Costiera a rischio, «Mala gestione dei fondi per la sicurezza»

di Giovanna Naddeo

«La ripartizione dei fondi della Regione Campania per la messa in sicurezza della costiera amalfitana non ci trova d’accordo. Un esempio? La stabilizzazione del costone roccioso a Cetara (oggi chiuso per la recente frana) non ha ricevuto il punteggio necessario per accedere ai finanziamenti. L’articolo 11 del bando fa riferimento a dei criteri di attribuzione punteggi determinanti i finanziamenti sulla base della popolazione residente. Criteri che noi Codacons riteniamo siano stati disattesi». È quanto affermato dal presidente nazionale Codacons, Carlo Rienzi, intervenuto nella mattinata di ieri nella sede di via De Angelis a Salerno. «Praiano e Amalfi, con popolazioni rispettivamente di 2mila e 5mila abitanti hanno ottenuto punteggi alti mentre Cetara e Tramonti, nella stessa fascia per numero di residenti, hanno avuto la metà. E’ evidente» ha proseguito Rienzi «che se al Comune fossero stati attribuiti dieci punti l’intervento avrebbe ottenuto il punteggio totale di 57 invece che 47 e, pertanto, ottenuto il finanziamento necessario. Per il Codacons la quantificazione del punteggio-abitanti, così come formalizzata per ogni singolo Comune, è un’anomalia. Per questo abbiamo adito le vie legale attraverso una denuncia penale ed una al Tar per il risarcimento danni. Da parte loro, i Comuni che dovessero risultare danneggiati potrebbero avviare una class action. Abbiamo invitato il presidente De Luca ma non è venuto così come i sindaci interessati. Forse temono di mettersi contro la Regione». Accanto a Rienzi, il presidente regionale Codacons, Enrico Marchetti, e l’ingegnere Nello Nazaria. «Stiamo portando avanti il progetto “Top driver” con la Società Autostrade Meridionali per il monitoraggio dei tratti autostradali e delle aree di servizio iniziato quattro mesi fa» ha concluso Marchetti.




«Da dieci anni nessun aggiornamento sul rischio idrogeologico a Salerno»

di Andrea Pellegrino

«Da oltre 10 anni il Comune di Salerno non aggiorna la situazione del rischio idrogeologico del territorio di Salerno, che come è noto è interessato dalla presenza di molti corsi d’acqua». L’allarme è dell’associazione “Liberamente Insieme” che, in considerazione dell’ultima eccezionale ondata di maltempo e dei disagi provocati, solleva il rischio idrogeologico. I torrenti presenti sul territorio di Salerno, sono il Rafastia, il Fusandola, il Conca ed Orefice, il Pamentiello, il Marziello, il Cavolella, il Mariconda, il Grancano, il Sordina ed il Fuorni, oltrechè i fiumi Irno ed il Picentino. «Durante gli anni si sono verificati numerosi fenomeni di esondazione dei torrenti nel territorio comunale – spiegano – Nel 2003 si verificò l’esondazione del torrente Cavolella. Nel 2005 si è verificata la frana in località Sala Abbagnano, laddove si sono registrati crolli ed il dissesto complessivo del versante che ha coinvolto la sovrastante Strada Provinciale. Nel 2006 la città è stata investita da precipitazioni atmosferiche di eccezionale intensità che hanno determinato, interessando tutto il territorio comunale, danni di notevole entità. In particolare è stata colpita, più gravemente, la zona compresa tra la collina di Giovi, la bretella di raccordo della tangenziale all’altezza di via S. Allende, la linea di costa, la direttrice tra l’uscita della tangenziale di Pastena-S. Margherita. I danni maggiori si sono determinati a causa della fuoriuscita, in più punti, del torrente Mariconda determinando gravi danni per le zone limitrofe. Il Parco Arbostella è stato investito da una rilevantissima quantità di fango e detriti riversatisi nei locali a piano terra degli edifici, nei garage interessati, interessando pesantemente anche la viabilità». «L’ingente quantità d’acqua riversatasi in tali aste torrentizie, ha determinato il verificarsi di colate e di trasporto di materiale lapideo anche di grosse dimensioni, che hanno determinato gravissimi inconvenienti agli abitanti della città. L’attività di urbanizzazione imperterrita negli anni determina sempre più problematiche del rischio idrogeologico. Non solo mancanza di prevenzione e di attenzione sui corsi d’acqua ma addirittura si continua a cementificare sugli stessi», proseguono. Il caso attuale e più eclatante è la ben nota cementificazione dell’area di S. Teresa, con la abusiva deviazione del torrente Fusandola, parzialmente tombinato, che come ha accertato il consulente della Procura della Repubblica di Salerno determina pericolo di esondazione proprio nel centro storico della città. Il consumo del suolo continua ad aumentare, amplificando il processo di impermeabilizzazione del territorio. Ma i fiumi – abbiamo verificato a nostre spese anche a Salerno – non sono corpi «morti», ma «vivi». L’acqua che non può più scendere verso le falde sotterranee perché bloccata da cemento e asfalto, da qualche parte deve pur andare. Se piove molto, l’acqua che prima scorreva in un alveo fluviale di cento metri, con le obbligatorie aree golenali, non ce la fa a passare dentro un canale sotterraneo largo 10 metri. L’acqua che giunge nella strettoia del fiume tombato, «esplode», e va dove ci sono le case e le persone».




Dissesto idrogeologico, fondi inutilizzati e pochi interventi

di Andrea Pellegrino

«Scarso utilizzo delle risorse stanziate per il Fondo progettazione contro il dissesto idrogeologico e inefficacia delle misure sinora adottate, di natura prevalentemente emergenziale e non strutturale». E’ quanto emerge dalla relazione sul “Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018)” approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, che ha preso in esame le modalità di funzionamento e di gestione del Fondo, la governance e le responsabilità dei soggetti attuatori e l’efficacia delle misure emanate. Numerose le criticità a livello nazionale e a livello locale: l’inadeguatezza delle procedure e la debolezza delle strutture attuative; l’assenza di adeguati controlli e monitoraggi; la mancata interoperabilità informativa tra Stato e Regioni; la necessità di revisione dei progetti approvati e/o delle procedure di gara ancora non espletate; la frammentazione e disomogeneità delle fonti dei dati sul dissesto. Per quanto riguarda la Campania, secondo la relazione della Corte dei Conti, non è stato ancora possibile certificare l’avanzamento della spesa pari al 75 per cento, in quanto non sono ancora pervenute le documentazioni relative alle spese sostenute. Tra gli interventi finanziati ci sono la progettazione dell’intervento di mitigazione del rischio idrogeologico della foce del Volturno e del Litorale Domizio per 434 mila euro in grado di attivare opere da 35 milioni di euro complessivi; la progettazione del risanamento idrogeologico del Comune di Volturara Irpina per 256 mila euro, opera da oltre 29 milioni di euro; il progetto integrato di sistemazione idrogeologica del bacino delle parco regionale Taburno Camposauro nord-occidentale di 649.000 euro per 28 milioni di lavori, gli interventi per la sistemazione definitiva a monte delle aree a rischio e per il ripristino delle aree di Sarno pari a 558.007 euro e circa 9 milioni di euro di lavori; la stabilizzazione dei versanti afferenti il bacino montano del Fosso Cavone in territorio Rotondi, nell’avellinese di 685.000 euro per 12 milioni di lavori; il risanamento e sistemazione idrogeologica ed ambientale dei comuni Torrioni e Tufo in provincia di Avellino per 479.000 euro di progettazione e oltre 6 milioni di lavori; il progetto per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio di Amalfi, patrimonio Unesco, di quasi 600.000 euro e circa 14,9 milioni per lavori, il ripristino funzionale di torrenti e valloni per la salvaguardia di centri abitati a Cervinara per 685.650 euro di progettazione e 17 milioni di euro di lavori. «E’, inoltre, emersa la diffusa difficoltà delle amministrazioni nazionali e locali – si legge ancora – di incardinare l’attività di tutela e prevenzione nelle funzioni ordinarie, con il conseguente ripetuto ricorso alle gestioni commissariali».