Scafati. E’ Giovanni Forgione il nuovo capo dei vigili. Malumori tra i caschi bianchi

Di Adriano Falanga

E’ Giovanni Forgione il neo comandante della Polizia Locale. Napoletano, classe 1968, laureato in scienze giuridiche, Forgione ha incontrato la commissione straordinaria mercoledì mattina, assieme all’altra candidata Maria Silvia De Luca. A convincere i commissari il suo ricco curriculum e soprattutto la maturata esperienza nel settore dell’abusivismo edilizio e beni confiscati e i precedenti incarichi avuti in amministrazioni sciolte per infiltrazioni camorristiche, tra cui Gricignano d’Aversa, Casaluce, San Cipriano d’Aversa, Casal di Principe, dove tra l’altro ha ricoperto anche il ruolo di sovraordinato della Commissione Straordinaria, e poi ancora Castello di Cisterna, Cancello e Arnone e Cicciano. Per Forgione incarico di un anno e stipendio categoria D3, significa un minimo tabellare di circa 2 mila euro mensili oltre a indennità di posizione e retribuzione di risultato. Sfuma così la promozione di Pasquale Cataldo, comandante in pectore per pochi mesi, la cui riconferma sembrava quasi certa. Sulla scrivania del neocomandante del comando di via Melchiade una lunga serie di problematiche da risolvere, a partire dalla mancanza di personale e attrezzature, alla vigilanza del territorio, al perenne problema della viabilità, all’abusivismo edilizio e al dilagare delle tante piccole illegalità radicate sul territorio. La decisione della commissione straordinaria non ha entusiasmato i caschi bianchi, tra cui pare esserci un diffuso malumore. I motivi sono legati soprattutto alla vertenza sindacale in corso da alcuni mesi, per il mancato pagamento dei premi di produzione 2015-2016-2017, oltre al mancato pagamento delle ore di straordinario, ad oggi corrisposte come riposo compensativo, da molti rifiutato.

Perplessità anche per la scelta di un nuovo comandante, quando sul settore era stato nominato come sovraordinato il maggiore Carmine Apicella, stipendiato dal Prefettura di Salerno e Pasquale Cataldo era già un ufficiale in organico. Una nuova assunzione, un nuovo lauto compenso, quando attualmente i caschi bianchi sono costretti ad operare in condizioni decisamente precarie. Sulle 12 auto a disposizione, solo 4 sono operative e tutte con oltre 200 mila km all’attivo. Quattro sole vetture che si dividono a turno tra i diversi settori, dall’Edilizia alle residenze, alla viabilità. Ferme di nuovo le due moto da poco riparate, mancano le divise da motociclista. Un organico sottodimensionato: per una città come Scafati la legge prevede oltre 80 vigili urbani, mentre in servizio sono appena in 35, ufficiali compresi, a dividersi due turni. Al momento non esiste copertura notturna, alle 22 il comando di via Melchiade chiude i battenti. Il più giovane supera tranquillamente i 50 anni di età. L’ultima vestizione completa risale a oltre 8 anni fa, quando se ne occupò l’amministrazione di Francesco Bottoni. Con i due mandati di Pasquale Aliberti i vigili urbani hanno ricevuto solo pantaloni o camicie ogni quattro anni. Una situazione non certamente facile per il neo comandante Forgione.




Scafati. Sosta a pagamento, è caos in città. Ecco perchè è stato revocato l’appalto

Di Adriano Falanga

Sosta a pagamento, dopo la revoca della gara d’appalto vinta dalla Publiparking, restano da sciogliere non pochi nodi e non poco importanti. La revoca sarà stata pure una scelta necessaria, ma considerati i risultati, frettolosa e avventata. La città si è trasformata in un mega parcheggio abusivo, con auto ferme anche per giorni interi per strada, a danno di esercizi commerciali e dei residenti. Non solo, scomparso l’ausiliario, compare l’abusivo. A decidere la revoca dell’appalto la triade prefettizia, sulla scorta di una relazione prodotta dal controllo analogo composto dai dirigenti Anna Sorrentino, Giacomo Cacchione e Nicola Fienga, dietro indicazioni del collegio dei revisori dell’Ente e del sovraordinato Valentino Antonetti. I funzionari avevano stabilito che il servizio era economicamente più conveniente se gestito in house dall’Acse, che anzi, neanche era nelle condizioni di poter concedere a terzi la sua gestione. Seppur con diversi anni di ritardo, Palazzo Mayer si era accorto che la sua partecipata doveva svolgere in maniera diretta uno dei servizi per cui era stata costituita. Un problema non di poco conto, la cui documentazione era stata già attentamente valutata dalla commissione d’accesso. Questo perché l’Acse non ha mai gestito direttamente la sosta a pagamento, fin dai tempi della convenzione con la milanese Aipa, voluta dall’allora amministrazione Bottoni. Era il 12 ottobre 2015, quando, richiamandosi all’istituto dell’in house providing, l’Assise deliberò l’affidamento alla sua partecipata per cinque anni. L’Acse però, non essendo strutturata per gestire il servizio, su richiesta del Comune di Scafati decise di affidare ad una società di Roma, la IT Ingegneria dei Trasporti srl, dietro compenso di 14 mila euro, la redazione del nuovo piano di sosta. La società consegnò una approfondita relazione analizzando tre possibili scenari di gestione. Il primo prevedeva un affidamento in house ad Acse che avrebbe appaltato esclusivamente con un pubblico incanto i servizi di controllo sosta, informazione utenza e manutenzione segnaletica.

In questo caso il relativo conto economico prevedeva un pareggio sostanziale. Il secondo modello escludeva totalmente l’Acse con affidamento da parte del Comune di Scafati ad una società esterna dell’intero servizio. Il relativo conto economico per questo scenario prevedeva un risultato gestionale positivo pari ad euro 61.393. Il terzo modello prevedeva, a valle di un affidamento in house da parte del Comune ad Acse spa, l’integrale gestione del servizio. Questo scenario portava ad un conto economico in sostanziale pareggio. I tre modelli di gestione del servizio furono trasmessi al primo cittadino i primi di Ottobre 2015 con la richiesta di ricevere istruzioni al più presto in quanto il 2 dicembre scadeva l’affidamento del servizio in house all’Acse. Da qui il deliberato consiliare dell’8 ottobre che ha prolungato l’affidamento per cinque anni alla partecipata, senza però specificare il modello da attuare, ma dando piena autonomia alla stessa Acse di scegliere le soluzioni migliori. Il resto è noto, la partecipata scafatese tramite gara d’appalto individua nella Publiparking il nuovo partner per la gestione delle strisce blu. Prima a mezzo affidamento diretto, prorogato per sei mesi, successivamente a mezzo gara d’appalto, vinta sempre dalla stessa società. Una gara tecnicamente mai confermata dall’amministrazione comunale, che di contro, con l’avvento della gestione commissariale, ha preferito non convalidare.

IL DESTINO DEGLI AUSILIARI

Furono assunti tramite pubblico sorteggio dalla milanese Aipa, successivamente trasferiti alla Publiparking. Dal 1 ottobre sono però senza lavoro i 9 ausiliari del traffico, essendo stati licenziati dalla società dopo la mancata convalida della gara d’appalto. Sebbene l’assunzione degli addetti fu svolta dall’Aipa, in quanto da essa dipendenti, le procedure furono controllate dall’Acse e dall’amministrazione comunale. Il bando e la relativa domanda furono ritirate presso la sede dell’Acse, ma spedite a mezzo fax al numero della società con sede a Milano. Successivamente, il sorteggio fu effettuato presso la sede Acse alla presenza del Tenente Paolo Volontè, allora Comandante della locale Stazione dei Carabinieri, del Capitano Carmine Arpaia, Comandante della Polizia Municipale, dell’assessore con delega alla Polizia Municipale Guglielmo D’Aniello, del Presidente ACSE Eduardo D’Angolo, del Direttore Generale della partecipata Salvatore De Vivo e del rappresentante Aipa, Mario Colantoni. Al momento non è ancora chiaro come l’Acse intenda organizzare il servizio, nel frattempo sospeso con relativo mancato incasso per le casse comunali. Voci di corridoio vogliono la società in trattativa con la Publiparking per rilevare i nuovi parcometri installati sul territorio. Quanto ai vigilini, l’intenzione è quello di formare una squadra dall’organico attuale, formarla e attrezzarla. Un’idea che però non piace a nessuno, sia agli stessi operatori Acse, perché ritengono di essere già in sottorganico per la raccolta dei rifiuti, e sia agli ex ausiliari, perché senza lavoro, nonostante siano già in possesso dei requisiti e dell’idoneità a gestire il servizio.




Scafati. Rivoluzione nelle partecipate. Tra tagli, cessioni e rilanci. Tutte le novità su Acse e Farmacie

Di Adriano Falanga

Rivoluzione della commissione straordinaria verso le società partecipate. Dai tagli al contenimento della spesa, alla liquidazione delle quote detenute. Il piano di razionalizzazione delle partecipazioni è stato approvato dalla triade prefettizia con le funzioni di consiglio comunale. La ricognizione nella galassia di società in cui il Comune di Scafati detiene in toto o in parte quote azionarie è stata fatta in simbiosi tra Controllo Analogo, ufficio finanziario e il visto dei sovraordinati Giuseppe Rocco e Valentino Antonetti. Una misura necessaria, considerato il piano di rientro dei 33 milioni di euro di disavanzo e soprattutto l’evoluzione di alcune delle società partecipate. Il Comune di Scafati al momento detiene il 100% del capitale sociale dell’Acse spa e della Scafati Sviluppo spa, mentre detiene quote in queste altre: Consorzio Farmaceutico Intercomunale (41,66%), Agenzia Per lo Sviluppo del Sistema Territoriale della Valle del Sarno (già Agroinvest spa – 13,65%), CSTP spa (3,549%), Patto Territoriale dell’Agro (10,78%), Consorzio Bacino Sa1 (12,59%). La relazione sulla scrivania dei commissari prefettizi, supportata dal parere positivo del collegio di Revisori dei Conti, ha previsto il seguente piano di razionalizzazione e di intervento.

ACSE SPA

Novità alla partecipata che in città si occupa della raccolta rifiuti, gestione parcheggi, servizi cimiteriali e impianti termici. L’attuale cda a tre componenti sarà abolito e introdotta la figura dell’amministratore unico, in modo tale da contenere i costi. Revisione dei contratti in essere, tra cui quello (già revocato) con la Publiparking, per la gestione della sosta a pagamento. Il presidente del cda Daniele Meriani alla triade ha presentato 4 piani industriali relativi ai servizi gestiti. Tra tutti, la gestione diretta della sosta a pagamento. L’Acse entro il prossimo esercizio finanziario dovrà strutturarsi per poter espletare il servizio, attualmente sono in corso trattative con il precedente gestore affidatario per rilevare i parcometri nuovi installati sul territorio. E’ in corso, sempre con la Publiparking, un contenzioso per il recupero delle spese che la società privata ha sostenuto dopo l’approvazione della gara d’appalto, poi revocata.

CFI – Consorzio Farmaceutico Intercomunale

Contrariamente a quanto in un primo momento trapelato, la triade decide di restare nel Consorzio, dove attualmente Scafati detiene una quota maggioritaria, con 5 farmacie comunali sul proprio territorio. La convenzione, in scadenza il prossimo anno, sarà quindi rinnovata. Dalla relazione si legge che l’Ente non è al momento in grado di gestire autonomamente le proprie farmacie, ciò nonostante però, si richiede al Cfi un piano di contenimento dei costi di funzionamento. Non è comunque escluso che il Comune di Scafati possa, previa valutazione, decida di cedere tutte o parte delle farmacie.

SCAFATI SVILUPPO

La società è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Nocera Inferiore con sentenza numero 18/2017.

AGENZIA PER LO SVILUPPO TERRITORIALE DELLA VALLE DEL SARNO

E’ la società che ha rilevato le funzioni della Agroinvest spa, dopo l’avvento di Enzo De Luca sulla poltrona di Governatore della Regione Campania. I tecnici di Palazzo Mayer ritengono che la società abbia gli stessi compiti della Scafati Sviluppo (per altro fallita) e cioè la trasformazione urbana. Si procede pertanto all’alienazione della partecipazione azionaria. Significa, in parole povere, dire addio ai Piani di Insediamento Industriali (Pip) che l’ex Agroinvest portava avanti, in convenzione con il Comune. Un accordo ad oggi non rinnovato con l’attuale società.

CSTP spa

La società in cui Mario Santocchio è stato presidente, e che si occupa di trasporti e mobilità urbana, è già stata messa in liquidazione.

PATTO TERRITORIALE DELL’AGRO spa

Società posta in liquidazione nell’assemblea dei soci dell’8/09/2017 per non aver rispettato il requisito di fatturato medio (500 mila euro) nell’ultimo triennio.

CONSORZIO DI BACINO SA1

Anche questo consorzio, che doveva occuparsi di smaltimento rifiuti, è stato messo in liquidazione. Il consiglio Comunale nel 2015 aveva già deliberato di cedere la sua quota azionaria.

 

 




Scafati. Arriva l’autunno caldo scafatese. La triade chiamata a dare risposte su questi temi…

Di Adriano Falanga

Settembre è arrivato. Scafati si lascia alle spalle, lentamente e non senza strascichi, un’estate caldissima sotto ogni aspetto. Ma settembre sarà soltanto il primo di una lunga serie di appuntamenti amministrativi, politici e giudiziari, che continuerà a tenere banco l’opinione pubblica. Si parte dal 14, giorno in cui si (ri)pronuncerà il Tribunale del riesame di Salerno sulla richiesta del Pm Vincenzo Montemurro della custodia cautelare in carcere per Pasquale Aliberti, dopo il rinvio della Suprema Corte di Cassazione. Entro questo mese bisognerà anche decidere se archiviare, o rinviare a giudizio i venti indagati (o parte di questi) dell’inchiesta Sarastra, che ha scombussolato la vita socio politica della città. Dal punto di vista amministrativo la situazione non è meno delicata. La Commissione Straordinaria andrà a toccare con mano le conseguenze provocate dal taglio della spesa corrente imposto dal piano di rientro decennale, per il riequilibrio dei conti comunali. Si parte dalla mensa scolastica, portata all’aliquota massima per qualsiasi nucleo familiare, indipendentemente dal reddito. Durante i mesi estivi è stata avviata una petizione dalle mamme dei piccoli studenti. Bisognerà poi dare risposte dal punto di vista dello sviluppo economico, al momento la triade prefettizia non si è mai espressa in tal senso, limitando i suoi primi sei mesi di attività al contenimento della spesa e alla riorganizzazione della macchina comunale. Occorre nuovo atto di indirizzo quanto all’area Pip, abbandonata a se stessa e senza nessun progetto di rilancio o rivalutazione.

La città attende risposte anche sul commercio, oramai messo in ginocchio dalla totale assenza di progetti, incentivi e manifestazioni. Non calerà mai l’attenzione sulla questione ambientale, perché se da un lato scemerà la puzza del fiume Sarno, resterà dall’altro lato l’intollerabilità dei miasmi emessi dal canale San Tommaso, “operativo” sotto questo spetto per tutto l’anno. A settembre la città tornerà a riempirsi, e l’Acse sta ancora arrancando per risollevare la percentuale sulla raccolta differenziata. Il cda guidato da Daniele Meriani al momento è stato costretto a fare un passo indietro sulla decisione di lasciare i rifiuti indifferenziati a terra. Si raccoglie tutto, ogni sera, puntando però sui controlli portati avanti dalla Polizia Municipale. In tal senso i caschi bianchi, nonostante la carenza di personale, hanno già elevato decine di contravvenzioni. Poca cosa però, vista l’’stensione territoriale e la sfacciataggine dei cafoni. Occorrono telecamere, ragion per cui la commissione cerca fondi, ma occorre anche un piano industriale netto, preciso, dettagliato, che punti non solo a reprimere i cafoni, ma anche ad incentivare i virtuosi. Sotto questo aspetto la guida del dottor Meriani è ancora molto approssimativa. Sembra che l’Acse navighi a vista, e per una società con un Pef di circa 11 milioni di euro è assolutamente censurabile. Bisognerà rilanciare la struttura, migliorare la comunicazione con il cittadino e soprattutto pensare di eliminare un cda di tre componenti. In certi casi è preferibile concentrare le risorse economiche attorno alla figura di un amministratore unico o direttore generale con comprovata esperienza nel settore.

Dopo il fallimento di Aprile, è caduta nell’oblio la Scafati Sviluppo. Non sono più arrivate notizie. Il cda dichiarato fallito, nella persona dell’ex presidente Alfonso di Massa ha presentato ricorso. Poi il nulla. Al momento la società è guidata da due curatori fallimentari nominati dal tribunale, ma non è stato ancora chiarito che resta in piedi anche il cda voluto dai commissari (con relative spese). Urgente e improcrastinabile spiegare alla città le strategie per salvare l’area industriale da eventuali speculazioni immobiliari, possibili acquistando all’asta i beni della società di trasformazione urbana. In alto mare anche il Piano D’Ambito S1, di cui il comune di Scafati è capofila. La struttura che eroga i servizi sociali è ancora senza coordinatore, e questo comporta lo stallo dei servizi, tra cui l’avvio della gara d’appalto per la gestione del centro disabili Raggio Di Sole. Dato il benservito alla Publiparking, al momento la città è libera dalla sosta a pagamento. Circa venti famiglie rischiano seriamente di perdere il lavoro, e oltre al danno economico, in città sono ricomparsi gli abusivi della sosta. E non sempre diventa facile liberarsene. Un errore grave, mandare via la società che aveva regolarmente vinto gara d’appalto, senza avere alle spalle una precisa soluzione alternativa. Il servizio dovrebbe essere gestito dall’Acse, ma la società ha già difficoltà con la sola raccolta rifiuti. A Palazzo Mayer si pensa al ritorno del “grattino”, acquistabile negli esercizi commerciali.

Oppure rilevare i nuovi parcometri acquistati dal vecchio gestore e affidare il controllo alla Polizia Municipale. In quest’ultimo caso si tratta però di una soluzione più onerosa. Quanto alla Sicurezza e Viabilità il maggiore Carmine Apicella, sovraordinato prefettizio, starebbe valutando, assieme al comandante dei caschi bianchi Pasquale Cataldo, un concorso per l’assunzione di nuovi vigili urbani, a tempo determinato. Forse dieci, forse venti. Dal nuovo anno si potrà capire qualcosa di più. Resta ancora il rilancio della città, attraverso il recupero degli spazi pubblici. La Villa Comunale è oramai ridotta a poco più di una boscaglia, e le altre aree attrezzate sono stati chiuse per il forte degrado in cui erano finite. Si pensa quantomeno di attuare una buona Rassegna Natalizia, per riavvicinare i cittadini al territorio. Infine, bisognerà anche decidere cosa fare delle quote detenute al Consorzio Farmaceutico, se venderle del tutto o in parte, evitando pericolose speculazioni sulle farmacie comunali (cinque) presenti in città. Sarà quindi un anno intenso per la commissione straordinaria guidata dal prefetto Gerardina Basilicata, che seppur ha raccolto i cocci di un vaso rotto da altri, ha comunque tutta la responsabilità istituzionale di porre rimedio.

M5S: “CHI CONTROLLA ALLA EX COPMES?”

<<Sono ormai passati sei mesi dall’insediamento della Triade e a Scafati i miglioramenti ancora non si intravedono. Le partecipate più di tutte mostrano le maggiori criticità>>. Polemiche dal M5S, che si richiamano a quelle già espresse anche dal deputato Angelo Tofalo, sull’operato della triade prefettizia. <<Ci ritroviamo l’Acse con un cda che non riesce a dare le giuste risposte ai cittadini sia in termini di risparmio, che di servizi. Sarebbe opportuno eliminare il cda e affidare la gestione ad un unico direttore generale, mai rimpiazzato dopo l’uscita dell’ex ingegnere DE Vivo, andato in meritata pensione. Della Scafati Sviluppo si sono perse le tracce – continuano gli attivisti di Scafati in Movimento – il suo cda non si sa cosa stia facendo. Altro che trasparenza, abbiamo un organo che guida una società dichiarata fallita>>. I grillini incalzano sulla stu, dove sembrerebbe siano stati commessi degli abusi. <<Vengono controllati gli operatori industriali che occupano l’area? Giungono notizie di vari abusi perpetrati nell’area>>.




Scafati. Ex beni Galasso, dubbi sul bando

Di Adriano Falanga

Concessione in uso gratuito dell’ex proprietà del clan Galasso, perplessità sulla modalità del bando pubblico voluto dal Comune di Scafati. In città sono 4 i beni confiscati ai clan e acquisti a patrimonio comunale, tra questi la proprietà che fu del clan Galasso. La commissione straordinaria ha voluto un apposito bando per dare in gestione gli ettari di terreno dislocati in via Nuova San Marzano, zona adiacente la Compagnia della Guardia di Finanza di Scafati e al confine con Poggiomarino. Il terreno, date le sue caratteristiche e la particolare localizzazione nell’area extraurbana, deve essere destinato ad attività agricole, in particolare alla produzione di prodotti tipici dell’agro nocerino sarnese, tra cui il cipollotto dop. Emergono però perplessità sul bando, ad esprimerle è l’ingegnere Michele Russo, non un professionista qualsiasi, ma un tecnico di comprovata esperienza e da sempre apprezzato in modo bipartisan dalla politica locale. Russo è stato già dirigente Agroinvest e a capo del settore Pip di Palazzo Mayer. <<Una iniziativa importante che consentirà il riutilizzo a fini sociali anche con la creazione di posti di lavoro, di un bene che lo Stato è riuscito a sottrarre in maniera definitiva alla criminalità>> scrive su Agro24 il professionista. <<Leggendo l’avviso, tuttavia non possiamo fare a meno di rilevare incongruenze e criticità. In primo luogo la data di pubblicazione dell’avviso è il 10 luglio sul sito dell’ente ed il 26 luglio all’Albo Pretorio. La domanda sorge spontanea: i 45 giorni fissati dall’avviso da quale data si conteggiano?>> Ombre anche sulla consistenza del lotto: << Nell’avviso è riportato un elenco di alcune decine di particelle catastali del N.C.T. – e non del N.C.E.U. come citato – senza indicarne l’estensione né singola né complessiva>>. Fatto non trascurabile, perché, secondo Russo: <<la mancata conoscenza della superficie rende impossibile la redazione di un piano economico finanziario attendibile e realistico, a meno che i soggetti interessati non affrontino ricerche catastali a titolo personale, ma sarebbe stato molto più semplice e doveroso che l’informazione fosse contenuta esplicitamente nell’avviso>>.

E ancora: <<Tralasciando la mancata indicazione anche della ubicazione e di una planimetria che opportunamente poteva essere inserita nell’avviso, ravvisiamo che si parla di un contratto (convenzione) da sottoscrivere come previsto dal D. Lgs. 159/2011 codice antimafia. Non è allegato, però, alcuno schema>>. Secondo il professionista scafatese, questi sono particolari non affatto trascurabili. <<Da voci raccolte pare che l’estensione del terreno sia superiore ad una decina di ettari. Si tratterebbe di una dimensione notevole, che forse non ha eguali tra le aziende agricole dell’agro nocerino sarnese, che richiederebbe una struttura aziendale forte, adeguatamente articolata, anche gerarchicamente ed elevata disponibilità di capitali già in fase di avvio>>. Praticamente, il rischio è di vedere andare deserto il bando, o esporre l’ente a successive, quanto probabili contestazioni, considerato come è stato pubblicato. <<Non sarebbe stato meglio, se queste sono le dimensioni di cui si tratta, individuare più lotti e procedere a plurime assegnazioni, in modo da creare una sorta di incubatore di piccole aziende agricole sociali, con un rischio suddiviso tra più iniziative e possibilità di riuscita più o meno diversificata?>> la domanda, decisamente pertinente, di Michele Russo.




Scafati. Farmacie comunali, verso lo scioglimento del Consorzio

Di Adriano Falanga

La commissione straordinaria insiste: bisogna considerare la possibilità di scioglimento del Consorzio Farmaceutico Comunale. Rendono poco e costano molto, secondo l’opinione della triade prefettizia che guida il Comune di Scafati, principale socio del consorzio. Nel corso dell’assemblea dei soci del 15 giugno, sono stati forniti gli atti di indirizzo per la predisposizione del nuovo piano industriale, propedeutico all’approvazione del bilancio di previsione del triennio 2017-2019. Presenti i comuni di Capaccio, Cava Dei Tirreni, Eboli, Salerno e Scafati. Quest’ultimo, da solo, sfiora il 50% dell’intero capitale sociale del Consorzio. Ed è proprio il prefetto Gerardina Basilicata a stilare un preciso pacchetto di pacchetto ai soci presenti. Si parte dalla razionalizzazione dei costi del personale, la razionalizzazione degli immobili di proprietà, passando per la vendita delle farmacie di via Aquino a Scafati e via S. Visco a Salerno. La prefetto chiede anche un’incentivazione di alcuni servizi, quali la consegna domiciliare dei farmaci e dei servizi diagnostici, e soprattutto la revisione degli orari di apertura al pubblico delle farmacie, per contenere i costi del personale. E’ già nota infatti la decisione di abolire il servizio notturno offerto dalla farmacia del centro Plaza a Scafati. Una disposizione che vedrà il via quasi certamente dal 1° settembre. Ma ad essere messe in discussione sono anche le performances di ogni singola farmacia del Cfi. Qui la triade commissariale scafatese chiede la valutazione soggettiva di ogni struttura, in termini consuntivi e previsionali, chiedendo ai comuni consorziati di valutare le ipotesi di proroga ovvero di scioglimento dell’ente alla scadenza del febbraio 2018. L’uscita del Comune di Scafati andrebbe a comportare la perdita di cinque farmacie su 19, incidendo in maniera netta sulla sopravvivenza finanziaria del consorzio.

Ed è questa un’ipotesi che prende sempre più piede, soprattutto alla luce delle disposizioni vincolanti contenute nel piano di riequilibrio decennale che ha permesso al comune scafatese di evitare il dissesto finanziario. Misure di contenimento della spesa, tra cui un netto taglio alle partecipate e agli enti partecipati. Quanto al destino delle 5 farmacie comunali presenti sul territorio scafatese, l’ipotesi è la loro alienazione, totale o parziale. Un’operazione che potrebbe anche comportare il rischio di un’eventuale “opa” speculativa da parte di soggetti intenzionati a rilevare strutture improduttive (o meglio la loro licenza) per rilanciarle in pompa magna, dopo averle acquistate a buon prezzo. Polemiche da Pasquale Aliberti: <<Dal 1 settembre chiude la farmacia comunale H24. Scafati perde un altro Livello Essenziale di Assistenza – scrive sulla sua pagina social, e più avanti aggiungerà ancora – La chiusura della farmacia è una decisione dei commissari perché la stessa ha un costo che viene ripartito sul comune di Scafati ma anche sugli altri comuni del Consorzio. Era l’unica farmacia del Consorzio farmaceutico ad avere il servizio H24 che abbiamo preteso e che c’è stato con garbo accordato anche dagli altri comuni in questi anni perché Scafati è il Comune che ha più quote nell’ambito di questo Consorzio. È una baggianata la vicenda del dissesto e del predissesto anzi avevamo un deficit strutturale dal quale nel 2016 siamo rientrati>>.

SANTOCCHIO: NO ALLA VENDITA SI ALLA PROROGA

<<No alla vendita delle farmacie comunali, sì alla proroga al Consorzio>>. Mario Santocchio, ex consigliere comunale di opposizione, si dice d’accordo sulla razionalizzazione dei costi, ma senza uscire del Cfi. E indica la sua “ricetta”: <<Va azzerato il cda del Consorzio che continua a rispondere a soggetti non più rappresentativi degli enti locali che li hanno designati. Buona cosa sarebbe anche il trasferimento della sede del consorzio a Scafati. Possibile pensare di ospitare la struttura presso i locali di proprietà del Comune, come gli uffici dell’ex Manifattura>>. Non solo restare, ma anche far “pesare” la quota di maggioranza detenuta, perché, secondo l’esponente Fdi: <<Avere enti governativi o simili sul territorio significa anche rilanciare l’indotto economico attorno ad esso. Inoltre ospitare la sede e gli uffici a Scafati andrebbe a tagliare di netto gli onerosi costi dell’affitto sostenuti a Salerno>>. Quanto alla prossima chiusura della farmacia notturna, Santocchio accusa: <<è dipesa da chi volle chiudere la Farmacia di Via Passanti e trasferirla nella sua strada e metterla nei locali degli amici, purtroppo Scafati sta pagando il prezzo e loro altri continuano ad avere benefici da quel malgoverno>>. Secondo Santocchio la farmacia h24 era pienamente produttiva quando si trovava in via Passanti, al confine con Boscoreale. Una redditività sfumata e scomparsa quando, per volontà della precedente amministrazione comunale, la struttura fu trasferita in via Aquino, a due passi dalla residenza dell’ex sindaco. Ufficialmente per motivi logistici, tra cui la presenza di un parcheggio per le auto. << Oggi come ieri noi sosteniamo non solo la conferma del consorzio ma anche un rilancio che richiede la scelta necessaria di azzerare il cda>> o meglio, dare il benservito agli scafatesi Andrea Inserra (presidente) e Filippo Accardi (componente).




Scafati. Più Europa, arrivano 14 milioni di euro per 12 opere in sospeso. C’è anche il Polo Scolastico

Di Adriano Falanga

Buone nuove per la città di Scafati, dalla Regione Campania via libera al rifinanziamento del Piu Europa. Sarà completato anche il Polo Scolastico. Il Presidente Vincenzo De Luca e i commissari prefettizi del Comune di Scafati hanno firmato ieri a Palazzo Santa Lucia il protocollo che riprogramma gli interventi per circa 14 milioni previsti dal programma “PIU EUROPA”. La proposta di riprogrammazione prevede la messa in sicurezza di 12 progetti, non completati al 31/12/2015, mediante l’utilizzo delle rinvenienze maturate a seguito di rimborso di spese certificate sui progetti originariamente finanziati con altre risorse e conformi al POR per un ammontare pari ad € 10.209.195,47 ed € 3.782.144,41 sulle risorse della programmazione FESR 2014/2020 da ammettere a finanziamento con successivo Decreto. I progetti che saranno completati sono: “Polo scolastico di via Oberdan” del valore di € 13.913.076,16 di cui € 3.782.144,41 sulle risorse della programmazione FESR 2014/2020 da ammettere a finanziamento con successivo Decreto ed € 8.874.058,87 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Area attrezzata in Via della Resistenza” del valore di € 500.000 interamente provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Riqualificazione quartiere Vetrai lotto I” del valore di € 284.041,35 di cui € 12.947,13 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Lavori di riqualificazione del tratto stradale di via San Pietro” del valore di € 148.272,93 di cui € 70.000 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR;

“Lavori di adeguamento antincendio di alcune Scuole di proprietà comunale” del valore di € 347.097,81 di cui € 13.236,66 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Lavori di manutenzione ai paramenti esterni della scuola media statale di Via Martiri D’Ungheria” del valore di € 448.092,93 di cui € 16.615,52 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Lavori di manutenzione ai paramenti esterni della Scuola Media “San Pietro-Samuele Falco” del valore di € 256.092,24 di cui € 4.736,67 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Lavori di Ristrutturazione del Rifugio municipale dei cani”del valore di € 381.787,07 di cui € 6.600,62 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Progetto di messa in sicurezza delle Sedi stradali in prossimità degli edifici pubblici siti sul territorio della città di Scafati” del valore di € 592.486,20 di cui € 170.000 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR;“Realizzazione variante alla via Oberdan” del valore di € 434.053,45 di cui € 9.000 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Riqualificazione urbana ed interventi di messa in sicurezza nel territorio della Città di Scafati – Lotto I” del valore di € 1.594.077,94 di cui € 402.000 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR; “Riqualificazione urbana ed interventi di messa in sicurezza nel territorio della Città di Scafati – Lotto II” del valore di € 1.237.133,82 di cui € 130.000 provenienti da compensazione di risorse conformi al POR.




Scafati. Ausiliari del traffico, quale destino per il personale della Publiparking?

Di Adriano Falanga

La revoca della convenzione con la Publiparking ha messo in agitazione il personale addetto al servizio. Una ventina le famiglie che ruotano attorno alla sosta a pagamento, tra ausiliari del traffico e la cooperativa che si occupa della manutenzione. Una sola certezza al momento, la convinzione della commissione straordinaria nel far gestire direttamente all’Acse il servizio. Non sono però ancora noti i dettagli, o meglio, il come la società partecipata intenderà strutturarsi, non avendo mai gestito il servizio e non avendo né il personale e neanche la logistica idonea. E soprattutto, non avendo molte risorse economiche da investire. La sola ipotesi che non dovesse avvalersi dell’attuale personale in forza alla Publiparking mette in allarme gli operatori della sosta. Il rischio è alto, e al momento non ci sono contropartite rassicuranti. Una relazione presentata alla commissione prefettizia dal comandante della Polizia Locale Pasquale Cataldo ipotizza il controllo e la verifica dei ticket di pagamento a cura della Polizia Locale. Una scelta che lascia perplessi, in quanto ad oggi il personale è pesantemente sottodimensionato. Si stanno studiando le modalità più idonee, cercando di evitare la ricaduta sociale sugli ausiliari, incolpevoli di qualsiasi manovra amministrativa e istituzionale che ha comportato la rescissione del contratto col loro datore di lavoro. Dalla sede dell’Acse di via Diaz si attendono risposte, al momento il servizio sarà assicurato fino alla scadenza di contratto, prevista per il mese di settembre. Il controllo analogo di Palazzo Mayer ha verificato l’irregolarità nella gara d’appalto voluta dall’Acse (su indirizzo politico della vecchia amministrazione comunale) e soprattutto stabilito che la gestione in house sarebbe economicamente un vantaggio per la partecipata. Fatto strano, o quantomeno curioso, perché nessuno dalla casa comunale ebbe ufficialmente da ridire quando il cda dell’Acse stabilì che il servizio così portato avanti non avrebbe comportato perdite. Anzi, la gestione conto terzi o la gestione in house avrebbe comportato una sostanziale situazione di pareggio economico. Andiamo a ritroso allora.

Con l’approssimarsi della scadenza della convenzione con l’Aipa, e consapevole della volontà del Comune di Scafati di non rinnovare il contratto, il cda dell’Acse (presidente D’Angolo, vice Petrucci, componente Infantile) diede incarico ad una società romana, la IT Trasporti srl, di redigere uno studio di fattibilità sulla gestione della sosta a pagamento. Un progetto pagato 14 mila euro oltre iva e spese accessorie. Il lavoro consegnato analizzava tre possibili scenari di gestione della sosta a pagamento. Il primo modello prevedeva l’affidamento in house all’Acse con possibilità di appalto pubblico dei soli servizi di controllo, manutenzione e informazione. In questo caso il relativo conto economico prevedeva un pareggio sostanziale. Il secondo modello prevedeva la totale estromissione dell’Acse con affidamento da parte del Comune di Scafati ad una società esterna dell’intero servizio. In questo caso si sarebbe avuto un risultato gestionale positivo di oltre 60 mila euro. Il terzo modello prevedeva infine la totale gestione del servizio in capo alla partecipata, e anche in questo caso il relativo conto economico prevedeva un pareggio sostanziale. Lo studio fu girato al primo cittadino, arrivando in consiglio comunale. In questa sede fu ribadita la volontà di non dare in gestione a terzi il servizio, ma trovando l’Acse impreparata a rilevare nel breve periodo il servizio, e onde evitare di rimanere scoperti, fu approvata la gestione in house con possibilità di concessione esterna. La “premessa” contenuta nella proposta di deliberazione, recitava: “La sosta a pagamento è qualificabile come servizio pubblico locale a rilevanza economia e che per questi servizi la Giurisprudenza della corte di Giustizia Ce avvallata dal Consiglio di Stato, ha ritenuto ammissibile l’istituto dell’In House Providing”. Poi, dopo due anni, il passo indietro. Da palazzo Mayer si sono accorti di aver fatto male i conti.

IL PD: abbiamo sempre sostenuto che il contratto era nullo ed antieconomico

<<Lo abbiamo sempre sostenuto che il contratto era nullo ed antieconomico per l’Ente. Nullo perché la partecipata comunale non poteva appaltare un servizio che doveva gestire in proprio ed antieconomico perché ha comportato un esborso notevole di risorse per l’Ente in predissesto>>. Così in una nota stampa il Partito Democratico locale. <<A prescindere dalle responsabilità che saranno accertate nei modi e nelle forme opportune, ci preoccupano le sorti delle famiglie dei dipendenti, che speriamo siano ricollocati o impiegati per l’espletamento del servizio. Dispiace, ovviamente, che a distanza di anni dai nostri rilevi, sia stata accertata l’illegittimità del rapporto. Se qualcuno ci avesse ascoltato avremmo risparmiato soldi e i dipendenti avrebbero avuto un futuro più’ sicuro>>. Polemico Pasquale Coppola, ex presidente del consiglio comunale: <<si raccolgono i cocci di un’amministrazione fallimentare, e a pagarne le conseguenze sono, ancora una volta, i lavoratori e le famiglie. Prima con lo sport e la mensa scolastica, oggi addirittura si corre il rischio di lasciare senza lavoro tante famiglie scafatesi. Mi auguro che l’Acse trovi la soluzione giusta per assorbire l’attuale personale ausiliario, assunto dall’Aipa anni fa grazie ad un sorteggio pubblico curato proprio dall’Acse>>.

 




Scafati. Fiume Sarno, allarme cromo e mercurio, scatta il divieto per l’uso assoluto delle acque.

Di Adriano Falanga

E’ allarme inquinamento per il fiume Sarno, e questa volta sotto accusa non sono le industrie conserviere. Curiosamente, il picco massimo di inquinamento delle acque del Sarno si registra nel momento in cui la sua trasparenza è pressoché totale. Acque limpide, ma assolutamente nocive. E a far paura non sono solo i reflui della rete fognaria, bensì sostanze chimiche che contaminano pericolosamente il corso d’acqua. Sostanze che rischiano di compromettere seriamente la salute pubblica qualora finissero a contatto con le tante colture che costeggiano il letto del fiume. Soprattutto a Scafati. A lanciare l’allarme è l’Arpa Campania a seguito di prelievi per l’analisi a campione della qualità delle acque del Sarno. Nel corso dei controlli del mese di giungo sono emerse concentrazioni di cromo e mercurio potenzialmente superiori agli standard di qualità ambientale ammessi. Il Dipartimento di Prevenzione- Igiene e Sanità Pubblica della Asl Salerno ha così sollecitato il Comune di Scafati ad emettere ordinanza per impedire l’utilizzo “a qualsiasi scopo” delle acque contaminate, compresi gli usi irrigui e zootencici. Il divieto vale lungo l’intero attraversamento del territorio comunale. Non solo, stop anche all’approvvigionamento ed utilizzo pure dei pozzi privati, autorizzati e non, insistenti lungo lo stesso tratto, eventualmente alimentati dalle acque del Sarno. La commissione straordinaria ha prontamente recepito e disposto, dal 10 luglio, l’ordinanza nella quale si fa divieto assoluto all’utilizzo, per qualsiasi fine, delle acque del Sarno, nonché dell’uso dei pozzi adiacenti l’intero tratto del corso d’acqua. Insomma, in tempi di siccità chi magari aveva pensato di attingere dal Sarno o da pozzi “compromessi” per irrigare le proprie colture, è avvertito: quest’acqua è tossica. Le campionature sono state effettuate lungo il tratto che va da San Pietro-Via Lo Porto a via Fosso Dei Bagni. Un’area vasta e quasi interamente dedita all’agricoltura. Altro che acque cristalline, il Sarno è ancora contaminato nella misura tale da essere un pericolo per la salute pubblica e soprattutto per il comparto zootecnico e agricolo, che pure è florido sulle sue sponde. Tutto questo senza neanche considerare la puzza che accompagna le afose serate estive degli scafatesi, a partire dal mese di Agosto, quando inizia la stagione conserviera. Il Sarno fa già paura oggi.

GOLETTA LEGAMBIENTE: è ancora record inquinamento. Ecco dove

Numerosi gli interventi che negli ultimi anni hanno mitigato il rischio ambientale legato all’inquinamento del fiume Sarno, ma nonostante questi oggi non sia più considerato il più inquinato d’Europa, l’allarme sullo stato di salute delle sue acque è sempre alto. Lo sostiene Legambiente nel suo ultimo studio Goletta del Fiume Sarno fatto ad Agosto 2016. A dispetto degli interventi realizzati nel corso degli ultimi anni la situazione resta ancora difficile: la metà dei punti campionati presenta criticità e l’80% dei campionamenti lungo canali e corsi secondari presenta livelli di inquinanti considerevoli. Tra il 22 ed il 25 agosto sono stati effettuati 21 prelievi all’interno del bacino del Sarno, tanto lungo il corso principale che lungo gli affluenti Cavaiola, Laura e Solofrana. Tra gli inquinanti sono stati rilevati ammoniaca, azoto, fosforo, nitrati. Le acque analizzate, prelevate principalmente in canali di bonifica che nascevano per il drenaggio e per l’irrigazione, risultano essere “lontane dagli standard di qualità per un loro possibile riutilizzo”. Scarichi abusivi, sversamento di acque utilizzate per l’irrigazione con alte concentrazioni di fertilizzanti e pesticidi e, soprattutto, un sistema di depurazione assolutamente inadeguato alle reali necessità. Sono queste, per Legambiente, le principali cause del persistente inquinamento del bacino del fiume Sarno. E nel 2015 il servizio di depurazione copriva appena il 45% del carico inquinante che arriva dal territorio. Scafati, attualmente interessata dai lavori per la nuova rete fognaria, è inserito in questo elenco. Nel dettaglio, questi i risultati dei prelievi effettuati da Goletta Del Sarno: Via Nuova San Marzano, concentrazione di ammoniaca oltre soglia “probabilmente a causa di scarichi provenienti dall’edificato dei comuni circostanti”. Vicinale Melito: ammoniaca e azoto oltre soglia; Via G. Oberdan: ammoniaca oltre soglia; via Ripuaria (confine con Pompei): Azoto altissimo; Canale San Tommaso (via Palmentelle, tra Angri e Scafati): Azoto oltre i 40,3 mg/l sui 15 ammessi. Si legge nel dossier di Legambiente “Ed è proprio il San Tommaso ad apportare un carico idrico e inquinante rilevante al Mariconda, prima dell’immissione nel Sarno. Nel giorno del campionamento le acque si presentavano infatti, in entrambi i casi, molto torbide e maleodoranti, con presenza di sostanze chimiche riscontrabile già all’analisi olfattiva. Il San Tommaso riceve, legalmente, le acque reflue della rete fognaria di Angri. Ma forse ad ammazzarlo sono principalmente gli scarichi abusivi ed agricoli, pieni di fertilizzanti e altre sostanze chimiche.

SARNO E PARKINSON

Il morbo di Parkinson può essere una patologia la cui incidenza territoriale potrebbe essere correlata al fiume Sarno inquinato? La Commissione parlamentare d’inchiesta del 2006 ha ritenne necessario uno studio completo sulla base di alcune considerazioni: tra le cause scatenanti il morbo di Parkinson vi sono l’alimentazione e le cause ambientali esterne. E’ dimostrata una maggiore diffusione della malattia in campagna, probabilmente a causa dell’esteso ricorso a erbicidi e diserbanti. “Dai dati forniti dal Centro Ricerche sulla Psichiatria e le Scienze Umane di Nocera Inferiore, si evince che diversi giovani di età compresa fra i 17 e 30 anni con sintomi del morbo di Parkinson, sono stati tutti inviati alla struttura di Neurofisiologia del DSM dell’Asl Sa 1, e che – si legge nella relazione parlamentare – tutti questi pazienti provengono da Scafati e dintorni”. Un allarme non di poco conto, quello lanciato dai senatori nel 2006. “In conclusione si ritiene che possa esservi un rischio salute per l’inquinamento del fiume Sarno, per cui sarebbe utile e necessario – scrive la commissione – uno studio epidemiologico approfondito. Lo studio potrà rilevare l’incidenza delle patologie tramite interviste porta a porta, l’incidenza tramite indagini nei presidi ospedalieri, l’analisi dei dati riguardanti l’inquinamento del fiume per verificare la presenza di sostanze tossiche che possono essere fattori importanti delle patologie. Occorre pertanto un organismo che coordini le varie fasi, ne sintetizzi i risultati per programmare tutti gli interventi da porre in essere e risponda di tutto quanto prodotto e del risultato finale, che deve essere il risanamento del Sarno e la piena tutela della salute della popolazione interessata”, così concludeva la relazione parlamentare nel 2006. Un suggerimento mai concretizzato però, e pure il Registro Dei Tumori di Salerno è fermo all’aggiornamento ufficiale dei dati del 2009.




Scafati. Brick Lane: “Siamo pietra del cambiamento, per questo ci hanno ridimensionato”.

Di Adriano Falanga

Ha fatto presto il giro della città la notizia della chiusura del Brick Garden, il giardino esterno del Brick Lane Pub. L’indignazione e la rabbia sono diventate virali sui social network e i quattro proprietari hanno incassato una solidarietà pressoché bipartisan. L’ordinanza è stata firmata dalla responsabile settore commercio Anna Sorrentino e dal sovraordinato alla Sicurezza, il maggiore dei carabinieri Carmine Apicella. Il dispositivo prevede il divieto assoluto di somministrazione alimenti e bevande all’esterno del locale, richiamandosi alla normativa sulla sorvegliabilità dei pubblici esercizi. <<In buona sostanza significa che al Brick non è garantita la pubblica sicurezza perché qualora si dovesse eseguire un arresto ci sarebbe una via di fuga dal portone condominiale – spiega Luca Maranca – In seguito ad un ufficiosa comunicazione di tale “preoccupazione” abbiamo provveduto a chiudere il portone e ripristinare l’ingresso originario>>. Ma non è bastato, perché venerdì pomeriggio la Polizia Locale ai comandi del maggiore Pasquale Cataldo ha notificato l’ordinanza ai quattro soci del locale. Essendo il giardino situato in un’area di pertinenza del locale ma interna ad una corte condominiale, sotto le finestre di diverse abitazioni, non sono mancati gli esposti di chi non è abituato alla movida. <<Non ci sono mai stati incidenti, risse e nemmeno una discussione al Brick. Inoltre in Giardino non abbiamo mai fatto musica per rispetto del vicinato>> aggiunge ancora Luca. Il locale ha aperto nel novembre 2016 in una zona notoriamente “morta”: corso Nazionale. Quattro soci: Luca Maranca, Nello Manfredi, Luigi Cesarano, Marino Maranca, tutti con un’età compresa tra i 18 e i 28 anni. <<A Scafati ci sono molte attività all’aperto, ma forse il Brick è l’unica che ha un valore anche simbolico, politico, in quanto è avvertito dai cittadini come una prima pietra del cambiamento e forse anche per questo hanno voluto ridimensionarci>>. La conferma delle parole di Luca arriva dalle centinaia di post e commenti della rete. <<Con l’ordinanza hanno preferito accontentare il vicino che insistentemente faceva un quotidiano giro di tutti gli uffici comunali e non solo – accusa il giovane socio – Chiamava ogni sera decine di volte i carabinieri, monopolizzando il loro tempo>>. Si sentono isolati dalle Istituzioni i giovani imprenditori. Certo è che Scafati non è certo Cava Dei Tirreni, ma se un cambiamento c’è stato in città come Angri, perché questo non potrebbe arrivare anche da queste parti? Del resto, non sono pochi i genitori che hanno espresso la loro solidarietà perché <<siamo più tranquilli a sapere i nostri figli in città, che altrove>>. Insomma, una movida locale che oltre a rilanciare il territorio potrebbe portare introiti economici non indifferenti nelle casse comunali, creare occupazione e sviluppo con un indotto parallelo ed evitare i “pellegrinaggi del sabato sera” verso città molto più lontane, scongiurando anche l’uso dell’auto. <<Innanzitutto ci vorrebbe una amministrazione comunale eletta con il consenso dei cittadini – la soluzione di Luca – In secondo luogo credo sia necessario che l’Ente metta in condizioni i cittadini e la loro libera iniziativa economica di operare in serenità. Terzo luogo, bisognerebbe creare una Ztl per rianimare centro storico. In questo momento di difficoltà e mancanza di un indirizzo politico, dovrebbe essere maggiormente valorizzato il principio di sussidiarietà orizzontale>>. Contro l’ordinanza sarà presentato ricorso al Tar già nei prossimi giorni.

LA SORVEGLIABILITA’ DEI LOCALI DI SOMMINISTRAZIONE AL PUBBLICO

1-brick-lane-pubL’ordinanza che ha vietato ai 4 soci del Brick Lane Pub di servizi del giardino esterno, si richiama alla normativa sulla sorvegliabilità dei locali di somministrazione al pubblico. L’art. 3, comma 1, della legge 25 agosto 1991, n. 287 stabilisce che ai fini del rilascio dell’autorizzazione all’apertura o ampliamento della superficie o al trasferimento di sede degli esercizi della somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande “il Sindaco accerta l’adeguata sorvegliabilità dei locali” destinati a pubblico esercizio della somministrazione. Per sorvegliabilità dei locali deve intendersi la possibilità per gli organi di polizia di poter controllare, dall’esterno dei locali, le vie d’accesso o di uscita da essi ed anche il movimento di persone e di cose che viene realizzato all’interno del locale. Allo scopo di evitare che persone ed eventuali attività poco lecite possano essere trasferite dai locali del pubblico esercizio, in altri locali laterali, sottostanti o sovrastanti a quelli del pubblico esercizio e di questo non facenti parte. E’ quindi chiaro che i locali all’interno dell’esercizio non devono essere intercomunicanti con abitazioni o con altri locali destinati a diverse attività. I locali e le aree devono avere caratteristiche costruttive tali da non impedire la sorvegliabilità delle vie di accesso o di uscita; Le porte e gli altri ingressi devono consentire l’accesso diretto dalla strada o da altro luogo pubblico e non possono essere utilizzati per l’accesso di abitazioni private.