Davide Cerullo, dal carcere alla poesia “La mancanza di amore la mia rovina”

di Erika Noschese

Davide Cerullo, Vincenzo D’Amato: due persone accomunate dallo stesso destino, una nuova vita dopo il carcere, dopo gli errori, dopo aver scontato la pena. “Storie di rinascita”: è stato il titolo della puntata di Le Cronache Live, il format del quotidiano Le Cronache che ieri ha ospitato Davide che a soli 10 anni era già ricercato dalla polizia, a 14 anni gestiva una piazza di spaccio a Scampia, a 16 anni è stato arrestato per droga, a 17 anni per poi essere “gambizzato” da killer di clan rivali, a 18 anni viene arrestato e mandato a Poggioreale. Proprio qui avrebbe fatto l’incontro più rivoluzionario della sua vita: attraverso la lettura della Bibbia accoglie pian piano il messaggio di liberazione che non è rivolto solo ai credenti, ma a tutti gli uomini, senza distinzioni. La sua esperienza in carcere è raccolta nel libro “Parole evase” (Edizioni Gruppo Aeper, 2013), dove viene data voce a lettere e testimonianze di uomini e donne che altrimenti sarebbero state per sempre taciute: le condizioni di vita dei reclusi, le loro riflessioni, le speranze e i dolori, tutto impresso su lettere nascoste o affidato a confessioni sottovoce. Dall’esperienza di Davide Cerullo nasce anche un progetto “Vela: rendere consapevoli”, del quale si parla nel libro “La ciurma dei bambini e la sfida al pirata Ozi” (Napoli, Dante e Descartes, 2013), per soccorrere i minori a rischio del quartiere Scampia. Nel 2014 Davide, dopo aver vissuto e lavorato a Modena con la moglie e due figli per qualche anno, è tornato a vivere a Scampia dove da un paio di anni ha fondato L’Albero delle Storie, un’associazione che promuove progetti educativi per bambini, quelli che lui stesso definisce “nati fragili”, e le loro famiglie. “Io sono uno in cerca di un grande forse, che continuamente si fa delle domande. Mi sono ritrovato a fare i conti con la forza sanitaria della parola e mi è capitato in un posto nel quale meno te lo aspetti: il carcere di Poggioreale, ero stato arrestato nel Padiglione Avellino, in totale 25, e questa parola – ha raccontato Davide – Gesù, oltre ad essere il più grande psicanalista di tutti i tempi, credo sia un poeta; la sua è la parola che ti mette di fronte alla tua responsabilità”. Davide ha ripercorso le tappe della sua vita, dal baratro del carcere alla rinascita, il cambiamento tanto sognato fino ad essere un faro, soprattutto per i più giovani: “Non si cambia, si torna ad essere quello che dovremmo essere e io mi sono perso, sono stato come un bambino che, entrando in un bosco, non ho trovato più la via d’uscita”. Per Davide, questa traccia persa equivale alla mancanza di responsabilità degli adulti, di un padre e una padre, una famiglia, una comunità che “oggi ci fa diventare macchine pubblicitarie con la moda, le macchine e le insoddisfazioni – ha aggiunto – Mi ritengo una persona felice perché libera, credo manchi un linguaggio elementare per farsi capire dai giovani”. Ed è proprio sui giovani che si concentrano i progetti ma, ha detto ancora lo scrittore di Scampia, “così si rischia di far diventare le persone infelici”. E lui ha scelto di ritornare alla sua vita, fatta di pascolo, animali e terra da coltivare, fino alla “voce tenue del silenzio, non quello egoistico ma un silenzio presenza dell’indicibile, dell’essenziale”. Secondo il giovane napoletano, i detenuti oggi non hanno bisogno di cultura ma di affetto, di abbraccio: “A me non ha salvato la cultura, noi nasciamo dagli incontri che facciamo più che dai libri che leggiamo e io sono stato in un carcere minorile a Caserta: alle celle, un ragazzo mi ha chiamato e mi ha tirato accanto alla sua cella. Non mi ha chiesto un libro, mi ha chiesto un abbraccio perchè è facile parlare di speranza, il difficile è sperare”, ha raccontato.




Mascherine prodotte dai detenuti nel carcere di Fuorni

I detenuti del carcere di Fuorni, a Salerno, insieme con quelli ristretti negli istituti penitenziari di Milano Bollate e Rebibbia, produrranno mascherine per gli agenti della Polizia Penitenziaria e per conto della Protezione Civile. Lo rende noto l’Uspp. I tre istituti, del Nord, del Centro e del Sud del Paese, secondo quanto rende noto il sindacato, sono stati selezionati dall’amministrazione penitenziaria insieme con la Protezione Civile. Dal carcere di Salerno Fuorni prese piede l’ondata di rivolte che investi’ l’Italia il mese scorso, tumulti che causarono ingenti devastazioni, evasioni, feriti e anche morti.”Vivo apprezzamento” per il lavoro svolto dal direttore del carcere di Fuorni, a Salerno, istituto penitenziario scelto per la produzione di mascherine da destinare agli agenti della Polizia Penitenziaria e alla Protezione Civile, e’ stato espresso dal segretario regionale dell’Uspp (Unione del Sindacati di Polizia Penitenziaria) Ciro Auricchio. “A causa della violenta protesta di qualche settimana fa – ricorda Auricchio – che ha visto distrutti alcuni padiglioni detentivi, lodevoli sono stati gli sforzi che il direttore Rita Romano sta ponendo in essere, seguendo in prima linea i lavori per il ripristino della sicurezza e della funzionalita’ delle sezioni detentive coinvolte ripristinando inoltre anche l’illuminazione sia interna che esterna”. Per Auricchio, “E’ motivo di orgoglio, inoltre, per la Regione Campania che il carcere di Salerno sia stato individuato, insieme ad altri due istituti penitenziari- uno al centro e l’altro al Nord d’ Italia – per l’avvio di un laboratorio per la produzione di mascherine da destinare, innanzitutto, al personale di polizia e, non, che opera negli istituti e per la restante parte alla Protezione civile per la successiva distribuzione a gli altri operatori che svolgono un servizio essenziale”




Stop ai colloqui con i familiari rivolta nel carcere di Fuorni

Un sabato di fuoco. Il virus della violenza ha scatenato circa 200 detenuti del carcere di Fuorni. Ma la protesta si è estesa anche a Poggioreale e Carinola. La scintilla dovuta alle nuove disposizioni per fronteggiare l’emergenza del Convid-19. Niente colloqui fino al 31 maggio, a sorpresa ieri i parenti dei carcerati costretti a restare fuori sotto la pioggia, tra urla e imprecazioni. E’ la scintilla che nel primo pomeriggio scatena la reazione dei detenuti che armati di spranghe di ferro ricavate dalle brande, hanno distrutto tutto quello che c’era da distruggere. Dopo avere divelto le inferriate dei finestroni sono riusciti a salire sui tetti. Subito sono scattate misure straordinarie di sicurezza anche all’esterno della casa circondariale: in cielo si è alzato un elicottero dei Carabinieri per controllare dall’alto la situazione, mentre la struttura è stata circondata da carabinieri, guardia di finanza e polizia in assetto antisommossa. In serata, poi, sono intervenuti diversi mezzi dei vigili del fuoco che hanno installato i materassi gonfiabili nello spazio esterno. In carcere sono giunti anche il questore di Salerno, Maurizio Ficarra il comandante provinciale dei carabinieri e più tardi il garante regionale per i diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello. All’interno della struttura gli agenti penitenziari, guidati dal comandante Gianluigi Lancellotta, sono entrati in azione per domare la rivolta e tenere la situazione sotto controllo. Sono iniziate così delle estenuanti trattative che i detenuti hanno respinto utilizzando gli idranti. Inutile anche il tentativo della direttrice Romano. Intanto le forze dell’ordine dovevano fronteggiare anche l’ordine pubblico esterno dove comunque non si sono registrati incidenti e le stesse attività commerciali hanno regolarmente lavorato. I familiari dei detenuti hanno denunciato come lo stop ai colloqui neghi “l’unico diritto” che ha chi è costretto all’interno del carcere. Per il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo “malcontento e disagio non possono assolutamente giustificare azioni violente che non devono verificarsi”. Una situazione di grande tensione che fortunatamente si è conclusa senza incidenti intorno alle 20 ma la situazione all’interno della casa circondariale resta esplosiva.

LE REAZIONI Per Gennarino De Fazio della Uilpa Polizia Penitenziaria nazionale “E’ assolutamente necessaria una task force che si occupi delle diverse emergenze” che si vivono in carcere, “prime fra tutte la ‘densita’ detentiva’, gli organici della Polizia penitenziaria e degli altri operatori e i modelli organizzativi”. “La rivolta nel carcere di Salerno a causa delle restrizioni ai colloqui imposte con decreto dal Governo per far fronte all’imminente rischio di diffusione del nuovo coronavirus nelle carceri sconvolge la situazione di chi vive già un disagio”, aggiungono Auricchio e Moretti. “Pur comprendendo la reazione di malcontento e lo stesso disagio della popolazione detenuta, – spiegano i due sindacalisti – nella maggior parte delle carceri la popolazione detenuta ha compreso il senso di tali restrizioni data la contingente emergenza”. “Questo ennesimo e grave evento critico – sottolineano Auricchio e Moretti – connota la precaria realtà del carcere salernitano. In piu’ occasioni abbiamo denunciato la grave criticita’ che affligge il carcere di Salerno sia a causa della carenza di personale sia a causa delle carenze strutturali e di strumenti tecnologici di difesa passiva. Appena l’emergenza sara’ rientrata – concludono – chiediamo di intervenire immediatamente per un un’incremento della dotazione organica del carcere salernitano ed un potenziamento delle risorse stanziate per un efficientamento degli impianti e degli strumenti di difesa passiva”.

La solidarietà agli agenti da Salvini e dalla Vuolo

La rivolta nel carcere di Fuorni ha provocato una fitta rete di reazioni da parte dei sindacati. . A lanciare l’allarme su quanto stava accadendo il segretario generale del Sippe, il sindacato della polizia penitenziaria Carmine Olanda che sull’emergenza Covid-19 aveva già scritto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria suggerendo alcune misure da adottare per la prevenzione del virus. “Per tenere sotto controllo la protesta in atto sono giunti insieme ai rinforzi della Polizia Penitenziaria, anche le altre Forze dell’Ordine con l’ausilio di un elicottero che sorvola il Penitenziario. Sembrerebbe che i detenuti siano saliti anche sul tetto del penitenziario – ha dichiarato Olanda – Inutile sarebbe stata la trattativa messa in atto dal Direttore e Comandante dell’Istituto con i detenuti per cercare di farli ragionare, ma sono stati allontanati con dal getto degli idranti che i detenuti si sono procurati dalle postazioni antincendio. Una situazione di estremo pericolo, non solo per i detenuti ma anche per il personale della polizia penitenziaria; attualmente, infatti nella Casa Circondariale di Salerno sono recluse circa 520 detenuti di cui 70 sono stranieri e 41 sono donne, su una capienza regolamentare di 394 posti letto. Mentre il Personale di Polizia Penitenziaria presente è di 203 anziché essere 243. “Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede – conclude Olanda – deve urgentemente mettere in campo soluzioni concrete”. A esprimere solidarietà alla polizia penitenziaria anche il leader della Lega Matteo Salvini: “Massimo sostegno alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria. Legge e pugno di ferro con chi sbaglia”. Sulla questione è intervenuta anche l’europarlamentare della Lega Lucia Vuolo: “Solidarietà agli agenti della polizia penitenziaria impegnati a sedare una rivolta scoppiata nel carcere di Salerno. Mi auguro che la Procura apra immediatamente un’inchiesta per chiarire le responsabilità di quanto accaduto oggi pomeriggio”, ha infatti dichiarato la leghista. “Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la rivolta sarebbe scoppiata per la soppressione dei colloqui per via dell’emergenza coronavirus – ha poi aggiunto – Tuttavia, nessun provvedimento dell’amministrazione penitenziaria può giustificare quanto accaduto. Serve il pugno di ferro e come Lega mi impegno a portare il caso della carenza di agenti all’interno delle carcere italiane all’attenzione dell’europarlamento. Questo scempio deve finire”.

Socialisti: “Avevamo già sollecitato il potenziamento dell’organico degli agenti”

“La rivolta dei detenuti, già evidentemente preannunciata lascia pensare che i problemi da noi più volte evidenziati non sono stati ancora tenuti in considerazione”. Lo dichiarano Silvano Del Duca Vittorio Cicalese, rispettivamente segretario provinciale del Psi Salerno e presidente regionale Fgs Campania in merito alla rivolta di centinaia di detenuti tenutasi ieri al carcere di Fuorni. “Fermo restando che le modalità del dissenso non trovano alcuna giustificazione, ci preme riproporre quanto più volte evidenziato nei mesi scorsi – hanno dichiarato i socialisti – Le nostre visite a cadenza regolare nelle varie sezioni del penitenziario, hanno infatti portato al rilancio di alcune proposte. Una su tutte la necessità di incrementare gli agenti di polizia presenti nella struttura (in particolare nei weekend, quando la situazione è di difficile gestione”. La proposta era stata accolta dal consigliere regionale e segretario nazionale del Psi, Enzo Maraio, che ha immediatamente seguito l’iter burocratico necessario per giungere ad una fattiva risoluzione. “Bisogna garantire, in questo momento di grande preoccupazione, uguali diritti a tutti: da un lato la polizia penitenziaria, lo ribadiamo, necessita di ulteriori unità per poter gestire adeguatamente i detenuti presenti nella struttura circondariale di Fuorni; da un altro, ci teniamo a precisarlo, i detenuti necessitano di avere supporto morale e materiale da parte dei propri familiari e legali che ne seguono le vicende. Sarebbe auspicabile una soluzione mediata: magari con visite programmate e scaglionate al fine di evitare assembramenti, così come richiesto dalle disposizioni governative e regionali – hanno aggiunto Del Duca e Cicalese – Ciò detto, non possiamo assolutamente giustificare i motivi e soprattutto le modalità di tale rivolta: non è possibile difendere chi ha compiuto gesti tanto gravi. Siamo al fianco degli agenti e del direttore Rita Romano: con notevoli sforzi, stanno gestendo una situazione molto delicata che merita la dovuta attenzione.Chiediamo ancora una volta un’adeguata attenzione nei riguardi della Casa Circondariale di Salerno: la nostra proposta, lanciata da Maraio, necessita di essere attuata nel minor tempo possibile”.




Salernitano s’impicca in cella a Secondigliano

di Pina Ferro

Ieri mattina era in programma un’udienza a suo carico, ma quando gli agenti della polizia penitenziaria sono entrati nella sua cella per prelevarlo e trasferirlo in tribunale M.C. 45 anni salernitano era già morto. Inutili gli immediati tentativi di rianimazione posti in essere dagli agenti: il cuore del detenuto si era fermato per sempre. Il salernitano, in carcere per violenza sessuale e reati legati agli stupefacenti si è tolto la vita impiccandosi nel carcere di Secondigliano dove era detenuto da qualche tempo. Il salernitano pare si trovasse nella sezione infermeria, quindi era da solo in cella. Sull’accaduto è intervenuto il garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello “ancora una volta si muore di carcere contravvenendo allo spirito costituzionale che all’articolo 27 recita che il carcere ha una funzione rieducativa e di socializzazione. Anche in questo luogo così remoto vanno rispettati i diritti e la dignità delle persone”. Secondo il garante “quando si muore di carcere ed in carcere è una sconfitta per tutti: sia per gli operatori che si prodigano quotidianamente, tra mille difficoltà per rendere più umane le pene, sia per la politica che ha fatto del carcere e, più in generale, della giustizia penale, un luogo di afflizione, di vendetta ed esclusione sociale”. A parere di Ciambriello “occorre bilanciare la certezza della pena, il bisogno di giustizia delle vittime, con la possibilità di recuperare e far ricominciare a chi ha sbagliato”. «Si tratta dell’ennesimo fallimento dello Stato – ha sottolineato Aldo Di Giacomo del sindacato di polizia penitenziaria Spp – che non ha nessun interesse nè per i carcerati e nè per la Polizia penitenziaria. Il mondo carcerario allo Stato non interessa. Vuole rieducare tutti ma così facendo si da la possibilità a chi, di rieducazione non ne vuol sapere, di continuare a delinquere». Di Giacomo ha anche lanciato l’invito ad essere «meno commentatori e più autori di atti concreti».




Obbligo di firma per Marigliano Arrestato giovedì scorso a Fuorni

E’ stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Domenico Marigliano, 60 anni, fratello di Ciro Marigliano, arrestato giovedì scorso dagli uomini della Squadra Mobile di Salerno. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno Romaniello, al termine dell’udienza di convalida del fermo ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia per l’uomo difeso da Carla Maresca. Nel pomeriggio di giovedì, gli investigatori, individuata l’auto, e riconoscendo il soggetto, hanno deciso di seguirla e, dopo attento appostamento, osservavano l’uomo che a bordo dell’utilitaria veniva avvicinato da un cliente che dopo aver consegnato a Domenico Marigliano una banconota da 20 euro, quest’ultimo riceveva un involucro contenente una sostanza, successivamente rivelatasi alle analisi della Polizia Scienti- fica di tipo cocaina – crack. Gli agenti pertanto hanno deciso di intervenire, per effettuare una perquisizione personale e identificare i responsabili. Durante la perquisizione, è stata rinvenuta la somma complessiva di 765 euro in banconote di vario taglio, nonché ben tre telefonini dove erano ancora presenti in memoria i mes- saggi riportanti appuntamenti, cifre e quantitàriconducibili all’illecita attività di spaccio. Marigliano potendo contare sulla disponibilitàdi ben tre telefonini, a bordo di un’utilitaria, riceveva i contatti, utilizzando una diffusissima piattaforma di mes- saggistica e consegnava la sostanza stupefacente direttamente all’acquirente. Dopo le formalità di rito, l’AutoritàGiudiziaria ha disposto la sottoposizione dell’uomo agli arresti domiciliari, in attesa del giudizio di convalida




Tre cellulari per gestire on-line l’attività di spaccio In manette il 60enne Domenico Marigliano

Fissava appuntamenti, si accordava sulla quantità di stupefacente da consegnare e il posto della consegna tramite cellulare al fine di destare il meno possibile sospetti. Un escamotage che però non ha preservato Domenico Marigliano, 60 anni salernitano, già noto alle forze dell’ordine dall’arresto per i suoi legami con gruppi della criminalità organizzata. L’uomo è stato ammanettato e successivamente condotto presso la propria abitazione dove dovrà restare al regime dei domiciliari fino alla convalida del fermo, dagli agenti della Squadra Mobile di Salerno agli ordini del vice questore aggiunto Marcello Castello. Nel pomeriggio di giovedì, gli investigatori, individuata l’auto, e riconoscendo il soggetto, hanno deciso di seguirla e, dopo attento appostamento, osservavano l’uomo che a bordo dell’utilitaria veniva avvicinato da un cliente che dopo aver consegnato a Domenico Marigliano una banconota da 20 euro, quest’ultimo riceveva un involucro contenente una sostanza, successivamente rivelatasi alle analisi della Polizia Scientifica di tipo cocaina – crack. Gli agenti pertanto hanno deciso di intervenire, per effettuare una perquisizione personale e identificare i responsabili. Durante la perquisizione, è stata rinvenuta la somma complessiva di 765 euro in banconote di vario taglio, nonché ben tre telefonini dove erano ancora presenti in memoria i messaggi riportanti appuntamenti, cifre e quantità riconducibili all’illecita attività di spaccio. Marigliano potendo contare sulla disponibilità di ben tre telefonini, a bordo di un’utilitaria, riceveva i contatti, utilizzando una diffusissima piattaforma di messaggistica e consegnava la sostanza stupefacente direttamente all’acquirente. Dopo le formalità di rito, l’Autorità Giudiziaria ha disposto la sottoposizione dell’uomo agli arresti domiciliari, in attesa del giudizio di convalida.




In cella i pusher del take away

di Pina Ferro

Tentata estorsione, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e danneggiamento. Con queste accuse, è stato arrestato il 45enne di Nocera Inferiore S.b.. Le vittime erano i genitori i fratelli ed una terza persona. A stringere le manette ai suoi polsi sono stati gli uomini della squadra Investigativa del commissariato di Nocera Inferiore in esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dall’ufficio Gip del Tribunale di Nocera Inferiore. Secondo la pubblica accusa, il 45enne avrebbe posto in atto i maltrattamenti dal 3 dicembre 2016 al 31 dicembre 2019. Gli episodi delittuosi, sono stati accertati con solerzia da personale del commissariato di Nocera Inferiore che, in breve tempo, hanno svolto una complessa indagine volta a riscontrare i fatti mediante la raccolta delle dichiarazioni delle persone offese, le sommarie informazioni di testi e l’acquisizione di referti medici. Gli esiti investigativi raccolti in due informative, hanno portato a richiedere e ad ottenere dall’ufficio Gip una misura cautelare in carcere nei confronti di S.B., in quanto lo stesso aveva reiteratamente tenuto condotte violente e vessatorie nei confronti dei genitori, dei fratelli e di un terzo.




Prova a consegnare droga e Iphone al compagno detenuto

di Pina Ferro

Erano destinati al compagno detenuto i 38 grammi di marijuana e lo smatphone rimvenuti e sequestrati dagli agenti della polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Fuorni. Il sequestro è stato operato nei giorni precedenti a Natale. A finire nei guai M. C. di Mercato San Severino, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine per reati legati agli stupefacenti. La donna in passato è stata anche detenuta presso la casa circondariale salernitana. A suo carico è scattata una denuncia a piede libero. La donna era in attesa di incontrare il compagno detenuto, un napoletano ristretto per riciclaggio e altri reati. Prima del colloquio M.C. è stata sottoposta a controllo da parte del personale in servizio. E’ stato il metal detector a evidenziare, la presenza, nelle parti intime di uno smartphone iPhone. A questo punto gli agenti hanno eseguito una perquisizione personale che ha portato al rinvenuimento, occultati nel reggiseno, di 38 grammi di Marijuana. Messa alle strette M.C. ha ammesso che lo stupefacente e il cellulare erano destinati al convivente, attualmente detenuto. Espletate le formalità di rito, dell’accaduto è stato informato il magistrato di turno. La donna è stata denunciata, mentre droga e cellulare sono stati sottoposti a sequestro e stata inviata all’autorità giudiziaria competente per le valutazioni del caso. Nonostante la carenza di organico e le festività il c o m a n d a n t e Lancellotta unitamente a tutto il personale in servizio è riuscito a garantire i controlli necessari all ’ i n t e r n o dell’istituto di pena e su coloro che si accingevano ad avere colloqui con i familiari detenuti nel corso di questi giorni di festa.




Detenuto finge di stare male e aggredisce gli agenti penitenziari

di Pina Ferro

Ennesimo atto di violenza all’interno della casa circondariale di Fuorni. Una situazione che pare stia diventando insostenibile ogni giorno di più. Un agente con una contusione all’anca e l’infermeria sfasciata. Questo il bilancio di quanto accaduto mercoledì sera. Un detenuto magrebino, già noto, per i suoi atti di violenza nel corso della serata ha comunicato ad un’agente di sentirsi male e, per questo motivo era stato accompagnato in infermeria. Non appena il detenuto è giunto nella stanza di primo soccorso ha dato sfogo alla sua ira rompendo oggetti vari e determinando il caos. L’agente che lo ha accompagnato ha, immediatamente, allertato i pochi colleghi in servizio (durante le ore serali il numero degli agenti pare sia notevolmente ridotto rispetto ai turni diurni) che confluiti presso l’infermeria hanno dovuto faticare non poco per riportare la calma. Nel tentativo di bloccare il detenuto, alcuni agenti sono stati attinti da schiaffi e calci. Un agente è stato costretto a fare ricorso alle cure dei medici dell’ospedale di via San Leonardo a causa delle contusioni riportate dopo aver ricevuto dei calci all’altezza dell’anca. Per il poliziotto i medici hanno formulato una prognosi di sette giorni. Immediata la reazione delle organizzazioni sindacali. «Da mesi stiamo ponendo l’attenzione sulle condizioni in cui sono costretti a lavorare gli agenti in servizio nel carcere di Fuorni – ha sottolineato Daniele Giacomaniello della segreteria regionale della Uil – Il personale non è sufficiente e non vi sono i più elementari strumenti per garantire l’ordine e la sicurezza. Una situazione che è stata evidenziata a più riprese a chi di competenza. Ora lanciamo un appello al provveditore regionale ed al Ministro di Grazia e Giustizia affinché mettano in campo le iniziative necessario per ridare al penitenziario di Fuorni i canoni minimi di sicurezza e le condizioni necessarie agli agenti a lavorare senza l’enorme stesso a cui oggi sono sottoposti per innumerevoli mancanze. A causa della carenza di personale gli agenti sono sottoposti a doppi turni e gli straordinari non sono stati tutti retribuiti in quanto il Ministero ha ridotto il monte ore. Ma siamo di fronte ad un paradosso perché se non c’è personale e matematico che devi aumentare il monte ore, altrimenti come li paghi?».




“E’ piena emergenza all’interno del penitenziario di Fuorni”

di Pina Ferro

E’ allarme sicureza nel carcere di Fuorni, Ennesimo sequestro di cellulari da parte degli agenti della polizia penitenziaria. Nelle scorse ore sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro dieci telefoni cellulari. «La situazione nel carcere di Salerno è esplosiva” – ha denunciato il segretario nazionale per la Campania del sindacato autonomo polizia pen i t e n z i a r i a (Sappe) Emilio Fattoriello, facendo riferimento ad alcuni episodi avvenuti nelle ultime settimane. A inizio novembre, nel corso di una perquisizione straordinaria, i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato dieci telefoni cellulari, tutti funzionanti. In occasione della visita del capo dipartimento Francesco Basentini, invece, un detenuto trasferito da Carinola ha sputato sangue contro un agente. “La situazione è allarmante sotto il profilo della sicurezza e servono urgenti provvedimenti ministeriali”, prosegue Fattoriello che lancia un appello al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. “Servono interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani”. Anche il segretario generale del Sappe, Donato Capece ha sollecitato le autorità competenti a intervenire: “E’ evidente a tutti che è necessario intervenire con urgenza per fronteggiare le costanti criticità penitenziarie di Salerno. E’ grave che la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario “aperto”, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”.