Pioggia di rimborsi alle cliniche private C’è l’esposto alla Corte dei Conti

di Andrea Pellegrino

I Cinque Stelle annunciano nuovamente battaglia a Vincenzo De Luca. Questa volta a tenere banco è la presunta pioggia di rimborsi dalla Regione alle cliniche private della Campania per gestire l’emergenza Coronavirus e “parte” l’esposto alla Corte dei conti regionale da parte di 29 parlamentari e 4 consiglieri regionali (tra cui il capogruppo del Movimento 5 stelle regionale, Valeria Ciarambino, e il deputato salernitano Provenza) sui soldi da rimborsare stabiliti proprio dall’ente Regione in favore delle cliniche private che hanno offerto supporto alla sanità pubblica per la gestione dell’emergenza Covid. Al centro della contestazione e del documento il protocollo d’intesa siglato lo scorso 28 marzo tra la Regione e l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop), con cui si autorizzano le strutture del privato a supportare il pubblico, così come previsto dal decreto Cura del Governo – nell’eventualità che il pubblico non riesca a far fronte agli “obiettivi di potenziamento dell’assistenza” con la messa a disposizione dei posti letti in più. Non pochi dubbi mossi dai firmatari che adesso vogliono vederci chiaro e andare al fondo della questione. In particolare, ci sarebbero due punti sottolineati nell’esposto che risultano lacunosi: gli “inopportuni e sproporzionati rimborsi alle cliniche private fino al 95% di un dodicesimo del budget annuale per i mesi di emergenza Covid19, erogati non per le prestazioni effettivamente rese in sostegno della sanità pubblica per il ricovero di pazienti contagiati, ma sulla base della disponibilità manifestata”. L’entità della remunerazione sarebbe quindi “non proporzionata, visto che il decreto Liquidità del Governo prevede un massimo del 70%”. A questo si aggiunge la questione dare-avere (conguaglio) tra Regione e privato che viene posticipato al 2022, mentre “non c’è riferimento alla copertura finanziaria nel protocollo firmato in Regione”. Il 3 aprile scorso, infatti, è stato sottoscritto un ulteriore punto al protocollo stipulato inizialmente, ma cinque giorni dopo è arrivato il decreto del Governo che fissava il tetto massimo per i rimborsi al 70% e vincolava il rimborso alla rendicontazione delle attività svolte. La Regione avrebbe quindi deciso, il 14 aprile, di “rimodulare le condizioni economiche per adeguarle al Decreto legge (23), riportando il tetto massimo al 70% e ponendo come condizione per il risarcimento la rendicontazione delle spese”. Secondo la ricostruzione dei pentastellati, però, il 3 maggio sarebbe stato “sottoscritto un ulteriore protocollo d’intesa tra Aiop Campania e la Regione, con il quale viene ribadito che “per le mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 la modalità di remunerazione sarà quella prevista dall’art. 7 del protocollo d’intesa del 28 marzo, vale a dire il 95% (e non più il 70%) del budget, indipendentemente dal valore effettivo della produzione”. E la capogruppo pentastellata Valeria Ciarambino esprime tutti i suoi dubbi e punta il dito contro il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: “Le fritture di pesce di Vincenzo De Luca sono tornate alla ribalta camuffate sotto l’emergenza Covid. La sanità privata – attacca il capogruppo in Consiglio, riferendosi a una lettera inviata dall’Aiop alla Regione – è in grado di orientare le scelte della Regione, che diventa subalterna”. Nessun attacco ai lavoratori dei privati per da parte della Ciarambino e dei firmatari dell’esposto: “Non è un attacco ai lavoratori del privato, che rispettiamo – ha sottolineato – ma contestiamo questa relazione particolare, che vede il privato come contraente forte e la Regione in posizione subalterna”. Sulla questione, si è espressa anche la parlamentare Maria Domenica Castelleone che ha già provveduto con un’interrogazione parlamentare a richiedere spiegazioni, annunciando battaglia: “Il protocollo – ha dichiarato – è in contrasto con il decreto del Governo. Ho chiesto verifiche e approfondimenti al ministro Speranza”. Sulla stessa linea il collega e salernitano Nicola Provenza, che evidenzia come, in Campania, “il paziente cronico contribuisca a sostenere i livelli occupazionali del privato e del pubblico e in cambio non riceva il suo diritto all’assistenza. La rete territoriale – conclude – si è rivelata completamente inesistente, d’altronde non era possibile in un mese o due se prima non c’era”.




Guerra tra i Pergola, nipote picchia lo zio Un esposto al Comune scatena il caos

Vincenzo Senatore

E’ guerra all’interno della famiglia Pergola, nota per le sue attività nel campo delle imprese funebri. Ieri mattina in piazza Nicotera si sono incontrati per un chiarimento Pierpaolo e Mimmo, nipote e zio. Dalle parole si è passati in poco tempo alle mani e Pierpaolo ha picchiato il parente. Solo l’intervento di alcuni passanti ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. Sul posto è giunta un’ambulanza del servizio 118 e anche le forze dell’ordine che hanno provveduto ad accertare cosa fosse accaduto. Alla base del dissidio un esposto che Mimmo Pergola ha presentato al Comune di Salerno contro il nipote, documento di cui parliamo diffusamente nell’articolo qui a lato. Un’azione che Pierpaolo ha preso come un affronto e che ha fatto evidentemente esaperare dei dissaporti che già c’erano tra i due. Di qui la richiesta di chiarimento che però ha solo peggiorato le cose. Ma non è finito tutto a piazza Nicotera perché al Pronto Soccorso, dove Mimmo è stato trasportato, si è scatenata una ulteriore rissa. Sul posto è infatti arrivato il genero e si è scagliato contro Biagio Pergola, fratello di Pierpaolo, giunto all’ospedale forse per capire cosa fosse accaduto. All’interno della famiglia adesso è guerra e tutto è da ricondurre alla questione delle autorizzazioni ad operare per le imprese funebri. Una questione che sta tenendo banco in queste settimane e che Cronache ha seguito passo dopo passo fin dall’inizio. Da verificare adesso gli strascichi dell’aggressione perché pare che Mimmo abbia sporto denuncia per aggressione contro il nipote, anche se la circostanza fino a ieri sera non trovava conferma nelle verifiche effettuate. Fosse davvero così si aprirebbe un ulteriore fronte di scontro all’interno della famiglia, stavolta però come indiretta conseguenza di quella che si configura sempre di più come una guerra per motivi economici. L’episodio di ieri mattina ha comunque fatto immediatamente il giro degli ambienti imprenditoriali legati ai servizi funebri e molti sono rimasti negativamente impressionati dalla piega che sta assumendo la vicenda delle autorizzazioni. Si rischia una sorta di guerra tra poveri consumata, peraltro, sulle spalle dei cittadini e degli utenti che, a causa di queste beghe, oltre al dolore per la perdita quando sono costretti a rivolgersi a queste attività rischiano anche di avere un servizio di scarsa qualità. Purtroppo lo scontro tra i Pergola è destinato a non rimanere un episodio isolato.

La richiesta “Fermate le attività di mio fratello, sono fuorilegge”

Domenico Pergola ha indirizzato un esposto al Comune di Salerno, al Comando di Polizia Municipale, all’Osservatorio regionale per la legalità e la trasparenza delle attività funerarie e cimiteriali e ai responsabili dello Sportello Attività Produttive dei Comuni di Salerno e Pellezzano. Tutto nasce dalla guerra tra lo stesso Domenico e il fratello Luigi, un tempo soci nell’attività Pergola Luigi e Domenico snc e adesso ai ferri corti per una storia di affari andati male. “Purtroppo – scrive Mimmo nell’esposto – dopo 30 anni il sodalizio con mio fratello si è rotto a causa della creazione di una società che fa capo al figlio Pierpaolo e che fa concorrenza sleale alla nostra azienda”. Su questa vicenda c’è già in corso un procedimento penale (il numero 5091 del 2017). Ad oggi Mimmo risulta escluso dalla gestione della ditta di cui è socio insieme a Luigi “e nonostante le mie sollecitazioni ad adempiere alla regolarizzazione mediante l’ottenimento della licenza ad operare emessa dal Comune nulla è stato fatto – fa presente nell’esposto – io in qualità di socio ho il dovere di denunciare le irregolarità”. Agli oganismi destinatari della denuncia si chiedono verifiche sia sulla Pergola Luigi e Domenico snc che su altre due società, evidentemente riconducibili al ramo della famiglia che è operativo sul mercato delle onoranze funebri: Centro Funeralia Servizi Funebri Salerno, con sede a Pellezzano in via Wenner e impres individuale Biagio Pergola con sede in via Guariglia a Salerno. Mimmo Pergola sostiene che “alla richiesta di autorizzazione comunale avrebbe potuto provvedere il sottoscritto ma questa azione è resa impossibile a causa della sottrazione allo scrivente dei documenti necessari alla preparazione della pratica”. E purtroppo non finisce qui.

A Salerno in regola i Guariglia, la famiglia Caso e La Precisa di D’Avino

Il 27 giugno scorso è scaduto il termine per la presentazione dei documenti necessari ad ottenere l’autorizzazione comunale per l’esercizio dell’attività di onoranze funebri. A quella data risultavano in regola le aziende Antonio e Tommaso Guariglia, i Caso e La Precisa di D’Avino. La materia è regolata dalla legge nazionale numero 12 del 2001, dalla legge regionale numero 7 del 2013 e da una serie di delibere della giunta regionale (le ultime in ordine di tempo sono 89 e 90 del 20 febbraio scorso). La normativa vigente dispone che “l’esercizio dell’attività funebre è subordinato al rilascio formale del titolo abilitativo da parte del Comune dove l’impresa intende istituire la propria sede principale ovvero una propria filiale”. La stessa legge disciplina anche il sistema dei controlli. “Il Comune, tramite il Comando della Polizia Locale, esercita controlli volti a verificare durante lo svolgimento dell’attività, la permanenza dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività funebre, in qualunque momento e senza preavviso”, è scritto nel testo. Ma cosa rischia chi non è in regola? Ci sono tre gradi di sanzione: la prima è di carattere pecuniario, poi si provvede alla sospensione temporanea dell’attività e infine, al persistere dell’irregolarità, alla definitiva interdizione dallo svolgimento dell’attività. Responsabile del procedimento sanzionatorio è il capo del Suap, lo Sportello comunale per le Attività Produttive. E proprio il Comune di Salerno fin qui ha atteso gli eventi senza agire. Cronache ha provato più volte a contattare anche l’assessore al ramo, Dario Loffredo, senza però ricevere mai alcuna risposta. Ora la situazione degenera.

 

 




Trasporti, “giallo” da un milione di euro E’ scontro tra la Regione e la Provincia

Andrea Pellegrino

Si rischia lo scontro istituzionale tra Regione Campania e Provincia di Salerno sui contributi regionali sui servizi aggiuntivi di trasporto pubblico. Al centro ci sarebbero i rimborsi per l’aumento dei servizi di trasporto, necessari all’indomani dell’introduzione degli abbonamenti gratuiti per gli studenti. Cifre alla mano, si tratta di un finanziamento di milione e mezzo circa di euro che la Regione Campania qualche mese fa ha trasferito alle casse di Palazzo Sant’Agostino. La cifra, secondo gli atti provinciali – anche recentemente prodotti – e i decreti regionali, “ballerebbe” all’interno del già compromesso bilancio della Provincia di Salerno. Infatti, seguendo le delibere prodotte, se da un lato si approva una variazione di bilancio per incrementare i fondi destinati per il trasporto, acquisendo, dunque, il finanziamento regionale, dall’altro il Consiglio provinciale approva un debito fuori bilancio per coprire la somma. Ed il dubbio non è mancato ai consiglieri provinciali che nel corso di una delle ultime sedute hanno chiesto chiarimenti agli uffici preposti. «Non si tratta di un debito fuori bilancio normale», avrebbero risposto Ranesi e Fronda, entrambi dirigenti di Palazzo Sant’Agostino che non avrebbero neppure risparmiato accuse all’amministrazione regionale per i ritardi nei trasferimenti giustificando, così, la mancata posta in bilancio dei fondi. Una giustificazione, questa, che avrebbe con- vinto i consiglieri provinciali ma non gli uffici regionali pronti a chiedere chiarimenti ai colleghi salernitani. Anzi, a quanto pare, sarebbe stato già presentato un vero e proprio esposto.




Scafati. Depositato il ricorso al Tar: alibertiani contro lo scioglimento

Di Adriano Falanga

Depositato, come preannunciato, il ricorso al Tar contro il decreto di scioglimento. Tre i legali a cui si sono rivolti gli alibertiani, Felice Laudadio, Roberto De Masi e Brigida Marra, che è anche ricorrente. <<Il solo fatto che il nostro legislatore abbia previsto che il Decreto di Scioglimento e con esso, tutti gli atti presupposti, connessi e conseguenziali siano impugnabili, dimostra che questi atti non sempre sono legittimi –  spiega Brigida Marra – E ciò, a maggior ragione, se ci troviamo di fronte a degli atti che di cui non abbiamo piena ed integrale conoscenza>>. Firmatari sono gli ex consiglieri di maggioranza e parte della Giunta, i quali si sono anche autotassati per coprire i costi. Ovviamente tra questi non c’è Pasquale Aliberti. << La relazione redatta dalla Commissione di Accesso non è stata allegata al decreto di scioglimento – continua l’alibertiana – gli unici atti resi pubblici, ovvero, la relazione del Ministro e del Prefetto, sono caratterizzati da ripetuti “omissis” che chiaramente impediscono la cognizione dei fatti e delle persone ad essi collegate. Ritengo, pertanto, che il ricorso fosse un atto assolutamente dovuto che, tra l’altro, in un momento difficile, ci ha fatto ancora una volta con coerenza e lealtà essere una squadra>>. A sottoscrivere il mandato gli ex consiglieri: Domenico Casciello, Teresa Formisano, Carmela Berritto, Francesco Vitiello, Alfonso Pisacane, Diego Del Regno, Dalila Borriello e Michele Raviotta. Oltre ai dissidenti, già fuori dalla maggioranza da tempo, manca la firma di Roberto Barchiesi, anch’esso indagato con l’ex primo cittadino.

1-giunta-2-2Per la Giunta presenti Giancarlo Fele, Antonio Fogliame, Nicola Acanfora, Annalisa Pisacane, Diego Chirico, Antonio Pignataro. Come preannunciato, non si è accodato l’ex assessore al Bilancio Raffaele Sicignano. A spingere gli alibertiani al ricorso non solo gli omissis del decreto, ma anche la “tutela del diritto di elettorato”, o meglio un atto dovuto rispetto ai propri elettori, <<che sono la maggioranza degli scafatesi>> conclude la Marra. Seppur non è noto il contenuto dell’esposto, alcuni dettagli li ha pubblicamente scritti l’ex sindaco e riguardano presunte inesattezze e imprecisioni contenute nella relazione del Prefetto Salvatore Malfi. Tra queste i rapporti con le imprese di pompe funebri legate ai clan.

BRIGIDA MARRA: “CHI PENSA CHE SIAMO MORTI SBAGLIA”

2-marra aliberti<<Scafati è una città che io amo e alla quale credo di aver dimostrato in questi tre anni di tenere tanto. Se qualcuno pensa che siamo per così dire “morti” si sbaglia, siamo vivi e convinti di dover continuare a fare ancora molto per questa città>>. Brigida Marra non smentisce la sua fama di “pasionaria” alibertiana. << Non so se deciderò di ricandidarmi ma certamente darò tutto il mio contributo per non lasciare la città nelle mani di chi prima dell’amministrazione Aliberti questa città l’ha prosciugata, lasciando solamente le acque abbondanti del fiume Sarno che ancora adesso esondano quando piove>>. Stoccate verso l’ex opposizione consiliare. <<Mio padre mi ha sempre detto “sii una persona onesta e sarai sempre libera”. A loro altri Aliberti continua a non piacere perché reagisce e questo, non l’avevano previsto. Avrebbero voluto togliergli la parola e lasciare che la gente lo dimenticasse ma questo è impossibile, perché quello che è stato fatto dalla Sua amministrazione che, per carità avrà anche commesso anche qualche errore, è sotto gli occhi della maggioranza dei cittadini che ci ha votato e, che ha fatto sì che Aliberti venisse rieletto Sindaco per la seconda volta>>. Nessun rimpianto per Brigida Marra: << Abbiamo lavorato esclusivamente nell’interesse pubblico e mai per fini personali, la smettessero pertanto, di accusare e facessero piuttosto le persone serie. I veri politici sono quelli capaci di affrontare l’avversario sul campo, su quello che ha o non ha prodotto e non utilizzano mezzi alternativi>>. Infine, un giudizio sull’operato della commissione straordinaria: <<Non ho avuto il piacere ancora di conoscerli, devo dire, pur avendo fatto una richiesta a mezzo pec da oltre un mese al fine di informare gli stessi circa i giudizi pendenti relativamente al nostro ospedale che, come molti sanno, mi ha vista sempre impegnata come ex consigliere delegata alla sanità – svela l’alibertiana – Comprendo anche il fatto che non ci conoscono e che, probabilmente potrebbero nutrire dei pregiudizi. In fondo sono anche loro esseri umani e come tutti possono commettere degli errori, ma, diciamo che mi farebbe piacere che non fosse così>>




Scafati. Helios, nuovo esposto dei residenti. Firmano in trenta

Di Adriano Falanga

Si sono presentati di nuovo sabato mattina, 14 gennaio, presso la locale Tenenza dei Carabinieri di via Oberdan. Restano sul piede di guerra i residenti di via Galileo Ferraris e dell’area Pip adiacente l’azienda Helios. Tra le mani del maresciallo Renato Ambrosanio è stato infatti depositato un nuovo esposto, dopo quello del luglio scorso. Questa volta però a sottoscrivere la denuncia nei riguardi dell’azienda che stocca e trasforma rifiuti urbani e non sono stati poco meno di trenta residenti. “Ogni giorno nella zona c’è un odore nauseabondo che irrita le vie respiratorie ed è percepito da tutte le persone residenti del territorio che quindi stanno vivendo un momento di disagio di non poco conto – si legge nella denuncia –  Ogni giorno, presso la società Helios, giungono numerosi autotreni che, in fila, attendono il proprio turno per scaricare il contenuto e molto spesso da questi mezzi si perdono dei liquami che si riversano sul manto stradale creando delle pozzanghere di oli e di altro materiale”. Nonostante il commissariamento e la denuncia nei riguardi dell’amministratore per reati ambientali da parte della Procura di Nocera Inferiore, la situazione sembra non essersi mai stabilizzata, l’apice nuovamente la scorsa settimana, quando più volte i residenti hanno chiamato i carabinieri, facendo verbalizzare la puzza acre e stringente emessa dall’opificio. “L’odore nauseabondo aumenta in maniera esponenziale durante le ore serali e notturne. Gli autotreni che ogni giorno scaricano i rifiuti presso la società creano sicuramente un forte disagio alla circolazione stradale della zona lasciando spesso in fila dei rimorchi per diversi giorni” prosegue l’esposto. Non solo puzza però, i firmatari hanno anche chiesto di verificare il processo di smaltimento delle acque, e se l’azienda dispone di un depuratore. Probabilmente si, stando a quanto relazionava l’ingegnere Nicola Fienga, a capo del settore Ambiente (e oggi all’Urbanistica) di Palazzo Mayer, diversi mesi fa, in risposta ad una interrogazione consiliare del Pd. Le acque, dopo depurazione, finiscono nel canale Fosso Del Mulino. Un canale di irrigazione dei tanti campi agricoli circostanti, che sfocia nel fiume Sarno. “Quando la società effettua dei lavori di pulizia all’interno, l’acqua stessa che fuoriesce si riversa all’esterno in strada creando un forte ristagno e di conseguenza un forte olezzo di sostanze non meglio specificate”. Venerdì scorso l’ennesimo, il terzo, rinvio della nuova conferenza dei servizi convocata dalla Regione Campania. Rinvii chiesti dalla Helios e sempre puntualmente accolti. L’azienda ha appena vinto il ricorso presentato al Tar contro la sospensiva emessa dal Comune di Scafati a seguito della revoca di parte dell’agibilità dei locali per difformità di tipo urbanistico. I giudici hanno motivato la decisione: “non ravvedendo nelle motivazioni dell’atto profili sostanziali di carattere igienico sanitario”. Significa che nell’opposizione presentata da Palazzo Mayer tramite il legale Lorenzo Lentini, le motivazioni edotte siano tutte di ordine amministrativo. Insomma, nessuna emergenza ambientale e sanitaria è stata chiesta dal Comune.




Scafati. Helios, esposto in Procura dei residenti: “temiamo per i nostri figli”

Di Adriano Falanga

Le denunce si fanno, non si annunciano. E così un gruppo di residenti, a dire il vero pure pochi rispetto alle centinaia che vivono il disagio della puzza proveniente dal sito di stoccaggio della Helios, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore. La questione sembrava essere scemata soltanto per la pausa feriale, ma le attività dell’azienda che stocca e lavora rifiuti di ogni genere non sono certo rallentate, e la puzza proveniente dalle tonnellate di rifiuti stivati ha accompagnato le calde serate estive di chi non è partito per le vacanze. Sono cinque i firmatari dell’esposto, datato 29 luglio e tutti residenti in via Galileo Ferraris, dove ha sede l’azienda. “L’impianto in questione sorge nelle immediate vicinanze del centro abitato e solo una strada di circa due metri di larghezza separa le abitazioni dal muro di confine della Helios – si legge nell’esposto – dalle nostre abitazioni sono visibili grossi cumuli di rifiuti il cui smaltimento non avviene secondo un criterio di rotazione celere, determinando depositi incontrollati di rifiuti che provocano odori e miasmi nauseabondi e pericolosi”. Non solo la puzza è denunciata dai residenti, ma anche il pesante flusso di mezzi pesanti che di buon mattino agita via Ferraris. Gli stessi compattatori pieni di rifiuti provenienti da ogni dove, più volte fotografati mentre perdono copiosamente del liquido, con ogni probabilità percolato, direttamente sul manto stradale. Una lunga fila di mezzi pesanti in sosta su strada pubblica, che oltre a inquinare, crea pericoloso intralcio alla regolare circolazione veicolare. “I disagi derivanti impediscono ai nostri bambini di vivere la loro infanzia di gioco all’aria aperta ed acuisce il senso di paura e preoccupazione di noi genitori per gli evidenti rischi a cui sono esposti – continua la denuncia dei residenti della zona, in piena contrada Cappelle – siamo esasperati perché l’odore nauseabondo costante sta provocando il diffondersi di allergie e difficoltà respiratorie, specie nei bambini e negli anziani, senza contare che la manipolazione di rifiuti di diversa e sconosciuta natura, nelle esalazioni ed inalazioni continue, potrebbero comportare un aumento di patologie di natura oncologica e respiratoria”. Puzza, mezzi pesanti, ma anche i rumori, giorno e notte, vengono lamentati dai firmatari dell’esposto. Una situazione al limite della sostenibilità, una battaglia che va avanti da anni oramai, da quando nel 2011 l’Igiene Urbana (dal 2013 Helios) acquistò l’opificio dismesso da una ex azienda di trasformazione ortofrutticola, e a mezzo di continue autorizzazioni concesse dalla Regione Campania, su cui il Comune di Scafati non ha mai opposto o sollevato problematiche, si è estesa arrivando ad occupare una superficie di oltre 10 mila mq. Viene lavorato di tutto, dal rifiuto differenziato a quello organico, passando per quelli classificati pericolosi. Le denunce dei residenti, supportate dalle forze politiche di opposizione e da associazioni varie, hanno già comportato nel tempo una serie di controlli ed ispezioni sulle attività dell’azienda. Non sempre la Helios è uscita immune dai controlli effettuati dalla Polizia Municipale. Secondo una relazione del responsabile Ambiente Vittorio Minneci e del comandante dei caschi bianchi Alfredo D’Ambruoso, più volte ci sono stati controlli presso l ‘opificio. In seguito a controlli fatti dal 18 al 26 giugno 2014, su espressa richiesta dei residenti di via Ferraris, la Polizia Municipale ha accertato la presenza di esalazioni moleste, relazionando all’ufficio Ambiente, che ha provveduto a diffidare l’impresa. Un nuovo sopralluogo è stato fatto dai vigili, congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato e a tecnici dell’Arpac, il 9 novembre 2015. In tale sede pure sono state riscontrate diverse anomalie. L’ufficio Ambiente emetteva quindi delle prescrizioni, mentre il Corpo Forestale emetteva notizia di reato alla Procura di Nocera Inferiore. Il 13 aprile di quest’anno gli stessi uffici ritornavano alla Helios per accertare il rispetto di quanto prescritto, riscontrando solo una parziale ottemperanza. La società in data 7 giugno ha comunicato l’ottemperanza di tutte le prescrizioni, ma dell’esito delle verifiche ad oggi ancora non si è a conoscenza, da qui la sollecitazione alla Regione Campania di relazionare al più presto sull’esito delle opportune verifiche, ancora non pervenute. Ciononostante, il 20 luglio la Polizia Municipale ha varcato ancora una volta i cancelli della Helios, emettendo un nuovo verbale a suo carico avendo riscontrato la mancata chiusura della porta a tenuta stagna durante la movimentazione dell’organico causando l’emissione di esalazioni maleodoranti, causa principale delle proteste dei residenti. Il dato che emerge è uno: la Helios produce puzza. Adesso bisognerà capire se questa è nociva o meno per la salute. Di fatto c’è che rende la vita impossibile. Vivere chiusi in casa non è da paese civile.

LE OPPOSIZIONI: LA HELIOS NON PUO’ STARE IN AREA PIP

1-heliosSecondo il Pd e Fdi l’articolo 5 delle norme di attuazione del Pip non permette l’esistenza di questo tipo di attività nell’area, nata per attività manifatturiere e artigianali. “Nel presente PIP dovranno essere localizzati tutti gli impianti e le attività […] purchè non nocive e pericolose ai sensi della classificazione contenuta nelle leggi vigenti” recita il testo, a cui si appellano le forze di opposizione consiliare. Di diverso parere i dirigenti comunali preposti. Secondo l’ing. Michele Russo, a capo dell’Unità di intervento Pip, l’articolo 5 sopra citato in realtà non prevede espressi divieti di insediabilità di specifiche attività. “Viene stabilito – scrive Russo in risposta ad un’interrogazione di Michele Grimaldi – il rispetto di una condizione di carattere generale ambientale circa la non nocività, in non inquinamento, e la mancanza di pericoli per la salute pubblica”. Secondo il dirigente di palazzo Mayer le valutazioni ambientali preventive fatte in fase di rilascio autorizzazione alla Igiene Urbana, non avrebbero evidenziato tali condizioni di nocività, inquinamento, e pericolosità che le norme di attuazione del Pip ne impedirebbero l’esistenza. Una simile interpretazione è fornita anche dall’ing. Nicola Fienga, a capo del settore Urbanistica, che aggiunge: “l’impianto ha avuto il parere favorevole di compatibilità ambientale della commissione regionale V.i.a. Il parere favorevole della Asl di competenza, esplicitato per silenzio assenso nelle conferenze di servizio tenutesi in Regione Campania, il parere igienico sanitario favorevole avuto dalla Asl preventivo e propedeutico al rilascio del permesso a costruire del 2011”. Evidentemente la puzza è si fastidiosa, ma non inquinante. E’ pur vero che le autorizzazioni per questo tipo di attività sono concesse dalla Regione Campania, ma è anche vero che ad ogni concessione questa chiede preventivamente il parere dell’ente locale, che mai, in 5 anni, ha presentato deduzioni, nonostante sul posto erano già avvertiti e segnalati i pesanti disagi. Volendo essere malpensanti e polemici, il Comune di Scafati sembra aver scaricato le responsabilità sulla Regione Campania, dimenticando forse che in materia di salvaguardia della salute pubblica, il primo cittadino è la massima autorità locale.

ALIBERTI: HO RAPPORTI PROFESSIONALI CON L’IGIENE URBANA

1-alibertiIncalzato dai suoi oppositori, anche in virtù di un atteggiamento considerato “morbido” e dispersivo nei confronti della Helios (già Igiene Urbana), il sindaco Pasquale Aliberti ha pubblicamente riconosciuto di avere con la stessa società rapporti professionali. Un palese conflitto di interessi secondo la minoranza, accusa fermamente respinta dal primo cittadino. “Abbiamo una società che svolge visite mediche del lavoro da anni e fin dal 2005, ben tre anni prima che fossi eletto sindaco nel 2008, tra i nostri clienti vi è l’Igiene Urbana, che lavora con il Comune di Scafati o la sua partecipata Acse ancor prima della mia amministrazione e attualmente si occupa dello spazzamento. Un servizio avuto tramite gara ad evidenza pubblica -specifica Aliberti, che chiarisce anche – Prima che facessi il sindaco avevo rapporti professionali con tre aziende dell’area industriale, da quando sono stato eletto i rapporti sono sempre quelli. Dovevamo preoccuparci se avessi incrementato il parco clienti, cosa che non ho mai fatto. Non ho mai chiesto a nessuno, da sindaco, di rivolgersi alla nostra società per le visite mediche”.  Il primo cittadino ha negato anche che le norme di attuazione del Pip definiscano quali tipo di attività si possono svolgere nell’area. Insomma, l’unica voce del Comune è solo inerente la materia urbanistica. E siccome l’opificio ricade in area industriale, per l’ente locale non ci sono stati problemi. E così ai cittadini non è restato che rivolgersi alla magistratura.




Scafati. Il Tar metterà la parola fine solo il 12 gennaio

Di Adriano Falanga

E’ arrivata a mezzogiorno in punto la decisione del Tar di Salerno che ha fissato la Camera di Consiglio al 12 Gennaio 2016, rigettando però la richiesta di sospensione per “inaudita altera parte” presentata dall’avvocato Marcello Feola per conto sia del presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola che dei consiglieri: Marco Cucurachi, Nicola Pesce, Michelangelo Ambrunzo, Michele Grimaldi, Cristoforo Salvati, Mario Santocchio, Angelo Matrone e Pasquale Vitiello. Il ricorso è stato presentato per l’annullamento della nota del 26.11.2015 a firma del consigliere anziano Teresa Formisano con la quale fu convocato (illegittimamente secondo il vice Prefetto Giuseppe Forlenza) il consiglio comunale del 27 novembre. Si chiede di annullare quindi anche la delibera votata, la numero 57, che di fatto ha “superato” la seconda fase del procedimento per la decadenza del primo cittadino, e di “ogni atto connesso o conseguente e comunque ostativo all’accoglimento del ricorso”. La sospensione era stata ritenuta necessaria per evitare la baraonda istituzionale conseguenziale alla votazione di due deliberati consiliari assolutamente identici, frutto di due diverse sedute, la prima convocata da Teresa Formisano, e su cui pende anche la scure della Procura di Nocera Inferiore, e la seconda ordinariamente all’ordine del giorno, come da convocazione del presidente Coppola. Adesso, nonostante la decisione presa ieri sera, la parola definitiva spetterà comunque alla Giustizia Amministrativa, che si pronuncerà il 12 gennaio prossimo. Un lungo braccio di ferro politico, istituzionale e giudiziario che non ha risparmiato nessuno, dai consiglieri al Prefetto, passando per la Procura di Nocera Inferiore e finendo al Tribunale Amministrativo. Tutto scatenato dal contenzioso contro il Comune che il sindaco Pasquale Aliberti ha aperto pur di poter costruire una “tettoia” presso la sua abitazione. Una motivazione che la Procura di Nocera, sulla base degli esposti presentati dalla minoranza, ritiene essere solo un “bluff” per permettere ad Aliberti di potersi ricandidare per un terzo mandato, che la legge vieta. Cosa possibile se il sindaco riuscirà però a decadere (definitivamente) entro il 16 dicembre. Nulla è ancora del tutto definito, fino alla Camera di Consiglio del 12 gennaio.




Scafati. “Moderare i toni dello scontro”. L’invito di Coppola, che annuncia novità per il consiglio del 9 dicembre

Di Adriano Falanga

Nell’attesa che venga chiarito quanto accaduto realmente tra la segretaria comunale Immacolata di Saia e Pasquale Coppola, presidente del consiglio comunale, da quest’ultimo l’invito a un periodo di “silenzio” istituzionale, in prospettiva del delicato e atteso consiglio comunale del 9 dicembre. In questa seduta infatti si discuterà della decadenza del primo cittadino. Ieri sera una delegazione della maggioranza con in testa Pasquale Aliberti hanno incontrato il vice Prefetto di Salerno Giuseppe Forlenza, autore della nota che dichiarò illegittima la convocazione del consiglio del 27 novembre, ad opera di Teresa Formisano quale consigliere anziano. “Credo sia opportuno che ognuno di noi faccia una sana autocritica. Lo dobbiamo alla città, a cui stiamo offrendo uno spettacolo indecoroso e mortificante, che esula da ogni ragionamento politico ma anzi, calpesta proprio i più elementari fondamenti della democrazia. Da parte mia e a nome del consiglio comunale porgo le scuse agli scafatesi – scrive Coppola in una nota – Vorrei invitare il sindaco Pasquale Aliberti a un momento di riflessione assieme al sottoscritto, ed evitare pericolose quanto tendenziose dichiarazioni che possono ambiguamente creare animosità e fomentare gli animi. Nessuna violenza è stata mai perpetrata da parte del sottoscritto, e nessuna violenza è stata mai generata da alcuna forza politica”. Cita Nani Moretti il presidente del consiglio comunale: “Le parole sono importanti, un concetto che un rappresentante delle Istituzioni, in particolare sindaco e presidente del consiglio comunale, dovrebbero sempre tenere bene a mente”. Per il consiglio del 9 dicembre Coppola annuncia provvedimenti cautelativi: “autorizzerò la ripresa televisiva integrale del consiglio comunale del 9 dicembre. E’ necessario che tutto sia opportunamente ripreso. Inoltre, chiederò al Prefetto l’opportunità di avere una maggiore presenza di forze dell’ordine in sala. Basta con le dichiarazioni violente che minano alla destabilizzazione del clima democratico di un confronto politico”. Infine l’appello: “da questo momento non rilascerò più dichiarazioni, onde evitare qualsiasi tentativo di strumentalizzazione finalizzato ad elevare i toni dello scontro. Spero che il sindaco faccia altrettanto”. Cala così il silenzio stampa. E cresce l’attesa.




Scafati. Consiglio illegittimo, l’esposto bis

Di Adriano Falanga

Pronto un secondo esposto alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore da parte dei consiglieri di minoranza. Il documento dovrebbe essere presentato questa mattina e mira ad annullare la delibera 57 prodotta nel corso del consiglio comunale convocato illegittimamente da Teresa Formisano. L’esposto segue la diffida che il consigliere Angelo Matrone, a nome dei colleghi astenuti, fece ai partecipanti, i “famosi” 11 che, ritenendo non vincolante il parere del vicario prefettizio optarono per proseguire la seduta consiliare. Non solo, fu votata anche un’immediata esecutività nonostante la palese mancanza del numero legale, e inserito un emendamento a firma Daniela Ugliano nel quale i presenti si “auto convocavano” per la discussione finale del procedimento di decadenza di Pasquale Aliberti, il giorno 9 dicembre, data già fissata dal presidente del consiglio Pasquale Coppola. Ed è qui che nasce l’ennesimo contrasto istituzionale, in quanto non si capisce cosa deve essere discusso: il secondo step della decadenza (come prefissato) oppure il terzo ed ultimo, come deliberato nella seduta contestata di venerdì 27?

A sottoscrivere l’esposto Angelo Matrone, Mario Santocchio, Cristoforo Salvati, Marco Cucurachi, Michele Grimaldi, Michelangelo Ambrunzo, Nicola Pesce, Pasquale Vitiello e il presidente del consiglio Pasquale Coppola. Destinatari dell’esposto oltre al primo cittadino e Teresa Formisano i consiglieri:  Brigida Marra, Berritto Carmela, Bruno Pagano, Daniela Ugliano, Diego Del Regno, Francesco Vitiello, Domenico Casciello, Alfonso Pisacane, Filippo Quartucci e Raviotta Michele. Intanto, sembra che la maggioranza, preso atto della mancata esecutività immediata della delibera contestata, stia pensando di sollecitare una nuova convocazione consiliare. Questa volta però non dovrebbe essere la Formisano a provvedere ma lo stesso Prefetto, come a riconoscere l’illegittimità del ruolo della consigliera forzista, così come il vicario prefettizio Forlenza aveva attestato nella sua nota. Chi pensava che il lungo braccio di ferro potesse vedere la parola fine si sbagliava. In realtà da oggi comincia una lunga serie di contenziosi giudiziari che pagheranno gli scafatesi,in quanto i consiglieri comunali nell’esercizio delle loro funzioni sono coperti da tutela legale.




Miasmi a Battipaglia: ieri l’incontro in prefettura. E il Comune fa esposto in procura

di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Gli odori molesti giungono fino alle narici del procuratore capo Corrado Lembo.

Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti della città, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Salerno in merito alla quaestio miasmi.

Dalle parti Comune di Battipaglia, dunque, si tiene alta la guardia. Ieri mattina, infatti, l’amministrazione, nella persona del commissario Picone, ha preso parte a un tavolo di confronto la cui convocazione, nei giorni scorsi, era stata invocata proprio dai vertici Palazzo di Città.

Il funzionario economico della terna è stato accompagnato all’incontro dall’architetto Angela Costantino, responsabile APO del Servizio Ambiente. Attorno al tavolo, presieduto dal prefetto Antonella Scolamiero, sedevano anche l’assessore all’Ambiente del Comune di Eboli, Ennio Ginetti, i comandanti dei carabinieri della Compagnia di Battipaglia, il maggiore Giuseppe Costa, e di quella di Eboli, il capitano Alessandro Cisternino, e i rappresentanti dell’Arpac e dell’Asl.

«Lo scopo dell’incontro – ha dichiarato Picone – era proprio quello di creare un comitato sinergico tra i tecnici dei due comuni, l’Arma, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e l’Azienda Sanitaria Locale».

La più corposa mole di indizi continua a investire l’impianto di compostaggio di Eboli, di cui s’è parlato a lungo ieri mattina a Salerno. Dopo alcune analisi, effettuate la scorsa settimana, stamattina, in via Quattro Giornate di Eboli, torneranno i tecnici della Ladurner Ambiente, società di Bolzano che gestisce il centro di biostabilizzazione, per portare avanti ulteriori controlli, ai quali prenderanno parte pure tutte le altre autorità.

Il dito è puntato contro le modalità d’accumulo del materiale organico, custodito alla flebile ombra d’una tettoia, e dunque soggetto all’azione dei raggi solari.

I tecnici del Settore Ambiente del Comune di Battipaglia, in solidum con gli agenti di Polizia locale e con i carabinieri, hanno effettuato numerosi sopralluoghi all’interno degli impianti battipagliesi, pubblici e privati, che lavorano i rifiuti: pare che sia tutto in regola.

«Non ci interessa portare avanti una battaglia tesa esclusivamente ad individuare i colpevoli – dichiara Picone – ma il nostro unico obiettivo è la salvaguardia dei cittadini battipagliesi, ed è questo ciò che abbiamo vigorosamente rivendicato in Prefettura».

Dalle parti di piazza Aldo Moro, insomma, si lavora alacremente per risolvere la spinosa faccenda. «Continueremo a indagare – annuncia il commissario – e, oltre a noi, indagherà anche la procura, che ha già ricevuto i verbali redatti dai nostri tecnici».

Per Iorio e i suoi, dunque, va solcata la pista delle responsabilità penali. E i fatti danno ragione ai commissari. Stando ad alcuni verdetti emessi negli ultimi anni dalla Cassazione, anche le emissioni in atmosfera di cattivi odori sarebbero perseguibili penalmente sulla scorta dell’articolo 674 c.p.: il reato ravvisabile sarebbe quello di “getto pericoloso di cose”.

Inoltre l’ingegner Giancarlo D’Aco, dirigente del Settore tecnico, sta impegnandosi per far sì che anche a Battipaglia, città vicinissima all’impianto di compostaggio eburino, arrivi una quota di ristoro ambientale.