Battipaglia: c’era una volta il lavoro

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. L’anno nero dei lavoratori.

Il fallimento della Btp Tecno, ratificato in settimana da Davide Bianchi, giudice del Tribunale di Genova, arriva dopo un periodo – oltre dodici mesi – che ha segnato l’epilogo di parecchie avventure lavorative battipagliesi.

IL CASO BTP-TECNO. Era il 2010. Fregiandosi dei benefit derivanti dall’accordo quadro stilato al cospetto del Ministero per lo Sviluppo Economico e dell’eterno Giampiero Castano, Gian Federico Vivado, manager ligure del celebre polo della robotica, acquistò a Battipaglia un ramo d’azienda ceduto dalla multinazionale Alcatel Lucent. Un cronoprogramma ambizioso, con la Btp Tecno che avrebbe indossato le vesti di interlocutore eccellente nei rapporti commerciali con il colosso francese. Poi, però, qualcosa non è andato per il verso giusto. Debiti su debiti, messa in liquidazione, revoca dello stato di liquidazione, poi di nuovo in liquidazione. Operai disperati che s’arrampicano sulle torrette minacciando gesti estremi. Battaglie per poter beneficiare degli ammortizzatori sociali. Migliaia di incontri al MiSE. Vivado che chiede e ottiene lo spostamento della querelle giudiziaria da Salerno a Genova. Qaser Saadel El Garradi, libico titolare della Q.S.E., che per ben sette mesi promette di acquistare un’azienda senza tuttavia tener fede agli impegni presi. Vivado, tuttavia, chiede il concordato preventivo, per evitare il fallimento e cercare un compromesso coi creditori. Qualcuno ci spera, e tra gli speranzosi c’è pure Simone Valiante, parlamentare cilentano, che, dopo aver interloquito con Castano, addirittura dichiara che l’interessamento di un colosso come la Q.S.E. per l’azienda battipagliese rappresenta una vera e propria manna dal cielo. Poi, però, si scopre che è tutta una farsa, e il liquidatore, Giuseppe Toia, presenta l’istanza di fallimento: accettata. Ora le RSU Sergio Galluzzo (FIM CISL) Fiorenzo Veneri e Paola Trimarchi (FIOM CGIL) stanno dialogando con i lavoratori per cercare di ottenere dei fondi ministeriali e realizzare così una nuova piccola start-up.

alcatel11ALCATEL-LUCENT. C’era una volta Alcatel; ora, però, c’è Sesa. Dallo scorso aprile, infatti, 18 maestranze ex Alcatel – e a breve toccherà alle altre – son passate da una multinazionale a un’azienda capitolina, la Sesa Nv Group, vale a dire la stessa che nel 2013 mandò in cassa integrazione un pugno di lavoratori, tra cui tre operai che erano finiti in seno alla ditta romana proprio in seguito a una prima cessione da parte dell’Alcatel. Per tre anni, Alcatel affiderà un po’ del proprio carico di lavoro a Sesa, partendo da un primo anno al 100% per poi ridursi via via al 70% al secondo anno e al 40% al terzo. La multinazionale, poi, ha dichiarato di impegnarsi in tutti i modi per cercare di colmare il delta che di anno in anno verrà meno dalle attività in seno a Sesa, e, qualora non dovesse riuscire nell’impresa di colmare il gap, di convocare comunque le organizzazioni sindacali a un tavolo per trovare insieme delle soluzioni. Inoltre, se tra le braccia della multinazionale dovessero arrivare nuove produzioni, Sesa sarebbe considerata come una sorta di fornitore privilegiato.

sit-in paifPAIF E TERMOPAIF. Titanici. Si tratta degli 83 dipendenti dell’azienda che fu dei fratelli Pastena, che nel primo semestre del 2014 commossero l’intera provincia con quasi 150 giorni di presidio. Al freddo d’inverno e al caldo d’estate, gli uomini di Paif e Termopaif provarono in tutti i modi – interpellando commissari straordinari, prefettura, ecc. – a salvare una delle più produttive aziende della Piana del Sele che, a scapito dei quasi 50 milioni di euro di debiti, avrebbe potuto continuare a dormire sonni tranquilli su un letto di rose…e di commesse. Tuttavia, gli investimenti azzardati della proprietà – la quale aveva addirittura investito nel mercato spagnolo – portarono alla rovina la storica azienda battipagliese.

FER.GOM. Quarantacinque giorni di presidio, e neppure per avere un lavoro. I lavoratori dell’azienda della famiglia Contursi, infatti, non ci hanno nemmeno provato a far cambiare idea alla Cooper Standard Automotive, il colosso statunitense per conto del quale realizzavano guarnizioni di gomma per gli autoveicoli Iveco, che aveva deciso di spostare tutte le commesse della zona alla Sud Gomma di Oliveto Citra. Eppure, in prefettura, i Fer.Gom riuscirono a portare a casa almeno un accompagnamento economico alla cassa integrazione, che dovrebbe cominciare a essere erogata a stretto giro di posta. E tremano pure i dipendenti della CS di Battipaglia, giacché la multinazionale sta distogliendo gli occhi dall’Italia per volgerli all’Est Europa. Tutto ciò in una città che un tempo era tra le più prospere d’Italia.

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Fer.Gom: c’è l’accordo; arrivano i soldi per gli operai

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Vertenza Fer.Gom: via il presidio; finalmente si arriva all’accordo. C’è voluto un incontro di oltre sei ore, presso la Prefettura di Salerno, per addivenire finalmente all’epilogo di una vicenda che andava avanti da ben 45 giorni.

I vertici di Cooper Standard – presenti all’incontro nelle persone del responsabile human resources di Cs Italia, Marco Camurati, e dell’amministratore dello stabilimento battipagliese, Pietro Mancuso – e della Fer.Gom stessa – rappresentata dal titolare, Gianpiero Contursi – si sono impegnati ad accompagnare economicamente tutti i lavoratori fino all’agognata erogazione della cassa integrazione guadagni straordinaria da parte del Ministero del Lavoro e dell’Inps.

Le maestranze Fer.Gom riceveranno dei soldi in anticipo secondo le modalità del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) o delle ferialità: il tutto fino a giugno-luglio, quando poi gli ammortizzatori sociali dovrebbero cominciare ad arrivare nelle tasche degli operai.

Condicio sine qua non, tuttavia, è la smobilitazione del presidio: il gazebo dei lavoratori resterà in piedi dinanzi al cancello della Cooper Standard di Battipaglia soltanto fino a mezzogiorno di domani, quando, finalmente, i dipendenti della Fer.Gom torneranno a casa. L’ultimo atto che si svolgerà all’ombra del tendone, nella zona industriale, sarà proprio il referendum tra gli operai, che dovranno decidere – ma, naturalmente, è pressoché impossibile immaginare che prevalga il no – se aderire o meno all’accordo decretato ieri a Salerno.

Un incontro fruttuoso, dunque, che dalle 12 del mattino s’è protratto fino alle 18:30, hanno preso parte, ovviamente, anche il delegato sindacale Fim Cisl, Antonio Guglielmotti, la RSU Fer.Gom, Vito Nigro (Fiom Cgil), le temerarie RSU Cooper Standard, ossia Vincenzo Anzalone e Tonino Del Verme (Uil), Donato Vece e Michele Di Benedetto (Cgil), e Castellino Delle Donne (Cisl): dai coordinamenti provinciali, poi, sono arrivati i segretari generali Matteo Buonagiunto (Fiom Cgil) e Vincenzo Ferrara (Fim Cisl), che per l’occasione s’è fatto accompagnare anche da Peppe Pepe, ex timoniere della Cisl salernitana.

All’incontro ha partecipato anche Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria che regge le sorti di Battipaglia, che ha manifestato nuovamente un’encomiabile attenzione nei confronti del territorio.

«Siamo soddisfatti – ha dichiarato ai nostri taccuini Guglielmotti – ma speriamo che le promesse vengano mantenute».




Caos Fer.Gom: la Cooper ha bloccato le spettanze. Slitta l’incontro in Prefettura

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Vertenza Fer.Gom: alle 10 di domani mattina si va in prefettura a Salerno. Anzi, no: martedì prossimo. Cambio di programma: venerdì 17 – che poi, a voler essere scaramantici, porta pure male -, perché “la Cooper ha detto così”.  La convocazione era arrivata nella mattinata di ieri: poi, però, da Cooper Standard sono arrivate le richieste di rinvio, e la prefettura, che deve incontrare tutte le parti sociali, ha deciso di rimandare il tutto alla settimana prossima. Quel che è certo è che l’incontro si farà: il delegato sindacale Fim Cisl, Antonio Guglielmotti, le RSU, Vito Nigro (Fiom Cgil) e Angelo Petraglia (Uilm), e il titolare della fabbrica distrutta, Gianpiero Contursi, siederanno dunque al tavolo tecnico, a Salerno, per cercare di addivenire alla soluzione di una quaestio che si rende sempre più spinosa.

All’incontro prenderanno parte anche le segreterie sindacali provinciali e le RSU della Cooper Standard di Battipaglia, che hanno deciso coraggiosamente di manifestare la propria solidarietà nei confronti dei colleghi della Fer.Gom, e dovrebbe essere della partita anche l’amministratore della CS cittadina, Pietro Mancuso. Probabile che decida di partecipare al summit anche uno tra Gerlando Iorio e Ada Ferrara, i membri della commissione straordinaria che tanto si son prodigati per riuscire a sensibilizzare i vertici della prefettura circa l’intricata situazione che vede protagoniste le povere maestranze della zona industriale battipagliese.
Attorno al tavolo, infine, si accomoderanno anche i legali delle due aziende: mentre, a rappresentanza della Fer.Gom ci saranno, infatti, gli avvocati Raffaele Carrano e Alberto Toriello, la Cooper Standard, invece, delegherà lo studio legale salernitano dell’avvocato Giovanni Ambrosio.
Gli uomini di legge, tuttavia, non hanno più preventivamente concordato le comune direttive da seguire attorno al tavolo della prefettura, dal momento che Ambrosio non ha più convocato i legali della Fer.Gom, lasciando l’amaro nella bocca dei lavoratori.
«I miei legali – ha dichiarato Contursi ai nostri taccuini – sono rimasti a disposizione per tutta la giornata di martedì, ma non hanno ricevuto alcuna convocazione: non mi sorprende, dal momento che, come al solito, questi qui stanno soltanto continuando a vender fumo sulla pelle dei lavoratori».
Oltre al danno, d’altronde, c’è la beffa: la Fer.Gom, infatti, ha lavorato fino alla fine del mese di febbraio – dopo aver ottenuto dalla CS una prorogatio di due mesi, credendo, invano, di poter riuscire in tal modo a ricevere dall’Inps la cassa integrazione a erogazione diretta – come conto lavoro della Cooper Standard, realizzando le guarnizioni di gomma per i veicoli Fiat e Iveco. Poi, però, il colosso statunitense ha deciso di spostare tutte le proprie commesse in seno alla Sud Gomma di Oliveto Citra. Ora, però, stando a quanto dichiarato da Contursi, si scopre che questi due mesi di attività, per adesso, non sono costati niente alla Cooper: «vi confesso – ha spiegato il titolare della Fer.Gom – che, come ennesimo atto di ritorsione perpetrato nei confronti del sottoscritto, i vertici CS mi hanno bloccato tutti i pagamenti scaduti relativi alle spettanze di gennaio e di febbraio». In altre parole, la proroga annunciata con squilli di tromba sarebbe stata completamente finanziata dalla Fer.Gom: «farò tutti gli atti – ha annunciato Contursi – per il recupero dei crediti; la verità, però, è che a questi interessa soltanto la possibilità di ritirare quanto prima possibile la nostra attrezzatura, e da oggi noi glielo concederemo».
Un matrimonio decennale, quello tra Cooper e Fer.Gom, che s’è concluso nel peggiore dei modi. C’eravamo tanto amati.




Cooper Standard a Iorio: «Impossibile sostenere Fer.Gom»

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Gerlando Iorio chiama la Cooper Standard.

Lunedì sera, a Palazzo di Città, il presidente della commissione straordinaria ha incontrato Pietro Mancuso, direttore responsabile dello stabilimento battipagliese, per ascoltare l’altra campana della vertenza Fer.Gom.

I lavoratori dell’azienda di Gianpiero Contursi, infatti, da un mese esatto sono in presidio dinanzi ai cancelli della CS: dopo il netto diniego a loro opposto da Marco Camurati, amministratore delle human resources di Cooper Standard Italia, gli uomini della Fer.Gom – che per CS, fino alla scadenza del contratto, operavano come conto lavoro, realizzando le guarnizioni per i veicoli Fiat e Iveco – continuano a chiedere la possibilità di poter svolgere delle attività, seppur in misura ridotta, fino a luglio, quando dovrebbe poi cominciare ad essere erogata la cassa integrazione; gli ammortizzatori sociali, d’altronde, non sono ancora giunti, poiché il Ministero del Lavoro è ancora parecchio distante dal disbrigo delle pratiche di gennaio, ossia del mese in cui i Fer.Gom hanno presentato richiesta.

«In effetti – ha spiegato, ai nostri taccuini, Mancuso – sarebbe tecnicamente impossibile sostenere i dipendenti della Fer.Gom con delle commesse, poiché oramai l’impresa battipagliese è stata rimossa dal registro certificato dei fornitori della nostra multinazionale, e riavviare le relazioni sarebbe impossibile».

E un supporto economico? «Ci stanno chiedendo – ha proseguito il numero uno di CS Battipaglia – di traghettare la Fer.Gom alla cassa integrazione con un contributo economico; abbiamo spiegato agli operai che non potremmo mai staccare degli assegni a persone estranee, ed è per questo che, al commissario, abbiamo proposto di verificare se la proprietà della ditta battipagliese, nella persona di Contursi, potrebbe mettere a disposizione dei soldi».

Anche la Cooper Standard, d’altronde, non sta trascorrendo di certo giorni felici: nei giorni scorsi, infatti, è stato stipulato un contratto di solidarietà; i dipendenti battipagliesi della multinazionale, poi, si son visti ridurre il carico delle giornate lavorative – per ora, per due giorni al mese non si lavora – e, di tanto in tanto, come spiegato da Mancuso, ricevono «le visite dei serbi, perché un po’ alla volta si stanno trasferendo molte attività in Serbia».

Assume i mesti connotati di una guerra tra i poveri, dunque, quella che si sta portando avanti nel cuore dell’area industriale cittadina; una lotta disperata che, purtroppo, affama le famiglie – in particolare le 27 che gravitano attorno alla Fer.Gom – e distrugge ogni speranza.

Ieri mattina, ad esempio, un ingegnere e un meccanico della Cooper Standard hanno varcato i cancelli della Fer.Gom per portar via dall’azienda di Gianpiero Contursi – i materiali all’interno sono tutti di proprietà della Cs – un battente Iveco: «avevamo urgenza – ha spiegato Mancuso – di ritirare un’attrezzatura, e ci siamo presentati lì dopo esser stati aveva autorizzati da Contursi; abbiamo trovato i lavoratori che, seppur pacificamente, ci hanno impedito di ritirare il battente: ora cercheremo di trovare altre strade per prendere quel che ci occorre».

La posizione dei poveri lavoratori della Fer.Gom, d’altronde, è comprensibile: «abbiamo spiegato ai lavoratori della Cooper – ha raccontato Antonio Guglielmotti, delegato Fim Cisl tra i presidianti – che dall’azienda non esce nulla finché non otteniamo risposte; questa, d’altronde, è l’ultima arma che ci è rimasta per poter continuare a sperare di lavorare».

La tensione, nel frattempo, è oramai giunta alle stelle: tra lunedì sera e ieri mattina, infatti, i Fer.Gom hanno lasciato esplodere dei petardi, innervositi da quanto sta (non)accadendo: «tuttavia – ha dichiarato Mancuso – non stanno affatto disturbando l’ordine pubblico».

Guglielmotti, però, lascia capire che il clima è tutt’altro che sereno: «sto cercando di mantenere gli animi calmi, ma è difficile; mi sembra di stare tra l’incudine e il martello».

E il lavoro, intanto, “lentamente muore”. Altro che Neruda; è nera.




Fer.Gom: la dignità dei lavoratori in presidio

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Quando si scrive di smobilitazioni, di dismissioni, di cessioni di rami d’azienda e di crisi occupazionali, la carta stampata ha la pessima abitudine di limitarsi alla secca descrizione di numeri. Eppure, dietro quel numero “27”, che indica la quantità delle famiglie che si ritrovano coinvolte nella tragica vertenza Fer.Gom, ci sono dei volti rigati di lacrime e dei bagagli esperienziali stravolti che, purtroppo, il mondo dell’informazione riesce a toccare soltanto di rado.

Ieri mattina, allora, ci siamo recati all’ombra della tenda, al cospetto della Cooper Standard di Battipaglia, per ascoltare qualche storia e per cercare di scandagliare un po’ più a fondo i gelidi taccuini della cronaca.

«Papà, dove vai? Non è normale andare a dormire in una tenda davanti alla fabbrica»: è la frase che Giovanni Di Vece, lavoratore Fer.Gom di 52 anni, si sente dire dal figlio più piccolo ogni volta che, da tre settimane a questa parte, si lascia alle spalle la porta di casa per recarsi al presidio. È un pugno sullo stomaco, reso ancor più duro dalla gravità delle condizioni economiche in cui riversa la famiglia. «Ho altri due figli più grandi – racconta Giovanni – e, mentre la più grande è già sposata, il secondogenito, più giovane, studia all’università, e sono preoccupato perché non so dove prendere i soldi per poter pagare la retta; sono molto scettico, in quanto mi sembra che noi lavoratori Fer.Gom siamo stati quasi lasciati da soli a lottare contro dei mulini a vento».

Sergio Pastore Poi c’è Sergio Pastore (36 anni) che, oltre al danno, ha subito anche la beffa: «a dicembre – spiega il 36enne – mia moglie, Stefania Caruccio (lavorava anche lei nell’azienda di Gianpiero Contursi, NdA), si mise in mobilità, così da dare a me la possibilità di lavorare per un altro anno e portare qualche soldo a casa, ma alla fine lei non ha preso nulla e io mi son ritrovato a lavorare per altri soli due mesi».

Due figli, di 4 e 6 anni, chiedono in continuazione “dove vai?” a Sergio, e, nonostante la tenera età, si ritrovano costretti a fare in conti con la cruda realtà e a domandare al papà: «ma quindi ora non mi puoi più comprare quel giocattolo?».

Caterina Benincasa«Mamma, ma adesso siamo poveri?»: lo ha chiesto a sua madre, la 40enne Caterina Benincasa, una ragazza di 9 anni – Caterina ha anche un’altra figlia, che ha 7 anni – che, durante lo sciopero, è stata ricoverata in ospedale a causa di violente vertigini paraossistiche, le quali, guarda caso, sono legate a stati d’ansia. «Sto cercando – ci dice Caterina – insieme a mio marito (disoccupato anche lui, NdA) di tener su gli animi, ma non è facile, anche perché, più che per le privazioni, le bambine soffrono perché avvertono la mancanza della mamma».

All’interno del piccolo gazebo, c’è anche Rossella Petraglia, la 50enne che, a seguito del malore accusato in seguito a uno sciopero della fame durato qualche giorno, ha rifiutato il ricovero in ospedale, spiegando al medico dell’autoambulanza che lei il presidio non lo abbandona.

Rossella PetragliaRossella e suo marito, Giovanni Russo – anche lui è andato in mobilità credendo che, in questo modo, la moglie potesse lavorare qualche mese in più – , hanno tre figli: il più grande, che è già sposato, ha 27 anni, mentre l’ultimogenito ha 12 anni. Di mezzo c’è una figlia di 22 anni, che lavora come estetista part-time: «ogni tanto, per il momento, io e mio marito tiriamo avanti grazie a ciò che lei guadagna, e posso assicurare che per una madre e un padre non c’è nulla di più triste e di maggiormente mortificante».

Eppure, i lavoratori Fer.Gom non hanno perso affatto la voglia di sorridere: scherzano tra di loro come in una famiglia. E sembrano una famiglia. E lottano per la propria famiglia.

Il lavoro è dignità, è vero, ma negli occhi di questi uomini risplende ancora la più bella dignità: quella di chi ama.

 

GIOVEDÌ L’INCONTRO AL COMUNE

Ada FerraraAda Ferrara apre le porte alla Fer.Gom. La donna, che insieme a Gerlando Iorio e Carlo Picone forma la commissione straordinaria che regge le sorti di Palazzo di Città, ha concordato un appuntamento con Antonio Guglielmotti (Fim Cisl) e Vito Nigro (Fiom Cgil): alle 10:30 di domani mattina, dunque, i due delegati sindacali dell’azienda di via Bosco II dialogheranno con la donna sulle pesanti condizioni che affliggono i lavoratori, costretti dal trasferimento immediato delle commesse Cooper Standard alla Sud Gomma di Oliveto Citra a non vedere il becco di un quattrino fino a giugno-luglio, quando forse il Ministero del Lavoro concederà la cassa integrazione. Al summit parteciperanno anche i rappresentanti sindacali della Cooper Standard, che hanno coraggiosamente deciso di sostenere i colleghi della Fer.Gom, e le segreterie provinciali: si spera che la Ferrara possa intercedere presso la Prefettura di Salerno affinché venga concesso un appuntamento ai lavoratori.

«La dottoressa Ferrara – dichiara Nigro – s’è mostrata molto disponibile, e la cosa, naturalmente, ci fa piacere».

 




Fer.Gom: nulla da fare per le commesse. Destino nero per i lavoratori

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. «Non si può far nulla»: sono le parole che Marco Camurati, capo italiano delle risorse umane di Cooper Standard Automotive, ha rivolto ieri pomeriggio, dinanzi al portone di Confindustria Salerno, ai lavoratori Fer.Gom, negando loro la possibilità di continuare a vedere qualche soldo prima dell’agognata – e tutt’altro che certa – elargizione degli ammortizzatori sociali da parte del Ministero del Lavoro.

Da lunedì 2 marzo, gli uomini dell’azienda di Gianpiero Contursi sono in presidio davanti ai cancelli della Cooper Standard di Battipaglia. Ai principi di questo mese, infatti, il contratto che li legava al colosso statunitense, per conto del quale la Fer.Gom realizzava le guarnizioni di gomma per i veicoli Fiat e Iveco, è scaduto, e le commesse che tenevano in vita la fabbrica sono state inspiegabilmente trasferite dallo stabilimento battipagliese – distante solo 200 metri dalla CS cittadina – alla Sud Gomma di Oliveto Citra: un trasferimento privo di qualsivoglia logica motivazione, considerando che lo spostamento delle commesse non arreca alcun utile alla Cooper Standard sia dal punto di vista logistico – quei 200 metri equivalgono a un bel po’ di taniche di benzina risparmiate – che da quello economico – il costo della manodopera alla Fer.Gom è molto basso.

Ora le 27 famiglie dello stabilimento dei Contursi sono ancor più disperate: «siamo rimasti spiazzati – ha dichiarato ai nostri taccuini Antonio Guglielmotti, delegato del direttivo provinciale Fim Cisl – dal momento che siamo stati privati delle speranze che lo stesso Camurati ci aveva concesso».

E il presidio? «Non sospenderemo affatto la nostra azione – prosegue il sindacalista – e continueremo a manifestare; abbiamo perfino ricevuto una tenda, grazie alla disponibilità di Picariello Teloni».

La paura maggiore di Guglielmotti, però, resta l’innalzamento della tensione tra gli operai: «sono stato inviato qui dal direttivo provinciale per far sì che gli animi restino tranquilli, ma con quanto accaduto oggi, l’impresa appare davvero molto difficile, perché si tratta persone che sono costrette a ricorrere ad ammortizzatori sociali dal 2008».

Sono proprio gli ammortizzatori sociali, adesso, la manna che s’attende dal cielo. Pare, infatti, che i tempi potrebbero accorciarsi, e che la cassa integrazione potrebbe arrivare addirittura per giugno. Il consulente del lavoro, Luigi Altavilla, sta seguendo con attenzione la vicenda, in attesa di nuovi risvolti.

Sulla quaestio, ad ogni modo, s’è pronunciato anche il titolare dell’azienda, Gianpiero Contursi, che ha dichiarato: «non mi sorprende quanto accaduto, dal momento che questi qui fanno finta di promettere ma non mantengono mai nulla».




Il Comune invia brandine e sacchi a pelo agli operai Fer.Gom in presidio

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Alla Fer.Gom arrivano le brandine: alle 11:30 di ieri mattina, infatti, su ordine della commissione straordinaria, gli uomini della Protezione Civile hanno consegnato sacchi a pelo e ferraglie con doghe ai presidianti. Non arriverà più, invece, la tenda che i manifestanti avevano richiesto ai vertici di Palazzo di Città: in città, infatti, ce n’è soltanto una disponibile, e le autorità municipali hanno deciso di non consegnarla, motivando la scelta con la necessità di avere sempre una tenda a disposizione in caso di urgenze; «eppure, la nostra richiesta – aveva dichiarato domenica scorsa ai nostri taccuini il delegato sindacale Fim-Cisl, Antonio Guglielmotti – appare legittima, considerando che la Protezione Civile di Montecalvoli concesse una tenda ai lavoratori delle Officine Ristori, anch’essi in presidio permanente, lo scorso ottobre. Il nostro presidio, poi, durerà sino a giovedì prossimo e, al di là di questo, abbiamo chiarito che, in caso di urgenza, avremmo provveduto a restituire immediatamente la tenda alla Protezione Civile».

Dall’inizio della settimana scorsa, i lavoratori dell’azienda di Gianpiero Contursi stanno presidiando i cancelli dello stabilimento battipagliese della Cooper Standard Automotive, ossia il colosso statunitense che, trasferendo inspiegabilmente le commesse per la realizzazione delle guarnizioni di gomma dei veicoli Fiat e Iveco dalla Fer.Gom all’olivetana Sud Gomma, ha costretto la piccola azienda a chiudere i battenti.

La cessazione delle attività, inizialmente fissata in concomitanza con l’inizio del 2015, era stata prorogata agli inizi di marzo, ma le 27 famiglie – la Fer.Gom ha molti dipendenti che sono vicendevolmente legati da rapporti di parentela – non si son viste approvare ancora la richiesta di cassa integrazione presentata a gennaio, dal momento che il Ministero del Lavoro sta ancora vagliando le domande di ottobre.

Proprio per questo, Guglielmotti e i suoi domani incontreranno il capo del personale Cooper Standard Europa, Marco Camurati, e il direttore della CS di Battipaglia, Pietro Mancuso, per parlare della possibilità di accompagnare gli ultimi mesi di vita dell’azienda dei Contursi con una manciata d’attività in grado di concedere ai presidianti una boccata d’ossigeno fino a luglio e agosto, quando dovrebbero arrivare gli ammortizzatori sociali.

«Lunedì sera – ha raccontato ieri Guglielmotti – i volontari della Protezione Civile hanno fatto un sopralluogo qui per cercare di portare al nostro fragile gazebo dei collegamenti per la corrente, ma qui non c’è illuminazione pubblica, e gli unici lampioni sono all’interno della Cooper; all’azienda, però, non vogliamo chiedere nulla».




Battipaglia: la lenta agonia della zona industriale

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. È vero che, se Atene piange, Sparta non sorride, ma è innegabile che la città del Tusciano stia vivendo molto più drasticamente rispetto alle realtà circostanti l’era della crisi economica: vien da chiedersi, dunque, come mai l’amministrazione comunale – in particolare l’ultimo governo cittadino politico, che dovrebbe avere strumenti maggiormente adeguati per occuparsi di dinamiche di questo tipo – non abbia fatto nulla per beneficiare dell’agognata legge 181 del 1989, che, in caso di placet della giunta regionale, che consentirebbe alle imprese delle aree territoriali di crisi industriale di accedere a contributi a fondo perduto e a mutui agevolati.

LA BTP TECNO E IL MISTERIOSO NOTABILE LIBICO. Qaser Saadel El Garradi, proprietario della QSE, l’azienda libico-algerina legata alla multinazionale Sonatrach, rappresenta l’ultima speranza per i lavoratori della Btp Tecno, gloriosa azienda battipagliese attualmente in liquidazione, in seguito alla sciagurata gestione di Gian Federico Vivado.

Talvolta, però, accade che chi di speranza vive – e ci auspichiamo di tutto cuore che non sia questo il caso – muoia disperato: giovedì scorso, infatti, dopo mille rinvii, Giancarlo De Leo, Sergio Galluzzo – rappresentanti sindacali Fim Cisl –, Fiorenzo Veneri e Paola Trimarchi – delegati Fiom Cgil – sono stati finalmente ricevuti da Giampietro Castano, funzionario del Ministero dello Sviluppo Economico, nelle stanze del palazzone romano. Qui i lavoratori avrebbero dovuto interloquire circa il futuro dell’azienda: oltre allo Stato, però, attorno al tavolo avrebbero dovuto incontrare Vivado, o almeno il suo rappresentante, Giuseppe Toia, liquidatore dell’azienda di via Bosco I nonché ex-consulente di direzione dello stesso sito industriale, e il dottor Libé, il funzionario italo-spagnolo che sta curando gli interessi che la Q.S.E. vanta sulla Btp Tecno. Vecchi e nuovi, però, hanno snobbato il MiSE: Libé, infatti, s’è detto impossibilitato di raggiungere Roma a causa di problemi con l’aereo (a detta sua, si sarebbe ritrovato a Milano anziché nella capitale) e ha sentito soltanto telefonicamente l’imbarazzatissimo Castano e i rappresentanti dello stabilimento. Quando questi ultimi, però, hanno manifestato i propri ragionevoli dubbi, l’italo-spagnolo s’è pure risentito, e ha dichiarato di rappresentare «un’azienda seria, che nel giro di 10 giorni rileverà l’impianto e prenderà i contatti con i vecchi clienti». Naturalmente, tra i lavoratori di Btp regna lo scoramento. Assente anche la pluridecorata ditta “Vivado-Toia”: mentre il liquidatore, infatti, ha fatto sapere che i 1600 euro di trattenute relative ai conguagli dei modelli 730 operati sui mesi di luglio e novembre, che non sono state versati all’Agenzia delle Entrate, dovranno essere sborsati dai poveri lavoratori, dell’ex-patron si sa soltanto che ha chiesto e ottenuto lo spostamento della vertenza al Tribunale di Genova e che ha fatto richiesta del concordato preventivo, in virtù del quale, al cospetto delle autorità giudiziarie, potrebbe fare una proposta compromissoria ai suoi creditori.

LA FER.GOM TRA MALORI E FRAGILI SPERANZE. Tra i creditori del buon Vivado, c’è anche l’azienda di Gianpiero Contursi: la ditta, infatti, vanta all’incirca 20mila euro di credito sulla Btp Tecno per operazioni fatte all’interno dell’officina – la fabbrica, infatti, essendo un conto lavoro, può operare esclusivamente con la Cooper Standard – che a dicembre fu ceduta alla Texa Srl.

Le liquidità per sostenere la cassa integrazione, però, non ci sono, e qualora la Fer.Gom dovesse ricevere qualcosa da Vivado tramite un’ipotetica approvazione del concordato preventivo, la somma sarebbe irrisoria rispetto al necessario e i tempi sarebbero lunghissimi: il Ministero del Lavoro, d’altronde, sta vagliando ancora le richieste di cassa integrazione del mese di settembre, per cui si è ancora parecchio distanti rispetto a gennaio, ossia al mese in cui i lavoratori Fer.Gom hanno richiesto gli ammortizzatori sociali.

Nel frattempo, continua il presidio dinanzi ai cancelli della Cooper Standard di Battipaglia per il trasferimento delle commesse alla Sud Gomma di Oliveto Citra: i lavoratori hanno chiesto al capo delle risorse umane della CS, Marco Camurati, di concedere perlomeno a 10-15 lavoratori un po’ di attività almeno fino ai mesi di luglio e agosto, quando dovrebbero iniziare ad arrivare gli ammortizzatori sociali. «Stiamo cercando di trovare una soluzione»: sono le parole che Camurati ha detto ieri ai lavoratori dell’azienda dei Contursi, dando loro appuntamento a giovedì prossimo.

Ai nostri taccuini, il direttore amministrativo dello stabilimento battipagliese del colosso statunitense, PietroMancuso, ha dichiarato di «non avere alcun potere decisionale sulla vicenda, dal momento che i vertici di CS Europa hanno affidato la vicenda a persone (due dirigenti dello stabilimento di Torino, NdA) che non fanno parte del nostro sito», chiedendoci di contattarlo dopo qualche ora. Lo faremo presto, così da comprendere meglio come una multinazionale possa togliere le commesse ad un’azienda senza neppure sentire il parere dello stabilimento con cui quest’ultima lavora più frequentemente.

Inoltre, Rossella (50 anni) e Nicoletta (30 anni), che da 48 ore circa avevano cominciato lo sciopero della fame, ieri mattina hanno accusato un malore. Tempestivo l’intervento degli operatori di un’autoambulanza, che, pur essendo riusciti ad alleviare le pene di Nicoletta, hanno esortato Rossella, che si trova in condizioni più preoccupanti, a lasciare il presidio per essere trasportata al nosocomio “Santa Maria della Speranza” ed essere lì ricoverata. La donna, però, con un’immensa forza di volontà e con un grandissimo spirito di sacrificio, non ha voluto abbandonare il presidio. L’agognato medico, poi, non è arrivato, e sono gli stessi lavoratori a monitorare le condizioni delle due donne con un holter pressorio.

«Della tenda che avevamo chiesto alla Protezione Civile – ha dichiarato ieri Antonio Guglielmotti, delegato sindacale Fim-Cisl –  non si vede neppure l’ombra: siamo trattati peggio degli immigrati, con la differenza che noi paghiamo le tasse».

IL SILENZIO CHE ALEGGIA SU ALCATEL-LUCENT. Niente di nuovo sul fronte ALu. La cessione del ramo d’azienda alla romana Sesa NV – avevamo scritto qualcosa a riguardo una settimana fa – diventerà operativa ad aprile: il delegato sindacale Fim – Cisl, Nicola Rosamilia, sta sollecitando i sindacati nazionali. I sindacalisti di Alu attendono ancora una convocazione dal MiSE, che dovrebbe arrivare sul finire della prossima settimana. Ma d’altronde, come scriveva Lorenzo Il Magnifico, «di doman non c’è certezza». Soprattutto a Battipaglia.




Malore alla Fer.Gom di Battipaglia (VIDEO)

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIANon accenna a placarsi la disperazione degli operai della Fer.Gom S.r.l., che da lunedì – quando è scaduto il contratto che li legava lavorativamente alla Cooper Standard Automotive e che manteneva in vita l’azienda battipagliese – hanno allestito un presidio dinanzi ai cancelli dello stabilimento battipagliese del colosso statunitense.

Rossella (50 anni) e Nicoletta (30 anni), che da 48 ore circa avevano cominciato lo sciopero della fame, stamattina hanno accusato un malore. Tempestivo l’intervento degli operatori di un’autoambulanza, che, pur essendo riusciti ad alleviare le pene di Nicoletta, hanno esortato Rossella, che si trova in condizioni più preoccupanti, a lasciare il presidio per essere trasportata al nosocomio “Santa Maria della Speranza” ed essere lì ricoverata. La donna, però, con un’immensa forza di volontà e con un grandissimo spirito di sacrificio, non ha voluto abbandonare il presidio.     Si attende l’arrivo di un medico sul posto.

«Abbiamo chiesto – aveva spiegato ieri Antonio Guglielmotti, delegato sindacale Fim-Cisl –  una tenda alla Protezione Civile per render più sopportabile il sacrificio del presidio, perché queste operaie stanno facendo lo sciopero della fame e, dopo che abbiamo inoltrato tutta la documentazione del caso, nessuno è intervenuto. Sono preoccupato per la loro salute»

Di seguito il video che testimonia l’arrivo dell’autoambulanza nei pressi del presidio:

Autoambulanza Fer.Gom

 




Paif, Alcatel, Btp Tecno, Treofan, Cooper Standard: quale futuro? Migliaia i posti di lavoro persi e a rischio negli stabilimenti e nell’indotto.

di Oreste Vassalluzzo

BATTIPAGLIA. La Piana del Sele è sull’orlo del baratro occupazionale. Non sono lontani, anche se di anni ne sono passati quarantacinque, i tempi di quel maledetto aprile 1969 che la cronaca dell’epoca bolla come i “moti di Battipaglia”. Due morti, la prof Teresa Ricciardi e lo studente Carmine Citro, e una intera popolazione operaia in rivolta contro la chiusura del tabacchificio e dello zuccherificio. Il paragone con quel 9 aprile 1969 è utile, almeno in parte, per parlare nuovamente della crisi, profonda e inevitabile, che sta attraversando ormai da anni le aziende che insistono sul territorio battipagliese. E’ di ieri la notizia dell’ennesima azienda, anche questa storica, la Paif Italia, che ha ormai le ore contate dopo la bocciatura del concordato da parte del tribunale fallimentare. Ci sono 83 dipendenti tra operai e impiegati, per non parlare dell’indotto, che si trovano di fronte al baratro di restare senza lavoro alla soglia della pensione. Un nuovo carico di esodati che si appresta a rimpinguare le fila di quelli che li hanno preceduti. Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per ricollocarsi al lavoro. E la Paif, e con lei la Termopaif, non sono le uniche due aziende a rischio chiusura. C’è l’Alcatel Lucent, o meglio quello che resta dell’azienda tecnologica della zona industriale di Battipaglia, che occupava mille dipendenti. Ora quel sito produttivo è “ridotto” al solo centro di ricerca e sviluppo con qualche decina di dipendenti altamente specializzati. Anzi, si potrebbe dire che ormai l’Alcatel è fuori dalla Piana del Sele dopo la cessione di ramo d’azienda alla Sesa Group Mv Spa che da novembre ha preso in carico 38 lavoratori del centro ricerca e sviluppo. Per il resto dei lavoratori rimasti con Alcatel il futuro è appeso ad un filo. E l’aria di smobilitazione dell’Alcatel Lucent coinvolge anche l’altra new entry del panorama industriale della Piana. La Btp Tecno dell’imprenditore genovese Gina Federico Vivado non naviga in acque tranquille proprio a causa del mancato rispetto degli accordi del 2010 da parte della multinazionale francese. In questi mesi la crisi si è fatta sentire con il culmine della protesta scaturito dalla sospensione, con proposta di licenziamento, di un rappresentante Rsu della Ggil. Anche qui a rischio ci sono centinaia di posti di lavoro. E nel calderone possiamo inserirci anche gli operai della Cooper Standard, altra azienda estera nata dalle ceneri della ex Smae Pirelli prima e dalla ex Metzeler poi. In questo quadro ci mettiamo pure i dipendenti della Treofan, altra azienda della zona industriale di Battipaglia che hanno vissuto, nel corso del 2013, momenti di grande tensione con i vertici aziendali. Questa profonda crisi viene da lontano, forse da quel maledetto 9 aprile 1969 in cui la rabbia della folla inferocita fece propendere per uno sviluppo industriale che ha snaturato la vocazione della Piana da agricola ad industriale. E con l’assenza e la miopia della classe politica locale e regionale, la miscela è bella che pronta per esplodere.