“Sulla relazione Arpac il sindaco sapeva tutto”

Scritto da , 6 febbraio 2018

«Napoli sapeva della relazione degli ispettori dell’Arpac prima dell’incontro del 14 dicembre a Fratte. Così come sapevano, sempre il sindaco di Salerno ed il vicepresidente della giunta regionale della Campania Fulvio Bonavitacola quando li abbiamo incontrati il 15 gennaio. Ma nessuno ha detto nulla». Il comitato “Salute e Vita” torna alla carica dopo la diffida inoltrata dalla Regione Campania alla ditta Pisano, in riferimento al riesame dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale). Stando alla ricostruzione della vicenda, quindi delle date, gli atti da mesi erano finiti sulla scrivania degli organi preposti e soprattutto del primo cittadino Enzo Napoli. Ancor prima della riunione che l’amministrazione comunale tenne a Fratte prima delle vacanze natalizie, con tanto di successive promesse di valutazioni di eventuali ordinanze di chiusura. «Gli elementi li aveva già da tempo – spiega Lorenzo Forte – ma nonostante ciò nulla è stato fatto. Ora non consentiremo a nessuno di fare campagna elettorale sulla salute delle persone di Salerno e della Valle dell’Irno». Entro metà febbraio la Regione Campania si dovrà esprimere anche sulla Via (Valutazione di impatto ambientale) dopo il primo provvedimento di diniego. «Si mantengano gli impegni – proseguono i rappresentanti del comitato Lorenzo Forte, Carla Cirillo e Salvatore Milione – e cioè di esprimere un parere negativo in merito alla procedura di Via entro la metà di febbraio». Ed in più dicono: «Una presa di posizione pubblica in merito all’atteggiamento omertoso del sindaco di Salerno e dell’assessore all’Ambiente (nonché vice presidente della Regione Campania), entrambi presenti all’incontro del 15 gennaio ed informati dei fatti». Quanto alla diffida a firma della dottoressa Martinoli, gli esponenti del comitato incalzano: «Tale provvedimento, al contrario della diffida del 2016 a firma del dirigente dottor Barretta (il quale ha applicato il comma a dello stesso decreto legislativo) di fatto non sospende l’Aia e non dispone il fermo delle attività. Tale decisione appare opinabile, dal momento che appare ormai acclarato che fin dal 2015 le fonderie abbiano creato un pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente e che alle già allarmanti criticità rilevate in quell’anno ora vanno ad aggiungersene altre altrettanto gravi, quali le possibili emissioni di diossina. Come si notava all’inizio, la tempistica con cui si sono svolti questi ultimi fatti lascia perplessi, e porta inevitabilmente a domandarsi se sia un caso che tali atti siano stati formalizzati proprio il giorno seguente all’incontro della delegazione dei cittadini con lei». Ed infine: «Perché Barretta è stato trasferito ad Avellino?».

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