Scafati. Pip, trovato l’accordo sui debiti. Si allontana lo spettro del dissesto finanziario

Di Adriano Falanga

E’ corsa contro il tempo, e soprattutto alla ricerca di soluzioni possibili, quella che la commissione straordinaria sta portando avanti per evitare il concreto rischio del dissesto finanziario del Comune di Scafati. Sul piatto, come è oramai noto, i circa 15 milioni di euro di debiti ereditati dal fallimento dei Piani di Insediamento Produttivi, che sommati agli ordinari debiti di bilancio, hanno creato un disavanzo di amministrazione di 33 milioni di euro. Una somma che ha comportato l’applicazione di un piano di rientro lacrime e sangue, che peserà interamente sulle tasche di un già tartassato popolo scafatese. Nonostante ciò, manca ancora la parola fine perché entro il 5 luglio la Corte dei Conti è chiamata a pronunciarsi sul piano di riequilibrio predisposto dal sovraordinato prefettizio Valentino Antonetti, voluto dal prefetto Gerardina Basilicata come supervisore del delicato comparto economico finanziario dell’Ente, partecipate comprese. Giovedi sera, presso la sala consiliare della biblioteca Morlicchio, la triade con il dottor Antonetti ha incontrato gli espropriati terrieri dell’area Pip di via Sant’Antonio Abate, molti dei quali in possesso di sentenze definitive ed esecutive per la riscossione del loro credito. Un primo tentativo di accordo era già saltato poche settimane fa, ieri sera invece la fumata è stata bianca. Alle decine di presenti, accompagnati dai rispettivi legali, i tecnici di Palazzo Mayer hanno palesato la seria e concreta possibilità di fallimento dell’Ente, e questo come diretta conseguenza dell’enorme debito accumulato per il fallimento dei Pip. Dissesto significa, per i poveri creditori, la possibilità di vedere svanire, almeno nel breve e medio termine, la possibilità di riavere i propri soldi o terreni. Diventa quindi necessario trovare una quadra che possa essere allegata al piano di rientro e convincere la Corte dei Conti alla sua approvazione, evitando lo spettro del default. Intensa la discussione tra le parti, e una volta placati gli animi, viene sottoscritto l’accordo. I creditori saranno rimborsati del 50% dell’importo riconosciuto, più gli interessi, in un arco di tempo di 8 anni. La restante parte sarà rimbalzata all’amministrazione che verrà nel 2019, la quale, con ogni probabilità, sarà chiamata a rivalersi su Agroinvest. Azione alquanto improbabile, considerato che la società di trasformazione urbana dell’agro, che pure ha realizzato Pip in città come Angri o Sarno, è attualmente in liquidazione. Alternative migliori non ce ne sono però, e accontentandosi dell’uovo oggi, i proprietari terrieri hanno vestito i panni dei salvatori delle casse dell’ente, sottoscrivendo l’accordo. Una mezza vittoria, perché l’accordo dovrà poi ricevere il benestare dei giudici contabili. <<Abbiamo firmato, avendo visto l’acqua alla gola. In gioco le sorti della città – spiega M.D.P. – il fallimento del resto avrebbe allungato ancora i tempi per ricevere il dovuto>>. In caso di fallimento dell’ente una possibile soluzione sarebbe la vendita dei terreni, ma con l’uso agricolo e non industriale, un altro danno per i creditori. Si voterà nel 2019, e la futura amministrazione non avrà libertà di decisione sulla spesa, perché vincolata al piano di riequilibrio, della durata di 10 anni. Un vincolo su cui vigilerà, quasi certamente, ancora Valentino Antonetti. La politica è avvisata.

CRONACHE LO DENUNCIA DA ANNI

1-pipNel totale, i debiti che il Comune di Scafati ha accumulato per espropri non pagati e acconti dagli imprenditori non restituiti, ammontano ad oggi a circa 10,5 milioni di euro. Poi vi sono i possibili debiti relativi a sentenze non ancora notificate pari a circa 5,5 milioni di euro. Non solo, secondo i tecnici di palazzo Mayer esiste anche la concreta possibilità dell’attivazione di un contenzioso da parte dell’Agenzia per lo Sviluppo del sistema Territoriale della Valle del Sarno (Ex Agroinvest) in quanto ha agito in nome e per conto del Comune di Scafati, che è lo stesso beneficiario dell’attività svolta, oltre ad essere diventato proprietario dei terreni espropriati, oltre il danno anche la beffa quindi. Un probabile contenzioso stimato in circa 685 mila euro, che viene iscritto al fondo passività potenziali. La situazione debitoria del Comune di Scafati relativa ai contenziosi Pip viene denunciata da Cronache da almeno due anni. Cifre però mai iscritte a bilancio e mai divulgate. Oggi viene presentato il conto, e a pagarlo saranno gli scafatesi, che non solo non avranno l’area industriale ma dovranno anche pagare i debiti contratti e i contenziosi derivanti. Spendendo una critica, mentre a Scafati ci si lecca le ferite e si contano i danni, grazie a contributi regionali città come Angri o Sarno hanno visto realizzati i loro Pip, tramite Agroinvest.




Scafati. Terreni Pip e perizie false: nuovo scandalo

Di Adriano Falanga

Rischia di aprire un precedente in favore di Agroinvest la sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato illegittima la perizia del CTU riguardo l’indennizzo di un espropriato scafatese. La signora A.V. è parte delle decine di espropriati terrieri dell’area Pip di Scafati. Espropri mai pagati e che hanno portato, ad oggi, a sentenza esecutive per oltre dieci milioni di euro. Una somma destinata ancora a crescere, e che rischia concretamente di mandare in dissesto il Comune di Scafati. A quanto pare però, almeno nel caso della signora A.V. la somma è stata falsata da una perizia ritenuta illegittima, in quanto il ctu nominato dalla Corte d’Appello di Salerno nel 2012, determinò al rialzo, sulla base di presupposti errati, l’indennizzo spettante all’espropriata. Contro tale decisione è ricorsa Agroinves, difesa dall’avvocato Squillante Domenico. Ad emettere la sentenza, la numero 13747 pubblicata il 31 maggio scorso, la prima sezione civile ordinaria, Presidente Tirelli Francesco, relatore Sambito Maria Giovanna. Secondo la difesa della società di trasformazione urbana dell’Agro nocerino, convenzionata con il Comune di Scafati per la realizzazione dell’area Pip in località Cappelle, La Corte d’Appello di Salerno, con sentenza depositata il 17.4.2012, determinò il dovuto in ragione del valore venale del suolo edificatorio quale determinato dal CTU, in base alla media dei valori ottenuti col metodo sintetico comparativo e con quello analitico ricostruttivo; negò rilevanza all’avvenuta restituzione di alcune porzioni di suolo, non essendo stata posta in essere dal Comune secondo la prescritta procedura; escluse la spettanza di ulteriori indennità per manufatti e soprassuolo, non avendo i primi autonoma consistenza ed essendo il secondo compensato dall’indennità, di carattere omnicomprensivo. Sia il Comune di Scafati che la signora A.V. non hanno svolto difese. Agroinvest ha presentato ben sette motivi secondo i quali i giudici salernitani erano in errore, sei di questi sono stati accolti. Col primo ed il secondo motivo il ctu si ritiene aver illegittimamente elevato il valore ottenuto col metodo sintetico comparativo, tramite la media con quello ricavato dal metodo analitico ricostruttivo, che ha carattere sussidiario; e per non avere i giudici a quo tenuto conto che il suolo non raggiungeva il lotto minimo, e che erano assenti le opere di urbanizzazione. Bisognerà adesso ritornare in Appello per rideterminare il giusto indennizzo. Non è chiaro al momento se Agroinvest abbia ricorso solo contro questo indennizzo oppure presto seguiranno ulteriori sorprese in tal senso.

IL COMUNE VUOLE RESTITUIRE I TERRENI

2-comune-di-scafatiNel mentre parte il bando di assegnazione per il pip Taurana di Angri, la commissione straordinaria che guida il Comune di Scafati in queste giorni avrebbe incontrato l’avvocato Paolo Santacroce, legale di una nutrita fetta di espropriati. Al professionista di Cava Dei Tirreni la triade ha proposto la restituzione dei terreni agli espropriati, interessi compresi fino alla data dell’eventuale sottoscrizione dell’accordo, e cifra da saldare in un arco di tempo di dieci anni. I suoli saranno restituiti fermo restando il vincolo di edificabilità secondo le norme di attuazione del Pip. Vale a dire che oltre a capannoni industriali null’altro sarà possibile edificare. Toccherà adesso ai proprietari terrieri decidere se accettare o meno. La dilazione di pagamento prevista in dieci anni lascerebbe pensare alla concreta fattibilità di dichiarare il dissesto dell’Ente, accedendo così ai fondi ministeriali previsti per i Comuni falliti. La triade tiene il massimo riserbo sull’operazione, ma entro il 5 luglio tutto dovrà essere definito. In quella data infatti è prevista l’approvazione definitiva del bilancio.

ALIBERTI: “SEGNALATO TUTTO ALLA DIA NEL 2015”

1-dia-al-comune-di-scafati<<Ci avevano comunicato che il dramma maggiore derivava dal mancato pagamento dei terreni espropriati nell’ambito del Pip, pure opera di lungimiranti amministratori che mi hanno preceduto>>. Così Pasquale Aliberti sulla sua pagina social, commentando la sentenza della Cassazione. <<Le perizie di parte della Corte di Appello, quella che doveva fare gli interessi del Comune, sono illegittime e gravate da evidenti errori a vantaggio dei ricorrenti: ignoranza ho complicità? Come si comporterà la commissione straordinaria rispetto alle sentenze passate in giudicato?>> si chiede l’ex primo cittadino. <<Si tratta di errori tecnici o esiste una regia occulta dietro una vicenda che rischia di mettere ingiustamente in ginocchio un comune che è stato amministrato nel rispetto delle regole imposte dall’Europa? Avranno tempo sufficiente e volontà di indagare sul comportato di perdite di svariati milioni di euro, la cui complicità è anche di qualche amministratore, falso moralista, che faceva opposizione in consiglio e il difensore dei ricorrenti? Per non parlare di un a.d. che dopo aver fatto assumere con una strana procedura il suo autista, in quella causa ne divenne anche suo avvocato difensore>>. Insomma, punta l’indice Aliberti, contro i suoi avversari politici, dimenticando però che la sua amministrazione ha per anni tenuta nascosta la gravità della situazione finanziaria legata all’area Pip, senza mai aver contabilizzato le sentenze passate in giudicato. A pochi giorni dall’irrevocabilità delle dimissioni di Aliberti, fu il vice Giancarlo Fele a dare mandato legale di verificare se ci fossero gli estremi per ricorrere contro Agroinvest riguardo alla pesante situazione debitoria accumulata. Fino ad oggi però è stata Agroinvest a vincere legalmente contro il Comune di Scafati.




Scafati. Finalmente spuntano i debiti Pip. Decise le misure del piano di rientro

Di Adriano Falanga

Cresce l’importo del disavanzo di amministrazione, che ha costretto Palazzo Mayer a ricorrere al piano di riequilibrio, cercando di scongiurare lo spettro del dissesto. In realtà, a conti e dati fatti, il piano di riequilibrio predisposto dal sovraordinato prefettizio Valentino Antonetti comporta misure di rientro del debito tipiche di quelle imposte da una situazione di dissesto. A mancare è la dichiarazione, sono però presenti debiti e misure restrittive. Da un riaccertamento della situazione contabile, complici anche (come da anni andiamo scrivendo) i debiti emersi (finalmente) dalla mancata partenza dei Pip, il disavanzo sale da 31 a scarsi 33 milioni di euro. Nel totale, i debiti che il Comune di Scafati ha accumulato per espropri non pagati e acconti dagli imprenditori non restituiti, ammontano ad oggi a circa 10,5 milioni di euro. Il 2 maggio in Comune sono state consegnate da parte di un legale, sentenze esecutive relative agli anni 2014-2015-2016, che avevano ad oggetto la condanna del comune di Scafati a di Agro Invest al pagamento di 5 milioni di euro. Secondo il responsabile dell’area Pip, i possibili debiti relativi a sentenze non ancora notificate ammontano a circa 5,5 milioni di euro. Non solo, secondo i tecnici di palazzo Mayer esiste anche la <<concreta possibilità dell’attivazione di un contenzioso da parte dell’Agenzia per lo Sviluppo del sistema Territoriale della Valle del Sarno (Ex Agroinvest) in quanto ha agito in nome e per conto del Comune di Scafati, che è lo stesso beneficiario dell’attività svolta, oltre ad essere diventato proprietario dei terreni espropriati>>, oltre il danno anche la beffa quindi. Un probabile contenzioso stimato in circa 685 mila euro, che viene iscritto al fondo passività potenziali. La situazione debitoria del Comune di Scafati relativa ai contenziosi Pip viene denunciata da Cronache da almeno due anni. Cifre però mai iscritte a bilancio e mai divulgate. Oggi viene presentato il conto, e a pagarlo saranno gli scafatesi, che non solo non avranno l’area industriale (o meglio, resta la sola Helios) ma dovranno anche pagare i debiti contratti e i contenziosi derivanti. Secondo l’ex sindaco Pasquale Aliberti, la colpa affonda nelle amministrazioni passate. <<Le attuali responsabilità sarebbero comunque di chi ha voluto il Pip e non paga la Tarsu: è chiaro alla opposizione?>> scrive Aliberti in rete, che poi svela <<era fine gennaio quando il Capo Ufficio Ragioneria (Giacomo Cacchione, ndr) scriveva al commissario “…risulta un saldo di cassa pari a zero, nonostante il mancato incasso della Tari e ulteriori crediti che vantiamo dalla Regione. Una situazione finanziaria di gran lunga migliore degli anni passati che addirittura ci consente di rientrare dal deficit strutturale. Unica nota negativa il mancato pagamento degli espropri del PIP”>>. E così, dal deficit strutturale del 2015 siamo arrivati al disavanzo di amministrazione. <<I problemi restano due: mancato pagamento degli espropri fatti dalla sinistra più di dieci anni fa e mancato incasso dei ruoli Tarsu che addirittura non sono stati mai pagati neppure da un consigliere comunale – prosegue Aliberti – Dalla relazione di gennaio ad oggi cosa è successo nell’ufficio Ragioneria? A chi giova tutto questo?>>. L’ex primo cittadino promette un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Finanze.

LE MISURE PREVISTE DAL PIANO DI RIENTRO

1-triadeL’art. 188 del decreto legislativo n. 267 del 2000 indica le azioni che gli enti locali devono intraprendere per fronteggiare una situazione di per sé negativa che impone quindi immediatamente il ripristino del pareggio finanziario. Per il ripristino o ripiano è possibile: l’utilizzo, per l’anno in corso e per i 2 successivi, di tutte le entrate e le disponibilità, ad eccezione di quelle provenienti dall’assunzione di prestiti e di quelle aventi specifica destinazione per legge; l’utilizzo dei proventi derivanti da alienazione dei beni patrimoniali disponibili. In presenza di disavanzo d’amministrazione ogni risorsa deve essere impiegata nell’operazione di risanamento, tant’è che la legge stabilisce il divieto assoluto di assumere impegni di spesa e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge (sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi) per cui ogni atto adottato in difformità dalla prescrizione è da ritenersi nullo. Solo dopo l’adozione del provvedimento di ripiano del disavanzo d’amministrazione il divieto viene meno. La commissione, sotto la supervisione e parere positivo del dottor Valentino Antonetti, sovraordinato dalla Prefettura di Salerno a tutela dei conti dell’Ente, ha già approvato e predisposto la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Palazzo Mayer è chiamato a ridurre le spese per il personale, attraverso l’eliminazione dei fondi per il finanziamento dei salari accessori. Entro tre anni dovrà ridurre di almeno il 10% la spesa per l’acquisto di beni e prestazioni servizi (ad esclusione di quelli essenziali, come illuminazione e raccolta rifiuti). Entro cinque anni dovrà ridurre di almeno un 25% per la spesa per i trasferimenti. Blocco dell’indebitamento, niente stipula di mutui quindi. Per gli scafatesi continuano i tempi di vacche magre. La cinghia è sempre più stretta.

PRELIEVO TRIBUTARIO PRO CAPITE DI 548 euro

2-tasseResta stabile la spesa corrente, come è stabile anche l’importo (comunque alto) che ogni singolo scafatese paga in media di tributi. Secondo la relazione presentata dall’Area finanziaria guidata dal dottor Giacomo Cacchione, resta stabile l’indice della spesa corrente pro capite, dai 1.025 euro del 2014, passando per gli 802 del 2015, si arriva nel 2016 a 772 euro. La spesa corrente è la spesa che l’ente sostiene per l’ordinaria gestione, rapportata al numero di abitanti. Tra le voci troviamo la retribuzione del personale, le indennità di missione, l’acquisto dei beni di consumo per la gestione ordinaria, e le spese per le utenze quali corrente elettrica, acqua. Il costo del personale è di 8,2 milioni di euro, ed incide per il 21% sull’intera voce di spesa corrente. L’indice di pressione tributaria (cioè il prelievo tributario dell’ente sul singolo cittadino) è pari ad euro 548, in leggero aumento rispetto all’anno scorso (543 euro). Un altro dato importante che emerge dagli indicatori finanziari allegati al bilancio, è l’assenza di intervento regionale, o meglio, dalla Regione Campania nel 2016 non sono arrivati trasferimenti, mentre lo Stato centrale ha girato 12,2 milioni di euro (pari al 29,45% del totale delle entrate correnti) pari a 241 euro per ogni cittadino scafatese. Neonati compresi.




Scafati. Il Pip rischia di mandare in dissesto il Comune

Di Adriano Falanga

Si avvicina lo spettro del default finanziario del Comune di Scafati. Non è allarmismo, ma una opzione a disposizione della commissione straordinaria che via via assume concretezza. Non solo il disavanzo di gestione di 30 milioni, ma dopo anni vengono iscritti a bilancio anche i debiti legati alla mancata realizzazione dei Piani di Insediamento Produttivi. Una batosta che gettano l’Ente, già in profonda crisi finanziaria, verso lo spettro del dissesto. <<La nostra città è una delle poche nell’agro nocerino sarnese in cui non esiste un area di insediamento produttivi. Questo è inammissibile sia per lo sviluppo del territorio che per i numerosi problemi legati a quella che da anni è stata individuata come area ad indirizzo industriale, cioè la frazione di Cappella in via Sant’Antonio Abate>>. Lo denunciano gli attivisti del meet up Cinque Stelle di Scafati in Movimento. Sono decine i contenziosi tra l’ex Agroinvest, in solido con il Comune di Scafati, e i proprietari terrieri espropriati con gli imprenditori che hanno versato acconti. Soldi volatilizzati e l’area oggi è ancora allo stadio iniziale. <<Solo alcuni, i soliti amici degli amici, sono stati rimborsati>> polemizzano i grillini, facendo appello alla triade di commissari di verificare fino in fondo la situazione. <<L’unico insediamento sorto a Cappella è quello della Helios, azienda che si occupa di rifiuti. L’unica che l’amministrazione Aliberti è stata capace di attrarre, in spregio alle norme di attuazione che vietano questo genere di attività. Nel frattempo la città è stata penalizzata anche sul piano urbanistico –continuano gli attivisti – sono numerose le aziende che non sono state dislocate che grazie ad alcune interpretazioni giuridiche sui contenziosi, si stanno avviando ad aprire attività sparse sul territorio. Chiediamo ai commissari di attivarsi al più presto per intercettare i fondi necessari ad avviare le opere di urbanizzazione del Pip. Laddove l’amministrazione Aliberti ha fallito>>.

E PER IL PIP L’ULTIMO INCARICO LEGALE DELLA GIUNTA

1-Fele con AlibertiPrima o poi il Comune di Scafati vedrà pioversi addosso decine di richieste di rimborso, oltre a spese legali ed oneri accessori, per il mai partito Pip. Una somma, dicevamo, che sembra aggirarsi attorno ai 15 milioni di euro e mai iscritta a bilancio. Una delicatissima situazione su cui l’ex amministrazione ha pressoché sorvolato, anzi, ha in parte concentrato pure la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. E così, tra gli ultimissimi atti prodotti dalla vecchia giunta, una delibera, la numero 363 del 13 dicembre 2016, in cui si dà mandato ad un legale di valutare lo stato dei rapporti tra il Comune di Scafati e l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, già Agroinvest. Un incarico affidato all’avvocato Felice Laudadio per 7.300 euro circa. A confermare la difficile e incerta situazione in essere tra espropriati e Comune, è la stessa delibera, sottoscritta dal vicensindaco Giancarlo Fele. <<Ad oggi il Pip non risulta essere stato attuato e si è verificato un contenzioso rilevante sia con le ditte espropriate che con alcune ditte assegnatarie – si legge nell’atto – in particolare diverse ditte espropriate non indennizzate hanno avviato azioni legali nei riguardi del Comune di Scafati, per l’esecuzione di sentenze passate in giudicato con le quali sono state determinate in via definitiva le indennità di esproprio nonché è stato condannato l’ente in solido con l’Agenzia al pagamento di spese legali ed oneri accessori>>. La delibera non fornisce cifre, è piuttosto vaga sui numeri, ma decisamente realista nella situazione. Il contenzioso è definito “rilevante” e le sentenze passate in giudicato rischiano seriamente di mettere in ginocchio le casse, già precarie, del Comune. Insomma, lo spettro del default non è assolutamente così lontano. E gli scafatesi ne pagheranno le conseguenze.




Scafati. Casciello, la guerra delle lettere. Ancora polemiche sullo scambio lotti in area Pip

Di Adriano Falanga

Non si placano le polemiche nei riguardi di Mimmo Casciello, ex consigliere comunale delegato al Pip e già amministratore Agroinvest in quota Scafati. Finito nell’occhio del ciclone per aver presumibilmente favorito l’acquisizione di lotti in area Pip alla AM Tecnology-Igiene Urbana, contribuendo quindi all’ampliamento del sito di stoccaggio situato in via Ferraris, in contrada Cappella. Una transazione dai contenuti incerti, su cui la Procura antimafia ha chiesto un parere tecnico sulla sua fattibilità. Uno “scambio” di lotti, da Angri a Scafati, grazie ad un passaggio di consegne tra imprese, tutte riconducibili alla stessa proprietà della Helios srl. Una convenzione molto criticata, sulla quale Casciello ha sempre negato di esserne al corrente, fino a che non è spuntata fuori una lettera del dirigente Agroinvest Ciro Amato, in cui si riconosce la volontà politica dell’amministrazione scafatese, espressa per il tramite di Casciello, nel concludere l’operazione. E così l’ex amministratore corregge il tiro, e tira fuori dal cassetto un’altra missiva, questa volta a sua firma, datata 31 agosto 2015. Circa un mese dopo le sue dimissioni dal cda, avvenute il 4 agosto, il giorno prima della stipula della convenzione tra Agroinvest e AM Tecnology (giorno 5). Nel documento l’alibertiano prende le distanze da quanto dichiarato dal dottor Amato un mese prima. “Nessun atto di indirizzo avente carattere specifico o generale è stato mai reso dal sottoscritto essendo la materia espressamente demandata alla competenza della Giunta e del Consiglio Comunale – si legge – nella più assoluta libertà ed alla sola ed unica discrezionalità degli organi sociali competenti alla società Agroinvest spa è stata lasciata la valutazione sulla possibilità di accettare la richiesta in oggetto e le diverse modalità di pagamento”. Quindi Casciello e l’amministrazione comunale, sapevano dell’operazione. Ora, che l’abbiano saputo dopo la firma (ma è inverosimile credere che non siano mai stati informati dell’iter avviato) sorge comunque la domanda: Perché Casciello invece fino a pochi giorni fa ha sempre chiarito di essere andato via prima? Perché non ha mai reso noto i contenuti di questa sua missiva, denunciando un’operazione ambigua che avrebbe di fatto comportato l’ampliamento del sito di stoccaggio Helios, nel momento in cui le proteste dei residenti erano già sonore e consistenti? E perché sia la Giunta, che le commissioni e lo stesso Consiglio Comunale non sono mai stati informati di quanto stava accadendo? <<Pur non essendo in AgroInvest ho sempre informato i miei cittadini di ogni dinamica, mai nel chiuso di una stanza.  Insieme abbiamo scelto il da farsi anche nelle Conferenze dei Servizi – chiarisce l’ex consigliere comunale – Opporsi? Ad un insediamento che non può essere realizzato perché privo di opere di urbanizzazione. E’ l’azienda la parte danneggiata: 10 mila mq di suolo industriale senza la possibilità di poter realizzare un opificio. Altro che vantaggio>>. Appare però paradossale che un cartello di aziende, leader nel settore dei rifiuti, decidano di investire oltre 1,5 milioni di euro per un terreno in cui è impossibile edificare e fare impresa. Facciamo notare che in area Pip sono già due le aziende che sono riuscite ad edificare e avviare l’attività, nonostante non ci sia mai stato l’avvio delle necessarie opere di urbanizzazione.

1-casciello <<Hanno avuto il permesso a costruire non per opera dello spirito santo, ma in quanto i propri lotti erano in una posizione del tutto marginale rispetto alle opere di urbanizzazione che dovranno essere realizzate, essendo presente già una strada. Un’altra licenza, è stata invece da me bloccata perché a causa di un procedimento “discutibile” che dovrà chiarire chi prima di me ricopriva il ruolo in AgroInvest, ed oggi quotidianamente mi attacca>> una frecciatina rivolte probabilmente a Mario Santocchio. Secondo Casciello la presenza di un sito di stoccaggio non è motivo di scoraggiamento per altri investitori. <<I bandi espletati in passato hanno visto la forte partecipazione delle imprese. Segno evidente che gli imprenditori sono più preoccupati da un PIP mai decollato e da una crisi economica asfissiante>>. Respinge ogni accusa, e invoca il complotto politico nei suoi confronti. <<Sono un uomo del fare. Le critiche senza senso basate sull’ arte dell’insinuazione dove non occorrono prove, riscontri certi ma dove quello che conta è il non dire la verità ma semplicemente insinuare il dubbio non mi scalfiscono – ribatte Mimmo Casciello – Sono stato continuo bersaglio mobile di una certa opposizione consiliare ed extraconsiliare, troppo spesso su questioni personali e non politiche. Oggi con l’uscita della scena politica di Pasquale Aliberti, era facile immaginare che nei miei confronti si sarebbe intensificato quello stesso odio di cui in questi anni è stato vittima Pasquale, sua moglie Monica e l’intera famiglia>>. Poi puntualizza ancora: <<In Agroinvest le stipule delle convenzioni avvengono da parte dell’amministratore delegato, in piena liberta, nel rispetto delle regole e senza condizionamenti, da chi ricopre incarichi nel consiglio di amministrazione. Tra l’altro nel periodo in questione ero dimissionario, avendo accolto l’invito del presidente della provincia all’azzeramento del cda in favore di un amministratore unico e con la promessa di un cospicuo finanziamento per il PiP di Scafati. Non essendo legato ad alcuna poltrona, non esitai. Priva di fondamenta è anche la notizia dell’indagine della Dia sulla vicenda>>. Resta il fatto che, indipendentemente dalle responsabilità di chi ha sottoscritto l’operazione, da Scafati, seppur a conoscenza, nessuno ha mai opposto diniego.

SUI PIP IL COMUNE RISCHIA IL DEFAULT

1-pipI Piani di Insediamento Produttivi affondano le radici nel lontano 1981, quando fu elaborata la prima bozza del progetto per la reindustrializzazione dell’area al confine con Sant’Antonio Abate. Nel tempo la sua realizzazione passò ad Agroinvest, con la stipula di una convenzione tra il Comune di Scafati e la società a partecipazione pubblica. Ad Agroinvest si sono avvicendati altri amministratori scafatesi, come Cristoforo Salvati e Mario Santocchio, entrambi sono stati amministratori delegati. Nessuno però è mai riuscito a riportare il progetto sulla giusta via. La società nel frattempo ha accumulato debiti su debiti, nei confronti degli imprenditori interessati e soprattutto delle decine di espropriati. Una serie di cause legali terminate in Cassazione hanno stabilito che il debito di Agroinvest e Comune di Scafati è pari a circa 15 milioni di euro. I due enti, essendo senza soldi, continuano a nicchiare ma oramai i gradini della Magistratura per appellarsi e prendere tempo sono finiti. Cominciano infatti a fioccare i ricorsi al Tar e a Palazzo Mayer più volte è arrivato un commissario ad acta che ha deliberato il pagamento del dovuto. Prima o poi il Comune di Scafati vedrà pioversi addosso decine di richieste di rimborso, oltre a spese legali ed oneri accessori, per il mai partito Pip. Una somma, dicevamo, che sembra aggirarsi attorno ai 15 milioni di euro, e che purtroppo, non risulta neanche iscritta a bilancio. Una delicatissima situazione su cui l’ex amministrazione ha pressoché sorvolato, anzi, ha in parte concentrato pure la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. E così, tra gli ultimissimi atti prodotti dalla vecchia giunta, una delibera, la numero 363 del 13 dicembre 2016, in cui si dà mandato ad un legale di valutare lo stato dei rapporti tra il Comune di Scafati e l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, già Agroinvest. Un incarico affidato all’avvocato Felice Laudadio per 7.300 euro circa. A confermare la difficile e incerta situazione in essere tra espropriati e Comune, è la stessa delibera, sottoscritta dal vicensindaco Giancarlo Fele. “Ad oggi il Pip non risulta essere stato attuato e si è verificato un contenzioso rilevante sia con le ditte espropriate che con alcune ditte assegnatarie – si legge nell’atto – in particolare diverse ditte espropriate non indennizzate hanno avviato azioni legali nei riguardi del Comune di Scafati, per l’esecuzione di sentenze passate in giudicato con le quali sono state determinate in via definitiva le indennità di esproprio nonché è stato condannato l’ente in solido con l’Agenzia al pagamento di spese legali ed oneri accessori”. La delibera non fornisce cifre, è piuttosto vaga sui numeri, ma decisamente realista nella situazione. Il contenzioso è definito “rilevante” e le sentenze passate in giudicato rischiano seriamente di mettere in ginocchio le casse, già precarie, del Comune. Insomma, lo spettro del default non è assolutamente così lontano. E gli scafatesi ne pagheranno le conseguenze. Una patata bollente che la triade commissariale guidata dalla Prefetto Gerardina Basilicata sarà chiamata a sbrigare.




Scafati. Ampliamento Helios, la lettera che “inguaia” Casciello

Di Adriano Falanga

E’ forse uno dei momenti più difficili della sua carriera politico-amministrativa. Mimmo Casciello è sotto il “fuoco” delle polemiche, per il suo ruolo da vice presidente Acse, ma soprattutto per quello che ha ricoperto nel cda di Agroinvest quando era consigliere comunale con delega al Pip. Fdi e M5S incalzano nel ribadire la sua conoscenza nell’affare ampliamento Helios del 2015. Non solo Casciello era al corrente della volontà di ampliare l’attività dell’azienda di via Ferraris, ma l’avrebbe anche agevolata, grazie al suo ruolo di componente nel cda della società di trasformazione urbana che ha curato e gestito i pip dell’agro nocerino, tra cui ovviamente Scafati. Un’accusa pesante a cui Casciello è chiamato a dare spiegazioni, non tanto ai giornali, bensì alla “sua” gente, perché il rione Cappella in cui insiste la zona Pip e l’azienda di stoccaggio rifiuti, è il “regno elettorale”, nonché il territorio di residenza dell’ex consigliere comunale. <<L’ arte dell’insinuazione nella vita come in politica, è una tecnica terribile: non occorrono prove, riscontri certi, confessioni spontanee e non estorte. No, molto più semplice, più efficace: basta una “voce”, un “si dice”, un “sembrerebbe” resa da non si sa chi e non si sa a chi. Lo sanno bene, i professionisti dell’insinuazione, che quello che conta non è dire la verità, ma semplicemente insinuare il dubbio>>. Così Casciello sulla sua pagina Facebook, replicando alle accuse dei grillini. <<E quando un giorno si dimostrerà come spesso accade, che era tutta una bufala, una notizia buttata lì senza verifiche, magari da una mano diabolica che l’ha “lavorata” faranno finta ancora una volta di nulla. Io però, sarò pronto a perdonarli. Senza odio, senza rancori>>. Secondo la difesa dell’alibertiano, la cessione di ulteriori 10 mila mq alla Helios in area Pip (poco distante dall’attuale opificio) sarebbe avvenuta dopo le sue dimissioni. Si ragiona però sul filo dei giorni, se non delle ore addirittura. Casciello si è infatti dimesso il 4 agosto 2015, mentre la firma alla convenzione tra l’amministratore delegato della Agroinvest Guido Calenda e il legale rappresentante della AM Tecnology (stessa proprietà Helios) è avvenuta il giorno successivo, 5 agosto.

1-residenti-helios I detrattori si basano sul “non poteva non sapere”, ribadendo che “impossibile che tutto sia avvenuto in sole 24 ore, e Casciello, in quota Scafati, non sapesse della trattativa in corso con l’azienda che ha portato la puzza e i rifiuti a Cappella”. A smentire l’alibertiano è anche un documento firmato dal dirigente Area Amministrativa di Agroinvest, datato 30 luglio 2015, protocollo 1441, in cui trasmette al cda la bozza della convenzione di assegnazione del lotto in area Pip di Scafati alla AM Tecnology. Il funzionario scrive testualmente: <<Con riferimento alla richiesta di AM Tecnology srl e all’indirizzo espresso da parte dello stesso Comune per il tramite del consigliere Casciello, si trasmette in allegato bozza di convenzione…>>. Sapeva quindi il Comune di Scafati, e non solo, premeva anche per la conclusione dell’operazione. Si voleva quindi concedere l’ampliamento alla società attualmente commissariata dalla Procura di Nocera Inferiore per reati ambientali. Sull’operazione (che raccontiamo nel dettaglio a parte) la Procura Antimafia avrebbe chiesto una consulenza tecnica per verificare la sua liceità. Chiaramente al momento non c’è nessuna notizia o ipotesi di reato, nessun avviso di garanzia, nessun fatto penalmente rilevante. Ma a pesare sulle spalle di Casciello è la responsabilità politica di aver eventualmente raccontato una verità parziale di quanto accaduto. Ovviamente salvo smentite.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

1-pipLa vicenda nasce nell’ottobre 2011, quando l’Igiene Urbana (oggi Helios) presenta domanda di assegnazione di lotti in area Pip, adiacente all’area industriale in cui ha avviato l’attività di stoccaggio e lavorazione rifiuti in via Ferraris. Successivamente nel dicembre 2014 l’azienda comunica ad Agroinvest di aver interesse a far confluire il progetto industriale della Igiene Urbana srl nella AM Tecnology Srl di cui sono proprietari i medesimi soci e che quest’ultima società avrebbe acquisito, tramite cessione di ramo d’azienda, la società AM Ambiente stl, in liquidazione e assegnataria del lotto industriale n.2 del pip “Taurana” del Comune di Angri. Avendo però la AM Ambiente rinunciato al lotto, il credito di 621.600 euro oltre iva vantato con Agroinvest veniva di fatto trasferito alla AM Tecnology srl. E’ da questo momento che nasce l’operazione accorpamento e recupero credito. La Stu accetta il trasferimento del credito e l’accorpamento del progetto industriale della AM Tecnology con l’Igiene Urbana e con la convenzione siglata il 5 agosto 2015, la stessa che avrebbe goduto del “beneplacito” del Comune di Scafati per “il tramite di Casciello”, viene definita l’operazione. Alla AM Tecnology viene assegnato il lotto Li22 in area pip di Scafati, per una superficie totale di quasi 10 mila mq. Il prezzo pattuito è pari ad euro 1,48 milioni oltre iva. Dalla somma viene però defalcato l’importo di euro 621 mila, derivante dalla rinuncia al lotto in area pip di Angri della AM Ambiente. Una compensazione che porta il prezzo definitivo di vendita a 861 mila euro più iva. In pratica, al Comune di Angri sono andati i 621 mila euro, e a Scafati i rifiuti. L’Igiene Urbana versa un acconto di oltre 82 mila euro contestualmente alla sottoscrizione della convenzione, il saldo tramite effetti cambiari di 30 mila euro l’uno da pagarsi mensilmente nel periodo 30.09.2015-31.08.2017. Una dilazione di pagamento concessa da Calenda contro il parere del dirigente, che nella lettera citata sopra si raccomandava di “non superare il 31.12.2016”. Il saldo dei restanti 247 mila euro iva inclusa sarebbe avvenuto solo se Agroinvest avesse dato il via alle opere di urbanizzazione nell’area scafatese. Cosa mai avvenuta.

LE DIMISSIONI DI CASCIELLO

2-aliberti-casciello-300x336Nel 2015 Mimmo Casciello ha ricoperto sia il ruolo di consigliere comunale delegato al Pip che amministratore di Agroinvest, in rappresentanza del socio Comune di Scafati. Ricordiamo all’attivo la promessa di un finanziamento milionario per avviare le opere di urbanizzazione nell’area da parte della Regione Campania. Soldi mai arrivati, nonostante le pressanti garanzie di “firma a breve” offerte in occasione della campagna elettorale di maggio, in cui erano candidati gli uscenti governatore Stefano Caldoro e la moglie del sindaco Pasquale Aliberti, Monica Paolino. Fu anche istituito un apposito settore in Staff, per la gestione del finanziamento ad opera del Comune di Scafati. <<Non essendo possibile erogare un eventuale finanziamento di tipo comunitario alla partecipata Agroinvest spa il cui capitale sociale non è interamente pubblico – così un dimissionario Casciello – la società Agroinvest è dunque svincolata dalle attività per l’attuazione del Pip di Scafati, e quindi la mia presenza nel cda era politicamente inopportuna>>. Poi rassicurava: <<I 27 milioni di euro possono essere ancora concessi in quanto per i finanziamenti superiori ai 5 milioni di euro non trova applicazione il termine del 31 dicembre>>. In realtà le dimissioni erano un atto dovuto, conseguenza della trasformazione di Agroinvest in società con amministratore unico, frutto dell’avvento in Regione di Enzo De Luca.

IL “CONFLITTO ALIBERTIANO”

aliberti tv“Si, l’ho già detto anche agli inquirenti, ho rapporti professionali con l’Igiene Urbana fin dal 2005”. Pasquale Aliberti chiarì la sua posizione professionale con l’azienda che ha aperto il sito di stoccaggio in via Ferraris, cedendolo poi alla Helios spa, comunque legata ad unico gruppo in cui esiste anche la Am Tecnology. Durante lo spazio televisivo istituzionale finanziato dal piano della Comunicazione di Palazzo Mayer sull’emittente Lira Tv, Aliberti ammise anche: <<Un sindaco dovrà vivere le pare? Abbiamo una società che svolge visite mediche del lavoro da anni e fin dal 2005, ben tre anni prima che fossi eletto sindaco nel 2008, tra i nostri clienti vi è l’Igiene Urbana, che lavora con il Comune di Scafati o la sua partecipata Acse ancor prima della mia amministrazione e attualmente si occupa dello spazzamento. Un servizio avuto tramite gara ad evidenza pubblica>> specifica Aliberti. <<Prima che facessi il sindaco avevo rapporti professionali con tre aziende dell’area industriale, da quando sono stato eletto i rapporti sono sempre quelli. Dovevamo preoccuparci se avessi incrementato il parco clienti, cosa che non ho mai fatto. Non ho mai chiesto a nessuno, da sindaco, di rivolgersi alla nostra società per le visite mediche>>. A lavorare con la partecipata Acse, di cui oggi Mimmo Casciello è ancora vice presidente, non è stata la sola Igiene Urbana però, ma tutte e tre le aziende del gruppo. La AM Tecnology si è occupata di spazzamento veloce per un anno (fino al 31.12.2016) al costo di 316 mila euro. La Helios srl ha invece un contratto di poco meno di 22 mila euro fino al 31 agosto 2017, per il servizio di selezione e pressatura di carta e cartoni.

LE ACCUSE: “VITTIME E CARNEFICI”

1-santocchio_mario<<In questi anni questi signori hanno svolto il ruolo di carnefici, vendendosi la citta alle lobby dei rifiuti per tornaconti personali, e poi mascherandosi con la menzogna partecipavano alle manifestazione di protesta per rappresentare le vittime, e quindi protestavano contro le lobby con cui si erano accordati in precedenza>>. Parole pesanti, pronunciate dall’ex consigliere comunale Fdi e già amministratore delegato Agroinvest, Mario Santocchio. <<Senza ombra di dubbio vanno inchiodati alle loro responsabilità e giusto che chi ha danneggiato paghi i danni fatti alla citta e ai cittadini. Ed hanno ancora il coraggio di recitare che fanno politica per passione – spiega ancora Santocchio – La Citta ha bisogna di discontinuità rispetto al sistema che è caduto sotto la spada dello scioglimento per infiltrazione. Impediremo con tutte le nostre forze che il Pip si trasformi nella pattumiera della Campania e da qui il nostro appello alla Commissione Straordinaria di chiedere alla Regione Campania il finanziamento del Pip vero volano della economia locale”. A puntare l’indice anche il meet up 5 Stelle di Scafati in Movimento: <<A Scafati gli interessi personali hanno prevalso sull’interesse pubblico. Questa è la colpa grave dell’amministrazione Aliberti. Responsabilità politiche che hanno gravato sulla salute e sulla vivibilità della città e che non hanno bisogno di tribunali o avvisi di garanzia per essere certificate. Il “Sistema Scafati” ha dato il colpo di grazia ad una città già martorizzata sul piano ambientale. Il Pip di via Sant’Antonio Abate da possibili volano dell’economia a pattumiera della Campania, svenduto alle lobby dei rifiuti. Per questa colpa la vostra coscienza non avrà mai assoluzione>>




Scafati. Fallimento del Pip, il comune rischia il default finanziario

Di Adriano Falanga

C’era una volta l’area Pip, c’era una volta la speranza di decine di imprenditori, c’era una volta la possibilità di creare lavoro e sviluppo, c’è invece oggi una folta schiera di espropriati che attendono, sentenze esecutive alla mano, i rimborsi degli espropri che hanno subito. Così come ci sono anche imprenditori che hanno anticipato soldi, scommettendo su un progetto nato male e finito peggio. Probabilmente l’unica azienda che prospera in area Pip, è soltanto la Helios, e non è neanche benvoluta. C’erano una volta anche 24 milioni di euro di finanziamenti regionali. Soldi fantasma usati, oggi possiamo dirlo con il senno di poi, per la campagna elettorale delle regionali 2015, che vedeva la ricandidatura dell’uscente governatore Stefano Caldoro, sostenuto in loco da Monica Paolino. Pasquale Aliberti istituì anche un settore ad hoc “area intervento pip” con tanto di dirigente in posizione organizzativa. Quest’area era necessaria, ricordiamo, affinché fosse il Comune e non la ex Agroinvest a gestire questi 24 milioni di euro. Ma dei soldi restano sono solo i comunicati stampa che annunciavano una “firma a breve” che non c’è mai stata. Proviamo a riassumere meglio. Siamo ad inizio 2015, quando un positivo Mimmo Casciello, consigliere comunale e amministratore in Agroinvest (oggi vice presidente Acse) esultava ringraziando Monica Paolino e Stefano Caldoro per l’importante opportunità data alla città di Scafati: 24 milioni di euro per portare avanti, concretamente, il progetto dei Piani di insediamento produttivi in via Sant’Antonio Abate. Agroinvest, che pure versa in agonia finanziaria, è però una società a capitale misto, e questo non le permette di gestire direttamente fondi pubblici. Deve essere Palazzo Mayer a coordinare il cospicuo finanziamento. Detto fatto, nasce così l’unità di intervento Pip. La struttura, affidata all’ingegnere Michele Russo, ha avuto il compito di preparare la documentazione richiesta ad inizio 2015 dalla Regione, lavoro svolto, finito e consegnato. Si tengono intanto le elezioni, l’ex sindaco di Salerno Enzo De Luca subentra a Caldoro, che finisce all’opposizione assieme alla Paolino, unica eletta in provincia di Forza Italia. De Luca mostra subito le sue intenzioni, addio alla Agroinvest. A gestire i Pip dell’agro nocerino sarnese sarà l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, niente cda ma amministratore unico, individuato nella figura di Felice Ianniello. La nuova società essendo a capitale interamente pubblico, può adesso gestire anche i fondi provenienti dalla Regione Campania.

1-agroinvest-casciello Casciello, che sedeva nel cda della vecchia stu, è costretto, come tutti gli altri, a dimettersi. “Una nuova società con un più ampio oggetto sociale avente un capitale Interamente Pubblico. In tal modo la stessa Società avrà la possibilità di accedere in modo diretto al finanziamento del Pip di Scafati e Sarno restando braccio operativo del Comune di Scafati mediante la stipula di una nuova convenzione”. Non trovando alternative, l’amministrazione di Pasquale Aliberti decide, su invito dei vertici regionali a guida Pd, di stipulare quindi la convenzione con la nuova società guidata da Felice Ianniello. Occorre dimostrare un “rapporto” in essere tra l’ente e la società di trasformazione, diventata Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno. Nel giro di poche settimane il Consiglio Comunale si troverà a votare la nuova convenzione che però, secondo volontà di Pasquale Aliberti, ha una scadenza temporale limitata, fino a dicembre 2015. Una decisione utile per capire le reali intenzioni del nuovo vertice dell’ex Agroinvest sulla scorta degli accordi presi in Regione Campania con il primo cittadino di Scafati. Quella convenzione è scaduta un anno fa, e non s’è più saputo nulla dei 24 milioni di euro. Intanto il debito complessivo che il Comune di Scafati ha in solido con la ex Agroinvest, ammonta a circa 15 milioni di euro. Sono già diverse le delibere prodotte da un commissario ad acta nominato dal Tribunale per rimborsare gli espropriati. E certamente sarà questo l’iter che pian piano seguiranno tutti coloro che hanno in tasca una sentenza diventata esecutiva dopo pronuncia della Cassazione. Rischia grosso Palazzo Mayer, anche perché questa somma non risulta iscritta a bilancio, come forse al contrario dovrebbe essere. Certamente sarà materia su cui il pool di commissari dovrà soffermarsi e approfondire.

E PER IL PIP L’ULTIMO INCARICO LEGALE DELLA GIUNTA

1-fele con alibertiPrima o poi il Comune di Scafati vedrà pioversi addosso decine di richieste di rimborso, oltre a spese legali ed oneri accessori, per il mai partito Pip. Una somma, dicevamo, che sembra aggirarsi attorno ai 15 milioni di euro, e che purtroppo, non risulta neanche iscritta a bilancio. Una delicatissima situazione su cui l’ex amministrazione ha pressoché sorvolato, anzi, ha in parte concentrato pure la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. E così, tra gli ultimissimi atti prodotti dalla vecchia giunta, una delibera, la numero 363 del 13 dicembre 2016, in cui si dà mandato ad un legale di valutare lo stato dei rapporti tra il Comune di Scafati e l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, già Agroinvest. Un incarico affidato all’avvocato Felice Laudadio per 7.300 euro circa. A confermare la difficile e incerta situazione in essere tra espropriati e Comune, è la stessa delibera, sottoscritta dal vicensindaco Giancarlo Fele (in foto con Aliberti).“Ad oggi il Pip non risulta essere stato attuato e si è verificato un contenzioso rilevante sia con le ditte espropriate che con alcune ditte assegnatarie – si legge nell’atto – in particolare diverse ditte espropriate non indennizzate hanno avviato azioni legali nei riguardi del Comune di Scafati, per l’esecuzione di sentenze passate in giudicato con le quali sono state determinate in via definitiva le indennità di esproprio nonché è stato condannato l’ente in solido con l’Agenzia al pagamento di spese legali ed oneri accessori”. La delibera non fornisce cifre, è piuttosto vaga sui numeri, ma decisamente realista nella situazione. Il contenzioso è definito “rilevante” e le sentenze passate in giudicato rischiano seriamente di mettere in ginocchio le casse, già precarie, del Comune. Insomma, lo spettro del default non è assolutamente così lontano. E gli scafatesi ne pagheranno le conseguenze.

Adriano Falanga




Scafati. Ex Agroinvest e Pip, Aliberti: “Molti proclami ma al momento nessun atto concreto”.

Di Adriano Falanga

Convenzione area Pip, tempo scaduto. Ennesimo buco nell’acqua per l’avvio dell’area industriale in via Sant’Antonio Abate. “La trasformazione di Agroinvest in una nuova società costituita su indicazione della Provincia che aveva imposto anche un amministratore unico, era stata da noi appoggiata solo per senso di responsabilità – così Pasquale Aliberti – il nuovo A.D. Ianniello doveva operare al fine di ottenere il finanziamento del Pip di Scafati e Sarno con la Regione. E’ il motivo per il quale abbiamo confermato la convenzione esterna oltre alla possibilità di rilanciare una società in difficoltà nella quale versiamo una compartecipazione. Il tempo però ora è scaduto”. La convenzione fu autorizzata nel novembre scorso dal consiglio comunale. “Da allora non abbiamo avuto nessun segnale sullo stato dell’arte delle operazioni messe in campo – prosegue il primo cittadino – Sarebbe utile nei prossimi giorni una convocazione celere, la stessa con la quale siamo stati convocati per la nomina dell’Amministratore Delegato, al fine di discutere delle eventuali problematiche. Ho l’obbligo morale di riferire al mio Consiglio Comunale cosa bisogna fare rispetto al Pip per dare risposte agli imprenditori che hanno investito, a quelli andati via e agli espropriati in attesa di indennizzo”.




Scafati. Pip, ok tra le polemiche alla convenzione con la ex Agroinvest

Di Adriano Falanga

Area Pip, nonostante la discussione a tratti accesa, e nonostante una facile polemica sul mancato finanziamento regionale tanto annunciato in campagna elettorale per le elezioni regionali, alla fine il consiglio comunale ha creduto in Pasquale Aliberti, e ha votato unanimemente la convenzione di neanche due mesi con l’ex Agroinvest, oggi Agenzia per lo sviluppo del sistema territoriale della Valle del Sarno. A relazionare il consigliere delegato Mimmo Casciello: “La ricerca di un’eventuale fonte di finanziamento, attraverso la Regione Campania, che potesse contenere i rilevanti costi di assegnazione dei lotti, potrebbe essere un primo, importante, passo che consentirebbe finalmente di aprire nuovi scenari per le piccole e medie imprese che sono ancora interessate ad investire in quell’area – ha detto in aula Casciello – Per dare seguito alla possibilità di attingere un eventuale finanziamento è stato necessario, però, rendere l’opera immediatamente cantierabile, attraverso in primis la redazione e la successiva approvazione da parte della Giunta Comunale del progetto esecutivo. Un lavoro immane che ci ha consentito di trasmettere alla Regione Campania attraverso “l’Unità straordinaria intervento PIP”, tutta la documentazione necessaria ai fini del finanziamento. Al momento si è in attesa delle determinazioni conclusive proprio della Regione Campania”. Non è chiaro il perché dopo quasi un anno questi fondi non siano stati mai sbloccati, ma sembra che il nuovo vertice regionale a guida De Luca abbia deciso di sbloccare i 24 milioni di euro a condizione che sia di nuovo l’ex Agroinvest a gestirli. Per fare ciò, occorre che il Comune stipuli una convenzione con loro. “Una possibilità questa, che in passato era stata invece preclusa alla società AgroInvest Spa, in quanto in possesso di un capitale sociale non interamente pubblico” spiega ancora Casciello. Una durata brevissima però, e questo, come conferma anche lo stesso Aliberti: “per consentire, alla scadenza del 31 dicembre 2015, di valutare le condizioni per l’eventuale prosecuzione delle attività, in base alla concessione del finanziamento da parte della Regione Campania al Comune di Scafati”. In breve, la proroga ci sarà nel momento in cui arriverà il finanziamento. “Non abbiamo problemi a concederla, ma lo dico francamente, vogliamo prima capire le loro intenzioni” aggiunge il primo cittadino ai Fratelli D’Italia che chiedevano una scadenza posticipata al 2017. Alla fine Aliberti convince tutti, voto unanime e delibera immediatamente esecutiva.




Scafati. Decadenza avviata. Scintille in maggioranza. Unanimità sull’ospedale Scarlato

Di Adriano Falanga

Sono l’1:13 di notte quando il Presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola dichiara ufficialmente aperto il procedimento che porterà Pasquale Aliberti alla decadenza. E’ ora corsa contro il tempo per concludere tutto entro il 16 dicembre. Un minuto di silenzio in ricordo delle vittime di Parigi, inizia cosi il consiglio comunale. Molti gli spettatori, tre gli argomenti all’ordine del giorno: ospedale Scarlatto, area Pip e decadenza del sindaco. Subito il subentro di Michele Grimaldi al dimissionario capogruppo PD Vittorio D’Alessandro. Fin dalle prime battute appare evidente il clima teso tra le forze politiche, scintille tra il presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola e il primo cittadino Pasquale Aliberti. In extremis la maggioranza porta in aula una mozione che impegna il consiglio comunale a ricorrere contro la legge appena approvata in Regione sul nuovo assetto del servizio idrico. Aliberti invoca l’unanimità appellandosi alla battaglia bipartisan: “con questa legge saremo completamente tagliati fuori dalla gestione, la Regione ha centralizzato il servizio idrico. Io sono vicino alle posizioni di comitati civici e m5s”. Dall’opposizione viene chiesto di poter prima conoscere i contenuti della legge appena approvata. Il neo entrato Michele Grimaldi ricorda all’amministrazione la sua astensione quando furono approvate le tariffe delle tanto contestate partite pregresse ante 2012. Alla votazione la mozione passa tra l’ astensione compatta dell’opposizione a cui si aggiungono anche Pasquale Coppola e Pasquale Vitiello. Sarà il voto a favore di sindaco e Michele Raviotta ad approvare la mozione.

Prima di passare a discutere di ospedale Scarlato tra le fila della maggioranza è un improvso via vai dentro e fuori la sala consiliare. Si scoprirà che all’esterno ci sono gli assenti Roberto Barchiesi e Pasquale De Quattro, notoriamente contrari alla decadenza. Saranno gli assessori Nicola Acanfora e Raffaele Sicignano a fare da mediatori. Entrerà il solo De Quattro, sembra dopo l’intervento del vicesindaco Giancarlo Fele. Passando all’ospedale è l’ex sindaco Nicola Pesce a lanciare un appello forte: “la città ha sbagliato a non reagire quando fu chiuso nel 2010, oggi non otterremo nulla se non diamo una forte risposta chiamando anche i cittadini, fino ad arrivare ad occupare la struttura. Dobbiamo chiedere ai cittadini di scendere in piazza e non rivolgersi a Caldoro prima e De Luca oggi”. Il deliberato nasce da “un fatto nuovo, quale il falso ideologico contestato all’ex commissario ASL Maurizio Bortoletti che dichiarò in cinque minuti i tempi di percorrenza da Scafati per Nocera Inferiore” spiega il consigliere Brigida Marra, autore della querela e delegata alla Sanità.  Da qui la richiesta di modifica del Piano attuativo aziendale redatto da Bortoletti e di conseguenza l’adeguamento del decreto 49, riportando Scafati nella rete d’emergenza con l’immediata apertura del Pronto Soccorso. Dalla minoranza Mario Santocchio ribatte: “se Bortoletti ha sbagliato pagherà” poi polemizza con  il consigliere regionale Monica Paolino, pure presente in sala, accusandola di non aver affrontato degnamente il tema quando nel primo mandato era in maggioranza e componente della commissione Sanità regionale. Aliberti: “bisogna aprire un ragionamento con il presidente della Regione, è lui il nostro interlocutore. Il decreto 49 è nato su un falso presupposto”. Il sindaco ricorda anche che esistono atti che predispongono l’apertura del punto di primo intervento, ad oggi ancora non del tutto strutturato cosi come stabilito e che permetterà, nel frattempo “la stabilizzazione dei casi più gravi e la predisposizione per il trasferimento nel più vicino pronto soccorso”.

Presente in sala il direttore sanitario del nosocomio cittadino Aristide Tortora. “Comunico ufficialmente che ci sarà una ristrutturazione dei locali della cardiologia. Abbiamo poi già firmato un verbale che stabilisce la gestione della Broncopneumologia alla direzione sanitaria di Scafati e non più a quella di Nocera Inferiore – così il dirigente dello Scarlato che poi ironizza – ogni giorno anche io mando le mie benedizioni a Bortoletti  per quei famosi cinque minuti”. Infine, Tortora ricorda il suo impegno per l’organizzazione del primo intervento, così come stabilisce un decreto della giunta regionale. “Oggi il primo intervento esistente non è conforme a quanto stabilito, da qui la mia richiesta di adeguamento – infine sul decreto 49 – l’invito è di uscire dagli steccati politici”. Non manca una forte polemica che Tortora lancia all’indirizzo di Bortoletti : “non si poteva riformare la sanità in provincia di Salerno mettendo a capo un commissario che festeggia la chiusura dello Scarlato”. Alla fine l’aula vota  all’unanimita il deliberato.