Sulle strade della tromba italiana con Flavio Boltro

Scritto da , 24 luglio 2017

Questa sera, all’Arena Archeologica di Fratte, alle ore 21, il trombettista torinese incontrerà il Simone Sala Trio

Di OLGA CHIEFFI

Se ieri sera al Ravello Festival il pubblico è rimasto sospeso e sorpreso dal progetto musicale di Enrico Rava e Tomasz Stanko, latori di interventi fatti di poche note, di cui bisogna ascoltare i silenzi, vivi, da cui nasce il tutto, stasera si continua, nell’area archeologica di Fratte, a percorrere le strade maestre del trombettismo italiano con Flavio Boltro. Primo dei due appuntamenti jazzistici di rilievo che Antonia Willburger ha inserito nella sezione jazz della XX edizione dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia in tour, saluterà, appunto, il trombettista Flavio Boltro, incontrare trio del pianista Simone Sala, con Oreste Sbarra alla batteria e Mino Berlano al contrabbasso, protagonisti di una serata dedicata interamente al Latin Jazz. Propulsione cangiante ed arricchita da un caleidoscopio di timbri e colori appena sottintesi, la cui misura è talmente intelligente da arricchire l’intera tavolozza musicale senza quasi comparire direttamente, senza cercare mai la spettacolarità fine a se stessa, è questa la tastiera di Simone Sala, che è soprattutto un validissimo pianista classico. Il rinnovamento della scena jazzistica italiana, negli anni ’80, porta la firma di un buon numero di giovani musicisti che, grazie ad una eccellente preparazione tecnica, hanno elevato lo standard esecutivo, raggiungendo una professionalità che teme pochi confronti anche in campo internazionale. Trombettista dalle qualità non comuni e dalle sicure doti tecniche, Flavio Boltro è un musicista che si muove con naturalezza nei contesti di impronta hard bop, ma che guarda con interesse e curiosità alle nuove possibilità offerte dall’elettronica. Agli inizi degli anni Novanta ha avuto il contatto con il jazz francese, unendosi insieme a Stefano Di Battista alla prestigiosa ONJ e da allora la sua carriera ha avuto un’ulteriore accelerazione, che gli ha offerto l’occasione di affiancare l’indimenticato Michel Petrucciani. Padronanza dello strumento, verve espressiva e vibrante comunicativa, queste le caratteristiche della tromba di Boltro, il quale ha però sempre mantenuto la chiarezza e la limpidezza del discorso musicale. Il suo modo di suonare consiste in attacchi spavaldi e infuocati, dal corposo vibrato, che diviene fremente in fine di nota, un fraseggio estremamente sciolto, dagli ampi intervalli e dalle periodiche sequenze di note fitte e zampillanti, frutto di idee ardimentose e padroneggiate perfettamente, sia nelle note basse, molto groovy; sia in quelle alte, nitide e mordenti, il tutto concepito “ritmicamente” e con uso di riff e di cadenze bluesy, in ottemperanza alla più colta tradizione del jazz negro, quella che, andando a ritroso, giunge sino ad Armstrong, passando attraverso Brown, Gillespie ed Eldridge. Della formazione colpiranno in particolare i geniali temi di partenza, e l’evolversi di un progetto musicale approfondito, in particolare nei momenti collettivi ricchi di stimoli e una sapiente modulazione di situazioni, atmosfere, richiami stilistici, schizzante un organismo vivente, capace di tener desta l’attenzione per l’intera performance. Una formazione di grande impatto, a conferma della continua e instancabile “ricerca sonora” che il musicista torinese, protagonista indiscusso della scena jazzistica internazionale, conduce da anni.

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