Emergenza Covid, in Campania si blocca la movida

Nuova ordinanza del governatore Vincenzo De Luca per fronteggiare l’emergenza Covid in Campania. Con decorrenza immediata e fino al 7 ottobre 2020, salvo ulteriori modifiche in conseguenza dell’andamento della situazione epidemiologica quotidianamente rilevata: l’esercizio e la fruizione delle attività connesse a Cinema, Teatri e Spettacoli dal vivo, Ristorazione e Bar, Wedding e Cerimonie, sono subordinati alla       stretta osservanza dei protocolli; lo svolgimento di feste e di ricevimenti è consentito esclusivamente nel rispetto del limite massimo di n. 20 partecipanti per ciascun evento e nell’osservanza delle ulteriori misure previste dai protocolli; a tutti gli esercizi commerciali (ivi compresi bar, chioschi, pizzerie, ristoranti, pub, vinerie, supermercati),dalle ore 22,00 è fatto divieto di vendita con asporto di bevande alcoliche, di qualsiasi gradazione, nonché di tenere in funzione distributori automatici. Resta consentita la somministrazione al banco, nel rispetto del distanziamento obbligatorio, nonché ai tavoli, purché nel rispetto dei Protocolli vigenti. Agli esercizi che non possano garantire dette misure è fatto obbligo di chiusura alle ore 22,00; dalle ore 22,00 alle ore 06, 00 è fatto divieto di consumo di bevande alcoliche, di qualsiasi gradazione, nelle aree pubbliche ed aperte al pubblico, ivi comprese le ville e i parchi comunali, nonché nelle aree prospicienti bar ed altri locali pubblici; resta sospesa l’attività di sagre e fiere e, in generale, ogni attività o evento il cui svolgimento o fruizione non si svolga in forma statica e con postazioni fisse; è fatto divieto di salire a bordo dei mezzi di trasporto ai passeggeri che non indossino la mascherina. Eventuali passeggeri sprovvisti di mascherina devono, in ogni caso, essere sanzionati in conformità a quanto previsto ed essere invitati a scendere immediatamente e comunque appena possibile dal mezzo, al fine di evitare ogni ulteriore rischio connesso alla permanenza a bordo in assenza di dispositivi di protezione. In caso di rifiuto, deve essere disposto il blocco del bus o del treno e richiesto l’intervento delle Forze dell’ordine. Per quanto non previsto dal presente provvedimento, restano confermate e prorogate fino al 7 ottobre 2020 le disposizioni di cui all’Ordinanza n.72 del 24 settembre 2020, pubblicata sul BURC in pari data. Restano altresì confermate le disposizioni di cui alle Ordinanze n.73 del 25 settembre 2020 e n.74 del 27 settembre 2020, pubblicate sul BURC nella data di adozione. Si rammenta che ai sensi delle ordinanze, è fatto obbligo, tra l’altro:  di rilevare la temperatura corporea dei dipendenti ed utenti degli uffici pubblici ed aperti al pubblico e di impedire l’ingresso, contattando il Dipartimento di prevenzione della Asl competente, laddove venga rilevata una temperatura superiore a 37,5 °C;    per i gestori di ristoranti ed altri esercizi analoghi  della identificazione di almeno un soggetto per tavolo o per gruppo di avventori, della rilevazione e conservazione dei dati di idoneo documento di identità al fine di metterla a disposizione dell’Autorità Sanitaria, ove richiesto;  di indossare la mascherina nei luoghi all’aperto, durante l’intero arco della giornata, a prescindere dalla distanza interpersonale, fatte salve le previsioni degli specifici protocolli di settore vigenti (ad esempio per le attività di ristorazione, bar, sport all’aperto), approvati o prorogati con le ordinanze o riportati in allegato al DPCM 7 settembre 2020. L’obbligo rimane escluso per i bambini al di sotto dei sei anni,  per i portatori di patologie incompatibili con l’uso della mascherina  e durante l’esercizio in forma individuale di attività motoria e/o sportiva;  ai titolari di esercizi commerciali, pubblici o aperti al pubblico, anche in deroga ai protocolli  allegati alle ordinanze di effettuare la misurazione della temperatura corporea all’ingresso dei locali di esercizio,  e di assicurare la presenza di dispenser di gel e/o soluzioni igienizzanti, subordinando l’accesso ai locali al chiuso alla previa igienizzazione delle mani e al riscontro di temperatura inferiore a 37,5 °C. E’ fatta raccomandazione a tutti i  soggetti appartenenti alle categorie fragili di non esporsi a rischi sanitari collegati ad eventi o situazioni climatiche e ad adottare una linea di massima prudenza nelle relazioni interpersonali.

E’ fatta raccomandazione alle Forze dell’Ordine di assicurare i necessari controlli sull’osservanza del presente provvedimento.



Febbre, pannelli, turni e stop ai buffet Ecco le proposte dello chef Esposito

di Andrea Pellegrino

Misurazione della temperatura, turni, prenotazioni, pagamenti elettronici. Lo chef Gennaro Esposito ha elaborato il suo protocollo sanitario per la ristorazione da sottoporre al governatore della Campania Vincenzo De Luca. Lo chef era stato incaricato da un gruppo di ristoratori della Campania per elaborare delle proposte e delle linee guida da sottoporre a De Luca in vista della riapertura delle attività della ristorazione. «I clienti, prima dell’accesso al locale – si legge – dovranno essere sottoposti al controllo della temperatura corporea, nel rispetto della normativa sulla privacy. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5 gradi, non sarà consentito l’accesso». Inoltre mascherine e dispositivi di sicurezza, sanificazione e postazioni con gel per la pulizia delle mani. «I clienti – si legge ancora – al momento della prenotazione saranno informati dell’obbligo di utlizzo della mascherina, che potrà essere tolta una volta seduti al tavolo. Ogni qualvolta il cliente si allontanerà dal proprio tavolo sarà obbligato ad indossare la mascherina». Ancora: «Si devono favorire orari di ingresso/uscita scaglionati, del personale di sala e cucina, in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, servizi igienici). Dove è possibile, inoltre, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni». In cucina, oltre al naturale utilizzo delle mascherine, si propone: «Una sanificazione giornaliera, almeno due volte, e disinfezione delle superfici, delle attrezzature e degli ambienti, con disinfettanti a base di cloro ed alcool». Tavoli distanziati e utilizzo di stoviglierie monouso: «Disporre i tavoli in modo da garantire la distanza pari o superiore a 2 m tra i bordi dei tavoli, in modo e che gli ospiti che sono rivolti l’uno verso l’altro o seduti a fianco siano separati da una distanza di almeno 1 metro, se non appartenenti allo stesso nucleo familiare o congiunti. Tutti gli ospiti devono utilizzare i posti a sedere. Non è consentita la consumazione in piedi».

I PANNELLI Utilizzo anche di pannelli: «Le distanze di sicurezza vengono meno qualora i gruppi di ospiti siano appartenenti allo stesso nucleo familiare, congiunti o separati da pannelli». In particolare, si legge ancora: «I pannelli divisori utilizzati per separare i tavoli devono rispondere a specifici requisiti quando la distanza tra i tavoli sia inferiore a 2 metri». Tecnicamente: «Il lato superiore dei pannelli divisori deve trovarsi a un’altezza di almeno 1,5 metri (misurati dal pavimento) e di 70 centimetri al di sopra del piano del tavolo. In linea di massima è consentito l’uso di pannelli di qualsiasi materiale a condizione che non pregiudichi sostanzialmente la protezione dalle infezioni trasmissibili attraverso goccioline (ad esempio metallo, plastica, vetro acrilico, vetro, legno, cartone, tendine, tende in stoffa)».

NIENTE BUFFET «Evitare – si legge ancora nel documento – il buffet o self service di alimenti e bevande (patatine, tramezzini, pizzette, dovranno essere serviti esclusivamente dal personale); Evitare la somministrazione di aperitivi con piatti condivisi e prediligere le monoporzioni; Evitare la somministrazione con vassoio unico; Incentivare, infine, l’uso del take away e delivery».




Gruppo di austriaci intercettato a Palinuro. Fermato e allontanato

Un gruppo di austriaci sono stati  fermati e allontanati da Palinuro. La comitiva viaggiava a bordo di un furgone. A segnalarli davanti ad un supermercato del centro cilentano, alcuni cittadini. Sul posto è poi intervenuto l’assessore Angela Ciccarini che a sua volta ha informato i carabinieri della stazione di Centola.I militari, giunti sul posto, hanno provveduto ad identificare i turisti, costringendoli a tornare indietro.In questo momento a Palinuro sono in corso controlli nelle seconde case per verificare eventuali persone che siano giunte nel Cilento senza rispettare il decreto del Governo.




Ricostruita la rete di contatti delle due insegnanti positive

di Erika Noschese

Sono 12 le persone attualmente in quarantena, ad Agropoli e che nei giorni scorsi sono state a contatto con l’insegnante 57enne di Agropoli in servizio presso il liceo Alfonso Gatto di Agropoli. La donna nella tarda serata di lunedì si è recata presso l’ospedale di Vallo della Lucania accusando febbre e tosse. Nel periodo di carnevale era stata a Parma, presso alcuni parenti, dove verosimilmente ha contratto il covid19. Il sindaco di Agropoli, Adamo Coppola, nella tarda serata di lunedì ha disposto la chiusura del liceo Alfonso Gatto per due giorni per poi provvedere a ricostruire la rete di contatti della professoressa di Agropoli. La paziente attualmente è ricoverata all’ospedale Cotugno di Napoli: è partita verso le 2.30 di martedì verso il nosocomio napoletano, a bordo dell’ambulanza dell’associazione Humanitas presieduta da Roberto Schiavone. La donna, di fatti, era stata a Parma per assistere il figlio, anche lui febbricitante, e, a quanto pare, colpito anche lui da coronvirus ed è rientrata ad Agropoli mercoledì scorso. «L’Asl si è attivata per fare immediatamente i tamponi alle persone che fanno parte della catena di contatti che abbiamo ricostruito ieri sera (lunedì per chi legge ndr)», ha dichiarato il sindaco di Agropoli Adamo Coppola spiegando che l’ambulanza dell’Humanitas, unica in provincia di Salerno attrezzata per l’emergenza covid19 è al lavoro per effettuare i tamponi su tutte le persone a contatto con l’insegnante. Sarà il Cotugno di Napoli a dare le risposte circa un eventuale contagio. In caso di nuovi contagi, ha poi spiegato il primo cittadino, sarà necessario ricostruire, anche in questo caso, la catena di contatti e intervenire a loro volta per cercare di capire se il virus ha allargato il raggio d’azione». Per il primo cittadino di Agropoli è necessario essere cauti ma, dice, «non dobbiamo fare passi in avanti eccessivi; dobbiamo tenere sempre presente che la salute pubblica è al primo posto ma non dobbiamo esagerare perchè c’è la salute socio economica e quando questa è garantita bisogna tener presente gli altri aspetti. La paura non può diventare più pericolosa del virus». INSEGNANTE AFFETTA DA COVID19 ANCHE A SARNO Esprime profonda vicinanza alla paziente risultata positiva al coronavirus il sindaco di Sarno Giuseppe Canfora che lancia un appello alla cittadinanza: «vi chiedo, come comunità, di far sentire forte lo spirito di solidarietà che ci contraddistingue». La donna, residente a Striamo, è giunta nella serata di lunedì all’ospedale Villa Malta di Sarno accusando sintomi febbrili e difficoltà respiratorie. Come già anticipato si tratta di un’insegnante di 47 anni residente a Striano che vive a Sarno ma lavora a Torre del Greco presso l’Istituto comprensivo Don Bosco-D’Assisi. Il sindaco di Striano Antonio Del Giudice ha reso noto di aver chiuso le scuole a tempo indeterminato, di aver messo in quarantena tutti gli abitanti della palazzina dove vive la donna e, naturalmente, i familiari. Il sindaco di Torre del Greco ha invece annunciato di aver chiuso la scuola Don Bosco-D’Assisi fino al prossimo 6 marzo. La donna attualmente sta meglio e la febbre è calata, come anticipato dal primo cittadino. Si sta ricostruendo anche la catena dei contatti della donna per sottoporli a controlli. Non è escluso che anche i sanitari che hanno assistito la 47enne possano finire in quarantena per ridurre il rischio di propagazione del Coronavirus. Disposta anche la chiusura dell’ufficio del comune di Sarno mentre le scuole, a Sarno, sono rimaste regolarmente aperte. «Mi rendo conto che questo stia generando in tanti la paura, ma proprio in questo momento dobbiamo tutti essere lucidi e fermi ed attenerci alle norme precauzionali e di contenimento – ha dichiarato il sindaco Canfora – Non abbiamo ora una situazione allarmante, ma sotto controllo e monitorata. Il primo cittadino di Sarno ha poi annunciato di aver attivato tutto quanto previsto dal Decreto Ministeriale che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid -19. Nell’attività avviata nella nottata di lunedì è stata ricostruita la rete di contatti diretti avuti dalla paziente risultata positiva al tampone, ai familiari. Le persone sono già in isolamento, monitorate ed asintomatiche.All’ospedale “Martiri del Villa Malta” si sta procedendo ai controlli sul personale operativo lunedì. AL MOSCATI CHIUSO IL REPARTO DI OTORINOLARINGOIATRIA Chiuso, in via precauzionale, il reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale “San Giuseppe Moscati” di Avellino. La decisione è stata assunta dai vertici dell’azienda ospedaliera in seguito alla ricostruzione dei contatti della docente di Striano risultata contagiata da Coronavirus, che per alcuni giorni ha assistito il padre ricoverato nel reparto del nosocomio irpino.




Ancora emergenza posti letto al Ruggi

Erika Noschese

Carenza di infermieri e posti letto nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale “Ruggi” di Salerno. A denunciarlo il segretario della Fials provinciale, Mario Polichetti che chiede al manager Giuseppe Longo un intervento immediato per la sistemazione di due posti letto, così da evitare il trasferimento presso altri presidi ospedalieri della Campania. Polichetti, da sempre attento alle dinamiche che interessano il “comparto” nascite nella struttura di via San Leonardo, chiede dunque massimo impegno ai vertici aziendali per la terapia intensiva neonatale del Ruggi d’Aragona. «Questo reparto, salito alla ribalta della cronaca qualche mese fa per un episodio spiacevole e che si è concluso per il meglio, vede una carenza stabile di infermieri. Questo non consente di svolgere in maniera ottimale il lavoro istituzionale e anche in considerazione del numero delle nascite», ha spiegato Polichetti, che così si fa portavoce dell’istanza di tanti colleghi medici che in questo momento stanno portando avanti la propria attività lavorativa, seppur con la massima professionalità, con immense difficoltà. «Servirebbero anche due posti letto in più nel reparto della Tin, visto il crescente aumento di parti che è sotto gli occhi di tutti. Le unità andrebbero aumentate da sei a otto con l’incremento di infermieri e attrezzature. Questo aspetto non va sottovalutato, perché nei periodi critici i colleghi del reparto Tin si vedono costretti a trasferire le pazienti verso altre strutture, in provincia o anche nel resto della regione Campania – ha poi aggiunto il segretario della Fials provinciale – Nel Salernitano si può contare solo su Nocera Inferiore ora che a Battipaglia il reparto ha chiuso e ci sono stati gli accorpamenti di Cava de’ Tirreni e Mercato San Severino. Questo comporta non pochi problemi». Da qui la richiesta al manager Giuseppe Longo e agli altri sindacati di categoria per avviare un discorso che, in tempi brevi, inverti questo trend. «Quanto denuncio da tempo è stato sollevato anche da altre sigle e questo non può che farmi piacere perché significa che esistono dei problemi, che si possono risolvere solo attraverso il dialogo. Al manager Longo chiedo di incontrare i sindacati prima di partire per le ferie – ha poi aggiunto il dottor Polichetti – Sappiamo del lavoro immane che svolge e con quanta dedizione che fa. Ma ascoltare chi opera ogni giorno tra mille difficoltà non sarebbe negativo, anzi porterebbe soltanto il “Ruggi” a crescere come struttura ospedaliera».




I sindaci della provincia a “rapporto” per affrontare l’emergenza rifiuti

Brigida Vicinanza

Un incontro per tracciare le linee programmatiche e tecniche per affrontare l’emergenza rifiuti che oramai sta attanagliando tutta la provincia di Salerno oramai da mesi. Un fenomeno che è aumentato con la stagione estiva. E ieri mattina i sindaci dei comuni di Pagani, Nocera, Sarno e Cava de’ Tirreni si sono incontrati per fare il punto della situazione con l’assessore regionale all’ambiente Fulvio Bonavitacola, l’assessore del Comune di Salerno Angelo Caramanno, il presenti Ato Giovanni Coscia e il commissario liquidatore di EcoAmbiente Petrosino. Una situazione peggiorata da una linea guasta del termovalorizzatore di Acerra ma che era già critica da mesi per il blocco dello Stir di Battipaglia e soprattutto per la chiusura dell’impianto di compostaggio di Salerno. Hanno dovuto affrontare infatti l’emergenza per essere operativi da subito. «E’ ora da affrontare la questione oramai drammatica, adesso ci saranno più incontri e speriamo di venirne a capo – ha dichiarato il primo cittadino di Nocera Inferiore Manlio Toequato – la prossima settimana dovremmo anche andare in Regione per fare nuovamente il punto della situazione». Si è deciso infatti di procedere ad una mappatura dei siti “utili e liberi” per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, in modo che il conferimento possa avvenire puntuale per la sicurezza e la salute dei cittadini soprattutto. Mercoledì intato nuovo incontro per nominare il direttore generale Ato. Il pole position – come già riportato su queste colonne – Bruno Di Nesta. Ma tra le nomine e le questioni politiche ci sono i cittadini che attendono una risoluzione all’emergenza rifiuti che sta diventando sempre più grande in tutti i comuni della provincia di Salerno.




Scafati. L’acqua non c’è, ma la spazzatura non manca mai. Giorni difficili per gli scafatesi

Di Adriano Falanga

Senz’acqua e con la spazzatura ad invadere le strade. E’ una settimana difficile per gli scafatesi, messi in crisi dalla mancata (o parziale) raccolta dei rifiuti e dalla mancanza di acqua dovuta al guasto in località Cangiani. Se da un lato la Gori sta lavorando da tre gironi per ripristinare la fornitura idrica, dall’altro lato l’Acse sta lavorando meno. La partecipata scafatese guidata da Daniele Meriani ha deciso di eliminare uno dei tre turni per la raccolta della spazzatura. La decisione, non concertata con le forze lavorative, è stata presa nell’ottica del contenimento della spesa che sta caratterizzando ogni decisione di Palazzo Mayer. E così si registra l’ennesimo disservizio a danno della città. Dei tre turni previsti alle ore: 23-4-7 il cda Acse ha tagliato il primo, andando ad aumentare il carico di lavoro dei mezzi in uscita alle ore 4 e alle ore 7. Sarebbe questo il motivo per cui la raccolta prosegue con grosse difficoltà. I mezzi sono sempre gli stessi, a dividersi una quantità però maggiore. Il nuovo piano di razionalizzazione delle partecipate approvato dalla commissione straordinaria, preparato dai sovraordinati Valentino Antonetti e Giuseppe Rocco, ha previsto per l’Acse l’abolizione del cda, con l’impiego dell’amministratore unico. Non solo, al momento è in esame anche il piano industriale presentato dai vertici della partecipata, in cui, rispettando la politica di contenimento della spesa, è previsto anche il miglioramento del servizio. Non è noto il come, ma considerati i risultati fino ad oggi ottenuti, appare fondamentale certamente la lotta al sacchetto selvaggio, ma di contro, bisogna anche pensare ad una vera rivoluzione del sistema di conferimento dei rifiuti. Il porta a porta, utile e funzionale in occasione delle emergenze degli anni passati, oggi si mostra carente e lacunoso, decisamente superato. Lasciare i rifiuti a terra senza garantire la loro raccolta immediata, comporta il proliferare di animali, insetti, e soprattutto il rischio igienico sanitario per i cittadini.

CONDOTTA IDRICA ROTTA, DISAGI E RITARDI

L’ultimo avviso della Gori comunicava il possibile ripristino della rete idrica entro le ore 22 di ieri sera. Un guasto alla condotta principale che ha comportato enormi disagi sia per gli utenti che per attività commerciali e uffici pubblici. Chiuse le scuole, chiusi gli uffici comunali, chiusi bar e qualsiasi altra attività in cui diventa necessaria la fornitura di acqua. Gli operai della Gori lavorano ininterrottamente da lunedì, nonostante ciò, tutto si è drammaticamente complicato. A rompersi è stata una sezione della conduttura principale in via Cangiani, tra Scafati, Boscoreale e Poggiomarino. Un guasto che ha lasciato al secco i rubinetti anche dei comuni limitrofi, tra cui Pompei. Una conduttura da 1,3 mt di sezione, che comporta un importante scavo e lavoro accessorio. A rallentare i lavori è stata però la presenza di serre agricole nel punto di intervento. Prima che si potesse tirare fuori il danno e operare su di esso, è stato necessario lo smontaggio delle strutture da parte dei proprietari. Solo questa operazione ha portato via quasi due giorni, con tutte le gravi conseguenze a danno degli utenti. Comprensibili le polemiche di chi è restato da lunedì senza acqua corrente, e senza nessun preavviso. Polemiche anche verso il Comune di Scafati, non propriamente operativo, al punto da riuscire a contenere la difficile situazione. Una situazione che ha certamente comportato danni non solo alla regolare attività quotidiana di abitazioni ed esercizi commerciali, ma anche alle scuole di ogni ordine e grado. Nella giornata di ieri un primo miglioramento c’è stato solo per gli utenti situati nella parte bassa della città, e per le abitazioni ai primi piani degli edifici, qui l’acqua è comparsa a “filo d’olio”. Meglio di niente.




Scafati. “Inutile un pronto soccorso in miniatura. Meglio potenziare l’esistente di Nocera”.

Di Adriano Falanga

<<Faccio una profezia. A breve ci saranno le elezioni politiche. Scommettiamo che comincerà la solita passerella di politici “impegnati” a riaprire il pronto soccorso scafatese, magari sarà aperto anche un cantiere, che durerà giusto quanto la tornata elettorale?>>. Lo chiameremo Renato, è un operatore sanitario con provata esperienza sia al 118 che ad un pronto soccorso. Renato ci parla ufficiosamente, perché non essendo autorizzato non può parlare a nome dell’Asl, ma è chiaro che più del suo nome, troviamo interessante ciò che ci dice. E tutto sommato, la sua non è una profezia azzardata, è dal 2011 che ad ogni tornata elettorale torna prepotentemente in primo piano la riapertura del pronto soccorso, salvo poi finire nel dimenticatoio. A voler dire una cattiveria, pare quasi che la struttura sia elettoralmente più prolifica chiusa che aperta. Però Renato va oltre, la sua è un’analisi spigolosa e da operatore del settore. Lui conosce bene la realtà dell’emergenza a Scafati e nel distretto sanitario di riferimento. Ad esempio, Renato smentisce ciò che secondo lui è solo un finto allarmismo: non è vero che i tempi di percorrenza per l’ospedale di Nocera Inferiore abbiano influito in maniera sensibile sul numero di decessi. O meglio, non è dimostrato che la chiusura del ps scafatese abbia fatto aumentare i decessi dovuti agli aumentati tempi di percorrenza. <<Le prestazioni del 118 a Scafati si aggirano sulle 260/300 mensili, meno della metà termina in un ricovero ospedaliero. Pazienti deceduti durante il trasporto nessuno. Nessun aumento con il passato – spiega Renato, entrando nel dettaglio – I problemi dell’emergenza sono altri. Se pure aprisse un piccolo pronto soccorso a Scafati, molti problemi in gran parte rimarrebbero. Che significa ps pneumologico? Ho un forte dolore addominale posso andarci? E che prestazioni avrò? Ho un trauma posso andarci?>>.

Il ragionamento dell’operatore sanitario è semplice, più che aprire un altro pronto soccorso, per altro insufficiente per alcune patologie come i politraumatizzati da incidente stradale o gli infartuati acuti, o ancora le donne in attesa con problemi al feto, sarebbe opportuno e ragionevole potenziare la struttura esistente che è il ps dell’Umberto I° di Nocera Inferiore. <<Non è una questione di tempi di percorrenza, il 118 una volta sul posto è in grado di stabilizzare il paziente e trasportarlo a Nocera – continua Renato – piuttosto i problemi nascono nel momento in cui i tempi di attesa si allungano per avere in loco un’ambulanza medicalizzata>>. Quindi, inutile un pronto soccorso in miniatura, incapace di gestire alcune patologie, perché mancante di reparto ospedaliero dedicato: <<Senza ginecologia o una emodinamica, a chi chiedere consulenza? In questo modo alcuni pazienti in codice rosso possono rischiare davvero la vita, non arrivando in una struttura realmente idonea alla loro patologia>> e allora, quale la soluzione? <<Potenziare fattivamente l’Umberto I° con un aumento dei posti letto per le urgenze e l’obi, ma soprattutto aumentare il personale medico ed infermieristico. Creando un vero triage dove il paziente viene valutato da infermieri addestrati a ciò. Io se avessi un fatto acuto non andrei a Scafati com’è ora o come dicono che dovrebbe essere.  Meglio attivare il 118 che ti stabilizza sul posto e ti porta all’ospedale più adatto alla tua patologia>>.




Scafati. Pronto soccorso al palo: “Se le Regione ci prende in giro…”. Appello al Pd

Di Adriano Falanga

<<Bisogna avviare tutte le procedure, far partire i lavori per le sale operatorie, c’è poi la deroga per l’assunzione del personale, il tutto, entro un anno al massimo. Il Governatore Enzo De Luca farà un sopralluogo allo Scarlato tra fine agosto inizio settembre>>. Rischiano di finire nella nutrita serie delle “ultime parole famose” le dichiarazioni dei consiglieri regionali Pd Luca Cascone e Franco Picarone, pronunciate in conferenza stampa il 14 luglio scorso. I due esponenti regionali furono “inviati” da De Luca per mettere una pezza alle dichiarazioni definite “estrapolate” in cui il governatore ammetteva che a Scafati l’emergenza non sarebbe stata ripristinata. <<La volontà di riaprire il pronto soccorso scafatese non è mai stata messa in discussione – dissero Cascone e Picarone – ma anzi, è tutto già scritto negli atti>> e a supporto della loro dichiarazione arrivò anche il dissequestro delle sale operatorie, necessario per avviare i lavori di adeguamento. Da allora però oltre alle buone intenzioni dichiarate nulla è ufficialmente andato avanti. I locali dell’ex pronto soccorso al Mauro Scarlato sono nelle stesse condizioni, nessun cantiere è stato avviato. <<La situazione attualmente è di stallo. Sospesi (o terminati) i lavori per la messa in sicurezza dell’impiantistica generale che intersecavano una delle sale operatorie, non si hanno accenni ai lavori di recupero previsti nel piano della sanità di De Luca>>. Così Jessica Cesarano, portavoce di Cittadinanzattiva che allo Scarlato gestisce anche il Tribunale del Malato. <<In questo preciso momento è necessario un maggior controllo ed una maggiore pressione sulle istituzioni. Chiedo a gran voce, da cittadina e rappresentate di Cittadinanzattiva, un intervento deciso del Partito Democratico scafatese, il quale è stato garante delle parole dell’onorevole Picarone, che annunciava il già risaputo dissequestro delle sale>>. L’appello della Cesarano è però bipartisan: <<Chiedo allo stesso modo alla rappresentanza della destra scafatese, di assumersi le responsabilità degli errori fatti dalla precedente amministrazione in merito, di abbandonare le frasi fatte ad hoc per i giornali e di mettere in discussione l’operato di una regione che non tratta di sanità. Non possiamo tenere fuori la politica dai diritti dei cittadini>>. Poi il monito: <<Se la Regione ci prende in giro, le istituzioni cittadine hanno il sacrosanto dovere di non piegarsi e andarci contro>>.

“E’ una priorità” ma i dem locali rimangono divisi

<<L’ospedale per me era e resta una priorità. Nonostante le sollecitazioni del circolo locale nulla sembra muoversi. Sono profondamente deluso ed indignato>>. Così Michelangelo Ambrunzo, da consigliere comunale piddino è stato tra i più impegnati sul tema riapertura del pronto soccorso. Getta però acqua sul fuoco l’ex collega Michele Grimaldi: <<A quanto ci risulta è confermata la time-line stabilita nella conferenza stampa di Luglio, a partire dalla data di ultimazione dei lavori. Siamo costantemente in contatto con la nostra delegazione in Consiglio Regionale e con loro monitoriamo il lavoro sulle risorse da reperire e le procedure burocratiche da espletare. Per noi così per loro la riapertura del Pronto Soccorso è una priorità, ed a questa lavoriamo e lavoreremo incessantemente. La politica è chiamata a dare risposte, non a fare proclami – continua Grimaldi – Per questo non prestiamo il fianco a chi cerca sterile polemica politica: l’unica cosa che ci interessa è il raggiungimento del risultato ed è su questo, come è giusto che sia, che noi ed il governo regionale verremo giudicati dai cittadini>>. Piglio più deciso è quello di Marco Cucurachi: <<E’ giunto il momento di agire e di adottare tutti gli atti consequenziali alla riapertura del Pronto Soccorso. Se il Piano Ospedaliero e l’Atto Aziendale vanno in questo senso, bisogna ottenere il dissequestro definitivo delle sale operatorie ed effettuare i lavori di riqualificazione delle stesse, rendendole praticabili ed agibili. I tempi stringono e non possiamo più aspettare>>. Insomma, dalla conferenza stampa ad oggi sono trascorsi due mesi e la situazione è rimasta in fase di “annuncio”. Troppo poco. Forse nulla ancora.




Scafati. Sale operatorie dissequestrate, il Pd: “entro un anno riapre il pronto soccorso”

Di Adriano Falanga

<<Dissequestrate le sale operatorie dell’ospedale Scarlato, adesso non vi sono più impedimenti per attuare l’atto aziendale dell’Asl e riaprire, come stabilito, il pronto soccorso>>. La notizia arriva in chiusura di conferenza stampa, e a darla è il consigliere regionale Franco Picarone. Una incontro voluto assieme al collega Luca Cascone, entrambi onorevoli regionali del Pd, per chiarire la posizione del neo commissario alla Sanità e governatore della Regione Campania Enzo De Luca. <<Siamo qui su volontà del governatore, che ci ha chiesto di ribadire con fermezza che la volontà di riaprire il pronto soccorso scafatese non è mai stata messa in discussione – hanno detto i due esponenti piddini – ma anzi, è tutto già scritto negli atti. Il pronto soccorso riapre>>. La conferenza è un tentativo del Pd locale e regionale di “mettere una pezza” alle dichiarazioni di De Luca che volevano la città senza pronto soccorso “perché già c’è quello di Nocera”. Il segretario reggente del circolo locale Alberto Pesce le ha definite <<incidente di percorso>>. Dichiarazioni <<rese in un momento di confusione e decontestualizzate, prontamente strumentalizzate dalle altre forze politiche>> secondo i due consiglieri regionali. Fatto sta che entrambi sono venuti a Scafati per garantire l’impegno nel riportare l’emergenza urgenza a Scafati. <<Il piano ospedaliero è già stato approvato e con l’atto aziendale disposto dal direttore generale dell’Asl Antonio Giordano, che abbiamo incontrato la settimana scorsa, è in fase di attuazione>>. Il dissequestro delle sale operatorie rappresenta la certezza di quanto scritto negli atti, perché spiana la strada all’iter burocratico e procedurale che porterà lo Scarlato in piena operatività. Picarone non ha dubbi: <<non è mai stato in discussione le necessità di riaprire l’ospedale, questo è il messaggio che deve passare così come pure ci è stato chiesto dal Governatore. Il centrodestra di Caldoro con un blitz lo ha chiuso, noi con gli atti lo stiamo riaprendo>>.

Non hanno dubbi: <<siamo qui per metterci la faccia, bisogna avviare tutte le procedure, è necessario far partire i lavori per le sale operatorie, c’è poi la deroga per l’assunzione del personale, il tutto, secondo il direttore Giordano, entro un anno al massimo>>. La venuta dei due consiglieri regionali anticipa anche un sopralluogo <<che De Luca farà presso l’ospedale tra agosto e settembre, salvo imprevisti>>. E per imprevisti viene citata la difficile situazione degli incendi di questi giorni. Tiene a “intestarsi” la vittoria il Partito Democratico, ed è per questo motivo che martedì il gruppo regionale non ha voluto portare in Consiglio la mozione del M5S che impegnava alla riapertura del nosocomio scafatese. <<Cosa dovevamo firmare? Un impegno già preso e avviato? Era solo un tentativo strumentale del M5S di intestarsi la vittoria – sottolinea Picarone – noi mai abbiamo avuto dubbi invece>>. La conferenza si è tenuta presso il Caffè Letterario dell’Istituzione Scafati Solidale. Presenti tutti gli ex consiglieri comunali, oltre a una nutrita fetta del direttivo e di iscritti. Presente a sorpresa anche Nicola Pesce, dato oramai con Art.1. L’ex sindaco ha ribadito la necessità di parlare della Helios: <<a Cappella la gente è furiosa>>. E in conferenza stampa Luca Cascone risponde: <<dopo l’ospedale verrà approfondita anche la questione ambientale, che pure è importante e sentita>>.