Tabaccai, attività in “svendita” Svalutazione fino al 60 per cento

Scritto da , 5 novembre 2018
image_pdfimage_print

di Vincenzo Senatore

“Ormai non facciamo il conto di quanto abbiamo guadagnato ma di quanto ci abbiamo rimesso”. E’ la rivelazione di un tabaccaio salernitano che sta per cedere la propria attività e che pur di liberarsi di questo peso è disposto ad accettare condizioni molto penalizzanti. La sua tabaccheria è in un quartiere delle zone alte di Salerno e, dopo anni di onorata attività, da qualche tempo è ormai in disarmo. Secondo una stima che lui stesso ci trasmette, e che tiene conto delle trattative di cessione concluse negli ultimi cinque anni a Salerno città, chi ha passato la mano ci ha rimesso tra il 20 e il 60% del valore di mercato della propria attività. Questo perché in molti non hanno più la forza di andare avanti e sono stritolati da tasse, scadenze, fitti, spese correnti, fideiussioni. “E’ un’attività al tramonto – ci dice questo tabaccaio, chiedendo ovviamente l’anonimato perché la trattativa per la cessione della sua azienda è ancora in corso – forse lo Stato farebbe meglio a pensare di dare uno stipendio fisso ai tabaccai, visto che di fatto sono dei suoi dipendenti”. E questo, probabilmente, è il punto dolente. Perché, come abbiamo già visto, rispetto ad altre categorie di imprenditori commerciali, i tabaccai essendo sottoposti ad un regime di aggi (guadagni prestabiliti e calcolati sul valore nominale del singolo prodotto, nda) non hanno a disposizione la leva dell’aumento dei prezzi per fronteggiare momenti di crisi e tenere in equilibrio il reddito. Facendo due conti si scopre come, a Salerno città, chi deve gestire un Tabacchi e pagare anche il fitto è nella quasi impossibilità di guadagnare. “E non parliamo – ci dice un ex tabaccaio che aveva il negozio in pieno centro – di azioni speculative come quella del proprietario del mio locale che, viste le difficoltà in cui versavo, venne a chiedermi di cedergli la licenza a prezzo stracciato in cambio della sola conclusione anticipata del contratto di fitto”. Una vera e propria estorsione che, nella totale assenza di tutela a favore dei tabaccai, rappresenta purtroppo uno dei tanti risvolti vergognosi di questo ambiente. Chi si sta muovendo concretamente da qualche tempo è la neonata associazione Unione Italiana Tabaccai (aderente alla Cepi), capeggiata dal salernitano Pasquale Genovese, erede di una famiglia di imprenditori del settore che ha iniziato l’attività sul finire del 1800. “La soluzione immediata – ha detto nell’intervista pubblicata da Cronache – è il blocco delle licenze per dare modo alle attività esistenti di respirare poi bisogna pensare anche a delle forme di incentivo per chi vuole riconvertire la propria attività. Un po’ come accade in Francia dove, per questo tipo di ristrutturazione dell’azienda, il Governo ha messo in campo un fondo da 100 milioni di euro”. Istante che la Uit porterà sul tavolo dei massimi rappresentanti istituzionali. Nella speranza che qualcosa, concretamente, cambi.

Consiglia

Lascia un commento

Puoi eseguire il login con Facebook

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per completare inserire risultato e prosegui * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->