Nocera Inferiore, Voto in cambio di soldi e piaceri: Quattro gli arresti, tra questi i candidati Ciro Eboli con il centrodestra e Carlo Bianco con il centrosinistra

Pina Ferro

 

Un voto in cambio di 50 euro. Escamotage che non è servito alla rielezione ma che lo ha fatto finire nella rete della giustizia. L’asse politica e clan è stato bloccato al- l’alba di ieri dai carabinieri del Ros (reparto operativo speciale) del co- mando provinciale di Salerno. Quattro le persone finite in ma- nette con l’accusa a vario di titolo di associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso ed estorsione. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del tribunale di Salerno su richiesta del pm Senatore della Dda. Nel corso dell’operazione sono state effettuate anche perquisizioni a carico di altri 19 indagati per il reato di corruzione elettorale. Al centro delle indagini del Ros i clan camorristici operanti nel- l’Agro nocerino sarnese e, in particolare, i loro interessi nel settore imprenditoriale. Uno il clan in particolare quello facente capo ad Antonio Pignataro. L’indagine è partita nel 2016 e prosegue quella che ha visto finire agli arresti i giovani protagonisti delle nuove leve criminali cittadine quelle che avevano animato la guerre per lo spaccio tra settembre e novembre dello scorso anno e riconducibili in parte ai fratelli Cuomo (Luigi cuomo è il cognato di Ciro Eboli). Seguendo queste indagini, gli uomini del colonnello Mabor sono risaliti al personaggio chiave dell’inchiesta, Antonio Pignataro tra gli ideatori dell’omicidio di Simonetta Lamberti vittima involontaria dell’agguato orchestrato nel 1982 a Cava de’ Tirreni per uccidere il padre il giudice Alfonso Lamberti, procuratore di Sala Consilina. L’uomo era agli arresti domiciliari per motivi di salute. Antonio Pignataro, detto “Zio Antonio” era riuscito a creare un nuovo nucleo associativo operando «dal balcone di casa». L’ordinanza è stata inviata anche al prefetto di Salerno per quanto di sua competenza e valutare tutti gli aspetti relativi all’inquinamento eventuale dell’attività amministrativa cittadina e della politica, trasversale alle ultime elezioni e che riguarderebbe «un sistema diffuso e trasversale a diverse formazioni politiche». L’obiettivo del clan era quello di realizzare un progetto di loro interesse per la mensa della Caritas, attraverso il cambio di de- stinazione d’uso di un terreno, cambio che sarebbe avvenuto at- traverso una delibera di giunta. Interessamento avvenuto tramite il vicesindaco della Giunta Romano Antonio Cesarano (e uno dei punti di riferimento dei Riformisti per Nocera che aveva appoggiato la coalizione Torquato nel 2012), il suo amico e candidato della lista Carlo Bianco.Nell’ultima tornata elettorale ‘Zio Antonio’ si è impegnato in prima persona per accrescere i voti di degli arrestati Ciro Eboli e Carlo Bianco. Il quarto ar- restato, Luigi Sarno avrebbe pro- curato voti al candidato Nicola Maisto, eletto nelle fila di Uniti per Torquato: Sarno era destinato agli arresti domiciliari ma, grazie al rinvenimento di cocaina nella sua disponibilità è finito in carcere.

 

Antonio Pignataro, il killer di Simonetta Lamberti condannato e liberato

Si era detto pentito per avere ucciso quella bambina di 11 anni, Simonetta Lamberti, tanto da accusarsi di aver fatto parte del commando. E così, l’anziano criminale era stato condannato a 30 anni di reclusione. Antonio Pignataro noto boss della Nuova Camorra Organizzata a Nocera Inferiore e che per un periodo era transitato anche nella Nuova famiglia, quel ultimo omicidio non lo poteva dimenticare. Ma poi, ottenuti gli arresti domiciliari, era tornato ad avere un ruolo di preponderanza nel panorama criminale e sociale di Nocera Inferiore tanto da volersi occupare di affari e di altre vicende compreso gli appoggi alla politica. È così, come hanno riferito gli stessi inquirenti, ha inventato la «camorra dal balcone», un modo nuovo che sottolinea come gli arresti domiciliari, in alcuni casi, non siano con- cedibili a persone con un curriculum pericoloso come quello di Pignataro, pure se ammalato, e che questi devono essere trascorsi eventualmente in case di cura cura, comunque lontano dal territorio che hanno contribuito con le loro malefatte a distruggere.  Un cattivo esempio anche per altri componenti della famiglia, Pignataro, come lo è stato per il figlio Alessandro. Il giovane era av- viato su una strada diversa rispetto a quella del genitore ma già nel novembre 2015 era stato arrestato per furto di pneumatici a Batti- paglia e l’anno successivo condannato per per due rapine commesse tra Nocera Superiore a Cava de’ Tirreni. Insomma l’approssimarsi dell’uscita del genitore aveva avuto probabilmente un effetto deleterio anche sui familiari. Va ricordato che Nocera Inferiore come in altre realtà dov’è la ca- morra è stata molto presente, la liberazione di taluni criminali sol- lecita sempre le fantasie delle nuove leve delinquenziali e rappresentano un punto di unione e di raccordo tra vecchie e nuove leve criminali. Per questo sarebbe necessario scontare le pene lontano dalle pro- prie città o quantomeno in luoghi protetti e non accessibili a un vasto pubblico soprattutto quando i condannati hanno molti anni di reclusione da scontare e hanno un indubbio “cursus honorum” che può diventre un’arma per realizzare nuove strategia appena li- beri. Deve essere chiaro sempre e comunque chi commette gravissimi delitti va carcerato.

Ecco il modus operandi di “Zi ‘ntonio”

Spedizioni punitive, atti intimidatori, rapine, richieste di sconti su forniture e di assunzioni. Era attra- verso queste pratiche che Antonio Pignataro, alias Zio Antonio stava imponendo il proprio volere sul territorio di Nocera Inferiore, forte del suo passato. Per affermare il suo potere Zio Antonio si avvaleva di Ciro Eboli, Guerino Prudente, Aristide Castro e di certo France- sco (ancora non identificato. I quattro erano gli esecutori materiali degli ordini impartiti dal boss ristretto ai domiciliari. Pignataro era pronto a tutto per affermare la propria volontà o, punire sgarri subiti non solo da lui ma anche dai suoi familiari. Basti pensare alla spedizione punitiva posta in essere nei confronti di Y.S., reo di aver aggredito e picchiato il figlio di An- tonio Pignataro, Alessandro durante un incontro della Nocerina Calcio. Zio Antonio aveva programmato anche, insieme a Domenico Orsini (altro nome noto) delle ritorsioni ai danni di “Peppe fallit” ed altri collaboratori di giustizia. Ma a Pignataro ci si rivolgeva anche per “rimettere a posto” certe situazioni. E’ il caso di quando Pignataro intervenne nei confronti di una famiglia per far desistere un parente dall’occupare abusivamente una casa che era nelle disponibilità di altro soggetto; e ancora per difendere una donna dall’aggressione subita. E, fu incaricato R.A. a recarsi presso la Nocerina Calcestruzzi per rappresentare che dietro la forni- tura di calcestruzzo vi era in realtà Pignataro e per questo doveva praticare uno sconto. Una volta Carlo Bianco e Luigi Sarno arrivarono a pianificare una rapina ai danni dei coniugi Vastola. Si trattava di una punizione per aver subito un torto sul luogo di lavoro. Infine Antonio Cesarano si interessò per conto di Pignataro di procurare un lavoro presso una cooperativa comunale di Nocera ad una giovane donna.

 

L’interessamento per l’“opera pia”: Bianco, Cesarano, Eboli e Pignataro tesi a far realizzare una casa famiglia della parrocchia, in cambio dei voti del clan

 

«Vedi che quella cosa (la delibera di giunta comunale, ndr) è stata votata, ho chiamato a… e gli ho detto che voglio una copia di quella delibera… la devi far vedere a zio Antonio e un’altra devo portare al prete. Io la parola mia l’ho mantenuta… questa è la dimostrazione eccola qua la delibera firmata». E’ questa l’intercettazione dei Ros che inguaia Carlo Bianco, che nel maggio scorso era ancora consigliere comunale. Bianco era a telefono con l’amico di sempre e suo grande sostenitore politico, Antonio Cesarano, già vicesindaco con la giunta del sindaco Antonio Romano. I due a telefono parlano della delibera della giunta comunale di No- cera Inferiore, del 16 maggio scorso. Per questa vicenda sono indagati per scambio elettorale politico-mafioso sia Cesarano sia Bianco ma anche Ciro Eboli e Antonio Pignataro, “zi Antonio”, che voleva rivestire il ruolo di criminale di peso atteso il suo passato.

La vicenda al centro dell’inchiesta è la richiesta del cambio di destina- zione d’uso di un terreno a Montalbino.

Secondo l’accusa, Carlo Bianco (candidato nella lista “Moderati per Torquato”  elezioni del 11 giugno scorso) avrebbe accettato da Antonio Pignataro la promessa di procurare voti (pare un centinaio) con la forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva dal nome che questi ha in quanto appartenente alla Nuova Camorra Organizzata la Nco di Raffaele Cutolo e la sua fama di pluriomicida. In cambio, Bianco si sarebbe interessato al cambio di destinazione d’uso di un fondo ubicato nella vicinanze della proprietà della diocesi di Nocera Inferiore sul quale doveva essere realizzato un edificio da destinare a mensa Caritas rispetto alla cui edificazione aveva interesse Pignataro e Ciro Eboli (attivo nella comunità parrocchiale della zona), grazie anche Antonio Cesarano che avrebbe avuto lo specifico compito di fungere da tramite tra Bianco e Pignataro che era agli arresti domi- ciliari.

La ricostruzione

Il sacerdote della parrocchia di San Giuseppe, don Alfonso Santoriello, il 15 ottobre scorso, aveva scritto al sindaco: « vengo a lei con la pre- sente, dettata dalla necessità del servizio pastorale che come par- roco svolgono nella parrocchia di San Giuseppe che abbraccia la fa- scia periferica di Nocera Inferiore dal rione Calenda fino alla zona di Montevescovado, per chiedere alla S.V.I. di poter beneficiare di una va- riante al Puc per il fondo limitrofo alla parrocchia suddetta. Si rende necessario un ampliamento delle strutture per le Opere Parrocchiali perché sono molte le richieste e pochi gli strumenti. Già da anni sia con gli operatori pastorali, sia con i giovani dell’associazione caritativa San Giuseppe ci siamo adoperati a soddisfare i bisogni del suddetto quartiere, perché sprovvisto di una casa di accoglienza una mensa e sale di catechismo e multimediale, dicevo da anni provvediamo in silenzio, senza lucro e nessuna pretesa dai vari enti, a sostegno di famiglie svantaggiate, al recupero scolastico dei bambini disagiati con attività di doposcuola e attività ludico-ricreative. Siamo in attesa di acquistare un fondo terreno rudere confinante sul lato nord con la proprietà della parrocchia. E, l’ampliamento e fondo esistente, consentirebbe la realizzazione delle suddette opere e faciliterebbe anche lo smalti- mento delle acque reflue dell’attuale chiesa parrocchiale nella fogna comunale in virtù di un avvicinamento al punto ottimale dimissione». L’area in questione è destinata ad area per verde urbano e non sono possibili gli interventi richiesti dal parroco visto il Puc in vigore. Il vescovo monsignor Giuseppe Giudice in una lettera del 9 maggio scorso, indirizzata al sindaco Manlio Torquato, in occasione della festa del Santo Patrono, scrive al Comune di Nocera Inferiore esprimendo parere favorevole alla richiesta inoltrata dal parroco e lo autorizzava la presentazione di un progetto corredato di quanto necessario.

Il 16 maggio scorso, vista la richiesta del parroco e la nota del ve- scovo, oltre al valore sociale dell’iniziativa indirizzati alle persone svantaggiate, la Giunta comunale ha dato il via libera alla valutazione della proposta del sacerdote, che a sua volta, qualora fosse stata positiva, necessitava del- l’approvazione del consiglio comunale. La Giunta ha deliberato un atto d’indirizzo ai funzionari responsabili degli uffici di piano e di area privata per l’avvio di un del procedimento di formazione ed eventuale approvazione della variante al Puc riguardo la richiesta don Alfonso Santoriello. Nella de- libera l’indirizzo la giunta evidenzia che vanno comunicate a tutti i soggetti interessati a partecipare l’avvio del procedimento, che è necessario verificare con l’ufficio preposto la sostenibilità ambientale della variante. Una variante che poi dovrà essere approvata dal consiglio comunale, a quel punto dal successivo a quello ormai “scaduto”.

Il ruolo

Bianco, a suo dire, si sarebbe interessato alla vicenda che, dalla documentazione in delibera, risulta sponsorizzata dal vescovo (tanto da scrivere al sindaco nel giorno solenne del santo patrono) e chiesta dal parroco. Una delibera che, in realtà, avviava solo un procedi- mento di valutazione e non era già il cambio di destinazione d’uso da verde pubblico a quello necessario per l’opera parrocchiale. Per questo suo presunto interessamento, Bianco si sarebbe aspettato i voti procuratigli da Pignataro che alla fine non sarebbero arrivati (da consigliere uscente, Bianco prese solo 137 voti) tanto da gridare al tradimento e prendersela con i “correi” dopo le elezioni. Sinceramente è poco credibile che fosse necessario un intervento di Bianco dopo una richiesta al cattolico Torquato da parte del vescovo che “raccomandava” un’opera di valore sociale in una delle zone più disagiate della città. Comunque sia, rimane gravissimo per un cittadino normale e ancor più per un consigliere comunale, anche il semplice aver avuto a che fare con un camorrista come Pignataro, figuriamoci fare un patto per avere i voti. Che siano arrivati o meno questi voti, per Bianco o Eboli (qualora risultassero provate le accuse) la vicenda sarebbe gravissima e senza appello.

 

50 euro a chi aveva votato quegli “Uniti per Torquato”

Erano Rocco Sileo e Luigi Sarno ad avere il compito di reclutare gli elettori, di suggerire il nome del candidato da votare, nel dare loro istruzioni su come documentare il voto dato e, all’esito, nel remunerarli su espressa richiesta di Nicola Maisto, candidato al consiglio comunale alle elezioni amministrative 2017 ed eletto nelle lista “Uniti per Torquato”. Sileo e Sarno nella giornata delle elezioni effettua- vano elargizioni di denaro a fa- vore di chi, essendosi recato alle urne, documentava di aver dato la preferenza ai candidati indicati. Nel dettaglio a tale Gennaro detto “piedone” recatosi al voto intorno alle ore 12,50 A.C., S,C, e E.C, e della cugina di queste ultime A.E. per l’importo di euro 40 ciascuna; a M.G.R. alla madre di quest’ultima al fratello Alfonso per l’importo di euro 40 ciascuno. L’inchiesta in ogni caso prosegue e non si escludono ulteriori sviluppi, tali da renderla ancor più clamorosa.

 

 

 

Il primo blitz del dicembre 2016 denominato “Un’altra storia”, dai capi ai pusher ai picchiatori

Droga, l’indagine continua sulle tre gang dello spaccio Gli organigrammi decimati dagli arresti tra Nocera e l’Agro

di Riccardo Finzi

NOCERA INFERIORE – L’indagine nasce come proseguimento di “Un’altra storia” che lo scorso dicembre, portò in carcere i fratelli Michele (37enne) e Luigi Cuomo (33enne), il 44enne Mario Passa- mano, il 29enne Antonio De Na- poli, il 32enne Luigi Vicidomini, il 31enne Domenico Rese, il 43enne Leontino Cioffi, il 40enne Diego Landino, il 35enne Mario Comitini, i fratelli Francesco D’Elia (35enne detto “Checchetto” o “checchecco”) e il 33nne Mario, il 33enne Marco Iannone (detto “Marchitiello ‘o stallone), il 24enne Mario Tortora (detto “Mario sce- sce”), il 38enne Camillo Fedele (detto “bicchierino”), il 27enne Giuseppe Abate, i 46enni Giuseppe Bergaminelli e Giuseppe Stanzione, il 33enne Riccardo Siani, il 27enne Carmine Cuomo e il 33enne Giuseppe Petti, tutti di Nocera Inferiore e il 41enne Raffaele Mellone di Pagani. Sono accusati di associazione per associazione di stampo camorristico Michele e Luigi Cuomo, Mario Passamano, Antonio De Na- poli, Domenico Rese, Luigi Vicido- mini, Leontino Cioffi, Raffaele Mellone, Diego Landino, Mario Tortora e Marco Iannone. Sono accusati di associazione dedita allo spaccio di stupefacenti Mario e Francesco D’Elia, Marco Iannone, Mario Tortora, Camillo Fedele e Giuseppe Petti. Stessa contestazione per Giuseppe Abate, Giu seppe Bergaminelli, Giuseppe Stanzione, Riccardo Siani e Carmine Cuomo. Dei pestaggi sono accusati Michele Cuomo, Mario Comitini, Raffaele Mellone. Di Rissa sono accusati Iannone, Tor- tora, Fedele e Passamano. Tre le organizzazioni di spaccio che si fronteggiavano in città. Una è quella capeggiata da Michele Cuomo con il contributo di Mario Passamano, entrambi molto vicino al clan Contaldo di Pagani, ormai disciolto. Questo aveva base a Ca- sale Nuovo e prediligeva le piazze di spaccio di piazza del Corso e dei tre Casali oltre quella di Cupa del Serio. Un’altra quella tra Giuseppe Abate e Giuseppe Bergaminelli che aveva base a Piedimonte. Sempre a Piedimonte e a Cupa del Serio operavano gli “uomini” di Francesco D’Elia, “sopra alle palazzine”, via Filangieri, dove abitano, però anche i fratelli De Napoli, vicini ai Cuomo.




Scafati. Lunedi le nuove deleghe, avvicendamento anche tra i dirigenti. I nomi

Di Adriano Falanga

Si chiude il cerchio sul rimpasto della giunta. Pasquale Aliberti, appena tornato da Bruxelles in cerca di fondi europei, ha voluto subito presenziare ad una riunione di maggioranza, tenuta giovedi sera. Nessuno scontro con Giancarlo Fele, i due si sono confrontati, ma niente toni accesi. Più che altro la sensazione è stata di calma apparente, un forzato equilibrio dettato dal contesto attuale. Un mese intero perso per una rimodulazione di giunta che non ci sarà. La maggioranza ha preferito non fare stravolgimenti, resta in piedi la sola ambizione di Teresa Formisano, che si scontra però con la caparbia di Antonio Pignataro, disposto a tenersi il posto da assessore ad ogni costo. “Non mi dimetto, a meno che non sarà Aliberti a mandarmi via” avrebbe detto. Pignataro non solo non vuole lasciare, ma ha giocato al raddoppio, rendendosi disponibile ad assumersi la delega all’Urbanistica, nel caso questa fosse messa in discussione dall’attuale detentore, il vicesindaco Fele. “Nel mentre voi discutete su chi deve entrare o uscire – ha spiegato il primo cittadino – io procederò, lunedi stesso, alla rimodulazione delle deleghe”. Una decisione che rompe l’impasse, e permetterà la definizione della squadra di governo. Stessi protagonisti, ma con incarichi diversi. Una scelta astuta, perchè la rotazione evita infatti che qualcuno si possa creare “fortini elettorali” in quei settori di competenza. E in questa ottica è chiaro che le deleghe più “sensibili” sono Urbanistica, Lavori Pubblici, Politiche Sociali, Manutenzione, Commercio.

Non si esclude neanche il coinvolgimento di consiglieri comunali che avrebbero chiesto un impegno specifico, tipo Bruno Pagano con le politiche sociali, Carmela Berritto con la Polizia Municipale, Daniela Ugliano con l’Ambiente. Quali deleghe saranno ridistribuite e a chi è una scelta esclusiva del sindaco, che non ha lasciato trapelare nulla sulle sue intenzioni. Ci sarà, come promesso da Aliberti, anche una revisione degli incarichi dirigenziali. Prima novità è la conferma dell’ingegnere Michele Russo. Il professionista era stato assunto a capo del settore Pip quando la Regione Campania chiese la gestione diretta del Comune di Scafati di finanziamenti (mai arrivati) destinati al piani di insediamento produttivi. Un settore che oggi diventa “fantasma”, se non addirittura inutile, visto e considerato che la gestione del Pip è ritornata alla ex Agroinvest, con il cambio alla Regione Caldoro-De Luca. Per Russo pronto un incarico come Energy Manager, obiettivo: la razionalizzazione del servizio di pubblica illuminazione. Un incarico delicato, e molto attenzionato dalle opposizioni, dopo la revoca dell’ex manager Paolo Guadagno. Il professionista paganese fu infatti rimosso dall’incarico in regime di autotutela: “Sono emerse dalla stampa notizie relative ad una presunta rimozione da un altro ente pubblico, notizie a noi non comunicate” spiegava Aliberti. Guadagno era stato già responsabile dei Servizi al Territorio del Comune di Vico Equense dove fu revocato nel 2014, per un provvedimento del responsabile anticorruzione.

L’ingegnere Nicola Fienga andrà ad occuparsi del delicato settore Più Europa. Voci volevano una Gabriella Camera (lavori pubblici) in procinto di lasciare, ma la professionista sembra essere destinata a restare al suo posto. Ad Interim detiene incarico responsabile Avvocatura la dottoressa Anna Sorrentino, ma Palazzo Mayer ha già aperto bando per l’assunzione di nuovo responsabile dopo le dimissioni dell’avvocato Francesco Romano. Il noto legale fu costretto a lasciare su pressioni dell’Ordine, in quanto risultato incompatibile a ricoprire il doppio incarico di legale privato e di ente pubblico. Quanto ai cda delle partecipate, ancora non girano nomi. Sembra però che le presidenze siano intoccabili: Eduardo D’Angolo all’Acse e Antonio Mariniello alla Scafati Sviluppo. Sarà rinominato l’intero cda della Scafati solidale e con ogni probabilità ci saranno avvicendamenti tra i componenti dei consigli di amministrazione.




Scafati. Giunta, solo una rimodulazione delle deleghe

Di Adriano Falanga

Comincia a intravedersi una schiarita sul rimpasto di giunta. La maggioranza sembra aver trovato una sintesi, e tra qualche malumore e delusione, appare chiaro che l’annunciata rivoluzione promessa da Pasquale Aliberti non ci sarà. Nessun azzeramento, in piedi la sola velleità di Teresa Formisano a cui si è aggiunto in extremis Bruno Pagano. Entrambe le candidature sono in bilico però perché non si capisce chi dovrebbe uscire, se Antonio Pignataro, unico assessore non eletto, oppure Antonio Fogliame, dalla maggioranza considerato il più “debole” quanto a trovare sostegno tra i consiglieri. Sembra essersi rassegnato, ancora una volta, anche Mimmo Casciello. Per lui nessuna possibilità di poter nominare una quota rosa esterna, ed è escluso il suo ingresso diretto in giunta, per la oramai nota questione “Giacinto Grandito”. E nel merito l’ex vicesindaco ha fatto sapere di non avere nessuna intenzione di far parte dell’amministrazione Aliberti, anche perché è oramai totalmente immerso nel suo lavoro. Insomma, non sarebbe di certo lui il “male assoluto” di Pasquale Aliberti. Nessuna mozione di sfiducia da portare in consiglio comunale, nessun stravolgimento, passa la linea della maggioranza, contraria a quanto in un primo momento aveva chiesto Aliberti. Dopo il flop decadenza, e sfumata la possibilità del terzo mandato consecutivo, appare oggi una squadra di consiglieri sempre più di maggioranza, e meno alibertiana. Martedi sera nell’ennesima riunione, a cui era assente Brigida Marra, i consiglieri hanno deciso per la sola rimodulazione delle deleghe. Toccherà poi al sindaco decidere chi assessore “sgravare” e a favore di chi. Sul piatto le disponibilità di Daniela Ugliano per l’Ambiente, Carmela Berritto per la Polizia Municipale, Diego Del Regno per gli Affari Legali, e se non ci sarà un assessorato, potrebbe ripiegare sulle politiche sociali Bruno Pagano. Se fosse messa in discussione anche la delega alla Manutenzione, potrebbe farsi avanti Roberto Barchiesi.

La rimodulazione delle deleghe, volendo ragionare, appare priva di significato. E’ di certo un modo per tenersi “impegnati”, ma di fatto la delega resta istituzionalmente in capo al sindaco, che conserva il potere di firma parimenti assegnato al solo assessore. C’è chi invece la vuole vedere sotto un profilo diverso: avere voce in assenza di responsabilità. E questo perché un consigliere delegato non firmerà mai nessun atto ufficiale. Appare però più convincente l’ultima analisi, quella che vede la giunta in contrapposizione con la maggioranza. Non è la prima volta che i consiglieri si sono lamentati di riscontrare uno scarso confronto con i loro assessori, con alcuni più di tutti. Da qui il desiderio di ridimensionarli, come a volerli “costringere” al confronto con loro. Un modo per abbassare il muro di superbia di qualcuno, e far sentire tutti pienamente amministratori. Ma questo cozza con quanto ha voluto invece il legislatore italiano. Il consigliere comunale infatti non ha e non deve avere potere esecutivo, bensì di controllo. Il consiglio comunale compresa la maggioranza ovviamente, ha il compito di vigilare sull’operato dell’esecutivo, o meglio della giunta, che risponde esclusivamente al sindaco che l’ha nominata. Tirando le somme, è già un buon segno l’aver in qualche modo trovato una soluzione a quella che rischiava di trasformarsi nell’ennesima impasse istituzionale dopo la decadenza. Adesso l’ultima parola spetta al primo cittadino, che può ratificare la decisione presa dai suoi, oppure andare avanti con la sua linea d’azione, e fare come lui stesso ritiene opportuno.




Scafati. Il pagellone della giunta comunale

Di Adriano Falanga

Anno nuovo, giunta nuova. Stando alle promesse di Pasquale Aliberti, la crisi di maggioranza da lui aperta comporta l’azzeramento di ogni incarico fiduciario, dai consigli di amministrazione delle partecipate alla giunta comunale, passando per la sfiducia al presidente del consiglio Pasquale Coppola. Chi avrebbe voluto anche l’azzeramento dell’incarico di segretaria comunale ad Immacolata Di Saia può riporre ogni speranza, Aliberti ha già spiegato che quello è un incarico si fiduciario, ma non politico. Ad ogni modo, noi alla luce degli eventi, e con occhio (si spera) critico e perché no, anche bonariamente ironico, abbiamo pensato di dare le “pagelle” agli assessori comunali uscenti. Però ci permettiamo un eccezione, e proviamo a valutare (e non giudicare) l’operato strettamente professionale anche della segretaria comunale.

2-di saiaImmacolata Di Saia: come uno scafato capitano di vascello, ha superato o quantomeno affronta ogni tempesta avendo sempre saldo il timone, e conosce sempre la giusta rotta. Pasquale Aliberti senza di lei, forse, avrebbe una caratura politica ridotta del 50%. L’opposizione la definisce “sindaco di fatto”. Indiscutibilmente una delle migliori professioniste del ramo, la sua forte caratura femminile più volte ha messo soggezione ad assessori, consiglieri e al presidente del consiglio comunale. In molti, da anni, chiedono la sua revoca, ma lei respinge puntualmente ogni accusa al mittente, senza mai lasciar trapelare ansia o timore. Politicamente schierata? Ovviamente si, resta una nomina, la sua, strettamente fiduciaria del sindaco. E’ stata tra i fautori del flop della decadenza.  Senza questo passo falso le avremmo dato un 7. Ma la decadenza,  e la sua palese “esposizione” ci spingono ad un 6. Andiamo in giunta.

Antonio Fogliame è assessore a Cultura, Innovazione tecnologica e Polverificio. Non sembra avere un solo consigliere di maggioranza disposto a rifare il suo nome per l’esecutivo. Il suo assessorato è stato molto operativo, paga però la superficialità con cui ha lasciato installare lapidi richiamanti associazioni private in zone ad alta visibilità della città, prima ancora del rilascio della regolare autorizzazione. Ha lasciato uscire un cannone del 1700 dal Polverificio per la sua manutenzione, senza un regolare documento di trasporto. Aveva promesso di nuovo il Wifi in città, non si è fatto più nulla. In compenso ha promosso numerose rassegne letterarie e, grazie al Rotary  Club, ristrutturato alcune sale del Polverificio Borbonico. Voto 5+. Annalisa Pisacane è assessore alle Politiche Sociali. Più di uno della sua squadra si è lamentato per la scarsa presenza alle giunte, interpretandola come poca volontà di firmare le delibere e quindi assumersi responsabilità. La sua delega è in conflitto di poteri con l’Istituzione Scafati Solidale e non si capisce ancora quali siano le reali competenze dell’una e dell’altra. Entrambe svolgono la stessa funzione ed entrambe possono esistere anche in assenza dell’altra. Resta però che il sociale a Scafati è molto operativo, nonostante la bufera che accompagna spesso il Piano di Zona e le diverse indagini giudiziarie sulle assunzioni senza bando. Nulla però riguarda direttamente lei, voto 5. Raffaele Sicignano è assessore alla Manutenzione Stradale e al Verde Pubblico: il suo posto in giunta è considerato blindato, più dal portafoglio voti che dal lavoro svolto a dire il vero. La città grazie ai fondi Più Europa ha visto un restyling urbano importante e lui puntualmente sul cantiere, a testimoniare un impegno. Paga però lo stato di degrado della Villa Comunale che rischia seriamente di morire nonostante un contratto di manutenzione in essere. A Sicignano consigliamo di essere presente più in Villa e meno sulla strada. Voto: 5.

2-diego chiricoDiego Chirico è assessore a Bilancio, Contenzioso e Sport: la sua è una delle poltrone a rischio, non per lo scarso impegno ma per l’assenza di sponsor tra i consiglieri. Nonostante le polemiche sul titolo “Città europea dello Sport”, il suo assessorato è stato molto operativo nel settore sportivo, lui è sempre presente tra Basket, Calcio e sport minori. Il Contenzioso e il Bilancio più che altro sono competenze direttamente riconducibili ai dirigenti, l’avvocatura costa troppo, le tasse a Scafati sono tra le più alte della provincia, ma sarebbe pretestuoso dare a lui ogni responsabilità. Gli diamo un 6 per incoraggiamento. Antonio Pignataro è assessore a Sicurezza, Legalità, Polizia Municipale. Il suo operato è pressochè nullo, si è speso per combattere la prostituzione a Bagni, ma le lucciole sono sempre operative. I caschi bianchi sono sempre sottodimensionati e sovraccarichi, la videosorveglianza non si capisce a cosa e a chi possa servire, l’elevazione a Comando Compagnia della locale Tenenza dei Carabinieri è rimasto un proclama, una baby gang composta da una decina di ragazzini volti noti è oramai padrona del centro città, della Villa e del centro anziani annesso. Inoltre, è l’unico assessore non eletto, voto 4. Giancarlo Fele è vicesindaco e assessore all’Urbanistica: la bocciatura del Puc gli fa ricadere addosso una responsabilità oggettiva, il Polo Scolastico anche. Il suo vicesindacato sembra essere insidiato da Brigida Marra. E’ però, dopo Coppola, il più votato di tutti e gode, più di tutti, di stima e considerazione sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Schivo, riservato ed educato, è l’esatta antitesi di Aliberti. Potrebbe essere lui il suo successore, cosa che spaventa il sindaco. A Fele un 5,5. Nicola Acanfora è l’ultimo entrato. Assessore alla Scuola è il più giovane di tutto l’esecutivo, pochi mesi per lui affinchè possa essere sottoposto a valutazione. Rimandato.




Scafati. Videosorveglianza, Matrone chiede più fondi. E’ giallo sui costi effettivi

Di Adriano Falanga

Continua ad attenzionare la questione della videosorveglianza il consigliere di Fratelli D’Italia, Angelo Matrone. Nel consiglio comunale del 1° dicembre il giovane componente dell’opposizione interrogò l’amministrazione comunale sul perché la metà dell’impianto di videosorveglianza presente in città non fosse efficiente. Un dato però smentito dall’assessore alla Sicurezza Antonio Pignataro, che chiese a Matrone da dove avesse preso quei numeri, in quanto l’occhio elettronico è perfettamente funzionante per oltre il 90%, e adisposizione delle forza dell’ordine presenti in città”. Matrone però ribadì di avere le sue “fonti attendibili ed autorevoli” e in ragion del quale ha presentato un emendamento al voto sull’assestamento di Bilancio, in discussione il 9 dicembre. “L’assessore alla sicurezza Antonio Pignataro ha dichiarato che ogni anno la manutenzione dell’impianto di videosorveglianza comunale costa oltre 9.000 euro – si legge nel documento – Considerato che nonostante gli sforzi, anche economici, di questa amministrazione, ad oggi le telecamere presenti sul territorio non garantiscono una tutela adeguata alle esigenze dei cittadini, si propone di spostare una modica somma di 10 mila euro dal capitolo dedicato al “miglioramento della circolazione stradale” al capitolo relativo ai “servizi ausiliari di vigilanza”.  In questo modo si potrà avviare un programma di implementazione della videosorveglianza senza nulla togliere alla sicurezza pubblica e stradale che anzi ne trarrebbe solo vantaggi” conclude Matrone. Qualcosa però non quadra, perché o è il consigliere di minoranza ad aver capito male, o male si è espresso Antonio Pignataro, quanto alla cifra annuale per la manutenzione dell’impianto di videosorveglianza. Il lavoro è affidato, fin dal 2014 e per tre anni, alla scafatese Seti snc, che ha appena ricevuto un canone relativo ai mesi di agosto-settembre-ottobre la somma di euro 3.611 iva compresa che moltiplicati 4 fanno quasi 14.500 euro l’anno, più di quanto avrebbe spiegato Pignataro in aula. Andando oltre la differenza economica, questo dimostra che l’impianto è regolarmente controllato e quindi, una inefficienza del 50%, se riscontrata, sarebbe tutta da spiegare.




Scafati. Allarme Baby Gang, Pignataro si difende: “Possiamo fare ben poco, è compito delle Forze dell’Ordine”

Di Adriano Falanga

Scorrazzano liberamente per il centro cittadino. Sono volti noti alle note forze dell’ordine, su di loro diverse segnalazioni alla Procura che puntualmente finiscono nel vuoto in quanto la loro giovanissima età da un “non luogo a procedere”. Stazionano nei pressi di villa comunale, palazzo Mayer, centro anziani, piazza Vittorio Veneto e scuola media Anardi e guarda caso, in questa zona si registrano quasi quotidianamente atti di microcriminalità, quali furti, scippi, risse e danneggiamenti a cose, sia dei privati che pubbliche. I residenti sono sul piede di guerra e la Polizia Municipale ha le mani legate dalla loro giovane età. Sotto accusa finisce anche l’assessore alla Legalità e Sicurezza Antonio Pignataro, reo, secondo Scafati in Movimento, di dedicarsi più alla Manutenzione stradale (di cui non è delegato) che alla sicurezza. “Lo notiamo pubblicare in rete i selfie accanto ad interventi di manutenzione strade.  Qualche volta, almeno una volta, i cittadini vorrebbero saper una delle sue iniziative per una maggiore sicurezza a Scafati”.

A lanciare il monito è Giuseppe Sarconio: “Eppure da più di un anno percepisce circa 1500 euro al mese ma in cambio non è dato sapere quale contributo abbia dato alla comunità. Tante volte sul tema sicurezza per gravi accadimenti ci si è giustificati per la mancanza di personale nella Polizia Municipale e tra i carabinieri, ma se pure per i numerosi atti vandalici commessi al centro non si può dare risposta questa è una sconfitta prima politica e il primo che deve prenderne atto è proprio l’assessore alla sicurezza”. Arriva la replica del componente della giunta Aliberti: “la mia presenza su qualche cantiere in corso di manutenzione stradale è motivata dal fatto che qualche cittadino mi aveva riferito di criticità sulla sicurezza stradale in quella zona – la difesa di Pignataro – In merito poi alle azioni messe in campo contro quei vandali travestiti da bambini che si divertono a dare fastidio in alcune aree della città, credo che l’amministrazione oltre a creare o a condividere insieme alle associazioni iniziative socio sportive e culturali per impegnarli in attività ricreative, possa fare poco altro”. Secondo l’assessore alla Sicurezza: “Arginare il problema in modo pratico invece è compito delle forze dell’ordine che pur lavorando sotto organico si adoperano in modo esemplare. Comunque credo che il primo anello dell’indotto educativo dei ragazzi parte dalle famiglie e qualche tirata di orecchie non guasterebbe”.

Non è detto però che dietro questi ragazzi ci siano famiglie in grado di poterli controllare, ammesso che vogliano farlo. “Una volta quando un genitore scopriva che il figlio dava segnali di squilibrio educativo a scuola e la maestra gli faceva una tirata di orecchie, il genitore a casa gli dava pure il resto! Oggi invece la moda è cambiata e la reazione è sempre contro la maestra di turno – continua ancora Pignataro – Mi è capitato personalmente di fare qualche richiamo a ragazzini che si comportavano in modo poco rispettoso di aree pubbliche e la reazione dei genitori è stata pesante, ma nei miei confronti”. L’assessore alla Sicurezza forse minimizza, riducendo il tutto a bravate di ragazzi vivaci, ma gli scippi compiuti con l’uso di un coltello sono più di uno e appena qualche settimana fa un ragazzo russo fu ferito ad una gamba. Ci sono poi le risse, le molestie, e i continui atti vandalici contro il centro anziani della Villa Comunale e i suoi soci, a cui oramai hanno rubato letteralmente di tutto. “Alle persone del centro anziani voglio solo chiedere di avere pazienza e che ci segnalino i loro punti di vista per migliorare la salvaguardia del centro. Ai grillini invece vorrei chiedere collaborazione con proposte e non alimentassero solo sterili polemiche. I ragazzi osservano anche questo e da questo prendono esempio. Polemizzare su tutto e tutti alimenta la mancanza di rispetto verso le persone e le cose”, l’invito dell’assessore Pignataro.




Scafati. La Denuncia: L’abbandono del centro storico, tra baby gang e allagamenti

Di Adriano Falanga

Centro storico oramai terra di nessuno e in balìa di una baby gang. La questione sicurezza a Scafati sembra essere diventata materia del contendere elettorale, come lo è già per l’ospedale, e il disinquinamento del Sarno. Fiumi di parole, di buoni propositi, di protocolli, di azioni istituzionali e dimostrative, cambiare tutto per cambiare niente. Scafati sta vivendo mesi difficili, e se da un lato lo Stato ha duramente risposto con gli arresti che hanno decimato il clan Loreto-Ridosso, o con le indagini avanzate sul delitto Faucitano, la città resta però vittima di fenomeni di microdelinquenza oramai diventati asfissianti. Eppure basterebbe intensificare il controllo del territorio, anche attraverso un sistema di videosorveglianza adeguato, e soprattutto efficiente. Furti, rapine e fenomeni di vandalismo a danno di cose e persone sono diventati la quotidianità. Anche passeggiare in Villa Comunale diventa pericoloso. Proprio in Villa e nel perimetro circostante si registra un escalation di scippi. Pochi giorni fa un accoltellamento. Ad agire sembra essere una banda di giovanissimi, molto probabilmente minorenni. E sarebbe proprio lo scudo della “tenera età” che creerebbe le condizioni per la loro indisturbata azione criminale.

Non parliamo di estrema periferia, dove magari l’isolamento potrebbe essere un’attenuante, ma si parla di Piazza Vittorio Veneto, Piazza Aldo Moro, Villa Comunale, il cuore della città, a due passi dalla Casa Municipale, dalla caserma dei Carabinieri e dal comando dei Vigili Urbani. Sono oltre due anni che ad ogni azione criminosa la politica risponde, quasi fosse un ritornello, con la richiesta di elevazione a Comando Compagnia dell’attuale Tenenza dei Carabinieri. Diversi sono stati i deliberati consiliari prodotti in tal senso, ma “passato il “santo, passata la festa”. Finanche le prostitute che operano sul confine tra Scafati ed Angri hanno imparato il giochetto per agire indisturbate. Se è la Polizia Municipale di Scafati ad effettuare controlli, loro si spostano sul territorio di Angri, e viceversa. Del resto, lo stesso organico dei caschi bianchi è rimasto dimensionato per una Scafati di trent’anni fa, ed oggi registra un sottorganico di circa il 60% rispetto a quanto previsto per un bacino di oltre 50 mila residenti. E nessuno parla di un nuovo concorso per l’assunzione di Vigili Urbani. Manca un presidio di Pubblica Sicurezza, e sono assenti anche i Vigili del Fuoco. Insomma, non è una questione di poco impegno, a Scafati mancano proprio le risorse, umane e strutturali, per un costante controllo del territorio che possa restituire sicurezza ai cittadini e agli operatori commerciali. E non è un errore dire che anche la questione sicurezza abbia contribuito, e contribuisce ancora, alla fuga di investitori da questa fetta di città. Tenere in piedi un’attività commerciale è una sfida coraggiosa, contro la crisi economica, ma anche contro delinquenti e vandali.

Piazza Vittorio ad esempio è diventata ricettacolo di sbandati nelle ore notturne. E questo perché non esiste una qualsivoglia attività che tenga viva la zona. Laddove esiste la Chiesa Madre della Patrona della città è un susseguirsi di serrande chiuse, alcune di storici esercizi commerciali che in tempi passati hanno dato lustro alla città. Una critica all’assessore Antonio Pignataro, delegato a Sicurezza, Legalità e Polizia Municipale. Subentrato un anno e mezzo fa al dimissionario Pietro Elefante, la sua azione politica si è limitata più che altro alle sollecitazioni e agli incontri istituzionali. Un comitato per l’ordine pubblico, nonostante le pressanti richieste, non si è mai tenuto e la richiesta di elevazione a comando compagnia della Tenenza dei Carabinieri di via Oberdan, è rimasta ferma nel deliberato consiliare. Ma la risposta alla microdelinquenza non può fermarsi agli annunci e ai comunicati, bisogna dare anche un seguito, che sia visibile, tangibile e soprattutto efficiente.

LA MAPPA DEI DISAGI

A dequalificare il centro storico non è però solo la questione sicurezza e la “libertà” di una banda di teppisti. Questa zona è anche martoriata dal fenomeno degli allagamenti e delle esondazioni dei canali del Sarno. Fino ai primi anni ‘90 via Cesare Battisti era una delle strade più floride commercialmente di tutta Scafati. In circa cento metri della sua lunghezza, si trovavano rinomate gioiellerie, una farmacia, importanti boutique, uffici professionali, artigiani. Oggi è una lunga scia di serrande chiuse. Una strada ripetutamente “assalita” dalla lava d’acqua proveniente dai paesi vesuviani, oramai diventata routine dopo la chiusura del canale Conte Sarno. Affittare o vendere un immobile qui è pressoché impossibile. Non va meglio in Piazza Vittorio Veneto, la cui “movida” serale è limitata alla presenza della Parrocchia della Patrona Santa Maria Delle Vergini. Qui, a due passi dal Municipio, si trova quello che era lo storico Canale Bottaro, nato un paio di secoli fa per alimentare i mulini dell’industria tessile, da cui si è poi sviluppata l’attuale città. Oggi il Bottaro è una fogna a cielo aperto, in preda all’erbaccia, a rifiuti, topi, e acqua putrida e malsana. E questo sotto le finestre di Palazzo Mayer. Il quartiere Vetrai, primo nucleo abitativo scafatese, in preda al degrado edilizio. I palazzi crollano, nessuno ha cura per loro e nessuno fa si che questi possano essere recuperati. Solo l’anno scorso si sono registrati tre crolli che per puro caso non hanno comportato conseguenze molto più gravi. Non va meglio neanche in via Roma e piazza Garibaldi, dove restano in piedi solo pochi esercizi commerciali, messi costantemente in ginocchio dalle frequenti esondazioni del rio Sguazzatoio. Da queste parti box e cantine sono inutilizzabili e gli immobili hanno visto crollare i prezzi di vendita e affitto. Un appartamento di cento metri quadri quindici anni fa si fittava anche a 700 euro. Oggi non trova mercato se non si scende sotto i 500. E’ da qui che parte la sfida alle Istituzioni e all’intera classe politica: recuperare e riqualificare il centro storico scafatese. L’amore verso la propria città nasce dall’attenzione verso la sua storia e tradizioni. Sarà vinta questa sfida?

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Scafati. Ennesimo raid al centro anziani, L’assessore Pignataro invocato da Scafati in Movimento

“E’ giunto il momento di dire basta. Mentre a Scafati nell’agone politico si continua a discutere della decadenza o meno del sindaco, c’è una città che continua a decadere inesorabilmente verso l’oblio – così in una nota gli attivisti di Scafati in Movimento sulla questione sicurezza – Ancora una volta, infatti,  il centro anziani è stato preso di mira dalla solita baby gang che scorazza indisturbata per la città. Ultimamente sembra che a questi piccoli teppisti sia concesso di recare danni materiali  e di seminare paura tra i cittadini senza alcuna forma di controllo! C’è bisogno di adottare il pugno duro verso questi atti vandalici! Se non ricordiamo male, esiste anche un assessore alla sicurezza (o forse dovremmo dire all’insicurezza) a Scafati, tale Antonio Pignataro che però oltre al lauto stipendio conseguito da un anno e mezzo a questa parte, non ha fatto granchè per garantire l’incolumità dei cittadini. Chiediamo dunque all’assessore di intervenire con la massima urgenza e risolvere subito questo problema che sta diventando atavico e fin troppo frequente. Bisogna far intervenire gli assistenti sociali e contattare le famiglie di tali ragazzi e seguirli in un percorso rieducativo che li sensibilizzi verso il buon vivere civile! Se quattro ragazzini scalmanati sono in grado di mettere in sobbuglio una città in questa maniera che credibilità può mai avere questa amministrazione? E non osiamo immaginare quali siano le politiche messe in campo per la lotta alla criminalità, quella vera e ben più articolata, che ha bisogno di azioni concrete e decisamente più forti per essere contrastata efficacemente! Finora le azioni stanno a zero e i cittadini sono ormai stufi e rassegnati!”

 




Scafati. Quel Paperon de’…Santocchio. I redditi degli eletti.

Di Adriano Falanga

Redditi dei politici scafatesi, è l’avvocato Mario Santocchio, consigliere di Fratelli D’Italia, il “paperone” degli eletti scafatesi. O se preferite, colui che guadagna di più. Bruno Pagano dalla maggioranza è il più “povero” mentre è Antonio Pignataro il meno ricco tra gli assessori. I dati sono relativi alle dichiarazioni dei redditi depositate dagli eletti, abbiamo preso in esame le ultime disponibili, per alcuni relative al 2013 e per altri al 2014. Dalla lettura emerge che a guadagnare di più sono i medici. Si parte dalla Giunta. Il sindaco Pasquale Aliberti nel 2013 ha dichiarato un reddito lordo ai fini Irpef di 84.600 euro. Lo supera l’assessore alla Cultura Antonio Fogliame, medico, con i suoi quasi 86 mila euro. Il vice sindaco e assessore ai Lavori Pubblici Giancarlo Fele dichiara 21.300 euro; Annalisa Pisacane (Politiche Sociali) euro 19.800; Raffaele Sicignano (Manutenzione) euro 34.500; Diego Chirico (Avvocatura e Bilancio) euro 11.850; Nicola Acanfora (Commercio e Scuola) poco più di 12 mila mentre Antonio Pignataro (Sicurezza e Polizia municipale) dichiara nel 2013 appena 1.980 euro.

Passando ai consiglieri, il Presidente dell’Assise Pasquale Coppola dichiara 46.650 euro. Dalla maggioranza è Daniela Ugliano, con i suoi 64 mila euro, la Paperona degli alibertiani. Teresa Formisano dichiara 17 mila euro; Pasquale Vitiello euro 17.900; Stefano Cirillo 25 mila; Brigida Marra 5.900; Carmela Berritto poco meno di 18 mila euro; Bruno Pagano 1.300; Pasquale De Quattro 9.500; Francesco Vitiello 29 mila; Alfonso Carotenuto 5.200 euro; Alfonso Pisacane 22.600 euro; Mimmo Casciello 11.250; Roberto Barchiesi poco meno di 11 mila. Non disponibile la dichiarazione di Diego Del Regno, subentrato a Nicola Acanfora da due mesi.

Se la passano decisamente meglio i consiglieri di minoranza, anche qui i “migliori” sono medici, anche se la Pole Position è di un avvocato: Mario Santocchio, che nel 2013 ha dichiarato 97.850 euro. Nicola Pesce sfiora i 90 mila euro; Filippo Quartucci 86.300. Michelangelo Ambrunzo 20.300 euro; Cristoforo Salvati sfiora i 30 mila; Angelo Matrone 16.600 euro; Vittorio D’Alessandro lima i 25 mila euro; Marco Cucurachi 31 mila mentre Michele Raviotta attesta 33 mila euro.

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Antonio Pignataro

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Daniela Ugliano

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Scafati. Aliberti: “saremo parte civile”. Grimaldi: “reagire tutti”

Di Adriano Falanga

In pochi giorni lo Stato ha messo a segno due operazioni che hanno segnato una svolta importante in città. C’è aria di positività in giro, la sensazione è simile a quella che si prova respirando aria fresca dopo essere stati molto tempo in un ambiente chiuso, viziato, aspettando appunto che qualcuno aprisse la porta. Un’operazione che fa luce sugli ultimi anni di azioni criminose, facendo ben sperare anche per i recenti fatti accaduti a Scafati. “Ci costituiremo parte parte civile” ha promesso Pasquale Aliberti, invitando a denunciare sempre: “per liberarci di un cancro che soffoca lo sviluppo e l’immagine dei nostri territori”. Soddisfazione e complimenti alle Forze Dell’Ordine anche da parte dell’assessore alla Legalità e Sicurezza, Antonio Pignataro: “Qualche mese addietro insieme al Sindaco e al comandante dei vigili urbani Alfredo D’Ambruoso, abbiamo avuto un’incontro in prefettura a Salerno, con il Questore e i vertici provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza. Il motivo dell’incontro è stato proprio quello di trovare una soluzione al continuo succedersi di avvenimenti delinquentosi con un numero di agenti sempre più esiguo sul territorio – svela Pignataro –  Ebbene una delle strategie scelta è stata quella di cercare di ottimizzare al massimo la sinergia e la collaborazione delle varie forze presenti. A quanto pare i primi frutti si incominciano a raccogliere”. L’assessore alla Legalità segue la scia del primo cittadino, e invita a non aver paura: “quindi segnalare e denunciare ogni avvenimento criminoso e di non scambiare la denuncia esclusivamente come forma possibile di ritrovamento di quello che ci viene sottratto, ma che le tante denunce possano aiutare a far prendere coscienza a chi ne ha l’autorità che la nostra Tenenza venga trasformata in comando Compagnia”. Dal centrosinistra è Michele Grimaldi a esprimere piena soddisfazione: “Un grazie va alle forze dell’ordine e Corrado Lembo. Dinanzi alla battaglia per la legalità non serve nessuna strumentalizzazione politica: la Città deve reagire, tutta assieme, dalle Istituzioni ai cittadini. Sono mesi che, nonostante il silenzio assordante dei troppi che hanno preferito mettere la testa sotto la sabbia, denunciamo un’escalation di violenza a Scafati: attentati, omicidi, bombe, pizzo, intimidazioni – continua il dirigente regionale del Partito Democratico –  Bisogna alzare il livello di guardia e la capacità di reazione: per questo serve una riscossa civica. Denunciare, tutti, sempre e comunque, ma anche le Istituzioni devono fare la propria parte: tutelare e stare vicino a chi fa scelte di coraggio”. Sarà un caso, ma nei pressi del Centro Plaza qualche attività commerciale ha riaperto i battenti dopo una chiusura “per lavori” apparsa “strana” ai suoi frequentatori. Meglio così.

Antonio Pignataro

Antonio Pignataro

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Michele Grimaldi