Scafati. Passata la festa, si torna alla politica. Domani voto al bilancio, Aliberti cerca voti

Di Adriano Falanga

La fine della festa Patronale coincide con il ritorno alla quotidianità per gli scafatesi. E con essa, ritorna anche la discussione politica. Dunque, dove eravamo rimasti? Alle dimissioni di Alfonso Carotenuto da presidente della commissione Lavori Pubblici, e alla sua dichiarazione di passaggio in minoranza. Una brutta tegola sulla testa di Pasquale Aliberti, che vanifica tutto il lavoro di “mediazione” che ha portato all’inciucio con il Cotucit di Michele Raviotta e Filippo Quartucci. Non bastano i voti dei due ex di opposizione per garantire il proseguo della consiliatura. Il 16 giugno il Bilancio passò grazie ai 13 voti raggiunti per il rotto della cuffia, compreso lo stesso voto del sindaco. Questo significa che il passaggio di Raviotta in maggioranza garantisce solo 12 dei 13 voti necessari. L’addio di Alfonso Carotenuto può segnare anche l’addio anticipato alla seco0nda consiliatura targata Aliberti. E questo capita nel periodo più difficile e buio non solo del primo cittadino, ma della stessa città di Scafati, ad oltre venti anni dallo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Aliberti in questi giorni di festa ha voluto restare con la sua famiglia, prendendo parte alla sola messa del Lunedi con il Vescovo, monsignor Beniamino Depalma, e alla processione per il centro storico al seguito di Maria delle Vergini. “La mia attività politica è cresciuta all’ombra di Maria” disse il sindaco in occasione della tradizionale visita che l’immagine della Madonna fa alla Casa Comunale. Aliberti lo raccontano essere sereno sul piano giudiziario, la sue “fede” nella magistratura è pari quasi a quella in Maria Santissima. Meno però sull’aspetto politico, anche se indiscrezioni lo vogliono oramai rassegnato, quasi certo di non trovare quei voti necessari per arrivare fino al 2018. Carotenuto è partito per le ferie, difficilmente sarà presente domani sera, mentre Identità Scafatese è decisa a tenere ferma la sua posizione e non votare il bilancio. Aliberti questo lo sa, e neanche insite più di tanto a cercare nuovi accordi, sarebbe solo un inutile tentativo di prolungare l’agonia di un’amministrazione oramai al tramonto. Eppure, in questa profonda frattura tra le fila della maggioranza poco c’entrano le vicende giudiziarie. Ad incrinarsi sono stati in primis i rapporti umani tra alcuni ex colleghi, forse inaspriti anche dalla nascita di due blocchi contrapporti: fedelissimi contro autonomi. Uno scontro cresciuto nel tempo, la cui origine affonda le radici nella triste pagina rappresentata dal tentativo, fallito, di decadere per un terzo mandato. Ed è questa la colpa maggiore del primo cittadino. Non aver evitato lo scontro tra i suoi ma anzi, l’averlo favorito non frenando la nascita degli “ultras”, che non si sono mai risparmiate reciproche e velenose accuse. Oggi restano i cocci, ma risultano scarsi i tentativi di metterli assieme. Il primo mediatore, il vice sindaco Giancarlo Fele, è in ferie. C’è ansia e preoccupazione in città, e questa si respira tra i corridoi di Palazzo Mayer. Il confine con la querelle giudiziaria dovrebbe essere lontano, distinto e distante dall’attività politica. Ma nella sostanza è tutto molto flebile e sottile. I confini sono combacianti, e l’eco delle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto, avvalorate da diversi testimoni, influenzano gli umori del palazzo il cui destino sembra irrimediabilmente compromesso. “E’ corruzione elettorale”, questo passaggio del Gip Donatella Mancini può palesare ottimismo negli indagati, ma segna comunque la condanna a morte dell’amministrazione comunale. E’ il riconoscimento della commistione tra politica e clan, tra clan e imprenditoria, tra clan e appalti pubblici. La veridicità e gravità delle accuse saranno accertate dalla Magistratura, fatto sta che l’influenza del clan su Palazzo Mayer e l’indotto che ruota attorno ad esso sembra essere accertata. Lo testimoniano i contatti, anche senza evidenza di reato, che i Ridosso avevano con gli esponenti politici. “Passiamo in maggioranza perché il commissariamento avrebbe fatto male alla città” dichiarò Michele Raviotta in consiglio comunale, a questo punto la domanda potrebbe anche cambiare: “ma il commissariamento, è davvero il male minore?”

LE ALIBERTIANE BLINDANO IL SINDACO E ZITTISCONO IL PD

1-formisano-marra--292x300Da Palazzo Mayer nessuna nota ufficiale, come continua a restare in silenzio Roberto Barchiesi, entrato in un secondo momento nell’inchiesta ma a pieno titolo, avendo avuto un ruolo importante nel patto elettorale Aliberti-Ridosso, secondo le testimonianze del pentito e di alcuni teste fino ad oggi ascoltati dalla Procura Antimafia. Come sempre più spesso capita, al social network Facebook vengono riservati i pensieri personali. “Le grandi ‪‎verità iniziano come calunnie, bestemmie o maldicenze. Poi però, quando le si conoscono fino in fondo, possono anche rendere voi altri ‪folli – scrive Pasquale Aliberti sulla sua pagina – Cambia finalmente la ‪‎prospettiva, si vede la ‪‎luce ma le persone che ci ‪vogliono bene sono restate sempre lì, al proprio posto. ‪Grazie di cuore”. Insomma, il rigetto degli arresti appare come un primo segnale positivo, nonostante la motivazione del gip Mancini sia tutt’altro che a favore. “Capisco il rammarico e la delusione di coloro che in questi mesi hanno postato il borsone da viaggio. Dopo undici lunghi mesi la verità inizia a prendere forma”, è la positiva visione di Brigida Marra, la pasionaria alibertiana, che con Teresa Formisano e Carmela Berritto non ha mai prestato le spalle al loro leader. “Aliberti è smentito dal Gip. L’inchiesta dimostra in modo inequivocabile che l’Aliberti che parla è diverso da quello che opera – dall’opposizione Mario Santocchio – un uomo senza scrupoli disposto a tutto per il potere. Gli rinnoviamo la richiesta di dimissioni”. E il Pd fa appello al Prefetto, in vista del voto consiliare di mercoledì sera, minacciando addirittura di non prendere parte alla seduta. La replica arriva da Teresa Formisano: “Sono sconcertata dall’atteggiamento assunto da alcuni consiglieri di opposizione che si permettono di giudicare, accusare e dare sentenze al posto di chi di dovere. Da loro in questi anni non mi sembra di aver sentito proposte per la Città, l’unica loro preoccupazione è sempre stata quella di mandare a casa Pasquale Aliberti”. Non usa mezze misure la forzista: “La violenza verbale usata in una fase delicata per la vita di persone e famiglie oneste dimostra tutta la loro aggressività e odio nei confronti del Sindaco oltre che un certo infantilismo da social network. E loro sarebbero l’alternativa? Farebbero bene in questa fase fare silenzio, lasciare che le indagini vadano avanti e che la magistratura, organo competente, faccia il suo dovere. Che fine ha fatto il loro essere garantisti? Ah già, è a convenienza” la stoccata della Formisano.

SIM: “BORRIELLO? ALTRA YES WOMAN”

1-dalila borriello“Mercoledì prossimo ci sarà la seduta di consiglio comunale, all’ordine del giorno c’è l’entrata del neo consigliere Dalila Borriello al posto di De Quattro; che non mantenendo l’impegno preso con gli elettori nel 2013 ha lasciato l’assise in cambio della poltrona al cfi”. Scafati in Movimento punta la lente d’ingrandimento sulla surroga della new entry Borriello, dandola il “benvenuto” in stile cinque stelle: “A Scafati non esiste solo lo scambio di voti ma anche lo scambio di poltrone, il nostro primo cittadino in questo è maestro. Una yes woman al posto di uno yes man”. Un attacco frontale quello degli attivisti: “Non possiamo non definirli così. Perché altrimenti il Sindaco Aliberti non avrebbe mai permesso a De Quattro di andare al Consorzio delle Farmacie. Il sindaco è sicuro di poter contare sulla new entry altrimenti avrebbe adottato la strategia seguita per Casciello: non farlo assessore ordinandogli di non muoversi dal consiglio comunale, per non far entrare la mente pensante, l’ex assessore Giacinto Grandito”. Non manca una pesante stoccata all’indirizzo della giovane candidata in lista Aliberti Sindaco: “La Borriello entra ed accetta di sedere in una coalizione su cui pendono gravi accuse e che, come si evince dalle indagini, dalle dichiarazioni dei pentiti e da quelle degli imprenditori, risulta essere vincente con il supporto dei voti del clan Ridosso-Loreto. Entrare e beneficiare di un posto in una assise in virtù di un quorum raggiunto con i voti della camorra è fuori da ogni logica per chi intende la politica come esempio di onestà e legalità”.

 




Scafati. Cda Acse, asse Aliberti-Raviotta. Mascolo presidente, Casciello vice.

Di Adriano Falanga

Chi la dura la vince, alla fine riesce a portare un incarico a casa anche Mimmo Casciello. Per lui la poltrona di vice presidente Acse, ruolo occupato fino a poche settimana fa da Ciro Petrucci, finito sul registro degli indagati per voto di scambio politico mafioso dalla DDA di Salerno. Dopo l’azzeramento chiesto dall’assessore Raffaele Sicignano di concerto con il gruppo ex di maggioranza Identità Scafatese, è stato rinominato il nuovo consiglio di amministrazione. Presidente è Gaspare Mascolo, dato in quota Cotucit, ma nome gradito anche allo stesso Casciello (che essendo consigliere comunale non può ricoprire quel ruolo). Mascolo è stato già amministratore delegato della Scafati Sviluppo, nominato dalla giunta di centrosinistra di Francesco Bottoni, nel momento in cui Michele Raviotta passò con questi, corsi e ricorsi storici dunque. Componente e quota femminile sarà l’avvocato Maria Teresa Starace (sotto, in foto accanto a Mimmo Casciello), già figurante tra i legali fiduciari dell’ente, che ha difeso più volte in numerose vertenze giudiziarie, e data come espressione del gruppo Formisano-Marra-Del Regno. Cosa strana, i decreti di nomina sono stati firmati dal vice sindaco Giancarlo Fele, questo perché il primo cittadino Pasquale Aliberti, seppur nel pieno dei suoi poteri, era ufficialmente impegnato. “Abbiamo apprezzato il lavoro svolto con ‪trasparenza e ‪passione dal C.d.A. uscente e la disponibilità dei componenti tutti a rimettere il proprio mandato nelle mani del sindaco quando, a seguito del dibattito interno alla maggioranza sulle prospettive, si chiedeva da più parti di far ripartire l’azione di governo – scrive in una nota Pasquale Aliberti – I membri oggi nominati sono ancora una volta ‪‎professionisti a cui bisogna riconoscere capacità, competenza, passione, gioventù e titoli. Ringrazio la maggioranza per avermi dato ancora una volta piena autonomia nella scelta e la possibilità di decidere tenendo conto della professionalità e degli equilibri complessivi. Da adesso ci aspettiamo segnali forti sul tema della ‪raccolta differenziata per una Città più pulita con la collaborazione dei cittadini. Lavoriamo insieme per una Scafati ‪‎migliore”.

1-starace3-mimmo-casciello-e1412015364444Sulla stessa scia il Vice Sindaco di Scafati, Giancarlo Fele: “Ringrazio l’ex Presidente D’Angolo per l’impegno e l’onestà che negli anni ha messo a disposizione dell’ACSE. Auguro buon lavoro al nuovo C.d.A, di raggiungere l’obiettivo di migliorare ancora di più la percentuale di raccolta differenziata nella nostra Città”. Confermate le voci di corridoio che volevano Casciello verso una poltrona della prima partecipata scafatese, al consigliere comunale, che da tempo ha rinunciato all’indennità di presenza di 34 euro lordi, andranno adesso i circa 7500 euro annui di retribuzione. Provvidenziale è stato l’intervento della sua consorte, che settimana scorsa sarebbe entrata nell’ufficio del primo cittadino, e davanti a testimoni lo avrebbe pesantemente accusato di “prendere in giro” il marito, avendogli più volte promesso un assessorato, puntualmente poi negato. “Le nomine sono il frutto dell’inciucio che si è concretizzato con il Cotucit – sbotta dall’opposizione Mario Santocchio – le altre frutto del manuale Cencelli”. Promette un esposto all’Anac e al Prefetto Santocchio, perché a suo dire la nomina di Casciello violerebbe l’art.63 del Tuel.

PROTESTA IL PD

1-cucurachi-960x742“Quella di Casciello e ‘ illegittima in quanto lo stesso incompatibile ed inconferibile. Spero che abbia valutato bene prima di accettare, perché potrebbe essere una manovra del sindaco per liberarsene -così Marco Cucurachi, esponente consiliare dei Democratici – Quella di Mascolo e’ inopportuna in quanto ricopriva l’incarico di vertice nel 2008 quando venne affidato l’incarico progettuale a Giugiaro e sappiamo tutti come è andata. Si ritorna alle nomine che hanno portato la STU al fallimento. Quando c’era Mascolo il superconsulente era Voccia De Felice, fedelissimo del sindaco, fautore della disfatta economico finanziaria della reindustrualizzazione, nonche’ coinvolto in vicende giudiziarie al vaglio della Procura Distrettuale Antimafia. Di che vogliamo parlare. Pensiamo al futuro e lasciamoci alle spalle tutto’ ciò”.

 




Scafati. Chi è maggioranza e chi opposizione? Commissioni stravolte

Di Adriano Falanga

“In previsione del consiglio comunale di fine luglio, chiederò ai gruppi consiliari di formalizzare ufficialmente i loro componenti, onde rimodulare le commissioni consiliari, alla luce dei nuovi equilibri consiliari”. Pasquale Coppola, presidente del consiglio comunale, torna a chiedere chiarezza sugli assetti politici consiliari, ritenendo necessaria una rimodulazione delle commissioni.  La decadenza prima e il voto al Bilancio poi, hanno dimostrato che a Scafati non esiste la maggioranza, ma le maggioranze. Un poco come il gioco del Risiko, le pedine si spostano secondo strategia politica. Una confusione istituzionale che ha creato il caos nelle commissioni consiliari, prima ancora che nello stesso consiglio comunale. Qual è la maggioranza che ha compiti di gestione e chi sono le minoranze che hanno il compito di controllare? Ciò che è uscito dalle urne nel 2013 è oramai un lontano ricordo, e la stessa giunta, secondo le ultime dichiarazioni dell’assessore figliuol prodigo Raffaele Sicignano, non è espressione dei gruppi politici, ma del consenso elettorale di ciascuno. Identità Scafatese, rappresentata da Stefano Cirillo, Bruno Pagano, Daniela Ugliano, ha chiarito di non essere in maggioranza, ma neanche all’opposizione. Si definiscono indipendenti. Peccato che il regolamento delle adunanze consiliari non contempli questo termine, ma parla espressamente di un equilibrio consiliare tra maggioranza e minoranza. Ogni commissione deve infatti avere al suo interno 8 componenti: 5 di governo e 3 di opposizione. Alla luce del voto al bilancio, in cui c’è stata la defezione di Identità Scafatese e il matrimonio tra Pasquale Aliberti e il Cotucit, l’equilibrio consiliare è mutato. Perché a votare l’atto politico, che segna la fiducia nell’operato dell’amministrazione (condizione fondamentale per essere maggioranza) sono stati in 12, altrettanti invece sono coloro che non hanno votato, tra assenti e voti contrari. A determinare l’esito positivo della votazione il voto del primo cittadino, con il quale si è raggiunta quota 13, imposta dalla legge. “Per fine mese si dovranno approvare gli equilibri di bilancio – continua Coppola –  farò riunione dei capigruppo e li decideremo come rimodulare anche perché sicuramente c’è da nominare il presidente della commissione urbanistica in quanto il consigliere Vitiello Pasquale ha rassegnato le dimissioni coerentemente con quello che aveva annunciato”. Vitiello ha infatti lasciato la presidenza prendendo atto della “migrazione” consiliare.

1-vitiello coppola“Dopo il voto al bilancio, essendosi formata una maggioranza consiliare diversa da quella legittimata dal voto popolare nel 2013 e nella quale io non mi riconosco – scrive Vitiello (in foto con Pasquale Coppola) – con scelta personale colloco la mia azione politica ed amministrativa tra le fila della minoranza consiliare. Riconoscendo che il ruolo di presidente della Commissione Urbanistica vada ricoperto da un membro consiliare appartenente alla maggioranza, con la presente rimetto le dimissioni da presidente”. Il capogruppo del Pdl, a cui è iscritto anche lo stesso Pasquale Coppola, chiede la stessa coerenza e franchezza dagli altri colleghi transfughi: “lo dobbiamo alla città, legittimo cambiare idea, ma in questo caso è necessario e corretto assumersi fino in fondo le responsabilità che ne derivano”. Allo stesso modo quindi bisognerà considerare maggioranza Michele Raviotta e Filippo Quartucci del Cotucit e minoranza Stefano Cirillo, Bruno Pagano e Daniela Ugliano di Identità Scafatese. Con queste considerazioni vanno quindi ricomposte le commissioni consiliari. Non si tira indietro Cirillo, capogruppo di IS: “Per me la maggioranza si è delineata con il voto al bilancio, trovo giusto quindi che chi ha oggi l’onore di governare, si assuma anche gli oneri. Voglio vedere anche le loro proposte, oltre alle richieste. Noi niente avevamo chiesto, e niente abbiamo avuto. Non tocca a noi il ruolo gestionale”. A questo punto, seguendo il percorso tracciato da Pasquale Vitiello, toccherà anche a Daniela Ugliano lasciare la presidenza della commissione Statuto.

COMMISSIONI STRAVOLTE E IRREGOLARI

2-consiglio comunale scafatiL’accordo tra gli alibertiani e il Cotucit, che di fatto ha evitato il commissariamento dell’Ente, ha creato un pastrocchio all’interno delle commissioni consiliari. Il 16 giungo, com’è noto, il Cotucit è passato in maggioranza, votando il bilancio. Di contro, Identità Scafatese di Stefano Cirillo, Bruno Pagano e Daniela Ugliano, non votando il rendiconto è di fatto uscito dalla maggioranza. Aggettivi quali “indipendenti” hanno solo una valenza politica, ma nel regolamento e nello Statuto comunale non sono contemplati. Chi non è maggioranza è minoranza, e viceversa. Il quadro che ne emerge stravolge completamente le commissioni consiliari. Nel dettaglio, la commissione “Bilancio” risulta oggi essere composta da 6 consiglieri di maggioranza e appena 2 di minoranza. “Lavori Pubblici” ha un pareggio: 4-4. Anche “Urbanistica” è in pareggio 4-4. “Affari Sociali” ha un 6-2 per la maggioranza. “Sport” è in pareggio 4-4. “Legalità e Commercio” registra un 5-3 in favore della maggioranza. “Pubblica Istruzione e Cultura” ha un 6-2 per gli alibertiani. Non solo nessuna commissione rispetta l’articolo 3 che impone la proporzione 5-3 ma addirittura le commissioni “Statuto” e “Garanzia” sono a favore della minoranza: 7-1 la prima e 6-2 la seconda. Una matassa istituzionale che il presidente Coppola intende sbrogliare. “E’ necessario farlo al più presto, per riprendere l’attività amministrativa interrotta, ancora oggi, dagli accordi post voto. Entro fine mese bisognerà tornare in aula per votare gli equilibri di bilancio, credo sia doveroso, prima di allora, definire in maniera chiara i ruoli di ogni consigliere comunale”, conclude il capo dell’Assise. E sugli equilibri di bilancio non è detto che venga fuori una maggioranza ancora diversa. Difficile, ma non certo improbabile.




Scafati. Giunta e Acse, a due settimane dal voto al bilancio, tutto ancora incerto

Di Adriano Falanga

Giovedi sera prossima riunione di maggioranza. A due settimane esatte dall’approvazione del bilancio, Pasquale aliberti dovrebbe sciogliere le riserve e spiegare ai suoi cosa intende fare su giunta e Acse. Poi, magari, renderà loro noto anche le notizie che arrivano dalla Regione Campania quanto alla firma dell’accordo di programma per realizzare uno stralcio del Polo Scolastico. Una firma che comincia ad essere sempre più annunciata che concretizzata. E tempi, come per il Puc, ma anche per il Pip, si accorciano drasticamente rendendo ancora più difficile la loro realizzazione. Pasquale Aliberti nel frattempo tiene sempre una porta aperta con Identità Scafatese, un accordo con i tre dissidenti Cirillo, Ugliano e Pagano potrebbe toglierlo dagli impicci derivati dall’inciucio del 16 giugno. Il “tredicesimo” sì al bilancio è “costata” la promessa di almeno 4 assessorati e tre posti (tra cui la presidenza) nel nuovo cda dell’Acse. Questo chiaramente nell’interesse esclusivo della città, perché l’eventuale commissariamento sarebbe stato il “male assoluto”. Nel frattempo, il presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola ha già chiesto ai capigruppo di mettersi d’accordo tra loro e decidere chi è maggioranza e chi opposizione, perché lo Statuto comunale non contempla termini quali “indipendenti” e “responsabili”. Questo per definire le nuove commissioni consiliari, alla luce del voto al bilancio. Il primo cittadino a Identità Scafatese continua a promettere la giunta a sei, poi ai suoi avrebbe garantito almeno quattro assessorati. Uno ai fedelissimi Brigida Marra, Diego Del Regno, Carmela Berritto, che avrebbero indicato in Teresa Formisano la loro espressione nell’esecutivo. Lo stesso gruppo, esteso anche ad Alfonso Pisacane e Francesco Vitiello, avrebbe anche chiesto la nomina del nuovo presidente Acse. Sembra avverarsi anche il sogno di sedere in giunta di Mimmo Casciello, la benedizione sarebbe stata impartita dal no di Giacinto Grandito a subentrare al suo posto in consiglio comunale. Scendono le quotazioni di Antonio Mariniello, sponsorizzato da Alfonso Carotenuto. Aliberti proprio non sembra voler spostare il noto medico dalla presidenza della Scafati Sviluppo. Stabili le quotazioni di Sabrina Vitiello, quota rosa per la giunta indicata dal Cotucit. Sull’uscio resta Raffaele Sicignano, assessore dimissionario in quota Identità Scafatese. L’ex assessore al Bilancio ha fermamente ribadito il suo no, ma l’accordo chiesto dal suo gruppo non ha scadenza, ed è sempre valido. Basta una firma, una giunta a sei, e addio all’inciucio. Domani sera si saprà qualcosa in più.




Scafati. Coppola: “commissioni stravolte, bisogna stabilire chi è maggioranza e chi no”

Di Adriano Falanga

“Convocherò presto la conferenza dei capigruppo, occorre rivedere la composizione delle commissioni consiliari, alla luce del voto al bilancio”. Così Pasquale Coppola, presidente del consiglio comunale dopo che Pasquale Vitiello ha lasciato la presidenza della Commissione Urbanistica, annunciando ufficialmente il suo passaggio all’opposizione. Sembra una formalità, ed invece non solo è stato un atto dovuto, ma soprattutto un gesto politico che apre una falla nell’assetto istituzionale. Per farla breve, e sull’onda di quanto ha già dichiarato il Pd, il voto al Bilancio ha consegnato alla città una nuova maggioranza consiliare. Una migrazione non indifferente c’è stata soprattutto dalle fila alibertiane, che ha perso ben 5 consiglieri comunali sui 15 eletti nel 2013. Dichiararsi “indipendenti” significa poco, soprattutto dal punto di vista delle commissioni consiliari. “Bisogna prendere atto della mutazione degli equilibri politici in consiglio comunale, e garantire il rispetto dello statuto e regolamento delle commissioni consiliari – aggiunge Coppola – perché la nuova maggioranza non comporta solo la ridistribuzione degli incarichi e la ricomposizione della giunta”. L’articolo 3 del regolamento delle commissioni consiliari specifica che la composizione delle stesse è in proporzione agli assetti di maggioranza e minoranza (e in quest’ottica, l’essere indipendenti significa essere opposizione) nella misura di 5 componenti per la maggioranza e 3 per la minoranza. “Il voto al bilancio, e l’ufficializzazione del Cotucit come forza di governo, ha stravolto di fatto l’assetto degli organi istituzionali propedeutici al consiglio comunale. Occorre quindi chiarire, e nell’ottica della trasparenza e della correttezza istituzionale, riformulare le commissioni, alla luce della metamorfosi consiliare”. Michele Raviotta aveva dichiarato: “se il presidente del consiglio non ritorna in maggioranza, non può stare al suo posto”.

4-coppolaCoppola non si sbottona: “la mia figura non è politica, ma istituzionale. Io non garantisco una maggioranza, ma l’organo sovrano che è il consiglio comunale. Il mio ruolo può essere messo in discussione, ma questo lo sanno tutti, solo in caso di parzialità. E non certo perché parte della maggioranza o dell’opposizione. Il presidente del consiglio viene eletto con i voti anche della minoranza, e non è certo una figura fiduciaria del sindaco, come lo sono gli assessori”. L’inciucio tra gli alibertiani e il Cotucit, che di fatto ha evitato il commissariamento dell’Ente, ha creato un pastrocchio all’interno delle commissioni consiliari. Il 16 giungo, com’è noto, il Cotucit è passato in maggioranza, votando il bilancio. Di contro, Identità Scafatese di Stefano Cirillo, Bruno Pagano e Daniela Ugliano, non votando il rendiconto è di fatto uscito dalla maggioranza. Aggettivi quali “indipendenti” hanno solo una valenza politica, ma nel regolamento e nello Statuto comunale non sono contemplati. Chi non è maggioranza è minoranza, e viceversa. Il quadro che ne emerge stravolge completamente le commissioni consiliari. Nel dettaglio, la commissione “Bilancio” risulta oggi essere composta da 6 consiglieri di maggioranza e appena 2 di minoranza. “Lavori Pubblici” ha un pareggio: 4-4. Anche “Urbanistica” è in pareggio 4-4. “Affari Sociali” ha un 6-2 per la maggioranza. “Sport” è in pareggio 4-4. “Legalità e Commercio” registra un 5-3 in favore della maggioranza. “Pubblica Istruzione e Cultura” ha un 6-2 per gli alibertiani. Non solo nessuna commissione rispetta l’articolo 3 che impone la proporzione 5-3 ma addirittura le commissioni “Statuto” e “Garanzia” sono a favore della minoranza: 7-1 la prima e 6-2 la seconda. Una matassa istituzionale che il presidente Coppola intende sbrogliare. “E’ necessario farlo al più presto, per riprendere l’attività amministrativa interrotta, ancora oggi, dagli accordi post voto. Mi auguro che la ricomposizione delle commissioni sia da sprono anche per la nuova maggioranza, a quanto pare ancora impantanata a decidere su giunta e nomina dei cda delle partecipate. Non è un buon esempio per la città”, conclude il capo dell’Assise.




Scafati. Raviotta chiarisce: “Coppola o rientra o lascia la poltrona. Assessorato? Offerto da Aliberti”

Di Adriano Falanga

“Non ho chiesto la testa di Coppola, e non ho chiesto un assessorato”, così Michele Raviotta, capogruppo del Cotucit, gruppo consiliare appena entrato in maggioranza, votando sì al Bilancio e salvando l’amministrazione Aliberti, rimasta con appena 10 consiglieri sui 15 eletti nel 2013. Più che smentire, Raviotta in realtà ridimensiona la forma, senza però variare il contenuto. Una smussatura necessaria, perché si rischia, secondo l’ex candidato sindaco, di soffiare sul fuoco già forte delle polemiche. “Noi non abbiamo chiesto niente, è stato il sindaco e la stessa maggioranza, già dal consiglio comunale, a riconoscere al Cotucit un ruolo politico determinante, riconoscendogli una rappresentanza al governo della città”. O meglio, essendo il movimento civico ex centrosinistra a tutti gli effetti gruppo politico di maggioranza, Aliberti ha preso atto della necessità di avere un loro rappresentante nell’esecutivo cittadino. Un’offerta che Raviotta e il collega Filippo Quartucci non hanno rifiutato, tanto che lo stesso capogruppo non nega di stare pensando a Sabrina Vitiello, per l’importante ruolo. “Stiamo valutando all’interno del Cotucit persone competenti, preparate e professionali. Premieremo la meritocrazia – e tra queste, spicca la figura della Vitiello – è laureata (avvocato, ndr), giovane, potrebbe entrare nella giunta come quota rosa. E’ prima non eletta in lista Cotucit”. Voci di corridoio raccontavano di un Raviotta pronto a chiedere una mozione di sfiducia nei riguardi di Pasquale Coppola, presidente del consiglio comunale. L’interessato però ridimensiona quanto accaduto nella riunione di maggioranza, specificando: “Non ho nulla contro di lui, anzi. Ho chiesto di chiarire, di capire se vi sono i margini per recuperare con lui, che ha votato contro il bilancio”.

2-coppola, aliberti, di saia feleE chi non vota il bilancio, anche se assente, come nel caso del presidente del consiglio, non può essere considerato maggioranza. “Se Coppola non rientra, è chiaro che non può fare il presidente del consiglio, ma questo è nelle cose, non lo sostengo di certo io – precisa Raviotta – a meno che non si decida di attribuire all’opposizione la figura istituzionale del capo dell’Assise. In quel caso, toccherà alla minoranza valutare e decidere il nome da presentare. A me del resto farebbe anche piacere che quel ruolo vada all’opposizione, in ottica di un maggior equilibrio istituzionale e politico”. Volendo leggere oltre il bon ton politico, non è tanto la persona di Pasquale Coppola a finire sotto la lente di ingrandimento, bensì la legittimità del suo ruolo, frutto di un equilibrio consiliare elettorale oggi mutato radicalmente. Insomma, cambiata l’orchestra, cambia anche la musica, chi sedeva in maggioranza è passato all’opposizione e viceversa, e se Coppola oggi vuole continuare ad occupare lo scranno più alto della sala consiliare, deve rilegittimarsi davanti alla nuova composizione consiliare. Questo perché, secondo il ragionamento di Raviotta, sono cambiati i 17 voti che gli permisero di diventare presidente. Per fare questo o bisogna che l’interessato si dimetta, o che su di lui ci sia una mozione di sfiducia. In questo ragionamento però rientra anche l’attuale composizione delle commissioni consiliari, e il Pd ha già chiesto la rimodulazione. E’ chiaro che mutando gli assetti consiliari, mutano di conseguenza anche gli equilibri in commissione. E di questo bisogna tenerne conto, sia per le commissioni consiliari, che per la presidenza del consiglio. Ma anche, ovviamente, nella rimodulazione della Giunta, degli organi di controllo, dei cda delle partecipate e dell’assetto dirigenziale di Palazzo Mayer. Essere in maggioranza significa anche questo. Ragion per cui l’ex assessore Raffaele Sicignano, in quota Identità Scafatese (passata all’opposizione) ha fermamente rifiutato di ritornare al suo posto.




Scafati. Raviotta rompe gli indugi: “assessorato e via Coppola”. Il M5S si prepara alle elezioni

Di Adriano Falanga

Michele Raviotta vince la “timidezza” e rompendo gli indugi, chiede alla sua nuova squadra consiliare due cose: Assessorato e Sfiducia al presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola. E’ quanto emerge a margine della riunione di mercoledi sera, dove il primo cittadino, assenti Roberto Barchiesi e Pasquale De Quattro, ha raccolto le velleità dei suoi consiglieri comunali. Su tutte spiccano le ambizioni assessoriali di Mimmo Casciello, Teresa Formisano, Antonio Mariniello (sponsorizzato da Alfonso Carotenuto) e Michele Raviotta. Casciello e Formisano sono stati sponsorizzati dal gruppo dei fedelissimi: Carmela Berritto, Brigida Marra, Francesco Vitiello, Diego Del Regno, Alfonso Pisacane, i quali avrebbero anche chiesto di poter indicare un nome per la presidenza dell’Acse, lasciata scoperta dalle dimissioni imposte ad Eduardo D’Angolo. Non rientrerà Raffaele Sicignano, mentre ad uscire sono considerati in pole Antonio Pignataro, Antonio Fogliame e Diego Chirico. Tutti senza sponsorizzazione consiliare. Il Cotucit di Raviotta-Quartucci dovrebbe indicare un nome esterno, forse una donna, due su tutte: Annamaria Federico (moglie di Quartucci) e Sabrina Vitiello (già a capo del Cotucit Giovani e prima non eletta della lista civica), senza però accantonare l’ipotesi Carmine Sorrentino, vice presidente Cotucit. Troppi pretendenti, per poche poltrone libere, sarebbe questa la motivazione che spinge il neo consigliere di maggioranza Raviotta (probabilmente su input del primo cittadino) a chiedere la testa di Coppola. La sua “dipartita” infatti andrebbe a liberare un’altra importante poltrona a “stipendio”, che potrebbe soddisfare la rappresentanza di qualche altro gruppo di consiglieri. Una valida alternativa all’assessorato di Casciello, ad esempio, o a quello di Formisano, che ha già dimostrato, da vice di Coppola, di saper vestire i panni del presidente del consiglio. Ma la decisione di ricorrere alla sfiducia non entusiasma propriamente tutti, ci sarebbero infatti perplessità da parte di Alfonso Carotenuto e Roberto Barchiesi. Si andrebbe ad aprire l’ennesimo braccio di ferro istituzionale, perché, non avendo mai i 15 voti necessari per sfiduciare Coppola, si dovrà tentare per tre volte, quando sarà poi possibile votare con la maggioranza semplice dei consiglieri comunali. Questa prospettiva rischia però di trasformarsi in un boomerang per gli alibertiani.

E IL M5S GUARDA ALLE FUTURE ELEZIONI

M5S simIl M5S guarda già alle future elezioni amministrative. Il meetup scafatese, tenuto assieme da una serie di associazioni, tra cui spicca “Scafati in Movimento”, prova a fare quadrato cercando di superare le incomprensioni nate in passato, consapevole che uniti si può ambire a traguardi ambiziosi. Consapevoli che la delicata situazione politica scafatese, tra indagini, commissioni d’accesso, e in ultimo l’inciucio, possa creare i presupposti per un malcontento generale tale da spingere verso il voto di “protesta”, gli attivisti danno il via ad una serie di incontri pubblici per trovare non solo una sintesi interna, ma anche per un confronto con i loro stessi onorevoli. Bisogna costruire, più che demolire, è l’imperativo. “Dopo gli ultimi avvenimenti politici accaduti in città, il Meetup di Scafati vuole intraprendere un percorso al fine di creare le basi per una nuova Scafati – si legge in una nota – La volontà è quella di creare un laboratorio di idee e progetti per la nostra Città con un percorso che porti ad un programma partecipato creato dai cittadini. Si discuterà di come lavorare per quando ci saranno le elezioni comunali e come organizzarci per essere sempre presenti sul territorio”. Il primo appuntamento vedrà la partecipazione dei consiglieri regionali Michele Cammarano e Luigi Cirillo, oggi pomeriggio dalle ore 17.00 presso il Bar Caffè Cristal, in Via Pietro Melchiade. “Oltre l’inciucio, oltre la spartizione delle poltrone e la politica per interesse personale. Noi siamo pronti – spiega Giuseppe Sarconio – in questi mesi di attivismo sul territorio mi sono reso conto che è la città che ce lo chiede, stanca di assistere al mercimonio politico che esiste oramai da troppo tempo alla Casa Comunale”.

 

 




Scafati. Rimpasto di giunta, i primi scenari. E sull’Acse…

Di Adriano Falanga

Primo giro di consultazioni terminato, comincia a delinearsi un primo scenario possibile per la nuova giunta. A Pasquale Aliberti sono arrivate diverse richieste per un posto nell’esecutivo. Alfonso Carotenuto sponsorizza Antonio Mariniello (attualmente presidente del cda della Scafati Sviluppo) e Mimmo Casciello se stesso.  Secondo il “Cencelli” alibertiano, alla coppia Raviotta-Quartucci spetta un posto nell’esecutivo, affinché possano a pieno titolo entrare nella fase gestionale. L’ingresso di Raviotta in giunta aprirebbe le porte del consiglio comunale alla giovane avvocato Sabrina Vitiello, già a capo del Cotucit Giovani e già in organico allo staff dell’ufficio Più Europa nel 2015. La Vitiello potrebbe dividersi il mandato (o rinunciare a suo favore) con Carmine Sorrentino, braccio destro di Raviotta. Spunta anche l’ipotesi Annamaria Federico, moglie di Quartucci e prima non eletta in lista Adesso Scafati con Nicola Pesce. Quanto alla posizione di Casciello, lo scoglio rappresentato dal subentro di Giacinto Grandito pare essere superato. L’ex vicesindaco nel primo sindacato Aliberti avrebbe infatti “benedetto” l’ingresso del collega di lista in giunta, facendo sapere di non essere interessato ad entrare in consiglio comunale. Questo porterebbe in aula l’attuale amministratore delegato della Scafati Sviluppo Mario Ametrano, fedelissimo del primo cittadino. Uno scenario difficile per Aliberti, perché si ritroverebbe ad avere il vertice della Stu scoperto, mancante proprio degli uomini che più di altri hanno concretizzato una fetta del progetto Ex Copmes.

2-aliberti-casciello-300x336 C’è poi l’incognita “fedelissimi”, Brigida Marra, Teresa Formisano, Diego Del Regno e Carmela Berritto sono coloro che più degli altri si sono costantemente spesi a favore del sindaco, la Formisano è indagata per aver convocato il consiglio comunale del 27 novembre scorso, definito illegittimo dal Vice Prefetto Forlenza. I 4, supportati da Francesco Vitiello e Alfonso Pisacane, avrebbero chiesto la presidenza dell’Acse, oltre che sponsorizzare Formisano e lo stesso Casciello. Pasquale De Quattro è oramai in dirittura di arrivo per una poltrona nel cda del Consorzio Farmaceutico Interprovinciale, guidato da Andrea Inserra, ex vicepresidente del consiglio. De Quattro andrebbe a rilevare il posto di Filippo Accardi, ex assessore alla Pubblica Istruzione, lasciando il posto in Assise a Dalila Borriello, giovane alibertiana già in carico al Servizio Civile. Manovre che porterebbero persone più “affidabili” in consiglio comunale, soprattutto in considerazione del pareggio maggioranza opposizione in 12-12. Aliberti però tira dritto, ascolta tutti, ma come sempre accade, sarà lui a decidere. Perché poi ci sarebbe anche un’altra riflessione da fare: Non votare il Bilancio equivale a non dare fiducia al sindaco, ma chi tra i 12 consiglieri considerati “opposizione” sono disposti a votare poi una mozione di sfiducia, quella vera, al primo cittadino? Considerato che lo stesso non vota per se stesso, teoricamente ci sarebbero i numeri per consegnare davvero la città al voto. Ma Aliberti lo sa, in quei 12 non votanti il bilancio non c’è (non in tutti) volontà di tornare a casa. Ecco perché alla fine deciderà tutto lui. Come da copione.




Scafati. Aliberti fa litigare i suoi e intanto tratta con IS. Barchiesi si sfila

Di Adriano Falanga

Cambiare tutto, per non cambiare niente, o in alternativa accontentare Identità Scafatese. “La nostra posizione non cambia” fanno sapere Stefano Cirillo e Bruno Pagano “una cosa è l’eventualità di votare un loro provvedimento in consiglio comunale, un’altra cosa è rientrare in maggioranza”. Insomma, la separazione è sancita, soltanto che le parti in causa hanno optato per la “consensuale”, tenendo morbidi i rapporti. Aliberti però non molla, e nel mentre mette a discutere la sua nuova maggioranza sui nomi da indicare per la ricomposizione di giunta e cda Acse, continua a incontrare delegati di Identità Scafatese. Questo lascia pensare che la giunta sarà a sei componenti, così come da “accordo non sottoscritto”, e che a capo della prima partecipata ci sarà un nome di professionalità e competenza gradita anche dai tre dissidenti. E’ il male minore, perché i numeri sono risicati, e l’equilibrio consiliare è 12-12. Non può esserci una maggioranza in cui l’ago della bilancia è rappresentato dal voto del primo cittadino. Tutto questo però scontenta Brigida Marra e Diego Del Regno, che con gli ex colleghi hanno preferito la strada dell’orgoglio e della presa di posizione decisa. “A volte perdere quello che si voleva salvare può essere la vera salvezza” ha scritto Del Regno sulla sua pagina Facebook. I due, in gruppo con Teresa Formisano e Carmela Berritto, rappresentano il nocciolo duro degli alibertiani, i “duri e puri”, coloro che non hanno voluto firmare l’accordo perché ritenuto “l’ennesimo”, quasi a ritenerlo come arma di ricatto politico. La prima riunione, in cui si è avuto il battesimo di Michele Raviotta e Filippo Quartucci, è stata molto formale e conviviale. Giusto il tempo di fare le presentazioni ed esporre i rispettivi buoni propostiti, poi il primo cittadino ha invitato ufficialmente i suoi consiglieri ad aprire le consultazioni per le nomine. Una giunta a sei equivale, oggi, a dare la buonuscita ad un assessore. Facile prevedere l’addio di Antonio Pignataro, unico non eletto nell’esecutivo, difficile diventa la scelta del successore. Aliberti per superare lo scoglio bilancio ha promesso un posto in giunta a più pretendenti, tra cui Formisano, Marra, Casciello (o chi per esso) Carotenuto. Una poltrona promessa anche al gruppo Pdl di Coppola e Vitiello (che hanno notoriamente rifiutato). Non si sbottona il Cotucit, ancora alle prese con le mille polemiche che hanno accompagnato la scelta di passare in maggioranza votando il rendiconto 2015. Raviotta ha chiesto ai nuovi colleghi la possibilità di organizzare un evento, dove presentare la nuova squadra alla città e rilanciare l’amministrazione.

2-roberto barchiesiIntanto rischia di diventare una cosa seria la presa di distanza di Roberto Barchiesi. Il civico, che in una prima fase ha sposato la battaglia di IS, seppur votando il bilancio resta in una posizione “borderline”, tenendosi volutamente fuori da ogni discussione. Lunedi sera non era presente alla riunione. “Non mi reputo indipendentemente – chiarisce Barchiesi – intendo partecipare a riunioni dove gli argomenti all’ordine del giorno siano gli Accordi di programma con la Regione, il Puc, l’erogazione e la razionalizzazione delle prestazioni sociali, la spending rewiew”. Insomma, non intende far parte della discussione sul nuovo riassetto politico della sua squadra. “Premetto che il riequilibrio politico è un atto dovuto, solo non sono interessato, non ho nomine da sponsorizzare, o nicchie di potere da conquistare e difendere. Io ho votato il bilancio perché ho chiesto al Sindaco un segnale di rottura, non perché mi fossi accordato. Tutto qui”. Barchiesi non ha mai nascosto la sua posizione critica sull’ingresso di Raviotta in maggioranza, e averlo accettato, non significa averlo condiviso. Ad ogni modo, Aliberti è tornato quello di prima, ed è pienamente consapevole che la discussione tra i suoi consiglieri non porterà mai alla condivisione piena delle nomine da farsi, provocando una rottura, a cui lui, come sempre accade, metterà una pezza.

LA COMMISSIONE D’ACCESSO RESTA ANCORA ALTRI TRE  MESI

1 scafati 20160322_094159Resteranno: è di ieri il protocollo ufficiale arrivato via Pec dalla Prefettura che comunica alla segretaria Immacolata Di Saia ed all’ufficio del gabinetto del sindaco che la commissione d’accesso resterà al Comune per altri 90 giorni. Una decisione che è arrivata ufficialmente solo lunedì a Palazzo Meyer attraverso la Pec.Intanto l’inchiesta non può che proseguire sebbene sia quasi un mese che dei commissari non ci sia nemmeno l’ombra. La commissione di indagine guidata dal viceprefetto Amendola nelle ultime settimane ha attenzionato in modo particolare l’Ufficio Urbanistica. Secondo i ben informati la teoria ipotizzata dagli inquirenti ministeriali ipotizzerebbe l’uso dell’ufficio urbanistico e di conseguenza anche il settore ad esso connesso della polizia locale, come mezzo per indirizzare alcuni controlli e di conseguenza pressioni nei confronti di vari consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, fatti che sarebbero avvenuti soprattutto nel periodo della decadenza. I commissari avrebbero già un quadro completo della situazione che riguarda l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pasquale Aliberti mancherebbero pochi dettagli per chiudere la “pratica” Scafati. I capitoli partecipate ( Acse, Scafati Sviluppo, Cfi, Scafati Solidale) sarebbero già ben definiti, sarebbe ben definito anche il quadro che riguarda la possibile sudditanza o l’autonomia dei dirigenti nei confronti della classe politica . Nei prossimi giorni anche il settore avvocatura potrebbe essere oggetto di uno screening analogo a quello del settore urbanistica. La proroga dovrebbe riguardare solo alcuni dei secondi e ultimi 90 giorni a disposizione. I commissari contano di poter consegnare la relazione entro la metà di luglio, a quel punto il Prefetto invierebbe il fascicolo al Ministero degli Interni a cui spetta l’ultima parola.

Gennaro Avagnano




Scafati. La maggioranza “battezza” il Cotucit. Acse e Giunta, il via agli accordi

Di Adriano Falanga

Ieri sera il “battesimo” del Cotucit in maggioranza. Prima riunione post bilancio, sul tavolo, la ridefinizione del cda Acse e della giunta. Compito non facile per Pasquale Aliberti, perché se da un lato Raviotta e Quartucci sembrano andarci cauti, per non alimentare ancora la voce dell’inciucio in cambio di poltrone, non è lo stesso per gli alibertiani, che gli sono rimasti vicini nel momento delicato. Aliberti però ha un chiodo fisso, recuperare Identità Scafatese. Non molla la presa e sabato pomeriggio avrebbe incontrato, a casa sua, di nuovo esponenti del gruppo oramai indipendente. Garantisce di rispettare comunque le loro proposte il primo cittadino, nonostante una fetta dei suoi non ha voluto firmare l’accordo. Poco importa, l’inciucio non basta a governare la città, perché l’equilibrio consiliare è in pareggio: 12-12. E’ il solo voto di Aliberti che garantisce la maggioranza, ma questo non significa avere “i numeri” per andare avanti, perché ognuno di loro può essere “l’ultimo uomo”, e alzare il “prezzo” ad ogni votazione. Brutto a dirsi, ma tutto sommato è ciò che accade. Ecco perché il rientro di Stefano Cirillo, Bruno Pagano e Daniela Ugliano è ancora la strada ideale per Aliberti. Nel peggiore dei casi basterebbe anche il rientro di uno o due di loro, in modo tale da uscire dall’incubo del tredicesimo. Non si esclude neanche un rientro di Raffaele Sicignano nella trattativa. L’ex assessore dimissionario ha incontrato liberti ieri mattina. Ancora non trapela nulla di ufficiale, ma voci insistono per l’ingresso di Antonio Mariniello in Giunta. L’attuale presidente della Scafati Sviluppo potrebbe fare staffetta con Eduardo D’Angolo, ex presidente Acse. Sempre in giunta è in pole Teresa Formisano, in rappresentanza del gruppo dei “fedelissimi”. Resta però da capire chi esce e le eventuali rimodulazioni delle deleghe. A Diego Chirico potrebbe ritornare la delega al Bilancio, lasciata da Sicignano. Discorso più complicato per la ricomposizione del cda della prima partecipata scafatese. E’ qui che Aliberti starebbe ricevendo le maggiori richieste, l’Acse è quotata molto più della giunta. Primo fra tutti Mimmo Casciello. Il consigliere di Cappella durante gli ultimi mesi si è molto preoccupato di far sapere in giro, anche a mezzo stampa e social network, che aveva un malessere politico, disertando riunioni e consigli comunali, fino a dichiarare ufficialmente di non votare il bilancio. Poi il cambio di rotta, c’è chi sostiene sia stato un atto d’amore e chi invece dietro ci intravede una poltrona Acse. Del resto la partecipata scafatese è stata ad un passo dal finire in gestione al figlio Michele, trattativa sfumata per il rifiuto di quest’ultimo. Almeno così fu raccontato. Casciello, oramai consapevole che non farà mai l’assessore, ha così optato per l’Acse. Probabilmente dovrà ridimensionare le sue ambizioni (o di chi per esso) al solo cda, perché la presidenza è materia attenzionata da Identità Scafatese, che ha chiesto uomini competenti e perché no, ben visti anche da loro. A breve i primi riscontri, le trattative non sono affatto finite, anzi.