Covid, calano le vittime in Campania ma contagi in lieve risalita

Calano le vittime in Campania a fronte di un tasso dei contagi in lieve risalita. Numeri in miglioramento frutto anche di un incremento del ritmo delle vaccinazioni (nella giornata di mercoledì ben 51mila). Un trend in continua ascesa, di pari passo con l’aumento delle dosi inviate dal commissariato nazionale alla Regione. Al momento la Campania ha iniettato 1.944.569 dosi sulle 2.383.725 ricevute, pari all’81,6%. Ritmo sostenuto anche oggi con 4.000 convocati all’hub di Capodichino e altri 4.100 alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Tornando ai dati di ieri sono 1.503, di cui 444 sintomatici, i nuovi positivi al Covid in Campania, su 21.100 tamponi molecolari processati. In calo le vittime, 22, alto il numero dei guariti, 2.182. I posti occupati in terapia intensiva – si apprende dal bollettino giornaliero dell’Unità di crisi – sono sostanzialmente stabili a quota 123 (+1) mentre quelli di degenza scendono a 1.433 (-26). Intanto, anche in Campania In Campania arriva la proroga a 42 giorni per il richiamo dei Vaccini Pfizer e Moderna a chi fa la prima dose a partire dalla prossima settimana. Tutti coloro che sono stati o saranno vaccinati fino a domenica continueranno a ricevere il richiamo dopo 21 giorni, mentre per i nuovi vaccinati saranno applicate le 6 settimane previste da ieri nella raccomandazione del Cts.




«Abbiamo preso il Covid lavorando E’ una vergogna il calvario affrontato» Marito e moglie in servizio al Ruggi hanno dovuto penare non poco da quando hanno appreso la positività. Lui attende l’esito del primo e del secondo tampone

di Pina Ferro

Marito e moglie, infermieri presso il pronto soccorso del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, risultano positivi al Covid ma sono stati abbandonati a se stessi. Il marito, con febbre e sintomi tipici del Covid, ancora è in attesa dell’esito del primo tampone, che poi ha provveduto a rifare scoprendo la positività. E, intanto da martedì scorso marito e moglie attendono di sapere se si sono negativizzati. C‘è anche da sottolineare che l’uomo non figura neppure nell’elenco dei positivi, come ha appreso qualche giorno fa. A raccontare il calvario che stanno vivendo marito moglie e due bimbe piccole costrette in casa è la donna che per prima ha scoperto di essere positiva al covid. «Era lunedì 28 settembre scorso quando, al pronto soccorso, ci comunicano che dovevamo essere sottoposti a tampone a seguito della positività di una dottoressa. Fatto il prelievo, il lunedì pomeriggio non ci viene comunicato nulla. In genere i tamponi sono pronti in sei ore». «Solo il martedì sera mi viene comunicato l’esito del tampone. Stavo finendo il turno di pomeriggio al Ruggi, quando mi contatta la caposala che mi comunica la mia positività al covid. Il mio primo pensiero è stato quello di avvisare tutti i nostri contatti, le due scuole: elementare e asilo frequentate dalle mie bambine, i genitori dei ragazzi che sono in classe con le mie figlie, l’autorità competente, ovvero il sindaco e i nostri familiari che erano stati a contatto con noi. La mattina seguente vengo contattata da un medico del servizio igiene e prevenzione dell’Asl di Salerno, Insieme redigiamo la tracciabilità dei miei contatti antecedenti le 48 ore precedenti i primi sintomi. Io avevo avvertito qualcosa il martedì sera. Il mercoledì mattina non mi sento bene, chiamo il 118 comunicando la mia positività e trascorro 24 ore in ospedale per essere sottoposta ad una Tac ed agli esami del caso. Al mio rientro a casa, in accordo con mio marito, decido che la mia quarantena, per tutelare le mie bimbe di 5 e 6 e mezzo anni, si sarebbe svolta presso il domicilio dei miei suoceri per motivi organizzativi. Trascorro quattro giorni in una stanza 3 per 3. Nel frattempo, giovedì 1 ottobre, mio marito comincia a lamentare una sensazione di malessere generale , poi la notte gli sale la febbre, il venerdì cerchiamo di contattare l’Asl ma nessuno ci dà credito così ricontattiamo il medico del servizio igiene e prevenzione dell’Asl non sapendo neppure che fosse il nostro punto di riferimento. Nessuno ci ha detto cosa fare, chi contattare o altro. Il camice bianco in questione, si attiva immediatamente, chiama chi di dovere e il venerdì pomeriggio mio marito viene sottoposto a tampone. Pensi che in 24 ore, almeno questo tampone, sia pronto considerando che lui è in casa con due minori. Il sabato mattina il tampone doveva essere portato ad Eboli per essere analizzato. Trascorre la giornata di sabato e la domenica senza che nessuno ci dica nulla. Cerchiamo di contattare l’Usca e l’Asl, l’ospedale di Eboli, il laboratorio di biologia molecolare … dopo circa 20/25 telefonate, la domenica sera decidiamo di chiamare il referente del Asl la quale si attiva per capire che fine abbia fatto il tampone di mio marito. Il medico ci riferisce di visualizzare il tampone in elaborazione ad Eboli. Oggi a distanza di oltre dieci giorni da quel tampone non abbiamo ancora ottenuto l’esito. Decidiamo, con la collaborazione di una collega che mio marito si faccia il tampone da solo. Fa il prelievo e attraverso un’amica viene portato al laboratorio del “Ruggi” e analizzato. Il lunedì sera scopriamo che è positivo. A quel punto non ha senso che io resti dove ci sono dei negativi ma è più giusto che torni a casa mia anche perché mio marito non stava bene». «Il martedì, mio marito sta male, chiama il 118 e va in ospedale così scopriamo che la tac toracica è tipica del covid con focolai a vetro smerigliato (questo è il termine tecnico) e che necessita di ricovero per terapia in vena. Nel frattempo al “da Procida”, l’unico posto ancora libero viene occupato, la sua destinazione dovrebbe essere il Loreto Mare. L’alternativa è tornare a casa per non andare così lontano: anche a livello gestionale sarebbe diventato complicato. Torna a casa con il monitoraggio della saturazione (livelli ossigeno nel sangue) e si sottopone a terapia in vena. Affrontiamo giornate non facili perché la febbre c’è sempre, insieme a vari malesseri, però abbiamo le bambine e dobbiamo andare avanti. Nel frattempo nessuno ci contatta da parte dell’Asl Salerno. Dopo qualche giorno ci risentiamo con il medico del servizio di prevenzione, era il venerdì. Questo mi dice che il giorno dopo dovevo effettuare il tampone post quarantena. Visto la persistenza della sintomatologia ancora presente in mio marito decidiamo di spostarlo al lunedì». La donna per tutta la giornata di lunedì aspetta l’arrivo di chi dovrebbe effettuarle il tampone. Attesa inutile. A questo punto, nella tarda mattinata, la donna decide di contattare il medico dell’Asl, senza ottenere risposta. «Contattiamo il medico di base per una nuova richiesta di tampone, mi dice c è l’Asl di mezzo per cui non può procedere alla prescrizione. Ci rimettiamo a telefono provando a contattare il medico dell’Asl che doveva essere il nostro referente, ma inutilmente. Ricontattiamo l’Asl e riesco a parlare con una persona disponibile che mi dice: ”guardi contatti il medico di base e gli spieghi che non ha trovato il medico referente e che deve prescrivere una nuova richiesta di tampone”. Seguo l’iter e ho la nuova prescrizione. Martedì mattina mi chiama l’Usca di Campigliano di San Cipriano picentino. La persona al telefono ci chiede spiegazioni in merito a questa richiesta di tampone. Spieghiamo il tutto e ci dicono che non risultiamo neanche nel registro dei politivi in particolare mio marito non risulta proprio. A questo punto ci organizziamo con una dottoressa per effettuare i tamponi. Nella stessa mattinata di martedì, la stessa viene a casa per il prelievo. si trattava di un tampone che, se negativo ci avrebbe portato ad un secondo tampone e poi alla libertà e di nuovo alla vita Mercoledì e giovedì nessuno ci comunica nulla. Ricontattiamo il medico del servizio igiene e prevenzione dell’Asl ma il cellulare è spento. Cominciamo a contattare vari numeri: Asl Nocera, Salerno, Battipaglia…. Non li conto neppure i numeri che ho composto questa mattina (ndr ieri per chi legge). Alla fine tramite il centralino dell’Asl di Salerno riesco a parlare con una dottoressa che non ha nulla a che vedere con la questione Covid ma che ci dice che il medico che avevamo, inutilmente, cercato ha una sostituta in questi giorni e ci fornisce il numero per contattarla, ma ogni volta che componiamo il numero cade la linea. Richiamiamo il centralino dell’Asl e ci facciamo dare un altro numero di telefono. Numero che abbiamo composto di seguito per oltre un’ora senza mai ricevere risposta. Dal centralino dell’Asl ci danno altro numero. Finalmente, dopo alcuni tentativi ci risponde una dottoressa che ci dice che lei non ha nulla a che fare con il Covid, ma ci ascolta e alla fine mi fornisce il numero di un responsabile. Lo contatto. Questi mi risponde e senza farmi finire neppure la frase: “Le posso chiedere un’informazione” comincia a urlarmi contro che “non ha tempo, che lui è lì per lavorare, che non può dare informazioni e che non può ascoltarmi”. A questo punto ho sbottato io, ho raccontato la mia storia dicendo che mi doveva aiutare. Di fronte alle mie urla mi dice adesso le passo la collega. Armata di pazienza spiego al medico che la collega è da un’ora che non risponde a telefono e contestualmente lo invito a riferire a questa collega che se entro tre minuti non risponde a telefono io le avrei mandati i carabinieri in ufficio. Manco 20 secondi dopo la collega era a telefono. Un miracolo. La dottoressa mi ascolta per metà, perché aveva troppo lavoro, mi urla contro e, al termine del mio racconto senza avere un briciolo di umanità e senza pensare che a casa io avevo due minori e che il Covid io non l’ho preso andando ad una festa o a ballare, ma attraverso una paziente di cui mi ero occupata, mi risponde si è sfogata lei, ora mi sfogo io. “Io sono qua dentro e non so come fare: devo rispondere a telefono e fare altro”. Ovviamente, le ho spiegato che non poteva essere un mio problema e che si doveva lamentare con i suoi superiori. Io sono a casa con due bambine piccole che vogliono tornare alla vita. Ma è normale che dopo quattro giorni nessuno si fa sentire?. Poi mi devo sentire De Luca che dice che l’Asl contatta quattro volte al giorno i pazienti positivi. Ma dove? Ma quando? Non siamo stati chiamati da nessuno per chiederci come va. Ma stiamo scherzando, é una Vergogna. Noi siamo del settore e quindi siamo riusciti a fare qualche telefonata in più ad avere un tampone in più. Ma quella povera gente che che non sa come muoversi è abbandonata a se stessa».




Eroi in corsia. Due medici del “Ruggi d’Aragona”, sfiniti dopo una notte di lavoro crollano sul divano

di Rosa Coppola

Sfiniti, dopo una intera notte ad operare, crollano su un divano di fortuna presente in un ufficio dell’ospedale. Loro sono due medici, giovanissimi, finiti immortalati da un collega che ha colto l’attimo, come si suol dire. I protagonisti sono Antonio Longobardi , cardiochirurgo, e Francesco Frunzo, anestesista, entrambi dipendenti dell’Azienda ospedaliero-Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno che, seppur involontariamente, testimoniano il gioco di squadra, la passione per il lavoro, l’impegno e l’abnegazione in un momento, come quello che si sta vivendo a causa del Covid-19, che danno speranza. Il lavoro, serio, svolto in silenzio.




Emergenza Covid, in Campania si blocca la movida

Nuova ordinanza del governatore Vincenzo De Luca per fronteggiare l’emergenza Covid in Campania. Con decorrenza immediata e fino al 7 ottobre 2020, salvo ulteriori modifiche in conseguenza dell’andamento della situazione epidemiologica quotidianamente rilevata: l’esercizio e la fruizione delle attività connesse a Cinema, Teatri e Spettacoli dal vivo, Ristorazione e Bar, Wedding e Cerimonie, sono subordinati alla       stretta osservanza dei protocolli; lo svolgimento di feste e di ricevimenti è consentito esclusivamente nel rispetto del limite massimo di n. 20 partecipanti per ciascun evento e nell’osservanza delle ulteriori misure previste dai protocolli; a tutti gli esercizi commerciali (ivi compresi bar, chioschi, pizzerie, ristoranti, pub, vinerie, supermercati),dalle ore 22,00 è fatto divieto di vendita con asporto di bevande alcoliche, di qualsiasi gradazione, nonché di tenere in funzione distributori automatici. Resta consentita la somministrazione al banco, nel rispetto del distanziamento obbligatorio, nonché ai tavoli, purché nel rispetto dei Protocolli vigenti. Agli esercizi che non possano garantire dette misure è fatto obbligo di chiusura alle ore 22,00; dalle ore 22,00 alle ore 06, 00 è fatto divieto di consumo di bevande alcoliche, di qualsiasi gradazione, nelle aree pubbliche ed aperte al pubblico, ivi comprese le ville e i parchi comunali, nonché nelle aree prospicienti bar ed altri locali pubblici; resta sospesa l’attività di sagre e fiere e, in generale, ogni attività o evento il cui svolgimento o fruizione non si svolga in forma statica e con postazioni fisse; è fatto divieto di salire a bordo dei mezzi di trasporto ai passeggeri che non indossino la mascherina. Eventuali passeggeri sprovvisti di mascherina devono, in ogni caso, essere sanzionati in conformità a quanto previsto ed essere invitati a scendere immediatamente e comunque appena possibile dal mezzo, al fine di evitare ogni ulteriore rischio connesso alla permanenza a bordo in assenza di dispositivi di protezione. In caso di rifiuto, deve essere disposto il blocco del bus o del treno e richiesto l’intervento delle Forze dell’ordine. Per quanto non previsto dal presente provvedimento, restano confermate e prorogate fino al 7 ottobre 2020 le disposizioni di cui all’Ordinanza n.72 del 24 settembre 2020, pubblicata sul BURC in pari data. Restano altresì confermate le disposizioni di cui alle Ordinanze n.73 del 25 settembre 2020 e n.74 del 27 settembre 2020, pubblicate sul BURC nella data di adozione. Si rammenta che ai sensi delle ordinanze, è fatto obbligo, tra l’altro:  di rilevare la temperatura corporea dei dipendenti ed utenti degli uffici pubblici ed aperti al pubblico e di impedire l’ingresso, contattando il Dipartimento di prevenzione della Asl competente, laddove venga rilevata una temperatura superiore a 37,5 °C;    per i gestori di ristoranti ed altri esercizi analoghi  della identificazione di almeno un soggetto per tavolo o per gruppo di avventori, della rilevazione e conservazione dei dati di idoneo documento di identità al fine di metterla a disposizione dell’Autorità Sanitaria, ove richiesto;  di indossare la mascherina nei luoghi all’aperto, durante l’intero arco della giornata, a prescindere dalla distanza interpersonale, fatte salve le previsioni degli specifici protocolli di settore vigenti (ad esempio per le attività di ristorazione, bar, sport all’aperto), approvati o prorogati con le ordinanze o riportati in allegato al DPCM 7 settembre 2020. L’obbligo rimane escluso per i bambini al di sotto dei sei anni,  per i portatori di patologie incompatibili con l’uso della mascherina  e durante l’esercizio in forma individuale di attività motoria e/o sportiva;  ai titolari di esercizi commerciali, pubblici o aperti al pubblico, anche in deroga ai protocolli  allegati alle ordinanze di effettuare la misurazione della temperatura corporea all’ingresso dei locali di esercizio,  e di assicurare la presenza di dispenser di gel e/o soluzioni igienizzanti, subordinando l’accesso ai locali al chiuso alla previa igienizzazione delle mani e al riscontro di temperatura inferiore a 37,5 °C. E’ fatta raccomandazione a tutti i  soggetti appartenenti alle categorie fragili di non esporsi a rischi sanitari collegati ad eventi o situazioni climatiche e ad adottare una linea di massima prudenza nelle relazioni interpersonali.

E’ fatta raccomandazione alle Forze dell’Ordine di assicurare i necessari controlli sull’osservanza del presente provvedimento.



Emergenza Covid in Campania, torna l’obbligo delle mascherine all’aperto

A conclusione della riunione dell’Unità di Crisi, il presidente Vincenzo De Luca ha firmato l’ordinanza trasmessa in allegato, che contiene ulteriori misure per la prevenzione e la sicurezza. Su tutto il territorio regionale, con decorrenza dal 24 settembre 2020 e fino al 4 ottobre 2020, fatta salva l’adozione di ulteriori provvedimenti in conseguenza della rilevazione quotidiana dei dati epidemiologici della regione, viene disposto l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. “Occorre ripristinare immediatamente comportamenti responsabili, a maggior ragione con l’apertura delle scuole. Se vogliamo evitare chiusure generalizzate è necessario il massimo rigore”, ha dichiarato il governatore.
Ecco in sintesi i contenuti dell’ordinanza:
Sono ulteriormente confermate le disposizioni di cui all’Ordinanza regionale n.66 dell’8 agosto 2020, concernenti l’obbligo di rilevare la temperatura corporea dei dipendenti ed utenti degli uffici pubblici ed aperti al pubblico e di impedire l’ingresso, contattando il Dipartimento di prevenzione della ASL competente, laddove venga rilevata una temperatura superiore a 37,5 gradi C°;  è disposto l’obbligo, su tutto il territorio regionale, di indossare la mascherina anche nei luoghi all’aperto, durante l’intero arco della giornata, a prescindere dalla distanza interpersonale, fatte salve le previsioni degli specifici protocolli di settore vigenti (ad esempio per le attività di ristorazione, bar, sport all’aperto). L’obbligo rimane escluso per i bambini al di sotto dei sei anni, per i portatori di patologie incompatibili con l’uso della mascherina e durante l’esercizio in forma individuale di attività motoria e/o sportiva; è fatto obbligo ai titolari di esercizi commerciali, culturali, ricreativi, o comunque aperti al pubblico, non all’aperto, di effettuare la misurazione della temperatura corporea all’ingresso dei locali di esercizio e di assicurare la presenza di dispenser di gel e/o soluzioni igienizzanti, subordinando l’accesso ai locali alla previa igienizzazione delle mani e al riscontro di temperatura inferiore a 37,5 gradi C°; si richiamano tutti gli esercenti, gestori ed utenti alla stretta osservanza delle misure di prevenzione e sicurezza. Al fine di rendere tempestiva la corretta ricostruzione degli eventuali casi da “contatto stretto”, vi è l’obbligo della identificazione di almeno un soggetto per tavolo o per gruppo di avventori attraverso la rilevazione e conservazione dei dati con idoneo documento di identità.
Ecco il testo integrale dell’ordinanza
http://www.regione.campania.it/assets/documents/ordinanza-n-72-del-24-settembre-2020.pdf



Covid, 24 casi in una azienda agricola di Eboli

In un’azienda agricola di Eboli sono stati trovati 24 casi di positività al coronavirus. La Asl di Salerno ha chiesto al sindaco di Eboli, Massimo Cariello, di predisporre tutte le misure per la salvaguardia della popolazione. Il personale della Asl è intervenuto presso l’azienda agricola per uno screening del restante personale attraverso l’effettuazione del tampone. Stamattina l’Azienda sanitaria del capoluogo ha registrato altri sei casi nei comuni di Salerno (2), Nocera Superiore (1), Scario (1) e Napoli (2).




Il rione Carmine corre ai ripari dopo la bancaria risultata piositiva al Covid

di Erika Noschese

A Salerno torna la paura  per il Coronavirus. Dopo la bancaria di Mercatello risultata positiva il rione Carmine decide di correre ai ripari e proteggersi il più possibile.
La donna, infatti, lavora presso una banca della zona Carmine e, in attesa dei test, diverse attività commerciali hanno chiuso i battenti. Ad abbassare la saracinesca, in attesa dei risultati del test seriologico, il titolare di un bar in via Paolo De Granita e un altro di via Prudente Francesco il cui proprietario risulta positivo al Covid 19.
In attesa di ricostruire la rete dei contatti, nella mattinata di ieri i Salesiani hanno stoppato le loro attività: la figlia del barista, infatti, è animatrice presso l’oratorio e, per precauzione, tutto rimarrà fermo per alcuni giorni. Due famiglie poste in quarantena in via Manganario: avrebbero avuto contatti con uno dei nuovi casi positivi. Intanto, chiusi anche due supermercati della zona ma solo per precauzione. Preoccupano le condizioni della dipendente della banca del rione Carmine: la donna, infatti, è ricoverata al centro Covid di Scafati mentre potrebbe presto essere trasferita all’ospedale Cotugno di Napoli la dottoressa del 118 risultata contagiata diversi giorni fa.
Le sue condizioni, infatti, sono peggiorate e, per lei, potrebbe essere necessario il trasferimento presso la struttura di Napoli. Preoccupazione anche per due dipendenti di una boulangerie della zona: al momento la positività al virus, per loro, non è ancora confermata, si è in attesa dei risultati.
Nel frattempo, da ieri mattina la macchina della protezione civile ha ricominciato i suoi giri per la città: già da ieri mattina, infatti, i volontari hanno attraversato tutta la zona orientale fino al centro cittadino ricordando alla popolazione di mantenere le distanze di sicurezza e indossare la mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto ove la distanza di almeno un metro non può essere mantenuta.
Al momento, non si conosce il numero esatto dei casi di Coronavirus a Salerno città ma sono in molti ad essere preoccupati.
Intanto, i gestori delle attività commerciali chiuse perchè entrate in contatto con la dipendente bancaria sono in attesa dei risultati dei test seriologici. Nel frattempo, il rione Carmine vive ore di paura e di angoscia e la paura del virus torna prepotentemente a farsi sentire in tutta la città.




Febbre, pannelli, turni e stop ai buffet Ecco le proposte dello chef Esposito

di Andrea Pellegrino

Misurazione della temperatura, turni, prenotazioni, pagamenti elettronici. Lo chef Gennaro Esposito ha elaborato il suo protocollo sanitario per la ristorazione da sottoporre al governatore della Campania Vincenzo De Luca. Lo chef era stato incaricato da un gruppo di ristoratori della Campania per elaborare delle proposte e delle linee guida da sottoporre a De Luca in vista della riapertura delle attività della ristorazione. «I clienti, prima dell’accesso al locale – si legge – dovranno essere sottoposti al controllo della temperatura corporea, nel rispetto della normativa sulla privacy. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5 gradi, non sarà consentito l’accesso». Inoltre mascherine e dispositivi di sicurezza, sanificazione e postazioni con gel per la pulizia delle mani. «I clienti – si legge ancora – al momento della prenotazione saranno informati dell’obbligo di utlizzo della mascherina, che potrà essere tolta una volta seduti al tavolo. Ogni qualvolta il cliente si allontanerà dal proprio tavolo sarà obbligato ad indossare la mascherina». Ancora: «Si devono favorire orari di ingresso/uscita scaglionati, del personale di sala e cucina, in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, servizi igienici). Dove è possibile, inoltre, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni». In cucina, oltre al naturale utilizzo delle mascherine, si propone: «Una sanificazione giornaliera, almeno due volte, e disinfezione delle superfici, delle attrezzature e degli ambienti, con disinfettanti a base di cloro ed alcool». Tavoli distanziati e utilizzo di stoviglierie monouso: «Disporre i tavoli in modo da garantire la distanza pari o superiore a 2 m tra i bordi dei tavoli, in modo e che gli ospiti che sono rivolti l’uno verso l’altro o seduti a fianco siano separati da una distanza di almeno 1 metro, se non appartenenti allo stesso nucleo familiare o congiunti. Tutti gli ospiti devono utilizzare i posti a sedere. Non è consentita la consumazione in piedi».

I PANNELLI Utilizzo anche di pannelli: «Le distanze di sicurezza vengono meno qualora i gruppi di ospiti siano appartenenti allo stesso nucleo familiare, congiunti o separati da pannelli». In particolare, si legge ancora: «I pannelli divisori utilizzati per separare i tavoli devono rispondere a specifici requisiti quando la distanza tra i tavoli sia inferiore a 2 metri». Tecnicamente: «Il lato superiore dei pannelli divisori deve trovarsi a un’altezza di almeno 1,5 metri (misurati dal pavimento) e di 70 centimetri al di sopra del piano del tavolo. In linea di massima è consentito l’uso di pannelli di qualsiasi materiale a condizione che non pregiudichi sostanzialmente la protezione dalle infezioni trasmissibili attraverso goccioline (ad esempio metallo, plastica, vetro acrilico, vetro, legno, cartone, tendine, tende in stoffa)».

NIENTE BUFFET «Evitare – si legge ancora nel documento – il buffet o self service di alimenti e bevande (patatine, tramezzini, pizzette, dovranno essere serviti esclusivamente dal personale); Evitare la somministrazione di aperitivi con piatti condivisi e prediligere le monoporzioni; Evitare la somministrazione con vassoio unico; Incentivare, infine, l’uso del take away e delivery».




Coronavirus: in zona rossa guardia medica ad hoc

A Sala Consilina e’ stato attivato un servizio di guardia medica dedicato esclusivamente al trattamento di pazienti Covid-19. Lo ha annunciato il sindaco Francesco Cavallone nel corso di una videoconferenza. I sanitari della nuova guardia medica, sara’ attiva nei prossimi giorni, assisteranno a casa le persone risultate positive al covid-19 oppure coloro che presentano sintomi non gravi compatibili con il virus. L’iniziativa mira sia ad aiutare i medici di famiglia nell’assistenza domiciliare sia a fare da filtro per non ingolfare con pazienti meno gravi la struttura ospedaliera del vicino nosocomio di Polla. Il comune di Sala Consilina, insieme ad Auletta, Atena Lucana, Caggiano e Polla, dal 15 marzo scorso e sino al prossimo 14 aprile e’ stata decretata zona rossa.




San Cipriano Picentino: positivo a Covid-19 un carabiniere, negativi i colleghi

Un militare della Stazione di San Cipriano Picentino è risultato positivo al Covid19. Sta bene ed è in isolamento a casa. Gli altri componenti del reparto, che continua il regolare servizio, sono negativi. La situazione è attentamente monitorata dalla Infermeria Presidiaria di Napoli.