Scafati. Domenica la marcia, l’appello: “adesso bisogna reagire, è questa la città che vogliamo?”

Di Adriano Falanga

<<Non si manifesta contro qualcuno, ma a favore di qualcosa>>. E quel “qualcosa” è la città di Scafati. Così Arcangelo Sicignano, ingegnere Fiat, promotore e organizzatore della marcia di domenica 3 settembre. Partita in sordina, sembrava una delle tante manifestazioni nate attraverso il web, mai andate oltre le 30-40 adesioni. Obiettivo? Sensibilizzare le autorità preposte al grave disagio vissuto attraverso le esalazioni del fiume Sarno. Ma questa estate è stata una delle più difficili che la città di Scafati abbia mai attraversato. Non solo il fiume, ma anche la spazzatura per strada e soprattutto l’emergenza criminalità. E allora domenica l’occasione è buona per stringersi e quantomeno esserci. Le premesse della vigilia sono positive, tantissime le adesioni. <<La nostra città potrebbe essere uno dei posti migliori dove vivere e far crescere i nostri figli. Il fiume Sarno potrebbe essere una risorsa incredibile. Invece è ormai diventato una fogna a cielo aperto. Ho pensato che non potevamo restare indifferenti e rassegnati ma dovevamo lottare per il futuro dei nostri figli e per la nostra città>>. Sicignano, nessuna esperienza politica di partito alle spalle, racconta di aver sacrificato le ferie e la famiglia, per la riuscita della manifestazione. <<Chiediamo che il Presidente della Regione, il Ministro dell’Interno e il Ministro della Salute vengano nella nostra città e si rendano conto di persona della situazione in cui siamo costretti a vivere. Chiediamo che la Commissione Straordinaria che in questo momento rappresenta lo Stato, si faccia garante di questa richiesta – aggiunge il professionista – I cittadini di sinistra, di destra, di centro e del M5S per una volta saranno uniti sotto un’unica bandiera, quella della salute e sicurezza dei propri figli e della propria città. Tanti cittadini stanno collaborando, ai quali va il mio ringraziamento e lo faccio citando il nome di una cittadina il cui contributo è stato incredibile Teresa Voccia>>. Decine le adesioni, dai diversi gruppi Facebook alle associazioni fisiche, come “Cappella e oltre” e “Laboratori Vitrae”. Anche ex consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, hanno fatto sapere che ci saranno. Contrari Monica Paolino e Pasquale Aliberti, che oltre a ritenere politicamente strumentale la manifestazione, sul social network ha scritto di Arcangelo Sicignano: “L’ho visto solo in occasione di incarichi fiduciari nel 2013”.

Commento stigmatizzato dall’interessato: <<Non ho mai parlato con l’ex sindaco, seppur lo conosco dalle superiori. Ogni qualvolta una persona perbene cerca di fare qualcosa per il bene comune, senza avere partiti e poteri forti alle spalle, viene attaccato e accusato. Ma questo lo sapevo fin dall’inizio. Nonostante ciò ho continuato perché quando tra 10 anni mi guarderò allo specchio potrò dire di averci provato perché “chi lotta può anche perdere ma chi non lotta ha già perso”>>. Sicignano ha personalmente contattato anche esponenti della società civile, nonché i parroci delle diverse parrocchie scafatesi. <<Sia don Giovanni De Riggi di Santa Maria Delle Vergini che Don Peppino De Luca di San Francesco Di Paola hanno sposato l’iniziativa e domenica mattina ricorderanno ai loro fedeli della manifestazione. Non ho parole per ringraziarli della profonda sensibilità mostrata>>. L’appuntamento è per domenica 3 settembre, alle ore 11, in piazza Vittorio Veneto. <<Per dimostrare al mondo intero che il popolo scafatese non si rassegna e non si arrende. Due ore in cui si decide se combattere o rimanere a casa e accettare tutto. Due ore in cui si decide se Scafati può risorgere o andare lentamente ma inesorabilmente verso il declino totale>> conclude Arcangelo Sicignano.

ALIBERTI-PAOLINO: “Protestano senza un obiettivo preciso”

<<Le marce si organizzano su obiettivi precisi e non per portare la gente per strada, già disperata, semplicemente per cercare visibilità o protestare senza conoscere i problemi, lo stato dell’arte e i livelli istituzionali di riferimento>>. Censura in questo modo la marcia di domenica l’ex sindaco Pasquale Aliberti. Ricorda la marcia da lui promossa il 20 novembre 2010: <<Una grande partecipazione della città e dei sindaci di tanti comuni coinvolti. Alla marcia segui un incontro presso l’Aula Consiliare il giorno 23 di novembre a cui parteciparono l’assessore alla Regione Campania Eduardo Cosenza, l’onorevole Monica Paolino e il generale Roberto Jucci, commissario straordinario per l’emergenza del Sarno. La nostra richiesta era chiara: finanziare la rete fognaria del Comune di Scafati e il dragaggio del fiume Sarno. Ottenemmo sia il primo che il secondo finanziamento per opere di completamento pari a 250 milioni di euro. I lavori della rete fognaria sono stati inaugurati ad aprile del 2015 mentre il progetto Grande Sarno è stato più volte ostacolato dagli ambientalisti di facciata per la vicenda delle vasche di esondazione. Una marcia che aveva un obiettivo concreto e che si rivolgeva a degli interlocutori chiari e competenti. Un risultato straordinario ottenuto grazie all’impegno di tutti>>. Sulla stessa posizione anche la moglie consigliere regionale, Monica Paolino. <<Per la maggioranza dei cittadini, questa marcia ha davvero un senso e una ragione che comprendo fino in fondo, ma sembra che per una certa politica sia solo una prova muscolare per ottenere qualche momento di visibilità – fa sapere la forzista – Ecco perché non parteciperò. Per la politica, il tempo delle marce è scaduto. E’ giusto, invece, passare dalle parole alle azioni, alla luce delle opere avviate e pianificate>>.

“Scafati che fine hai fatto. Adesso reagire”

<<Sono passati 60 anni e mi ricordo che bevevo l’acqua del fiume, adesso è una fogna a cielo aperto>>. E’ un foglio A4, con nastro adesivo attaccato sui muri del centro storico. Un volantino fatto in casa che potrebbe essere stato scritto da chiunque, considerato lo sfogo in esso contenuto. Un messaggio probabilmente di stimolo alla partecipazione alla marcia di domenica mattina in piazza Vittorio Veneto. <<Adesso tutti uniti combattiamo per la nostra città. Scafati che fine hai fatto! Ti hanno portato nel degrado totale>>




Scafati. Escalation criminalità: lo Stato balbetta, la camorra parla…e troppo. Lo sappia Minniti

Di Adriano Falanga

Stava approssimandosi l’alba di un nuovo giorno, a 24 ore di distanza dall’ultimo raid camorristico, quando una pattuglia dei carabinieri di Angri riscontrava l’ennesimo attentato. Via Monte Grappa è in pieno centro città, a cento metri dal Municipio, di spalle ad un noto istituto bancario. Saranno decine le videocamere di sorveglianza che avranno ripreso scene dell’attentato. Ma a Scafati servono a poco, non è azzardato dire a nulla. Dal 2012, anno in cui cominciò l’escalation delle bombe, non un solo mittente è stato identificato. E mentre l’antimafia da due anni cerca di arrestare l’ex sindaco Pasquale Aliberti (ancora non rinviato neanche a giudizio) la camorra s.p.a si adopera freneticamente. Ieri notte sul posto si è trovata una pattuglia di Angri, e non è la prima volta che questo comando interviene a Scafati. Questo mostra chiaramente la misura delle difficoltà in cui si trova lo Stato a imporre la legalità. La città è ferma alle parole di Salvatore Malfi, Prefetto di Salerno, pronunciate lo scorso 14 agosto. La commissione straordinaria prova a districarsi nei meandri burocratici per racimolare qualche centinaio di migliaia di euro per potenziare la videosorveglianza pubblica. E alla Tenenza dei Carabinieri di via Oberdan manca da mesi il nuovo Tenente. Può essere mai questa la risposta dello Stato? Eppure, dopo il vertice sulla sicurezza del 14 agosto la città si aspettava una risposta forte, decisa: posti di blocco, perquisizioni, fermi, controlli, e invece nulla. Non un arresto, non un indagato. E’ tutto facile a Scafati, come rapinare, da soli e senza pistola, in pieno giorno, l’ufficio postale centrale, situato sotto le finestre di Palazzo Mayer. Facile come sparare ben 13 colpi di arma da fuoco contro la serranda di un’attività commerciale e la sera dopo, piazzare un ordigno incendiario ai danni di un’altra attività. Se c’è qualcosa che contraddistingue la camorra scafatese è la mancanza di paura. Da queste parti si muovono con una sfacciata spavalderia, e i fatti lo dimostrano. Lo Stato balbetta, ma la criminalità “parla” e pure troppo. Lo sapia il ministro Minniti

DECRETO MINNITI APRE AL POTENZIAMENTO DELLE FORZE DI POLIZIA

Il decreto del ministro Marco Minniti, approvato il 14 agosto, ha come obiettivo la razionalizzazione dei compiti e dei presidi delle forza di polizia italiane. Il decreto ridisegna, in maniera chiara e definita, anche i requisiti e le condizioni territoriali affinché possano essere potenziati, chiusi, aperti o trasferiti presidi di forze dell’ordine. Ed è il caso di Scafati, dove sul territorio sussiste ancora solo una Tenenza dei carabinieri che funziona però come un presidio territoriale, quanto a organizzazione e soprattutto risultati prodotti. E’ chiaro che bisogna potenziare e rinnovare l’organico della struttura. La nuova geografia criminale richiede una rivisitazione delle strategie di prevenzione e contrasto di cui la dislocazione e il numero dei presidi delle Forze di polizia rappresentano indubbiamente un aspetto significativo. Secondo i dettami del decreto Minniti, potrebbe anche presentarsi la necessità di trasferire il presidio di Pubblica Sicurezza da Sarno a Scafati, mentre la Tenenza dei carabinieri potrebbe essere elevata a Comando Compagnia. Non sempre è questione di quantità di uomini, ma delle loro distribuzione territoriale. Minniti è stato chiaro. Ai prefetti la decisione.

GLI ONOREVOLI CHIEDONO AIUTO A MINNITI

<<Non ci sono più scuse dietro le quali lo Stato possa nascondersi. Proprio in una città, commissariata a seguito dello scioglimento per infiltrazione camorristica, lo Stato stesso deve farsi sentire ancora di più>>. Così Angelo Tofalo (in foto), deputato del M5S, che promette: <<Il prossimo 12 settembre riapriranno gli uffici della Camera dei Deputati e mi impegno a sottoporre al ministro degli interni Minniti un’interrogazione riguardante la “(in)sicurezza” di Scafati>>. Il salernitano grillino raccoglie le segnalazioni del meet up locale e non lesina critiche anche all’operato della commissione straordinaria: <<il cui lavoro sembrerebbe stia provocando malcontento e disservizi tra i cittadini. Scafati ha bisogno di crescita, sviluppo, investimenti, lo Stato non può venir meno in un campo come la sicurezza, ne va della credibilità delle istituzioni. La camorra si combatte anche con il lavoro e lo sviluppo – aggiunge Tofalo – Un maggior controllo con più forze dell’ordine sul territorio possono trasformare Scafati da “far west” a faro dell’Agro Nocerino Sarnese. Non un passo indietro contro la criminalità>>. Articolo Uno-Mdp, a Scafati rappresentato da Mirko Secondulfo e Ignazio Tafuro, fa leva sul deputato Michele Ragosta, che raccoglie l’invito: <<È necessario un intervento deciso del Prefetto di Salerno, Salvatore Malfi e del ministro dell’Interno, Marco Minniti, affinché venga rafforzata la presenza dello Stato in questa zona dove, nonostante il lavoro eccellente delle forze dell’ordine a disposizione, evidentemente serve uno sforzo maggiore per garantire sicurezza e rispetto della legalità>>. <<Ho chiesto personalmente a Peppe De Cristofaro, senatore Campano di Sinistra Italiana e membro della commissione parlamentare antimafia, di produrre un’interrogazione rivolta al Ministro degli Interni – così Raffaella Casciello – Questa situazione mette in serio pericolo oltre che le attività commerciali del nostro territorio anche la sicurezza di tutti i cittadini e le cittadine. Il problema della camorra a Scafati non può più essere trattato come un problema locale. È per questo che è urgente una risposta nazionale>>




Relazione Dia…. Gli eredi del clan Panella in aumento…..

Pina Ferro

Il clan D’Agostino – Panella continua a detenere il controllo della città di Salerno mentre a sud è ripresa l’attività del sodalizio Pecoraro – Renna grazie alle nuove leve. E’ quanto emerge dalla relazione della Direzione investigativa Antimafia, a Salerno diretta dal colonnello Giulio Pini, relativa al secondo semestre del 2016. Dalla lettura della stessa emerge che gli equilibri e le dinamiche interne della criminalità nell’ambito del territorio della provincia sono rimasti sostanzialmente stabili. Le principali attività illecite restano le estorsioni, l’usura, l’esercizio abusivo del credito, il traffico e lo spaccio di stupefacenti L’azione repressiva, condotta anche con il contributo di collaboratori di giustizia, ha inciso sull’operatività di storici sodalizi, privati della guida di capi carismatici. Ma, mentre i capi storici dei sodalizi criminali sono stati assicurati alla giustizia, si sono fatti largo nuovi gruppi che non esitano a commettere delitti efferati pur di ritagliarsi spazi sul territorio, come confermano alcuni reati spia, quali gli attentati dinamitardi e incendiari in danno di attività imprenditoriali. Le prioritarie attività illecite dei sodalizi locali rimangono le estorsioni, l’usura, l’esercizio abusivo del credito, il traffico e lo spaccio di stupefacenti, il cui approvvigionamento avverrebbe per lo più dall’area vesuviana e napoletana. Nella città di Salerno, nonostante i tentativi di imporsi da parte di gruppi emergenti, lo storico clan D’Agostino -Panella rimane punto di riferimento per la gestione del traffico di stupefacenti, dell’usura e delle estorsioni. A Vietri sul Mare si segnala l’interesse criminale di un gruppo facente capo alla famiglia Apicella. Il comune di Cava dei Tirreni, contiguo all’agro nocerino-sarnese, continua a subire l’influenza delle organizzazioni dell’area limitrofa. Sebbene fortemente ridimensionato, il clan Bisogno risulta tuttora attivo nelle estorsioni si starebbe maggiormente affermando il gruppo Celentano, dedito ad attività di natura usuraia, estorsiva ed al traffico di stupefacenti. La rilevanza della città di Cava dei Tirreni e la centralità avuta in passato negli interessi della criminalità organizzata campana è confermata dall’esecuzione, nel mese di ottobre, da parte della Dia. di Salerno, del decreto di confisca dei beni, per un valore di circa 5 milioni di euro, a carico di un imprenditore del settore petrolifero, affiliato alla citata “Nuova Famiglia. Nella Valle dell’Irno, dove insistono i comuni di Baronissi, Fisciano, Lancusi, Mercato San Severino, Montoro e Solofra, interessati dalla presenza di importanti insediamenti commerciali, permane l’influenza del clan Genovese. Oltre a quest’ultimo, a Mercato San Severino è attivo un gruppo promosso da un soggetto, già noto alle forze dell’ordine, di Pagani che, attraverso sodali della zona, starebbe tentando di assumere il controllo delle attività estorsive e del traffico di stupefacenti.

 

L’agro Nocerino-Sarnese è la zona della provincia di Salerno in cui la criminalità organizzata di stampo camorristico e quella comune hanno segnato maggiormente il tessuto economico locale. Nel passato hanno operato sulla zona clan capeggiati da personaggi di elevato spessore criminale, tutti sodali all’organizzazione camorristica definita “Nuova Famiglia”. L’attività repressiva condotta nel tempo ha eroso le strutture dei sodalizi più articolati, generando di conseguenza gruppi minori autonomi, che starebbero comunque risentendo dell’influenza dei clan più articolati dell’area napoletana o avellinese (Fontanella di Sant’Antonio Abate, Cesarani di Pompei e Castellammare di Stabia, Annunziata -Aquino di Boscoreale, Graziano di Quindici). A Nocera Inferiore, l’azione di contrasto delle Forze di Polizia sembrerebbe confermare il predominio del sodalizio Mariniello, i cui interessi illeciti si sarebbero affermati nello spaccio di stupefacenti, nell’infiltrazione degli appalti pubblici, nell’usura e nelle estorsioni. Sul territorio è stata comprovata la presenza di altri tre gruppi; si tratta dei clan Cuomo, capeggiato da un ex affiliato al gruppo Contaldo di Pagani, in passato egemone in gran parte dell’agro nocerino-sarnese; D’Elia, operante nel quartiere di Piedimonte e Bergaminelli. L’equilibrio criminale tra questi gruppi risulta alquanto instabile in ragione dei convergenti interessi nel settore degli stupefacenti. Nel comune di Angri, le attività di contrasto che hanno colpito il clan Nocera, alias dei “Tempesta”, avrebbero spinto giovani pregiudicati a tentare di conquistarne la leadership, anche con il sostegno dei clan attivi nei limitrofi centri dell’entroterra vesuviano. Proprio ad Angri, nel mese di ottobre, la Dia di Salerno ha eseguito la confisca di un immobile del valore di oltre duecentomila euro, nella disponibilità di un pluripregiudicato condannato per associazione per delinquere, usura, estorsione e sfruttamento della prostituzione. A Pagani, sebbene sensibilmente limitato nella sua operatività dall’azione di contrasto della magistratura, si conferma il predominio del sodalizio Fezza-Petrosino -D’Auria, particolarmente propenso ad infiltrare le attività imprenditoriali del posto. L’usura e le estorsioni, unitamente al traffico di stupefacenti, perpetrati in concorso con esponenti di organizzazioni camorristiche dell’hinterland vesuviano, risultano, in generale, le principali attività illecite condotte dalle restanti organizzazioni paganesi. A Sarno è attivo il clan Serino e si conferma la presenza di una propaggine del clan Graziano (originario dell’avellinese), che risulta operativa anche sui limitrofi comuni di Siano e Bracigliano. A Sant’Egidio del Monte Albino si registra una situazione criminale dagli equilibri mutevoli. Lo storico clan Sorrentino, la cui struttura organizzativa è stata fortemente minata dalle operazioni di polizia, continuerebbe a gestire le attività illecite sul territorio con l’ausilio di personaggi collegati alle organizzazioni attive a Pagani e Nocera Inferiore.

 

Nella Piana del Sele e in particolare nei comuni di Eboli, Battipaglia e Pontecagnano, storicamente soggetti all’egemonia del clan Pecoraro-Renna, la frattura realizzatasi in seno allo stesso ad opera di alcuni affiliati, aveva determinato la costituzione dei sodalizi Trimarco, Frappaolo e Giffoni. A Bellizzi il controllo delle attività illecite sarebbe mantenuto dal clan De Feo, anch’esso nel tempo indebolito. Più di recente è emersa l’operatività criminale di nuove leve nel traffico degli stupefacenti, acquistati a Napoli e nel suo hinterland. Allo stesso tempo sempre grazie ad opera di giovani leve, è ripresa l’attività del clan Pecoraro/Renna. Passando all’Alto Cilento, ad Agropoli si segnalano alcuni membri del menzionato clan napoletano Fabbrocino e la famiglia di nomadi Marotta. L’area del Medio e Basso Cilento, esposta anche alle mire della criminalità organizzata calabrese, si caratterizza per l’operatività dei gruppi facenti capo alle famiglie Gallo e Balsamo di Sala Consilina, in passato consorziate in un unico sodalizio e oggi divise. Nello specifico, la famiglia Gallo è risultata in contatto con cosche dell’alto Ionio e Tirreno cosentino. È quanto emerge dall’operazione “Frontiera”, conclusa dall’Arma dei Carabinieri nel mese di luglio con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di 58 indagati per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, usura e altri gravi reati. Contestualmente fu data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili del valore di circa 7 milioni di euro. I provvedimenti scaturiscono da un’indagine avviata nei confronti di pregiudicati salernitani appartenenti alla citata famiglia Gallo, attivi nei territori del Cilento e del Vallo di Diano e risultati in collegamento con esponenti delle cosche ‘ndranghetiste Muto di Cetraro (CS) e Valente-Stummo di Scalea (CS).

 

A Scafati permane il clan Loreto -Ridosso, i cui vertici sono stati colpiti con l’operazione “Sarastra”, conclusa nel mese di luglio dalla Dia di Salerno e dall’Arma dei Carabinieri con l’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto nei confronti di quattro soggetti, responsabili di diverse estorsioni nei confronti di imprenditori del settore ortofrutticolo della zona. La collaborazione con la giustizia di uno dei maggiori esponenti del citato clan ha peraltro disvelato le connivenze dell’organizzazione con organi amministrativi locali. Sempre nell’ambito del contesto investigativo “Sarastra”. Il 25 novembre 2016, la sezione del Riesame del Tribunale di Salerno – riconoscendo come particolarmente significative le risultanze investigative raccolte dalla locale Sezione operativa della Dia – ha emesso un’ordinanza con cui ha parzialmente accolto l’appello proposto dalla Procura della Repubblica della sede avverso il provvedimento di rigetto di applicazione di misure cautelari, emesso il 28 giugno 2016 dal Giudice per le indagini preliminari, conseguente alla richiesta di custodia cautelare in carcere nei confronti del sindaco pro tempore di Scafati e di altri tre soggetti, due dei quali ritenuti elementi di vertice del clan sopra citato. Il collegio giudicante ha accolto l’appello del pubblico ministero per violazione della legge elettorale, riconoscendo l’aggravante del metodo mafioso, in Occasione delle elezioni amministrative del 2013 e del 2015.

 

Il porto di Salerno utilizzato dalla ‘ndrangheta per l’approvvigionamento dello stupefacente. La droga veniva occultata in cargo contenenti riso, grazie alla copertura di un società di import-export, con sedi a Milano e Roma, controllata da imprenditori prestanome della consorteria mafiosa. Ancora la “rotta atlantica” è stata al centro delle investigazioni concluse, nel mese di luglio, dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione “Vulcano”. Dalle indagini è, infatti, emerso come esponenti dei clan Molè, Piromalli, Alvaro e Crea avessero organizzato un vasto traffico di cocaina che, attraverso gli scali portuali panamensi di Cristobal e Balboa, veniva fatta arrivare nei porti di Rotterdam, Livorno, Napoli, Salerno, Genova e Gioia Tauro.

 

I clan calabresi tentano di conquistare il territorio della Campan ed in particolare quello Cilentano. I clan calabresi tentano di conquistare il territorio della Campan ed in particolare quello Cilentano.A Cosenza e nei comuni limitrofi permane l’aggregato denominato Rango-zingari, sorto dalla fusione tra i superstiti della scomparsa cosca Bruni e il clan degli zingari, capeggiato da elementi della famiglia Rango Il sodalizio risulta legato da un patto federativo con le altre due compagini mafiose cosentine dei Lanzino -Patitucci e dei Perna-Cicero.Nel periodo d’interesse la cosca Muto, egemone nell’alta fascia tirrenica cosentina, con importanti propaggini dalla Basilicata alla Campania, è stata significativamente colpita dall’operazione “Frontiera dell’Arma dei Carabinieri, conclusasi nel mese di luglio con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 58 responsabili,tra cui il capo clan.Le indagini, scaturite a seguito del omicidio avvenuto a Pollica  nel 2010 el sindaco Vassallo, hanno documentato l’operatività del clan nel Cilento e nel Vallo di Diano, facendo luce, al contempo, su una serie di condotte estorsive e su un vastotraffico di stupefacenti diretto alle principali località balneari della costa tirrenica.




Scafati. I vigilini: “girare da soli in città è pericoloso”

Di Adriano Falanga

Ausiliari del traffico sul piede di guerra: <<girare da soli mette a rischio la nostra incolumità, Scafati è una città insicura e noi ausiliari della sosta viviamo sulla nostra pelle l’emergenza sicurezza>>. I vigilini scafatesi in servizio alla Publiparking ancora non hanno firmato il rinnovo contrattuale, in scadenza tra qualche mese. La società che gestisce per conto dell’Acse il servizio di sosta a pagamento ha apportato alcune modifiche al piano di lavoro, aumentando le zone e rimodulando di conseguenza i turni degli operatori. Ciò si è reso necessario a seguito della rinegoziazione della convenzione stipulata con l’Acse, o meglio dopo che la stessa società ha vinto la gara d’appalto lo scorso anno. Cambiano i rapporti, anche economici, con il gestore del servizio, e di conseguenza la società guidata dall’amministratore delegato Luigi Monti, ha dovuto rivedere l’organizzazione del servizio. Tra il precedente gestore, la milanese Aipa e l’Acse, c’era in essere una convenzione da 100 mila euro l’anno a forfeit. Una cifra certamente vantaggiosa per l’Aipa. Alla scadenza del contratto (novembre 2014) il consiglio comunale decise di dare il benservito all’Aipa, di fatto affidando il servizio, nelle more della gara d’appalto, alla Publiparking, scelta tra una rosa di diverse aziende concorrenti. La società si fece carico anche della cooperativa posteggiatori, che si occupava della manutenzione strisce e parcometri, e dei 12 vigilini in forze all’Aipa (assunti nel 2009). Fino ad oggi il rapporto di lavoro tra società e ausiliari è sempre stato tranquillo, fino al nuovo piano di lavoro, che di fatto aumenta le zone di controllo e introduce l’obbligo per gli ausiliari di girare per la zona assegnata da soli, e non più a coppia. Una decisione assolutamente non accettata dai vigilini, perché a loro dire li espone pericolosamente alla mercé di indisciplinati e automobilisti violenti. <<Quotidianamente abbiamo a che fare con ogni tipo di automobilista, che in molti casi non gradisce mai una multa>> spiega un addetto alla sosta. Da prassi, la multa non scatta mai immediatamente, ma viene lasciata una tolleranza di 15 minuti. <<Girare in due ci fa sentire più sicuri, perché in caso di aggressione, come già molte volte capitato, chi è presente può essere sempre da testimone oppure intervenire per sedare gli animi – continua uno dei 12 ausiliari – mentre stando da soli siamo totalmente in balia dei violenti>>.

3-strisce_blu_Le aggressioni agli addetti non sono fenomeni sporadici ma anzi, esistono delle zone cittadine dove diventa impossibile elevare una multa. Sono quelle zone con un alto tasso di microdelinquenza oppure dove vivono “capoccioni” legati alla criminalità organizzata. Non solo: <<spesso abbiamo a che fare anche con donne molto irascibili o semplici avventori di negozi che proprio non gradiscono l’obbligo del grattino. Ma noi non abbiamo responsabilità, eseguiamo solo ordini di servizio. E’ il nostro lavoro>>. E del resto, la Publiparking non è certamente una onlus, ma una società privata che dal servizio deve soddisfare la convenzione con il Comune tramite la partecipata Acse e ricavarne un guadagno. Una soluzione potrebbe essere l’assunzione di nuova manovalanza, in quanto oggi a vigilare l’intero territorio sono rimasti in 9. A detta gli ausiliari troppo pochi per il numero di zone, e per poter girare in coppia come avviene ancora oggi. La Publiparkng l’ha spuntata lo scorso anno su altre quattro imprese del settore riconoscendo un rialzo del 70% sul canone annuale previsto dal capitolato d’appalto, che era di 50 mila euro, più un ulteriore 70% sul 5% di aggio riconosciuto al Comune, in proporzione all’effettivo incasso annuale. Alla Publiparking anche l’onere della manutenzione delle strisce blu e dei parcometri. Durato dell’appalto 5 anni prorogabile per altri tre. L’Acse ha stimato in quasi 3 milioni di euro l’incasso totale, quindi, applicando l’aggio del 5% garantito (di base) si stima un introito per la partecipata scafatese di 150 mila euro a cui si aggiungono i 5 anni di canone (a 85 mila euro l’uno) per un totale di quasi 600 mila euro quinquennali, una cifra che però può salire qualora gli incassi siano superiori alle previsioni. Cosa ben diversa dai centomila euro annui che l’Aipa versava al comune di Scafati, indipendentemente dagli incassi effettivi. Da qui la necessità per l’azienda di rivedere gli ordini di servizio.




Scafati. Furti in casa, è allarme “furgone bianco”

Di Adriano Falanga

“Attenti al furgone bianco con la scritta Traslochi, dentro vi sono alcuni rumeni che girano la città, anche in pieno giorno, in cerca di appartamenti da svaligiare”. L’allarme è virale, rimbalza sui gruppi del social network Facebook e in più persone parlano di “due o tre stranieri che approfittano dell’assenza del proprietario per intrufolarsi in casa”. Le segnalazioni non sono poche, un caso simile lo aveva raccontato anche Cronache lo scorso dicembre. Un tentato furto presso un’abitazione di via Corbisiero, periferia nord est di Scafati. Un furgone bianco si ferma nei pressi della villetta indipendente, dentro però l’anziano proprietario febbricitante riposa a letto. Un uomo bussa insistentemente alla porta, da dentro nessuna risposta, perché il proprietario preferisce non alzarsi dal letto, in attesa dell’arrivo della moglie a breve. Ma non fa in tempo a richiudere gli occhi che dopo l’ultimo squillo di campanello, passato qualche minuto di pausa, dalla porta cominciano ad avvertirsi colpi secchi di martello. L’uomo si spaventa, e questa volta decide di alzarsi e controllare. Arrivato all’ingresso dalla finestra di lato sposta una tendina e guarda fuori casa. Scrutando il portoncino di casa, nota, piegato su se stesso e intento, con scalpello e martello pesante, a forzare la porta, un uomo sui trent’anni. L’anziano comincia a far rumore e ad urlare, fino a che il malvivente non capisce della sua presenza e scappa via, a bordo del furgone bianco. Lo stesso tipo di mezzo avvistato anche in via Francesco Budi, questa volta però a poche centinaia di metri dal centro città, pochi giorni fa. Destinatari della visita ancora una coppia di anziani. E sempre lo stesso furgone è stato segnalato attuare la classica truffa dello specchietto rotto. La dinamica è sempre la stessa, il mezzo gira in cerca di case appetibili, e non importa se è giorno o meno, loro contano sul camuffamento del furgone da trasloco. Impossibile riuscire a quantificare i colpi messi a segno, certo è che almeno in quattro cinque occasioni sono stati messi in fuga dai proprietari. Non è certa la loro identità, anche se chi li ha visti parla di rumeni o quantomeno persone dell’est Europa. Non si esclude un loro coinvolgimento nelle ripetute “incursioni” notturne, e in prima serata, presso le numerose villette isolate di via Orta Longa, al confine con Angri. In questa strada, che porta all’imbocco della statale 268 (perfetta via di fuga quindi) i furti e i tentativi di furto sono oramai quotidiani, tanto da costringere i residenti a organizzarsi per delle ronde notturne. Pattugliamenti e appostamenti con tanto di segnalazione alle forze dell’ordine di eventuali mezzi o persone sospette. Purtroppo la città notoriamente paga la precarietà dei mezzi e di uomini a disposizione delle forze dell’ordine, impegnati con poche risorse a sorvegliare un territorio molto vasto, che raccoglie circa 60 mila abitanti. Diventa necessario quindi adoperarsi per prevenire i furti, attraverso la dotazione di sistema di allarme. Poco efficaci gli infissi in ferro, perché laddove la casa è vuota e isolata, i ladri hanno modo e tempo di scassinare senza destare sospetti. E sul social network c’è anche chi, mostrando il fucile da caccia regolarmente detenuto avvisa: “ho pronti i pasticcini per loro”. Sperando sia solo ironia.

LE TRUFFE SEMPRE ATTUALI

3-anziani-truffa-Non solo topi d’appartamento, perché a Scafati anche i truffatori godono di buona salute e sono sempre operativi. “Lo so, dovrei lavorare invece di cercare dei fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro” confessava candidamente Totò in Totòtruffa del 1962. Ed infatti ancora oggi è così, perché nonostante l’avvento dell’era digitale, dove le informazioni possono essere scambiate molto più velocemente e facilmente, c’è ancora chi cade puntualmente vittima di una delle truffe classiche. Vittime preferite gli anziani soli in casa, più ingenui e facili da raggirare. A loro vengono riservate le false vendite conto terzi (spesso figli o nipoti), le truffe energetiche, i falsi creditori di figli o congiunti. Spesso il truffatore conosce bene la vittima, oppure cerca di carpire informazioni utili per conquistare la sua fiducia attraverso il citofono o qualche ignaro vicino di casa. Truffe del genere sono oramai quotidiane. In questo caso l’unico consiglio è semplicemente avere buon senso. Mai aprire a sconosciuti se si è soli in casa, chiunque dicano di essere. E se vengono a nome di un parente, accertarsi sempre, previa telefonata, che sia vero. In crescita anche la truffa della ruota bucata. Vale la pensa segnalarla considerata la facilità con cui viene realizzata. La vittima è quasi sempre una donna, e la location il supermercato in ora di punta.




Scafati. Per Aliberti, lo scioglimento è frutto di un complotto (i 4 articoli di oggi e gli 8 di ieri)

Complotto

—- Per Aliberti è tutto un complotto politico
L’ex sindaco, rimanendo sulla linea difensiva in sede giudiziaria, ritiene che tutte le accuse mossegli sono frutto del disegno degli oppositori
L’ex primo cittadino, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, si dice vittima di un teorema

Di Adriano Falanga
Una foto in compagnia dell’ex Vescovo della diocesi di Nola monsignor Beniamino Depalma, in occasione dell’apertura dei festeggiamenti della Patrona Santa Maria Delle Vergini del 2015, accompagna sulla sua pagina Facebook un lungo sfogo di Pasquale Aliberti, che letto tra le righe, è un formale atto di accusa verso coloro che lui identifica suoi nemici. “Non credo più in questa parte del paese Italia che con gli strani teoremi e le dichiarazioni dei presunti collaboratori di giustizia, in cerca di benefici, prova a rovinare famiglie che hanno costruito la loro storia con passione, amore e competenza. Non credo in questa Italia dal falso populismo, della demagogia di facciata che con le invenzioni dei proiettili, del trik trak, dello stalking e delle minacce anonime a distanza di più di tre anni è capace di inventarsi anche il mandante di una minaccia di morte. Non credo a questa Italia che davvero crede che un collaboratore di giustizia in carcere nel periodo delle elezioni e oltre, sostiene di aver fatto campagna elettorale per le regionali in 5 comuni, nessuno appartenente a quel collegio elettorale. Non credo a questa Italia che crede ad un collaboratore di giustizia su un patto elettorale stipulato da un amministratore con un giovane laureato, non malavitoso, a cui, secondo la stessa accusa, lo stesso politico avrebbe suggerito di prendere le distanze e sconfessare la propria famiglia malavitosa. Non credo in questa Italia i cui amministratori, pur non avendo mai concesso niente ad un ipotetico clan sono condannati ad andare in carcere perché un presunto pentito, per riferite persone parla di promesse, nonostante tutto, mai ottenute”. Proiettili, trik trak, stalking e minacce anonime possono essere facilmente identificati (considerati i fatti precedenti) in Pasquale Coppola, Vittorio D’Alessandro, Marco Cucurachi. Poi Aliberti tira in ballo anche un’altra figura importante, identificabile nell’imprenditore Nello Longobardi, nell’inchiesta indicato come persona offesa e informata sui fatti. “Eppure continuo a credere nella giustizia e che in questa vicenda alcuni presunti avversari politici si siano comportati con lealtà. Voglio restare un romantico ma allo stesso tempo devo pur chiedermi qual è il ruolo dell’imprenditore che era chiaramente a capo del clan?”. L’arringa prosegue e sostanzialmente richiama quanto già sostenuto dai suoi legali nella memoria difensiva depositata per evitare l’arresto. Una memoria a cui i giudici del riesame non hanno creduto. “Qual era il ruolo del politico che chiedeva voti in cambio di danaro? Qual era il ruolo del politico che minacciava la mancata stabilizzazione, assunzione della moglie in comune? Quale era il ruolo dell’oppositore che non ha mai pagato la tassa sui rifiuti o l’altro che voleva una semplice variante urbanistica per trasformare un terreno agricolo in zona commerciale? E’ possibile siano diventati paladini della giustizia, proprio loro?”. E qui ancora una volta tra le righe possiamo leggere i nomi di Vittorio D’Alessandro, Marco Cucurachi e Mario Santocchio. “E allora quanto coraggio abbiamo avuto o quanto siamo stati stupidi nel acquisire la proprietà di un noto esponente di un vero clan per realizzare un centro sociale a San Pietro, per gli anziani o i disabili? È duro rispondere, ti brucia dentro, soprattutto sapere che per questo Stato in certi casi si è confuso il concetto di legalità – continua ancora Pasquale Aliberti -Eppure, nonostante tutto continuo a credere nella magistratura e a pensare che questa stessa l’Italia è pur sempre un grande paese, o almeno provo a sperarlo. Lo faccio soprattutto per i miei figli Nicola e Rosaria, per alleviare loro le sofferenze di una storia che un giorno meriterà di essere raccontata senza ironia”.

—-Marra: «Non posso accettare da cittadino, avvocato e politico uno scioglimento da parte di un ministro del Pd»

L’increbile commento dell’ex consigliere comunale, alibertiana di ferro. Un’affermazione che suscita polemiche e interdizione per la portatta delle sue parole

A sostenere la tesi del complotto, o quantomeno della forzatura politica, è anche Brigida Marra, ex consigliera di Forza Italia e sicuramente l’alibertiana di ferro del secondo mandato sindacale, terminato con lo scioglimento per collusioni criminali.
«Abbiamo appreso con molta tristezza la decisione adottata dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Interno Marco Minniti, di “Scioglimento del Consiglio Comunale di Scafati ai sensi dell’art 143 del TUEL –spiega la forzista – Non voglio entrare nel merito delle motivazioni che non conosco e che pertanto, aspetto di conoscere. Posso già dire però, che da avvocato non riesco ad accettare e condividere un provvedimento che oggi, non può garantire il rispetto del principio di “terzietà” sancito dall’articolo 111 della Costituzione italiana dal momento che, si tratta di un provvedimento non adottato da un organo giurisdizionale. È questa la ragione per la quale, a prescindere da quelle motivazioni che non conosco, nella qualità di ex consigliere comunale insieme ai miei colleghi, presenteremo certamente ricorso – prosegue la Marra – Non posso da cittadina, da avvocato e da politico condividere che la fine di un consiglio comunale venga proposta da un Ministro che con tutti i rispetti, è un politico eletto senatore nelle liste del Pd».
Scrive ancora Aliberti: «Nulla contro il Ministro ma la mia città, quella che con passione in questi tre anni insieme ad una grande squadra abbiamo amministrato, merita di essere giudicata con un provvedimento che sia adottato nel rispetto del principio di “terzietà”, del contraddittorio tra le parti e del giusto processo da chi ha potere giurisdizionale. Fiducia nella magistratura».
(a.f.)


Strade vuote in una città atterrita per lo scioglimento
I cittadini sono frastornati e furiosi per l’onta subita a causa della classe politica

Non trovano pace gli scafatesi, non è certamente un buon momento per loro, che indirettamente pagano in prima persona scelte e decisioni prese da altri.
Dal settembre 2015, mese in cui la Dia, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno bussò alle porte di Palazzo Mayer, la città è piombata nel buio.
Le accuse sono di quelle pesanti e infamanti, l’etichetta di “città camorrista” potrebbe essere forse uno stereotipo offensivo e gratuito, ma il rischio è concreto, il senso di quest’anno e mezzo è questo, e ci vorranno anni per portare alla luce la verità. “Chi è causa del suo male, pianga se stesso”, “Ora anche gli scafatesi hanno il giorno della memoria”, “Vergogna a tutti coloro che hanno fatto in modo che avvenisse questo. Credo che nessun scafatese si riconosca in questo”, “Speriamo solo di risalire presto, dopo aver toccato il fondo”: questi i commenti più virali in rete, da cui è palese la delusione. C’è però chi assume le difese dell’ex amministrazione, puntando l’indice contro Mara Carfagna ed Edmondo Cirielli, stando a quanto crede il noto commerciante e “politologo” Domenico “Tormentone” D’Aniello. Dal Cotucit è il braccio destro di Michele Raviotta, Carmine Sorrentino, a palesare perplessità: “Scusate ma allora perché a Roma non hanno fucilato gli ultimi quattro sindaci e tutti i dipendenti comunali?” richiamando a Mafia Capitale. (a.f.)

no mafia

La curiosità. I numeri dei Comuni sciolti per camorra

Negli ultimi 5 anni sono molti in Campania i comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche. Tra questi: Casal di Principe, Casapesenna, Gragnano, Pagani e Quarto. E’ al sud che c’è più del 90% dei Comuni sciolti per mafia dal 1991 a oggi. Con il concentramento in tre Regioni: la Campania dove dal 1991, secondo i dati di Avviso Pubblico, le procedure di scioglimento sono state 98 (10 annullate), Calabria (84, di cui 8 annullate) e Sicilia (66, di cui 4 annullate). Nel consiglio comunale sciolto ora a Scafati, in maggioranza, c’era anche il figlio dell’ex sindaco Bruno Pagano, la cui amministrazione fu sciolta per camorra nel 1993 per gli affari sempre con il clan Loreto, ma in particolare, all’epoca il gruppo era guidato da Pasquale Loreto, attuale collaboratore di giustizia e padre di Alfonso Loreto, uno dei principali accusatori dell’amministrazione Aliberti di oggi. E’ lui infatti il pentito che ha detto: “A Scafati il clan più potente è quello di Pasquale Aliberti”.

GLI 8 ARTICOLI DEL 28 GENNAIO 2017
—- Il Comune infiltrato dalla camorra

Finisce nel peggiore dei modi l’era del sindaco Aliberti: il consiglio comunale era sotto scacco della criminalità organizzata

Lo scioglimento delle assise cittadine deciso ieri dal Consiglio dei ministri su relazione del responsabile dell’Intero

Scafati_TheEnd
Di Adriano Falanga

“The End”. Termina nel peggiore dei modi la seconda amministrazione Aliberti. Non sono bastate le dimissioni, perché l’iter amministrativo legato alla relazione della commissione d’accesso è andato avanti, fino a determinare il drammatico epilogo. “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati”. Così il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a margine dell’ultima riunione, cominciata alle 9 e conclusa dopo poco più di un’ora, ieri mattina. L’argomento era già all’ordine del giorno dallo scorso dicembre, poi rinviato per le note e tristi vicende nazionali, quali emergenza gelo e terremoto. Scafati ripiomba così nel baratro totale, a quasi 24 anni dal primo scioglimento, decretato l’11 marzo 1993. Ieri come oggi sullo sfondo i rapporti tra le Istituzioni locali e la criminalità organizzata, ieri come oggi un nome comune: Loreto. Nel 1993 al vertice della camorra scafatese Pasquale Loreto, sullo sfondo le concessioni edilizie che hanno trasformato la città in un enorme dormitorio, relegandola a cenerentola dell’agro quanto a servizi e vivibilità. Oggi il Loreto che incastra l’amministrazione Aliberti è il figlio Alfonso. Entrambi pentiti, entrambi hanno confermato e raccontato gli intrecci tra il Palazzo e l’organizzazione criminale. Arriva così l’epilogo a seguito dell’inchiesta partita nel settembre 2015 che aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino, la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. Sul registro degli indagati una ventina di nomi, tra cui anche quello dell’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, dell’ex vice presidente Acse Ciro Petrucci, dei dirigenti comunali Maria Gabriella Camera (poi dimessa) e di Giacomo Cacchione, ancora in organico al settore finanziario. Fatale è stata la lunga relazione depositata dalla commissione d’accesso prefettizia, presente a Palazzo Mayer per sei mesi, dal marzo al settembre 2016. Un lungo dossier in cui sono stati riscontrati decine di atti amministrativi, concessioni, incarichi, appalti, nomine, che hanno convinto i commissari a chiedere lo scioglimento. A Dicembre l’insediamento del commissario prefettizio Prefetto Vittorio Saladino, a seguito delle dimissioni del sindaco Pasquale Aliberti. Dimissioni “forzate” dopo che il tribunale del Riesame di Salerno aveva confermato la richiesta di arresto a suo carico avanzata dalla Procura antimafia di Salerno. Entro il sette marzo si attende la definitiva pronuncia della Cassazione, anche se, venendo meno la reiterazione del reato non essendo più sindaco, Aliberti potrebbe affrontare il processo in libertà. Si attende adesso di conoscere la triade di commissari che si insedierà a Palazzo Mayer, traghettando l’ente in gestione straordinaria fino alle elezioni previste per la primavera del 2019. Non è certa la riconferma di Vittorio Saladino a presidente, mentre potrebbe restare la dottoressa De Angelis a cui si affiancherà un vice prefetto con competenze finanziarie. A breve sarà pubblicata la relazione del Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, in cui sono note le dinamiche che hanno convinto il Ministero degli Interni ad assumere la decisione di sciogliere. La città piomba nel buio.

 

—-«Valuteremo ricorso al Tar»

“Apprendo con profondo dolore la notizia dello scioglimento del consiglio comunale di Scafati, dopo una indagine di lunghi mesi. Non sono più Sindaco ma sono certo della legittimità degli atti prodotti e della camorra che sempre abbiamo tenuto a distanza, adottando anche atti forti”. Così Pasquale Aliberti, sulla sua pagina Facebook. “Leggeremo le motivazioni e insieme agli avvocati valuteremo, da subito, un eventuale ricorso al Tar. È giusto che paghi chi ha commesso errori, non è giusto penalizzare una comunità se non ci sono chiari e validi elementi di condizionamento. È una battaglia di giustizia nei confronti degli scafatesi tutti perché sono certo che il sindaco e i loro rappresentanti istituzionali li hanno scelti sempre in libertà e nella democrazia”. Bocche cucite tra le fila della sua ex maggioranza, nessun ex assessore o fedelissimo proferisce parola, ma affidano a Mimmo Casciello la pubblicazione di una nota stampa congiunta. “Con profondo rammarico, apprendiamo della decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere il comune per infiltrazione camorristica. Attendiamo fiduciosi le motivazioni che hanno indotto a tale decisione. Scioglimento a cui è possibile presentare ricorso avendo in noi consapevolezza nell’ aver visto agire in ogni occasione questa amministrazione con trasparenza e correttezza. Non in modo solo formale ma sostanziale. Alla luce di tale certezza, difenderemo sempre questa esperienza politica e amministrativa con la speranza di far valere la verità”. Forse sarà per distrazione, ma mancano alcuni “like”, piuttosto rilevanti. La nota è firmata dai “Consiglieri e Assessori che hanno fatto parte della Maggioranza”.
(a.f.)

 

—-Addio ai Cda di Acse e Scafati sviluppo e incandidabilita degli eletti

Un azzeramento di un’intera classe politico-amministrativa per anni dominante in città

In base alla legge, lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del consiglio dei ministri, al termine di un complesso procedimento di accertamento, effettuato dal prefetto competente per territorio attraverso un’apposta commissione di indagine. Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi raccolti devono essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell’influenza della criminalità organizzata sull’amministrazione, anche a prescindere dalla prova rigorosa dell’accertata volontà degli amministratori di assecondare le richieste della criminalità. “I dati acquisiti evidenziano come, pur di accaparrarsi voti e vincere le competizioni elettorali, l’Aliberti non si fa scrupolo di entrare in contatto ed in accordo con il tessuto criminale del momento”, così i giudici del riesame, accogliendo la richiesta di arresto disposta dal pm antimafia Vincenzo Montemurro. Il decreto di scioglimento, con validità dai 12 ai 18 mesi (prorogabili a 24 mesi) determina la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive nonché la risoluzione di tutti gli incarichi ai dirigenti e consulenti nominati dagli organi sciolti. Addio quindi anche ai cda di Acse e Scafati Sviluppo.
Per le “prime elezioni” che si tengono dopo lo scioglimento nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato, non sono candidabili gli amministratori che “hanno dato causa” allo scioglimento stesso, previa tempestiva dichiarazione del tribunale civile, cui il Ministro dell’interno trasmette la proposta di scioglimento. Determinante saranno i nomi indicati nel decreto, ritenuti “corresponsabili” assieme al primo cittadino. Giunta e fedelissimi rischiano un procedimento giudiziario parallelo, oltre a non potersi ricandidare nel 2019. (a.f.)

 

—- «Un giorno brutto per la storia della città. Non ci sono alibi, la camorra era nelle istituzioni»

Da Fdi al Pd, dai reppubblicani agli ex alibertiani, e da M5s un coro unanime contro la gesione del sindaco Aliberti

“Un giorno brutto per la nostra Scafati, generato dalla politica amorale e familistica del peggior Sindaco di Scafati” lapidario Mario Santocchio. Fa eco il collega di Fdi Cristoforo Salvati: “è una notizia che crea rammarico anche in chi ha fortemente rappresentato il dissenso politico a questa amministrazione con impegno ed attenzione costante, perché’ la caduta di immagine della città non giova a nessuno. Bisogna ripartire dal ripristino delle regole e da una morale politica che liberi la citta” dai condizionamenti della criminalità”. Per Angelo Matrone: “Quanto successo oggi ci sia da lezione per i prossimi anni. Abbiamo regalato alla comunità una delle più brutte pagine di storia. Adesso si riparta da zero, dando vita anche a una rivoluzione interna in Municipio”. Impietosa la posizione di Marco Cucurachi, Pd: “Ora è ufficiale, la camorra era nelle Istituzioni e ha condizionato la vita amministrativa della nostra città, facendola tornare indietro di trent’anni. Non ci sono alibi, non ci sono scuse, chi ha governato in questi otto anni, accusando l’opposizione vera di tutto e di più, ha la responsabilità delle estreme e nefaste conseguenze del fallimento politico”. Non è da meno il collega Michele Grimaldi: “La camorra era entrata a Palazzo Mayer, ne condizionava le scelte, trasformava i diritti in favori, corrompeva, minacciava, strozzava vite, opportunità, sviluppo: negava come un cancro la possibilità dei cittadini di decidere in maniera libera e consapevole, del proprio futuro e di quello dei proprio figli. Rubava, sprecava e dissipava risorse, sottraeva spazi di democrazia e di economia a noi tutti, oscurava con la propria ombra le nostra strade, i nostri progetti, tutto ciò che di bello e di buono veniva piantato. E la nostra Scafati appassiva, tra campagne elettorali, ricatti, decadenze, balletti, colpevoli connivenze, vergognosi silenzi, un ex sindaco che si dimetteva per scongiurare il pericolo di arresto per camorra”. Margherita Rinaldi, segretaria cittadina dei democratici: “Scafati ha tante energie positive e belle che possiamo e dobbiamo recuperare. Sono convinta che ripartendo da quelle si può lavorare ad una stagione nuova che faccia dimenticare presto questa”. Ex alibertiano di Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello chiede scusa alla città: “Pur non essendo addentro a queste dinamiche, pur avendo sempre esternato il dissenso rispetto a tematiche e processi che non condividevo. Le scuse di chi, motivato dal senso di appartenenza a questa comunità aveva deciso di dedicarle con impegno il suo tempo credendo in un sogno”. Giustizialista Raffaele De Luca, dei Repubblicani: “Quando si parlerà di aspiranti primi cittadini i primi che escluderemo sono chi per anni è stato con il sindaco dimissionario e di chi no, non bastano due anni per riciclarsi da politico senza macchia”. Dal M5S: “Ora si potrà far luce sulle tante ombre che hanno avvolto questa amministrazione comunale, la sua gestione e i suoi interpreti. Ci dispiace per la città, questa è un’onta per tutti i cittadini scafatesi e per il buon nome della città di Scafati, per i suoi imprenditori e per i suoi commercianti. Ci auguriamo che questo lungo periodo di commissariamento possa risollevare la città per poi andare al voto alla prima data possibile”. (a.f.)

 

—-Una bocciatura del sistema Aliberti

Alle 10,10 di ieri, La presidenza del Consiglio dei ministri pone fine la gestione del potere sotto il controllo del sindaco con un marchio infamante

Dirigenti nominati e sott’occhio del sindaco, assunzioni dirette, affidamenti sospetti, tutto finito nelle carte della dda e della commissione d’accesso

 

tutti a casa

Nel giorno della memoria, ritornano tutti gli orrori del passato a Scafati: come nel 1993, arriva lo scioglimento del comune per camorra. Non più solo una croce al valore civile e militare, non solo una città simbolo della Resistenza: piegata in due dall’asse tra politica e camorra, la città di Scafati ne esce sconfitta e commissariata. C’è lo scioglimento. Sono le 13:54 quando finalmente arriva la comunicazione ufficiale da parte del Consiglio dei Ministri che non lascia più adito a dubbi o a ipotesi complottiste: l’amministrazione comunale di Angelo Pasqualino Aliberti è stata sciolta per infiltrazione camorristica e si tratta di uno scioglimento per i legami tra i vertici politici e le organizzazioni criminali che durerà almeno 2 anni e soprattutto si tratta di un provvedimento arrivato su richiesta della Commissione d’Accesso a seguito di un pressing messo in campo dall’antimafia di Salerno e da più parti politiche. Il Comune di Scafati è stato sciolto per infiltrazione camorristica: di mattina la decisione nel consiglio dei ministri iniziato alle 9 e finito alle 10,10. Il ministro degli interni Marco Minniti ha messo la sua firma, confermata dalla presidenza della Repubblica, sullo scioglimento, annunciato oramai da mesi. Nel mirino della commissione d’accesso arrivata al comune di Scafati lo scorso 21 marzo, ci sono appalti, convenzioni, parentele tra assunti con famosi pregiudicati, ma anche la presenza di elementi vicini ai clan nelle gare d’appalto di palazzo di città, negli affidamenti, nelle nomine ed assunzioni. Tutto coordinato dalla regia di Angelo Pasqualino Aliberti e della sua gestione personalistica del potere. Dirigenti nominati direttamente e sotto il suo controllo, assunzioni dirette e affidamenti sospetti: un atteggiamento che la commissione d’accesso ha letto negli atti e vissuto nelle camere del potere di Palazzo Meyer. Il pool guidato dal viceprefetto Vincenzo Amendola, non lascia dubbi: Pasquale Aliberti e la sua squadra, erano finiti nelle grinfie del potere del clan e lo stesso sindaco, insieme a suo fratello Nello Aliberti, al fido staffista Giovanni Cozzolino ed alla segretaria comunale Immacolata di Saia, avevano creato un sistema di potere alleato della criminalità organizzata e del clan Sorrentino (i Campagnuoli) e anche con il clan Ridosso Loreto. Nella relazione del pool, citati come “alleati”, personaggi vicini anche al clan Matrone. Una realtà già messa in mostra dall’inchiesta Sarastra, coordinata dalla procura antimafia di Salerno e dal pm Vincenzo Montemurro per cui pende l’arresto al sindaco uscente e a Luigi e Gennaro Ridosso, due capi dell’organizzazione criminale. Un’inchiesta che si fonda anche sulle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, figlio dell’ex ras Pasquale, e di Romolo Ridosso. La Commissione di Accesso presieduta dal vice Prefetto Vincenzo Amendola, dal maggiore dei Carabinieri Carmine Apicella e dal super consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco, lavorava in città a stretto contatto con la Direzione Distrettuale Antimafia, con gli uomini della Dia coordinati dal Capitano Fausto Iannaccone, oltre che con un pool di tecnici esperti della Guardia di Finanza e funzionari prefettizi come la dottoressa Desiree D’Ovidio, non si è fatta sfuggire la gestione allegra e “sotto lo schiaffo” anche delle partecipate comunali e dello stesso piano di zona in cui erano stati assunti amici di amici e parenti di consiglieri e assessori comunali. Stesso discorso per alcune società che lavoravano con il comune e per le partecipate dove sembra ancora più forte la presenza delle mani del clan Ridosso Loreto. La decisione di inviare gli ispettori a Palazzo Meyer era stata presa di comune accordo dal Prefetto di Salerno, Antonio Malfi, dal Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza, di concerto con il Procuratore Capo Corrado Lembo ed avallata dal Ministero degli Interni, Marco Minniti. Ora è tempo di attendere la relazione e di leggere cosa sia successo per davvero nelle mura di Palazzo Meyer negli ultimi 8 anni. Sullo scioglimento intanto si attende la pubblicazione ufficiale della relazione.

 

—-Già al via il toto commissari

E’ già toto nomi a Palazzo Meyer per l’arrivo della triade commissariale che gestirà il municipio per i prossimi 2 anni per “ripristinare la legalità” in ogni settore della vita pubblica ed amministrativa del Comune. In pole c’è la possibilità che resti il commissario prefettizio Vittorio Saladino arrivato dopo le dimissioni, lo scorso novembre, del primo cittadino. Possibile anche il ritorno di Desireè d’Ovidio e dello stesso consulente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, Giuseppe Rocco. Il ruolo della triade che arriverà sarà innanzitutto cercare di ripristinare la legalità al Comune sarà azzerato ogni cda e ogni settore comunale: una decisione che sarà comunque presa dalla triade commissariale che a partire da lunedì e per i prossimi due anni gestirà il Comune.

 

—-Ecco le irregolarità riscontrate da magistrati e dalla commissione d’accesso agli atti

Dalla gestione degli alloggi popolari a quella delle aree affidate a pregiduicati, dall’Acse alla Scafati Solidali e quella Sviluppo agli appalti

Alloggi popolari affidati a pregiudicati, se non anche ad esponenti del clan, nomine di fedelissimi nelle partecipate, l’Acse in particolare, con lo scopo di affidare servizi e gestioni alle società del clan e poi promesse elettorali diventate assunzioni e nomine dirette a Palazzo Meyer: ecco cosa è uscito dal cilindro del pool anti mafia inviato dal Ministero per verificare l’attività amministrativa del Comune e che ha lavorato per mese tra migliaia di faldoni.

Alloggi popolari. Innanzitutto nel mirino ci sono gli alloggi popolari che sarebbero stati affidati in maniera non proprio legittima ed in particolare all’interno ci sarebbero anche alcuni pregiudicati che non avevano diritto ad occupare quelle case e non solo le avevano occupate in maniera abusiva, ma non erano neanche stati mai cacciati via dagli addetti ai lavori del Comune di Scafati.

Gestione di aree cittadine da pregiudicati. Stesso discorso anche nella presenza di pregiudicati in alcune gestioni di aree cittadine affidate non solo all’Acse, ma anche allo stesso comune di Scafati. Inoltre è stata verificata la presenza non solo di personaggi vicini alla criminalità organizzata, per quanto concerne affidamenti ed appalti, ma anche proprio nomine dirette fatte a parenti oppure a persone legate ad esponenti del clan.

Pompe funebri. È stata messa in luce anche la presenza di criminalità organizzata nella gestione dei servizi cimiteriali e soprattutto degli spazi pubblicitari dedicati alle affissioni funebri che erano finite nella piena disponibilità del clan Matrone.
Una realtà denunciata anche dal dirigente Giacomo Cacchione che ha messo in luce un’altra cosa segnalata dal pool antimafia: un clima di terrore anche per il modo in cui Di Saia e il sindaco gestivano la “res pubblica”.
Partecipate e società comunali, Acse, Scafati solidale e Stu. E’ finita nella relazione pool antimafia anche la gestione delle partecipate comunale di in particolare l’Acse in cui dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto era emersa la presenza del vicepresidente come un uomo del clan che avrebbe dovuto svolgere un ruolo pubblico per favorire le ditte appartenenti alla criminalità organizzata. Si tratta in questo caso di Ciro Petrucci, indagato nell’ambito dell’inchiesta che squarcia il velo del legame tra politica e camorra. Stesso discorso anche per la nomina di alcuni responsabili di settori comunali legati da vincoli di parentela con esponenti della criminalità organizzata locale. Alcune di queste nomine erano state fatte in maniera diretta dal sindaco Pasquale Aliberti. Anche la gestione della società Scafati sviluppo per la reindustrializzazione dell’area ex Copmes è finita nel mirino del pool antimafia che ha verificato una gestione procedurale errata di alcuni meccanismi interni ed inoltre anche segnalato la presenza di cooperative vicino alla criminalità organizzata nella gestione sia della vigilanza che anche dell’affare sicurezza.

Gestione degli appalTI. Come già segnalato dal procuratore Lembo in merito alla città di Scafati sarebbe stata evidenziata la presenza di alcune società vicine al clan dei Casalesi negli appalti comunali e quindi anche di società che addirittura erano finite nello scandalo mafia capitale. In particolare nei mesi scorsi era emersa la presenza di una ditta ed un pool di progettisti, Archicons e G&D, che avevano collaborato al progetto del polo scolastico per cui il Comune ha percepito dei fondi più Europa, ma di fatto non è stato realizzato. Era emersa anche la presenza di un architetto che aveva realizzato il bunker in cui si nascondeva Michele Zagaria, boss dei Casalesi: il professionista Domenico Nocera era stato scelto direttamente dal Comune di Scafati per effettuare dei lavori proprio in quell’area come in altri cantieri scafatesi.

GESTIONE PERSONALISTICA DEL POTERE – Una gestione personalistica del potere fatta di nomine e di incarichi dati in maniera illegittima e per cui ci sarebbe anche verificata la possibilità di voto di scambio in particolare con clientele messa in campo con l’aiuto di servizi come lo staff più Europa il piano di zona oppure il servizio civile. Verificata anche la presenza di infiltrazioni camorristiche che hanno influito attraverso palazzo Meyer, nella gestione dei parcheggi comunali ed anche in un’altra società che svolge servizi per il comune di Scafati.

IMMACOLATA DI SAIA. Uno dei perni centrali della relazione del pool antimafia che ha suggerito al Ministero degli Interni lo scioglimento del Comune di Scafati è il ruolo di Immacolata di Saia. La segretaria era presente in diversi comuni sciolti per camorra come Casapesenna, San Cipriano di Aversa, Casal di Principe, Trentola Ducenta e Battipaglia,e secondo i commissari non avrebbe rispettato il suo ruolo di garante della legalità in alcuni progetti come quello della ex Copmes ed anche del polo scolastico così come i numerosi altri appalti comunali. Ciò che viene contestato dal pool antimafia è anche una gestione allegra di tutte le procedure amministrative ed in particolare la creazione, insieme a Pasquale Aliberti di un meccanismo di potere che aveva portato alla presenza di clientelismo ed anche alla possibilità di far proliferare il voto di scambio dando una gestione personalistica diretta al Sindaco in appalti e servizi, ma anche nella gestione dei servizi sociali. Sarà la prima ad andare via, appena arriverà la triade commissariale.

IL CLIMA POLITICO. Dal 2011 ad oggi sono 63 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni di stampo mafioso. L’ultima new entry di questo triste catalogo è il comune di Scafati. Scafati rivive quindi l’incubo dello scioglimento del marzo 1993 dopo 24 anni. Arriva la stangata dopo l’inchiesta che lo scorso 18 settembre 2015 aveva portato avvisi di garanzia all’ex sindaco Pasquale Aliberti, a suo fratello Nello, la moglie consigliere regionale di Fi Monica Paolino,la segretaria comunale Immacolata Di Saia e lo staffista del sindaco Giovanni Cozzolino per i presunti legami con il clan Ridosso Loreto. La lunga inchiesta ha una ventina di persone indagate e potrebbe anche avere risvolti ancora più duri a breve. Intanto a marzo scorso era stata inviata al comune di Scafati la commissione d’accesso che per mesi ha lavorato a Palazzo Meyer: a seguito del lavoro, la commissione ha proposto lo scioglimento del municipio per infiltrazioni camorristiche. Una richiesta già formulata mesi prima dall’antimafia e poi rimandata all’analisi della commissione d’accesso. Successivamente era arrivata la richiesta di arresto per il sindaco Pasquale Aliberti, su cui il giudice si è espresso favorevolmente condannandolo al carcere insieme agli esponenti del clan Ridosso Loreto. Nulla invece per suo fratello Nello Aliberti, tuttora considerato uno dei perni di questa indagine. Sulla questione si attende la decisione della Cassazione per il prossimo 7 marzo. Ora al comune di Scafati, già commissariato dopo le dimissioni del sindaco lo scorso novembre, arriverà una triade commissariale. I primi tre nodi da sciogliere: resterà il commissario Vittorio Saladino che aveva già improntato il lavoro al Comune? Chi saranno gli altri componenti della triade commissariale e poi: cosa c’è scritto e chi viene citato nella relazione che spiega i legami tra politica e camorra a Palazzo Meyer?

 

—- Ripercussioni per Forza Italia e molti politici dell’Agro

Non solo un “fatto scafatese”. Lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati avrà sicuramente ripercussioni in tutta la provincia di Salerno. L’ex sindaco Pasquale Aliberti era uno degli uomini forti e maggiori portatori di voti di Forza Italia nel salernitano, difeso ad oltranza da molti esponenti politici anche nazionali del partito. La moglie, Monica Paolino, indagata assieme a lui in inchieste che ruotano sui rapporti tra politica e camorra, è per la seconda volta consigliera regionale di Forza Italia che l’aveva scelta per ricoprire l’incarico anche di presidente della commissione regionale antimafia, dal quale si era dimessa. Una situazione di grande imbarazzo per il partito e che non mancherà di causare guerre interne al partito, dove molti erano malpancisti del peso della coppia Aliberti-Paolino. Nell’Agro nocerino, poi, lo scioglimento del consiglio comunale per camorra e, quindi, l’assenza dalla scena politica per due anni dei rappresentanti politici scafatesi avrà un peso nel riconsiderare una stagione di gestione di enti consortili (come quella degli ultimi anni del Piano di zona per i servizi sociali, dove Scafati era Comune capofila) ma anche per quella degli anni futuri. Senza contare, inoltre, sulle ripercussioni in molti consigli comunali della zona, dove gli Aliberti avevano referenti ai quali davano anche forza politica e che ora sono senza “spalle coperte”. Gli effetti di questo scioglimento saranno ancora molti e imprevedibili.




Scafati. La città invasa dai topi…d’appartamento. Le storie

Di Adriano Falanga

Scafati sotto assedio dei topi, sia ratti che d’appartamento. E mentre per i primi le Istituzioni lottano tramite misure di derattizzazione, per i topi d’appartamento non sembrano esserci ancora risposte concrete. Guai a dormire con tapparelle socchiuse o finestre lasciate aperte per il caldo, soprattutto se siete ai piani bassi. In questi mesi estivi la città ha registrato un’escalation di furti, molti dei quali aventi la stessa dinamica, tanto da lasciar pensare a precise e organizzate bande di ladri. E ogni banda mostra di gradire una particolare zona. Cronache ha raccolto diverse testimonianze, in modo tale da restituire al lettore delle informazioni tali da poter aiutarlo a prevenire. Già, perché ogni storia che racconteremo non ha mai un lieto fine, o meglio, non si è mai avuto il fermo di presunti responsabili. Partiamo dal centro. Via Domenico Catalano, via Zara, via Luigi Sturzo. Secondo le testimonianze ad essere state prese di mira sono case abitate da signore anziane sole. Tutte ai piani bassi, e tutte sono state visitate in piena notte, pare da un solo malvivente alla guida di una moto. La dinamica è la stessa, l’uomo si introduce in casa tramite tapparelle non del tutto chiuse, o forzando finestre con infissi deboli. Che l’appartamento sia abitato poco importa, anzi, quasi sempre c’è il proprietario dentro. Il ladro non ha quasi mai il tempo di razziare, considerata la presenza del proprietario. Il percorso sembra essere fotocopiato. Prima tappa la camera da letto, dove quasi sempre vengono ritrovate borse e pantaloni per prendere soldi e portagioie per un poco di oro. Se il padrone di casa non si sveglia, si passa alle camere successive, passando per il soggiorno, dove vengono finanche scuciti i rivestimenti di divani o materassi. Un buon furto alla fine produce qualche centinaio di euro in contanti, spesso i proventi della pensione, dell’oro, un cellulare. Può anche capitare di trovare le chiavi dell’auto e di aggiungerla al bottino, come si è registrato a corso Trieste. In ogni circostanza denunciata, o semplicemente raccontata sui social network, non sempre i carabinieri sono accorsi in tempo, a causa di altre segnalazioni. Questo comporta la facile fuga dei ladri. In alcuni casi si è dovuto ricorrere all’aiuto del 118, chiamati per soccorrere un’agitata padrona di casa. Lo sa bene l’ex infermiera di via Sturzo. Una strada questa, visitata almeno tre volte in meno di un anno, e tutte a danno di pensionate sole. Non sempre purtroppo i furti vengono denunciati, perché ritenuto inutile. In realtà non è così, perché anche se i ladri la fanno franca, la ricostruzione del furto può sempre fornire dettagli preziosi alle forze dell’ordine. E’ come costruire lentamente un puzzle, e grande aiuto lo forniscono anche le decine di videocamere installate come antifurto o presso abitazioni ed esercizi commerciali adiacenti. Ad oggi, purtroppo, nessun responsabile è stato assicurato alle patrie galere ma grazie al cielo nessun ferito si è mai avuto. Entrare in una casa con proprietario dentro lascia intendere all’azione di persone non del posto, provenienti magari da fuori città. E scappare è sempre la soluzione scelta quando vengono scoperti. Le misure di contrasto sono sempre le stesse: installare porte in ferro e tenere ben chiuse le tapparelle, soprattutto ai piani bassi. Lasciare magari una luce accesa all’esterno, e laddove possibile, dotarsi di sistema di allarme. Obiettivo principale dei ladri sono i contanti. Onde evitare di ritrovarseli ai piedi del letto, come è capitato alla signora Lisa nei pressi del campo sportivo, è preferibile lasciare borse e portafogli in altre camere. Purtroppo l’unica soluzione efficace per il contrasto ai topi d’appartamento resta sempre la prevenzione. Adriano Falanga

BAGNI META PREFERITA DEI LADRI

1-via-manzoni-scafati-bagniVia Dante Alighieri, via Manzoni, via Salice e traverse adiacenti, sono tutte rientranti nella popolosa frazione di Bagni. A quanto pare la meta preferita dei ladri, probabilmente perché al confine con la vicina Angri e tutto attorno lunghe distese di campagna, ideali come via di fuga, e soprattutto, i campi non dispongono di videocamere. Ma le abitazioni si. E’ il caso del professionista Antonio, che svegliatosi nel cuore della notte, tramite la videocamera puntata sul recinto, ha ripreso tre figure tentare di intrufolarsi nel giardino, per poi accedere all’abitazione. Il filmato non permette l’identificazione degli uomini, ma racconta bene la modalità d’azione dei tre. Arrivano dalla campagna confinante, si guardano attorno, probabilmente non sono del posto. Salta un primo malvivente, un secondo lo imita, in mano un qualcosa somigliante ad una spranga o un piede di porco per fare leva. Il terzo resta giù al muretto di recinzione. A questo punto il padrone di casa accende le luci facendo rumore, questo basta affinché i tre si diano alla fuga. Decisamente inquietante e a tratti incredibile la vicenda che coinvolge la mamma di Giovanna, sempre a Bagni. “Mia mamma vive da sola perché vedova. La notte del 7 settembre tra le 2 e le 3:30 sono entrati nell’abitazione tramite una piccola finestra”. Giovanna fornisce molti dettagli, e la ragione è semplice, il gruppetto, anche qui composto da tre uomini, è stato ripreso dalle videocamere dei vicini. “Sono entrati in camera da letto, hanno preso il portagioie e la borsa, poi hanno portato tutto in cucina e qui hanno preso ciò che poteva essere loro utile”. I ladri trovano anche le chiavi dell’auto. Scappano via con questa, portando con loro qualche centinaio di euro, la borsa, gioielli e il cellulare. L’auto sarà poi ritrovata abbandonata a Frattamaggiore, grazie all’antifurto satellitare. Sembra finita qui? No, anzi, da questo momento comincia l’impensabile. “I ladri la sera successiva ritornano a casa, questa volta però per riportare dietro la borsa con i documenti”. Un gesto di umanità, si potrebbe pensare, niente affatto. “La borsa era piena di urina, i ladri hanno fatto i loro bisogni dentro”. E siccome il proverbio recita: non c’è due senza tre, la terza sera i malviventi ritornano ancora sul luogo del delitto, stavolta però ritrovano i carabinieri ad attenderli. Grazie al buio e alla vicina campagna, riescono però a darsi alla fuga. Secondo i militari dovrebbero trattarsi di stranieri, probabilmente di origine rumena. Sui social network sono diverse le segnalazioni di situazioni simili a Bagni, in alcuni casi si è riusciti a far scappare i ladri, in altre invece il colpo è portato a termine con successo. Tutti gli episodi hanno un comune denominatore: la presenza dei proprietari.

E DI GIORNO OCCHIO ALLE ZINGARE

1-corso-nazionale-scafatiCorso Nazionale, ai confini con la vicina Pompei. Un importante crocevia considerata la presenza del casello autostradale, e dell’intenso traffico veicolare. Intensa è anche la presenza di abitazioni. Da queste parti la densità demografica è tra le più alte della regione. La storia qui racconta in particolare di furti “mordi e fuggi”, ai danni di negozi o dei loro clienti, o delle abitazioni limitrofe. Mordi e fuggi perché il tutto avviene in pochi minuti, i ladri approfittano dei momenti di distrazione delle loro vittime. E così scompaiono borse, telefoni, auto, e se va bene, a farne le spese anche qualche abitazione. E’ il caso della signora Nunzia, uscita poche ore per commissioni. E’ pieno giorno, al ritorno, intorno all’ora di pranzo, trova la porta di ingresso socchiusa e l’interno casa totalmente a soqquadro. Vengono portati via però solo qualche gioiello e contanti per poche centinaia di euro. Questo fa capire che il ladro, probabilmente da solo, si muove appiedato e nell’impossibilità di asportare oggetti di peso o di grandi dimensioni. In questa fetta di città l’indice è puntato, principalmente, contro giovani donne di etnia rom, o zingare, che si spostano tra Scafati e Pompei, dove sostano la mattina per chiedere l’elemosina. In genere i furti in appartamento non sono il loro obiettivo, ma non si tirano indietro davanti ad una porta o finestra socchiusa, o un’auto lasciata momentaneamente incustodita. Può capitare anche di trovarle in coppia, e mentre una ti distrae, l’altra approfitta e infila mano nella borsa. Chiaramente il nostro servizio è circoscritto ai soli furti d’appartamento, e le dinamiche raccontate restituiscono tra i protagonisti gruppi di stranieri. Gli italiani non sono assolutamente esonerati, anzi. Abbiamo già documentato la mappa delle truffe, e su decine di segnalazioni e situazioni più fantasiose ed estrose, tutte sono di matrice nostrana. Casomai ci ritorneremo.




Scafati. Furti e prostituzione, gli sos nella morsa dell’escalation

Di Adriano Falanga

Allarme sicurezza in città. L’escalation dei furti in appartamento registrati negli ultimi mesi, intensificati durante il periodo estivo, e la fiorente attività di prostituzione in località Bagni, agitano gli scafatesi. Cresce la paura, aggravata soprattutto dalle notizie che vedono i ladri entrare in casa nonostante la presenza dei proprietari. Fino ad oggi si sono registrati sempre solo danni a cose, ma il rischio che prima o poi possa accadere qualcosa di peggio è concreto. Che sia periferia o centro città poco importa, la dinamica è sempre la stessa. Entrano dai piani bassi passando attraverso le tapparelle lasciate aperte per il caldo. In via Luigi Sturzo in un anno si sono registrati tre tentativi ai danni di altrettante abitazioni di proprietà di signore anziane sole. Una circostanza che alimenta il dubbio sulla presenza di informatori del posto. I ladri conoscono le proprie vittime, ed agiscono indifferentemente dalla loro presenza in casa. Diverso scenario si registra invece a Bagni, nei pressi del cavalcavia della statale 268, a pochi metri dalle abitazioni e dalle attività commerciali. “Finiremo con il trovarcele in casa, visto che lentamente ce le ritroviamo sempre più vicine alle nostre case. E’ una vergogna”. Sono quasi certamente giovanissime ragazze dell’est europeo, quasi certamente a loro volta vittima dello sfruttamento. Non aspettano la tarda ora, perché consapevoli dell’assenza dei Vigili Urbani durante la notte. Così alle 22 sono già in “servizio”. In passato più volte ci sono state operazioni congiunte tra i caschi bianchi della vicina Angri e Scafati, per un certo periodo il fenomeno sembrava essersi attenuato, ma le lucciole sono ricomparse prima al confine tra le due città, poi, indisturbate, sono arrivate a ridosso del centro abitato. “Sabato sera eravamo con i bambini a mangiare un gelato alla vicina gelateria, quando mio figlio mi ha chiesto cosa facessero quelle ragazze, così vestite, ferme sul ciglio della strada a pochi metri di distanza – lo sfogo di una mamma – ho spiegato che probabilmente erano in attesa del pulman”. Peccato che a quell’ora i mezzi pubblici sono fermi. “Se c’è chi si vende, è perché c’è chi compra – prova a difendere le lucciole un’altra signora, mamma da pochi mesi – anche loro sono vittime di un sistema schiavista che le sfrutta”. Al di la della questione morale o legale, la prostituzione in se non è reato ma è chiaro che attorno ad essa ruotano altri fattori non meno gravi. L’oscenità che spesso si consuma a pochi metri dalla strada, e la sfrontatezza con la quale si consuma l’adescamento. Insomma, “bocca di rosa” non sempre conserva quella vena di poesia così come cantava De Gregori.

L’ASSESSORE ACANFORA: POCHI MEZZI A DISPOSIZIONE

1-nicola acanforaLa carenza di uomini e mezzi, soprattutto in un periodo di ristrettezze economiche, è certamente concausa del dilagare della microcriminalità e della prostituzione. Non lo nasconde l’assessore alla Sicurezza Nicola Acanfora. “Purtroppo le forze dell’ordine sono esigue, e i problemi sono tanti sul territorio, stiamo cercando di far fronte comune contro il crimine, ma non é semplice, i furti avvengono di notte e i vigili ovviamente non sono in servizio – spiega il componente della giunta Aliberti – miglioreremo il sistema di telecamere sul territorio e chiederemo  alle altre forze dell’ordine presenti a Scafati di coordinarsi tra loro per avere la maggior parte del territorio sotto controllo”. Frasi già ascoltate, che raccontano le difficoltà dell’ente locale di intervenire con decisione. Da un lato la carenza dei Vigili Urbani, e l’impossibilità di garantire un servizio 24 ore al giorno, dall’altro lato la carenza di Carabinieri, in servizio notturno con pochi mezzi a disposizione. A chiedere il potenziamento dell’impianto di videosorveglianza anche Emilio De Santis, dell’associazione Scafati Città Partecipata. “Chiediamo a gran voce di verificare il funzionamento e nel caso fosse possibile  ampliare la copertura dell’impianto già esistente all’intero territorio comunale comprese le vie di fuga e in punti centrali strategici – spiega De Santis – E’ stato dimostrato che la semplice presenza di apparati di videosorveglianza crea già un valido deterrente utile a preservare l’incolumità delle persone e il patrimonio pubblico interessato.il Comune ha il dovere di mantenere il decoro degli spazi pubblici che sono il biglietto da visita della società civile locale”. Promette di investire fondi sul potenziamento dell’occhio elettronico anche Acanfora, ma, facciamo presente, i centomila euro in primo momento destinati alla struttura sono stati dirottati nel fondo di riserva 2016, così come chiesto dagli ispettori del Ministero Delle Finanze, in conseguenza della situazione di pre dissesto delle casse comunali. “stiamo cercando altri fondi da destinare alla causa, ovviamente siamo ben consci che non é semplice”, ammette Nicola Acanfora.




Scafati. L’escalation dei furti in casa non risparmia neppure il centro

Di Adriano Falanga

I topi a Scafati non vanno in vacanza, e mai come quest’anno, il riferimento è doppio. Non solo roditori la fanno da padrone a Scafati, ma anche i ladri, che hanno sottoposto la città ad una lunga e continua razzia. Prediligono tutto, dalla periferia al centro città, tanto da queste parti il controllo del territorio notturno è affidato ai soli Carabinieri, in quanto la città manca di un presidio di Pubblica Sicurezza e i Vigili Urbani sono strutturati per una città tre volte più piccola. Non solo, i caschi bianchi la notte sono chiusi. Via Luigi Sturzo è una delle strade preferite dai malviventi. Non è una buia ed isolata strada di periferia, ma una residenziale strada del centro città. Da queste parti si ripete da tempo lo stesso copione, vengono svaligiate case abitate da signore anziane sole. Due mesi, due furti a pochi metri di distanza. Nella notte tra domenica e lunedi, il vicinato intorno alle 3:30 viene svegliato dalle urla di una pensionata, già infermiera al pronto soccorso dello Scarlato, che ha scoperto un ladro nell’abitazione. Secondo il racconto della donna, soccorsa dai sanitari del 118 per un malore fortunatamente rientrato, i ladri erano in due. Uno faceva da palo sulla moto in strada, l’altro, approfittando della tapparella non del tutto chiusa per lasciar passare aria, si è arrampicato ad un tubo di soclo e salito fino al balcone, situato al primo piano. Ha avuto tempo di mettere sotto sopra l’appartamento, prendendo soldi e quanto altro di valore. A tradire il ladro la luce accesa che ha svegliato la donna, che se l’è trovato davanti. L’uomo è prontamente scappato seguendo la stessa modalità con cui quasi certamente era entrato. Spaventata, la donna è stata soccorsa dai vicini che hanno allertato prima sia il 118 che la vicina Tenenza dei Carabinieri. Sul posto però sono accorsi i soli sanitari, che hanno prestato le cure del caso all’infermiera in pensione. I Carabinieri, raccontano i vicini, nonostante la chiamata non sono arrivati sul posto, perché pari già impegnati altrove. Sul posto però una pattuglia della vigilanza privata La Torre, che ha riscontrato gli eventi, riferendo poi a mezzo telefono con i militari. In un anno è il terzo furto che viene denunciato in via Luigi Sturzo, ma c’è chi giura che altri crimini non vengono denunciati, vuoi per paura, vuoi perché ritenuto inutile. Meno di due mesi fa fu svaligiato un appartamento del palazzo vicino, circa un anno fa un altro appartamento ancora, tutti abitati da pensionate sole, fortunatamente non in casa nel momento del misfatto. Appare chiaro, nonché inquietante, la conoscenza del posto ad opera dei malviventi. Pochi giorni fa i ladri erano entrati in azione in contrada San Vincenzo, ma l’intera città è finita sotto assedio e cosa molto preoccupante, più volte sono entrati in azione nonostante la presenza in casa dei proprietari.

EMERGENZA SICUREZZA E CONTROLLO DEL TERRITORIO

telecamera-videosorveglianzaOltre 50 mila abitanti, ma a vigilare sulla loro sicurezza pochi gli uomini e mezzi a disposizione. La Polizia Municipale è in servizio fino alle 22, e ha a disposizione meno di 40 uomini, il più “giovane” ha superato ampiamente la 50ina d’anni. Dovrebbero esserne almeno 80, ma sono anni che non viene fatto un concorso, nonostante l’urgenza ed esigenza. Il motivo? Carenza di fondi, patto di stabilità e tutto ciò che le istituzioni ripetono in circostante simili da tempo oramai. Una settantina di uomini sono operativi, turni permettendo, alla Compagnia della Guardia di Finanza. Ma oltre ai compiti tipici loro spettanti, le fiamme gialle hanno un territorio di competenza che si estende fino in Costiera Amalfitana. Pochi anche i Carabinieri della locale Tenenza guidata dal Tenente Saverio Cappelluti, che non riescono a garantire il pieno monitoraggio del territorio, e questo lo dimostra anche il come in via Luigi Sturzo è dovuta intervenire una pattuglia delle Guardie Giurate. Il Comando Compagnia di riferimento è quello di Nocera Inferiore, e la sezione del Nucleo Territoriale si estende anche su Scafati. Non basta, lo sanno bene gli addetti, i cittadini e le istituzioni. Ben due volte il consiglio comunale ha deliberato all’unanimità l’elevazione a Comando Compagnia della locale Tenenza, senza mai avere un riscontro certo. I motivi? Sempre gli stessi. La città dispone però di strutture dove poter ospitare, ad esempio, un presidio di Polizia, presente in città come Sarno (a sua volta dotata anche di Vigili Del Fuoco e Pronto Soccorso) e Nocera Inferiore. Entrambe demograficamente più piccole di Scafati, a sua volta geograficamente in posizione strategica, perché cerniera tra la provincia di Salerno e Napoli. L’impianto di videosorveglianza? C’è, dovrebbe funzionare in pieno, considerata la regolare manutenzione, ma non pare essere stato mai particolarmente d’aiuto. I fondi pari a centomila euro destinati all’adeguamento dell’occhio elettronico, sono stati dirottati nel fondo di riserva per far fronte alla situazione di pre dissesto in cui versano le casse comunali. Non resta che blindare, ancora meglio, le nostre case.




Scafati. “Siamo in vacanza”, scrivono su Facebook. I ladri ne approfittano

Di Adriano Falanga

Postano su Facebook le foto delle vacanze, e i ladri ripuliscono le loro case. Addio ai gioielli di famiglia oltre ai contanti custoditi sopra l’armadio. Hanno avuto sfortuna due famiglie partite in vacanza e avvertite l’indomani da una vicina che aveva notato una finestra stranamente aperta nella loro abitazione, una villetta bifamiliare al confine con Angri. Infatti i ladri avevano colpito ripulendo quello che potevano. Un bottino non indifferente, da diverse migliaia di euro. Entrambe le famiglie, tra loro imparentate, avevano postato su Facebook le foto della vacanza al mare. Sarà un caso che proprio il giorno dopo i ladri si siano messi al lavoro? Secondo i protagonisti no, anzi, la decisione di dire a tutti i loro conoscenti, tramite social “siamo qui, a 400 km da casa, assieme” postando le foto, è stata una scelta infelice. I ladri hanno agito indisturbati, sicuri di essere soli e di poter procedere a ripulire entrambi gli appartamenti. La zona è al confine con Angri, attorno solo poche case e alcune a loro volta vuote per il periodo feriale. Molto probabilmente i ladri, approfittando dell’assenza sia dei vicini e quella certa dei padroni di casa, hanno forzato una finestra al pian terreno, entrando dalla camera da letto. “A vedere ciò che hanno combinato, è palese che si siano intrattenuti per molto tempo, sicuri di agire indisturbati” così A.M. uno dei due proprietari derubati. Infatti i ladri l’hanno presa con calma, e non hanno rovistato solo nei cassetti, alla ricerca di contanti o preziosi, ma hanno “perquisito” palmo a palmo entrambi gli appartamenti. “Hanno scoperto il letto, e annodando il lenzuolo ne hanno fatto un sacco – continua lo sfortunato scafatese – dove hanno riposto tutto ciò che era derubabile”. Dentro al lenzuolo sono finiti la bigiotteria, cornici d’argento, posate e piatti di pregio, dvd, tablet, pc portatile, bomboniere e quanto altro potesse avere un minimo valore di mercato. Una razzia non indifferente. “Hanno anche controllato gli stipiti delle porte, e le cassette di derivazione dell’impianto elettrico – aggiunge ancora A.M. – e spostato ogni quadro e mobile dal muro, in cerca di eventuale cassaforte, che non abbiamo mai avuto”. Riempito il primo sacco, i malviventi hanno poi forzato la porta d’ingresso della seconda casa, passando per il pianerottolo. Qui hanno proceduto alla stessa maniera: oggetti e suppellettili nel lenzuolo, sempre lo stesso, che hanno trascinato con loro sul pianerottolo. Ed è qui che poi accade qualcosa che riesce a “salvare” le due famiglie da un danno ancora maggiore. I ladri vanno via passando per il portoncino, ma lasciando poi il lenzuolo, zeppo di oggetti di entrambi gli appartamenti, sul pianerottolo. Portano con se gli oggetti preziosi, anelli, collane, orologi e una discreta somma di denaro contante. “Probabilmente nella foga di razziare non hanno realizzato che il lenzuolo si era fatto pesante, e quindi non trasportabile facilmente”. Questo lascia pensare che i ladri erano certamente appiedati, se non addirittura una sola persona. Questo ha permesso di contenere il danno, già di notevole entità, certamente di diverse migliaia di euro. “La dinamica ci fa pensare che chi ha agito conosceva bene la situazione, sapeva che in casa certamente non c’era nessuno e che entrambe le famiglie erano assieme, fuori città. Inoltre, siccome la vicina ci ha avvertito solo nella serata, al suo ritorno da una giornata di mare, è evidente che i ladri hanno agito in pieno giorno. Forse perché la notte avrebbero destato maggiori sospetti, usando torce e facendo rumore”. Insomma, seppur indirettamente, finisce sotto accusa il social network, complice indiretto dei ladri, che in questo caso, ha fatto da “palo e basista” contemporaneamente, rovinando le ferie, appena iniziate, delle due famiglie.

IN FERIE? I CONSIGLI DELLA FEDERCONSUMATORI

1-furto-casaAd Agosto, da queste parti, gli unici a non andare in ferie sono i ladri e le industrie conserviere. Difendersi dai topi d’appartamento non è certamente facile, ma neanche impossibile. Basta avere un po’ di buonsenso, scaltrezza e soprattutto riservatezza. Un aiuto viene da Michele Arpaia, rappresentante dello sportello Federconsumatori, di via Giovanni 23°. “Il primo consiglio è quello di aumentare i sistemi di sicurezza passiva: porta blindata e chiave a mappa europea possono scoraggiare i ladri meno “professionali”. Per chi abita ai piani bassi possono esser utili delle inferriate in acciaio; anche un sistema di allarme è consigliabile, per chi può”. Poi le norme comportamentali: “Non dite se e quali valori custodite in casa; non tenete in casa grosse somme di denaro o gioielli di particolare valore preferendo altri luoghi per la custodia come le cassette di sicurezza. Se decidete di custodire gioielli o denaro in casa utilizzate una cassaforte e comunque non nascondete i vostri valori nei soliti posti sempre visitati dai ladri: cassetti, armadi, dietro i quadri, tra i libri o dentro vasi. Anche se non avete stipulato una polizza assicurativa fotografate i vostri preziosi; le immagini saranno utili se subirete un furto, sia in fase di denuncia per la descrizione, sia in caso di ritrovamento per rivendicarne la proprietà”. Per chi va in vacanza, lasciando casa vuota per lungo tempo: “Non pubblicizzate la vostra partenza tra conoscenti, nei luoghi di ritrovo o sui social network; fornite, se possibile, un recapito da utilizzare, in caso di problemi, ad un vicino fidato. Allo stesso vicino chiedete, se può, di liberare la cassetta postale da posta e soprattutto dalla pubblicità che se accumulata può esser un indicatore di assenza. Se lo ritenete opportuno lasciate una luce accesa in casa perché questo potrebbe spaventare i ladri così come una radio o un televisore acceso. Non postate sui social network foto o messaggi che facciano capire inequivocabilmente che siete lontani da casa, infine, lasciate altre tracce della vostra presenza, come biancheria lasciata stesa ad asciugare. Tutto questo – conclude Arpaia – è imprescindibile dall’avere un buon rapporto col vicino, a cui magari consegnerete copia delle chiavi di casa chiedendogli la cortesia di entrare a dare un’occhiata frequentemente. I ladri infatti spesso studiano le loro vittime e sapere che c’è chi controlla l’appartamento potrebbe scoraggiarli”.