Sulla pelle di tutti, sappiamo chi è Stato

Scritto da , 19 novembre 2018
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di Erika Noschese

Emozioni, lacrime e determinazione. I tre effetti che hanno accomunato tutti gli spettatori di una gremitissima sala Pasolini, per un sabato sera sicuramente fuori dall’ordinari, sono stati determinati da una lunga serie di contributi, testimonianze e – ovviamente – dalla proiezione gratuita del film “Sulla mia pelle”. L’associazione “Iperion”, con il supporto attivo della “Stefano Cucchi onlus” e con il patrocinio – assolutamente non scontato – del Comune di Salerno, rappresentato dalla forte presenza dell’amministrazione comunale – dall’assessore Mariarita Giordano al consigliere comunale Massimiliano Natella, passando per il consigliere Paolo Ottobrino – grazie al quale la sala multimediale, gestita dal Teatro Pubblico Campano, è stata aperta a tantissime persone provenienti da Salerno e provincia. Dopo l’introduzione del presidente di Iperion, Gianluca Cammarano, e del vicepresidente nonché vero promotore dell’iniziativa, Vittorio Cicalese, la parola è passata al consigliere comunale Massimiliano Natella (che si è speso fortemente per la realizzazione della serata, in concorso con l’assessorato alle politiche giovanili) che ha ringraziato i partecipanti all’iniziativa e sostenuto l’idea di “sensibilizzare la popolazione sui temi della giustizia non con semplici parole ma con testimonianze dirette di casi incredibili”. Subito dopo parola alle testimonianze, iniziando da Gherarda Cerone, nipote di Gerardo Cerone, il 25enne di Muro Lucano trovato morto nella caserma dei Carabinieri dopo un pestaggio. Parola poi al caso più caldo degli ultimi giorni, quello di Riccardo Magherini. Prima un videomessaggio da parte di Andrea Magherini, il fratello di Riccardo: «So che proietteranno quel video atroce del fermo di Riccardo. Per noi questi sono giorni molto duri e tristi, perché dopo due sentenze passate in giudicato che condannavano anche se per poco i carabinieri intervenuti nel fermo di Riccardo, in Cassazione hanno annullato la sentenza con un intervento a gamba tesa senza farci passare da un rinvio in appello. Vuol dire che per noi, secondo loro eh, in teoria che i giochi siano finiti. Aspetteremo le motivazioni della sentenza per valutare quello che dobbiamo fare. Sicuramente la nostra famiglia non si fermerà qui. Per fortuna abbiamo gente come voi, persone che s’interessano a questo e che ci danno tanta forza per andare avanti. Grazie Salerno. Grazie per tutta la passione che ci mettete e la forza che ci date». Subito dopo è toccato al video registrato da un testimone che ha assistito al pestaggio di Riccardo, con il quale si è introdotto il collegamento telefonico con il papà Guido, molto affranto dalla situazione creatasi dopo il ribaltamento della sentenza in Cassazione: «Siamo veramente scossi dalla sentenza. Doveva essere una grande giornata, invece ci siamo ritrovati a pagare a nostre spese un momento di ingiustizia che non trova spiegazione. Non ci fermeremo, abbiamo bisogno di tanto supporto e sapervi vicino a noi ci dà la forza necessaria». Spazio al film, poi, che ha suscitato emozioni prevedibili negli spettatori: lacrime, fughe dalla sala per prendere una boccata d’aria o per scaricare la tensione fumando una sigaretta, altri hanno invece deciso di allontanarsi perché il film “è troppo pesante”. Dopo i titoli di coda, per attendere l’intervento in diretta telefonica di Ilaria Cucchi e dell’avvocato Fabio Anselmo, legale sia della famiglia Cucchi sia di Magherini, sono stati lanciati i contributi video del regista Alessio Cremonini e del protagonista, Alessandro Borghi. «Vi chiedo stasera di fermarvi e riflettere – ha affermato Ilaria Cucchi – se è questa la società che vogliamo, se è questo il senso di sicurezza di cui abbiamo bisogno, di chiedervi se possiamo ancora tollerare che i diritti fondamentali dell’essere umano possano essere considerati sacrificati in nome di interessi superiori. Dall’esperienza che ho vissuto, per tutto ciò che è scaturito, per la fine di questo film diciamo e il percorso che è stato poi la mia vita, posso dire che no: i diritti non sono mai, per nessun motivo, sacrificabili anche e soprattutto se sono i diritti degli ultimi». L’avvocato Anselmo è stato molto più “fuori dalle righe”, a causa della sentenza della Cassazione sul caso Magherini: «La Corte d’Appello aveva confermato la condanna dei Carabinieri intervenuti la notte del 3 marzo 2014 a Firenze, sulla base di un filmato estremamente chiaro che documenta come Riccardo sia morto invocando aiuto, dicendo “sto morendo, sto morendo, c’ho un figliolo!” e come il suo respiro sia diventato sempre più affannoso e la voce più flebile. La Corte d’Appello di Firenze aveva visionato questo filmato, esaminato testimonianze di 14 testimoni che dicono che Riccardo è stato bloccato mentre era in posizione prona col volto sull’asfalto e sotto il peso dei Carabinieri che lo trattenevano ammanettato. Riccardo è morto subito dopo, dopo pochi minuti che aveva detto “Sto morendo, sto morendo” e aveva subìto l’ultimo calcio». Spazio poi all’assessore Giordano, che ha evidenziato quanto necessario sia “combattere con forza le ingiustizie e credere sempre nella giustizia e nella legge”, ribadendo che “nessun crimine sarà impunito”. La serata si è conclusa con gli interventi di Rossana Noris, la vicepresidente nazionale della “Stefano Cucchi onlus” e con le testimonianze dirette di Osvaldo Casalnuovo, padre del 21enne Massimo, originario di Buonabitacolo morto nel 2011 a causa di un calcio sferrato al suo ciclomotore da un Carabiniere, e dei membri dell’associazione “Bifolco – Il dolore non ci ferma” che hanno raccontato la tristissima vicenda del 16enne freddato con la pistola da un carabiniere. La serata, incredibilmente colma di emozioni, si è conclusa con la testimonianza audio del padre di Davide, Gianni.

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