Scafati. Processo Sarastra al veleno: Coppola contro Aliberti tra urla e accuse

Un’udienza al vetriolo quella di questa mattina presso il tribunale di Nocera Inferiore per il processo Sarastra. Ad essere seduto al banco dei testimoni, davanti al pm Vincenzo Montemurro, uno degli elementi chiave di questo procedimento penale: Pasquale Coppola, ex assessore ed ex presidente del consiglio comunale di Scafati. Al banco degli imputati per voto di scambio politico mafioso, sempre l’ex sindaco Pasquale Aliberti, sua moglie consigliere regionale di Forza Italia Monica Paolino, suo fratello Aniello Maurizio Aliberti, oltre ad ex funzionari e politici del comune di Scafati (intanto sciolto per infiltrazioni camorristiche).

Coppola ha risposto alle domande della difesa degli Aliberti per circa 3 ore. Il teste ha confermato con animo esagitato, la presenza di Alfonso Loreto (ex boss, ora collaboratore di giustizia) nella casa comunale e poi anche la vicinanza dell’ex compagine politica alibertiana ai Ridosso-Loreto. Coppola ha ricordato anche i fatti relativi alle accuse mosse a suo carico dalla Procura antimafia (è indagato a sua volta per voto di scambio politico mafioso per le regionali del 2015). L’ex candidato Ncd ha negato ogni accusa a suo carico ed ha rispedito al mittente ancora una volta, la vicinanza ai clan locali secondo le informazioni a sua disposizione. Coppola ha anche sottolineato la vicenda relativa al centro commerciale che si sarebbe dovuto realizzate in via Cavallaro:  ‘ una promessa elettorale’ di Aliberti all’ex assessore Mario Santocchio, mai mantenuta e non ‘certo una cosa di mio interesse’ ha detto.

L’ex presidente del consiglio comunale ha chiarito anche i rapporti di forza tra Aliberti e gli ex amministratori: ‘ il clima di agitazione’ e di supremazia dell’ex sindaco nei loro confronti. L’esempio lampante che Coppola ha riportato in aula è stato proprio relativo alle numerose volte in cui è stato ‘cacciato’ dalla Giunta tra il 2008 ed il 2013, senza una giusta motivazione  (secondo il suo parere). Respinte a toni molto accesi, le accuse della vicinanza politica o amicale di Coppola a clan o ad altri esponenti politici indagati per camorra.

Inciso in aula, da parte degli avvocati della difesa, anche su delle nomine fatta da Aliberti per persone ‘vicine a Coppola’.  Intanto però, l’attenzione è ricaduta sulle elezioni regionali del 2015. Su quella competizione elettorale Coppola ha sottolineato come di fatto, la candidatura di Monica Paolino era una sorta di interfaccia del marito sindaco. Forse senza la quella forza – secondo quanto dichiarato da Coppola – non sarebbe mai stata eletta.

Dopo Coppola, saranno ascoltati i due collaboratori di giustizia, Alfonso e Pasquale Loreto in merito al “patto” tra camorra e politica che si sarebbe consumato nelle elezioni amministrative del 2013 ed in quelle regionali del 2015.




SPECIALE “Il repulisti dell’Agro e della Valle dell’Irno”, 4 pagine, 18 articoli e 37 foto

 

LO SPECIALE IN QUATTRO CAPITOLI

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—- 33 arresti per “ripulire” l’Agro e la Valle dell’Irno

AGRO/IRNO I proventi delle estorsioni servivano per l’acquisto di sostanze stupefacenti e “mantenere” gli affiliati.
E’ stata un’alba di manette per 31 persone  (due sono latitanti) accusati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e numerosi “reati-fine” con l’aggravante del metodo mafioso.
Due anni di indagini per annientare, sul nascere, il clan che deteneva il controllo di armi e droga a nord della provincia di Salerno capeggiato da due soggetti già noti nei clan Fezza-D’Auria Petrosino di Pagani.
Ad eseguire gli arresti sono stati i carabinieri del Comando provinciale agli ordini del colonnello Antonino Neosi. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Grande sinergia si è avuta tra procura di Nocera Inferiore e quella di Salerno. Un lavoro di squadra che ha portato ad un ottimo risultato.
Duecento i militari supportati da unità cinofile provenienti da Sarno e dal settimo nucleo elicotteri di Pontecagnano che hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare (22 in carcere e 11 ai domiciliari) eseguite nei comuni di Mercato San Severino, Baronissi, Roccapiemonte, Castel San Giorgio, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani e Scafati oltre ad alcuni comuni dell’hinterland napoletano.
Nel corso del blitz di ieri mattina sono state anche eseguite 8 perquisizioni.
L’indagine ha preso il via nel settembre del 2014 ed è stata condotta dal nucleo investigativo del Comando Provinciale e della Compagnia di Mercato San Severino.  Gli arrestati sono accusati di numerose richieste estorsive ed atti intimidatori (incendi, pestaggi, esplosioni di colpi di arma e altro) posti in atto tra il 2014 e il 2016, ai danni di commercianti e imprenditori della zona. Accertato anche l’utilizzo di armi da fuoco, comuni e da guerra, tra cui anche Kalashnikov AK47, completo di due caricatori e del munizionamento, trovato e sequestrato il16 gennaio del 2015 in un fondo agricolo di  uno degli indagati. Infine, nel corso dell’indagine, è stato rintracciato ed arrestato un componente del sodalizio, colpito di un altro provvedimento restrittivo per reati associativi e sfuggito alla cattura ad ottobre 2014.
Era latitante anche grazie all’aiuto dello stesso sodalizio. Altre due persone sono state arrestate e decine di assuntori di droga sono stati segnalati alla Prefettura, con il sequestro di 50 grammi di coca e altri 50 grammi di hashish. Un’operazione che ha il merito di dare respiro alle persone perbene e stroncare una pericolosa organizzazione criminale che voleva riempire il vuoto della delinquenza organizzata soprattutto dll’agro nocerino sarnese. Pina Ferro

—Aggressioni violente, esplosioni di colpi di pistola contro chi non si piegava al loro volere
I soldi che gli imprenditori dovevano versare servivano a finanziare il mercato degli stupefacenti e gli affiliati
AGRO/IRNO. Voleva il controllo del territorio e per questo non lesinava di imporsi anche con violenza e metodi mafiosi il sodalizio criminale che è stato sgominato dai carabinieri del comando provinciale.
Nel dettaglio l’attività investigativa  svolta attraverso metodi tradizionali supportati da attività tecniche e mirati servizi dinamici, resi ancor più difficili a causa del contesto territoriale, ha consentito di documentare le responsabilità degni indagati in rodine: a plurime richieste estorsive e atti intimidatori con finalità estorsive (mediante incendi, danneggiamenti, pestaggi ed esplosioni di colpi d’arma da fuoco) consumati tra il 2014 e il 2016 ai danni di commercianti e imprenditori della zona, rientrati in un unico disegno criminoso finalizzato ad acquisire ingenti somme di denaro da reinvestire nel traffico di stupefacenti e da utilizzare per il mantenimento delle famiglie degli affiliati; alla gestione delle piazze di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti ( cocaina, hashish, approvvigionate a Pagani, Scafati e Napoli) nei comuni di Mercato San Severino, Roccapiemonte, Baronissi, Castel San Giorgio, Fisciano e Pagani, attraverso una fitta e organizzata rete di pusher; a quattro aggressioni violente, di cui con esplosione di colpi d’arma da fuoco, poste in essere nei confronti di pusher che operavano autonomamente nei comuni e non intendevano allinearsi alle regole del sistema, al fine di imporre il monopolio nella gestione dello spaccio.

— 22 le ordinanze in carcere e 11 ai domiciliari: 2 i latitanti
All’alba di ieri i militari del comando provinciale hanno fatto scattare le manette e tradotto in carcere: Pietro Desiderio 38 anni di Pagani ma residente a Mercato San Severino; Vincenzo Senatore di Roccapiemonte; Emanuele Filiberto Arena 31 anni di Nocera Superiore;
Pietro Attanasio 37 anni di Nocera Inferiore; Luigi Bove 34 anni di Roccapiemonte; Gianbattista Coppola 33 anni di Mercato San Severino; Antonio Desiderio 46 anni di Pagani; Sisto Ferrara 28 anni di Roccapiemonte; GerardoFerrentino 32 anni di Roccapiemonte; Michele Izzo 55 anni di Mercato San Severino; Nicola Liguori 25 anni di Pagani; Francesco Mandile 44 anni di Mercato San Severino; Luigi Rossi 43 anni di Marano di Napoli; Alessio Ruggiero 32 anni di Roccapiemonte; Rosario Scifo 41 anni di Mercato San Severino; Gerardo Sessa 25 anni  di Pagani; Salvatore Torino 30 anni di Roccapiemonte; Ettore Vicidomini 44 anni di Nocera Inferiore; Biagio Villani 25 anni di Roccapiemonte; Michele Villani 29 anni di Roccapiemonte.
Ai domiciliari: Carla Arpino  1979 di Brusciano; Angela Bonazzola  1992 Di Mercato San Severino; Gianluca Bonazzola  30 anni di Mercato San Severino; Alfonso Cicalese  38 anni di Pagani; Silvio Cuofano  1977 di Castel San Giorgio; Massimo Novaldi  45 anni di Roccapiemonte; Pietro  Pagano 53 anni di Roccapiemonte; Andrea Luigi Pisciotta  45 anni di Pagani;
Gennaro Sicignano  59 anni di Scafati; Giovanna Spista  35 anni di Striano; Vincenzo Vitale  54 anni di Baronissi.
p.f.


CAPITOLO SOSTANZE STUPEFACENTI
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— Spari contro i pusher non allineati al gruppo
La squadra di spacciatori era affidata a Michele e Biagio Villani: criptico il linguaggio utilizzato per piazzare la merce
I soldi delle estorsioni servivano anche per pagare le tutele, soprattutto legali, degli affiliati

AGRO/IRNO. I soldi degli imprenditori per la droga, le spese legali degli affiliati e la loro sussistenza. I proventi delle estorsioni, poste in atto dal gruppo guidato dal  Pietro Desiderio, servivano oltre che al sostentamento del gruppo e dei suoi affiliati e alla loro tutela prevalentemente di tipo legale, anche e soprattutto all’acquisto finalizzato poi allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività di spaccio era una vera e propria holding che consentiva anche apprezzabili guadagni pur nella difficoltà collegata alla gestione di piazze di spaccio in ambienti ad alta densità delinquenziale e quindi con un forte regime di concorrenza e alti rischi di invasione dei territori di rispettiva competenza.
L’intera attività di spaccio è stata ricostruita dalle numerose intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni dei singoli assuntori di sostanze stupefacenti. Dal quadro investigativo è venuto fuori una struttura associativa guidata appunto da Pietro  Desiderio e localizzata, all’interno della sua abitazione, anche quando era detenuto agli arresti domiciliari, con piazze di spaccio nell’agro nocerino sarnese. Il regime dei domiciliari impediscono a Pietro Desiderio di occuparsi in prima persona della materiale attività di diffusione della sostanza stupefacente. L’indagato, infatti, lascia alla substruttura guidata da Michele e Biagio Villani il compito di reclutare assuntori o di presentarsi sul territorio ai singoli assuntori per favorire la vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti e per recuperare il danaro derivante da tale vendita. Questa sub struttura risponde direttamente a Desiderio  solo dei profitti della cumulativa attività di spaccio. La rete degli spacciatori è molto folta e ha rapporti con Michele Villani il quale è direttamente in contatto con Pietro Desiderio. I singoli spacciatori hanno un codice predefinito ed un linguaggio criptico:nel corso dei contatti telefonici con gli assuntori, ci si accorda solo solo il luogo e il tempo dell’incontro. La consegna della droga non sempre viene effettuata da colui che ha preso appuntamento telefonico, questo sia per precauzione che per dare il chiaro messaggio che ci si trova di fronte ad un’organizzazione ben strutturata. Pietro Desiderio veniva informato di tutto e guai a mettersi contro di lui. Egli, infatti,  era particolarmente noto proprio per l’esecuzione di condotte violente ai danni di soggetti che si erano contrapposti a lui. Desiderio controllava le piazze dello spaccio. Il gruppo con le armi (e sparando colpi di pistola) allontanava gli spacciatori non graditi, quindi non appartenenti al sodalizio criminale che deteneva il controllo della piazza. Pina Ferro

—Contigui al clan D’Auria Petrosino Fezza riuscivano a piazzare chili di droga
Pietro Desiderio legati da amicizia ai vecchi esponenti del clan
AGRO/IRNO. Il sodalizio criminale sgominato dai carabinieri all’alba di ieri aveva base operativa nei comuni della Valle dell’Irno ed era organizzato e capeggiato da due soggetti già contigui al clan camorristico Fezza-D’Auria Petrosino di Pagani. I due avevano esteso il proprio interesse sulla Valle dell’Irno.
Il clan Fezza-D’Auria Petrosino ha una forte presenza a Pagani, nonostante lo stato di detenzione dei vertici del sodalizio e la collaborazione con la giustizia di alcuni esponenti.
Diverse le attività che il clan paganese controlla. Attività che a più riprese sono state bloccate dagli investigatori.
Dalle intercettazioni viengono fuori anche le difficoltà, i momenti di fibrillazione, le valutazioni economiche dei sociali che ovviamente non lasciano margini al dubbio sulla effettiva esistenza di un mercato della droga gestito in forma associata.
Ovviamente il sodalizio criminale muoveva grossi quatitativi di droga che veniva mossa in piccola quatità di volta in volta al fine di evitare ingenti sequestri,
Dal contenuto della intercettazione  nella quale, nel corso di una delle tante discussioni aventi ad oggetto lo smercio di sostanze stupefacenti, il Villani dice chiaramente a Desiderio che con quello che è rimasto si possono fare quattro chili e mezzo di cocaina. Particolare questo che fa capire quanto stupefacente erano in grado di muovere.

— Era Pietro Desiderio al vertice dell’organizzazione: sue le strategie criminali
Presso il proprio domicilio di Mercato San Severino dove era ai domiciliari si accupava di “ricevere” chi doveva pagare e gli affiliati
MERCATO SAN SEVRINO – Al vertice dell’organizzazione c’era Pietro Desiderio , con funzioni di promotore capo ed organizzatore del sodali. Era lui ad occuparsi di ideare ed organizzare le condotte criminali, dirigere il gruppo nella  consumazione dei delitti , in particolare quelli estorsivi e inerenti il traffico illecito di sostanze stupefacenti. A Desiderio spettava anche il compito di eseguire materialmente alcuni avvicinamenti estorsivi e recuperi credito, attraverso atti di violenza, ai danni di operatori economici. Talvolta gli imprenditori che dovevano pagare venivano convocati personalmente da Desiderio. L’invito a cui non si poteva dire di no era poi seguito in qualche caso da pestaggio. Desiderio “riceveva” gli operatori commerciali  presso la propria abitazione di Sant’Angelo di Mercato San Severino dove eradetenuto agli arresti domiciliari (dal marzo del 2013 al 21 settembre 2015). La propria abitazione era anche il luogo d’incontro con gli affiliati al fine di elaborare le strategie criminali, era anche il posto dove custodire e tagliare la sostanza stupefacente oltre che le armi a disposizione del gruppo.
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CAPITOLO ESTORSIONI

Layout 1—-Estorsioni per finanziare la droga
Vittime aziende e commercianti della Valle dell’Irno e dell’Agro, costretti a pagare il pizzo da poche centinaia di euro a diverse migliaia
Con i proventi delle varie attività illecite sarebbero stati pagati gli acquisti di diversi stupefacenti: il clan aveva bisogno di molto denaro

AGRO/IRNO. Erano le estorsioni il pane quotidiano del gruppo che fa capo a Pietro Desiderio. Pizzo chiesto ai danni di imprenditori e commercianti di Mercato San Severino, Castel San Giorgio, Nocera Superiore e Roccapiemonte e altri comuni della Valle dell’Irno. Il tutto per finanziare l’acquisto di sostanze stupefacenti. Tangenti reclamate a mezzo di attentati incendiari e dinamitardi oltre che recuperi violenti di crediti rispetto ai quali si proponevano come esattori efficienti in grado di incutere timore alle vittime imponendogli il pagamento coatto delle somme, in parte desinate ad essi stessi come profitto della violenta intermediazione criminale, come recita l’accusa. Per estorsione sono indagati, oltre a Pietro Desiderio: Giuseppe Manuel Picarella, Rosario Scifo, Michele Villani, Gianbattista Coppola, Angela  e Gianluca Bonazzola, Luigi Romano, Vincenzo Senatore, Michele Izzo, Emanuele Filiberto Arena, Francesco Mandile, Luigi Coppola, massimo Novaldi, Pietro Pagano, Vincenzo Vitale, Sisto Ferrara, Carla Carla, Giovanna Spista. Nelle mire del gruppo con estorsioni tentate o consumante erano finiti il “Compro oro” “Lo Smeraldo” di Mercato San Severino, due imprese edili (la Pavisad di Castel San Giorgio e la A&N Costruzione di Siano), la ditta di trasporti Fratelli Orilia srl e un negozio di casalinghi sanseverinesi, la ditta di calcestruzzi Nocerina Calcestruzzi di Nocera Inferiore, la “Amg” allestimenti di Mercato San Severino, l’imprenditore Felice Gambardella della “Plastica Gambardella srl” , due imprenditori che avevano venduto merce a Pietro Pagano per 10mila euro, il titolare di un ristorante sanseverinese, del centro massaggi “La maison” di Nocera Superiore, la concessionaria “Autoclass di Castel San Giorgio. Si andava dal regalo ai carcerati alla rinuncia ai crediti, dal pizzo sulla prostituzione alla classica tangente alle aziende e ai commercianti. Minacce del tipo «se no vi spariamo in testa….vi uccidiamo..» o che erano capaci «di fare del male anche ai bambini».

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— Un’indagine che riserverà altre sorprese
AGRO/IRNO. L’inchiesta e tutt’altro che chiusa. Potrebbero aprirsi anche altri filoni e non solo nel settore degli stupefacenti e delle estorsioni. Da qui la speranza che molti collaborino con la giustizia.

—Recupero crediti, la ditta “Pietro Desiderio” vera specializzata

A loro si sarebbe rivolto il titolare del caseificio Liana per un credito verso gli Erra

AGRO/IRNO. Specializzati nel recupero crediti o nel non farli pagare. A seconda se il debitore o il creditore era un amico della gang. Due i casi più eclantanti. Il primo riguarda Vincenzo Vitale, titolare del del caseificio LI.ANA s.r.L di Baronissi. Vitale vantava un credito insoddisfatto per 15.000 euro nei confronti di  Ubaldo Erra  (titolare e estore del ristorante Villa Desiderio) figlio di Vincenzo. Vitale sarebbe andato da Pietro Desiderio con le cambiali sottoscritte dal debitore per ottenere il recupero dei soldi. Desiderio e  i suoi uomini si mossero minacciando e recuperando il debito.
Altra vicenda è quella di Pietro Pagano che avrebbechiestop l’intervento di Pietro Desiderio per non pagare due commercianti che avevano il leggitimo credito nei suoi confronti per la vendita di materiale elettrico. Le vittime furono costrette a restituire le cambiali in loro possesso sotto minaccia di essere sparati in testa.

—L’estorsione all’ex fidanzato per un prestito
MERCATO SAN SEVRINO AGRO. Il fidanzato le doveva 60mila euro, lasciatole non avrebbe avuto più intenzione di onorare il debito e a questo punto era scattato l’interventi di quelli della gang. E giù botte da orbi, minacce telefoniche, pedinamenti fin nel barese.
Pietro Desiderio, Giambattista Coppola, Giovanna Spista e Carla Arpino sono indagati per una vicenda molto particolare. Spista (avendo instaurato nel frattempo una relazione sentimentale con Coppola) avrebbe rotto il fidanzamento con un uomo del posto che però risiedeva in Puglia.
La donna avrebbe lamentato di vantare un presunto credito nei confronti dell’ex fidanzato per un prestito che diceva di avergli elargito.
Si sarebbe trattato, a dire della presunta creditrice, di un prestito personale di 60.000 euro.
I due uomini indagati (su istigazione delle due donne loro presunte complici)  con metodo camorristico e avvalendosi della propria aura criminale,  avrebbero picchiato, minacciato per due mesi con continue  telefonate di staccargli i genitali e avrebbero mandato loro emissari a cercarlo in Puglia.
Per la vittima mesi di inferno tra paure e tentativi di evitare di essere rintrscciato.
—Sfruttamento della prostituzione, il nuovo maxi affare della gang in un centro massaggi
La proprietà de “La maison dei massaggi” costretta a passare di mano. Le prostitutute allontanate per evitare la concorrenza
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AGRO/IRNO. E negli affari illeciti arriva dei clan era arrivato anche il lucrosissimo lo sfruttamento della prostituzione tra il sanseverinese e il nocerino.
Pietro Desiderio, Giambattista Coppola, Gianluca Bonazzola, Michele Villani e Rosario Scifo sono indagati per lo sfruttamento della prostituzione all’interno del centro massaggi denominato “La Maison dei Massaggi”, già gestito da Carla Arpino e Giovanna Spista nei locali di Nocera Superiore, in via Andrea Villani n. 8. Non solo quindi a questo centro era legato la volontà del clan di impossessarsi, passato attraverso la costrizione a cedere a loro il centro massaggi da parte dei due titolari (tra i quali la Arpino) e dove si sarebbero prostituite la stessa Arpino e la Spista.
Desiderio, Spista e Arpino sono indagate anche per violenza privata nei confronti di due prostitute allontanate da Mercato San Severino.
Le due prostitute furono minacciate e in alternativa fu detto loro o di andare via da Mercato San Severino o di mettersi sotto la loro prostituzione.

—Arrestato il re degli allestimenti fieristici in Campania, da vittima era diventato carnefice
Prima vittima di estorsione e di due attentati poi propose al clan di incrementare la sua attività in cambio del 10% e di altro
NOCERA INFERIORE/MERCATO SAN SEVERINO. E in carcere finisce anche il re degli allestimenti di fiere in Campania. Il 55enne nocerino Michele Izzo, titolare della Amg con sede a Mercato San Severino da vittima si sarebbe trasformato in presunto carnefice fino ad essere accusato di concorso esterno in associazione camoristica ed estorsione.
Izzo è un nome grosso nel panorama degli allestimenti fieristici in Italia meridionale. La sua società era tra le più attive in tutte le fiere campane. Molti gli eventi che organizza in diversi centri della Campania e non solo.
Un imprenditore di quelli che “fanno gola” alle organizzazioni criminali per la disponibilità di soldi e perché possono far lavorare gli affiliati in lavori senza particolare qualifica, come guardiani o parcheggiatori durante le fiere.
Dal maggio al giugno di due anni fa, Pietro Desiderio, Michele Villano ed Emanuele Filiberto Arena avrebbero tentato un’estorsione alla Amg, nella sua sede nella frazione Sant’Eustachio. Fu anche fatta esplodere (tra il 10 e l’11 settembre 2014) una bomba carta presso la ditta e (il sei dicembre successivo) incendiato un autocarro. Il tutto per ottenere da Izzo soldi, l’assunzione di Arena con contratto part-time per guardiania e la concessione della gestione del parcheggio presso l’area fieristica allestita dall’azienda a Mercato San Severino.
Cosa che avvenne, ben sapendo, Izzo, la caratura criminale delle persone che aveva di fronte.
Nei mesi successivi, il passaggio con la messa a disposizione del gruppo malavitoso, fino ad accompagnare gli estorsori dalle vittime o ospitare summit estorsivi.
L’imprenditore avrebbe proposto al gruppo malavitoso, in cambio del suo appoggio alla gang, di incrementare l’organizzazione di eventi da far organizzare alla sua A.M.G. Promozioni.
Come “compenso” il gruppo malavitoso avrebbe avuto una percentuale (pari al 10%) sugli introiti degli eventi organizzati dalla sua ditta e avrebbe assunto alcuni associati o comunque familiari di questi nella sua ditta.  E così assunse Gianluca Bonazzola e il padre Alvaro e il nipote di Pietro Desiderio, in occasione dell’organizzazione di fiere sul territorio, per lavori retribuiti di guardiania, gestione parcheggi e simili. Izzo avrebbe messo a disposizione  la sede della Amg Promozioni in via Caracciolo a Mercato Dan Severino via Caracciolo, per consentire e favorire logisticamente gli incontri a scopo estorsione che organizzava il clan. Pietro Desiderio, capoclan (agli arresti domiciliari ed autorizzato al lavoro in una ditta che aveva sede nei pressi dell’ufficio di Izzo, convocava le vittime di volta in volta, come accaduto per le tentate estorsioni in danno di imprenditori del calcestruzzo o edili. Sempre Izzo partecipava direttamente alla fase di consumazione delle estorsioni, garantendo la propria presenza agli incontri nel corso dei quali venivano formulate le richieste estorsive e in un caso personalmente formulando la richiesta per conto del gruppo e in particolare del capo clan.
E come se non bastasse si sarebbe messo a disposizione come garante in favore degli associati  Emanuele Filiberto Arena e Ettore Vicidomini per l’apertura di una società , fitto di immobili ed apertura di conti bancari, utili a schermare le proprie attività e traffici illeciti.
Su richiesta di Pietro Desiderio avrebbe stipulare un contratto di lavoro fittizio a favore della figlia della convivente di un amico del Desiderio e che forniva al gruppo malavitoso occasione di guadagno illecito.


IL PERSONAGGIO

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— Latitanza di un camorrista e un kalashnikov agli arresti domiciliari Silvio Cuofano

Ex presidente della Nocerina, fotografo sportivo e parlamentare, aveva riscattato la sua immagine dopo una vicenda legata agli stupefacenti

Era preoccupato per le impronte che avrebbe lasciato sull’Ak 47 e sarebbe andato fino a Bologna per aiutare il latitante Vincenzo Senatore

Silvio Cuofano

Silvio Cuofano

NOCERA SUPERIORE. Avrebbe favorito la latitanza di Vincenzo Senatore, “‘o Presidente”,  andando a soccorrerlo fino a Bologna ma, soprattutto, avrebbe saputo e probabilmente toccato custodendolo un fucile mitragliatore Ak47, il più noto kalashnikov. Queste le accuse per il 40enne Silvio Cuofano, notissimo fotografo parlamentare e soprattutto sportivo di Nocera Superiore e, per alcuni mesi amministratore unico della Ags Nocerina.
La detenzione del kalashnikov
I pm Giuseppe Cacciapuoti e Giancarlo Russo contestano al capoclan Pietro Desiderio, a Michele Villani, Gianbattista Coppola, Luigi Romano e a Silvio Cuofano il reato di detenzione e porto d’armi del fucile Ak 47, sequestrato il 16 gennaio 2015 a Mercato San Severino, con l’aggravante camorristica. Da una serie di intercettazioni telefoniche si evincerebbe il timore di Cuofano che la polizia, che aveva eseguito il sequestro del fucile, avesse trovato le sue impronte sull’arma. Poche ore dopo il sequestro furono perquisite quattro case di cui il fotografo avrebbe avuto la disponibilità. In verità, successivamente, alcuni degli altri indagati in questo capo di imputazione, avrebbero addirittura sospettato di essere stato lui il delatore alle forze di polizia per il ritrovamento del Ak47.
Il favoreggiamento de “‘o Presidente”
Cuofano è indagato assieme a Pietro Desiderio, Ettore Vicidomini, Gianluca Banazzola, Pietro Attanasio e Michele Villani di favoreggiamento aggravato dal metodo e dall’agevolazione camorristica. I sei avrebbero aiutato Vincenzo Senatore ad eludere le indagini e a sottrarsi alla cattura. In particolare, Cuofano si sarebbe reso disponibile a prestare denaro per il latitante (mille euro) ma, soprattutto ci sarebbe stato l’episodio del il 22 dicembre 2014.  Senatore, ex Nco, la Nuova camorra organizzata di Cutolo, e poi passato con la Nuova Famiglia, latitante in Repubblica Ceca.
In auto, Cuofano e un familiare di Senatore erano andati a Bologna perché la vettura del latitante era in avaria per dare una mano. Un mese dopo, in una telefonata tra Desiderio e Vicidomini, nel gennaio successivo, si sarebbe parlato della volontà di Cuofano di non aiutare più la latitanza di Senatore e di volersi dedicare solo alla sua attività professionale. Il fotografo sarebbe stato preoccupato per le indagini delle forze dell’ordine («troppe guardie addosso») e per essere stato controllato dalla polizia proprio mente saliva in Emila in auto. Cuofano agli inquirenti avrebbe dato anche una spiegazione analizzata dagli inquirenti e non creduta.

—Dalla Nocerina alla politica, le passioni del fotografo che si diceva figlio prediletto del senatore Esposito

Cuofano era stato nominato nelle scorse ore portavoce del gruppo Comunità Italia, composata da tre consiglieri comunali di maggioranza a Nocera Superiore

NOCERA SUPERIORE. Poche ore prima del suo arresto, era stato diffuso un comunicato stampa con la nomina di Silvio Cuofano a portavoce di “Comunità Italia”. «Ufficializzata la nomina di portavoce del gruppo Comunità Italia, appartenente alla maggioranza del consiglio comunale di Nocera Superiore, nelle persone dei tre componenti consiglieri comunali “i più votati”: l’Avv. Giuseppe Senatore, il Dott. Giovanni D’Acunzi e la Dott.ssa Antonietta Afeltra, al Fotografo professionista Silvio Cuofano. Cuofano vanta una carriera da fotografo alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, nelle squadre di calcio di serie A e B, collaborazioni fotografiche con il Copasir molto vicino al Sen. Giuseppe Esposito con il quale da tempo collabora. Ultimamente vicino ad esponenti politici di livello nazionale, la sua ultima prestigiosa collaborazione al Congresso del Pd a Roma, freelance presso le più importanti testate giornalistiche, impegnato da sempre nei servizi fotografici da cerimonia con lo studio a Nocera inferiore, ed infine Ex presidente della Nocerina Calcio. Silvio Cuofano, per questa nomina, afferma: “Sono onorato per la stima accordata e ringrazio di cuore il mio Gruppo”».
Il 40enne fotografo nocerino ha sempre avuto una passione per la politica, coltivata anche grazie alla conoscenza di numerosi parlamentari: su Facebook, Cuofano si definiva figlio prediletto del senatore Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, l’organismo di vigilanza sui servizi segreti, per il quale avrebbe collaborato proprio Cuofano.
Del resto, oltre che sui campi di calcio, il fotografo nocerino, di fatto domiciliato a Castel San Giorgio, sulla sua bacheca Facebook pubblicava gli scatti con parlamentari di vari partiti o relativi alla partecipazione professionale a diverse riunione nazionali. Sul social network si definiva fotografo presso al Camera dei Deputati e presso il Senato.
Tra le tante foto anche quelle con il noto pregiudicato nocerino Mariniello Macario, sembra a questo legato da amicizia. Nessuno di costoro è indagato in questa indagine.
Suo amore indiscutibile era ed è la Nocerina della quale, nel novembre 2014, è stato amministratore unico (della società Asg Nocerina), dopo la bufera delle vicende giudiziaria-sportiva che l’aveva coinvolta e grazie al «regalo delle quote» fattogli dalla famiglia Citarella. Incarico tenuto per alcuni mesi.
Dal 2015 si era dedicato alla sua agenzia di comunicazione e allo studio fotografico di Nocera Inferiore.
Sembrava aver imboccato una strada personale vincente anche grazie al sostegno morale della fidanzata, figlia di un noto imprenditore conserviero di Nocera Superiore.
Ora questa pesante tegola giudiziaria che fa tornare alla mente una precedente vicenda giudiziaria legata agli stupefacenti.

La sua passione, fotografarsi con esponenti politici di vari partiti da condividere su facebook
ORA DIVENTANO IMBARAZZANTI QUEGLI SCATTI CON I PARLAMENTARI

 

foto miste silvio cuofano
— «Non abbiamo rapporti»
La famiglia del sindaco

Silvio Cuofano è notoriamente il cugino del sindaco di Nocera Inferiore, Giovanni Maria Cuofano, e portavoce di un gruppo consiliare che lo sostiene.
Va subito ribadito che non vi è nessun elemento che lega il sindaco o altri suoi familiari alle vicende giudiziarie del loro familiare.
In un take dell’agenzia Ansa s legge che la famiglia del sindaco, in merito a Silvio Cuofano, «si dissocia categoricamente da questa persona, in quanto siamo rigidi con chiunque non si comporta bene. La giustizia farà il suo corso, ma noi non vogliamo essere associati a lui con il quale non abbiamo rapporti».




Scafati. Coppola:” Aliberti pensi a difendere se stesso, che ad accusare gli altri”

Di Adriano Falanga

“Il sindaco dovrebbe pensare più a difendere se stesso, che ad accusare gli altri”. Pasquale Coppola, presidente del Consiglio Comunale, commenta con Cronache l’attuale situazione dell’Istituzione da lui presieduta. Non fa mistero di essere oramai lontano anni luce dall’ex alleato. Vota con l’opposizione, in cui siede Pasquale Vitiello, suo sodale e amico da sempre. Rivendica però il suo ruolo super partes Coppola. “Rimango al mio posto, sono il Presidente Del Consiglio eletto da quasi tutto il consiglio e continuerò a svolgere la mia funzione restando imparziale e ligio solo al regolamento, votando secondo le mie idee di miglioramento per la città”. Qualcosa però è chiaramente cambiato nell’Assise. “Sicuramente c’è più democrazia, le proposte non verranno più approvate a colpi di maggioranza ma coinvolgerà l’intera Assise visto che la minoranza è diventata maggioranza e a mio avviso è un fatto molto positivo”. Sarà anche positivo secondo il presidente del Consiglio, ma è un paradosso, e il blocco istituzionale è già palese. Le alternative sono due: dimissioni del primo cittadino o mozione di sfiducia. Quest’ultima però non è voluta da tutta l’opposizione. Tranne Coppola, disposto a votarla: “perché non sono attaccato alla poltrona come qualcuno, che nonostante non ha più una maggioranza continua a far finta di nulla”. La stoccata è chiara, ma nonostante la delicata situazione di Palazzo Mayer, il consigliere più eletto di entrambi i sindacati alibertiani non si augura lo scioglimento del consiglio: “sarebbe un brutto colpo per tutta la città, che lo merita. Gli scafatesi meritano una amministrazione attenta, magari più sensibile alle politiche ambientali”. C’è spazio per i fedelissimi del primo cittadino in un futuro centrodestra? “Molti oggi gli sono vicino pur non condividendolo e solo per questioni di opportunità, non so dopo”. Considerata la strenua opposizione che ha fatto a ciò che definisce la “deriva alibertiana”, qualcuno lo vedrebbe come candidato di una coalizione di moderati. “Al momento sono orientato ad abbandonare l’attività politica – spiega Coppola, però – mai dire mai”. La battaglia contro la decadenza del sindaco di dicembre, le indagini dell’antimafia, le accuse, i proiettili e le lettere anonime ricevute: “una consiliatura difficile, che mi ha provato non solo politicamente, ma anche umanamente, intaccando la mia salute – continua Coppola – sicuramente uno degli anni più brutti della mia vita, pensi che sono stato costretto ad andare a fare due denunce”. Una quando si vide esautorato dal suo ruolo istituzionale nel novembre scorso, l’altra per difendersi dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia, che l’ha querelato per un presunto spintone negli uffici comunali. Non ho nessun tipo di rapporto con la segretaria da quando ha deciso di sporgere denuncia parlando di un’ aggressione nei suoi confronti da parte mia. Un’accusa che non merito, del tutto gratuita e lesiva del mio onore. Era il periodo della decadenza, ma tutto è avvenuto in quei mesi. D’Altronde – continua Coppola, inerente la Di Saia – ha denunciato anche il Comune per circa 100 mila euro, relativa a compensi che non avrebbe ricevuto, entrando in conflitto di interessi con l’ente da lei guidato. Con tutto ciò è inamovibile dalla sua posizione”. E qui il presidente del consiglio non nasconde di aver più volte chiesto le sue dimissioni. Infine, era il periodo di Ferragosto quando Coppola, accompagnato dal suo legale, decide di rilasciare dichiarazioni spontanee al pm antimafia, che indaga sugli Aliberti, Vincenzo Montemurro. Coppola, non indagato, in quell’occasione chiarirà alcuni incontri avuti con Alfonso Loreto, oggi pentito, durante la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. Era candidato con l’Ncd, “sfidando” l’uscente Monica Paolino, moglie del primo cittadino. A Montemurro Coppola ha chiarito anche che in città tutti sapevano dell’appoggio elettorale del clan Loreto-Ridosso alla Paolino, non solo, ha anche ammesso di aver visto il Loreto in compagnia del sindaco, a palazzo Mayer. Una circostanza che smentisce il primo cittadino, in quanto ha sempre sostenuto di non aver incontrato in tempi recenti questi personaggi. “In Procura sono andato per difendere la mia persona e il mio ruolo politico istituzionale, non per accusare qualcuno” chiosa Pasquale Coppola.




Scafati. E’ uno scontro senza fine! Addio buon senso

Di Adriano Falanga

Oramai il consiglio comunale a Scafati, da un anno pieno, non è più solo sede istituzionale ma palcoscenico di scontri, liti, sfottò, spesso anche dai contenuti piuttosto pesanti. Il tutto esula da quello che invece dovrebbe essere un ordinario scontro politico. I temi sono spesso forti, e non di rado si assiste anche a pesanti interventi da parte del pubblico. Tutto ciò, collocato in un contesto delicatissimo, su cui pendono le scure della magistratura antimafia e lo spettro dello scioglimento, contribuisce ad aizzare pericolosamente i toni del confronto, sfociando in rissa verbale. Pensavamo che con la fase della decadenza del primo cittadino avevamo tutto quanto di peggio potesse esprimere la politica, ma a Scafati si va ancora oltre. E bisogna ammettere che se da un lato l’opposizione non riesce a contenersi, dall’altro neanche la maggioranza, sindaco in testa, favorisce la moderazione dei toni. E così è accaduto ieri sera, almeno stando a quanto dichiara il primo cittadino. “Questo consigliere, ieri sera, non potendo intervenire nel dibattito consiliare, dal pubblico, dov’era seduto, con una violenza verbale inaudita, ha inveito contro la mia persona, appellandomi in modo grave e offensivo: ‘fallito’, ‘camorrista’, ‘farabutto’, ‘indagato’, ‘vergogna di Scafati’, ’Ti devono fare un c… così’ – scrive il sindaco sulla sua pagina Facebook, con riferimento a Marco Cucurachi – Lo stesso consigliere che ha lasciato si avviasse la decadenza dalla carica per un debito di 20 mila auro mai pagato sulla tassa dei rifiuti; un procedimento che potrebbe fermare se solo pagasse una, dico solo una rata, di circa mille euro. La decadenza non è un fatto personale E’ stata votata all’unanimità dalla maggioranza e dall’opposizione. Gli unici a scappare sono stati i suoi colleghi di partito”. Aliberti non ha freni: “E’ lo stesso consigliere che ha minacciato il Sindaco di denunciarlo alla Procura, per il mancato pagamento (dovuto?), (legittimo?), (normale?), da parte dell’Acse (si parla di circa 50 mila euro confermate anche dall’avv. Santocchio) per aver accompagnato un dipendente ad un interrogatorio presso il PM. E’ lo stesso consigliere che ha ottenuto circa 400 mila euro di incarichi in questi anni”. Poi il primo cittadino racconta di un episodio, accaduto, a suo dire, all’esterno della sala consiliare. “Una signora alle mie spalle, mi ha raggiunto con uno sputo, come se non bastasse la violenza verbale del consigliere. Resto dell’idea che io mi potrò difendere nelle sedi opportune. Nulla, invece, ti difende da una doppia morale”.

SOLIDARIETA MAGGIORANZA

1-maggioranza“Quanto accaduto ieri in consiglio comunale, relativamente alla incompatibilità dell’esponente del PD, l’avvocato Marco Cucurachi, crediamo sia gravissimo – così in una nota stampa la maggioranza consiliare – L’invito del medesimo rivolto al consiglio comunale di non avviare la procedura di decadenza sostenendo di aver presentato un ricorso due giorni prima contro la Geset, alla quale, contesta una presunta irregolarità della notifica della tassa dei rifiuti, è un fatto ancora più grave del non aver pagato poiché, pur non smentendo di non aver versato la tassa sui rifiuti, vuole tentare di appellarsi ad presunto difetto di procedura per evitare il pagamento alle casse comunali. Un consigliere dovrebbe dare il buon esempio e il fatto che il PD abbia abbandonato l’aula, sottraendosi al voto sulla incompatibilità del collega di partito, è gravissimo e sinonimo di una doppia morale di chi la legge la applica per i nemici e invece la interpreta per gli amici di partito. Siamo davvero delusi e spaventati dal comportamento violento, con cui si è rivolto urlando contro il primo cittadino e contro questa maggioranza, accusandolo dinanzi ai cittadini presenti in aula, di essere indagato. Peccato che il consigliere Cucurachi al solo fine di distogliere l’attenzione sulla sua morosità, ha infierito contro il primo cittadino dimenticando il principio costituzionale di cui all’art 27 della Costituzione Italiana”.

REPLICA CUCURACHI E GRIMALDI

1-cucurachi grimaldi“In cinque passano dalla maggioranza all’opposizione. La già precaria e risicata maggioranza diventa minoranza. Il dato politico è questo, il resto sono mistificazioni e demagogia di chi, il sindaco ancora per poco, è il medico della Helios e non adotta provvedimenti urgenti per tutelare la salute dei suoi cittadini contro la Helios. Altro che inopportunità, questa è incompatibilità accertata”. Quanto alle accuse degli alibertiani: ” che hanno manifestato il loro livore mediante offensive e diffamatorie affermazioni, tutelero’ dinanzi alle competenti Autorita’ Giudiziarie la mia reputazione e quella della mia famiglia – dichiara -. Siamo noi ad avere paura per questo clima di violenza e di attacchi da chi e’ accusato di essere colluso con la camorra ed eletto con metodi corruttivi”. A dargli man forte il collega di partito Michele Grimaldi. “Le certezze del Consiglio comunale di ieri sera:
approvato un dispositivo che non permetterà più ad imprese pericolose e inquinanti di insistere nella nostra area P.I.P, istituita una commissione di inchiesta sulla vicenda “Helios”; fatto un altro passo avanti nella realizzazione del Grande Progetto Fiume Sarno. Nel frattempo, sono sempre più palesi due vicende: l’incompatibilità del Sindaco Aliberti sulla vicenda Helios, che nella doppia veste di medico di quella società e di prima e massima autorità sanitaria cittadina, si ostina a non voler sospendere le attività del sito di stoccaggio, almeno fino a quando ARPAC, ASL ed altri enti competenti non daranno certezze ai cittadini sulla sicurezza ambientale. Il Sindaco non ha più una maggioranza, e non ha più i numeri, la lucidità e la doverosa attenzione per governare la nostra Città”. Grimaldi attacca il primo cittadino: “Tutto il resto sono chiacchiere, propaganda, maldestri tentativi di distogliere l’attenzione mediatica da parte di chi, incapace sotto il profilo amministrativo e indagato dalla magistratura per reati gravi di camorra, si dimena in ultimi colpi di coda prima di abbandonare definitivamente, finalmente, la poltrona cui è incollato da otto anni. Con effetti e conseguenze drammatiche per la nostra comunità”.




Scafati. Helios, il 12 il consiglio comunale. L’azienda: “siamo sereni”

Di Adriano Falanga

Si terrà il 12 ottobre il consiglio comunale sulla vicenda Helios, e nella stessa seduta, si aprirà anche il procedimento per la decadenza di Mimmo Casciello, chiamato a scegliere se restare consigliere comunale o vice presidente Acse. Entrambe gli argomenti nascono su richiesta di forze di minoranza. La vicenda Helios si trascina da tempo ormai, e fino ad oggi la massima Istituzione cittadina si mai era stata chiamata a pronunciarsi sulla contestatissima azienda che in area Pip stocca e lavora i rifiuti, anche speciali. Due le proposte: l’istituzione di una commissione speciale che verifichi le autorizzazioni dell’azienda, e la modifica dell’articolo 5 delle norme di attuazione del Pip, con l’aggiunta di un lungo elenco di tipologie d’impresa da escludere dall’area, ritenute nocive per la salute pubblica. Un elenco su cui l’ingegnere Nicola Fienga, dirigente del settore Urbanistica, ha chiesto il parere della Asl, ritenendolo fondamentale. Una scelta questa che ha sollevato un vespaio di polemiche, perché di fatto poteva ritardare la convocazione del consiglio. “Non ci sottraiamo alle nostre responsabilità sulla vicenda Helios, ma non possiamo esprimere pareri che non rientrano nelle nostre competenze. Le strumentalizzazioni di questa opposizione sono ormai cosa nota – puntualizza l’assessore Nicola Acanfora – dispiace che venga messa in discussione la celerità e la bontà del lavoro del nostro dirigente Fienga, persona seria e competente, che svolge con rigore e dedizione il suo lavoro”. Ha una diversa veduta Mario Santocchio, tra i cinque firmatari della modifica al regolamento Pip: “C’è una regia occulta che ostacola il Consiglio Comunale e cerca di creare confusione tra le competenza del Comune e quelle dell’ASL. Noi abbiamo presentato una proposta con valenza urbanistica il parere deve riguardare questo aspetto e non altri”. Tra i firmatari anche Pasquale Vitiello, ex consigliere di maggioranza. “Rammendo, a chi fa sterili polemiche, che il governo del territorio, cioè la pianificazione urbanistica, è di esclusiva competenza del consiglio comunale, lo sancisce la norma ed è regolato dai vari strumenti che nel tempo si sono susseguiti, piano di fabbricazione, piano regolatore generale, piano insediamenti produttivi. Strano è che le polemiche arrivino pure dall’assessore al ramo – rilancia Vitiello – Leggessero almeno la proposta, e con serenità, se ritengono la stessa utile la votano. Non siamo contro nessuna attività, solo che il contesto urbanistico in cui è insediato il nostro pip non può non essere tenuto presente”.

HELIOS: massima serenità anche in caso di consiglio comunale. Operiamo nel rispetto delle norme vigenti

1-helios“È giusto che la politica faccia il suo corso. Diatribe che non hanno mai inciso e mai incideranno sulla correttezza dell’operato di Helios, che lavora nel rispetto delle norme vigenti in materia di sicurezza ambientale e di sicurezza sul lavoro”. Così in una nota stampa l’azienda di via Ferraris. “L’azienda esprime perciò la massima serenità anche in vista di un consiglio comunale monotematico sulle autorizzazioni. Conferenze stampa ad effetto come quella riportata in questi giorni dai quotidiani non possono gettare ombre, nonostante le presunte richieste di pareri sovracomunali, sulla gestione dell’impianto, realizzato con tutte le migliori tecnologie disponibili di ultima generazione, proprio per rendere un servizio avanzato all’ambiente e della collettività. Sin dalla sua costituzione Helios si è impegnata affinché lo sviluppo delle proprie attività fosse sostenibile e compatibile con l’ambiente che le ospita, mantenendo un giusto equilibrio tra responsabilità sociale, ambientale, economica e salvaguardia della salute dei lavoratori e dei cittadini. Un esempio su tutti, a dimostrazione di ciò, è il controllo effettuato presso lo stabilimento di Scafati da parte del Consorzio Italiano Compostatori (Cic) che ha fornito esiti positivi sulla qualità deli rifiuti organici gestiti. Controlli del genere sono di routine per un’attività come quella della Helios, soggetta a continue verifiche ed adempimenti – prosegue la nota – Stesso esito positivo hanno dato anche i controlli effettuati nel corso del tempo da Enti e Ministeri. Il Consorzio compostatori, in particolare, ha avuto il compito di verificare la qualità dei rifiuti biodegradabili che giornalmente vengono avviati ai diversi impianti di compostaggio dislocati fuori della regione Campania. L’indagine, riconosciuta dal sistema nazionale, ha riguardato tutta la filiera di gestione dei rifiuti organici a partire dal flusso di rifiuti che dai Comuni di competenza raggiunge lo stabilimento”.




Scafati. Allarme pre dissesto, Coppola ad Aliberti: “si, se ti dimetti”. Fele diserta il voto…

Di Adriano Falanga

Conti in rosso a Palazzo Mayer, ente in stato di deficit strutturale, o meglio, pre dissesto. Un allarme serio, che agita anche le acque in maggioranza e il voto in consiglio comunale non è affatto scontato. Se Aliberti può compattare il gruppo sul previsionale 2016, sul consuntivo ha vita dura, perché lo stato di pre dissesto, seppur reversibile, è comunque un contesto grave, serio, dove il voto favorevole può trasformarsi, nel peggiore dei casi, in una chiamata ad assumersi responsabilità anche legali, oltre che politiche. In questi giorni di attesa, c’è molto frenesia a Palazzo Mayer, lo scopo è di ricompattare la squadra di maggioranza uscita dalle urne nel 2013. Ogni soluzione è considerata, ogni alternativa valutata. Si parte dai voti “esterni” di Michele Raviotta e Filippo Quartucci, che seppur non hanno amministrato la città (non essendo loro squadra di governo, ma di opposizione) potrebbero comunque decidere di assumersi delle responsabilità e votare il pre dissesto. Ma è poca cosa, perché il gruppo Identità Scafatese, composto da Stefano Cirillo, Roberto Barchiesi, Bruno Pagano e Daniela Ugliano è ai ferri corti con alcuni colleghi di maggioranza, e le frecciatine tra di loro sono all’ordine del giorno oramai. Ad Aliberti il compito di metterci una pezza. Ed una pezza con Pasquale Coppola neanche è scartata a priori dai fedelissimi del primo cittadino. In politica, si sa, si fa presto a dimenticare il torto subìto, davanti alla prospettiva di andare tutti a casa. Un incontro tra il sindaco e il presidente del consiglio sembra esserci già stato, senza però risultati positivi. Ad Aliberti il capo dell’Assise non avrebbe chiuso del tutto le porte, e il voto al consuntivo sarebbe però possibile dietro dimissioni del sindaco. Una contropartita importante, e la tesi di Coppola sembra avere avuto anche un paio di sponsorizzazioni dalle fila della maggioranza. Non voterà mai un rendiconto di un bilancio che non ha contribuito a formare Pasquale Vitiello, braccio destro di Coppola ed ex alibertiano. Il ragionamento è semplice: “perché assumermi delle responsabilità su di una gestione amministrativa in cui non ho fatto parte, dopo che loro stessi mi hanno cacciato fuori?”. C’è chi poi fa notare anche un fatto apparentemente strano, ma politicamente rilevante: il vice sindaco e attuale assessore ai Lavori Pubblici Giancarlo Fele non ha preso parte a nessuna giunta in cui si è stati chiamati a votare atti relativi ai bilanci. Con lui anche anche Annalisa Pisacane, non nuova alle “defezioni”, pure giustificate, dalle riunioni deliberative dell’esecutivo. Fele è stato assente al voto sul riaccertamento dei residui e variazione esigibilità, sui quali c’è stata la riserva del collegio dei Revisori. La delibera è la numero 89 del 11 aprile. E se i consiglieri comunali sono chiamati a votare il rendiconto 2015, con tanto di deficit strutturale, questo non è stato però votato dal vicensindaco e dalla Pisacane, entrambi assenti anche il 18 aprile, quando la giunta ha votato la relazione e lo schema del rendiconto 2015. Non basta ancora, perché Giancarlo Fele il 29 aprile non ha votato neanche la delibera numero 120, o meglio il Documento Unico di Programmazione 2016-2018. Probabilmente sarà stato giustificato anche quando si è votato il bilancio di previsione 2016, assente sulla delibera 121. Assenze certamente motivate e inderogabili, ma trattandosi di argomenti delicati e istituzionalmente rilevanti, soprattutto per un amministratore pubblico, a qualcuno possono essere sembrate come delle mancate assunzioni di responsabilità. Indipendentemente dalla volontà dell’interessato o meno.

RESIDUI, IL “NI” DEI REVISORI

3-palazzo mayerTra i cinque parametri sforati, sui dieci di riferimento, che hanno determinato lo stato di pre dissesto, ci sono gli accertamenti dei residui attivi e passivi. Una verifica necessaria secondo la legge e propedeutica al voto al bilancio. Questa però non è stata favorevolmente accolta dal Collegio dei Revisori dei Conti, che ha espresso la sua riserva sulla proposta di deliberazione della giunta, e alla quale neanche il vicesindaco Giancarlo Fele e l’assessore Annalisa Pisacane hanno preso parte all’atto di votarla. Il riaccertamento ha prodotto Residui attivi per oltre 73 milioni di euro e residui passivi per oltre 37 milioni. Una voce che scosta dai parametri di riferimento del Ministero. All’interno della gestione del bilancio comunale, i residui rappresentano la differenza tra le voci di entrata o di spesa iscritte a bilancio secondo il principio della gestione di competenza, e le stesse voci iscritte in accordo alla gestione di cassa. In altre parole, rappresentano la quota di entrate e spese che il comune prevedeva di realizzare nel corso dell’anno. I residui attivi vengono calcolati alla fine di ogni anno all’interno del bilancio consuntivo. Essi sono dati dalla differenza tra gli accertamenti (ovvero le entrate che si prevedevano di incassare a inizio anno) e le riscossioni (ovvero le entrate effettivamente incassate). I residui attivi vengono positivamente conteggiati nel risultato di esercizio in quanto rappresentano dei crediti che l’ente comunale vanta nei confronti di soggetti terzi. Un aspetto molto importante della gestione dei residui è la valutazione della loro attendibilità: è infatti importante che l’ente comunale cancelli dall’importo dei residui iscritti a bilancio per l’anno successivo quelle voci di entrata che prevede di non incassare o che prevede di incassare solo in parte. I residui passivi sono dati dalla differenza tra gli impegni (ovvero le spese che il comune prevedeva di dover sostenere nel corso dell’anno) e i pagamenti (ovvero le spese effettivamente sostenute e a fronte delle quali è stata registrata un’uscita di cassa). I residui passivi contribuiscono negativamente al calcolo del risultato di amministrazione in quanto rappresentano dei debiti che l’ente comunale vanta nei confronti di soggetti terzi. La loro differenza rappresenta l’avanzo di amministrazione, un dato che, almeno virtualmente, rappresenta lo stato di salute del bilancio comunale. Chiaramente, iscrivere a bilancio dei crediti in realtà non più esigibili significa rendicontare un bilancio discordante dalla realtà. E in questo caso, il parere di riserva dei revisori dei conti e la relazione del Mef vanno probabilmente in questa direzione.




Scafati. La Di Saia querela Coppola. Alta tensione in Comune

 

 

 

Immacolata Di Saia

Immacolata Di Saia

[captiPasquale Coppolaon id="attachment_30386" align="alignleft" width="274"] Pasquale Coppola[/caption]

SCAFATI. La segretaria generale del Comune  Immacolata Di Saia querela il presidented el consiglio comunale Pasquale Coppola. Aria sempre più tesa a Palazzo Mayer. Oltre le continue visite degli uomini della Direzione Investigativa Antimafia a peggiorare la situazione la notizia della querela per aggressione sporta dalla segretaria generale dell'ente nei confronti del Presidente del Consiglio comunale. Era il 2 dicembre scorso quando in pieno scontro istituzionale a colpi di regolamenti tra il primo cittadino, Pasquale Aliberti, e il presidente del consiglio, in merito alla procedura di decadenza, la Di Saia sarebbe stata strattonata. Secondo la ricostruzione della segretaria Di Saia   e di un comunicato stampa di quei giorni del Sindaco Aliberti, Pasquale Coppola avrebbe strattonato la segretaria e l'avrebbe fatta cadere addosso ad un dipendente comunale, Coppola da parte sua ha sempre negato questa ricostruzione dei fatti. La denuncia sarebbe stata sporta negli uffici del Commissariato della Polizia di Stato di Caserta e trasmessa per competenza territoriale alla procura nocerina che da qualche giorno indaga sull'accaduto. Alcuni testimoni presenti al momento dell'episodio denunciato sarebbero stati ascoltati dagli inquirenti in questi giorni nelle stanze della Procura della Repubblica di Nocera, da indiscrezioni sembra che a supporto della tesi della segretaria che ha denunciato l'aggressione ci sarebbe un referto medico, mentre a favore di Coppola, che ha sempre negato qualunque aggressione, ci sarebbero le testimonianze dei presenti. In quei giorni grazie alla irremovibile posizione del Presidente Coppola tramontava la strategia del primo cittadino che puntava alla decadenza che gli avrebbe permesso di ricandidarsi alla carica di primo cittadin Immacolata Di Saia Immacolata Di Saiao per la terza volta, una procedura supportata dai pareri e dalle interpretazioni normative della segretaria e che l'intransigenza e la ferma ricerca del rispetto della prassi del Presidente Coppola alla fine ha reso impraticabile l'escamotage. Non si esclude che anche questo procedimento  a breve sia avocato dalla Direzione Distrettuale Antimafia che proprio in questi giorni ha provveduto a trasferire tutti i procedimenti che riguardano l'amministrazione comunale dalla Procura di Nocera agli uffici investigativi antimafia. I primi giorni del dicembre scorso furono davvero un periodo caldo per la vita politica scafatese, la notizia della presunta aggressione scatenò un violento attacco politico da parte del primo cittadino e di alcuni suoi fedelissimi, il consigliere Mimmo Casciello su tutti, nei confronti del Presidente Coppola e precedette di alcuni giorni un altro grave episodio, un atto intimidatorio: il ritrovamento nella cassetta postale del Presidente Coppola di un proiettile calibro 7.65. L'atto intimidatorio fu denunciato e in ben otto pagine gli inquirenti ricostruirono le vicissitudini accadute al Presidente Coppola negli ultimi mesi, sembra che tra quelle pagine ci sia anche l' episodio che il Presidente del Consiglio ha sempre definito "una messa in scena" avvenuta al secondo piano di Palazzo Mayer. Questo clima incandescente non ha certo portato benefici alla macchina amministrativa, a dimostrazioni di ciò vi sono le richieste di trasferimento in altri uffici di entrambi i dipendenti che lavorano nelle segreteria del primo cittadino da oltre trent'anni.
"In quarant'anni di servizio non avevo mai vissuto un tale clima di odio e di fango, il caos e la tensione regna negli uffici , l'aria è tesa, la diffidenza tra colleghi è tanta, per fortuna mi mancano solo due mesi e andrò via da questo ambiente che ormai sembra un manicomio" commenta così la situazione attuale un dipendente comunale che si appresta al pensionamento.




Scafati. Il Tar non decide sul consiglio del 27 novembre e rinvia tutto a data da destinarsi

La sospensiva del resto era inutile, dopo il 27 novembre c’è stato il consiglio “fotocopia” del 9 dicembre, e la decadenza per il primo cittadino Pasquale Aliberti sembrava essere già accantonata. Il Tar ha deciso di non decidere e rinvia il tutto a data da destinarsi. Se avesse legittimato la seduta contestata, si sarebbe potuto aprire ancora uno spiraglio per ritornare al voto, ma oramai tutto è finito nei meandri, lunghi e burocratici, della Giustizia italiana.




Scafati. “Vicesindacato a Matrone, per l’unità del centrodestra”. La provocazione di Aliberti

Di Adriano Falanga

Una nuova maggioranza, talmente nuova che potrebbe anche accogliere parte dell’opposizione. E non parliamo di Michele Raviotta e Filippo Quartucci (la cui consorte è data in dirittura d’arrivo per il Cda del Consorzio delle Farmacie, a sostituire Filippo Accardi). Aliberti, forse provocatoriamente, apre a Fratelli D’Italia, e auspicando l’unità del centrodestra per le future amministrative, si dice disposto a dare il vice sindacato anche ad Angelo Matrone. “In questi giorni la mia energia l’ho spesa sulle opere da realizzarsi e sui nuovi finanziamenti da intercettare in regione –  ha detto a Cronache il primo cittadino – Dopo la ridefinizione della maggioranza per me il vicesindaco può essere anche Matrone, se fosse disponibile ad accettare per lanciare le basi di una grande unità del centrodestra in vista delle prossime amministrative”. Non è chiaro però se l’apertura è solo per Matrone (che pure auspica l’unità del cd da tempo) o per tutta la squadra di Fdi, notoriamente composta anche dal capogruppo Cristoforo Salvati e da Mario Santocchio. E proprio quest’ultimo due giorni fa al nostro giornale ha dichiarato che “Aliberti è il peggior sindaco degli ultimi 40 anni”. Non manca la replica del sindaco: “Il giudizio di Santocchio porta dentro la rabbia e l’odio di chi non ha potuto realizzare un pur legittimo interesse economico personale che però avrebbe distrutto la città sul piano commerciale. È il giudizio di un grande avvocato, di un immobiliarista che in politica ha riportato solo sonore sconfitte. Dispiace questa sua continua e perpetua richiesta rispetto alla commissione di accesso. Se serve a valutare gli atti amministrativi, non abbiamo timore – prosegue ancora il primo cittadino – Non credo pensi che io sia stato il peggiore sindaco perché ha contribuito a farmi eleggere nel 2008 e non ha voluto fossi sfiduciato solo un mese fa”.

Aliberti parla della imminente verifica di maggioranza, che potrebbe portare ad una nuova squadra di governo: “La si costruisce sulle idee e non sull’odio verso l’uomo. Sento parlare già di molti aspiranti candidati sindaco. Il nostro sarà sicuramente in continuità con l’operato di questi anni e sicuramente contro nuovi centri commerciali che non sono assolutamente utili alla città”. Nessun azzeramento della giunta, così come in un primo tempo annunciato: “Non abbiamo votato nessun azzeramento di giunta. Abbiamo deciso di andare in consiglio comunale per capire se c’è una maggioranza chiara, visto che l’opposizione è inesistente e incollata alla sediolina”. Aliberti si presenterà in consiglio comunale con una mozione di sfiducia nei suoi confronti, vuole una nuova fiducia e la vuole condizionata a precisi obiettivi, tra cui anche la sfiducia al presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola. Per farlo però occorre aspettare il pronunciamento del Tar previsto il 12 gennaio, sulla legittimità del consiglio comunale del 27 novembre scorso. Parla anche di futuri “aspiranti candidati sindaco”, parte della sua squadra vorrebbe Annalisa Pisacane, mentre una larga fetta di alibertiani punterebbe su Giancarlo Fele, su cui potrebbe convergere anche Fratelli D’Italia, l’Ncd e una fetta di moderati. Ma chi conosce il primo cittadino sa bene che mai lascerà ad altri l’indicazione del suo erede ma anzi, nella mente starebbe pensando si ad una quota rosa, ma questa porterebbe il nome di Monica Paolino.




Scafati. Sulla sfiducia a Coppola pesa il verdetto del Tar previsto il 12 gennaio

Di Adriano Falanga

La sfiducia a Coppola non è cosa semplice, Il procedimento è lungo e complesso e rischia di portare la città in una catena di consigli comunali consecutivi e certamente contestati. Ce ne vogliono due per rimuoverlo, e altri tre per eleggerne un altro. Addirittura, se Pasquale Coppola fosse rimosso, sarà sempre lui a presiedere l’Assise fino a nuova elezione, nella sua qualità di consigliere anziano. L’opposizione, che con Coppola ha promosso sia l’esposto al Tar contro il consiglio del 27 novembre, ha già promesso battaglia. Pronti a rilevare la sua poltrona Mimmo Casciello e Teresa Formisano, mentre deve rinunciare Michele Raviotta, su cui pende il veto della metà dei consiglieri di maggioranza. Resta da capire poi chi riuscirà a raggiungere la soglia minima dei 13 voti necessari. Vedremo. Una cosa è però certa, sulla sfiducia a Coppola pesa molto l’attesa pronuncia del Tar del prossimo 12 gennaio. Se questi dovesse dichiarare illegittimo il consiglio del 27 novembre, convocato da Teresa Formisano, sarebbe molto difficile tenere in piedi la motivazione istituzionale per rimuovere il presidente del consiglio, mentre, qualora i giudici amministrativi andassero a legittimare l’Assise contestata, tutto diventerebbe più facile e la maggioranza sarebbe in un certo qual modo legittimata a contestare l’operato di Pasquale Coppola. Molto probabile che il consiglio comunale chiesto da Aliberti per la verifica di maggioranza andrà a tenersi, per questi motivi, proprio dopo il 12 gennaio.