Addio Ciriaco De Mita, gigante della politica

Si è spento questa mattina Ciriaco De Mita, ex presidente del Consiglio e segretario della Dc. Il decesso è avvenuto alle 7 nella casa di cura Villa dei Pini di Avellino. Lo ha reso noto il vice sindaco di Nusco, Walter Vigilante. A febbraio era stato sottoposto ad un intervento chirurgico per la frattura di un femore a seguito di una caduta in casa. Aveva 94 anni e attualmente era sindaco di Nusco, il suo paese.




«Oggi c’è vuoto politico» Renzi? «Senza pensiero»

di Giovanna Naddeo

Recuperare memoria e tradizione positivamente ancorate nel popolarismo. Operazione nostalgia? Tutt’altro. «Raccolgo numerose sollecitazioni in giro per la Campania, sintomo di un desiderio di rinascita culturale senza precedenti, di fronte al vuoto della politica attuale. Democristiani sparpagliati? Se nasce un’iniziativa che li raccoglie tutti, ne esce un gran movimento politico». E’ un fiume in piena Ciriaco De Mita, ospite nella mattinata di ieri della rassegna culturale “Filmidea” presso l’Università di Salerno. De Mita, scortato da Alfonso Andria e intervistato per l’occasione dal giornalista Marco Damilano, racconta alla platea di studenti, docenti ed esponenti del mondo politico cattolico salernitano, le fasi salienti di quello che fu il partito protagonista della scena politica dal ’45 al ’93. «De Mita, sorgente di energia, sempre ben gradito nel nostro Ateneo» è il saluto del neorettore, Vincenzo Loia, che non manca di ringraziare Raimondo Pasquino, presente in prima fila, per «aver donato così tanto impegno all’Ateneo salernitano nel corso del suo mandato rettorale». Momenti ufficiali e aneddoti ufficiosi si rincorrono nella narrazione dell’ex presidente del Consiglio, con continui e velati rinvii alla situazione politica odierna. «Oggi si inquadra il partito politico in base al suo leader. È il “partito del leader”» ragiona De Mita. «Pensiamo alla prima elezione del Capo dello Stato: De Gasperi voleva Sforza, ma il Parlamento non era d’accordo. Alla fine, Einaudi salì al Colle. Questo per dire quanto ogni decisione fosse frutto di una valutazione, di un dialogo, di un confronto tra pensieri differenti». Ed è proprio in quel confronto che si radica, a detta del presidente, l’essenza di una coalizione politica. «La coalizione era insieme di pluralità, complessità del pensiero politico. Oggi assistiamo alla solitudine di chi pretende il potere e alla presunzione del consenso che rende plurima la rappresentanza. Faccio fatica, oggi, a individuare un leader che possa vantare complessità e semplicità del suo pensiero in maniera contemporanea». Un vuoto, quello politico, che si cerca di colmare con l’improvvisazione del pensiero, ripete più volte De Mita. «Il problema non sta nemmeno nel numero dei parlamentari» sottolinea l’ex segretario Dc, «quanto nelle modalità di svolgimento della loro funzione. Mi sanno tanto di quelli che si siedono dinanzi al professore in seduta d’esame, senza saper rispondere alle domande» ironizza, tenendo alta l’attenzione anche nell’uditorio più giovane. Poi, va dritto al punto: «I pentastellati? Confesso che all’inizio mi erano simpatici, fino a quando hanno svestito i panni dell’attore del desiderio e hanno indossato quelli di coloro che dovrebbero trovare la soluzione ai problemi. Nel passaggio, lo sbaglio. Salvini? Chi pretende di bloccare i porti o pensa solo a cambiare abito, non pensa perché non ne ha il tempo. Purtroppo la sua crescita ha riscontro impressionante nella pubblica opinione. Conseguenza drammatiche per la nostra democrazia». Il sindaco Nusco non risparmia il leader di Italia Viva: «Il progetto di Matteo Renzi? La domanda manca di presupposti. Lui non ha mai avuto un pensiero. I fatti non ci sono stati e il pensiero manca» chiosa velocemente De Mita, che aggiunge su Mara Carfagna: «La conosco di vista. Quando parlammo, notai che prestava attenzione. Adesso non so se con il tempo ha avuto un’illuminazione profetica». De Mita esprime, dunque, un appoggio all’ala popolare per le prossime regionali, lasciando aperto il discorso. Per il momento. Un commento sulla prossima competizione elettorale arriva anche da Marco Damilano: «Sin dall’inizio non ho creduto a questo Governo come alleanza strategica. Il risultato umbro non mi ha stupito. Il Pd ha motivo di esser preoccupato per l’Emilia Romagna e Calabria. Potrebbe esser compromesso il risultato primaverile in Campania e Puglia». Un’ultima battuta è sul caso Ilva: «Il premier Conte si è intestato il dossier ma dice di non avere soluzioni. E’ l’ennesimo capitolo di una storia dolorosa, sintesi di parecchi mali, come la modernizzazione senza scrupoli e né regole. Tutti elementi che forniscono a Mittal il pretesto, che forse già cercava, per lasciare il nostro Paese».




Iacolare, l’uomo del patto di Marano spunta nell’inchiesta partenopea

di Andrea Pellegrino

Fu lui a traghettare Ciriaco De Mita da Caldoro a De Luca, stringendo quel famoso “patto di Marano” che sancì, sostanzialmente, la vittoria dell’attuale governatore della Campania. Lui è Biagio Iacolare, presidente della Sma e coinvolto nell’inchiesta della Procura di Napoli, scoppiata qualche giorno fa. Oggi Iacolare dovrebbe essere il protagonista del terzo video di Fanpage. Il secondo, quello che ritrae Roberto De Luca (ieri dimessosi dalla carica di assessore comunale), si chiude proprio con un appuntamento dell’agente provocatore (l’ex boss Perrella) nell’ufficio di Biagio (Iacolare). Secondo indiscrezioni, ordine del giorno dell’incontro ancora appalti. Probabilmente quelli gestiti dalla Sma, dove sono stati già smascherati alcuni accordi tra imprenditori, dirigenti e politici. Tra questi Luciano Passariello, consigliere regionale dei Fratelli d’Italia ed in corsa per un posto in Parlamento. Iacolare il nuovo protagonista di oggi, nel mentre alla Sma si deciderà se commisariare o meno, o se sostituire semplicemente il dimissionario ad Di Domenico. Stamattina, infatti, su convocazione di Fulvio Bonavitacola si riunirà l’assemblea. Chi è Biagio Iacolare? Oltre ad essere l’ideatore politico del patto tra De Mita e De Luca, è attualmente – oltre che presidente della Sma – consigliere politico del presidente per gli Aspetti inerenti al demanio e il patrimonio regionale, nonché al riordino degli Enti Locali in relazione ai servizi pubblici. Un passato da consigliere regionale, la sua rielezione si è fermata proprio con la vittoria di De Luca. Ma gli incarichi sono ben presto arrivati. Così come per Bruno Cesario, l’altro protetto demitiano dal patto di Marano. Cesario, dirigente regionale, da qualche settimana guida la segreteria del governatore, dopo le dimissioni di Franco Alfieri impegnato nella campagna elettorale. L’INCHIESTA I pm sono al lavoro mentre la politica ed i Palazzi tremano. Non si conoscono gli effettivi elementi in mano agli inquirenti. Di sicuro ci sono i video (900 ore di registrazioni) registrato da Fanpage ed il materiale acquisito durante le perquisizioni. Compresi i documenti trovati nello studio e nell’abitazione di De Luca jr. Ma soprattutto ci sarebbero le intercettazioni a supporto di inchieste (tre) seguite dalla Procura ancor prima della pubblicazione dei video di Fanpage. Il primo filone di indagine, infatti, riguarda gli appalti della sanità, quelli banditi dalle strutture sanitarie costituenti il Polo Ospedaliero. Nel caso specifico, la Procura era ed è sulle tracce di imprenditori e pubblici funzionari affiliati al clan Cimmino – Caiazzo. Il secondo filone riguarderebbe gli appalti della Sma, la società regionale che gestisce rifiuti. In testa alla società ci sono anche diverse denunce per fatturazioni false ed utilizzo di carte di credito aziendali. Infine il filone che ha sconvolto la politica salernitana e la famiglia De Luca, con l’iscrizione sul registro degli indagati di Roberto De Luca e del consulente del lavoro Francesco (Igor) Colletta. E su quest’ultimo l’attenzione è sui vari appalti e project financing seguiti in diversi comuni della provincia di Salerno. Angri compreso.




“De Mita, l’animale politico”: il 5 febbraio nei cinema il docu-film sull’ex premier di Nusco e sulla storia d’Italia

Arriva nei cinema il 5 febbraio, tre giorni dopo il novantesimo compleanno del suo protagonista, “De Mita, l’animale politico”, film documentario sulla vita dell’ex premier di Nusco e sulla storia d’Italia. Il docufilm è l’ultima fatica registica e produttiva di Carmine Caracciolo e Roberto Flammia, che già in passato si sono imposti all’attenzione generale con “Krineide”, cortometraggio ospitato nelle scorse rassegne di alcune delle kermesse cinematografiche internazionali più prestigiose: Festival di Cannes, Los Angeles Italia Film Fest, Festival del Cinema italiano di Madrid. “De Mita, l’animale politico” si snoda con inaspettata leggerezza attorno al lucido racconto dell’anziano protagonista, colorando con tanti significativi aneddoti una prospettiva completa e per molti versi inedita sulla figura del leader irpino. Nella narrazione viene ricordato il tempo dell’infanzia a Nusco, il passaggio nella metropoli milanese, la formazione e la prima pratica politica, il rapporto con i principali protagonisti degli accadimenti nazionali e internazionali, passati e presenti. Non mancano passaggi toccanti, in cui traspare ancora vivido il tormento vissuto da De Mita in alcune travagliate parentesi del suo impegno politico. L’opera si conclude con una attenta e incalzante analisi della situazione attuale e un implacabile confronto fra la prima e la seconda Repubblica. Il ritmo rapido, le inquadrature penetranti, i contributi che corroborano la narrazione, sono elementi ben dosati che tengono incollato lo spettatore allo schermo in tutti i circa 60 minuti dello svolgimento del film. “Non era semplice” – raccontano gli autori – “riuscire a distillare in modo esaustivo lo spessore di una lunga e prestigiosa carriera vissuta ai vertici del complesso quadro politico della prima Repubblica. Crediamo di aver fatto un buon lavoro se il risultato pare essere piaciuto molto persino al nostro esigente protagonista, al punto che ci ha richiesto una proiezione in anteprima nazionale, per presenziarvi personalmente.” Tale anteprima, con ingresso libero, si terrà domenica 4 febbraio alle ore 11 presso il Cinema Nuovo di Lioni, il più prossimo alla Nusco tanto cara a De Mita.

 




“Caro Mario ti mando un amico: garantisco io”

Andrea Pellegrino

«Se non avesse interrotto l’alleanza con Ciriaco De Mita, mio fratello sarebbe diventato consigliere regionale». Mario Pagano cura direttamente gli interessi politici dei fratelli Carmine ed Antonio: il primo attuale primocittadino di Roccapiemente, il secondo sindaco dal 2002 al 2017. Il giudice – finito ai domiciliari – non ha mai interrotto i rapporti con il leader di Nusco. Tant’è che una telefonata tra i due viene anche intercettata. A differenza del fratello Antonio, Mario è in stabili rapporti con De Mita che gli manda un amico che gli deve chiedere una cortesia semplice. Solo le ore 15,32 del 20 febbraio 2016 quando De Mita chiama Mario Pagano: «puoi ricevere un mio amico che ti deve chiedere una cortesia semplice?», chiede il sindaco di Nusco. «Sì, come no», risponde il giudice. «Viene domani a mezzogiorno a casa tua», dice De Mita che prosegue: «si chiama G. B., la faccia non è molto raccomandabile ma te lo garantisco io». «Ciao ci rivediamo presto… Un abbraccio… Ciao Ciriaco», saluta Pagano. L’interesse che il giudice ha affinché uno della famiglia ritorni a fare il sindaco di Roccapiemonte si capisce dalle successive telefonate e dalle strategie che mette in campo. In più occasioni si rammarica ancora dell’errore politico commesso dal fratello Antonio che gli ha precluso l’elezione nel Consiglio regionale che li avrebbe agevolati nella assegnazione dei “finanziamenti”. A Renato Coppola, infatti, confessa: «A parte tutto il resto, che uno si sistema economicamente, se stava un consigliere regionale potevamo partecipare ai finanziamenti». Poi lancia la volata al fratello Carmine, che diventerà poi sindaco di Roccapiemonte. «Carmine – confessa il giudice – in questo momento è più spendibile da un punto di vista di popolarità diciamo nell’ambiente, mentre zio Antonio sarebbe un po’ più scafato per le inesperienze che ha avuto alle spalle. Queste cose ci stanno mettendo un po’ sul piatto della bilancia. Io rimango convinto che Carmine per tempo, caparbietà, capacita di imporsi, sia meglio, però devo vedere un po’ pure loro che ne pensano».




Antonio Pastore nel ricordo dell’amico Ciriaco De Mita

di Brigida Vicinanza

Antonio Pastore, prima uomo schietto e diretto, poi imprenditore con “uno sguardo sempre al passato in funzione del futuro”. Così Ciriaco De Mita, che fu presidente del Consiglio ma anche suo amico, ha ricordato “il past president” della Camera di Commercio, che è venuto a mancare circa tre anni fa. Da ieri la sala che ospita la biblioteca della Camera di Commercio di via Roma è intitolata alla sua memoria. Un imprenditore che si è fatto da sé, come ricorda più volte l’attuale presidente della Camera, Andrea Prete e che ha guidato l’ ente camerale di Salerno per diciotto anni con rigore, serietà e con profonda conoscenza del territorio e delle produzioni locali. Alla cerimonia di intitolazione, oltre ai familiari alla moglie e i figli di Pastore, erano presenti anche il governatore della Campania Vincenzo De Luca, rimasto in silenzio durante la cerimonia, il sindaco Enzo Napoli e alcuni dei presidenti che lo hanno succeduto alla guida dell’ente camerale, Guido Arzano, Augusto Strianese e Gaspare Russo. “L’intitolazione della sala a Pastore – ha detto il presidente della Camera Andrea Prete – è il giusto riconoscimento a un pezzo della storia dell’imprenditoria salernitana. E’ la figura che rappresenta quell’Italia che aveva voglia di crescere, degli uomini che si rimboccavano le maniche e che hanno creato ricchezza nel nostro territorio. Ricordiamo il suo insegnamento, era uno abituato a fare e non a dire, dobbiamo ricordare i valori della generazione di Pastore, che hanno contribuito a far crescere questa Italia”. “Il rapporto con Antonio Pastore, per me ha una storia singolare”, commenta De Mita, che ha continuato: “Non era un uomo di alta cultura, però aveva curiosità culturale vera e la cosa che mi colpiva era che aveva la curiosità di discutere per capire, mai una pretesa del giudizio. I suoi discorsi contenevano sempre un riferimento alla sua origine e non in maniera celebrativa, ma come un racconto, non era banale ma capiva che i problemi si potevano affrontare solo se si era in condizione di risolverli”. “Mio padre se avesse visto tutto questo oggi, avrebbe pensato di non meritarselo. Lui ha posto l’accento sulla produzione, sull’idea del fare, era un uomo curioso che a dispetto delle sue orgini ha sempre cercato di migliorare e di crescere e quindi di guardare avanti sfruttando tutti i presupposti del passato”, questo il singolare ricordo del primogenito Vincenzo, che ha vissuto attimi di commozione insieme alla sala gremita di persone che lo hanno conosciuto o che ne hanno semplicemente sentito parlare, perchè è entrato a far parte di un patrimonio culturale territoriale. Il comune denominatore di tutti i presenti è stata l’idea di aver conosciuto un uomo che ha fatto la storia salernitana e che vale la pena ricordare, anche con un piccolo gesto, perché, come ha concluso De Mita: “Da quando abbiamo inseguito il futuro, ignorando il passato, in realtà è scomparso anche il presente”.