Unisa, Tavola Rotonda “Un’Italia a Zero emissioni”

Si terrà venerdì 27 settembre p.v. alle ore 10.30 presso l’aula della solidarietà “Carmine Pecoraro” dell’Università degli Studi di Salerno la Tavola Rotonda “Un’Italia a Zero emissioni”. L’iniziativa, organizzata dal Cisl Università Nazionale e con il supporto della CISL Università di Salerno, prevede la partecipazione di relatori provenienti dal mondo accademico, ambientalista, sindacale e religioso. La presentazione dell’iniziativa sarà a cura di Pasquale Passamano, Responsabile Provinciale della CISL Università di Salerno, a seguire sono previsti i saluti istituzionali dell’Ateneo e del Comune di Fisciano, modererà i lavori Andrea Pellegrino, giornalista; parteciperanno come relatori Vincenzo Belgiorno, Professore ordinario di Ingegneria Sanitaria Ambientale; Don Bruno Bignami, Direttore Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro Cei; Michele Buonomo, della Segreteria Nazionale Legambiente; Giuseppe Esposito, Segretario Regionale Cisl e Angelo Colombini, Segretario Nazionale Cisl Confederale. Concluderà i lavori, Francesco De Simone, Segretario Generale della Federazione Cisl Università. L’iniziativa del 27 settembre p.v. coinciderà con la proclamazione del terzo sciopero globale per il clima organizzato dal “Fridays For Future”. La Cisl Università Nazionale sta impegnando tutte le strutture territoriali ad avviare un confronto con i vertici degli Atenei e delle Istituzioni Afam su tutto il territorio italiano, affinché vengano attuati piani di intervento a tutela del Clima e dell’Ambiente, anche attraverso una sostanziale riduzione della produzione di CO2 scaturente dalle attività delle stesse amministrazioni.

 




BusItalia, malcontenti interni a seguito delle decisioni assunte dalla Cgil e Uil

di Erika Noschese

L’azienda Busitalia divide il mondo dei sindacati. E’ guerra interna, dopo quanto accaduto ieri mattina quando la Filt Cgil e la Uiltrasporti hanno accettato la nuova organizzazione aziendale per il trasporto pubblico su gomma in provincia di Salerno. Busitalia infatti ha presentato ai sindacati la nuova matrice di rotazione avente al suo interno oltre ai turni a ripresa anche le rimesse, ad eccezione dei capolinea. Secondo Di Lieto e Balzano per la Filt Cgil e Ottone e Quercitelli per la Uitrasporti, infatti, una più ampia motrice di rotazione consentirebbe una più equa distribuzione dei carichi di lavoro. I beninformati parlano però di “nuovi posti al comando” in cambio di un sì, come di fatto è avvenuto. Contrario all’accordo, la Cisl: “Teniamo molto al rapporto con i lavoratori e noi non firmeremo», ha dichiarato un sindacalista, amareggiato per quanto accaduto con la firma di un accordo che, ancora una volta, mette in difficoltà i lavoratori.




Ospedale del Mare, Verdoliva mette alla porta 120 precari

Manifesteranno sotto la sede della Regione Campania a Santa Lucia mercoledì 24 aprile. Vogliono risposte dal governatore Vincenzo De Luca i 120 precari, tra infermieri e operatori socio-sanitari – in forze all’Ospedale del Mare di Napoli – che nei giorni scorsi si sono visti recapitare lettere di “benservito” dal direttore sanitario su disposizione del commissario straordinario dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva. L’invito era quello di procedere alla programmazione delle ferie del personale con contratto a tempo determinato con scadenza nell’anno in corso. La Asl ha intenzione di reclutare i nuovi infermieri per gli ospedali, compreso quello del Mare, attingendo alla graduatoria che risulterà dal concorso bandito dal Cardarelli quando ai vertici dell’azienda sanitaria locale c’era ancora Mario Forlenza. I migliori sessanta saranno assunti dal Cardarelli, mentre tutti gli altri, fino a esaurimento della platea di 1.800 idonei, entreranno nelle varie strutture dell’Asl e nell’Ospedale del Mare. Prenderanno il posto, dunque, anche di questi 120 “avvisisti” che quattro anni fa risposero a un bando pubblico dell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno per poi essere dirottati sul nascente nosocomio della periferia orientale di Napoli. Contribuirono alla sua apertura, esoprattutto all’avvio del Pronto Soccorso in una zona di frontiera per Napoli e dintorni, mandando avanti reparti totalemente sguarniti. In assenza di proroghe o altri provvedimenti, l’emergenza è dietro l’angolo: con 120 unità in meno il rischio non riguarderebbe solo le difficoltà nel prestare assistenza al pronto soccorso con un numero inferiore di sanitari ma si potrebbe persino arrivare alla chiusura forzata di alcuni reparti. “Ci sono 120 sanitari che vedranno scadere il proprio contratto di lavoro presso la Asl Napoli 1 Centro senza alcuna possibilità di rinnovo e a breve, all’ospedale del Mare verrà a mancare il loro prezioso contributo – denuncia una nota sindacale inviata da Fp Cgil, Cisl, Uil, Nursind, Ugl Sanità, Fials, Fsi e Nursing up alla direzione dell’Asl e alle principali istituzioni regionali oltre che alla Prefettura di Napoli – La loro assenza rischierebbe di portare al collasso l’intero nosocomio e non ci sono garanzie sulla conclusione in tempi ragionevoli ed entro le imminenti scadenze dei contratti a termine, delle procedure concorsuali dell’azienda Cardarelli, da cui dovranno arrivare nuove e definitive assunzioni”, si legge nel documento.Che punta il dito anche sulla necessità di formare i neoassunti “prima di essere pienamente operativi, come previsto dalle vigenti norme contrattuali. Le probabilità che alle ormai croniche carenze di personale si aggiungano quelle del personale che a breve lascerà l’azienda sono molto alte”. Per questi motivi la rete dei sindacati ha formalmente richiesto l’intervento del Presidente della Giunta regionale della Campania, del Commissario straordinario dell’Asl, del Prefetto di Napoli e di tutti i livelli istituzionali coinvolti nell’amministrazione della regione e del comparto sanitario, affinchépossa essere individuata una soluzione.




«Progetto inaccettabile, un errore»

Erika Noschese

La delocalizzazione del porto commerciale di Salerno è utopia. A dichiararlo, senza mezzi termini, i sindacalisti salernitani. Ad opporsi fermamente è il sindacalista della Filt Cgil, Enzo D’Agostino che parla di progetto inaccettabile: «Il progetto della delocalizzazione è assolutamente inaccettabile: delocalizzare il porto sarebbe una cosa assurda. Se dobbiamo dare conto al problema del traffico a Salerno e sulla base di ciò spostare il porto e costruirne uno ex novo, si commetterebbe un errore». La problematica del viadotto Gatto sussiste, sottolinea pero D’Agostino che parla di problema di manutezione. «Occorrerebbe lo stanziamento di fondi da parte della Regione e gli stanziamenti per investimenti come il dragaggio e la porta ovest per il periodo 2017/2020 già sono stati effettuati. Il buon Cammarota non conosce le dinamiche che ci sono attualmente nel porto, gli investimenti che hanno fatto gli imprenditori». Per la Filt Cgil, delocalizzare significherebbe una perdita enorme per Salerno: «Il porto è ad oggi l’unico elemento di potere economico della città. L’unica struttura che non ha avvertito una crisi economica dilagante che dura da un decennio è proprio il porto, che ha visto incrementare in questo periodo del 49% le merci in transito, relativamente a contenitori e merci solide. Non è assolutamente il caso di delocalizzare il porto», chiosa infine il sindacalista. Parla, invece, di «progetto fantasioso» Antonello Guerrazzo della Uil Trasporti, secondo cui, almeno per il momento, non sarebbero state sollevate proposte concrete: «Per quanto mi riguarda, non credo che ci sia una proposta concreta che possa oggettivamente quantificare quanto serva a livello economico per la costruzione di un nuovo porto. Per noi che lavoriamo in ambito portuale non cambierebbe nulla la delocalizzazione, visto che si tratta semplicemente dello spostamento di un’opera già in funzione. Affermazioni del genere, che hanno solo un fine speculativo, allo scopo di farsi un po’ di campagna elettorale, non so che valenza abbiano e rischiano anche di danneggiare quelle poche attività positive che vengono sviluppate nel porto commerciale oggi – ha poi aggiunto l’esponente della Uil Trasporti – Poi se c’è qualcuno che abbia oggettivamente tali disponibilità economiche e che esprima una progettualità concreta in tal senso, ben venga». A parlare di “possibili risultati positivi” è invece Enzo Monetta della Cisl Salerno anche se, a suo dire, bisognerebbe compiere le opportune valutazioni. «Indubbiamente, adesso il viadotto Gatto – soprattutto a livello di traffico veicolare – è oggettivamente abbastanza ingolfato. Una volta entrato in funzione il tunnel di Porta Ovest sicuramente ci potrebbe essere una buon contributo al problema infrastrutturale», ha dichiarato Monetta che punta l’attenzione sul sovraffollamento di merci della struttura, quindi «sarebbe opportuno specializzare il Porto in alcune attività che tutelino anche e soprattutto le maestranze locali». Per la Cisl Salerno, costruire un nuovo porto non sarebbe semplice ma, anzi, ci sarebbe un problema non solo infrastrutturale, legato alla riconversione dell’attuale porto commerciale in turistico, poi sarebbe complesso anche mantenere le attività ad oggi in funzione. «Sono un po’ scettico relativamente all’operazione di delocalizzazione soprattutto dal punto di vista economico: è difficile approntare un progetto così articolato vista anche la scarsità di fondi a disposizione degli enti pubblici», ha dichiarato infine.




«Mi hanno licenziata senza preavviso il giorno prima delle mie ferie»

Matteo Maiorano

Non ho ancora realizzato quanto accaduto. Non è facile dormire la notte”. È ancora forte lo shock tra i dipendenti del cinema “The Space”. L’azienda, lo scorso 3 agosto, ha convocato quattro lavoratori comunicando loro l’improvviso licenziamento. Solidarietà tra tutti i dipendenti della struttura che ieri pomeriggio si sono riuniti proclamando tre ore di sciopero. Oggi alcuni di loro sarebbero stati di ritorno dalle meritate vacanze: “Mi è stato comunicato il licenziamento il giorno prima delle mie ferie. Sono stata convocata da un responsabile che mi ha spiegato che, dal momento in cui la legge lo consente, si è proceduto al mio esonero dal lavoro”. A parlare è Angela Cautiero. La donna stava timbrando il cartellino quando gli è arrivata l’infausta notizia: “Non mi è stato nemmeno recapitato un avviso nella posta. Il motivo del licenziamento è da ricondurre al calo dei ricavi, dati che vanno controllati ma che per loro sono stati sufficienti per mandarmi a casa dopo sedici anni di lavoro. Adesso stiamo provando a muoverci collettivamente, anche se per quanto mi riguarda ancora non mi è arrivata nessuna convocazione. Non ci sono parole, oggi sarei tornata dalle ferie. Non ho ancora realizzato quanto accaduto. Non è facile dormire la notte”. Riccardo Santangelo lavorava al “The Space” da ormai undici anni: “Ero già al lavoro quando sono stato chiamato da un responsabile senza alcun preavviso. La società non è in rosso – tuona Santangelo – i dati sono tutti da verificare. Per via della legge Fornero il reintegro è quasi impossibile, lotteremo al fianco di chi lavora. Qui c’è gente che ha famiglia e lavora da quasi vent’anni, non è accettabile questo modo di agire. Siamo stati convocati dall’ispettorato del lavoro – conclude l’ex dipendente – adesso vediamo cosa ci offrono. Siamo pronti ad impugnare i licenziamenti”.

Abagnara (Cisl): «Licenziamenti illegittimi, è grave»

“Chiediamo un tavolo di trattative locale per discutere della questione. Ciò che è accaduto è davvero grave” .Nel pomeriggio di ieri sit-in di protesta indetto dai lavoratori del cinema “The Space”. Alla base della frattura tra azienda e lavoratori il licenziamento di quattro dipendenti delle sale cinematografiche. “L’adesione da parte dei lavoratori è stata totale. C’è grande solidarietà da parte di tutte le componenti. Le motivazioni che hanno portato ai quattro licenziamenti, per l’azienda, sono da ricondurre al calo degli spettatori e dei relativi ricavi”. Antonio Abagnara ha mostrato la sua vicinanza, come Filstel-Cisl Salerno, ai lavoratori della struttura: “Non c’è stato alcun preavviso, il che è assurdo: è arrivato qui un responsabile nazionale che ha licenziato quattro lavoratori in tronco. Ciò che è avvenuto è illegittimo sia nella forma che nel merito. Hanno fatto dei licenziamenti in base alla legge Fornero: il loro è stato un artificio societario. La legge permette infatti per motivi economici massimo cinque licenziamenti, invece loro sono arrivati a quota dodici, poiché a perdere il posto sono stati anche lavoratori di Livorno e Bari. Hanno diviso l’azienda – spiega il coordinatore provinciale Filstel – in tante piccole società in modo da poter agire in questo modo. Avrebbero invece dovuto seguire un iter ben preciso, seguendo quanto tracciato dalla legge 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi che prevede un determinato iter e l’apertura di una procedura per esubero del personale. Pretendiamo l’immediata reintegro dei lavoratori, c’è necessità di un tavolo di trattativa locale per discutere eventualmente, se ci sono esuberi, misure non traumatiche come riduzione di ore. Vogliamo essere ascoltati”. Sulla questione è intervenuto anche Luigi Longo: “L’azienda aveva parlato di esubero di ore, ma da queste ai licenziamenti il passo è stato breve”. Il componente Rsa aziendale critica il cinismo con cui ci si è occupati della faccenda: “In questo modo non possiamo lavorare tranquilli. Sappiamo che il settore è in crisi ma licenziare dall’oggi al domani quattro persone come degli animali è davvero grave”. Un’altra vertenza che va ad aggiungersi alle tantissime vertenze che mettono in ginocchio il settore soprattutto a Salerno. I sindacati infatti, nell’ultimo periodo sono impegnati su diversi fronti per tutelare il diritto al lavoro e agli stipendi. Basti pensare che a Salerno lo stato occupazionale non è più garantito e viene messo troppo spesso in discussione. La vertenza dei lavoratori del cinema “The space” segue infatti quella di qualche mese fa dei dipendenti del Bingo salernitano che ha tenuto banco per diversi mesi. Ad oggi però nessuna tutela per operai, dipendenti e lavoratori che troppo spesso devono fare i conti con diritti non garantiti ma soprattutto con le proprie famiglie che molto spesso non riescono a mantenere, creando un vero e proprio disagio sociale.




Ruggi, sindacati sul piede di guerra: «De Luca venga ma senza scorta»

Erika Noschese

Assumere figure professionali, a partire dagli inferimieri fino ad arrivare agli Oss. E’ questa, in sintesi, la richiesta dei segretari Pasquale Addesso, Pietro Antonacchio e Lorenzo Conte, rispettivamente segretari provinciali di Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl che ieri mattina hanno tenuto un incontro per denunciare la situazione in cui versa l’azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona. Il nosocomio locale, infatti, versa in uno stato di immobilismo, nonostante l’obbligo di attivare le stabilizzazioni imposto dalla Regione Campania con circolare del 13 luglio. Ad oggi, però, nulla è cambiato ed i segretari provinciali chiedono «un atto di coraggio alla gestione dell’ospedale di Salerno perché rappresenta l’eccellenza in provincia di Salerno per quanto riguarda la sanità e i cittadini della provincia di Salerno certamente non sono di serie B, hanno necessità di avere una sanità di alto ordine, per ciò c’è bisogno di assumere e superare quest’immobilismo da parte della dirigenza che latita, pensa ma la gente ha bisogno di risposte ai propri problemi di salute», come ha dichiarato Lorenzo Conte, segretario Uil Fpl Salerno. «Al Ruggi denunciamo una situazione di immobilismo di quest’azienda che non sta facendo niente per poter reclutare personale, soprattutto infermieristico e Oss. E’ un’azienda ormai allo sbando, manca il personale e abbiamo file enormi al pronto soccorso. Un pronto soccorso in cui stanno camminando a sei persone per volta: è una vergogna», ha invece detto Pasquale Addesso, segretario provinciale Cgil Fp. Diversi infatti sarebbero gli infermieri vincitori di concorso poi non assunti al Ruggi che porta poi ad un abuso di straordinario poiché, con il personale in ferie, al pronto soccorso i medici sono costretti a turni massacranti, senza contare i tagli ai posti letti o gli accorpamenti dei reparti quali oncologia ed ematologia così come medicina d’urgenza e medicina generale. Sono circa 2.400 i precari che andrebbero stabilizzati anche in virtù delle disposizioni da parte della Regione Campania tanto che i sindacati chiedono ora un concorso esterno per favorire le assunzioni. «Non è impossibile assumere tant’è vero che ci sono varie norme che determinano la possibilità di integrare gli organici con i giovani. La scelleratezza che sta facendo l’azienda, rispetto ai giovani di 23/24 anni che avendo vinto concorsi sono costretti ad andarsene via per la loro incapacità ad interpretare il momento, è veramente al limite. Noi vorremmo che De Luca la finisse di fare proclami perché la sanità, specialmente nel suo territorio, è veramente allo sfascio: è gestita, specialmente nell’azienda ospedaliera universitaria, da persone che non muovono nulla. Sembra che stiano a guardia di un bidone vuoto e non hanno nessuna volontà di riempirlo di contenuti veri che riguardano programmazione, efficienza organizzativa, mantenimento dei livelli essenziali di assistenza e miglioramento della qualità assistenziale. Non fanno nulla», ha spiegato il segretario provinciale Cisl Fp Salerno, Pietro Antonacchio.




Consorzio di Bacino: spariti i soldi dei Tfr

Andrea Pellegrino

A Salerno Pulita, giustamente, non vogliono sentire ragioni. I 95 dipendenti che passeranno dal Consorzio di bacino Salerno 2 alla società municipalizzata – che si occupa di spazzamento e raccolta dei rifiuti – dovranno firmare l’accordo con il quale si prevede che «tutti i crediti maturati dovranno ricadere nei confronti del CoriSa2». Insomma, i nuovi dipendenti non potranno rivendicare nulla nei confronti della Salerno Pulita. Un passaggio che fino ad ora ha fatto desistere i lavoratori, ed alcune sigle sindacali, dal firmare il nuovo contratto. Problema principale è che mancherebbe la copertura per garantire il Tfr ai singoli lavoratori. Sembra uno scherzo, invece non lo è. Eppure la quota del trattamento di fine rapporto dovrebbe essere accantonata mese dopo mese dal datore di lavoro. Ed invece al Consorzio i soldi non ci sono ed i lavoratori, al momento, resterebbero a bocca asciutta. Un conto approssimativo segna un buco da oltre 2 milioni e 300mila euro. Questo se si calcola in media un anno di stipendio per ogni lavoratore: dunque 25mila euro per 95 dipendenti. Di riunioni se ne susseguono ogni settimana ma la soluzione sembra lontanissima. Sostanzialmente, i soldi non sono da nessuna parte ed il Comune di Salerno non sarebbe nelle condizioni di coprire il debito. L’unica strada sarebbe quella di avviare una azione legale nei confronti del Consorzio che porterebbe dritto il CoriSa2 verso il fallimento. Ma che fine hanno fatto i soldi? Chi non ha controllato? La Cgil già tempo fa aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti. Ma da allora non ci sono state più notizie. Ed ora che il caso è scoppiato ed è evidente, Angelo De Angelis, segretario provinciale funzione pubblica Cgil, torna alla carica e chiede spiegazioni. «Lo stesso Comune di Salerno – spiega – avrebbe dovuto controllare. Così come gli altri enti, tra cui la Provincia di Salerno. Ed, invece, non si sa che fine abbiano fatto i soldi». Quanto alla Regione Campania, invece, «benché sollecitata più volte – incalza De Angelis – è la grande assente di questa vertenza lavorativa».

Santoro scende in campo al fianco degli interinali: «Incertezza utilizzata come arma da chi governa» di Brigida Vicinanza

A Salerno Pulita oramai è caos tra dipendenti, lavoratori interinali e sindacati. Da un lato chi vorrebbe vedere rassicurati i propri diritti, dall’altra una lotta all’ultimo centesimo all’interno della società partecipata di Palazzo di Città. E sulla stabilizzazione degli interinali, già da tempo c’è chi scende in campo a difesa di questi ultimi. Il consigliere comunale di Giovani salernitani-Dema Dante Santoro si schiera dalla parte dei lavoratori interinali utilizzati da anni come forza lavoro da Salerno Pulita e ancora non stabilizzati: «Il precariato e l’incertezza del diritto al lavoro sono un’arma usata da chi ha governato Salerno in questi anni, ma è ora di farla finita – incalza il consigliere d’opposizione Santoro – Salerno Pulita, società in house del Comune di Salerno, impiega più di cento lavoratori interinali da svariati anni e tutto ciò viola norme di legge. Le agenzie interinali si arricchiscono con i soldi del Comune di Salerno, questa storia deve finire, è ora che i lavoratori interinali vengano stabilizzati». Della questione si era interessato anche il consigliere di maggioranza e di Davvero Verdi Peppe Ventura, ma ad oggi nessuna risposta da parte della società del Comune di Salerno, tanto da “costringere” i sindacati a scendere in campo. Come già anticipato ieri infatti La Fiadel provinciale, attraverso il segretario generale Angelo Rispoli e con l’ausilio dell’ufficio legale del sindacato di categoria, ha presentato una denuncia all’Ispettorato del lavoro e alla Procura della Repubblica di Salerno. “E’ necessaria, visto l’elevato numero di interinali in forza alla Salerno Pulita. Sono stati assunti antecedentemente alla legge regionale” – ha spiegato Rispoli che segue da tempo la vertenza. “Queste maestranze hanno superato un’apposita selezione concorsuale e inoltre agli stessi non viene applicato il jobs act”. Per la Fiadel provinciale, dunque, questa situazione sta portando a una palese violazione di legge. “Cinque giorni fa abbiamo inviato una lettera ai vertici della società e non abbiamo ricevuto risposta. Siamo costretti a intraprendere tutte le iniziative legali del caso”, ha concluso Rispoli. “La tutela dei lavoratori resta la priorità per noi. Questo è giusto e nessuno se lo dimentichi”. E già in passato i lavoratori avevano “minacciato” uno sciopero se non si fosse risolta la situazione. Ma adesso il tutto rimane ancora in bilico, con i lavoratori che però attendono risposte certe sul loro futuro lavorativo che rimane ancora all’oscuro di tanti dubbi e incertezze, ma soprattutto delle “risposte” mai date.

Cgs, Rispoli attacca e Arena risponde: «Un sindacato nemmeno riconosciuto» di Brigida Vicinanza

Impianti non a norma ed una proroga ai contratti di solidarietà dei lavoratori della Cgs: “E’ inaccettabile questo comportamento da parte dell’azienda quando, da mesi, sentiamo promesse che non sono mai state mantenute. Si chiedono sacrifici ai lavoratori mentre gli impianti versano in condizioni di sicurezza vergognosi”. Durissima la posizione di Angelo Rispoli, segretario generale della Fiadel provinciale, in merito alla possibile proroga dei contratti di solidarietà per i lavoratori della Cgs, l’azienda che gestisce i depuratori di Salerno, Battipaglia, Buccino e Palomonte per conto dell’Asi Salerno. “Dove sono i lavori di riammodernamento degli impianti gestiti dalla società – incalza Rispoli – Vorremmo conoscere il documento di valutazione rischi e capire quali pericoli sono stati identificati per chi opera negli impianti del salernitano, oltre a voler capire se è intenzione di questa dirigenza approntare dei corsi di formazione che mettano i lavoratori in condizione di operare in maniera sicura”. Alla situazione di per se’ esplosiva si aggiunge il tentativo fallito di dialogo da parte di Rispoli che si è visto negare un’interlocuzione dai vertici della società, che mette in campo l’ipotesi di una denuncia vergata dal sindacato alla procura di Salerno ed all’ispettorato del lavoro. Alle accuse di Rispoli però risponde l’amministratore delegato Cgs Salvatore Arena che non ci sta: «Non accettiamo questo tipo di critiche infondate da un sindacato che non è nemmeno riconosciuto e che non si siede con noi al Tavolo delle trattative per i lavoratori – ha sottolineato duramente Arena – sono iniziate infatti le trattative con le parti sociali e già per la settimana prossima si deciderà. L’Asi ha risposto con immediatezza sull’impiantistica dei depuratori e mai come adesso Cgs sta avendo tanta attenzione dai vertici. Abbiamo avuto anche 6 milioni di euro dalla Regione per l’impianto di Battipaglia – ha continuato Arena – e da Cgs altri 400mila euro per Oliveto Citra, in quanto quest’ultima ha sposato a pieno il nostro progetto. Stiamo lavorando per ristrutturare tutta l’impiantistica ma anche per risparmiare laddove si presenti la necessità di farlo. Tutto per far quadrare al meglio la situazione non solo dei depuratori, ma anche dei lavoratori». Si mette sulla difensiva dunque l’amministratore delegato, che non le manda a dire: «Rispoli si informi meglio, perchè la fotografia a quanto pare è un’altra non quella che ha scattato lui. Per quanto riguarda la formazione invece, deve informarsi ancora meglio. Ripartirà a settembre sempre finanziata dalla Regione Campania, in quanto per i mesi di luglio e agosto non è possibile effettuarla in quanto ci sono le ferie per i lavoratori. Le difficoltà ci sono e vengono anche da lontano – ha continuato Arena – ma stiamo lavorando con impegno e dedizione per risolvere tutte le questioni aperte, ma soprattutto per garantire il giusto funzionamento dei depuratori e dare la massima tranquillità ai dipendenti. Entro la settimana prossima, dopo aver avviato tutto l’iter procedurale già partito, si potranno avere maggiori certezze in tal senso, ma bisogna informarsi prima di parlare e sopratutto sedersi al Tavolo per discutere delle problematiche».




Capolinea via Ligea, slitta ancora la data per il trasferimento

Erika Noschese

Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro tenutosi ieri mattina presso il comando della polizia municipale di Salerno per la vicenda del trasferimento del capolinea di via Ligea. Un incontro dai toni poco placati tra i rappresentanti delle varie sigle sindacali, tra cui Filt Cis, Fit Cgil – rappresentati da Valentina Fontana – e Uil Trasporto, l’ingegnere Gianluca Serpico in rappresentanza dell’azienda Busitalia Campania, l’architetto Valerio De Filippo a cui è ststo affidato il compito di progettare l’intera planimetria del capolinea di via Vinciprova e l’ingegnere Elvira Cantarella, in rappresentanza dell’ente comunale. Alla base delle polemiche, le perplessità circa l’effettiva capienza degli autobus all’interno di via Vinciprova ed i “responsabili” della scelta, inizialmente addossati all’azienda che si occupa del trasporto pubblico e successivamente al Comune di Salerno. I sindacati sono irremovibili: la sicurezza dei lavoratori prima di tutto, ragion per cui senza il rispetto delle normative vigenti in materia battaglieranno per evitare il trasferimento da via Ligea a via Vinciprova. L’area, attualmente, non riuscirebbe a contenere gli autus già in sosta più le nuove linee e i pullman della Sita. I sindacati, nel corso dell’incontro di ieri, avrebbero presentato dei numeri all’azienda circa il totale degli autobus che andrebbero a sostare in via Vinciprova. Numeri che, invece, non corrisponderebbero a quelli in possesso di Busitalia, motivo per il quale è stato disposto un nuovo incontro che dovrebbe tenersi in settimana proprio per chiarire la questione numerica, prima di procedere ad eventuali lavori finalizzati alla messa in sicurezza del capolinea. Da tenere in considerazione, per le norme di sicurezza, la lunghezza degli stalli; container per bagni pubblici, dipendenti, disabili e donne; parcheggio riservato ai dipendenti. «Abbiamo chiesto all’azienda di rispettare le normative relative alla sicurezza e abbiamo manifestato la nostra perplessità riguardo al numero di autobus che possono entrare, ribadendo la nostra posizione sindacale, rispetto a tutte queste necessità. Noi non siamo intenzionati a demordere sulle esigenze dei lavoratori», hanno dichiarato i sindacati che si dichiarano pronti a qualsiasi soluzione ma nel rispetto delle norme per la sicurezza dei lavoratori. La data del 2 luglio per il trasferimento sembra ad un passo dallo slittare poiché mancherebbero i tempi tecnici per i lavori di rifacimento dell’area, tenendo anche in considerazione il progetto che sarà presto realizzato dall’architetto Di Filippo. Solo dopo la verifica effettiva del numero di autobus che saranno trasferiti, i dipendenti decideranno il da farsi insieme ai sindacati, fermo restando la loro intenzione di prendere le distanze da qualiasi decisione aziendale anche senza il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza. L’ingegnere Cantarella, dal canto suo, preme affinché i dipendenti siano tutelati e attende risposte certe da parte di Busitalia.




Schiacciato da auto mentre lavorava

Pina Ferro

Stava trasferendo, in retromarcia, un’auto su di una bisarca e non si è accorto delle presenza sulla traiettoria di Salvatore Sirica, 59 anni, originario di Bellizzi, dipendente della Automar spa. Salvatore Sirica, molto noto a Salerno e negli ambienti sportivi in quanto presidente della società picentina Real Bellizzi, è spirato dopo essere stato travolto dalla vettura con alla guida un collega. La tragedia si è consumata, nel corso della notte tra martedì e mercoledi, in via Talamo, zona a confine tra i territori di Salerno (zona industriale) e di Pontecagnano in un’area di movimentazione merci di proprietà della Grimaldi. Insieme ad altri colleghi il 59enne era a lavoro tale area in cui vengono stoccate le autovetture destinate a raggiungere gli Stati Uniti. Erano in corso le operazioni di trasferimento delle autovetture sulle bisarche operazione che Salvatore Sirica aveva effettuato centinaia di volte e per questo era esperto. Erano in due a caricare la bisarca. Il collega, un 26enne, aveva appena sistemato un’auto e ne stava caricando una seconda, questa volta, effettuando una marcia indietro. La zona delle operazioni era scarsamente illuminata e, in quel momento Sirica indossava le cuffie, previste per quel tipo di lavoro. Il 59enne che si trovava sulla traiettoria dell’auto da caricare sulla bisarca, non si è accorto del pericolo,e probabilmente il collega alla guida non ha notato la presenza di Salvatore Sirica trav o l g e n d o l o . L’impatto è stato violentissimo. Travolto dalla vettura, Sirica ha urtato anche la testa contro il parabrezza. Erano circa le 4 di ieri mattina quando è scattato l’allarme. I colleghi hanno immediatamente allertato il 118. Sul posto sono intervenuti i volontari del Vopi di Pontecagnano ed un medico il quale non ha potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo. Presso l’area di movimentazione merci sono intervenuti anche gli agenti della Sezione Volanti diretti dal vicequestore aggiunto Giuseppina Sessa. I poliziotti hanno provveduto ad effettuare i rilievi di rito e, ad allertare il magistrato di turno, La Procura ha aperto un fascicolo sull’incidente affidato al sostituto procuratore Elena Guarino. Prima di rimuovere la salma, il medico legale Giuseppe Consalvo ha effettuato l’esame esterno. Successivamente il corpo senza vita di Salvatore Sirica è stato trasferito presso l’obitorio dell’ospedale di Mercato San Severino, dove nella giornata di oggi sarà effettuato l’esame necroscopico. All’autopsia dovrebbe essere presente anche il medico legale di parte della famiglia Sirica che nelle ore immediatamente successive alla tragedia si è affidata all’avvocato Luigi Capaldo. Per il decesso del 59enne pare siano anche già state iscritte sul registro degli indagati almeno tre persone. Intanto, per tutta la giornata di ieri gli agenti della Sezione Volante hanno raccolto la testimonianza dei colleghi di Sirica, presenti al momento dell’incidente al fine di ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. La notizia dell’incidente sul lavoro costato la vita a Salvatore Sirica ha determinato rabbia ed indignazione tra i colleghi di lavoro e le organizzazioni sindacali che hanno indetto otto ore di sciopero.

Dolore di dirigenti, allenatori e calciatori del Real Bellizzi

“La Uil si stringe nel dolore alla famiglia di Salvatore Sirica che nel mentre svolgeva la sua attività lavorativa tragicamente trovava la morte”. E’ l’indignazione espressa dalla segreteria della Uil nella giornata di ieri. “Ancora una volta ci rivolgiamo agli imprenditori, alle autorità di controllo affinché si metta fine alla morte durante l’esercizio della propria attività. La Uil in attesa delle dovute e necessarie indagini da parte delle autorità competenti partecipa al grave lutto che ha colpito la famiglia Sirica ed il mondo del lavoro”. Anche dirigenti, allenatori e calciatori del Real Bellizzi, di cui Salvatore era presidente, hanno fatto sentire la propria vicinanza alla famiglia Sirica. “Un’altra tragedia sconvolge la nostra Bellizzi. – si legge in un post pubblicato su Facebook – Un incidente sul lavoro ha stroncato la vita al nostro presidente del Real Bellizzi Salvatore Sirica. Caro presidente Rip. Con il cuore sono vicino alla famiglia e all’amico Giuseppe Sirica con il quale abbiamo condiviso diversi campionati con mio figlio Domenico in squadra. Le mie più sentite condoglianze”.

Volpe: «Bellizzi perde un pezzo della vita cittadina»

“Bellizzi Perde tragicamente un protagonista della nostra vita cittadina. Oltre 30 anni di lavoro gomito a gomito, fui il primo ad accompagnarlo nell’avventura cittadina. Tra gli alti e bassi sempre in prima linea per lo sport e per i giovani. Ciao Presidente Sirica, mi mancheranno le nostre litigate. Ci stringiamo intorno alla famiglia”. Sono le parole espresse dal sindaco di Bellizi Domenico Volpe dopo aver appreso quanto accaduto nel corso della notte in via Talamo a Salermo. Salvatore Sirica era di Bellizzi, e proprio a Bellizzi trascorreva il tempo libero dedicandosi allo sport, in particolare al calcio.

Vicinanza (Cisal): «Inaccettabile che accadano ancora episodi del genere bel 2018»

“E’ inaccettabile che dopo il buonismo sentito in occasione delle celebrazioni del primo maggio ora ci si ritrovi a fare i conti con l’ennesima tragedia legata al mondo del lavoro. La magistratura faccia subito chiarezza sulla morte dell’operaio 59enne di Bellizzi”. Non usa mezzi termini Luigi Vicinanza, sindacalista della Cisal provinciale, per commentare la morte del lavoratore salernitano deceduto mentre stava lavorando in una nota azienda del territorio. “Dagli inquirenti pretendiamo celerità nelle indagini nel rispetto della famiglia dello sfortunato operaio e dei suoi colleghi. Sono state rispettate tutte le misure di sicurezza previste dalla legge? L’imprenditore titolare della ditta dove è morto il 59enne era in regola con quanto prevede la normativa in materia o in passato è stato segnalato alla Direzione provinciale del Lavoro per casi analoghi? Pretendiamo giustizia immediata, perché ritengo sia inaccettabile che un operaio, nel 2018, muoia mentre sta provando a guadagnarsi uno stipendio onestamente. A maggior ragione lo è dopo che si è celebrata la festa dei lavoratori, dove molti si sono riempiti la bocca di belle parole sulla dignità e sull’importanza della sicurezza”. Poi, l’appello al presidente di Confindustria, Andrea Prete: “Credo che sia necessario un confronto sereno e costruttivo tra parti datoriali e tutte le anime del sindacato. Non si può rimanere inermi davanti a un padre di famiglia che muore mentre sta lavorando. Temo che l’indifferenza su questi avvenimenti possa pervadere anche tra le istituzioni”.

La Cgil si costituirà parte civile nel processo e chiede a Cisl, Uil ed ai sindaci di Salerno e Pontecagnano un’azione comune

A poche ore dall’ennesima morte bianca – l’incidente sul lavoro costato la vita a Salvatore Sirica – i sindacati fanno fronte comune per esprimere il proprio dolore alla famiglia, chiedendo indagini celeri e più controlli. Il segretario generale Cgil Salerno, Arturo Sessa ha inviato una nota sia al sindaco diSalerno Vincenzo Napoli sia a quello di Pontecagnano Ernesto Sica in quanto l’azienda dove lavorava la vittima si trova al confine dei due territori. “La Cgil – dice Sessa – si costituirà parte civile nel processo che potrebbe aprirsi a seguito delle indagini, chiederà a Cisl e Uil un’azione comune e chiede alle amministrazioni (di Pontecagnano e Salerno ndr) di voler fare la medesima cosa. Siamo ritornati ai livelli di sicurezza post anni ’50. Sono troppi i morti. Da gennaio ad oggi gia’ 220 morti e purtroppo la mattanza aumentera’. La Campania e Salerno detengono un triste primato nazionale ed e’ seconda soltanto a Milano, Torino e Napoli”. “Tutti i lavoratori della Automar S.p.A., dove Salvatore, 59 anni, lavorava con impegno, abnegazione e responsabilita’ da 38 anni, – annuncia la segreteria provinciale Fiom-Cgil Salerno – hanno immediatamente proclamato 8 ore di sciopero, vicini ai familiari per questo inaccettabile lutto e per rivendicare ogni tutela a salvaguardia della salute e della sicurezza nel lavoro. A poche ore dalla manifestazione del 1 maggio – sottolinea la sindacalista Francesca D’Elia – siamo costretti a ricordare e rivendicare il diritto alla sicurezza nei luoghi di lavoro”




Assenza di personale e scarsa manutenzione La Cgil prova il dialogo con De Luca

Brigida Vicinanza

Una situazione di precarietà reale che vive il San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno che è lontana dalle parole e dagli annunci di fondi e cambiamenti del governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca. E ieri mattina, durante la visita di quest’ultimo all’interno del nosocomio salernitano per la presentazione della Stroke Unit, i rappresentanti sindacali della Cgil hanno atteso per un dialogo e per aprire un confronto sulle necessità interne dell’ospedale. Sale operatorie vecchie e fatiscenti, lavori di ristrutturazione ancora da fare all’interno del reparto di anatomia patologica dove i dipendenti respirano “a pieni polmono” sostanze tossiche senza alcuna climatizzazione o aerazione, nuovi letti ad ortopedia che non possiedono le sbarre di sicurezza per i pazienti. Ma soprattutto una domanda specifica: “Che fine hanno fatto i 10 milioni di euro per i lavori del reparto di rianimazione?”. E dopo il convegno, i sindacalisti hanno aperto un dibattito con De Luca, in cui sono stati ascoltati e “rassicurati”. Ma prima ancora una protesta pacifica e di informazione per altri presidi dell’azienda ospedaliera di Salerno – scrivono in una lettera i sindacalisti della Cgil – la nostra azienda ed i lavoratori tutti hanno finora onorato il “patto con i cittadini”, infatti hanno garantito la quantità, la qualità ed in alcuni casi l’eccellenza assistenziale». Ma non ci sono le condizioni spesso per lavorare, sia in serenità che in sicurezza. Poi i rappresentanti sindacali hanno avanzato alcune richieste necessarie: «Chiediamo di assumere, urgentemente almeno 100 operatori socio sanitari indispensabili per i cinque presidi che compongono l’azienda. Il presidio di Castiglione di Ravello, non disponendo di operatori per la pulizia ha ridotto la stessa a 6 ore al giorno al posto di 24 ore. Il presidio Da Procida, di Mercato San Severino, di Cava ed il Ruggi, hanno bisogno di operator di supporto per migliorare i livelli di assistenza, gli standard alberghieri e quindi valorizzare la professionalità degli infermieri, inoltre l’assunzione di 100 infermieri che consentirebbero, attraverso turni decenti e l’incremento di posti letto, il funzionamento di unità operative strategiche come il pronto soccorso e le aree chirurgiche e cardiochirurgiche – continuano – di assumere tecnici di radiologia. di laboratorio e neuro fisiopatologia, di assumere fisiatri, fisioterapisti e logopedisti per garantire la riabilitazione sia al Ruggi che al Da Procida e non ricorrere come il progetto Strocke Unit e per la Ematologia alle borse di studio, che creano solo precarietà». Poi concludono: «Le assunzioni devono essere necessarie ed urgenti; gli strumenti ci sono, infatti al Ruggi sono ancora in vigore le graduatorie per tutte le figure del comparto, oppure possono essere utilizzate quelle delle Asl vicine. Non vi sono alibi, basta solo la volontà politica di non voler distruggere la sanità pubblica».