Scafati. Aliberti contro tutti, poi la gaffe sulla neo segretaria

Di Adriano Falanga

Pasquale Aliberti non ha mai nascosto, e non nasconde, il suo forte disappunto per le scelte della commissione straordinaria e sulla sua pagina Facebook torna a puntare l’indice. <<Benvenuti a Scafati nel paese delle meraviglie. La prima gara d’appalto, quella per il completamento del Palatenda, aggiudicata ad una impresa di Casal di Principe, non erano tutti camorristi i casertani?>>. In realtà, gara chiusa e affidamento definitivo avvenuto il 16 dicembre 2016, con Aliberti dimissionario ma ancora ufficialmente nel pieno dei sui poteri. <<La pubblica illuminazione gestita con un affidamento diretto ad una impresa di Cimitile, in attesa di un bando pubblico che non sarà definito neppure per fine anno – prosegue Aliberti – La Scafati Sviluppo che inspiegabilmente fallisce. Un componente del Cda Acse, nominato con un avviso di garanzia per corruzione e relativa richiesta di arresto. Un CdA di una partecipata in cui si omette di nominare la quota rosa prevista per legge. La nomina di una segretaria comunale con bando pubblico di cui avevamo già anticipato il nome. Declassamento del comune a categoria inferiore, ci avevano raccontato per risparmiare, invece scopriamo che senza questa operazione la nuova segretaria non avrebbe avuto i titoli per l’incarico>>. E’ un fiume in piena l’ex primo cittadino. <<L’uso cronologico improprio (?) del pagamento dei fornitori e delle indennità di carica che avvengono in modo arbitrario, tabelloni funerari che non sono stati più sostituiti come da capitolato d’appalto (il ministro non ci aveva sciolto per questo?). Rescissione della gara d’appalto per la ex Copmes perché l’impresa era in avvalimento con un’altra che forse(?), probabilmente(?) era vicino a qualche clan(?), mai formalizzato. Soldi per gli abbattimenti, nello schema di bilancio, delle opere abusive che non serviranno neppure ad abbattere quegli abusi imposti dalle ordinanze della Procura (ma il ministro non ci aveva sciolto per questo?)>>. Poi, dopo poche ore con un nuovo post l’ex sindaco “corregge il tiro”. <<Sono certo che la gara vinta da una impresa di Casal di Principe è solo una casualità, anzi il segno del destino, la dimostrazione che, per chi alimenta il sospetto per odio o invidia, una impresa casertana può capitare a chiunque, sindaco o Prefetto che sia>>. Poi sulla nomina di Candida Morgera: <<Nessuna illazione. Resta il fatto che tutti già sapevano da mesi chi fosse e che aveva lavorato con un sindaco, segretario provinciale del PD. Poco ci ha convinto la storiella del declassamento del comune, molto di più ci entusiasma sapere che la dottoressa Morgera è scafatese di adozione, avendo sposato un brillante medico di Scafati, questo al di là delle appartenenze ideologiche>>. Non risparmia polemiche Aliberti, anche all’indirizzo della sua opposizione consiliare, oggi accusata di essere silente. I commenti pubblici dell’ex primo cittadino sono tutti firmati come “Pasquale Aliberti, Libero Cittadino Scafatese (a cui non toglierete la libertà di pensiero)”.

 SANTOCCHIO: “ALIBERTI CONFONDE LA MORGERA”, è la cugina

santocchio<<L’ex primo cittadino oramai è totalmente confuso e distratto. Addirittura confonde la moglie del dottor Addeo con la nuova segretaria comunale>>. Mario Santocchio smentisce che la “scafatese” Morgera sarebbe la nuova segreteria generale del Comune: <<è solo un caso di omonimia>>. Insomma, l’ex sindaco avrebbe preso una tipica “cantonata”, e seppur paradossale, esiste a Scafati una omonima Candida Morgera, moglie del medico Raffaele Addeo e cugina della neo segretaria. <<Aliberti invece di infangare il lavoro della commissione straordinaria, bene farebbe a chiedere scusa agli scafatesi per averli trascinati in questo baratro – aggiunge l’ex consigliere di Fdi – piuttosto da parte nostra invitiamo i commissari a proseguire nella loro opera di discontinuità, attuando anche la rotazione tra quei dirigenti che hanno operato nel sistema Aliberti>>. Nel tardo pomeriggio Aliberti, capito l’errore, corregge il post e scrive “parente di”. Ma la frittata era oramai fatta.

M5S: “ALIBERTI MENTE, I FATTI LO SMENTISCONO”

Sono gli attivisti di Scafati in Movimento a prendere le “difese” della triade commissariale, replicando, documenti alla mano, alle esternazioni di Aliberti. <<La gara per il completamento del Palatenda è stata interamente espletata sotto la sua amministrazione: il 20/9/2016 il bando viene pubblicato. Il giorno 16/12/2016 viene aggiudicata la gara>>. Aliberti sarà sindaco fino al 20 dicembre. <<Errare è umano, perseverare è diabolico e lui in poche ore ha mentito spudoratamente in ben due occasioni buttando fango addosso alla Commissione che non saranno dei santi ma a cui non vanno additate false responsabilità>>. E la “seconda occasione” sarebbe la manutenzione per la pubblica illuminazione, che non sarebbe avvenuta tramite affidamento. <<Il Comune di Scafati ha effettuato una gara invitando 8 ditte, attingendone i nominativi dal MEPA – puntualizzano i grillini – La procedura era iniziata prima che arrivasse la Commissione Straordinaria, gli indirizzi sono quelli della Giunta in carica ad ottobre. Dunque nessun affidamento diretto né tantomeno fatto dalla Commissione>>. Non è una difesa d’ufficio nei riguardi della commissione, chiariscono infine gli attivisti: <<Dalla commissione ci siamo sentiti presi in giro anche noi perché sapere già chi sarebbe stato il nuovo segretario prima della selezione è uno smacco a chi crede che i soliti e vecchi sistemi siano ancora in uso a Scafati>>.

RINALDI, Pd: “Siamo al paradosso”

2-rinaldi<<Siamo oramai al paradosso. Qualunque decisione adotti la commissione, incontra il dissenso dell’ex sindaco e di qualche sodale superstite, riciclatisi oramai nel ruolo di duri oppositori dello Stato, quello Stato che ha dovuto sostituirsi alla politica perché nella “nostra città” la “loro Amministrazione” è stata sciolta per camorra>>. Così la segretaria del Pd scafatese, Margherita Rinaldi. <<E così colpa dei commissari se la città è sporca, se alcune zone rimangono al buio e senza illuminazione, se c’è un traffico che la paralizza, se i servizi sono inefficienti, se i milioni di debiti da loro accumulati in otto anni di governo impongono inevitabili tagli alle spese. Pare quasi che Pasquale Aliberti, in perenne campagna elettorale, si senta in competizione anche con i commissari vedendoli come avversari – aggiunge la Rinaldi – Ora il registro è cambiato, se ne faccia una ragione. Torni davvero ad essere un comune cittadino quale dice di essere>>




Scafati. Pressing dell’antimafia. Lasciano la super dirigente Camera e Casciello della Stu

Di Adriano Falanga

Giornata di fuoco ieri a Palazzo Mayer, tra indagini e dimisisoni: quella della dirigente indagata Maria Gabriella Camera e del componente del collegio sindacale della Stu dottor Catello Casciello. Gli uomini dell’antimafia hanno acquisito una corposa documentazione presso gli uffici dedicati al settore Piu Europa e in quelli della Scafati Sviluppo, la partecipata che porta avanti il progetto di riqualificazione industriale dell’area Ex Copmes. Su entrambi un solo nome, quello dell’architetto Maria Gabriella Camera, dirigente d’area del Piu Europa e Rup del progetto Ex Copmes. La Camera è finita sul registro degli indagati pochi giorni fa, riguardo l’indagine portata avanti dal Pm della Procura Antimafia Vincenzo Montemurro, che vede già coinvolti anche il primo cittadino Pasquale Aliberti, la moglie consigliera regionale Monica Paolino, il fratello Nello Maurizio, la segretaria comunale Immacolata Di Saia, lo staffista Giovanni Cozzolino, l’ex vice presidente Acse Ciro Petrucci, l’ex consigliere provinciale e comunale Raffaele Lupo e l’attuale consigliere di maggioranza Roberto Barchiesi, l’accusa è, avario titolo, corruzione, concussione, abuso d’ufficio, voto di scambio politico mafioso. Nel pomeriggio forti indiscrezioni davano per certe le dimissioni della Camera, non ancora smentite. Gli uomini coordinati da Montemurro e guidati dal Capitano Fausto Iannaccone hanno lasciato la casa comunale solo nel tardo pomeriggio, ascoltata anche la responsabile legale della Stu, l’avvocato Laura Semplice, mentre in mattinata a protocollare le sue dimissioni era stato Catello Casciello, componente del collegio sindacale. Si indaga sul giro di fondi e appalti che lega tra loro la Ex Copmes con il Piu Europa, entrambi coordinati dall’architetto Camera, dirigente a tempo determinato, di nomina sindacale. Oltre 40 milioni di fondi europei per il Piu Europa e 18 milioni relativi al primo lotto del progetto Ex Copmes. Gli ultimi sviluppi sono stati determinati dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto e dopo le audizioni di diversi funzionari comunali. Un “cerchio” di lavori pubblici gestiti in quell’ufficio considerato blindato, dove aveva accesso solo il primo cittadino e pochi fidati collaboratori. Ennesima pesante tegola in testa alla Stu, già in difficoltà con il completamento dei lavori nell’area che fu della Alcatel Cavi. Da due mesi la staffetta al vertice, al dimissionario Antonio Mariniello è succeduto Alfonso Di Massa, sulla poltrona di presidente. E tra pochi giorni arriverà il “verdetto” che la commissione d’accesso ha presentato al Prefetto Malfi dopo sei mesi dall’insediamento. Tutto sembra già scritto e lascia presagire una probabile nuova brutta pagina per la politica e le istituzioni scafatesi: lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche.




Scafati. La Ludoteca alla coop. Eco dell’ex assessore di Torre Del Greco. Si dimise per problemi giudiziari del marito

Di Adriano Falanga

Sarà la cooperativa sociale onlus “Eco” a organizzare e gestire la ludoteca voluta dall’amministrazione di Pasquale Aliberti nell’ambito del progetto “Ludoteca per la Prima Infanzia”. La Eco è stata scelta tramite affidamento diretto dalla dottoressa Maddalena Di Somma, con determina dirigenziale del settore Piano di Zona, da lei coordinato, e di cui il Comune di Scafati è capofila. “Per il servizio in oggetto non è attiva nessuna convenzione Consip ne lo stesso è presente in Mepa – si legge sul documento – e che l’importo complessivo stimato per 8 mesi è inferiore ai 40 mila euro, è stata inoltrata richiesta di disponibilità ad avviare la gestione del servizio per 8 mesi alla Eco onlus, che ha sede a Scafati. Cooperativa che ha già svolto nel comune di Scafati attività per minori”. Disponibilità accordata e servizio affidato per 8 mesi a 37 mila euro oltre iva. La Società cooperativa Eco risulta essere operativa nei servizi sociali in molti altri comuni, tra cui Portici, e nonostante abbia sede legale a Scafati, il consiglio di amministrazione è presieduto dalla dottoressa Sofia Flauto, domiciliata ad Aversa.

Sofia Flauto è un nome nuovo a Scafati, ma molto noto nel comune di Torre del Greco dove ha ricoperto ruolo di assessore alle Politiche Sociali dal 2010 al 2012 nella giunta di centrodestra del sindaco Ciro Borriello. Un incarico da cui si dimise a seguito dell’arresto del marito Luigi Lagravanese (fine 2011) indagato per associazione camorristica nell’ambito dell’inchiesta che portò al fermo di 73 persone ritenute affiliate o contigue al clan dei Casalesi. Il nome di Sofia Flauto compare alla pagina 325 dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Egle Pilla del tribunale di Napoli. L’ex assessore alle politiche sociali non risultò indagata, ma venne citata come moglie di Luigi Lagravanese e in qualità di rappresentante della società cooperativa onlus «Arkimedia» con sede nella città di Aversa esercente l’attività di assistenza sociale: una società cooperativa che, secondo le risultanze investigative, avrebbe erogato contributi alla moglie di un pezzo da Novanta del clan dei Casalesi. Accuse finite in un nulla di fatto tanto che la dottoressa Flauto nel marzo di quest’anno è ritornata al Comune di Torre del Greco con un incarico (a costo zero) proprio sulle politiche sociali. Una nomina che ha suscitato le indignazioni della minoranza che ha sollevato il conflitto di interesse, vista l’attività professionale dell’interessata.




Scafati. Revocato l’incarico all’architetto del clan. Le spiegazioni della dirigente

Di Adriano Falanga

Arriva puntuale la revoca dell’incarico di direttore dei lavori all’architetto Carmine Domenico Nocera. Lo comunica l’architetto Gabriella Camera (in foto) Responsabile Unico del Procedimento dei lavori di via Santa Maria la Carità. La professionista in forza al comune di Scafati, rispondendo alle richieste delle opposizioni, spiega anche come arrivò alla scelta del professionista che avrebbe progettato il bunker di Michele Zagaria, servito per la sua latitanza. “La procedura di selezione, per l’affidamento di un incarico di direzione lavori in via S. M. la Carità di circa 7000 euro eseguito dalla ditta Gallo di Angri, è avvenuta mediante comparazione di dieci curriculum sorteggiati nell’ambito della short list nella quale chiunque poteva iscriversi. L’architetto Nocera, all’epoca, da curriculum presentava notevoli esperienze in termini di direzione e progettazione lavori”.

Nello specifico il curriculum dell’architetto fino al 2012 presentava funzioni apicali nell’ambito della P.A. dei Comuni di Cerro al Volturno (Is) e Amalfi, oltre ad avere molteplici incarichi di progettazione preliminare, definitiva, esecutiva e direzione lavori in comuni quali Gaeta, Pompei, Roma, Foggia, Torino, finanche il Ministero della Difesa, relativamente all’aeroporto militare di Gioia del Colle. Ancora, risultava essere coordinatore della sicurezza presso diversi altri Comuni italiani, tra cui l’ospedale Civile di Caserta. “Tanti sono i professionisti che possono avere a che fare con un Ente complesso come il Comune di Scafati – continua l’architetto Camera – Restiamo basiti per la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il professionista, dal canto nostro avevamo svolto la procedura nei termini di legge. Dopo questi fatti si è proceduto alla revoca dall’incarico e ad effettuare ogni accertamento al fine di verificare la correttezza dello svolgimento dei lavori assegnati” la conclusione.

 




Scafati. Caso Nocera. “Dimissioni e commissione d’accesso”

Di Adriano Falanga

Riflettori di nuovo accesi su palazzo Mayer, e dopo il “caso Guadagno” scoppia il “caso Nocera”. Una nuova nomina di collaboratori esterni finita tra le polemiche. Questa volta non è una nomina sindacale di un dirigente di settore, ma la nomina di un direttore dei lavori di uno dei tanti cantieri pubblici aperti in città. Carmine Domenico Nocera è il professionista, finito in manette, che secondo l’Antimafia avrebbe progettato il nascondiglio utilizzato dal boss dei casalesi Michele Zagaria durante la sua latitanza. Nocera è stato voluto dal Rup Maria Gabriella Camera quale direttrore dei lavori dell’appalto che vede il rifacimento dei marciapiedi di via Santa Maria La Carità. Un professionista già consigliere comunale al comune di Casapesenna e su di lui una richiesta di rinvio a giudizio per presunti favori in relazione ad una concessione edilizia rilasciata a Giovanni Nobis, fratello del più noto Salvatore, ras di primo piano del gruppo dell’ex primula rossa Michele Zagaria. Casapesenna, lo stesso comune in cui è stata segretaria comunale Immacolata di Saia, che ricopre oggi lo stesso incarico al comune di Scafati, e sotto indagine dalla Dia per le note vicende che hanno coinvolto il sindaco Pasquale Aliberti con la moglie Monica Paolino e il fratello Nello, assieme ad alcuni loro collaboratori. “Ci chiediamo come mai con tanti tecnici scafatesi si e’ scelto un tecnico di Casapesenna e chi ha voluto tale nomina e perché la variante in aumento” Le domande di Mario Santocchio. “Riteniamo che il Sindaco deve dare un segnale di discontinuità che noi chiediamo da tempo: revoca immediata dei dirigenti che subiscono la sua soggezione: Gabriella Camera, Giuseppe Faiella, Andrea Matrone e la segretaria Di Saia – continua il consigliere di Fdi- Bisogna investire i dipendenti tutelati dal rapporto di pubblico impiego a tempo determinato”. Secondo Santocchio l’essere assunti a “scadenza” e con rinnovo di esclusiva competenza sindacale, porterebbe i dirigenti comunali in uno stato forzoso di soggezione psicologica.

Secondo Scafati in Movimento invece, è molto strano la sua indicazione a direttori dei lavori, nonostante fossero già pubblici i suoi problemi giudiziari. “Un personaggio con un curriculum assai ricco e prestigioso che ora gestisce anche gli appalti in settori strategici come le strade e l’illuminazione – spiegano gli attivisti – che non possiamo non ricondurre alle recenti inchieste della Dda che hanno portato ad una serie di avvisi di garanzia  lo scorso 18 settembre al sindaco Pasquale Aliberti, al fratello Nello Aliberti, allo staffista Giovanni Cozzolino e alla segretaria comunale Immacolata di Saia. E proprio la segretaria caso vuole, che fosse  già segretaria comunale del comune di Casapesenna dove lo stesso architetto Nocera fu rinviato a giudizio per un’altra vicenda di lottizzazione e abuso d’ufficio. Tasselli che se uniti tra loro formano un mosaico assai allarmante per il comune di Scafati”. Da qui la dura presa di posizione: “chiediamo le dimissioni immediate del sindaco e della segretaria comunale e chiederemo inoltre la costituzione di una commissione di accesso agli atti da inviare al Prefetto tramite i nostri portavoce del Movimento 5 Stelle. È giunto il momento di chiarire una volta per tutte questi fatti loschi per restituire finalmente dignità a questa città che non merita di essere vilipesa in questo modo”.




“Scafati ancora gemellata con Casal Di Principe”. L’attacco del Pd

Di Adriano Falanga

“Scafati ancora gemellata con Casal Di Principe”. E’ quanto denuncia in una nota stampa la segreteria cittadina del Partito Democratico.  “Anche alla luce dei nuovi  ed ormai quotidiani fatti di cronaca che  apprendiamo dai giornali, il sindaco Aliberti la smettesse di gridare al complotto e si dimettesse subito, senza se e senza ma. La nomina diretta a direttore di lavori pubblici nel nostro Comune di un architetto poi arrestato per associazione esterna al clan Zagaria non puo’ essere un’ennesima, fatal combinazione, ma e’ l’ennesima prova che, come abbiamo sempre sostenuto, Scafati e’ da anni diventata periferia di Casal di Principe. Se, poi, aggiungiamo che nello stesso giorno in cui veniva arrestato l’architetto di Zagaria a Scafati, la DDA acquisiva altri atti presso l’ACSE per appalti sospetti e oggetto di indagini, non abbiamo ancora compreso cos’altro deve accadere affinche’ un Sindaco, indagato insieme alla segretaria comunale e al suo primo staffista, per associazione camorristica ed altro, rassegni le proprie dimissioni, evitando alla citta’ conseguenze ancora più’ gravi. Questa infatti  – la conclusione – e’ l’unica cosa che farebbe qualsiasi altro amministratore a cui la camorra fa veramente schifo”




Progettò il bunker del boss Zagaria e lavorava anche a Scafati

In edicola con Le Cronache di oggi

SCAFATI. Nel blitz contro i casalesi arrestato il direttore dei lavori per la realizzazione dei marciapiedi di via Santa Maria la Carità: a Scafati aumenta lo sgomento. In manette, tre giorni fa, era finito Carmine Domenico Nocera, l’ideatore del bunker dove si nascondeva ed eseguiva i suoi affari il boss dei casalesi Michele Zagaria. L’architetto del clan, secondo l’antimafia di Caserta. Ma a Scafati quel nome non era nuovo. Nocera era il tecnico adatto ad eseguire la direzione dei lavori di via Santa Maria la Carità, secondo l’architetto Maria Gabriella Camera che di quei lavori era il Rup. Nei giorni scorsi, però, si è aperto il vaso di Pandora ed è spuntato il nome di Nocera, facendo il giro dei media nazionali. In particolare, sono stati quattro gli arresti nel casertano in seguito ad un’operazione dei carabinieri dei reparti speciali (Ros) di Caserta coordinata dal pool antimafia di Napoli in cui è stato coinvolto anche l’architetto Carmine Domenico Nocera, direttore dei lavori in esecuzione a Scafati in  via Santa Maria la Carità. Gli arrestati sono tutti nomi di spicco del clan dei casalesi: Gesualda, la sorella dell’ex superlatitante Michele Zagaria; Filippo Capaldo, nipote del boss; Francesco Nobis il costruttore del bunker del capoclan e l’architetto Nocera che aveva progettato il nascondiglio utilizzato dal boss Zagaria durante la sua latitanza.
Nocera, quindi, a Scafati era noto quale direttore dei lavori per la costruzione di nuovi marciapiedi e, con una variante di pochi mesi fa, anche per il rifacimento della pubblica illuminazione che ebbe l’ok della Giunta scafatese. L’importo dell’opera era di circa un milione di euro, la ditta aggiudicatrice è la Gallo Costruzioni di Angri ed i lavori sono in fase di ultimazione ma oggetto spesso di contestazione da parte dei residenti per la lentezza nell’esecuzione e per la qualità dell’opera.
Dopo l’inchiesta della Dda di Salerno -che ha eseguito lo scorso 18 settembre delle perquisizioni e inviato un avviso di garanzia al sindaco di Scafati Pasquale Aliberti , alla segretaria comunale Di Saia , al fratello del sindaco Nello e allo staffista Giovanni Cozzolino per associazione mafiosa, corruzione, scambio di voto politico mafioso- l’arresto dell’architetto Nocera fa ripiombare la tensione dell’accostamento alla camorra alla città di Scafati.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti antimafia l’architetto Nocera è uno di quei colletti bianchi, della zona grigia tra camorra e affari, che avrebbe messo a disposizione il suo studio a persone vicino al clan dei casalesi, le stesse che gli sarebbero tornate utili per avere incarichi di direzione lavori a Caserta e non solo. Inoltre Nocera avrebbe incontrato più volte nel suo studio Zagaria durante la latitanza oltre ad averlo aiutato a ideare una villa bunker a Casapesenna, comune in cui il Nocera era anche stato consigliere comunale. Carmine Domenico Nocera, infatti, era stato indagato all’epoca in cui sedeva nel civico consesso e su di lui pendeva una richiesta di rinvio a giudizio per le accuse di abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva in relazione non ad una concessione qualsiasi, ma a quella data a Giovanni Nobis, commerciante di Casapesenna, ma, soprattutto, fratello di Salvatore Nobis, ras di primo piano del clan dei casalesi e del gruppo dell’ex primula rossa Michele Zagaria.
Tutto avveniva nello stesso Comune dove Immacolata Di Saia ha prestato servizio come segretaria comunale prima di arrivare a Scafati su chiamata diretta del sindaco scafatese Pasquale Aliberti. Resta ora da capire come un architetto, così chiacchierato da tempo, fosse stato scelto da Caserta per la direzione di lavori a Scafati dalla dirigente Camera, a sua volta nominata dal sindaco Aliberti all’inizio del suo primo mandato. Nocera compare nell’elenco dei professionisti esterni nel 2012 per 7mila e 900 euro (per i lavori in questione), lui ha proposto la variante e la Giunta scafatese l’ha accettata qualche mese fa.
Gennaro Avagnano




Indagato anche Sommese per i rapporti con i Casalesi

di Andrea Pellegrino

Rientrano nell’inchiesta che la settimana scorsa ha portato alla richiesta d’arresto per il deputato di Forza Italia Carlo Sarro, e agli arresti dell’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, l’ex consigliere regionale Angelo Polverino, entrambi eletti con il Pdl, e l’ex senatore dell’Udeur Tommaso Barbato (candidato alle regionali a sostegno di Vincenzo De Luca), le nuove indagini per corruzione e turbativa d’asta aggravata dal metodo camorristico scattate ieri tra Napoli e Caserta e che coinvolgono l’ex assessore regionale al turismo, oggi consigliere regionale del Ncd Pasquale Sommese.
Alla luce degli elementi fin qui raccolti nelle indagini che hanno portato alle 13 ordinanze di custodia cautelare dell’operazione Medea del 14 luglio, gli uomini della Dda di Napoli hanno ritenuto necessario sequestrare materiale che poteva andare distrutto. Tra gli indagati, dunque, il potente ex assessore al turismo (ex Udc) della giunta Caldoro. Le accuse a suo carico riguardano un appalto nel comune di Cicciano, in provincia di Napoli, con l’aggravante di aver agito per agevolare i clan camorristici dei Casalesi.
Insieme a Sommese sono coinvolte altre 17 persone, tra cui Antonio Sommese, collaboratore di fiducia del consigliere regionale del Nuovo Centrodestra. I carabinieri di Caserta e il gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata della guardia di finanza hanno perquisito alcuni uffici della Regione Campania e quelli di alcuni sindaci in provincia di Caserta coinvolti dalle indagini, sequestrando materiale ritenuto utile alla prosecuzione dell’inchiesta. Quest’ultima è coordinata dal procuratore aggiunto di Napoli, Giuseppe Borrelli, e dai sostituti Maurizio Giordano e Gloria Sanseverino che ieri hanno autorizzato le 18 perquisizioni a carico degli indagati.  Secondo i pm,  Pasquale Sommese  è indicato come referente di due dei principali indagati. Si tratta di Guglielmo La Regina, amministratore della società Archicons srl, e di Loredana Di Giovanni che, secondo gli inquirenti, sarebbe vicina al clan Zagaria e avrebbe avuto il compito di consegnare materialmente tangenti a sindaci e funzionari di enti pubblici per ottenere l’assegnazione di appalti a ditte amiche.
Sommese, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe attivato per garantire il finanziamento con fondi regionali di opere pubbliche progettate da La Regina. Personaggio di primo piano dell’indagine è Alessandro Zagaria, indagato per numerosi reati compresa l’associazione mafiosa, considerato esponente dell’omonima cosca del clan dei Casalesi capeggiata dal boss Michele Zagaria. Sono diversi gli appalti finiti nel mirino negli inquirenti: i lavori a Palazzo Teti Maffuccini di Santa Maria Capua Vetere da destinare al Polo della Cultura e della Legalità; gli appalti del Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano a Piedimonte Matese; i lavori di consolidamento del Castello Medievale di Riardo; i lavori del campo sportivo di Riardo; la ristrutturazione dell’istituto scolastico E. Medi nel comune di Cicciano; lavori al Parco delle Arti di Casoria. Per i vari appalti risultano indagati, a quanto si è appreso, anche alcuni sindaci e funzionari che avrebbero ricevuto somme di denaro.
In particolare sono coinvolti nell’indagine Nicola D’Ovidio, sindaco di Riardo, e Biagio Di Muro, sindaco di Santa Maria Capua Vetere. Iscritto sul registro degli indagati anche Alessandro Gentile, impiegato presso il Consiglio regionale della Campania.

LA REPLICA DI SOMMESE: “Sempre agito nella massima legalità”
«Chi mi conosce sa bene la condotta politica che ho sempre adottato all’insegna della trasparenza e della legalità». Queste le parole di Pasquale Sommese che si dice “sereno” rispetto all’inchiesta in corso. «Sono pienamente fiducioso – dice ancora il consigliere regionale del Ncd –  del corso che farà la magistratura ma auspico al più presto chiarezza sulla mia assoluta estraneità ai fatti». E sull’inchiesta interviene anche il senatore Gal Enzo D’Anna: «Uno passi, due pure, ma questa è una serie! Prima Sarro, commissario Ato Gori; poi Barbato, funzionario regionale; poi Caputo, ex consigliere regionale; poi Martusciello, ex assessore regionale (oggi europarlamentare). Ora tocca all’ ex assessore regionale Sommesse. Per tutti rispettosa presunzione di innocenza, s’intende. Ma se queste indagini (in corso da lungo tempo) fossero state definite prima e rese note appena tre mesi fa, credo che la campagna elettorale non sarebbe stata distolta dai presunti ‘impresentabili’ ma da presunti colpevoli. Un’altra storia con altri candidati. Ormai la magistratura detta i tempi e gli esiti della politica».
(andpell)

Gli indagati del nuovo blitz della Dia

• ALESSANDRO ZAGARIA
(gestore della Imperial service) – Pietralcina
• LOREDANA DI GIOVANNI
(amministratrice Project service) – Mugnano
• GUGLIELMO LA REGINA
(amministratore Archicons) – Napoli
• MARIO MARTINELLI (amministratore M.m.arc) – San Cipriano D’Aversa
• BIAGIO MARIA DI MURO
(sindaco S. Maria Capua Vetere) – S. Maria Capua Vetere
• ROBERTO DI TOMMASO
(impiegato uffici lavori pubblici Comune S.M.Capua Vetere) – S. Maria Capua Vetere
• MARCO CASCELLA (amministratore Lande) – Napoli
• PASQUALE SOMMESE (consigliere regionale) – Cimitile
• ANTONIO SOMMESE (collaboratore Pasquale Sommese) – Nola
• RAFFAELE CAPASSO (commercialista) – Napoli
• FABRIZIO PEPE (dirigente Consorzio bonifica Sannio – Alifano) – Piedimonte Matese
• ANTONIO BRETTO (amministratore Bretto opere stradali) – Caserta
•ALFONSO SETARO (dirigente settore Ragioneria, finanze e tributi Comune di Casoria) – Portici
• STEFANO MARIO D’AMICO
(impiegato ufficio tecnico Comune Francolise) – Caserta
• CLAUDIO DE BIASIO (architetto) – Napoli
• GIUSEPPE CRISTIANO (amministratore Thermoimpianti) – Brusciano
• ALESSANDRO GENTILE (impiegato Consiglio regionale della Campania) – Maddaloni
• NICOLA D’OVIDIO (sindaco Riardo) – Telese Terme




Le accuse “I soldi della Regione dati al clan”. L’approfondimento 2 e l’intervista con Sarro

Secondo la Dda, Sarro alterava gli iter delle gare della Gori

Nel mirino della Dda la gestione degli appalti sul caso della Gori che avrebbe indetto numerose gare per dei lavori di somma urgenza per la rete idrica. La procura ha sottolineato come il servizio idrico è stata una delle maggiori spese nell’ambito delbilancio regionale degli appalti tra il 2001 ed il 2013. Insomma, l’inchiesta sembra destinata ad allargarsi in maniera vertiginosa

l’approfondimento 2

“La Regione Campania ha speso centinaia di milioni di euro in appalti per somme urgenze che sono dati in misura quasi integrale a ditte di Casapesenna, come se ci fossero idraulici solo li’. Secondo il gip, il creatore della rete o comunque coinvolto, risulta essere Tommaso Barbato, all’epoca funzioni dirigenziali pressi l’acquedotto” lo ha dichiarato il procuratore Aggiunto Giuseppe Borrelli, durante la conferenza stampa a Napoli sull’operazione Medea, eseguita stamattina dal Ros. “Barbato – ha continuato Borrelli – risultava essere in stretti contatti con Francuccio Zagaria, che si conferma a questo punto essere stato la mente imprenditoriale del clan. Lo stesso cioe’ che aveva gestito con un ufficio collocato all’interno della struttura, lo stesso ospedale di Caserta”. Due sono le ordinanze eseguite ieri mattina, la prima riguarda 10 destinatari di misure cautelari in carcere, e tra questi ci sono: Barbato Tommaso ex senatore ed ex consigliere regionale campano dell’Udeur, l’ex consigliere regionale Polverino Angelo, e l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio (sospeso dall’ordine dei giornalisti). La seconda invece riguarda le richieste agli arresti domiciliari , oltre a Carlo Sarro anche il brigadiere dei carabiniere Cervizzi Alessandro. “Per quanto riguarda la vicenda che del parlamentare – ha spiegato l’Aggiunto – nel corso delle intercettazioni si parlava di una tangente, ma non abbiamo al momento elementi rilevanti che portano a questo fatto illecito. Al di la’ della tangente, pero’ a noi risulta che lo stesso politico (Sarro) abbia alterato l’iter della gara”. La Dda partenopea ha inviato dunque per Sarro la richiesta di domiciliari alla Camera. Nelle quasi 300 pagine di ordinanza si legge che il parlamentare di FI avrebbe “turbato il regolare svolgimento della gara d’appalto bandita dalla Gori spa e ricadente nel proprio territorio dell’Ato 3 Sarnese Vesuviano” di cui e’ commissario straordinario, in merito ai “lavori di manutenzione, pronto intervento, rifunzionalizzazione, ricostruzione e riabilitazione delle reti idriche e fognarie”. Secondo l’ipotesi accusatoria, “l’imprenditore Giuseppe Fontanagrazie grazie all’aiuto di Giovanni Cosentino e Maria Costanza Esposito (fratello e moglie di Nicola Cosentino), avrebbe tentato di ottenere da Sarro “l’assegnazione di un grosso appalto bandito” dall’Ato 3 “rappresentando altresi’ l’intenzione, qualora la sua richiesta non fosse stata esaudita, di denunciare lo stesso Sarro poiche’ destinatario di una tangente di 2,5 milioni di euro”. L’appalto costituito da tre lotti, secondo quanto ricostruito dalla Dda, sarebbe stato aggiudicato “a ditte riconducibili al clan di Michele Zagaria”. Dall’ordinanza si legge chiaramente di un collegamento diretto tra lo stesso Sarro e Francesco, detto Francuccio Zagaria. Durante un interrogatorio del 2014, infatti il testimone ha riferito ai giudici che Sarro ando’ ai funerali del cognato di Michele Zagaria. Destinatari del blitz di ieri anche un carabiniere Alessandro Cervizzi e un finanziere Monaco Silvano. “L’operazione dell’Antimafia, che sta svelando un diffuso sistema corruttivo all’interno degli enti che gestiscono i servizi idrici in Campania, rafforza la tesi del Movimento Cinque Stelle. Una gestione privatistica dell’acqua apre la strada a corruzione, contaminazione tra camorra e politica e alle mazzette. L’unico modo per impedire i soprusi del carrozzone politico Gori è rispettare l’esito del referendum del 2011 e procedere verso una gestione pubblica del servizio idrico sotto il controllo dei cittadini”. Lo ha affermato il il deputato del Movimento Cinque Stelle Luigi Gallo sull’operazione della dda di Napoli che ha portato ad una richiesta di arresto per il deputato di Forza Italia Carlo Sarro, vicepresidente della Commissione Giustizia e commissario straordinario dell’ATO 3, accusato di aver favorito il clan dei Casalesi. E all’arresto di 13 persone, tra cui l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, l’ex senatore Tommaso Barbato e l’ex consigliere regionale Angelo Polverino. “Dall’indagine – ha denunciato Gallo – emerge che, se le ipotesi di reato venissero confermate, il sistema che sta assetando ed affamando le famiglie della Regione Campania sotto l’esplosione dei costi delle bollette dell’acqua per ripianare i debiti di gestori come quelle della Gori, nasce anche da meccanismi corruttivi e mafiosi. Solo dopo le segnalazioni mie e del M5S, anche il presidente dell’Anac Cantone si era reso conto dell’incompatibilità, vigente dal 2013, di Sarro, commissario Ato3 e parlamentare. Ma dopo la pronuncia dell’Anticorruzione, Carlo Sarro ha continuato ad emanare atti presumibilmente illegittimi, sulle tariffe e le bollette Gori. Ci sono ancora tante ombre, come l’inchiesta che riguarda GORI su possibili assunzioni clientelari che dal 2012 pare essere in atto dalla Procura di Torre Annunziata. Spero che ben presto si faccia definitivamente chiarezza”.

 

L’intervista a Carlo Sarro

“Sono sconcertato. Sto leggendo l’ordinanza e vedo che mi si addebita una presunta turbativa d’asta senza indicare nè quando, nè con quali mezzi, nè con quali finalità sarebbe stata compiuta, qualora mai fosse stata compiuta”: lo dice Carlo Sarro, per il quale il gip di Napoli, su richiesta della Dda ha chiesto alla Camera l’autorizzazione agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sull’intreccio fra clan dei Casalesi e politica. “Leggo una contestazione fondata su non so che cosa – aggiunge Sarro precisando di non avere al momento ricevuto la notifica di alcun atto e di leggere l’ordinanza scaricata da un sito – Siamo in presenza di un episodio per il quale, nel capo d’imputazione, non mi si contesta l’aggravante mafiosa, sempre che ci sia mai stata questa turbativa d’asta, unico reato ipotizzato nei miei riguardi. Non mi viene contestato alcun episodio di corruzione, diversamente da quanto diffuso stamani da alcuni organi d’informazione. Inoltre vengo inserito in un contesto a me completamente estraneo, sia sul piano del mio comportamento personale, sia su quello delle mie competenze istituzionali. Sono sconcertato di tutto ciò”, conclude Sarro che sottolinea di aver già rimesso tutti i suoi incarichi nelle mani del partito di Forza Italia e quelli istituzionali nelle mani del Gruppo Parlamentare, compreso quello di componente della Commissione Parlamentare Antimafia.

 

Giallo sulla pen drive del boss

E’ giallo su una pen drive usb del boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, scomparsa dal bunker di Casapesenna dove è stato arrestato il 7 dicembre del 2011, e che, secondo quanto registrato in un’intercettazione ambientale, sarebbe stata poi acquistata, per 50mila euro, dal fratello di un imprenditore vicino al boss dalle mani di un poliziotto infedele. La circostanza è emersa nell’ambito di un’inchiesta sull’intreccio tra politica e camorra che ha portato il Ros dei carabinieri a eseguire 12 arresti nei confronti di altrettante persone, tra cui figurano anche imprenditori e politici. I militari hanno anche notificato alla Camera dei Deputati una richiesta di arresti domiciliari per il parlamentare Carlo Sarro, accusato di turbativa d’asta. La notizia della presunta compravendita della pen drive tra Orlando Fontana, fratello di Giuseppe, imprenditore di riferimento del boss Zagaria, e un rappresentante delle forze dell’ordine, è stata resa nota dal procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giuseppe Borrelli, nel corso di una conferenza stampa nella sede della Procura della Repubblica. Secondo quanto riferito da Borrelli, la chiavetta usb era nel bunker quando Zagaria venne arrestato: poi, ha aggiunto, “è sparita, con la collaborazione di un non meglio identificato appartenente alla Polizia di Stato che avrebbe poi favorito l’arrivo della pen drive nelle mani di Orlando Fontana”. Della chiavetta usb, a forma di cuore, ne è stata accertata l’esistenza “nel corso di indagini successive, attraverso intercettazioni avvenute ben dopo le operazioni di cattura di Zagaria”, ha detto ancora Borrelli. Per il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo, “non si può escludere un contatto tra Zagaria e un’altra persona in quei concitati momenti”. Della vicenda della presunta compravendita della pennetta usb di “capastorta”, questo il soprannome del boss Michele Zagaria, parlano due persone che gli investigatori riescono ad ascoltare attraverso un’intercettazione ambientale. I due discutono della trattativa nella quale non sono stati direttamente coinvolti, ma della quale in realtà hanno saputo da terze persone. Ciononostante, la Procura della Repubblica, per approfondire la vicenda, ha fatto eseguire dei controlli sul personal computer di Michele Zagaria dai quali sono emerse delle anomalie: discrepanze, però, che non hanno prodotto prove riguardo la sparizione del supporto informatico del boss, rendendo ancora più fitto il “giallo” della misteriosa pen drive.




Cosentino, il riesame conferma il carcere

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la custodia in carcere per l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, accusato di estorsione e illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso nell’ambito dell’inchiesta su un presunto monopolio nella distribuzione dei carburanti nel Casertano.