Coronavirus, gli effetti sull’economia

di Francesco La Monica

Negli ultimi giorni l’allarme “Coronavirus” ha raggiunto le proporzioni di un vero e proprio stato di guerra. A Salerno, dopo i casi riscontrati a restare chiuse sono, almeno per il momento, solo le attività scolastiche di ogni ordine e grado, con la sospensione degli eventi curati dal Comune. Da una indagine esperita sull’argomento, si è riscontrato che le attività commerciali, ad eccezione dei ristoranti e dei megastore cinesi, non sembrano risentire particolarmente degli effetti della cosiddetta “psicosi da coronavirus”. Tutto regolare, per quanto riguarda supermercati, ristoranti, pizzerie a bar, come confermato da Giuseppe Romeo, titolare del Freetime Cafè:”Per fortuna, al momento, non stiamo notando dei cali di affluenza e, di conseguenza, di guadagni. La gente non sembra preoccupata, o quantomeno non così tanto da impedirgli di venire al nostro bar e, da quello che mi è capitato di notare, nemmeno gli altri locali della città risentono di quanto sta accadendo. Mi auguro – conclude Romeo – che la situazione resti invariata anche nei prossimi giorni e che, soprattutto, rimanga tutto sotto controllo come in questo momento”. Discorso leggermente diverso, invece, è quello che concerne i “grandi magazzini” più importanti della città. Uno su tutti, il centro commerciale “Le Cotoniere”, come riferito da un dipendente di un negozio di abbigliamento sito all’interno del megastore, che pare abbia subito un ingente calo di clienti:”Devo ammettere che, da qualche settimana, il numero di visitatori del centro è nettamente calato, specialmente durante la settimana. Ad oggi, grossi danni non ne stiamo subendo, ma se questa situazione dovesse perdurare nel tempo, allora dovremmo iniziare a preoccuparci seriamente per le nostre attività”. Discorso, tanto simile quanto inaspettato, che vale anche per riguarda le rivendite di fiori delle zone adiacenti al cimitero comunale:”Senza dubbio, la psicosi del Coronavirus ci sta creando delle difficoltà – spiega la titolare del negozio “Eden Flora” Anna Alfano, che poi aggiunge – Di solito, di questi tempi, negli anni scorsi c’era molta più affluenza al cimitero, specie con belle giornate di sole come queste degli ultimi giorni. Probabilmente, trattandosi perlopiù di persone anziane, i clienti hanno paura di recarsi in luoghi particolarmente affollati e, ovviamente, anche il cimitero è incluso nel discorso”. A conferma del momento non certo roseo che stanno attraversando diversi commercianti della città, il direttore della filiale della Banca di Credito Cooperativo Campania Centro, Vincenzo Piva, ci svela un particolare “curioso” della vicenda:”Supermercati a parte, abbiamo registrato un discreto calo dei versamenti da parte dei titolari di attività commerciali, in modo particolare, dei negozi di abbigliamento. A conferma della situazione di incertezza, persino i distributori di benzina sembrano aver subito dei “danni” in termini di incassi. Un dato che, presumibilmente, deriva dalla scelta delle persone di muoversi il meno possibile dalle proprie abitazioni”. Se le conseguenze della psicosi da Coronavirus, ad oggi, non sembrano turbare oltremodo i titolari delle attività commerciali, il pensiero di tour operator, titolari di strutture ricettive e persone appartenenti al mondo dello spettacolo, invece, appare diametralmente opposto. “Il settore turistico è in forte crisi. A causa del rinvio di diverse manifestazioni di ogni tipo, nelle ultime settimane abbiamo ricevuto tantissime disdette di prenotazioni sia dall’estero che dalla stessa Italia – afferma Sergio Panella, titolare dell’agenzia “Dapro Viaggi” – che, in più, invoca un intervento deciso da parte delle istituzioni:“Ci troviamo in una situazione di stallo. Ogni sforzo compiuto durante l’anno è risultato vano. Sarebbe opportuno che lo Stato garantisse una sorta di “paracadute” nei momenti, come questo, di grande difficoltà. Per quanto mi riguarda, ho subito ingenti danni da questa situazione, ma credo che anche i miei colleghi stiano incontrando le stesse difficoltà. E’ una situazione paradossale. Il problema sanitario esiste e certamente non va sottovalutato, ma credo che si sia creata una psicosi inutile che sta soltanto creando dei problemi all’economia del Paese”. Opinione molto simile a quella di Adriano De Falco, titolare della “Casa Vacanze il Duomo” di Salerno:”Al momento c’è stata solo qualche disdetta, ma temo che nel prossimo futuro ce ne saranno altre. Se questa ondata, soprattutto mediatica, non si attenuerà e se gli altri Stati non cambieranno le loro posizioni nei confronti dell’Italia, potremmo vedere compromessa buona parte della stagione. Al momento siamo ancora in tempo per recuperare, ma c’è bisogno che i toni si abbassino quanto prima”. Stato di allerta, con relative conseguenze, che ha coinvolto anche il mondo dello spettacolo con diverse manifestazioni annullate negli ultimi giorni. Situazione che ha letteralmente travolto, in modo particolare, attori, registi e tecnici di manifestazioni teatrali, come confermato dall’attore e regista salernitano Gianni D’Amato:”Non ho le competenze mediche per poter giudicare il virus e le sue conseguenze, ma non comprendo la scelta di chiudere soltanto teatri e musei, mentre altre attività continuano tranquillamente a svolgere le proprie funzioni. A mio parere, tutto questo allarmismo lo trovo un po’ eccessivo. Da quello che ho potuto capire dopo varie spiegazioni di affermati virologi, il Coronavirus è un qualcosa in più di una semplice influenza che, sostanzialmente, può essere tranquillamente curata. L’influenza stagionale, al contempo, causa diverse morti ogni anno. Non vedo perché, visto l’elevato rischio di contagio, non vengono chiuse scuole, teatri, musei e quant’altro anche in caso di influenza cosiddetta normale. Hanno decretato – tuona D’Amato – la morte dello spettacolo dal vivo. Forse non tutti sanno che dietro una messa in scena c’è un lavoro di concetto che coinvolge una miriade di persone, dagli attori, ai registi, ai tecnici e chi più ne ha più ne metta. Ormai siamo all’isteria pura. Non è mia intenzione oltraggiare le vittime causate dal Coronavirus e sminuire la paura delle persone, anche giustificata, ma se la politica e gli organi di informazione avessero usato un po’ più di buon senso, probabilmente non ci troveremmo in questa situazione. Consiglio di chiudere i social network e di riaprire i teatri. Certamente ne guadagneremmo in credibilità, tranquillità e, soprattutto, in cultura”.




«Le vendite in crisi, puntare sui centri commerciali naturali»

di Erika Noschese

Centro commerciali naturali: è questa la vera scommessa per tentare di arginare il dilagante fenomeno del commercio in crisi. Una scommessa che parte da Raffaele Esposito, presidente provinciale di Confesercenti Salerno che fa il punto della situazione sul commercio, a livello locale e provinciale. «C’è una profonda crisi che attanaglia il settore del commercio e da cui non possiamo nasconderci – ha spiegato il presidente Esposito – Il commercio è messo a dura prova dall’online». Al giorno d’oggi, infatti, acquistare è diventato a portata di click, basta collegarsi ad una grossa multinazionale, scegliere e procedere al pagamento, per poi vedersi arrivare la merce acquistata direttamente a casa, mettendo sempre più in ginocchio i cosiddetti negozi di vicinato che, dal 2017 ad oggi, vivono una crisi senza via di uscita. «A livello sindacale combattiamo le grandi imprese – ha aggiunto il numero uno di Confesercenti Salerno – Noi siamo per la tutela degli esercizi di vicinato anche per favorire la vivibilità del territorio e dare alle famiglie la possibilità di uscire, visitare i negozi e acquistare». Solo pochi mesi fa, infatti, la Confesercenti ha presentato un progetto innovativo in collaborazione con la Camera di Commercio e l’Università di Napoli, concentrato sul mondo dei social ed è da qui che parte la scommessa dei centri commerciali naturali, portandoli nell’era digitale. “Innovazione e tradizione”è infatti lo slogan che accompagna questo progetto che darebbe ai negozi di vicinato la possibilità di crearsi una “reputazione social” che andrebbe, di fatto, ad incrementare le vendite, anche invogliando le famiglie ad uscire di più e soffermarsi maggiormente sui piccoli negozi piuttosto che scegliere l’online o i grandi magazzini. A soffrire maggiormente per il commercio sono le città senza centro storico, i piccoli comuni e tutte quelle zone che non vivono di turismo. E di fatti, in questo contesto, un ruolo importante potrebbe svolgerlo la manifestazione Luci d’Artista che, ad oggi, vive una grande contraddizione: la zona del centro, maggiormente frequentata da turisti e la zona orientale che, come ogni anno, finisce nel dimenticatoio dell’amministrazione comunale, facendo soffrire ulteriormente il commercio. «C’è un periodo di crisi che va avanti dal 2017», spiega ancora Esposito secondo cui la colpa non è solo dei grandi centri commerciali: «molti hanno fallito la loro mission: non è inusuale, infatti, trovare strutture con negozi chiusi». Per Confesercenti Salerno, infatti «è calato il potere d’acquisto delle famiglie. E’ un sistema su base negativa perchè le famiglie non acquistano più come una volta».




Esercizi commerciali sempre più in crisi? Calma piatta nel primo trimestre del 2018

Erika Noschese

Calma piatta circa la situazione delle imprese nel primo trimestre del 2018. Stando a quanto riferiscono i dati della Camera di Commercio di Salerno, infatti, nei primi tre mesi del 2018 poche sono le nuove attività iscritte alla Camera di Commercio ma altrettante sono le cessate. Nello specifico, infatti, a risentire maggiormente della crisi economica sono ancora una volta le attività che si dedicano prevalentemente alla vendita di prodotti alimentari e bevande, i cosiddetti negozi di vicinato che si dedicano anche alla vendita di abbigliamento, mobili, piccoli elettrodomestici, ferramenta, cosmetici, solo per citarne alcuni. Medesimo discorso vale anche per i grandi magazzini, commercio al dettaglio di prodotti che variano dall’informatica ai grandi empori. I primi tre mesi del 2018 hanno colpito anche le attività commerciali che si dedicano alla vendita di prodotti per la casa e mobili. Stando a quanto riferiscono i dati della Camera di Commercio di Salerno, a risentire maggiormente sono stati, in questi primi mesi, le attività commerciali di articoli di abbigliamento, cosmetici, articoli di profumeria e di erboristeria. Fino al mese di marzo, dunque, a Salerno sono state aperte 39 nuove attività commerciali ma chiuse 53, segno di una crisi ancora evidente che non riesce a far tirare un sospiro di sollievo ai commercianti su cui pende sempre più spesso l’ombra della saracinesca definitivamente abbassata. Allarmanti sono invece i dati dell’ultimo trimestre del 2017 quando, solo in città hanno abbassato definitivamente le saracinesche ben 60 attività e solo 30 hanno deciso di provare ad avere futuro nel mondo del commercio. Sempre troppo poche sono le nuove iscrizioni alla Camera di Commercio. A volerci provare, nonostante le evidenti difficoltà, sono i titolari di esercizi commerciali che si dedicano alla vendita di abbigliamento e i negozi di vicinato che si occupano prevalentemente di prodotti alimentari, bevande, prodotti ortofrutticoli, ittici e simili. Gli stessi, insomma, che decidono di chiudere perché impossibilitati a fronteggiare l’emergenza o ad evolversi stando al passo con i tempi seguendo, dunque, l’orma dell’era digitale. Delle 60 attività chiuse, la stragrande maggioranza riguarda ancora proprio il mondo dell’editoria con gli esercizi commerciali che si occupando della vendita di giornali e articoli di cartoleria e, ancora una volta, i negozi che si occupano della vendita di abbigliamento, di materiale per ottica e fotografia e oggetti d’arte, compreso quelli di arredamento per giardini che sembrano essere ancora in crisi.

390 negozi chiusi nel salernitano in soli 4 mesi: è allarme crisi economica

Dati altamente allarmanti anche quelli che provengono dalla provincia di Salerno dove, sono nell’ultimo trimestre del 2017, hanno chiuso definitivamente i battenti circa 390 esercizi commerciali, a fronte di 203 nuove iscrizioni alla Camera di Commercio di Salerno. Sono stati, infatti, ben 40 i negozi di vicinato che hanno abbassato le saracinesche a causa delle varie difficoltà riscontrate, tra cui quella di tipo economico, a fronte di sole 16 nuove attività commerciali che hanno deciso di aprire nel salernitano. Non è andata meglio anche per i negozi specializzati nella vendita di carni o prodotti a base di carne così come per chi decidere di dedicarsi alla vendita di prodotti alimentari che, contro ogni previsione, sembra essere il settore più in crisi sia a Salerno città che in provincia. Troppi, i negozi che decidono di chiudere e troppo poche le nuove attività commerciali che hanno portato ad una vera e propria crisi del settore. Non va meglio, neanche in provincia di Salerno, per quanto riguarda il settore della vendita di articoli per la casa o per quanto riguarda la vendita di giornali e articoli per la cartoleria in generale. Circa 390 sono state infatti le attività commerciali che in provincia di Salerno hanno definitivamente detto addio al commercio mentre solo 203 sono le nuove attività registrate alla Camera di Commercio locale. L’abbigliamento è ad oggi il settore più in crisi tanto in città quanto in provincia e lo stesso discorso vale anche per i prodotti tessili e le calzature e la vendita ambulante di altri prodotti. Insomma, mentre il 2018 sembra non aver procurato eccessivi danni, il 2017 sembra essere stato ancora una volta penalizzato dalla crisi economica.




«Polemiche di menti poco serene»

Erika Noschese

Non accenna a placarsi l’ira furiosa post consiglio comunale, tenutosi lo scorso 31 ottobre a Palazzo di Città. A dispetto delle altre volte, infatti, qualcosa è andato storto e la maggioranza inizia a scricchiolare, nonostante l’apparente tranquillità di sindaco e consiglieri. Durante le discussioni sui vari punti all’ordine del giorno, infatti, il Piano di alienazione ha creato non poche perplessità agli occhi del consiglieri e avvocato Leonardo Gallo e del suo collega Corrado Naddeo, presidente della commissione sport. Nel corso del dibattito per l’approvazione del punto in questione, infatti, Gallo e Naddeo hanno espresso parere contrario, votando no al Piano di alienazione. Non sono certo mancate le perplessità dei colleghi di maggioranza e minoranza, così come non sono mancate le polemiche in merito. A prendere le difese dell’avvocato salernitano, dopo le sue dichiarazioni definite pretestuose, è il segretario regionale di Centro Democratico, Michele Pisacane che, in una lunga nota, dichiara: “Le questioni sollevate dal consigliere avvocato Leonardo Gallo nello scorso Consiglio comunale di Salerno, dettagliatamente argomentate e motivate, sono apparse pretestuose solo a chi le ha ascoltate con mente poco serena. Quanto da Gallo correttamente evidenziato circa il Piano di alienazione proposto alla città e le risorse che da queste ne deriverebbero, a un’attenta e scrupolosa valutazione, destavano perplessità in quanto in contraddizione con la dichiarata intenzione dell’amministrazione di procedere a una revisione del Piano regolatore che prevedrebbe, al contrario, una riduzione delle aree edificabili”. Pisacane punta l’attenzione anche sulla ratifica di un provvedimento dell’Asi che rischierebbe di precludere la proclamata intenzione di attrarre a Salerno imprenditori pronti a investire e produrre ricchezza per tutti, le cui motivazioni di Gallo sono apparse “del tutto ragionevole”, come sostiene il segretario regionale. In consiglio comunale Gallo ha evidenziato gravi incongruenze contenute nell’atto con citazioni e riferimenti a norme regionali inesistenti e riferite ad altra materia. Va ricordato, infatti, che tra le leggi citate per stabilire i criteri a cui dovrebbero rispondere gli imprenditori per potersi guadagnare un posto all’interno dell’area della zona Industriale, vi è la norma che fa riferimento all’accorpato dei comuni di Montoro Superiore e Inferiore.   “Ecco perché riteniamo che la sua contrarietà non possa produrre alcun rischio di crisi o di riperimetrazioni della maggioranza posto che le riflessioni di Gallo, come ben sapranno riconoscere tutti quelli che vogliono il bene di Salerno a cominciare dal sindaco e dai colleghi di maggioranza, sono fondate e costruttive in quanto tese a evitare un danno alla collettività, non già a distinguersi se non da chi vuole il male dei salernitani”, ha poi aggiunto il segretario regionale di Centro Democratico, La contrarietà espressa da Gallo e Naddeo in consiglio comunale sta facendo tremare la maggioranza. Lunedì prossimo dovrebbe esserci la verifica del perimetro di maggioranza, richiesta dal sindaco Enzo Napoli per scongiurare il pericolo di una sfiducia da parte dei suoi stessi fedelissimi. La situazione però non sembra preoccupare particolarmente l’amministrazione comunale, in quanto già tra gli stessi oppositori di maggioranza sembra “esagerato” parlare di crisi per quanto, tanto l’avvocato salernitano quanto il presidente della commissione sport, si sono rifiutati di esprime le loro opinione per ben due giorni.  E’ stato in primis l’avvocato Gallo a smentire categoricamente le voci di una possibile crisi in maggioranza. A rimarcare il concetto poi anche il governatore De Luca che ha liquidato la questione, definendola “un’effervescenza fisiologica”.




Salerno e la Movida, tante le soluzioni di svago: Riapre il White Rabbit

A Salerno la movida sembra essersi spostata verso il mare, sulla spiaggia di Santa Teresa infatti ogni sera si ritrovano a centinai i ragazzi.
La strada di Via Roma resta comunque sempre ambita sebbene qualche serranda chiude, si trasforma e qualche altra riapre, come per il caso del pub White Rabbit.
Sono tante le difficoltà che affrontano ristoratori e gestori dei Pub del centro da quando è venuto meno il parcheggio dove sta sorgendo il Crescent; ma la voglia e la caparbietà degli imprenditori spesso giovani Salernitani, lascia spazio alla passione e alle ambizioni lavorative.

Il nuovo gestore del Pub e Ristorante Angelo Tesauro ci spiega le motivazioni di questa lunga assenza e le nuove prospettive per il futuro: “Volevamo metterci al passo con i tempi, ci voleva un restyling deciso, c’è una cucina nuova, siamo aperti a pranzo per il business lunch e la sera con un menù completamente rivisitato rispetto al passato, quindi si può usufruire del locale già dall’aperitivo alla cena, fino a tarda sera.”

Come mai questo ritardo per riaprire il locale?
“Abbiamo avuto qualche problema in fase di progettazione, tanto che è stato necessario cambiare i progettisti dopo alcuni mesi che i lavori erano partiti, ed è stato necessario ricominciare da capo, questo succede quando subentrano nuovi soggetti.”
“Siamo sempre White Rabbit ma con una maggiore cura rispetto ai prodotti, dopo 11 anni ci siamo aggiornati, così com eravamo all’avanguardia nel 2006 speriamo di esserlo anche adesso. C’è sempre il “barman” Manuel, punta di diamante del bar quindi la qualità è sempre la stessa.”

Non resta che augurare un grande in bocca al lupo e visitare la pagina Facebook del locale per essere sempre aggiornati  https://www.facebook.com/whiterabbitsalerno/?ref=br_rs

 

 

Creatiwa studio




Scafati. “Costretti a chiudere dopo 25 anni di attività”. Lo sfogo di Sergio

Di Adriano Falanga

<<Chiudiamo dopo 25 anni di attività. Impossibile andare avanti, manca ogni presupposto>>. A pochi metri dal Brick Lane Pub chiude i battenti lo storico negozio “Bomba”, dopo aver provveduto ai “corredi” e biancheria di centinaia di ragazze scafatesi. E’ molto amareggiato Sergio, che gestisce l’attività assieme alla moglie. <<La crisi non solo non è mai finita, ma a Scafati è stata anche accentuata dagli eventi degli ultimi tempi. Mancano le politiche di sviluppo, mancano iniziative comuni, manca qualsiasi tipo di sostegno e supporto dalle Istituzioni>>. Ciò che non manca però sono divieti e tasse altissime. E la delicata situazione finanziaria dell’Ente non permette certo una politica di sgravi fiscali, piuttosto si punta e si sta già puntando a portare al massimo le imposte e tributi locali. <<Una volta dovevamo difenderci dalla concorrenza, ma oggi a mancare sono proprio le condizioni più elementari. Siamo soli>>. Sergio sta svendendo tutto, appena esaurito il magazzino chiuderà definitivamente. Possibile che non ci sia una soluzione? <<Si potrebbe pensare ad un fondo salva crisi, oppure ad una “no tax area” per rilanciare il comparto. Al nord non è raro che questa misura sia applicata dai Comuni per venire incontro alle esigenze del proprio tessuto commerciale, in un periodo a breve termine>>. Non solo sgravi, ma anche iniziative mirate al rilancio sociale e urbano. I comuni limitrofi hanno fatto così. <<Si potrebbero fare delle iniziative comuni, come aree pedonali, gazebo, eventi ed altre iniziative per incentivare le vendite, attraverso il richiamo all’aggregazione. Assurdo che tutto questo deve essere offerto solo dai grossi centri commerciali>> chiosa un demoralizzato Sergio.




Scafati. Mercato immobiliare senza ripresa, l’analisi

Di Adriano Falanga

Dopo un periodo di crollo verticale, resta stabile, seppur tendente al segno negativo, il mercato immobiliare scafatese. Il prezzo degli immobili stenta a decollare da un lato, mentre dall’altro registra un profondo stallo, causa anche dei fenomeni socio politici locali, che si riflettono sull’umore dei prezzi degli immobili. Secondo i dati del sito Immobiliare.it, nel febbraio 2013 il prezzo medio di vendita degli immobili a Scafati era di quasi 2.200 euro al metro quadro, ad Ottobre 2016 si attesta ad una media di 1.845 euro. Nel corso degli ultimi 24 mesi, il prezzo richiesto all’interno del comune di Scafati ha raggiunto il suo massimo nel mese di Febbraio 2015, con un valore di € 1.949 al metro quadro. Il mese in cui è stato richiesto il prezzo più basso è Aprile 2016: per un immobile in vendita sono stati richiesti € 1.766 per metro quadrato. Con l’avvicinarsi dell’inverno si accentua il fenomeno allagamenti, e da quest’anno risulta influente anche la vicenda Helios, che ha letteralmente sconvolto il mercato immobiliare delle contrade Cappella e Mariconda, già alle prese con l’inquinamento del canale San Tommaso.  Provare a vendere un bene immobile o darlo in locazione risulta impossibile, a causa del disagio legato alla puzza proveniente dal sito di stoccaggio, oggi commissariato e in fase di adeguamento alle normative, come imposto dal Tribunale. Non solo periferia, non va meglio al centro storico, finito oramai in balia dell’incuria e della mancanza totale di investimenti mirati per il suo recupero e riqualificazione. Questa è una zona commercialmente morta, è palese la difficoltà che hanno temerari investitori nel mettere su, e sprattutto tenerla aperta, un’attività commerciale. Piazza Vittorio Veneto è zona franca, e se non fosse per la comunità parrocchiale di Santa Maria delle Vergini, ci sarebbe il coprifuoco già all’imbrunire.

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Si apprezza il sacrificio di giovani imprenditori che negli ultimi mesi stanno provando a investire sul corso Nazionale, ma anche qui, l’assenza di investimenti comunali pesa non poco. E poi c’è il perimetro degli allagamenti: Via Passanti, via Cesare Battisti (qui addirittura il problema non è a quanto vendere, ma trovare chi compra) via Dante Alighieri, via Roma, Via Oberdan, piazza Garibaldi. In via Passanti, oltre agli allagamenti ad esempio, l’indotto che c’era attorno all’ospedale funzionale e funzionante creava economia, via Cesare Battisti e con essa l’intero centro storico sono diventate zone commercialmente morte, dove si registra un alto tasso di mercato immobiliare al nero, che lucra sugli immigrati irregolari. Sembrava andare meglio alle periferiche e popolose San Pietro e Bagni. Se la prima regge il suo mercato immobiliare, la seconda assiste ad un crollo, conseguenza del dilagare della microcriminalità, che ha letteralmente messo in crisi centinaia di famiglie. Furti, rapine, prostituzione, soffocano questa storica contrada, ricca di tradizioni popolari. Non esistono strutture idonee per la movida, che di contro, si è “trasferita” nella vicina San Pietro, nei pressi del centro Plaza. La Villa Comunale vive una profonda crisi, dovuta all’assenza di un progetto di manutenzione e di iniziative mirate a ripopolarla. Il parco botanico chiude quando altri parchi simili e decisamente meno interessanti, si animano. Nel corso del mese di Ottobre 2016 per gli immobili residenziali in affitto sono stati richiesti in media € 5,97 mensili a metro quadro, con una diminuzione del 0,26% rispetto a Ottobre 2015 (€ 5,99 mensili per mq). Negli ultimi 2 anni, il valore più alto del prezzo richiesto all’interno del comune di Scafati è stato di € 6,39 mensili al metro quadro, rilevato nel mese di Gennaio 2016. Il mese in cui è stato richiesto il prezzo minimo è Aprile 2015: per un immobile in affitto sono stati richiesti in media € 5,38 al mese per metro quadrato.

DAL BARATRO DELLA MOVIDA AL BOOM DEI CENTRI SCOMMESSE E DEI CINESI

1-cinesi-e-italiani-a-tavolaNon solo carenza di infrastrutture alla base del crollo del mercato immobiliare, a spaventare gli investitori sono anche alcuni elementi sociali. Lo svuotamento del centro storico e l’assenza di progetti di riqualificazione hanno comportato la chiusura di attività commerciali appetibili alla movida. Bar, abbigliamento, pizzerie, sono stati sostituiti dai centri scommesse, che di contro in città registrano un forte aumento. In salita anche i negozi di oggettistica made in Cina. Il basso prezzo di questi prodotti, nonostante l’opinabile qualità, sfavorisce le piccole mercerie e le ferramenta. I cinesi a Scafati hanno acquistato, soldi alla mano, strutture di grande dimensioni, idonee ad ospitare l’enorme varietà di articoli che offrono, dall’oggettistica all’elettronica, passando per l’abbigliamento alla cartoleria. Poi c’è il traffico, figlio della speculazione edilizia degli anni 80, che ha creato nuovi quartieri senza predisporre preventivamente una dovuta catena di sottoservizi. A calare l’appetito degli investitori è la chiusura dell’ospedale: i tempi di percorrenza per raggiungere il più vicino pronto soccorso sono un problema per chi ha in casa soggetti anziani o malati. La questione sicurezza pure viene molto avvertita, e l’avere meno di 40 vigili e una manciata di carabinieri, su circa 55 mila abitanti, non è certo segno di protezione garantita. C’è poi il fiume e suoi canali, e se il Sarno negli ultimi anni è sensibilmente migliorato, di contro si vive il totale abbandono, al limite dell’allarme ambientale, dei suoi canali: il Bottaro, il Marna, il San Tommaso, il rio Sguazzatoio. Se da un lato l’amministrazione comunale ha molto investito nella manutenzione stradale, e in nuovi centri di aggregazione di quartiere, dall’altro lato è stata carente di progetti cosiddetti “a lungo termine”. Tra cui il ripristino del pronto soccorso, che oltre a garantire salute, portava anche un discreto indotto. Non ci sono uffici pubblici di enti governativi, e questo pure comporta perdita di interesse commerciale. Non c’è una ztl, a differenza di quasi tutti i paesi limitrofi, che possa rilanciare l’economia. Falliti i Pip, fermo il Puc. Ed è da qui che deve partire il rilancio economico della città, fermo restando gli investimenti per lo sport, per il sociale, per la cultura che l’attuale amministrazione ha largamente profuso. Occorre di più, occorre pensare in grande.




Scafati. Passata la festa, si torna alla politica. Domani voto al bilancio, Aliberti cerca voti

Di Adriano Falanga

La fine della festa Patronale coincide con il ritorno alla quotidianità per gli scafatesi. E con essa, ritorna anche la discussione politica. Dunque, dove eravamo rimasti? Alle dimissioni di Alfonso Carotenuto da presidente della commissione Lavori Pubblici, e alla sua dichiarazione di passaggio in minoranza. Una brutta tegola sulla testa di Pasquale Aliberti, che vanifica tutto il lavoro di “mediazione” che ha portato all’inciucio con il Cotucit di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. Non bastano i voti dei due ex di opposizione per garantire il proseguo della consiliatura. Il 16 giugno il Bilancio passò grazie ai 13 voti raggiunti per il rotto della cuffia, compreso lo stesso voto del sindaco. Questo significa che il passaggio di Raviotta in maggioranza garantisce solo 12 dei 13 voti necessari. L’addio di Alfonso Carotenuto può segnare anche l’addio anticipato alla seco0nda consiliatura targata Aliberti. E questo capita nel periodo più difficile e buio non solo del primo cittadino, ma della stessa città di Scafati, ad oltre venti anni dallo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Aliberti in questi giorni di festa ha voluto restare con la sua famiglia, prendendo parte alla sola messa del Lunedi con il Vescovo, monsignor Beniamino Depalma, e alla processione per il centro storico al seguito di Maria delle Vergini. “La mia attività politica è cresciuta all’ombra di Maria” disse il sindaco in occasione della tradizionale visita che l’immagine della Madonna fa alla Casa Comunale. Aliberti lo raccontano essere sereno sul piano giudiziario, la sue “fede” nella magistratura è pari quasi a quella in Maria Santissima. Meno però sull’aspetto politico, anche se indiscrezioni lo vogliono oramai rassegnato, quasi certo di non trovare quei voti necessari per arrivare fino al 2018. Carotenuto è partito per le ferie, difficilmente sarà presente domani sera, mentre Identità Scafatese è decisa a tenere ferma la sua posizione e non votare il bilancio. Aliberti questo lo sa, e neanche insite più di tanto a cercare nuovi accordi, sarebbe solo un inutile tentativo di prolungare l’agonia di un’amministrazione oramai al tramonto. Eppure, in questa profonda frattura tra le fila della maggioranza poco c’entrano le vicende giudiziarie. Ad incrinarsi sono stati in primis i rapporti umani tra alcuni ex colleghi, forse inaspriti anche dalla nascita di due blocchi contrapporti: fedelissimi contro autonomi. Uno scontro cresciuto nel tempo, la cui origine affonda le radici nella triste pagina rappresentata dal tentativo, fallito, di decadere per un terzo mandato. Ed è questa la colpa maggiore del primo cittadino. Non aver evitato lo scontro tra i suoi ma anzi, l’averlo favorito non frenando la nascita degli “ultras”, che non si sono mai risparmiate reciproche e velenose accuse. Oggi restano i cocci, ma risultano scarsi i tentativi di metterli assieme. Il primo mediatore, il vice sindaco Giancarlo Fele, è in ferie. C’è ansia e preoccupazione in città, e questa si respira tra i corridoi di Palazzo Mayer. Il confine con la querelle giudiziaria dovrebbe essere lontano, distinto e distante dall’attività politica. Ma nella sostanza è tutto molto flebile e sottile. I confini sono combacianti, e l’eco delle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, avvalorate da diversi testimoni, influenzano gli umori del palazzo il cui destino sembra irrimediabilmente compromesso. “E’ corruzione elettorale”, questo passaggio del Gip Donatella Mancini può palesare ottimismo negli indagati, ma segna comunque la condanna a morte dell’amministrazione comunale. E’ il riconoscimento della commistione tra politica e clan, tra clan e imprenditoria, tra clan e appalti pubblici. La veridicità e gravità delle accuse saranno accertate dalla Magistratura, fatto sta che l’influenza del clan su Palazzo Mayer e l’indotto che ruota attorno ad esso sembra essere accertata. Lo testimoniano i contatti, anche senza evidenza di reato, che i Ridosso avevano con gli esponenti politici. “Passiamo in maggioranza perché il commissariamento avrebbe fatto male alla città” dichiarò Michele Raviotta in consiglio comunale, a questo punto la domanda potrebbe anche cambiare: “ma il commissariamento, è davvero il male minore?”

LE ALIBERTIANE BLINDANO IL SINDACO E ZITTISCONO IL PD

1-formisano-marra--292x300Da Palazzo Mayer nessuna nota ufficiale, come continua a restare in silenzio Roberto Barchiesi, entrato in un secondo momento nell’inchiesta ma a pieno titolo, avendo avuto un ruolo importante nel patto elettorale Aliberti-Ridosso, secondo le testimonianze del pentito e di alcuni teste fino ad oggi ascoltati dalla Procura Antimafia. Come sempre più spesso capita, al social network Facebook vengono riservati i pensieri personali. “Le grandi ‪‎verità iniziano come calunnie, bestemmie o maldicenze. Poi però, quando le si conoscono fino in fondo, possono anche rendere voi altri ‪folli – scrive Pasquale Aliberti sulla sua pagina – Cambia finalmente la ‪‎prospettiva, si vede la ‪‎luce ma le persone che ci ‪vogliono bene sono restate sempre lì, al proprio posto. ‪Grazie di cuore”. Insomma, il rigetto degli arresti appare come un primo segnale positivo, nonostante la motivazione del gip Mancini sia tutt’altro che a favore. “Capisco il rammarico e la delusione di coloro che in questi mesi hanno postato il borsone da viaggio. Dopo undici lunghi mesi la verità inizia a prendere forma”, è la positiva visione di Brigida Marra, la pasionaria alibertiana, che con Teresa Formisano e Carmela Berritto non ha mai prestato le spalle al loro leader. “Aliberti è smentito dal Gip. L’inchiesta dimostra in modo inequivocabile che l’Aliberti che parla è diverso da quello che opera – dall’opposizione Mario Santocchio – un uomo senza scrupoli disposto a tutto per il potere. Gli rinnoviamo la richiesta di dimissioni”. E il Pd fa appello al Prefetto, in vista del voto consiliare di mercoledì sera, minacciando addirittura di non prendere parte alla seduta. La replica arriva da Teresa Formisano: “Sono sconcertata dall’atteggiamento assunto da alcuni consiglieri di opposizione che si permettono di giudicare, accusare e dare sentenze al posto di chi di dovere. Da loro in questi anni non mi sembra di aver sentito proposte per la Città, l’unica loro preoccupazione è sempre stata quella di mandare a casa Pasquale Aliberti”. Non usa mezze misure la forzista: “La violenza verbale usata in una fase delicata per la vita di persone e famiglie oneste dimostra tutta la loro aggressività e odio nei confronti del Sindaco oltre che un certo infantilismo da social network. E loro sarebbero l’alternativa? Farebbero bene in questa fase fare silenzio, lasciare che le indagini vadano avanti e che la magistratura, organo competente, faccia il suo dovere. Che fine ha fatto il loro essere garantisti? Ah già, è a convenienza” la stoccata della Formisano.

SIM: “BORRIELLO? ALTRA YES WOMAN”

1-dalila borriello“Mercoledì prossimo ci sarà la seduta di consiglio comunale, all’ordine del giorno c’è l’entrata del neo consigliere Dalila Borriello al posto di De Quattro; che non mantenendo l’impegno preso con gli elettori nel 2013 ha lasciato l’assise in cambio della poltrona al cfi”. Scafati in Movimento punta la lente d’ingrandimento sulla surroga della new entry Borriello, dandola il “benvenuto” in stile cinque stelle: “A Scafati non esiste solo lo scambio di voti ma anche lo scambio di poltrone, il nostro primo cittadino in questo è maestro. Una yes woman al posto di uno yes man”. Un attacco frontale quello degli attivisti: “Non possiamo non definirli così. Perché altrimenti il Sindaco Aliberti non avrebbe mai permesso a De Quattro di andare al Consorzio delle Farmacie. Il sindaco è sicuro di poter contare sulla new entry altrimenti avrebbe adottato la strategia seguita per Casciello: non farlo assessore ordinandogli di non muoversi dal consiglio comunale, per non far entrare la mente pensante, l’ex assessore Giacinto Grandito”. Non manca una pesante stoccata all’indirizzo della giovane candidata in lista Aliberti Sindaco: “La Borriello entra ed accetta di sedere in una coalizione su cui pendono gravi accuse e che, come si evince dalle indagini, dalle dichiarazioni dei pentiti e da quelle degli imprenditori, risulta essere vincente con il supporto dei voti del clan Ridosso-Loreto. Entrare e beneficiare di un posto in una assise in virtù di un quorum raggiunto con i voti della camorra è fuori da ogni logica per chi intende la politica come esempio di onestà e legalità”.

 




Scafati. Terremoto in maggioranza, lascia anche Alfonso Carotenuto

Di Adriano Falanga

Terremoto nella maggioranza di Pasquale Aliberti, lascia anche il “numero 12” Alfonso Carotenuto. Il consigliere di San Pietro, eletto nella civica Noi per Scafati e vicino al dimissionario presidente della Scafati Sviluppo Antonio Mariniello, oggi ufficializzerà il suo passaggio all’opposizione, dichiarandosi indipendente, e contestualmente formalizzerà le dimissioni da presidente della commissione Lavori Pubblici. “Da mesi denunciavo un immobilismo amministrativo che sta paralizzando le attività della macchina comunale – scrive nella sua lettera Carotenuto – devo constatare oggi che nessuna inversione di tendenza si è registrata ma anzi, alcune problematiche sono peggiorate, rischiando di portare al collasso la città”. Carotenuto nella ultima rimodulazione della giunta aveva sponsorizzato un assessorato per Mariniello, cosa non avvenuta. Ma l’interessato smentisce ogni legame con questa vicenda, così come l’ha smentita anche lo stesso Mariniello quando ha rassegnato le dimissioni. Fatto sta che entrambe le azioni sono seguite dopo che in consiglio comunale si è consumato il grande inciucio. “Importanti gare scadute quali quella della Pubblica Illuminazione, della Manutenzione Stradale e degli immobili scolastici, rapportati ad un depauperamento del personale, rispetto al quale non troviamo soluzioni idonee, stanno determinando una paralisi amministrativa che le deboli manovre messe in atto non ci sembrano per nulla idonee ad un approccio funzionalmente apprezzabile” aggiunge Carotenuto. Il civico, legato politicamente all’area di Clemente Mastella (così come Mariniello) ha palesato perplessità fin dalla fase travagliata della decadenza. “Suggerimmo di riportare sui tavoli la politica, con la p maiuscola, si è però preferito parlare d’altro. Per coerenza scegliemmo di tenere un profilo basso sia sulla decadenza sia sul recente bilancio, che abbiamo votato nonostante avessimo espresso tante perplessità”. Curioso, oppure è voluto, l’uso del “noi” da parte di Carotenuto. “L’approvazione del bilancio neanche ha segnato un cambi odi passo nell’azione amministrativa per cui il sottoscritto prende le distanze da questo modo di operare, dichiarando la propria indipendenza in consiglio comunale”. Una polemica questa che avviene a poche settimane prima del voto agli equilibri di bilancio, in cui è richiesta quella maggioranza che, conti alla mano, Aliberti ha oramai ampiamente perso. In bilico anche la posizione di Roberto Barchiesi, vicino alle dimissioni per la nota vicenda giudiziaria che lo ha interessato. A quest’ultimo è stato già chiesto di ripensarci, nonostante ufficialmente pochi e nessuno hanno manifestato la propria solidarietà umana e politica. Barchiesi non può lasciare, perché a subentrare sarebbe Espedito De Marino, che ha già fatto sapere di prendere posto direttamente in minoranza. Una “ventata” di forze fresche, e volti nuovi, è prevista dal subentro della giovane Dalila Borriello, che, salvo colpi di scena, dovrebbe prendere il posto di Pasquale De Quattro, pronto a dimettersi per un incarico al Consorzio delle Farmacie Intercomunale, di cui Scafati è socio di maggioranza.




Scafati. Primi effetti della crisi: Addio alla rassegna estiva

Di Adriano Falanga

La crisi c’è, e si vede pure. Questa è infatti la prima Estate scafatese in cui l’amministrazione comunale non mette in campo energie e risorse per le calde serate estive dei suoi concittadini. Il deficit strutturale di Palazzo Mayer, le contestazioni del Ministero delle Finanze, l’insediamento della Commissione d’Accesso, hanno comportato la necessità di limare le spese, a partire proprio dagli eventi. Rischia di restare senza contributo anche la festa patronale di Santa Maria delle Vergini, prevista per fine luglio. Nel 2015 furono spesi oltre 30 mila euro per “Vivi la Villa”, parterre di spettacoli ed esibizioni varie realizzato in Villa Comunale. Sul palco l’orchestra di Gianni Nazzaro, Tony Tammaro, Pietro Vitolo in arte Pierino Tiramisù, l’associazione “Ma chi m’o ffa fa” di Scafati con la sua commedia teatrale in tre atti “signori biglietti”, Francesco Paolantoni e Arduino Speranza, mago Kristophen ed Enzo Avitabile. “Oramai siamo in piena estate e la città non ha ancora una rassegna estiva che possa allietare chi rimane in città non potendosi permettere una vacanza fuori – così Margherita Rinaldi, segretaria cittadina del Pd –  Quando sosteniamo che il dibattito politico oramai è incentrato solo sulle beghe di palazzo, sui numeri che compongono la maggioranza e sulle prossime nomine, è proprio questo che intendiamo denunciare. La politica si sta allontanando sempre più dai cittadini e dalle loro esigenze, da quelle primarie come la salute, l’ambiente, la sicurezza per passare a quelle legate ai tributi locali troppo alti, finanche a quelle che riguardano il tempo libero. E a pagare sono sempre le categorie più disagiate, le famiglie in difficoltà e tanti anziani con il minimo della pensione. In campagna elettorale volevamo tutti Scafati come una città più moderna europea ed invece stiamo tornando indietro di parecchio – continua la dirigente democratica – E temo che se questa amministrazione non ammetta il fallimento politico pensando solo a come continuare a galleggiare, il nostro livello di vivibilità nei prossimi mesi sarà destinato a peggiorare”. Polemici anche gli attivisti di Scafati in Movimento: “iniziamo a pagare lo scotto di una cattiva amministrazione. Lo spreco e lo sperpero di risorse pubbliche è la sola e unica spiegazione per l’assenza totale di una qualsiasi programmazione cittadina estiva per i tanti scafatesi che restano in città e che non hanno la fortuna, come tanti politici, di poter andare via dalla città in questi giorni di caldo intenso – spiega Giuseppe Sarconio – Un’ amministrazione che ha fatto dello spreco un suo principio, dell’elargizione dei fondi la sua forza e che ora dà i primi segnali allarmanti dello stato fallimentare in cui versa l’ente. Se può essere di sollievo ci sono i nostri politici locali che quotidianamente danno vita a un teatrino che a pochi eguali nelle amministrazioni vicine”.