Covid, calano le vittime in Campania ma contagi in lieve risalita

Calano le vittime in Campania a fronte di un tasso dei contagi in lieve risalita. Numeri in miglioramento frutto anche di un incremento del ritmo delle vaccinazioni (nella giornata di mercoledì ben 51mila). Un trend in continua ascesa, di pari passo con l’aumento delle dosi inviate dal commissariato nazionale alla Regione. Al momento la Campania ha iniettato 1.944.569 dosi sulle 2.383.725 ricevute, pari all’81,6%. Ritmo sostenuto anche oggi con 4.000 convocati all’hub di Capodichino e altri 4.100 alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Tornando ai dati di ieri sono 1.503, di cui 444 sintomatici, i nuovi positivi al Covid in Campania, su 21.100 tamponi molecolari processati. In calo le vittime, 22, alto il numero dei guariti, 2.182. I posti occupati in terapia intensiva – si apprende dal bollettino giornaliero dell’Unità di crisi – sono sostanzialmente stabili a quota 123 (+1) mentre quelli di degenza scendono a 1.433 (-26). Intanto, anche in Campania In Campania arriva la proroga a 42 giorni per il richiamo dei Vaccini Pfizer e Moderna a chi fa la prima dose a partire dalla prossima settimana. Tutti coloro che sono stati o saranno vaccinati fino a domenica continueranno a ricevere il richiamo dopo 21 giorni, mentre per i nuovi vaccinati saranno applicate le 6 settimane previste da ieri nella raccomandazione del Cts.




Scafati. Quarantenne, sposato con un figlio: ecco lo scafatese medio. Scafati città di giovani

Di Adriano Falanga

Ha quarant’anni ed è sposato con un figlio: è questa la fotografia dello scafatese medio secondo l’Istat.  Un paese di giovani Scafati, complice anche il positivo indice di natalità, in gran parte dovuto anche alla presenza della quinta comunità di stranieri residenti della provincia. L’età media degli scafatesi è di 40 anni, mentre il dato provinciale si attesta a 43. L’indice di natalità era di 8,8 nel 2015, nel 2016 è salito a 9,5 e rappresenta il numero medio di nascite in un anno ogni mille abitanti. La media provinciale segna 8 nati per ogni mille abitanti, e il dato è leggermente in calo rispetto al 2015 (8,1). L’indice di mortalità nel 2015 era di 7,6. Nel 2016 è sensibilmente salito, attestandosi a 7,7. Rappresenta il numero medio di decessi in un anno ogni mille abitanti. In provincia si muore di più, perché la media arriva a 9,7 nel 2016. Nel 2017 l’indice di vecchiaia per il comune di Scafati dice che ci sono 101 anziani ogni 100 giovani. Molto più basso rispetto al dato provinciale che riporta ben 146,2 anziani ogni 100 giovani. È il rapporto percentuale tra il numero degli ultrasessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni. A Scafati nel 2017 ci sono 46,4 individui a carico, ogni 100 che lavorano. Rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni ed oltre) su quella attiva (15-64 anni). L’indice di ricambio è 86,3 e significa che nella popolazione in età lavorativa prevalgono i giovani. Rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (55-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-24 anni). La popolazione attiva è tanto più giovane quanto più l’indicatore è minore di 100. Anche questo dato è in forte controtendenza rispetto alla media provinciale che registra 115,3 a significare che la popolazione in età lavorativa è abbastanza anziana.

MENO SCAFATESI PIU’ STRANIERI

Continua ad avere segno negativo il flusso migratorio, seppur sensibilmente migliorato rispetto all’ultimo biennio, tanto quanto basta per far aumentare il numero di iscritti all’anagrafe. Erano 50.787 nel 2015, sono saliti a 50.833 al 31 dicembre 2016. Sono 17.276 le famiglie e una media di quasi tre componenti ciascuna. Secondo i dati Istat, aggiornati al 31 dicembre 2016, nel 2015 sono arrivati a Scafati 1.104 nuovi residenti, mentre hanno lasciato la città, per destinazioni italiane o estere, 1.208 iscritti all’anagrafe. Un saldo migratorio di -214 unità. Dato migliorato nel 2016, dove sono arrivati 1.213 nuovi residenti, a fronte di 1.256 trasferiti. Un saldo migratorio di -43 unità. Parliamo di cittadini trasferiti, perché il tasso di natalità è di contro in aumento, grazie anche alla crescita della popolazione straniera regolarmente residente. Nel 2015 a Scafati sono nati 447 bambini, morti 388 cittadini, saldo +59. Nel 2016 sono nati 482 e morti in 393, saldo: +89. Una città quindi giovane, dove gli ultrasettantenni sono appena in 5.205, pari al 10,3%. Centenari? Al primo gennaio 2016 risultano iscritti all’anagrafe 6 nonni a “tre cifre”, sono le femmine però a vivere più lungo, il rapporto è infatti 5 a 1. Il 51,2% dei residenti è donna. Si divorzia poco a Scafati, sono infatti 389 gli individui che hanno almeno un matrimonio finito alle spalle. Oltre 22.600 sono i celibi (chiaramente, neonati compresi) mentre portano la fede nuziale al dito quasi 25 mila residenti. Poco meno di 2.900 sono i vedovi.




Pagani. Cresce la raccolta differenziata

PAGANI. Raccolta rifiuti, la differenziata continua a crescere. E intanto i mezzi cambiano e si pensa all’isola ecologica.

Sono dati che superano ben oltre ogni più rosea aspettativa quelli registrati nell’ultimo mese dal Comune di Pagani in merito alla raccolta dei rifiuti. Dal 10% iniziale, dello scorso mese, ora il dato si attesta al 25% quasi 30%. Ad affermarlo, il dirigente di settore Alfredo Amendola.

“Pagani sta rispondendo bene – le sue parole – il dato è in continua crescita e attesta la volontà dei cittadini di differenziare i rifiuti. Qualche problema l’abbiamo avuto ancora con gli ingombranti ma stiamo ridimensionando anche questa ulteriore difficoltà”.

Ridimensionata inoltre anche la difficoltà dei mezzi. “Sfrutteremo 300mila euro stanziati dalla Regione per l’acquisto di nuovi mezzi – ha continuato Amendola – e cioè un nuovo compattatore da 27 metri cubi, tre minicostipatori da 7 metri cubi ciascuno e una pressa. Poi, affrontando successivamente un’altra spesa, saremo dotati di altri due compattatori, cinque costipatori e una spazzatrice. Dovevamo provvedere a questi acquisti perché così risolviamo anche l’annoso problema di usura dei mezzi che abbiamo. Spendiamo, in manutenzione, troppo, e questa è una spesa che si potrà recuperare molto presto (e con i dovuti benefici)”.

E l’isola ecologica? Un’area ci sarebbe. “Stiamo valutando – ha spiegato ancora Amendola – stiamo soprattutto studiando come strutturarla ottimizzando al massimo i costi. Un’area c’è, siamo nella fase della valutazione di tutte le documentazioni necessarie. Potremmo arrivare a risparmiare altre 150mila euro, ma in questo momento non mi sento di aggiungere altro perché si tratta di un progetto ancora in fase embrionale”.




La moria delle imprese salernitane

di Marta Naddei

Un incubo. Può essere definito così il 2013 delle imprese del commercio e dell’artigianato salernitani. Una fotografia che emerge dai dati della Camera di Commercio di Salerno: sono state, infatti, quasi 8.500 (per l’esattezza, 8.468) le imprese che nel corso di 11 mesi hanno cessato la propria attività sul territorio salernitano. Questo a fronte di un numero di ditte che si è iscritto al registro delle imprese dell’ente camerale pari a 7.362: cifre che segnano una discrepanza tra attività nate e morte di 1.106 unità. Tanto, troppo, per un territorio che pur sta provando a tenere testa alla crisi. A questo deve essere aggiunto che, al computo, secondo i dati sviluppati dalla Camera di Commercio di Salerno, mancano ancora i numeri relativi al mese di dicembre, con un bilancio che, dunque, è destinato ad aumentare. Nel dettaglio, nei primi tre trimestri del 2013 le imprese commerciali nate sono sempre state in numero inferiore rispetto a quelle che hanno chiuso i battenti, eccezion fatta per il secondo trimestre dell’anno, in cui a fronte delle 2.138 imprese iscritte al registro camerale ce ne sono state 1.175 che hanno abbassato la saracinesca; mentre nel primo trimestre il rapporto è tra le 2.441 aziende iscritte e le 3.387 chiuse e nel terzo sono state 1.881 a cessare la propria attività contro le 1.604 nate. Al momento, invece, per quanto riguarda il quarto ed ultimo trimestre del 2013, sempre senza i dati di dicembre non ancora disponibili, le imprese che hanno iniziato un percorso sono state 1.179 a fronte delle 1.425 che lo hanno terminato. Il mese orribile è stato gennaio con ben 700 imprese chiuse in più rispetto a quelle nate, mentre nel mese di giugno si è raggiunto il pareggio completo con 536 attività cessate ed altrettante aperte. Insomma, un vero e proprio dramma che ha messo in ginocchio imprenditori, lavoratori ed economia del salernitano.




Piaga lavoro nero in provincia di Salerno: edilizia settore più irregolare

Edilizia pecora nera. Agricoltura sulla strada giusta. La grana è sempre quella del lavoro nero in provincia di Salerno. E’ un quadro “stazionario” quello presentato dal report della Direzione territoriale del lavoro di Salerno, guidata dall’ingegnere Rossano Festa, che ieri mattina ha presentato il report delle attività ispettive del 2012. Tutte, o quasi, le attività e i settori passati in rassegna dagli ispettori della Direzione, coadiuvati in taluni casi dagli uomini della Guardia di finanza e dei carabinieri. Una squadra di 55 uomini (51 ispettori e 4 carabinieri) che ha effettuato ben 3.300 ispezioni a fronte delle 2740 programmate all’inizio dello scorso anno. Edilizia. Il settore si conferma quello con le maggiori irregolarità registrate. Sulle 1.440 aziende ispezionate, ben 789 (ovvero più della metà con un dato che si attesta al 54,79%) sono risultate con posizioni irregolari. Per quanto riguarda i lavoratori del comparto edile, 420 su 2.407 non sono regolari e ben 310 di essi sono lavoratori in nero. Insomma, nei cantieri della provincia di Salerno perdura insistentemente la piaga del lavoro nero. Allarmante il dato relativo alla vigilanza tecnica del settore edile che si è occupato della verifica dell’applicazione delle norme di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro nell’esecuzione dei lavori nei cantieri edili. Qui, il problema della sicurezza ha sempre rappresentato un punto nodale. Trecentoventidue i cantieri ispezionati, 577 le ditte controllate. E’ in quest’ultimo caso che i numeri si fanno agghiaccianti con la bellezza di 528 imprese irregolari. E anche il numero delle prescrizioni da parte degli ispettori è significativo: a fronte di 577 aziende controllate, le prescrizioni sono state 1.082. Insomma, una fotografia piuttosto cupa del settore edile. Agricoltura. Tiene meglio il settore agricolo che fa registrare un lieve miglioramento per quanto concerne il riscontro di aziende irregolari rispetto al dato numerico del 2011: le imprese ispezionate sono state 593 di cui 187 sono risultate essere irregolari.Dei 1980 lavoratori occupati, 328 sono irregolari e la maggior parte di essi (284) lavorano in nero. I controlli della Dpl però non si sono fermati alle sole aziende agricole, ma hanno interessato anche le imprese di manipolazione e trasformazione di altri prodotti alimentari come panifici, pasticcerie, per un totale di 131 aziende controllate (50 irregolari) e 461 lavoratori occupati (102 irregolari e 77 a nero). Commercio e pubblici esercizi. Decisamente più “confortanti” nella loro drammaticità, i dati inerenti il commercio ed il terziario con 597 aziende ispezionate, di cui 140 irregolari e 71 operai a nero a fronte di 1.126 lavoratori occupati. Industria e artigianato. 510 aziende controllate di cui 216 irregolari, con 141 lavoratori in nero su 1.355. Le zone a maggior tasso di irregolarità sono quelle dell’Agro-nocerino-sarnese, della Piana del Sele e del Vallo di Diano. «Grazie alla sinergia con carabinieri e fiamme gialle – ha commentato il direttore Rossano Festa – abbiamo potuto effettuare numerose ispezioni mirate, da cui poi siamo riusciti anche a recuperare, a fronte delle sanzioni, dicverse migliaia di euro. Ma il cammino è ancora lungo. Il lavoro nero continua a rappresenare la piaga più significativa, con particolare rilievo nell’edilizia. C’è stato un lievissimo calo delle irregolarità dovuto, oltre alla crisi, anche alla stretta sui controlli. Sentendo il fiato sul collo le imprese ci pensano due volte. Il nostro compito è anche quello di salvaguardare la corretta concorrenza tra le aziende».

Marta Naddei