Il sindaco revoca la concessione alla Mediateca Marte

Caos a Capodanno, l’amministrazione comunale di Cava de’Tirreni dispone la chiusura della Mediateca Marte per 5 giorni e avvia il procedimento di revoca della concessione agli attuali gestori. La decisione del primo cittadino Vincenzo Servalli è giunta a seguito di quanto accaduto nel corso della notte di Capodanno. Una situazione di precaria sicurezza che è stato raccontato dai presenti alla serata.
In particolare, una ragazza, attraverso una lettera ha raccontato che: “notte di Capodanno, organizziamo un tavolo di 24 persone pagando 30€ a testa, fin qui tutto normale. Ci avvisano che essendoci circa duemila persone avremmo dovuto presentarci davanti al locale entro l’una di notte, e così abbiamo fatto.
Vi descrivo lo scenario al nostro arrivo: una quantità immane di persone ammassate davanti all’ingresso del locale, nessuna transenna, nessun servizio d’ordine, nessuna fila, solo un’orda di gente stipata in quella piazzetta”. La ragazza racconta che impiegano circa un’ora  per arrivare quasi davanti all’ingresso tra spintoni e urla di rabbia della gente.
“L’ingresso era un cancelletto largo un metro che veniva chiuso a tratti da due bodyguard intenti a urlare e insultare le persone che avevano pagato e avevano il diritto di entrare, mentre facevano entrare persone a caso. Nessuna lista, la “selezione” era la seguente:” Uno, due, tre, quattro, cinque, entrate!” Nessuna lista, la “selezione” era la seguente :” Uno, due, tre, quattro, cinque, entrate!” indicando gente random. Intanto io ero intenta ad evitare un signore ubriaco fradicio che insultava i salernitani con cori, spingendo e strattonando (mi è arrivato un simpatico ceffone in faccia da questo soggetto). Un altro premio nobel ha deciso di improvvisarsi Newton testando le leggi della fisica e lanciando una bottiglia di plastica mezza piena in mezzo alla folla e prendendo in testa un ragazzo”. Intanto la ragazza ed il gruppo che l’accompagnava era in fila da già due ore. Strattonata e stretta tra la folla decide di chiamare il 112. “Mi dicono di chiamare il commissariato di Cava. Chiamo, spiego la situazione e che mi sentivo soffocare, chiedo di inviare qualcuno per far sgomberare il posto, mi viene detto di allontanarmi. Dico che non ci riesco, c’è troppa gente, è pericoloso anche solo fare un passo perché si romperebbe l’equilibrio e si rischierebbe di cadere e venire schiacciati, mi viene ripetuto di allontanarmi in qualche modo. Dopo un po’ richiamo. mi viene ripetuto di allontanarmi e che avrebbero mandato una volante. Ovviamente di questa volante neanche l’ombra…..”.
“Alle 4:15 siamo riusciti ad andare via.
Onestamente non so per cosa essere più indignata, se per la delinquenza e la disorganizzazione del locale o per il totale menefreghismo delle forze dell’ordine……Non si possono aspettare i prossimi ragazzini morti per colpa della disorganizzazione degli altri prima di fare qualcosa.




Cava de’ Tirreni, ecco il programma per la Notte Bianca

La grande musica di Ron, ma anche spettacoli per i più piccoli, con la magia dello strabiliante Zio Potter  (da Italia’s Got Talent) e i divertenti giochi del Clown Lenny, la straordinaria “ConturBand e la grande parate dell’Epifania, per i più giovani, il rapper napoletano del momento “Geolier” e le band cavesi, con il sound dei “Deefback”, il pop rock femminile delle “Sheela Na Gig”, il beat partenopeo degli “Skizzekea”. Si inizia alle ore 18 sul palco allestito all’ingresso nord del centro storico, in viale Garibaldi, con il presentatore Antonio Di Martino che darà il via alla Notte Bianca, con l’effervescente show di Clown Lenny e la sua giocoleria e magia comica. Subito dopo, sullo stesso palco, Zio Potter, il mago rigorosamente abbigliato secondo i canoni di Hogwarts, la famosa scuola di Harry Potter, con numeri di micromagia e uno spettacolo di cabaret magico, ricco di oggetti, colori, apparizioni, sparizioni, trasformazioni, manipolazione.  Seguiranno le sonorità dal funky al R&B al soul dei “Deefback” e il rock delle cinque ragazze “Sheele Na Gig”. Lungo il centro storico porticato, invece, partiranno alle ore 18.30 le spettacolari esibizioni dell’allegra brigata della Compagnia degli Sbuffi con la “Epiphany Parade”, trampolieri, befane giganti, pupazzoni e caramelle per i bambini, che da viale Garibaldi arriverà in piazza San Francesco, mentre da piazza San Francesco partirà la spettacolare musica in movimento della “Conturband”, quindici musicisti che si esibiscono sullo stile delle street band americane di New Orleans. Alle ore 18.30, intanto, il grande cantautore italiano RON incontrerà i giovani nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città. Il giornalista Antonio Di Giovanni condurrà l’incontro con Rosalino Cellamare che racconterà la sua straordinaria vita, gli incontri con i più grandi artisti italiani e soprattutto con Lucio Dalla, e risponderà alle domande dei ragazzi.   Alle 21.30, i presentatori Manuela Pannullo e Alfonso Senatore sul palco centrale di piazza Vittorio Emanuele III, accenderanno la Notte Bianca con i saluti del Sindaco Vincenzo Servalli e il Concerto di RON che inizierà alle 22.00. Alle 00.30 di lunedì 6 gennaio, aprirà il giorno della befana il rapper napoletano del momento, Emanuele Palumbo, in arte “Geolier”, uno dei nomi più importanti dell’attuale scena rap napoletana. Classe 2000, divenuto famoso nel 2018 grazie al successo di P Secondigliano, brano divenuto virale sul web, è letteralmente esploso nel 2019 con la pubblicazione l’11 ottobre del suo album di esordio, Emanuele. Alle 1.20 salirà sul palco la seguitissima band cavese degli Skizzechea che con il travolgente frontman Tony Musante ed il beat napoletano faranno continuare a ballare gli irriducibili della notte.




Affetto da Adhd, la disperazione di mamma Antonella: “Abbandonati da tutti”

di Erika Noschese

«Mio figlio abbandonato dalla scuola e dalle istituzioni».  A lanciare l’appello Antonella L., mamma di un bambino di 14 anni – di Cava de’ Tirreni – affetto da disturbo Adhd aggressivo. Si tratta di un disturbo da deficit di attenzione e iperattività. La famiglia, come già anticipato, vive a Cava de’ Tirreni dopo un trasferimento a Genova, per questioni lavorative, dove si è vista sottrarre il figlio dagli assistenti sociali per essere affidato alle cure di una struttura specializzata. «Mio figlio, come tutti i bambini, affetti dalla sindrome di Adhd, é iperattivo, ansioso ed ha bisogno dell’assistenza costante di un educatore, nonché di uno psicologo che lo segua anche nel doposcuola», ha spiegato ancora la mamma, Oss di professione, specializzata in psichiatria e disabilita e per motivi di lavoro, costretta – per l’appunto – a trasferirmi a Genova «e a portare ovviamente anche i miei figli, allora il mio bimbo con adh frequentava la scuola primaria». Il calvario del 14enne inizia nel 2016, con la frequentazione della quinta elementare. «Mio figlio fu costretto a cambiare istituto scolastico, poichè discriminato dagli altri ragazzini, dai professori e dal preside della scuola di Genova, in quanto ritenuto violento ed un “piccolo boss” del sud – racconta la mamma – Viene segnalato dai dirigenti scolastici alle assistenti sociali che iniziano un percorso con noi». La situazione del figlio di Antonella degenera, quando le assistenti sociali decidono di togliergli l’educatore, una figura di riferimento per lui. Da quel momento diventa più agitato e più violento, tanto che viene mandato in una comunità dove c’erano ragazzi più grandi con disturbi e dipendenze che non avevano nulla a che fare con
il disturbo dell’adolescente. «A me mi venne revocato l’affido, non solo nei confronti del bambino con Adhd ma anche nei confronti dell’altro mio figlio più piccolo – spiega ancora Antonella – Disperata nel vedere mio figlio peggiorato nei suoi comportamenti in quella comunità, per altro quotidianamente sedato, decido di attivarmi, al fine di cercare una struttura idonea nella quale esso possa essere curato in maniera adeguata alla sua sindrome». Ed è così che torna al sud ed individua una struttura che si trova a Nola. Dopo tante battaglie, portate avanti dalla donna, il figlio esce dalla comunità. La famiglia però da un anno attende, invano, un percorso per il figlio: a maggio gli è stato disposto dalla neuropsichiatra di entrare nella struttura a Nola ma ad oggi nulla è cambiato. «Ancora una volta invano attendiamo di essere chiamati per farlo curare perché l’Asl di riferimento, quella di Nola si rifiuta di dare il nullaosta. Nel frattempo, io ho perso il lavoro e mio figlio non frequenta più la scuola, poiché gli é stata rifiutata l’iscrizione da parte di un istituto scolastico di Cava,trascorrendo le sue giornate, girovagando per strada», racconta ancora la donna che si è rivolta al presidente Pignalberi, chiedendogli di sollecitare le istituzioni, nonché l’Asl di Nola, a prendersi cura del giovane, abbandonato a se stesso dalle assistenti sociali, dalla scuola e dalle istituzioni. «Questa struttura è idonea per il suo disturbo ma, inconcepibilmente, l’Asl di Nola non dà il nulla osta. Non si sa quale sia la motivazione. È vergognoso lasciare così un ragazzino, senza un percorso, senza scuola e io come mamma sentirmi dire che se accade qualcosa la responsabilità è mia». Mamma Antonella lancia così un appello alle istituzioni: «Fate qualcosa per mio figlio,perché la situazione sta degenerando, mio figlio si sente totalmente escluso ed emarginato». La mamma è estremamente preoccupata in quanto «si sentono troppe “brutte vicende” legate ai ragazzi – ha detto – Solo dopo che accadono “le tragedie” poi si vuol far finta di intervenire? Da mamma è straziante vivere con l’angoscia che possa accadere qualcosa». Da qui poi l’attacco al governo centrale e regionale: «invece di sperperare soldi pubblici per arricchire le comunità e le case famiglia, li utilizzassero per dare sostegno alle famiglie e non per distruggerle. E possibilmente sostengano prima le famiglie italiane e poi quelle degli immigrati, perché essere secondi in casa propria non se ne può più. Ma soprattutto anche la scuola non deve abbandonare questi alunni, seppure difficili, ma deve essere vicina alle famiglie, avendo insegnanti di sostegno che giustifichino lo stipendio che prendono per dare una mano alle famiglie».




Laura Milite, l’infermiera che ora insegna l’arte del cucito – Una passione che l’accompagna fin da bambina riesplosa in un particolare periodo della sua vita

di Rosario De Sio

Laura Milite donna, compagna e madre, laureata in infermieristica, a suo tempo, decide di abbandonare il posto sicuro per mettersi in gioco e seguire la sua passione, il suo sogno quella della sartoria. Oggi Laura, di Nocera Superiore è una sarta affermata che insegna in una scuola di moda a Cava de Tirreni dove ogni giorno trasmette alle giovani allieve la passione per il cucito e lavora privatamente realizzando abiti su commissione per privati, compagnie teatrali e ballerine di tango. A distanza di anni racconta gli inizi di quel percorso. «Questa è una passione che ho sempre avuto da quando ne ho memoria. Da piccola creavo inventavo abiti con foglie, con vecchi giornali e con quello che avevo a disposizione – racconta Laura Milite scavando nei ricordi- Ricordo che raccoglievo i tulle ovunque e confezionavo abiti o alle volte scialli o piccoli foular. Creavo vestiti con ciò che trovavo, ogni materiale che avevo a disposizione era buono per me. Oggi le cose sono cambiate, alla mia età circa cinquant’anni fa non c’erano molti canali cui accedere per trarre ispirazione e creare. Non esisteva internet, non c’erano i tutorial su youtube o i videocorsi. Stava tutto alle tue capacità alla tua fantasia creare e poi essere brava a dar forma concreta e materiale a quell’idea». Laura ricorda come da piccola abbia cercato in tutti i modi di perfezionare quello che, inizialmente, riteneva essere solo un passatempo: «Ero molto curiosa e avevo una zia sarta che andavo a trovare molto spesso. Ricordo che ogni scusa era buona per andarla a trovare e imparare un po’ della sua arte. Si apprende molto stando a guardare lavorare le vecchie signore, quelle di una volta, che con l’ago e lo spago e un po’ di stoffa realizzano cose bellissime». Volevo diventare medico ma la mia famiglia non aveva quelle possibilità ciononostante non mi sono arresa e ho intrapreso la carriera d’infermiera – racconta Laura – ho fatto la scuola professionale con l’idea fissa in testa di fare l’infermiera». Una professione stabile dunque conquistata con tanta fatica ma come si dice, la vita ti mette sempre alla prova e ti costringe a metterti in gioco continuamente: «Ho avuto il mio primo figlio a vent’anni. Dopo circa otto, nove mesi ho scoperto che il bambino era affetto da epilessia. Quando si sono manifestate le prime crisi è iniziato per me un calvario» racconta Laura ripensando a quei momenti bui. «Sono una persona molto forte e decisa ma devo ammettere che non è stato facile accettare questa cosa. È stato davvero un periodo molto difficile avevo 20 anni e gestire questa situazione è stata dura per me. Abbiamo girato molti ospedali, sei mesi a Siena poi Bologna, Napoli, Roma e molte cliniche perché l’epilessia non si combatte facilmente». È in quel periodo che ho sviluppato una forte avversione per gli ospedali racconta Laura sottolineando l’importanza che in quel momento ha rappresentato il cucito per lei. «La mia passione è stata quasi una distrazione per me, un’ancora alla quale aggrapparsi per dimenticare tutto il resto, un modo per evadere da quella situazione. in un certo senso mi ha salvato aiutandomi a mantenere i nervi saldi e a non impazzire». È proprio nella sofferenza però che Laura ha avuto l’idea, l’intuizione di trasformare quest’hobby in un lavoro: “ Avevo sviluppato un vero e proprio astio per gli ospedali, non ne volevo sapere più di medici, infermieri e ospedali. Ritornare a lavorare li sarebbe stato impossibile per me la sola idea mi dava la nausea. Così mi sono detta ma perché non puntare tutto su quello che mi piace fare? Mi sono detta ma se questa è la mia passione perché non la trasformo nel lavoro della mia vita”. “Ho iniziato alla scuola di moda di Napoli e poi ho terminato gli studi a Roma adesso insegno sartoria e modellistica in una scuola di moda a Cava e in più lavoro per me stessa. Sono davvero felice della scelta che ho fatto e della carriera che ho intrapreso, li ho imparato un metodo, ho capito come creare i modelli e come realizzarli al meglio senza altro dispendio di energie. Il lavoro di certo non manca e ho una clientela che si affida a me per confezionare abiti particolari o semplicemente per riparare e rinnovare vecchi capi d’abbigliamento – aggiunge – Laura. Riportare in vita vecchi abiti è una grande soddisfazione perché questi rinascono ed è come se per me acquisissero una seconda vita”. Laura però non si è di certo fermata qui, un’altra grande passione che ha sempre coltivato è quella per il teatro: «Da piccolina costringevo tutte le mie amiche e i miei cuginetti a prendere parte alle mie recite, improvvisavo alle volte o prendevo spunto dai classici, ci divertivamo un sacco a recitare. Negli anni ho avuto la possibilità di lavorare con alcune compagnie teatrali non solo campane ma anche romane. Ho realizzato e confezionato abiti che poi sono stati portati in giro per l’Italia e questa per me è una grande soddisfazione». Uno degli spettacoli che ha contribuito a realizzare con i suoi costumi è il Giocatore di Dostoevskij messo in scena dal maestro Gabriele Russo. «E’ stato uno dei momenti più belli che abbia vissuto fin’ora, poter realizzare gli abiti per un opera importante come quella di Dostoevskij è stata davvero un emozione unica. Lo spettacolo è stato rappresentato al Bellini di Napoli circa due anni fa ma la compagnia ha girato tutta l’Italia con i miei abiti e per me significa molto. L’abito che ho creato ha contribuito in qualche modo a dare spessore e unicità al personaggio e io sono felice nel mio piccolo di aver contribuito a questa creazione”. Oltre ad abiti per il teatro Laura confezione anche abiti da tango. «Il tango è da sempre una mia passione e anche qui ho cercato di dare il mio contributo realizzando alcuni capi particolari. Molti sono stati indossati da ballerine anche a livello internazionale soprattutto argentine». Laura non pubblicizza i suoi capi, non si serve dei social come si fa oggi, gli ordini arrivano grazie al vecchio sistema del passa parola. «Non mi faccio pubblicità sui social sono negata per l’informatica e non mi piace stare ore davanti al pc o ad un tablet, se un prodotto e buono si vende da solo. Questo è un lavoro che richiede molta passione e a discapito di ciò che si crede è molto sacrificato. Quello della sarta è un lavoro duro che comporta sacrificio, impegno e dedizione. È un lavoro che ti assorbe completamente, è fatto di piccole cose, di cura di attenzione al dettaglio, non si può avere fretta di fare, bisogna essere concentrati». A tal proposito l’artigiana sottolinea proprio come un errore comune fatto dalle giovani ragazze che studiano moda e sartoria sia proprio quello di voler ottenere risultati immediati senza sacrificio: «Non bisogna lasciarsi prendere dall’ansia di arrivare al successo. Il lavoro richiede tempo per essere metabolizzato per poter raggiungere poi alti livelli. Quando abbiamo realizzato gli abiti per il Bellini, siamo stati in uno scantinato con la polvere, lo spazio era poco e le ore di lavoro molte ma nonostante tutto abbiamo continuato. Quello della sarta è un lavoro bellissimo che mi da la possibilità di perseguire le mie due grandi passioni creare e rappresentare».




Cava. Estorsione e usura: il clan Zullo a processo

Estorsione e usura, clan Zullo a giudizio. Quasi tutti gli imputati compariranno il prossimo 31 maggio dinanzi ai giudici del Tribunale di Nocera Inferiore, Solo alcuni hanno scelto il rito abbreviato che sarà discusso il prossimo 31 maggio. Le ordinanze a carico del gruppo furono emesse nello scorso mese di settembre. Il provvedimento giunse a conclusione di una lunga e complessa attività investigativa iniziata nel novembre 2015, nell’ambito della quale erano stati già emesse misure cautelari personali. In particolare: il 29 maggio 2017 erano stati arrestati per i delitti usura ed estorsione aggravati dal metodo mafioso Zullo Dante, Porpora Vincenzo e Zullo Vincenzo (nella foto) ; lo scorso giugno furono sottoposti alla misura della custodia in carcere dieci persone per il delitto di associazione finalizzata alla vendita e cessione di sostanze stupefacenti. E’ stata, infatti, ricostruita la struttura e l’operatività di una associazione di stampo camorristico, facente capo a Zullo Dante. In estrema sintesi questo gruppo criminale, composto complessivamente da undici persone, si avvaleva della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere plurimi delitti di usura aggravata, abusiva attività finanziaria, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di valori, violenza personale, nonché per conseguire il controllo ed in modo indiretto la gestione di attività economiche. L’operazione portata a termine evidenziò l’esistenza di tre gruppi criminali. Numerosissime furono le perquisizioni poste in atto. Un secondo gruppo, composto da ulteriori cinque persone, era abitualmente dedito alla commissione dei delitti di usura aggravata e di estorsione, talora con ricorso al metodo mafioso. Un terzo gruppo , con la partecipazione di ulteriori undici persone, aveva la finalità di gestire una vasta piazza di spaccio sul territorio di Cava de’ Tirreni. Fra i numerosi indagati non attinti dai provvedimenti cautelari si evidenzia un elevato numero di persone che rispondono dei delitti di false dichiarazioni al pubblico ministero e di favoreggiamento personale, a riprova della forza intimidatrice esercitata dai componenti delle tre associazioni.




Cava. Condannata “lady cocaina”, la “sorpresa” in Tribunale

Gestiva, assieme al figlio la piazza di spaccio nella frazione Santa Lucia di cava de Tirreni. il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno ha condannato a 20 anni di reclusione la lady cocaina metelliana, Lucia Zullo, la stessa pena è stata inflitta a Vincenzo Zullo. Vincenzo Porpora è stato condannato invece a 14 anni e 8 mesi. il Gup ha inflitto 8 anni a Mario Avagliano (figlio di Lucia), 1 anno a carmine Baldi, 3 anni Roberto Benincasa 6 anni e 8 mesi a Angelo Della valle, 4 anni e 4 mesi a Alfredo Lambiase e Daniele Medolla, 7 anni a carmine Medolla, 7 anni e 4 mesi a Giovanni Ragosta,2 anni e 7 mesi a Lucia Trezza. Assolti dalle accuse: Dante Zullo, Giovanni Casale, Alessandro Marciano e Michele Memoli. Tutti gli altri imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito dell’abbreviato. Lady cocaina si era messa in proprio a seguito della cissione da vincenzo Zullo e vincenzo Porpora. a mettere la parola fine allo spaccio furono i carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinati dalla Dda di Salerno. Secondo le ricostruzioni operate dalla Procura Lucia Zullo era a capo dell’organizzazione provvedendo
anche a curare in prima persona la vendita dello stupefacente, Vincenzo Zullo, Mario Avagliano e vincenzo Porpora erano le persone di fiducia di
Lucia Zullo e si incaricavano del procacciamento e acquisto dello stupefacente. Poi vi erano una serie di spacciatori che avevano anche il compito
di occuparsi della sorveglianza della “piazza di spaccio” segnalando la presenza delle forze dell’ordine . Questi avevano anche il compito di procacciare i potenziali acquirenti. Lucia Zullo è un personaggio noto alle forze dell’ordine oltre ad essere la sorella di Dante Zullo (attualmente detenuto), un tempo affiliato al clan Bisogno operante sul territorio di cava de’ Tirreni: nel 2001 fu coinvolta nell’operazione “Bolívar”, unitamente ad altri soggetti.




Aggredito un tifoso granata

Pina Ferro

Ha rischiato il pestaggio solo perchè tifoso della Salernitana. E’ accaduto domenica sera a Cava de’Tirreni. Protagonisi della deplorevole vicenda il sessantenne A.D.A. e tre giovani residenti nella cittadina metelliana. Ad evitare che il sessantenne venisse aggredito e malmenato con calci e pugni è stato un esercente che accortosi di quanto stava accadendo non ha esitato ad alzare la voce. A.D.A., domenica sera, indossando una tuta che recava i colori della Salernitana, parzialmente coperta da un giubbino, era sceso in strada in cerca di un tabacchi aperto. Il fatto è accaduto dinanzi alla stazione ferroviaria. Qui l’uomo è stato avvicinato e circondato da tre giovani che hanno cominciato a spintonarlo e, ad apostrofato con termini offensivi. Poi ad un tratto i tre hanno affermato “mó sta puzz e pesce piglia un paio di schiaffi” . Pronunciata la frase i tre si sono avvicinati senpre di più al sessantenne che vedendosi accerchiato ha potuto fare ben poco per difendersi. Vista la situazione di minoranza numerica e di forza era convinto che le avrebbe prese. Fortuna ha voluto che il tabaccaio dall’interno del suo esercizio abbia visto l’intera scena. Percependo il pericolo che stava vivendo il sessantenne non ha esitato ad intervenire, così ha cominciato ad urlare contro i tre malintenzionati. Le grida del commerciante hanno messo in fuga i tre energumeni. Il sessantenne non appena si è visto libero dall’”assedio” ha immediatamente raggiunto l’autovettura parcheggiata poco distante e, ad allontanarsi in gran fretta. Ma prima di andare via A.D.A. ha dovuto fare i conti con il maldestro e non riuscito tentativo di un teppista di bloccare la portiera con le mani per evitare la fuga. Resta la grande paura per il tifoso della Salernitana, molto vicino al Salerno Club 2010, e la gravità’ dell’accaduto che poteva avere conseguenze ben peggiori. Solo pochi mesi fa un altro episodio simile si verificato a Cava e sempre ai danni di un supporter del cavalluccio.




ESCLUSIVA CAVA: la maggioranza Servalli è già in Crisi

Uno degli esponenti più in vista della giunta Servalli, Enrico Polichetti, assessore con delega al Verde Pubblico, Sport, Centro Storico, Grandi Eventi, Rapporti con Enti ed Associazioni, quest’oggi durante la riunione del Centro Storico non si è presentato a causa di problemi interni alla maggioranza. L’assessore Polichetti non ha voluto ne smentire ne confermare queste voci di corridoio che sono immediatamente rimbalzate nelle mura del Palazzo di Città.

 

 

DOMANI IN ESCLUSIVA SU LE CRONACHE

Carmine Benincasa




Tentato suicidio al Comune di Cava De Tirreni da parte di una dipendente

Dramma sventato agli uffici comunali di Cava de’ Tirreni di Via Corradino Schreiber. Una dipendete comunale, un architetto, questa mattina, alle 10 e 30 circa, sembrerebbe che dopo aver avuto un diverbio verbale con uno dei suoi colleghi abbia minacciato di lanciarsi di sotto mettendo in atto il gesto. Fortunatamente, il gesto folle, forse provocato da un forte stress, è stato sventato dalla presenza del cornicione fuori la finestre dal quale sembrerebbe essersi lanciata e da due suoi colleghi che prontamente l’hanno afferrata e riportata su. La chiamata alla Polizia di Stato e al pronto soccorso è stata immediata e l’architetto è stata assistita per il chiaro stato di choc e poi sarà ascoltata per capire le ragioni di questo scatto impulsivo.

 

 

Carmine Benincasa

 




Processo Rimborsopoli Cavese: assolti e rinviati rinviati a giudizio

Cava de’ Tirreni. Termitata poco fa l’udienza preliminare, al tribunale di Nocera Inferiore, sulla rimborsopoli cavese. Assolto l’ex sindaco Gravaguolo che aveva chiesto il giudizio abbreviato. Non luogo a procedere per 15 imputati, rinvio a giduizio per gli altri
comune cava