Violento derby in carcere Riesame annulla l’ordinanza

di Pina Ferro

Il tribunale del Riesame annulla l’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico dei protagonisti del violento derby verificatosi nella casa circondsariale di Salerno il 5 aprile scorso. La decisione del Riesame è giunta nel tardo pomeriggio di ieri. L’ordinanza aveva raggiunto: Salvatore Velotti di Napoli, Alfonso Rubino di Napoli, Francesco Memoli di Salerno, Luigi Pastore di Salerno, Salva- tore Pepe di Pagani , Matteo Fortunato di Salerno, Bruno Iannone di Salerno, Massi- miliano Schiavone di Salerno, Gianluca Forino di Pagani, Gennaro Ferraro di Salerno, Demetrio Sartori di San Giovanni a Teduccio, Contaldo Vincenzo di Pagani e Giulio Savastano di Salerno. Coloro che non sono detenuti per altri motivi già nella serata di ieri hanno lasciato il carcere dove erano detenuti. Nella sommossa verificatasi tra i detenuti salernitani e quelli napoletani, rimase ferita la direttrice del carcere, Rita Romano e alcuni agenti della Polizia Penitenziaria. La guerriglia tra bande che pare fosse un regolamento di conti, è scoppiato all’indomani di un’aggressione subita da un detenuto partenopeo ad opera di alcuni detenuti, quasi tutti salernitani, del se- condo piano, sezione “B” della casa circondariale “Caputo” di Salerno. Il giorno seguente, per vendetta, il gruppo dei napoletani ha aggredito uno dei detenuti salernitani. Da qui, la reazione di questi ultimi che, per vendicare il proprio compagno, diedero vita ad un rivolta interna aggredendo gli agenti, cui furono sottratte, per tre volte, le chiavi di accesso alle celle e alle sezioni. Una prima volta per far uscire i compagni dalla sezione; poi, per riuscire ad accedere all’ala contrapposta; infine, per introdursi nella sezione “A”, làdove c’erano i napoletani. In quel momento, è scoppiata la rissa. E non solo. Per- chèdurante gli scontri, quella sezione dell’istituto di pena è stata devastata con mazze ricavate dalla rottura La sezione di detenzione fu completamente devastata con mazze ricavate dai piedi dei tavoli, e con estintori staccati dalle pareti. Le indagini, coordinate dalla procura di Salerno e delegate al nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria di Napoli e alla Squadra Mobile della Questura di Salerno, hanno consentito di individuare i presunti responsabili di quanto avvenuto.




Una pizzeria nel carcere per valorizzare la detenzione

I gusti da scegliere, al momento, sono otto. Tanti per chi, fino a oggi, non poteva gustare una pizza che arrivasse dall’esterno. Le regole penitenziarie sono rigide e non lo consentono. Ma se la pizza è prodotta all’interno della struttura carceraria, ai detenuti basterà pagare 3 euro per addentare una margherita o una marinara fumante. Nella casa circondariale “Antonio Caputo” di Salerno nasce la pizzeria sociale “La pizza buona dentro e fuori”. Perchè l’obiettivo, spiega il direttore del carcere Rita Romano, “è quello di aprire la pizzeria anche al pubblico che arrivi d a l l ‘e s t e r n o ” . Sono venti i detenuti che partecipano al progetto realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Salerno e della fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e con il supporto del Comune di Salerno, delle fondazioni Comunità Salernitana, che ha destinato il 5×1000 di tre anni fa a questa iniziativa, e Casamica. Le due realtà sono state impegnate nelle dieci serate di “fundraising” in altrettanti ristoranti del territorio provinciale. In tutto, sono stati raccolti 25mila euro. Quel deposito al piano terra dell’istituto dove erano accantonati scatoloni impolverati, una volta svuotato e ripulito dai dipendenti comunali, è diventato la sala dove sedersi e mangiare. Le pareti sono ricoperte da disegni colorati. Poco più in là, invece, il bancone in marmo con accanto il forno dove due pizzaioli preparano le specialità. E, poi, c’è il bagno e anche uno spogliatoio per il “personale”. Per il provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Campania, Antonio Fullone, “la pizzeria sociale valorizza il periodo di detenzione” dice mentre è in visita, per la prima volta, all’istituto di Salerno.Alla fine del mese di ottobre, inoltre, al via un corso di formazione, finanziato dalla Regione Campania, per dieci detenuti che avranno la possibilita’ di conseguire la qualifica professionale di pizzaiolo, un titolo spendibile una volta usciti dal carcere. L’inaugurazione di segna il punto di arrivo del protocollo di intesa, siglato il 5 novembre dello scorso anno tra le varie istituzioni, che ha come scopo quello di attuare, in maniera pratica, il fine rieducativo della pena e l’inserimento lavorativo dei detenuti. L’idea di mettere su una pizzeria sociale nella casa circondariale di Salerno a Fuorni viene da ancor piu’ lontano nel tempo. E, precisamente, da una chiacchierata, di qualche tempo fa, tra Roberto Schiavone, presidente dell’- Humanitas, e Antonello Di Cerbo, da sempre impegnato in progetti solidali.




Violento “derby” in carcere scattano tredici arresti

di Pina Ferro

Ha portato all’esecuzione di 13 arresti il “derby” di violenza consumatosi all’interno della casa circondariale di Salerno lo scorso 5 aprile. I destinatari delle misure cautelari, all’epoca dei fatti, detenuti nell’istituto di pena salernitano, sono accusati di rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. L’ordinanza di custodia firmata dal gip del tribunale di Salerno, Giovanna Pacifico e richiesta dal sostituto procuratore Benincasa, è stata notificata, in carcere, a dieci indagati e presso le loro abitazioni ad altri tre che nel frattempo erano stati scarcerati. Il prov vedimento di custodia cautelare è stato notificato presso i vari istituti di pena d’Italia dove furono trasferiti subito dopo i fatti a: Salvatore Velotti di Napoli, Alfonso Rubino di Napoli, Francesco Memoli di Salerno, Luigi Pastore di Salerno, Salvatore Pepe di Pagani , Matteo Fortunato di Salerno, Bruno Iannone di Salerno, Massimiliano Schiavone di Salerno, Gianluca Forino di Pagani, Gennaro Ferraro di Salerno. Le altre tre ordinaze di custodia cautelare sono state notificate presso le proprie abitazioni a: Demetrio Sartori di San Giovanni a Teduccio, Contaldo Vincenzo di Pagani e Giulio Savastano di Salerno. Demetrio Sartori, affiliato al clan Mazzarella è ritenuto il capo del gruppo dei napoletani. Nella sommossa verificatasi tra i detenuti salernitani e quelli napoletani, rimase ferita la direttrice del carcere, Rita Romano, e alcuni agenti della Polizia Penitenziaria. La guerriglia tra bande che pare fosse un regolamento di conti, è scoppiato all’indomani di un’aggressione subita da un detenuto partenopeo ad opera di alcuni detenuti, quasi tutti salernitani, del secondo piano, sezione “B” della casa circondariale “Caputo” di Salerno. Il giorno seguente, per vendetta, il gruppo dei napoletani ha aggredito uno dei detenuti salernitani. Da qui, la reazione di questi ultimi che, per vendicare il proprio compagno, diedero vita ad un rivolta interna aggredendo gli agenti, cui furono sottratte, per tre volte, le chiavi di accesso alle celle e alle sezioni. Una prima volta per far uscire i compagni dalla sezione; poi, per riuscire ad accedere all’ala contrapposta; infine, per introdursi nella sezione “A”, là dove c’erano i napoletani. In quel momento, è scoppiata la rissa. E non solo. Perchè durante gli scontri, quella sezione dell’istituto di pena è stata devastata con mazze ricavate dalla rottura dei piedi dei tavoli e con estintori staccati dalle pareti. Diversi agenti della Penitenziaria intervenuti rimasero feriti, così come la direttrice del carcere che, per diversi giorni, ha portato una fascia al braccio. Sedata la rissa, dell’accaduto fu informato il magistrato di turno che aprì un fascicolo. Le indagini, coordinate dalla procura di Salerno e delegate al nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria di Napoli e alla Squadra Mobile della Questura di Salerno, hanno consentito di individuare i presunti responsabili di quanto avvenuto. Fatta eccezione per Sartori, che ha precedenti per criminalità organizzata, la maggior parte dei detinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono detenuti per reati comuni che, dopo quella rissa, sono stati trasferiti in altri istituti di pena sparsi sul territorio nazionale. Il procuratore della Repubblica facente funzioni di Salerno, Luigi Alberto Cannavale, a margine di una conferenza stampa, ha sottolineato che “le conseguenze peggiori di quella rissa le hanno avute proprio gli agenti della Polizia Penitenziaria che hanno riportato lesioni anche di non poco conto”. L’incontgro di ieri mattina in Procura è stata anche l’occasione per fare un punto sulla situazione della casa circondariale salernitana, interessata da un”continuo rinvenirsi di sostanze stupefacenti e di telefonini all’atto dei controlli”. Vicende che “vengono monitorate dalla procura della Repubblica e dagli organi investigativi”, ha chiarito Cannavale sottolineando che “non siamo inerti rispetto a questo fenomeno che, anzi, riteniamo di notevole gravità. Per ultimo, abbiamo visto l’introduzione di quasi 500 grammi di stupefacenti, tra hashish e cocaina”




Seicento euro per portare mezzo chilo di droga in carcere

di Pina Ferro

Seicento euro, questa la somma che avrebbe incassato se fosse riuscita ad introdurre all’interno del carcere di Fuorni, ben mezzo chilo di sostanza stupefacente di sostanza stupefacente. La mission a cui era destinata è fallita. Raffaella Siciliano, di Pagani e moglie di Aniello D’Auria, 39 anni, (detenuto presso la casa circondariale di Salerno per spaccio) è stata tradita dalla strana agitazione mostrata nel corso dei controlli pre colloqui posti in atto dagli agenti della polizia penitenziaria. I fatti sarebbero accaduti nella mattinata dello scorso 11 settembre. La donna aveva raggiunto il penitenziario di Salerno per far visita al marito. Prima di dare via ai colloqui tra detenuti e familiari degli stessi è prassi procedere ad accurati controlli a carico dei visitatori al fine di evitare situazioni non consentite. All’atto di tali controlli una delle agenti in servizio ha notato che la donna si presentava alquanto agitata, un atteggiamento immotivato e che ha destato non pochi sospetti. A questo punto la poliziotta, addetta ai pre colloqui, ha proceduto ad un accurata perquisizione della visitatrice. Nell’ispezionare le scarpe, la divisa ha rinvenuto, occultati sotto le solette delle scarpe degli strani involucri. La successiva perquisizione personale ha portato al rinvenimento e sequestro di 500 grammi di stupefacenti suddivisi tra hashish e cocaina ed un mini cellulare occultati sia nelle parti intime che nel reggiseno. A questo punto del sequestro è stato posto a conoscenza il comandante del reparto, il commissario Gianluigi Lancellotta che, immediatamente ha notiziato il magistrato di turno il quale ha disposto l’arresto della signora con l’accusa di detenzione di stupefacenti da introdurre all’interno del penitenziario salernitano. Interrogata, la moglie di D’Auria ha affermato di aver accettato l’incarico di portare la droga in carcere in quanto le era stata offerta una ricompensa di 600 euro. Ma, la stessa pare non abbia fatto alcun accenno a colui che le aveva affidato l’incarico e, a chi era destinata la droga. Sicuramente l’intente quantitativo, la più alta quantità mai sequestrata in carcere a Salerno, era destinato a qualcuno che intende gestire il traffico di stupefacenti all’interno dell’istituto di pena. Nelle ore successive, con il supporto degli uomini della Squadra Mobile di Salerno, la perquisizione è stata estesa anche all’abitazione di Raffaella Siciliano dove è stata rinvenuta una pistola contraffatta. Non è la prima volta che nelle carceri campane accadono episodi del genere. La polizia penitenziaria con i pochi mezzi e poco personale a disposizione riesce a garantire la sicurezza dei penitenziari. Intanto, proseguono gli appelli al capo del personale circa le difficoltà che continuano a vivere quotidianamente i poliziotti.




Pretende 8000 euro dal cliente: giudizio immediato per un legale

Con l’accusa di infedele patrocinio, truffa e tentata truffa il pubblico ministero Roberto Penna ha chiesto il giudizio immediato per un’avvocatessa del foro di Salerno. A rivolgersi alla magistratura sono stati i familiari di una ostetrica coinvolta in un procedimento giudiziario. I fatti risalgono a qualche tempo fa. L’avvocatessa P.I. avrebbe pretesero dai clienti somme di denaro non dovute. Il tutto ha inizio a seguito della nascita, presso una clinica di Salerno, di un neonato con delle malformazioni. I genitori del nascituro ritenendo che vi fossero delle responsabilità in quanto accaduto da parte di coloro che avevamo seguito il parto, presenta una denuncia a contro la casa di cura, il ginecologo e l’ostetrica. A seguito del processo di primo grado vengono condannati clinica e ginecologo i quali devono risarcire anche il danno. A questo punto la struttura e il medico ricorrono in appello unitamente alla ostetrica che nel frattempo si era rivolta all’avvocato salernitano la quale rassicura la cliente ed i parenti di quest’ultima. Nell’accettare il mandato avrebbe chiesto, con emissione di regolare fattura senza alcun giustificativo, la somma di 1500 euro. In secondo grado viene confermata la condanna per medico e clinica ed in più i giudici condannano anche l’ostetrica che in precedenza era stata assolta. A questo punto si pensa al ricorso ai giudici della Suprema Corte. In un primo momento, stando alla denuncia presentata dai familiari dell’ostetrica, sembra che l’avvocatessa avesse tentato di dissuadere i clienti dall’intento al punto che gli stessi si rivolgono ad altro avvocato. sembra che il ricorso alla Suprema Corte sia stato effettuato al limite del tempo utile. A questo punto, sempre secondo il racconto della parte offesa, l’avvocatessa in questione avrebbe convocato i familiari dell’ostetrica e avrebbe sottoposto loro un documento dove tra le altre cose, a penna era stato annotato che erano stati restituiti tutti i documenti in originale che erano in suo possesso. I familiari dell’ostetrica leggono frettolosamente, senza prestare molta attenzione e firmano. Non appena sarebbe stata posta la firma in calce al documento, accusano i familiari della donna, l’avvocatessa ha chiesto che le venisse versata la somma di 8000 mila euro come riportato sul documento. Una richiesta che lascia senza parole i presenti i quali erano sicuri che con il saldo della fattura da 1500 euro non avevano più nulla da dare al legare. Nasce una discussione che termina con inversamente da parte degli ex clienti di 4000 euro. I familiari dell’ostetrica non intendono versare nulla altro all’avvocatessa e così fanno. A distanza di qualche tempo, invece, questi si vedono notificare un atto giudiziario a firma dell’avvocatessa intenzionata a recuperare gli altri 4000 euro. A questo punto viene presentata la denuncia contro il legale e viene aperta l’inchiesta.




Affiliato dei D’Agostino in carcere con due cellulari

di Pina Ferro

Appartenente al clan D’Agostino, sorpreso in carcere con due mini cellulari. Il detenuto aveva occultato gli apparecchi telefonici negli slip. Il detenuto, un trentenne, a m m a n e t t a t o pochi mesi fa, unitamente a Ciro D’Agostino (fratello di Giuseppe ed Antonio, soggetti legati stabilmente alla criminalità organizzata locale) e, ad altri 15 persone tutte accusate di gestire le piazze di spaccio. I proventi delle attività, secondo le accuse formulate in gran parte servivano per “mantenere” le famiglie dei detenuti.Il detenuto in questione è “ospitato” nella sezione alta sicurezza. In tale sezione, nella mattinata di lunedì, nonostante l’esiguità di personale dovuto alla atavica carenza ed alla fruizione delle ferie, gli agenti in servizio, guidati dal commissario coordinatore Grazia Salerno, hanno posto in essere un’ispezione con una successiva perquisizione in una cella, a seguito della quale sono stati rinvenuti due cellulari: un minicellulari ed un mini iPhone di ultima generazione. Gli apparecchi telefonici erano nella disponibilità appunto del 30enne Salernitano e li nascondeva tra gli slip. La presenza degli oggetti non consentiti non è sfuggita ai controlli dell’agente che ha proceduto alla perquisizione, il quale ha portato a termine il compito affidatogli in maniera molto scrupolosa e dettagliata. I cellulari sequestrati sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria competente, immed i a t a m e n t e informata dell’accaduto, ed al vaglio dei investigatori. D i f f i c i l m e n t e nella sezione alta sicurezza i detenuti infrangono le regole e questo fa porre interrogativi. Forse sta mutando la tipologia di tali soggetti privati della libertà personale.




I socialisti in visita al carcere: «Più attenzione per i malati»

di Erika Noschese

Necessità di un protocollo operativo tra il servizio della sanità penitenziaria dell’Asl e l’azienda ospedaliera Ruggi d’Aragona per garantire percorsi assistenziali anche rapidi per i detenuti della casa circondariale di Salerno. E’ quanto emerso dalla visita effettuata dal Psi di Salerno, con il segretario nazionale Enzo Maraio, presso il carcere di Salerno. Il segretario del partito ha denunciato, ancora una volta, oltre alla problematica relativa al sovraffollamento, anche la carenza di rapporti di collaborazione con le istituzioni locali e l’azienda ospedaliera. A questo si aggiunge poi una “necessità sanitaria”: sono circa una decina le persone detenute presso la casa circondariale di Fuorni in attesa di interventi. Per il salernitano Maraio bisogna «sensibilizzare i medici rispetto agli interventi necessari ed urgenti di cui i detenuti hanno bisogno». Chiede un percorso di reintegrazione per le donne, la consigliera socialista Veronica Mondany affinché alle donne venga concessa una seconda possibilità dopo il carcere. «Il direttore Romano ha messo a disposizione dei detenuti vari progetti ma, sostiene la Mondany, «è importante permettere alle donne di cucinare e a tal proposito verranno fatti dei lavori in cucina per dare loro questa possibilità». Il gruppo socialista al Comune di Salerno pensa all’istituzione di un banco farmaceutico per i farmaci di tipo c «perché ci sono delle esigenze importanti perché ci sono condizioni economiche scarse e i detenuti non possono permettersi di curarsi – ha spiegao il capogruppo Massimiliano Natella – C’è un’emergenza sanitaria e c’è bisogno di coinvolgere e coordinare meglio il rapporto con la struttura sanitaria del Ruggi d’Aragona per quanto concerne gli interventi che sono in lista d’attesa. Ci sono anche altre emergenze di cui poterci far carico come il rapporto con Salerno Sistemi per l’ammodernamento della struttura che è in sovrannumero e c’è un grosso sacrificio da parte del personale e del penitenziario per poter gestire molti detenuti». Parla invece di maggiori attenzioni da dare ai detenuti il consigliere Paolo Ottobrini: «La nostra visita aveva il senso di verificare un po’ le condizioni; condizioni che non sono negative, c’è una realtà molto attiva all’interno del carcere, chiaramente noi come consiglieri comunali ci faremo parte attiva per promuovere determinate iniziative per supportare le esigenze dei detenuti». Intanto, proprio ieri è giunto un parere positivo per un finanziamento dalla cassa ammende di 480mila euro da destinare alle opere infrastrutturali interne della casa circondariale. Si tratta, nello specifico, di un ok propedeutico al sì definitivo che deve giungere da cassa ammende.




L’inferno al carcere: «La situazione migliora ma c’è tanto da fare»

di Erika Noschese

Quella che doveva essere una ispezione in piena regola si è poi rivelata una semplice visita all’interno del carcere di Fuorni. A visitare la casa circondariale di Salerno Donato Salzano del Partito Radicale; l’avvocato Fiorinda Mirabile coordinatrice nazionale comitati territoriali Fidu; A n t o n i o Stango, presidente nazionale Fidu; l’avvocato Luigi Gargiulo, presidente della Camera Penale Salernitana; Paola De Roberto, presidente commissione Politiche Sociali del Comune di Salerno e l’avvocato Loredana De Simone. Ad oggi, nonostante alcuni miglioramenti apportati anche grazie al lavoro della nuova direttrice Rita Romano persiste il fenomeno del sovraffollamento, soprattutto nel settore dei detenuti comuni in attesa di giudizio dove la situazione è particolarmente grave perchè «le condizioni lasciano un po’ a desiderare nel senso della dignità umana – ha dichiarato il presidente Stango – Non è imputabile al personale penitenziario o alla direzione ma sono carenze strutturali che sono tipiche della situazione penitenziaria italiana». Ad oggi, secondo Salzano ci sono stati alcuni progressi: una piccola sezione dei detenuti in stato di semi libertà è stata ristrutturata; nel reparto di alta sicurezza, invece, i presenti hanno spazi adeguati mentre la sezione femminile sembra quella più avvantaggiata in quanto hanno la doccia nelle stanze e le condizioni di vivibilità sono sicuramente migliori rispetto al resto della struttura. Intanto, proprio la direttrice Romano ha chiesto alla consigliera De Roberto di illuminare con un albero di Natale la zona del carcere, in occasione di Luci d’Artista. «C’è ancora tanto da fare per il ramo femminile – ha detto la consigliera -noi abbiamo già attivato il progetto della realizzazione della pizzeria sociale; grazie alla Fidu abbiamo messo in rete l’operato delle varie partecipate da Salerno Sistemi a Salerno Pulita per migliorare le condizioni di vita all’interno di vita all’interno del carcere garantendo acqua calda 24 ore su 24 e di un servizio migliore di erogazione. Auspico ci possa essere l’avvio della raccolta differenziata che possa migliorare le condizioni di chi ci vive». Sembra essere fiduciosa anche l’avvocato Fiorinda Mirabile che ha tenuto un colloquio con la direttrice non solo per fare il punto della situazione ma anche per accertarsi dello stato di salute dei detenuti. Tra le altre problematiche evidenziate i tempi di attesa per le visite specialistiche: «Non è possibile aspettare visite specialistiche, un cardiologo. Non si può aspettare in lista tanto tempo per interventi chirurgici importanti», ha dichiarato Salzano sottolineando come all’interno del carcere ci sia una donna ancora in attesa di un intervento alla colonna vertebraie. Salzano lancia dunque un appello a chi dirige l’Asl e a chi dirige il nosocomio locale affinché si accelerino i tempi per garantire a tutti i detenuti il diritto alla salute. Tra i detenuti, maggior attenzione l’avvocato Mirabile lo ha rivolto ai detenuti diversamente abili: «Abbiamo registrato dei miglioramenti anche in questo senso; vengono assistiti in maniera diversa oggi», ha spiegato la coordinatrice Fidu che parla appunto di notevoli miglioramenti anche se, attualmente, i disabili sono solo due, dopo il decesso avvenuto lo scvorso anno. «Purtroppo questi non sono temi da campagna elettorale ma va bene così», ha aggiunto l’avvocato salernitano.

504 detenuti per una capienza di 366 posti Aumenta popolazione straniera

Sono 504 le persone detenute presso il carcere di Salerno a fronte di una capienza legale pari a 366 posti. Di questi 44 sono donne e 442 uomini. Di tutti questi detenuti, 328 sono stipati nella sezione dedicata ai reati comuni e, ancora, 300 sono quelli in attesa di giudizio. Detenuti in semi libertà: attualmente sono 17 e le loro celle sono aperte. Alta sicurezza: 51 le persone che si trovano in condizione di alta sicurezza, con spazi fruibili. Donne: sono 44 le carcerate che, ad oggi, hanno sicuramente condizioni di vivibilità migliori ma per loro le attività sono troppo poche. A differenza del settore maschile, infatti, non hanno la possibilità di cucinarsi. Popolazione straniera: in netto aumento gli stranieri, di cui 54 uomini e 12 donne. Condizione, secondo i radicali, peggiorata proprio a causa della legge sicurezza. Lavoro: quasi totalmente assente. Su 504 detenuti solo 80 lavorano su turnazione diu de mesi. Di questi 80 solo 8 sono le donne che, ad oggi, conquistano la maglia nera proprio per l’impossibilità di far svolgere loro lavori per tenerle impegnate. Agenti di polizia penitenziaria: in pianta organica sono 243; di questi, 40 sono del nucleo traduzione mentre amministrativamente sono 190. Ieri erano presenti sono 160 agenti, a causa di permessi, ferie o malattie. E molti detenuti sono costretti a restare presso la caserma in quanto vivono lontani dalle abitazioni. Una situazione drammatica, nonostante i miglioramenti che si percepiscono ad oggi proprio grazie al lavoro della direttrice Romano che in soli 5 mesi sembra aver apportato vari cambiamenti all’interno della struttura proprio per migliorare le condizioni di vivibilità dei detenuti.

Trattamento metadonico e Hiv: detenuti a rischio A breve visite mediche effettuate da specialisti

Ad occuparsi della salute dei detenuti non è più la sanità penitenziaria ma l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, con l’Asl di Salerno. Ad oggi, i detenuti ricoverati nell’articolazione salute mentale sono 5. Pari, dunque, al totale dei posti letto che hanno subito una drastica riduzione proprio su disposizione dell’azienda sanitaria locale che ne ha decisi di tagliare 3. Tra le persone in carcere per scontare la loro pena anche i tossicodipendenti: sono infatti circa una cinquantina i detenuti in trattamento metadonico che sono al piano terra della sezione reati comuni. Dati allarmanti anche per quanto riguarda le patologie: le più diffuse sono la cardiopatia che vede circa 20 detenuti coinvolti; 10 che necessitano di trattamenti insulinici. E, come facilmente prevedibile, non mancano i malati di Hiv che, ad oggi sono 5. A tentare di fronteggiare l’emergenza sanitaria l’avvocato Fiorinda Mirabile che sta realizzando la possibilità di mettere a disposizione delle persone in carcere medici specialisti che effettueranno visite di controllo in maniera gratuita. Istruzione Disagi anche sul fronte dell’istruzione. A settembre riprenderanno i corsi per le scuole medie ed elementari ma, attualmente, solo 20 detenuti della sezione Alta sicurezza frequentano l’istituto alberghiero. Poco e nulla si fa, attualmente, per reinserire i detenuti nella società dopo aver scontato la pena. La direzione dell’istituto nel frattempo è al lavoro per realizzare una palestra da destinare alla sezione femminile, la più svantaggiata dal punto di vita delle attività.

“Accendiamo i riflettori sul carcere di Fuorni”, la protesta

Accendiamo i riflettori sul carcere di Fuorni: è lo slogan lanciato dall’associazione culturale Andrea Proto, dal collettivo Handala di Salerno, da Radio Asilo.it e da Prospettiva Operaia che, ieri mattina, hanno tenuto una manifestazione pacifica all’esterno della casa circondariale di Fuorni per esprimere il loro dissenso sulla Legge sicurezza voluta dal ministro degli Interni Matteo Salvini. «Si protesta prima di tutto perché a livello nazionale nelle carceri stanno scoppiando molte rivolte, non solo da parte dei detenuti ma anche da parte dei familiari che protestano contro questa nuova emergenza del sovraffollamento», ha dichiarato Francesco Cittadino del collettivo Asilo Politico che punta il dito proprio contro le condizioni di vita di molti detenuti. Comitati e associazioni, tra le altre cose, sottolineano l’assoluta assenza di forme alternative al carcere per gli assuntori di droga o chi ha avuro il Daspo in quanto ambulanti o abusivi. «Vogliamo mandare un messaggio di solidarietà e umanità alle persone detenute perché molto spesso le persone detenute perché spesso delle loro condizioni non se ne parla. Soprattutto in estate, le condizioni diventano ancora più critiche perché con il sovraffollamento e con il caldo ci sono situazioni che tendono ad esplodere», ha invece dichiarato Davide D’Acunto del collettivo Handala Salerno, secondo cui in estate le condizioni di vita peggiorano ulteriormente. La manifestazione pacifica si è tenuta all’esterno del carcere con la distribuzione di materiale informativo anche ai parenti dei detenuti presenti proprio per tentare di far comprendere i danni che la cosiddetta legge Salvini sta provocando in quanto nonostante lo stesso ministro abbia detto che i reati sono diminuiti il numero dei detenuti aumenta». In totale, nelle carceri italiane ci sono circa 61mila detenuti su una capienza massima di 50mila.

L’associazione Crivop: «Da pastore evangelico al carcere per aiutare i bisognosi»

Tanti sono i volontari che lavorano, a titolo gratuito, all’interno del carcere di Salerno. Tra questi spicca la Crivop, associazione di volontariato penitenziario che non si occupa solo di fornire ai detenuti beni di prima necessità ma di aiutarli con la preghiera. I volontari Crivop sono infatti evangelici che hanno come unico scopo quello di portare il nome di Gesù e l’amore di Dio all’interno del carcere. «In Campania curiamo circa 300 detenuti, a Salerno una ventina al momento. I volontari di sesso maschile, il sabato sono al reparto articolazione per rispondere ai bisogni dei detenuti che hanno esigenze particolari», ha dichiarato il responsabile dell’associazione Davide Di Falco. A svolgere assistenza spirituale è invece il pastore della chiesa evangelica Samuele Prudente, autorizzato dal ministro della giustizia ad entrare al carcere ogni settimana. Tra le loro mission anche quella di rafforzare e preservare il legame tra il detenuto e la famiglia che, sempre più spesso tende a spezzarsi proprio a causa della difficile situazione in cui vivono. Una situazione difficile per tutti.




Agenti penitenziari salvano la vita ad un detenuto

di Pina Ferro

Colto da infarto, detenuto salvato dagli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio nella sezione. I poliziotti sono entrati in azione dopo aver richiesto invano l’intervento degli infermieri impegnati a gestire altre emergenze. Il fatto è accaduto nella mattinata di ieri nella terza sezione della casa circondariale di Fuorni. All’improvviso il detenuto, un cinquantenne italiano, ha avvertito un malore, che ha indotto i poliziotti a pensare a un infarto. L’agente addetto al servizio tempestivamente ha allertato l’area sanitaria per un immediato intervento. Purtroppo criticità in atto, il personale infermieristico ritardavano ad arrivare in sezione per gestire l’emergenza, mentre il detenuto peggiora sempre di più. Dopo diverse richieste d’intervento da parte del personale di polizia operante, senza riscontro alcuno perché gli operatori sanitari, erano ancora impossibilitati ad intervenire, l’ispettore di sorveglianza generale, coadiuvato da altri due poliziotti penitenziari, istintivamente e spinto da un forte senso umano, decideva di portare personalmente il detenuto in infermeria dopo averlo sistemato su un a barella in dotazione. Fortunatamente, anche il medico di turno è stato altrettanto bravo a gestire il paziente giunto in ambulatorio in condizioni molto critiche, rischiando seriamente la vita. «Un plauso va a questi poliziotti – dice Daniele giacomaniello…. Segretario della Uil Pa Polizia Penitenziaria – che nonostante l’umiliante condizione in cui sono costretti a lavorare rischiando probabilmente anche di vedersi rifiutare le ferie estive, perché il numero dei poliziotti in servizio è ridotto all’osso oramai, mentre da Roma tutto tace ma nonostante tutto, difronte ad una criticità di questa portata, la sensibilità e il senso umano, come sempre ha superato ogni ostacolo… Perché sotto ogni divisa, prima c’è l’uomo e un attimo dopo, l’istituzione che rappresenta»




Marino conferma che Marigliano gestiva lo spaccio

di Pina Ferro

«In carcere ho appreso da Gaetano Landi che a Salerno vi erano delle piazze di spaccio gestite da Ciro Marigliano senior». Ieri mattina, collegato in videoconferenza il collaboratore di giustizia Antonio Marino, ha risposto alle domande del Pubblico Ministero Marco Colamonici circa le sue conoscenze sullo spaccio di sostanze stupefacenti posto in essere a Salerno da Ciro Marigliano senior e dai suoi ragazzi. Durante il controesame il collaboratore è stato contraddetto dal difensore di Marigliano, l’avvocato Luigi Gargiulo. In particolare Marino ha affermato di aver visto o conosciuto Ciro Di Lieto (genero di Marigliano) in carcere nel periodo 99/2001. Cosa questa che secondo l’avvocato Gargiulo non risponde al vero in quanto la figlia dell’imputato si è unito in matrimonio il 2006 e prima di quella data Di Lieto per Marigliano non era un parente e, dunque, non gli era consentito di avere colloqui in carcere con Zio Ciro. A tal proposito l’avvocato Gargiulo ha anche chiesto di poter vere, nelle prossima udienza, le dichiarazioni fonoregistrate rese a suo tempo dal Antonio Marino oltre alla citazione come test di alcuni dei soggetti nominati dal pentito. «Gaetano Landi, detto ‘o milionario, l’ho conosciuto in carcere – ha detto Marino – Quando è uscito dal carcre io lo andai a trovare a casa sua a Matierno. Lì trovai il figlio Gianluca detto “gne gne” (ndr Vicinanza) e Luigi Natella. Questi raccontarono che gestivano le piazze di spaccio per conto di Ciro Marigliano, cosa questa che mi aveva già detto il padre a suo tempo. La zona che gestivano era quella del Villaggio dei puffi e che erano organizzati con turni di vedetta e di vendita. Non siamo mai scesi nei particolari della vicenda. Landi mi diceva che Ciro lo teneva molto in considerazione». Va precisato che Landi è deceduto lo scorso anno.