Comune di Battipaglia: stop alle assunzioni. La triade conferma la direttiva di Ruffo

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Stop alle assunzioni a Palazzo di Città. Almeno fino al 2023.

Lo hanno deciso Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della commissione straordinaria che regge le sorti della città.

La triade ha confermato la direttiva emanata nel 2013 da Mario Rosario Ruffo, commissario prefettizio che all’epoca occupava l’aula del sindaco.

Nei giorni scorsi, infatti, Iorio e i suoi hanno firmato la delibera 120/G, tramite la quale sono state programmate le politiche triennali – dal 2015 al 2017 – relative al fabbisogno di personale della macchina comunale.

Alla luce della ricognizione del personale, operata da ogni dirigente sul finir dello scorso anno e rielaborata nel 2015, è venuto fuori che negli uffici municipali non v’è alcuna situazione di esubero o d’eccedenza del personale dipendente.

Eppure, com’è noto, dalle parti del Tusciano bisogna ancora ottemperare ai dettami della Corte dei conti che, il 19 giugno dello scorso anno, ha approvato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Lo strumento, volto a scongiurare una dichiarazione di dissesto, fu inizialmente richiesto, negli ultimi mesi del 2012, dal  consiglio comunale timonato dall’ex sindaco Giovanni Santomauro; l’elaborazione del grosso del piano di riequilibrio fu attuata nel 2013, nell’era di Ruffo; la triade, poi, ha apportato delle piccole modifiche e ha lavorato per ottenere la fatidica approvazione.

«Per l’intera durata del piano di riequilibrio finanziario – si legge nella delibera – non si potrà procedere all’assunzione di altro personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale».

Divieto d’assunzioni che tocca pure alcuni settori particolari, come la polizia locale, che da 70 caschi bianchi è passata a contarne 53, e la municipalizzata Alba. La delibera commissariale, dunque, contrappone un netto diniego alle lagnanze dei lavoratori della partecipata, che lamentano  – e il piano Conai per il recupero di carta e cartone dà loro ragione – d’esser pochi.

Discorso diverso per Giancarlo D’Aco, nominato dirigente dell’intero settore tecnico nel 2014 e ancora legato al Comune di Battipaglia almeno fino alla primavera 2016, avendo ricevuto, lo scorso febbraio, la proroga del rapporto di lavoro – il cui contratto, come vuole la prassi nei casi di deroga al divieto d’assunzione, era già stato approvato dal Viminale – per tutta la durata dell’amministrazione commissariale: i comuni sciolti per infiltrazione camorristica, infatti, possono assumere personale a tempo determinato, in deroga ai limiti legislativi vigenti.

Ad ogni modo, con un disavanzo da ripianare fino al 2044, non è affatto da escludere che lo stop alle assunzioni vada addirittura oltre il 2023.




Battipaglia, esplode bombola in litoranea: in fiamme una palazzina, in 4 in ospedale

BATTIPAGLIA. Questa notte alle 2,30, a Battipaglia alla località “Lido lago”, a causa della verosimile  saturazione degli ambienti di un appartamento di gpl fuoriuscito, per cause in corso di accertamento, da una bombola di alimentazione della cucina domestica, si verificava una violentissima esplosione e conseguente incendio che investiva le persone presenti all’interno, componenti un unico nucleo famigliare [un ragazzo 17enne, la mamma 36enne ed il nonno 61enne) tutte residenti in un comune in provincia di Brescia ed a Battipaglia per trascorrere un periodo di ferie.

Immediatamente soccorse dai carabinieri della Compagnia di Battipaglia [una gazzella si trovava gia’ in zona ed e’ stata attirata dalla forte esplosione] e da personale del servizio 118, venivano trasferite, dopo essere state medicate presso gli ospedali di battipaglia e  salerno, al centro grandi ustionati dell’ospedale cardarelli di napoli, ove si trovano ricoverate in gravissime condizioni.

L’appartamento, gravemente danneggiato dall’esplosione, è stato dichiarato inagibile e sottoposto a sequestro mentre, all’esito delle operazioni, condotte dai vigili del fuoco di salerno, di spegnimento dell’incendio e della messa in sicurezza dell’immobile, è stato consentito il rientro a:

–          32 persone presenti nelle altre otto unità abitative dello stabile [che si sviluppa su tre piani];

–          circa cinquanta ospiti di un hotel contiguo all’immobile interessato dall’esplosione,

Fatte evacuare, precauzionalmente e con non poche difficoltà, dai carabinieri appena giunti sul posto in considerazione del pericolo derivante dal propagarsi dell’incendio e dalla possibile esplosione delle altre numerose bombole di gpl in uso negli appartamenti.

Durante le operazioni di soccorso, due carabinieri del nucleo radiomobile ed un inquilino di uno degli appartamenti che coadiuvava i militari hanno riportato lievi ustioni ed una leggera intossicazione da fumo.

(comunicato Carabinieri)

 

 

 




Alba: finalmente il nuovo piano di raccolta

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Alba: ecco il nuovo Piano di Raccolta.

I dipendenti della municipalizzata, da più di un mese in stato d’agitazione, attendevano da tempo l’agognato documento, che finalmente è arrivato.

Martedì scorso, infatti, Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti dell’amministrazione cittadina, hanno approvato il piano redatto dall’amministratore unico della società in house, Luigi Giampaolino, e dal Settore Ambiente di Palazzo di Città. Nella giornata di ieri, dunque, Palazzo di Città ha ufficialmente diramato il carteggio.

Si tratta del più importante tra i piani di raccolta stilati nella storia della municipalizzata battipagliese, giacché arriva in seguito alla liquidazione di Nuova e all’incorporamento di essa da parte di Alba. Il documento relativo al 2015, poi, fa fede pure all’accordo quadro Anci-Conai.

Diciotto le zone di raccolta, dunque una in meno in confronto al Piano 2012-2014: sette quelle a bassa densità abitativa e undici quelle maggiormente popolate.

Da Palazzo di Città, soddisfatti del 69% di raccolta differenziata quale valore medio degli ultimi tre anni, hanno preferito non apportare alcun mutamento ai giorni di raccolta.

Sospesi i progetti obiettivo e gli accordi sindacali a progetto, come nel caso dello spazzamento delle aree mercatali: Giampaolino e gli altri, infatti, hanno deciso di delegare il grosso dell’incarico agli operatori dediti allo spazzamento manuale, giungendo a un risparmio del 62% per quel che riguarda il mercato giornaliero, del 22% per quello settimanale. Abbattimento del 35%, invece, sui costi relativi allo spazzamento nei giorni festivi.

La spending review, poi, ha coinvolto pure il noleggio degli automezzi, che andrà incontro a un notevole decremento, in attesa di risposte relative allo squilibrio tra il numero degli automezzi e quello degli autisti: sono 22, infatti, gli automezzi superiori alle 3,5 tonnellate, 24 quelli inferiori e 3, invece, le spazzatrici meccaniche; gli autisti, invece, sono teoricamente 55 ma, passati al setaccio delle gravi prescrizioni mediche, si riducono a 48. Tra uomini e mezzi, dunque, s’è cercato di ripartire la raccolta in maniera più equa.

Via pure gli straordinari. L’amara constatazione, infatti, è che ben 469 ore, necessarie al conferimento dell’indifferenziato, venivano retribuite con quattrini presi dalle casse per il lavoro straordinario.

C’è poi lo spinoso nodo riguardante lo spazzamento manuale: infatti, nonostante il numero necessario ammonti a 24 addetti – che dovrebbero lavorare sei giorni su sette -, al momento sono soltanto 16 le unità che fanno capo alla cooperativa esterna che s’occupa il servizio. S’è deciso, ad ogni modo, di ripartire le 18 aree per la raccolta differenziata in 35 micro-aree, sì da ridurre la frequenza di spazzamento nelle zone meno popolate.

Sarà abbattuto pure il prefabbricato in legno in cui sono gli uffici dell’Ecocentro.

Ora la parola passa ai lavoratori di Alba, che sono ancora in stato d’agitazione e non eseguono gli straordinari. La settimana prossima, nella sede di via Rosa Jemma, dovrebbero arrivare i segretari sindacali provinciali per prendere parte a una focosa assemblea. L’idea dello sciopero, infatti, pare essere ancora sul tavolo. Non si sa ancora come i lavoratori abbiano accolto il Piano di Raccolta.




Vertenza Alba: la vicenda ora approda in Prefettura

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Alba in Prefettura.

Non è un riferimento al suggestivo panorama che qualche mattiniero dipendente del palazzone salernitano di piazza Amendola potrebbe ammirare dalle finestre che mostrano Lungomare Trieste, ma quanto appreso nella serata di mercoledì dai membri della RSU aziendale della municipalizzata.

Salvatore Del Duca, Claudio Tiberio e Francesco Giaquinto, che sono i rappresentanti sindacali di Alba, s’erano recati a Palazzo di Città: un po’ di tempo prima, infatti, era stata fissata una riunione con Carlo Picone, uno dei tre commissari che tengono le redini dell’amministrazione battipagliese. Un incontro calendarizzato prima della proclamazione, da parte dei lavoratori della partecipata comunale, dello stato d’agitazione, in seguito al quale, ad ogni modo, Alba attendeva delle risposte importanti circa l’operato dell’amministratore unico dell’azienda, Luigi Giampaolino.

I commissari, tuttavia, hanno deciso di rimandare indietro Del Duca e gli altri, e non di certo per disinteresse: Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Picone, infatti, hanno deciso di portare la vertenza al cospetto dei vertici della Prefettura di Salerno e hanno palesato chiaramente tali intenzioni dinanzi alla RSU.

Una scelta che non dovrebbe di certo dispiacere ai lavoratori: di recente, infatti, nelle stanze del palazzo di Piazza Amendola, i commissari ci hanno portato anche i lavoratori della Fer.Gom, giungendo alla soluzione della spinosa quaestio relativa all’accompagnamento economico verso la cassa integrazione e alla smobilitazione del presidio.

I lavoratori di Alba, invece, chiedono che Giampaolino mantenga le promesse, stipulando con gli ex Nuova, che da gennaio sono stati inseriti in Alba srl, un contratto equo – come quello di tipo Federambiente, che regolamenta le condizioni lavorative di chi era già in Alba –  a differenza di quello attuale che, essendo per i dipendenti di enti pubblici – seppur privo dei benefit di cui godono, ad esempio, i funzionari di Palazzo di Città –, non è legittimo per le maestranze di una srl.

S’attende, inoltre, l’approvazione del bilancio del 2014, senza la quale l’azienda rischierebbe di chiudere i battenti; si spera, infine, che il manager cominci a informare i lavoratori circa le modifiche – richieste da Palazzo di Città – strutturali al piano industriale dell’azienda.

Finché ciò non accadrà, i lavoratori andranno avanti con lo stato d’agitazione, eseguendo sì il lavoro ordinario (come, ad esempio, la raccolta mattutina), ma sottraendosi alla raccolta dei cartoni e ad altri simili pratiche straordinarie.

 




Alba, operai in agitazione

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Regna il caos in Alba: i lavoratori sono in stato di agitazione.

Ieri mattina, infatti, all’interno dei locali di via Rosa Jemma, i dipendenti della partecipata comunale si sono riuniti in assemblea per confrontarsi su quanto sta – o non sta – accadendo e per decidere il da farsi. Si rimane in stato d’agitazione, garantendo il regolare svolgimento delle attività ordinarie (ad esempio, la raccolta mattutina) ma non assicurando altresì l’esecuzione degli straordinari (come, dunque, la pomeridiana raccolta dei cartoni).

Il malcontento, ad ogni modo, nasce dal modus agendi dell’amministratore unico, Luigi Giampaolino, il quale, a detta delle maestranze, infatti, avrebbe completamente tagliato i ponti relazionali con l’azienda, rifiutando di incontrare la RSU: da qui, dunque, l’indignazione degli operai, che credevano di dover esser messi al corrente circa alcune scelte importanti riguardanti l’azienda, come i tagli al servizio igiene – da 7.682.883,84 a 7.450.000 euro – effettuati tra marzo e aprile su richiesta della commissione straordinaria.

Ma a destare le maggiori perplessità negli animi dei lavoratori, tuttavia, è la controversa gestione delle posizioni contrattuali dei 45 ex-Nuova, che attendono ancora un adeguamento delle proprie posizioni contrattuali a seguito dell’inglobamento, da parte di Alba, della loro municipalizzata.

Una intricata vicenda che trae origine dalle scelte dell’amministrazione di Giovanni Santomauro, che nel 2010 ratificò la scissione di Alba Nuova in due società, ossia la Alba Ecologia Srl e la Nuova Manutenzione Srl.

Da qui il caos: Giuseppe Giannella, infatti, fu nominato presidente e direttore generale di Nuova, e nell’ottobre del 2011 ne divenne il liquidatore. Proprio l’ingegnere dell’Asis, però, un mese prima s’era vista assegnata la progettazione di una gara per l’affidamento e la gestione del servizio di illuminazione, che nel 2007 era già stato presentato da Alba Nuova: l’appalto se l’aggiudicò l’arcinota Cpl Concordia, che avrebbe guadagnato dall’esternalizzazione – con ingenti danni economici per Palazzo di Città – ben 12 milioni in 15 anni. Una torbida vicenda, che qualche settimana fa ha attirato le attenzioni della Procura dalle parti del Tusciano, perché a Giannella e a Pasquale Angione, dirigente comunale che fece la nomina all’ingegnere, sono stati notificati degli avvisi di garanzia. Le delibere per l’affidamento, ad ogni modo, furono annullate da Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone lo scorso agosto, e qualche mese dopo i commissari straordinari sancirono, di fatto, il ritorno ad Alba Nuova: Alba, infatti, avrebbe inglobato le funzioni – e il personale di Nuova –, ritornando di fatto alla situazione originaria. Ma con degli ostacoli da superare: i lavoratori Alba, occupandosi d’igiene, hanno infatti un contratto Federambiente; gli ex Nuova, invece, stanno ancora alle condizioni dettate dal CCNL Enti Locali. Una situazione illegittima, perché Nuova è una srl, e i 45 operai non sono affatto dipendenti pubblici. In seguito all’accorpamento, Giampaolino promise di risolvere la quaestio nel giro di due mesi, ma, di fatto, nulla è cambiato.

Si teme, inoltre, che la mancata approvazione del bilancio del 2014 possa portare allo scioglimento dell’azienda e a una conseguente esternalizzazione dei servizi, che avrebbe pesanti ripercussioni sulle casse comunali e sulle tasche dei cittadini.

Infine, per quel che riguarda la raccolta, il progetto Conai prevedeva 112 addetti: allo stato attuale, invece, a occuparsi del servizio ci sono 53 lavoratori Alba e 16 esterni, appartenenti a una coop.

«Dall’assemblea di stamattina – hanno dichiarato ieri i membri della RSU, Salvatore Del Duca, Claudio Tiberio e Francesco Giaquinto – usciamo più forti, decisi ad andare avanti con lo stato di agitazione».

Ora l’appuntamento è fissato a mercoledì prossimo, quando i tre saranno ricevuti da Carlo Picone a Palazzo di Città. Si attende ancora la convocazione, invece, per interloquire del nuovo piano di lavoro.

LA RELAZIONE RIMASTA APPESA. Lo spettro Multyservices.

Anche il servizio di spazzamento manuale ha suscitato migliaia di dubbi negli animi dei lavoratori di Alba: da un po’ di anni, infatti, l’esternalizzazione dell’appalto, alla quale prima provvedeva direttamente la municipalizzata, è tornata direttamente tra le mani di Palazzo di Città. Ed è notizia di ieri che il Comune ha approvato il verbale di gara per l’aggiudicazione dell’appalto dello spazzamento manuale, servizio di cui finora s’è occupata la Sud Service di Altavilla Silentina, alla Multyservices.

La cooperativa sociale di Palma Campania dovrebbe portare avanti l’incarico fino al prossimo 4 novembre.

Come già scritto tra queste colonne qualche settimana fa, la coop partenopea, con un ribasso del 5% rispetto all’importo a base d’asta, ha avuto la meglio sulla concorrente, proprio la Sud Service, che aveva svolto il servizio negli ultimi mesi e che, per questa gara, ha presentato un ribasso del 4%.

S’attende soltanto il parere della prefettura di Salerno: è tutt’altro che una suggestione, ad ogni modo, che possa far ritorno in città la coop che aveva fatto discutere anche la commissione d’accesso antimafia: secondo la relazione dei commissari, infatti, le modalità con le quali l’ex ad di Alba, Vito Santese, aveva esternalizzato il servizio di spazzamento affidandolo alla coop di Palma Campania, avrebbero favorito l’infiltrazione in città dei clan della Nuova Camorra Organizzata. Ora s’attende la verifica dei requisiti per procedere all’aggiudicazione definitiva.

 




Gerlando Iorio: «No al dissesto», «per il Puc altissime aspettative», «necessari gli accorpamenti con Alba». E sul Fdg: «Non so se si costituirà»

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. In città c’è un uomo che, da un po’ di mesi a questa parte, riesce a godere del consenso di buona parte dei battipagliesi: si tratta di Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria – di cui fanno parte anche Ada Ferrara e Carlo Picone – che regge le sorti dell’azione amministrativa cittadina.

E dire che quando, lo scorso 22 aprile, la triade varcò per la prima volta la soglia d’ingresso di Palazzo di Città, i battipagliesi erano tutt’altro che entusiasti: il loro approdo in città, infatti, fu una diretta conseguenza del decreto di scioglimento del consiglio comunale a causa di infiltrazioni camorristiche. I commissari, però, si rimboccarono le maniche e, in mezzo a tanta sfiducia, decisero di mettersi al lavoro per smentire coi fatti i più lesti pessimismi.

Iorio s’è concesso ai nostri taccuini, regalandoci una lunghissima intervista – durata più di un’ora, tanto che i dirigenti comunali che avevano appuntamento con lui per un summit staranno ancora maledicendo il sottoscritto a causa della lunga attesa – in cui ha cercato di leggere a 360 gradi la realtà battipagliese.

– Il recupero del fiaschello battipagliese, la kermesse natalizia “Serre d’Inverno”, gli orti sociali, le trattative per portare i prodotti all’interno dei padiglioni di “Expo 2015”: si sta davvero innamorando di Battipaglia?

«Bisogna sempre innamorarsi del lavoro che si fa. Quando iniziai, alla Prefettura di Alessandria, mi occupavo delle patenti, ossia di una delle attività più noiose che ci sia nel nostro campo. Eppure, anche le patenti sono un servizio per i cittadini: può essere noioso, ma dall’altra parte c’è chi attende. Inizialmente, allora, cercavo di smaltire un po’ di lavoro. Poi realizzammo un ufficio che nel giro di tre giorni consegnava le patenti. Non c’è nulla di più gratificante della soddisfazione che si prova nel fare bene un servizio. Battipaglia, poi, è una città che entusiasma, perché c’è tanta energia. Ciononostante, c’è anche tanto individualismo: questa città fa tutto nell’individualità, raggiungendo vertici notevolissimi, ma quando si tratta di identità collettiva, si ingolfa un po’ la macchina, e forse ciò è dovuto alla giovane età del comune. Ad ogni modo, soprattutto quando il lavoro è pubblico, bisogna spendere il massimo delle forze, perché i soldi pubblici sono sacri».

– A proposito di individualismi, di collettività e di lavoro pubblico, meglio lavorare da soli o in terna?

«Siamo molto fortunati, perché io ho già lavorato con Picone in passato, e con la Ferrara s’è creato subito un forte affiatamento. Il clima, dunque, ci consente di realizzare tutto più facilmente. Tutti e tre, poi, abbiamo impostato il discorso su una questione di estrema trasparenza e correttezza, cercando, ad esempio, di mantenere un’assoluta equidistanza tra tutte le forze politiche in campo: a ragion di tutto ciò, mi sento di dire che lavorare in gruppo è molto costruttivo».

– Dovreste terminare il mandato a Ottobre: come vede la città fino ad allora?

«Sul piano sociale, da qui ad ottobre pensare di poter fare delle ipotesi è molto difficile, essendo il lasso temporale particolarmente ristretto. Pare, però, che a livello generale si stiano creando delle congiunture molto favorevoli: ciò potrebbe essere d’ausilio a Battipaglia. Dal punto di vista amministrativo, credo che sia in corso un’attività di dibattito nell’ambito della cittadinanza, e questo è un elemento favorevole, eppure la priorità resta quella di dover fare una riflessione seria sui problemi che ha avuto questa città, anche per quel che riguarda le questioni che hanno portato allo scioglimento dell’ente, che non vanno affatto ritenuti irrilevanti. Qui, purtroppo, ci si chiede ancora “perché a noi?”, ma accade anche nel milanese che i comuni siano sciolti per infiltrazioni camorristiche. Bisogna capire che un vulnus è qualcosa si cui bisogna riflettere, e non un motivo per piangersi addosso. Talvolta, invece pare di trovarsi in una famiglia dove si crede che trascurare i crucci sia un modo per esorcizzare. Questa critica, ovviamente, va calata anche sul contesto politico: se ci sono dei nomi da fare, vanno fatti. Se in città, ad esempio, ci sono state delle avvisaglie nei confronti dei beni confiscati, come accaduto con l’incendio a via Catania, non bisogna minimizzare, dal momento che il rogo è comunque doloso. Sul bar di via Gonzaga (confiscato all’imprenditore Antonio Campione perché ritenuto locale della camorra, NdA), l’altro giorno, c’era un manifesto che diceva “Battipaglia non è città di camorra”: si tratta di un bar confiscato per camorra! Una presa di coscienza forte ci deve essere, perché altrimenti o si è inconsapevoli o si ha paura».

– Abbiamo saputo da fonti particolarmente attendibili che a impedire l’insediamento del Forum dei Giovani sarebbe stato proprio un malcontento dell’amministrazione comunale circa delle modalità di elezione quanto meno sospette. Ci può dire qualcosa in più?

«Lì c’è stato un vizio nella procedura amministrativa: si tratta, dunque, di capire se questa debolezza nel procedimento– con minori che sono stati accompagnati da maggiorenni che non erano i genitori – può interferire sull’insediamento del Forum. D’altronde, se il punto è quello di fare progetti per i giovani, le porte sono aperte. Qual è la necessità di questo tavolo formale?»

– Cos’è cambiato da ottobre a oggi? Perché prima c’era l’esigenza del tavolo formale e oggi no? Il Forum si insedierà?

«Attendiamo gli esiti della verifica sulle procedure. Non so se il Forum si costituirà: vorrei parlarne insieme agli eletti. Discutiamo sul metodo quanto vogliamo, ma il merito delle iniziative per i giovani deve andare avanti. So di non aver detto nulla, ma per ora preferisco parlare così».

– Il 3 gennaio scorso, durante una conferenza stampa, Cecilia Francese, leader di Etica per il buon governo, disse di aver saputo da lei che siamo sull’orlo del dissesto: quanto c’è di vero?

«Di vero c’è che siamo sempre su un fil di lana. La procedura di riequilibrio è partita tra giugno e luglio, in seguito all’approvazione da parte della Corte dei conti. Ora c’è ancora un lungo e complesso percorso da fare: ad ogni modo, noi pensiamo che si debba comunque cercare di rientrare da questo deficit sulla base del piano di riequilibrio. Alla fine, tra il piano di riequilibrio e il dissesto non ci passa molta differenza: avremmo solo le mani un po’ più legate. Per la deresponsabilizzazione della commissione, dichiarare il dissesto sarebbe più agevole, perché ci scaricherebbe di un fardello che assumerebbero altri commissari. Quando ci insediammo, trovammo un discorso aperto con la Corte dei conti e con il Ministero degli Interni, e quest’ultimo si rivelò scettico a riguardo: d’altronde, finché non ci sarà una forte virata, le perplessità rimarranno sempre. Eppure, il dissesto avrebbe rappresentato un ulteriore commissariamento».

– Eppure avrebbe potuto rendere non candidabili dei vecchi amministratori…

«Per quel che riguarda questo aspetto, il dissesto avrebbe potuto provocare queste situazioni, ma io non potrei mai accettare di utilizzare la scure del dissesto per fare piazza pulita. Dovrebbero essere la classe politica e la cittadinanza a rivelarsi mature per fare delle riflessioni simili. Preferiamo dare fiducia alla città con il riequilibrio. Si tratta di stare un’ora in più al municipio? Ok, ci stiamo, tanto dicono che qui di notte ci divertiamo pure sui siti internet (il commissario ride: l’allusione ironica è alle parole pronunciate da Giuseppe D’Elia, “l’uomo del popolo”, che nel corso del comizio di venerdì scorso aveva parlato delle aule municipali che di notte farebbero da scenario a video erotici che sono sul web, NdA): l’importante è dare alla città un senso di reazione». 

– Qualche testata ha parlato dell’assorbimento da parte di Alba dell’azienda speciale “Ferrara – Pignatelli”: conferma?

«Su questo punto, abbiamo anticipato il legislatore, che solo da qualche mese ha iniziato a parlare di accorpamenti nella pubblica amministrazione: noi abbiamo cercato di partire in anticipo per eliminare le società inutili, così da risparmiare sui costi. Da un lato, quindi, abbiamo cercato di recuperare Nuova, che rischiava la dissoluzione e, dunque, il licenziamento di molte persone: abbiamo spiegato alla Corte che certi servizi vanno comunque mantenuti e che le esternalizzazioni comporterebbero costi maggiori. Abbiamo, allora, mantenuto una società, pur inglobandola. Abbiamo eliminato, però, due società. La Veicolo srl, che era nata per vendere i beni, ma che non v’era riuscita, è dovuta sparire: adesso inizieremo una nuova procedura con l’Anci attraverso una struttura del Ministero delle Finanze, per cercare di attrarre più vasti investimenti. Se avessimo chiuso Veicolo e trasmesso tutti i beni al Comune, però, avremmo dovuto pagare inverosimili tasse di successione, ed è per questo che abbiamo preferito inglobare gli immobili comunali in Alba. La Ferrara-Pignatelli, poi, è una società speciale, che negli anni ha fatto un ottimo lavoro: il Piano di Zona, tuttavia, ci impedisce di creare doppioni, per cui abbiamo comunque lasciato accompagnamenti e altri servizi a latere dell’Ambito sociale, ma abbiamo pensato di arrivare alla liquidazione della Pignatelli, con la conseguente estinzione dei debiti dell’azienda, pur lasciando comunque la funzione tra le braccia del Comune attraverso Alba, perché non sappiamo quali cambiamenti potrebbero arrivare in futuro».

– PUC: quali sono le vostre aspettative?

«Abbiamo aspettative elevatissime: stiamo cercando di creare un piano innovativo, affidandoci a un gruppo di lavoro super partes. Speriamo, in questa prima fase, di riuscire a tracciare almeno le linee strategiche, così da favorire un intervento con un impatto di grande novità, non soltanto a livello urbanistico, ma anche in prospettiva per la gestione dei beni comuni. Vi dò una notizia in anteprima: siamo in contatto con la Luiss, che, nell’ambito di un progetto denominato “Territori e nuove forme di legalità”, parlerà degli esperimenti fatti a Bologna, a Mantova, a Palermo e a Battipaglia, parlando di quanto si sta mettendo in atto a proposito di politiche urbanistiche nella nostra città come di un patto di collaborazione per la legalità organizzata. Al convegno ci saranno anche PaolaSeverino, ex-ministro della Giustizia, Gian Carlo Caselli, che è un magistrato che si occupa di ecomafie, e Antonella Manzione, che è il Capo del Dipartimento di Affari Giuridici e Legislativi di Palazzo Chigi: ogni atto del Governo passa sulla sua scrivania».

Il team di Alvisi s’incontrerà all’interno di un edificio che un’amministrazione del passato aveva bollato come inagibile, ossia la struttura che ospitò la scuola “E. De Amiciis”. Lei, poi, l’ha aperto nuovamente al pubblico. È chiaro che le domande del perché vanno fatte a chi decretò l’inagibilità, ma lei che idea s’è fatto?

«Per quel che riguarda le “De Amiciis” , io credo che siano state dichiarate inagibili come edificio scolastico. La struttura è stabile, ma chiaramente il problema si pone quando si parla di cosa volerne fare. Ad ogni modo, mi ha piacevolmente colpito il senso di attaccamento dei cittadini nei confronti di questa scuola. “Era un luogo di mia mamma, di mio padre, dei miei nonni, e quindi appartiene anche a me”: è bellissimo».

– Lei è stato accusato per aver preso all’incirca 1.100 euro come rimborso spese per i viaggi in un mese da casa sua, Caserta, a Battipaglia. Tuttavia, sull’albo pretorio, c’è l’elenco dettagliato della richiesta di rimborso: ha commenti a riguardo?

«È tutto sotto gli occhi della gente, per cui il commento lo lascio a voi. Ho già detto che per me i soldi pubblici sono sacri. Pertanto, lascio che siano gli altri a vedere come li spendiamo».

– Cosa le piace di più in questa città?

«A Battipaglia c’è una bravura nel fare tutto: sono squisiti perfino i confetti. Dalle attenzioni che ci sono nella lavorazione d’ogni cosa, si capisce come mai questa città sia diventata ciò che è diventata. Ci sono, poi, tantissime tipologie di prodotti locali: ho chiesto a molti battipagliesi se ne fossero a conoscenza, e tanti non ne sapevano nulla.Qui c’è un livello altissimo di professionalità, e il bello è che il discorso tocca tutti, e non soltanto qualcuno: pasticcerie, pizzerie, mozzarelle, aziende agricole. Sono tutti molto bravi. C’è poi questa voglia di ricercare a tutti i costi il collegamento con la città e con le tradizioni: un attaccamento del genere in una città dai natali così recenti mi ha sorpreso. Vi dirò di più: tutto ciò dà energia per andare avanti, perché quando vedi queste persone che ti spingono, capisci che investi bene il tuo tempo».

– Un messaggio per chi auspica un prolungamento della fase commissariale?

«Dobbiamo sperare che il commissariamento duri il necessario e che crei le condizioni affinché la classe politica trovi dei buoni punti di partenza. Non dobbiamo star qui per sempre, perché altrimenti ci sarebbe qualcosa di cui preoccuparsi. Questa è una città che è venuta da un commissariamento dopo l’altro, e, come se non bastasse, rischiava di essere commissariata per tre anni. È chiaro che noi, in veste di funzionari dello Stato, non abbiamo le possibilità per fare tutto ciò che invece potrebbe fare la classe politica; tuttavia, come burocrati attenti a quello che ci gira attorno, possiamo captare le esigenze della collettività e creare le condizioni per fare bene il nostro lavoro. Un commissario, d’altronde, è come un arbitro di calcio: se se ne parla poco, vuol dire che ha fatto un buon lavoro».

Troppo presto per fare le pagelle, ci mancherebbe altro. Tuttavia, c’è da dire che la terna “arbitrale” si sta comportando davvero alla grande. Sperando che, diversamente da quanto si vede troppo spesso sui campi di calcio, al termine della partita gli spettatori e i giocatori non s’azzuffino per non aver visto sul tabellone il risultato sperato.




Intervista esclusiva a Gerlando Iorio (I parte)

di Carmine LANDI


BATTIPAGLIA.
In città c’è un uomo che, da un po’ di mesi a questa parte, riesce a godere del consenso di buona parte dei battipagliesi: si tratta di Gerlando Iorio, presidente della commissione straordinaria – di cui fanno parte anche Ada Ferrara e Carlo Picone – che regge le sorti dell’azione amministrativa cittadina.

E dire che quando, lo scorso 22 aprile, la triade varcò per la prima volta la soglia d’ingresso di Palazzo di Città, i battipagliesi erano tutt’altro che entusiasti: il loro approdo in città, infatti, fu una diretta conseguenza del decreto di scioglimento del consiglio comunale a causa di infiltrazioni camorristiche. I commissari, però, si rimboccarono le maniche e, in mezzo a tanta sfiducia, decisero di mettersi al lavoro per smentire coi fatti i più lesti pessimismi.

Iorio s’è concesso ai nostri taccuini, regalandoci una lunghissima intervista – durata più di un’ora, tanto che i dirigenti comunali che avevano appuntamento con lui per un summit staranno ancora maledicendo il sottoscritto a causa della lunga attesa – in cui ha cercato di leggere a 360 gradi la realtà battipagliese.

– Il recupero del fiaschello battipagliese, la kermesse natalizia “Serre d’Inverno”, gli orti sociali, le trattative per portare i prodotti all’interno dei padiglioni di “Expo 2015”: si sta davvero innamorando di Battipaglia?

«Bisogna sempre innamorarsi del lavoro che si fa. Quando iniziai, alla Prefettura di Alessandria, mi occupavo delle patenti, ossia di una delle attività più noiose che ci sia nel nostro campo. Eppure, anche le patenti sono un servizio per i cittadini: può essere noioso, ma dall’altra parte c’è chi attende. Inizialmente, allora, cercavo di smaltire un po’ di lavoro. Poi realizzammo un ufficio che nel giro di tre giorni consegnava le patenti. Non c’è nulla di più gratificante della soddisfazione che si prova nel fare bene un servizio. Battipaglia, poi, è una città che entusiasma, perché c’è tanta energia. Ciononostante, c’è anche tanto individualismo: questa città fa tutto nell’individualità, raggiungendo vertici notevolissimi, ma quando si tratta di identità collettiva, si ingolfa un po’ la macchina, e forse ciò è dovuto alla giovane età del comune. Ad ogni modo, soprattutto quando il lavoro è pubblico, bisogna spendere il massimo delle forze, perché i soldi pubblici sono sacri».

– A proposito di individualismi, di collettività e di lavoro pubblico, meglio lavorare da soli o in terna?

«Siamo molto fortunati, perché io ho già lavorato con Picone in passato, e con la Ferrara s’è creato subito un forte affiatamento. Il clima, dunque, ci consente di realizzare tutto più facilmente. Tutti e tre, poi, abbiamo impostato il discorso su una questione di estrema trasparenza e correttezza, cercando, ad esempio, di mantenere un’assoluta equidistanza tra tutte le forze politiche in campo: a ragion di tutto ciò, mi sento di dire che lavorare in gruppo è molto costruttivo».

– Dovreste terminare il mandato a Ottobre: come vede la città fino ad allora?

«Sul piano sociale, da qui ad ottobre pensare di poter fare delle ipotesi è molto difficile, essendo il lasso temporale particolarmente ristretto. Pare, però, che a livello generale si stiano creando delle congiunture molto favorevoli: ciò potrebbe essere d’ausilio a Battipaglia.
Dal punto di vista amministrativo, credo che sia in corso un’attività di dibattito nell’ambito della cittadinanza, e questo è un elemento favorevole, eppure la priorità resta quella di dover fare una riflessione seria sui problemi che ha avuto questa città, anche per quel che riguarda le questioni che hanno portato allo scioglimento dell’ente, che non vanno affatto ritenuti irrilevanti.Qui, purtroppo, ci si chiede ancora “perché a noi?”, ma accade anche nel milanese che i comuni siano sciolti per infiltrazioni camorristiche. Bisogna capire che un vulnus è qualcosa si cui bisogna riflettere, e non un motivo per piangersi addosso. Talvolta, invece pare di trovarsi in una famiglia dove si crede che trascurare i crucci sia un modo per esorcizzare. Questa critica, ovviamente, va calata anche sul contesto politico: se ci sono dei nomi da fare, vanno fatti. Se in città, ad esempio, ci sono state delle avvisaglie nei confronti dei beni confiscati, come accaduto con l’incendio a via Catania, non bisogna minimizzare, dal momento che il rogo è comunque doloso. Sul bar di via Gonzaga (confiscato all’imprenditore Antonio Campione perché ritenuto locale della camorra, NdA), l’altro giorno, c’era un manifesto che diceva “Battipaglia non è città di camorra”: si tratta di un bar confiscato per camorra! Una presa di coscienza forte ci deve essere, perché altrimenti o si è inconsapevoli o si ha paura».

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