dubbi sui criteri di scelta dei nuovi componenti dei cda dell’Acse e di Scafati Sviluppo. <<Tra incarichi distribuiti, mancanza di quote rosa, indagati per corruzione e nominati con superficialità, c’è chi accetta e chi decide, con la scusa delle difficoltà legate alla gestione delle Società pubbliche, di scappare: povera Commissione Straordinaria – ironizza Aliberti, scrivendo sulla sua pagina Facebook – Mi chiedevo: se il Cucco nominato alla Scafati Sviluppo, quello che non ha accettato l’incarico, chiedendo che la società non venga gestita con criteri ordinari fosse stato nominato all’inizio del mio mandato, con una procedura fallimentare in corso e più di 2 milioni di euro di debiti del comune nei confronti del consorzio Con. In, cosa avrebbe detto? “Jatevenne a cucca’?”>>. Sia le sue opposizioni politiche, che il dottor Cucco, premono per un commissariamento della società. <<Allora ritorna il dubbio o i dubbi di sempre: a chi giova il fallimento di Scafati Sviluppo? C’è un nuovo Artioli, truffaldino del nord pronto a subentrare? Oppure il problema è il compenso da “miseria” che in questi anni abbiamo riconosciuto a chi ha lavorato solo con passione? Lo continuo a ricordare a me stesso: siete qui, come scrivete sui decreti di nomina “per ripristinare la legalità” – continua senza freni l’ex sindaco – Il ripristino della legalità passa anche attraverso nuove opere pubbliche, servizi sociali che funzionano, attraverso la cultura eccoci, non solo attraverso nomine e incarichi, anche di strani professionisti che scappano o già si annuncia arriveranno. Abbiamo ancora visto ben poco o anche fin troppo?>>. Un Pasquale Aliberti ben carico, che non smette i panni del leader politico, soprattutto perché tra gli alibertiani lui è l’unico ad esprimersi in merito alle vicende amministrative del momento. Scomparsi tutti gli altri, tra cui chi in passato era stato indicato come suo erede politico. Del resto, l’ex primo cittadino non lo ha mai nascosto, e nel suo libro “Passioni e Tradimenti” scrive testualmente: <<ma è la mia passione, la mia croce e la mia delizia, il sangue che mi scorre nelle vene, l’adrenalina della battaglia e l’orgasmo della vittoria; a volte la rabbia della sconfitta e le lacrime della solitudine. La politica è mia madre, mia figlia e la mia compagna…una faccenda maledettamente seria, per me>>. Smessi i panni (o meglio, smessi forzatamente) del sindaco, adesso Pasquale Aliberti si contende con il M5S lo scettro di “opposizione” politica alla triade commissariale, considerate le posizioni morbide e di attesa di Partito Democratico, Fratelli D’Italia e le altre forze extra consiliari. Insomma, Tra Aliberti e i grillini è nata un’alleanza “non voluta”. Infine, dall’ex sindaco l’appello alla triade: <<Fatevi un giro per la città, dal centro alla periferia e provate a lasciarci una Scafati migliore di quella che avete trovato>>.

La triade prende le distanze dalle parole di Cucco

4-cuccoLa Commissione Straordinaria prende le distanze dalla lunga e dura lettera inviata da Vincenzo Cucco, presidente della Scafati Sviluppo rinunciatario. Il professionista di origini casertane aveva espresso riserve sulla sua nomina, almeno fino a che non avesse valutato il da farsi. Avuti documenti della stu, Cucco ha decisamente stroncato ogni tentativo di “rianimare” la società, finita in Tribunale fallimentare. <<la società Scafati Sviluppo s.p.a, oggi, si trova nella condizione di illecita prosecuzione dell’attività economica…non può operare, auspico che il socio voglia riunire senza indugio l’assemblea…gli amministratori precedenti dovrebbero rispondere del danno…>>. Questa la sintesi dell’analisi del commercialista, che aveva chiesto ai commissari la liquidazione della società, o la sua ricapitalizzazione. La triade però tira dritto e nell’assemblea convocata martedi sera ha nominato il dottor Vincenzo Abate come presidente. Originario di Siano, Abate ha studio a Salerno. Classe 1960, nel novembre 2016 è stato eletto presidente dell’Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili Sindacato Nazionale Unitario Sezione di Salerno. Subito dopo aver ricevuto la nomina dalla commissione straordinaria, Abate ha presieduto il cda della società, provando a fare il punto sulla situazione. Domani mattina presso la sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore vi è l’udienza per l’istanza di fallimento promossa da un revisore contabile, a cui si sono accodati diversi promissari acquirenti che attendono di ricevere indietro caparra versata per la realizzazione del lotto A, scomparso però dal progetto, ridimensionato a seguito della rimodulazione al ribasso del mutuo concesso dalla Banca Nazionale Del Lavoro. Si pensa ad un piano di rientro, ma l’incognita da sciogliere è: con quali soldi pagare i creditori? Due le strade possibili, vendere parte del patrimonio immobiliare oppure ricapitalizzare la società e portare a termine il progetto ex Copmes. Vendere parte dell’area che fu della Alcatel Cavi potrebbe però dare adito a speculazioni immobiliari da parte di soggetti privati, un’operazione questa fortemente attenzionata dalle forze politiche. Ricapitalizzare con fondi comunali è pressoché impossibile, a meno che la commissione non chieda fondi al Governo centrale, così come previsto dal Testo Unico per gli Enti Locali riguardo i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e in situazioni finanziarie critiche. Nei prossimi giorni si riuscirà a capirci qualcosa in più.




Scafati Sviluppo, Cucco lascia. Debiti pregressi, si pensa di vendere la proprietà

Di Adriano Falanga

A Scafati le nomine dei nuovi cda delle partecipate assomigliano sempre più al gioco delle tre carte, e la triade commissariale non sa dove e come puntare. La gaffe su Filippo Maraniello all’Acse resta ancora sospesa in attesa di delucidazioni, e nel frattempo arriva il secondo scivolone dalla Scafati Sviluppo. Voci ufficiose vogliono il neo presidente Vincenzo Cucco seriamente intenzionato a rifiutare l’incarico, avuto appena il 14 marzo. L’esperto commercialista di origini casertane avrebbe comunicato ai commissari Basilicata, De Angelis e Polito la sua volontà di fare un passo indietro. Non sono noti i motivi, ma del resto, appaiono certamente comprensibili. Cucco è un professionista molto referenziato, e la Stu scafatese è ad un passo dal fallimento. Salvare il progetto Ex Copmes è impresa miracolosa e un fallimento potrebbe inficiare il ricco curriculum del commercialista. Cucco è bravo nei numeri, non nei miracoli. La decisione sarebbe stata comunicata al prefetto Gerardina Basilicata giovedi pomeriggio, a seguito della prima udienza per l’istanza di fallimento a carico della Scafati Sviluppo, tenuta la mattina al Tribuna di Nocera Inferiore. L’udienza è stata rinviata al giorno 24 marzo, per permettere alla società di costituirsi in giudizio. Il debito per cui un ex revisore dei conti ha promosso l’istanza fallimentare ammonta sui 40 mila euro, ma sorpresa negativa è stato l’accodarsi di altri creditori all’istanza. Sono soprattutto i promissari acquirenti del lotto A che hanno anticipato caparra per dei capannoni che non saranno più realizzati, dopo che la Banca concessionaria del mutuo ha ridimensionato il finanziamento. Contrariamente a quanto sostiene l’ex primo cittadino, il debito totale della Scafati Sviluppo, o meglio la somma complessiva dovuta ad ex e attuali consulenti, componenti cda, promissari acquirenti e soprattutto alla banca, si aggira sui 2 milioni di euro. Una somma che la Scafati Sviluppo non potrà mai avere in cassa, in quanto non ha altre commesse e possibilità di nuove entrate. E neanche il socio unico, cioè il Comune di Scafati, può accollarsi la spesa. L’istanza di fallimento, tra l’ex revisore contabile e i nuovi creditori aderenti, si aggira sui 200 mila euro. 2-ex copmesUna situazione finanziaria aggravata anche dalle indagini dell’antimafia, in quanto nel progetto di riqualificazione dell’area che fu della storica Alcatel Cavi ci sarebbe stata l’infiltrazione del clan dei casalesi. Un quadro decisamente critico, che ha provocato la desistenza di Cucco. La patata bollente ritorna tra le mani della commissione straordinaria, che pure ha mostrato e continua a mostrare scarsa dimestichezza con nomine e procedure. Non solo, considerato il difficile quadro gestionale ed economico della Scafati Sviluppo, ci si chiede perché i commissari abbiano optato per un nuovo cda a tre componenti, contribuendo quindi a far lievitare il debito accumulato (perché altrimenti come saranno pagati i tre professionisti?) e non abbiano considerato l’opportunità di nominare un commissario liquidare e portare la Stu alla chiusura programmata. Intanto, si studiano le azioni per far fronte al complesso debito accumulato. La sola BNL vanta circa un milione di euro di credito. Una possibile soluzione potrebbe essere la vendita di parte del patrimonio immobiliare, la Stu detiene infatti l’intera area di circa 130 mila mq, mentre la parte interessata dal progetto (e su cui grava l’ipoteca bancaria) è di circa 90 mila euro. Volendo anche svendere i suoli, senza capannoni, si potrebbe ricavare quanto basta per archiviare definitivamente il progetto voluto dall’ex amministrazione Aliberti. Resterebbe il fallimento politico dell’operazione, che assieme al Polo Scolastico rappresentava il fiore all’occhiello delle “grandi opere” di Pasquale Aliberti. Politicamente è già avviata la campagna al “rimbalzo” sulle responsabilità, ma nella sostanza sarà il Tribunale (sia per il Polo che per l’ex Copmes) a ristabilire la verità. Si spera al più presto.

ALIBERTI: “colpa dell’uomo nero”

<<L’obbiettivo del politico dei centri commerciali, quello che ragionava dei suoi affari con i casalesi (vedi inchiesta “Il Principe e la ballerina”), si sta per realizzare>>. Pasquale Aliberti torna a parlare (o meglio, a scrivere su Facebook) di Ex Copmes e insiste nel puntare l’indice contro Mario Santocchio. <<Ecco perché solo ieri eravamo già preoccupati per la nomina dei commissari, sicuramente inconsapevole, della dottoressa Ariano nel CdA della Scafati Sviluppo.  Ariano, sicuramente ottima commercialista è, stranamente, figlia di quel vecchio super Dirigente all’urbanistica, sponsorizzato allora dal politico arrabbiato, è stato già Dirigente agli Iacp nel periodo in cui il suocero del politico, ne era, guarda caso, presidente. Proprio Ariano è il tecnico con cui si inizia la procedura per trasformare un terreno agricolo in centro Commerciale>>. Antonio Ariano è stato dirigente dell’area Urbanistica nel biennio 2009-2010. <<Un area del valore di milioni di euro, di proprietà del Comune, può fallire per 40 mila euro? A chi giova? Chi festeggerà nelle prossime ore? Sicuramente non brinderanno gli imprenditori seri che hanno avuto il coraggio di investire, con i propri soldi, nell’acquisto dei capannoni – incalza Aliberti – Sicuramente non resteranno dispiaciuti gli imprenditori alla Artioli, il politico del Centro Commerciale e qualche Dirigente che ho letto si è sentito minacciato quando, per andare incontro alle difficoltà della Scafati Sviluppo (società del Comune), gli abbiamo chiesto la possibilità di un prestito di 500 mila euro in parte restituito>>. Il dirigente “minacciato” è il ragioniere capo Giacomo Cacchione, testimone chiave nell’inchiesta che vede Aliberti coinvolto. <<Minacciato? Per trasferire i fondi ad alla stessa società del Comune? Che strano paese è l’Italia. Tra ignavi, irriconoscenti, incapaci, disattenti e uomini di passione, questa volta davvero c’è il rischio che l’abbia vinta l’uomo nero>> chiosa l’ex sindaco. Dal canto suo Mario Santocchio non si sbottona: <<Io non mi occupo di nomine, parla sempre chi dovrebbe tacere. Il problema ormai è di competenza di uno psicologo o di uno psichiatra>>

 




Scafati Sviluppo: “Nel cda la figlia di un dirigente comunale sponsorizzato da un mio oppositore”

Di Adriano Falanga

Si scoprono parentele nel nuovo cda della Scafati Sviluppo. La componente in quota rosa Immacolata Maria Ariano, commercialista salernitana, è figlia di un ex dirigente dell’area Urbanistica del Comune di Scafati, l’ingegnere Antonio Ariano, in servizio a palazzo Mayer dal 2 febbraio 2009 al 31 dicembre 2010. A rivelarlo è l’ex sindaco Pasquale Aliberti, novello Sherlock Holmes della nomine effettuate dalla commissione straordinaria. Aliberti aveva già sollevato una prima polemica sul nome di Maraniello, il docente universitario vice presidente Acse per un giorno, revocato prima ancora di aver accettato l’incarico. Il M5S scoprirà infatti che il professionista napoletano è indagato dalla DDA di Napoli per un giro di corruzione su appalti al Santobono. Su Maraniello anche una richiesta d’arresto respinta dal gip. Una clamorosa gaffe sulla quale nessuno dei tre commissari straordinari si è mai pronunciato. E sulla quale sarebbe sempre opportuno farlo al più presto. <<Basito resto sulle nomine della Scafati Sviluppo in cui appare un componente, una certa Ariano, figlia di quel dirigente all’Urbanistica voluto e sponsorizzato da quel famoso politico di opposizione, divenuto assai violento contro il sindaco per non aver potuto realizzare il Centro Commerciale che, proprio insieme al papà della dottoressa, neo componente del CdA, stava pianificando>> è quanto scrive l’ex primo cittadino sulla sua pagina social. Chiaramente il “politico d’opposizione” è Mario Santocchio, nel primo sindacato Aliberti assessore all’Urbanistica. <<Lo stesso politico che ha sempre contrastato l’operazione ex Copmes perché vissuta come ostacolo alla nascita del suo mega progetto commerciale, insieme al PD locale – continua Aliberti che lancia una stoccata – Un complimento mi tocca farlo all’ingegnere Ariano, mio ex dirigente all’urbanistica che dopo aver avuto la soddisfazione di veder lavorare il figlio, ottimo ingegnere, sulle concessioni che lui stesso autorizzava, attraverso il comune, con il placet del politico arrabbiato attraverso Agroinvest, oggi si ritrova anche la figlia a lavorare a Scafati per merito della Commissione Straordinaria>>. Polemizza Aliberti, denunciando tra le righe condotte non propriamente trasparenti. <<Solo qualche curiosità: Nominata da chi? Con quali obbiettivi? Ci troveremo a breve con la società in fallimento?>> E qui Aliberti si richiama all’istanza di fallimento verso la Scafati Sviluppo, prima udienza tenuta proprio ieri mattina e rinviata al 24 marzo. Non tarda la replica di Santocchio: <<Non mi sono mai occupato di nomine. Aliberti è una persona totalmente confusa, il suo problema di carattere psicologico. Dice tante sciocchezze. Ha generato tanti fallimenti e trovo ingiusto attaccare persone perbene che meritano solo rispetto – ribatte l’ex amministratore delegato di Agroinvest – Scafati Sviluppo meritava una inversione di rotta che possa realizzare la reindustrializzazione dell’area ex Alcatel. La nomina del nuovo cda va in tal senso. Scafati deve guardare avanti per avere una nuova rinascita>>. Ma la sopravvivenza della Stu potrebbe essere solo frutto di un miracolo. E da queste parti è cosa rara.

 




Scafati. “La Regina” negli appalti scafatesi, con lui Perillo e Bretto

Di Adriano Falanga

Il terremoto giudiziario che ha portato in carcere 69 persone, tra cui il consigliere regionale ed ex assessore Pasquale Sommese e l’ex sindaco di Pompei Claudio D’Alessio, arriva anche a Scafati. L’anello di congiunzione è sempre lui, quel “dannato” Polo Scolastico da sempre al centro di polemiche. Quella struttura mai nata che è stata protagonista dello scioglimento del consiglio comunale di Scafati e ancor prima delle indagini della DDA di Salerno dalle quali pende una richiesta d’arresto per l’ex sindaco Pasquale Aliberti, e risultano indagati la moglie Monica Paolino, consigliere regionale e una ventina tra esponenti politici, dirigenti comunali e appartenenti al clan Loreto-Ridosso. In particolare, al centro dell’indagine coordinata dalla DDA napoletana e condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, è finito il “vasto giro di corruzione” che sarebbe stato organizzato da Guglielmo La Regina, legale rappresentante dell’Archicons s.r.l. con altri due imprenditori dell’area di Casal di Principe, e insieme con Alessandro Zagaria, tutti ritenuti vicini alla cosca degli Zagaria, del cartello dei casalesi. L’Archicons srl è la società che si è occupata anche della gestione e della progettazione del Polo Scolastico a Scafati. La stessa società finita nel decreto di scioglimento dell’Ente. “L’intera procedura è stata caratterizzata da comportamenti omissivi, irrituali, totalmente difformi alla normativa di settore, che hanno determinato una sostanziale turbativa d’asta, aprendo l’appalto prevedibili incertezze esecutive ad alla possibilità di significative varianti; il tutto in spregio alle dovute e necessarie attività di verifica atte a garantire ed a tutelare la Stazione Appaltante. Tale opera ha avuto il riscontro della permeabilità dell’Ente nei confronti della criminalità organizzata, sin dalla fase di progettazione dell’opera. Il riscontro sta nell’avvenuta assegnazione della progettazione dell’intervento ad un’azienda riconducibile al clan dei casalesi”, così nella relazione di 36 pagine redatta dal Prefetto Salvatore Malfi, sintesi del lungo lavoro di sei mesi prodotto dalla commissione d’accesso a Palazzo Mayer.

1-cantiere polo scolastico Ma tra gli arrestati figurano anche altri professionisti che hanno avuto appalti a Scafati, come la Bretto Opere Stradali srl, che ha ripavimentato via Zara per un importo di 531 mila euro e via Poggiomarino per oltre 850 mila euro o l’ingegnere Umberto Perillo, della GMN Engineering, società tra i progettisti dell’area Ex Copmes e del Polo Scolastico. Naturalmente tutto questo non prova nessun coinvolgimento diretto degli esponenti dell’amministrazione comunale sciolta, ma certamente dimostra come i casalesi erano riusciti ad entrare nel sistema degli appalti scafatese. Lo stesso clan che è risultato coinvolto anche nel progetto di riqualificazione dell’area Ex Copmes, e del rifacimento dei marciapiedi di via Santa Maria La Carità, quando direttore dei lavori fu nominato l’architetto Carmine Domenico Nocera, poi accusato di aver progettato il bunker di Michele Zagaria, servito per la sua latitanza. Nocera fu scelto dall’ex dirigente Maria Gabriella Camera (anch’essa indagata dall’antimafia di Salerno), all’epoca Rup dei lavori, tra una rosa di nomi a disposizione. Quando il professionista fu arrestato la Camera prontamente revocò l’incarico e spiegò: <<L’architetto Nocera, all’epoca, da curriculum presentava notevoli esperienze in termini di direzione e progettazione lavori. Restiamo basiti per la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il professionista, dal canto nostro avevamo svolto la procedura nei termini di legge>>. Fatti che rendono più comprensibile le motivazioni che hanno comportato lo scioglimento dell’Ente lo scorso 27 gennaio per infiltrazioni mafiose.

GRIMALDI: “già nel 2016 segnalammo anomalie nel Piu Europa”

1-grimaldi<<Il 26 Gennaio 2016 avevamo scritto all’ANAC, l’autorità nazionale anti-corruzione, per denunciare come il progetto “Più Europa” nella nostra città fosse oramai ridotto ad un autentico colabrodo – così l’ex consigliere comunale Pd Michele Grimaldi – Una delle grandi opportunità che la Città aveva sin dal 2008 e che il centrodestra aveva ereditato dalla precedenti amministrazioni comunali e regionali, aveva perso quasi completamente la sua identità ed la sua consistenza. Lo stesso stato della rendicontazione dell’utilizzo dei fondi fino ad allora spesi presentava aspetti di grande opacità e scarsa chiarezza, ed alimentava serissimi dubbi sulla trasparenza e l’efficacia di scelte e decisioni>>. Nel dettaglio, a sollevare l’attenzione di Grimaldi fu una delibera di giunta comunale. <<La numero 346 del 30 Dicembre 2015, che aveva provveduto ad adottare un prezzario per l’esecuzione dei lavori pubblici nel nostro Comune (sia in relazione al programma “Più Europa” che a qualunque altra opera pubblica) con il quale si procedeva ad assumere come valore di riferimento per le future gare quello determinato dal prezzario regionale ridotto del 30%: tale decisione, sulla quale il centrodestra fu costretto a fare marcia indietro dopo le nostre proteste e le nostre denunce pubbliche, avrebbe potuto concorrere ad adulterare il costo dei progetti sul mercato, alterando i principi della concorrenza, della economicità e della pari opportunità tra imprese>>. Da anni la Magistratura fa presente il come un eccessivo ribasso non solo danneggia la qualità delle opere, ma agevola le imprese legate alla camorra. <<Sessantanove tra politici, imprenditori e boss sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’operazione che ha fatto luce sulle irregolarità negli appalti di svariati Comuni del Casertano e del Napoletano. Tra questi Guglielmo La Regina rappresentante legale dell’Arhicons Srl, la società che si è occupata anche della gestione e della progettazione del Polo Scolastico a Scafati. Proprio quel Polo scolastico finanziato con i fondi europei e al posto del quale oggi c’è un buco con attorno macerie, il simbolo per eccellenza dell’eredità che l’amministrazione Aliberti lascia alla nostra Scafati – aggiunge ancora Grimaldi – Il progetto del Polo scolastico, tra l’altro, come abbiamo denunciato in più interrogazioni comunale negli ultimi anni non risulta nemmeno essere a norma con le disposizione del D.M. 18 dicembre 1975. “Chi ha controllato quel progetto? Perchè è stato ritenuto valido?” sono le domande che più volte abbiamo posto, senza ovviamente ricevere risposta. Delle vicende giudiziarie se ne occupa e se ne occuperà la magistratura: quel che però è certo, è che da un punto di vista politico chi ha governato la nostra città in questi anni ha reso permeabile, infiltrabile, il tessuto amministrativo ed economico a forze criminali e interessi oscuri: a pagarne il conto, drammaticamente, sono stati i cittadini scafatesi>>. Lancia un appello alla commissione straordinaria Francesco Carotenuto, di Scafati Arancione: <<Un’opera, il Polo Scolastico, che oltre al fallimento, ha visto ancora una volta l’ex amministrazione protagonista di vicende giudiziarie legate ad appalti sospetti. La nostra speranza è che la triade ripristini non solo la legalità in tema di appalti, ma agisca nel breve periodo per portare alla luce, attraverso l’accordo di programma, un progetto partito male e finito peggio>>