Scambio di voto politico mafioso: arrestato Cesarano

Pina Ferro

NOCERA INFERIORE – Scambio politico elettorale – mafioso: un arresto, nove perquisizioni ed acquisiti alcuni atti presso il Comune di Nocera Inferiore. Le manette, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono scattate ai polsi dell’ex vice sindaco Antonio Cesarano ritenuto responsabile del reato di scambio elettorale politico- mafioso. Ad entrare in azione, alle prime ore di ieri, sono
stati i carabinieri del Ros (reparto operativo speciale) unitamente ai colleghi del Comando Provinciale di Salerno, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura del capoluogo. L’inchiesta, è quella inerente il voto di scambio durante le ultime elezioni amministrative che si sono svolte a Nocera Inferiore. Il provvedimento cautelare, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) presso il Tribunale di Salerno, scaturisce dalla pregressa e complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dagli uomini del Ros. Antonio Cesarano era già indagato nella stessa vicenda che l’estate scorsa portò in carcere l’ex consigliere comunale Carlo Bianco, il boss Antonio Pignataro e il candidato al consiglio comunale Ciro Eboli, tutti e tre ancora in stato di detenzione, e Luigi Sarno, poi rilasciato. I militari hanno anche perquisito alcuni uffici del municipio e la casa di Bianco. L’attività posta in atto, ieri mattina, è la la naturale prosecuzione di una precedente fase investigativa, denominata “Un’altra Storia”, culminata: il 6 dicembre 2016 con l’esecuzione, in Nocera Inferiore, di un provvedimento custodiale nei confronti dei componenti di tre distinti gruppi criminali armati operanti in quel territorio e dediti alla commissione di una pluralità di delitti. Tra questi, il gruppo capeggiato dai fratelli Michele e Luigi Cuomo. Successivamente, nella seconda decade del mese di agosto 2017 a Nocera Inferiore, fu eseguito di un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di 4 persone ritenute, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione a delinquere di stampo camorristico, scambio elettorale politico mafioso, corruzione elettorale, estorsione, violenza privata. In quella circostanza fu messa in evidenza la figura di Antonio Pignataro, storico affiliato alla “Nco” di Raffaele Cutolo, transitato poi nel cartello criminale denominato “Nuova famiglia“, il quale avvalendosi di Ciro Eboli (cognato di Luigi Cuomo), nonché di Luigi Sarno e di altri sodali, era dedito: a rivendicare e promuovere sul territorio, attraverso atteggiamenti camorristici, il proprio carisma criminale; a rivendicare la propria egemonia territoriale anche nei confronti di omologhe consorterie operanti nei comuni limitrofi, come dimostrato in occasione della spedizione organizzata ad Angri finalizzata a far desistere un creditore dal riscuotere la somma di denaro che gli doveva essere corrisposta da un conoscente dello stesso Pignataro; ad assicurarsi so- lidi rapporti di natura politica nel- l’amministrazione pubblica di Nocera Inferiore, al fine di garantirsi tornaconti personali per sé ed i sodali. In tale contesto, particolare rilevanza assumeva l’accordo di scambio politico-mafioso concluso tra Antonio Pignataro ed i suoi sodali con il consigliere comunale, in carica fino al giugno 2017, Carlo Bianco, eletto al- l’epoca nella lista “Riformisti”, facente parte della maggioranza amministrativa di Nocera Inferiore, retta, all’epoca, dal sindaco Manlio Torquato.

Dalle spedizioni punitive fino ad arrivare alle intermediazioni per i consensi elettorali

Spedizioni punitive, atti intimidatori, rapine, richieste di sconti su forniture e di assunzioni. Era attraverso queste pratiche che Antonio Pignataro, alias Zio Antonio stava imponendo il proprio volere sul territorio di Nocera Inferiore, forte del suo passato. Per affermare il suo potere Zio Antonio si avvaleva di Ciro Eboli, Guerino Prudente, Aristide Castro e di certo Francesco . I quattro erano gli esecutori materiali degli ordini impartiti dal boss ristretto ai domiciliari. Pignataro era pronto a tutto per affermare la propria volontà o, punire sgarri subiti non solo da lui ma anche dai suoi familiari. Basti pensare alla spedizione punitiva posta in essere nei confronti di Y.S., reo di aver aggredito e picchiato il figlio di Antonio Pignataro, Alessandro durante un incontro della Nocerina Calcio. Zio Antonio aveva programmato anche, insieme a Domenico Orsini (altro nome noto) delle ritorsioni ai danni di “Peppe fallit” ed altri collaboratori di giustizia. Ma a Pignataro ci si rivolgeva anche per “rimettere a posto” certe situazioni. E’ il caso di quando Pignataro intervenne nei confronti di una famiglia per far desistere un parente dal- l’occupare abusivamente una casa che era nelle disponibilità di altro soggetto; e ancora per difendere una donna dall’aggressione subita. E, fu incaricato R.A. a recarsi presso la Nocerina Calcestruzzi per rappresentare che dietro la fornitura di calcestruzzo vi era in realtà Pignataro e per questo doveva praticare uno sconto. Una volta Carlo Bianco e Luigi Sarno arrivarono a pianificare una rapina ai danni dei coniugi Vastola. Si trattava di una punizione per aver subito un torto sul luogo di lavoro. Infine Antonio Cesarano si interessò per conto di Pigna- taro di procurare un lavoro presso una cooperativa comunale di Nocera ad una giovane donna.

Bianco si candida e accetta l’aiuto di Antonio Pignataro

Lo scambio elettorale politico mafioso è stato così ricostruito: Carlo Bianco, candidato al consiglio comunale di Nocera Inferiore in occasione delle elezioni amministrative dell’11.6.2017, accettava da Antonio Pignataro la promessa di procurargli voti mediante avvalimento della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, promanante dal carisma criminale di quest’ultimo, dalla sua storica appartenenza alla Nco Nuova Ca- morra Organizzata di Raffaele Cutolo, alla sua riconosciuta fama di pluriomicida, al suo attuale ruolo di capo della associazione di stampo camorristico, in cambio della erogazione della utilità, rappresentata dal cambio di destinazione urbanistica di un fondo ubicato nelle vicinanze delle proprietà della diocesi di Nocera Inferiore, sul quale doveva essere realizzato un edificio da destinare a mensa Caritas, rispetto alla cui edificazione si registrava un diretto interessamento e coinvolgi- mento dello stesso Pignataro, di Ciro Eboli, di Antonio Cesarano, questi ultimi con lo specifico compito di fungere da tramite fra il sum- menzionato consigliere comunale ed il capo del sodalizio criminoso, ristretto agli arresti domiciliari in espiazione pena per ragioni di salute, dovendo evidenziare che, in conseguenza delle dirette sollecitazioni di Carlo Bianco, il 15 maggio 2017 la Giunta Comunale di Nocera Inferiore adottava l’atto di indirizzo ai funzionari comunali propedeutico alla variante al Puc, coinvolgente il terreno sopra indicato. In cambio della suddetta utilità Pignataro ed i sodali, per il tramite di Antonio Cesarano, garantivano a Bianco un pacchetto di almeno cento voti, promesso in occasione delle elezioni amministrative del giugno 2017. Bianco, consigliere comunale uscente, si era candidato nella lista “Moderati per Torquato“, di appoggio al sindaco Manlio Torquato. Le indagini hanno ricostruito il ruolo assunto da Antonio Cesarano rispetto alla consumazione del reato, infatti, questi fungendo da collante tra Pignataro, Eboli e Bianco, costituiva, di fatto, il trait union tra questi ultimi e la Pubblica Amministrazione. Carlo Bianco ebbe ad adempiere alla propria prestazione promuovendo l’adozione della delibera di Giunta.

Zio Antonio da killer di Simonetta fino agli appoggi alla politica

Si era detto pentito per avere ucciso quella bambina di 11 anni, Simonetta Lamberti, tanto da accusarsi di aver fatto parte del commando. E cosi,̀ l’anziano criminale era stato condannato a 30 anni di reclusione. Antonio Pignataro noto boss della Nuova Camorra Organizzata a Nocera Inferiore e che per un periodo era transitato anche nella Nuova famiglia, quel ultimo omicidio non lo poteva dimenticare. Ma poi, ottenuti gli arresti domiciliari, era tornato ad avere un ruolo di preponderanza nel panorama criminale e sociale di Nocera Inferiore tanto da volersi occupare di affari e di altre vicende compreso gli appoggi alla politica.

Borrelli (Verdi): «Chiederò a Prefetti di aumentare i controlli»

“L’arresto dell’ex vicesindaco di Nocera Inferiore, Antonio Cesarano, per presunto voto di scambio in collaborazione con alcuni clan camorristici, è il segno di quanto siano ancora forti i legami tra clan camorristici e politica in alcune zone della nostra regione. Lo avevamo detto anche l’anno scorso, quando ci furono i primi arresti, che a Nocera Inferiore bisognava continuare a indagare per portare a galla tutto il marcio che si nascondeva. Purtroppo abbiamo avuto ragione ancora una volta. Adesso chiederò ai Prefetti e alle forze dell’ordine di aumentare i controlli di questi fenomeni in vista delle imminenti elezioni politiche affinchè non venga inquinato per nessuna ragione anche questo voto. Ho deciso di chiedere al tavolo di centro sinistra che non vengano candidate per nessuna ragione persone anche solo chiacchierate per rapporti con i clan. Bisogna essere rigidissimi su questi temi a differenza del centro destra che da quello che si apprende si appresta a candidare nomi inquietanti””. Lo ha dichiarato il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli.

Torquato:«Non commento vicenda giudiziaria Gli atti acquisiti si riferiscono ad una delibera

“Non commento vicende giudiziarie”. Ha liquidato così quanti hanno chiesto al primo cittadino di Nocera Inferiore Manlio Torquato una battuta in merito all’arresto dell’ex vicesindaco Antonio Cesarano avvenuto nella mattinata di ieri. I carabinieri hanno effettuato anche numerose perquisizioni e prelevato atti a Palazzo di città. In merito all’acquisizione di atti, da parte dei carabinieri del Reparto operativo Speciale di Salerno, presso Palazzo di Città. il primo cittadino di Nocera Inferiore ha chiarito – ai microni di Agro 24 – che si tratta di acquisizione di documenti inerenti la delibera comunale “incriminata. «Io ripeto, l’acquisizione della documentazione presso la casa comunale, si riferiscono alla delibera comunale, quindi presumo fossero già in possesso dell’autorità giudiziaria, probabilmente dovevano acquisire altri documenti. Come ho detto sempre Noi non com- mentiamo una vicenda che è di carattere di indagine per una forma di rispetto, che è doveroso, alle attività d’indagine di polizia giudiziaria e della magistratura per il rispetto alle persone che sono destinatarie di attività d’indagine e perchè il compito di una istituzione pubblica è quella di fare l’istituzione pubblica e non fare i commenti politici alle telecamere.




I 15 articoli e 15 foto sull’operazione che ha sbaragliato i Ridosso, i Loreto, i Cesarano e co.

RIDOSSO LUIGI

Luigi Ridosso

RIDOSSO GENNARO

Gennaro Ridosso

Antonio Matrone detto Michele, figlio di Franchino

Antonio Matrone detto Michele, figlio di Franchino

 

Alfonso Loreto

Alfonso Loreto

 

 

—-Finito il regno dei Cesarano a Scafati

I carabinieri del Rreparto territoriale di Nocera eseguono 16 ordinanze cautelari mettendo all’angolo gli stabiesi che tenevano sotto scacco la città

Estorsioni ad imprenditori, violenze contro chi non pagava, disponibilità di armi, ecco come quelli di Ponte Persica volevano essere re

 

Estorsioni, usura, società create ad hoc per ottenere appalti. Con queste accuse ieri mattina sono state eseguite 16 ordinanze restrittive. Una vasta operazione che ha visto l’impiego di oltre 100 carabinieri del Comando Provinciale dei Carabinieri di Salerno nell’Agro Nocerino – Sarnese.
Le ordinanze eseguite all’alba di sono state emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti dei16 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “estorsione”, “usura”, lesioni personali” e “trasferimento fraudolento di valori”, tutti aggravati dal metodo mafioso ovvero dalle finalità di agevolare sodalizi di tipo mafioso.
I particolari dell’operazione sono stati illustrati ieri mattina dal Procuratore Capo Corrado Lembo alla presenza del magistrato Russo e dei vertici dell’Arma dei Carabinieri e del Gico della Guardia di finanza che ha collaborato nelle indagini.
Un’indagine che vede il riproporsi di vecchi scenari oltre alla penetrazione di clan stabiesi nel territorio dell’Agro nocerino Sarnese.  Nel mirino delle forze dell’ordine infatti, sono finiti, gli esponenti del clan Matrone di Scafati/Boscoreale, del clan Cesarano, del clan Ridosso Loreto: contestate numerose estorsioni a imprese, aziende di pulizia, conserviere e non solo. Si indaga anche sui rapporti tra i clan locali tra Vesuviani, Scafati e Agro. L’intera rete di estorsioni ed usura è stata ricostruita grazie alle rivelazioni di un collaboratore e, alle denunce di alcune vittime. Molte infatti avevano paura e hanno cominciato a collaborare molto tardi. Chi non pagava in tempi utili le rate veniva selvaggiamente picchiato e malmenato. Così come è accaduto per un parcheggiatore di Pompei. I tassi di interesse da versare per i prestiti ottenuti erano del 10 per cento mensili.
Tra gli arrestati il figlio di un noto boss locale, Michele Matrone, figlio di Franchino a’ belva per una presunta estorsione. Si indaga sull’alleanza tra Scafati e Castellammare e sul ruolo di Luigi Di Martino, esponente del clan stabiese, anche sugli affari di Scafati e dintorni.
Tra i destinatari del provvedimento odierno, eseguito anche con il supporto di militari delle compagnie di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, oltre che con la attiva collaborazione delle Gico della Guardia di Finanza di Salerno, autore delle indagini societarie patrimoniali, figurano l’attuale reggente del clan Cesarano, Di Martino Luigi detto Gigino o’ profeta, Matrone Michele, figlio dell’ergastolano Francesco detto a’ belva, nonché Spinelli Andrea già arrestato nello scorso mese di novembre per analoghi episodi estorsivi.
Il provvedimento scaturisce dalle risultanze di una articolata attività investigativa condotta da quel nucleo operativo e radiomobile coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, in seguito all’arresto, avvenuto nel settembre 2015, di un gruppo di esponenti del clan Ridosso – Loreto dedito alle estorsioni in danno di commercianti nel territorio di Scafati e che porto alla cattura dei vertici di quella organizzazione criminale anche per referati i delitti di omicidio commessi in contesto associativo agli inizi degli anni 2000 (Omicidio Muollo Luigi e tentato omicidio Di Lauro Generoso).
Nel corso delle indagini, condotte attraverso l’esame di prove documentali ed escursioni testimoniali, riscontrate con dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, sono emersi stretti contatti, tesi ad una spartizione del Territorio Scafatese e limitrofa aria pompeiana, tra le due consorterie di tipo camorristico attiva in zona, il clan Loreto – Ridosso di Scafati, il clan Matrone ed il clan Cesarano di Pompei – Castellammare di Stabia. In particolare si è accertato che i due gruppi, tra gli anni 2004 e 2016, avevano avanzato, anche con metodi violenti, plurime richieste estorsive in danno di imprenditori e commercianti della zona consistenti in nazioni di denaro ovvero elargizione di beni e prestazioni per importi complessivi pari a circa 400.000 euro
Inoltre il clan Ridosso – Loreto, attraverso la costituzione di 3 imprese societarie, intestate a prestanome e che sono state sottoposte a sequestro preventivo unitamente ai rispettivi conti correnti bancari imponeva gli appalti per il servizio di pulizie presso il centro commerciale Plaza e la sala Bingo di Scafati nonché, con il placet dell’altro gruppo criminale che manteneva il la pronto controllo delle richieste di denaro presso l’omologa sala giochi bingo sita nel limitrofo comune di Pompei.
Durante le perquisizioni di ieri mattina è stato anche rinvenuto e sequestrato un fucile di provenienza estera.

 

—-I 16 ragiunti  da un’ordinanza cautelare

ARRESTATI E INTERDETTI

In carcere sono destinati: il 30enne Roberto Cenatiempo Roberto, il 47enne Fiorentino Di Maio (detto ‘o castelluono al momento irreperibile), il 36enne Antonio Matrone detto Michele (figlio del boss Franchino ‘a Belva), il 33enne Gennaro Ridosso, il 30enne Luigi Ridosso (figlio di Salvatore) ,  il 29enne Salvatore Ridosso,  tutti di Scafati. Stessa sorte per il 55enne Luigi Di Martino, alias “Gigino ‘o profeta”, 55 anni, reggente del clan Cesarano, il 45enne Nicola Esposito, alias “‘o mostro”, altro punto di riferimento dei Cesarano  , entrambi di Castellammare di Stabia, e per il 50enne Giovanni Cesarano, detto Nicola, di Pompei, nome di spicco dell’ominima famiglia.
Ai domiciliari sono amdati  il 34enne Vincenzo Pisacane detto Coccodè, il 41enne Andrea Spinelli, detto Dariuccio, di Scafati; il 44enne Alfonso Morello detto “‘o Balzone” di Torre Annunziata, e il 27enne Francesco Paolo D’Aniello residente a Santa Maria la Carità ma domiciliato a Scafati.
Interdetti con il divieto di assumere incarichi direttivi presso persone giuridiche e le imprese per 12 mesi: il 28enne Giacomo Casciello Giacomo, il 29enne Giovanni Vincenzo Immediato e il 48enne Mario Sabatino, tutti di Scafati.

 

—- Gli altri 21 indagati

Sono 21 gli indagati ma non colpiti da misura cautelare. Tra questo figurano  Giovanna Barchiesi, ex moglie di Alfonso Loreto e nipote del consigliere comunale Roberto indagato nell’inchiesta con il sindaco Pasquale Aliberti, Giuseppina Cascone, Agostino Cascone (alias Pappariello), di Castellammare di Stabia, Ciatti Rosalia di Torre del Greco, Gaetano Criscuolo (alias Mesopotamia) di Cava de Tirreni; Giuseppe D’Iorio, alias Peppe ‘o killer, di Acerra; Mario Di Fiore, detto ‘o cafone, di Acerra; Pasquale Di Fiore, ‘o figlio ro cafone, di Acerra; Michele Imparato, detto Massimo, 38 anni di Boscoreale; Alfonso Loreto, 30 anni di Scafati, Pasquale Loreto, 55 anni; Francesco Matrone, alias ‘a belva, 69 anni di Scafati; Giovanni Messina, 44 anni di Acerra, collaboratore di giustizia; Giuseppe Morello, 41 anni di Torre Annunziata; Francesco Nocera, detto Cecchetto, 30 anni di Scafati; Antonio Palma, 41 anni di Boscoreale; Giuseppe Ricco, Pinuccio ‘o foggiano, 58 anni di Foggia; Luigi Ridosso, di Romolo, 34 anni di Scafati; Romolo Ridosso, Romoletto, 55 anni di Scafati; Antonio Savino, detto ‘o iennero ro nirone, 29 anni di Scafati.
L’ìnchiesta non è affatto conclusa.

Francesco Matrone

Francesco Matrone

pasquale loreto

Pasquale Loreto

Romolo Ridosso

Romolo Ridosso

Salvatore Ridosso

Salvatore Ridosso

Giovanni Cesarano detto Nicola

Giovanni Cesarano detto Nicola

Nicola Esposito detto 'o mostr'

Nicola Esposito detto ‘o mostr’

Luigi Di Martino, detto 'o Profeta

Luigi Di Martino, detto ‘o Profeta

Andrea Spinelli

Andrea Spinelli

Vincenzo Pisacane

Vincenzo Pisacane

Alfonso Morello

Alfonso Morello

Roberto Cenatiempo

Roberto Cenatiempo

—-Le due associazioni per delinquere, di cui una anche per far votare Aliberti

L’evoluzione del gruppo Loreto-Ridosso e tutte le varie accuse ai 37 indagati dell’inchiesta della Dda

Sono accusati di associazione per delinquere di stampo camorristico del cosiddetto gruppo Ridosso/Acerrani: Roberto Cenatiempo, Francesco Nocera, Gaetano Criscuolo, Antonio Savino, Mario e Pasquale Di Fiore, Giuseppe Di Iorio, Michele Imparato, Giovanni Messina, Antonio Palma e Giuseppe Ricco. Questo gruppo aveva come fine diverse estorsione ad imprenditori dell’Agro nocerino soprattutto nel settore dei videopoker e programmare ed eseguire omicidi, attiva fino al 2005.
Dal 2005 ad oggi agisce autonomamente il clan Loreto Ridosso , formato da Pasquale Loreto, il figlio Alfonso, i vari Ridosso, Cenatiempo, Francesco Paolo D’Aniello, Giovanni Vincenzo Immediato e Andrea Spinelli. Questo secondo gruppo stipulerà una accordo con i Cesarano di Castellammare di Stabia. Era attivo nelle estorsioni attraverso le ditte di pulizia imposte ad imprenditori dell’industria conserviera. a programmare omicidi contro il clan Tammaro/Di lauro/Muollo. a conseguire appalti pubblici grazie all’appoggio elettorale dato al sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti nel 2013 e alla moglie, Monica Paolino, nell’elezione al consiglio regionale della Campania.
Per armi sono indagati i due Loreto e i Ridossi e Rosalia Ciatti. Di estorsione sono accusati i Loreto e i Ridosso, Cenatiempo, Spinelli, Esposito, Cascone, Di martino, Cesarano, Antonio e Francesco Matrone, Fiorentino Di Maio, Vincenzo Pisacano e D’Aniello. Di Usura sono accusati Alfonso Morello (con Alfonso Loreto anche di estorsione per recuperare il profitto dell’usura stessa). Di concorso in fraudolento trasferimento di valori sono accusati e di impiego di capitali provenienti da attività illecite Alfonso Loreto, Luigi Ridosso del 1986 e Gennaro Ridosso, Giovanna Barchiesi, Giuseppina Casciello, Cenatiemo, Giacomo Casciello, Mario Sabatino e Giovanni Vincenzo Immediato.
Giuseppe e Alfonso Morello sono anche accusati di abusivo esercizio di attività bancaria e di impiego di capitali provenienti da attività illecite.

 

—- L’usura praticata al 10% di interesse e per chi non pagava c’era la pistola di “Funzin”

I fratelli Morello avrebbero prestato i soldi provenienti dalle attività illeciete dei Loreto-Ridosso

TORRE ANNUNZIATA. Era l’usura uno dei campi più frequentati nelle attività illecite anche da parte del gruppo Loreto-Ridosso. E per questo settore, anche se non fa parte delle contestazioni dell’associazione per delinquere è considerato molto vicino ai Loreto. A Scafati, Morello gestiva la Caffetteria %000 in via De Filippo assieme a Gennaro Ridosso. Il suo nome compare per un’usura con prestiti al 10% di interessi ad un fabbro. Al povero fabbro furono estorti 3mila euro da Alfonso Loreto e Alfonso Morello, in pagamento dei debiti usurai che aveva con il torrese, minacciato con una pistola calibro 9X21 (i due Alfonso rispondono anche di ricettazione).
Indagato anche Giuseppe Morello, fratello di Alfonso 41 enne di Torre Annunziata. I due sono accusato di esercizio abusivo di un’attività finanziaria nei confronti di terzi, prestando in più casi denaro, anche a tasso usuraio, a svariate persone della zona. Oltre al fabbro, ci sarebbero almeno altro quattro persone che avrebbero ricevuto il prestito.
I due Morelli sono indagati anche per impiego di denaro proveniente da beni ed utilità ricavate da illecita attività.
In pratica, impiegavano nei prestiti i soldi che i Loreto-Ridosso intascavano con le loro varie attività illegali, tra le quali l’usura.
Il tutto, ovviamente aggravato dall’articolo sette della legge 203/1918, per favorire il clan Loreto Ridoss.

 

—-Ecco come nacque il clan Loreto Ridosso

Per la vendetta dell’uccisione del fratello Salvatore, Romoletto si alleò con i clan acerrani, poi arrivò la nuova associazione

Il neo gruppo malavitoso sfondò con la violenza nella settore delle pulizie alle ziende conserviere e alle altre ditte del territorio

SCAFATI. «E adesso che facciamo?». Questo si sarà chiesto Romolo Ridosso, l’attuale collaboratore di giustizia uno dei capi del clan Loreto Ridosso. La domande se la pose all’indomani dell’omicidio del fratello Salvatore, il 16 maggio del 2002 da parte del clan rivale dei Tammaro/Di lauro/Muollo capeggiato anche da Luigi Muollo con il quale aveva degli accordi criminali per la spartizione di alcuni fondi della legge sull’imprenditoria e sui videopoker il cui mancato rispetto portò all’omicidio del fratello di Romoletto. A questo punto, stretto nell’angolo, tramite Antonio Romano, noto esponente criminale cugino di Giovanna Terracciano, moglie di Ciro De Falco), Romolo Ridosso stipula un’alleanza con il clan capeggiato da Ciro De Falco  (oggi deceduto, detto “‘o Ciomm”) e Mario Di Fiore (“‘o Cafone”) e con Giovanni Messina e Salvatore Nolano (oggi deceduto)  del clan De Sena, tutti di Acerra. Ripresa forza combattiva, Romoletto si dedica alla vendetta del fratello Salvatore  e fece uccidere, secondo gli inquirenti, il 22 ottobre del 2002, Andrea Carotenuto, avvalendosi dell’apporto di suo figlio Gennaro Ridosso e del nipote Luigi Ridosso del 1986.
Con l’aiuto dei acerrani, Romolo Riodosso, attraverso Giuseppe D’Iorio (Peppe ‘o killer) del clamn De faklco/Di Fiore e Giuseppe Ricco (Pinuccio ‘o foggiano) del clan Panico di Sant’Anastasia, alleato con quelli di Acerra, cercò di far uccidere Generoso Di Lauro.
Il 9 settembre 2003, Romoletto fece uccidere, sempre grazie agli acerrani, Luigi Muollo, vendicando la morte del fratello Salvatore.
Il Gruppo con quelli di Acerra, andò avanti anche per varie estorsioni.
Nel 2004, questo gruppo si era sostanzialmente esaurito. Il collante principale era la vendetta del fratello/padre/nipote Salvatore Ridosso. Raggiusto questo, l’organizzazione criminale andava fondata e da qui l’idea dell’unione con i Loreto.
Pasquale Loreto, nonostante fosse in località protetta perché collaboratore di giustizia stabilì l’accordo con i ridosso e di fatto rompendo l’alleanza con i Matrone, con i quali aveva fondato un clan Loreto/Matrone, già affiliato alla Nuova Famiglia di Alfieri/Galasso.
E Così parte una delegazione dei Ridosso e raggiunge a Roma Pasquale Loreto mentre era, con tanto di scorto, al tribunale per discutere la sorveglianza. In quella occasione, viene stipulato il nuovo accordo e fu il clan Loreto/Ridosso.
I due boss avranno detto: «Largo ai giovani» e di fatto demandarono tutte le loro attività illecite ai al Alfonso Loreto, Gennaro e Luigi Ridosso. Ma non si dovevano perpettare estorsioni normali, ma di un nuovo tipo, attraverso la prestazione di un’opera, le pulizie all’interno delle aziende conserviere, ad esempio o altre ditte, con tanto di rilascio di fatture.
E così furano date il via alla Italia Service, alla Italy service, alla Splendida srls, tutte società riconducibili al clan Loreto Ridosso ed operanti nel settore delle pulizie ad aziende e ai Bingo di Scafati e Pompei, al centro Plaza, ad esempio.
Le società oggi sono sotto sequestro da parte del Gip del tribunale di Salerno,   su richiesta della Dda Di salerno, che ha messo sotto chiave anche i conti correnti e il sequestro preventivo di tutti i beni aziendali accertati e da accertare.
Così si chiude la parabola del clan che voleva fare il sallto imprenditoriale

 

—-Il “pentito” Pasquale Loreto: «Chi non vuol pagare portaelo da me»

SCAFATI. «Se non si convincono interveniamo noi». Questo avranno detto probabilmente Pasquale Loreto e Romolo Ridosso ai figli quando hanno deciso di stipulare un accordo e fondare il nuovo clan dedito soprattutto alle estorsioni anche attraverso la gestione dei videopoker nei locali ma c’era un nuovo filone da perseguire, quello delle imprese di pulizia. Per i due boss, infatti, il ruolo che si erano ritagliati era quello di intervenire nel caso gli imprenditori fossero riluttanti, quelli che cioè nono volevano far lavorare i loro “ragazzi”.
E così, il gruppo doveva segnalare, in modo particolare a Pasquale Loreto, chi non si sottometteva alle richieste di far lavorare la loro impresa di pulizia all’interno di ditte conserviere, alimentari in genere e di altro tipo.
Nonostante fosse in località protetta e quindi collaboratore di giustizia, Pasquale Loreto continuò ad operare come boss tanto da convocare una riunione in una abitazione di cui aveva la disponibilità a fondo  del Monaco a Scafati.
Qui, i figli, in maniera esplicita, dovevano far arrivare gli imprenditori a questa sorta di riunione, dove Pasquale Loreto avrebbe fatto valere tutta la sua presenza criminale per indurre i riluttanti ad accettare le pulizie delle loro attività, ovviamente a prezzi maggiori rispetto a quelli di mercato, viste le dimensioni dell’intervento, da parte delle aziende dei suoi “ragazzi”.
A quella chiamata risposero imprenditori di grande rilievo, come quelli a capo una ditta alimentare molto nota di Angri, o di un’altra con sede a Trecase poi trasferitasi a Milano (in questo caso il titolare fu preso a calci e pugni nei pressi di una banca), un’azienda conserviera di Fisciano. Perfino una guardia giurata di Scafati, coadiutore del nipote in un autolavaggio, dove subire l’estorsione.
Tra le vittime anche l’ex consigliere provinciale Raffaele Lupo che oggi nella vicenda del voto di scambio politico mafioso con il sindaco Aliberti. Ebbene, Lupo avrebbe pagato 5.000 euro per la ristrutturazione della casa, 2000 euro ad Alfonso Loreto e Gennaro Ridosso come regalo impostogli dai due dopo l’apertura di un sale e tabacchi, salvo poi finire sotto usura proprio dei Loreto e dei Ridosso per far fronte a difficoltà finanziarie.

 

—-La rivicita dei Matrone sui Loreto grazie ai Cesarano

La rivincita di Franchino matrione. Dopo la rottura del clan Loreto matrone da parte dei Loreto che avevano scelto i Ridosso per le loro estorsione, una volta abaragliati i Ridosso con gli arresti da parte della dda di salerno e dei carabinieri, i Cesarano di Castellammare di Stabia avevano scelto loro epèr proseguire la loro attività estorsiva ed estendersi anche a Pompei e a Scafati.
I Matrione venivano visti di buon occhio rispetto ai Loreto, perché Pasquale aveva inziiato una collaborazione con la giustizia e questo era un periucolo futuro.
Tolto di mezzo Nicola Esposito di castllammare di Stabia, vicino ad Alfonso Loreto, i Matrone hanno avuto partita facile con quelli di Ponte Persica ed è mnata la collaborazione.

 

—- «Mi cambi gli assegni? No? e allora pistolattate a gogo»

Il gruppo dei Loreto Ridosso amava vestire bene e conosceva molti esercizi commerciali alla moda di Scafati. In un caso, il clan pretese uno sconto dal 30 al 50% per acquistare capi di abbigliamento di note griffe. In un  altro, la pretesa era a di cambiare assegni  di provenienza illecita. Il proprietario del noto esercizio commerciale si oppose, anzi per darsi forze, affermò di essere vicino a Generoso Di lauro. Un errore fatale, perché proprio i Di Lauro erano acerrimi nemici dei Loreto Ridosso. fatto è che, nottetempo, secondo la Dda, Alfonso Loreto, Gennaro Ridosso e Cenatiempo Roberto  spararono contro la vetrina del negozio. Il commerciante comunque non accettò la richiesta.

 

— Il procuratore Corado Lembo: «Fondamentale denunciare le estorsioni e l’usura»

Chi non collabora con gli inquirenti fa un torto a se stesso e rischia anche una condanna per favoreggiamento personale, un doppio danno

Il procuratore capo. «Necessario denunciare le estorsioni e l’usura, lo stato interviene e assicura giustizia. Corrado Lembo, ieri mattiuna, durabnte la conferenza stampa ha richiamato più volte i presenti a divulgare l’idea che la denuncia è utile, un dovere morale ma anche l’unica soluzione epr affrancarsi dai malvicenti.
Purtroppo, molte delle vittime non hanno collaborato.
In questo caso, si rischia il favoreggiamento personale ed è come dare due volta vionta agli estorsori.
Ormai è chiaro che le forze dell’ordine arrivano comunque al risultato finale e quindi è inutile, per le vittkme, negare i torti subiti.

 

—- L’assalto del clan Cesarano alle “libere” Pompei e Scafati

In particolare dopo gli arresti dei Loreto e Ridosso, il gruppo criminali di Ponte Persica, alleato ai D’Alessandro si era spostato nelle due città confinanti rimaste senza oragnizzazioni criminali dedite alle estorsioni

In un secondo tempo, i Cesarano preferirono l’alleanza con i Matrone di “Franchino la Belva” e del figlio

CASTELLAMMARE DI STABIA, POMPEI/SCAFATI. «Quelli di Ponte Persica comandano a Scafati». A parlarne sia Alfonso Loreto e Romolo Ridosso, i due collaboratori di giustizia.
E a Ponte Persica, frazione di Castellammare di Stabia a confine con Scafati e Pompei, “comandano” i Cesarano, capeggiati dal 55enne Luigi De Martino, detto “Gigino ‘o Profeta” e di Castellammare di Stabia, e dal 50enne Giovanni Cesarano, detto Nicola e residente a Pompei, e per i quali avrebbe operato anche  il 45enne Nicola Esposito, detto ‘o mostr’”, di Castellammare di Stabia, il 47enne Fiorentino Di Maio di Castellammare di Stabia.
Un’egemonia che si estendeva dall’area nord di Castellammare di stabia fin verso  i comuni limitrofi e che non temeva di andare anche oltre.
Visti gli arresti e il pentimento dei Loreto Ridosso, i Cesarano decidono di dare l’assalto a  Pompei e di Scafati. va detto che, i Loreto Ridosso erano alleati con i Cesarano, anche grazie all’amicizia di “Funzin’” Loreto con “Nicola ‘o Mostr”.
I Cesarano avrebbero però visto non con grande piacere la presenza dei Loreto (e quindi dei Ridosso) perché Pasquale, il padre di Alfonso, aveva collaborato con la magistratura con un pentimento “vai e vieni”.
Arrestato Esposito, considerato una sorta di colletto bianco del gruppo stabiese,  e in decadenza il gruppo Loreto Ridosso, l’idea di stringere alleanze con i Matrone di Scafati, clan capeggiato da “Franchino a Belva” e dal figlio Antonio (detto Michele) che subentrarono ai Loreto. Del resto anche nelle estorsione ai Bingo di Scafati e Pompei, i Loreto avrebbero avuto solo l’appalto delle pulizie mentre i 3.500 euro mensili andavano ai Cesarano. A pagare nel tempo lo scotto delle estorsioni del gruppo Cesano e degli alleato scafatesi sono stati i fratelli Moxedano titolari e titolari e gestori del Re Bingo a Pompei, sottoposti ad estorsione.
I  Moxedano sono noti per il loro impegno nel Napoli, nel Savoia e nella Turris, quindi famiglia di imprenditori molto conosciuta e non solo nella zona ma lo stesso preso di mira dagli estorsori, in particolare dai Cesarano.
In un primo momento fu Nicola Esposito a chiedere alla sala Bingo di Pompei di pagare 3500 euro per i Cesarano e il gruppo Loreto Ridosso avrebbero preso l’appalto delle pulizie. Con la fine del clan Loreto-Ridosso, Di Martino e il clan Cesarano prendono il sopravvento e chiedono ai gestori della sala Bingo di Pompei ea quelli della sala Bingo di Scafati aumentano, in un caso, il pizzo fino a 5000 euro al mese.
Visto il rifiuto di pagare la rata come ogni 5 del mese, ad agosto scorso proprio il giorno 5, quattro persone che sarebbero state inviate da Luigi Di Martino e Giovanni Cesarano, pestarono il parcheggiatore del Re Bingo proferendo la seguente frase «Adesso diglielo a Moxedano».
Simbolico della nuova alleanza con i Matrone di quelli di Ponte Persica che per il Bingo di Scafati vennero stabilite pagamenti di pizzo a Natale, Pasqua è ferragosto di quindi 24000 euro l’anno su ordine di Cesarano e Di Martino con un ruolo di appoggio determinante di Antonio Matrone detto Michele figlio di Franchino la belva, pagamento avvenuto al centro Plaza di Scafati nell’estate 2015 per 3000 euro.
I Matrone spuntano anche nella richiesta estorsiva di 5.000 euro al mese allo stesso Bingo di Scafati

 

—- Con i D’Alessandro i Cesarano di Ponte Persica e gli Imparato

dalla relazione semestrale della Dia, il panorama dei gruppi criminali stabiesi, dei Monti Lattari e Pompei

SCAFATI/POMPEI/CASTELLAMMARE DI STABIA. La relazione semestrale della Dia già aveva evidenziato la trasformazione avvenuta nei sodalizi criminali del territorio a cavallo tra le provincie di Napoli e Salerno: dall’analisi effettuata dalla Direzione investigativa antimafia, emerge che ora ci sono le donne ai vertici del clan D’Alessandro.Il clan segue il percorso già intrapreso dai Gionta di Torre Annunziata.  Ai vertici della storica cosca dei Castellammare di Stabia , secondo la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, èimbocacto una strada di trasformazione  che, dopo gli arresti dei capi, sarebbe adesso guidato dalle donne della famiglia.
L’attività dei D’Alessandro è in vari settori criminali, dalla droga alle estorsioni, non solo in città ma anche nei comuni limitrofi.
Collegato ai D’Alessandro, c’è il clan Imparato del rione Savorito, meglio conosciuto come il clan “dei paglialoni” che opera nella cosiddetta “Aranciata Faito (recentemente ritornata in auge per gli acquisti di droga da parte delle organizzazioni di spaccio operanti a Nocera Inferiore). I pagalialoni sono dedito in particolare alla gestione del traffico di stupefacenti. Gli investigatori hanno inoltre riscontrato una tensione tra gli stessi D’Alessandro e la famiglia Di Somma del rione Santa Caterina. Un altro gruppo presente a Castellammare, nella zona di Ponte Persica al confine con Pompei, è quello dei Cesarano, attivo anche a Scafati e Pompei. Invece per i D’Alessandro, anche dopo l’uccisione del consigliere comunale del Pd Gino Tommasino, e in particolare nel periodo compreso tra il 2009 e il 2011, le donne avrebbero scalato la vetta della cosca.
Allargando invece il discorso nei comuni dei monti Lattari, c’è da ricordare che la relazione semestrale della Dia è giunta poche settimane dopo l’irreperibilità di Annamaria Molinari, moglie del presunto capoclan Leonardo Di Martino di Gragnano.
La donna è destinataria di un’ordinanza d’arresto emessa dalla Corte d’Appello di Napoli per una condanna definitiva, con l’accusa di associazione mafiosa.
Si tratta del processo scaturito dall’inchiesta “‘Golden Goal”, relativo al traffico di scommesse sportive. Sui Lattari invece la cosca egemone è sempre quella degli Afeltra – Di Martino, attiva soprattutto a Gragnano e Pimonte.
Ad Agerola sono invece presenti i Gentile, imparentati con gli Afeltra. Le attività principali riguardano le estorsioni e lo spaccio di stupefacenti.

 

—- Quei verbali sui boss di Ponte Persica sottoscritti da Loreto

SCAFATI/POMPEI/CASTELLAMMARE DI STABIA. Quei verbali intorno ai quali gira tutto, quelli dove ci sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Alfonso  Loreto e Romolo Ridosso. Ci poi un appunto di “Funzin” consegnato a marzo scorso ai magistrati con altri particolari   ha raccontato nei verbali illustrativi fatti e circostanze che riguardano il gruppo camorristico Ridosso-Loreto, in particolare elenca tutti i partecipanti ed i ruoli nel tempo dagli anni 2000 ad oggi. Nelle dichiarazioni emergono anche i reati del sodalizio criminale come omicidi, estorsioni, usura, conseguimento appalti di pulizie e manodopera attraverso società intestate a prestanome. Alfonso Loreto ha raccontato nei verbali anche i collegamenti e le alleanze con gli altri gruppi camorristici, in particolare quelli in essere con il clan Cesarano di Castellammare/Pompei. Nelle prime dichiarazioni ha fatto chiarezza su alcuni omicidi avvenuti a Scafati e non solo, dal 2000 ad oggi. Racconta anche reati recenti estranei alle attività del clan Ridosso-Loreto come gli scenari in cui sarebbe avvenuto l’assassinio di Francesco Fattorusso detto “spalluzzella”, oltre ai vari e molteplici attentati e raid avvenuti in città.
Numerosi gli “omissis” presenti nei verbali che certamente nascondono notizie di reato coperte dal massimo riserbo, le maggiori sorprese potrebbero arrivare nei rapporti avuti con gli ambienti politici soprattutto nei periodi elettorali. “Funzin” è un fiume in piena e certamente i benefici e la tranquilllità  del programma di protezione lo aiuteranno nel ricordare tutti i reati di cui è a conoscenza, diretta e indiretta, a cui può contribuire al fine di individuare i responsabili e i complici. Storie che i pm sono pronti ad ascoltare e vagliare, a partire da quel foglio manoscritto e firmato da Alfonso Loreto utilizzato come ausilio.

 

—-Da “Nanduccio di Ponte Persica” ai suo eredi, evoluzione di un clan che aveva mire espansive

Quell’amicizia con Nicola Esposito di cui beneficiarono anche i Loreto di Scafati

Ci sono anche i capi del clan Cesarano nell’elenco delle persone raggiunti da misura cautelare della Direzione Distrettuale Antimafia.
Tra i destinatari del provvedimento, eseguito anche attraverso il supporto dei militari di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, figurano  infatti anche Luigi Di Martino detto “Gigino ‘o Profeta”, attuale capo del clan Cesarano, e Nicola Esposito detto “’o Mostr”, oltre agli stabiesi Fiorentino Di Maio detto “’o Castelluono” e Francesco Paolo D’Aniello. Disposto anche il sequestro preventivo della società Italy Service srl con sede in via Raffaele Viviani.  Attraverso la collaborazione di alcuni pentiti, sarebbero emerse collaborazioni tra i clan per spartirsi il territorio di Scafati e Pompei, un accordo che coinvolge il gruppo Loreto-Ridosso di Scafati, il sodalizio Matrone e i Cesarano di Castellammare e Pompei.  Il clan Cesarano opera dall’inizio degli anni ’90 in attività illecite quali racket, controllo degli appalti, estorsione, controllo armi da fuoco.
Secondo il racconto effettuato a maggio dal pentito Alfonso Loreto, il clan sarebbe coinvolto anche nell’omicidio di Salvatore Polito avvenuto nel settembre 2012 mentre si recava al bar gestito dal figlio nel rione Moscarella.  Il capostipite è il famigerato Ferdinando Cesarano, detto Nanduccio di Ponte Persica, a cui sono stati contestati numerosi omicidi che rientravano, per la maggior parte, nella guerra tra la nuova famiglia di Bardellino, il gruppo di Alfieri e la nuova camorra di Raffaele Cutolo.  Celebre fu la sua evasione dall’aula bunker di Salerno nel 1998 attraverso un tunnel scavato da complici prima della nuova cattura nel 2000 dopo due anni di latitanza. I tre gruppi hanno operato tra il 2004 e il 2016 avanzando richieste di denaro a imprenditori e commercianti soprattutto in occasione delle festività (Natale, Pasqua e Ferragosto).
Vicini a loro c’erano tanti volti nuovi e reggenti, oltre a Luigi Di Martino anche quel Micola ‘Mostr, al secolo Esposito Nicola che era il trade union anche con Alfonso Loreto, quasi suo coetaneo e con il quale aveva buoni rapporti. I problemi di Esposito porteranno proprio alla’emarginazione dei Loreto, già non facilmente accolti dai Cesarano.

 

—-Antonio Matrone l’erede del padre “‘a belva”

SCAFATI. Il figlio del boss Franchino Matrone, detta ‘a belva, l’erede delle attività estorsive del padre. Anche se in un ruolo subalterno agli stabiese, i Matrone (con il figlio Antonio detto Michele)  furono considerati dai cesarano più affidabili dei Loreto-Ridosso e forse più disponibili alle attività estorsive classiche, mentre l’altro gruppo cercava di entrare in politica e condizionare il voto per poi assicurarsi appalti sostanziosi.




Pagani. Allagate via Cesarano, via Tramontano. Qual è la novità… purtroppo

Cominciano le piogge: si allaga via Cesarano. Rischinoa di non fare più notizia gli allagamenti  nel centro città. In centro e in periferia si sono registrati autentiche inondazioni che hanno messo in serie difficoltà abitazioni, terreni, attività commerciali ma anche automobili e pedoni che hanno rischiato di rimanere bloccati nel bel mezzo di un acquazzone. Come in un film già visto, si ripete la storia in via Guido.Tramontano e via Cesarano dove è bastata qualche ora di pioggia per mandare in tilt le due arterie cittadine, sommerse dall’acqua. L’acqua è entrata nei negozi, nelle auto, che sembravano galleggiare sull’acqua. Situazione complicata anche per i titolari di un bar sito in via Salerno a causa di un tombino otturato. In periferia, guai in via Filettine ,  via Madonna di Fatima e via Termine Bianco, dove è stato necessario l’intervento dei vigili urbani che hanno chiuso le strade sia in entrata sia in uscita.. Su Facebook monta la protesta dei cittadini, che denunciano l’ennesimo allagamento  per denunciare una situazione che ogni volta si ripete e sempre con la stessa portata.




Nocera I. Tutto sull’operazione che ha portato agli arresti i fratelli Marrazzo, Claudio Trimarco e Adelchi Quaranta

Giuseppe Marrazzo

Giuseppe Marrazzo

Alessandro Marrazzo

Alessandro Marrazzo

Claudio Trimarco

Claudio Trimarco

Adelchi Quaranta

Adelchi Quaranta

 

 

Tre articoli e foto da Le Cronache oggi in edicola

 

NOCERA INFERIORE. Droga, armi e munizioni: arrestati tre nocerini e un pontecagnanese. Ai domiciliari sono finiti i fratelli Marrazzo, il 23enne Alessandro e il 30enne Giuseppe, il 27enne Claudio Trimarco, tutti di Nocera Inferiore e il 29enne Adelchi Quaranta originario di Pontecagnano ma residente a Montecorvino Pugliano.

Indagati anche il 32enne Antonio Marrazzo (fratello di Alessandro e Giuseppe) e il 24enne Luciano Solferino Tiano, entrambi di Nocera Inferiore di Nocera Inferiore: per questi ultimi, però, il giudice delle indagini preliminari ha ritenuto che non sussistessero i gravi indizi di colpevolezza.

I provvedimenti restrittivi scaturiscono da un’indagine avviata nel marzo 2014 dalla Sezione operativa del Reparto territoriale di Nocera Inferiore, agli ordini del maggiore Enrico Calandro, e conclusasi alla fine dello stesso anno. Un’inchiesta che avrebbe portato all’individuazione di diversi soggetti, dediti a vario titolo allo spaccio di cocaina a Nocera Inferiore. L’attività investigativa, svolta attraverso metodi tradizionali supportati da attività tecniche e mirati servizi dinamici, resi ancor più difficili a causa del contesto territoriale, ha consentito di documentare le responsabilità, a vario titolo, degli indagati in ordine a numerosi episodi di spaccio di cocaina nel suddetto comune; alla detenzione illegale di una pistola calibro 9, con relativo munizionamento, utilizzata per il tentato omicidio di Pietro Cesarano da parte di Giuseppe Marrazzo (noto perché aveva intrapreso la carriera come cantante neomelodico con il nome d’arte Pino Ferrucci), avvenuto a Nocera Inferiore il nove marzo 2014. Nel corso delle indagini sono stati sottoposti a sequestro 30 grammi di cocaina e decine di munizioni di vario calibro.

Le indagini sono partite dal tentato omicidio di Cesarano, avvenuto in Napoli, sotto casa dei Marrazzo.

Nelle ore successive, raccolta una voce da una fonte confidenziale su una presunta attività di spaccio da parte di Alessandro Marrazzo, i carabinieri fecero una perquisizione in un box in uso alla famiglia. Nel box i carabinieri trovarono 15 grammi di cocaina e 28 proiettili  calibro 9×21, di altri due 357 magnum ed uno calibro otto.  Un parente dei tre disse che nutriva da tempo sospetti sull’attività fatte in quel locale dai te fratelli Marrazzo, perché c’era un andirivieni di persone fino a tarda sera.

Da questo sequestro si è poi allargata l’indagine grazie anche all’uso delle intercettazioni telefoniche.

 

LE ACCUSE

NOCERA INFERIORE/PONTECAGNANO. I tre fratelli Marrazzo sono sott’inchiesta per la detenzione di 15 grammi di cocaina, la detenzione di 28 proiettili  calibro 9×21, di altri due 357 magnum ed uno calibro otto, fatti del 13 marzo dello scorso anno. Questa partita di droga, secondo gli inquirenti, sarebbe stata ceduta da Solferino Tiano.

Alessandro Marrazzo è indagato per detenzione e cessioni di cocaina dall’11 aprile 2014.

Giuseppe e Alessandro Marrazzo e Trimarco avrebbero detenuto cocaina. Trimarco avrebbe anche ceduto due dosi di coca ad un assuntore a Nocera Superiore ed altra quantità della stessa sostanza a consumatori di Nocera Inferiore.

Adelchi Quaranta avrebbe ceduto a Giuseppe Marrazzo una pistola calibro 9X21, un’altra arma a Antonio Marrazzo al costo di mille euro (per questa accusa il gip ha ritenuto non sussistere i gravi indizi di colpevolezza),  e avrebbe ceduto 10 grammi di cocaina ad Alessandro Marrazzo, al costo di 700 euro.

La pistola ceduta a Giuseppe Marrazzo sarebbe stata quella utilizzata da questi per il tentato omicidio di Pietro Cesarano.

Il gip Paolo Valiante ha ritenuto non sussistere i gravi indizi per Antonio Marrazzo e Solferino Tiano.

 

Il tentato omicidio di Pietro Cesarano da parte di Pino Ferrucci, al secolo Giuseppe Marrazzo

Via Napoli, Nocera Inferiore. 9 marzo 2014. Intervento dei carabinieri per il tentato omicidio Pietro Cesarano

Via Napoli, Nocera Inferiore. 9 marzo 2014. Intervento dei carabinieri per il tentato omicidio Pietro Cesarano

Alfonso Serra

Nocera Inferiore. I fratelli Giuseppe e Antonio Marrazzo sono nomi noti alle cronache. Giuseppe non solo per le sue performance di cantante neomelodico con il nome d’arte di “Pino Ferrucci” ma soprattutto per essere stato condannato in due gradi di giudizio (sentenza ancora non definitiva) per il tentato omicidio di Pietro Cesarano, in primo grado a 10 anni di reclusione, pena ridotta in appello a sei anni e otto mesi e la concessione del beneficio degli arresti domiciliari.

Ferrucci o Giuseppe Marrazzo, che dir si voglia, era stato accusato del tentato omicidio di Cesarano e di ricettazione, detenzione e porto in luogo pubblico di una pistola calibro 9X21, una Taurus modello 92Fs, di proprietà di un salernitano che, si scopre oggi, gli sarebbe stata data da Adelchi Quaranta.

Motivo della lite alla base del tentato omicidio sarebbe stata una situazione economica sospesa tra i due.

La mattina di domenica nove marzo 2014, in via Napoli, dove abita Ferrucci-Marrazzo, per oltre due ore il suo citofono continuò a suonare. A citofonare era Cesarano, noto anch’egli alle cronache. Dopo una prima lite, il “disturbatore” sarebbe tornato a casa del cantate e avrebbe cominciato di nuovo a citofonare. A questo punto, Marrazzo si affacciò dal balcone di casa e esplose cinque colpi di pistola contro il conoscente, fortunatamente senza colpirlo.

Sul posto intervennero i carabinieri che hanno ricostruito la vicenda e, nel corso di una perquisizione, fu trovata la pistola, una calibro 9X21.

Giuseppe Marrazzo è anche stato uno degli indagati per l’omicidio di Guido Garzillo, detto lo “showman”, avvenuto la sera del 12 ottobre 2013, in via D’Alessandro a Nocera Inferiore, anche se per la sera dell’assassinio, Ferrucci avrebbe un alibi: si sarebbe trovato in una festa in un locale pubblico ad Angri, e c’è chi lo testimonia. A Giuseppe Marrazzo gli inquirenti arrivarono anche perché abita a meno di un chilometro metri di distanza dalla casa di Garzillo, e il killer era arrivato ed era andato via a piedi. Nella notte tra il 12 e il 13 ottobre, i carabinieri, infatti, perquisirono varie abitazioni di Cicalesi, il quartiere periferico nocerino dove abitano i Marrazzo e i Garzillo, e da casa Marrazzo sarebbe stata gettata da una finestra una pistola giocattolo modificata che può sparare proiettili di vario calibro, e 5 colpi nel serbatoio. Per il solo possesso e la ricettazione di questa arma giocattolo, a gennaio dello scorso anno, fu condannato in primo grado a due anni e cinque mesi di reclusione il trentatreenne operaio Antonio Marrazzo, fratello di Giuseppe.

I due fratelli Giuseppe e Antonio Marrazzo sono stati anche rinviati a giudizio, lo scorso anno, perché avrebbero rapinato lo zio che tornava dalla Svizzera. Il 19 agosto del 2012, lo zio dei Marrazzo era tornato a Sarno dalla Svizzera. Sceso dal pullman, ad attendere il 48enne zio c’erano i nipoti nocerini che si sarebbero presentati con un bastone con il quale lo avrebbero picchiato, procurandogli lesioni per 40 giorni. I due fratelli si sarebbero appropriati del portafogli dello zio, contenente pare 900 euro in contanti oltre a documenti vari, di un telefonino cellulare e di una valigia.




Sarno. Tifoso del Basket Sarno raggiunto da Daspo

Il Questore di Salerno, per contrastare gli episodi di violenza che si verificano in occasione di manifestazioni sportive, ha emesso un provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO) per anni uno nei confronti di un ventenne tifoso di Sarno, ritenuto responsabile di comportamento oltraggioso in occasione dell’incontro di basket “Cesarano Basket Scafati – Basket Sarno” valevole per il campionato regionale, serie C, che è stato disputato presso l’impianto sportivo Palamangano di Scafati, in data 21 marzo 2015. In tale circostanza il giovane ha inveito con frasi e gesti ingiuriosi ed oltraggiosi nei confronti dei militari dell’Arma dei Carabinieri. L’uomo è stato denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria competente per il reato di Oltraggio a Pubblico Ufficiale.




NOCERA I: Oliva segretario del Pd. I nomi del nuovo direttivo

di Giovanni Sapere

Nocera Inferiore. Congresso cittadino del Pd: vince la mozione “Insieme per…” e nuovo segretario del partito è Alfonso Oliva.

Ieri sera, al termine dello spoglio delle schede, con 355 voti, pari al 56,5% dei votanti, Oliva ha vinto la sfida con Dina Pagano di “#CambiaMenti” (213 voti-34%) e Luca Forni per “Il partito che ci piace” (56 voti-9%). Alla mozione “Insieme per…” vanno 34 componenti del direttivo sui 60 totali, a #CambiaMenti 21 e cinque a “Il partito che ci piace”. Hanno votato in 615 su 738 iscritti.

Il gruppone di “Insieme Per” con le sue 400 e più tessere, è sostenuto da Vincenzo Petrosino, ex vicesindaco e attuale portavoce del partito, dai consiglieri comunali Massimo Petrosino, Francesco Esposito e Antonio Iannello, anche da alcuni fedelissimi dell’ex sindaco Antonio Romano e dell’ex assessore Rosario Cozzolino (a loro si riferirebbero una settantina di persone), oltre che da una serie di esponenti storici del pd. Pagano contava su circa 240 tesserati, una sessantina erano per Forni.

Alfonso Oliva è dipendente di una nota catena di supermercati, è  fratello di Mimmo (è stato tra i maggiori supporter del sindaco Cuofano di Nocera Superiore, del quale è stato per breve tempo assessore, dimessosi poi dopo poco per diventare l’anima di Polis Sa) ed è figlio del sindacalista Cgil e dirigente del Pci Galante. Alfonso Oliva è stato candidato al consiglio comunale di Nocera Inferiore nel 2011 (131 voti) e nel 2012 (64) con il Pd. Luca Forni, avvocato, già consigliere comunale nella giunta di centrodestra con il sindaco Aldo Di Vito alla fine degli anni Novanta, poi diventato segretario dei Popolari Udeur, nel 2011 candidato al consiglio comunale con l’Udeur (86 voti) a sostegno del sindaco Manlio Torquato e dal 2012 è iscritto al Pd. Dina Pagano, figlia del dirigente del pd Tonino Pagano, funzionario della Regione Campania ed è stata sempre vicina al partito.

Ecco il nuovo direttivo.

Per “Insieme per”, con il segretario Alfonso Oliva ci saranno 33 componenti, nell’ordine: il consigliere comunale  Massimo Petrosino, Lucia Bove, Giancarlo Pagliuca, Rosa Petrosino (già esponente del Pci), Antonio Fortino, Raffaella D’Alessandro, Raffaele Napoletano, Giuseppina Esposito, Francesco Scarfò, Maria Laura Cicalese, Mario Salsano, Alfonso Lenza, Giovanni Minardi, Eduardo Giglio, l’ex assessore di matrice socialista Salvatore Soriente, Giuseppe Afeltra, Gerardo Scarpa, Raffaele Serio, Vincenzo Daniele, Sebastiano Barone, Luigi Dattilo, Raffaele Battipaglia, Pasquale Benevento, Pietro Giordano, Gerardo D’Angelo, Alfonso Lombardo, Alfonso Oliva, Augusto Vicidomini, Antonio Stile, Gerardo Ferrentino, Enrico Esposito, Antonio Iannello e Vincenzo Calabrese.

Di #CambiaMenti, assieme al candidato segretario nel direttivo ci saranno, nell’ordine: Vincenzo Stile, Enza Sonetti, Emiddio Stani, Adelina Tirelli, Salvatore Forte, Cristina Oliveto, Ettore Verrillo, Veronica Stile Domenico Siniscalchi,  Pina Scannapieco, Felice Ianniello (ex candidato sindaco del Pd). Alfonso Boffardi, Giacomo Apicella, Nicola Maisto, Renato Guerritore, Paolo Donnarumma, Giancarlo Di Serio, Lello Citarella Stefano De Prisco e Ilaria Granito.

Per il partito che ci piace, assieme al candidato segretario Luca Forni, sono stati eletti altri quattro componenti: nell’ordine, Erminio Capodanno, Luciana Mandarino, Antonio Cesarano (ex vicesindaco della città), Sara Ferraioli.




Nocera I. Congresso del Pd. Ecco le “tessere” in campo. Numeri e nomi per la scelta del segretario cittadino

NOCERA INFERIORE. Ed ora si va alla conta. Domenica prossima, nella sala polifunzionale nella Galleria Maiorino si terrà il congresso cittadino del Pd per scegliere tra le tre mozioni presentate.  l’assemblea degli scritta avrà due fasi, una pubblica dalle 9 alle 11 con la relazione del portavoce, la presentazione candidature e delle piattaforme programmatiche. La fase interna sarà a seguire fino alle 13.30 e dalle 16 alle 20.30, con il dibattito e le votazioni, elezione del coordinatore e del coordinamento.

Tre le mozioni in campo: “Il partito che ci piace”, “Insieme per” e a “#CambiaMenti”. I candidati alla segreteria cittadina del partito saranno Forni per “Il partito che ci piace”, Alfonso Oliva per “Insieme per” e Dina Pagani per “#CambiaMenti”.

L’ultima, in ordine di tempo, mozione a presentarsi è quella di Forni, nata da una scissione di “Insieme Per”, del quale Forni riteneva di essere candidato alla segreteria, mentre il gruppo maggioritario ha deciso di sostenere Oliva.

Il gruppone di “Insieme Per” con le sue 400 e più tessere, sostenuto da Vincenzo Petrosino, ex vicesindaco e attuale portavoce del partito, dai consiglieri comunali Massimo Petrosino, Francesco Esposito e Antonio Iannello, anche da alcuni fedelissimi dell’ex sindaco Antonio Romano e dell’ex assessore Rosario Cozzolino (a loro si riferirebbero una settantina di persone), oltre che da una serie di esponenti storici del pd.

Con Dina Pagano c’è #CambiaMenti e circa 270 sostenitori tesserati. Con l’avvocato nocerino si schiererebbe Antonio Cesarano, ex vicesindaco della città, e una ottantina di iscritti al partito.

“Il partito che ci piace” rischia seriamente di drenare altri consensi a “Insieme per…”. Nel gruppone, infatti, ancora persistente un clima di freddezza, scaturito dalle laceranti primarie. Molti sostenitori di quest’ultima mozione non si sono dati un gran da fare per invogliare i propri tesserati a partecipare alla scelta del candidato a governatore della Regione.

L’asse deluchiano che si rivede in questa mozione è rimasto “scottato” dal mancato tesseramento di Antonio Romano nel partito democratico, deciso dalla commissione provinciale, nonostante i colloqui con i vertici salernitani del Pd. Tra gli scontenti di “Insieme per…” per il no a Romano, diversi non si sono presentati alle votazioni per le primarie o hanno votato per Andrea Cozzolino. C’è il pericolo che alcuni tesserati del gruppone possano fare scelte diverse da Oliva o non partecipare al congresso cittadino. Un’evenienza che aprirebbe i giochi soprattutto a favore del più compatto #CambiaMenti. Tutto è possibile e nulla è scontato.

Domenica prossima, si confronteranno in tre. Alfonso Oliva, fratello di Mimmo (quest’ultimo tra i maggiori supporter del sindaco Cuofano di Nocera Superiore, del quale è stato per breve tempo assessore, dimessosi poi dopo poco per diventare l’anima di Polis Sa) e figlio del sindacalista Cgil e dirigente del Pci Galante, candidato al consiglio comunale di Nocera Inferiore nel 2011 (131 voti) e nel 2012 (64) con il Pd. Luca Forni, avvocato, già consigliere comunale nella giunta di centrodestra con il sindaco Aldo Di Vito alla fine degli anni Novanta, poi diventato segretario dei Popolari Udeur, nel 2011 candidato al consiglio comunale con l’Udeur (86 voti) a sostegno del sindaco Manlio Torquato e dal 2012 iscritto al Pd. Dina Pagano, figlia del dirigente del pd Tonino Pagano, funzionario della Regione Campania ed è stata sempre vicina al partito. E che ci si confronti sulle idee e non solo sulle tessere e le logiche di potere.