«Gambino era incandidabile» La Prefettura lo fa decadere

di Andrea Pellegrino

Alberico Gambino era incandidabile e per la Prefettura di Salerno decade dalle funzioni e tutti gli atti fino ad ora prodotti sono nulli, compresi quelli per la composizione della giunta. Il Comune di Pagani torna nel caos dopo la pronuncia della Prefettura che interpreta la sentenza della Cassazione pubblicata pochi giorni dopo la vittoria di Alberico Gambino al ballottaggio contro l’uscente Salvatore Bottone. Per la Cassazione, Gambino doveva superare un turno elettorale prima di tornare in pista. Turno elettorale che per Ministero degli Interni, ed ora per la Prefettura, coincideva con quello del mese scorso. Tra le ipotesi al vaglio quella di un commissariamento, prima di far ritornare Pagani alle urne ma naturalmente si attende il provvedimento del Ministero dell’Interno, poi si valuterà anche l’eventuale ricorso. I tempi non potrebbero essere brevi e ciò comporterebbe il blocco delle attività amministrative di Palazzo San Carlo. La strada da seguire è quella utilizzata per la legge Severino: il provvedimento dovrà essere impugnato davanti al giudice civile. Strada in salita, però: nel parere della Prefettura si fa riferimento già ad un precedente e a una sentenza pronunciata dal tribunale di Napoli nord.

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE.

I fatti si riferiscono al 2012, dopo lo scioglimento del Consiglio comunale di Pagani. Nel 2014 la prima sentenza sfavorevole a Gambino: nessuna candidatura alle elezioni regionali, provinciali e comunali, da svolgersi nella Regione Campania, con riferimento al primo turno elettorale successivo allo scioglimento. Una tesi, questa, sostenuta dal Ministero dell’Interno e accolta anche in Appello e ora passata in giudicato in Cassazione. Respinte le eccezioni presentate da Gambino, assistito dall’avvocato romano Angelo Clarizia, dopo la rinuncia dell’intero suo collegio difensivo: per il Palazzaccio, la richiesta del Ministero dell’Interno è ed era giusta. Una sentenza che arriva come un fulmine a ciel sereno nel mentre Gambino indossa nuovamente la fascia tricolore nella sua Pagani. E’ un passaggio della sentenza ad accedere i riflettori: «L’essere le elezioni amministrative del 25/26 maggio 2014 il “primo turno elettorale successivo allo scioglimento del consiglio comunale”, contemplato dall’articolo 143 comma 11 del d.lgs. 267/2000 ai fini dell’operatività della misura dell’incandidabilità, viene contestato dal Ministero controricorrente, atteso che, a quell’epoca, la sentenza di primo grado, di declaratoria della incandidabilità del ricorrente, non era ancora divenuta definitiva». Una tesi, questa, sostenuta ora anche dalla Prefettura. In bilico c’è anche il seggio regionale di Alberico Gambino. All’epoca si candidò proprio in attesa del verdetto della Cassazione. LA DIFESA.

Al fianco di Alberico Gambino ci sono i legali Lorenzo Lentini e Nicola Scarpa. Si attendono gli atti ufficiali prima di tracciare la strada difensiva. Per ora sul tavolo ci sono la sentenza della Cassazione e il parere della Prefettura che anticipa l’avvio della procedura di decadenza.




Scafati. Arrivano le dimissioni di Casciello da vice presidente Acse

Di Adriano Falanga

Finisce presto l’avventura di Mimmo Casciello alla vice presidenza dell’Acse. Quattro mesi di gloria, poi le dimissioni, dopo che il consiglio comunale ha avviato la procedura per la sua decadenza da consigliere comunale. Casciello infatti è risultato essere incompatibile nel doppio ruolo di consigliere e di componente del cda. A nulla è servita la delibera di cda che lo ha svuotato dei poteri, a nulla è servito il divieto di prendere compensi, in virtù del suo ruolo istituzionale. Casciello lascia, ma nonostante tutto si porta a casa l’ampio riconoscimento di maggioranza e opposizione per il profondo e spassionato impegno profuso. Anche se il tutto suona come una beffa, considerato che è stato proprio il consiglio comunale compatto, con l’avallo della segretaria comunale Immacolata Di Saia, a contestargli l’incarico. Sarà ricordato come lo “sceriffo del sacchetto selvaggio”, come ironicamente è stato appellato sul web, da lui molto frequentato. Un impegno che gli è costata anche la minaccia fisica, con tanto di querela sporta presso la Tenenza dei carabinieri di Scafati, da parte di due non identificati soggetti. Si apre adesso il totonomine, due i nomi che girano. Michele Casciello, figlio primogenito del dimissionario vie presidente, in passato già indicato in procinto di nomina per l’importante ruolo nella partecipata, e poi c’è Pasquale De Quattro. Quest’ultimo è stato protagonista di una vicenda pirandelliana. Dimessosi da consigliere comunale nel mese di luglio scorso, per lui la promessa di un posto nel cda del Consorzio delle Farmacie. Pasquale Aliberti aveva già provveduto alla “segnalazione” ai colleghi soci, con tanto di curriculum. Poi l’imprevisto, il volta spalle del comune di Capaccio non ha permesso l’avallo della decisione del socio di maggioranza, lasciando quindi appiedato il povero Pasquale De Quattro. Oggi la sua nomina all’Acse, a far compagnia a Gaspare Mascolo e Maria Teresa Starace, è molto caldeggiata dall’amico di sempre Roberto Barchiesi, ma l’indicazione potrebbe avere anche il “benestare” di parte dell’opposizione. Al primo cittadino la scelta.




Scafati. L’opposizione dispone, la maggioranza si adegua. E’ stallo istituzionale

Di Adriano Falanga

L’opposizione dispone e propone, e la maggioranza si adegua. Definitivamente cambiato lo scenario nel consiglio comunale scafatese. C’erano una volta gli alibertiani, oggi restano una manciata di intrepidi consiglieri comunali, convinti ancora di poter approvare proposte, mozioni e regolamenti da loro proposti. Tutto un ricordo, perché oggi un argomento passa soltanto con il voto dell’opposizione, arrivata a 13 consiglieri, mentre gli alibertiani si fermano a 9, volendo contare anche Roberto Barchiesi, ieri assente pare per motivi di salute. Letteralmente scomparso il gruppo Cotucit di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. I due, dopo aver votato il bilancio a giugno ed essere passati in maggioranza, hanno poi fatto mancare la loro presenza, e voto, in Assise. “Sindaco prenda atto di non aver più una maggioranza, la smetta con la strategia dello struzzo” così Mario Santocchio. Impossibile anche riformulare le commissioni, ferme da oltre 4 mesi oramai, comportando lo stallo istituzionale. Resta in piedi la sola giunta, ieri sera per la prima volta presente in toto. Ma senza maggioranza consiliare l’esecutivo rischia di passare per illegittimo, unito solo dalla buona volontà e perché no, da una discreta retribuzione. E’ chiaro, a questo punto, che Pasquale Aliberti è chiamato a prenderne atto, a meno che non vada avanti, convinto che debba essere sfiduciato. Tutto ciò che viene approvato, è possibile solo grazie alla condivisione dell’opposizione, mentre tutto ciò che non aggrada viene rinviato.

1-sorteggioPassa la mozione presentata da Michele Grimaldi, Pd, inerente la scelta del metodo del sorteggio per la nomina degli scrutatori, così come chiesto dalle associazioni “Scafati in Movimento” e “Uniti si può”, entrambe presenti in sala con tanto di striscione. Contrariamente a quanto espresso in occasione delle regionali 2015, Aliberti è costretto a cambiare idea, e condividere il sorteggio. Propone però che sia esteso a tutte le oltre 8 mila domande giacenti. Inutile, la maggioranza che siede all’opposizione boccia. Passa la mozione con emendamento di Identità Scafatese: sorteggio tra ragazzi con età massima 35 anni. Neanche destinare l’immobile confiscato in via Vitiello alla Caritas Diocesana riesce agli alibertiani, “bisogna approfondire” tuonano dall’opposizione, che vota il rinvio. Alla fine il primo a lasciare la sala consiliare è proprio il sindaco, palesemente scuro in volto. Il messaggio è chiaro: “se la maggioranza propone deve anche avere i numeri per approvare” sottolinea l’ex alibertiano Pasquale Vitiello. C’era una volta la matematica a Palazzo Mayer, poi arrivò il “tirare a campare”.

DECADENZA: CASCIELLO E CUCURACHI A RISCHIO

1-maggioranzaE’ durata poco la discussione sulla decadenza di Mimmo Casciello, il consigliere comunale è chiamato, nei prossimi dieci giorni, a decidere se restare vicepresidente Acse o conservare scranno consiliare. Opterà per quest’ultimo. I suoi colleghi hanno provato a rinviare: “aspettiamo il parere dell’Anac” chiede Brigida Marra, ma siccome c’è già il parere della segretaria comunale Immacolata Di Saia, l’opposizione si oppone, e vota per il proseguo del procedimento. Gli alibertiani si allineano. Va avanti anche il procedimento per Marco Cucurachi, nonostante il parere dell’ufficio Avvocatura, che legittimava una sospensione avendo il piddino prodotto ricorso. “Chiediamo alla segretaria se esiste lite pendente” la richiesta di Pasquale Vitiello. La Di Saia però non si sbottona, aggira l’ostacolo: “i pareri dei dirigenti sono agli atti, decide il consiglio comunale”. Resta il dubbio. “Non è una questione personale – interviene Aliberti – è chiaro che non siamo di fronte a una lite pendente (che di fatto sospende il procedimento, ndr) Cucurachi ha fatto ricorso e proposto una mediazione. Se c’è mediazione non si può fare ricorso, o l’una o l’altra”. MIchele Grimaldi però prova a chiarire: “aspettiamo l’esito del ricorso, se Cucurachi ha ragione si chiude, altrimenti si va avanti, c’è il parere dell’avvocatura che ci informa della lite pendente”. Ma l’opposizione si spacca, la proposta di deliberazione infatti non tiene conto del parere della dottoressa Anna Sorrentino, dirigente ad interim dell’Avvocatura, arrivato solo il giorno prima. E così, nel dubbio, una fetta decide di astenersi, dando modo ai solo 7 votanti della maggioranza di approvare il deliberato. Cucurachi sarà chiamato adesso o ad estinguere il proprio debito, oppure a dimostrare l’iscrizione a ruolo del ricorso, onde non essere dichiarato decaduto. Tempo dieci giorni e nuovo consiglio comunale, che deciderà definitivamente sia sul piddino che su Mimmo Casciello.




Scafati. Decadenza Cucurachi, verso la sospensione

Di Adriano Falanga

Sospeso il procedimento per la decadenza di Marco Cucurachi. Il consigliere del Pd è riuscito a far valere le sue ragion in extremis. Secondo la dirigente d’area Servizi Al Territorio, dottoressa Anna Sorrentino: “avendo il ricorrente prodotto ricorso in Commissione Tributaria Provinciale con istanza di reclamo, bisognava attendere 90 giorni dalla presentazione per costituirsi in giudizio”. Pertanto, il ricorso presentato prima di detta scadenza è improcedibile. “Resta sospeso fino alla conclusione della fase di reclamo, o al massimo, fino al novantesimo giorno dalla presentazione – scrive in una nota la Sorrentino – in tale fase pertanto, la procedura di decadenza della nomina di consigliere comunale per incompatibilità ex art.69 del Tuel, deve essere sospesa fino alla decisione definitiva del reclamo da parte di Geset e quindi, successivamente della Ctp se necessario”. In questo lasso di tempo, spiega ancora la dirigente: “è assolutamente legale attendere la conclusione della fase processuale per procedere alla decadenza”. A Cucurachi è stato contestato un debito di circa 12 mila euro nei riguardi dell’Ente, per Tari, Tarsu e Tares non pagate. Secondo il consigliere del Pd le ingiunzioni sono inesistenti in quanto emesse da un soggetto, la Geset, privo del potere di procedere ad esecuzione forzata, ma titolare soltanto del potere di procedere alle attività di accertamento, liquidazione e riscossione ordinaria del tributo. Oltre al reclamo presentato presso la Commissione Tributaria provinciale di Salerno, il noto legale scafatese ha anche avanzato una sua proposta di mediazione, consistente nel pagamento delle somme eventualmente non prescritte e riportate negli avvisi di accertamento, decurtate di interessi e sanzioni in quanto gli atti non sarebbero mai stati regolarmente notificati. Un totale di quasi 3 mila euro, da pagare in 8 rate trimestrali.




Scafati. Prevalga il buon senso, dimettetevi tutti!

Di Adriano Falanga

A Scafati le maggioranze sono dinamiche, plasmabili secondo occorrenza. Questo lo abbiamo capito e realizzato da tempo, ma che si arrivasse in consiglio comunale con la metà degli odg proposti dall’opposizione, e da questi votati a maggioranza, non l’avremmo mai immaginato. Fantapolitica avremmo pensato. Ed invece è realtà, è questo infatti lo spaccato politico istituzionale che l’ultima Assise ha regalato agli scafatesi. Vorremmo dire “l’Assise dei veleni e dei coltelli” ma non è così, o meglio, è da circa un anno oramai che ogni seduta consiliare è quella dei veleni. Non esiste più la maggioranza compatta di Pasquale Aliberti, e ammesso che il Cotucit rientri tra le fila, si arriva all’equilibrio di 12 a 12, dove il solo voto del sindaco fa la differenza. Ma tutto questo non sembra importare alla maggioranza, e neanche all’opposizione, che ha accolto tra la sue fila già cinque dissidenti eletti in maggioranza, oltre al presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola. La sensazione è che gli alibertiani oramai sono distratti, costretti a inseguire le notizie che provengono dalle Procure. Basti pensare che mai si era svolto un consiglio comunale, con una ricca scaletta di argomenti, senza una preventiva riunione di maggioranza. Sono venuti così, alla buona, cercando di trovare una sintesi sugli argomenti in discussione tramite gruppo whats app. Una maggioranza 2.0 insomma. Non dovrebbe funzionare così, almeno nel rispetto della città, ed è sinceramente inutile, pericoloso e pretestuoso continuare a buttarla in caciara. Perché, diciamolo senza dietrologia alcuna, le incompatibilità di Mimmo Casciello e Marco Cucurachi suonano tanto di resa dei conti, di “dispettucci” politici preparati ad arte. Ma una città non si governa con i dispetti. In sala c’erano decine di residenti di Cappella mercoledi sera, hanno avuto la pazienza (ma ne stanno avendo troppa da tempo) di saltare la cena pur di ricevere una risposta istituzionale al loro drammatico problema, derivato dai disagi sanitari e ambientali legati alle attività dell’industria di trattamento rifiuti della Helios. Anche qui il consiglio comunale non ha saputo, o voluto, fornire soluzioni. Una era la cosa giusta da fare: intimare agli enti competenti, Asl e Arpac in primis, ad attuarsi per le necessarie e opportune verifiche di carattere igienico sanitario, pena la sospensione delle attività dell’opificio a mezzo decreto sindacale. Tutto qui. Una decisione drastica, ma che avrebbe tutelato sia i residenti che la stessa azienda, che pure si è sempre dichiarata tranquilla e rispettosa delle normative.

3-consiglio-comunale-scafatiLa commissione speciale? Serve solo a controllare certificazioni già controllate, a leggere atti autorizzativi certamente regolari. Eppure, nonostante questo, la maggioranza ha provato in tutti i modi di esimersi dal farne parte. “Vai tu, vada lui, andiamo noi, andate voi” il senso, tutto sommato, è questo qui. Sulla Helios esiste un solo dato certo, innegabile, incontestabile: la puzza esiste e resiste. E al di là della sua effettività tossicità (ma insomma, chi deve certificarlo?) resta che non ci deve essere. L’attività non deve arrecare disagi ai residenti, dovuti a puzza, rumori e quanto altro. Tutto il resto sono chiacchiere, che non servono a contenere il problema, figuriamoci a risolverlo. La sensazione di chi ha fatto l’una di notte pur di restituire una notizia alla città, è che l’obiettivo principale dei presenti erano le incompatibilità. Un “piatto” servito freddo, con tanto di sapienti e sanguigne dichiarazioni, che puntualmente hanno fatto “abboccare” il destinatario preposto. Si finirà, tanto per cambiare, per vie legali. Il primo cittadino, giustamente e legittimamente, difende la sua “onorabilità” istituzionale, ed altrettanto legittimo è ciò che intende fare Marco Cucurachi. Ma noi ci chiediamo: e l’onorabilità della città, chi la difende? Allora la sfida è quella di garantire un governo alla città, non solo una maggioranza compatta, presente, e attenta, ma anche un’opposizione che non ha bisogno di “nuovi arrivi” per mettere in difficoltà l’amministrazione. I numeri non ci sono, ne prendano atto tutti. Ma non solo, non ci sono più le condizioni per un regolare, anche piccato perché no, confronto politico. Aliberti deve dimettersi? Certamente tocca a lui la prima presa di coscienza, e decidere. Ma a decidere, e valutare, sono tutti quanti. Dal presidente del consiglio, eletto su indicazione di una maggioranza che poi lo ha rinnegato, all’ultimo consigliere indeciso, che mostra ancora difficoltà su che posizione prendere. La città chiede risposte, sull’emergenza ambientale, sul traffico, sullo stallo delle grandi opere, sulla manutenzione, ma soprattutto sui futuri investimenti. Non si governa con il tirare a campare, e, se prevalesse il buon senso, il consiglio è uno solo: dimettetevi tutti.




Scafati. E’ uno scontro senza fine! Addio buon senso

Di Adriano Falanga

Oramai il consiglio comunale a Scafati, da un anno pieno, non è più solo sede istituzionale ma palcoscenico di scontri, liti, sfottò, spesso anche dai contenuti piuttosto pesanti. Il tutto esula da quello che invece dovrebbe essere un ordinario scontro politico. I temi sono spesso forti, e non di rado si assiste anche a pesanti interventi da parte del pubblico. Tutto ciò, collocato in un contesto delicatissimo, su cui pendono le scure della magistratura antimafia e lo spettro dello scioglimento, contribuisce ad aizzare pericolosamente i toni del confronto, sfociando in rissa verbale. Pensavamo che con la fase della decadenza del primo cittadino avevamo tutto quanto di peggio potesse esprimere la politica, ma a Scafati si va ancora oltre. E bisogna ammettere che se da un lato l’opposizione non riesce a contenersi, dall’altro neanche la maggioranza, sindaco in testa, favorisce la moderazione dei toni. E così è accaduto ieri sera, almeno stando a quanto dichiara il primo cittadino. “Questo consigliere, ieri sera, non potendo intervenire nel dibattito consiliare, dal pubblico, dov’era seduto, con una violenza verbale inaudita, ha inveito contro la mia persona, appellandomi in modo grave e offensivo: ‘fallito’, ‘camorrista’, ‘farabutto’, ‘indagato’, ‘vergogna di Scafati’, ’Ti devono fare un c… così’ – scrive il sindaco sulla sua pagina Facebook, con riferimento a Marco Cucurachi – Lo stesso consigliere che ha lasciato si avviasse la decadenza dalla carica per un debito di 20 mila auro mai pagato sulla tassa dei rifiuti; un procedimento che potrebbe fermare se solo pagasse una, dico solo una rata, di circa mille euro. La decadenza non è un fatto personale E’ stata votata all’unanimità dalla maggioranza e dall’opposizione. Gli unici a scappare sono stati i suoi colleghi di partito”. Aliberti non ha freni: “E’ lo stesso consigliere che ha minacciato il Sindaco di denunciarlo alla Procura, per il mancato pagamento (dovuto?), (legittimo?), (normale?), da parte dell’Acse (si parla di circa 50 mila euro confermate anche dall’avv. Santocchio) per aver accompagnato un dipendente ad un interrogatorio presso il PM. E’ lo stesso consigliere che ha ottenuto circa 400 mila euro di incarichi in questi anni”. Poi il primo cittadino racconta di un episodio, accaduto, a suo dire, all’esterno della sala consiliare. “Una signora alle mie spalle, mi ha raggiunto con uno sputo, come se non bastasse la violenza verbale del consigliere. Resto dell’idea che io mi potrò difendere nelle sedi opportune. Nulla, invece, ti difende da una doppia morale”.

SOLIDARIETA MAGGIORANZA

1-maggioranza“Quanto accaduto ieri in consiglio comunale, relativamente alla incompatibilità dell’esponente del PD, l’avvocato Marco Cucurachi, crediamo sia gravissimo – così in una nota stampa la maggioranza consiliare – L’invito del medesimo rivolto al consiglio comunale di non avviare la procedura di decadenza sostenendo di aver presentato un ricorso due giorni prima contro la Geset, alla quale, contesta una presunta irregolarità della notifica della tassa dei rifiuti, è un fatto ancora più grave del non aver pagato poiché, pur non smentendo di non aver versato la tassa sui rifiuti, vuole tentare di appellarsi ad presunto difetto di procedura per evitare il pagamento alle casse comunali. Un consigliere dovrebbe dare il buon esempio e il fatto che il PD abbia abbandonato l’aula, sottraendosi al voto sulla incompatibilità del collega di partito, è gravissimo e sinonimo di una doppia morale di chi la legge la applica per i nemici e invece la interpreta per gli amici di partito. Siamo davvero delusi e spaventati dal comportamento violento, con cui si è rivolto urlando contro il primo cittadino e contro questa maggioranza, accusandolo dinanzi ai cittadini presenti in aula, di essere indagato. Peccato che il consigliere Cucurachi al solo fine di distogliere l’attenzione sulla sua morosità, ha infierito contro il primo cittadino dimenticando il principio costituzionale di cui all’art 27 della Costituzione Italiana”.

REPLICA CUCURACHI E GRIMALDI

1-cucurachi grimaldi“In cinque passano dalla maggioranza all’opposizione. La già precaria e risicata maggioranza diventa minoranza. Il dato politico è questo, il resto sono mistificazioni e demagogia di chi, il sindaco ancora per poco, è il medico della Helios e non adotta provvedimenti urgenti per tutelare la salute dei suoi cittadini contro la Helios. Altro che inopportunità, questa è incompatibilità accertata”. Quanto alle accuse degli alibertiani: ” che hanno manifestato il loro livore mediante offensive e diffamatorie affermazioni, tutelero’ dinanzi alle competenti Autorita’ Giudiziarie la mia reputazione e quella della mia famiglia – dichiara -. Siamo noi ad avere paura per questo clima di violenza e di attacchi da chi e’ accusato di essere colluso con la camorra ed eletto con metodi corruttivi”. A dargli man forte il collega di partito Michele Grimaldi. “Le certezze del Consiglio comunale di ieri sera:
approvato un dispositivo che non permetterà più ad imprese pericolose e inquinanti di insistere nella nostra area P.I.P, istituita una commissione di inchiesta sulla vicenda “Helios”; fatto un altro passo avanti nella realizzazione del Grande Progetto Fiume Sarno. Nel frattempo, sono sempre più palesi due vicende: l’incompatibilità del Sindaco Aliberti sulla vicenda Helios, che nella doppia veste di medico di quella società e di prima e massima autorità sanitaria cittadina, si ostina a non voler sospendere le attività del sito di stoccaggio, almeno fino a quando ARPAC, ASL ed altri enti competenti non daranno certezze ai cittadini sulla sicurezza ambientale. Il Sindaco non ha più una maggioranza, e non ha più i numeri, la lucidità e la doverosa attenzione per governare la nostra Città”. Grimaldi attacca il primo cittadino: “Tutto il resto sono chiacchiere, propaganda, maldestri tentativi di distogliere l’attenzione mediatica da parte di chi, incapace sotto il profilo amministrativo e indagato dalla magistratura per reati gravi di camorra, si dimena in ultimi colpi di coda prima di abbandonare definitivamente, finalmente, la poltrona cui è incollato da otto anni. Con effetti e conseguenze drammatiche per la nostra comunità”.




Scafati. In consiglio comunale l’incompatibilità di Cucurachi, oltre quella di Casciello

Di Adriano Falanga

Nuovo ordine del giorno questa sera in consiglio comunale, si apre la procedura per la decadenza anche di Marco Cucurachi, consigliere comunale di spicco del Partito Democratico, o meglio, l’unico eletto tra le sue fila nel 2013, ed oggi in gruppo con Michele Grimaldi, Nicola Pesce, Michelangelo Ambrunzo. Non solo Casciello quindi, risultato incompatibile per il suo doppio ruolo di consigliere e vice presidente Acse, ma anche Cucurachi, “beccato” dal sindaco per una insolvenza tributaria nei confronti dell’ente. E’ infatti il piddino il consigliere che vantava quasi 20 mila euro di tributi locali non pagati, denunciato in forma “anonima” da Pasquale Aliberti nel maggio scorso, chiedendo al ragioniere capo Giacomo Cacchione di accertare ogni altro amministratore non in regola con i tributi, e quindi, come recita il Tuel, passibili di decadenza dal ruolo istituzionale. Cucurachi è stato l’unico esponente di opposizione a non firmare (7 su 8) la richiesta di apertura del procedimento per la decadenza di Casciello. Il debito originariamente denunciato è stato però ridimensionato dalla Geset, che ha attestato una insolvenza di quasi 12 mila euro. La stessa società che Cucurachi ha dichiarato guerra da diversi anni, denunciandone le inadempienze contrattuali. Salvi per il torro della cuffia gli altri “morosi”, tutti di maggioranza. Brigida Marra, debitrice in solido con il papà, ha rateizzato il proprio debito di quasi 1500 euro, ha rateizzato anche Mimmo Casciello i suoi 3770 euro, mentre ha estinto il debito di 100 euro Alfonso Pisacane.

3-mimmo-casciello-e1412015364444Curiosamente, per Casciello poteva aprirsi una doppia procedura di decadenza quindi. Non ha voluto commentare ufficialmente Marco Cucurachi, ma pare certo non averla presa bene, perché lo stesso ha contestato quanto attestato dalla Geset, aprendo di fatto un contenzioso e secondo il quale, il procedimento dovrebbe bloccarsi. Non è stato così, perché la dirigente Laura Aiello ha ritenuto opportuno comunque istruire la proposta di deliberazione. Facile prospettare uno scontro acceso in consiglio comunale, con tanto di ricorso alle vie legali. Formalmente, avviato il procedimento dall’Assise, sia Cucurachi che Casciello hanno dieci giorni di tempo per regolarizzare la loro posizione, rimuovendo la causa di incompatibilità. Toccherà pagare per il primo, rinuciare ad una poltrona per il secondo.

SALVI GLI ALTRI CHE HANNO RATEIZZATO I DEBITI

2-consiglio-comunale-scafatiErano una decina, tra consiglieri e assessori, a non essere in regola con i tributi locali, da un primo sommario riscontro. “Pignoriamo la pensione dei vecchietti e lasciamo che un amministratore che non ha mai pagato imposta sulla spazzatura venga in consiglio comunale a fare il moralizzatore” denunciò in consiglio comunale, il 16 giugno, Pasquale Aliberti, dando mandato al dirigente del settore Finanziario, Giacomo Cacchione, di effettuare ogni opportuna verifica. Sul tema c’è anche un esposto presentato da Scafati Arancione alla Corte dei Conti. “In ordine alla necessità di porre in campo tutti le azioni utili a rientrare dal deficit strutturale, si chiede la verifica di eventuali posizioni debitorie rispetto al pagamento dei tributi locali da parte degli amministratori del comune: sindaco, assessori e consiglieri” aveva scritto Aliberti al suo dirigente. Una prima lista portò un saldo di circa 50 mila euro, poi, vista l’insistenza di Aliberti, c’è stata una corsa alla regolarizzazione. C’è chi ha rateizzato, chi ha pagato e chi invece ha avuto sgravi. Alla fine sono rimasti solo quei 12 mila euro scarsi di Marco Cucurachi, secondo il quale però non sarebbero dovuti. Per capirci di più, dobbiamo citare l’art.63 del Testo Unico Enti Locali, che sancisce le cause di incompatibilità di sindaco, consigliere comunale e assessore. Queste comportano, qualora non rimosse, la decadenza dell’eletto. Al comma 6 è testualmente scritto: “sono incompatibili coloro che, avendo un debito liquido ed esigibile, verso il comune ovvero verso istituto od azienda da esso dipendente, è stato legalmente messo in mora ovvero, avendo un debito liquido ed esigibile per imposte, tasse e tributi nei riguardi di detti enti, abbia ricevuto invano notificazione dell’avviso”.  Lo stesso articolo al comma 1 chiarisce ancora: “la pendenza di una lite in materia tributaria… non determina incompatibilità”, lascia intendere che la causa di incompatibilità non operi fino a quando la pretesa tributaria non sia stata accertata definitivamente.




Scafati. L’annus horribilis di Pasquale Aliberti. Barchiesi verso le dimissioni. Minoranza furiosa

Di Adriano Falanga

Un anno terribile per il sindaco Pasquale Aliberti, ma ancor di più per la città, ripetutamente scossa da notizie di cronaca giudiziaria, che vedono protagonisti la classi politico imprenditoriali, accusate di essere colluse con la criminalità organizzata. Tutto parte dal settembre 2015, quando la famiglia Aliberti fu svegliata all’alba della Dia, su di loro le accuse pesanti di associazioni a delinquere, voto di scambio politico mafioso, concussione e corruzione. Secondo il primo cittadino, tutto nasce dalle “dichiarazioni rese sul Polo Scolastico”, e da esposti presentati dalle forze politiche di opposizione, che non esita a definire “violente”. Da allora, le visite dell’antimafia a Palazzo Mayer sono diventate quasi di routine, e la città sembra essersi assuefatta. Nel frattempo, Aliberti non si scompone e organizza la sua decadenza, che lo avrebbe portato alla ricandidatura per il suo terzo mandato. Un chiaro artifizio ai limiti della legge, che di fatto vieta il trzo mandato. Una Scia negata per una tettoia, una pratica urbanistica chiusa in pochissimi giorni, diversamente da quanto regolarmente accade in città. L’ufficio Avvocatura e la segreteria lavorano braccio a braccio per le delibere necessarie ad accelerare l’iter. Tutto deve chiudersi infatti, entro la metà del secondo mandato, sennò addio sogni di gloria. Purtroppo per lui, le opposizioni, con il Presidente del consiglio in testa e statuti e regolamenti alla mano, si pongono di traverso. Aliberti non cede neanche quando il vice Prefetto Forlenza dichiara illegittima la convocazione del consiglio comunale del 27 novembre, ad opera di Teresa Formisano, che agisce in autonomia nonostante Coppola sia nel pieno delle sue funzioni e poteri. Ennesimo esposto, e la Procura di Nocera Inferiore apre un fascicolo. Si vuole accertare la regolarità delle procedure adoperate dagli uffici coinvolti nel procedimento per la decadenza. Sfumata questa opportuntà, Aliberti passa al piano B e convince una parte dei suoi, compreso il Cotucit, ancora ufficialmente all’opposizione, di dimettersi in massa per ritornare al voto. Servono 13 dimissionari, ma dal notaio se ne presentano 11. E’ l’inizio della crisi. Da questo momento in poi il sindaco perde non solo la possibilità di ripresentarsi alle urne per un terzo mandato, ma anche la leadership incontrastata con la sua maggioranza. Ogni argomento e ogni riunione diventa puntualmente un gioco forza con i suoi. Non riesce più a rimodulare la giunta, dovendo puntualmente “trattare” con i dissidenti. Non finisce qui, perché nonostante i tentativi di sminuire e sorvolare, Aliberti è costretto a cedere ed ammettere che nel novembre 2015 gli ispettori del Mef hanno ispezionato i conti di Palazzo Mayer, evidenziando oltre 20 punti critici su cui il dirigente capo Giacomo Cacchione ancora deve contro dedurre punto per punto. Si contesta l’aumento della spesa corrente, le assunzioni a tempo determinato, la gestione delle partecipate, l’errata retribuzione della segretaria comunale Immacolata di Saia, chiamata a restituire diverse decine di migliaia di euro. ComuneScafatiFULMINE_001A marzo si insedia la commissione d’accesso, che rivolta il Comune come un calzino, lavorando a stretto contatto con gli uomini della Dia. Poi la scure dei revisori dei conti: il pre dissesto. Il Comune infatti sforando la metà dei parametri di riferimento ministeriali, certifica lo stato di deficit strutturale. Dovrebbe presentare un dettagliato piano di riequilibrio economico, ma il previsionale 2016 ne è privo. Questo, almeno ufficialmente, comporta una serie di discordanze con il gruppo Identità Scafatese, che lascia la maggioranza. Su Aliberti si abbattono anche le dimissioni di Raffaele Sicignano, assessore al Bilancio, che aveva sposato le proposte dei tre dissidenti. Sicignano rientrerà poi in giunta, dopo un accordo con il primo cittadino. Non avendo più la maggioranza del 2013, Aliberti rassegna le sue dimissioni aprendo la crisi, che culmina nel grande inciucio con il Cotucit, che passa tra gli alibertiani. Questo però non basta, perché a far passare il documento economico è lo stesso Aliberti, tredicesimo uomo. Poi la rimodulazione della Giunta, che pure scombina il già precario equilibrio tra le fila della sua squadra. Aliberti non avrebbe mantenuto fede alle promesse fatte prima del voto al bilancio, lasciando sul campo di “battaglia” almeno altri tre scontenti e l’Acse è ancora senza cda. Entrambe le partecipate, così come anche il Piano di Zona, sono fortemente interessate dalle verifiche della commissione d’accesso e dell’antimafia. In tutto questo, il naufragio del Polo Scolastico, lo stallo del Puc, il fallimento del Pip e le dimissioni del presidente della Scafati Sviluppo Antonio Mariniello. Sulla stessa società, che sta portando a termine il progetto Ex Copmes, un’istanza di fallimento in udienza a settembre. Poi il proiettile recapitato al presidente del consiglio Pasquale Coppola, e il clima incandescente, quasi da stadio, che accompagna i consigli comunali. Segni palpabili dello stato di tensione in cui vive la città, e che oggi, dopo l’ennesima “sveglia” all’alba, attende ancora di conoscere quale sia il suo destino. E se questo sia oramai inevitabilmente segnato.

ROBERTO BARCHIESI VERSO LE DIMISSIONI

2-roberto-barchiesi-300x336Roberto Barchiesi agli amici è apparso provato, preannunciando anche le sue dimissioni. Il suo nome compare in quelle pagine di verbali riempite dalle dichiarazioni di Alfonso Loreto, tra cui: “Carlucciello è quella persona di cui vi ho parlato a proposito del primo pestaggio a Roberto Barchiesi, consigliere comunale”. Secondo Loreto sarebbero due i pestaggi ai danni del consigliere comunale di maggioranza. Il pentito per un periodo di tempo è stato vicino alla famiglia Barchiesi, avendo sposato la nipote, da cui ha avuto una bambina.  Un matrimonio finito però da tempo, tanto che oggi l’ex moglie ha anche rifiutato il programma di protezione, spiegando di non aver più nulla da condividere, se non la bambina, con il Loreto. “Mia nipote è separata da questo signore dalla fine del 2012 inizio 2013. A partire da quella data mia nipote e la figlia vivono a casa della madre, mia sorella. Come è ampiamente dimostrabile – spiegava pubblicamente Barchiesi nel marzo scorso – “Da allora, e sottolineo da allora, i miei rapporti con questo signore si sono interrotti, nonostante che prima della separazione di mia nipote fossero rapporti puramente formali, mai frequentazione abituale. Nella mia qualità di amministrazione pro-tempore non ho mai, e ripeto mai, favorito interessi illeciti e camorristici, come è ampiamente dimostrabile”. Oggi invece il suo nome è finito nel registro degli indagati. Politicamente Barchiesi, seppur a pieno titolo in maggioranza, non è però annoverato tra i fedelissimi alibertiani, anzi, più volte avrebbe mostrato di agire secondo propria convinzione. E’ stato lui, con Stefano Cirillo, Pasquale De Quattro ed Alfonso Carotenuto, tra i fautori della mancata decadenza del primo cittadino, e sempre lui è stato per un periodo vicino al gruppo dei dissidenti Identità Scafatese, fino al passo indietro e alla decisione di votare il bilancio, salvando di fatto l’amministrazione comunale dal commissariamento. Nel marzo 2014 il “giallo” delle dimissioni, prima protocollate e poi ritirate, dopo un ricorso al Tar. “Non c’è mai stata da parte mia alcuna volontà di dimettermi dalla carica di consigliere comunale, bensì quella di autosospendermi momentaneamente, per motivi di salute. Lo scopo era di evitare la decadenza” si giustificò il civico eletto nella lista Grande Scafati. Pronto a scendere in campo Espedito De Marino, già assessore alla scuola in questo mandato sindacale, primo non eletto. Già (quasi) senza maggioranza, Pasquale Aliberti con le dimissioni di Barchiesi rischia di perdere una pedina fondamentale per la sua squadra, che si regge sui voti del Cotucit. De Marino infatti non ha mai gradito il modo con cui il sindaco lo ha estromesso dalla giunta, e non ha mai fatto segreto di voler passare in minoranza nel momento in cui dovesse subentrare in consiglio comunale.

LE OPPOSIZIONI INCALZANO: “DIMISSIONI SUBITO”

2- opposizioneLe contestazioni mosse dalla DDA di Salerno, in particolare il 416 ter – scambio politico mafioso, confermano non solo le indagini culminate nel blitz del 18 settembre, ma tutti i sospetti e dubbi: la camorra è dentro la macchina comunale e ne ha condizionato la gestione – così Marco Cucurachi, Pd – La dignità e la responsabilità imporrebbero le dimissioni, ma temo che questo sindaco ci porterà al baratro insieme con i suoi sodali. Ci sarà lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni malavitose e Scafati avrà perso ancora una volta”. Sulla stessa scia anche Cristoforo Salvati, capogruppo Fdi: “Le perquisizioni di ieri mattina a Scafati a carico di imprenditori e politici legati all’amministrazione Aliberti-bis, oltre a dimostrare che esiste nella nostra Città un “sistema politico-imprenditoriale” che gestisce i consensi in maniera illecita e che strizza l’occhio alla Camorra, suscita sdegno e una seria preoccupazione anche sul piano della legittimità del voto delle amministrative del 2013. Pur rimanendo garantisti –aggiunge Salvati – resta ferma la nostra condanna definitiva su piano politico del metodo seguito dei consensi e dell’indirizzo politico e gestionale della cosa pubblica della nostra Città, che assurge continuamente agli onori della cronaca giudiziaria nazionale senza che il principale autore, tra sceneggiate varie comprenda di rassegnare debitamente ed incondizionatamente le dimissioni”. Chiedono un passo indietro del primo cittadino anche gli attivisti di Scafati in Movimento. “A questo punto meglio un commissario che continuare ad avere la città sulle prime pagine dei giornali o avere esponenti politici continuamente indagati dalla magistratura, si difendano dalle accuse o attendano il corso delle indagini da semplici cittadini e non da amministratori impegnati nella res publica – spiegano i grillini – Ci auguriamo le dimissioni immediate di tutti in segno di rispetto della città non di colpevolezza. Sono troppo gravi le accuse e troppi gli episodi che vedono questa amministrazione protagonista in negativo”.

 




Scafati. Consiglieri evasori, avviate le verifiche per la loro decadenza

Di Adriano Falanga

Consiglieri e assessori evasori, Pasquale Aliberti non molla e ha chiesto di verificare eventuali situazioni debitorie che possano prefigurare uno stato di incompatibilità, e di conseguenza, l’avvio della procedura della decadenza. Sono una decina o poco più i rappresentanti istituzionali che non sono in regola con i tributi comunali, per alcuni sembrano esserci le condizioni di incompatibilità. Le verifiche sono attualmente in corso, e portate avanti, ognuno per le proprie competenze, dall’ufficio finanziario, dalla segreteria generale e dalla Geset. “Pignoriamo la pensione dei vecchietti e lasciamo che un amministratore che non ha mai pagato imposta sulla spazzatura venga in consiglio comunale a fare il moralizzatore” denunciò in consiglio comunale, il 16 giugno, Pasquale Aliberti. Il primo cittadino, appellandosi alla legge sulla privacy, non ha fatto nomi, e insiste su un consigliere di minoranza che avrebbe omesso il pagamento di circa 19 mila euro di tributi. Secondo il Pd questo sarebbe solo un tentativo di “distrazione di massa”, per mascherare le sue difficoltà amministrative e politiche, e lo ha più volte invitato a fare i nomi. Sul tema c’è anche un esposto presentato da Scafati Arancione alla Corte dei Conti. In quella lista però non ci sono solo nomi di esponenti dell’opposizione, interessando esponenti di entrambi gli schieramenti consiliari, finanche a toccare un assessore.  Il documento è stato preparato dal ragioniere capo Giacomo Cacchione proprio su richiesta ufficiale del primo cittadino, in data 26 maggio. “In ordine alla necessità di porre in campo tutti le azioni utili a rientrare dal deficit strutturale, si chiede la verifica di eventuali posizioni debitorie rispetto al pagamento dei tributi locali da parte degli amministratori del comune: sindaco, assessori e consiglieri” aveva scritto Aliberti al suo dirigente. E in questi giorni avrebbe sollecitato di verificare fino in fondo e di attivare le procedure per la decadenza, qualora dovessero emergere cause di incompatibilità. La cifra totale, tra Tari ed Ici, supera i 50 mila euro.  In quella lista tra le fila della minoranza (quella emersa dal voto popolare del 2013) compare il noto debito di circa 19 mila euro, ma non è il solo, perché vi sono altri debiti (calcolati fino alla Tari 2014) di 2.400, 210, 278 euro. In maggioranza la somma maggiore vede l’iscrizione a ruolo del padre di un consigliere: 9.500 euro. Seguono altri colleghi con 1.295, 5.100, 250, 500. Poi c’è l’assessore: 7.540 euro. Tra i morosi dell’Ici compaiono tutti componenti di maggioranza, ancora l’assessore per 407 euro, e consiglieri comunali per euro 526, 1.129, 3.765. Per capirci di più, dobbiamo citare l’art.63 del Testo Unico Enti Locali, che sancisce le cause di incompatibilità di sindaco, consigliere comunale e assessore. Queste comportano, qualora non rimosse, la decadenza dell’eletto. Al comma 6 è testualmente scritto: “sono incompatibili coloro che, avendo un debito liquido ed esigibile, verso il comune ovvero verso istituto od azienda da esso dipendente, è stato legalmente messo in mora ovvero, avendo un debito liquido ed esigibile per imposte, tasse e tributi nei riguardi di detti enti, abbia ricevuto invano notificazione dell’avviso”. Tradotto, è incompatibile chi non paga le tasse. Lo stesso articolo al comma 1 chiarisce ancora: “la pendenza di una lite in materia tributaria… non determina incompatibilità”, lascia intendere che la causa di incompatibilità non operi fino a quando la pretesa tributaria non sia stata accertata definitivamente. Nel caso del consiglio comunale di Scafati, non è chiaro verso chi potrebbe scattare il procedimento di decadenza, ecco perché si rende necessario l’approfondimento. Chiaramente, per rimuovere l’eventuale contestazione di incompatibilità, il consigliere comunale ha dieci giorni di tempo per eliminarne la causa. Ergo, pagare le tasse.




Scafati. I consiglieri che non pagano le tasse, Aliberti: “sono atti pubblici. Questione morale” Tutte le cifre

Di Adriano Falanga

“Non esiste alcun dossier fatto da Geset. Le posizioni patrimoniali così come i debiti di un amministratore nei confronti del Comune sono atti pubblici”. Niente dossier secondo Pasquale Aliberti, ma una semplice lista il cui contenuto dovrebbe essere pubblico. Ma così non è, almeno nei fatti, e soprattutto perché si potrebbe incorrere nei limiti della legge sulla privacy, che non è mai chiaro se vale o meno anche per i politici. Secondo il primo cittadino dovrebbe essere una questione morale e personale, e ogni consigliere dovrebbe sentirsi chiamato a fornire spiegazione, autodenunciandosi. Parliamo degli amministratori scafatesi, di maggioranza e opposizione (ma anche assessori) che hanno pendenze economiche con l’Ente, o meglio, non pagano o pagano parzialmente i tributi locali. Una condizione non di poco conto, perché l’art. 63 del Tuel, comma 6, sancisce: “colui che, avendo un debito liquido ed esigibile, rispettivamente, verso il comune o la provincia ovvero verso istituto od azienda da essi dipendenti è stato legalmente messo in mora ovvero, avendo un debito liquido ed esigibile per imposte, tasse e tributi nei riguardi di detti enti, abbia ricevuto invano notificazione dell’avviso è incompatibile”. E quindi, scatta il procedimento per la sua decadenza. La vicenda è stata sollevata proprio da Aliberti, durante la discussione al Bilancio nell’ultimo consiglio comunale. Il sindaco ha pesantemente attaccato un consigliere di minoranza che avrebbe debiti con il Comune per circa 19 mila euro, omettendo il nome. “L’amministratore deve dare l’esempio. Da queste persone non accetto lezioni di moralità o di responsabilità sul bilancio. Questo perché le maggiori criticità dei bilanci dipendono proprio dalla mancata riscossione dei residui attivi. Chi contribuisce a determinarli con arretrati di oltre 19 mila euro deve solo vergognarsi perché trattasi di un delinquente politico”. La questione però non riguarda soltanto esponenti di minoranza, perché la lista è molto nutrita e interessa anche chi siede tra le file alibertiane, o nell’esecutivo. Secondo Aliberti però c’è differenza, perché questi ultimi avrebbero aperto un contenzioso. “Una cosa è avere un contenzioso o l’arretrato di una rata del ruolo sui rifiuti, altra cosa è essere un evasore totale, uno che non ha mai pagato la tarsu in vita sua”. Aprire una discussione simile, prima dell’importante voto al bilancio, solleva senza dubbio illazioni, dubbi, perplessità ma anche eventuali “timori” in chi magari non vorrebbe trapelassero certe informazioni. Soggezione insomma, che forse, secondo gli attivisti di Scafati in Movimento, potrebbe sfociare nel “ricatto” politico. Del resto, i morosi erano coloro che in quel momento dovevano votare il bilancio. “Ricatti? Si tratta di fatti di grave illegalità di cui preferisco non occuparmi affinché non si possa dire che il sindaco vessa qualcuno. La cosa inaudita è che pignoriamo la pensione dei vecchietti e lasciamo che un amministratore che non ha mai pagato imposta sulla spazzatura venga in consiglio comunale a fare il moralizzatore” ribatte il primo cittadino. Ad ogni modo, in quella lista tra le fila della minoranza (quella emersa dal voto popolare del 2013) compare il noto debito di circa 19 mila euro, ma non è il solo, perché vi sono altri debiti (fino alla Tari 2014) di 2.400, 210, 278 euro. In maggioranza la somma maggiore vede l’iscrizione a ruolo del padre del consigliere: 9.500 euro. Seguono altri colleghi con 1.295, 5.100, 250, 500. Poi c’è l’assessore citato da Mario Santocchio: 7.540 euro. Tra i morosi dell’Ici compaiono tutti componenti di maggioranza, lo stesso assessore per 407 euro, e consiglieri comunali per euro 526, 1.129, 3.765. Assolta la Geset, l’elenco è stato preparato dall’ufficio finanziario di Palazzo Mayer.

IL PRECEDENTE. RISCHIO DECADENZA

1-tasseSecondo Pasquale Aliberti il contenzioso tributario non farebbe scattare il procedimento di decadenza, o meglio, almeno non fino a quando il tutto non sia stato definitivamente accertato, e ancor prima notificato. In realtà la legislatura è molto chiara nel merito, e i precedenti pure. “Il richiamo nel Decreto Legislativo n. 267 del 2000, articolo 63, n. 6 al Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, articolo 46 deve intendersi come necessariamente riferito alla cartella di pagamento che, qualora notificata e non impugnata dal contribuente, svolge una funzione assimilabile all’avviso di mora, in quanto idonea a cristallizzare definitivamente l’esistenza del debito tributario consentendo l’espropriazione forzata e, quindi, ad integrare la causa di incompatibilità prevista. Questa conclusione è confermata indirettamente dal Decreto Legislativo n. 267 del 2000, articolo 63, comma 1, n. 4, che, prevedendo che “la pendenza di una lite in materia tributaria… non determina incompatibilità”, lascia intendere che la causa di incompatibilità non operi fino a quando la pretesa tributaria non sia stata accertata definitivamente (Corte di Cassazione, sentenza 10947 del 27 maggio 2015)”. Nel caso del consiglio comunale di Scafati, non è chiaro verso chi potrebbe scattare il procedimento di decadenza, ma tutto sommato, la questione è prioritariamente morale. E al lettore serve semplicemente per capire che “ogni mondo è paese” e a rendere un esempio, ancor più concreto, di quanto accade nelle sedi istituzionali cittadine. Infine, doveroso ricordare che in caso di procedimento di decadenza avviato, l’interessato ha dieci giorni di tempo per rimuovere la causa dell’incompatibilità. Ergo, pagare. Ovviamente, laddove dovuto e accertato.