Scafati. Per Aliberti, lo scioglimento è frutto di un complotto (i 4 articoli di oggi e gli 8 di ieri)

Complotto

—- Per Aliberti è tutto un complotto politico
L’ex sindaco, rimanendo sulla linea difensiva in sede giudiziaria, ritiene che tutte le accuse mossegli sono frutto del disegno degli oppositori
L’ex primo cittadino, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, si dice vittima di un teorema

Di Adriano Falanga
Una foto in compagnia dell’ex Vescovo della diocesi di Nola monsignor Beniamino Depalma, in occasione dell’apertura dei festeggiamenti della Patrona Santa Maria Delle Vergini del 2015, accompagna sulla sua pagina Facebook un lungo sfogo di Pasquale Aliberti, che letto tra le righe, è un formale atto di accusa verso coloro che lui identifica suoi nemici. “Non credo più in questa parte del paese Italia che con gli strani teoremi e le dichiarazioni dei presunti collaboratori di giustizia, in cerca di benefici, prova a rovinare famiglie che hanno costruito la loro storia con passione, amore e competenza. Non credo in questa Italia dal falso populismo, della demagogia di facciata che con le invenzioni dei proiettili, del trik trak, dello stalking e delle minacce anonime a distanza di più di tre anni è capace di inventarsi anche il mandante di una minaccia di morte. Non credo a questa Italia che davvero crede che un collaboratore di giustizia in carcere nel periodo delle elezioni e oltre, sostiene di aver fatto campagna elettorale per le regionali in 5 comuni, nessuno appartenente a quel collegio elettorale. Non credo a questa Italia che crede ad un collaboratore di giustizia su un patto elettorale stipulato da un amministratore con un giovane laureato, non malavitoso, a cui, secondo la stessa accusa, lo stesso politico avrebbe suggerito di prendere le distanze e sconfessare la propria famiglia malavitosa. Non credo in questa Italia i cui amministratori, pur non avendo mai concesso niente ad un ipotetico clan sono condannati ad andare in carcere perché un presunto pentito, per riferite persone parla di promesse, nonostante tutto, mai ottenute”. Proiettili, trik trak, stalking e minacce anonime possono essere facilmente identificati (considerati i fatti precedenti) in Pasquale Coppola, Vittorio D’Alessandro, Marco Cucurachi. Poi Aliberti tira in ballo anche un’altra figura importante, identificabile nell’imprenditore Nello Longobardi, nell’inchiesta indicato come persona offesa e informata sui fatti. “Eppure continuo a credere nella giustizia e che in questa vicenda alcuni presunti avversari politici si siano comportati con lealtà. Voglio restare un romantico ma allo stesso tempo devo pur chiedermi qual è il ruolo dell’imprenditore che era chiaramente a capo del clan?”. L’arringa prosegue e sostanzialmente richiama quanto già sostenuto dai suoi legali nella memoria difensiva depositata per evitare l’arresto. Una memoria a cui i giudici del riesame non hanno creduto. “Qual era il ruolo del politico che chiedeva voti in cambio di danaro? Qual era il ruolo del politico che minacciava la mancata stabilizzazione, assunzione della moglie in comune? Quale era il ruolo dell’oppositore che non ha mai pagato la tassa sui rifiuti o l’altro che voleva una semplice variante urbanistica per trasformare un terreno agricolo in zona commerciale? E’ possibile siano diventati paladini della giustizia, proprio loro?”. E qui ancora una volta tra le righe possiamo leggere i nomi di Vittorio D’Alessandro, Marco Cucurachi e Mario Santocchio. “E allora quanto coraggio abbiamo avuto o quanto siamo stati stupidi nel acquisire la proprietà di un noto esponente di un vero clan per realizzare un centro sociale a San Pietro, per gli anziani o i disabili? È duro rispondere, ti brucia dentro, soprattutto sapere che per questo Stato in certi casi si è confuso il concetto di legalità – continua ancora Pasquale Aliberti -Eppure, nonostante tutto continuo a credere nella magistratura e a pensare che questa stessa l’Italia è pur sempre un grande paese, o almeno provo a sperarlo. Lo faccio soprattutto per i miei figli Nicola e Rosaria, per alleviare loro le sofferenze di una storia che un giorno meriterà di essere raccontata senza ironia”.

—-Marra: «Non posso accettare da cittadino, avvocato e politico uno scioglimento da parte di un ministro del Pd»

L’increbile commento dell’ex consigliere comunale, alibertiana di ferro. Un’affermazione che suscita polemiche e interdizione per la portatta delle sue parole

A sostenere la tesi del complotto, o quantomeno della forzatura politica, è anche Brigida Marra, ex consigliera di Forza Italia e sicuramente l’alibertiana di ferro del secondo mandato sindacale, terminato con lo scioglimento per collusioni criminali.
«Abbiamo appreso con molta tristezza la decisione adottata dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Interno Marco Minniti, di “Scioglimento del Consiglio Comunale di Scafati ai sensi dell’art 143 del TUEL –spiega la forzista – Non voglio entrare nel merito delle motivazioni che non conosco e che pertanto, aspetto di conoscere. Posso già dire però, che da avvocato non riesco ad accettare e condividere un provvedimento che oggi, non può garantire il rispetto del principio di “terzietà” sancito dall’articolo 111 della Costituzione italiana dal momento che, si tratta di un provvedimento non adottato da un organo giurisdizionale. È questa la ragione per la quale, a prescindere da quelle motivazioni che non conosco, nella qualità di ex consigliere comunale insieme ai miei colleghi, presenteremo certamente ricorso – prosegue la Marra – Non posso da cittadina, da avvocato e da politico condividere che la fine di un consiglio comunale venga proposta da un Ministro che con tutti i rispetti, è un politico eletto senatore nelle liste del Pd».
Scrive ancora Aliberti: «Nulla contro il Ministro ma la mia città, quella che con passione in questi tre anni insieme ad una grande squadra abbiamo amministrato, merita di essere giudicata con un provvedimento che sia adottato nel rispetto del principio di “terzietà”, del contraddittorio tra le parti e del giusto processo da chi ha potere giurisdizionale. Fiducia nella magistratura».
(a.f.)


Strade vuote in una città atterrita per lo scioglimento
I cittadini sono frastornati e furiosi per l’onta subita a causa della classe politica

Non trovano pace gli scafatesi, non è certamente un buon momento per loro, che indirettamente pagano in prima persona scelte e decisioni prese da altri.
Dal settembre 2015, mese in cui la Dia, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno bussò alle porte di Palazzo Mayer, la città è piombata nel buio.
Le accuse sono di quelle pesanti e infamanti, l’etichetta di “città camorrista” potrebbe essere forse uno stereotipo offensivo e gratuito, ma il rischio è concreto, il senso di quest’anno e mezzo è questo, e ci vorranno anni per portare alla luce la verità. “Chi è causa del suo male, pianga se stesso”, “Ora anche gli scafatesi hanno il giorno della memoria”, “Vergogna a tutti coloro che hanno fatto in modo che avvenisse questo. Credo che nessun scafatese si riconosca in questo”, “Speriamo solo di risalire presto, dopo aver toccato il fondo”: questi i commenti più virali in rete, da cui è palese la delusione. C’è però chi assume le difese dell’ex amministrazione, puntando l’indice contro Mara Carfagna ed Edmondo Cirielli, stando a quanto crede il noto commerciante e “politologo” Domenico “Tormentone” D’Aniello. Dal Cotucit è il braccio destro di Michele Raviotta, Carmine Sorrentino, a palesare perplessità: “Scusate ma allora perché a Roma non hanno fucilato gli ultimi quattro sindaci e tutti i dipendenti comunali?” richiamando a Mafia Capitale. (a.f.)

no mafia

La curiosità. I numeri dei Comuni sciolti per camorra

Negli ultimi 5 anni sono molti in Campania i comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche. Tra questi: Casal di Principe, Casapesenna, Gragnano, Pagani e Quarto. E’ al sud che c’è più del 90% dei Comuni sciolti per mafia dal 1991 a oggi. Con il concentramento in tre Regioni: la Campania dove dal 1991, secondo i dati di Avviso Pubblico, le procedure di scioglimento sono state 98 (10 annullate), Calabria (84, di cui 8 annullate) e Sicilia (66, di cui 4 annullate). Nel consiglio comunale sciolto ora a Scafati, in maggioranza, c’era anche il figlio dell’ex sindaco Bruno Pagano, la cui amministrazione fu sciolta per camorra nel 1993 per gli affari sempre con il clan Loreto, ma in particolare, all’epoca il gruppo era guidato da Pasquale Loreto, attuale collaboratore di giustizia e padre di Alfonso Loreto, uno dei principali accusatori dell’amministrazione Aliberti di oggi. E’ lui infatti il pentito che ha detto: “A Scafati il clan più potente è quello di Pasquale Aliberti”.

GLI 8 ARTICOLI DEL 28 GENNAIO 2017
—- Il Comune infiltrato dalla camorra

Finisce nel peggiore dei modi l’era del sindaco Aliberti: il consiglio comunale era sotto scacco della criminalità organizzata

Lo scioglimento delle assise cittadine deciso ieri dal Consiglio dei ministri su relazione del responsabile dell’Intero

Scafati_TheEnd
Di Adriano Falanga

“The End”. Termina nel peggiore dei modi la seconda amministrazione Aliberti. Non sono bastate le dimissioni, perché l’iter amministrativo legato alla relazione della commissione d’accesso è andato avanti, fino a determinare il drammatico epilogo. “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati”. Così il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a margine dell’ultima riunione, cominciata alle 9 e conclusa dopo poco più di un’ora, ieri mattina. L’argomento era già all’ordine del giorno dallo scorso dicembre, poi rinviato per le note e tristi vicende nazionali, quali emergenza gelo e terremoto. Scafati ripiomba così nel baratro totale, a quasi 24 anni dal primo scioglimento, decretato l’11 marzo 1993. Ieri come oggi sullo sfondo i rapporti tra le Istituzioni locali e la criminalità organizzata, ieri come oggi un nome comune: Loreto. Nel 1993 al vertice della camorra scafatese Pasquale Loreto, sullo sfondo le concessioni edilizie che hanno trasformato la città in un enorme dormitorio, relegandola a cenerentola dell’agro quanto a servizi e vivibilità. Oggi il Loreto che incastra l’amministrazione Aliberti è il figlio Alfonso. Entrambi pentiti, entrambi hanno confermato e raccontato gli intrecci tra il Palazzo e l’organizzazione criminale. Arriva così l’epilogo a seguito dell’inchiesta partita nel settembre 2015 che aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino, la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. Sul registro degli indagati una ventina di nomi, tra cui anche quello dell’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, dell’ex vice presidente Acse Ciro Petrucci, dei dirigenti comunali Maria Gabriella Camera (poi dimessa) e di Giacomo Cacchione, ancora in organico al settore finanziario. Fatale è stata la lunga relazione depositata dalla commissione d’accesso prefettizia, presente a Palazzo Mayer per sei mesi, dal marzo al settembre 2016. Un lungo dossier in cui sono stati riscontrati decine di atti amministrativi, concessioni, incarichi, appalti, nomine, che hanno convinto i commissari a chiedere lo scioglimento. A Dicembre l’insediamento del commissario prefettizio Prefetto Vittorio Saladino, a seguito delle dimissioni del sindaco Pasquale Aliberti. Dimissioni “forzate” dopo che il tribunale del Riesame di Salerno aveva confermato la richiesta di arresto a suo carico avanzata dalla Procura antimafia di Salerno. Entro il sette marzo si attende la definitiva pronuncia della Cassazione, anche se, venendo meno la reiterazione del reato non essendo più sindaco, Aliberti potrebbe affrontare il processo in libertà. Si attende adesso di conoscere la triade di commissari che si insedierà a Palazzo Mayer, traghettando l’ente in gestione straordinaria fino alle elezioni previste per la primavera del 2019. Non è certa la riconferma di Vittorio Saladino a presidente, mentre potrebbe restare la dottoressa De Angelis a cui si affiancherà un vice prefetto con competenze finanziarie. A breve sarà pubblicata la relazione del Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, in cui sono note le dinamiche che hanno convinto il Ministero degli Interni ad assumere la decisione di sciogliere. La città piomba nel buio.

 

—-«Valuteremo ricorso al Tar»

“Apprendo con profondo dolore la notizia dello scioglimento del consiglio comunale di Scafati, dopo una indagine di lunghi mesi. Non sono più Sindaco ma sono certo della legittimità degli atti prodotti e della camorra che sempre abbiamo tenuto a distanza, adottando anche atti forti”. Così Pasquale Aliberti, sulla sua pagina Facebook. “Leggeremo le motivazioni e insieme agli avvocati valuteremo, da subito, un eventuale ricorso al Tar. È giusto che paghi chi ha commesso errori, non è giusto penalizzare una comunità se non ci sono chiari e validi elementi di condizionamento. È una battaglia di giustizia nei confronti degli scafatesi tutti perché sono certo che il sindaco e i loro rappresentanti istituzionali li hanno scelti sempre in libertà e nella democrazia”. Bocche cucite tra le fila della sua ex maggioranza, nessun ex assessore o fedelissimo proferisce parola, ma affidano a Mimmo Casciello la pubblicazione di una nota stampa congiunta. “Con profondo rammarico, apprendiamo della decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere il comune per infiltrazione camorristica. Attendiamo fiduciosi le motivazioni che hanno indotto a tale decisione. Scioglimento a cui è possibile presentare ricorso avendo in noi consapevolezza nell’ aver visto agire in ogni occasione questa amministrazione con trasparenza e correttezza. Non in modo solo formale ma sostanziale. Alla luce di tale certezza, difenderemo sempre questa esperienza politica e amministrativa con la speranza di far valere la verità”. Forse sarà per distrazione, ma mancano alcuni “like”, piuttosto rilevanti. La nota è firmata dai “Consiglieri e Assessori che hanno fatto parte della Maggioranza”.
(a.f.)

 

—-Addio ai Cda di Acse e Scafati sviluppo e incandidabilita degli eletti

Un azzeramento di un’intera classe politico-amministrativa per anni dominante in città

In base alla legge, lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del consiglio dei ministri, al termine di un complesso procedimento di accertamento, effettuato dal prefetto competente per territorio attraverso un’apposta commissione di indagine. Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi raccolti devono essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell’influenza della criminalità organizzata sull’amministrazione, anche a prescindere dalla prova rigorosa dell’accertata volontà degli amministratori di assecondare le richieste della criminalità. “I dati acquisiti evidenziano come, pur di accaparrarsi voti e vincere le competizioni elettorali, l’Aliberti non si fa scrupolo di entrare in contatto ed in accordo con il tessuto criminale del momento”, così i giudici del riesame, accogliendo la richiesta di arresto disposta dal pm antimafia Vincenzo Montemurro. Il decreto di scioglimento, con validità dai 12 ai 18 mesi (prorogabili a 24 mesi) determina la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive nonché la risoluzione di tutti gli incarichi ai dirigenti e consulenti nominati dagli organi sciolti. Addio quindi anche ai cda di Acse e Scafati Sviluppo.
Per le “prime elezioni” che si tengono dopo lo scioglimento nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato, non sono candidabili gli amministratori che “hanno dato causa” allo scioglimento stesso, previa tempestiva dichiarazione del tribunale civile, cui il Ministro dell’interno trasmette la proposta di scioglimento. Determinante saranno i nomi indicati nel decreto, ritenuti “corresponsabili” assieme al primo cittadino. Giunta e fedelissimi rischiano un procedimento giudiziario parallelo, oltre a non potersi ricandidare nel 2019. (a.f.)

 

—- «Un giorno brutto per la storia della città. Non ci sono alibi, la camorra era nelle istituzioni»

Da Fdi al Pd, dai reppubblicani agli ex alibertiani, e da M5s un coro unanime contro la gesione del sindaco Aliberti

“Un giorno brutto per la nostra Scafati, generato dalla politica amorale e familistica del peggior Sindaco di Scafati” lapidario Mario Santocchio. Fa eco il collega di Fdi Cristoforo Salvati: “è una notizia che crea rammarico anche in chi ha fortemente rappresentato il dissenso politico a questa amministrazione con impegno ed attenzione costante, perché’ la caduta di immagine della città non giova a nessuno. Bisogna ripartire dal ripristino delle regole e da una morale politica che liberi la citta” dai condizionamenti della criminalità”. Per Angelo Matrone: “Quanto successo oggi ci sia da lezione per i prossimi anni. Abbiamo regalato alla comunità una delle più brutte pagine di storia. Adesso si riparta da zero, dando vita anche a una rivoluzione interna in Municipio”. Impietosa la posizione di Marco Cucurachi, Pd: “Ora è ufficiale, la camorra era nelle Istituzioni e ha condizionato la vita amministrativa della nostra città, facendola tornare indietro di trent’anni. Non ci sono alibi, non ci sono scuse, chi ha governato in questi otto anni, accusando l’opposizione vera di tutto e di più, ha la responsabilità delle estreme e nefaste conseguenze del fallimento politico”. Non è da meno il collega Michele Grimaldi: “La camorra era entrata a Palazzo Mayer, ne condizionava le scelte, trasformava i diritti in favori, corrompeva, minacciava, strozzava vite, opportunità, sviluppo: negava come un cancro la possibilità dei cittadini di decidere in maniera libera e consapevole, del proprio futuro e di quello dei proprio figli. Rubava, sprecava e dissipava risorse, sottraeva spazi di democrazia e di economia a noi tutti, oscurava con la propria ombra le nostra strade, i nostri progetti, tutto ciò che di bello e di buono veniva piantato. E la nostra Scafati appassiva, tra campagne elettorali, ricatti, decadenze, balletti, colpevoli connivenze, vergognosi silenzi, un ex sindaco che si dimetteva per scongiurare il pericolo di arresto per camorra”. Margherita Rinaldi, segretaria cittadina dei democratici: “Scafati ha tante energie positive e belle che possiamo e dobbiamo recuperare. Sono convinta che ripartendo da quelle si può lavorare ad una stagione nuova che faccia dimenticare presto questa”. Ex alibertiano di Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello chiede scusa alla città: “Pur non essendo addentro a queste dinamiche, pur avendo sempre esternato il dissenso rispetto a tematiche e processi che non condividevo. Le scuse di chi, motivato dal senso di appartenenza a questa comunità aveva deciso di dedicarle con impegno il suo tempo credendo in un sogno”. Giustizialista Raffaele De Luca, dei Repubblicani: “Quando si parlerà di aspiranti primi cittadini i primi che escluderemo sono chi per anni è stato con il sindaco dimissionario e di chi no, non bastano due anni per riciclarsi da politico senza macchia”. Dal M5S: “Ora si potrà far luce sulle tante ombre che hanno avvolto questa amministrazione comunale, la sua gestione e i suoi interpreti. Ci dispiace per la città, questa è un’onta per tutti i cittadini scafatesi e per il buon nome della città di Scafati, per i suoi imprenditori e per i suoi commercianti. Ci auguriamo che questo lungo periodo di commissariamento possa risollevare la città per poi andare al voto alla prima data possibile”. (a.f.)

 

—-Una bocciatura del sistema Aliberti

Alle 10,10 di ieri, La presidenza del Consiglio dei ministri pone fine la gestione del potere sotto il controllo del sindaco con un marchio infamante

Dirigenti nominati e sott’occhio del sindaco, assunzioni dirette, affidamenti sospetti, tutto finito nelle carte della dda e della commissione d’accesso

 

tutti a casa

Nel giorno della memoria, ritornano tutti gli orrori del passato a Scafati: come nel 1993, arriva lo scioglimento del comune per camorra. Non più solo una croce al valore civile e militare, non solo una città simbolo della Resistenza: piegata in due dall’asse tra politica e camorra, la città di Scafati ne esce sconfitta e commissariata. C’è lo scioglimento. Sono le 13:54 quando finalmente arriva la comunicazione ufficiale da parte del Consiglio dei Ministri che non lascia più adito a dubbi o a ipotesi complottiste: l’amministrazione comunale di Angelo Pasqualino Aliberti è stata sciolta per infiltrazione camorristica e si tratta di uno scioglimento per i legami tra i vertici politici e le organizzazioni criminali che durerà almeno 2 anni e soprattutto si tratta di un provvedimento arrivato su richiesta della Commissione d’Accesso a seguito di un pressing messo in campo dall’antimafia di Salerno e da più parti politiche. Il Comune di Scafati è stato sciolto per infiltrazione camorristica: di mattina la decisione nel consiglio dei ministri iniziato alle 9 e finito alle 10,10. Il ministro degli interni Marco Minniti ha messo la sua firma, confermata dalla presidenza della Repubblica, sullo scioglimento, annunciato oramai da mesi. Nel mirino della commissione d’accesso arrivata al comune di Scafati lo scorso 21 marzo, ci sono appalti, convenzioni, parentele tra assunti con famosi pregiudicati, ma anche la presenza di elementi vicini ai clan nelle gare d’appalto di palazzo di città, negli affidamenti, nelle nomine ed assunzioni. Tutto coordinato dalla regia di Angelo Pasqualino Aliberti e della sua gestione personalistica del potere. Dirigenti nominati direttamente e sotto il suo controllo, assunzioni dirette e affidamenti sospetti: un atteggiamento che la commissione d’accesso ha letto negli atti e vissuto nelle camere del potere di Palazzo Meyer. Il pool guidato dal viceprefetto Vincenzo Amendola, non lascia dubbi: Pasquale Aliberti e la sua squadra, erano finiti nelle grinfie del potere del clan e lo stesso sindaco, insieme a suo fratello Nello Aliberti, al fido staffista Giovanni Cozzolino ed alla segretaria comunale Immacolata di Saia, avevano creato un sistema di potere alleato della criminalità organizzata e del clan Sorrentino (i Campagnuoli) e anche con il clan Ridosso Loreto. Nella relazione del pool, citati come “alleati”, personaggi vicini anche al clan Matrone. Una realtà già messa in mostra dall’inchiesta Sarastra, coordinata dalla procura antimafia di Salerno e dal pm Vincenzo Montemurro per cui pende l’arresto al sindaco uscente e a Luigi e Gennaro Ridosso, due capi dell’organizzazione criminale. Un’inchiesta che si fonda anche sulle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, figlio dell’ex ras Pasquale, e di Romolo Ridosso. La Commissione di Accesso presieduta dal vice Prefetto Vincenzo Amendola, dal maggiore dei Carabinieri Carmine Apicella e dal super consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco, lavorava in città a stretto contatto con la Direzione Distrettuale Antimafia, con gli uomini della Dia coordinati dal Capitano Fausto Iannaccone, oltre che con un pool di tecnici esperti della Guardia di Finanza e funzionari prefettizi come la dottoressa Desiree D’Ovidio, non si è fatta sfuggire la gestione allegra e “sotto lo schiaffo” anche delle partecipate comunali e dello stesso piano di zona in cui erano stati assunti amici di amici e parenti di consiglieri e assessori comunali. Stesso discorso per alcune società che lavoravano con il comune e per le partecipate dove sembra ancora più forte la presenza delle mani del clan Ridosso Loreto. La decisione di inviare gli ispettori a Palazzo Meyer era stata presa di comune accordo dal Prefetto di Salerno, Antonio Malfi, dal Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza, di concerto con il Procuratore Capo Corrado Lembo ed avallata dal Ministero degli Interni, Marco Minniti. Ora è tempo di attendere la relazione e di leggere cosa sia successo per davvero nelle mura di Palazzo Meyer negli ultimi 8 anni. Sullo scioglimento intanto si attende la pubblicazione ufficiale della relazione.

 

—-Già al via il toto commissari

E’ già toto nomi a Palazzo Meyer per l’arrivo della triade commissariale che gestirà il municipio per i prossimi 2 anni per “ripristinare la legalità” in ogni settore della vita pubblica ed amministrativa del Comune. In pole c’è la possibilità che resti il commissario prefettizio Vittorio Saladino arrivato dopo le dimissioni, lo scorso novembre, del primo cittadino. Possibile anche il ritorno di Desireè d’Ovidio e dello stesso consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco. Il ruolo della triade che arriverà sarà innanzitutto cercare di ripristinare la legalità al Comune sarà azzerato ogni cda e ogni settore comunale: una decisione che sarà comunque presa dalla triade commissariale che a partire da lunedì e per i prossimi due anni gestirà il Comune.

 

—-Ecco le irregolarità riscontrate da magistrati e dalla commissione d’accesso agli atti

Dalla gestione degli alloggi popolari a quella delle aree affidate a pregiduicati, dall’Acse alla Scafati Solidali e quella Sviluppo agli appalti

Alloggi popolari affidati a pregiudicati, se non anche ad esponenti del clan, nomine di fedelissimi nelle partecipate, l’Acse in particolare, con lo scopo di affidare servizi e gestioni alle società del clan e poi promesse elettorali diventate assunzioni e nomine dirette a Palazzo Meyer: ecco cosa è uscito dal cilindro del pool anti mafia inviato dal Ministero per verificare l’attività amministrativa del Comune e che ha lavorato per mese tra migliaia di faldoni.

Alloggi popolari. Innanzitutto nel mirino ci sono gli alloggi popolari che sarebbero stati affidati in maniera non proprio legittima ed in particolare all’interno ci sarebbero anche alcuni pregiudicati che non avevano diritto ad occupare quelle case e non solo le avevano occupate in maniera abusiva, ma non erano neanche stati mai cacciati via dagli addetti ai lavori del Comune di Scafati.

Gestione di aree cittadine da pregiudicati. Stesso discorso anche nella presenza di pregiudicati in alcune gestioni di aree cittadine affidate non solo all’Acse, ma anche allo stesso comune di Scafati. Inoltre è stata verificata la presenza non solo di personaggi vicini alla criminalità organizzata, per quanto concerne affidamenti ed appalti, ma anche proprio nomine dirette fatte a parenti oppure a persone legate ad esponenti del clan.

Pompe funebri. È stata messa in luce anche la presenza di criminalità organizzata nella gestione dei servizi cimiteriali e soprattutto degli spazi pubblicitari dedicati alle affissioni funebri che erano finite nella piena disponibilità del clan Matrone.
Una realtà denunciata anche dal dirigente Giacomo Cacchione che ha messo in luce un’altra cosa segnalata dal pool antimafia: un clima di terrore anche per il modo in cui Di Saia e il sindaco gestivano la “res pubblica”.
Partecipate e società comunali, Acse, Scafati solidale e Stu. E’ finita nella relazione pool antimafia anche la gestione delle partecipate comunale di in particolare l’Acse in cui dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto era emersa la presenza del vicepresidente come un uomo del clan che avrebbe dovuto svolgere un ruolo pubblico per favorire le ditte appartenenti alla criminalità organizzata. Si tratta in questo caso di Ciro Petrucci, indagato nell’ambito dell’inchiesta che squarcia il velo del legame tra politica e camorra. Stesso discorso anche per la nomina di alcuni responsabili di settori comunali legati da vincoli di parentela con esponenti della criminalità organizzata locale. Alcune di queste nomine erano state fatte in maniera diretta dal sindaco Pasquale Aliberti. Anche la gestione della società Scafati sviluppo per la reindustrializzazione dell’area ex Copmes è finita nel mirino del pool antimafia che ha verificato una gestione procedurale errata di alcuni meccanismi interni ed inoltre anche segnalato la presenza di cooperative vicino alla criminalità organizzata nella gestione sia della vigilanza che anche dell’affare sicurezza.

Gestione degli appalTI. Come già segnalato dal procuratore Lembo in merito alla città di Scafati sarebbe stata evidenziata la presenza di alcune società vicine al clan dei Casalesi negli appalti comunali e quindi anche di società che addirittura erano finite nello scandalo mafia capitale. In particolare nei mesi scorsi era emersa la presenza di una ditta ed un pool di progettisti, Archicons e G&D, che avevano collaborato al progetto del polo scolastico per cui il Comune ha percepito dei fondi più Europa, ma di fatto non è stato realizzato. Era emersa anche la presenza di un architetto che aveva realizzato il bunker in cui si nascondeva Michele Zagaria, boss dei Casalesi: il professionista Domenico Nocera era stato scelto direttamente dal Comune di Scafati per effettuare dei lavori proprio in quell’area come in altri cantieri scafatesi.

GESTIONE PERSONALISTICA DEL POTERE – Una gestione personalistica del potere fatta di nomine e di incarichi dati in maniera illegittima e per cui ci sarebbe anche verificata la possibilità di voto di scambio in particolare con clientele messa in campo con l’aiuto di servizi come lo staff più Europa il piano di zona oppure il servizio civile. Verificata anche la presenza di infiltrazioni camorristiche che hanno influito attraverso palazzo Meyer, nella gestione dei parcheggi comunali ed anche in un’altra società che svolge servizi per il comune di Scafati.

IMMACOLATA DI SAIA. Uno dei perni centrali della relazione del pool antimafia che ha suggerito al Ministero degli Interni lo scioglimento del Comune di Scafati è il ruolo di Immacolata di Saia. La segretaria era presente in diversi comuni sciolti per camorra come Casapesenna, San Cipriano di Aversa, Casal di Principe, Trentola Ducenta e Battipaglia,e secondo i commissari non avrebbe rispettato il suo ruolo di garante della legalità in alcuni progetti come quello della ex Copmes ed anche del polo scolastico così come i numerosi altri appalti comunali. Ciò che viene contestato dal pool antimafia è anche una gestione allegra di tutte le procedure amministrative ed in particolare la creazione, insieme a Pasquale Aliberti di un meccanismo di potere che aveva portato alla presenza di clientelismo ed anche alla possibilità di far proliferare il voto di scambio dando una gestione personalistica diretta al Sindaco in appalti e servizi, ma anche nella gestione dei servizi sociali. Sarà la prima ad andare via, appena arriverà la triade commissariale.

IL CLIMA POLITICO. Dal 2011 ad oggi sono 63 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni di stampo mafioso. L’ultima new entry di questo triste catalogo è il comune di Scafati. Scafati rivive quindi l’incubo dello scioglimento del marzo 1993 dopo 24 anni. Arriva la stangata dopo l’inchiesta che lo scorso 18 settembre 2015 aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino,la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. La lunga inchiesta ha una ventina di persone indagate e potrebbe anche avere risvolti ancora più duri a breve. Intanto a marzo scorso era stata inviata al comune di Scafati la commissione d’accesso che per mesi ha lavorato a Palazzo Meyer: a seguito del lavoro, la commissione ha proposto lo scioglimento del municipio per infiltrazioni camorristiche. Una richiesta già formulata mesi prima dall’antimafia e poi rimandata all’analisi della commissione d’accesso. Successivamente era arrivata la richiesta di arresto per il sindaco Pasquale Aliberti, su cui il giudice si è espresso favorevolmente condannandolo al carcere insieme agli esponenti del clan Ridosso Loreto. Nulla invece per suo fratello Nello Aliberti, tuttora considerato uno dei perni di questa indagine. Sulla questione si attende la decisione della Cassazione per il prossimo 7 marzo. Ora al comune di Scafati, già commissariato dopo le dimissioni del sindaco lo scorso novembre, arriverà una triade commissariale. I primi tre nodi da sciogliere: resterà il commissario Vittorio Saladino che aveva già improntato il lavoro al Comune? Chi saranno gli altri componenti della triade commissariale e poi: cosa c’è scritto e chi viene citato nella relazione che spiega i legami tra politica e camorra a Palazzo Meyer?

 

—- Ripercussioni per Forza Italia e molti politici dell’Agro

Non solo un “fatto scafatese”. Lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati avrà sicuramente ripercussioni in tutta la provincia di Salerno. L’ex sindaco Pasquale Aliberti era uno degli uomini forti e maggiori portatori di voti di Forza Italia nel salernitano, difeso ad oltranza da molti esponenti politici anche nazionali del partito. La moglie, Monica Paolino, indagata assieme a lui in inchieste che ruotano sui rapporti tra politica e camorra, è per la seconda volta consigliera regionale di Forza Italia che l’aveva scelta per ricoprire l’incarico anche di presidente della commissione regionale antimafia, dal quale si era dimessa. Una situazione di grande imbarazzo per il partito e che non mancherà di causare guerre interne al partito, dove molti erano malpancisti del peso della coppia Aliberti-Paolino. Nell’Agro nocerino, poi, lo scioglimento del consiglio comunale per camorra e, quindi, l’assenza dalla scena politica per due anni dei rappresentanti politici scafatesi avrà un peso nel riconsiderare una stagione di gestione di enti consortili (come quella degli ultimi anni del Piano di zona per i servizi sociali, dove Scafati era Comune capofila) ma anche per quella degli anni futuri. Senza contare, inoltre, sulle ripercussioni in molti consigli comunali della zona, dove gli Aliberti avevano referenti ai quali davano anche forza politica e che ora sono senza “spalle coperte”. Gli effetti di questo scioglimento saranno ancora molti e imprevedibili.




Scafati. Comune sciolto per camorra. I primi 8 articoli

 

—- Il Comune infiltrato dalla camorra

Finisce nel peggiore dei modi l’era del sindaco Aliberti: il consiglio comunale era sotto scacco della criminalità organizzata

Lo scioglimento delle assise cittadine deciso ieri dal Consiglio dei ministri  su relazione del responsabile  dell’Intero

Scafati_TheEnd

 
Di Adriano Falanga

“The End”. Termina nel peggiore dei modi la seconda amministrazione Aliberti. Non sono bastate le dimissioni, perché l’iter amministrativo legato alla relazione della commissione d’accesso è andato avanti, fino a determinare il drammatico epilogo. “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati”. Così il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a margine dell’ultima riunione, cominciata alle 9 e conclusa dopo poco più di un’ora, ieri mattina. L’argomento era già all’ordine del giorno dallo scorso dicembre, poi rinviato per le note e tristi vicende nazionali, quali emergenza gelo e terremoto. Scafati ripiomba così nel baratro totale, a quasi 24 anni dal primo scioglimento, decretato l’11 marzo 1993. Ieri come oggi sullo sfondo i rapporti tra le Istituzioni locali e la criminalità organizzata, ieri come oggi un nome comune: Loreto. Nel 1993 al vertice della camorra scafatese Pasquale Loreto, sullo sfondo le concessioni edilizie che hanno trasformato la città in un enorme dormitorio, relegandola a cenerentola dell’agro quanto a servizi e vivibilità. Oggi il Loreto che incastra l’amministrazione Aliberti è il figlio Alfonso. Entrambi pentiti, entrambi hanno confermato e raccontato gli intrecci tra il Palazzo e l’organizzazione criminale. Arriva così l’epilogo a seguito dell’inchiesta partita nel settembre 2015 che aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino, la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. Sul registro degli indagati una ventina di nomi, tra cui anche quello dell’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, dell’ex vice presidente Acse Ciro Petrucci, dei dirigenti comunali Maria Gabriella Camera (poi dimessa) e di Giacomo Cacchione, ancora in organico al settore finanziario. Fatale è stata la lunga relazione depositata dalla commissione d’accesso prefettizia, presente a Palazzo Mayer per sei mesi, dal marzo al settembre 2016. Un lungo dossier in cui sono stati riscontrati decine di atti amministrativi, concessioni, incarichi, appalti, nomine, che hanno convinto i commissari a chiedere lo scioglimento. A Dicembre l’insediamento del commissario prefettizio Prefetto Vittorio Saladino, a seguito delle dimissioni del sindaco Pasquale Aliberti. Dimissioni “forzate” dopo che il tribunale del Riesame di Salerno aveva confermato la richiesta di arresto a suo carico avanzata dalla Procura antimafia di Salerno. Entro il sette marzo si attende la definitiva pronuncia della Cassazione, anche se, venendo meno la reiterazione del reato non essendo più sindaco, Aliberti potrebbe affrontare il processo in libertà. Si attende adesso di conoscere la triade di commissari che si insedierà a Palazzo Mayer, traghettando l’ente in gestione straordinaria fino alle elezioni previste per la primavera del 2019. Non è certa la riconferma di Vittorio Saladino a presidente, mentre potrebbe restare la dottoressa De Angelis a cui si affiancherà un vice prefetto con competenze finanziarie. A breve sarà pubblicata la relazione del Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, in cui sono note le dinamiche che hanno convinto il Ministero degli Interni ad assumere la decisione di sciogliere. La città piomba nel buio.

 

—-«Valuteremo ricorso al Tar»

“Apprendo con profondo dolore la notizia dello scioglimento del consiglio comunale di Scafati, dopo una indagine di lunghi mesi. Non sono più Sindaco ma sono certo della legittimità degli atti prodotti e della camorra che sempre abbiamo tenuto a distanza, adottando anche atti forti”. Così Pasquale Aliberti, sulla sua pagina Facebook. “Leggeremo le motivazioni e insieme agli avvocati valuteremo, da subito, un eventuale ricorso al Tar. È giusto che paghi chi ha commesso errori, non è giusto penalizzare una comunità se non ci sono chiari e validi elementi di condizionamento. È una battaglia di giustizia nei confronti degli scafatesi tutti perché sono certo che il sindaco e i loro rappresentanti istituzionali li hanno scelti sempre in libertà e nella democrazia”. Bocche cucite tra le fila della sua ex maggioranza, nessun ex assessore o fedelissimo proferisce parola, ma affidano a Mimmo Casciello la pubblicazione di una nota stampa congiunta. “Con profondo rammarico, apprendiamo della decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere il comune per infiltrazione camorristica. Attendiamo fiduciosi le motivazioni che hanno indotto a tale decisione. Scioglimento a cui è possibile presentare ricorso avendo in noi consapevolezza nell’ aver visto agire in ogni occasione questa amministrazione con trasparenza e correttezza. Non in modo solo formale ma sostanziale. Alla luce di tale certezza, difenderemo sempre questa esperienza politica e amministrativa con la speranza di far valere la verità”. Forse sarà per distrazione, ma mancano alcuni “like”, piuttosto rilevanti. La nota è firmata dai “Consiglieri e Assessori che hanno fatto parte della Maggioranza”.
(a.f.)

 

—-Addio ai Cda di Acse e Scafati sviluppo e incandidabilita degli eletti

Un azzeramento di un’intera classe politico-amministrativa per anni dominante in città

In base alla legge, lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del consiglio dei ministri, al termine di un complesso procedimento di accertamento, effettuato dal prefetto competente per territorio attraverso un’apposta commissione di indagine. Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi raccolti devono essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell’influenza della criminalità organizzata sull’amministrazione, anche a prescindere dalla prova rigorosa dell’accertata volontà degli amministratori di assecondare le richieste della criminalità. “I dati acquisiti evidenziano come, pur di accaparrarsi voti e vincere le competizioni elettorali, l’Aliberti non si fa scrupolo di entrare in contatto ed in accordo con il tessuto criminale del momento”, così i giudici del riesame, accogliendo la richiesta di arresto disposta dal pm antimafia Vincenzo Montemurro. Il decreto di scioglimento, con validità dai 12 ai 18 mesi (prorogabili a 24 mesi) determina la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive nonché la risoluzione di tutti gli incarichi ai dirigenti e consulenti nominati dagli organi sciolti. Addio quindi anche ai cda di Acse e Scafati Sviluppo.
Per le “prime elezioni” che si tengono dopo lo scioglimento nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato, non sono candidabili gli amministratori che “hanno dato causa” allo scioglimento stesso, previa tempestiva dichiarazione del tribunale civile, cui il Ministro dell’interno trasmette la proposta di scioglimento. Determinante saranno i nomi indicati nel decreto, ritenuti “corresponsabili” assieme al primo cittadino. Giunta e fedelissimi rischiano un procedimento giudiziario parallelo, oltre a non potersi ricandidare nel 2019.                (a.f.)

 

—- «Un giorno brutto per la storia della città. Non ci sono alibi, la camorra era nelle istituzioni»

Da Fdi al Pd, dai reppubblicani agli ex alibertiani, e da M5s un coro unanime contro la gesione del sindaco Aliberti

“Un giorno brutto per la nostra Scafati, generato dalla politica amorale e familistica del peggior Sindaco di Scafati” lapidario Mario Santocchio. Fa eco il collega di Fdi Cristoforo Salvati: “è una notizia che crea rammarico anche in chi ha fortemente rappresentato il dissenso politico a questa amministrazione con impegno ed attenzione costante, perché’ la caduta di immagine della città non giova a nessuno.  Bisogna ripartire dal ripristino delle regole e da una morale politica che liberi la citta” dai condizionamenti della criminalità”. Per Angelo Matrone: “Quanto successo oggi ci sia da lezione per i prossimi anni. Abbiamo regalato alla comunità una delle più brutte pagine di storia. Adesso si riparta da zero, dando vita anche a una rivoluzione interna in Municipio”. Impietosa la posizione di Marco Cucurachi, Pd: “Ora è ufficiale, la camorra era nelle Istituzioni e ha condizionato la vita amministrativa della nostra città, facendola tornare indietro di trent’anni. Non ci sono alibi, non ci sono scuse, chi ha governato in questi otto anni, accusando l’opposizione vera di tutto e di più, ha la responsabilità delle estreme e nefaste conseguenze del fallimento politico”. Non è da meno il collega Michele Grimaldi: “La camorra era entrata a Palazzo Mayer, ne condizionava le scelte, trasformava i diritti in favori, corrompeva, minacciava, strozzava vite, opportunità, sviluppo: negava come un cancro la possibilità dei cittadini di decidere in maniera libera e consapevole, del proprio futuro e di quello dei proprio figli. Rubava, sprecava e dissipava risorse, sottraeva spazi di democrazia e di economia a noi tutti, oscurava con la propria ombra le nostra strade, i nostri progetti, tutto ciò che di bello e di buono veniva piantato. E la nostra Scafati appassiva, tra campagne elettorali, ricatti, decadenze, balletti, colpevoli connivenze, vergognosi silenzi, un ex sindaco che si dimetteva per scongiurare il pericolo di arresto per camorra”. Margherita Rinaldi, segretaria cittadina dei democratici: “Scafati ha tante energie positive e belle che possiamo e dobbiamo recuperare. Sono convinta che ripartendo da quelle si può lavorare ad una stagione nuova che faccia dimenticare presto questa”. Ex alibertiano di Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello chiede scusa alla città: “Pur non essendo addentro a queste dinamiche, pur avendo sempre esternato il dissenso rispetto a tematiche e processi che non condividevo. Le scuse di chi, motivato dal senso di appartenenza a questa comunità aveva deciso di dedicarle con impegno il suo tempo credendo in un sogno”. Giustizialista Raffaele De Luca, dei Repubblicani: “Quando si parlerà di aspiranti primi cittadini i primi che escluderemo sono chi per anni è stato con il sindaco dimissionario e di chi no, non bastano due anni per riciclarsi da politico senza macchia”. Dal M5S: “Ora si potrà far luce sulle tante ombre che hanno avvolto questa amministrazione comunale, la sua gestione e i suoi interpreti. Ci dispiace per la città, questa è un’onta per tutti i cittadini scafatesi e per il buon nome della città di Scafati, per i suoi imprenditori e per i suoi commercianti. Ci auguriamo che questo lungo periodo di commissariamento possa risollevare la città per poi andare al voto alla prima data possibile”.             (a.f.)

 

—-Una bocciatura del sistema Aliberti

Alle 10,10 di ieri, La presidenza del Consiglio dei ministri pone fine la gestione del potere sotto il controllo del sindaco con un marchio infamante

Dirigenti nominati e sott’occhio del sindaco, assunzioni dirette, affidamenti sospetti, tutto finito nelle carte della dda e della commissione d’accesso

 

tutti a casa

Nel giorno della memoria, ritornano tutti gli orrori del passato a Scafati: come nel 1993, arriva lo scioglimento del comune per camorra. Non più solo una croce al valore civile e militare, non solo una città simbolo della Resistenza: piegata in due dall’asse tra politica e camorra, la città di Scafati ne esce sconfitta e commissariata. C’è lo scioglimento. Sono le 13:54 quando finalmente arriva la comunicazione ufficiale da parte del Consiglio dei Ministri che non lascia più adito a dubbi o a ipotesi complottiste: l’amministrazione comunale di Angelo Pasqualino Aliberti è stata sciolta per infiltrazione camorristica e si tratta di uno scioglimento per i legami tra i vertici politici e le organizzazioni criminali che durerà almeno 2 anni e soprattutto si tratta di un provvedimento arrivato su richiesta della Commissione d’Accesso a seguito di un pressing messo in campo dall’antimafia di Salerno e da più parti politiche. Il Comune di Scafati è stato sciolto per infiltrazione camorristica: di mattina la decisione nel consiglio dei ministri iniziato alle 9 e finito alle 10,10. Il ministro degli interni Marco Minniti ha messo la sua firma, confermata dalla presidenza della Repubblica, sullo scioglimento, annunciato oramai da mesi. Nel mirino della commissione d’accesso arrivata al comune di Scafati lo scorso 21 marzo, ci sono appalti, convenzioni, parentele tra assunti con famosi pregiudicati, ma anche la presenza di elementi vicini ai clan nelle gare d’appalto di palazzo di città, negli affidamenti, nelle nomine ed assunzioni. Tutto coordinato dalla regia di Angelo Pasqualino Aliberti e della sua gestione personalistica del potere. Dirigenti nominati direttamente e sotto il suo controllo, assunzioni dirette e affidamenti sospetti: un atteggiamento che la commissione d’accesso ha letto negli atti e vissuto nelle camere del potere di Palazzo Meyer. Il pool guidato dal viceprefetto Vincenzo Amendola, non lascia dubbi: Pasquale Aliberti e la sua squadra, erano finiti nelle grinfie del potere del clan e lo stesso sindaco, insieme a suo fratello Nello Aliberti, al fido staffista Giovanni Cozzolino ed alla segretaria comunale Immacolata di Saia, avevano creato un sistema di potere alleato della criminalità organizzata e del clan Sorrentino (i Campagnuoli) e anche con il clan Ridosso Loreto. Nella relazione del pool, citati come “alleati”, personaggi vicini anche al clan Matrone. Una realtà già messa in mostra dall’inchiesta Sarastra, coordinata dalla procura antimafia di Salerno e dal pm Vincenzo Montemurro per cui pende l’arresto al sindaco uscente e a Luigi e Gennaro Ridosso, due capi dell’organizzazione criminale. Un’inchiesta che si fonda anche sulle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, figlio dell’ex ras Pasquale, e di Romolo Ridosso. La Commissione di Accesso presieduta dal vice Prefetto Vincenzo Amendola, dal maggiore dei Carabinieri Carmine Apicella e dal super consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco, lavorava in città a stretto contatto con la Direzione Distrettuale Antimafia, con gli uomini della Dia coordinati dal Capitano Fausto Iannaccone, oltre che con un pool di tecnici esperti della Guardia di Finanza e funzionari prefettizi come la dottoressa Desiree D’Ovidio, non si è fatta sfuggire la gestione allegra e “sotto lo schiaffo” anche delle partecipate comunali e dello stesso piano di zona in cui erano stati assunti amici di amici e parenti di consiglieri e assessori comunali. Stesso discorso per alcune società che lavoravano con il comune e per le partecipate dove sembra ancora più forte la presenza delle mani del clan Ridosso Loreto. La decisione di inviare gli ispettori a Palazzo Meyer era stata presa di comune accordo dal Prefetto di Salerno, Antonio Malfi, dal Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza, di concerto con il Procuratore Capo Corrado Lembo ed avallata dal Ministero degli Interni, Marco Minniti. Ora è tempo di attendere la relazione e di leggere cosa sia successo per davvero nelle mura di Palazzo Meyer negli ultimi 8 anni. Sullo scioglimento intanto si attende la pubblicazione ufficiale della relazione.

 

—-Già al via il toto commissari

E’ già toto nomi a Palazzo Meyer per l’arrivo della triade commissariale che gestirà il municipio per i prossimi 2 anni per “ripristinare la legalità” in ogni settore della vita pubblica ed amministrativa del Comune. In pole c’è la possibilità che resti il commissario prefettizio Vittorio Saladino arrivato dopo le dimissioni, lo scorso novembre, del primo cittadino. Possibile anche il ritorno di Desireè d’Ovidio e dello stesso consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco. Il ruolo della triade che arriverà sarà innanzitutto cercare di ripristinare la legalità al Comune sarà azzerato ogni cda e ogni settore comunale: una decisione che sarà comunque presa dalla triade commissariale che a partire da lunedì e per i prossimi due anni gestirà il Comune.

 

—-Ecco le irregolarità riscontrate da magistrati e dalla commissione d’accesso agli atti

Dalla gestione degli alloggi popolari a quella delle aree affidate a pregiduicati, dall’Acse alla Scafati Solidali e quella Sviluppo agli appalti

Alloggi popolari affidati a pregiudicati, se non anche ad esponenti del clan, nomine di fedelissimi nelle partecipate, l’Acse in particolare, con lo scopo di affidare servizi e gestioni alle società del clan e poi promesse elettorali diventate assunzioni e nomine dirette a Palazzo Meyer: ecco cosa è uscito dal cilindro del pool anti mafia inviato dal Ministero per verificare l’attività amministrativa del Comune e che ha lavorato per mese tra migliaia di faldoni.

Alloggi popolari.  Innanzitutto nel mirino ci sono gli alloggi popolari che sarebbero stati affidati in maniera non proprio legittima ed in particolare all’interno ci sarebbero anche alcuni pregiudicati che non avevano diritto ad occupare quelle case  e non solo le avevano occupate in maniera abusiva, ma non erano neanche stati mai cacciati via dagli addetti ai lavori del Comune di Scafati.

Gestione di aree cittadine da pregiudicati. Stesso discorso anche nella presenza di pregiudicati in alcune gestioni di aree cittadine affidate non solo all’Acse, ma anche allo stesso comune di Scafati. Inoltre è stata verificata la presenza non solo di personaggi vicini alla criminalità organizzata, per quanto concerne affidamenti ed appalti, ma anche proprio nomine dirette fatte a parenti oppure a persone legate ad esponenti del clan.

Pompe funebri.  È stata messa in luce anche la presenza di criminalità organizzata nella gestione dei servizi cimiteriali e soprattutto degli spazi pubblicitari dedicati alle affissioni funebri che erano finite nella piena disponibilità del clan Matrone.
Una realtà denunciata anche dal dirigente Giacomo Cacchione che ha messo in luce un’altra cosa segnalata dal pool antimafia: un clima di terrore anche per il modo in cui Di Saia e il sindaco gestivano la “res pubblica”.
Partecipate e società comunali, Acse, Scafati solidale e Stu.  E’ finita nella relazione pool antimafia anche la gestione delle partecipate comunale di in particolare l’Acse in cui dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto era emersa la presenza del vicepresidente come un uomo del clan che avrebbe dovuto svolgere un ruolo pubblico per favorire le ditte appartenenti alla criminalità organizzata. Si tratta in questo caso di Ciro Petrucci, indagato nell’ambito dell’inchiesta che squarcia il velo del legame tra politica e camorra. Stesso discorso anche per la nomina di alcuni responsabili di settori comunali legati da vincoli di parentela con esponenti della criminalità organizzata locale. Alcune di queste nomine erano state fatte in maniera diretta dal sindaco Pasquale Aliberti. Anche la gestione della società Scafati sviluppo per la reindustrializzazione dell’area ex Copmes è finita nel mirino del pool antimafia che ha verificato una gestione procedurale errata di alcuni meccanismi interni ed inoltre anche segnalato la presenza di cooperative vicino alla criminalità organizzata nella gestione sia della vigilanza che anche dell’affare sicurezza.

Gestione degli appalTI.  Come già segnalato dal procuratore Lembo in merito alla città di Scafati sarebbe stata evidenziata la presenza di alcune società vicine al clan dei Casalesi negli appalti comunali e quindi anche di società che addirittura erano finite nello scandalo mafia capitale. In particolare nei mesi scorsi era emersa la presenza di una ditta ed un pool di progettisti, Archicons e G&D, che avevano collaborato al progetto del polo scolastico per cui il Comune ha percepito dei fondi più Europa, ma di fatto non è stato realizzato. Era emersa anche la presenza di un architetto che aveva realizzato il bunker in cui si nascondeva Michele Zagaria, boss dei Casalesi: il professionista Domenico Nocera era stato scelto direttamente dal Comune di Scafati per effettuare dei lavori proprio in quell’area come in altri cantieri scafatesi.

GESTIONE PERSONALISTICA DEL POTERE – Una gestione personalistica del potere fatta di nomine e di incarichi dati in maniera illegittima e per cui ci sarebbe anche verificata la possibilità di voto di scambio in particolare con clientele messa in campo con l’aiuto di servizi come lo staff più Europa il piano di zona oppure il servizio civile. Verificata anche la presenza di infiltrazioni camorristiche che hanno influito attraverso palazzo Meyer, nella gestione dei parcheggi comunali ed anche in un’altra società che svolge servizi per il comune di Scafati.

IMMACOLATA DI SAIA. Uno dei perni centrali della relazione del pool antimafia che ha suggerito al Ministero degli Interni lo scioglimento del Comune di Scafati è il ruolo di Immacolata di Saia. La segretaria era presente in diversi comuni sciolti per camorra come Casapesenna, San Cipriano di Aversa, Casal di Principe, Trentola Ducenta e Battipaglia,e secondo i commissari non avrebbe rispettato il suo ruolo di garante della legalità in alcuni progetti come quello della ex Copmes ed anche del polo scolastico così come i numerosi altri appalti comunali. Ciò che viene contestato dal pool antimafia è anche una gestione allegra di tutte le procedure amministrative ed in particolare la creazione, insieme a Pasquale Aliberti di un meccanismo di potere che aveva portato alla presenza di clientelismo ed anche alla possibilità di far proliferare il voto di scambio dando una gestione personalistica diretta al Sindaco in appalti e servizi, ma anche nella gestione dei servizi sociali. Sarà la prima ad andare via, appena arriverà la triade commissariale.

IL CLIMA POLITICO.  Dal 2011 ad oggi sono 63 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni di stampo mafioso. L’ultima new entry di questo triste catalogo è il comune di Scafati. Scafati rivive quindi l’incubo dello scioglimento del marzo 1993 dopo 24 anni. Arriva la stangata dopo l’inchiesta che lo scorso 18 settembre 2015 aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino,la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. La lunga inchiesta ha una ventina di persone indagate e potrebbe anche avere risvolti ancora più duri a breve. Intanto a marzo scorso era stata inviata al comune di Scafati la commissione d’accesso che per mesi ha lavorato a Palazzo Meyer: a seguito del lavoro, la commissione ha proposto lo scioglimento del municipio per infiltrazioni camorristiche. Una richiesta già formulata mesi prima dall’antimafia e poi rimandata all’analisi della commissione d’accesso. Successivamente era arrivata la richiesta di arresto per il sindaco Pasquale Aliberti, su cui il giudice si è espresso favorevolmente condannandolo al carcere insieme agli esponenti del clan Ridosso Loreto. Nulla invece per suo fratello Nello Aliberti, tuttora considerato uno dei perni di questa indagine. Sulla questione si attende la decisione della Cassazione per il prossimo 7 marzo. Ora al comune di Scafati, già commissariato dopo le dimissioni del sindaco lo scorso novembre, arriverà una triade commissariale. I primi tre nodi da sciogliere: resterà il commissario Vittorio Saladino che aveva già improntato il lavoro al Comune? Chi saranno gli altri componenti della triade commissariale e poi: cosa c’è scritto e chi viene citato nella relazione che spiega i legami tra politica e camorra a Palazzo Meyer?

 

—- Ripercussioni per Forza Italia e molti politici dell’Agro

Non solo un “fatto scafatese”. Lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati avrà sicuramente ripercussioni in tutta la provincia di Salerno. L’ex sindaco Pasquale Aliberti era uno degli uomini forti e maggiori portatori di voti di Forza Italia nel salernitano, difeso ad oltranza da molti esponenti politici anche nazionali del partito. La moglie, Monica Paolino, indagata assieme a lui in inchieste che ruotano sui rapporti tra politica e camorra, è per la seconda volta consigliera regionale di Forza Italia che l’aveva scelta per ricoprire l’incarico anche di presidente della commissione regionale antimafia, dal quale si era dimessa. Una situazione di grande imbarazzo per il partito e che non mancherà di causare guerre interne al partito, dove molti erano malpancisti del peso della coppia Aliberti-Paolino. Nell’Agro nocerino, poi, lo scioglimento del consiglio comunale per camorra e, quindi, l’assenza dalla scena politica per due anni dei rappresentanti politici scafatesi avrà un peso nel riconsiderare una stagione di gestione di enti consortili  (come quella degli ultimi anni del Piano di zona per i servizi sociali, dove Scafati era Comune capofila) ma anche per quella degli anni futuri. Senza contare, inoltre, sulle ripercussioni in molti consigli comunali della zona, dove gli Aliberti avevano referenti ai quali davano anche forza politica e che ora sono senza “spalle coperte”. Gli effetti di questo scioglimento saranno ancora molti e imprevedibili.




Scafati. L’opposizione dispone, la maggioranza si adegua. E’ stallo istituzionale

Di Adriano Falanga

L’opposizione dispone e propone, e la maggioranza si adegua. Definitivamente cambiato lo scenario nel consiglio comunale scafatese. C’erano una volta gli alibertiani, oggi restano una manciata di intrepidi consiglieri comunali, convinti ancora di poter approvare proposte, mozioni e regolamenti da loro proposti. Tutto un ricordo, perché oggi un argomento passa soltanto con il voto dell’opposizione, arrivata a 13 consiglieri, mentre gli alibertiani si fermano a 9, volendo contare anche Roberto Barchiesi, ieri assente pare per motivi di salute. Letteralmente scomparso il gruppo Cotucit di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. I due, dopo aver votato il bilancio a giugno ed essere passati in maggioranza, hanno poi fatto mancare la loro presenza, e voto, in Assise. “Sindaco prenda atto di non aver più una maggioranza, la smetta con la strategia dello struzzo” così Mario Santocchio. Impossibile anche riformulare le commissioni, ferme da oltre 4 mesi oramai, comportando lo stallo istituzionale. Resta in piedi la sola giunta, ieri sera per la prima volta presente in toto. Ma senza maggioranza consiliare l’esecutivo rischia di passare per illegittimo, unito solo dalla buona volontà e perché no, da una discreta retribuzione. E’ chiaro, a questo punto, che Pasquale Aliberti è chiamato a prenderne atto, a meno che non vada avanti, convinto che debba essere sfiduciato. Tutto ciò che viene approvato, è possibile solo grazie alla condivisione dell’opposizione, mentre tutto ciò che non aggrada viene rinviato.

1-sorteggioPassa la mozione presentata da Michele Grimaldi, Pd, inerente la scelta del metodo del sorteggio per la nomina degli scrutatori, così come chiesto dalle associazioni “Scafati in Movimento” e “Uniti si può”, entrambe presenti in sala con tanto di striscione. Contrariamente a quanto espresso in occasione delle regionali 2015, Aliberti è costretto a cambiare idea, e condividere il sorteggio. Propone però che sia esteso a tutte le oltre 8 mila domande giacenti. Inutile, la maggioranza che siede all’opposizione boccia. Passa la mozione con emendamento di Identità Scafatese: sorteggio tra ragazzi con età massima 35 anni. Neanche destinare l’immobile confiscato in via Vitiello alla Caritas Diocesana riesce agli alibertiani, “bisogna approfondire” tuonano dall’opposizione, che vota il rinvio. Alla fine il primo a lasciare la sala consiliare è proprio il sindaco, palesemente scuro in volto. Il messaggio è chiaro: “se la maggioranza propone deve anche avere i numeri per approvare” sottolinea l’ex alibertiano Pasquale Vitiello. C’era una volta la matematica a Palazzo Mayer, poi arrivò il “tirare a campare”.

DECADENZA: CASCIELLO E CUCURACHI A RISCHIO

1-maggioranzaE’ durata poco la discussione sulla decadenza di Mimmo Casciello, il consigliere comunale è chiamato, nei prossimi dieci giorni, a decidere se restare vicepresidente Acse o conservare scranno consiliare. Opterà per quest’ultimo. I suoi colleghi hanno provato a rinviare: “aspettiamo il parere dell’Anac” chiede Brigida Marra, ma siccome c’è già il parere della segretaria comunale Immacolata Di Saia, l’opposizione si oppone, e vota per il proseguo del procedimento. Gli alibertiani si allineano. Va avanti anche il procedimento per Marco Cucurachi, nonostante il parere dell’ufficio Avvocatura, che legittimava una sospensione avendo il piddino prodotto ricorso. “Chiediamo alla segretaria se esiste lite pendente” la richiesta di Pasquale Vitiello. La Di Saia però non si sbottona, aggira l’ostacolo: “i pareri dei dirigenti sono agli atti, decide il consiglio comunale”. Resta il dubbio. “Non è una questione personale – interviene Aliberti – è chiaro che non siamo di fronte a una lite pendente (che di fatto sospende il procedimento, ndr) Cucurachi ha fatto ricorso e proposto una mediazione. Se c’è mediazione non si può fare ricorso, o l’una o l’altra”. MIchele Grimaldi però prova a chiarire: “aspettiamo l’esito del ricorso, se Cucurachi ha ragione si chiude, altrimenti si va avanti, c’è il parere dell’avvocatura che ci informa della lite pendente”. Ma l’opposizione si spacca, la proposta di deliberazione infatti non tiene conto del parere della dottoressa Anna Sorrentino, dirigente ad interim dell’Avvocatura, arrivato solo il giorno prima. E così, nel dubbio, una fetta decide di astenersi, dando modo ai solo 7 votanti della maggioranza di approvare il deliberato. Cucurachi sarà chiamato adesso o ad estinguere il proprio debito, oppure a dimostrare l’iscrizione a ruolo del ricorso, onde non essere dichiarato decaduto. Tempo dieci giorni e nuovo consiglio comunale, che deciderà definitivamente sia sul piddino che su Mimmo Casciello.




Scafati. E’ uno scontro senza fine! Addio buon senso

Di Adriano Falanga

Oramai il consiglio comunale a Scafati, da un anno pieno, non è più solo sede istituzionale ma palcoscenico di scontri, liti, sfottò, spesso anche dai contenuti piuttosto pesanti. Il tutto esula da quello che invece dovrebbe essere un ordinario scontro politico. I temi sono spesso forti, e non di rado si assiste anche a pesanti interventi da parte del pubblico. Tutto ciò, collocato in un contesto delicatissimo, su cui pendono le scure della magistratura antimafia e lo spettro dello scioglimento, contribuisce ad aizzare pericolosamente i toni del confronto, sfociando in rissa verbale. Pensavamo che con la fase della decadenza del primo cittadino avevamo tutto quanto di peggio potesse esprimere la politica, ma a Scafati si va ancora oltre. E bisogna ammettere che se da un lato l’opposizione non riesce a contenersi, dall’altro neanche la maggioranza, sindaco in testa, favorisce la moderazione dei toni. E così è accaduto ieri sera, almeno stando a quanto dichiara il primo cittadino. “Questo consigliere, ieri sera, non potendo intervenire nel dibattito consiliare, dal pubblico, dov’era seduto, con una violenza verbale inaudita, ha inveito contro la mia persona, appellandomi in modo grave e offensivo: ‘fallito’, ‘camorrista’, ‘farabutto’, ‘indagato’, ‘vergogna di Scafati’, ’Ti devono fare un c… così’ – scrive il sindaco sulla sua pagina Facebook, con riferimento a Marco Cucurachi – Lo stesso consigliere che ha lasciato si avviasse la decadenza dalla carica per un debito di 20 mila auro mai pagato sulla tassa dei rifiuti; un procedimento che potrebbe fermare se solo pagasse una, dico solo una rata, di circa mille euro. La decadenza non è un fatto personale E’ stata votata all’unanimità dalla maggioranza e dall’opposizione. Gli unici a scappare sono stati i suoi colleghi di partito”. Aliberti non ha freni: “E’ lo stesso consigliere che ha minacciato il Sindaco di denunciarlo alla Procura, per il mancato pagamento (dovuto?), (legittimo?), (normale?), da parte dell’Acse (si parla di circa 50 mila euro confermate anche dall’avv. Santocchio) per aver accompagnato un dipendente ad un interrogatorio presso il PM. E’ lo stesso consigliere che ha ottenuto circa 400 mila euro di incarichi in questi anni”. Poi il primo cittadino racconta di un episodio, accaduto, a suo dire, all’esterno della sala consiliare. “Una signora alle mie spalle, mi ha raggiunto con uno sputo, come se non bastasse la violenza verbale del consigliere. Resto dell’idea che io mi potrò difendere nelle sedi opportune. Nulla, invece, ti difende da una doppia morale”.

SOLIDARIETA MAGGIORANZA

1-maggioranza“Quanto accaduto ieri in consiglio comunale, relativamente alla incompatibilità dell’esponente del PD, l’avvocato Marco Cucurachi, crediamo sia gravissimo – così in una nota stampa la maggioranza consiliare – L’invito del medesimo rivolto al consiglio comunale di non avviare la procedura di decadenza sostenendo di aver presentato un ricorso due giorni prima contro la Geset, alla quale, contesta una presunta irregolarità della notifica della tassa dei rifiuti, è un fatto ancora più grave del non aver pagato poiché, pur non smentendo di non aver versato la tassa sui rifiuti, vuole tentare di appellarsi ad presunto difetto di procedura per evitare il pagamento alle casse comunali. Un consigliere dovrebbe dare il buon esempio e il fatto che il PD abbia abbandonato l’aula, sottraendosi al voto sulla incompatibilità del collega di partito, è gravissimo e sinonimo di una doppia morale di chi la legge la applica per i nemici e invece la interpreta per gli amici di partito. Siamo davvero delusi e spaventati dal comportamento violento, con cui si è rivolto urlando contro il primo cittadino e contro questa maggioranza, accusandolo dinanzi ai cittadini presenti in aula, di essere indagato. Peccato che il consigliere Cucurachi al solo fine di distogliere l’attenzione sulla sua morosità, ha infierito contro il primo cittadino dimenticando il principio costituzionale di cui all’art 27 della Costituzione Italiana”.

REPLICA CUCURACHI E GRIMALDI

1-cucurachi grimaldi“In cinque passano dalla maggioranza all’opposizione. La già precaria e risicata maggioranza diventa minoranza. Il dato politico è questo, il resto sono mistificazioni e demagogia di chi, il sindaco ancora per poco, è il medico della Helios e non adotta provvedimenti urgenti per tutelare la salute dei suoi cittadini contro la Helios. Altro che inopportunità, questa è incompatibilità accertata”. Quanto alle accuse degli alibertiani: ” che hanno manifestato il loro livore mediante offensive e diffamatorie affermazioni, tutelero’ dinanzi alle competenti Autorita’ Giudiziarie la mia reputazione e quella della mia famiglia – dichiara -. Siamo noi ad avere paura per questo clima di violenza e di attacchi da chi e’ accusato di essere colluso con la camorra ed eletto con metodi corruttivi”. A dargli man forte il collega di partito Michele Grimaldi. “Le certezze del Consiglio comunale di ieri sera:
approvato un dispositivo che non permetterà più ad imprese pericolose e inquinanti di insistere nella nostra area P.I.P, istituita una commissione di inchiesta sulla vicenda “Helios”; fatto un altro passo avanti nella realizzazione del Grande Progetto Fiume Sarno. Nel frattempo, sono sempre più palesi due vicende: l’incompatibilità del Sindaco Aliberti sulla vicenda Helios, che nella doppia veste di medico di quella società e di prima e massima autorità sanitaria cittadina, si ostina a non voler sospendere le attività del sito di stoccaggio, almeno fino a quando ARPAC, ASL ed altri enti competenti non daranno certezze ai cittadini sulla sicurezza ambientale. Il Sindaco non ha più una maggioranza, e non ha più i numeri, la lucidità e la doverosa attenzione per governare la nostra Città”. Grimaldi attacca il primo cittadino: “Tutto il resto sono chiacchiere, propaganda, maldestri tentativi di distogliere l’attenzione mediatica da parte di chi, incapace sotto il profilo amministrativo e indagato dalla magistratura per reati gravi di camorra, si dimena in ultimi colpi di coda prima di abbandonare definitivamente, finalmente, la poltrona cui è incollato da otto anni. Con effetti e conseguenze drammatiche per la nostra comunità”.




Scafati. L’annus horribilis di Pasquale Aliberti. Barchiesi verso le dimissioni. Minoranza furiosa

Di Adriano Falanga

Un anno terribile per il sindaco Pasquale Aliberti, ma ancor di più per la città, ripetutamente scossa da notizie di cronaca giudiziaria, che vedono protagonisti la classi politico imprenditoriali, accusate di essere colluse con la criminalità organizzata. Tutto parte dal settembre 2015, quando la famiglia Aliberti fu svegliata all’alba della Dia, su di loro le accuse pesanti di associazioni a delinquere, voto di scambio politico mafioso, concussione e corruzione. Secondo il primo cittadino, tutto nasce dalle “dichiarazioni rese sul Polo Scolastico”, e da esposti presentati dalle forze politiche di opposizione, che non esita a definire “violente”. Da allora, le visite dell’antimafia a Palazzo Mayer sono diventate quasi di routine, e la città sembra essersi assuefatta. Nel frattempo, Aliberti non si scompone e organizza la sua decadenza, che lo avrebbe portato alla ricandidatura per il suo terzo mandato. Un chiaro artifizio ai limiti della legge, che di fatto vieta il trzo mandato. Una Scia negata per una tettoia, una pratica urbanistica chiusa in pochissimi giorni, diversamente da quanto regolarmente accade in città. L’ufficio Avvocatura e la segreteria lavorano braccio a braccio per le delibere necessarie ad accelerare l’iter. Tutto deve chiudersi infatti, entro la metà del secondo mandato, sennò addio sogni di gloria. Purtroppo per lui, le opposizioni, con il Presidente del consiglio in testa e statuti e regolamenti alla mano, si pongono di traverso. Aliberti non cede neanche quando il vice Prefetto Forlenza dichiara illegittima la convocazione del consiglio comunale del 27 novembre, ad opera di Teresa Formisano, che agisce in autonomia nonostante Coppola sia nel pieno delle sue funzioni e poteri. Ennesimo esposto, e la Procura di Nocera Inferiore apre un fascicolo. Si vuole accertare la regolarità delle procedure adoperate dagli uffici coinvolti nel procedimento per la decadenza. Sfumata questa opportuntà, Aliberti passa al piano B e convince una parte dei suoi, compreso il Cotucit, ancora ufficialmente all’opposizione, di dimettersi in massa per ritornare al voto. Servono 13 dimissionari, ma dal notaio se ne presentano 11. E’ l’inizio della crisi. Da questo momento in poi il sindaco perde non solo la possibilità di ripresentarsi alle urne per un terzo mandato, ma anche la leadership incontrastata con la sua maggioranza. Ogni argomento e ogni riunione diventa puntualmente un gioco forza con i suoi. Non riesce più a rimodulare la giunta, dovendo puntualmente “trattare” con i dissidenti. Non finisce qui, perché nonostante i tentativi di sminuire e sorvolare, Aliberti è costretto a cedere ed ammettere che nel novembre 2015 gli ispettori del Mef hanno ispezionato i conti di Palazzo Mayer, evidenziando oltre 20 punti critici su cui il dirigente capo Giacomo Cacchione ancora deve contro dedurre punto per punto. Si contesta l’aumento della spesa corrente, le assunzioni a tempo determinato, la gestione delle partecipate, l’errata retribuzione della segretaria comunale Immacolata di Saia, chiamata a restituire diverse decine di migliaia di euro. ComuneScafatiFULMINE_001A marzo si insedia la commissione d’accesso, che rivolta il Comune come un calzino, lavorando a stretto contatto con gli uomini della Dia. Poi la scure dei revisori dei conti: il pre dissesto. Il Comune infatti sforando la metà dei parametri di riferimento ministeriali, certifica lo stato di deficit strutturale. Dovrebbe presentare un dettagliato piano di riequilibrio economico, ma il previsionale 2016 ne è privo. Questo, almeno ufficialmente, comporta una serie di discordanze con il gruppo Identità Scafatese, che lascia la maggioranza. Su Aliberti si abbattono anche le dimissioni di Raffaele Sicignano, assessore al Bilancio, che aveva sposato le proposte dei tre dissidenti. Sicignano rientrerà poi in giunta, dopo un accordo con il primo cittadino. Non avendo più la maggioranza del 2013, Aliberti rassegna le sue dimissioni aprendo la crisi, che culmina nel grande inciucio con il Cotucit, che passa tra gli alibertiani. Questo però non basta, perché a far passare il documento economico è lo stesso Aliberti, tredicesimo uomo. Poi la rimodulazione della Giunta, che pure scombina il già precario equilibrio tra le fila della sua squadra. Aliberti non avrebbe mantenuto fede alle promesse fatte prima del voto al bilancio, lasciando sul campo di “battaglia” almeno altri tre scontenti e l’Acse è ancora senza cda. Entrambe le partecipate, così come anche il Piano di Zona, sono fortemente interessate dalle verifiche della commissione d’accesso e dell’antimafia. In tutto questo, il naufragio del Polo Scolastico, lo stallo del Puc, il fallimento del Pip e le dimissioni del presidente della Scafati Sviluppo Antonio Mariniello. Sulla stessa società, che sta portando a termine il progetto Ex Copmes, un’istanza di fallimento in udienza a settembre. Poi il proiettile recapitato al presidente del consiglio Pasquale Coppola, e il clima incandescente, quasi da stadio, che accompagna i consigli comunali. Segni palpabili dello stato di tensione in cui vive la città, e che oggi, dopo l’ennesima “sveglia” all’alba, attende ancora di conoscere quale sia il suo destino. E se questo sia oramai inevitabilmente segnato.

ROBERTO BARCHIESI VERSO LE DIMISSIONI

2-roberto-barchiesi-300x336Roberto Barchiesi agli amici è apparso provato, preannunciando anche le sue dimissioni. Il suo nome compare in quelle pagine di verbali riempite dalle dichiarazioni di Alfonso Loreto, tra cui: “Carlucciello è quella persona di cui vi ho parlato a proposito del primo pestaggio a Roberto Barchiesi, consigliere comunale”. Secondo Loreto sarebbero due i pestaggi ai danni del consigliere comunale di maggioranza. Il pentito per un periodo di tempo è stato vicino alla famiglia Barchiesi, avendo sposato la nipote, da cui ha avuto una bambina.  Un matrimonio finito però da tempo, tanto che oggi l’ex moglie ha anche rifiutato il programma di protezione, spiegando di non aver più nulla da condividere, se non la bambina, con il Loreto. “Mia nipote è separata da questo signore dalla fine del 2012 inizio 2013. A partire da quella data mia nipote e la figlia vivono a casa della madre, mia sorella. Come è ampiamente dimostrabile – spiegava pubblicamente Barchiesi nel marzo scorso – “Da allora, e sottolineo da allora, i miei rapporti con questo signore si sono interrotti, nonostante che prima della separazione di mia nipote fossero rapporti puramente formali, mai frequentazione abituale. Nella mia qualità di amministrazione pro-tempore non ho mai, e ripeto mai, favorito interessi illeciti e camorristici, come è ampiamente dimostrabile”. Oggi invece il suo nome è finito nel registro degli indagati. Politicamente Barchiesi, seppur a pieno titolo in maggioranza, non è però annoverato tra i fedelissimi alibertiani, anzi, più volte avrebbe mostrato di agire secondo propria convinzione. E’ stato lui, con Stefano Cirillo, Pasquale De Quattro ed Alfonso Carotenuto, tra i fautori della mancata decadenza del primo cittadino, e sempre lui è stato per un periodo vicino al gruppo dei dissidenti Identità Scafatese, fino al passo indietro e alla decisione di votare il bilancio, salvando di fatto l’amministrazione comunale dal commissariamento. Nel marzo 2014 il “giallo” delle dimissioni, prima protocollate e poi ritirate, dopo un ricorso al Tar. “Non c’è mai stata da parte mia alcuna volontà di dimettermi dalla carica di consigliere comunale, bensì quella di autosospendermi momentaneamente, per motivi di salute. Lo scopo era di evitare la decadenza” si giustificò il civico eletto nella lista Grande Scafati. Pronto a scendere in campo Espedito De Marino, già assessore alla scuola in questo mandato sindacale, primo non eletto. Già (quasi) senza maggioranza, Pasquale Aliberti con le dimissioni di Barchiesi rischia di perdere una pedina fondamentale per la sua squadra, che si regge sui voti del Cotucit. De Marino infatti non ha mai gradito il modo con cui il sindaco lo ha estromesso dalla giunta, e non ha mai fatto segreto di voler passare in minoranza nel momento in cui dovesse subentrare in consiglio comunale.

LE OPPOSIZIONI INCALZANO: “DIMISSIONI SUBITO”

2- opposizioneLe contestazioni mosse dalla DDA di Salerno, in particolare il 416 ter – scambio politico mafioso, confermano non solo le indagini culminate nel blitz del 18 settembre, ma tutti i sospetti e dubbi: la camorra è dentro la macchina comunale e ne ha condizionato la gestione – così Marco Cucurachi, Pd – La dignità e la responsabilità imporrebbero le dimissioni, ma temo che questo sindaco ci porterà al baratro insieme con i suoi sodali. Ci sarà lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni malavitose e Scafati avrà perso ancora una volta”. Sulla stessa scia anche Cristoforo Salvati, capogruppo Fdi: “Le perquisizioni di ieri mattina a Scafati a carico di imprenditori e politici legati all’amministrazione Aliberti-bis, oltre a dimostrare che esiste nella nostra Città un “sistema politico-imprenditoriale” che gestisce i consensi in maniera illecita e che strizza l’occhio alla Camorra, suscita sdegno e una seria preoccupazione anche sul piano della legittimità del voto delle amministrative del 2013. Pur rimanendo garantisti –aggiunge Salvati – resta ferma la nostra condanna definitiva su piano politico del metodo seguito dei consensi e dell’indirizzo politico e gestionale della cosa pubblica della nostra Città, che assurge continuamente agli onori della cronaca giudiziaria nazionale senza che il principale autore, tra sceneggiate varie comprenda di rassegnare debitamente ed incondizionatamente le dimissioni”. Chiedono un passo indietro del primo cittadino anche gli attivisti di Scafati in Movimento. “A questo punto meglio un commissario che continuare ad avere la città sulle prime pagine dei giornali o avere esponenti politici continuamente indagati dalla magistratura, si difendano dalle accuse o attendano il corso delle indagini da semplici cittadini e non da amministratori impegnati nella res publica – spiegano i grillini – Ci auguriamo le dimissioni immediate di tutti in segno di rispetto della città non di colpevolezza. Sono troppo gravi le accuse e troppi gli episodi che vedono questa amministrazione protagonista in negativo”.

 




Scafati. Il Puc tra responsabilità e danno erariale

Il consigliere comunale Marco Cucurachi del Pd intervienie sul Puc. «Dopo aver fatto la Storia a Scafati (come sostiene il Despota non piu' Illuminato ), scrive cucurachi riferendosi al sindaco Pasquale Aliberti-  la Provincia di Salerno ha bocciato il Piano urbanistico comunale per mancato adeguamento al Ptcp – Piano territoriale di coordinamento provinciale. Ora bisogna fare tutto daccapo, una muova procedura, altri consigli consigli comunali, nuove osservazioni da parte degli interessati, commissioni consiliari…, un nuovo conferimento di incarico allo Studio Fedora, nella persona dell'architetto Mesolella, redattrice del Piano. In Commissione Urbanistica ho chiesto al neo assessore Nicola Acanfora e all'ing. Fienga, di recente nominato funzionario responsabile dell'Area Urbanistica, chiarimenti, spiegazioni e quali sono le intenzioni dell'Amministrazione. Partiamo, come sempre dai dati di fatto : esiste un verbale di Conferenza di Servizi tra il Comune di Scafati e la Provincia che attesta, certifica e conferma gli errori e e illegittimita' commesse, che dovranno essere, comunque, accertate nella Commissione Garanzia, che a breve convocherò. Sarebbe stato auspicabile abile un comportamento più responsabile…».




E’ giallo sulla nota dell’Anac Non si parla di tutte le nomine. E sul caso Cucurachi chiede le dimissioni di Aliberti

SCAFATI. Nomine illegittime: è giallo sulla nota dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. La delibera che ha dichiarato inconferibili Andrea Granata e Mario Ametrano e legittimato Luca Celiberti con Raffaele De Rosa, non cita in alcun punto Andrea Inserra e Martino Melchionda, riguardo le nomine ricevute per una poltrona al Consorzio delle Farmacie, di cui il Comune è socio di maggioranza. Il primo cittadino ha infatti dichiarato che “La stessa nota, invece, dichiara la nomina del sindaco Melchionda e di Andrea Inserra compatibili e regolari con la carica di Presidente delle Farmacie”. Ora, premesso che non si ha conoscenza di altri eventuali documenti, l’unico  pubblicato sul sito dell’Anac è la delibera 156 del 10 dicembre 2015, che non prende in esame le cariche del Consorzio delle Farmacie, e che dichiara illegittima anche la nomina di Mario Ametrano quale Ad della Scafati Sviluppo, di contro “dimenticato” da Pasquale Aliberti nella nota di chiarimento. Sempre nel comunicato sindacale, si fa riferimento ad un azzeramento di cda avvenuto prima della segnalazione dell’anticorruzione. Secondo Mario Santocchio, autore dell’esposto, la segnalazione sarebbe invece arrivata a Palazzo Mayer il 18 dicembre ed  è dubbia anche la modalità con cui si è proceduto all’azzeramento del Cda della Scafati Solidale. Secondo il componente Luca Celiberti  nessuna revoca dell’incarico è stata ricevuta né c’è stato un incontro chiarificatore con Aliberti. “Ci è arrivata solo una lettera di ringraziamento per gli importanti risultati raggiunti in data 30 dicembre. Questa dovrebbe essere intesa come una revoca dall’incarico per aver svolto male il proprio lavoro? Nessun attaccamento alla poltrona, ma solo un invito alla chiarezza”. Tra le sanzioni emesse da Cantone, anche l’impossibilità di fare nomine per tre mesi, e questo andrebbe a vincolare il sindaco che si ritrova anche a dover rinominare il Nucleo di Valutazione e Controllo di Gestione, oltre allo stesso Cda (parziale o meno è da capire) della Scafati Solidale.

Adriano Falanga

 

Le reazioni «L’unica scelta legittima e legale che può fare Pasquale Aliberti, è quella delle dimissioni»

SCAFATI. E sulla vicenda Anac, interviene il consigliee comunale del Pd Marco Cucurachi (nella foto, ndr).  «Per la terza volta in due anni il Presidente dell’Anac – Autorità Nazionale Anticorruzione, Cantone, interviene sulle vicende amministrative della Città di Scafati e ne censura le scelte, adottate in violazione delle norme dettate in materia -scrive Cucurachi-. Nel 2013 su mio esposto dettagliato, confermò i dubbi e le perplessità, espresse in un lungo intervento in consiglio comunale, sulla copertura finanziaria del progetto di riqualificazione dell’ex Copmes, gravata di un mutuo di 10.000.000 di euro. Successivamente, e prima che la Direzione distrettuale antimafia di Salerno venisse a fare visita al Comune, ritenne, sempre su mio esposto, fondata la questione riguardante la Segretaria comunale Immacolata Di Saia, già indagata in diversi processi penali per abuso d’ufficio e falso, e sollecitò il Comune a rimuoverla dall’incarico di Responsabile del Piano Anticorruzione, ruolo che dovrebbe essere ricoperto da una persona di specchiata moralità. Oggi Cantone ci dice, con la delibera n. 156/15, che le nomine di amministratore delegato di Scafati Solidale e della STU, nella fattispecie Andrea Granata e Mario Ametrano, sono illegittime in quanto adottate in violazione del decreto legislativo n. 39/13 e perché’ i soggetti interessati negli anni precedenti avevano ricoperto incarichi incompatibili con quelli attuali ed erano candidati nelle liste di Aliberti. Al netto delle indagini della magistratura penale su vicende di stampo camorristico e scambio di voto che riguardano il Sindaco, la moglie, consigliera regionale Monica Paolino, il fratello del Sindaco, la Segretaria comunale Di Saia e lo staffista Cozzolino, continua la scia dell’illegalità e delle illegittimità (non ultima la farsa della decadenza, responsabilmente bloccata dalle iniziative compatte delle forze di opposizione) che avvolgono la nostra martoriata Città e che fotografano una maggioranza ormai allo sbando e caratterizzata da attacchi personali tra i vari componenti della stessa.  Senza contare i fallimenti politici che denunciamo da anni e che hanno fatto sprofondare Scafati in un baratro economico-industriale senza precedenti. L’unica scelta legittima e legale che può fare Aliberti, in questo mare di violazioni, è quella delle dimissioni».




Scafati. Addio al Polo Scolastico, la delusione di un’intera città

Di Adriano Falanga

L’amministrazione dice addio al Polo Scolastico. Nonostante la possibilità di rifinanziare con fondi europei il progetto, i tempi dettati dall’Europa non consentono la realizzazione e rendicontazione dell’opera, ferma oggi al primo stadio di avanzamento lavori e con un’area ancora da bonificare dai rifiuti di risulta emersi dagli scavi, entro marzo 2017. Qualcosa però occorre fare, anche perché non può esisitere un simile scempio in pieno centro, e soprattutto bisogna quantomeno restituire alla città ciò che c’era prima. Da qui la decisione di realizzare, per il momento, il solo palazzetto dello sport. “Il nuovo Accordo di Programma prevede la rendicontazione della spesa entro marzo 2107 – conferma Pasquale Aliberti – E’ il motivo per il quale in queste ore abbiamo ragionato sull’opportunità di realizzare altre opere pubbliche mettendo al centro delle cose da farsi gli edifici scolastici, la riqualificazione urbana e una revisione di una parte del progetto per il Polo Scolastico. Tutte le decisioni saranno prese appena i tecnici si esprimeranno sulle valutazioni suggerite dall’amministrazione”. Venuto meno il Polo, saranno gli istituti scolastici di Bagni e la Anardi di via Melchiade (destinata ad essere abbattuta) ad essere ristrutturate e adeguate alle normative vigenti. La città comunque perde i campi da tennis e l’ex asilo nido, demoliti perché rientranti nel cantiere del “defunto” Polo Scolastico. Sarà poi la magistratura a decidere il destino del contenzioso in essere tra la Tyche srl (impresa appaltatrice) e il Comune di Scafati. L’azienda scafatese ha abbandonato il cantiere raggiunto il primo Sal da 750 mila euro. Il contenzioso è nato per le diverse posizioni su chi doveva bonificare il cantiere dai rifiuti emersi (e che nessuno aveva stimato esserci sotto) dagli scavi. La Tyche chiedeva una rimodulazione del quadro economico, trovando l’opposizione di Palazzo Mayer. La questione, con ogni probabilità, è destinata ad arrivare in consiglio comunale.

Com'era prima

 

 

 

L’ATTACCO DELLA MINORANZA: “ALIBERTI, ENNESIMO FLOP”

3-cucurachi-300x336“Aliberti è un flop, adesso anche il Polo Scolastico non sarà realizzato”. Così Mario Santocchio, che non risparmia pesanti accuse all’indirizzo del primo cittadino. “In tutti questi anni ha pensato solo ad utilizzare il Comune per la sua carriera politica e della moglie portando solo danni per la citta, dalla chiusura dell’Ospedale alla perdita della scuola e del Palazzetto dello sport”. Uno spreco di soldi pubblici, secondo il consigliere di Fdi, riferendosi sia ai progetti comunque pagati che alle opere di demolizione effettuate. “Su chi ha vinto le gare di progettazione andremo fino in fondo perché’ questi non sono serviti alla citta ma solo a rafforzare i rapporti politici di Aliberti – continua ancora Santocchio – anche il tanto sbandierato Urban Center è rimasto lettera morta, dopo che il progetto è costato 400 mila euro. Fallimenti per la città e arricchimento per altri. Venga in Consiglio Comunale a parlare di queste cose e poi un minuto dopo si dimetta se ha ancora un po’ di dignità”. Chiede un consiglio comunale anche Marco Cucurachi, Pd: “per discutere di argomenti seri ed importanti, che, dato da non sottovalutare, sono stati i punti sui quali ha impostato la sua campagna elettorale. Fallita miseramente, grazie al comportamento serio e responsabile delle forze di opposizione la farsa della decadenza, venga a dichiarare il suo fallimento davanti a tutta la Città”. Ed è intenzione delle opposizioni fare pressing politico proprio per chiarire, oltre alla vicenda Polo Scolastico, anche la delicata situazione della riqualificazione Ex Copmes, assieme al Puc e al Pip. “La città deve sapere” chiosano i due consiglieri di minoranza.




Scafati. Tagli dI 300mila euro al salario accessorio, stato di agitazione dei comunali

Comune: acque agitate tra i dipendenti, si va verso lo stato d’agitazione e lo sciopero. Assemblea sindacale, ieri, tra i dipendenti comunali aderenti alla Cgil, Cisl, e Uil, guidati dai sindacalisti Giovanni Santonicola, Alfonso Rianna e Maria Bonaria Spiga. L’incontro si è tenuto all’auditorium dell’istituzione Scafati Solidale presso il centro commerciale Plaza. I lavoratori hanno discusso del taglio, circa 300mila euro previsto dall’Amministrazione, per il fondo salario accessorio, con cui si pagano la reperibilità, la turnazione, lo straordinario, l’indennità di comparto ed altre competenze spettanti ai lavoratori. I sindacati hanno lamentato la mancata presenza di un assessore con delega al personale e il modo di rapportarsi del primo cittadino con loro. Non è andato per niente giù che il sindaco abbia convocato a gruppi i dipendenti comunali per parlargli, deligittimando “la rappresentanza sindacale eletta dal 98% dei dipendenti, mentre la politica  è stata  eletta appena dal 50% dei cittadini “, ha ricordato Santonicola(Cisl).  Rianna (Cgil) ha rimarcato la mancanza di confronto con la politica “Decidono senza mai interfacciarsi con noi, con questa amministrazione sono sempre i dipendenti e i fondi a loro destinati a pagare per tutto” .  Spiga (Uil) ha definito “inaccettabile il taglio di 300mila euro al fondo”. Erano presenti circa 90 dipendenti sui 170 del Comune e non sono mancate le rimostranze da parte qualche lavoratore seduto nel pubblico che ha contestato i sindacati, troppo tenero a loro dire nel difendere alcuni interessi dei lavoratori. Verso i sindacati  sono arrivati anche accuse dure: “Dovete togliervi il vizio di andare a braccetto dei politici,”. Le Rsu hanno chiesto ai dipendenti unione, di non fare lo straordinario anche se richiesto, essere pronti a denunciare il Comune e, ove è giusto, non aver paura di andare anche contro i dirigenti  “perché a Scafati abbiamo prima dei dirigenti che denunciano il Comune per avere quello che gli tocca” , il riferimento era alla segretaria Immacolata Di Saia che ha intrapreso una causa civile per avere circa 100mila euro non retribuiti. Anche il taglio del 15% allo straordinario  elettorale di maggio non è andato giù. Nella seduta  si è  precisato anche che il lavoro previsto nei progetti obiettivo, attenzionati dalla Corte dei Conti, sono stati svolti  e  se errori ci sono stati siano i dirigenti a pagare e non loro. L’assemblea si è conclusa con una decisione unanime: non si dovrà  svolgere alcun lavoro fuori dagli orari previsti. Oggi, sarà inviato un documento in Prefettura in cui si annuncia lo stato di agitazione, probabilmente propedeutica ad uno sciopero che si potrebbe avere a breve. A tergo dell’assemblea le Rsu unite hanno accusato il Comune di clientelismo per come è strutturato: “Non è possibile avere cinque dirigenti d’area e ben 18 posizioni organizzative su circa 170 dipendenti di cui 40 vigili urbani, le posizioni organizzative dei  dirigenti vengono pagate con il prelievo di 160mila euro  dal fondo incentivante dei dipendenti” chiosano  i sindacalisti.
«Bene hanno fatto le associazioni sindacali unite dei dipendenti del Comune  a rivendicare i propri diritti ed in particolare a contestare la riduzione di 300mila euro  del  Fondo Salario Accessorio -afferma Marco Cucurachi del Pd-. Accerteremo nella competente Commissione Garanzia la regolarita’ dell’operato dei competenti Dirigenti, la correttezza e la legittimita’ degli atti adottati. Si corrispondono 100mila euro a Nek per un concerto musicale e contestualmente si riducono le risorse per i dipendenti, che hanno come unica fonte di reddito lo stipendio».  E la risposta di Aliberti non tarda ad arrivare. Su facebook scrive: «Perplesso dall’annuncio dello stato di agitazione di alcuni Dipendenti Comunali‬ guidati dalla violenza verbale di alcuni Sindacalisti.  Si chiede l’aumento dello stipendio e di lavorare meno. È giusto, invece, valorizzare chi lavora e raggiunge gli obbiettivi, come abbiamo sempre fatto, fino a rischiare le indagini e le contestazioni della Corte Dei Conti. Quanta ingratitudine, per la serie  CORNUT‬&MAZZIATI».

 

 

dipendenti scafati

Gennaro Avagnano




Scafati. Addio decadenza, il Tar rinvia la decisione sul contestato consiglio del 27 novembre

Di Adriano Falanga

La sospensiva del resto era inutile, dopo il 27 novembre c’è stato il consiglio “fotocopia” del 9 dicembre, e la decadenza per il primo cittadino Pasquale Aliberti sembrava essere già accantonata. Il Tar ha deciso di non decidere e rinvia il tutto a data da destinarsi. Se avesse legittimato la seduta contestata, si sarebbe potuto aprire ancora uno spiraglio per ritornare al voto, ma oramai tutto è finito nei meandri, lunghi e burocratici, della Giustizia italiana. “Una decisione che non cambia nulla, ero e resto sereno sulle procedure che ho portato avanti, sempre nel rispetto delle leggi” il commento di Pasquale Coppola, che ha presentato la richiesta di sospensiva. Una decisione che sarebbe dovuta arrivare entro il 9 dicembre, ma oramai tutto è stato compiuto, i consigli si sono tenuti e Aliberti resta nel pieno dei suoi poteri. E’ ironico il sindaco: “Il presidente Coppola è competente in materia, è giusto che fosse lui a decidere sulle procedure adottate e sia ancora lui ad esprimere eventuali pareri”. Non si aspettava diversamente Mario Santocchio: “Ormai si tratta soltanto di una coda giudiziaria generata da un capriccio del Don Rodrigo di turno. La verità è che la farsa della decadenza è saltata per l’opposizione messa in campo dai magnifici nove. Tra qualche anno arriverà la decisione nel merito quando non servirà più a nessuno”.

Sulla stessa linea anche Marco Cucurachi, Pd: “La decisione del TAR di Salerno di rinviare ad un’udienza di merito da fissare nei prossimi mesi non mi scandalizza, non mi meraviglia e non mi preoccupa, perché’ prima o poi verrà chiarito se quel consiglio del 27 novembre, sul quale già il Prefetto ha espresso le sue considerazioni, sia legittimo o meno. Una cosa è certa ed incontrovertibile e cioè che la decadenza costruita ad arte da Aliberti è stata bloccata ed archiviata definitivamente soprattutto per le attività messe in campo politicamente, amministrativamente e legalmente dal Partito Democratico”. Oltre al giudizio del Tribunale Amministrativo Regionale, pende anche l’esposto alla Procura presentato sempre da Coppola e che ha comportato l’apertura di un fascicolo d’inchiesta. In quel fascicolo la Procura di Nocera Inferiore sta verificando le posizioni e gli eventuali reati commessi da tutti gli attori che – in un modo o nell’altro – avrebbero contribuito in concorso al disegno “decadenza lampo” del primo cittadino di Scafati. In primis, la magistratura, dopo la segnalazione al Prefetto e la denuncia presentata dalle opposizioni, sta controllando l’iter tecnico. Nel mirino ci sono tutti i passaggi eseguiti nel rapido diniego alla richiesta di Scia presentata dal cittadino Pasquale Aliberti per la realizzazione di una tettoia, a cui ha successivamente rinunciato. Sotto esame anche il veloce diktat sull’incompatibilità nonché il parere legale sulle diverse convocazioni di consiglio emessi dal dimissionario avvocato comunale Francesco Romano. La Procura inoltre ha chiamato in causa anche l’operato del consigliere comunale “anziano” Teresa Formisano per aver convocato le assise scavalcando il ruolo del presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola su richiesta dei consiglieri comunali Daniela Ugliano, Alfonso Pisacane, Michele Raviotta, Brigida Marra e Francesco Vitiello. Un gioco forza del sindaco, quello sulla decadenza, che ha comportato una crisi di maggioranza che dovrebbe risolversi, in positivo o negativo, tramite voto ad una mozione di sfiducia nei confronti di Pasquale Aliberti, da tenersi in un imminente consiglio comunale.

LA MAGGIORANZA ESULTA: “2-0 PER NOI”