Moglie e fratello coindagati Aliberti, no ai colloqui privati

Pina Ferro

SCAFATI – Nessun colloquio straordinario tra Pasquale Aliberti, la moglie Monica Paolino ed il fratello Nello. A stabilirlo è stato il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Salerno Vincenzo Montemurro. Siccome sia la moglie che il fratello dell’ex sindaco, finito in carcere lo scorso 24 gennaio, risultano essere coindagati nell’inchiesta Sarastra, per scambio elettorale politico – mafioso,  il magistrato ha ritenuto opportuno inibire ad Aliberti qualsiasi colloquio privato con i due congiunti. La moglie ed il fratello potranno incontrare, presso l’istituto di pena di Salerno, l’ex sindaco di Scafati solo alla presenza degli agenti della Polizia penitenziaria. Dunque, gli incontri saranno “sorvegliati” in qualche modo dalle forze dell’ordine. Intanto, dopo la presentazione dell’istanza di scarcerazione da parte dei legali di Aliberti, si attende la disposizione del Gip. L’istanza è stata presentata all’indomani della revoca da parte del giudice per le indagini preliminari Giovanna Pacifico dell’interrogatorio di garanzia. Stando ad alcune indiscrezioni, sembra che il gip sia in attesa del parere del magistrato della Dda titolare dell’inchiesta.  Secondo i legali di Aliberti l’interrogatorio di garanzia andava fatto entro i cinque giorni dall’esecuzione della misura cautelare, così come prevede la noma.




Scafati. Si scrive Paolino si legge Aliberti, la tesi del riesame e le testimonianze della difesa

Di Adriano Falanga

<<Ancora oggi, tutt’ora in carica come consigliere regionale è la moglie Monica Paolino che ha beneficiato, durante le elezioni regionali del 2015, dell’accordo del marito con il clan ed è stata lei a tenere il comizio nella proprietà della sorella di Ridosso Romolo, padre di Luigi e zio di Gennaro, oltre che fratello di Salvatore, ucciso in un agguato di camorra>>. Il Tribunale del Riesame accentra l’attenzione, accogliendo le richieste della DDA, sull’attività politico istituzionale della Paolino. Secondo i giudici infatti <<Tale circostanza rende, di fatto, perdurante e quindi attuale e concreta la possibilità per l’Aliberti di attuare, attraverso l’influenza politica della moglie, accordi con i clan in cambio di ulteriori favori politici>>. Il profilo delineato dagli ainquirenti restituisce un consigliere regionale “di facciata”, si scrive Paolino ma si legge Aliberti e a rafforzare la tesi, il pm Montemurro ha depositato le dichiarazioni di Patrizia e Raffaele Sicignano, assieme a quelle di Daniela Ugliano. Gli ultimi due di fatto ex assessori e consiglieri della giunta sciolta per infiltrazioni camorristiche. E’ stata Patrizia Sicignano ad accompagnare personalmente Monica Paolino nei comizi organizzati dal clan Ridosso-Loreto, il primo presso un noto bar di Scafati (ritenuto un flop) e il secondo presso l’abitazione di Anna Ridosso. Della caratura criminale di queste persone il comitato elettorale ne era a conoscenza, in quanto, secondo la Sicignano, sulla scarsa presenza di persone nel bar la moglie di Giovanni Cozzolino avrebbe esclamato: “stai zitta! Non sai chi sono queste persone, potrebbero essere 6 o 7 persone che portano 6-700 voti”. Secondo Raffaele Sicignano invece, ogni decisione politica della Paolino non avveniva senza il preliminare assenso del marito. Secondo il riesame, Aliberti merita quindi il carcere perché <<da casa ha la possibilità di continuare a influenzare le scelte politiche della moglie convivente e utilizzare anche diverse persone di fiducia quali l’ex staffista Giovanni Cozzolino e a mantenere attiva l’attenzione politica della cittadinanza sulla sua persona interagendo sul profilo istituzionale Facebook, sia personale che della moglie>>.

l’ex assessore Raffaele Sicignano

A testimoniare il contrario la difesa dell’ex sindaco ha presentato le testimonianze di Mirra Antonio, responsabile della segreteria della Paolino, di Vincenzo Paolillo, ex politico paganese, Domenico Di Giorgio, già sindaco di Montecorvino Pugliano e Martino Melchionda, ex sindaco di Eboli. Secondo il riesame però queste dichiarazioni <<non mutano il dato che l’Aliberti possa utilizzare la moglie per attuare i patti politici che ha stretto con la criminalità, anche per favorirne l’elezione>>. Melchionda inoltra avrebbe ammesso l’appoggio elettorale alla Paolino in cambio dell’incarico di presidente del Consorzio Farmaceutico propostogli da Aliberti. Paolillo avrebbe sì confermato l’autonomia dell’azione politica della consigliera regionale, ma ammesso pure che in ogni caso esaminato si è sempre arresa alle scelte del marito. Scriverà più avanti il riesame <<Si rammenta che seppur Aliberti si mostra contrariato a parlare con Andrea Ridosso che si vuole addirittura candidare nelle sue liste, candida poi Barchiesi, zio di Alfonso Loreto, esponente apicale del clan. E fa partecipare la moglie ad un comizio organizzatole proprio da Andrea Ridosso e ad un altro a casa di Anna Ridosso, zia dei cugini Luigi e Gennaro>>.

LA “BOCCIATURA” DELLE TESTIMONIANZE

Avendo la Suprema Corte di Cassazione confermato parzialmente la precedente ordinanza, come nel caso di specie sui gravi indizi di colpevolezza e sulla qualificazione giuridica dei fatti, il Tribunale è deputato a deliberare soltanto sul punto della decisione che ha costituito oggetto di annullamento con rinvio, e cioè l’esigenza della custodia cautelare in carcere. E’ per questo motivo che vengono definite “irrilevanti” le dichiarazioni raccolte dal collegio difensivo e depositate a favore dell’ex sindaco. Tra i testi figurano gli ex consiglieri comunali Andrea Granata, Nicola Acanfora, Antonio Pignataro, Brigida Marra, Teresa Formisano e Berritto Carmela. C’è poi l’ex presidente Acse Eduardo D’Angolo, il presidente della Scafatese calcio Vincenzo Cesarano, dell’ex direttore generale Acse Salvatore De Vivo e ancora i componenti della famiglia Semplice: Salvatore, Aniello e Laura, quest’ultima consulente legale della Scafati Sviluppo, dichiarata fallita. <<Si tratta di dichiarazioni che non ineriscono il profilo delle esigenze cautelari bensì quello della ricostruzione indiziaria dello scambio elettorale politico mafioso>> scrive il riesame. In parole semplici, trattano di circostanze che involgono la configurabilità dei reati ascritti all’ex sindaco, sui quali il Collegio non è chiamato ad esprimersi. In questa sede infatti i giudici sono chiamati esclusivamente a decidere sulla misura restrittiva da applicare.




Carcere per l’ex sindaco Pasquale Aliberti

Pina Ferro

 

L’ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti deve tornare in carcere. I giudici del tribunale del Riesame hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore Vincenzo Montemurro e disposto la custodia cautelare in carcere per Luigi Ridosso e Pasquale Aliberti e, i domiciliari per Gennaro Ridosso. “Pasquale Aliberti – si legge nella decisione del Riesame – ha la possibilità di continuare ad influenzare le scelte politiche della moglie convivente Monica Paolino, necessarie magari per ottenere l’appoggio della camorra e per onorarne i patti già siglati nelle precedenti elezioni. Potrebbe utilizzare a questo scopo le sue persone di fiducia come l’ex staffista Giovanni Cozzolino e potrebbe continuare anche a mantenere attiva l’attenzione politica della cittadinanza sulle pagine Facebook, interagendo sia con il suo profilo che con quello della moglie Monica Paolino”. L’esame delle numerose nuove prove tra cui la bakeka Facebook dell’ex sindaco e di altre conversazioni, è stata determinante per il Riesame (Gaetano Sgroia, presidente, Dolores Zarone relatrice, e Giuliano Rulli giudice) per confermare l’impianto accusatorio formulato dal pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia Vincenzo Montemurro. Il pronunciamento del Riesame è giunto a seguito del rinvio degli atti a Salerno da parte della Cassazione a cui si erano rivolti i legali degli indagati. Secondo i giudici della Suprema Corte, non sussistevano le esigenze cautelari in carcere per l’ex primo cittadino di Scafati in quanto vi era un vizio di motivazione, considerato che aveva rassegnato le dimissioni. Per superare quella che era stata la decisione di rigetto della Cassazione, nonostante la conferma dell’impianto accusatorio, circa le misure cautelari per Pasquale Aliberti, Gennaro e Luigi Ridosso, il Pm ha presentato numerose nuove prove. Tra i documenti più corposi presentati dall’accusa a sostegno della necessità degli arresti in carcere riguarda i social, la pagina personale Facebook dell’ex sindaco ed i tanti post pubblicati dallo stesso, attraverso i quali attacca l’operato amministrativo politico della città di Scafati ad opera dei commissari ed attacca anche numerose persone. E, sempre attraverso il profilo social continuava ad interagire con la cittadinanza di Scafati “in modo da mantenere viva l’attenzione politica sulla sua figura ed a imprimere la convinzione della sua perdurante influenza nelle scelte politiche che interessano il governo della città”. Si legge nel dispositivo. Nella nota della Dia relativamente all’acquisizione del profilo social dal quale sono stati estratti post pubblicati nell’arco temporale che va dal 17 settembre 2016 al 3 aprile 2017, evidenzia come Aliberti anche dopo le dimissioni abbia continuato a comportarsi come se ancora fosse il sindaco della città. A riprova di questo vi è un post del 27 gennaio del 2017 in cui Aliberti, a seguito dello scioglimento del consiglio comunale, scrive: “Apprendo con profondo dolore la notizia dello scioglimento del Consiglio comunale di Scafati, dopo un’indagine di lunghi mesi. Non sono più sindaco ma sono certo della legittimità degli atti prodotti e della camorra che sempre abbiamo tenuto a distanza, adottando anche atti forti, leggeremo le motivazioni e insieme agli avvocati valuteremo, da subito, un eventuale ricorso al Tribunale amministrativo….”. Attraverso Facebook Aliberti interagiva con quanti lo seguivano esprimendo opinioni e giudizi su molti aspetti e scelte della vita politica di Scafati. Tra le altre prove presentate dall’antimafia c’era anche un’ordinanza relativa a Giuseppe e Raffaele Maurelli e altri indagati per traffico internazionale di stupefacenti in cui era emerso un incontro “segreto” tra Nello Aliberti e Giovanni Cozzolino con i due fratelli protagonisti di un’attività di spaccio. L’antimafia ha anche presentato la documentazione che smentisce il presunto stato di patologia mentale che gli avrebbe impedito di essere compatibile con regime del carcere. Il collegio difensivo di Angelo Pasqualino Aliberti ha scelto come testimone chiave in particolare, Monica Paolino che ha spiegato il suo ruolo politico e come fosse distante da quello del marito ed inoltre. In più sono state presentate le dichiarazioni rese da il presidente della Scafatese Calcio Vincenzo Cesarano, di alcuni dirigenti Acse, di alcuni ex consiglieri comunali e di alcuni collaboratori del sindaco, oltre che dell’uscire comunale sulla presenza o meno di esponenti del clan al Comune. A corredo della sua difesa c’è anche il fatto che Aliberti avrebbe garantito l’esproprio ai danni di Vincenzo Nappo e anche ai danni della famiglia Sorrentino e Galasso. Questo dimostrerebbe come lui fosse lontano dalla camorra. In fase successiva l’avvocato di Aliberti spiega anche che Aliberti in realtà non ha mai instaurato dei rapporti con clan camorristici ed inoltre lui stesso avrebbe preso le distanze dall’attività politica. Contesta anche alcune intercettazioni telefoniche e poi tira in ballo tutta una serie di dichiarazioni invece di politici della provincia di Salerno in merito alla candidatura di Monica Paolino alle regionali del 2015.

 

“La Procura non ha un solo elemento per tali affermazioni”

“Non c’era una ragione al mondo per decidere che quest’uomo andasse in carcere”. E’ l’amaro sfogo del legale dell’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, l’avvocato Silverio Sica, dopo che il tribunale del Riesame di Salerno ha deciso la reclusione in carcere per il suo assistito. “Ricorreremo in Cassazione – ha detto l’avvocato Sica – non condividiamo le motivazioni del provvedimento che ci sembra particolarmente gravoso per una persona che ritengo del tutto innocente”. Fra le motivazioni del tribunale del Riesame anche la tesi secondo cui Pasquale Aliberti potrebbe ancora influenzare l’attività politica attraverso la moglie Monica Paolino, attuale consigliere regionale di Forza Italia. “Se c’è un marito che riesce ad influenzare la moglie – ha commentato con ironia Sica – si faccia avanti. La Procura – ha aggiunto – non ha un solo elemento per simili affermazioni. Parliamo poi di un consigliere regionale di minoranza”.

 

Melchionda «La presidenza del consorzio offerta per amicizia, ho votato la Paolino»

Secondo quanto affernato da alcuni ex collaboratori politici di Aliberti, la candidatura della Paolino è il frutto di una scelta operata dal marito (Aliberti). L’ex sindaco di Eboli Martino Melchionda agli investigatori avrebbe precisato che tra lui ed Aliberti non vi era alcun accordo politico elettorale per quanto concerne la candidatura di Monica Paolino. Melchionda ha dichiarato di aver votato la moglie di Aliberti e di averla fatta votare da qualche amico ma che non è mai salito sul palco. Inoltre, l’ex primo cittadino agli inquirenti precisa anche che la sua nomina a presidente del consorzio Farmaceutico, offertagli da Aliberti (pur appartenendo di due a correnti politiche diverse) era per pura amicizia.

 

“Datemi la possibilità di difendermi in un processo”

“Datemi la possibilità di difendermi in un processo”. Ieri pomeriggio, Pasquale Aliberti, ha affidato al social network la sua immediata reazione dopo ver appreso la notizia della decisione del Riesame “con profondo rammarico ma anche animato dal coraggio e dalla forza della mia famiglia e dei miei figli della decisione del Tribunale del Riesame di Salerno”. L’ex consigliere regionale e sindaco di Scafati non andrà in carcere perché bisognerà attendere che si pronunci anche la Cassazione, che già aveva annullato la misura cautelare in carcere. E attraverso il social, Aliberti critica anche le motivazioni addotte dal Riesame che lo definisce “un soggetto pericoloso” poiché risulta che “Aliberti abbia aperto un profilo Facebook… attraverso tale social egli continua ad interagire con la cittadinanza di Scafati in modo da mantenere viva l’attenzione politica sulla sua figura ed a imprimere la convinzione della sua perdurante influenza nelle scelte politiche che interessano il governo della città”. “Addirittura influenzerei le scelte dei commissari. – commenta l’ex sindaco di Scafati – Pensavo di essere un uomo che avesse la possibilità di esprimere i propri convincimenti personali, le sue opinioni e le proprie critiche in un paese Italia che I padri fondatori hanno detto di essere libero e democratico nella Costituzione”. “ vero sono indagato per reati gravi – riconosce Aliberti – da oltre 2.5 anni in attesa si chiudano le indagini e di poter essere giudicato su fatti di cui non ho neppure conoscenza in un confronto che si fondi su prove e non solo denunce o presunzioni. Questo per dimostrare che non solo non ho mai avuto rapporti con la camorra ma che un popolo, formato da liberi cittadini, mi ha dato il proprio consenso in libertà”. “ e rimane il momento più difficile della mia vita. -prosegue il post di Aliberti, che ringrazia la sua famiglia e quanti gli hanno testimoniato affetto e vicinanza, ribadendo di credere ancora nella giustizia e nella sua comunità – Ai miei amici, ai miei avversari, ai miei nemici, a chi mi odia o mi ama, a chi ha brindato il mio arresto, dico continuate a criticare, a scuotere le coscienze, a marciare, ad invadere le strade del nostro paese, a pretendere i vostri diritti e a rispettare i vostri doveri, anche attraverso le vostre discussioni, a volte animate sui social a cui continuerò a partecipare, – conclude Aliberti – nonostante tutto, da libero cittadino che ama la sua terra, a meno che non vogliano costringerci a vivere nella società immaginata da Orwell nel romanzo”.

 

I Ridosso possono ancora contare su un gran numero di collaboratori

Carcere per Luigi Ridosso e domiciliari per Gennaro Ridosso, Questo il pronunciamento del Riesame per i due ridosso che attualmente sono detenuti per altri reati. Nel corso dell’udienza della scorsa settimana il Pubblico Ministero Montemurro ha presentato tutto ciò che riguarda gli altri procedimenti giudiziari mentre i difensori dal loro canto, hanno presentato delle memorie difensive in cui spiegano come gli assistiti non abbiano partecipato al patto politico mafioso con l’ex sindaco, quindi non ci sarebbero motivazioni per prevedere la custodia cautelare. Le idagini della Procura, avrebbero dimostrato che i Ridosso possono contare su un gran numero di collaboratori pronti ad assecondare le loro richieste. “Basti pensare a tutti i soggetti che si sono prestati ad intestarsi fittiziamente le ditte dei clan, ai riferimenti che Alfonso Loreto fa a personaggi come Dario Spinelli e Alfonso Morello. D’altro canto le reticenze ed i timori delle vittime durante le escussioni dimostrano come, pur essendo Gennaro Ridosso detenuto ininterrottamente dal settembre 2015 egli è in grado di incuotere timore e soggezione nel tessuto sociale di appartenenza” . Per la Suprema Corte la misura massimamente applicabile sarebbe stata quella degli arresti domiciliari, ma in caso di recidiva, allora potrebbe arrivare il carcere. econdo i giudici del Tribunale del Riesame il pericolo di recidiva non riguarda solo la reiterazione dello stesso reato ma anche il fatto che potrebbero arrivare dei reati simili e nel caso in particolare con le modalità di stampo mafioso in relazione alla posizione di Gennaro e Luigi Ridosso. due sono stati arrestati nel 2015 a poca distanza dalle elezioni di Monica Paolino e quindi c’era il clan totalmente attivo sul territorio e ne aveva fatto parte Gennaro Ridosso fino a quel momento pure non prendendo parte personalmente al patto.

 

L’attacco:«I giornalisti hanno rapporti privilegiati con la magistratura?O hanno capacità di veggenza?»

Secondo Pasquale Aliberti ci sarebbe stata una fuga di notizie sulla decisione del riesame. «Se fosse vero c’è da avere paura perché oramai i giornalisti hanno capacità di veggenza (?) o addirittura rapporti privilegiati con la magistratura?» si legge in un post da lui pubblicato sulla sua pagina social, giovedì sera. Lo stesso strumento digitale che ha concretamente contribuito a rinforzare la tesi del procura antimafia nel chiedere i suoi arresti in carcere, piuttosto che i domiciliari. Pasquale Aliberti nasce, prima che politico, come giornalista. La sua passione per la comunicazione non lo ha mai abbandonato, neanche quando, come in queste settimane, avrebbe dovuto invece agire meno di impulso e soprattutto razionalizzare i suoi post. Si è definito “libero cittadino scafatese” per motivare i suoi commenti. Libere opinioni, un diritto sancito dalla Carta Costituzionale, secondo il suo punto di vista. “Condizionamenti” secondo la sua accusa. Perché disporre di atti istituzionali riservati dimostra, secondo il pm Montemurro, la sua capacità di interagire ancora con la casa comunale, sciolta per infiltrazioni criminali. I suoi post contro l’operato della commissione straordinaria, a cui è anche seguita una denuncia per diffamazione, così come anche i post non proprio amichevoli contro Giacomo Cacchione, sarebbero un chiaro tentativo di intimidire o condizionare o influenzare l’opinione pubblica. Perché se è vero che Aliberti è un libero cittadino, è vero anche che lui è l’ex sindaco sotto inchiesta e Cacchione il suo ex ragioniere capo tra i principali testimoni nell’indagine che lo riguarda. Insomma, Pasquale Aliberti secondo la Cassazione avrebbe anche potuto godere di un regime cautelare più morbido, quali i domiciliari. Ma le sue comunicazioni digitali, i suoi post, le sue foto, hanno convinto ancora di più la Distrettuale Antimafia nella richiesta di custodia in carcere. Una strategia evidentemente rivelatasi controproducente, perché passata come un tentativo di inquinare o condizionare le prove contro di lui. (Adriano Falanga)




Il Riesame: Pasquale Aliberti e Luigi Risosso devono andare in carcere

SCAFATI. Pasquale Aliberti e Luigi Risosso devono andare in carcere, ai domiciliari Gennaro Ridosso, cugino di Luigi. Questo quanto disposto dai giudici del tribunale del Riesame di Salerno sulla richiesta d’arresto per Pasquale Aliberti, ex sindaco di Scafati, e gli esponenti del clan Ridosso, Gennaro e Luigi.
Una conferma sostanziale delle richieste del pm Vincenzo Montemurro della dda di Salerno

Pasquale Aliberti

Gennaro Ridosso

Luigi Ridosso




Scafati. Domenica la marcia, l’appello: “adesso bisogna reagire, è questa la città che vogliamo?”

Di Adriano Falanga

<<Non si manifesta contro qualcuno, ma a favore di qualcosa>>. E quel “qualcosa” è la città di Scafati. Così Arcangelo Sicignano, ingegnere Fiat, promotore e organizzatore della marcia di domenica 3 settembre. Partita in sordina, sembrava una delle tante manifestazioni nate attraverso il web, mai andate oltre le 30-40 adesioni. Obiettivo? Sensibilizzare le autorità preposte al grave disagio vissuto attraverso le esalazioni del fiume Sarno. Ma questa estate è stata una delle più difficili che la città di Scafati abbia mai attraversato. Non solo il fiume, ma anche la spazzatura per strada e soprattutto l’emergenza criminalità. E allora domenica l’occasione è buona per stringersi e quantomeno esserci. Le premesse della vigilia sono positive, tantissime le adesioni. <<La nostra città potrebbe essere uno dei posti migliori dove vivere e far crescere i nostri figli. Il fiume Sarno potrebbe essere una risorsa incredibile. Invece è ormai diventato una fogna a cielo aperto. Ho pensato che non potevamo restare indifferenti e rassegnati ma dovevamo lottare per il futuro dei nostri figli e per la nostra città>>. Sicignano, nessuna esperienza politica di partito alle spalle, racconta di aver sacrificato le ferie e la famiglia, per la riuscita della manifestazione. <<Chiediamo che il Presidente della Regione, il Ministro dell’Interno e il Ministro della Salute vengano nella nostra città e si rendano conto di persona della situazione in cui siamo costretti a vivere. Chiediamo che la Commissione Straordinaria che in questo momento rappresenta lo Stato, si faccia garante di questa richiesta – aggiunge il professionista – I cittadini di sinistra, di destra, di centro e del M5S per una volta saranno uniti sotto un’unica bandiera, quella della salute e sicurezza dei propri figli e della propria città. Tanti cittadini stanno collaborando, ai quali va il mio ringraziamento e lo faccio citando il nome di una cittadina il cui contributo è stato incredibile Teresa Voccia>>. Decine le adesioni, dai diversi gruppi Facebook alle associazioni fisiche, come “Cappella e oltre” e “Laboratori Vitrae”. Anche ex consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, hanno fatto sapere che ci saranno. Contrari Monica Paolino e Pasquale Aliberti, che oltre a ritenere politicamente strumentale la manifestazione, sul social network ha scritto di Arcangelo Sicignano: “L’ho visto solo in occasione di incarichi fiduciari nel 2013”.

Commento stigmatizzato dall’interessato: <<Non ho mai parlato con l’ex sindaco, seppur lo conosco dalle superiori. Ogni qualvolta una persona perbene cerca di fare qualcosa per il bene comune, senza avere partiti e poteri forti alle spalle, viene attaccato e accusato. Ma questo lo sapevo fin dall’inizio. Nonostante ciò ho continuato perché quando tra 10 anni mi guarderò allo specchio potrò dire di averci provato perché “chi lotta può anche perdere ma chi non lotta ha già perso”>>. Sicignano ha personalmente contattato anche esponenti della società civile, nonché i parroci delle diverse parrocchie scafatesi. <<Sia don Giovanni De Riggi di Santa Maria Delle Vergini che Don Peppino De Luca di San Francesco Di Paola hanno sposato l’iniziativa e domenica mattina ricorderanno ai loro fedeli della manifestazione. Non ho parole per ringraziarli della profonda sensibilità mostrata>>. L’appuntamento è per domenica 3 settembre, alle ore 11, in piazza Vittorio Veneto. <<Per dimostrare al mondo intero che il popolo scafatese non si rassegna e non si arrende. Due ore in cui si decide se combattere o rimanere a casa e accettare tutto. Due ore in cui si decide se Scafati può risorgere o andare lentamente ma inesorabilmente verso il declino totale>> conclude Arcangelo Sicignano.

ALIBERTI-PAOLINO: “Protestano senza un obiettivo preciso”

<<Le marce si organizzano su obiettivi precisi e non per portare la gente per strada, già disperata, semplicemente per cercare visibilità o protestare senza conoscere i problemi, lo stato dell’arte e i livelli istituzionali di riferimento>>. Censura in questo modo la marcia di domenica l’ex sindaco Pasquale Aliberti. Ricorda la marcia da lui promossa il 20 novembre 2010: <<Una grande partecipazione della città e dei sindaci di tanti comuni coinvolti. Alla marcia segui un incontro presso l’Aula Consiliare il giorno 23 di novembre a cui parteciparono l’assessore alla Regione Campania Eduardo Cosenza, l’onorevole Monica Paolino e il generale Roberto Jucci, commissario straordinario per l’emergenza del Sarno. La nostra richiesta era chiara: finanziare la rete fognaria del Comune di Scafati e il dragaggio del fiume Sarno. Ottenemmo sia il primo che il secondo finanziamento per opere di completamento pari a 250 milioni di euro. I lavori della rete fognaria sono stati inaugurati ad aprile del 2015 mentre il progetto Grande Sarno è stato più volte ostacolato dagli ambientalisti di facciata per la vicenda delle vasche di esondazione. Una marcia che aveva un obiettivo concreto e che si rivolgeva a degli interlocutori chiari e competenti. Un risultato straordinario ottenuto grazie all’impegno di tutti>>. Sulla stessa posizione anche la moglie consigliere regionale, Monica Paolino. <<Per la maggioranza dei cittadini, questa marcia ha davvero un senso e una ragione che comprendo fino in fondo, ma sembra che per una certa politica sia solo una prova muscolare per ottenere qualche momento di visibilità – fa sapere la forzista – Ecco perché non parteciperò. Per la politica, il tempo delle marce è scaduto. E’ giusto, invece, passare dalle parole alle azioni, alla luce delle opere avviate e pianificate>>.

“Scafati che fine hai fatto. Adesso reagire”

<<Sono passati 60 anni e mi ricordo che bevevo l’acqua del fiume, adesso è una fogna a cielo aperto>>. E’ un foglio A4, con nastro adesivo attaccato sui muri del centro storico. Un volantino fatto in casa che potrebbe essere stato scritto da chiunque, considerato lo sfogo in esso contenuto. Un messaggio probabilmente di stimolo alla partecipazione alla marcia di domenica mattina in piazza Vittorio Veneto. <<Adesso tutti uniti combattiamo per la nostra città. Scafati che fine hai fatto! Ti hanno portato nel degrado totale>>




Scafati. Farmacie comunali, verso lo scioglimento del Consorzio

Di Adriano Falanga

La commissione straordinaria insiste: bisogna considerare la possibilità di scioglimento del Consorzio Farmaceutico Comunale. Rendono poco e costano molto, secondo l’opinione della triade prefettizia che guida il Comune di Scafati, principale socio del consorzio. Nel corso dell’assemblea dei soci del 15 giugno, sono stati forniti gli atti di indirizzo per la predisposizione del nuovo piano industriale, propedeutico all’approvazione del bilancio di previsione del triennio 2017-2019. Presenti i comuni di Capaccio, Cava Dei Tirreni, Eboli, Salerno e Scafati. Quest’ultimo, da solo, sfiora il 50% dell’intero capitale sociale del Consorzio. Ed è proprio il prefetto Gerardina Basilicata a stilare un preciso pacchetto di pacchetto ai soci presenti. Si parte dalla razionalizzazione dei costi del personale, la razionalizzazione degli immobili di proprietà, passando per la vendita delle farmacie di via Aquino a Scafati e via S. Visco a Salerno. La prefetto chiede anche un’incentivazione di alcuni servizi, quali la consegna domiciliare dei farmaci e dei servizi diagnostici, e soprattutto la revisione degli orari di apertura al pubblico delle farmacie, per contenere i costi del personale. E’ già nota infatti la decisione di abolire il servizio notturno offerto dalla farmacia del centro Plaza a Scafati. Una disposizione che vedrà il via quasi certamente dal 1° settembre. Ma ad essere messe in discussione sono anche le performances di ogni singola farmacia del Cfi. Qui la triade commissariale scafatese chiede la valutazione soggettiva di ogni struttura, in termini consuntivi e previsionali, chiedendo ai comuni consorziati di valutare le ipotesi di proroga ovvero di scioglimento dell’ente alla scadenza del febbraio 2018. L’uscita del Comune di Scafati andrebbe a comportare la perdita di cinque farmacie su 19, incidendo in maniera netta sulla sopravvivenza finanziaria del consorzio.

Ed è questa un’ipotesi che prende sempre più piede, soprattutto alla luce delle disposizioni vincolanti contenute nel piano di riequilibrio decennale che ha permesso al comune scafatese di evitare il dissesto finanziario. Misure di contenimento della spesa, tra cui un netto taglio alle partecipate e agli enti partecipati. Quanto al destino delle 5 farmacie comunali presenti sul territorio scafatese, l’ipotesi è la loro alienazione, totale o parziale. Un’operazione che potrebbe anche comportare il rischio di un’eventuale “opa” speculativa da parte di soggetti intenzionati a rilevare strutture improduttive (o meglio la loro licenza) per rilanciarle in pompa magna, dopo averle acquistate a buon prezzo. Polemiche da Pasquale Aliberti: <<Dal 1 settembre chiude la farmacia comunale H24. Scafati perde un altro Livello Essenziale di Assistenza – scrive sulla sua pagina social, e più avanti aggiungerà ancora – La chiusura della farmacia è una decisione dei commissari perché la stessa ha un costo che viene ripartito sul comune di Scafati ma anche sugli altri comuni del Consorzio. Era l’unica farmacia del Consorzio farmaceutico ad avere il servizio H24 che abbiamo preteso e che c’è stato con garbo accordato anche dagli altri comuni in questi anni perché Scafati è il Comune che ha più quote nell’ambito di questo Consorzio. È una baggianata la vicenda del dissesto e del predissesto anzi avevamo un deficit strutturale dal quale nel 2016 siamo rientrati>>.

SANTOCCHIO: NO ALLA VENDITA SI ALLA PROROGA

<<No alla vendita delle farmacie comunali, sì alla proroga al Consorzio>>. Mario Santocchio, ex consigliere comunale di opposizione, si dice d’accordo sulla razionalizzazione dei costi, ma senza uscire del Cfi. E indica la sua “ricetta”: <<Va azzerato il cda del Consorzio che continua a rispondere a soggetti non più rappresentativi degli enti locali che li hanno designati. Buona cosa sarebbe anche il trasferimento della sede del consorzio a Scafati. Possibile pensare di ospitare la struttura presso i locali di proprietà del Comune, come gli uffici dell’ex Manifattura>>. Non solo restare, ma anche far “pesare” la quota di maggioranza detenuta, perché, secondo l’esponente Fdi: <<Avere enti governativi o simili sul territorio significa anche rilanciare l’indotto economico attorno ad esso. Inoltre ospitare la sede e gli uffici a Scafati andrebbe a tagliare di netto gli onerosi costi dell’affitto sostenuti a Salerno>>. Quanto alla prossima chiusura della farmacia notturna, Santocchio accusa: <<è dipesa da chi volle chiudere la Farmacia di Via Passanti e trasferirla nella sua strada e metterla nei locali degli amici, purtroppo Scafati sta pagando il prezzo e loro altri continuano ad avere benefici da quel malgoverno>>. Secondo Santocchio la farmacia h24 era pienamente produttiva quando si trovava in via Passanti, al confine con Boscoreale. Una redditività sfumata e scomparsa quando, per volontà della precedente amministrazione comunale, la struttura fu trasferita in via Aquino, a due passi dalla residenza dell’ex sindaco. Ufficialmente per motivi logistici, tra cui la presenza di un parcheggio per le auto. << Oggi come ieri noi sosteniamo non solo la conferma del consorzio ma anche un rilancio che richiede la scelta necessaria di azzerare il cda>> o meglio, dare il benservito agli scafatesi Andrea Inserra (presidente) e Filippo Accardi (componente).




Scafati. L’era Aliberti? Mille euro di debiti per ogni scafatese. Neonati compresi

Di Adriano Falanga

Cosa resterà di questi 8 anni di amministrazione Aliberti? Lo scioglimento certo, ma anche e soprattutto debiti. Tanti debiti, molti debiti. Facendo una stima molto approssimativa, parliamo di qualcosa come 50 milioni di euro, che ogni scafatese sarà chiamato a pagare, neonati compresi. Ad occhio e croce fanno circa mille euro a testa. Oltre naturalmente alle imposte portate al massimo e servizi al minimo. Non vogliamo parlare delle cause, per non incorrere nel rischio di strumentalizzazione, ma vogliamo invece parlare di numeri. Di cifre e dati di fatto. Partiamo allora da quelli che erano i “cavalli di battaglia” elettorali dell’ex sindaco, i temi su cui nacque lo slogan “Orgogliosi di Scafati” nel 2013, come quel cartellone che ancora campeggia sul cantiere abbandonato del Polo Scolastico. Ed è da qui che partiamo. Un progetto ambizioso, finanziato con fondi europei per oltre 9 milioni di euro. L’epilogo è oramai cosa nota, oltre al buco in pieno centro e alla perdita delle strutture pre esistenti quali il Palazzetto dello Sport, la scuola materna e i campi da tennis, il contenzioso aperto con la Tyche srl fino ad oggi costa agli scafatesi, tra spese legali, ctu, rimozione rifiuti, oltre 300 mila euro. <<Abbiamo scritto la storia>> sosteneva un entusiasta Aliberti dopo l’approvazione del Puc. Da allora però il nulla. Lo strumento urbanistico è stato rimandato indietro dalla Provincia perché non conforme alla normativa provinciale di riferimento. Un errore palese, non un cavillo tecnico. Come a voler costruire casa senza conoscere il Piano regolatore del Comune. Ad oggi non ci sono responsabili, restano le spese per la sua redazione. Un centinaio di migliaia di euro, suppergiù. Intorno ai 400 mila euro è costata la sola progettazione dell’Urban Center, presentato in campagna elettorale come il progetto più ambizioso (e costoso) del Piu Europa.

Tra i progettisti Sintecna e Giugiaro Architettura. L’Urban Center doveva ospitare, presso l’area della Ex Manifattura dei Tabacchi, attività quali uffici pubblici e privati, centro culturale e biblioteca, ostello, ristorante, centro commerciale, parcheggio a due piani e finanche una palestra/fitness. Oggi è sede di uffici comunali, mentre gran parte della struttura cade a pezzi. Il Pip non nasce con l’ultima amministrazione, oggi però ha inciso per oltre il 50% sul disavanzo di amministrazione che portato il Comune ad adottare un piano di rientro decennale lacrime e sangue. Oltre 32 milioni di euro, frutto di debiti fuori bilancio mai contabilizzati dall’amministrazione uscente, ed è qui la responsabilità, perché, se fossero stati iscritti a tempo debito, si sarebbe (forse) potuto evitare il cumulo che ha rischiato di mandare in default l’Ente. Sul Pip Aliberti non ha mai scommesso, e in più occasioni ha dirottato gli investitori interessati a scommettere sul progetto di riqualificazione Ex Copmes. Da Monte Everest da 30 milioni di euro, il progetto firmato da Giugiaro è diventato una modesta collina, ridimensionato e diviso in due lotti, sono stati consegnati e attualmente in uso circa 2 mila mq. Nel frattempo, la Scafati Sviluppo, partecipata comunale nata appositamente per realizzare l’opera, è stata dichiarata fallita. Nell’ultimo bilancio i debiti iscritti sono pari a circa 8 milioni euro. Soldi che pure pagheranno gli scafatesi.

Centro Sociale di Mariconda, opera da finanziare con i fondi Piu Europa. Allo stato di fatto, il cantiere è oggi in evidente stato di abbandono e di pericolo. Fondi persi e un contenzioso aperto per i 165 mila euro anticipati dal Comune. Pista ciclabile, costata quasi 2 milioni di euro, fu inaugurata nel settembre 2012 e parzialmente chiusa dopo appena 4 mesi, quando si scoprì che i lavori per la pavimentazione eseguiti nel tratto della Villa Comunale non erano a norma. Ciò che resta è in totale abbandono, chiuso anche il parco giochi per manifesta incapacità di manutenzione e sicurezza. Centro Sociale San Pietro, realizzato su un terreno di proprietà della famiglia Nappo, acquisito a patrimonio comunale per un abuso edilizio, è costato oltre un milione di euro di fondi Piu Europa. Ospita il centro anziani e il centro disabili. Una sentenza del Consiglio di Stato ha però condannato Palazzo Mayer a restituire l’area al proprietario oppure a risarcirlo, perché la normativa urbanistica vigente gli permetteva di sanare l’abuso. In gioco qualcosa che si aggira sui due milioni di euro. Punto forte del programma Piu Europa è stata però la riqualificazione urbana. Decine di milioni di euro spesi per la realizzazione di alcune piazzette, e soprattutto per il completo rifacimento del manto stradale, illuminazione e accessori compresi, tra cui i dossi pedonali. Opere purtroppo che già versano nel degrado, perché la crisi economica del Comune lo rendono incapace di provvedere alla regolare manutenzione.

Inoltre, i lavori della rete fognaria hanno già distrutto le principali arterie, come via Aquino, via Catalano, via Tricino, via Della Resistenza, via Fosso dei Bagni. Da appalto l’ente attuatore il progetto dovrebbe ripristinare i luoghi allo stato originale, ma non è ancora accaduto e comunque, fatto grave, la riqualificazione stradale è stata decisa nella piena e totale consapevolezza degli imminenti lavori di scavo per la posa della nuova rete fognaria. E questo vale anche per strutture come la rotonda/fontana sul corso Nazionale. Chi pagherà questi costi? Gli scafatesi. E non solo, l’incapacità finanziaria del Comune di Scafati e l’assoluto blocco agli investimenti consegneranno alla futura amministrazione una città ridotta malissimo. Ripartire da zero sarà difficile, con sulle spalle i vincoli di spesa legati al piano di riequilibrio decennale. E poi ci sono i costi dello scioglimento del consiglio comunale. Quantizzarli preventivamente è impossibile, ma il danno morale e di immagine è già stato fatto. Che la colpa possa essere davvero dell’ex amministrazione comunale o di un eccesso di zelo del ministero dell’Interno lo dirà solo il tempo. Ma a quel punto, poco importerà.




Scafati. Ausiliari del traffico, quale destino per il personale della Publiparking?

Di Adriano Falanga

La revoca della convenzione con la Publiparking ha messo in agitazione il personale addetto al servizio. Una ventina le famiglie che ruotano attorno alla sosta a pagamento, tra ausiliari del traffico e la cooperativa che si occupa della manutenzione. Una sola certezza al momento, la convinzione della commissione straordinaria nel far gestire direttamente all’Acse il servizio. Non sono però ancora noti i dettagli, o meglio, il come la società partecipata intenderà strutturarsi, non avendo mai gestito il servizio e non avendo né il personale e neanche la logistica idonea. E soprattutto, non avendo molte risorse economiche da investire. La sola ipotesi che non dovesse avvalersi dell’attuale personale in forza alla Publiparking mette in allarme gli operatori della sosta. Il rischio è alto, e al momento non ci sono contropartite rassicuranti. Una relazione presentata alla commissione prefettizia dal comandante della Polizia Locale Pasquale Cataldo ipotizza il controllo e la verifica dei ticket di pagamento a cura della Polizia Locale. Una scelta che lascia perplessi, in quanto ad oggi il personale è pesantemente sottodimensionato. Si stanno studiando le modalità più idonee, cercando di evitare la ricaduta sociale sugli ausiliari, incolpevoli di qualsiasi manovra amministrativa e istituzionale che ha comportato la rescissione del contratto col loro datore di lavoro. Dalla sede dell’Acse di via Diaz si attendono risposte, al momento il servizio sarà assicurato fino alla scadenza di contratto, prevista per il mese di settembre. Il controllo analogo di Palazzo Mayer ha verificato l’irregolarità nella gara d’appalto voluta dall’Acse (su indirizzo politico della vecchia amministrazione comunale) e soprattutto stabilito che la gestione in house sarebbe economicamente un vantaggio per la partecipata. Fatto strano, o quantomeno curioso, perché nessuno dalla casa comunale ebbe ufficialmente da ridire quando il cda dell’Acse stabilì che il servizio così portato avanti non avrebbe comportato perdite. Anzi, la gestione conto terzi o la gestione in house avrebbe comportato una sostanziale situazione di pareggio economico. Andiamo a ritroso allora.

Con l’approssimarsi della scadenza della convenzione con l’Aipa, e consapevole della volontà del Comune di Scafati di non rinnovare il contratto, il cda dell’Acse (presidente D’Angolo, vice Petrucci, componente Infantile) diede incarico ad una società romana, la IT Trasporti srl, di redigere uno studio di fattibilità sulla gestione della sosta a pagamento. Un progetto pagato 14 mila euro oltre iva e spese accessorie. Il lavoro consegnato analizzava tre possibili scenari di gestione della sosta a pagamento. Il primo modello prevedeva l’affidamento in house all’Acse con possibilità di appalto pubblico dei soli servizi di controllo, manutenzione e informazione. In questo caso il relativo conto economico prevedeva un pareggio sostanziale. Il secondo modello prevedeva la totale estromissione dell’Acse con affidamento da parte del Comune di Scafati ad una società esterna dell’intero servizio. In questo caso si sarebbe avuto un risultato gestionale positivo di oltre 60 mila euro. Il terzo modello prevedeva infine la totale gestione del servizio in capo alla partecipata, e anche in questo caso il relativo conto economico prevedeva un pareggio sostanziale. Lo studio fu girato al primo cittadino, arrivando in consiglio comunale. In questa sede fu ribadita la volontà di non dare in gestione a terzi il servizio, ma trovando l’Acse impreparata a rilevare nel breve periodo il servizio, e onde evitare di rimanere scoperti, fu approvata la gestione in house con possibilità di concessione esterna. La “premessa” contenuta nella proposta di deliberazione, recitava: “La sosta a pagamento è qualificabile come servizio pubblico locale a rilevanza economia e che per questi servizi la Giurisprudenza della corte di Giustizia Ce avvallata dal Consiglio di Stato, ha ritenuto ammissibile l’istituto dell’In House Providing”. Poi, dopo due anni, il passo indietro. Da palazzo Mayer si sono accorti di aver fatto male i conti.

IL PD: abbiamo sempre sostenuto che il contratto era nullo ed antieconomico

<<Lo abbiamo sempre sostenuto che il contratto era nullo ed antieconomico per l’Ente. Nullo perché la partecipata comunale non poteva appaltare un servizio che doveva gestire in proprio ed antieconomico perché ha comportato un esborso notevole di risorse per l’Ente in predissesto>>. Così in una nota stampa il Partito Democratico locale. <<A prescindere dalle responsabilità che saranno accertate nei modi e nelle forme opportune, ci preoccupano le sorti delle famiglie dei dipendenti, che speriamo siano ricollocati o impiegati per l’espletamento del servizio. Dispiace, ovviamente, che a distanza di anni dai nostri rilevi, sia stata accertata l’illegittimità del rapporto. Se qualcuno ci avesse ascoltato avremmo risparmiato soldi e i dipendenti avrebbero avuto un futuro più’ sicuro>>. Polemico Pasquale Coppola, ex presidente del consiglio comunale: <<si raccolgono i cocci di un’amministrazione fallimentare, e a pagarne le conseguenze sono, ancora una volta, i lavoratori e le famiglie. Prima con lo sport e la mensa scolastica, oggi addirittura si corre il rischio di lasciare senza lavoro tante famiglie scafatesi. Mi auguro che l’Acse trovi la soluzione giusta per assorbire l’attuale personale ausiliario, assunto dall’Aipa anni fa grazie ad un sorteggio pubblico curato proprio dall’Acse>>.

 




Scafati. Terreni Pip e perizie false: nuovo scandalo

Di Adriano Falanga

Rischia di aprire un precedente in favore di Agroinvest la sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato illegittima la perizia del CTU riguardo l’indennizzo di un espropriato scafatese. La signora A.V. è parte delle decine di espropriati terrieri dell’area Pip di Scafati. Espropri mai pagati e che hanno portato, ad oggi, a sentenza esecutive per oltre dieci milioni di euro. Una somma destinata ancora a crescere, e che rischia concretamente di mandare in dissesto il Comune di Scafati. A quanto pare però, almeno nel caso della signora A.V. la somma è stata falsata da una perizia ritenuta illegittima, in quanto il ctu nominato dalla Corte d’Appello di Salerno nel 2012, determinò al rialzo, sulla base di presupposti errati, l’indennizzo spettante all’espropriata. Contro tale decisione è ricorsa Agroinves, difesa dall’avvocato Squillante Domenico. Ad emettere la sentenza, la numero 13747 pubblicata il 31 maggio scorso, la prima sezione civile ordinaria, Presidente Tirelli Francesco, relatore Sambito Maria Giovanna. Secondo la difesa della società di trasformazione urbana dell’Agro nocerino, convenzionata con il Comune di Scafati per la realizzazione dell’area Pip in località Cappelle, La Corte d’Appello di Salerno, con sentenza depositata il 17.4.2012, determinò il dovuto in ragione del valore venale del suolo edificatorio quale determinato dal CTU, in base alla media dei valori ottenuti col metodo sintetico comparativo e con quello analitico ricostruttivo; negò rilevanza all’avvenuta restituzione di alcune porzioni di suolo, non essendo stata posta in essere dal Comune secondo la prescritta procedura; escluse la spettanza di ulteriori indennità per manufatti e soprassuolo, non avendo i primi autonoma consistenza ed essendo il secondo compensato dall’indennità, di carattere omnicomprensivo. Sia il Comune di Scafati che la signora A.V. non hanno svolto difese. Agroinvest ha presentato ben sette motivi secondo i quali i giudici salernitani erano in errore, sei di questi sono stati accolti. Col primo ed il secondo motivo il ctu si ritiene aver illegittimamente elevato il valore ottenuto col metodo sintetico comparativo, tramite la media con quello ricavato dal metodo analitico ricostruttivo, che ha carattere sussidiario; e per non avere i giudici a quo tenuto conto che il suolo non raggiungeva il lotto minimo, e che erano assenti le opere di urbanizzazione. Bisognerà adesso ritornare in Appello per rideterminare il giusto indennizzo. Non è chiaro al momento se Agroinvest abbia ricorso solo contro questo indennizzo oppure presto seguiranno ulteriori sorprese in tal senso.

IL COMUNE VUOLE RESTITUIRE I TERRENI

2-comune-di-scafatiNel mentre parte il bando di assegnazione per il pip Taurana di Angri, la commissione straordinaria che guida il Comune di Scafati in queste giorni avrebbe incontrato l’avvocato Paolo Santacroce, legale di una nutrita fetta di espropriati. Al professionista di Cava Dei Tirreni la triade ha proposto la restituzione dei terreni agli espropriati, interessi compresi fino alla data dell’eventuale sottoscrizione dell’accordo, e cifra da saldare in un arco di tempo di dieci anni. I suoli saranno restituiti fermo restando il vincolo di edificabilità secondo le norme di attuazione del Pip. Vale a dire che oltre a capannoni industriali null’altro sarà possibile edificare. Toccherà adesso ai proprietari terrieri decidere se accettare o meno. La dilazione di pagamento prevista in dieci anni lascerebbe pensare alla concreta fattibilità di dichiarare il dissesto dell’Ente, accedendo così ai fondi ministeriali previsti per i Comuni falliti. La triade tiene il massimo riserbo sull’operazione, ma entro il 5 luglio tutto dovrà essere definito. In quella data infatti è prevista l’approvazione definitiva del bilancio.

ALIBERTI: “SEGNALATO TUTTO ALLA DIA NEL 2015”

1-dia-al-comune-di-scafati<<Ci avevano comunicato che il dramma maggiore derivava dal mancato pagamento dei terreni espropriati nell’ambito del Pip, pure opera di lungimiranti amministratori che mi hanno preceduto>>. Così Pasquale Aliberti sulla sua pagina social, commentando la sentenza della Cassazione. <<Le perizie di parte della Corte di Appello, quella che doveva fare gli interessi del Comune, sono illegittime e gravate da evidenti errori a vantaggio dei ricorrenti: ignoranza ho complicità? Come si comporterà la commissione straordinaria rispetto alle sentenze passate in giudicato?>> si chiede l’ex primo cittadino. <<Si tratta di errori tecnici o esiste una regia occulta dietro una vicenda che rischia di mettere ingiustamente in ginocchio un comune che è stato amministrato nel rispetto delle regole imposte dall’Europa? Avranno tempo sufficiente e volontà di indagare sul comportato di perdite di svariati milioni di euro, la cui complicità è anche di qualche amministratore, falso moralista, che faceva opposizione in consiglio e il difensore dei ricorrenti? Per non parlare di un a.d. che dopo aver fatto assumere con una strana procedura il suo autista, in quella causa ne divenne anche suo avvocato difensore>>. Insomma, punta l’indice Aliberti, contro i suoi avversari politici, dimenticando però che la sua amministrazione ha per anni tenuta nascosta la gravità della situazione finanziaria legata all’area Pip, senza mai aver contabilizzato le sentenze passate in giudicato. A pochi giorni dall’irrevocabilità delle dimissioni di Aliberti, fu il vice Giancarlo Fele a dare mandato legale di verificare se ci fossero gli estremi per ricorrere contro Agroinvest riguardo alla pesante situazione debitoria accumulata. Fino ad oggi però è stata Agroinvest a vincere legalmente contro il Comune di Scafati.




Scafati. Il Tribunale respinge il ricorso della Di Saia: no ai 100 mila euro

Di Adriano Falanga

Il Tribunale del Lavoro di Nocera Inferiore respinge il ricorso presentato dall’ex segretaria comunale Immacolata Di Saia, contro il comune di Scafati. La professionista, difeso dall’avvocato Orazio Abbamonte, aveva citato in giudizio l’Ente presso il quale ha lavorato fino ad aprile scorso, riguardo il mancato pagamento dell’indennità legata alle funzioni di direttore generale, dalla data di revoca (novembre 2012) e fino al successivo mese di giugno 2013, data di scadenza naturale del mandato sindacale. Un doppio ruolo lautamente retribuito, revocato dalla giunta comunale nel momento in cui le nuove disposizioni di legge vietavano ai comuni sotto i centomila abitanti di avere in organico anche il direttore generale. Nel dettaglio, la Di Saia aveva chiesto 40 mila euro come mancato guadagno e 60.500 a titolo di spese di viaggio. Quest’ultima somma, secondo il legale difensore di Palazzo Mayer, avvocato Alfonso Nastri, non era dovuta in quanto l’ex segretaria “non ha mai richiesto al resistente ente il pagamento delle spese di viaggio, né ha dimostrato di aver effettuato e/o sostenuto spese per i suoi spostamenti dalla residenza al Comune”. Più volte dissidenti di maggioranza con a capo Pasquale Coppola, avevano chiesto, inutilmente, alla Di Saia di desistere. <<Questa sentenza, il cui plauso va all’avvocato Alfonso Nastri, è la dimostrazione del modo in cui abbiamo operato in questi anni: l’interesse del Comune ha sempre prevalso sulle questioni di carattere personale o su quelle dei nostri amici – commenta Pasquale Aliberti – Troppo spesso è accaduto, invece, in passato che le difese del Comune siano state blande, per non essere più cattivi, troppo spesso è capitato che il Comune ha perso grandi e gravi contenziosi sull’acqua o sugli oneri di urbanizzazione nell’interesse di potenti famiglie Scafatesi>>. Quanto alla Di Saia, a cui è dedicato un apposito paragrafo nel decreto di scioglimento e con l’ex sindaco indagata nell’inchiesta condotta dalla DDA di Salerno: <<va il mio plauso per la professionalità, per le capacità e per la signorilità che ha sempre avuto anche quando le vicende economiche la riguardavano in prima persona persona. In questa sentenza credo abbia vinto la sua moralità e quella di chi in questi anni ha governato la città. Centomila euro restano nelle casse del mio Comune: sono felice>> conclude l’ex primo cittadino.

IN NOVE ANNI BEN OLTRE 1 MLN DI EURO

2-comuneFacendo due conti in tasca all’ex segretaria comunale, gli scafatesi hanno sborsato per la sua collaborazione ben oltre il milione di euro lordi. In carica dal 16/07/2008 fino al 26/04/2017, sul sito dell’Ente sono pubblicate le retribuzioni a partire dal 2010. In quest’anno la Di Saia ha percepito, al lordo, 79.386 euro più 78 mila come direttore generale. Nel 2011 quasi 117 mila euro come segretaria e 84.500 come dg. Nel 2012 quasi 107 mila euro più 74 mila circa come dg. Nel 2013 percepirà “solo” 88 mila euro. l’Ente risparmierà infatti lo stipendio di direttore generale, che per legge non è più previsto per i comuni al di sotto dei 100 mila abitanti. Nel 2014, pur ricoprendo un solo ruolo, la Di Saia porta a casa comunque oltre 123 mila euro, frutto di 77.500 di retribuzione più 45.700 di indennità varie. Meglio va nel 2015, dove la retribuzione totale sale a circa 139 mila euro, frutto di quasi 100 mila di retribuzione più 39 mila di indennità varie. Nel 2016 sono 77.487 quale retribuzione più 18 mila a titolo di “indennità per convenzione”.