Sull’onda giusta verso il futuro

Di Alessia Potecchi*

Il voto amministrativo che ha interessato molti comuni ma, in particolare importanti città metropolitane, ci consegna un risultato molto chiaro. Una vittoria forte e indiscussa del centro sinistra che vince al primo turno a Milano, Napoli e Bologna e va al ballottaggio a Roma e Torino, capoluogo piemontese dove c’era una situazione di partenza complessa ma che, grazie alla qualità del candidato e ad un lavoro sinergico e intelligente, si è riusciti ad effettuare un recupero che ha portato a chiudere in vantaggio il primo turno e a riaprire di fatto la partita. Il forte consenso espresso dagli elettori nei confronti dei candidati del centro sinistra premia la politica e l’impegno di questi anni di coloro i quali hanno saputo stare accanto alla propria comunità, ascoltare le esigenze delle persone, mettendo al centro la loro partecipazione all’amministrazione e ai territori. Viene premiata quella politica che sa includere, che sa aprirsi e fare sinergia valorizzando tutte le forze e le competenze che sono a disposizione, hanno vinto quelle amministrazioni e quei candidati che sono entrati in contatto e in sintonia con le persone, che hanno guardato in maniera profonda e personale al sociale, ai disagi di chi è in difficoltà e ha aumentato le proprie problematiche dopo la crisi pandemica. I sindaci che escono vittoriosi sono coloro che hanno saputo essere pragmatici e che hanno saputo, con qualità, passione e costanza, dialogare mettendoci quella giusta dose di coraggio che occorre oggi per amministrare le grandi città che devono essere all’avanguardia, punto di riferimento anche internazionale e aperte al cambiamento, quel cambiamento non solo dell’assetto urbano ma anche del modo di vivere la città che sappia coniugare tradizione, storia e innovazione. Ancora, sono state premiate quelle amministrazioni quei programmi che desiderano convintamente costruire delle città europee, oggi l’Europa è un obiettivo da cui non si può più prescindere e vincono quei sindaci che, durante la pandemia, hanno accompagnato il lavoro e il percorso che è stato fatto a livello europeo con lo stanziamento delle risorse del Recovery Plan, per fare fronte al lockdown in maniera sinergica e comune e che considerano valore fondante, anche per i territori intendere l’Europa come una famiglia che provvede insieme a risolvere i problemi perché, se sta male un membro stanno male anche gli altri. Vincono quei sindaci che sono espressione di questa politica che subito, come è avvenuto a Milano, hanno fatto un piano serio per utilizzare al meglio le risorse provenienti dai fondi europei, puntando alle mission che la stessa Commissione Europea ci ha indicato. La transizione ecologica, il piano green, la digitalizzazione che interessa tanti ambiti dalla comunicazione, al lavoro, ai trasporti e che sarà sempre di più presente nella nostra quotidianità. Spendo solo una parola in più per Milano, la mia città, dove trionfa al primo turno e viene rieletto Beppe Sala. Si conferma un risultato che premia questo lungo lavoro di questi 5 anni che hanno fatto di Milano una capitale economica e finanziaria di stampo internazionale, vince il senso di apertura, vince il coraggio dell’inclusione e delle tante sfide che sono state meritatamente vinte perché si è creduto fino in fondo nelle potenzialità di una metropoli che si è trasformata ed è divenuta un modello da traino per gli altri territori. Crollano i sovranisti, non viene certamente premiata quella politica che si rinchiude, che non guarda con fiducia e speranza al futuro, quella politica che preferisce i comodi recinti e che non ha il coraggio di guardare ad ampi orizzonti per coinvolgere ma che è solo in grado di proporre battaglie di tipo strumentale senza andare oltre con proposte coraggiose e concrete. Il dato forte dell’astensione deve sempre fare riflettere, l’elettore che non vota significa che è disinteressato, sfiduciato, lontano dalla consultazione elettorale probabilmente la situazione pandemica ha influito molto ma è anche vero che il centro sinistra ha comunque aumentato di netto i suoi consensi e forse l’offerta dei candidati degli altri schieramenti non era soddisfacente. Il Governo dopo questo voto deve avere una ulteriore spinta per fare le Riforme, per accelerare i tanti capitoli ancora aperti, per guardare a lavoro, occupazione, fisco e rilancio economico con ancora più forza e sinergia. Gli elettori ci chiedono a gran voce questo impegno così come ci chiedono di concretizzare i progetti da attuare con le risorse europee. Ci chiedono che arrivi un messaggio e uno sguardo al futuro fatto di speranza e di capacità di agire e reagire.

Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza

 del Pd Metropolitano di Milano

 




Le morti bianche di quest’anno

 

Di ALESSIA POTECCHI*

Le morti sul lavoro in Italia sono diventate un problema drammatico ed intollerabile. I dati del 2021 presentati da INAIL di denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale parlano di 306 vittime nel primo quadrimestre del 2021. Grave perché un terzo dei lavoratori sta a casa in smart working e molti sono in cassa integrazione. In Italia questi fatti si verificano in modo più considerevole rispetto agli altri stati europei. I sindacati hanno protestato in tutta Italia per chiedere maggiori controlli e una maggiore attenzione alla prevenzione e alla sicurezza sul lavoro. CGIL, CISL e UIL hanno chiesto al Governo di aprire un confronto con le parti sociali finalizzato a negoziare un accordo che metta al centro gli investimenti sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro. Bisogna rafforzare la vigilanza e il controllo, assumere ispettori e medici del lavoro, si deve investire sulla ricerca. È stato chiesto dai sindacati che nel PNRR venga affermato il principio che: qualunque azienda pubblica o privata usufruisca di sostegni del fondo europeo deve essere vincolata a incrementi netti di occupazione, giovanile e femminile, al rispetto dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali piu’ rappresentative e a investimenti sul tema della salute e della sicurezza sul lavoro. Le continue innovazioni tecnologiche richiederanno maggiori  investimenti dal punto di vista della sicurezza e della formazione permanente. Non sono soldi sprecati ma sono soldi impiegati per rendere più sicuri i luoghi di lavoro.  Il Governo sta dimostrando di porre al centro della sua azione economica il tema del lavoro con un graduale ed articolato superamento del blocco dei licenziamenti. Nonostante però l’intesa raggiunta a palazzo Chigi da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria per ulteriori 13 settimane di cassa integrazione, sono arrivate delle sorprese molto spiacevoli a livello di ristrutturazione e licenziamenti da parte di diverse aziende metalmeccaniche con modalità davvero impensabili. La prima, ai lavoratori della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto di Monza e Brianza, licenziati con una mail alla fine del turno pomeridiano. Poi i dipendenti della Gkn il cui fondo  ha comunicato la chiusura totale dello stabilimento e la procedura di licenziamento. Poi è toccato ai lavoratori della Timken di Brescia, licenziati senza alcun ricorso agli ammortizzatori.  Restano poi le situazioni dell’ ex Ilva e di Whirlpool. Aumentano dunque al MISE i tavoli di crisi e non si può permettere ai fondi e alle multinazionali di smantellare il sistema industriale di questo Paese, occorre applicare quanto stabilito nell’accordo riguardo al blocco dei licenziamenti che è stato disatteso. Occorre che siano messe in campo adeguate politiche industriali, vincoli per le imprese e una riforma degli ammortizzatori sociali in grado di affrontare la transizione ecologica dell’industria nel rispetto dei lavoratori e dei territori. Vanno bloccati i licenziamenti nell’automotive settore strategico per l’industria e parte importante delle nostre esportazioni che attraversa una fase di profonda trasformazione e riorganizzazione. Bisogna convocare  le parti sociali e discutere seriamente  di un piano in grado di affrontare la transizione e la rigenerazione con politiche industriali e strumenti adeguati. Si tratta di un settore immerso in una transizione verso l’elettrico che si sta rivelando complessa. L’accordo politico in Europa sui cambiamenti climatici è un’opportunità per costruire un nuovo modello economico ma la questione riguarda anche la natura della produzione industriale e su questo bisognerà porre la dovuta attenzione per quanto riguarda i lavoratori che ovviamente corrono dei grossi rischi. Bisogna fare chiarezza sulla brutalità delle modalità di licenziamento che non sono accettabili e sono ingiustificate, difendere l’occupazione, il reddito dei lavoratori, evitare che altre aziende seguano questi esempi danneggiando l’industria italiana. C’è molto da fare, c’è da parte del Governo un percorso importante intrapreso con le parti sociali, un rapporto sinergico e costruttivo sui tanti capitoli che riguardano il dopo pandemia, questo percorso di confronto e di soluzioni condivise deve assolutamente continuare, abbiamo le risorse europee, grande e straordinaria occasione proprio per gestire temi cosi’ importanti come il lavoro ma anche la decarbonizzazione e i processi green.

Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza

 del Pd Metropolitano di Milano




Il Day After il giorno della Liberazione

76 anni fa l’Italia che usciva stremata dal conflitto bellico e dalla dittatura era in possesso di una classe dirigente composta da grandi personalità. Eppure essi furono tanto lungimiranti da cedere il passo alle necessità  di un Paese che non poteva sopravvivere sulle parole ma che aveva bisogno di fatti e iniziative concrete per ripartire.

Di Alessia Potecchi*

“Il desiderio di resistere alla oppressione è radicato nella natura umana” osservava Tacito, il grande storico latino. Il 25 aprile è una data che portiamo nel cuore, un momento tra i più importanti della storia del nostro paese che segna il culmine del risveglio della coscienza italiana impegnata fino all’ultimo contro gli invasori tedeschi alleati dei fascisti italiani; il 25 aprile 1945 segna definitivamente il riscatto profondo e morale di una importante parte della popolazione del nostro paese dopo il ventennio di dittatura che aveva trascinato nel baratro la nostra nazione tra morte, distruzione e mancanza di libertà. Da quel drammatico periodo prende le mosse una classe dirigente che sia pure con diverse ideologie ha saputo rimettere in piedi il Paese, la sua economia, la base del vivere civile. A mantenere viva la lotta per la libertà prima della seconda guerra mondiale ci avevano pensato politici e sindacalisti del valore di Turati, dei fratelli Rosselli, di Pertini, di Amendola,  di Gramsci, di Foa, di Giacomo Matteotti,  di Nenni, di Buozzi, di Di Vittorio e di tanti altri. Dal ’43 in poi come non ricordare l’apporto delle tante lavoratrici e lavoratori e di tanti civili alla lotta contro il nazifascismo, con gli scioperi nelle fabbriche ma anche con la difesa di esse che volevano dire pane e lavoro per tante famiglie specie al nord. Alla liberazione dell’Italia si potè arrivare grazie al sacrificio di tante ragazze e ragazzi che, pur appartenendo ad un ampio ed eterogeneo schieramento politico, combattevano insieme con un unico scopo : ridare pace, stabilità e libertà al nostro paese. Questo spirito unitario, di grande solidarietà e condivisione lo dobbiamo ritrovare nelle celebrazioni diverse che faremo anche quest’anno in questo difficile momento. Sappiamo bene dobbiamo misurarci con una economia stremata che produrrà disoccupazione, disagio sociale, povertà, chiusura di attività economiche. Si deve reagire nel solo modo possibile: rilanciare la sfida della crescita, con programmi, progetti, confronto aperto fra Istituzioni e forze sociali, idee nuove. E non si potrà non ripartire sul piano economico che  da una strategia contro la disoccupazione, in difesa del lavoro e per realizzare nuova buona occupazione  evitando di finire impantanati per anni nella pratica di un assistenzialismo che a lungo andare logora anche la tenuta democratica. Occorre mettere il bene comune al di sopra delle ambizioni personali. 76 anni fa l’Italia che usciva stremata dal conflitto bellico e dalla dittatura era in possesso di una classe dirigente composta da grandi personalità. Eppure essi furono tanto lungimiranti da cedere il passo alle necessità  di un Paese che non poteva sopravvivere sulle parole ma che aveva bisogno di fatti e iniziative concrete per ripartire. Abbiamo bisogno di una vera comunità europea. L’Europa necessita anch’essa di una stagione di ricostruzione e di rinnovamenti profondi che le restituiscano un’anima vitale, ritrovando ragioni comuni per una condivisione in grado di andare oltre il mantenimento di una economia di mercato e della moneta unica. Oggi il primato, come avvenne allora da quel 25 aprile storico in poi, deve spettare ad un progetto politico, deve spettare alla politica. L’Europa sappia incarnare quello spirito di condivisione, di solidarietà e percorso sui tanti temi economici, fiscali, sociali su cui serve un cammino comune tra gli stati membri. 25 aprile oggi vuole dire ricordare e avere ben presente che quei valori sono oggi più che mai attuali, sono da difendere, da valorizzare, da trasmettere. Le celebrazioni in questo “diverso” 25 aprile, che non ci permetteranno di andare ancora alle consuete iniziative, siano l’occasione per riflettere sul senso forte di una memoria condivisa, di una memoria patrimonio di tutti davvero. La Festa della Liberazione non è di parte, la libertà, la democrazia, il senso del rispetto di ciò che l’altro pensa, della storia da cui proviene, sono per tutti, nessuno escluso. Non dimentichiamo che la svolta della Resistenza, il cambio di passo decisivo è rappresentato dalla nostra Carta Costituzionale che rappresenta il compimento del cammino del nostro paese verso il futuro ed è il frutto di quelle diverse storie politiche che cambiarono il volto all’Italia di allora e scrissero una storia nuova di libertà e democrazia.

Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza

 del Pd Metropolitano di Milano

 




Verso l’Assemblea Nazionale del Pd

Di Alessia Potecchi*

Oggi, più che mai, occorre avviare un dibattito serio e risolutivo riguardo la situazione in cui versa il Partito Democratico, ormai da diverso tempo. Penso che il momento, ancora, purtroppo, drammatico in cui ci troviamo non abbia aiutato e agevolato questo percorso ma, direi che, ora, i segnali ci sono proprio tutti per avviare una discussione al più presto. Il cambio del Governo, il nostro ruolo all’interno del nuovo esecutivo, la questione di genere che ha segnato un punto su cui, ancora una volta, si è rivelata la nostra debolezza, la nostra linea politica da chiarire, in vista di importanti appuntamenti anche elettorali, in primis le elezioni della tornata amministrativa, che interesserà anche Milano, e ancora le dimissioni del Segretario Zingaretti, con parole molte forti che, ovviamente, ci sono dispiaciute, credo siano state di forte impatto nei confronti della nostra comunità e dei nostri elettori. Quindi, sono diversi e numerosi i punti su cui va avviato, all’interno del Pd, un confronto serio. L’assemblea di domenica dovrà eleggere, a mio parere, un segretario autorevole e con una scelta unitaria, che porti il partito ad affrontare in maniera determinante questa fase, ancora fortemente segnata dalla pandemia, che porterà alle elezioni amministrative, spostate in autunno ma che comunque si terranno prima della fine dell’anno, per quindi condurci ad un congresso dove intavolare una discussione seria su come il Pd intende collocarsi, rilanciarsi e programmare i prossimi futuri passi e passaggi, con idee concrete e decise. Un passaggio, questo, a mio giudizio, ineludibile al punto in cui siamo arrivati. Oggi non possiamo rimanere bloccati e non essere protagonisti di tutto ciò che sta avvenendo, ci sono tanti temi su cui il Pd deve schierarsi in prima linea, il nostro partito è ricco di talenti, competenze, persone di grande valore, il cui apporto è fondamentale per il completamento del Recovery Plan. Siamo in forte ritardo e l’Europa ci ha già più volte sollecitati, il rilancio economico, le Riforme, a partire da quella del fisco, il tema delle diseguaglianze, che stanno diventando sempre più difficili da sanare. A questo desidero aggiungere  che, il nuovo Governo, sta dando una svolta importante su molte questioni nella direzione indicata dal PD, sta affrontando in maniera risolutiva il problema dell’ epidemia con l’accelerazione dei vaccini, sta dialogando, come chiesto dal PD, con le forze intermedie in maniera costante e continuativa. In questo modo, sono stati raggiunti già dei risultati importanti, sono stati firmati gli accordi per il rinnovo del contratto dell’industria e dell’agricoltura ed è stato firmato un patto tra governo e sindacati per la Pubblica Amministrazione, per aprire alle assunzioni, alla digitalizzazione e per innovare. Stessa cosa con le parole di Draghi per la Riforma del Fisco, che va nella direzione della progressività e della riforma profonda dell’Irpef, della revisione dell’impianto delle deduzioni e detrazioni, tutti punti rilanciati dal Pd. Bisogna proseguire su questa strada e darsi da fare. Questo è quello su cui ci si deve concentrare: risolvere al più presto i tanti capitoli interni che abbiamo e rilanciare, con una discussione a carte scoperte, il nostro partito. Proprio in queste settimane, ho ripensato ai motivi per cui sono stata parte attiva nella costruzione e nella fondazione del Pd e del suo percorso senza esitazioni, i motivi sono molti, ma, forse, il principale è stato l’ambizione e la sfida di dare vita ad una comunità matura e fondamentale per la nostra società, un sodalizio che sapesse trovare, anche con fatica, soluzioni condivise, sintesi, su tanti temi che avevano visto i filoni riformisti, protagonisti della storia del nostro paese, non sempre in accordo. Ecco la capacità di insistere e persistere, di non arrendersi, per arrivare a decisioni sostenute, poi, da tutte e tutti. Noi dobbiamo offrire delle risposte alle domande delle donne e degli uomini di oggi, che sono persone complesse, in una società complessa e in cambiamento. E’ questa la strada da intraprendere e percorrere con estrema convinzione, i nostri territori hanno bisogno di un PD forte, coeso, combattivo, che decida e che sia protagonista, con coraggio per uscire da questa crisi economica, sanitaria e, soprattutto, sociale. Ci vuole un grande sforzo, ma so convinta che siamo capaci di farlo e penso, soprattutto, che ne valga la pena.

Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza

 del Pd Metropolitano di Milano

 




La Merkel e l’Europa come comunità di destino

Le attuali posizioni del cancelliere tedesco sono in funzione di una politica economica che abbia come priorità la tenuta dell’Unione.

Di Alessia Potecchi

In Europa è stato fatto un passo in avanti. Al di là delle polemiche i Paesi europei sono obbligati a trovare una soluzione. Senza la quale ne risentirebbero fortemente tutti: economie deboli ed economie forti. Non c’è alternativa. Per dirla in latino: simul stabunt vel simul cadent (insieme staranno oppure insieme cadranno, ndr). Naturalmente parliamo di un accordo, di un compromesso. Sullo scacchiere europeo abbiamo un parterre di donne che occupano ruoli di primissimo piano dal punto di vista istituzionale ed economico e si dimostrano decise, competenti, pragmatiche. Mi ha molto colpito l’atteggiamento della Merkel. Il discorso che ha tenuto davanti al Bundestag prima dell’incontro del Consiglio europeo ha orientato la trattativa. Come ha sostenuto la stessa Merkel, per la Germania l’Unione Europea è una comunità di destino. La cancelliera ha mediato tra le opposte strategie per rispondere alla crisi mitigando l’intransigenza dei Paesi del Nord Europa e si è detta disponibile ad aumentare i contributi al bilancio pluriennale dell’Ue. Non solo: ha sollecitato a fare in fretta. Il primo luglio la presidenza del Consiglio europeo passa alla Germania. Credo, dunque, che le attuali posizioni della Merkel siano in funzione di una politica economica che abbia come priorità la tenuta dell’Unione. Ha sostenuto, inoltre, che per il bene dell’Europa occorre mettere insieme le risorse condividendo anche le modalità di spesa e di tassazione. Ciò significa due cose: la prima, che i soldi dell’Europa non vanno sprecati ma utilizzati per favorire lo sviluppo; la seconda, che finalmente ci si sta incamminando sulla strada di una politica fiscale comune. I tempi non saranno brevi perché si debbono uniformare i sistemi fiscali di ventisette Paesi, ma non potranno neanche essere lunghissimi. Non c’è altra strada. E anche l’Italia dovrà adeguarsi. Quello che è stato fin qui deciso in Europa è un pacchetto di provvedimenti importanti e sostanziosi, 540 miliardi di euro così articolati: Il MES (Meccanismo Economico Salvastati) può erogare crediti fino a 240 miliardi. Gli Stati potranno ottenere prestiti fino al 2% del loro Pil (35 miliardi per l’Italia) con l’unico vincolo dell’impiego per i costi sanitari diretti o indiretti del Coronavirus, c’è l’accordo, non ci sarà sorveglianza rafforzata sugli stati che chiederanno questi crediti ma solo il rispetto sulla destinazione delle spese. La  BEI (Banca europea per gli investimenti) ricevuti dagli Stati membri 25 miliardi potrà fornire garanzie sui prestiti chiesti alle banche per erogare denaro alle aziende colpite dagli effetti del Coronavirus con una mobilitazione di risorse supplementari fino a 200 miliardi di euro. Il fondo SURE(fondo per la disoccupazione europea) finanzierà sino a 100 miliardi le casse integrazioni nazionali salvaguardando i posti di lavoro.  Il compromesso oltre a stabilire questo pacchetto di 540 miliardi ha fatto una apertura importante con la progettazione del Ricovery Fund per realizzare un fondo speciale per il rilancio dell’economia nella Unione Europea sulla base di un debito comune.  I 27 hanno poi dato mandato a Bruxelles di mettere a punto il Fondo per il rilancio economico, si tratterà di permettere alla Commissione Europea di prendere denaro a prestito sui mercati finanziari, aumentando la quota delle risorse nel bilancio comunitario dall’1,2% al 2% circa di tutto il totale. La Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen ha detto che la cifra dipenderà da diversi fattori : la taglia che avrà il bilancio e dall’uso che si farà del denaro, prestiti o sovvenzioni. Paesi come l’Italia, la Francia, la Spagna sostengono che questo nuovo strumento debba avere una liquidità di 1000 – 1500 miliardi di euro e debba essere utilizzato per sovvenzioni. Altri stati quali la Svezia e l’Olanda optano per strumenti meno generosi e preferiscono prestiti piuttosto che sussidi. Si pensa ad un mix delle due opzioni ma il tutto è ancora da negoziare. Importante la proposta  che la Merkel ha concordato con Macron di dare il via ai fondi del Ricovery Fund con una dotazione di 500 miliardi per affrontare i problemi dell’epidemia senza indebitamento, all’Italia ne dovrebbero arrivare 100 miliardi. Evidentemente il lavoro di squadra fatto dalle diverse istituzioni è stato efficace, si tratterebbe di aiuti a fondo perduto che non vanno ad incidere sul bilancio dei singoli paesi e che verrebbero utilizzati per rilanciare l’economia a tutti i livelli in questo frangente di forte crisi. E’ rilevante che questa proposta venga dalla Merkel e che può e deve favorevolmente influenzare anche quei paesi cosiddetti frugali e meno propensi a questo tipo di aiuti. In sostanza, per fare qualche considerazione, quello che è stato deciso rappresenta comunque un passo in avanti sostanzioso e comunitario, i 27 paesi hanno accettato di introdurre uno strumento innovativo come chiedeva la lettera firmata dall’Italia con altri 8 paesi, questo renderà la risposta europea più solida e coesa per fare fronte a questa crisi di carattere simmetrico che investe tutti gli stati e che non dipende da situazioni economiche pregresse. Si tratta comunque di una emissione di titoli europei che non saranno Eurobond nello specifico ma si avvicinano di molto alla richiesta dell’Italia. La strategia del  Governo ha ottenuto, anche grazie ad un’ abile costruzione di alleanze con altri otto paesi dell’Unione Europea tra cui la Francia la Spagna e il Portogallo di sospendere il fiscal compact. Ha avuto assist importanti con gli interventi recenti di Mario Draghi e dell’ex cancelliere della Germania Gerhard Schroeder. In particolare poi la nuova presidente della BCE Christine Lagarde ha fatto marcia indietro sulle sue iniziali infelici dichiarazioni sullo spread e ha annunciato la disponibilità della BCE ad acquistare i titoli sotto l’investment grade cioè non ritenuti affidabili dal mercato, i cosiddetti titoli spazzatura. Da sottolineare ancora che Ursula Von Der Leyen ha respinto con molta nettezza e chiarezza la sentenza della Corte Costituzionale della Germania sulle decisioni prese dalla BCE sottolineando che la Commissione Europea conferma tre principi chiave: la politica monetaria è una questione di competenza esclusiva; il primato delle norme UE sul diritto nazionale; l’obbligo per i giudizi nazionali di rispettare le sentenze della Corte UE. Insomma l’ultima parola sulle norme UE viene sempre detta in Lussemburgo e non da un’altra parte, è una presa di posizione perentoria che chiarisce l’infondatezza della Corte Costituzionale tedesca. La partita si gioca nei prossimi 6 mesi sotto la presidenza tedesca, l’Italia in questo dibattito non si deve presentare come è avvenuto negli ultimi anni come un accattone per strappare dei margini di flessibilità dello 0,2%, dello 0,5% o dello 0,8% L’Italia deve fare valere nella trattativa che  è uno dei 7 paesi maggiormente industrializzati nel mondo , è ai primi posti nella classifica delle esportazioni,  ha 10 trilioni di euro tra risorse delle imprese e risparmi delle famiglie. 

Alessia Potecchi ((Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del PD Milano Metropolitana)