Torna in libertà Nicola Cosentino

L’ex sottosegretario all’Economia ed ex deputato del Pdl Nicola Cosentino, è tornato in libertà.
 Il politico originario di Casal di Principe, e secondo l’impianto accusatorio legato ad alcuni esponenti delle famiglie camorristiche dei casalesi, si era costituito, il 15 marzo scorso, allo scadere del mandato parlamentare, nel carcere di Secondigliano. Poi, quattro mesi più tardi, il 26 luglio, aveva ottenuto gli arresti domiciliari, prima in una residenza di Isernia, poi nella sua abitazione di Caserta. E’ la stessa palazzina a due piani, con ampio studio, salone e piccolo giardino dove, poco fa, Cosentino ha festeggiato la notizia insieme con sua moglie e i suoi due figli. 

A decidere la scarcerazione è stato il collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Orazio Rossi, davanti al quale pende uno dei processi che tuttora vedono Cosentino imputato: è il dibattimento scaturito dall’inchiesta “Il principe e la ballerina”, che verte su presunti accordi e su un’ipotesi di riciclaggio per la realizzazione di un centro commerciale, “Il Principe”.




Soprintendenza: «Appalti pilotati dai casalesi»

di Viviana De Vita Collusioni, alleanze e legami pericolosi tra politi, imprenditori ed esponenti della malavita. Sono le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia dell’area casertana, ex affiliati al clan dei Casalesi, a fare luce sui nuovi scenari creatisi a Salerno e provincia dove la criminalità ha ormai fatto il salto di qualità puntando direttamente alla gestione del lucroso affare degli appalti pubblici. E’ Luigi Tartarone, ex affiliato al gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi a parlare, nell’interrogatorio reso lo scorso luglio, davanti ai sostituti procuratori Rosa Volpe e Rocco Alfano, di una serie di collusioni tra esponenti della camorra casertana e funzionari della Soprintendenza di Salerno. «Molti anni fa, all’inizio degli anni 90 – spiega il collaboratore – c’era un’impresa di Casal di Principe, di Elio Scalzone, che oggi non fa più l’imprenditore, che “comprava” i lavori a Salerno, affidati dalle “Belle Arti”. Mi riferisco a lavori che venivano dati in appalto dalla Soprintendenza ai beni culturali di Salerno. Le gare in questione venivano predisposte in maniera tale che ad esse potevano partecipare solo poche imprese, munite della particolare iscrizione per determinate categorie di lavori e, tra esse, quella di Scalzone. So che queste imprese si accordavano tra loro in maniera che la gara potesse essere aggiudicata ad un’impresa predeterminata. Tutto questo avveniva con la compiacenza dei funzionari della Soprintendenza, in particolare di un geometra al quale ricordo che portammo anche una somma di danaro. Il lavoro specifico venne eseguito a Conza della Campania, paese semidistrutto dal terremoto. Nel corso della ricostruzione, era emersa dagli scavi una sorta di città antica e di qui l’intervento della Soprintendenza che, ora che ricordo, riguardava Salerno ed Avellino. Questi fatti, se non erro, risalgono al 1995. Aggiungo anche che Sandokan, ossia Francesco Schiavone, era un socio occulto nell’impresa Scalzone». Di lavori nella zona di Salerno appaltati dai Casalesi, ne parla anche il collaboratore di giustizia Salvatore Venosa, ex affiliato ai gruppi dei Casalesi di Antonio Iovine e Michele Zagaria. «Relativamente a lavori nella zona di Salerno – spiega il pentito ai sostituti Volpe e Alfano – ricordo che nel 2011 avemmo dei contatti con tali Raffaele e Renato per la realizzazione di lavori edili per conto di un Consorzio. Non se ne fece più niente perché, a fronte di un possibile finanziamento di un milione di euro che Renato si era dichiarato in grado di farci ottenere tramite sue amicizie in ambienti bancari, c’era da anticipare 400/500mila euro per la realizzazione di un primo lotto di lavori. Di questo Renato conosco solo il nome; so che è grassottello e che ha circa 60 anni. Il finanziamento di un milione di euro doveva avvenire grazie alle aderenze che aveva Raffaele presso le banche, in maniera da garantire anche il consorzio». Venosa svela poi altri interessi dei casalesi nel comprensorio salernitano. E’ l’affare dei rifiuti a rappresentare una manna scesa dal cielo per il clan. «So che in passato Michele Zagaria – spiega Venosa – nella zona di Battipaglia era in contatto con Aniello Serino. Nel 2008 ci fu una discussione tra Antonio Iovine e Michele Zagaria per la gestione – con imprese loro collegate, dei rifiuti della zona di Battipaglia o, comunque, del salernitano». E, sempre degli interessi del clan nella zona di Battipaglia, ne parla il pentito Raffaele Maiello, ex affiliato del gruppo Schiavone. «Al Comune di Battipaglia – spiega il collaboratore – comandano i “casalesi” che si sono infiltrati presso questo Comune. Luigi D’Ambrosio, mio amico ed attuale collaboratore di giustizia, mi ha infatti detto che lui aveva fatto insieme a Dante Apicella, dei lavori di scavo a Battipaglia relativi ad un appalto che si erano aggiudicati. Io chiesi come era finita a Battipaglia, e lui mi rispose che Schiavone comandava da tutte le parti». Ma i tentacoli dei casalesi sembrano non risparmiare nessun comune del comprensorio salernitano. A rivelare nuovi retroscena è sempre il pentito Maiello che svela gli interessi del clan nell’agro nocerino sarnese. «Più affiliati – spiega il collaboratore – nel 2010 e nel 2011, hanno fatto riferimento a rapporti del clan con il Comune di Pagani ed, in particolare, con il sindaco di tale Comune. Gli affiliati che hanno parlato di tali rapporti sono Mario Iavarazzo, all’epoca reggente del clan Schiavone, e Mirko Ponticelli. Ricordo che i due fecero riferimento ad un appuntamento con il sindaco di Pagani; so che l’appuntamento ebbe luogo ma non so l’esito». Gli interessi con il Comune di Nocera erano gestiti, invece, secondo le dichiarazioni del pentito, dal boss dei casalesi Sebastiano Panaro il quale – spiega Maiello – intendeva vedersi con il sindaco di Nocera. L’appuntamento doveva avvenire presso lo stadio di Casal di Principe.




“Riunione all’Unicredit per il centro commerciale”

SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE). ”Ruppi i miei rapporti con Nicola Cosentino perche’ non mi fu vicino politicamente nel 2009 quando, in qualita’ di sindaco di Casal di Principe, lo misi al corrente dei problemi relativi all’appalto del servizio di raccolta dei rifiuti che io non volevo affidare direttamente senza che lo Stato garantisse un appoggio concreto e un continuo monitoraggio dell’attivita’ per evitare infiltrazioni camorristiche. Esternai le mie preoccupazioni qualche mese prima anche alla Commissione della Camera dei Deputati”. Lo ha detto l’ex sindaco di Casal di Principe Cipriano Cristiano sentito come teste al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito del processo il “Principe e la Scheda Ballerina” nel quale l’ex deputato del Pdl Nicola Cosentino è imputato per il reimpiego di capitali illeciti aggravati dall’articolo 7, ovvero dall’aver favorito il clan dei Casalesi in relazione alla costruzione, mai avvenuta, a Casal di Principe, del centro commerciale “Il Principe”. Anche Cristiano è imputato nel processo ”gemello” in corso a Napoli con rito abbreviato insieme ad altre 40 persone tra affiliati al clan e politici e funzionari del Comune di Casal di Principe. ”Mi battei per l’istituzione della stazione unica appaltante, ma quando fu costituita su volonta’ dell’allora ministro Maroni, il comune di Casale non fu inserito tra quelli in cui la procedura sarebbe partita”. L’ex primo cittadino (sfiduciato alla fine del 2009), rispondendo alle domande del pm della Dda napoletana Antonello Ardituro, ha poi confermato che suo cognato Nicola Di Caterino, ex dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Casale, anch’egli imputato nel processo, gli chiese verso la fine del 2006 di ”chiamare Cosentino per la vicenda del Centro Commerciale” i cui finanziamenti erano stati bloccati dall’Unicredit. Un’attivita’ di mediatore, quella di Cristiano, che secondo l’accusa culminò con l’incontro del 7 febbraio 2007 a Roma presso la sede della Banca in via Bari, come documentato da numerose telefonate intercettate tra Cristiano e Di Caterino sia il giorno prima della riunione che subito dopo. All’incontro, è emerso, parteciparono il funzionario Cristoforo Zara, suo cognato Mario Santocchio, avvocato di Scafati, lo stesso Di Caterino, Cosentino e l’ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro (indagato nel procedimento); dopo quella riunione il finanziamento da 5 milioni di euro fu sbloccato. Tutte le persone coinvolte però, compreso lo stesso Cesaro, sentito il 26 giugno scorso, hanno sempre affermato che in quella riunione si parlo’ solo di politica e non del Centro Commerciale. ‘ La prossima udienza e’ prevista venerdi’ 4 ottobre .




Cosentino ai domiciliari

SANTA MARIA CAPUA VETERE. Nicola Cosentino esce dal carcere e va ai domiciliari. L’ex coordinatore regionale del Pdl ed ex sottosegretario torna a casa propria, seppur in regime di detenzione, dopo 131 giorni trascorsi in cella. Ieri pomeriggio, intorno alle 17.45, Cosentino ha potuto lasciare il carcere di Secondigliano dove era detenuto dallo scorso 15 marzo, giorno in cui il politico decise di costituirsi. Da Napoli ha preso la strada per Venafro, paese in provincia di Isernia, dove pare abbia preso in affitto una villetta nei pressi di Sesto Campano, per scontare la propria pena domiciliare.
A decidere per la scarcerazione di Nicola Cosentino dopo oltre quattro mesi trascorsi dietro le sbarre di una cella è stato ilcollegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Giampaolo Guglielmo, davanti al quale è in corso il processo che vede imputato l’ex sottosegretario all’Economia per concorso esterno in associazione camorristica, che ha revocato la prima ordinanza d’arresto emessa nel novembre del 2009 dal gip di Napoli Raffaele Piccirillo ordinando l’immediata scarcerazione di Cosentino. L’ex coordinatore del Pdl campano andrà ai domiciliari alla luce della decisione emessa dall’altro collegio del Tribunale di Santa Maria, presieduto da Orazio Rossi, davanti al quale è in corso il processo «Il Principe e la Scheda Ballerina» in cui Cosentino è imputato per corruzione e reimpiego di capitali illeciti aggravati dall’aver favorito i Casalesi in relazione alla costruzione di un centro commerciale a Casal di Principe.
L’aver ottenuto i domiciliari è l’esito momentaneo di una lunga battaglia giudiziaria intrapresa dai legali di Cosentino ancor prima che fosse effettivamente detenuto, con le istanze di revoca delle misure cautelari presentate dai suoi legali (Stefano Montone e Agostino De Caro cui si è aggiunto in seguito Nando Letizia) ai due collegi del Tribunale di Santa Maria; istanze rigettate pochi giorni prima che si insediasse il nuovo Parlamento (il 15 marzo) e che Cosentino perdesse l’immunità.
Cosentino ha lasciato il carcere napoletano in compagnia del figlio e del fratello e senza rilasciare alcuna dichiarazione.