Chiesto lo stato di calamità naturale, sotto accusa Enti assenti e piromani

di Marco Califano

Una violenta burrasca ha messo la città sotto scacco. Danni a veicoli ed abitazioni. A Pagani le forti piogge hanno fatto registrare diversi allagamenti specialmente in via Striano dove una vero e proprio fiumiciattolo è andato formandosi trascinando con sé fanghiglia e detriti. Non sono mancati, poi, gli incroci allagati con conseguenti disagi per i commerciati che hanno visto i propri magazzini invasi d’acqua. Via Ammaturo, via Risorgimento, via Criscuolo, via Cesarano e traversa Madonna di Fatima sono solo alcune delle strade allagate. Subito allertati pompieri e protezione civile intervenuti tempestivamente per eliminare l’acqua che ha bloccato le strade. Inoltre, alcuni tombini si sono scoperchiati a causa della pressione dell’acqua che non viene adeguatamente contenuta dalle fognature. In via Guido Tramontano, infatti, un’auto è rimasta bloccata con una ruota incastrata in un tombino tamponando un’altra auto che era in sosta sul ciglio della strada. Una situazione difficile a cui puntualmente si va incontro con l’arrivo delle prime piogge. Ad accompagnare i disagi, le polemiche e le critiche all’amministrazione comunale. Ci si interroga, sulla manutenzione della rete fognaria e sul perchè non si intervenga prima. Oggi le scuole resteranno chiuse.

100 famiglie evacuate a Nocera Inferiore, 20 a Castel San Giorgio a causa delle frane, scuole e cimiteri chiusi ovunque

di Adriano Rescigno

Il sindaco di Castel San Giorgio dopo le esondazioni ha chiesto lo stato di calamità naturale.« Non è un caso, infatti – dice la Lanzara – che ad essere interessate dalla discesa di detriti, fango e acqua, siano proprio quelle frazioni sotto le colline la cui vegetazione è stata devastata questa estate da incendi dolosi. Ora rimettiamo tutto in sicurezza, dopo tireremo le somme anche riguardo le responsabilità di alcuni enti più volte sollecitati e che mai hanno seriamente effettuato la pulizia di canaloni e torrenti». Diverse frane hanno dunque coinvolto le frazioni Santa Croce, Torello, Aiello, Campomanfoli, con 20 famiglie evacuate ma il numero potrebbe crescere se l’acqua ed i detriti presenti nella vasca di laminazione, in località Valesana, dovesse tracimare provocando l’allagamento di tutta la zona ai confini con Siano, dove sono state evacuate le famiglie residenti in zona rossa. Le famiglie evacuate sono ospiti in strutture alberghiere del territorio, in beb ed in residence per il tempo necessario ai sopralluoghi tecnici e per il periodo di garanzia ad un loro ritorno nella abitazioni senza allarmi. Oggi dunque a Castel San Giorgio, scuole chiuse, come quella di Nocera Inferiore, dove il primo cittadino Manlio Torquato non solo ha evacuato 100 nuclei familiari residenti nella fascia pedemontana visto il pericolo frana dovuto alle forti piogge, ma ha anche disposto l’obbligo di tenersi lontano dai corsi d’acqua e di non sostare le vettura in prossimita’ di sottopassi e corsi d’acqua. A causa di allagamenti, inoltre, e’ stata decretata la chiusura del cimitero cittadino. Stessa decisione e’ stata adottata anche a Sarno dove e’ stato ordinato anche il divieto di transitare nei parchi pubblici e nelle aree alberate. A Siano, invece, e’ stato annullato il mercato domenicale. Scivolone per il sindaco Giovanni Maria Cuofano che in una nota, dopo diversi sopralluoghi ha fatto saper che il suo Comune non è interessato da danni legati alle piogge mentre i cittadini postano in rete video di tombini che saltano e strade allagate. Danni anche allo svincolo autostradale di Nocera Inferiore con vetture rimaste impantanate nell’acqua e fango, in curva, sotto il ponte, mentre i dipendenti non facevano altro che segnalare di procedere con cautela senza chiudere lo svincolo. Scuole chiuse a San Marzano sul Sarno mentre forti disagi anche a Scafati con la circumvesuviana allagata. Polemica a Castel San Giorgio però con l’opposizione che tuona: «Avevamo chiesto un Consiglio ad hoc sul rischio idrogeologico, ma la maggioranza ha disertato».

A Corbara cede la strada, smottamenti sulla Ravello

Durante la notte un fulmine danneggia pesantemente il campanile della “Chiesa Nuova” di Positano. Il maltempo non da tregua nemmeno alla Divina Costiera dove nel corso del week-end si sono registrate violente precipitazioni e tempeste di fulmini. Proprio una delle saette ha arrecato pesanti danni al campanile della “Chiesa Nuova” di Positano. Le forti piogge di sabato invece notte hanno provocato il crollo di parte della provinciale 2b che dal valico di Chiunzi conduce a Corbara, dove il sindaco Pietro Pentangelo, in via cautelativa, ha firmato un’ordinanza urgente che vieta, sul tratto, transito per i soli veicoli pesanti, autoarticolati e tir. Smottamento provinciale 1 Ravello-Tramonti, proprio sul fronte montano interessato dai grandi lavori di mitigazione del rischio idrogeologico, in località Passo. La provinciale nella giornata di ieri è stata ripulita ma rimane chiusa al traffico.




Maltempo, «Continuate pure a screditare noi geologi»

di Adriano Rescigno

Le forti piogge degli ultimi due giorni hanno messo sotto scacco l’intera provincia, dall’Agro, passando per la Costa d’Amalfi al salernitano e spesso le autorità comunali non sanno come fronteggiare i problemi derivanti da frane ed esondazioni. Una possibile causa? L’assenza di geologi che affiancano l’operato di amministrazioni comunali e genio civile in interventi di programmazione a salvaguardia del territorio, non solo a riparare ai danni susseguenti alle pesanti piogge che nel corso degli anni hanno anche cambiato il loro modo di manifestarsi. A farsi promotori della polemica i due geologi salernitani, Alberto Alfinito e Antonio Senatore.

Prime bombe d’acqua e tutto frana. Come è possibile ciò?

«Non mi piace il termine bomba d’acqua – dice Alfinito – e non siamo solo noi nel salernitano a soffrire. E’ tutta l’Italia che soffre per la sua conformazione geomorfologica e su di essa si innesta poi una cattiva gestione del territorio da parte degli Enti preposti. Io non parlerei di calamità narturali, ma bensì catastrofe urbanistica. Come è possibile che non vi sia un geologo al Genio Civile o nelle amministrazioni comuali che accompagnano l’azione di programmazione degli interventi sul territorio?»

Appunto, come è possibile?

«E’ una questione culturale – continua Alfinito – la classe politica affida questi temi ad ingegneri e geometri, categorie che hanno tutt’altre competenze, ma andate a guardare se nella redazione di Puc o Piani urbanistici vi sono geologi. Nemmeno uno».

Sulla scia di Alberto Alfinito, il collega di Cava de’ Tirreni, Antonio Senatore, geologo e già assessore alla Protezione Civile all’epoca del sindaco metelliano Marco Galdi.

«Alberto ha ragione e sono totalmente d’accordo con lui. Sono quarant’anni che porto avanti questa battaglia per l’inserimento di almeno un geologo negli organici comunali. In casi come quelli degli ultimi giorni non vi è nessuno che può dare un consiglio concreto, fondato, sulla materia, è una vergogna». «Io – continua Senatore – parlo contro la mia stessa categoria; avere un geologo in organico vuol dire per i Comuni o per gli Enti, non spendere capitali in consulenze ed improvvisare il lavoro caso per caso, ma mettere in piedi azioni di programmazione, visto che come è cambiata l’idrogeologia è cambiata anche l’idraulica dei corsi d’acqua». «Due – entrando nel merito delle problematiche degli ultimi due giorni – sono le cause di questi eventi, evitabili. La prima, il cambiamento del regime pluviometrico. Prima le piogge erano regolari, adesso sono concentrate in poco tempo ed il deflusso delle acque presenta una concentrazione idraulica pericolosa alla quale poi si aggiunge il secondo fattore, la mancata manutenzione di alvei di fiumi e torrenti. Viviamo in una provincia ad alto rischio soprattutto nelle fasce montane e pedemontane, bisogna intervenire».

Angelo Rispoli: «Il Comune asssuma, ci sono pochi uomini»

In città, a Pastena, un uomo sulla cinquantina ha sfidato il mare in tempesta e si è tuffato. Fortunatamente dopo il malsano gesto e rigoroso filmato Facebook l’uomo ha ripreso la via di casa mentre nessun danno importante ha investito la città tranne diversi alberi caduti sulla lungomare, la Lungoirno allagata con tombini collassati e lo svuotamento degli scavi della rete fognaria in località Pastorano con i detriti riversati in strada. Tutto sommato Salerno se la cava ma spaventa il sottorganico dei vigili urbani che nel corso della notte sono stati in strada a tutela della pubblica incolumità. Gli agenti hanno messo in sicurezza la zona a cavallo tra il lungomare Trieste e il lungomare Marconi. «Il tutto nonostante l’età avanzata, il ridotto numero e la carenza di mezzi – Angelo Rispoli, segretario della Csa – Con senso del dovere, sotto la pioggia battente, sono state liberate le caditoie in tutta Salerno, specie in via Allende, dove alcune auto erano rimaste bloccate. Bisogna assumere addetti perché l’emergenza non si può lasciare al semplice spirito d’iniziativa di pochi. La riduzione della reperibilità ha fornito la prova che non è possibile andare. Se la normativa blocca le assunzioni, Salerno Pulita e Salerno Sistemi devono avviare un loro piano di potenziamento per questi servizi».

Nessun danno grave, a Mercato San Severino cede una strada

Strade allagate a Baronissi, e Fisciano. A Bracigliano nessun danno importante dovuto al cattivo tempo, come sottolinea il sindaco Antonio Rescigno: «Nel mio comune non ci sono stati danni, solo quale allagamento ai piani interrati ma nulla di preoccupante, tengo a ringraziare i Vigili del fuoco e la Protezione civile». Il forte vento ha provocato la caduta di un albero in via Moro a Baronissi. Il sindaco di Pellezzano, Francesco Morra, forte delle precauzioni e della pulizia di caditoie, tobini e valloni effettuata nei giorni scorsi, ha dichiarato “Situazione sotto controllo, dove la locale Protezione civile “S. Maria delle Grazie” si è attivata, in via preventiva, per contrastare le avverse condizioni meteo che in queste ore stanno portando abbondanti piogge su tutto il territorio della Valle dell’Irno». I volontari della Protezione Civile “S. Maria delle Grazie”, seguendo le disposizioni del Primo Cittadino, attraverso attività programmate hanno effettuate la pulizia di grate e caditoie su tutto il territorio e tutt’ora tengono sotto controllo la situazione generale per evitare disagi ai residenti, che sono stati limitati al massimo. Gli unici due episodi più importanti si sono registrati nel Comune di Mercato San Severino, dove alle 10.30 di ieri presso il supermercato Moccia in località San Vincenzo un uomo si è sentito male, cadendo rovinosamente a terra – nulla di serio per l’uomo – venendo sorpreso da una pioggia violentissima. In località Capocasale invece una strada è collassata intorrompendo la circolazione.




Sarno, sequestrate 136 piante di cannabis

Nei giorni scorsi, i Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno, durante un servizio di controllo del territorio svolto nella località Episcopio del Comune di Sarno (SA), hanno
scoperto una vasta piantagione di cannabis in un terreno demaniale, sottoponendo a sequestro ben 136 piante, ciascuna alta oltre un metro.
In particolare, sono state le Fiamme Gialle della Compagnia di Scafati ad individuare, nel corso di specifiche perlustrazioni dell’area dominata dai rilievi del Parco Regionale “Fiume
Sarno”, la coltivazione dello stupefacente, occultata e mimetizzata dalla fitta vegetazione presente nella zona. Le piante, giunte quasi a completa maturazione e quindi pronte per la raccolta delle infiorescenze, sono state sequestrate per la successiva distruzione; immesse sul mercato
dello spaccio “al minuto”, avrebbero fruttato oltre 120 mila euro.  L’attività ricognitiva effettuata nell’intera area adiacente alla piantagione ha inoltre
consentito ai Finanzieri di rinvenire dell’attrezzatura per il richiamo e la cattura illecita di uccelli, impiegata da ignoti bracconieri in violazione delle norme per la protezione della
fauna selvatica. Accuratamente nascosti sotto un cumulo di sterpaglie, i militari della Guardia di Finanza hanno rinvenuto e sequestrato un richiamo acustico a funzionamento meccanico (c.d.“fonofilo”) – completo di cavo, batteria e altoparlanti – ed altri di tipo elettromagnetico, unitamente ad una rete e ad alcune gabbie. In entrambi i casi è stata prontamente interessata la Procura della Repubblica di Nocera
Inferiore, per il prosieguo delle conseguenti indagini.




L’Asl blocca piano terapeutico, il caso finisce in tribunale

di Erika Noschese

Una grave forma di distrofia muscolare e l’impossibilità di curarsi a causa di un’Asl Salerno che ha scelto di non rinnovare il piano terapeutico. E’ questa, in sintesi, la storia di Andrea – nome di fantasia – 17enne di Pagani che da sempre combatte contro una grave forma di disabilità. Andrea, infatti, non deambula e ha perso gran parte delle proprie autonomie. E proprio i medici dell’Asl gli hanno assegnato una terapia che deve fare per cinque giorni a settimana; iniziate le cure sperimentali poco tempo fa, con il monitoraggio continuo della capacità vitale polmonare sulla funzionalità cardiopolmonare, con parametri – per fortuna – ancora non compromessi i risultati sperati sono giunti in tempi quasi record che gli permette, tra le altre cose, di respirare meglio. Ma proprio questa terapia che sembra aver dato una svolta alla vita del 17enne di Pagani è stata interrotta: il giovane, ad oggi, rischia di fare dei passi indietro e forse in maniera irreversibile. Secondo i medici infatti la drastica interruzione della riabilitazione comporta la compromissione dell’intero percorso di cura, con ricadute sull’integrità, oltre che fisica, psicologica del ragazzo e della sua famiglia. E battersi per riottenere le cure è la mamma di Andrea che ha scelto di scendere in piazza. Ma non solo. Giovedì, tramite l’avvocato Domenico Vuolo ha presentato una diffida alla Asl che aveva 24 ore di tempo per dare una risposta e restituire al giovane le cure di cui necessita e che, di fatti, gli permettono di vivere più a lungo e in maniera dignitosa. Risposta, da parte dell’azienda sanitaria locale che non è giunta, tanto da spingere i genitori del 17enne dell’Agro nocerino di ricorrere al magistrato. Proprio nella giornata di ieri l’avvocato Vuolo, ha presentato un ricorso al Tribunale di Nocera Inferiore per chiedere con urgenza (ex. Art.700 c.p.c.) che il giudice ordini al Responsabile Riabilitazione del Distretto 60- Asl Salerno il rilascio dell’autorizzazione alla prosecuzione della terapia per Andrea. «Non era mai successo che in questa Asl si dovesse ricorrere al magistrato per ricevere cure che la stessa Asl ha prescritto come necessarie e urgenti. È un paradosso inconcepibile – ha dichiarato il legale della famiglia di Andrea – Siamo sicuri che il giudice riconoscerà il sacrosanto diritto di Andrea ad una terapia senza la quale, sono gli specialisti a dirlo, la sua salute rischia di essere compromessa per sempre. Ma sarà una triste vittoria, perché non è possibile in un paese civile assistere a cose come questa, e perché nessuno potrà ripagare Andrea e la sua famiglia delle sofferenze e delle ingiustizie che stano vivendo». Ora Andrea, per guarire, ha una sola possibilità ed è legata ad un giudiche che potrebbe imporre all’Asl di ristabilire il piano terapeutico dopo il blocco dei fondi che ha scatenato una reazione a catena che – lo scorso 17 ottobre – ha portato in piazza molte persone che chiedono la possibilità di potersi curare. Perchè la vita è sacrosanta e questo non va mai dimenticato.




“Alberico Gambino era incandidabile” Il Tribunale: «Decade dalla carica»

di Andrea Pellegrino

Alberico Gambino era incandidabile e decade dalla carica di sindaco. Il tribunale civile di Nocera Inferiore ha accolto il ricorso della prefettura di Salerno, respingendo quello del sindaco di Pagani, certificando, almeno in primo grado, l’incandidabilità di Gambino, così come stabilito dalla Cassazione l’11 giugno scorso, proprio nei giorni dell’insediamento del primo cittadino di Pagani a Palazzo San Carlo, dopo la vittoria al ballottaggio contro l’uscente Salvatore Bottone. L’incandidabilità era scaturita a seguito dello scioglimento del Consiglio comunale all’indomani degli arresti e dell’inchiesta “Linea d’Ombra” conclusasi, poi, con un nulla di fatto anche nei confronti dello stesso Gambino, all’epoca dei fatti anche consigliere regionale. Da qui il parere della Prefettura e la resistenza di Gambino che, nel frattempo, nomina la giunta e convoca il Consiglio comunale per la convalida degli eletti. Secondo il collegio il turno elettorale successivo allo scioglimento, “non può che intendersi – si legge nel dispositivo – il turno che ha avuto inizio successivamente alla definitiva dichiarazione di incadidabilità e, pertanto, al turno elettorale relative alle elezioni comunali del 26 maggio 2019». Ieri pomeriggio la pronuncia del Tribunale di Nocera Inferiore. Dalla Prefettura di Salerno, nelle prossime ore, potrebbe arrivare il provvedimento di decadenza mentre scontato è il ricorso in Appello. «Con l’accoglimento del ricorso del Prefetto di Salerno in merito alla decadenza del sindaco di Pagani, Alberico Gambino, termina una fase di incertezza amministrativa per la comunità paganese – dichiarano la Deputata del MoVimento 5 Stelle, Virginia Villani e il consigliere comunale di Pagani Santino Desiderio – Al di là dei risvolti di natura politica, ciò che è certo è che un’amministrazione non può fare il suo lavoro se non vi è certezza sulla legittimità degli atti e delle azioni che si vanno a mettere in campo. Siamo e saremo vicini a Pagani e daremo sempre il nostro contributo fattivo per la comunità paganese. Siamo vicini ai cittadini di Pagani». «E’ una pagina triste per la città», ha dichiarato, invece, l’ex primo cittadino Salvatore Bottone, fino ad ieri capo dell’opposizione in Consiglio comunale. «Dopo anni di sacrificio per riportare la città alla normalità ci ritroviamo il commissario prefettizio a causa della furbata di Gambino, andata non a buon fine, di candidarsi quando sapeva di non poterlo fare. Ritorniamo dunque alle cronache nazionali per una storia triste. Noi cittadini di Pagani non ce lo meritavamo». Vicinanza a Gambino da parte dell’europarlamentare della Lega, Lucia Vuolo: «Diversamente dalla vicenda del Comune di Pagani, dove la legge ha lasciato spazi interpretativi imbarazzanti anche per le istituzioni chiamate a decidere, tanto da rimettersi ad organi giudicanti terzi, la vicenda di Sarno non presta il fianco ad alcuna interpretazione. Ecco perché adesso mi aspetto che la Severino venga rispettata, a Sarno e che la Prefettura disponga tutti gli adempimenti necessari affinché ci sia chiarezza su Pagani e su Sarno in modo definitivo».




Una bravata di sei minori ed un maggiorenne

Prima della denuncia da parte del primo cittadino in Procura le forze dell’ordine hanno già ottenuto il risultato dell’identificazione e denuncia a piede libero di 6 minorenni ed un maggiorenne ritenuti i responsabili del rogo del Saretto di Sarno. I ragazzi sono stati inchiodati alle loro responsabilità grazie alle telecamere di sorveglianza presenti sul territorio. Dopo le perquisizioni presso le abitazioni, effettuate, ieri mattina, i ragazzi sono stati ascoltati dagli inquirenti e e dal magistrato titolare del fascicolo, il sostituto procuratore presso il tribunale di Nocera Inferiore, Fasano. Alla base del disatro vi sarebbe una semplice bravata. Ci è voluta un’intera giornata, l’ausilio di 3 elicotteri, un canadair, 8 mezzi antincendio della Protezione civile nazionale e delle associazioni presenti sul territorio e 7 autobotti dei vigili del fuoco per un complessivo di cento tra uomini e donne, per domare l’incendio al Saretto. Duecento i cittadini sfollati di cui venti sono stati ospiti del plesso scolastico “Baccelli” nei pressi di Palazzo di Città. “Balordi, cretini, stupidi ed irresponsabili, inconsapevoli del danno che potevano arrecare prima a loro stessi e poi alle persone” ha commentato amaro il primo cittadino Giuseppe Canfora che ha seguito del centro di coordinamento presso il Comune le operazioni, “Ci vogliono 40 anni per rendere un bosco rigoglioso, nel giro di una notte poi va tutto bruciato”. Non ci si spiega ancora cosa ha spinto i piromani ad appiccare le fiamme e rendere Sarno un vero e proprio inferno con la gente in strada a respirare cenere e vedere i propri monti bruciare avendo l’impressione di essere quasi inghiottiti dalle fiamme visto che l’incendio grazie alle forti raffiche di vento si è spinto a poco meno di 500 metri dal centro abitato. “Quella di venerdì è stata una notte drammatica al Saretto – ha commentato il primo cittadino – una notte intensa nel salvaguardare la popolazione e le abitazioni e per questo abbiamo evacuato circa 200 persone residenti nella fascia pedemontana più prossima alle fiamme”. Con il pericolo cessato alle prime ore del mattino: “Grazie alla forza delle braccia dei tanti volontari che ringrazio singolarmente – dice Canfora – che hanno raggiunto il mio territorio da diverse zone della provincia, che con le pale hanno arginato le fiamme, un ringraziamento alla stazione dei carabinieri, agli agenti del commissariato ai Vigili del fuoco, ai Vigili urbani ed alla Protezione civile che hanno evitato il peggio. Un atto al mille per mille doloso. Il Saretto è zona rossa, in gran parte proprietà privata, è una zona demaniale, non ci sono pascoli, non è edificabile, e quindi non è ipotizzabile nessun oscuro disegno, è solo una grande cavolata da parte di non so di chi, una balordaggine”. Domani mattina dunque le contromisure amministrative da parte di Palazzo di Città. “Ci sono delle cose molto serie da fare – conclude il primo cittadino – spenti tutti i focolai dovremo bonificare tutta l’area, circa 10 ettari e bonificata la zona passeremo agli atti amministrativi con una delibera per dichiarare lo stato di calamità e sicuramente trovando sponda in Regione per le coperture economiche per far fronte all’emergenza”.

«Abbiamo rivissuto l’ansia dell’alluvione»

“Vivere le ore dell’incendio è stato drammatico. Abbiamo rivissuto gli stessi momenti dell’alluvione del 5 maggio 1998”. Parola di Alfonso Bonaiuto, figlio di una coppia di sfollati sia undici anni fa che l’altra sera. Ieri mattina Alfonso era dinanzi Palazzo di Città a seguire le ultime fasi di spegnimento dopo una notte insieme agli anziani genitori. “E’ stato drammatico ed ancora una volta si presenta un danno alla natura ed all’uomo ad opera di delinquenti sicuramente, squallidi personaggi irrecuperabili”. Alfonso però non si scaglia solo contro i responsabili del devastante incendio ma ha da recriminare anche la mancata prevenzione all’amministrazione: “Ci sono responsabilità legate alla prevenzione che molto probabilmente né la Protezione civile né l’Ente parco di cui fa parte il Saretto e l’amministrazione comunale non hanno fatto”. Un j’accuse molto duro verso le autorità competenti che in ogni caso per tutto il corso delle operazioni di spegnimento sono state impegnate in loco ed in ogni caso non avrebbero potuto nulla contro la mano criminale che ha agito. “Devo dire che non ci sono controlli – continua Alfonso – sul territorio ci sono ancora abitazioni abusive che si costruiscono. Io non ho nulla contro l’amministrazione ma la prevenzione quando viene fatta viene fatta per salvaguardare gli interessi del territorio e del cittadino, quindi quando emergono fatti di questo tipo legati ad una situazione gravissima a danno della natura e dell’uomo bisognerebbe prendere provvedimenti, organizzare la Protezione civile in termini seri con l’Ente parco a fare prevenzione”. Alfonso ha avuto i suoi genitori sfollati l’altra sera grazie all’ordinanza sindacale firmata da Giuseppe Canfora: “Sì la mia famiglia è stata sfollata da via San Martino e via Mortari, la mia famiglia, la famiglia De Vivo, io ho cercato di ospitarli a casa mia ma per la paura hanno preferito il centro di accoglienza allestito nel presso scolastico “Baccelli” “. La paura è stata tanta dunque con le ferite del ‘98 che hanno ripreso a sanguinare anche se per poche ore, con persone che hanno preferito lasciare la città, città che è tornata a pululare di mezzi della Protezione civile e Vigili del fuoco a difesa delle abitazioni che già una volta sono state violentate dall’acqua, scampando in queste ore alla furia delle fiamme.

Ferrentino:«Ora comincerà la dura fase del monitoraggio e intervento»

Circa 200 evacuati con un territorio già fortemente a rischio idrogeologico ed ulteriormente violentato con relativa maggiorazione dei pericoli per i cittadini. La tabella di marcia è dunque scandita dall’assessore ai lavori pubblici Gaetano Ferrentino: “Adesso inizierà la dura fase di monitoraggio ed intervento tenendo presente che le competenze non sono solo del Comune ma anche della Provincia e degli uffici Regionali che insieme dovranno avviare la fase di monitoraggio e programmare gli investimenti per risanare il Saretto”. La “fortuna” della città di Sarno in questa circostanza è quella di essere già inserita all’interno della piattaforma “Italia Sicura”: “A breve ci sarà un progetto esecutivo – continua Ferrentino – per la messa in sicurezza generale del territorio visto che in ogni caso siamo ancora reduci della vicenda frana ed i fondi mano mano arrivano e speriamo adesso che ci sia un’attenzione particolare da parte della Regione in quanto al di là del Saretto e di quello che si prospetta dopo questo incendio c’è tutto il discorso manutenzione delle opere idrauliche post frana che potrebbe diventare importante dopo tutto quello che è successo che ha danneggiato l’intero arco montuoso del Sarno”. Nessun danno alle condotte idriche ed alle abitazioni, strutture salvaguardate dai Vigili del fuoco visto che il fuoco è arrivato quasi a valle. Adesso dunque la priorità è mettere in sicurezza la montagna e rimboschire onde evitare il cedimento del terreno. “Prima c’è bisogno di un monitoraggio di carattere geologico – conclude Ferrentino – per capire la tenuta e poi infine rimboschire”. A coordinare le operazioni da Palazzo di Città anche il vicesindaco Roberto Robustelli, scampato miracolosamente già all’alluvione del 5 maggio ‘98 dopo 72 ore trascorse nel fango: “Ci siamo accorti che qualcosa non andava e ci siamo preoccupati di capire cosa stesse succedendo. Sono state ore frenetiche e vista la situazione abbiamo deciso di evacuare le abitazioni della fascia pedemontana del monte Saretto”. Un ricordo indelebile quello dell’emergenza alluvione del ‘98 che ha spinto il vicesindaco ed assessore all’ambiente a lavorare alacremente per i suoi concittadini coinvolti in questo ulteriore dramma ambientale vissuto dalla città di Sarno.




Formiche su una salma nell’obitorio dello Scarlato

di Pina Ferro

Formiche sul pavimento dell’obitorio dell’ospedale “Scarlato” di Scafati e su di una salma. I familiari del defunto hanno, immediatamente, fatto scattare l’allarme. La salma era stata ricomposta in obitorio da circa mezzo ora quando i familiari hanno notato la presenza degli animaletti. Scattato l’allarme, presso l’obitorio del “Mauro Scarlato”, sono intervenuti, Alfonso Giordano direttore del Dea di Nocera Inferiore/Scafati/Pagani, Luigi Lupo direttore del Nucleo Operativo ispettivo e il Maurizio D’Ambrosio, dirigente medico dell’ospedale di Scafati. Dell’accaduto è stato informato anche il Dipartimento di Prevenzione. Secondo quanto riferisce l’Azienda sanitaria locale Salerno attraverso un comunicato sarebbe emerso che “il decesso è avvenuto alle ore 9,20, il trasporto della salma in obitorio tra le ore 9,30 e 9,45 dopodiché sono stati rinvenuti insetti che inequivocabilmente fuoriuscivano da un interstizio tra due battiscopa.Si evidenzia, in merito, che l’Asl Salerno aveva già effettuato una serie di attività preventive volte alla sanificazione degli ambienti mediante plurimi interventi, l’ultimo dei quali effettuato il 7 agosto ed ulteriori attività sono peraltro già programmate. L’Asl rimane vicina alla famiglia ed esprime il suo più profondo cordoglio”.Una situazione non certo piacevole quella che hanno vissuto i familiari del defunto già provati da un dolore che stavano provando a metabolizzare. Nonostante gli interventi posti in atto dall’Asl il problema persiste, almeno fino a ieri quando i familiari del defunto hanno dovuto assistere alla scena della formica sulla salma del congiunto.




Pagani, cresce l’attesa per il concerto di Giò Collano

Con il grande successo di Dimane e tre, il cantante neomelodico salernitano Gió Collano torna nelle piazze per promuovere il suo nuovo singolo. L’appuntamento con i fans è per domani sera,15 luglio a Pagani. In occasione dei festeggiamenti per la Madonna del Carmine, Collano, a partire dalle ore 21, salirà sul palco antistante l’omonima chiesa con Nando Mariano e Lucia Diamante.




Non è stato creduto Passariello resta in carcere

Di Pina Ferro 

Non è stato creduto! Giuseppe Passariello resta in carcere. Il giudice per le indagini prelimi- nari del tribunale di Nocera Inferiore, Luigi Levita, a seguito di diverse ore di interrogatorio e altrettante di camera di consiglio ha deciso di con- validare la custodia cautelare presso la casa circondariale di Salerno, dove si trovava domenica sera. L’interrogatorio di garanzia a carico del 37enne Giuseppe Passariello, di Pagani e residente a Sant’Egidio, ha avuto inizio intorno alle 12,30 ed è terminato poco dopo le 16,30. In oltre quattro ore, il 37enne, assistito dall’av- vocato di fiducia Silvio Cala- brese, ha ribadito al giudice per le indagini preliminari Levita quanto già affermato sabato, quando per l’intera serata è stato sentito dal magistrato titolare dell’inchiesta Roberto Lenza. Dinanzi al Gip l’uomo accusato di aver maltrattato fino ad uccidere la figlioletta di otto mesi,ha respinto tutti gli addebito formulati a suo carico fin dal momento dell’iscrizione nel registro degli indagati. Si è difeso con tenacia. “Non ho ucciso Iolanda”. La sue parole non sono servite però a farlo uscire dal carcere né a far mutare il capo di imputazione a suo ca- rico. Non sono state ritenute credibili. Dunque, prende sempre più valore la versione dei fatti fornita dalla madre della piccolina. Immacolata Monti aveva raccontato agli investigatori che:”La situazione è cominciata o a degenerare quando è tornato dalla comunità. Ha ricominciato a maltrattare mia figlia ogni giorno. Mio marito prendeva mia figlia dalle guance con una sorta di pizzicotto e la sollevava in alto. Lei continuava a piangere e io non potevo protestare altrimenti mi avrebbe picchiato. Anche prima dei pizzicotti prendeva mia figlia in braccio e la stringeva forte al viso e strofinava il suo viso contro il suo, tanto da procu- rarle fuoriuscita d sangue. Nel pomeriggio ha dato acqua e frutta alla bambina e vedevo che mangiava e riusciva ad ingoiare, mi sono tranquillizzata anche se notavo sempre un forte gonfiore di colore viola sotto il collo. Verso le 3.30 mi sono svegliata per andare in bagno ma prima ho control- lato se stesse bene mi sono accorta che non respirava, era tutta gonfia in viso e aveva gli occhi chiusi, non ho sentito il battito del cuore. L’ ho rimessa nella culla e sono andata a chiamare mio marito, ho preso la bambina e l’ho portata in cucina, mio marito era sul divano e mi ha detto di non preoccuparmi, forse era in coma”. Poi la richiesta dell’intervento di un’ambulanza, la corsa all’”Umberto I” e l’atroce referto medico che i camici bian- chi sono stati costretti a stilare.




Spaccio di droga e detenzione di armi, in manette Nicola La Rocca e sospeso assistente capo della Polizia di Stato

Operazione congiunta della Polizia giudiziaria in servizio presso la Squadra Mobile di Salerno ed il Commissariato della Polizia di Stato di Sarno, con l’ausilio delle squadre mobili di Roma e Siracusa che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, su richiesta della Procura della Repubblica di Salerno, Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo, nei confronti di 14 indagati, di cui 11 sottoposti alla custodia in carcere, 2 alla custodia domiciliare nonché un indagato sottoposto alla misura interdittiva della sospensione dalla professione per mesi dodici. A finire in manette, Nicola La Rocca, latitante per un  provvedimento di esecuzione della pena di anni 14 conseguente ad una sentenza di condanna per il reato di omicidio commesso quando era ancora minorenne.

Agli indagati sottoposti alle misure custoditili sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale e porto abusivo in luogo pubblico di armi da sparo, estorsione e riciclaggio, mentre per l’indagato, Assistente Capo della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di Sarno, sottoposto alla misura interdittiva, risultano contestati i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. Tutti i dettagli sull’edizione di Le Cronache, domani in edicola.