Nocera Superiore: comunale beccato col doppio lavoro

NOCERA SUPERIORE – Dipendente del comune “pizzicato” a lavorare, senza alcun contratto, presso una struttura privata. Ora l’uomo F.A., circa 60 anni, rischia di perdere il posto di lavoro. Il dipendente comunale, addetto alla nettezza urbana aveva un contratto di lavoro che pare prevedesse un orario di lavora che andava dalle 4 del mattino fino alle 11. F. A. terminato il giro di prelievo della spazzatura, che spesso avveniva molto prima dell’orario di fine lavoro, il comunale invece di rientrare in sede e attendere la fine del turno e poi timbrare il badge, si recava presso una struttura alberghiera di Nocera Superiore dove lavorava come manutentore. Giunti alle 11 circa il dipendente comunale si allontanava dalla seconda attività per recarsi a timbrare il cartellino per la fine del turno di lavoro come addetto alla nettezza urbana. Il furbetto è stato scoperto. Infatti, pare che i carabinieri abbiano anche sentito diverse persone al fine di confermare la doppia attività lavorativa dell’uomo. Il comune di Nocera ha aperto un procedimento disciplinare.




Prof salernitano col doppio lavoro

Pina Ferro

Scatta la caccia ai docendti universitari con il doppio lavoro. “Pizzicato un prof dell’Ateneo salernitano. Si tratta di un docente di Ingeneria. Le procure regionali della Corte dei Conti hanno disposto accertamenti serrati attraverso gli uomini della Guardia di Finanza. Sono centinaia le pagine acquisite dalla Guardia di finanza nelle segreterie delle università e nelle stanze dei professori: registri didattici, verbali dei consigli di facoltà, autorizzazioni a svolgere attività esterne. L’obiettivo della campagna nazionale di controlli, cominciata nel 2017, è accertare se i professori con incarico a tempo pieno abbiano rispettato le regole su consulenze e incarichi professionali esterni. O se invece abbiano arrotondato lo stipendio in modo irregolare. Sotto torchio sono finiti soprattutto i docenti che dividono le proprie giornate fra cattedra e partita Iva. A spaventare i professori,oltre alle contestazioni ricevute, spesso per centinaia di migliaia di euro, sono le sentenze già pronunciate dalla Corte dei Conti. C’è il caso di un ricercatore confermato di Ingegneria industriale dell’università di Bologna, titolare di partita Iva dal 2005, condannato lo scorso 6 novembre a risarcire 39mila euro, pari al “totale netto dei redditi da lavoro autonomo percepiti”.

I casi più clamorosi

SALERNO docente di ingegneria a tempo pieno dovrà pagare 64.000 euro per incarichi e consulenze di attività libero professionali. Napoli Dieci docenti dell’Università Partenope sono stati condannati a pagare cifre fra i 30mila e i 438mila euro. Bologna: Un ricercatore di Ingegneria industriale dell’ateneo dovrà risarcire l’Unibo per 39mila euro percepiti con il lavoro autonomo. Di regola, le procure regionali della Corte dei Conti tendono a fare verifiche soprattutto sui docenti titolari di partita Iva. E non potendo agire “in via preliminare”, come sancito dalla Cassazione, lo fanno a seguito di segnalazioni e denunce.